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La Sardegna, ancora senza metano, rischia di pagare un prezzo altissimo, in termini di migliaia di posti di lavoro persi, per la decisione del governo di accelerare la chiusura delle centrali termoelettriche a carbone. Lo segnala il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, in una lettera inviata l'ultimo dell'anno al premier Giuseppe Conte e ai ministri dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, e dell'Ambiente, Sergio Costa.

Il riferimento è alla 'determina' del direttore generale per le valutazioni e le autorizzazioni ambientali del ministero dell'Ambiente con cui è stata avviata la fase di abbandono dell'impiego del carbone, gas siderurgici e di raffineria, che dovrà concludersi entro il 2025. La disposizione – osserva Pigliaru nella nota inviata anche ai presidenti delle regioni e delle Province autonome – è stata adottata senza adeguato confronto politico e tecnico.

In particolare, la determina prevede che entro il prossimo 31 gennaio i gestori delle installazioni interessate debbano presentare la documentazione necessaria al riesame delle autorizzazioni di impatto ambientale, con cronoprogramma del Piano di fermata definitiva.

"Questo provvedimento, seppur da un lato coerente con la strategia da noi ampiamente condivisa", spiega il presidente della Regione Sardegna, che chiede un incontro urgente al governo, "è totalmente disgiunto e disconnesso dagli altri interventi e investimenti che la Sen-Strategia energetica nazionale prevedeva per accompagnare il phase out completo al 2025, risultando così non solo inappropriato, ma oltremodo dannoso. Stupisce, perciò, che il ministero dello Sviluppo economico non abbia segnalato alcun motivo ostativo alla piena attuazione degli obiettivi della Sen 2017 nei tempi prospettati".

Chiusura delle centrali termoelettriche

Pigliaru sottolinea, inoltre, come l'effetto 'annuncio' di chiusura delle centrali termoelettriche senza che sia stato chiarito lo scenario sostitutivo abbia "immediatamente determinato criticità sul fronte degli sforzi fatti in questi anni per assicurare un futuro alle principali aree industriali della nostra regione, da Sarroch a Portovesme a Porto Torres, dove si stavano prevedendo progetti di investimento, supportati anche da importanti risorse finanziarie assicurate dalla Regione e dal Mise".

"Si tratta di progetti i cui piani industriali, che prevedono il riavvio di importanti filiere come quella dell'alluminio a Portovesme, o della chimica verde a Porto Torres", avverte Pigliaru, "verrebbero a essere stravolti in assenza di un'alternativa adeguata all'energia termoelettrica attualmente assicurata dagli impianti a carbone o da altri combustibili diversi dal gas naturale".

Pigliaru ricorda che il percorso presupponeva che contestualmente e sinergicamente fossero attuati interventi aggiuntivi rispetto a quanto già necessario per sostenere lo scenario con fonti rinnovabili al 55%. Ciò per la Sardegna voleva dire realizzare una nuova interconnessione elettrica Sardegna-Continente o Sardegna-Sicilia-Continente, e avere una capacità di generazione a gas, alimentata da impianti di rigassificazione alimentati da depositi di Gnl, o capacità di accumulo per 400 MW.

"Considerato che allo stato attuale la Sardegna non può avere solo rinnovabili perché avremmo bisogno di turbine a combustibili fossili per compensare il fatto che la fornitura rinnovabile non può essere immessa in rete e gestita su richiesta – scrive il presidente al governo – l'accelerazione impressa alla chiusura delle centrali termoelettriche a carbone, senza realizzare contestualmente gli interventi aggiuntivi previsti esplicitamente dalla Sen, metterebbe in ginocchio il già delicato sistema economico dell'isola, in quanto si andrebbe a cancellare il carbone senza chiarire con cosa e come questo verrà sostituito, da qui al 2025, in maniera da mantenere il sistema in sicurezza e contribuire a sostenere lo sviluppo del sistema produttivo regionale. Il rischio è che chiudano le fabbriche più grandi, scompaiano numerose piccole e medie imprese e si perdano migliaia di posti di lavoro".

A rischio l'economia della Regione

Il presidente della Regione cita le numerose sollecitazioni al governo per ricevere conferma di quanto previsto dal Patto per la Sardegna siglato nel luglio 2016 e dalla stessa Sen. "È invece seguito un silenzio assordante – evidenzia Pigliaru – e anzi le notizie raccolte e che attengono il redigendo Piano Energia e Clima che il Governo si era impegnato ad inviare alla Commissione Europea entro la data odierna, sul quale non è stata avviata alcuna consultazione preventiva con le Regioni, sembrerebbero prevedere per la Sardegna uno scenario molto diverso".

"Una regione, su materie di così ampia portata e che attengono alla programmazione e sviluppo economico, non può dipendere da provvedimenti dirigenziali assunti senza valutare adeguatamente gli impatti oppure da voci che si rincorrono", conclude Pigliaru, "come pure da posizioni espresse da singoli componenti del governo senza un serio confronto politico e tecnico con i diretti interessati".