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(AGI) – Roma, 2 dic. – Migliora la situazione economica degli italiani che sono piu’ ottimisti verso il futuro, grazie anche al miglioramento del mercato del lavoro, all’innalzamento del tenore e della durata della vita.

E’ la fotografia scattata dall’Istat nel rapporto Bes 2015 che sottolinea come tale miglioramento tuttavia non sia uniforme e non tocchi le classi piu’ deboli della popolazione, i giovani e le zone piu’ disagiate del paese come il Mezzogiorno.

A conferma di tutto cio’, il presidente dell’istituto, Giorgio Alleva, ha detto che “e’ possibile ma non semplice” che il Pil dell’Italia si attesti al +0,9% nel 2015. Nonostante il Paese non si sia ancora affrancato dalla crisi, nel 2014 cresce l’ottimismo verso il futuro (dal 24% di persone di 14 anni e piu’ che ritengono che la loro situazione migliorera’ nei prossimi 5 anni nel 2013 al 27% nel 2014). I giovani, che si confermano il segmento piu’ ottimista, presentano il maggiore incremento positivo nonostante siano stati tra i soggetti sociali piu’ colpiti dalla crisi. Nel 2014 e ancor piu’ nei primi mesi del 2015, rileva l’Istat, la situazione economica registra una serie di segnali positivi che dalle regioni del Nord si diffondono al resto del Paese, riflettendosi sulla condizione delle famiglie, a partire da quelle piu’ agiate fino a quelle condizionate da maggiori vincoli di bilancio. Secondo il Rapporto aumenta il reddito disponibile (dello 0,7% nel 2013 e dello 0,1% nel 2014) e il potere d’acquisto.

Cresce anche la spesa per consumi finali, anche se in misura piu’ limitata in conseguenza del lieve aumento della propensione al risparmio. Sempre meno famiglie mettono in atto strategie per il contenimento della spesa mentre e’ piu’ elevata la quota di quelle che tornano a percepire come adeguate le proprie risorse economiche.

Il rischio di poverta’ e soprattutto la poverta’ assoluta, aggiunge l’Istat, hanno smesso di aumentare (dal 4,4% del 2011 sale al 7,3% nel 2013, per riscendere al 6,8% nel 2014); mentre la grave deprivazione diminuisce per il secondo anno consecutivo, attestandosi sui livelli del 2011. In leggero miglioramento anche gli indicatori di natura soggettiva: la percentuale di persone in famiglie che arrivano a fine mese con grande difficolta’ torna a scendere (17,9%) dopo aver raggiunto il valore massimo del decennio proprio nel 2013 (18,8%). Segnali di ripresa anche sul fronte del lavoro anche se permangono forti divari di genere ed esclusione dei giovani. La quota di persone di eta’ 20-64 anni occupate in Italia sale al 59,9% nel 2014 (+0,2 punti percentuali rispetto al 2013), ma la distanza con l’Europa continua ad aumentare. Altri dati incoraggianti arrivano da Confcommercio secondo cui dopo 7 anni di crisi finalmente il prossimo sara’ un Natale positivo con consumi in crescita del 5%.

CONSUMI IN CRESCITA A NATALE – Intanto, secondo le stime, dopo sette anni di crisi finalmente questo sara’ un Natale positivo, con consumi in crescita. E’ la conclusione a cui e’ giunto l’Ufficio studi di Confcommercio, nella consueta indagine prenatalizia. Quest’anno gli italiani spenderanno per i regali 166 euro pro-capite, il 5% in piu’ rispetto allo scorso anno (quando la spesa si attesto’ a 158 euro); rispetto pero’ al 2009 la spesa resta del 30% inferiore. Questo fa dire alla Confcommercio che l’Italia e’ sulla strada giusta ma il cammino e’ ancora lungo. Degli oltre 30 miliardi di tredicesima disponibili per i consumi, 10 miliardi circa saranno destinati ai regali, 200 milioni circa in piu’ dello scorso anno. Secondo Confcommercio, ad indicare che “stiamo tornando alla normalita’” e’ la percentuale di chi ritiene i regali una spesa piacevole: dal 45,8% del 2011 risaliamo quest’anno al 52,5%: “Questa risposta indica che e’ il primo Natale fuori dalla crisi – ha sottolineato Mariano Bella, direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio – e quindi sono fiducioso”. Altro indicatore e’ la percentuale di chi aspetta gli ultimissimi giorni per fare il regalo: la percentuale scende dal 47,3% dello scorso anno al 37,3%. Piu’ la persona avverte difficolta’, piu’ rimanda il momento di fare acquisti. Alla domanda se il prossimo Natale sara’ il primo fuori dalla crisi, il 38,8% ha risposto si’, contro il 19,2% del 2014; il delta tra chi ha risposto affermativamente e chi negativamente e’ -16,3%, contro il -57,9% dello scorso anno. Secondo Bella, non ci sono evidenze che gli eventi terroristici abbiano effettivi sulla fiducia dei consumatori e sul Pil: “Sulla base dei dati del passato non pensiamo ad un impatto dal punto di vista macro”; l’Occidente avrebbe gli anticorpi dal punto di vista economico per evitare discontinuita’. (AGI) .

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