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Un anno fa Fininvest cedeva il 99,93% di AC Milan alla Rossoneri Sport Investments Luxembourg di Li Yonghong. Per comprare il club calcistico, e depositare nello studio “Gianni Origoni & Partners” l’ultima tranche di 370 milioni dei 740 totali, Li, rimasto solo, senza cordata, e inviso al governo cinese, aveva accettato un prestito di 303 milioni dal fondo americano Elliott.

Era il 13 aprile 2017. Fu festa grande per i tifosi rossoneri, che dopo un travagliato closing, tra la difficoltà di Li di versare le caparre da conti offshore a causa, diceva lui, del blocco cinese sull’esportazione di capitali, e i dubbi crescenti sulla solidità del suo patrimonio finanziario, quel giorno tirarono un sospiro di sollievo. “Inizia un nuovo capitolo”, aveva esultato Li. “Subito in Champions, faremo un mercato importante", gli aveva fatto eco l’ad Marco Fassone.

Da quel giorno Li, 49 anni, una moglie e due figlie, si è dissolto nel nulla. A caccia di nuovi finanziamenti.

I dubbi sulla consistenza del suo patrimonio non sono ancora stati fugati, ma in un anno di profonde ristrutturazioni una cosa è certa: la squadra ha riconquistato il cuore dei tifosi. A loro Li dedica una lettera aperta in occasione del primo anniversario della nuova proprietà, pubblicata sul sito ufficiale del club, in cui Li ribadisce la determinazione a rispettare gli impegni finanziari e a far tornare grande la squadra. Nella versione originale in cinese, due le parole lasciate volutamente in italiano all'ultimo rigo: "Forza Milan".

Entro ottobre il misterioso uomo d'affari, dalla solidità patrimoniale sempre più oscura, dovrà rifinanziare il debito: 120 milioni della società rossonera, 183 della Rossoneri Lux, a cui si aggiungono gli interessi (11,5%). Se Li fallisce, il Milan passa nelle mani dell’hedge fund americano. Una eventualità che sembra sempre più vicina: il contratto firmato con Elliott stabilisce che l’escussione del pegno sulle azioni del Milan potrebbe scattare anche prima della scadenza, qualora non venissero rispettati alcuni impegni, per esempio gli aumenti di capitale.

Gli accordi stipulati con Elliott, inoltre, prevedono un nuovo aumento di capitale di 38 mila euro entro giugno. Li fino ad oggi è sempre riuscito a rispettarli, seppur con qualche ritardo: il primo anticipo da 11 milioni (richiesto all’azionista per esigenze di cassa, come gli stipendi) è infine arrivato nelle casse rossonere la settimana scorsa, senza risonanza mediatica:  “Al Milan fa notizia la normalità”, è stata la battuta filtrata dal club. Le ultime due scadenze sono previste per fine maggio e fine giugno.

Le prossime scadenze del Milan

Entro il 16-20 aprile, l’Uefa aspetta dal Milan la documentazione completa sull’avvenuto rifinanziamento (di recente Fassone si sarebbe recato più volte a Londra per chiudere la questione). Li aveva già avuto problemi con il primo aumento di capitale: a Hong Kong ha avuto difficoltà a rifondere un prestito di 8,3 milioni di dollari (circa 7 milioni di euro), scaduto il 28 febbraio scorso, che è stato trasferito alla moglie a un tasso del 24%. Rossoneri Sport Investment Co. Limited, una delle numerose società che compongono la complessa scatola societaria facente capo a Li,  aveva chiesto e ottenuto la proroga del prestito da parte dell’azienda creditrice Teamway International Group Holding (precedentemente nota con il nome di Jin Bao), tra i cui azionisti risulta esserci il marito dell’attrice Zhao Wei, che era stata giurata al festival di Venezia del 2016. 

Non solo: dopo le polemiche per il no della Uefa al voluntary agreement, ora l’ad Fassone – scrive la Gazzetta – è pronto a presentare nuovi piani, sperando di incassare un giudizio positivo a Nyon e un patteggiamento con sanzioni meno severe, contando sul miglioramento dei conti, soprattutto riguardo la semestrale (il più buono degli ultimi 10 anni: chiuso con un rosso di 22.3 milioni euro contro i 39.4 dell’anno precedente e con 106 milioni di utili contro i precedenti 102), la crescita dei ricavi da stadio (1,2 milioni di biglietti venduti) e di quelli per i diritti tv, la conquista della finale di Coppa Italia. Sullo sfondo, Elliott è già garanzia di continuità aziendale.

I dati positivi della semestrale

Plauso per la gestione Fassone. Passato in mani cinesi, il Milan ha saldato gran parte dei debiti con le banche ereditati dall’amministrazione Fininvest, grazie al bond da 73 milioni di Elliott, e investito 240 milioni per rinnovare la squadra, alzando così il valore di mercato del club e la passione dei tifosi, scrive il Giorno. Ma tentenna il business plan, che puntava alla qualificazione alla Champions League, obiettivo che oggi risulta irraggiungibile, e alla ricerca di nuovi sponsor asiatici con il progetto commerciale Milan China, che tuttavia non sembra decollare (la stampa cinese non ne parla se non riprendendo articoli a mezzo stampa italiana).

Li alla disperata ricerca di soldi

Li Yonghong, da qui alla prossima estate dovrà rispettare una serie di impegni finanziari. Per farlo è costretto a cercare nuovi soldi. 

