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AGI – “Never, never, never give up”, diceva Winston Churchill che Donald Trump ama tanto citare. “Continueremo la buona battaglia e penso che alla fine prevarremo“, cinguetta il presidente americano, annunciando di aver raccomandato al capo dell’agenzia federale GSA (General Services Administration) “di fare quello che deve essere fatto” per il passaggio di consegne a Joe Biden.

Sì all’avvio della transizione dunque, ma no al riconoscere la vittoria del rivale, come tiene a precisare “The Donald”. “Il Gsa ha apparentemente certificato come vincitori il presidente eletto Joe Biden e la vice presidente eletta Kamala Harris, fornendo all’amministrazione entrante le risorse e il sostegno necessari per portare avanti un morbido e pacifico trasferimento del potere”, è la diversa lettura del team di Biden che ora potrà avere accesso a briefing classificati, incontrare funzionari del governo, coordinare le risposte alla pandemia anche visionando i piani per la distribuzione del vaccino nell’ambito della trumpiana Operazione Warp Speed.

Il disco verde del GSA è stato comunicato con una lettera inviata a Biden dall’amministratrice Emily Murphy, che Trump ha scelto nel 2017 e che ha definito vittima di “abusi”, “molestie” e “ricatti” da parte dei dem perché riconoscesse la vittoria dell’ex numero due di Barack Obama.

“Prendo questo ruolo molto sul serio e alla luce degli sviluppi recenti riguardanti battaglie legali e certificazione dei risultati dell’elezione, trasmetto oggi questa lettera per rendere queste risorse e servizi disponibili”, scrive Murphy, dopo che il Michigan ha confermato la vittoria di Biden nello Stato.

(Da in alto a sinistra, Liberia Linda Thomas-Greenfield, Janet Yellen, Avril Haines, Alejandro Mayorkas, Antony Blinkene John Kerry (foto Afp/Getty Images North America)

 

“Contrariamente a quanto riportato o insinuato dai media, la mia decisione non è stata presa per paura o faziosità”, aggiunge, negando di aver subito pressioni politiche. Il ‘Presidential Transition Act’ del 1963, la legge sulla fase di transizione, non prevede alcun termine per la certificazione del risultato elettorale da parte del GSA, come la stessa Murphy tiene a sottolineare. I media hanno attribuito la vittoria a Biden il 7 novembre ma non sarà ufficiale fino a quando saranno i grandi elettori a decretarla, quando voteranno, il prossimo 14 dicembre.

La svolta (a modo suo) di Trump è arrivata nel giorno in cui Biden ha riempito caselle chiave del nuovo governo (tra annunci ufficiali e anticipazioni di stampa) con tanti veterani dell’era Obama, tante prime volte e il prospettato ritorno ad una diplomazia più tradizionale per gli Usa.

L’ex presidente della Federal Reserve Janet Yellen al Tesoro, il suo “alter ego” Antony Blinken al dipartimento di Stato, l’ex capo della diplomazia Usa John Kerry primo zar per il clima della storia americana, Alejandro Mayorkas alla Sicurezza Nazionale, Avril Haines a capo degli 007, Jake Sullivan advisor per la sicurezza nazionale e Linda Thomas-Green rappresentante all’Onu.

“Non abbiamo tempo da perdere quando si tratta della nostra sicurezza nazionale e della politica estera”, spiega Biden, “ho bisogno di una squadra pronta dal primo giorno, in grado di aiutarmi e reclamare il posto dell’America a capo tavola, alla guida del mondo per affrontare le sfide più grandi, per sostenere la nostra sicurezza, la prosperità e i nostri valori”.

Se le nomine saranno confermate dal Senato, e non è affatto scontato visto che la maggioranza potrebbe restare repubblicana (non lo sapremo prima dei ballottaggi del 5 gennaio), Yellen farà la storia come primo ministro del Tesoro donna, così come Haines sarà la prima donna Direttore della National Intelligence (DNI).

Yellen, 74 anni, aveva già rotto il soffitto di cristallo come prima donna a guidare la Fed: era stata confermata con consenso bipartisan nel 2014. Biden ha anche scelto il primo latino come ministro della Sicurezza Nazionale, con il cubano-americano Mayorkas.

L’ex vice presidente tiene a sottolineare che si tratta di persone tutte “testate” durante le crisi, con un’esperienza senza uguali ma anche “innovative”. Il ruolo del veterano Kerry conferma l’intenzione di riportare Washington nell’accordo internazionale sul clima di Parigi dal quale Trump ha deciso sfilare gli Usa.

Il 43enne Sullivan sarebbe il più giovane consigliere per la Sicurezza nazionale dai tempi dell’amministrazione Eisenhower. Biden ha escluso che i repubblicani possano bocciare le sue scelte. “State scherzando?”, ha risposto quando gli è stato chiesto se temeva potessero venire respinte.

Secondo Axios, alcuni democratici starebbero valutando di offrire in pasto ai repubblicani un ‘agnello sacrificale’, ovvero una nomina da fargli bocciare per ottenere la conferma delle altre. “Questo consentirebbe ai repubblicani di sventolare il loro potere, rendendo più accettabili le altre nomine”, scrive Axios.

