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Qualcuno, a Cupertino, fa il tifo per Donald Trump. In particolare per la sua proposta di riforma fiscale che è ora in discussione al Congresso. Apple, rivela il Financial Times, è l'azienda che avrebbe più di ogni altro da guadagnare dalla riforma: un vantaggio potenziale di 47 miliardi di dollari

Il beneficio è legato al miglior trattamento che, grazie alla riforma, godranno i profitti realizzati all'estero e che ora vengono trattenuti al di fuori degli Usa. Attualmente agli utili delle aziende Usa è applicata un'aliquota del 35%, mentre con la riforma agli utili riportati negli Usa verrè applicata un'aliquota intorno al 14,5%.

Apple ha circa 250 miliardi di dollari parcheggiati all'estero, un quinto della liquidità totale che le aziende Usa tengono fuori dagli Stati Uniti proprio per motivi fiscali. In base alle regole attuali se volesse rimpatriarli dovrebbe pagare al fisco 78 miliardi di dollari, mentre con la riforma voluta da Trump la cifra da versare all'erario, secondo gli esperti interpellati dal Ft, sarebbe di 31 miliardi di dollari.

Così Apple beneficerà della riforma fiscale

Il colosso di Cupertino rinvia continuamente il pagamento delle tasse dovute per i profitti all'estero, riporta SkyTg24. Molto difficilmente, quindi, con l'approvazione della riforma fiscale che è alle battute finali, le verrà presentato questo conto da 78,6 miliardi. Apple potrebbe vedersi ridotta questa cifra di 47 miliardi: secondo il testo approvato dal Senato il 2 dicembre. Il Financial Times cita il professor Richard Harvey della Villanova University, secondo cui il colosso di Cupertino dovrebbe pagare immediatamente 31,4 miliardi di dollari sui passati profitti all’estero. Cifra che potrebbe scendere ulteriormente, dice Harvey, a 29,4 miliardi se la Corte europea dovesse deliberare il pagamento dei 13 miliardi di tasse non versate all’Irlanda, dopo l’accordo con quest’ultima. Secondo Moody’s, riferisce il Financial Times, Apple possiede 252 miliardi di dollari all’estero tra liquidità e investimenti: un quinto di quanto detenuto globalmente da tutte le aziende americane all’estero.

A che punto è la legge

I tagli fiscali approvati dal Senato Usa, scrive Repubblica,  dovranno essere riconciliati con la versione della riforma passata alla Camera, ma sembra ci sia la volontà di arrivare a un testo unitario entro la fine dell'anno. In via preliminare, gli analisti di Intesa Sanpaolo parlano di un possibile impatto espansivo sull'economia americana da 0,3 punti percentuali per anno, nel 2018-2019. "I tagli fiscali forniscono un supporto al mercato americano, che ha bisogno di mantenere queste valutazioni e non crollare rapidamente, perché anche l'Asia faccia bene", ha annotato Joshua Crabb di Old Mutual Global Investors all'agenzia americana. Questa settimana, le attenzioni degli investitori si puntano sulle decisioni delle banche centrali in Australia e India, e anche le discussioni su Brexit – con la premier Theresa May attesa a Bruxelles – entrano in una fase centrale.

 

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