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Amazon si compra per 13,7 miliardi di dollari Whole Foods Market, la più grande catena di supermercati bio al mondo ed espande il suo impero che, partito dalle vendite di libri online, ora include l'e-commerce, le vendite al dettaglio, il cloud computer, lo streaming video e molto altro ancora. Il suo fatturato vola, nel 2004 valeva poco meno di 7 miliardi di dollari e ora capitalizza 455 miliardi, poco più di Facebook, ma un passo dietro rispetto agli altri tre big dell'high tech: Apple (800 mld), Alphabet (650) e Microsoft (540).

Whole Food è un colosso da 11 miliardi di dollari con 460 punti vendita negli Usa, nel Regno Unito e in Canada. Il suo fondatore è John Mackey, 63 anni, un ex fricchettone texano, di Austin, vegetariano, un naturalista della prima ora ma col bernoccolo degli affari. Negli anni Ottanta ha fondato una cooperativa bio, poi, facendosi prestare 45.000 dollari da amici e familiari, ha aperto un negozio naturalista che ha chiamato 'Seferway', per prendere in giro i supermercati Safeway.

Contro i pesticidi, non contro gli ogm

Ma quello è stato solo l'inizio, Mackey dapprima è cresciuto a ovest, in Texas, in California, poi è sbarcato a New York, ha conquistato gli Usa, nel 2004 è entrato nel mercato della Gran Bretagna, nel 2007 ha incorporato i rivali di Wild Oats, nel frattempo non ha mai smesso di denigrare la concorrenza su Internet. Spesso usando pseudonimi, il negozietto di Austin si è trasformato in un impero che ha trasformato l'organic, cioè il bio Usa, in un grande business. Mackay è sempre stato contro i pesticidi e i conservanti, ma non è mai stato così intransigente sugli ogm, che si limita a segnalare sulle etichette dei suoi prodotti e soprattutto è sempre stato contro i sindacati, che odia.

Libertariano, poteva essere un ministro di Trump

Politicamente Mackey è un libertariano, cioè un ultrà liberista ma per niente liberal, abbastanza di destra, tanto che molti l'avrebbero visto come un buon ministro dell'Agricoltura del governo Trump: è un buon amico del liberal di destra Paul Rand e nel 2013 si è apertamente schierato contro l'Obamacare, perdendo molti dei suoi clienti liberal. E' anche molto scettico sul surriscaldamento globale, che considera un'"isteria". A partire dal febbraio di quest'anno però il suo colosso del bio ha cominciato a perdere colpi, cioè a non rendere più come qualche anno fa. I negozi Whool Foods sono dei templi del bio, pieni di cibi organic, local, vegani, alimenti ispirati dalle diete 'paleo', amatissime dalle celebrità Usa, e basate su prodotti freschi, antiossidanti e antinfiammatori. Ovviamente i prezzi sono adeguati alla 'vetrinà e cioè molto alti.

Cosa ci dobbiamo aspettare adesso da Amazon

Ultimamente però la redditività ha lasciato un pò a desiderare, Mackey ha chiuso 9 negozi e ha rivisto al ribasso le stime sui profitti. Inoltre nell'azionariato del gruppo è entrato il fondo Jana Capital, che ha chiesto di cambiare strategie, vertici e anche tipo di business. In altre parole il fondo ha aperto la strada a Jeff Bezos, il boss di Amazon, il quale, forte del suo nocciolo duro sull'ecommerce è sbarcato nel retail, le vendite al dettaglio, per far leva sulle consegne a domicilio e su una distribuzione diversa da quella tradizionale: niente più casse e poi forti sconti per gli abbonati Prime di Amazon, consegne di cassette alimentari a domicilio con prezzi da abbonamento, tutte strategie aziendali e di marketing che ora potranno contare su una spettacolare offerta bio.

D'altra parte anche Mackey è d'accordo, visto che ha accettato l'offerta di Amazon, sposando anche il punto di vista del fondo Jana. "Questo accordo – ha commentato – rappresenta un'opportunità per massimizzare il valore degli azionisti di Whole Foods Market". Insomma, il bio si sposa con Amazon e Wall Street brinda, con il titolo Whole Foods che vola a +27% e quello Amazon che sale di oltre il 3%.

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