Newsletter

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Una nuova battaglia per un giocatore, dopo quella sull’attaccante brasiliano Neymar, sembra aperta fra il Barcellona e il Paris Saint-Germain. Stavolta però la contesa non è per un affermato campione, ma è tutta su una scommessa. Quella che un centrocampista adolescente giapponese, il quale si è già conquistato il soprannome di “Messi 2”, un campione lo diventi davvero.

Si tratta di Takefusa Kubo, 16 anni, che già faceva gola alla squadra catalana sei anni fa, quando proprio bambino fu prelevato dai piccoli della società Kawasaki Frontale e accolto nella Masia, il vivaio del Barça, dove restò fino al 2015, guadagnandosi il soprannome della prestigiosa stella argentina del calcio durante quella permanenza, cui posero termine le sanzioni Fifa per il reclutamento di calciatori minorenni.

Ne approfittò il FC Tokyo, ingaggiando nelle sue giovanili Takefusa Kubo, che frattanto è cresciuto assai per esperienza, è diventato professionista e ha partecipato coi colori della nazionale giapponese alla Coppa del Mondo Under 20 all’età record di 15 anni e 11 mesi.

Un arcipelago troppo piccolo

E’ chiaro che a Kubo l’arcipelago nipponico andrà stretto e prossimo appare il suo ritorno nel vecchio continente. L’approdo naturale sarebbe a Barcellona, ma secondo quanto riporta France Football, il direttore sportivo del PSG, Antero Henrique, ha già preso contatti con l’entourage del mini-calciatore, e sono in corso trattative per portarlo in Francia.

Pesa a vantaggio del Barcellona il fatto che “Messi 2” conosca già abbastanza la città e mastichi lo spagnolo. E’ pur vero tuttavia che Oscar Hernández, lo scopritore del ragazzo che ha mantenuto anche i rapporti con la sua famiglia, non lavora più per i blaugrana.

Chiunque sarà ad aggiudicarsi il “Messi 2”, aspetterà ancora prima di schierarlo in campo. Compirà 18 anni il 4 giugno 2019.

 

Una semplice benedizione impartita da un sacerdote ha posto la parola fine alla parabola del feroce padrino di Cosa nostra, Totò Riina, la cui salma era giunta intorno alle 8:15 nel cimitero di Corleone, dopo un viaggio in traghetto da Napoli a Palermo. Il prete è poi andato via e si è proceduto alla sepoltura. L'arcidiocesi di Monreale aveva ribadito a chiare lettere che non era possibile celebrare le esequie poichè il boss, in quanto mafioso e mai pentito, per la Chiesa è scomunicato. Presenti al rito la moglie Ninetta Bagarella e i figli Maria Concetta, Lucia e Salvatore.

È stato captato un nuovo segnale che potrebbe appartenere al sottomarino argentino ARA San Juan, sparito ormai da più di una settimana e che ha a bordo 44 membri dell'equipaggio: lo scrive il quotidiano argentino Clarín.com secondo cui è stato individuato un nuovo perimetro di ricerca nell'Atlantico meridionale; e una flotta guidata dalla corvetta Drummond si sta dirigendo verso il sito per verificare se quel segnale corrisponda davvero al sommergibile argentino, con il quale tutte le comunicazioni sono andate perse dallo scorso mercoledì 15. Si riaccendono le speranze dunque dopo la doccia fredda di martedì notte, quando il portavoce della Mrina, Enrique Balbi, ha riconosciuto che stanno iniziando ad esaurirsi le scorte di ossigeno. La notizia del Clarin.com sembra in linea con quanto sostenuto da Radio Mitre, secondo cui la Marina degli Stati Uniti ha localizzato, grazie a uno dei suoi aerei impegnati nelle ricerche, un "punto di calore", che corrisponderebbe ad un oggetto metallico, a circa 300 chilometri dalla costa di Puerto Madryn e circa 70 metri di profondità.  Per ora però non c'è stata alcuna conferma da fonti ufficiali. 

