Newsletter

Ultime News

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

AGI – Il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian mette in guardia che il rilancio dell’accordo sul nucleare con l’Iran non sarà sufficiente e che è necessario fronteggiare Teheran anche sul programma missilistico e sulle sue attività minacciose nella regione.

In un’intervista al Journal du Dimanche, Le Drian ha espresso le sue preoccupazioni per le attività nucleari della Repubblica islamica, chiedendo una reazione immediata: l’Iran è in procinto di acquisire l’arma nucleare ed “è urgente dirgli basta”. 

Il ministro ha invocato un ritorno all’accordo sul nucleare del 2015 dal quale il presidente uscente Usa, Donald Trump, volle uscire, ma -ha detto- il solo accordo su nucleare non sarà sufficiente. “L’ Iran – lo dico chiaramente – sta per acquisire capacità nucleare”, ha avvertito. 

Poi ha sottolineato: “Ci sono anche le elezioni presidenziali in Iran a metà giugno. è quindi urgente dire agli iraniani che questo è abbastanza e fare in modo che Iran e Stati Uniti tornino all’Accordo di Vienna“.

Secondo Le Drian, “uscendo da questo accordo, l’amministrazione Trump ha scelto la strategia che ha definito di massima pressione sull’Iran. Il risultato è stato che questa strategia ha solo aumentato il rischio e la minaccia. Dobbiamo quindi fermare questo meccanismo”.

Ma “questo non sarà sufficiente: ci vorranno difficili negoziati sulla proliferazione balistica e sulla destabilizzazione dell’Iran sui suoi vicini nella regione. Sono tenuto al segreto quanto ai tempi di calendario di questo dossier, ma è urgente“.

L’accordo del 2015 prevede una revoca parziale delle sanzioni internazionali contro l’Iran, in cambio di misure per garantire che il regime non acquisisca armi atomiche. Ma Donald Trump è uscito unilateralmente dall’intesa nel 2018.

Nel frattempo, nelle ultime settimane hanno destato preoccupazione gli ultimi passi compiuti dall’Iran: a pochi giorni dal cambio di amministrazione negli Usa, le Guardie della rivoluzione hanno testato missili balistici a lungo raggio su due obiettivi nell’Oceano Indiano, a conclusione di un’esercitazione di due giorni in cui è stato simulato un attacco contro unità navali ostili.

Di più: nelle scorse settimane, il regime ha cominciato a produrre uranio arricchito al 20% nel sito sotterraneo di Fordow, a Est di Qom, una purezza che aveva raggiunto prima della firma del accordo di Vienna.

L’avvio della produzione di uranio arricchito (ancora sotto la soglia d’allarme, perche’ per l’arma nucleare serve uranio al 90%, ma comunque una violazione degli obblighi previsti dal cosiddetto Jcpoa che prevede una soglia del 3,7%) è stata la piu’ grave violazione del patto compiuto dall’Iran, che dal 2019 aveva superato il limite del 3,67%, ma solo del 4,5%.

AGI – Parte la nuova stretta su gran parte delle Regioni italiane, per fronteggiare la risalita della curva epidemica. Se ancora ieri, da Nord a Sud, l’Italia era colorata prevalentemente di giallo (con l’eccezione di Calabria, Emilia Romagna e Veneto che sono già in zona arancione), da oggi e per almeno due settimane la mappa della Penisola si tinge di arancio e rosso.

L’ordinanza firmata dal ministro Roberto Speranza sulla base dei dati del monitoraggio settimanale, che ha fotografato un ulteriore peggioramento con Rt sopra l’1 in quasi tutte le Regioni, stabilisce che passano direttamente in zona rossa Sicilia, Lombardia e Provincia di Bolzano. Una decisione accolta con malumore dalle ultime due: la Lombardia ha annunciato ricorso, mentre Bolzano, forte del suo status di Provincia Autonoma, tenta lo strappo e si “autoproclama” in giallo, ma il braccio di ferro è appena iniziato. Nessun problema invece con la Sicilia, il cui presidente Musumeci aveva espressamente chiesto la zona rossa. 

