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"Le indagini hanno offerto elementi concreti per ritenere che le figure istituzionali interessate, a cominciare dal sindaco Raggi, non solo hanno tollerato tale funzione di fatto esercitata, ma al contrario le hanno dato piena legittimazione". Lo scrive il gip in un passaggio dell'ordinanza di custodia cautelare relativo a Luca Lanzalone, presidente di Acea, superconsulente del M5s a livello nazionale, che avrebbe svolto il ruolo di mediatore per l'amministrazione comunale nella vicenda dello stadio di Tor di Valle, senza avere mai avuto una nomina ufficiale nè alcun compenso, a quanto si apprende da fonti giudiziarie.

L'avvocato Luca Alfredo Lanzalone, è tra i 9 arrestati (è ai domiciliari) nell'inchiesta della procura di Roma sul progetto dello stadio dell'As Roma, è stato uno degli uomini che ha curato la mediazione tra la giunta M5s di Virginia Raggi e la società Eurnova di Luca Parnasi per modificare, tra gennaio e febbraio 2017, il masterplan dell'impianto (con il taglio delle cubature). È lui, scrive il Corriere della Sera, che in cambio di consulenze mascherate per circa 100 mila euro, una casa e uno nella capitale, avrebbe dato via a un 'sodalizio criminale' con Parnasi, in cui interessi pubblici e privati si fondono sempre a favore dei secondi "in funzione – scrive il Gip Tomaselli – degli ampi poteri,  dell'ampia fiducia di cui Lanzalone gode in Campidoglio".

Esperto di diritto delle società partecipate, Lanzalone aveva già curato per conto della giunta M5s del comune di Livorno di Filippo Nogarin la procedura di concordato preventivo in continuità per il salvataggio di Aamps, l'azienda locale dei rifiuti.

A fine 2016 – anche grazie al lavoro svolto a Livorno – il suo arrivo da consulente in Campidoglio per seguire il dossier stadio. Poi, dopo l'esito positivo della mediazione, la nomina a presidente di Acea, la ricca multiutility di acqua ed energia al 51% di proprietà del Campidoglio. Lanzalone ha lavorato anche con aziende partecipate e Comuni a guida di altri partiti. 

Quello che è sempre apparso subito chiaro anche ai magistrati di piazzale Clodio è che Luca Lanzalone fosse molto influente rispetto alle scelte del Campidoglio, scrive il Fatto quotidiano: Per mesi ha disputato da regista tutte le partite più importanti, specie sulle partecipate (i lavoratori ricordano ancora gli incontri sulla Multiservizi), poi si è messo “sulla fascia”, lasciando ad altri il pallino del gioco ma restando sempre uomo spogliatoio. E ogni tanto intervenire in tackle duro, come racconta l’ordinanza di custodia cautelare del gip Maria Paola Tomasello che ha portato all’arresto di 9 persone (6 custodie in carcere), per un totale di 16 indagati, nell’ambito dell’inchiesta sulle autorizzazioni in corso d’opera per la costruzione del nuovo impianto di Tor di Valle. Una “eminenza grigia”, insomma, in  contatto anche con Luigi Di Maio, con il quale l’avvocato genovese condivideva una stima reciproca. A Roma, addirittura, qualcuno aveva ipotizzato che Lanzalone avrebbe potuto ambire a un posto di sottosegretariato. “Non mi interessa, sto bene dove sto”, rispondeva via Whatsapp ai cronisti che gli chiedevano lumi sul suo futuro.

Ma chi è davvero Luca Lanzalone, figura centrale nell'inchiesta romana, perché uomo di collegamento tra il costruttore Luca Parnasi e Virginia Raggi, di cui diventa consulente per lo stadio (anche per volere dei vertici nazionali del Movimento) e poi presidente dell'Acea? Luca Parnasi lo definiva il mister Wolf del Movimento, l'uomo che risolveva i problemi, come il personaggio di Pulp Fiction (quello interpretato da Harvey Keitel, che arrivava sulla scena di una carneficina e diceva senza scomporsi: “Sono Wolf,  risolvo problemi”.

Il Sole 24 Ore dedica un lungo articolo al manager Cinquestelle. Scrive il Sole (leggi qui l'articolo completo):

Nato a Genova nel 1969, vanta un ottimo curriculum: laureato in giurisprudenza “summa cum laude” nel capoluogo ligure con una tesi dedicata a “Chapter 11 – The Reorganization in the United States Bankruptcy Act”, ha conseguito l’abilitazione da avvocato nel 1988. Dal suo studio a Palazzo Saluzzo, nella centralissima Piazza Dei Giustiniani, che oggi conta sedi a Milano, a Lodi, a Miami e a New York, si è occupato soprattutto – come si legge sul sito dello studio – «di consulenza e assistenza legale per società ed enti pubblici in materia societaria, di organizzazione dei servizi pubblici locali, di privatizzazione e di operazioni straordinarie di fusione, scissione, acquisizione, nonché nei rapporti con le Autorità di regolazione e controllo del mercato dell'energia, bancario e finanziario».