Trenta anni dopo la nascita dell’Erasmus, il progetto universitario oltre-confine è più in voga che mai. Lo dimostrano i numeri diffusi dalla Commissione europea secondo cui a novembre sono pervenute 270mila richieste di adesione. In totale, sin dalla fondazione, sono 9 milioni i giovani che hanno fatto le valige per studiare (e non solo) nei Paesi che fanno parte del progetto. Tra i più ambiti c’è senz’altro anche l’Italia che ha accolto finora 20mila studenti Erasmus. Ma come scegliere la destinazione migliore? Ecco 5 consigli della startup spagnola Spotahome, piattaforma 100% online di affitti per soggiorni di medio/lungo periodo.

L’aspetto economico

Nella scelta del Paese dove svolgere il proprio corso accademico, contano la lingua che si vuole perfezionare o la tipologia di qualifica internazionale che si desidera ottenere. Ma nonostante sia una questione più ‘volgare’, non si può trascurare il costo medio annuale delle tasse universitarie, che varia notevolmente da un paese all’altro, e che può fare la differenza. Per chi arriva in Italia, o anche Belgio, Spagna e Francia, la spesa si aggira intorno a un massimo di € 1.500. Studiare nel Regno Unito e Irlanda richiede un investimento di € 11.500 all’anno. In Austria e Belgio studiare è gratuito.

Ulteriore elemento da considerare è la disponibilità di sovvenzioni aggiuntive per studenti internazionali che il Paese può offrire. Italia, Francia, Germania, Irlanda o Spagna hanno borse di studio per studenti stranieri residenti nell’Unione europea, quindi non dovrebbe sorprendere che queste siano, tradizionalmente, alcune delle destinazioni più popolari. Regno Unito, il Belgio o l’Austria non prevedono questo tipo di aiuto.

Quanto costa muoversi in città?

Per chi si trasferisce in una città all’estero il rapporto tra l’offerta di collegamenti del trasporto pubblico e il prezzo favorevole ha un peso notevole sul budget stanziato per il soggiorno all’estero.

Tra le città dove spostarsi è più economico c’è

  • Bruxelles dove un abbonamento mensile per studenti costa 7, 50 euro
  • Madrid (20 euro)
  • Milano (22 euro)

 Dublino (€ 114,50) e Londra (€ 62) sono le città in cui il prezzo del trasporto pubblico è più alto.

Alloggio

Anche il costo dell’affitto dell’alloggio può rivelarsi determinante nella decisione definitiva in fase di candidatura, dato che è la spesa alla quale viene destinata la maggior parte del budget. In ottica di ottimizzazione, una stanza in un appartamento condiviso è la soluzione ideale. In questo contesto le città più economiche si rivelano essere:

  • Roma dove l’affitto mensile si aggira tra i 430 e i 530 euro
  • Madrid (440-€ 540 euro)
  • Bruxelles (450-550 euro) o Berlino (stessa cifra).

Le più care?

  • Londra (730-830 euro)
  • Parigi (650-750 euro)
  • Dublino (600-700 euro)

Sconti a musei e attrazioni

Oltre alle spese fisse è utile considerare anche la scontistica su musei e attrazioni che ogni città offre agli studenti al fine di vivere l’esperienza a tuttotondo. Presentando la carta dello studente, per esempio, a Roma è possibile visitare il Pantheon di Agrippa, a Madrid il meraviglioso Museo El Prado, a Londra godere della vista dallo Sky garden e a Berlino, il suggestivo parco a tema abbandonato. Non tutte le attività culturali però hanno un risvolto economico. Tra questi, alcuni degli sport tipici sono assolutamente da provare per fare proprie le tradizioni locali, come per esempio il “rugby” nel Regno Unito, il “futgolf” italiano, la pelota in Belgio e il “dodgeball” tedesco.

