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C’è grande attesa su cosa deciderà il il meeting del Fomc (Federal Open Market Committee), il comitato monetario della Federal Reserve in programma mercoledì prossimo. Il quadro macroeconomico rispetto alla fine del 2018 e all’inizio del 2019 è profondamente cambiato. Il numero uno della banca centrale Usa, Jerome Powell, è stretto tra le pressioni ‘politiche’ del presidente Donald Trump che vorrebbe un drastico taglio dei tassi e le informazioni in suo possesso riguardanti l’incerta evoluzione della guerra commerciale con la Cina e le sue conseguenze su crescita e occupazione.

Secondo un recente sondaggio la riduzione dei tassi è data, in termini di probabilità, al 24,2% per mercoledì prossimo, mentre per il meeting di fine luglio la probabilità balza all’83,7%. A far pendere l’asticella delle probabilità verso un taglio che non sarà la prossima settimana ma a luglio, le dichiarazioni di Powell di una decina di giorni fa quando disse di monitorare l’impatto delle guerre commerciali sull’economia americana.

“Non sappiamo – ha spiegato Powell – come o quando questi problemi verranno risolti. Stiamo monitorando da vicino le implicazioni di questi sviluppi per le prospettive economiche degli Stati Uniti e, come sempre, agiremo in modo appropriato per sostenere l’espansione, un forte mercato del lavoro e un’inflazione vicina al nostro obiettivo del 2%”. In precedenza la Fed aveva sostenuto che sarebbe stata “paziente” rispetto alle future variazioni sui tassi di interesse. I mercati ritengono che questo nuovo approccio preluda a un taglio dei tassi. 

Le ragioni del pressing di Trump

Tale apertura non è bastata a Trump che venerdì scorso ha nuovamente tuonato contro Powell. La sua nomina, ha sottolineato, “è stata una mia scelta”, ma “sono completamente in disaccordo con lui”. “Francamente – ha aggiunto Trump – se avessimo avuto un’altra persona alla Fed che non avesse rialzato così tanto i tassi, ora avremmo un Pil almeno un punto e mezzo più alto”. A maggio, invece, il presidente americano aveva sottolineato che se la Fed tagliasse i tassi di interesse sarebbe “game over” per la Cina.

“La Cina pomperà denaro nel suo sistema e probabilmente ridurrà i tassi di interesse, come sempre, al fine di compensare gli affari che sta perdendo e che perderà. Se la Federal Reserve la imitasse sarebbe game over, vinceremmo!”. Anche questa volta Powell, dovrà tenere a freno le pressioni del presidente statunitense e fare scelte, come ha sempre detto di fare, che esulino “dalla politica”.

L’ultimo rialzo risale allo scorso 19 dicembre 2018 quando la Fed ha alzato i tassi di interesse di un quarto di punto portando quello sui Fed Funds in una forchetta fra il 2,25% e il 2,50%. Quella di dicembre è stata la quarta ‘stretta’ del 2018 e la nona dal 2015, da quando cioè la Fed ha avviato il ciclo di rialzi dopo la crisi finanziaria. Sempre in quella occasione la banca centrale Usa affermò che i rialzi per il 2019 sarebbero stati due invece dei tre annunciati nel mese di settembre 2018. Ma le cose cambiano velocemente e ora analisti e investitori si aspettano, per quest’anno, non più due rialzi ma due tagli, il primo a luglio, il secondo a settembre.