Mentre le polemiche con Roma non tendono a placarsi è il titolare della Salute che butta acqua sul fuoco spiegando che fissare per una regione la zona rossa “non è una punizione, è invece una scelta che prende atto di numeri scientifici”. “Dobbiamo lavorare – afferma il ministro della Salute, Roberto Speranza – le polemiche non servono a nulla ma le misure servono, sono consapevole che chiediamo sacrifici ma sono indispensabili per tenere la curva sotto controllo”.

La Lombardia ricorre e anche Bolzano non ci sta

E a proposito dell’annuncio che la Regione Lombardia domani presenterà ricorso contro l’ordinanza firmata da Speranza e lo stesso ministro che spiega: “Quando firmo un’ordinanza, assumendomi la responsabilità, producendo chiusure indispensabili secondo la nostra comunità scientifica, quello che conta è che la curva si abbassa dopo qualche settimana, ci sono meno morti e meno ricoveri nelle terapie intensive. Sono quindi scelte giuste, l’epidemia è ancora in fase espansiva e le misure sono al momento unico strumento vero per costruire una risposta efficace, e l’abbiamo visto nella fase precedente, quando grazie alle zone rosse l’indice Rt e il numero di contagiati e di vittime è sceso e sarà così anche in questa situazione”.

Ma il governatore della Lombardia non è della stessa opinione. “Il governo – spiega Fontana al ‘Corriere della sera’ – deve rivedere gli incongrui parametri che adesso regolano le aperture, le chiusure e in sostanza la vita dei cittadini”. Il presidente lombardo conferma: “Il ricorso lo presenteremo domani. Ma l’obiettivo è esattamente quello: ottenere il tavolo tecnico chiesto dalle Regioni che fino a qui non c’è stato. Quella è la cosa più importante”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Arno Kompatscher, presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, che non si limita a rispedire al mittente il ‘colore’ ma si auto-classifica in zona gialla. “La riclassificazione dell’Alto Adige come zona rossa è avvenuta valutando in modo inadeguato alcune delle specificità altoatesine”, spiega Kompatscher. “I nostri esperti in base ai nostri dati sull’attuale situazione epidemiologica e degli sviluppi costantemente monitorati sono giunti alla conclusione che le regole attualmente in vigore (ovvero quelle della ‘zona gialla’, ndr) possono essere confermate come tali”. 

Diversa la situazione in Sicilia che dalla mezzanotte si è ‘tinta’ di rosso e lo sarà fino al 31 gennaio. Il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci ha firmato infatti un’ordinanza che recepisce i contenuti dell’ultimo Dpcm.

Un provvedimento che aggiunge il divieto di fare visita ad amici e parenti. Le lezioni scolastiche, saranno in presenza i servizi educativi per l’infanzia (asili nido), la scuola dell’infanzia, la primaria e il primo anno della scuola secondaria di primo grado, come prevede il Dpcm, mentre per le altre classi si continuerà con la didattica a distanza. Divieto di entrata e di uscita dal territorio regionale, divieto di accesso e allontanamento dal proprio comune, salvo che per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità e motivi di salute. 

 “I dati dei contagi – spiega Musumeci – sono allarmanti e purtroppo non c’è altra soluzione. Non si può giocare con la vita e la salute delle persone. L’ordinanza senza le misure di vigilanza e senza le necessarie sanzioni rischia di essere inutile, ecco perché rivolgo ancora una volta un appello ai prefetti e ai sindaci perché le forze dell’ordine e la polizia municipale possano essere mobilitate”. 