Per quanto stravagante e poco Biden-style possa sembrare, è la storia a insegnare che almeno una nomina viene sempre bocciata. Nel caso di Trump, ad esempio, è toccato ad Andy Puzder che era stato scelto come segretario al Lavoro. Ad Obama negarono la conferma di Tom Daschie e a George W. Bush quella di Linda Chavez. 

AGI – “Denunciamo la gravissima situazione che si sta determinando negli ospedali del nostro Paese a danno dei pazienti cardiologici a causa della pandemia. Dalla Lombardia alla Sicilia vengono ridotti i posti letto cardiologici per fare posto ai pazienti Covid, addirittura vengono chiuse intere unità di terapia intensiva cardiologica (UTIC) e convertite in terapie intensive per pazienti Covid. L’intasamento dei Pronto Soccorso ed i percorsi promiscui in questi servizi di pronto intervento, che provocano i contagi del personale medico ed infermieristico, stanno inoltre determinando la paralisi delle attività di importanti hub cardiologici. Non possiamo permettere che si protragga questa situazione, il rischio concreto è di avere nelle prossime settimane più morti per infarto che per Covid perché le patologie cardiovascolari sono tempo-dipendenti”. È l’allarme lanciato da FOCE (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi), di fronte al progressivo depauperamento delle cardiologie e delle terapie intensive cardiologiche.

Minuti di ritardo che possono essere fatali

“Durante la prima ondata della pandemia, uno studio della Società Italiana di Cardiologia (SIC), condotto in 54 ospedali italiani, ha valutato la mortalità dei pazienti acuti ricoverati nelle Unità di Terapia Intensiva Coronarica, confrontandola con quella dello stesso periodo dello scorso anno – afferma il Prof. Ciro Indolfi, Vicepresidente FOCE e Presidente SIC -. A marzo 2020, si è registrata una mortalità tre volte maggiore rispetto allo stesso periodo del 2019, passando al 13,7% dal 4,1 %. Un aumento dovuto nella maggior parte dei casi a un infarto non trattato o trattato tardivamente.

La tempestività dell’intervento può fare la differenza fra la vita e la morte. Ogni 10 minuti di ritardo nella diagnosi e nel trattamento di un infarto miocardico grave, la mortalità aumenta del 3% e un intervento successivo ai 90 minuti dall’esordio dei sintomi può addirittura quadruplicare la mortalità. Non possiamo permettere il depotenziamento delle cardiologie ed è necessario ri-organizzare negli ospedali percorsi ad hoc per i pazienti cardiopatici acuti che dal territorio si ricoverano in urgenza”.

“Va preservata la rete dell’emergenza”

“Mi risulta che, anche nel Lazio, si stiano penalizzando le strutture cardiologiche e si stiano chiudendo anche alcuni dei centri che eseguono elevati numeri di angioplastiche primarie – spiega il Prof. Francesco Romeo, Segretario FOCE e Presidente Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus -. Più in generale, il numero di ricoveri per patologie cardiovascolari è crollato. Invece, va preservata la rete dell’emergenza cardiologica. Chiediamo a tutti di segnalarci situazioni di disagio per i pazienti”.

“Noi siamo i medici che curano e seguono ogni giorno gli undici milioni di cittadini in Italia colpiti da patologie oncologiche, cardiologiche e ematologiche – spiega il Prof. Francesco Cognetti. Presidente di FOCE -. Ne conosciamo le necessità, i bisogni e le problematicità. Abbiamo il dovere di proteggerli e di garantire loro la continuità dell’assistenza di diagnosi e cura, che per queste persone è cruciale e di primaria importanza. Siamo le antenne sul territorio che possono cogliere e denunciare le criticità a loro danno. E assistiamo con grande preoccupazione alla sottrazione di chances di cura, che rischia di vanificare vent’anni di progressi nella riduzione della mortalità. Chiediamo al Governo di stilare atti formali di indirizzo e coordinamento, per porre un argine a questa situazione. Uno degli otto punti irrinunciabili per la tutela delle persone con malattie oncologiche e cardiologiche, alla cui realizzazione è chiamato a lavorare il Tavolo Tecnico fra il Governo e FOCE da poco istituito, riguarda proprio la garanzia della piena operatività di tutte le strutture di oncologia medica (degenze ordinarie e day hospital), cardiologia (degenze cardiologiche e unità di terapie intensive cardiologiche) e ematologia (degenze ordinarie, day hospital, degenze per trapianto di midollo), anche a livello ambulatoriale”.

“Le feste di Natale saranno un momento di serenità auspicabile, però è comunque un incontro a rischio, dobbiamo esserne consapevoli, il virus se ne frega dell’identità familiare”. Lo ha dichiarato Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico-scientifico, ai microfoni di ‘Moka’, Rai Radio 1. “Se vorremo replicare quanto fatto questa estate nella logica del ‘liberi tutti'”, ha aggiunto Miozzo, “possiamo essere certi che a metà/fine gennaio saremo nel pieno della terza ondata della pandemia”.

“Credo sia necessario uno sforzo di sintesi maggiore perché il mondo della scuola non è un problema del ministero dell’istruzione, è un problema della collettività, ha aggiunto  Miozzo, “alla riflessione politica manca la consapevolezza del danno che si sta generando nella dimensione privata dei nostri ragazzi”. “Il salto di qualità che si deve fare”, ha concluso Miozzo, “è pensare che la scuola è un mondo complesso nel quale dobbiamo investire non solo risorse finanziarie, ma anche attenzione politica”.

