Ultime News

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

AGI – Un vasto e robusto campo di alta pressione domina sull’Europa occidentale influenzando il tempo anche sul Mediterraneo centrale. Condizioni meteo stabili nel corso del primo weekend di febbraio sull’Italia seppur con qualche eccezione. Sabato ci saranno infatti correnti settentrionali che potrebbero portare qualche pioggia sui settori del medio-basso versante Adriatico, neve in Appennino in calo fin verso i 900 metri. Qualche precipitazione attesa invece domenica sulle Alpi di confine e sulla Sardegna. Gli ultimi aggiornamenti del Centro Meteo Italiano confermano una fase piuttosto fredda per la prossima settimana. Correnti orientali dovrebbero infatti interessare il Mediterraneo per diversi giorni portando temperature al di sotto delle medie ma con fenomeni relegati per lo più ai settori Adriatici.

Previsioni meteo per oggi

Al Nord

Tempo stabile al mattino su tutte le regioni con cieli sereni e nebbie o foschie in Pianura Padana. Al pomeriggio cieli per lo più soleggiati, ancora addensamenti tra Liguria e Pianura Padana. In serata si rinnovano condizioni di tempo asciutto, con visibilità ridotta lungo la valle del Po.

Al Centro

Al mattino nebbie e nubi basse tra Toscana e Umbria, sole pieno altrove. Al pomeriggio cieli per lo più soleggiati su tutti i settori, locali addensamenti ancora tra Umbria e Toscana. In serata ancora tempo del tutto asciutto, con cieli sereni o poco nuvolosi e maggiori addensamenti tra Toscana, Umbria e Marche.

Al Sud e sulle Isole

Al mattino tempo stabile su tutte le regioni con prevalenza di cieli sereni o poco nuvolosi. Al pomeriggio non sono previste variazioni di rilievo con cieli del tutto soleggiati. In serata si rinnovano condizioni di tempo asciutto con cieli sereni o poco nuvolosi. Temperature minime stabili o in generale aumento, massime in lieve calo al Nord e stabili o in aumento sul resto d’Italia.

Previsioni meteo per domani

Al Nord

Al mattino tempo stabile con prevalenza di cieli sereni, nebbie e nuvolosita’ bassa sulla Valle del Po; isolate nevicate sulle Alpi orientali di confine. Al pomeriggio cieli in prevalenza sereni o poco nuvolosi. In serata si rinnovano condizioni di tempo stabile con prevalenza di cieli sereni, nebbie, foschie e nubi basse lungo la Pianura Padana.

Al Centro

Al mattino tempo stabile con nubi basse tra Toscana e Umbria e sole prevalente altrove. Al pomeriggio maggiori aperture sui settori Tirrenici; isolate nevicate dai 1400 metri in Abruzzo. In serata ancora tempo in prevalenza asciutto; neve sull’Appennino centrale dagli 800 metri di quota.

Al Sud e sulle Isole

Al mattino nuvolosità irregolare alternata a schiarite su tutti i settori, locali piogge solo sulla Puglia. Al pomeriggio maggiori spazi di sereno ma con ancora addensamenti da nuvolosità bassa, specie su Sardegna e settori tirrenici. In serata poche variazioni, con cieli sereni o poco nuvolosi; isolate piogge tra lo Stretto di Messina e la Sicilia orientale. 

Resident Evil 4 Remake Ashley

I director di Resident Evil 4 Remake Yasuhiro Ampo e Kazunori Kadoi hanno rilasciato alcune dichiarazioni in merito al cambiamento del personaggio di Ashely – tanto in termini di scrittura del personaggio quanto in vero e proprio gameplay – rispetto al Resident Evil 4 originale.

Resident Evil 4 Remake Ashley

La Ashley del gioco Capcom originale, figlia del presidente degli Stati Uniti che il protagonista Leon S. Kenedy è chiamato a salvare da un rapimento, teneva dei comportamenti accettabili all’epoca ma ormai superati da una serie di giochi usciti negli ultimi anni, in cui quando il giocatore si interfaccia con personaggi gestiti dall’I.A. questi reagiscono in maniera decisamente più naturale.

Resident Evil 4 Remake Ashley

Ad esempio, se in RE4 Leon poteva chiedere ad Ashley di stare nascosta mentre lui esplorava l’area e si liberava dei nemici, in RE4 Remake questo non sarà più possibile: la comprensibilmente terrorizzata ragazzina starà appiccicata a Leon come una cozza allo scoglio, stando pronta a fuggire all’avvicinarsi dei nemici e – soprattutto – ad aiutare il nostro alter ego a uscire dalle situazioni più complicate. Questa la dichiarazione dei director:

Far nascondere Ashley per averla fuori dai piedi mentre si liberava l’area era sicuramente comodo. Ma avere a disposizione un personaggio così importante nella trama e farlo scomparire dalle scene a piacimento ci sembrava uno spreco. Ecco perchè abbiamo tolto questa possibilità nel Remake.