La Germania ha varato una legge bipartisan sulla concorrenza per frenare lo strapotere sui mercati dei giganti di internet, a partire da Amazon, Apple, Google e Facebook. L’emendamento alla legge sulla concorrenza è stato deciso con una maggioranza più ampia della coalizione di Cdu e Spe che governa e anche i verdi hanno votato sì. La modifica della normativa antitrust entra in vigore subito.

“La concorrenza deve essere protetta, qui si tratta proprio di una legge fondamentale, di una ‘costituzione’ per la nostra economia sociale di mercato per il digitale”. Così Falko Mohrs, deputato socialdemocratico ha spiegato il senso della legge, il cui obiettivo è quello di tenere a bada i cosiddetti ‘Gafa’, ovvero Google, Apple, Facebook e Amazon. “Vediamo la tendenza di creare monopoli, una concentrazione di potere dei grandi nei mercati digitali, e’ un processo sempre più veloce”, ha dichiarato Mohrs, secondo il quale con la nuova legge la Germania può “contrastare il comportamento improprio di aziende digitali che hanno un peso eccessivo sul mercato”.

Come? Due le misure immediate: l’Antitrust tedesca (Bundeskartellamt) avrà più poteri d’indagine nei confronti delle aziende e potrà controllare meglio le fusioni sul mercato digitale e per rendere più veloce i processi l’unica e ultima istanza sarà della Corte federale di giustizia di Karlsruhe (Bundesgerichtshof). Il governo tedesco spiega che tra l’altro in futuro si potrà vietare alle aziende digitali di trattare sulle proprie piattaforme le offerte di altri concorrenti peggiori delle proprie.

La nuova legge, secondo il portavoce di politica economica della Cdu, Joachim Pfeiffer, è “il progetto più importante della legislatura” ed è unica in Europa, “si tratta di un lavoro pionieristico”. Il governo tedesco vuole accompagnare e portare avanti i tentativi dell’Europa di creare un quadro normativo europeo, con il ‘Digital Markets Act’, una proposta di legge portata avanti dalla zarina dell’Antitrust Ue, Margrethe Vestager e dal capo del digitale Ue, Thierry Breton, che stabilisce un elenco di cose da fare e da non fare, nonché una serie di pesanti sanzioni per i giganti di Internet.

Tra queste: che le aziende con oltre 45 milioni di utenti dell’Ue diventino “gatekeeper” digitali, rendendole soggette a normative più rigorose. Inoltre, le imprese potrebbero essere multate fino al 10% del loro fatturato annuo per violazione delle regole di concorrenza; potrebbe anche essere richiesto di vendere una delle loro attività o parti di essa (inclusi diritti o marchi); le piattaforme che rifiutano di conformarsi e “mettono in pericolo la vita e la sicurezza delle persone” potrebbero avere il loro servizio temporaneamente sospeso “come ultima risorsa”.

E ancora: le aziende dovranno informare l’Ue prima di eventuali fusioni o acquisizioni pianificate; alcuni tipi di dati devono essere condivisi con le autorità di regolamentazione e i concorrenti; le aziende che favoriscono i propri servizi potrebbero essere bandite; le piattaforme devono essere maggiormente responsabili dei contenuti illegali, inquietanti o fuorvianti.

La legge tedesca anticipa quella europea e prevede che ogni anno il Bundestag sia informato con un rapporto ufficiale sulle sue applicazioni. Le esperienze tedesche con la nuova legge saranno poi comunicate alle istituzioni Ue e agli Stati membri. Berlino si prepara dunque a fare da apripista a Bruxelles.

 

AGI – Ore febbrili di contatti, telefonate e calcoli sul pallottoliere per tentare di arrivare all’appuntamento del voto in Aula con numeri sufficienti a garantire la sopravvivenza del governo. Giuseppe Conte lavora al discorso alle Camere previsto per lunedì e martedì, ma almeno per il momento quota 161 al Senato sembra un obiettivo difficile da raggiungere. Matteo Renzi, che oggi ha riunito i gruppi parlamentari di Iv, sprona le truppe e ribadisce che l’orientamento di Italia Viva resta quello dell’astensione.