Cyberpunk 2077, l’attesissimo nuovo titolo di CD Project RED, dovrebbe durare più di 175 ore.

cyberpunk xbox game pass

A svelarlo, è stato uno dei QA Tester del gioco, Lukasz Babiel che ha avuto modo di provare il gioco in modalità difficile e dopo 175 ore di gioco, non lo ha ancora finito.

La notizia renderà sicuramente felici tutti i fan di tutto il mondo. L’RPG fantascientifico di CD Project Red, fin da quando fu presentato, è uno dei giochi che è riuscito a creare più hype nei fan.

Se a questo si aggiunge che la campagna principale dovrebbe durare molte ore, l’hype cresce assolutamente e l’attesa si fa sentire sempre di più.

Cyberpunk 2077

Ad oggi, ricordiamo, il titolo ha subito diversi slittamenti di data di uscita, legati a vari problemi interni a CD Project Red e, sicuramente, alla pandemia che stiamo vivendo.

Tuttavia, il fatto che Cyberpunk 2077 sia già nelle mani dei tester, ci fa pensare che la data del 10 dicembre come data di lancio del titolo possa essere rispettata.

E voi cosa ne pensate? Attendete anche voi con trepidazione Cyberpunk 2077? Come sempre, vi invitiamo a dircelo nei commenti.

L’articolo Cyberpunk 2077 durerà più di 175 ore proviene da GameSource.

AGI – Lo scontro tra regioni e governo ora è sulla riapertura degli impianti sciistici. Ma nei prossimi giorni si accenderà il confronto anche sulle misure anti-Covid dopo il 27 novembre e soprattutto in vista del 3 dicembre.

Dalla prossima settimana Piemonte e Lombardia dovrebbero cambiare colore, l’obiettivo anche delle altre regioni considerate a rischio è quello di tornare al giallo, ma il passaggio da una fascia ad un’altra dipenderà dai numeri.

Con gli ultimi dati resi di pubblico dominio si è superato il tetto delle 50 mila vittime dall’inizio dell’epidemia, anche se per la prima volta diminuiscono gli attuali positivi. “Se questo trend positivo fosse confermato potremmo riportare l’Italia nel mese di dicembre in colorazioni gialle e arancioni”, hanno fatto sapere ieri fonti di palazzo Chigi.     

L’ala rigorista punta al consolidamento del raffreddamento della curva, motivo per il quale l’esecutivo dovrebbe difendere l’impianto dell’ultimo Dpcm. Probabilmente ci sarà un unico provvedimento all’inizio del prossimo mese che potrebbe avere la validità fino al 3 gennaio.

Il ministro Speranza ha ribadito che ci si potrà spostare solo tra zone gialle e oggi anche il responsabile degli Affari regionali Boccia ha chiarito che non si ricalcherà quanto fatto in estate.

Massima prudenza

Dunque nei territori a basso rischio si va verso l’allentamento delle misure, soprattutto riguardo alle attività commerciali, mentre sui ristoranti permane la cautela.

Nelle regioni colorate di arancione e di rosso, invece, potrebbe rimanere i vincoli attuali. E’ la linea della massima prudenza.

L’obiettivo del premier Conte per le festività è comunque quello di favorire i consumi, nel rispetto dei protocolli. “Non c’è alcun intento di contrastare la tradizione degli scambi dei doni”, dicono dal governo. Ma senza alleggerire la stretta sui contatti. “Cenoni? Fuori luogo con 600-700 morti al giorno”, taglia corto ancora Boccia che dice no alle regioni per le vacanze sulla neve.

“Se ne potrà parlare dopo il 3 gennaio o addirittura a febbraio quando arriverà il vaccino”, spiega una fonte dell’esecutivo.

All’interno del governo c’è chi non nasconde lo stupore per il documento dei governatori sulla riapertura degli impianti in montagna. Il danno economico viene considerato eccome “ma prima c’è la salute e i presidenti di regione dovrebbero saperlo bene”, sottolinea la stessa fonte. 

AGI – Come in un domino, le tessere del risiko bancario italiano stanno piano piano cadendo una a una. Dopo l’Opas che Intesa Sanpaolo ha lanciato su Ubi, aprendo la strada alle offerte non sollecitate, anche gli altri gruppi del credito tricolore si stanno muovendo per rafforzarsi; la prima mossa ufficiale è toccata però ai francesi del Credit Agricole, per cui l’Italia rappresenta il secondo mercato, che hanno messo nel mirino il Credito Valtellinese, di cui erano il primo socio.

Sullo sfondo, tuttavia, si intravedono già altre possibili operazioni, e in particolare quella fra Banco Bpm e Bper (l’istituto milanese e quello di Modena avevano già cercato un matrimonio nel 2007), mentre si fa più intenso il pressing su Unicredit perché diventi il partner attorno a cui costruire la definitiva messa in sicurezza di una Mps ricapitalizzata e messa al sicuro dai rischi legali.

In pochi mesi, insomma, il panorama bancario italiano potrebbe cambiare rapidamente faccia: se fino a prima della crisi del Covid lo scenario vedeva due grandi gruppi e alcune banche medie alle loro spalle, ora, con i suoi 36 miliardi di capitalizzazione, Intesa Sanpaolo vale il doppio di Unicredit e oltre 10 volte la terza banca italiana, Banco Bpm.