La presenza continua di Ashely è pensata per aumentare l’empatia con il giocatore, che dopo averla trovata nel primo quarto di gioco se la troverà sempre accanto aumentando la sensazione di pericolo costante nell’avere un personaggio così indifeso da proteggere a tutti i costi.

Ovviamente Ashely, comportandosi in modo più credibile, in Resident Evil 4 Remake sarà anche in grado di salire le scale a pioli e sgattaiolare all’interno di angusti pertugi, per raggiungere zone inaccessibili a Leon e aiutarlo a risolvere enigmi o semplicemente ad aprire porte dall’interno per proseguire nell’avventura. Insomma, sembra proprio che ci troveremo di fronte a una Ashely Graham più “umana” che mai.

L’articolo Resident Evil 4 Remake: come cambia Ashley? proviene da GameSource.

AGi – La prospettiva del “completo fallimento dello Stato ucraino” e della sua “inevitabile fine” è chiaramente visibile e l’Occidente assisterà silenziosamente alla “morte” dell’Ucraina. Lo ha affermato il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitri Medvedev, nel giorno del vertice Ue-Ucraina a Kiev.

“La prospettiva del completo fallimento dello Stato ucraino e di una sua fine inevitabile sta diventando sempre più chiaramente visibile”, ha avvertito l’ex presidente russo. L’Occidente, a suo dire, rimarrà a guardare in silenzio. “La fine della vita o la morte dell’ex Stato sarà accompagnata da risate folli e buffonate da clown della banda nazista e il silenzio mortale dei ‘medici’ occidentali, che con freddo disprezzo guarderanno l’agonia del proprio paziente torturato”, ha aggiunto. 

AGI – “La Mesopotamia è il sogno per chi studia archeologia del Vicino oriente antico. E la paura di un soggiorno in Iraq svanisce di fronte alla possibiltà di realizzare di conquistare un sogno”:  giovane studiosa dell’Università di Catania, Alice Mendola, che insieme al team dell’archeologo Nicola Laneri ha scoperto il muro di Hammurabi a Tell Muhammad (Baghdad) riassume con parole molto semplici il senso di una passione e di una missione di studio e scavo delle radici dell’umanità, descritta nel corso degli OpenLab “I pionieri della cultura” promossi dalla Fondazione Federico II a Palermo a Palazzo Reale.

La missione archeologica che scava a Tell Muhammad è una delle 19 italiane presenti in Iraq e ha portato alla luce una cinta muraria monumentale di quasi 6 metri di spessore e una porta monumentale edificata in mattoni crudi all’epoca di Hammurabi di Babilonia (risalenti al periodo 1792-1750 a.C.).  “Quando ero ragazzo – ricorda Laneri – andai a Roma e incontrai Paolo Matthiae: da quel momento mi sono innamorato del Vicino Oriente. Ho scavato in Siria, in Turchia, in Azerbaigian e ora in Mesopotamia. E’ stato difficile convincere i ragazzi a venire a Baghdad, ma per adesso . prosegue – ho trovato cinque baldi giovani che hanno soppportato le difficolta’ degli scavi a Baghdad e soprattutto un direttore che pretendeva molto”. Il team, oltre a Mendola, è composto da Rachele Mammana, Vittorio Azzaro, Giulia La Causa, Vittoria Cardini, Rawa Ali Salman, Mais Fawzi Jihad, Mohammad Muwaffaq Ahmad.

Il sito di  Tell Muhammad potrebbe contenere la chiave di uno dei “misteri” dell’archeologia mesopotamica: la collocazione della capitale del primo impero nato tra due fiumi, ovvero l’Akkad di re Sargon (2335-2280 a.C.) “La continuazione degli scavi forse ci darà una risposta”, ha detto l’ambasciatore italiano in Iraq, Maurizio Greganti. Sul tema, Laneri non si sbilancia e resta prudente.

L’Iraq, ha aggiunto Greganti, è “assetato di cultura, con radici antichissime e una vasta produzione artistico-letteraria. Il Paese cerca di recuperare la primazia che per secoli aveva visto Baghdad al centro della cultura mediorientale”. L’archeologia, che tra l’altro e’ una passione del diplomatico, e’ “il pilastro centrale dell’interscambio culturale tra l’Italia e l’Iraq. Gli archeologi italiani sono parte integrante e integrata nelle comunita’ locali, presenti dagli anni Sessanta ed è una presenza che non si è mai interrotta, neanche nei momenti piu’ difficili di questo Paese. L’Iraq ospita il numero maggiore di missioni archeologiche italiane, che si occupano di tutti i periodi della storia millenaria del Paese”.

