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Specchio, specchio delle mie brame chi è la miglior direttrice del Federal Bureau of Control? La risposta è semplice, è Jesse Faden. La protagonista di Control, Control Ultimate Edition su console next-gen, si ritroverà a fronteggiare diversi incarichi secondari durante le sue sortite all’interno della Oldest House, tra cui quello riguardante lo Specchio Riflesso.

Control Missione Specchio Riflesso

Parto col dire che attivare questa missione secondaria pensata da Remedy Entertainment sarà piuttosto semplice: seguendo il corso degli eventi di Control, la missione Specchio Riflesso sarà disponibile una volta che verrà recuperato il fascicolo “Inserto sullo specchio” localizzato nella zona Programma Candidati Primari. Una volta recuperato questo importante fascicolo sarà possibile seguire la missione che ci condurrà nel Settore Ricerche e in particolar modo nel Laboratorio Sincronismo.

Control Specchio Riflesso

Una volta sul posto dovremo sbloccare la saracinesca della zona di contenimento dedicata allo specchio e per farlo sarà necessario lasciare aperte o chiuse le saracinesche sui lati, prendendo come riferimento le telecamere di sicurezza installate, visionabili dai monitor. Qualora non vogliate perdere tempo, potrete sbloccare il puzzle aprendo le saracinesce nel seguente modo: lato sinistro, la prima saracinesca dovrà rimanere abbassata mentre le altre due sollevate; lato destro all’opposto, sarà sufficiente sollevare la prima saracinesca.

Il resto della missione non sarà complicato, una volta interagito con lo specchio ci troveremo dall’altra parte e dovremo tornare sui nostri passi fino a quando avremo modo di sfidare, nel più classico dei Mirror Match, esseJ. Sconfitto il miniboss sarà possibile purificare lo Specchio e ottenere un bel bottino fatto di 4 punti abilità, materiale per il crafting e una mod.

L’articolo Control – Guida alla missione Specchio Riflesso proviene da GameSource.

AGI –  Il centrodestra, trainato da Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, vince le elezioni politiche 2022 e si prepara a governare l’Italia. Complessivamente la coalizione composta da FdI, Lega, Fi e Noi moderati raggiunge il 44,5% dei voti, sette punti in più rispetto al 37,5% del 2018. Vince nella stragrande maggioranza dei collegi uninominali di Camera e Senato.

Il centrosinistra, composto da Pd, Alleanza Verdi Sinistra, +Europa, Impegno civico, si ferma al 26,2%, sostanzialmente stabile rispetto al 2018 quando il centrosinistra e Leu ebbero complessivamente il 25,7%. Sono pochi i collegi uninominali dove prevale il centrosinistra, anche in regioni come l’Emilia Romagna e la Toscana.

Il Movimento 5 Stelle, correndo da solo, ottiene il 15,2% dei voti e vince a sorpresa in oltre dieci collegi uninominali del sud, soprattutto nel napoletano, nel palermitano e a Foggia. Rispetto al 2018, quando ebbe il 32,2%, M5s cede il 17%. La lista Azione-Iv, non presente nel 2018, ottiene il 7,7%.

Uno straordinario risultato di Giorgia #Meloni e di #FratellidItalia

Grazie, Italia #ElezioniPolitiche2022 pic.twitter.com/BE1b2hdjAo

— Fratelli d’Italia (@FratellidItalia)
September 26, 2022

Nel centrodestra la parte del leone la fa Fratelli d’Italia che sestuplica i voti rispetto al 2018, passando dal 4,3% al 26,4%. Lega e Forza Italia quasi dimezzano i loro voti: il Carroccio passa dal 17,6% al 9%; FI dal 14,4% all’8,3%. Noi moderati corre il rischio di non superare l’1%. Fratelli d’Italia oggi ha il doppio dei voti della Lega anche in regioni come la Lombardia e il Veneto.

 

 

 

Nel centrosinistra la lista ‘Pd-Italia Democratica e Progressista’ è al 19,1%. Nel 2018 Pd, Leu e Insieme ebbero complessivamente il 22,9%. Cresce +Europa che passa dal 2,4 al 3%. Male Impegno civico: appena lo 0,5%. Luigi Di Maio, sconfitto dal pentastellato Sergio Costa nel collegio di Napoli Fuorigrotta Camera, resta fuori dal Parlamento.

Sono molto pochi i collegi uninominali sfuggiti al centrodestra. Il centrosinistra prevale fra l’altro a Torino centro, Milano centro, Bologna, Imola, Firenze. La lista ‘De Luca sindaco d’Italia’ vince nel messinese. M5s prevale nel napoletano, nel palermitano e a Foggia.

Tra i leader Meloni, Berlusconi e Lupi vincono largo nei loro collegi uninominali di L’Aquila Camera, Monza Senato e Lecco Camera. Bonelli vince a Imola Camera. Bonino è seconda a Roma centro Senato e rischia di non entrare in Parlamento se la lista +Europa non superera’ il 3% dei voti nazionali. Letta, Salvini, Fratoianni, Conte e Renzi non hanno corso nell’uninominale. Calenda è solo terzo nel collegio di Roma centro Senato.