Il nome a cui ruotano tutte le partite, però, rimane quello della banca più antica del mondo, il Monte dei Paschi di Siena.

Con la regia del ministero dell’Economia, che ne è diventato il primo socio con una ricapitalizzazione precauzionale e che, nonostante le divergenze politiche all’interno della maggioranza, vuole uscire dalla banca in linea con i tempi definiti all’epoca del salvataggio assieme all’Ue, Mps ha ripulito il bilancio dalla maggior parte dei crediti deteriorati, grazie a un’operazione con Amco, altra controllata del Mef. Al tempo stesso, tuttavia, questo non è stato sufficiente per rendere nuovamente appetibile la banca sul mercato: a frenare eventuali pretendenti rimangono infatti lo spauracchio delle cause, che vale circa 10 miliardi di euro, e la necessità di puntellare i coefficienti patrimoniali della banca, su cui pesano proprio gli accantonamenti per le vicissitudini legali e le perdite legate ai crediti deteriorati.

Per questo sono allo studio a Roma eventuali ‘incentivi’ per convincere un partner, che viene sempre più frequentemente individuato in Unicredit, specialmente dopo l’indicazione di Pier Carlo Padoan per la presidenza in vista del rinnovo del cda del prossimo anno, a farsi carico del Monte. 

Sul piatto, secondo indiscrezioni, il governo sarebbe pronto a mettere, oltre alla conversione di 3,7 miliardi di ‘dta’ in crediti fiscali, computabili quindi a patrimonio, anche una sterilizzazione dei rischi legali e un aumento di capitale.da 2,5 miliardi. “A queste condizioni secondo noi l’operazione sarebbe sostanzialmente neutrale/leggermente accresciuto sotto il profilo del capitale per Unicredit, nonché neutrale dal punto di vista del profilo di rischio in quanto verrebbero sterilizzate le componenti specifiche di Mps”, sottolineano gli analisti di Equita.

Sull’asse Modena-Milano, invece, i rapporti si sono rafforzati la settimana scorsa quando Carlo Cimbri, ad di Unipol, che è il primo azionista di Bper con quasi il 20% del capitale, ha definito un matrimonio con Banco Bpm come una prospettiva “affascinante”; l’apertura è stata subito recepita dall’amministratore delegato dell’istituto di Piazza Meda, Giuseppe Castagna, che l’ha accolta “con piacere” prima ancora di scoprire di aver perso la possibile sponda dell’Agricole. 

Dai creatori di ABZÛ, The Pathless si presenta sul mercato come un titolo capace di farvi dimenticare che state giocando a un semplice videogioco, meritandosi la definizione di opera d’arte in movimento.

The Pathless

Scoprite cosa ci ha convinto di questo peculiare titolo prodotto da Annapurna Interactive – disponibile anche sulla nuovissima PlayStation 5 – in questa nostra recensione!

Semplicità a colori

Fin dai primi istanti siamo rimasti piacevolmente colpiti dallo stile grafico adottato dal team Giant Squid: tanto semplice quanto ricco di colori. Mettiamolo subito in chiaro, se siete patiti del  fotorealismo The Pathless non incontrerà certo i vostri gusti, eppure dietro ad un’apparente semplicità si cela una direzione artistica sorprendente che vi catturerà sin dai primi minuti di gioco.

The Pathless
The Pathless vede protagonista una cacciatrice che giunge in un’isola soggiogata da una presenza malvagia nota come “Lo sterminatore di Dei” che vuole controllare il mondo intero al fine di far seguire a tutti “un unico percorso”. Il titolo è di fatto un open world in terza persona che, però, ci leva diversi comfort per avvicinarci sempre di più al mondo di gioco e farci percepire ogni singolo elemento che ci circonda. Niente minimappa, niente fast-travel e nessuna bussola. L’unico modo che avremo per orientarci sarà una speciale visione che ci indicherà le zone di interesse.

Il viaggio porterà la cacciatrice ad incontrare un’aquila speciale con cui condividerà l’intero gioco. L’aquila potrà essere accarezzata richiamandola a noi con la pressione di un tasto. Prendersi cura del nostro compagno alato ci permetterà di sbloccare nuove mosse, come ad esempio effettuare più balzi in aria.

The Pathless
La protagonista dovrà quindi, assieme alla sua nuova compagna, liberare diverse lande dall’egemonia che ha fuorviato gli animi di quattro animali sacri. Tali animali, ora bestie fameliche, ci daranno costantemente la caccia. Sarà infatti visibile una grande sfera rossa che si sposterà costantemente nella mappa di gioco, costringendo il giocatore a cambiare spesso i propri piani per liberare i tre totem necessari per la purificazione della terra.

Se verremo sopraffatti da una bestia, perderemo contatto con l’aquila che andrà ritrovata nel mezzo della tempesta senza farsi scoprire. L’aleatorietà di tali situazione rende sicuramente ancor più interessante il prodotto di Giant Squid: per esempio, in una delle lande siamo riusciti a evitare completamente l’incontro di caccia con la bestia (ad eccezione della boss fight di fine area, ovviamente). Liberate le tre torri si potrà affrontare la bestia soggiogata. Ogni boss fight è diversa dall’altra e sono tutte estremamente godibili oltre che avvincenti, merito anche dell’eccellente colonna sonora del titolo, che ne aumenta il prestigio.

