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Activision ha annunciato che Call of Duty: Warzone ha superato i 100 milioni di giocatori. Il traguardo è stato superato poco prima dell’inizio della Stagione 3 del battle royale.

Questo successo è sicuramente figlio del grande scalpore fatto da Call of Duty: Warzone, che fin dalle prime 24 ore era stato in grado di raggiungere la cifra di oltre 6 milioni di giocatori. Successivamente, nell’arco di una settimana il numero di giocatori si è espanso raggiungendo i 15 milioni. Il grande salto è avvenuto nei tre giorni successivi, permettendo al neo battle royale free-to-play di raggiungere un totale di 30 milioni di utenti. Ad Aprile 2020 il titolo contava 50 milioni di giocatori, di conseguenza nel corso di 365 giorni il titolo ha raddoppiato la sua utenza totale.

A Ottobre 2020, inoltre, stando ad un sondaggio basato su 10.000 teenager ha rivelato che Call of Duty Warzone era più popolare di Fortnite all’interno della categoria battle royale free-to-play. Naturalmente Activision si ritiene decisamente soddisfatta dei risultati ottenuti, che si aggiungono anche ai risultati di Call of Duty: Mobile e del recente Call of Duty Black Ops Cold War.

L’articolo Call of Duty Warzone: 100 milioni di utenti superati proviene da GameSource.

AGI – L’Upb ha “validato positivamente” il quadro macroeconomico programmatico, dopo aver validato positivamente anche le previsioni macroeconomiche tendenziali. Lo ha affermato Giuseppe Pisauro, il presidente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, in audizione sul Def presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato. Le previsioni del Mef per il periodo 2021-2024, ha spiegato, sono “coerenti, seppur con qualche modesto disallineamento con quelle del panel, sebbene a fronte dei fortissimi elementi di incertezza ascrivibili alla pandemia” e “i rischi sono prevalentemente orientati al ribasso sia nel breve che nel medio-lungo termine”.

“Nel triennio 2022-24 – ha spiegato Pisauro – nello scenario Upb la traiettoria del rapporto tra debito e Pil avrebbe un andamento superiore a quello dello scenario Def, con una differenza che raggiunge quasi 3 punti percentuali in più nel 2024 quando il rapporto tra debito e Pil risulterebbe del 155,5 per cento“. 

Il rischio delle garanzie pubbliche

“L’accumulo di garanzie pubbliche può rappresentare un rischio per la sostenibilità delle finanze pubbliche”, ha poi avvisato il presidente dell’Upb spiegando che “le misure per assicurare la liquidità delle imprese durante la crisi Covid-19 hanno significativamente aumentato lo stock di garanzie complessivamente concesse alle imprese dalle Amministrazioni pubbliche”. Fra il 2019 e il 2020, “lo stock complessivo è passato da 85,8 a 215,5 miliardi (dal 4,8 al 13,0 per cento del Pil) e l’incremento dovuto agli interventi legati alla emergenza sanitaria è stato pari a 117,7 miliardi (7,1 per cento del Pil)”. In caso di escussione della garanzia, “le Amministrazioni pubbliche sono infatti tenute al rimborso del capitale residuo oggetto di garanzia. Sarà importante nei prossimi anni monitorare l’andamento di questi importi e soprattutto dei valori delle perdite attese sottostanti le previsioni indicate nel Def, che dovrebbero avere una separata indicazione”, ha concluso.

AGI – E’ “meglio per il momento” usare i vaccini J&J e Astrazeneca “negli anziani sapendo che potremmo anche usarli se necessario: se avessimo solo questi due vaccini a disposizione li daremmo senza esitazioni a tutti perché i benefici superano di gran lunga i rischi”. Lo afferma Nicola Magrini, direttore generale di Aifa, in un’intervista a La Stampa in cui sottolinea che per i due vaccini si sono registrati “casi rarissimi” di trombosi cerebrali “in donne con meno di 60 anni”.

“Ma nei prossimi mesi avremo anche altre opzioni”, ha assicurato Magrini, “a fine maggio è attesa anche la registrazione del vaccino Curevac che usa la tecnologia dell’Rna messaggero, come Pfizer e Moderna, e che ha dati preliminari molto buoni”.