Non tradiremo la vostra fiducia. Siamo #pronti a risollevare l’Italia

GRAZIE! pic.twitter.com/DabIIuhORK

— Giorgia Meloni ن (@GiorgiaMeloni)
September 26, 2022

 

AGI – L’autunno è partito con piogge diffuse anche sotto forma di nubifragi che in questi giorni stanno interessando molte Regioni. IlMeteo.it mette in evidenza che si contano già allagamenti e danni, soprattutto sulle regioni tirreniche come in Toscana, Lazio e Campania, e che le piogge colpiscono anche il Molise, la Puglia e a tratti pure il Nord e le Isole Maggiori. Da domani arriveranno altre due perturbazioni di origine artica, ci saranno venti in intensificazione e un calo termico; inoltre torna la neve sulle Alpi a quote inferiori ai 1.600 metri.

Nel dettaglio:

– Lunedì 26: Al nord: peggiora dal pomeriggio dal Nordest verso la Lombardia. Al centro: molto instabile su Toscana, Umbria e Lazio. Al sud: maltempo diffuso, fortissimo tra Campania e Calabria.

– Martedì 27. Al nord: ultime piogge sul Triveneto, sole altrove. Al centro: rovesci sparsi sulle Tirreniche. Al sud: temporali sulla Calabria tirrenica, sole altrove.

– Mercoledì 28. Al nord: nubi sparse, neve sui confini alpini. Al centro: peggiora dal pomeriggio/sera su Tirreniche e sassarese. Al sud: qualche rovescio in Calabria. Tendenza. Nuova perturbazione tra giovedì e venerdì, graduale miglioramento nel weekend. 

AGI – Le elezioni italiane in prima pagina sulla stampa internazionale, che dà grande risalto alla vittoria di Giorgia Meloni e si esercita in analisi per spiegarne il significato politico e immaginare le sue prime mosse sulla scena internazionale, con la doppia sottolineatura che sarà la prima donna premier in Italia e guiderà il governo più a destra nella storia repubblicana.

WASHINGTON POST

“L’Italia elegge la prima donna premier e il governo più a destra dopo Mussolini”: questa la sintesi del Washington Post, che al voto italiano dedica un piccolo richiamo nella parte bassa della prima pagina, dove, a parte l’Ucraina, dominano notizie americane, dalla polemica sul trasferimento dei migranti dalla Florida deciso dal governatore repubblicano De Santis alla gentrificazione di Oakland, dalle politiche dei repubblicani  sulla lotta contro la criminalità alla carenza di badanti che mette in difficoltà gli anziani. “Gli elettori italiani sembrano aver infranto diversi precedenti domenica, appoggiando partiti che ora sono destinati a formare il governo più di estrema destra del Paese dalla caduta di Mussolini, e guidato dal suo primo premier donna”, scrive il giornale, e ricorda le preoccupazioni degli oppositori per la svolta che ciò potrebbe determinare nella politica europea “spingendo l’Italia in un blocco illiberale con Polonia e Ungheria”.

Meloni nel discorso della vittoria “ha usato toni conciliatori”, nota il Post, che guardando al futuro osserva: “In Italia è più facile prendere il potere che restarci abbastanza a lungo per cambiare. Il governo in media non dura più di 400 giorni. Gli zig-zag politici sono la norma. Se confermata come primo ministro, Meloni dovrà affrontare immediate prove in patria e in Europa, visto il logorio l’impennata dei prezzi dell’energia e le divisioni all’interno della sua stessa coalizione sulla Russia e la sua invasione dell’Ucraina”. Quanto ai rapporti con l’Ue, secondo il quotidiano, “Meloni si troverà di fronte a vincoli naturali in Europa, dato che molti nel ricco mondo dei ricchi interessi economici di destra in Italia preferiscono un rapporto stabile con Bruxelles. Un debito nazionale grande come una montagna significa che qualsiasi governo, con passi falsi che spaventano gli investitori, potrebbe avvicinarsi a una crisi finanziaria. Ciò comporterebbe un forte incentivo per Meloni a procedere con cautela”.

NEW YORK TIMES

Un “trionfo nazionalista” secondo il New York Times, quello “dell’estrema destra” in Italia, dove Giorgia Meloni “si avvia a diventare la prima donna premier”. Il giornale dà spazio in prima pagina alle elezioni, e scrive: “Domenica l’Italia sembrava aver voltare la pagina della storia europea eleggendo una coalizione di estrema destra guidata da Giorgia Meloni, la cui lunga storia di attacchi all’Unione Europea, ai banchieri internazionali e ai migranti ha seminato preoccupazione sull’affidabilità del Paese nell’alleanza occidentale”. Perché sebbene Meloni “sia una forte sostenitrice dell’Ucraina, i suoi partner di coalizione ammirano profondamente il presidente russo, Vladimir Putin, e hanno criticato le sanzioni contro la Russia”.