Orchestra in movimento

I movimenti della cacciatrice sono leggiadri e veloci. Dei talismani, sparsi per tutta l’isola, potranno essere colpiti con il nostro arco per guadagnare una spinta di velocità e permetterci così di correre in lungo e in largo senza sosta.

The Pathless
Ogni movimento della nostra protagonista equivale a un armonioso accompagnamento musicale che muta l’esperienza di gioco in un titolo che si dimostra essere un grande esempio di arte videoludica. Ogni traccia della colonna sonora è stata composta per trasmettere le sensazioni che si proverebbero nel percorrere realmente quelle vaste e colorate lande presenti in The Pathless. Ogni strumento trasmette il senso d’avventura e l’epicità della lotta che si sta compiendo, un viaggio lungo un percorso impervio, soli contro il Divoratore di Dei, assettato di potere.

The Pathless

Anche i brani realizzati per le boss fight, se ben analizzati, non rappresentano il classico accompagnamento sonoro allo scontro tra bene e male, quanto piuttosto una danza, un rituale per purificare quegli animali ora saturi di malvagità che necessitano il nostro aiuto. Oltre all’esplorazione e alle boss fight di fine area, la colonna sonora di The Pathless accoglie il giocatore anche durante le fasi esplorative più delicate, come quelle dedite alla risoluzione degli enigmi ambientali.

Come menzionato precedentemente, ogni terra è colma di attività da svolgere, nessuna di esse è però legata a un ordine ben specifico: saremo liberi di muoverci a suon di colpi di freccia ovunque vogliamo, trasportarti dalla coinvolgente musica del titolo. Per liberare le tre torri sarà necessario l’ottenimento di diversi totem, questi ultimi ottenibili tramite la risoluzione di alcuni puzzle, mai banali e che, assieme all’accompagnamento musicale, verrete catapultati nell’armoniosa tela dipinta dal team di Giant Squid.

The Pathless su PlayStation 5

Nelle nostre sei ore trascorse con The Pathless abbiamo avuto modo di provare la versione per PlayStation 5. Il titolo permette di scegliere tra due modalità: prestazioni o risoluzione, consigliandoci quest’ultima solo se si è in possesso di uno schermo 4K. Lato nostro abbiamo comunque preferito la modalità prestazioni per avere un frame-rate fisso a 60 fotogrammi al secondo.

The Pathless

Ad aumentare maggiormente l’immersione del giocatore nel titolo ci pensano i trigger adattativi del Dualsense, che vengono attivati ogni volta che viene scoccata una freccia, permettendo così di percepire la tensione della corda dell’arco; c’è anche un lieve supporto dei feedback aptici, limitato ai momenti più intensi della narrazione, specialmente nei momenti finali dove vi è la presenza di scene artisticamente ancora più intense.


The Pathless è un’opera videoludica che unisce arte, musica e videogiochi in un grande dipinto in movimento. Non fatevi ingannare dalla sua apparente semplicità e non snobbatelo perché non è un tripla A: il team di Giant Squid ha dimostrato ancora una volta di saper raccontare una storia attraverso musiche e scelte stilistiche ben congegniate. Non rivoluzionerà l’industria per le sue scelte di gameplay ma The Pathless prova a toglierci tutti quei paletti di sicurezza a cui siamo abituati negli open world, permettendoci di sentire e vedere un’esperienza videoludica sopraffina e curata fino ai titoli di coda.

L’articolo The Pathless – Recensione proviene da GameSource.

AGI – Il colosso alimentare francese Danone annuncia la sua intenzione di sopprimere fino a 2.000 posti di lavoro per l’impatto del Covid sulle vendite. L’obiettivo, spiega, è quello di “semplificare” la sua organizzazione. In Francia i tagli riguarderanno tra 400 e 500 addetti, in particolare dirigenti e manager. 

AGI – Quello appena trascorso è stato un anno pieno di soddisfazioni per il tennis italiano. Fognini e Berrettini guidano un gruppo di giovani promesse, tra cui spicca il talento di Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, che fanno sperare in un futuro sempre più roseo tra tornei internazionali e Coppa Davis. Un anno, tra Covid, cancellazioni e riprese, che consolida un lavoro iniziato qualche lustro fa dalla Federazione e di cui ora si è iniziato a raccogliere i frutti.

Un anno di ‘Rinascimento’, come lo chiama Vincenzo Martucci, per tanti anni ‘firma’ della Gazzetta dello Sport con cui ha seguito 8 olimpiadi, più di 80 tornei dello slam e oltre 20 finali di Coppa Davis, nel suo libro ‘Il Rinascimento del tennis italiano” (Pendragon, 2020) che può contare di alcuni contributi di Paolo Bertolucci, ex grande giocatore e oggi tra i più apprezzati commentatori televisivi.

Martucci, oggi consulente della Fit, ha spiegato all’Agi punti forti e punti deboli dei protagonisti di questa rivoluzione tennistica, il ruolo della stessa Federazione e cosa il 2021 potrà regalarci, pandemia permettendo.

