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Mark Zukerberg ha infine accettato di presentarsi davanti al Parlamento europeo per rispondere alle domande di alcuni parlamentari. Ma c’è già polemica sull’incontro – che si terrà a Bruxelles il 22 maggio alle 17.45 ora locale – perché, diversamente dalle due audizioni americane, sarà a porte chiuse. E solo dopo il presidente del parlamento Ue, Antonio Tajani, terrà una conferenza stampa per dire ai media di cosa si sarà discusso.

Proteste per l’incontro a porte chiuse

La decisione di tenere un incontro privato – che, secondo alcuni commentatori discenderebbe da una richiesta della stessa Facebook – ha subito sollevato dubbi e proteste. Il leader del gruppo Alde (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa), ed ex primo ministro belga Guy Verhofstadt, ha twittato di non voler incontrare Zuckerberg se l’evento avverrà a porte chiuse. “L’incontro deve essere pubblico”. Dispiacere espresso anche dalla commissaria europea alla giustizia e alla tutela dei consumatori, Vera Jourova: “Ci sono più utenti Facebook in Europa che negli Usa, e meritano di sapere come sono trattati i loro dati”, ha twittato.

Sconcerto e proteste anche dai Verdi e dall’Alleanza progressista di socialisti e democratici.

L’annuncio del sì di Zuckerberg era stato dato dallo stesso Tajani in un tweet(); nella dichiarazione del presidente dell’europarlamento si specificava che il Ceo di Facebook avrebbe incontrato i leader dei gruppi politici, della Commissione per le libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE), e della conferenza dei presidenti.

Che domande gli faranno?

Ma di cosa si parlerà nell’incontro? Il comunicato di Tajani fa un generico riferimento al “chiarimento di questioni legate all’uso di dati personali”, salvo aggiungere che “particolare enfasi verrà posta sul potenziale impatto sui processi elettorali in Europa”. Purtroppo l’audizione a porte chiuse sarà un grosso limite, anche se di sicuro, oltre che Zuckerberg, salverà alcuni europarlamentari dal rischio di fare le brutte figure dei loro omologhi americani. Anche se almeno alcuni dei nostri politici europei sembrano piuttosto agguerriti e potrebbero andare molto in dettaglio. Magari aiutati dagli esperti. Nel mentre AGI ha sentito direttamente proprio alcuni di questi esperti per chiedere loro: cosa bisognerebbe domandare a Facebook in quell’incontro?

Le domande che si dovrebbero fare

Chris Wolfie, ricercatore austriaco, autore di numerosi dettagliati studi sull’economia dei dati e delle piattaforme (ben da prima dello scandalo Cambridge Analytica), vorrebbe sapere se e come dati sui profili Facebook siano stati condivisi con altre entità, aziende esterne o collegate. Nello specifico:

– Tra il 2012 e il 2018, Facebook ha condiviso dati a livello individuale sui comportamenti o le caratteristiche dei suoi utenti con altri soggetti, al di là di già note funzionalità come le app Facebook? Sì o no?
– Facebook ha accordi con altre entità per condividere dati che includano il collegamento (matching) di profili individuali? Con chi, quanti e per quale scopo?

Michael Veale è un ricercatore in privacy, machine learning e protezione dei dati all’University College di Londra, e da tempo è un punto di riferimento su GDPR e piattaforme, intervistato da media britannici e americani. Tre le domande che farebbe:

– Facebook ha annunciato la funzione Clear History per cancellare la cronologia della navigazione web raccolta attraverso i tracker di Facebook  (i tracker sono strumenti invisibili per tracciare gli utenti online e quelli Facebook coprono il 29 per cento del traffico web). Ma ora per la legge europea gli individui devono poter anche accedere ai dati che sono in grado di cancellare, e devono poterli scaricare. Finora Facebook ha usato una clausola della legge irlandese per evitare tutto ciò, dicendo che si trattava di  uno sforzo sproporzionato, ma col GDPR la clausola sparisce. Dunque gli utenti Facebook potranno scaricarsi questi dati specifici oltre che cancellarli?
– Facebook ha intenzione di chiedere il consenso anche per l’uso di dati personali sensibili (politica, religione, sesso) che deduce dalle azioni degli utenti (ad esempio dai Like)? La domanda nasce dal fatto che finora il social chiede il consenso solo per i dati che gli utenti inseriscono esplicitamente non per quelli individuati attraverso le loro attività. Eppure questo è un campo vasto e spericolato come dimostrato da una recentissima inchiesta del Guardian e della tv danese che mostra come gli inserzionisti possano inviare pubblicità mirate agli utenti Facebook sulla base di interessi collegati a religione, sessualità e politica, dedotti dalle loro azioni.
– Facebook permetterà agli utenti di scegliere di non far usare i loro post per la profilazione e la pubblicità targettizzata?

Guido Scorza, noto avvocato, docente di diritto delle nuove tecnologie, membro dell’unità di missione per l’attuazione dell’agenda digitale italiana della Presidenza del Consiglio dei Ministri, farebbe invece le seguenti domande a Zuckerberg:

– Quanto investe Facebook in attività direttamente correlate alla protezione della privacy dei loro utenti in proporzione al suo fatturato?

– Quale è la tariffa media oraria dei moderatori che usano per hate speech e fake news e quali sono i loro curricula?

– Perché non utilizzano un po’ della tecnologia che hanno per rendere davvero usabili due funzionalità fondamentali: la dashboard privacy&informativa e la mappatura per sapere “chi usa i miei dati”?

Chissà se i parlamentari Ue presenti all’incontro faranno alcune di queste domande. Almeno, come proposto da qualcuno, potrebbero fare una diretta su Facebook.

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