La sua vittoria, “in un’elezione con un’affluenza inferiore al solito, arriva quando i partiti precedentemente tabù e emarginati con radici naziste o fasciste stanno entrando nel mainstream – e vincendo le elezioni – in tutta Europa”, nota il giornale, secondo cui è la conferma che “il fascino del nazionalismo – di cui è una forte sostenitrice – è rimasto immutato, nonostante i risultati dei Paesi dell’Ue nell’unire sovranità e risorse negli ultimi anni, prima per combattere la pandemia di coronavirus e poi di fronte all’inizio del più grande conflitto in Europa dalla seconda guerra mondiale da parte di Putin”. Ora, per il Nyt, “la principale preoccupazione dell’establishment europeo è come, e quanto profondamente, una coalizione di destra in Italia guidata dalla Meloni potrebbe minacciare che quella coesione”.

La leader di FdI si è schierata nettamente a sostegno dell’Ucraina, ma Salvini e Berlusconi “si sono chiaramente allineati a Putin, mettendo in dubbio le sanzioni e rilanciando la sua propaganda”, rileva il giornale, e ipotizza che “questa divergenza, e l’aspra competizione tra i leader di destra, potrebbero rivelarsi fatali per la coalizione, portando a un governo di breve durata. Ma alcuni analisti politici affermano che la Meloni, dopo aver raggiunto il potere, potrebbe essere tentata di ammorbidire il suo sostegno alle sanzioni, che sono impopolari in gran parte dell’Italia. Se lo facesse, c’è la preoccupazione che l’Italia possa essere l’anello debole che spezza la forte posizione unita dell’Unione Europea contro la Russia”.

WALL STREET JOURNAL

La vittoria elettorale di Fratelli d’Italia ha il posto d’onore sulla prima pagina del Wall Street Journal, con una grande fotografia di Giorgia Meloni sotto il titolo “Coalizione di destra destinata a guidare l’Italia dopo le elezioni”. Gli italiani, scrive il Wsj, hanno scelto “un leader non sperimentato che affronterà la crescente recessione economica e la crisi energetica dell’Europa derivanti dall’invasione russa dell’Ucraina”. Il voto in Italia è stata “la prima grande prova della coesione politica dell’Unione Europea nel momento in cui si confronta con il tentativo della Russia di ridisegnare l’ordine del continente post-Guerra Fredda”, osserva il giornale, e sottolinea che gli elettori “si sono spostati verso partiti con chiare posizioni filo-occidentali, secondo gli exit poll, mentre i partiti deboli nei confronti della Russia hanno ottenuto risultati scarsi rispetto alle precedenti elezioni nazionali del 2018, nonostante i loro sforzi per corteggiare la popolarità mettendo in discussione le sanzioni occidentali a Mosca e resistere agli aiuti militari per l’Ucraina”.

Il quotidiano ricorda poi che un debito pubblico pari a circa il 150% del Pil rende l’Italia “vulnerabile alle vendite sui mercati obbligazionari se gli investitori perdessero fiducia nella solidità delle politiche fiscali di Roma, e dipendente dalla Banca centrale europea per mantenere stabili i suoi rendimenti obbligazionari”.

 Perciò, “consapevole che qualsiasi reazione avversa da parte degli investitori obbligazionari potrebbe danneggiare ulteriormente le prospettive economiche dell’Italia, Meloni ha cercato di rassicurare i mercati finanziari sul fatto che un governo guidato da Fratelli d’Italia cercherà di mantenere la disciplina fiscale. Tale vincolo potrebbe lasciare una portata limitata per i tagli fiscali radicali che alcuni nella coalizione di destra vogliono”, scrive il Wsj, secondo cui nei rapporti con l’Ue “molti osservatori a Roma affermano che Fdi è consapevole di quanto sia limitato lo spazio di manovra dell’Italia, data la sua fragilità economica e la necessità di buone relazioni con altri importanti attori in Europa e in Occidente”. Tra gli altri titoli di prima pagina, l’Ucraina con il surriscaldarsi dei toni tra Russia e Usa, la sanguinosa repressione delle proteste in Iran, e la sfiducia che induce sempre più investitori a discostarsi dalla strategia ‘buy the dip’, ossia quella di comprare titoli in forte ribasso scommettendo sulla loro imminente ripresa.

FINANCIAL TIMES

La vittoria elettorale di Giorgia Meloni fa titolo in prima pagina sul Financial Times. Dagli elettori arriva “un mandato decisivo per la coalizione di destra” guidata dalla leader di Fratelli d’Italia, “che diventerà la prima donna premier” del Paese. Il giornale sottolinea la bassa affluenza alle urne, e che la vincitrice “della competizione innescata dall’improvvisa caduta del governo di unità nazionale di Mario Draghi quest’estate, dovrà affrontare l’aumento dei prezzi dell’energia, le tensioni politiche paneuropee causate dall’invasione russa dell’Ucraina, e un elevato debito pubblico”.

Secondo il quotidiano, “la vittoria della destra italiana fa presagire rischi ma non una sbandata nell’estremismo”. In evidenza su Ft anche le crescenti preoccupazioni dei Tory per il deprezzamento della sterlina dopo il piano di tagli fiscali varato dal governo Truss, che malgrado la crisi valutaria ne promette ancora.