Generazione Cecchinato

Sono due i nomi da cui si parte per comprendere al meglio le radici di questo cambiamento. “Nel mio libro dedico un capitolo a Fognini e Cecchinato che sono stati i primi a trainare questa rivoluzione e questa nuova immagine del tennis italiano che io specificherei che non è soltanto nei singoli risultati ma anche nella loro continuità. Abbiamo avuto negli anni dei ‘lampi’ da giocatori che nel libro chiamo ‘incompiuti’ e a cui è mancato sempre qualcosa: non avevano piedi rapidi come Camporese, resistenza come Canè, talento tennistico come Cancellotti e Pistolesi, o non avevano abbastanza cattiveria come Pescosolido”.

Poi è arrivata la semifinale al Roland Garros conquistata da Cecchinato nel 2018. “Cecchinato è l’elemento di rottura per due motivi: da una parte riporta l’Italia a livello di semifinale di un grande Slam e dall’altra perché non rappresenta il modello del giocatore di talento o di grandissima qualità, ma quello di un giocatore costruito. Quando parlo di ‘Generazione Cecchinato’ mi riferisco a quel tipo di giocatore ‘di mezzo’ che per una serie di circostanze che racconto nel libro si affrancano dall’etichetta di giocatore normale che fa le qualificazioni del grande torneo o fa risultati medi in tornei di medio livello. Ma è quel tipo di giocatore che all’improvviso non solo arriva in una semifinale del Roland Garros ma batte campioni come Djokovic. Arriva cioè a un livello impensabile a ridosso dell’eccellenza”.

Per Martucci un giocatore costruito attraverso il ‘sistema’ italiano che così riassume: “Una palestra straordinaria di tornei Challenger e satellite che prima non esistevano e che sono ottimi per misurarsi. Un grandissimo aiuto economico, di strutture, di fisioterapisti e massaggiatori, che la Federazione italiana dà ai gruppi privati e a tutti i giocatori over 18.

E infine la possibilità di avere un colloquio continuo con i due tecnici del centro tecnico federale, Volandri e Rianna, che sono sempre a disposizione. Tutti questi elementi creano un collante per cui un giocatore medio come Cecchinato può sognare di arrivare al vertice”.

L’orgoglio di Fognini e l’essere ‘chioccia’ 

“Se non ci fosse stato l’exploit di Cecchinato, Fognini forse si sarebbe persino ritirato”. Racconta Martucci parlando del percorso che il tennsita ligure ha intrapreso dopo l’impresa di Cecchinato a Parigi. “Era convinto di aver raggiunto il massimo, aveva problemi fisici e di comportamento evidenti, e non riusciva ad andare oltre i quarti di finale di uno Slam. Poi sia con l’aiuto della moglie e dei figli ma anche, e soprattutto, l’exploit di Cecchinato che lo supera nella classifica mondiale, tutto cambia”.

Tutto questo insomma “crea quella positiva voglia di migliorarsi e di fare meglio che poi è stata la molla per la sua ripartenza”. Fognini rilancia completamente la sua carriera. “La sua era la voglia di tornare a essere competitivo facendo sì che non fosse solo quello ‘negativo’ che appariva in campo. Arrivano così lo splendido successo di Montecarlo e l’ennesima vittoria contro Nadal che, arrabbiato per un’altra brutta sconfitta, getta benzina sul fuoco nell’orgoglio del ligure dicendo ‘ho giocato la mia peggior partita’. Tutto questo contribuisce, insieme alla Lever Cup dove fa un po’ la figura del bambino con i ‘coach’ Nadal e Federer, a far sì che Fognini cambi passo e decida di operarsi a tutti e due i piedi, una delle sue armi migliori. Se ne va in Puglia con Barazzutti, non uno tenero, e si rimette con la testa sotto. Tutto perché vuole giocare ancora due-tre anni ad alti livelli. E sicuramente, visto oggi il livello sulla terra rossa, al Roland Garros e a Roma un pensiero lo ha fatto”.

Accanto a tutto ciò c’è il ruolo di guida per i giovani che stanno adesso frequentando il circuito. “Ha una grande stima per Sinner ma ancora più grande per Musetti che ha voluto come compagno di doppio. Si sente quello più grande, una chioccia e questo, per lui che è padre, contribuisce a gasarlo”.

Berrettini e il 2021 pieno di cambiali

Alle spalle di Fognini c’è Berrettini, il 24enne romano che oggi è numero uno d’Italia. “In quest’anno sfortunato a causa Covid è stato paradossalmente fortunato perché non ha dovuto ripetere la grande stagione precedente”. Il tennista avrebbe infatti dovuto confermarsi e combattere con la pressione che questo comporta.

“La stessa pressione che in qualche modo ha subito Cecchinato dopo il suo anno di grazia. Ma il problema di Berrettini è soprattutto un problema fisico: non è molto reattivo con i piedi e questa è una cosa che lo mette in difficoltà soprattutto quando esce dal servizio, una delle sue armi principali. Deve quindi lavorare molto su questo e nello stesso tempo combattere contro la sfiducia arrivata da alcuni risultati negativi”.

Berrettini, secondo Martucci, non ha una personalità straripante come Fognini, Sinner o Musetti. “è molto un ‘bravo ragazzo’ con un allenatore, Santopadre, ancora più ‘bravo’ di lui. Questo può essere un limite. Nel 2021 gli scadono delle cambiali importanti e dovrà difendere molti punti. È importante vedere come reagirà”.

Berrettini, conclude, “ha un grande servizio, un gran dritto, un rovescio molto migliorato. Ma basta vedere la partita con Ruud a Roma per capire dove sono i problemi: fisici e di personalità che riguardano la cattiveria e l’aggressività da mettere in campo nei momenti importanti del match, quelli che servono poi per portarlo a casa. Gli manca quel qualcosina che rischia di metterlo in difficoltà”.