Il carro funebre con il feretro del boss Totò Riina, sbarcato stamane al porto di Palermo dalla nave Tirrenia partita ieri sera da Napoli, è diretto nella natia Corleone per la sepoltura, tappa finale dell'ultimo viaggio del padrino. L'arcidiocesi di Monreale ha ribadito che non è possibile svolgere il rito delle esequie, ma che su richiesta della famiglia può intervenire al cimitero un sacerdote per una semplice benedizione della salma.

"Sarò comunque in campo". La premessa che Berlusconi continua a ripetere è il segnale che il Cavaliere da tempo si muove anche nella prospettiva che possa non essere candidabile. Ma è chiaro che la battaglia che si giocherà domani alla Corte di Strasburgo sul ricorso riguardante la legge Severino è attesa in tutto il centrodestra e non solo. "Spero che la sentenza arrivi prima delle elezioni", dice l'ex presidente del Consiglio. Perché – sottolineano fonti azzurre – la carta della candidatura con riserva, ovvero presentare la domanda nei cinque collegi, verrà giocata solo nel caso di un pronunciamento della Corte dei diritti dell'uomo.

Renzi non è un avversario temibile

È chiaro che i tempi saranno molto lunghi, ma se Strasburgo si dovesse esprimere prima delle urne sarebbe più facile per i legali del Cavaliere ottenere la possibilità di presentarsi alle elezioni. I legali dell'ex premier, dicono in FI, hanno preparato circa 40 contro deduzioni per controbattere le posizioni dei rappresentanti del governo italiano che difendono la legge Severino. Nell'attesa, Berlusconi è pienamente impegnato in una campagna elettorale che si preannuncia lunga. E per il cavaliere l'avversario da battere è il Movimento 5 Stelle e non "il Pd di Renzi: non può essere un argine efficace perché rappresenta la continuità con governi che non sono riusciti a fare uscire l'Italia dalla crisi". Questo a pochi minuti dalla "sfida" lanciata dal segretario dem che si è augurato di poter sfidare Berlusconi nello stesso collegio. Insomma, per il presidente di Forza Italia, Renzi non è un avversario temibile. I Cinque Stelle, al contrario, sono un "pericolo reale", rischiano cioè di vincere le prossime elezioni, se qualcuno non riuscirà a convincere gli italiani a far cambiare rotta all'Italia. 

Il Movimento vive di invidia

 E l'unico timoniere in grado di riuscire nell'impresa, non è altri che lui: "Solo io posso convincere gli elettori", dice in una intervista radiofonica stigmatizzando il "programma di governo" dei Cinque Stelle tutto "tasse e giochi sulle aliquote" a scapito dei ceti medi e degli imprenditori verso i quali, è sicuro il cavaliere, Di Maio e gli altri nutrono "invidia". Per questo è tornato in campo a distanza di 24 anni dalla prima volta: "l'ho fatto per lo stesso senso di responsabilità che mi ha portato a scendere in campo nel 1994". Allora, il rischio era che i comunisti prendessero il potere in Italia. Oggi la minaccia è impersonata dai grillini e dai populisti. A questa seconda categoria è estraneo, sottolinea Berlusconi, il centrodestra che è "una forza pragmatica" capace di risolvere i problemi. Dai flussi migratori alla crisi di "prestigio internazionale" che si e' materializzata anche con l'esclusione di Milano nella corsa all'Ema. Sul primo punto, Berlusconi sembra bacchettare Salvini quando il leader del Carroccio individua nell'eccesso di calciatori stranieri la causa della crisi dello sport nazionale.

Si guardi al suo Milan, quello di Gullit e Van Basten, dice Berlusconi, ricco di "campioni stranieri affiancati da talenti nazionali". La ricetta per fare fronte alle cirsi migratorie è sempre la stesa: "Aiutiamoli a casa loro", anche se il cavaliere si spinge a immaginare un Piano Marshall per i Paesi africani dai quali proviene il grosso dei migranti: i paesi economicamente più forti, spiega ancora a Radio 105, dovrebbero mettere insieme le risorse per questo piano che permetta a chi sente "il dovere di arrivare in Italia per vivere come noi" di rimanere a casa sua e "partecipare alla crescita del proprio Paese". E se dovesse servire una sponda internazionale per realizzare questo piano, Berlusconi può sempre spendere il nome di Vladimir Putin, "il più grande leader mondiale", come lo definisce quando gli viene chiesto se abbia parlato con il presidente Russo dell'esclusione dell'Italia dai mondiali: "Questi colloqui devono rimanere riservati", chiosa – sibillino – Berlusconi. 