“E’ importante ribadire” che J&J e Astrazeneca, conclude Magrini, per l’Ema “sono entrambi utilizzabili in tutta la popolazione sopra i 18 anni ma abbiamo seguito quella che anche la Fda americana ha definito una abbondanza di cautela quando ha fermato il vaccino J&J qualche giorno fa per una pausa di approfondimento”.

AGI – Fallisce il progetto di secessione di dodici blasonati club calcistici che volevano creare una Super League alla quale accedere di diritto e senza qualificazioni. Con l’ufficializzazione del ritiro delle 6 squadre inglesi che avrebbero dovuto comporre metà della compagine, di fatto si tratterebbe di un campionato italo-spagnolo con in campo solo Juventus, Inter, Milan, Atletico Madrid, Barcellona e Real Madrid. Anzi, forse solo cinque, perché fonti vicine all’Inter hanno fatto sapere nella notte che alla luce delle ultime evoluzioni, il progetto della Superlega non è più ritenuto d’interesse dal club nerazzurro allo stato attuale.

Ma nonostante la debacle, le società superstiti non mollano e assicurano che i piani restano in piedi: sono sono la rimodellare.

Con una raffica di tweet a breve distanza l’uno dall’altro, Manchester United, Liverpool, Arsenal e Tottenham hanno annunciato l’abbandono del progetto i cui capofila sono il Real Madrid di Florentino Perez e la Juventus di Andrea Agnelli e la cui nascita era stata annunciata poco dopo la mezzanotte di lunedì. Un’idea che era stata minata alle fondamenta dal dissenso degli giocatori e della maggioranza degli allenatori e che era stata osteggiata da capi di stato e di governo – da Mario Draghi a Boris Johnson, da Emmanuel Macron all’esecutivo spagnolo.

Il piano aveva cominciato a scricchiolare poco più di 24 ore dopo la nascita per il dietrofront del Manchester City che ha ceduto alla furia dei tifosi. Ultima è arrivata la formalizzazione dell’addio del Chelsea.

Si svuota così prima ancora di essere riempito il piatto da 3,5 miliardi di euro finanziato dalla banca di investimento statunitense JPMorgan che avrebbe dovuto essere distribuito tra i soci fondatori per compensare l’impatto della pandemia di coronavirus sui campionati.

Ma la battaglia non sembra finire qui. Gli ideatori della Super League hanno fatto sapere in una nota di voler “intraprendere i passi più appropriati per rimodellare il progetto” a fronte dei tanti ritiri dai club fondatori che devono affrontare e ha denunciato che i sei club inglesi inizialmente impegnati e che martedì si sono sfilati uno dopo l’altro sono stati costretti “a causa delle pressioni esercitate su di loro”.

La reazione alla secessione, in effetti, è stata dura, con i politici e le autorità calcistiche che hanno minacciato di intraprendere un’azione legale contro la cosiddetta “sporca dozzina”, cui sono state paventate esclusioni dalle competizioni nazionali e continentali.

“Il Manchester United non parteciperà alla Super League europea”, si legge in un comunicato dei 20 volte campioni d’Inghilterra. “Abbiamo ascoltato attentamente la reazione dei nostri fan, del governo britannico e di altri stakeholder chiave. Rimaniamo impegnati a lavorare con gli altri in tutta la comunità calcistica per trovare soluzioni sostenibili alle sfide a lungo termine che il gioco deve affrontare”. Lo United ha anche annunciato che il vicepresidente esecutivo Ed Woodward lascerà il suo ruolo entro la fine dell’anno.

Il ministro della Cultura britannico Oliver Dowden ha affermato che nonostante l’inversione di marcia, sarà necessaria una revisione della governance del mondo del calcio. “L’intera faccenda mostra quanto questa gente sia fuori dal mondo” ha twittato, “Hanno completamente sbagliato a valutare la forza dei sentimenti dei tifosi, dei giocatori e dell’intero Paese. Il calcio è per i tifosi. Rimango convinto della necessità di una riforma. Dobbiamo assicurarci che ciò non accada mai più”.