Lanzalone non entrerà però nello staff del successore di Paolo Berdini, Luca Montuori: per lui pochi mesi dopo si schiudono le porte di Acea (la multiutility del'acqua e dell’energia quotata in Borsa), dove l’amministrazione Raggi ad aprile lo indica come presidente. L’assemblea ratifica il 16 maggio 2017. Qui il compenso è noto: 144mila euro annui. Come noto è il potere che Lanzalone acquisisce nel Movimento, tanto che qualcuno comincia a definirlo il “sindaco ombra”.

Affamati come sono di accreditarsi tra i poteri che contano, i Cinque Stelle si affidano anche a Lanzalone per tessere la loro rete tra imprese e dirigenti. L’avvocato accompagna Luigi Di Maio al suo esordio, lo scorso settembre, al Forum Ambrosetti di Cernobbio. I due sono di nuovo avvistati insieme alla Camera a fine mese. Pochi giorni dopo è in Transatlantico con Stefano Buffagni, oggi sottosegretario agli Affari regionali, ma soprattutto colui che ha finora gestito la partita delle nomine. Non è un caso che circoli il suo nome come possibile nuovo presidente dell’Authority per l’energia.

Lanzalone nega di conoscere Grillo e Casaleggio: «Grillo? Visto una sola vola a teatro. E Casaleggio non lo conosco». Ma senza il loro beneplacito non avrebbe mai potuto accedere ai vertici Acea e assistere Di Maio nella sua scalata verso Palazzo Chigi. In un’intercettazione agli atti dell’inchiesta coordinata dal Pm Paolo Ielo, l’imprenditore Luca Parnasi, anche lui arrestato, parlando con il faccendiere Luigi Bisignani e con l’imprenditore Salini, ne elogia il ruolo chiave di “problem solver” per sbloccare lo stadio: «È stato messo a Roma da Grillo, insieme al professor Fraccaro e a Bonafede».

"Lanzalone è stato messo a Roma da Grillo per il problema stadio insieme al professore Fraccaro e Bonafede". Così Luca Parnasi nel corso di una cena, citando nel suo discorso anche gli attuali ministri per i Rapporti con il parlamento e Giustizia. L'intercettazione è contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare. "Parnasi – si legge nel provvedimento – dice che Lanzalone l'hanno portato i 5 Stelle ed è presidente della Acea e ha studiato a Genova anche se lavora anche in America. È una persona molto dotata". Sicuramente molto stimata e apprezzata dai vertici del Movimento. Martedì sera, scrive Il Fatto, Lanzalone era a cena a Roma con Davide Casaleggio in un ristorante del centro. 

"Lanzalone ci fu presentato da Fraccare e Bonafede quando vennero un giorno in commissione urbanistica. Ma visto che l'avvocato che curò la pratica è di Genova forse la decisione fu direttamente di Grillo". Queste le parole di Cristina Gancio, la consigliera comunale che fu espulsa dal Movimento 5 Stelle per un post pubblicato su Facebook, quando era membro della Commissione Urbanistica del Comune, proprio sul caso dello stadio della Roma. (Video Vista)

Ha dichiarato ieri Roberta Lombardi, capogruppo M5s alla Regione, già candidata governatore, una delle figure più influenti e riconosciute del Movimento a Roma, da sempre considerata 'avversaria' di Virginia Raggi all'interno del Movimento: "Luca Lanzalone, agli arresti domiciliari, non è un membro del M5s ma ha collaborato come importante consulente del Movimento e ricopre attualmente la carica di presidente di Acea. Questo deve far suonare con forza il nostro allarme interno: perché non solo i portavoce del Movimento, ma tutti coloro che con noi collaborano – dice ancora Lombardi – devono avere le mani pulite e rimanere sempre al di sopra di ogni sospetto. La presunzione di innocenza vale per tutte le persone coinvolte nell'inchiesta ma, nell'attesa di conoscere meglio il lavoro della magistratura, dobbiamo ribadire che il nostro primo interesse è stroncare ogni fenomeno di corruzione, anche potenziale. Se qualcuno ha commesso reati dovrà pagare, e pagare caro, e noi auspichiamo con forza che la certezza della pena diventi presto una realtà, come previsto nel contratto di governo".

Aggiunge Luigi Di Maio: "Luca Lanzarone è ancora presidente di Acea e deve dimettersi. Mi aspetto nelle prossime ore che faccia questo gesto. Chi sbaglia deve pagare. Non c'è presunzione di innocenza per reati così importanti". Anche Virginia Raggi è sulla stessa lunghezza d'onda.