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Sono innumerevoli le complicazioni legate alla Brexit​ alle quali l'esecutivo inglese sembra non aver nemmeno pensato al momento di indire il referendum dello scorso 23 giugno. E alcune delle più delicate riguardano le relazioni con le altre nazioni che compongono il Regno Unito. La più urgente sembrava quella della nuova frontiera che potrebbe sorgere tra Irlanda e Irlanda del Nord, questione assai delicata per il governo May, che si regge sui pochi voti degli intransigenti unionisti di Belfast, contrari a qualsiasi concessione a Dublino. Ma ancora più dirompenti potrebbero essere gli effetti del conflitto in corso con la Scozia, il cui Parlamento ha respinto martedì scorso la 'Brexit Bill', il provvedimento che sancisce il divorzio dall'Unione Europea, con una maggioranza schiacciante di 93 voti a 30. A favore si sono espressi solo i conservatori, cioè il partito di Theresa May. Le altre formazioni politiche – laburisti, verdi e liberali – hanno votato compatti con lo Scottish National Party, la sigla indipendentista guidata dall'attuale premier Nicola Sturgeon, aprendo una crisi istituzionale senza precedenti, che potrebbe spingere Edimburgo a chiedere un nuovo referendum per ottenere la secessione. 

Il nodo della 'clausola 11'

In Scozia la maggior parte degli elettori si espresse a favore della permanenza nella Ue, che garantiva loro una maggiore autonomia dalle decisioni del governo centrale. A Edimburgo, insomma, l'opzione sovranista era più lo 'Stay' che il 'Leave'. Con la Brexit, almeno nel medio periodo, cambierà tutto. A essere respinta dal Parlamento di Holyrood è stata infatti, nello specifico, la clausola 11 della Brexit Bill, la quale prevedeva che tutti i poteri che erano stati delegati a Bruxelles sarebbero tornati, in un primo momento, a Downing Street. La clausola copre un numero assai esteso di materie, che vanno dagli Ogm alle quote per la pesca, dai sussidi all'agricoltura agli aiuti di Stato alle industrie. Materie che ora sono competenza della Commissione Ue e che tornerebbero esclusivo appannaggio di Londra. 

Edimburgo vuole il diritto di veto

Su questo punto il governo centrale è stato impegnato per mesi in durissimi negoziati con Belfast, Cardiff ed Edimburgo, promettendo che la centralizzazione sarebbe stata temporanea e che le altre tre capitali britanniche sarebbero state consultate di continuo, in modo da negoziare nuove politiche condivise in tutto il Regno. L'Irlanda del Nord e il Galles hanno finito per acconsentire. La Scozia, invece, non si accontenta di essere semplicemente consultata e chiede di poter bloccare ogni decisione la veda contraria. Ovvero, la richiesta di un potere di veto che l'Inghilterra ha respinto con durezza. Nicola Sturgeon ha reagito sottoponendo la questione al Parlamento, il cui verdetto non è legalmente vincolante per Londra. Nondimeno, Theresa May si prenderebbe una responsabilità politica enorme se decidesse di imporre la volontà di Londra contro un voto di segno diverso di Edimburgo, cosa mai avvenuta.

Il tempo stringe, e si rischia un nuovo referendum

"Siamo a tre minuti dalla mezzanotte", ha tuonato Sturgeon, "devono decidere se vogliono ignorare il punto di vista del Parlamento scozzese o tenerne conto e fare il grosso sforzo di trovare un accordo e appianare le differenze che restano tra noi". Mancano infatti poche settimane perché la Camera dei Comuni dia il voto definitivo sulla Brexit Bill. Se ciò avvenisse, Holyrood approverebbe una 'Brexit Bill' concorrente già scritta e la questione finirebbe di fronte alla Corte Suprema (sulla quale, ha rivelato il Guardian, Theresa May starebbe già facendo pressione perché la dichiari illegittima). David Lidington, capo di gabinetto di May, sta cercando una sponda negoziale in Richard Leonard, il capo dei laburisti inglesi, perché provi a portare l'agguerrita premier a più miti consigli. Il timore è che Nicola Sturgeon stia solo attendendo la scusa buona per convocare un secondo referendum sull'indipendenza, dopo quello respinto dagli elettori il 18 settembre 2014. E alzare lo scontro con Londra su una questione epocale come la Brexit potrebbe rivelarsi un'occasione da non perdere.

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