Quanto alla sicurezza dei siti archeologici, essa, ha spiegato l’ambasciatore, non è più minacciata, grazie alle autorità irachene e alla stessa presenza delle missioni archeologiche. “Il ruolo dell’archeologo – ha sottolineato – è mutato, e gli scavi hanno un impatto determinante sullo sviluppo del Paese: i nostri archeologi tra i migliori al mondo, puntano da sempre sulle capacità e il trasferimento delle competenze alle comunità locali. E le competenze trasferite facilitano la crescita di un settore produttivo”.

L’importanza delle missioni italiane nelle relazioni diplomatiche tra Italia e Iraq è emersa anche dalle parole di Laith Majid Hussein, direttore dell’Iraqi State Board of Antiquities and Heritage (Sbah), che ha sottolineato, tra l’altro, il lavoro che gli italiani stanno svolgendo nella riorganizzazione del museo archeologico di Baghdad, nella messa in opera dell’ala sumerica. “Siamo molto contenti delle collaborazioni sul campo – ha aggiunto – negli scavi che si stanno svolgendo. Siamo molto soddisfatti del lavoro degli archeologi italiani”.

“La cultura – ha spiegato Patrizia Monterosso, che guida la Fondazione Federico II – e’ circolazione, dialogo, ponte: oggi ancora piu’ di ieri con le guerre che vedono nella cultura i simboli da abbattere, come sta accadendo anche in Ucraina e in altre parti del mondo. Come ieri a Palmira, quando abbiamo assistito alla morte di un organismo vivente della Storia, che riguarda tutti noi. Il nostro piccolo grande contributo e’ creare elementi di riflessione per un dibattito attraverso chi della cultura preserva le radici forti o attraverso coloro, saggisti o artisti, che propongono una nuova prospettiva della realta’. E’ un campo aperto, quello dei ‘Pionieri della cultura’, che lanciamo oggi con l’archeologia”.

E’ l’antica Mesopotamia lo ‘scenario’ in cui si colloca la prima avventura dei ‘pionieri’, ma, a qualche giorno dalla cattura di Matteo Messina Denaro, la cui latitanza ha pesato come una cupa incompiuta nell’anima dei siciliani, il pensiero si sposta da Baghdad a Palermo, segnata anch’essa per anni da una guerra e ancora oggi alla ricerca faticosa di segni di rinascita. “La cultura – ha sottolineato Monterosso – così come la interpretiamo noi oggi nella Fondazione Federico II – tiene ben presente un concetto di Aritostele: la bellezza coincide con l’Etica”.

“La Bellezza – aggiunge – va preservata e va tenuta alta e forte rispetto a un mondo negativo, che ha segnato il nostro passato in Sicilia e che le forze dell’ordine e gli organi inquirenti ci ricordano come possa insorgere e nutrirsi di nuova linfa. Preservare, ad esempio, questo Palazzo Reale che nel Medioevo ha lanciato un messaggio ante litteram di civiltà e di dialogo, che si legge nella Cappella Palatina, ci permette di creare un muro di resilienza rispetto a quel mondo negativo che potrebbe tornare a segnare il nostro territorio. Ecco: la cultura e’ un anticorpo contro quel mondo“. 

AGI – Inizia il percorso dell’ultimo progetto leghista di autonomia differenziata. Il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità, in via preliminare, il disegno di legge preparato da Roberto Calderoli. Il ddl delinea la cornice entro la quale le Regioni potranno, in futuro, chiedere allo Stato il trasferimento delle funzioni e competenze definite dagli articoli 116 e 117 della Costituzione. Ora il testo dovrà passare all’esame della Conferenza unificata e poi del Parlamento.

Nel frattempo la cabina di regia istituita in manovra avrà un anno di tempo per definire i livelli essenziali delle prestazioni e dei servizi (Lep), “nucleo invalicabile” per ‘calcolare’ le risorse da destinare a ogni Regione per ‘coprire’ le spese sostenute per il trasferimento dei servizi.

“Puntiamo a costruire un’Italia più unita, più forte e più coesa”, rassicura Giorgia Meloni, in una nota diffusa in serata. “Il governo avvia un percorso per superare i divari che oggi esistono tra i territori e garantire a tutti i cittadini, e in ogni parte d’Italia, gli stessi diritti e lo stesso livello di servizi. La fissazione dei livelli essenziali delle prestazioni, in questi anni mai determinati, è una garanzia di coesione e unità – insiste il presidente del Consiglio -. Un provvedimento che declina il principio di sussidiarietà e dà alle Regioni che lo chiederanno una duplice opportunità: gestire direttamente materie e risorse e dare ai cittadini servizi più efficienti e meno costosi”.

In conferenza stampa, nella sala polifunzionale di Palazzo Chigi, la presentazione del ddl è affidata a Calderoli, e ai colleghi Elisabetta Casellati e Raffaele Fitto. Il governatore veneto Luca Zaia, tra i promotori del progetto con il referendum veneto e lombardo del 2017, è il primo a esultare e parla di “giornata storica”, mentre il segretario leghista Matteo Salvini si limita a far trapelare di aver inviato un messaggio nelle chat interne della Lega in cui rivendica “l’ennesima promessa mantenuta“.