THE TIMES

“Giorgia Meloni si avvia a diventare la prima donna premier in Italia dopo la virata a destra degli elettori”: questo il quadro tratteggiato dal Times che mette in evidenza la notizia con una grande fotografia della leader di Fratelli d’Italia al seggio. Oltre che la prima donna, Meloni sarà anche “il primo ministro più di destra dalla fine della guerra”, sottolinea il giornale. Il titolo principale della prima pagina è però per la politica interna, con i nuovi tagli fiscali annunciati dal governo Truss che comporteranno a cascata una riduzione dei salari dei dipendenti pubblici e una riduzione dei servizi offerti ai cittadini, soprattutto nei settori della sanità e della scuola. In evidenza anche la diffusione delle tossicodipendenze tra gli studenti delle università britanniche.

LE MONDE

Quello di Giorgia Meloni è un “successo storico” ed “eclatante”, nella valutazione che Le Monde fa in apertura del suo sito web, cui bisogna guardare per notizie e commenti sul voto italiano, visto che il quotidiano francese non è in edicola il lunedì. L’alleanza a trazione FdI “ha ottenuto una maggioranza chiara e netta tanto alla Camera quanto al Senato”, eppure Meloni nel suo discorso ha salutato la vittoria “senza trionfalismi e con toni insolitamente gravi e misurati”, e “dopo aver denunciato la campagna ‘violenta’ e ‘aggressiva’ che il suo partito avrebbe, secondo lei, subito, ha chiesto il ‘reciproco rispetto'”, e che la sfida sarà adesso “unire gli italiani”. Il giornale francese ha colto “un riferimento un po’ criptico alle origini travagliate del suo movimento, erede della complessa storia del fascismo del dopoguerra” nella dedica che la leader ha fatto “a tutte le persone che non ci sono più e che meritavano di vivere questa notte”.

LE FIGARO

“Giorgia Meloni, donna forte plebiscitata in Italia dopo la vittoria alle elezioni legislative del suo partito nazional-conservatore, Fratelli d’Italia, con il 26% dei voti, è in una posizione di forza per diventare la prima Presidente del Consiglio”, si legge sul sito di Le Figaro, che non mette le elezioni italiane in prima pagina della sua edizione cartacea, puntata invece sull’insofferenza dei francese per le misure austerità energetica decise dal governo. Nell’analisi del quotidiano, Meloni, è la nuova ”figura provvidenziale” scelta dall’Italia, un Paese “all’incessante ricerca di un salvatore” e per questo “condannato all’instabilità”, perché ai leader  si concede solo “un piccolo giro e poi via”. Così, “dopo Renzi il ‘rottamatore’, Salvini il ‘capitano’ e ‘Super Mario’ Draghi, l’Italia si è data domenica sera un nuovo salvatore per raddrizzare il timone”.

EL PAIS

Giorgia Meloni “è la più votata e va verso un governo con Salvini e Berlusconi”, da leader di una coalizione di destra “che approfitta delle divisioni dei centro sinistra” in un voto segnato da “un’astensione record che svela il disincanto degli italiani per la politica”: così El Pais riassume nella sua apertura l’esito delle elezioni italiane. “La preoccupazione di Bruxelles per la vittoria di una coalizione in Italia guidata dall’estrema destra Giorgia Meloni sembra ragionevole”, commenta il giornale spagnolo, ma sottolinea che “prima di mettersi le mani nei capelli vale la pena ricordare che l’Italia da decenni fa a modo suo, ed è stata, nel 1998, la prima democrazia occidentale governata da un post-comunista, un certo Massimo D’ Alema, ex dirigente del mitico Pci.

Durò un anno e mezzo, cosa frequente tra i presidenti degli esecutivi italiani, forse la posizione più effimera della scena politica europea”. Inoltre, sottolinea El Pais, Meloni “non arriva a Palazzo Chigi per via di un intrallazzo politico come D’Alema, ma spinta da milioni di voti degli italiani”.

Bisognerà dunque vedere alla priva dei fatti “se il suo governo sarà abbastanza virtuoso in materia economica e abbastanza obbediente a Bruxelles in materia politica”. Tuttavia, per il giornale, dopo il voto “emergono almeno due fronti di tensione: uno interno e l’altro europeo e internazionale”. Sul primo, “considerando anche i forti limiti alla politica economica derivanti dalla partecipazione all’eurozona e lo stato dei conti pubblici, il nuovo governo potrebbe puntare su questioni di identità e diritti civili, favorendo quella lenta erosione illiberale dei regimi democratici già vista al lavoro in Ungheria e Polonia” e questo sarebbe “rafforzato da una riforma della Costituzione in chiave presidenziale”. Il secondo fronte “riguarda il ruolo dell’Italia nell’Ue” perché “con un governo apertamente sovranista, funzionamento dell’integrazione nel processo decisionale dell’Ue potrebbe essere più complicato”.

FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG

La destra vince le elezioni italiane, ma secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung il dato saliente è l’astensione. Il giornale tedesco, che non mette in prima pagina le notizie sul voto ma le impagina in apertura sul suo sito web, scrive: “L’ulteriore calo dell’affluenza alle urne di circa dieci punti rispetto al 2018 a circa il 65% è spaventoso. Tuttavia, nessuno dei campi politici sembra aver beneficiato in modo particolare del tasso di astensione allarmante. Con circa il 35%, il “partito dei non votanti” è la forza politica più forte del Paese, con ben dieci punti” di vantaggio sul partito più votato, Fratelli d’Italia. Nella coalizione di centrodestra “Meloni è emersa come la netta vincitrice”, mentre Matteo Salvini, come capo della Lega, “deve rispondere di un risultato più debole rispetto alle elezioni del 2018” e Berlusconi “non dovrebbe essere in grado di ritardare ancora a lungo la consegna della leadership del partito”.

Tra i vincitori, il quotidiano tedesco indica anche Giuseppe Conte perché, “sebbene l’ex presidente del Consiglio, in qualità di nuovo capo dei 5 stelle, sia riuscito a ottenere solo la metà dei voti ottenuti dal movimento populista di sinistra nel trionfo elettorale del marzo 2018”, è comunque “riuscito a invertire la tendenza negativa” e ha fatto di M5s “con un chiaro orientamento di sinistra e pacifista la terza forza politica” dopo FdI e Pd. Il tema principale sulla prima pagina è l’energia, con i contratti firmati da Scholz negli Emirati arabi per la fornitura di gas liquido alla Germania, e con il dibattito nella maggioranza di governo sull’abbattimento dei costi delle bollette.

CHINA DAILY

Il ventesimo congresso nazionale del Partito comunista cinese è in evidenza sul China Daily, con l’elezione di tutti i 2.296 delegati completata ieri. Scelti in rappresentanza e degli oltre 96,7 milioni di iscritti, “sono membri eccezionali del Pcc, altamente qualificati ideologicamente e politicamente, con buoni metodi di lavoro e standard morali elevati, sono competenti nel discutere gli affari di Stato e hanno ottenuto risultati notevoli nel loro lavoro”, si legge nel comunicato ufficiale cui il giornale dà spazio. Il quotidiano aggiunge che tra di loro figurano dirigenti del Partito e esponenti della base, un numero considerevole di donne e rappresentanti delle minoranze etniche. Con l’elezione, comunque, il processo selettivo non è concluso perché “l’idoneità di questi delegati sarà verificata da uno speciale comitato di revisione prima che partecipino al prossimo Congresso”, che si aprirà a Pechino il 16 ottobre.

QUOTIDIANO DEL POPOLO

L’elezione dei delegati al Congresso nazionale del Partito comunista cinese è la notizia del giorno, ovviamente, per il People’s Daily, che del Pcc è l’organo e che in un editoriale esorta i 2.296 prescelti a “compiere il loro dovere lealmente”. Per il giornale, Secondo l’editoriale, “è fondamentale basarsi sui successi passati per portare avanti la causa del Partito e del Paese, per il futuro del socialismo con caratteristiche cinesi e per il grande ringiovanimento della nazione cinese” per “per unire e galvanizzare persone di tutti i gruppi etnici nel loro sforzo di ottenere una nuova vittoria per il socialismo con caratteristiche cinesi”.

Quindi, ammonisce il giornale, “tutti i delegati dovrebbero partecipare seriamente a ogni punto all’ordine del giorno con un forte senso di responsabilità politica e missione storica, nonché pieno entusiasmo e morale alto”, perché il ventesimo congresso “con il compagno Xi Jinping al centro e attraverso gli sforzi concertati di tutti i delegati, sia un congresso di unità, vittoria e impegno”.

AGI – La vittoria netta del centrodestra alle elezioni italiane infonde ottimismo ai mercati in quanto, come spiega l’economista Lorenzo Codogno, una maggioranza larga rappresenta un segno di stabilità. Milano, dopo i primi scambi in rosso, inverte la rotta e viaggia positiva in una seduta che appare invece incerta per gli altri indici, appesantiti dai timori per la recessione e per l’estrema debolezza dell’euro.

Il sorvegliato speciale resta lo spread, inteso come termometro del grado di affidabilità di un paese nel ripagare il suo debito: il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi ha aperto in leggero calo rispetto alla chiusura di venerdì, a 229 punti, ma il tasso del rendimento del Btp viaggia sostenuto e avanza fino al 4,464% segnando un nuovo massimo dal 2013. Ad essere sotto pressione sono tutti i titoli di Stato dell’Eurozona, per la prospettiva di nuovi rialzi dei tassi di interesse da parte della Bce. 

AGI – Dalle tribù nella contea dei Nandi, nel cuore dell’Africa nera, fino a diventare dominatore planetario della maratona. Chissà se quando da ragazzino mentre percorreva correndo i 3,2 chilometri che da casa lo portavano a scuola, pensava che un giorno sarebbe diventare l’uomo più forte del mondo sui 42,195 chilometri.

Una distanza non casuale perché è quella percorsa dal leggendario emerodromo Filippide da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria dei greci sui persiani nella torrida piana di Maratona.

