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Qualche giorno fa avevamo riportato la notizia secondo cui Spiders, software house nota per aver sviluppato Greedfall avrebbe rilasciato un trailer del suo nuovo gioco nella giornata del 7 luglio. Così è stato e il pubblico ha avuto modo di osservare qualche dettaglio del nuovo titolo, Steelrising.

Del gioco sviluppato dai creatori di GreedFall non è ancora stata annunciata una data di uscita, ma almeno si è potuto capire dove la storia voglia andare a parare. Steelrising, infatti, è ambientato in una Francia rivoluzionaria alternativa.

Steelrising

Il titolo tratterà la storia di Aegis, una delle guardie reali robotiche impiegate da Luigi XVI per difendere Maria Antonietta, che cercherà di fermare il re stesso. Quest’ultimo è difeso da guardie robotiche e Aegis dovrà fare ricorso ad armi di vario tipo (ne sono state inserite sette categorie) ma anche all’esplorazione verticale, che gli consente di evitare le strade cittadine e trovare punti di osservazione e passaggi segreti. Steelrising uscirà su PC, Xbox Series X e PlayStation 5.

L’articolo I creatori di GreedFall hanno annunciato Steelrising proviene da GameSource.

AGI – “Confermo che il nuove Ponte Morandi sarà gestito da Autostrade. Ho scritto io la lettera al sindaco Bucci. La gestione va al concessionario, che oggi è Aspi, ma sulla vicenda c’è ancora l’ipotesi di revoca”. Lo ha detto la ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, intervistata a 24 Mattino su Radio 24.

In mattinata il presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, ha commentato così la notizia: “Dopo due anni di minacce, immobilismo, proclami, giustizia promessa e rimandata il ponte di Genova verrà riconsegnato proprio ad Autostrade, come ha ordinato il Governo M5S-Pd”. La lettera della De Micheli è arrivata l’altro ieri, il destinatario è la struttura commissariale per la ricostruzione guidata da Marco Bucci.

Nel testo, stringato, c’è il rimando alla convenzione, alla necessità di stipulare un protocollo di intesa per gestire il passaggio di beni e aree e si anticipa la disponibilità dei tecnici del Mit, per gestire la transizione: “Leggo – prosegue Toti – la rassegna di questa mattina e penso ai grillini che promettevano, sulle macerie del Morandi, che avrebbero tolto subito le concessioni. A chi ci accusava di essere amici di Autostrade quando predicavamo solo buon senso dicendo che la giustizia si fa nei tribunali. Ai tanti partiti di Governo che si sono riempiti la bocca di cambiamento e nuova politica senza prendere una, che sia una, decisione su questo tema.

Ad alcuni giornalisti che concionavano sulle malefatte di Autostrade, ci accusavano di difenderle e inneggiavano alla giustizia che il Governo avrebbe fatto togliendo le concessioni. A chi ha bloccato infrastrutture già finanziate da Autostrade, come la Gronda, che ora annunciano come opera strategica dopo averla stoppata (facendo risparmiare la concessionaria). A chi – aggiunge – pur conoscendo la legge, ha mentito agli italiani facendo credere loro che avrebbero potuto estromettere Autostrade con un colpo di spugna. A chi ha permesso che Autostrade non facesse lavori di messa in sicurezza in questi due anni. A chi per colpa di questo squallido balletto ha inchiodato i liguri in code interminabili in piena stagione estiva. Io – aggiunge il governatore – non dico nulla. Ma nulla di nulla.

Aspetto solo il commento di: Travaglio, Pedullà, Salvatore, Di Maio, Lunardon, alcuni giornalisti che vorrebbero fare politica, insomma tutti coloro che in questi anni hanno pontificato per i loro amici. A differenza loro, noi siamo amici solo dei liguri e vogliamo autostrade che funzionino e sicure. Ci interessa solo questo. Altri forse sono amici di altro… e altri. Sicuro non della verità. Forse perche’ la verità vi fa male: voi ridate il ponte ad Autostrade senza ottenere nulla. Noi – conclude Toti – continuiamo a lavorare per l’interesse dei liguri. E intanto per la tragedia del Morandi e per le sue 43 vittime nessuno ancora ha pagato. Mentre a Roma litigavate, noi in Liguria almeno abbiamo ricostruito il ponte. Forse abbiamo ringhiato meno di voi… ma visti i risultati…”. 

AGI –  “Il supporto del commissario Arcuri sarà indispensabile in un’ottica di velocizzazione dei processi burocratici. Per questo motivo confermo la soddisfazione per la nomina suddetta”. Così la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, nella sua audizione in commissione al Senato ha commentato la decisione del governo che nel Decreto Semplificazione affida al commissario all’emergenza Covid la facoltà di intervenire in vista della riapertura delle scuole a settembre.

