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La marina militare turca continua a bloccare la piattaforma Eni e a impedire alla nave le trivellazioni al largo della costa cipriota. La conferma è venuta da un portavoce del governo di Nicosia, ma intanto l'Ue chiede ad Ankara di evitare "frizioni o minacce" a Stati Ue. E l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, si è detto sorpreso perché, ha rimarcato, la piattaforma è dentro "le acque di Cipro". "Non ci aspettavamo che accadesse perché siamo assolutamente molto dentro l'Economic zone (la zona economica esclusiva, ndr) di Cipro, dove abbiamo già perforato dei pozzi in analoghe condizioni e non ci è successo assolutamente niente".

La 'Saipem 12000' (piattaforma mobile), deve raggiungere l'area di trivellazione nella Zona Economica Esclusiva di Cipro, ma il governo cipriota ha confermato che rimane ferma a circa 30 miglia (50 chilometri) dalla destinazione. La zona dove la nave ha in programma perforazioni per conto di Eni è al largo della costa meridionale dell'isola. Secondo il governo cipriota, che parla di manovre militari, la Marina turca sta impedendo anche ad altre imbarcazioni di avvicinarsi all'area.

Che quella turca possa essere una prova di forza nell'ambito delle rivendicazioni di Ankara sull'isola lo confermano anche le dichiarazioni ufficiose che filtrano. "Le azioni della Grecia e della parte greca di Cipro stanno mettendo alla prova la nostra pazienza", ha affermato l'ex vice ammiraglio della Marina, Cem Gurdeniz, in un'intervista a Milliyet.

In serata è sceso in campo il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk: "Chiedo alla Turchia di evitare minacce o azioni contro qualsiasi membro dell'Ue". Ma già in mattinata una portavoce aveva messo in guardia il governo di Ankara: "La Turchia si deve impegnare inequivocabilmente a mantenere relazioni di buon vicinato e a evitare qualunque fonte di frizione, minaccia o azione verso uno Stato membro che possa danneggiare le buone relazioni e impedire una definizione pacifica delle dispute"; e aveva sottolineato la necessità di "rispettare la sovranità degli Stati anche nei loro confini marittimi e aerei".

Descalzi si è detto sorpreso, ma probabilmente – ha aggiunto – "la tensione è salita per altri motivi e quindi la nave è stata bloccata". "Stiamo aspettando", ha sottolineato, "ma chiaramente non possiamo aspettare per sempre".

Nel frattempo la fregata Euro della Marina militare italiana è entrata in porto nel porto spagnolo di Cartagena, come da programma, per unirsi all'Operazione "Sea Guardian" della Nato. Smentito quindi un suo possibile dirottamento a Cipro, di cui avevano dato conto fonti di stampa. L'unità, partita l'8 febbraio da Taranto, parteciperà a operazioni di pattugliamento nel Mediterraneo centro occidentale.