Ai ministeri russi dell'Industria e delle Telecomunicazioni è stata sottoposta l'idea di creare una "mining-town" in Russia per le operazioni di mining delle criptovalute​. L'iniziativa, come riporta la Ria Novosti, è del deputato Boris Chernyshov. A suo dire, sempre più persone stanno affittando posti in 'mining-hotel' o costituendo propri 'mining farm', le fabbriche di criptovalute dove si generano le monete virtuali. Per questo, la Russia potrebbe utilizzare il fenomeno per creare una nuova fonte di reddito per i cittadini e di introiti per le casse pubbliche. "Una mining-town aiuterà le persone a guadagnare soldi, comprarsi un appartamento e altre cose di cui ha bisogno", ha detto Chernyshov. "Se costruissimo una tale realtà, per esempio al confine con la Cina, attirerebbe subito molto interesse e aprirebbero flussi di turisti di questo business". Un posto del genere, è convinto il deputato russo, potrebbe diventare "un vero e proprio forum del mining, portare investimenti esteri, essere un driver per la crescita". 

Perché la Russia sarebbe il Paese ideale?

L'idea è quella di fondare la mining-town in Siberia o nell'Estremo oriente russo, vicino a una grande centrale idroelettrica. La Russia è vista come il Paese ideale per il business delle criptovalute: le operazioni di mining richiedono un grande dispendio di energia e la Russia ne ha in quantità e a basso costo.

Nel sempre più acceso dibattito sul rapporto dei regolatori ufficiali con le criptovalute, ancora non definito nella maggior parte dei Paesi, la Russia ha delineato la sua posizione: non introdurrà un bando su questi strumenti finanziari, come ha fatto la Cina, ma mira a porne sotto il controllo dello Stato sia emissione, che circolazione, tanto che sui portali specializzati c'è già chi parla di "criptorublo". Secondo alcuni analisti, la Federazione punta sulle monete virtuali per aggirare le sanzioni finanziarie, varate nei suoi confronti tre anni fa da parte di Usa e Ue. Chernyshov ha spiegato che le cryptocurrency possono diventare un'importate aerea dello sviluppo dell'innovazione, e sulla base di una mining-town si potrebbe creare un intero cluster tecnologico, in grado di competere con la Silicon Valley.

Il Cremlino, però, frena

Il presidente della Commissione per la Politica economica e lo sviluppo innovativo alla Duma, Serghei Zhigarev, ha dato il suo sostegno all'iniziativa ma ha invitato a non correre troppo, specificando che una mining-town potrà essere creata solo dopo l'adozione di una legge che regolamenti le criptovalute nella Federazione, come ha chiesto lo stesso presidente Vladimir Putin. L'idea di costruire una città-miniera in Russia comporta "molti rischi", ha avvertito Vladimir Gutenev, primo vice presidente della Commissione per la politica economica e lo sviluppo innovativo alla Duma. "Mi sembra che sia una proposta populista, che non porterà alcun vantaggio né alla città né ai suoi abitanti, perché non è realizzabile", ha denunciato Gutenev, indicando nell'anonimato dei pagamenti, che possono finire a terrorismo o organizzazioni illegali, e nella difficoltà di tutelare i risparmi dei cittadini, due elementi che rendono le cryptocurrency "non indicate" per la Russia.

Leggi anche: La nuova sfida di Putin, regolare le criptovalute

L'ultima testa a quasi cadere per molestie sessuali è il direttore creativo della Disney-Pixar, il geniale John Lasseter, 60 anni, che si è preso un periodo di riposo sabatico di 6 mesi dopo aver confessato di aver commesso quelli che definisci "gesti non voluti" che hanno oltrepassato la linea con sue collaboratrici. Secondo Hollywood Reporter le attrici Rashida Jones e la co-sceneggiatrice di "Toy Story 4" si sono dimesse dopo una serie di avance non gradite da parte di Lasseter. 

