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"In Libia non possiamo permetterci un vuoto di potere". A un anno di distanza dalla riapertura dell'ambasciata italiana a Tripoli, Giuseppe Perrone, in un'intervista rilasciata all'Agi, definisce "difficile" ma "estremamente appagante" il lavoro fatto fino a oggi per colmarlo, quel vuoto di potere creato nel paese dalla caduta di Muammar Gheddafi. Difficile, spiega l'ambasciatore italiano, perchè "siamo l'unica presenza occidentale a Tripoli e per tutto l'anno la comunità internazionale è stata assente"; appagante perché "ha permesso all'Italia di occupare una posizione privilegiata e affermarsi come interlocutore prioritario e questo ci ha consentito di svolgere attività a tutto campo".

Il diplomatico ne elenca le principali: "Abbiamo ottenuto risultati qualificanti in materia di sicurezza, stabilità e contenimento dei flussi migratori". Merito, in particolare, degli accordi raggiunti con le autorità locali. Secondo Perrone quella dell'Italia è stata una scommessa coraggiosa: "Il Governo italiano ha investito sulla Libia portando avanti una strategia per stabilire il rapporto attuale con le autorità libiche". Non senza perplessità. "È vero, parliamo di un governo comunque debole, non di certo il più forte della storia, ma che tuttavia ha dimostrato di essere un efficace partner nel contrasto al terrorismo e al traffico di essere umani".

Proprio il traffico di essere umani resta in testa alle emergenze da affrontare nel 2018. Perrone chiarisce intanto che gli accordi fatti per ridurre i flussi non comprendono gruppi illegali: "Noi naturalmente abbiamo una presenza molto diffusa sul territorio che nessun altro Paese può vantare – spiega – e in quest'anno abbiamo sostenuto il governo nell'estensione del controllo del territorio e dei confini, in piena autorità legittima. Non sosteniamo gruppi illegali anche perché questo andrebbe a danno dell'Italia. Noi siamo per la stabilità del Paese, per questo ci confrontiamo solo con i gruppi che lavorano con il governo locale".

L'Italia resta in prima linea anche nelle politiche interne nella gestione dei migranti: "Siamo senza dubbio il Paese più impegnato in questo", precisa Perrone. "In particolare sono due i filoni che stiamo seguendo: i rimpatri volontari verso i Paesi di origine, attraverso i contributi dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni, e i corridoi umanitari per le persone che vivono situazioni critiche e che hanno quindi diritto a ottenere asilo in Europa. Vogliamo favorire un quadro legale nella gestione dei flussi e assicurarci che le persone che si trovano ora in Libia perchè hanno intrapreso un viaggio disperato e pericolosissimo abbiano perlomeno la protezione della loro dignità e vivano in condizioni umane. Per fare questo il governo italiano ha già stanziato sei milioni di euro".

Difficile non notare l'assenza della comunità internazionale. Perrone, pur mantenendo l'aplomb diplomatico, lo conferma: "Nell'ultimo periodo c'è stata sicuramente una grande azione internazionale di denuncia, accrescendo anche la sensibilità verso il problema dei migranti, ma da un punto di vista operativo è evidente che il Paese che sta lavorando per sconfiggere questi traffici di esseri umani e migliorare le condizioni di queste persone è l'Italia".

Sul fronte politico, l'Italia ha stretto relazioni anche con il generale Khalifa Haftar, l'uomo forte della Cirenaica, che rappresenta il principale oppositore al Governo di Accordo nazionale. "Operiamo a 360 gradi – sottolinea l'ambasciatore italiano – in un confronto con tutti gli interlocutori che hanno un ruolo, che devono essere parte della soluzione. È chiaro che se Haftar non dovesse aderire rimarrà sempre una ferita aperta e non ci sarà mai una soluzione completa. Siccome rappresenta un attore estremamente importante nella Cirenaica, abbiamo avviato un confronto e un rapporto molto positivo e molto franco, per un coinvolgimento nel processo di riconciliazione nazionale".

L'anno in corso è decisivo, anche in vista delle tanto attese elezioni. "Il 2018 dovrebbe essere l'anno di stabilizzazione con il processo di riconciliazione nazionale attraverso le elezioni per permettere il passaggio dalle istituzioni transitorie, quelle attuali previste dall'Accordo di Skhirat che resta il nostro riferimento centrale per risolvere la crisi, a istituzioni permanenti". Non sarà però un passaggio facile. Secondo Perrone sono tre gli ingredienti essenziali per riuscire nell'impresa: "Una legge elettorale, una sicurezza che permetta ai cittadini di esprimersi liberamente e l'impegno di tutte le parti in campo di accettare i risultati". In attesa di questo, però, "è importante continuare a sostenere il governo per fare in modo che sia in grado di offrire i servizi ai cittadini e garantire la stabilità. Non possiamo permetterci un vuoto di potere".

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