Il capitano del Liverpool, Jordan Henderson, aveva pubblicato la sua disapprovazione per il progetto ‘Super League’ su Twitter e poco dopo è venuta la dichiarazione del club: “Il Liverpool Football può confermare che il nostro coinvolgimento nei piani proposti per formare una Super League europea è stato interrotto. Negli ultimi giorni, il club ha ricevuto rimostranze da vari stakeholder chiave, sia interni che esterni, e vorremmo ringraziarli per il loro prezioso contributo”.

L’Arsenal è andato oltre chiedendo scusa ai tifosi: “Non è mai stata nostra intenzione causare tanta angoscia, tuttavia quando è arrivato l’invito a entrare in Super League, pur sapendo che non c’erano garanzie, non volevamo essere lasciati indietro e assicurarci di proteggere l’Arsenal e il suo futuro”, si legge in una nota dei Gunners. “Abbiamo commesso un errore e ci scusiamo“. I tifosi del Chelsea che si erano riuniti fuori dallo Stamford Bridge per protestare per lo 0-0 contro il Brighton in Premier League hanno festeggiato quando sono arrivate le notizie secondo cui i Blues stavano progettando di ritirarsi.

Anche i tifosi del Tottenham avevano programmato una protesta, ma prima è arrivata la dichiarazione del presidente degli Spurs Daniel Levy: “Ci rammarichiamo per l’ansia e il turbamento causati dalla proposta della Super League“. 

La Super League si dice “convinta che l’attuale status quo del calcio europeo debba cambiare”. “Proponiamo un nuovo campionato europeo perché il sistema esistente non funziona. La nostra proposta è finalizzata a consentire allo sport di evolversi generando risorse e stabilità per l’intera piramide calcistica, anche aiutando a superare le difficoltà finanziarie incontrate dall’intera comunità a causa della pandemia”.

L’associazione ribadisce che la League fornirebbe pagamenti di solidarietà a tutte le parti interessate del calcio. “Nonostante l’annunciato abbandono dei club inglesi, costretti a prendere tali decisioni dalle pressioni esercitate su di loro,” continua il comunicato, “siamo convinti che la nostra proposta sia pienamente in linea con le leggi vigenti e i regolamenti europei”. 

Andrea Agnelli, numero uno della Juventus, vicepresidente e fondatore della nuova Super League europea, assicura che non ci saranno retromarce, pur aprendo al dialogo con Fifa e Uefa. “Fra i nostri club c’e’ un patto di sangue“, ha detto in un’intervista a Repubblica, “il progetto della Super League ha il 100 per cento di possibilità di successo, andiamo avanti”: lo ha ribadito  in un’intervista a Repubblica uscita poche ore dopo la rinuncia al progetto da parte dei sei club inglesi. Agnelli non ha chiuso al dialogo con le istituzioni del calcio: “Se ci fanno una proposta, valuteremo”, ha spiegato, ma resta l’obiettivo di “creare la competizione più bella al mondo capace di portare benefici all’intera piramide del calcio”.

L’ex agente Derek Chauvin è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio dell’afroamericano, George Floyd, morto soffocato durante l’arresto a Minneapolis, in Minnesota, il 25 maggio dell’anno scorso. Lo ha deciso la giuria, che si è riunita per due giorni, al termine di un processo che ha monopolizzato l’attenzione dei media, della politica e dell’opinione pubblica statunitense. 

Il verdetto arriva dopo tre settimane di audizioni, 46 testimoni, tra cui una bambina, e la continua riproposizione delle ultime immagini da vivo di Floyd. Chauvin, 44 anni, è stato riconosciuto colpevole di tutti i capi di imputazione, ovvero omicidio preterintenzionale, di secondo grado (ovvero senza averne l’intenzione, ma assumendone il rischio) e omicidio di terzo grado cioè per “indifferenza alla vita umana”.

Chauvin, che per nove minuti e 29 secondi tenne il ginocchio premuto sul collo di Floyd, era l’unico imputato nel processo. Qauutro dei 12 giurati erano afrioamericani.

“Il ginocchio sul collo di Floyd non era una mossa non autorizzata”, ha detto terminando la sua arringa Eric Nelson, l’avvocato difensore di Chauvin. Fuori dal Tribunale i familiari di Floyd e di Daunte Wright, il ragazzo di 20 anni ucciso dalla polizia, hanno tenuto una veglia di preghiera.