"Voglio chiedere scusa – ha scritto Lasseter – a chiunque sia mai stata toccata da me con gesti che hanno oltrepassato la linea in qualsiasi forma e modo. Non importa quali fossero le mie intenzioni, chiunque ha diritto a fissare i limiti che nessuno può oltrepassare e che debbono essere rispettati". La Disney, che acquistò la Pixar creata da Lasseter, Steve Jobs e Ed Catmull, per 7,2 miliardi di dollari nel 2006, ha subito preso le difese della sua 'gallina dalle uova d'oro'. Dopo aver dichiarato che è impegnata a mantene un clima in cui tutti i dipendenti sono rispetttati e possono fare al meglio il loro lavoro ha aggiunto: "Apprezziamo il candore di John (Lasseter) e le sue sincere scuse e sosteniamo la sua scelta di prendere un congedo dal lavoro", ha riferito la società di Topolino e Paperino.

In sintesi Lasseter non corre – salvo sorprese ulteriori – il rischio di fare la fine di Harvvey Weinstein, l'ex re Mida di Hollyqood che, è stato accusato, di aver ha molestato e in qualche caso stuprato attrici e sue dipendenti per oltre 30 anni. Weinstein che da quando il 5 ottobre il New York Times diede la notizia per primo, è caduto in disgrazia, licenziato dalla società che aveva co-fondato con il fratello Bob e da questo fatto espellere dall'associazione che assegna gli Oscar. Scandalo che ha dato la stura allo tsunami dinlegittime denunce dei potenti in ogni settore, tv, politica, media, negli Usa, da parte di donne molestate e finora rimaste in silenzio temendo lil clima di complicità ed il potere di chi aveva abusato di loro.

Lasseter, oltre ad aver ammesso episodi di portata minore, è troppo importante per Disney che quando acquisto la Pixar grazie a Lasseter riusci a tornare a galla e a riprodurre utili nel settore in cui il fondatore Walt Disney la fece nascere: l'animazione. Quando nel 1995 venne trasmesso il primo "Toy Story" della Pixar, che usava l'animazione al computer in un modo così raffinato da lasciare il mondo a bocca aperta, si rivelò subito un successo.

L'attuale capo di Disney, Robert Iger, dopò l'acquisizione nominò Lasseter e Catmull responsabili di tutto il settore creativo sia di Pixar che della sezione film d'animazione della Disney. Iger ha spesso riconosciuto da prodotti della Pixar di aver salvato il cinema d'animazione con successi come "Frozen" nel 2013 e anche "Cars" e "Alla ricerca di Nemo". A conferma che Lasseter non sarà un nuovo caso Weinstein – salvo sorprese – il fatto che dopo la notizia del congedo 'volontariò il titolo Disney abbia guadagnato lo 0,2% chiudendo le contrattazioni a 103 dollari per azione.

Buzzfeed ha dedicato un’inchiesta ad un network di siti italiani di news, accusati dal sito americano di diffondere articoli "contro gli immigrati" e carichi di "retorica nazionalistica", e capaci di raggiungere un pubblico su Facebook di circa 25 milioni di persone. Facebook, in seguito all’articolo, in meno di un paio d'ore ha cancellato buona parte della le fanpage dei siti citati.

Il network sarebbe riconducibile alla Web365 Srl, società con sede a Frascati, Roma, di proprietà di Giancarlo Colono. La rete di siti di Web365, secondo quanto risulta al sito americano, si compone di 175 domini di siti di notizie che si occupano di cronaca, salute, calcio (il più noto forse Calciomercato.it), scommesse e animali domestici. Il sito da cui parte l’inchiesta è Direttanews.it, testata giornalistica registrata presso il tribunale di Velletri e, si legge nella gerenza, diretto da Cinzia Zando, giornalista che risulta iscritta all'ordine dei pubblicisti del Lazio.