Sinner e l’attesa per un grande 2021

Una cattiveria agonistica, una freddezza che sembra mancare a Berrettini ma che non manca a Sinner. “Una delle sue più grandi qualità è quella di saper ricomporsi. Basti vedere la finale di Sofia dove ha perso un secondo set che poteva dare il là a qualcosa di drammatico. Invece si è rimesso a giocare nel terzo set portando a casa il torneo. Questa cosa di ritrovarsi, azzerare e rimettere insieme i pezzi è una qualità fondamentale e innata. Piatti, il suo allenatore, lo ha aiutato moltissimo in questo”, ricorda Martucci.

“Aggiungiamo le gambe straordinarie che ha, anche grazie allo sci, per cui non colpisce mai fuori equilibrio e accelera in maniera straordinaria”. Ma anche il giovane fenomeno del tennis italiano ha punti deboli. “Lo vedo nella top ten ma non riesco al momento a vederlo tra i primissimi al mondo, parlo delle prime tre posizioni, perché gli manca ancora la capacità di inventare, di fare qualcosa di particolare e inaspettato in un momento importante. Quel suo essere tedesco, che lo aiuta in tante cose, non so se gli permetterà di avere quel necessario pizzico di fantasia più avanti”.

Nel 2021 lo aspetteranno tutti al varco. “Sì, lui e il suo allenatore forse non potranno più dire ‘calma, vediamo dove può arrivare’ o ‘ogni partita impara qualcosa’ anche perché il nostro è un Paese terribile, con una forte impronta calcistica, dove si passa dalle stelle alle stalle velocemente. Quando arriverà un periodo di delusione o di critica, come lo vivrà?”, aggiunge.

La sorpresa ‘Lorenzo Sonego’

Il tennista piemontese ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi dodici mesi. “La prima volta che l’ho visto alle qualificazioni degli Internazionali di Roma ho pensato: ‘Ma questo qui dove è stato finora?’. È un giocatore che non ti aspetti che ha delle caratteristiche molto particolari. Un giocatore offensivo, che si butta a rete, che cerca sempre una soluzione. Ha un allenatore, Arbino, che ha messo in questo progetto tutte le sue esperienze nella costruzione di questo prototipo di giocatore particolare che, all’inizio non capisci bene quanto forte possa essere, ma poi vedi che serve bene, risponde sempre, corre per tutto il campo, appena può va a rete e riesce a giocar bene in tutte le superfici”, ricorda Martucci. Poi c’è un altro dettaglio fondamentale “è un ragazzo molto intelligente, umile, che impara da tutti e che si fa volere bene nel circuito”.

La genialità di Lorenzo Musetti

“Ha la fortuna di poter crescere alle spalle di Sinner. Loro sono molto amici ed è stato lo stesso altoatesino a dire che Musetti ha più talento tennistico di lui”, ricorda ancora Martucci. “Sa fare tutto ed è più genio e sregolatezza. Se questa sregolatezza riesce a essere ben incanalata tutto diventerà ancora più interessante. Dipenderà dal suo allenatore”, Simone Tartarini, “nel senso che lo allena da sempre e ora dovrà essere in grado di dargli quel qualcosina in più”.

Poi il paragone che racconta quanto Musetti abbia potenzialità. “Mi ricorda tanto Panatta sia come gioco che come personalità, perché non ha paura di provare e inventare ed è capace di creare gioco. Una qualità dei fenomeni. Bisogna vedere se riuscirà ad aggiungere una base solida di fisico, resistenza, tenuta mentale. Fognini lo ha scelto per giocare il doppio con lui e riconosce in questo ragazzo le stigmate del campione. Probabilmente vorrebbe che non perdesse tempo come è capitato, ad esempio, a lui o alla Schiavone.

Gli altri

“Sono tutti giocatori a cui purtroppo manca qualcosa. Ogni qualvolta vedo giocare Mager penso: ‘Ma perché questo non vince?’. Caruso ha grandissime qualità. Adesso c’è anche Pellegrino che tranquillamente può esprimersi a buoni livelli”.

Per Martucci il periodo è favorevole anche per loro: “È un gruppo di giocatori che, come successe a Cecchinato, in una situazione particolare, particolarmente motivati possono essere competitivi anche ad alti livelli. Avere 11 giocatori in un tabellone dello Slam può significare che questi momenti favorevoli possano davvero verificarsi e se tu sei pronto, quando ciò accade, puoi vivere quello che è già accaduto a Cecchinato”.

Il rinascimento della Federazione

Per Martucci ha un ruolo fondamentale in questo processo di crescita del movimento tennistico italiano. “Questa federazione, guidata da Binaghi, ha preso in mano all’inizio degli anni duemila una situazione drammatica. Sono stati risistemati i conti degli Internazionali d’Italia trasformando il passivo in un attivo di 12 milioni di euro l’anno. Sono state messe a posto le cause di lavoro che aveva la Federazione e che bloccavano tutto. è stato creato un circuito di tornei Challenger e satellite che permette ai giovani di fare esperienze e ai vecchi di finanziare la propria attività. è stato risolto il problema di spaccatura tra il centro tecnico federale e i club privati con il tennista italiano che è diventato di tutti”.

