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Piacerebbe, e anche molto, una eventuale fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank al governo di Angela Merkel. Berlino ha più volte esortato le due aziende di Francoforte ad esplorare le ipotesi di una fusione proprio per evitare che una delle venga inghiottita da un concorrente straniero e per creare un “campione nazionale” in grado di finanziare le aziende tedesche orientate all’export.

Dopo mesi di trattative preliminari, le due banche – entrambe alle prese con dolorosi piani di ristrutturazione dopo anni di profitti in calo – hanno oggi confermato che la discussione è entrata nel vivo, sebbene servirà tempo per conoscerne l’esito. 

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Dalla fusione, se si facesse, si creerebbe un colosso bancario europeo con circa 1.8 trilioni di euro di attività, vicino alla più grande banca francese BNP Paribas. La capitalizzazione di mercato di Deutsche Bank è di 16,1 miliardi di euro, mentre quella di Commerzbank è di 8,9 miliardi di euro. La loro base comune di clienti potrebbe consentire al gruppo congiunto di diventare un importante operatore di retail banking in Germania, dandogli al contempo un trampolino di lancio internazionale, facendo leva sulle unità di corporate e asset management di Deutsche Bank.

La somma di due debolezze?

Una settimana fa il ministro delle Finanze Olaf Scholz aveva esortato i due istituti finanziari a intensificare i colloqui, offrendo la spalla del governo come “buon amico” al tavolo dei colloqui. Ma c’è chi non vede di buon occhio questo eventuale matrimonio, proprio per lo stato di debolezza di entrambe le società, uscite tutt’altro che indenni dalla crisi finanziaria. La combinazione di due imprese in difficoltà, insomma, non ne produrrebbe una sana. “Mettendo assieme due ragazzi sulle stampelle non si avrà un maratoneta”, ha dichiarato Markus Kienle di SdK, un’associazione che rappresenta i piccoli azionisti al dettaglio.

Commerzbank è ancora in parte di proprietà dello stato tedesco, dopo che Berlino è dovuta intervenire dopo l’acquisizione nel 2009 della tormentata Dresdner Bank, ed è a metà strada di una dura ristrutturazione. Anche Deutsche Bank si sta riorganizzando, e solo l’anno scorso è tornata in attivo dopo molti anni di sacrifici per gli effetti finanziari legati alla crisi. Una delle difficoltà per il ritorno alla redditività delle due banche è anche il difficile contesto del Paese, dove l’intensa concorrenza, anche da parte delle casse di risparmio pubbliche, riduce i margini sui servizi bancari al dettaglio.

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Certo è che qualsiasi potenziale legame dovrebbe superare una serie di ostacoli, dalla necessità di riunire i sistemi informatici delle due aziende al trattare con i sindacati, alle differenze culturali, alle potenziali sfide del mercato che si troverà a ricapitalizzare un gigante con i piedi di argilla. Molto critici anche i sindacati. “La fusione non creerebbe un ‘campione nazionale'”, ha detto Verdi, il sindacato dei lavoratori dei servizi. Invece, le banche combinate “diventeranno molto più attraenti per un’acquisizione “ostile”, ad esempio “dalla Francia”, ha aggiunto l’organizzazione dei lavoratori.

Migliaia di posti di lavoro in pericolo

Sul fronte dell’occupazione, “almeno 10.000 nuovi posti di lavoro sarebbero in grave pericolo”, oltre alle migliaia di posti di lavoro già previsti, secondo le stime di Verdi. Resta sulle sue posizioni il governo di Berlino, che sarebbe molto favorevole al progetto. Anzi, il ministro dell’economia Peter Altmaier si è unito al suo omologo francese Bruno Le Maire nell’invitare l’Ue ad allentare le regole sulle fusioni e a consentire la creazione di imprese a livello mondiale, dopo che Bruxelles ha bocciato le nozze tra la divisione ferroviaria di Siemens e il produttore francese di treni Alstom.

Anche le autorità di vigilanza bancaria europee hanno esortato a lungo le fusioni tra istituti di credito per creare un settore finanziario più resistente, ma preferiscono i matrimoni transfrontalieri per evitare di intensificare le fragilità dei singoli sistemi bancari attraverso raggruppamenti su scala nazionale.