“Al Senato i 18 senatori saranno decisivi visto che la maggioranza al momento è tra 150 e 152. Non rispondiamo alle provocazioni e lavoriamo sui contenuti”, dice l’ex premier. Intanto Clemente Mastella, protagonista di un ‘corpo a corpo’ mediatico con Carlo Calenda, si chiama temporaneamente fuori dall’agone.

“Il prezzo della crisi voluta da Iv è immenso – dice il Pd – per garantire una piena trasparenza si vada nelle sedi appropriate, quelle parlamentari, dove tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità per salvaguardare gli interessi del Paese”.

Il centrodestra si riunisce a Milano e ribadisce una linea “unita e compatta”: lavoriamo per “costruire una alternativa alla sinistra, forte e capace di affrontare le difficili sfide che l’Italia si trova davanti”. Ma mentre Lega e FdI continuano a chiedere il voto, FI frena, “sarebbe l’ultima ipotesi”, dice Antonio Tajani.

Al momento dunque, nonostante il lavorio continuo e pressante di chi nella maggioranza e nel governo (tra cui lo stesso Conte) sta lavorando al ‘dossier costruttori’, i numeri al Senato sarebbero ancora lontani da quota 161, ovvero la maggioranza assoluta. Non che per ottenere la fiducia serva necessariamente raggiungere quella vetta, basterebbe un voto in più e il governo Conte II potrebbe dirsi ‘salvo’. Ma e’ altrettanto vero che non incassare la maggioranza assoluta sarebbe un segnale politico non indifferente.

L’Udc, i cui senatori nelle ultime ore erano indicati tra i papabili a traslocare nella maggioranza, si sfila dalla partita: “Non ci prestiamo a giochi di palazzo e stiamo nel centrodestra. I nostri valori non sono in vendita”.

Ma nel Maie, il movimento fondato da Riccardo Merlo – e che si appresta ad ospitare i cosiddetti ‘costruttori’ per dar vita alla quarta gamba dell’attuale maggioranza – regna l’ottimismo: “La fiducia passera’” al Senato, anche se “i numeri li sapremo solo martedì”, pronostica lo stesso sottosegretario, che tiene a precisare: “Non vogliamo assolutamente diventare il partito di Conte ma siamo un gruppo di parlamentari che hanno in Conte un punto di riferimento, crediamo nel suo progetto politico”. E mentre il renziano Luigi Cucca nega che sia pronto ad abbandonare Italia viva per aggiungersi ai ‘salvatori’ dell’esecutivo (“basta illazioni senza fondamento”), volano gli stracci tra Carlo Calenda e Clemente Mastella.

Il candidato sindaco di Roma svela in un tweet di essere stato contattato dal primo cittadino di Benevento: “Anche io ho avuto l’onore di una telefonata del simpatico Clemente. Una roba tipo tu appoggi Conte e il Pd appoggia te a Roma”. L’ex ministro non ritiene che dietro ci sia lo zampino dei dem, ma osserva: “Considero questa offerta un insulto personale e un dato politico rilevante per capire il quadro di degrado in cui versiamo”. Replica al vetriolo di Mastella: “Sei una persona di uno squallore umano incredibile”.

In attesa di capire se lunedì alla Camera e, soprattutto, martedì al Senato il ‘drappello’ di responsabili sarà sufficiente a mantenere in vita l’esecutivo, si rincorrono ipotesi sulle prossime mosse del premier. Tra queste, Conte potrebbe intervenire in Aula alla Camera per poi non attendere il voto di fiducia e recarsi al Colle per rassegnare le dimissioni e poi dar vita a un Conte ter, frutto di una nuova maggioranza politica, di cui i costruttori sarebbero la quarta gamba assieme a Pd, M5s e Leu.