A questo Martucci aggiunge la parte di tennis giocato. “Non dimentichiamo che quando il tennis è stato cancellato da Wimbledon, Montecarlo, Amburgo e Madrid, in Italia si è riprogrammata Roma, si è creato il torneo di Pula in Sardegna, si sono giocati i campionati italiani che mancavano da tanto tempo. Anche la Wta è ripartita dopo il lockdown da Palermo. Tutti esempi di come è stato fatto un grande lavoro a livello di organizzazione”.

Poi c’è la parte relativa all’immagine e alla comunicazione. “La Federazione si è data un’immagine di un’azienda di medio livello: ha creato 12 anni fa una televisione, una cosa unica tra le tutte le federazioni italiane, con i rischi connessi. L’accordo con Sky che quest’anno è saltato per le difficoltà che tutti conoscono legate alla pandemia potrà stringersi di nuovo e, se anche non dovesse essere così, la Federazione sarà attenta a qualsiasi altra forma di comunicazione e diffusione dei propri contenuti e delle proprie eccellenze”.

“Ha conquistato tanta fiducia dopo l’organizzazione delle Next Gen a Milano. E l’anno prossimo con le Atp Finals di Torino, che rimarranno in Italia per 5 edizioni, avrà un fatturato annuo di 60 milioni euro che cambierà completamente le dimensione di tutto quello di cui stiamo parlando. Insomma, questo testimonia il grande lavoro fatto è che oggi è il collante che contribuisce allo sviluppo del rinascimento tennistico italiano”.

Il sogno della Coppa Davis

Si tornerà a giocarla alla fine dell’anno con una formula nuova che ricorda quella dei mondiali di calcio. Un obiettivo vero, un appuntamento da cerchiare in calendario. “Io credo che oggi come oggi, guardando classifica e potenzialità, l’Italia per me è tra le prime tre nazioni al mondo. E la nuova formula ci favorisce visto che non si hanno più quelle 3-4 finestre durante l’anno dove si dovevano convincere i tennisti a giocare quando erano presi dalla loro programmazione”. Il punto debole sembra il doppio. “Bisogna lavorarci su ma già la volontà di lavorare di Fognini in quella direzione con Musetti è un buon segno”. 

AGI –  I primi risultati dei test clinici avanzati per il vaccino anti Covid messo a punto da AstraZeneca-Università di Oxford danno un’efficacia compresa fra il 62 e il 90 per cento, con una media pari al 70%. Lo rende noto il gruppo farmaceutico in un comunicato.

I test clinici sono stati condotti nel Regno Unito e in Brasile, e “non si sono segnalate ospedalizzazioni o casi gravi della malattia” fra i volontari che hanno ricevuto il vaccino, si legge nella nota di AstraZeneca. Il vaccino è risultato efficace al 90% quando è stato somministrato a partire da mezza dose, poi completata da una dose completa almeno un mese dopo; mentre un altro regime di dosaggio (2 dosi complete a distanza di un mese) ha avuto un’efficacia del 62%.

L’analisi combinata dei due tipi di dosaggio porta a un’efficacia media del 70%, spiega ancora il gruppo farmaceutico. Ora le indagini proseguono per accumulare dati e stabilire la durata della protezione. La protezione si verifica a partire da 14 giorni dopo la somministrazione della seconda dose e non si sono verificati gravi problemi: in entrambe le formulazioni, il vaccino è stato ben tollerato.

Secondo il responsabile dei test per l’Università di Oxford, professor Andrew Pollard, “questi risultati dimostrano che abbiamo un vaccino efficace che salverà molte vite“.  

Il vaccino Oxford-Astra-Zeneca è “altamente efficace” nella prevenzione del Covid-19 secondo i risultati preliminari dei testi clinici condotti in Regno Unito e Brasile. In particolare, un tipo di dosaggio è risultato efficace al 90% e un altro al 62%; per questo la società farmaceutica ha calcolato una media di efficacia al 70%.

Ora AstraZeneca preparerà i documenti e i dati per chiedere le autorizzazioni “in tutto il mondo alle autorità che hanno un quadro di riferimento per l’approvazione condizionale o anticipata”. L’azienda chiederà inoltre all’Organizzazione Mondiale della Sanità l’elenco delle possibilità di approvarlo per “usi di emergenza” per ottenere un percorso accelerato verso la disponibilità di vaccini nei paesi a basso reddito. 

AstraZeneca sta lavorando per ottenere una capacità di produzione fino a 3 miliardi di dosi di vaccino nel 2021 a rotazione, se rotativa, in attesa dell’approvazione normativa. Il vaccino, si legge ancora nella nota della società, può essere conservato, trasportato e manipolato in normali condizioni di refrigerazione (2-8 gradi Celsius/3646 gradi Fahrenheit) per almeno sei mesi e somministrato all’interno delle strutture sanitarie esistenti.

I volontari che hanno partecipato alla campagna di test clinici sono oltre 23 mila, dai 18 anni in su provenienti da diversi gruppi razziali e geografici sani o in condizioni mediche di base stabili. Sono in corso studi anche negli Stati Uniti, Giappone, Russia, Sudafrica, Kenya e America latina, e ne sono stati pianificati ulteriori in altri Paesi europei e asiatici. In tutto, la societa’ prevede di fare test globalmente su 60 mila volontari.