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AGI – L’ipotesi più plausibile, secondo i carabinieri che lo cercano da un mese, è che a supportare Graziano Mesina nella latitanza siano pregiudicati, coi quali l’ex esponente di spicco del banditismo sardo non ha mai interrotto le relazioni. La parola d’ordine per i militari oggi sembra essere quella di ‘avere pazienza’. 

“In questi casi,” dicono dalla caserma del comando provinciale di Nuoro, “si confida sempre che chi lo aiuta nella latitanza possa commettere un passo falso o solo compiere un’azione in grado di metterci sulla pista giusta. Del resto – aggiungono – Mesina non vive d’aria e i contatti necessari dovrà pur tenerli“.

Di fatto le ricerche del latitante Graziano Mesina sino a ora non hanno fatto segnare alcun passo in avanti. Non filtrano novità significative dal comando provinciale dei carabinieri di Nuoro, impegnati da quattro settimane a individuare il luogo dove si nasconde il 78enne di Orgosolo. Dal 2 luglio l’ergastolano si è reso irreperibile, per evitare di rispondere al provvedimento di carcerazione seguito alla conferma in Cassazione di una condanna a 30 di carcere per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga.

Prima che i militari della stazione di Orgosolo gli notificassero l’atto giudiziario Mesina ha lasciato la casa della sorella, dove nell’ultimo anno ha abitato, con l’obbligo di dimora e firma quotidiana, in seguito alla scarcerazione per decorrenza della custodia cautelare.

“Le ricerche sono estese a tutta la Sardegna”, confermano dalla caserma del quartiere San’Onofrio a Nuoro, “e non tralasciamo alcuna pista. Ma a oggi non è emerso alcun elemento che ci possa fare arrivare al luogo dove si nasconde”. La provincia di Nuoro è stata setacciata sin dai primi giorni con molta cura dall’Arma territoriale, quella in divisa, e dalle squadriglie che operano perlopiù in campagna.

C’è spesso anche il supporto dell’elicottero del Nec di Olbia. Meno affidamento per intercettare direttamente l’ex ‘Primula rossa’ del Supramonte lo si fa invece sulla tecnologia, perché si ritiene che il latitante si sia liberato sin dall’inizio anche dei pochi strumenti digitali in possesso, a iniziare dal cellulare.

Orgosolo è stato sin dall’inizio il luogo maggiormente battuto nelle ricerche: “L’attenzione fatta di controlli e perquisizioni – spiegano i carabinieri del comando provinciale – certo crea qualche disagio e fastidio. Ma certo non ce l’abbiamo con la popolazione, che almeno in una sua parte non ha visto bene la scelta di Mesina, anche per quella situazione inevitabile di tensione venutasi a creare”.

In qualche modo il comune della Barbagia è tornato indietro di mezzo secolo, quando Mesina imperversava tra i boschi e le grotte della montagna orgolese, dopo essere evaso dal carcere, dove scontava le condanne per omicidio e sequestro di persona, che poi porteranno i giudici a comminargli l’ergastolo, per cumulo di pene.

Tempi che, nonostante l’ultima vicenda legata all’inchiesta e alla condanna per il traffico di droga, sembravano comunque finiti e l’ergastolano avesse scelto una strategia diversa: “Dobbiamo ammettere – spiegano ancora al quartier generale dell’arma di Nuoro – che l’ultima fuga ci ha presi alla sprovvista. Nell’ultimo anno trascorso a Orgosolo – aggiungono – Mesina dimostrava una certa serenita’ e anche la volonta’ di seguire le regole e le condizioni connesse alla dimora obbligata nel paese”.