Tra gli alleati di governo, mostra prudenza Silvio Berlusconi. “Questo è l’avvio di un percorso che dovrà essere condiviso in Parlamento, dove il testo potrà essere ulteriormente migliorato, e che potrà ritenersi concluso soltanto dopo la definizione dei Lep e del loro effettivo finanziamento”, puntualizza il Cavaliere. “Questa autonomia la propose lo stesso Pd anni fa, poi se cambia idea mi spiace per loro”, aggiunge poi Salvini, intervenendo in tv.

Protestano le opposizioni. Dal Pd, Stefano Bonaccini parla di “bozza irricevibile” e annuncia una “mobilitazione”. Mentre il leader M5s Giuseppe Conte accusa Meloni di aver “svenduto” l’Unità nazionale per le regionali in Lombardia. Critica, dal Terzo Polo, anche Mariastella Gelmini: “L’entusiasmo della Lega sul ddl Calderoli approvato oggi in Cdm certifica soltanto che al partito di Salvini hanno concesso di piantare una bandierina elettorale alla vigilia del voto in Lombardia – sostiene l’ex ministra -. Uno spot che non conclude nulla. Per Lep e intese ci vorranno anni”.

All’approvazione del ddl si arriva dopo circa tre mesi e mezzo dal giuramento del governo e quando mancano dieci giorni dalle elezioni regionali in Lombardia.

Nella bozza finale approvata nel pomeriggio dal Cdm sono inseriti alcuni riferimenti al rispetto “dell’equilibrio di bilancio” nella determinazione delle risorse da trasferire alle Regioni sulla base dei costi e fabbisogni standard individuati dai Lep. Nelle scorse settimane, erano stati tolti i riferimenti alla spesa storica che lo Stato ha sostenuto in quella Regione come base del calcolo delle risorse da trasferire in caso di mancata individuazione dei Lep. 

Il percorso tracciato dal ddl, che si compone di dieci articoli, è lungo e abbastanza tortuoso, condizionato alla determinazione dei Lep, che non dovrebbe arrivare prima di un anno. La determinazione dei Lep è demandata a uno o più decreti del presidente del Consiglio dei ministri che, alla fine del relativo iter, dovranno essere predisposti dalla cabina di regia e deliberati dal Consiglio dei ministri. Sugli schemi di dpcm dovranno essere acquisiti l’intesa della Conferenza unificata e il parere delle Camere – che dovrà essere reso entro quarantacinque giorni – prima della relativa deliberazione da parte del Consiglio dei ministri. Spetta alla legge indicare le materie o gli ambiti di materie Lep.

L’articolo due del ddl disciplina il procedimento di approvazione delle intese tra Stato e Regione. L’atto di iniziativa spetta alla Regione richiedente, previo parere degli enti locali, secondo le modalità e le forme stabilite nell’ambito della propria autonomia statutaria. Quindi è trasmesso al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro per gli Affari regionali e le autonomie che, acquisita la valutazione dei ministri competenti per materia e del ministro dell’Economia e delle finanze entro i successivi trenta giorni, avvia il negoziato con la Regione interessata.

Lo schema di intesa preliminare tra Stato e Regione, corredato di una relazione tecnica, è approvato dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro delegato per gli affari regionali e le autonomie. Alla riunione del Consiglio dei Ministri partecipa il Presidente della Giunta regionale interessata.

Lo schema di intesa preliminare è immediatamente trasmesso per il parere alla Conferenza unificata che deve pronunciarsi entro trenta giorni; trascorso tale termine viene comunque trasmesso alle Camere, per l’esame da parte dei competenti organi parlamentari, i quali potranno esprimersi con atti indirizzo entro sessanta giorni, secondo i rispettivi regolamenti.

Quanto al finanziamento dell’autonomia differenziata, si rinvia a una Commissione paritetica Stato-Regione il compito di individuare le risorse necessarie per l’autonomia differenziata.

La Commissione paritetica Stato-Regione deve procedere annualmente alla valutazione degli oneri finanziari derivanti, per ciascuna Regione interessata, dall’esercizio delle funzioni e dall’erogazione dei servizi connessi alle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, secondo quanto previsto dall’intesa, in coerenza con gli obiettivi programmatici di finanza pubblica e, comunque, garantendo l’equilibrio di bilancio.

La durata delle intese tra Stato e Regioni, che ciascuna Regione dovrà individuare, non sarà comunque superiore a dieci anni. L’articolo 9, infine, prevede misure perequative e di promozione dello sviluppo economico, della coesione e della solidarietà sociale.