Secondo il senatore ex M5s ora Maie Saverio De Bonis, “lunedì alla Camera e martedì al Senato il governo supererà lo scoglio. Poi ci sarà una crisi lampo e il presidente Conte dovrà riformulare la squadra di Governo”.

Ma per governare, torna a mettere in chiaro il Pd, non basta “avere un numero in più”. Per questo, spiega il vicesegretario Andrea Orlando, “il tema che si porrà un minuto dopo la fiducia, se ci sarà, è consolidare la maggioranza, siglare un nuovo patto di legislatura e lavorare alla ricostruzione di un campo con le forze che hanno dato segnali ma che non si sono ancora sentite di fare questo passo, pur volendo prendere le distanze dalla destra sovranista”. Il numero due del Nazareno non nasconde che, sebbene ci sia “una disponibilità di forze intermedie a garantire la stabilità in questa fase, non abbiamo alcuna sicurezza”.

Intanto da Italia viva, dopo lo strappo e le dimissioni delle due ministre – e nonostante la nettezza con cui Pd e M5s hanno sbarrato la porta agli ormai ex alleati – continuano ad arrivare segnali ‘distensivi’. Renzi ha annunciato l’astensione dei suoi gruppi se Conte dovesse presentarsi in Aula con un “intervento di apertura a pezzi di Forza Italia, del centro o altri che vorrebbe portare dentro per sostituirci”, ha spiegato ieri in serata. E oggi ribadisce la disponibilità a parlare di contenuti: “Da noi nessuna preclusione, se si parla di contenuti ci siamo”, convinto che la maggioranza non avrà i numeri: “Secondo me senza di noi sono lontani da quota 161 al Senato”.

Ma gli spiragli offerti dai renziani non sembrano trovare terreno fertile nel Pd. “Le parole non bastano e mi pare che i margini siano pressoché esauriti”, spiega Orlando.

 

Tra i titoli più attesi del 2021 c’è sicuramente Hitman 3, nuovo capitolo della serie sviluppato da IO Interactive. Inizialmente ci si aspettava che la versione per Nintendo Switch del gioco avesse una data di uscita diversa e più lontana rispetto a quella delle altre versioni, ma gli sviluppatori hanno smentito queste ipotesi.

Nelle ultime ore, infatti, IO Interactive ha comunicato che Hitman 3 sarà disponibile proprio a partire dal 20 gennaio, giorno in cui anche gli utenti delle altre piattaforme potranno tornare a interpretare l’Agente 47. Il titolo, per ragioni tecniche, sarà giocabile solamente via cloud e dunque sarà necessario mantenere la console connessa a internet. Si tratta della stessa soluzione adottata da Remedy per riuscire a rendere giocabile Control sulla console di Nintendo.

Hitman 3 data Switch

Gli utenti dovranno dunque scaricare l’applicazione gratuita Hitman 3 Cloud Version dallo store della piattaforma, in modo tale da provare a utilizzare il servizio e valutare se acquistarne l’accesso. Ricordiamo che Hitman 3 sarà venduto al prezzo di 39,99 euro.

L’articolo Hitman 3: annunciata data di uscita della versione Switch proviene da GameSource.

AGI – Terzo sigillo stagionale, quarta vittoria in carriera. Marta Bassino è sempre più ‘gigante’ nello slalom gigante, la specialità più praticata dello sci alpino. La campionessa azzurra ha trionfato nella gara di Kranjska Gora con una sciata perfetta, precisa, d’attacco su una pista, la ‘Podkoren 3’, estremamente ghiacciata.

Per la 24enne sciatrice di Borgo San Dalmazzo quella ottenuta oggi sulle montagne slovene è stata la terza vittoria in questa stagione a tre mesi da quella di Soelden e a poco più di un mese da quella di Courchevel. Il successo di Marta permette all’Italia di toccare quota 97 successi nella storia dello sci alpino femminile.