Il Milan non rischia il fallimento, sottolinea Carlo Festa nel suo blog Insider sul Sole 24 Ore, ma l’azionista è a rischio default. Il 21 marzo scorso la procura di Milano ha aperto un’inchiesta, per ora senza ipotesi di reato né indagati, sulla vendita del club rossonero all'imprenditore cinese. Nelle stesse ore il tribunale di Shenzhen, nel sud della Cina, avviava le procedure per il fallimento della cassaforte dell'imprenditore cinese, la Jie Ande, azionista del gruppo quotato in Borsa Zhongfu, sulla quale pendeva da tempo una richiesta di liquidazione per bancarotta da parte della Banca di Canton (lo abbiamo spiegato qui), assestando un nuovo duro colpo alla già provata credibilità finanziaria del patron del Milan. “Notizie false, tutto è sano. Voglio riportare il club al top", aveva dichiarato in un raro video messaggio Li dopo l’inchiesta di Gabanelli, che anticipava la bancarotta della società la cui proprietà viene a lui ricondotta.

Quanto ha investito 

Ai 740 milioni per l’acquisto del club rossonero, calcola Gazzetta, vanno aggiunti i 90 per ripianare le perdite della stagione 2016-17 e altri 81 quest’anno, di cui dieci di rifinanziamento e 71 di aumento di capitale complessivo.

Quanti sono i debiti

Una massa enorme: ai 303 milioni da restituire a Elliott si sommano i 7 milioni da ridare alla Teamway.

Il patrimonio

Li, poco conosciuto in Cina, è noto per le colossali truffe da cui è uscito sempre illeso e per le operazioni di trading in Borsa (comprava e rivendeva aziende in breve tempo), realizzate quasi sempre con società intestate a prestanome di cui talvolta risulta come socio. Ne è un esempio Sino Europe Sport (SES), la holding creata ad hoc per l’acquisizione del Milan, sostituita nello sprint finale da Rossoneri Lux, e che faceva capo a Chen Huanshan: sconosciuto uomo d’affari a cui risultavano intestate altre due società allo stesso indirizzo di SES, rivelatosi in seguito un professionista al fianco di Li nei “raid finanziari”, scrive Festa.

Il caso più recente riguarda proprio la Jie Ande, che farebbe capo a un certo Liu Jinzhong (刘锦钟).  Nell’atto di costituzione non compare mai il nome di Li Yonghong (李勇鸿), noto per l’uso di prestanome nella complessa scatola societaria a lui riferita; anche per questo motivo – come abbiamo spiegato più volte – risulta poco conosciuto in Cina. Per la stampa cinese, Liu è la testa di legno dietro cui si cela l’identità di Li. Registrata con un capitale di 6,5 milioni di euro, Jie Ande è il principale azionista con l’11,4% di Zhuhai Zhongfu, quotata alla Borsa di Shenzhen con un valore di 3.73 miliardi di yuan (400 milioni di euro), il cui presidente è lo stesso Liu.  Zhuhai Zhongfu, interpellato a febbraio dal Meiri Jinji Xinwen (Daily Economy News, 每日经济新闻)ha smentito qualsiasi collegamento tra Liu Jinzhong e Li Yonghong.

Proprio ieri, mercoledì 11 aprile, si è riunito il decimo Cda di Zhongfu, che ha promosso Liu Jinzhong a presidente e Zhang Haibin a vice presidente. Nessun riferimento diretto al destino di Jie Ande e al congelamento della quota (corrispondente a 60 milioni di euro) che, stando al Meiri Jinji Xinwen, è seguito alla notizia del fallimento. Se fosse confermato il ruolo di Li nella holding, il patron del Milan avrebbe un serio problema di liquidità.

Svelata l'identità di Liu Jinzhong

Non solo: il gruppo pubblica per la prima il curriculum di Liu Jinzhong, che da oggi non può più essere considerato un personaggio sconosciuto. Nato nel 1971, laurea all’Università di Shenzhen, dal 1994 al 2015 ha lavorato per diverse società, tra cui viene citata anche la Jie Ande (relegata dunque al passato: un modo indiretto per dichiararla morta); dal marzo del 2015, ha ricoperto l’incarico di direttore di Zhongfu e vicepresidente del Cda. Il nuovo direttore nonché vice-presidente di Zhongfu, è Zhang Haibin, che, a giudicare dal cv, ha fatto una carriera fulminante: classe 1964, è passato dalla carica di general manager a quella di direttore nell’arco di un anno. Anche Zhang ha lavorato in passato per la Jie Ande.

La controversa società, che per alcune fonti cinesi è una scatola vuota non più collegata a Li, inizialmente esibita nel suo cv ufficiale da cui poi era scomparsa, in realtà è sempre stata indicata come la holding personale di Li tra le attività presentate a Fininvest come garanzia di solidità finanziaria; lo dimostra il documento anticipato dal Sole 24 Ore. Il patrimonio di Li, che risulta proprietario di beni immobiliari, società di packaging, e miniere di fosfati (proprietà smentita dal New York Times), è sempre stato stimato intorno al 500-600 milioni di euro. Il patron del Milan, un imprenditore cinese come molti, vuole lasciare un segno, diventare qualcuno. I soldi continuano ad arrivare in Italia, ma la sua ambizione potrebbe costare molto cara.

Ha collaborato Wang Jing

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