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Si affaccia un nuovo socio per Alitalia? Sembrerebbe di sì, stando a la Repubblica: si tratterebbe della famiglia o Gruppo Toto, nome di battesimo Riccardo, ex di Air One, la compagnia aerea low cost poi confluita in Alitalia. Il giornale romano aveva anticipato già ieri la notizia raccontando che l primo contatto concreto c’è stato a fine marzo. Negli Stati Uniti. Durante il viaggio che Luigi Di Maio ha compiuto a New York e  Washington. Da quel momento il dialogo è andato sempre più avanti. E ora è a un passo dalla formalizzazione dell’intesa. Il socio italiano in grado di chiudere il cerchio di Alitalia è Riccardo Toto. Proprio uno degli esponenti della holding che in passato si era impegnato con alterni risultati nel settore dell’aerotrasporto”.

Oggi la notizia è ufficiale, ed è sulle pagine di quasi tutti i quotidiani. Anche se la Repubblica aggiunge oggi che la famiglia Toto “studia un’offerta ma chiede più tempo”. E in ogni caso “la mossa del vicepremier M5s Luigi Di Maio sta già incontrando più di un ostacolo” perché “quel che è certo – racconta il quotidiano nelle pagine economiche – è che il Mise si aspettava un’offerta degli ex patron di Airone entro martedì, giorno entro cui bisognerà portare una soluzione al tavolo dei commissari”. E invece? Invece “ieri sera, Renexia – la società del gruppo Toto interessata – ha negato di stare preparando quell’offerta. E sembra rimanere in attesa di capire quale sia il reale atteggiamento del governo nei confronti di questa eventualità”.

Tuttavia, per Il Sole 24 Ore se “spunta Toto in alternativa ad Atlantia” (Gruppo Benetton) per Alitalia la verità è che si va “verso un rinvio per le offerte”. Nel senso che “alla scadenza del 30 aprile le Fs non saranno in grado di presentare ai commissari ‘l’integrazione dell’offerta’ vincolante per l’ipotizzata ‘newco Nuova Alitalia’” cosicché “le adesioni rimangono ferme al 60% del capitale calcolando, oltre al 30% di Fs, anche Delta e Mef (15% ciascuno). Dunque manca un 40% corrispondente a 300 milioni di euro”.

E, aggiunge il quotidiano di Confindustria, “al momento è controversa l’ipotesi che la famiglia del fondatore di Air One, anche qualora lo volesse (e questa decisione non è stata presa), possa entrare nella cordata con Fs e Delta. Non ci sono stati contatti tra i Toto e le Fs, né con Delta, né con l’advisor Mediobanca, che lavora in altra direzione, verso Atlantia, la holding dei Benetton “incriminata” dal M5s per il crollo del ponte autostradale Morandi”.

E che alla cordata Delta-Fs-Tesoro manchi ancora un socio “e 300 milioni” lo sottolinea anche il Corriere. Ciò che fa scrivere ad Alessandro Plateroti, vicedirettore de Il Sole, “più che un brillante colpo di scena, la candidatura della famiglia Toto al salvataggio di Alitalia sembra un pericoloso colpo di sole. Il governo ha certamente il diritto di scegliere a chi cedere la compagnia, ma anche il dovere di fare la scelta migliore: visti i precedenti della gestione Toto di Alitalia e i potenziali conflitti di interesse che potrebbero nascere in un futuro azionariato con le Ferrovie dello Stato (Anas è sotto il controllo di FS), la decisione di lanciare la candidatura del costruttore abruzzese ha creato non solo tensione tra i dipendenti Alitalia, ma anche stupore e incredulità tra chi si era dichiarato disponibile a investire sull’ex compagnia di bandiera. Nel caso specifico, il gruppo Benetton” che si era fatto avanti.

Ma se per Il Messaggero quella di Toto è un’”autocandidatura”, per Il Foglio i nomi per Alitalia saranno pure “nuovi, ma i soldi sono sempre quelli dei contribuenti”: “Ogni giorno una nuova possibile soluzione per Alitalia”, scrive il quotidiano diretto da Claudio Cerasa, “ma sempre e comunque una soluzione di Stato con un unico grande pagatore: il contribuente italiano. Dopo la girandola di compagnie aeree, i soci pubblici sono gli unici protagonisti certi in questa partita guidata dal comandante in pectore di Alitalia, Luigi Di Maio. Ferrovie dello Stato sono l’attore protagonista, mentre gli sparring partner continuano a cambiare quasi ogni giorno nell’incertezza politica più completa”.

C’è comunque da chiedersi: perché il governo non riesca a trovare grandi investitori, pur trovandosi di fronte a una compagnia liberata dai debiti? “La risposta – scrive Il Foglio – è più semplice di quanto si possa pensare: poche aziende vogliono essere soci di minoranza e anche di maggioranza dello “stato imprenditore”. Non deve dunque sorprendere che gli investitori della nuova Alitalia siano tutti più o meno legati allo stato. Dall’intervento diretto da parte del ministero dell’Economia, che investirà i soldi degli interessi del prestito ponte – 900 milioni di euro che non verranno mai rivisti dai contribuenti – fino alle controllate come Ferrovie dello Stato. E a parte questi investitori, gli ultimi “tirati dentro” nella partita Alitalia dal governo sono le concessionarie, i cui ricavi dipendono molto dalla regolazione e dalle decisioni dell’esecutivo. Con le solite dinamiche “do ut des”.

Ma per rispondere alla domanda iniziale, vi sarebbero poi altri elementi da tenere in considerazione: “Alitalia nel 2018 ha perso circa mezzo miliardo di euro e nel primo trimestre la perdita potrebbe essere all’incirca di 200 milioni: una compagnia molto debole, troppo piccola per essere competitiva. A livello europeo Alitalia trasporta ormai circa il 2 per cento dei passeggeri, contro oltre il 13 per cento sia di Lufthansa sia di Ryanair. E’ chiaro che una strategia stand alone è davvero poco attrattiva per il mercato e soprattutto rischia di diventare un suicidio nel medio periodo” chiosa il quotidiano diretto da Cerasa.