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Nonostante il voto contrario dell’Italia e di altri 7 paesi, i governi dell’Unione Europea hanno trovato un’intesa sulla bozza di direttiva sul copyright nel mercato digitale, aprendo la strada all’adozione di uno dei provvedimenti più contestati di questa legislatura, se la prossima settimana sarà trovato un accordo con l’Europarlamento.

Il via libera degli ambasciatori degli Stati membri è arrivato in nottata, dopo che Francia e Germania hanno raggiunto un compromesso per escludere le startup con meno di 5 milioni di visitatori unici al mese da alcuni obblighi della direttiva. Il testo, che era stato proposto dalla Commissione nel 2016, è stato oggetto di un duro scontro e di una campagna di lobby senza precedenti per l’Ue.

Da un lato, i giganti del Web come Google e attivisti a favore della libertà di internet denunciano pericoli di censura. Dall’altro editori, musicisti e autori di contenuti chiedono di essere remunerati per il loro lavoro e porre fine al furto di materiale coperto da copyright su internet.

Secondo l’articolo 13 della direttiva – il più contestato – le piattaforme come YouTube sarebbero obbligate a filtrare e rimuovere il materiale coperto da diritti d’autore caricato dai singoli utenti. Una petizione contro l’articolo 13 ha raccolto più di 4,5 milioni di firme, mentre l’Europarlamento si è più volte spaccato sul provvedimento.

In una riunione degli ambasciatori il 18 gennaio, i governi non erano riusciti a trovare un accordo dopo che la Germania si era schierata con altri paesi come l’Italia contro il testo dell’articolo 13. Ma un compromesso raggiunto negli scorsi giorni tra Parigi e Berlino per rivedere i criteri sulle piccole e medie imprese esentate dagli obblighi dell’articolo 13 ha portato a una svolta.

Italia, Polonia, Olanda, Svezia, Finlandia, Lussemburgo, Malta e Slovacchia hanno votato contro l’ultimo testo proposto dalla presidenza rumena del Consiglio Ue, ma senza riuscire a formare una minoranza di blocco.

“Felice di vedere i paesi Ue trovare una voce comune sulla riforma del copyright”, ha commentato su Twitter il vicepresidente della Commissione, Andrus Ansip. “Gli europei si meritano regole sui diritti d’autore adatte all’era digitale: è un bene per i creatori, le piattaforme e per gli utenti abituali di internet”, ha aggiunto Ansip.

Governi e Europarlamento dovranno mettersi d’accordo anche sull’altro elemento contestato della direttiva: l’articolo 11 sulla remunerazione di editori, giornalisti e autori, che potrebbe costringere piattaforme come Google News a concludere accordi e a pagare per mostrare frammenti (snippet) o titoli di articoli pubblicati altri siti.

L’intesa tra i 28 prevede di lasciare più spazio agli Stati membri per prevedere eccezioni, in particolare sulla remunerazione di giornalisti, editori e autori. Ma il testo dei governi non piace alle associazioni Ue di editori “perché non protegge con sufficiente chiarezza l’uso di materiale stampa da parte degli aggregatori di notizie e dei motori di ricerca”.

Secondo gli editori, la proposta dell’Europarlamento è più avanzata. Decisiva per le sorti della direttiva sul copyright sarà la riunione del “trilogo” tra Consiglio Ue, Europarlamento e Commissione che si terrà l’11 o il 12 febbraio a Strasburgo.