“Abbiamo sentito dire che George Floyd combatteva con la dipendenza dalla droga e che era stato indagato per aver spacciato una banconota falsa da venti dollari, ma non ci sono prove che sapesse che quella banconota era falsa. Lui non è imputato qui e non ha avuto un processo quando era vivo. Le sue ultime parole sono state ‘per favore, non respiro'”, aveva precedentemente detto il procuratore Steve Schleicher nel corso della requisitoria finale. “Questo – aveva aggiunto – non è un processo alla polizia, è il processo a un imputato. E per la buona polizia non c’è niente di peggio di una cattiva polizia”. 

Nell’ultima giornata di dibattimento, l’accusa, portata avanti dal procuratore Steve Schleicher, ha concentrato la requisitoria su quei 9 minuti e 29 secondi in cui l’agente ha tenuto il suo ginocchio premuto sul collo di Floyd, steso per terra, a faccia in giù, le mani bloccate dietro la schiena con le manette.

E alla vigilia la famiglia aveva invocato giustizia, anzi ha detto di aver “bisogno di una condanna”. Il processo è stato trasmesso in diretta tv: è stato concesso l’accesso nell’aula a tre telecamere dell’emittente Court TV, una rete statunitense che trasmette i processi. “Le sue ultime parole – ha detto il procuratore – sono state ‘per favore, non respiro’. Floyd non stava facendo del male a nessuno, non voleva fare male a nessuno”.

“Questo – ha aggiunto – non è un processo alla polizia, è il processo a un imputato. E per la buona polizia non c’è niente di peggio di una cattiva polizia”. Il legale di Chauvin, Eric Nelson, ha sostenuto come “la mossa del ginocchio non fosse non autorizzata”, nonostante molti poliziotti e addestratori, chiamati a testimoniare, abbiano detto il contrario. L’avvocato ha puntato sulla dipendenza di Floyd dagli oppioidi, legando la morte a una cattiva condizione dei polmoni, già logorati dalla droga. 

AGI – Non più un Paese solo ‘in arancione’ o ‘rosso’. Da lunedì torneranno il ‘giallo’ e il ‘bianco’ nella cartina che segnala le misure anti Covid. Dopo la stretta di aprile, ogni Regione, dalla prossima settimana, potrà, quindi, ambire al livello più basso di restrizioni nell’ambito del sistema per colori utilizzato per decidere le misure in base indice di contagio.

Dalla scuola in presenza al via libera agli spettacoli all’aperto, al ‘certificato verde’ per chi è vaccinato o negativo al tampone, ecco le principali misure contenute nella bozza del nuovo decreto Covid:

Scuola in presenza. Deroghe in casi eccezionali

“Dal 26 aprile e fino alla conclusione dell’anno scolastico 2020-2021, è assicurato in presenza sull’intero territorio nazionale lo svolgimento dei servizi educativi per l’infanzia, dell’attività scolastica e didattica della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, nonchè delle attività scolastiche e didattiche della scuola secondaria di secondo grado, almeno per il 50% della popolazione studentesca”.

“Le disposizioni di cui al primo periodo non possono essere derogate da provvedimenti dei presidenti delle Regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano e dei sindaci – si precisa – La deroga è consentita solo in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus Sars-cov-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica. I provvedimenti di deroga sono motivatamente adottati sentite le competenti autorità sanitarie e nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità, anche con riferimento alla possibilità di limitarne l’applicazione a specifiche aree del territorio”, si aggiunge.

“Le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica, affinchè – si precisa – nella zona rossa sia garantita l’attività didattica in presenza ad almeno il 50 per cento, e, fino a un massimo del 75 per cento della popolazione studentesca. La restante parte della popolazione studentesca delle predette istituzioni scolastiche si avvale della didattica a distanza”. Mentre in zona gialla e arancione la didattica in presenza delle scuole superiori deve essere garantita “ad almeno il 60% e fino al 100% della popolazione studentesca”.

Infine, la bozza prevede che “dal 26 aprile 2021 e fino al 31 luglio 2021, nelle zone gialla e arancione, le attività didattiche e curriculari delle università “siano svolte prioritariamente in presenza secondo i piani di organizzazione della didattica e delle attività curricolari predisposti nel rispetto delle linee guida e dei protocolli di sicurezza”.

