Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Cresce la tensione tra Israele da una parte e dall'altra Siria e Iran. "Ieri abbiamo inflitto dei duri colpi alle forze iraniane e siriane, chiarendo inequivocabilmente che le nostre regole non sono cambiate: continueremo a colpire tutti coloro che tentano di attaccarci. Le nostre linee guida sono chiare", ha avvertito Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele, durante una riunione di gabinetto svoltasi questa mattina a Gerusalemme.

I ministri israeliani si sono incontrati per discutere gli ultimi sviluppi in Siria, dove ieri mattina alcuni jet israeliani avevano colpito 12 obiettivi militari, tra i quali quella che dovrebbe essere la base (nei pressi di Homs) di lancio T4 del drone iraniano intercettato da un elicottero israeliano nello spazio aereo di Israele alle prime luci dell'alba. In risposta, i sistemi di difesa siriani hanno abbattuto uno dei jet dello Stato ebraico, che poi è precipitato nella mattinata di ieri nella valle di Jezreel, nord di Israele.

I suoi due piloti sono stati trasportati in ospedale, e non sembrano in pericolo di vita. Ieri i tarda serata il Jerusalem Post aveva dato notizia, attribuendola a "media siriani", di nuovi raid sull'aeroporto di Khalkhar vicino alla cittadina di As-Suwayda, a circa 100 km a sud di Damasco, e su un deposito, probabilmente di armi, vicino alla capitale. La tv siriana "Al-Mayadeen", citando fonti delle forze armate di Damasco, ha poi smentito la notizia.

Si tratta del primo aereo israeliano abbattuto dalla guerra del 2006 in Libano. Si stima che siano un centinaio i raid che Israele ha effettuato in territorio siriano dal 2011 ad oggi. Nel frattempo, secondo quanto riporta il Jerusalem post, Israele avrebbe rafforzato le proprie difese aeree nel nord del Paese. L'Esercito israeliano non ha confermato ma alcuni testimoni hanno visto dei convogli di batterie missilistiche diretti verso la città di Baqa al Garbiyah, cittadina a maggioranza araba situata nei pressi della Green Line, all'interno del distretto di Haifa.

Alcuni utenti hanno postato sui social network delle foto che ritraggono i convogli con le batterie di missili in autostrada. Le difese aeree israeliane includono il famigerato Iron Dome, concepito per intercettare missili a corto raggio, il sistema Arrow (2 e 3), che intercetta missili balistici al di fuori dall'atmosfera terrestre, e il David's Sling, sistema di difesa anti-missile disegnato per abbattere missili tattici balistici, razzi a medio-lungo raggio e missili cruise sparati da distanze comprese tra i 40 e i 300 km. Infine le batterie Patriot, situate nel nord del Paese, usate soprattutto per intercettare droni.

Leggi anche: Perché uno scontro tra Israele e Libano adesso è molto più concreto

A margine del meeting di gabinetto dei ministri ha parlato anche Naftali Bennet, ministro dell'istruzione. "Israele sta portando avanti una campagna militare di successo contro la presenza iraniana in Siria", ha detto ad alcuni cronisti del quotidiano Yedhiot Ahronot. "Il punto è che l'Iran non ha alcuna divisione, brigata o battaglione in Siria, in nessuna delle aree rilevanti. La loro presenza è contenuta. Non hanno porti o aeroporti, per cui credo che per quanto spiacevoli gli sviluppi di ieri (il jet israeliano abbattuto, ndr), il quadro ci dice che la nostra strategia è corretta, e continueremo a portarla avanti", ha aggiunto.

"Israele ha libertà di azione ovunque ritenga opportuno difendersi, prima che il nemico si avvicini a noi. Ieri abbiamo esposto la fragilità delle difese del regime di Assad, ed è solo un assaggio di ciò che siamo in grado di fare. Agiremo metodicamente, per avere effetti di lungo termine", ha concluso il ministro. Intanto, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha invocato nella giornata di ieri una de-escalation immediata in Siria, dopo i raid israeliani. "Guterres sta seguendo con attenzione le allarmanti escalation militari in Siria, e i suoi pericolosi sconfinamenti fuori dai confini", ha detto Stephane Dujarric, portavoce dell'Onu. 

Flag Counter