Con questa vittoria Bassino stacca Sabina Panzanini e Claudia Giordani e raggiunge Maria Rosa Quario mettendo nel mirino le sei di Denise Karbon. Pesante il distacco nei confronti delle avversarie, a partire dalla francese Tessa Worley a 80 centesimi. Terza la svizzera Michelle Gisin a 1″46, quinta Federica Brignone a 2″10 dalla connazionale.

Sofia Goggia, specialista di discesa libera e supergigante, è giunta 15esima a 4″10 dalla Bassino. Domani sempre nella località slovena è in programma un secondo slalom gigante. Nello slalom speciale maschile di Flachau (Austria) è arrivata, a 28 anni, la prima vittoria in carriera in Coppa del mondo dell’austriaco Manuel Feller.

Feller, terzo a metà gara, ha rimontato il norvegese Sebastian Foss-Solevaag (alla fine quarto), ma soprattutto Clement Noel, apparso il più convincente al mattino. Il francese ha tagliato il traguardo nella seconda manche con un ritardo conclusivo di 43 centesimi, mentre l’altro austriaco Marco Schwarz ha agguantato il terzo posto a 70 centesimi.

Grande rammarico per gli azzurri che piazzano solamente Stefano Gross a punti (11esimo). Male gli altri italiani, a partire da Alex Vinatzer uscito dopo poche porte nella prima manche. Domani si replica sempre tra i pali stretti.  

AGI – “Stiamo lavorando sul vaccino Johnson&Jonhnson, che al momento è il più avanzato ma ci sono anche altri vaccini per i quali abbiamo avviato un dialogo e siamo pronti ad iniziare le procedure”. Ad affermarlo ai microfoni di SkyTg24 è Marco Cavaleri, responsabile della strategia vaccinale dell’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali della Ue per la valutazione europea per la valutazione dei medicinali.

“Siamo in contatto anche con gli sviluppatori del vaccino russo e di quello cinese – continua Cavaleri -, siamo aperti a discutere anche con loro per vedere se ci sono margini e se c’è un interesse per una autorizzazione europea. Siamo assolutamente aperti”.

Per Johnson&Johnson, “se i risultati dello studio clinico sono positivi – spiega Cavaleri – e disponibili in tempi rapidi, ci sono i margini per arrivare ad un opinione già a fine febbraio-marzo”. Per l’italiano ReiThera, “abbiamo avuto dialoghi iniziale e aspettiamo di vedere nuovi dati: siamo interessati a procedere con questo vaccino che è interessante”.

“Da bugiardino la seconda dose del vaccino Pfizer va somministrato dopo tre settimane: ovviamente se lo si fa qualche giorno dopo non c’è alcun problema e un po’ tutti i Paesi europei sono orientati a dare un po’ di flessibilità in questo senso ma è importante che la seconda dose venga somministrata in tempi il più possibile vicini a queste tre settimane. Più si aspetta e più c’è il rischio che il soggetto non venga protetto“. A sottolinearlo a SkyTg24 è Marco Cavaleri, responsabile della strategia vaccinale dell’Ema.

“Penso sia molto difficile arrivare prima del 29 gennaio, che è una data possibile ma non certa”. Marco Cavaleri, responsabile della strategia vaccinale dell’Ema, risponde così a SkyTg24 ad una domanda sul ‘via libera’ al vaccino Astrazeneca. “Stiamo lavorando per arrivare all’obiettivo quel giorno – assicura – Ci sono molti dati che stiamo valutando in questo momento e che ci stanno arrivando dall’azienda. L’importante è che noi chiariamo tutta una serie di aspetti legati soprattutto agli studi clinici. Siamo convinti di poter restare in questi tempi”.