Gli spostamenti tra le regioni

“Dal 26 aprile 2021 sono consentiti gli spostamenti in entrata e in uscita dai territori delle Regioni e delle Province autonome che si collocano nelle zone bianca e gialla”.”Gli spostamenti in entrata e in uscita dai territori delle Regioni e delle Province autonome collocati in zona arancione o rossa – si precisa – sono consentiti ai soggetti muniti delle certificazioni verdi”. 

Spettacoli all’aperto e sport di contatto

“A decorrere dal 26 aprile 2021, in zona gialla gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, live-club e in altri locali o spazi anche all’aperto sono svolti esclusivamente con posti a sedere pre-assegnati e a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, sia per il personale. La capienza consentita non può essere superiore al 50 per cento di quella massima autorizzata e il numero massimo di spettatori non può comunque essere superiore a 1.000 per gli spettacoli all’aperto e a 500 per gli spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala”.

Le attività devono svolgersi nel rispetto delle linee guida vigenti. Restano sospesi gli spettacoli aperti al pubblico quando non è possibile assicurare il rispetto delle condizioni di cui al presente articolo”. Sempre a decorrere dal 26 aprile e sempre in zona gialla, nel rispetto delle linee guida vigenti, è consentito lo svolgimento all’aperto di qualsiasi attività sportiva anche di squadra e di contatto.

E’ comunque interdetto l’uso di spogliatoi se non diversamente stabilito dai provvedimenti di cui all’articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020″.

Come funziona la ‘carta verde’

Arriva la certificazione verde Covid-19: dovrà comprovare lo stato di avvenuta vaccinazione o la guarigione dall’infezione o l’effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus. “Ha una validità di sei mesi ed è rilasciata, in formato cartaceo o digitale, su richiesta dell’interessato, dalla struttura sanitaria che effettua la vaccinazione e contestualmente alla stessa, al termine del prescritto ciclo, e reca indicazione del numero di dosi somministrate rispetto al numero di dosi previste per l’interessato”. La certificazione verde Covid-19 riguardo il tampone molecolare “ha una validità di quarantotto ore dal rilascio ed è prodotta, su richiesta dell’interessato, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche da quelle private autorizzate e accreditate e dalle farmacie che svolgono i test” effettuati “dai medici di medicina generale o pediatri di libera scelta”.

Le visite agli amici

“Dal 1 maggio al 15 giugno 2021, nella zona gialla e, in ambito comunale, nella zona arancione, è consentito lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata, una volta al giorno, nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti, e nel limite di quattro persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minorenni sui quali tali persone esercitino la responsabilità genitoriale e alle persone con disabilità o non autosufficienti conviventi”. “Lo spostamento – si sottolinea – non è consentito nei territori nei quali si applicano le misure stabilite per la zona rossa”.

Piscine e centri commerciali

“A decorrere dal 15 maggio 2021 in zona gialla sono consentite le attività di piscine all’aperto in conformità ai protocolli e alle linee guida adottati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sulla base dei criteri definiti dal Comitato tecnico-scientifico”. Sempre dal 15 maggio, in zona gialla, le attività degli esercizi commerciali presenti all’interno dei mercati e dei centri commerciali, gallerie commerciali, parchi commerciali e altre strutture ad essi assimilabili nei giorni festivi e prefestivi possono svolgersi nei limiti e con le modalità previste dai provvedimenti di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020 e da protocolli e linee guida definiti con i medesimi provvedimenti”.

Palestre e ristoranti al chiuso

Dal 1 giugno, nella zona gialla, le attività dei servizi di ristorazione sono consentite anche al chiuso, con consumo al tavolo, dalle 5 fino alle 18, o fino a un diverso orario stabilito con deliberazione del Consiglio dei ministri. Sempre a decorrere dal 1 giugno in zona gialla sono consentite le attività di palestre in conformità ai protocolli e alle linee guida adottati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sulla base dei criteri definiti dal Comitato tecnico-scientifico”.

Centri termali, parchi tematici, fiere e congressi

Dal 1 luglio 2021 sono consentite in zona gialla le attività dei centri termali e le attività dei parchi tematici e di divertimento. Sempre dal primo luglio è consentito, in zona gialla, lo svolgimento in presenza di fiere. Via libera anche a convegni e ai congressi.

