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Un ex infermiere tedesco ha ammesso di aver ucciso 100 pazienti con un farmaco letale. Niels Hoegel, 41 anni, nella prima udienza del processo a suo carico nella città settentrionale di Oldenburg, ha ammesso le proprie responsabilità 13 anni dopo essere stato arrestato una prima volta e tre dopo essere stato condannato all'ergastolo per la morte di cinque pazienti in un ospedale di Delmenhorst, vicino a Brema.

Successivamente, però, era venuto alla luce un numero molto maggiore di omicidi, commessi con iniezioni di un farmaco letale allo scopo di tentare poi di rianimare i pazienti e per fare bella figura con i colleghi, scrive il Corriere. E' il piu' grave caso di omicidi seriali in Germania dopo la Seconda guerra mondiale. Gli investigatori temono che le vittime possano essere state il doppio, 200, ma hanno anche ammesso che difficilmente si arriverà a stabilire l'assoluta verità, perché nel frattempo diversi corpi sono stati cremati.

"Voleva sentirsi un eroe"

"Faremo del nostro meglio per far emergere la verità, per riportare la luce nell'oscurità", ha detto il giudice Sebastian Buehrmann dopo un minuto di silenzio in memoria delle vittime, i cui nomi sono stati scanditi uno per uno dal pm, Daniela Schiereck-Bohlmann, che ha anche ripetuto le accuse a carico dell'imputato, che ascoltava impassibile a testa bassa.

Hoegel sembra aver seguito una procedura simile per ogni omicidio: prima iniettava un farmaco che causava un arresto cardiaco, poi cercava di rianimare il paziente, ma spesso senza riuscirci. Era mosso dalla vanità, voleva mostrare ai colleghi di essere in grado di salvare, ma anche dalla noia, secondo l'impianto accusatorio, come riporta il Messaggero. Le vittime, secondo l'accusa, erano scelte a caso ed erano di età compresa tra 34 e 96 anni, scrive TgCom24.

Un caso "senza precedenti"

Secondo l'accusa, tra il 2000 e il 2005 almeno 36 pazienti sono stati uccisi nell'ospedale di Oldenburg, dove Hoegel lavorava, mentre altri 64 sono stati uccisi in una clinica nella vicina Delmenhorst.

I corpi di oltre 130 pazienti sono stati riesumati per far luce su un caso che gli investigatori hanno definito "a nostra memoria senza precedenti".

Il nipote di uno dei pazienti, Christian Marbach, ha lanciato accuse pesanti chiedendo perché Hoegel abbia potuto agire indisturbato per un periodo così lungo senza l'intervento delle forze dell'ordine o delle autorità ospedaliere. "Avevano tutto ciò di cui avevano bisogno (per fermarlo), non devi essere Sherlock Holmes", ha detto Marbach, dicendosi anche sorpreso per la confessione.

Nel 2008 l'ex infermiere era stato condannato a 7 anni. In un secondo processo erano state accertate le responsabilità per altri cinque decessi, per i quali l'uomo era stato condannato a 15 anni. Ma poi aveva confessato al suo psichiatra di aver ucciso almeno 30 pazienti in più a Delmenhorst. Secondo uno degli psicologi che ha seguito il caso, lo scopo di Hoegel non è mai stato uccidere, ma la soddisfazione provata nel salvare ogni paziente. Che durava poco, come una droga.