 

AGI – Ore febbrili di contatti, telefonate e calcoli sul pallottoliere per tentare di arrivare all’appuntamento del voto in Aula con numeri sufficienti a garantire la sopravvivenza del governo. Ma al momento, nonostante il lavorio continuo e pressante di chi nella maggioranza e nel governo (tra cui lo stesso premier Giuseppe Conte) sta lavorando al ‘dossier costruttori’, i numeri al Senato sarebbero ancora lontani da quota 161, ovvero la maggioranza assoluta.

Non che per ottenere la fiducia serva necessariamente raggiungere quella vetta, basterebbe un voto in più e il governo Conte II potrebbe dirsi ‘salvo’. Ma è altrettanto vero che non incassare la maggioranza assoluta sarebbe un segnale politico non indifferente.

C’e’ poi la questione responsabili: in pochi, finora, sono usciti allo scoperto ufficialmente e nonostante la nascita a palazzo Madama del gruppo ‘Maie-Italia23’, le adesioni finora non fioccano. A ciò si aggiunge la richiesta dei ‘costruttori’ (i responsabili 2.0), esplicitata ieri da Clemente Mastella, tra i fautori dell’operazione, di avere garanzie chiare da Conte perché loro “non sono i polli di Renzi”.

Da qui l’ipotesi che il presidente del Consiglio possa intervenire lunedì alla Camera e poi non attendere il voto di fiducia ma recarsi al Quirinale per rassegnare le dimissioni, per poi dar vita a un Conte ter, frutto di una nuova maggioranza politica, di cui i costruttori sarebbero la quarta gamba assieme a Pd, M5s e Leu. Un esecutivo quindi che si basi su un nuovo patto di legislatura e nuovi ingressi nella squadra di palazzo Chigi.

A porre il tema di un nuovo patto come uno dei punti dirimenti è il Pd. Il vicesegretario dem Andrea Orlando, avverte il premier: “È evidente che si può evitare la crisi avendo un numero in più, ma non pensare di governare. Perciò il tema che si porrà un minuto dopo la fiducia, se ci sarà, è consolidare la maggioranza, siglare un nuovo patto di legislatura e lavorare alla ricostruzione di un campo con le forze che hanno dato segnali ma che non si sono ancora sentite di fare questo passo, pur volendo prendere le distanze dalla destra sovranista”.

Per l’esponente democratico c’è “una disponibilità di forze intermedie a garantire la stabilità in questa fase, ma non abbiamo alcuna sicurezza. Però riteniamo giusto che sia il Parlamento a verificare se c’è o non c’è una maggioranza”.

Intanto da Italia viva, dopo lo strappo e le dimissioni delle due ministre – e nonostante la nettezza con cui Pd e M5s hanno sbarrato la porta agli ormai ex alleati – continuano ad arrivare segnali ‘distensivi’. Matteo Renzi ha annunciato l’astensione dei suoi gruppi se Conte dovesse presentarsi in Aula con un “intervento di apertura a pezzi di Forza Italia, del centro o altri che vorrebbe portare dentro per sostituirci”, ha spiegato ieri in serata.

E oggi, in un’intervista, il leader di Iv ribadisce la disponibilità a parlare di contenuti: “Noi siamo disponibili come sempre, leggo di indisponibilità di altri. Da noi nessuna preclusione, se si parla di contenuti ci siamo”, convinto che la maggioranza non avrà i numeri: “Secondo me senza di noi sono lontani da quota 161 al Senato. Hanno raccontato un loro auspicio come fosse la realtà”.

Ma gli spiragli offerti dai renziani non sembrano trovare terreno fertile nel Pd. “Le parole non bastano e mi pare che i margini siano pressoché esauriti. Iv deve prima spiegare i motivi della rottura, riconoscere l’errore politico e offrire garanzie che evitino recrudescenze”, spiega Orlando. Che torna ad incalzare Conte: “Deve assumere un ruolo per sciogliere i nodi politici irrisolti di questi mesi”.