AGI – Sarà Inter-Juventus la seconda semifinale di Coppa Italia Frecciarossa. I bianconeri stendono per 1 a 0 la Lazio grazie a un gol di testa di Bremer sul gong del primo tempo, con il brasiliano bravo a sfruttare un’incertezza in uscita del portiere biancoceleste Maximiano. I bianconeri si qualificano cosi’ alle top 4 della competizione per il quarto anno di fila e possono ora concentrarsi su campionato ed Europa League. Brutta battuta d’arresto per la squadra di Sarri, che dopo l’eliminazione europea di novembre vede sfumare anche il secondo obiettivo stagionale.

Grosse novità negli undici di partenza: torna l’accoppiata Chiesa-Vlahovic in attacco per la Juventus, mentre Sarri lascia a sorpresa in panchina Milinkovic-Savic per far spazio a Vecino. Dopo un quarto d’ora iniziale tutt’altro che esaltante, arrivano le prime emozioni: destro a giro di Zaccagni fuori di poco, poi sul ribaltamento di fronte Maximiano si esalta su una conclusione forte e angolata di Kostic. Ancora Juve pericolosa al 27′, quando Rabiot colpisce di testa tutto solo nel cuore dell’area laziale, ma senza riuscire ad angolare a sufficienza. Risponde Felipe Anderson al 32′ con una rasoiata da 30 metri che esce di poco alla destra di Perin.

Proprio quando sembra le due squadre aspettino solo il doppio fischio di Maresca, al 44′ si sblocca l’impasse: cross dalla destra di Kostic e testata vincente di Bremer, che sfrutta un’uscita pessima di Maximiano per insaccare la rete dell’1 a 0 Juve. Bianconeri che conducono negli spogliatoi un vantaggio tutto sommato meritato, sfruttando anche la sterilità offensiva della Lazio nella prima frazione.

Al rientro Sarri prova a scuotere i suoi: fuori un impalpabile Immobile, entra Pedro al suo posto. Provano subito a prendere campo i biancocelesti, che arrivano a calciare dalla distanza con Cataldi e Luis Alberto, ma senza creare veri pericoli per Perin. Dopo un’ora di gioco arriva finalmente anche il momento di Milinkovic-Savic, a cui Sarri chiede di assaltare l’area avversaria con la sua fisicità.

Per contrastare l’aggressività della Lazio in questa fase della partita, Allegri corre ai ripari lanciando Miretti e Kean nella speranza di rendere la sua squadra ancora più minacciosa in ripartenza. Il cambio sembra subito dare ragione al tecnico livornese al 69′, quando Kean sfugge in contropiede a Patric e calcia di destro a incrociare trovando la presa sicura di Maximiano.

Lazio che fatica tremendamente a invertire l’inerzia e minacciare il muro bianconero, rischiando anzi di subire in contropiede le sfuriate juventine, ispirate dalle giocate del subentrato Di Maria. Dopo cinque minuti di recupero in relativa sofferenza, l’Allianz Stadium puo’ finalmente festeggiare: Lazio sconfitta meritatamente 1 a 0 e derby d’Italia contro l’Inter in semifinale

AGI – Bollette del gas meno care a gennaio: la buona notizia viene data dall’Arera, che comunica la percentuale del calo. Una famiglia tipo pagherà il 34,2% in meno.

Ad ogni modo, l’Authority spiega che “la riduzione per il mese di gennaio, in termini di effetti finali, ancora non compensa del tutto gli alti livelli di prezzo raggiunti nell’ultimo anno, con la spesa gas per la famiglia tipo nell’anno scorrevole (febbraio 2022-gennaio 2023) che risulta di circa 1.769 euro, +36% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (febbraio 2021- gennaio 2022)”. 

Un'”ottima notizia” ha commentato, secondo quanto si apprende, in Cdm il premier, Giorgia Meloni.

AGI – Una telefonata anonima alla sede di Bologna del quotidiano ‘Il Resto del Carlino’ ha annunciato un attentato in città per il caso Cospito. Lo rende noto il quotidiano. Secondo quanto appreso, la chiamata è giunta martedì mattina da una voce maschile e giovane, con un lieve accento bolognese ed è stata presa dalla portineria attorno alle 8.05.

La Digos è subito intervenuta per gli accertamenti e ha avviato le indagini per risalire al telefonista. Sempre al ‘Carlino’ è arrivata anche una lettera contro la presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, e il ministro della Difesa Guido Crosetto, in cui si critica critica la linea politica sull’Ucraina. 

A Space for the Unbound

Credo non ci sia un momento migliore di questo, un po’ post-pandemico e un po’ sempre sull’attenti per la “prossima cosa” che ci riporterà a una sorta di punto zero, per apprezzare e abbandonarsi a un gioco come A Space for the Unbound di Mojiken, un adventure game in pixel art ambientato nell’Indonesia di fine anni ’90. Si parla di ansia sociale, di depressione, e dei rapporti che abbiamo con le persone che, volenti o nolenti, popolano le nostre vite, le nostre giornate, le nostre quotidianità.

