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Facebook sta facendo fatica ad assumere i talenti migliori. Alla fine dello scorso anno accademico, le offerte avanzate da Menlo Park ai neo-laureati delle università più prestigiose (Stanford, Carnegie Mellon e quelle della Ivy League) venivano accettate nell’85% dei casi. Adesso i “sì” oscillano tra il 35 e il 55%. Emblematico, afferma Cnbc, sarebbe il caso degli sviluppatori. Nel 2016 solo uno su dieci si negava a Facebook; all’inizio del 2019, lo avrebbe fatto un ingegnere informatico su due.

Effetto Cambridge Analytica

Sarebbe un effetto collaterale del caso Cambridge Analytica: sui dubbi peserebbe infatti l’approccio alla privacy della società, sul quale i potenziali dipendenti preferiscono indagare a fondo prima di accettare. Cnbc ha raccolto informazioni dagli addetti alle assunzioni che, negli ultimi mesi, hanno lasciato la compagnia. Ci sarebbe quindi “un calo significativo dei tassi di accettazione delle offerte di lavoro dopo lo scandalo Cambridge Analytica del marzo 2018”. Facebook non rischia certo di rimanere a corto di dipendenti. Ma la corsa ai talenti è tra i fattori chiave per innovare. Ecco perché società come Google, Apple, Amazon, Microsoft, oltre a molte startup, combattono a colpi di buste paga e benefit. Il calo più consistente sarebbe quello registrato alla Carnegie Mellon University, dove poco più di un terzo degli utenti firma il contratto offerto da Zuckerberg.

Facebook non è più “il miglior posto di lavoro”

Facebook ha contestata i dati, definendoli “totalmente errati”. Non ne ha però forniti altri. Un portavoce ha sottolineato che il numero di dipendenti della società è cresciuto del 36% dal primo trimestre del 2018 al primo trimestre del 2019 (è scritto nero su bianco sulla trimestrale). E ha ricordato che “Facebook si colloca regolarmente in cima alle classifiche dei posti di lavoro più attraenti, come quella di Glassdoor”. È vero: nella graduatoria dei Best Places to Work 2019 (che raccoglie i dati del 2018), Menlo Park è al settimo posto. Ma la posizione non sembra contraddire le difficoltà nel reclutamento. Nella classifica 2018, infatti, Facebook era al primo posto. E non scendeva così in basso da tre anni. Anche secondo Glassdoor l’atteggiamento dei dipendenti sarebbe cambiato nell’ultimo anno e mezzo. Nel 2017, l’84% dichiarava di essere ottimista sul futuro dell’azienda. Alla fine dello scorso anno la quota era scesa al 52%. I dipendenti convinti che “Facebook migliori il mondo” sono passati dal 72 al 53%. Resta però molto forte la fiducia nei confronti di Mark Zuckerberg. Il 96% dei dipendenti approva ancora il suo operato.