AGI – Sarà mostrato e discusso in diretta giovedì 22 aprile un caso di rivascolarizzazione miocardica ad alto rischio (high risk PCI) gestita con l’utilizzo (per la prima volta in Italia) di Impella CP SmartAssist, un sistema munito di fibre ottiche per un monitoraggio ancora più preciso dei segnali pressori, nel corso del webinar- promosso e organizzato dalla Fondazione De Gasperis dell’ospedale Niguarda di Milano. 

“Fino ad oggi la tipologia di pazienti CHIP (higher-risk and clinically indicated patients), ovvero una categoria di persone ad alto rischio per comorbidità, disfunzione ventricolare sinistra e/o valvulopatia ed infine severa coronaropatia, non poteva essere trattata per l’elevato rischio di mortalità periprocedurale.

La persistenza di una disfunzione della pompa cardiaca espone il paziente ad un maggior rischio di riospedalizzazioni e di mortalità a distanza ma anche ad una peggiore qualità di vita” spiega il direttore di S.C. Cardiologia 1- Emodinamica, Unità di Cure Intensive Cardiologiche  del Dipartimento Cardiotoracovascolare “A. De Gasperis”,  Fabrizio Oliva, che aprirà il meeting virtuale.

“Oggi il trattamento è possibile grazie al miglioramento delle tecniche e dei device come il sistema di supporto temporaneo al circolo Impella, una pompa microassiale intracardiaca che supporta il ventricolo sinistro, che si può posizionare facilmente per via percutanea attraverso un accesso 14F e permette di ottenere una gittata fino a 4.3L/min. Oggi, dunque, per la prima volta in Italia sarà utilizzato il sistema Impella CP SmartAssist, un sistema munito di fibre ottiche, per un monitoraggio ancora più preciso dei segnali pressori e quindi una migliore gestione clinica del paziente ad alto rischio» aggiunge Jacopo Oreglia, responsabile della S.S. Emodinamica del Dipartimento “A. De Gasperis”, sostenuto dalla fondazione De Gasperis.

AGI – Il saggio di padre Enzo Fortunato “Francesco il ribelle”, che ripercorre la storia del Santo d’Assisi e uscito nel 2018, entra da oggi a far parte del catalogo Oscar Storia della Mondadori.

San Francesco è oggi più che mai uno dei personaggi chiave per comprendere come si vada configurando il cristianesimo all’inizio del terzo millennio – scrive il Sacro Convento di Assisi –  con la semplicità, la mitezza e l’intenso fuoco interiore che hanno contraddistinto la sua vita, ancora dopo otto secoli attrae nel santuario di Assisi migliaia di persone ogni anno.

In queste pagine, ricche di testimonianze letterarie e pittoriche, si delineano i luoghi che ha visitato, gli incontri che ha fatto, i gesti e le parole con cui ha formulato il suo messaggio, esplicitando quelli che sono stati il suo percorso personale e al contempo la sua rivoluzione culturale – conclude – un libro che conduce a riflettere sul «ribelle» Francesco, e insieme mostra il volto del cristianesimo delle prossime generazioni”.  

Padre ​Enzo Fortunato è un Francescano conventuale, ed è giornalista e scrittore. Già docente presso importanti istituzioni culturali, collabora con testate cartacee e radiotelevisive. Il suo nuovo saggio è disponibile in tutte le librerie (pagine 144, euro 11).

Per Mondadori ha già pubblicato i volumi: Vado da Francesco (2014, tre edizioni), Francesco il ribelle (2018, cinque edizioni) e La Tunica e la Tonaca (2020). 

AGI – La riapertura di bar e ristoranti per il servizio al tavolo riguarda solo poco più di 1 locale su 2 che può contare su spazi all’aperto ma la percentuale sale al 100% nel caso degli agriturismi che hanno a disposizione ampie aree. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sugli effetti delle nuove regole per le aperture che scattano il 26 di aprile.

Consentire la riapertura dei ristoranti a pranzo e cena per chi ha spazio esterno consente però di recuperare in media circa il 15% del totale del fatturato dei 360mila servizi di ristorazione presenti in Italia con i posti all’aperto dei ristoratori che sono, infatti, molti meno rispetto a quelli al coperto.