Ti avviso subito di una cosa, però: come in molti dei titoli che recensisco, la narrazione è centrale, e qui è quasi il pilastro portante di tutto quello che avviene a schermo, e per questo ti accennerò solamente i temi trattati e l’incipit, ma eviterò spoiler sui capitoli di tanto posteriori al primo.

A Space for the Unbound

Nel raccontarti il mio viaggio emotivo, parto proprio dalla narrativa, che in A Space for the Unbound” si concede di fiorire da una premessa, e da dei protagonisti, simbolo dell’innocenza di una giovane adolescenza. Ti ricordi, quel momento della tua vita nel quale il problema più grande era finire i compiti entro sera sennò niente televisione? O i giorni nei quali i tuoi genitori, o i tuoi amici e le tue amiche, ti facevano sentire quasi un estraneo? O erano forse loro… gli estranei?

È in questo contesto di “infiniti problemi cosmici in un minuscolo intervallo vitale” che inizia l’avventura di Atma e Raya, due studenti del liceo praticamente alla fine del percorso scolastico, e che si ritroveranno a gestire non solo le difficoltà della loro età ma anche… la fine del mondo. Sì, è straniante, ma effettivamente A Space for the Unbound mira a qualcosa che istintivamente mi ha ricordato Melancholia, di Lars Von Trier, ossia la fusione di un conflitto personale con uno più universale, a volte in strettissimo senso letterale, il tutto posto di fronte a un’apocalisse pronta a normalizzare, annullandole, le nostre microbiche esistenze.

A Space for the Unbound

Nei limiti delle meccaniche e dei verbi di un punta e clicca, A Space for the Unbound riesce a stare in equilibrio con abbastanza eleganza: il meccanico indagare, nei panni di Atma, su quanto di strano sta succedendo ai luoghi e agli abitanti della piccola cittadina indonesiano, è quasi sempre ben contrapposto a una narrazione che, senza mai dimenticare il traguardo distruttivo che ci aspetta alla fine del percorso (forse persino prima), utilizza ogni NPC come germoglio. Capitolo dopo capitolo, la loro crescita quasi distrugge i confini fra pixel a schermo e persone che “conosciamo”, arrivando, solo in alcuni casi, a commuovere nel momento in cui queste storie si portano a risoluzione.

A Space for the Unbound

Per quanto riguarda le azioni che svolgeremo, le 10 ore di A Space for the Unbound ci vedranno perlopiù muoversi fra i vari luoghi della cittadina, di volta in volta alla ricerca di questa o quella persona, di questo o quell’oggetto, ma è chiaro che è un elemento di gameplay che, nella sua totalità, non vuole porre chi gioca di fronte a una sfida o al rischio di non completare il titolo. Solo nel momento in cui al substrato esplorativo-investigativo si aggiunge un layer di meccaniche da picchiaduro (nulla di elaborato, sia chiaro) il gioco diventa leggermente più strutturato, perdendo, almeno ai miei occhi, l’innocenza e la pace che si percepivano così integralmente all’inizio. La prima percezione che ho avuto, e nel tempo è su questa che ho trovato sempre spazio su cui costruire, è che il team sentisse il bisogno di movimentare il gameplay nella paura di perdere utenza prima che la narrazione fosse giunta al termine del percorso emotivo che si era preposti.

A Space for the Unbound

È inutile negarlo: di solito sono estremamente propenso a storyline che mirano esplicitamente a toccare le corde emotive di chi gioca, però ci sono stati momenti nei quali effettivamente sono arrivato al confine della noia, un po’ per la mia voglia di esplorare ogni angolo e di parlare a ogni personaggio, un po’ per la struttura molto verbosa di A Space for the Unbound stesso. Non si cade mai davvero nella noia, sia chiaro, però ci si avvicina pericolosamente spesso alla voglia di mettere un attimo in pausa e prendere un respiro, o magari giocare brevemente ad altro (se ti trovi in questa situazione, ti consiglio di alternare A Space for the Unbound e Hi-Fi Rush). È un rischio, con produzioni di questo tipo, ma ne vale la pena.

Spesso il metro di giudizio di un titolo deve anche rendere conto dell’evoluzione dei verbi di gioco, a come (e se) le meccaniche, numerose o limitate che siano, si evolvono durante la scorrere del gioco: qui, in particolare in riferimento agli elementi da “picchiaduro” che ti raccontavo prima, questa evoluzione viene quasi totalmente a mancare; certo, aumentano le situazioni di conflitto da risolvere con i QTE, ma questi diventano solo leggermente più complessi, almeno fino all’ultimo combattimento, nel quale le variabili inserite sono davvero tante, forse troppe. Nella struttura di design di un gioco non è mai troppo semplice immaginare un’evoluzione dei “verbi giocatore” che sia in grado di soddisfare, prima di tutto chi sviluppa, quindi posso capire la fatica del team nel fare ciò.

