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Le speranze dei lavoratori dello storico stabilimento dolciario Pernigotti di Novi Ligure sono tutte rivolte alla riunione del tavolo tecnico convocato per giovedì prossimo al ministero dello Sviluppo Economico. In gioco, il futuro dei 100 lavoratori fissi e dei 150 interinali addetti alla realizzazione dei prodotti dolciari famosi in Italia e non solo.

"Chiediamo che la cassa integrazione straordinaria non sia per cessazione di attività, ma per riorganizzazione – hanno spiegato Cgil, Cisl e Uil, ricevute ieri dal Consiglio regionale del Piemonte – solo così possiamo prevedere delle prospettive senza distruggere anni di storia. E poi bisogna 'costringere' l'azienda a cedere il marchio. Le istituzioni ci devono dare una mano, per salvaguardare il Made in Italy".

La Pernigotti, dopo più di 150 anni di storia, è stata acquistata nel 2013 dal gruppo turco Toksoz che nei giorni scorsi ha comunicato l'intenzione di chiudere lo stabilimento italiano. "È stato definito un ramo secco da tagliare – ha spiegato Marco Malpassi, segretario della Cgil Alessandria – il cambiamento della causale della cigs è l'unica strada. Inoltre bisogna far sì che la società turca Toksoz ceda il marchio, ci devono aiutare le istituzioni, bisogna trovare qualche gruppo che faccia un'offerta interessante".

Il rischio è che l'azienda continui a produrre solo in Turchia i prodotti dolciari con marchio Pernigotti, garanzia di un Made in Italy che di italiano però non avrebbe più niente: nè materie prime, nè tradizione, nè lavoratori. Non solo, il gruppo turco potrebbe far utilizzare il marchio a terzi che lavorerebbero con il marchio in Italia e all'estero, senza utilizzare la mano d'opera dello stabilimento novese.

Per i sindacati "oltre al danno, c'è anche la beffa". "Che l'azienda avesse dei problemi lo sapevamo – ha detto Tiziano Crocco della Uila – per questo la monitoravamo. Ce lo avevano comunicato a giugno, ma nessuno ci aveva parlato di chiusura, è stata una doccia fredda. Non ci arrendiamo, ci vuole un piano di rilancio per salvare lo stabilimento". Per Enzo Medicina del Fai Cisl "l'incontro di giovedì è un passaggio fondamentale. C'è grande preoccupazione per tutti i lavoratori. Non bisogna dimenticarsi di quelli interinali, senza paracaduti, per loro l'impatto sarebbe violentissimo".

La battaglia di un'intera città

Al fianco dei lavoratori, l'intera cittadina dell'Alessandrino che allo stabilimento dolciario ha fornito in un secolo e mezzo intere generazioni di lavoratori. "Ieri sera a Novi Ligure c'è stato un consiglio comunale aperto – ha spiegato il sindaco Rocchino Muliere – al quale hanno partecipato parlamentari, consiglieri regionali, la diocesi. È la dimostrazione dell'attenzione sul tema perché è la battaglia dell'intera città. Dobbiamo mettere in campo tutte le azioni possibili".

A lottare perché un'altra storica azienda del Piemonte non scompaia per sempre è anche la Regione, determinata a mantenere il collegamento tra la produzione e il marchio Pernigotti. "Stiamo parlando di un distretto dolciario importante – ha detto il presidente Sergio Chiamparino – per questo ci auguriamo che giovedì al tavolo convocato al ministero dello Sviluppo economico a rappresentare l'azienda ci sia un interlocutore autorevole. Bisogna agire nell'immediato e quindi tra le prime richieste che come Regione avanzeremo c'è il cambiamento di causale della cassa integrazione straordinaria, non per cessazione di attività come richiesto dalla proprietà ma per ristrutturazione, quindi con investimenti e sviluppo per lo stabilimento". "Inoltre – ha aggiunto Chiamparino – stiamo cercando di capire se nella produzione della Pernigotti ci siano materie prime d'eccellenza piemontese il cui utilizzo non può essere disgiunto dalla territorialità nella produzione".