Correva l’anno 490 a.C. Oggi, oltre 2500 anni dopo nel cuore dell’Europa, a Berlino, c’è un uomo che ha corso la mitica distanza in 2 ore 01’09”.

Quest’uomo, vero fenomeno del running, si chiama Eliud Kipchoge, ha 37 anni, è sposato con Grace Sugutt, è padre di tre figli, e vive a Eldoret, una sorta di ‘Eldorado’ del fondo e mezzofondo per l’atletica leggera dove in inverno si allenano anche diversi azzurri.  Lui da domenica sera a sabato mattina vive quasi in clausura presso il centro della corsa a Kaptagat, poi ritorna in famiglia.

 Eliud pesa poco più di 52 chilogrammi, è cresciuto assieme alla madre insegnante (Janet Rotich) mentre il padre lo ha visto solo sulle fotografie.

Sul pianeggiante percorso ricavato tra diversi quartieri della capitale tedesca toccando le simboliche Potsdamer ed Alexander Platz, Kipchoge ha vinto la quindicesima maratona (su 17 partecipazioni) della sua carriera.

Eliud in una mattinata nuvolosa, con i primi raggi di sole a fare capolino solo nel finale di gara quasi a ‘battezzare’ la sua storica impresa al cospetto della Porta di Brandeburgo, ha imposto un ritmo forsennato sin dai primi metri. Il keniano dopo essere transitato in 59’51 alla mezza maratona, ha migliorato il suo precedente record di esattamente mezzo minuto: un’enormità per la maratona corsa a questi livelli.

Il connazionale Mark Korir ha completato la doppietta per la Nazione simbolo del running nel mondo, il Kenya, ma con un ritardo di quasi cinque minuti (4’49”). Terzo l’etiope Tadu Abate (2h06’28). Sono esattamente vent’anni che Kipchoge scrive importanti capitoli di storia nelle distanze cosiddette ‘lunghe’.

Risale alla primavera del 2002 la sua prima apparizione in ambito internazionale, i Mondiali di cross conclusi al quinto posto tra gli junior: nulla di così sensazionale. È nel 2003 che Eliud si fa conoscere al mondo, oro nel cross sempre tra gli junior e campione del mondo dei 5000 metri a Parigi.

La prima parte di carriera la dedica solo alla pista, in particolare ai 5000 metri dove alle Olimpiadi ottiene l’argento ad Atene 2004 e il bronzo a Pechino quattro anni dopo. Dal 2012, Kipchoge si dedica solo alla strada e centellinando le presenze. Vince le maratone più importanti, Berlino e Londra  quattro volte, Chicago e Rotterdam. 

Il 12 ottobre del 2019 correndo sulle strade all’interno del grande polmone verde di Vienna, il ‘Prater’, in 1 ora 59’40, diventa il primo uomo a concludere la maratona sotto le due ore. Il crono, però, non venne omologato perché Eliud era stato aiutato da ben 41 ‘lepri’ che si erano alternate per mantenere lo stesso ritmo e con rifornimenti liberi.

L’8 agosto dello scorso anno vincendo la maratona delle Olimpiadi di Tokyo diventa il terzo di sempre, dopo Adebe Bikila e Waldemar Cierpinski, a confermarsi campione olimpico per due edizioni consecutive. A Berlino superlativa anche la gara femminile.

A trionfare con un super crono la 28enne etiope Tigist Assefa che con 2 ore 15’37 è diventata la terza donna più veloce di sempre in maratona.

AGI – “E se l’economia fosse al servizio della Terra?” Sulla base di questo interrogativo è stato presentato a Torino, nell’ambito dell’iniziativa Terra Madre Salone del Gusto 2022 il progetto di emissione di un prestito obbligazionario di 10 milioni di euro che prevede un tasso di interesse netto del 3% annuo, “remunerato in buoni spesa”, per dar vita ad una finanza rigenerativa, in collaborazione con Banca Etica.

Intorno ad un tavolo a discutere al Parco Dora nella periferia di Torino si sono ritrovati Leonardo Becchetti, economista e direttore scientifico della rete Next Nuova Economia Per Tutti, Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì, Nazzareno Gabrielli, direttore generale di Banca Etica e Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.

L’obiettivo del prestito obbligazionario s’inserisce in un tentativo di “abbandonare la logica dell’economia fine a se stessa”, ovvero “l’idea che le scelte degli individui non condizionino la vita dell’intera comunità” per diventare, al contrario, “cittadini consapevoli che prendono decisioni di consumo e di investimento orientate al bene comune” come si legge nel cappello introduttivo.

Persone, cioè, che “non guardano solo al proprio profitto ma all’impatto che il proprio agire ha sugli altri e sul pianeta, nella consapevolezza che ciò che genera un guadagno individuale oggi non è detto che sia davvero un guadagno per tutti domani”, recita l’assunto.

Ed è in quest’ottica di economia civile che nasce il progetto innovativo per il biologico di NaturaSì dell’emissione di un prestito obbligazionario di 10 milioni di euro, “per diventare consapevoli che il denaro può trasformarsi in cibo attraverso progetti di sviluppo dell’agricoltura biologica e biodinamica, tra i principali alleati per la tutela dell’ambiente, per la lotta contro i cambiamenti climatici e per la sovranità alimentare”.