A Space for the Unbound

Si parla di emozioni, quindi è impossibile non fermarsi un attimo a parlare della soundtrack: le tracce sono tutte piacevoli, pur nella loro semplicità e ripetitività, e accompagnano sempre con eleganza i pixel in movimento di A Space for the Unbound. Sull’artstyle non ho moltissimo da dire, perché è funzionale alla dimensione del team e, onestamente, non c’era bisogno di più di questo per ciò che Mojiken voleva raccontare; addirittura sono convinto che un titolo in 3D o anche solo più visivamente strutturato di così sarebbe risultato meno efficace, dove invece qui è chi gioca a compensare le eventuali impossibilità espressive dell’artstyle.

Una domanda che probabilmente ti starai ponendo, e che mi ero posto anche io prima di avviare il gioco la prima volta, è: una storia di adolescenti può ancora arrivare a dirmi qualcosa, io che, pur poco più che 30enne, mi sento così lontano da quella realtà? La risposta è un sonoro sì: A Space for the Unbound è una storia prima di tutto di persone, e di come chi ci circonda sia in grado di ferirci, mutilarci, emarginarci, costringendoci anche a gesti estremi, come quello di far morire la parte di noi che gli altri sono meno in grado di accettare o, peggio, arrivare a plasmare la realtà della nostra vita e le memorie che essa si lascia, in noi, indietro, per provare anche solo lontanamente a distogliere lo sguardo da quanto di noi ci stiamo lasciando indietro nel terrore di rimanere soli. Quindi sì, non temere, è una storia che ha da dire a chiunque abbia un cuore e abbia imparato, sulle proprie cicatrici, quanto sia l’empatia la chiave per sopravvivere a questo mondo.

A Space for the Unbound


A Space for the Unbound è un punta e clicca che, sulla base di meccaniche semplici e che non si evolvono più di tanto, racconta una storia di accettazione, degli altri e di sé, e lo fa con un artstyle piacevole, una soundtrack perfettamente sul pezzo, e dei protagonisti per i quali è difficile non tifare, anche solo per il senso di straniamento nel quale l’età (e la fine del mondo in arrivo) li ha fatti precipitare, come ha fatto con noi prima di loro. In un presente fatto di avventure open-world epiche, Il titolo di Mojiken è, ironicamente come racconta il titolo, uno spazio per slegarsi dalle convenzioni dell’epica narrativa che (forse fin troppo) è al centro di molteplici avventure videoludiche e rientrassi sull’unico valore che davvero fa la differenza: l’empatia, anche e sopratutto rivolta verso noi stessi/e.

L’articolo A Space for the Unbound – Recensione proviene da GameSource.

AGI – L’informativa urgente in Parlamento del Guardasigilli Carlo Nordio non ‘placa’ lo scontro tra Pd – sostenuto anche dalle altre forze di opposizione – e Fratelli d’Italia. Anzi, al Senato il clima si fa subito incandescente e a nulla valgono i richiami all’ordine del presidente Ignazio La Russa, con un crescendo di tensione che sfocia nell’abbandono dell’Aula da parte dei senatori dem e di altri esponenti delle forze di minoranza.

Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, in due interviste – rilasciate al ‘Corriere della Sera’ e al ‘Messaggero’ – ribadisce che non ha intenzione di dimettersi e che i contenuti della relazione del Dap su Cospito “non sono classificati, né secretati e nemmeno riservati“.

“Non c’è motivo di dimettersi – osserva Delmastro – su richiesta esplicita di un parlamentare ho dato conto di un’informativa riservata che non è secretata né classificata”.

Alla domanda se abbia sentito la premier Giorgia Meloni, Delmastro risponde: “Oggi (ieri, ndr). Mi ha chiesto se erano informazioni segrete. Le ho risposto di no. Aggiungo: in un Paese in cui si denuncia che vengono apposti troppi segreti di Stato perché, in un caso in cui i cittadini possono sapere, avrei dovuto comportarmi come chi li vuole tenere al’oscuro?”.

E a chi gli chiede se dal Guardasigilli Carlo Nordio gli sia stata rivolta la richiesta di un “passo indietro”, il sottosegretario risponde: “No, non lo ha chiesto”, aggiungendo inoltre di non vedere “il perché” su una eventuale remissione delle deleghe al Dap.

E ancora: “in una democrazia – conclude – un esponente del governo, davanti a domande precise dei parlamentari, non può omettere o negare circostanze a lui note su documenti non segreti”.

A innescare la miccia, che deflagra in tutto il suo potenziale, erano state le parole pronunciate dal senatore di FdI Alberto Balboni. Un affondo netto contro il partito del Nazareno: “Il Pd si è sentito offeso dalla domanda del collega Donzelli, una domanda retorica che non voleva dire che il Pd sta con la mafia. Ma non vi rendete conto che andando in carcere a trovare Cospito avete aperto una voragine alla mafia? Io sono d’accordo che si possa andare in carcere a visitare un detenuto, ma perché dopo avete fatto una conferenza stampa criticando il 41 bis? Avete aperto una voragine”, dice il senatore del partito di Giorgia Meloni, più volte interrotto dalle proteste dei dem, che invocano l’intervento di La Russa.