Per Buzzfeed, che accusa la testata di fare "pseudo-giornalismo", il sito vive di “clickbaiting virale”, “titoli fuorvianti”, “tragici eventi di cronaca” o ancora “retorica islamofoba”. DirettaNews aveva una pagina con circa 3 milioni di like, racconta Buzzfeed, prima che Facebook la chiudesse in queste ore, “più di alcune delle testate più grandi italiane come il Corriere della Sera, Gazzetta dello Sport”, ma rispetto al Corriere poteva vantare anche più condivisioni dei pezzi pubblicati (circa 5 milioni negli ultimi 12 mesi).

A dispetto di questa enorme viralità in rete, va detto che Direttanews.it ha un traffico medio mensile nell’ultimo anno di circa 1,5 milioni di utenti (tantissimi, ma incredibilmente meno rispetto alle persone raggiunte sui social), mentre il Corriere nello stesso periodo ne conta circa 85 milioni (dati Similarweb). Mentre il secondo tassello della galassia di questi siti raccontati da Buzzfeed e riconducibili all’attività imprenditoriale di Colono, iNews24.it, conta circa 600mila utenti in media negli ultimi 12 mesi, con 1,5 milioni di like alla pagina Facebook, anche questa chiusa dal social network nelle ultime ore, nonostante, come scrive Buzzfeed, abbia prima "certificato" le pagine come autentiche. 

Cattiva informazione per Buzzfeed, ma non parla di fake news

L'inchiesta di Buzzfeed non parla mai in modo diretto di fake news. Non sembra infatti un network di Bufale come quello descritto da AGI lo scorso dicembre e che diffondeva appositamente notizie inventate di sana pianta su alcuni alti rappresentanti delle istituzioni italiane.

Leggendo questi siti si possono spulciare notizie di cronaca che richiamano fatti reali, ma caricate nel loro significato in modo retorico, probabilmente poco professionale. C’è di fatti, come ha evidenziato l’inchiesta di Buzzfeed, una lettura politica nazionalistica e fortemente anti immigrati in buona parte delle notizie riportate: Di Stefano (Casapound) batte tutti in tv o Erdogan che parla dell’inesistenza di un Islam moderato (ne aveva parlato il network russo RTV), o il ferimento di una vigilessa di Salerno in una rissa tra immigrati (notizia apparsa anche su Repubblica), o ancora le tensioni a Sassari tra migranti e popolazione locale. Da quello che si può verificare consultando le agenzie e i giornali, sono tutte notizie di fatti realmente accaduti (prese da altri giornali, tradotte o riportate) ma con titoli fatti a posta per suscitare indignazione nel lettore. 

Ma ci sono anche delle notizie false riprese da altre testate, come il caso del migrante ubriaco che ha aggredito l'infermiera di Rapallo, ma poi si è scoperto che non era un migrante ma un uomo della zona (ma la notizia è ancora online). Non a caso Laura Boldrini, oggetto di uno questi articoli, descrive quella di Buzzfeed come un'inchiesta "Che rivela come milioni di cittadini italiani siano ogni giorno vittima di informazione spazzatura".

Buzzfeed ha inoltre raccontato di un legame del signor Colono con un’associazione cattolica, La Luce di Maria, “la cui missione è quella di diffondere la verità nel mondo”, su politica, religione e società. Un’associazione che non sembra essere collegata però alle sue attività di imprenditore, quanto piuttosto al suo credo religioso. Il sito Lalucedimaria.it ha contenuti palesemente religiosi, in alcuni casi antiscientifici, ma non è una testata giornalistica, né sembra volersi spacciare per tale. Parla di aborto, racconta delle preghiere di Papa Francesco e riporta testimonianze di conversione, non senza nette prese di posizione contro la "cultura gender". Alcuni dei siti di Colono avrebbero condiviso sulle proprie fanpage gli articoli de Lalucedimaria.it, come dimostrano alcuni screenshot. A seguito dell’articolo Facebook ha messo offline anche la pagina del sito ulta cattolico.