Secondo Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì, l’azienda che lui stesso dirige, che opera del biologico e del biodinamico e al centro del progetto del prestito, lo fa perché “l’unica economia immaginabile è quella che tiene conto dell’equilibrio dell’ecosistema in tutti gli anelli della sua catena”.

Per Brescacin, oggi “non c’è benessere dell’uomo senza cura della comunità e non c’è cura della comunità senza rispetto per la terra. Noi viviamo di pane, non di denaro  – ha proseguito nel suo intervento – ed è necessario generare consapevolezza sulle scelte che facciamo quando riempiamo il carrello della spesa e quando dobbiamo gestire i nostri risparmi. Noi diamo per scontato che il cibo sia sempre a nostra disposizione quando abbiamo del denaro, ma gli ultimi eventi geopolitici e finanziari ci stanno chiamando ad occuparci oggi del nostro cibo di domani, affidando consapevolmente ad agricoltori virtuosi almeno una piccola parte dei nostri risparmi”. 

NaturaSì, Slow Food, Banca Etica per un prestito obbligazionario sul cibo

Il progetto di prestito obbligazionario di 10 milioni di euro ad un tasso di interesse netto del 3% annuo, lanciato  da Natura Sì nell’ambito di Terra Madre Salone del Gusto 2022, per Leonardo Becchetti, economista e direttore scientifico della rete Next Nuova Economia, si inquadra perfettamente in quella che ormai viene definita “economia generativa”, un nuovo filone della finanza che “ha prodotto quelle che chiamo emissioni di scopo: possono essere green bond o social bond, emissioni nelle quali si prende un impegno con i finanziatori affinché i soldi raccolti siano investiti in progetti con un ampio impatto sociale o ambientale”. Un settore che sta crescendo moltissimo e producendo risultati importanti, ha sostenuto l’economista.

Le somme raccolte con il prestito obbligazionario saranno poi impiegate da NaturaSì “per sostenere le aziende agricole e quelle di trasformazione nel migliorare le proprie strutture e fare investimenti a medio termine”. Una parte del prestito verrà poi destinata alla ricerca e alla formazione di agricoltori, “oltre ad accompagnare i più giovani a svolgere la propria attività nell’ambito dell’agricoltura biologica”.

“Siamo in una fase di cambiamento, che lo vogliamo o no esso avverrà – ha osservato Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia – sta a noi la decisione di essere parte della soluzione o del problema”.

Per questo “abbiamo bisogno di una politica che esca dalla logica del XIX secolo per entrare pienamente nel futuro, che vogliamo ispirato a valori di giustizia sociale, democrazia, eguaglianza e libertà”.

Ora però, “anche l’economia e la finanza, così resistenti ad un profondo cambiamento, dovranno fare i conti col futuro: incentivare le capacità di ciascuno affinché a tutti sia data la possibilità di un pieno sviluppo delle proprie potenzialità, abilità e aspirazioni”.

Il paradigma applicato al cibo, “buono pulito e giusto per tutti”, ha in sé “il germe di un umanesimo ecologista, si ispira alle origini della vita stessa: la madre Terra, fonte di nutrimento e vita per tutti, indiscriminatamente”.

Il prestito nasce in collaborazione con Banca Etica che da oltre 20 anni lavora per sviluppare strumenti e servizi finanziari “capaci di sostenere l’economia civile, pulita e inclusiva e di rendere i risparmiatori sempre più consapevoli e protagonisti dell’uso del loro denaro anche indirettamente”, dando evidenza delle singole realtà finanziate e dell’impatto che generano, si legge in una nota.

A tal proposito, Nazareno Gabrielli, direttore generale di Banca Etica, ha affermato che “l’agricoltura biologica è uno dei settori produttivi cui la finanza etica guarda e in cui investe da sempre con grande attenzione, perché l’accesso a cibo sano e prodotto senza impoverire la terra è cruciale per il futuro del pianeta e per la salvaguardia di alcuni diritti fondamentali”, ha concluso.

AGI – Quante possono essere le relazioni umane che può abbracciare un singolo individuo? Secondo la teoria incardinata nel concetto “il numero di Dunbar”, dal nome di Robin Dunbar, psicologo e antropologo dell’Università di Oxford, le relazioni “stabili e significative” che possiamo mantenere allo stesso tempo sono 150, non una di più. Questo include famiglia e amici.

Scrive il Paìs che “gli studi di Dunbar sostengono che le persone provenienti da famiglie numerose hanno meno amici perché danno la priorità ai membri della famiglia” ma la teoria dello psicologo evoluzionista dell’Università di Oxford “organizza queste 150 connessioni in cerchi concentrici segnati dalle differenze qualitative delle relazioni”. Cosicché Dunbar “limita la cerchia degli amici a 5 e la cerchia degli intimi tra una e due persone”. Il numero è tuttavia un’approssimazione ma le connessioni, secondo lo studioso, possono variare tra 100 e 250.

