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“Di fronte al rallentamento dei nostri partner esteri servono provvedimenti che favoriscano decisamente la ripresa della competitività per lo sviluppo e l’occupazione”. E l’occasione principale, da non perdere, sostiene il Presidente dell’Abi Antonio Patuelli in un’intervista a Il Messaggero, è “la legge di Bilancio 2020” che resta la prima emergenza, per poi convergere su scelte su cui si discute da mesi come la riduzione del cuneo fiscale, un’azione ritenuta prioritaria. “È ora di decidere e di dare segnali inequivocabili a mercati che non attendono” insiste Patuelli.

Secondo il Presidente dell’Associazione bancaria italiana, infatti “non bastano le sole iniziative della Bce” in quanto, perché esse si rivelino efficaci, occorre “costruire un clima di fiducia che spinga le imprese e le famiglie ad investire e, quindi, a sospingere maggiormente i cicli produttivi”. “La fiducia è indispensabile se si vogliono stimolare investimenti privati e pubblici, nazionali ed esteri”, torna a ribadire Patuelli.

Quindi ogni sforzo deve essere convogliato verso l’obiettivo “di far calare ulteriormente lo spread” per innestare “un circuito virtuoso di riduzione del debito pubblico”. “I tassi negativi sono un’anomalia” sottolinea il dirigente bancario, ma sono anche “la testimonianza di una fase economica di eccezione”.  Secondo Patuelli, i “tassi rasoterra”, infimi se non addirittura negativi, “non vengono colti come occasioni storiche per investire”. Tanto che potrebbero persino diventare “anch’essi degli emblemi di una ripresa sempre attesa invano”.

Ma, chiede il quotidiano della Capitale, come faranno le banche a muoversi con tassi così bassi e scenari assai incerti? Secondo Patuelli visti gli scenari anche internazionali, le banche hanno fatto veri e propri “miracoli di modernizzazione e di efficientamenti, sforzi diffusi, colossali e continui di modernizzazione competitiva” ma non possono fare tutto da sole. E per questo motivo va ricostruito quel nuovo clima “di fiducia, di speranza nella ripresa morale, civile, economica e sociale”. “Non ci sono scorciatoie” conclude Patuelli.