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AGI – “Ho la posta elettronica invasa da messaggi di genitori che mi raccontano le difficoltà e i drammi dei loro figli. Non ci rendiamo conto che la nostra incapacità di trovare soluzioni al problema della scuola sta aiutando a costruire una generazione di ragazzi fragili ed insicuri”. E’ l’analisi fatta da Agostino Miozzo, il coordinatore del Comitato tecnico scientifico, in un’intervista a La Stampa.

Per quel che riguarda il ritorno a scuola degli studenti, il responsabile del Cts afferma di non esprimere “un pensiero personale ma quello del coordinatore del Cts che riflette il pensiero di tutti i colleghi del comitato e della comunità scientifica internazionale” e che è questo: “Il diritto alla scuola dovrebbe essere un imperativo nel nostro Paese ma constatiamo ancora ritardi nell’organizzazione dei trasporti, nello scaglionamento degli orari oltre che nelle verifiche sanitarie”.

Quindi Miozzo annota: “Se dipendesse da me avrei riaperto le scuole da tempo, e oggi non posso che essere solidale con i ragazzi, fanno bene a protestare. Vorrei poter scendere anch’io in piazza con loro, convinto come sono che la didattica a distanza sia un eccellente strumento pedagogico, molto utile in situazioni di emergenza, ma non può essere l’escamotage, la scorciatoia alla nostra evidente incapacità di riorganizzare un percorso scolastico tradizionale compatibile con l’epidemia in corso”, quindi “posticipare la riapertura dei licei di un altro mese deve prevedere l’impegno serio e strutturato di tutto il sistema”.

Quanto alle responsabilià in materia, Miozzo sottotlinea: “Devo dire che è difficile accettare l’idea che si consideri la scuola solo una responsabilità del ministro dell’Istruzione. Il buon funzionamento del sistema scolastico riguarda l’intero Governo, nessun ministro escluso”.

E il coordinatore del Cts definisce una “positiva indicazione” l’ipotesi suggerita dal ministro Azzolina “di vedere mobilitati, almeno per le città metropolitane, gli Uffici Territoriali del Governo, le prefetture, che dovrebbero diventare il punto di riferimento per tutte le istituzioni e strutture territoriali competenti a disegnare uno scenario di sicurezza prima, durante e dopo l’ingresso a scuola”.

“Mi auguro – conclude Miozzo – che i prefetti sapranno dare quel necessario stimolo e una decisa accelerazione al processo di coordinamento delle istituzioni per trovare soluzioni”. E definisce “vergognoso” che nel frattempo si inaugurino centri commerciali come quello ultimo di Roma, perché “non si può fare a meno di pensare che non ci sia ancora piena consapevolezza del dramma che l’intero Paese sta vivendo”.

Pertanto, alla luce di ciò, “sembra evidente che la scuola sia la vittima sacrificale della nostra società; è molto più semplice chiudere una scuola che ritardare l’apertura di un nuovo centro commerciale, anche perché i ragazzi non votano”.