Le maggiori difficoltà si registrano nei centri urbani stretti tra traffico ed asfalto mentre nelle campagne ci si sta organizzando per offrire agli ospiti la possibilità di cenare sotto gli uliveti in mezzo alle vigne che stanno germogliando oppure nell’orto con la possibilità di raccogliersi la verdura direttamente.

La possibilità di riaprire le attività di ristorazione sfruttando gli spazi all’aperto – precisa la Coldiretti – salva i 24mila agriturismi italiani che possono contare su ampie aree all’esterno per assicurare il necessario distanziamento a tavola. Una misura attesa dopo che le chiusure a singhiozzo dall’inizio della pandemia hanno tagliato i redditi degli operatori con perdite di fatturato stimate alla Coldiretti in 1,2 miliardi di euro.

Gli agriturismi, peraltro, spesso situati in zone isolate in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse i luoghi più sicuri dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche.

“L’agriturismo svolge un ruolo centrale per la vacanza Made in Italy post covid perché contribuisce in modo determinante al turismo di prossimità nelle campagne italiane per garantire il rispetto delle distanze sociali ed evitare l’affollamento”. Sottolinea Diego Scaramuzza presidente di Terranostra nel precisare che “nelle campagne italiane le distanze si misurano in ettari e non in metri”. 

AGI – Tre anfore romane, databili tra il II sec a.C. e il II sec d.C., con bordo arrotondato e anse bifide, sono state trovate nello specchio d’acqua antistante Mondello, borgata marinara di Palermo, grazie all’attività di monitoraggio e vigilanza della Soprintendenza del mare della Regione siciliana. Le anfore, che si trovavano a circa cento metri di distanza dall’antico stabilimento balneare, a una profondità di dodici metri, sono state individuate da Stefano Vinciguerra, coordinatore del gruppo subacqueo della soprintendenza, nel corso di un’immersione.

Il sito, scandagliato tra gli anni ’50 e ’80 del secolo scorso, ha dato modo ai primi subacquei che si cimentavano in queste immersioni, di recuperare anfore ed ancore in piombo, rivelando l’esistenza di un bacino ricco di testimonianze stratificate che vanno almeno fino al medioevo. È soltanto nel 1999, con l’istituzione dapprima del Gruppo d’indagine archeologica subacquea Sicilia e, successivamente, della Soprintendenza del mare, che le indagini non si sono limitate più al solo recupero dei reperti, ma hanno cominciato cominciano a ricostruire i contesti consentendo di acquisire elementi utili sul piano cronologico, storico e archeologico. 

“Il ritrovamento delle tre anfore nel golfo di Mondello – dice la Soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni – a conferma dello studio avviato da Sebastiano Tusa, testimonia che in questo specchio di mare sono conservate innumerevoli microstorie che attendono solo di essere portate alla luce. La diacronia dei materiali provenienti dalle precedenti indagini in questo sito, conferma i continui naufragi in epoche diverse. Il rinvenimento è frutto della passione di validi collaboratori, che hanno salvato da probabili depredazioni una testimonianza fondamentale della presenza di un relitto romano nel golfo di Mondello”.

Obiettivo è proseguire la ricognizione del sito e mettere in sicurezza eventuali ulteriori ritrovamenti: “La nostra attività, volta alla conoscenza, tutela e valorizzazione, ci aiuta a scoprire nuovi tasselli del grande mosaico della nostra storia”.     

“È una stagione molto fortunata per l’archeologia subacquea. Nell’arco di pochi mesi – sottolinea l’assessore regionale dei Beni culturali, Alberto Samonà – nelle acque della Sicilia sono stati individuati, e in molti casi recuperati, importanti reperti relativi a diversi periodi storici: dall’antichità alla prima metà del ‘900. Appena dieci giorni fa, infatti, nelle acque antistanti Ognina, a Siracusa, è stato individuato un aereo risalente alla seconda guerra mondiale. Un ambito di grande importanza con una sempre maggiore attenzione rivolta all’attività di ricerca e di valorizzazione del patrimonio sommerso, rafforzando le collaborazioni con organismi nazionali e internazionali”.