Chi, invece, è favorevole a una ricucitura con Italia viva è Riccardo Nencini: si riparta “dalla maggioranza che c’era e che può essere rinnovata”. E il primo passo lo dovrebbe fare “chi ha la maggiore responsabilità: il premier”. 

AGI – Dustin Higgs, un afroamericano quarantottenne condannato a morte per l’uccisione di tre donne, ha ricevuto un’iniezione letale nel carcere di Terre Haute, in Indiana. Si tratta della tredicesima esecuzione in sei mesi, ovvero da quando lo scorso luglio il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ripreso le esecuzioni federali dopo 17 anni di moratoria. Un tribunale aveva chiesto di rimandare l’esecuzione sostenendo che Higgs, affetto da Covid-19, avrebbe sofferto molto a causa delle condizioni dei suoi polmoni. La Corte Suprema aveva però accolto il successivo ricorso del Dipartimento di Giustizia, dando il via libera all’iniezione letale.

Nel gennaio 1996 Higgs aveva invitato tre giovani donne nel suo appartamento di Washington. Dopo che una di loro aveva rifiutato le sue avance sessuali, Higgs si era offerto di accompagnarle a casa insieme a un suo amico. Le tre donne furono invece portate in un posto isolato dove furono uccise a colpi di pistola dall’amico, su ordine di Higgs, che nel 2000 fu condannato a morte per sequestro e omicidio. L’uomo che sparò alle tre giovani fu invece condannato all’ergastolo. L’avvocato di Higgs aveva invano chiesto clemenza a Trump lo scorso dicembre affermando che fosse “arbitrario e ingiusto” che al suo assistito fosse stata inflitta una pena superiore a quella stabilita per l’esecutore materiale degli omicidi. 

Tra le 13 persone che, dallo scorso luglio, hanno ricevuto l’iniezione letale nel carcere di Terre Haute c’è anche la prima donna in quasi 70 anni a essere giustiziata: Lisa Montgomery. La morte di Higgs arriva a pochi giorni dal giuramento del presidente eletto, Joe Biden, che ha promesso di lavorare con il Congresso per abolire la pena di morte a livello federale. I parlamentari democratici hanno preparato un disegno di legge in materia che ha possibilità di essere approvato, ora che il partito dell’Asinello ha conquistato la maggioranza anche al Senato.

AGI – Sarà il regista Bong Joon-ho (Parasite, Snowpiercer, Memorie di un assassino) a presiedere la Giuria internazionale del Concorso della 78esima ‘Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica’ della Biennale di Venezia (in programma dal 1 all’ 11 settembre 2021), che assegnerà il Leone d’oro per il miglior film e gli altri premi ufficiali. La decisione è stata presa dal cda della Biennale, che ha fatto propria la proposta del direttore artistico del settore cinema, Alberto Barbera.

“La Mostra di Venezia porta con sè una lunga e ricca storia, e sono onorato di essere coinvolto nella sua meravigliosa tradizione cinematografica” ha detto Bong Joon. “Come presidente della Giuria – e soprattutto come incorreggibile cinefilo – sono pronto ad ammirare e applaudire tutti i grandi film selezionati dal Festival” ha aggiunto.

“La prima, bella notizia della 78esima edizione della ‘Mostra del Cinema di Venezia’ è che Bong Joon-ho ha aderito con entusiasmo alla proposta di presiederne la Giuria” ha commentato Alberto Barbera.

La Giuria internazionale di Venezia, che sarà composta complessivamente da 7 personalità del cinema e della cultura di diversi Paesi, è chiamata a individuare i lungometraggi in Concorso ai quali saranno assegnati i seguenti premi ufficiali:

  • Leone d’Oro per il miglior film
  • Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria
  • Leone d’Argento – Premio per la migliore regia
  • Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile
  • Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile
  • Premio per la migliore sceneggiatura
  •  Premio Speciale della Giuria
  •  Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente.

La premiazione avrà luogo nella serata conclusiva l’11 settembre 2021.