Si tratta probabilmente della prima azione di Facebook di ‘pulizia’ delle fanpage, dopo gli allarmi lanciati nelle scorse settimane di possibili ingerenze di fake news nella prossima campagna elettorale. Ma di sicuro la seconda in 10 mesi, dopo il network mix di siti di bufale, fake news e cattiva informazione di Matteo Ricci Mingani. 

Facebook promette di rimanere vigile, anche se alcune recenti rivelazioni del Guardian raccontano che il tool di fact checking messo appunto dalla società di Zuckerberg starebbe trovando enormi difficoltà di funzionamento. Ma se Facebook da sola può poco, l’alternativa è partire dalle segnalazioni di altre testate. Lecito chiedersi se possa bastare. E se sia la via migliore.

@arcangeloro

 

La piccola di casa ha superato la sorella maggiore. La capitalizzazione di Square, società di servizi finanziaria e pagamenti digitali, ha superato quella di Twitter: 17,1 miliardi di dollari contro 15,4. Square e Twitter hanno in comune il fondatore e il ceo: Jack Dorsey.

Square è nata nel 2009, tre anni dopo Twitter. E, mentre investitori e media si concentravano sulla piattaforma di microblogging, ha mosso i primi passi a cavallo tra hardware e servizi. Il primo prodotto è stato un lettore (di forma quadrata, come da nome della società) che si applica agli smartphone e consente di strisciare la carta di credito per pagare via mobile.

Sono poi nati altri dispositivi (come casse intelligenti per i punti vendita) e servizi di pagamento. Nel novembre 2015, due anni dopo Twitter, Square opta per la quotazione e ottiene una valutazione di 2,9 miliardi di dollari. Tutt'altra dimensione rispetto ai 31 miliardi di dollari della sorella al termine del primo giorno di contrattazioni.

L'esordio di Square a Wall Street è tribolato: a sei mesi dalla quotazione ha perso un quinto del proprio valore. Poi, però, inizia una lunga salita. Dal 2015 condivide il ceo con Twitter: Dorsey, da sempre alla guida della società fintech, decide di tenere per sé anche il timone del suo social dopo l'addio di Dick Costolo. Ma i risultati delle sue due creature non sono uguali: sotto pressione per utenti e fatturato che non crescono sufficienza, le azioni della società sono calate del 42% da quando il fondatore è anche ceo.

Twitter fatica, Square si espande

Alla piattaforma dei cinguettii si rimprovera proprio la capacità di espandere il proprio business. Square, invece, si espande. È ancora in perdita (nell'ultima trimestrale ha registrato un rosso di 16 milioni) e ha registrato un fatturato di 257 milioni di dollari. Nello stesso periodo, Twitter ha incassato di più (590 milioni) ma ha anche perso di più (21 milioni). E soprattutto è cresciuta molto meno (anzi, ha inserito la retromarcia): nel trimestre chiuso a settembre, il fatturato di Square è cresciuto del 45% anno su anno mentre quello di Twitter è diminuito del 4%.

I conti hanno quindi spinto le azioni di Square al sorpasso. Ma non è solo una fiammata: negli ultimi 3 mesi le azioni si sono apprezzate dell'80%. Valgono ormai più del doppio rispetto a quelle di Twitter e vengono indicate dagli analisti con un “buy”, cioè con un consiglio di accumulo in previsione di ulteriori rialzi.

Merito non solo dei numeri a bilancio ma anche dell'evoluzione in corso: all'inizio di settembre, la società ha presentato alle autorità americane (la Federal Deposit Insurance Corporation) la richiesta per diventare una “industrial loan company”. Cioè una società che può concedere prestiti e offrire depositi, come una banca. E a metà novembre ha annunciato che sperimenterà le transazioni di bitcoin, per rendere la gestione delle criptovalute “più veloce e semplice”.    

 
Flag Counter