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Si chiamano arance frigie – dal nome del copricapo rosso che simboleggia la rivoluzione  – e quindi libere. Da mafia, caporalato e sfruttamento. Sono quelle della battaglia delle arance, l’evento clou del Carnevale di Ivrea, poco più di 20 mila abitanti, 50 chilometri a nord di Torino.

Da tre anni i 7 mila quintali di agrumi che si lanciano i tiratori sui carri e quelli a terra – simbolo della lotta del popolo contro il tiranno – sono certificati. Provengono cioè da aziende che hanno presentato documenti che testimoniano una condotta equa e controllabile. Un passo in avanti per un mercato che, per tre giorni di battaglia, da solo muove qualcosa come 200 mila euro. “Le arance ci costano mediamente 33-34 centesimi al chilo – spiega Marco Beiletti, 42 anni, che nel week-end festeggerà il 18esimo carnevale tirando per la squadra degli Aranceri Della Morte – e per noi è un sollievo sapere che provengono da una filiera controllata”. 

No alla mafia

Alla battaglia partecipano 9 squadre a terra e 54 sui carri. Le arance invece provengono da due filiere: la prima fa capo all’azienda Stroppiana di Chieri, in Piemonte, che si rifornisce da due produttori del sud Italia – Good Frutta di Corigliano Calabro e Frutta Doc, in provincia di Palermo -; la seconda filiera, che fino all’anno scorso era diretta da Peruzzi di Domodossola (in provincia di Verbania), è oggi direttamente nelle mani di Turano, anch'essa di Corigliano, che produce le arance e si occupa anche del trasporto.

Il Protocollo Arance Frigie, siglato nel 2015 e della durata di 3 anni, prevede che le squadre chiedano i documenti alle aziende interessate e li consegnino al Comune di Ivrea, che a sua volta li trasmette alla Prefettura di Torino. 

I documenti da presentare sono:

  • Il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC), cioè il testo con cui si dichiara la regolarità contributiva nei confronti di INPS e INAIL.
  • L’autocertificazione antimafia, cioè “il documento che devono presentare tutte le imprese che intendono partecipare ad appalti con enti pubblici – spiega Gianfranco Parente, funzionario della Prefettura di Torino -. Certifica che non sussistono le condizioni di decadenza previste dal codice antimafia, come per esempio aver ricevuto condanne per alcuni reati o essere indagati per altri”.
  • La visura camerale, cioè il principale documento sulle imprese italiane iscritte al registro delle imprese. Il testo riporta le informazioni legali dell'impresa e quelle economiche e amministrative principali, come i dati anagrafici, la natura giuridica, l’attività svolta, la data di costituzione e le cariche.
  • Il bilancio degli ultimi tre anni.

L’intera documentazione va presentata entro novembre-dicembre, quindi mediamente tre o quattro mesi prima del carnevale.

Non sempre tutto è filato liscio, spiega Andrea Gaudino di Libera Ivrea: “Specialmente per quello che riguarda la seconda filiera, quella ex Peruzzi e ora Turano, in passato ci sono stati grossi ritardi nella consegna della documentazione rendendo più complicata la verifica da parte della Prefettura”.

Per quest’anno manca il bilancio di Turano, ma proprio dalla Prefettura a tal proposito non è arrivato alcun commento. In ogni caso l’organo territoriale del Governo garantisce sulle aziende, verificando cioè le certificazioni presentate: “Anche se non diamo un riscontro alle squadre i controlli ci sono, e se finora i produttori sono sempre gli stessi vuol dire che soddisfano i requisiti”, chiarisce Parente.

Il protocollo è in scadenza. Il 13 febbraio, appena dopo la fine del Carnevale, si chiuderà il primo triennio. Ma l’intenzione delle parti in causa è quella di rinnovare l’accordo: “Abbiamo già fatto una riunione con i rappresentanti dell’Associazione Aranceri – spiega Alberto Alma, presidente della Fondazione Carnevale di Ivrea – e ci siamo lasciati dicendo che, terminato questo Carnevale, è opportuno incontrarci per valutare pro e contro di questi anni di sperimentazione. Ad esempio vogliamo ribadire l’importanza di rispettare i termini nel presentare i documenti”.

Una filiera circolare

L’attenzione della città piemontese non si ferma all’arrivo delle arance in città, ma anche al loro smaltimento.

Tra le novità del Carnevale 2018, infatti, c’è anche un compost, cioè un fertilizzante organico, proveniente da materiali di risulta dell’evento. Dal Carnevale dello scorso anno si sono recuperate 92 tonnellate di arance e altri rifiuti naturali, conferiti a aziende specializzate che l’hanno trasformato in compostaggio: “È un fertilizzante atipico perché in buona parte è fatto da arance, ed è una scelta unica perché va nella direzione del riutilizzo di un materiale che finora è stato visto soltanto come un aggravio di costi”.

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