Che, però, pur richiamando tutti all’ordine, invita i senatori a lasciar parlare Balboni, “non censuro nessuno”. Ed è qui che le opposizioni abbandonano l’Aula. Dunque, la tensione resta alta. E nel day after del ‘caso Donzelli’, culminato nella convocazione del Giurì d’onore da parte del presidente di Montecitorio, lo scontro si sposta al Senato. “Siamo usciti dall’aula di fronte all’enormità delle parole pronunciate dal senatore Balboni che ha avuto il coraggio di dire che ‘il Pd ha aperto una voragine alla mafia’. Tutto questo senza una parola di censura da parte del presidente La Russa. Inaccettabile. La Meloni si scusi. Ora basta”, tuona la capogruppo dem Simona Malpezzi.

Al fianco del Pd si schierano la sinistra e i verdi e anche i 5 stelle. Non il Terzo polo. Che pure non è morbido nei confronti di Donzelli, della maggioranza e del governo: “Ha ragione chi chiama in causa la presidente del Consiglio. Volete avere una visione dello Stato moderno, con una giustizia liberale, o pensate di rincorrere il giustizialismo forcaiolo di Donzelli e del sottosegretario Delmastro? A voi la scelta”, dice Matteo Renzi in Aula.

E Carlo Calenda, via social, giudica “imabarazzante e imbarazzata” l’informativa di Nordio sul caso Cospito. 

Ma cosa ha detto il ministro per lasciare insoddisfatte tutte le opposizioni? Prima alla Camera e poi al Senato il Guardasigilli ha illustrato punto per punto tutta la vicenda che riguarda l’anarchico Alfredo Cospito, in sciopero della fame e detenuto al 41 bis. Ma è sul ‘caso Donzelli’ che Nordio non entra nel merito: “C’è un’indagine aperta dalla procura di Roma, questa notizia è un elemento di novità. A questo punto, per doveroso rispetto del lavoro degli inquirenti, non possiamo non tenerne conto”, spiega alla Camera.

Le opposizioni manifestano tutta la loro insoddisfazione. Al Senato, due ore dopo, Nordio corregge il tiro: “Non ci pareremo dietro i magistrati di Roma, no ad alibi per dire che ce ne laviamo le mani”, assicura il Guardasigilli, garantendo che riferirà non appena “l’istruttoria” avviata da lui stesso sarà conclusa.

Ma se a Montecitorio la situazione resta nei limiti del dibattito politico, altrettanto non avviene al Senato. Qaunto alla maggioranza, Lega e FI sostengono Nordio, ma non trascendono mai nei toni. Nessun attacco alle opposizioni, così come nessun esplicito riferimento al Caso Donzelli.

Questo alla Camera. Il registro cambia a palazzo Madama. Prima il senatore azzurro Zanettin osserva: “Maggiore prudenza nelle esternazioni sarebbe stata più opportuna”. Poi è il capogruppo leghista Romeo a spingersi un po’ oltre: “Quanto è successo ieri servirà anche a noi della maggioranza da lezione”, e quindi invita “tutti ad abbassare i toni”.

Infine il caos, con l’affondo di Balboni. Parole che confermano la linea del governo o, quantomeno, degli esponenti FdI che siedono nell’esecutivo: nessun arretramento. “Donzelli e Delmastro rimangono al loro posto”, scandisce il capogruppo FdI Tommaso Foti. Concetto già espresso da Matteo Salvini, che però torna ad auspicare che i toni vengano stemperati. Ma è soprattutto il silenzio della premier Meloni a innescare la dura reazione delle opposizioni. “Dispiace che Meloni faccia finta di niente e se non interviene siamo portati a pensare che abbia approvato quanto accaduto ieri”, dice la capogruppo dem Debora Serracchiani.

Tranchant la pentastellata Vittoria Baldino: “Ci risulta difficile pensare che un luogotenente della presidente del Consiglio come Donzelli si sia avventurato su questo crinale senza una regia politica, non ci fate ingenui: sappiamo che il mandato politico arriva da palazzo Chigi. E ministro Nordio la sua reticenza ha il sapore della complicità”. “Affermare in aula che ‘il Pd ha aperto una voragine contro la mafia’ significa essere manichei e forcaioli. Ed è la conferma che quella di Donzelli non era voce dal sen fuggita, ma radicato (e fazioso) convincimento”, afferma il dem Enrico Borghi. Intanto alla Camera Pd e M5s presentano una mozione di censura nei confronti del sottosegretario Delmastro perché gli vengano ritirate le deleghe al Dap.