Il “numero di Dunbar” è in ogni caso stato messo in discussione da altri studi, tra cui quello di Johan Lind, professore dell’Università di Stoccolma, che sostiene invece che non c’è limite numerico nelle relazioni umane, ma uno studio del 2016 individua in 6 o poco più il numero di amici necessario e sufficiente per poter migliorare le nostre vite. Oltre si fa solo confusione.

Lo stesso Dunbar sostiene che fino a 1.500 amicizie i nomi ci possono solo sembrare familiari e da lì in poi, fino a 5 mila, lo sono appena i volti. In uno studio di due anni fa, invece, Suzanne Degges-White, professoressa alla Northern Illinois University, ha stabilito che le donne di mezza età devono solo avere tre o più amici per aumentare il loro livello di soddisfazione.

Nel suo libro “Amici: comprendere il potere delle nostre relazioni più importanti”, Dunbar scrive che sono 7 i fattori che determinano un’amicizia. Vale a dire: il numero di ore trascorse insieme in spazi comuni come scuola, lavoro, chiesa, o praticando uno sport o un hobby; l’attenzione a non perdere di vista chi potrebbe diventare amico; l’intenzione di prendere l’iniziativa; le idee per continuare a fare cose insieme; il coltivare l’immaginazione comune mentre, l’ultima, è la forza di saper perdonare.

Tra il dare e l’avere di un’amicizia, Dunbar calcola poi che 2 in genere sono gli amici che si perdono quando t’innamori, nella relazione di coppia “l’equivalente dell’energia dedicata, appunto, a due amici” mentre 200 ore sono il tempo che bisogna investire affinché un conoscente finisca per essere un amico.

E gli amici virtuali contano? No. Uno studio ha confermato ancora una volta che l’importanza degli amici veri risiede nelle relazioni che danno “una sensazione di benessere ma non c’è un’altrettanta equivalenza con quelle online”.

Durante l’Aniplex Online Fest 2022, andato in scena nelle ore scorse, è stato annunciato anche NieR: Automata Ver 1.1a, un anime basato sull’omonimo videogioco in collaborazione con Square Enix e prodotto dallo studio A-1 Pictures.

NieR: Automata Ver 1.1a verrà trasmesso nel 2023 e nei prossimi mesi verrà presentato in maniera più estesa e dettagliata. Intanto possiamo vedere il primo trailer di presentazione, dedicato soprattutto ai personaggi di 2B e 9S che saranno i protagonisti dell’opera.

L’anime è prodotto da A-1 Pictures e dovrebbe perciò trattarsi di una produzione di un certo livello. Il team in precedenza si è occupato di Solo Leveling Lycoris Recoil, Kaguya-sama: Love Is War e Sword Art Online: Alicization.

NieR: Automata La serie sarà diretta da Ryoji Masuyama e supervisionata da Yoko Taro, mentre il character design è ad opera di Jun Sakai, con Keiichi Okabe di Studio MONACA che ritorna nel ruolo di responsabile della colonna sonora, come nell’opera originale.

L’articolo NieR: Automata Ver1.1a, prime immagine dell’anime proviene da GameSource.

AGI – Trionfo di portata storica per il belga Remco Evenepoel andato a cogliere, dopo una fuga solitaria iniziata a 25 chilometri dal traguardo, la maglia iridata della prova in linea di ciclismo.

Il 22enne fiammingo ha dominato la prova di 266,9 chilometri svoltasi  a Wollongong in Australia. All’89/a edizione della prova in linea del Mondiale per professionisti hanno preso  il via 169 corridori di 50 Nazioni.

Remco Evenepoel ha tagliato  il traguardo di Wollongong dopo 6 ore 16’08” di gara ad una media di 42,575 chilometri orari.

Per il Belgio quella centrata oggi dal corridore  della Quick-Step, oro iridato nel 2018 nella gara in linea juniores, è la vittoria iridata numero 26, il 51/o podio nella prova in linea maschile dalla prima edizione del 1927.

Argento al francese Christophe Laporte che, con un ritardo di 2’21 dal vincitore, ha regolato la volata del gruppo precedendo l’australiano Michael Matthews.

Quarto il belga Wout van Aert, quinto l’italiano, Matteo Trentin, argento nel 2019. Ottavo Alberto Bettiol, tredicesimo Lorenzo Rota. Evenepoel fino al 25/o chilometro era assieme al kazako Andrey Lutsenko quando lo ha staccato sul tratto ascendente del Mount Pleasant, unica asperità del circuito ricavato a Wollongong, città nel sud-est dell’Australia.

Attivo e protagonista fino al circa 70 chilometri dall’arrivo l’azzurro Samuele Battistella. Nelle prime fasi di gara si è messo in luce anche il primo corridore della Città del Vaticano presente alla corsa in linea Elite in 89 edizioni, ovvero Rien Schuurhuis, 40 anni, olandese poi ritiratosi a 160 chilometri dall’arrivo. Schuurhuis è marito di Chiara Porro, ambasciatrice dell’Australia presso la Santa Sede e quest’anno ha ottenuto la cittadinanza vaticana.