Azzolina ha spiegato che “la facoltà di intervenire, in vista della riapertura delle scuole a settembre” per il commissario Arcuri riguarda “l’acquisto, la fornitura e la distribuzione di beni utili a garantire l’avvio dell’anno scolastico in sicurezza. Mi riferisco anche al rinnovo degli arredi scolastici, indicazione già presente nelle Linee guida come misura funzionale al distanziamento e all’innovazione didattica. Per garantire un’azione tempestiva di rinnovo degli arredi nelle scuole che ne avranno bisogno – ha sottolineato la ministra dell’Istruzione – penso ad esempio all’utilizzo di banchi singoli di nuova generazione, il supporto del commissario Arcuri sarà indispensabile, in un’ottica di velocizzazione dei processi burocratici. Per questo motivo confermo la soddisfazione per la nomina suddetta”.

“Accolgo con favore la possibilità di svolgere test seriologici su tutto il personale scolastico, in vista dell’inizio delle lezioni del nuovo anno scolastico”. Nel seguito della sua audizione in commissione Istruzione al Senato la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha affermato che si tratta di “una misura da me caldeggiata, che garantirebbe maggior sicurezza sul rientro a settembre e sulla quale sta lavorando il Ministero della salute, per definire modalità e tempistiche”.

“Torno a sottolineare che a conclusione delle procedure concorsuali avviate dal Ministero, avremo garantito l’immissione in ruolo di 78 mila docenti”. Lo ha affermato in Senato la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. “È un grande risultato – ha sottolineato – che ci consentirà di dare stabilità ad un gran numero di docenti e di garantire la continuità didattica dell’insegnamento per i nostri studenti”.

“La spesa per la messa in sicurezza degli edifici scolastici ha registrato, in costanza dell’emergenza epidemiologica, un’accelerazione”. Lo ha confermato la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, concludendo la sua audizione in commissione al Senato. “A marzo scorso sono stati stanziati ben 510 milioni di euro – ha sottolineato la ministra – altri 320 milioni sono stati ripartiti tra le Regioni ad aprile. Inoltre sono stati messi a disposizione ulteriori 855 milioni di euro a favore di Province e Città Metropolitane, di cui ho firmato il decreto il 3 luglio scorso, stanziati per il finanziamento di interventi di manutenzione straordinaria ed efficientamento energetico delle scuole secondarie di secondo grado”.

Azzolina ha ricordato inoltre che ieri “sono stati pubblicati sul sito del Ministero dell’Istruzione i risultati relativi al bando che ha messo a disposizione 330 milioni di euro per il finanziamento di interventi di adeguamento e di adattamento funzionale degli spazi e delle aule didattiche in conseguenza dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Si tratta di stanziamenti per l’edilizia cosiddetta ‘leggera’”.

“Per quanto concerne la mancanza di un sufficiente numero di docenti specializzati sul sostegno, stiamo procedendo ad avviare un proficuo confronto con il competente Ministero dell’Università e della Ricerca”. La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, nell’audizione in Senato, ha spiegato che l’obiettivo è “favorire l’aumento dei posti per l’accesso alle specializzazioni dei prossimi cicli, confermandone le regolarità dello svolgimento, allo scopo, in pochi anni, unitamente ai concorsi, di supplire alla ormai storica carenza ereditata, che è necessario superare con azioni ordinarie e straordinarie”.

Poi l’annuncio: “È in corso di perfezionamento la richiesta al MEF di oltre 80.000 assunzioni a tempo indeterminato di personale docente per l’anno scolastico 2020/2021”.

“Inoltre – ha proseguito la ministra – con la definizione delle graduatorie provinciali per le supplenze, che vedranno la luce nei prossimi giorni, contiamo entro l’inizio del prossimo anno scolastico di avere in cattedra tutti i docenti necessari al regolare avvio dell’attività didattica”.

AGI – Nel lungo termine, è la Cina “la più grave minaccia” per gli Stati Uniti: ne è convinto il capo dell’Fbi, Cristopher Wray, secondo il quale il furto di informazioni statunitensi da parte del governo cinese sta avvenendo su così vasta scala che i casi sospetti di controspionaggio relativi alla Cina ormai costituiscono quasi la metà di quelli, circa 5 mila, avviati dall’agenzia in tutto il mondo.       

Wray ne ha parlato nel corso di un intervento a un evento organizzato dal thinktank conservatore, Hudson Institute, a Washington, in cui ha sferrato un attacco a Largo raggio al gigante asiatico rivale.

Il premier spagnolo, Pedro Sanchez, propone all’Italia “Un patto per l’Europa”, per dare “una svolta all’Ue”. Il capo del governo di Madrid lancia la sua proposta dalle colonne del Corriere della Sera, nel giorno in cui riceverà il premier Conte. “Non ci siamo limitati a chiuderci in casa – dice Sanchez nell’intervista – il che già non era scontato. E’ emerso il valore e l’animo dei due popoli. In Spagna ci siamo mossi per salvare le imprese, evitare i licenziamenti, sostenere tre milioni e mezzo di lavoratori senza stipendio, aiutare un milione e mezzo di autonomi. E abbiamo introdotto il reddito minimo vitale, una misura simile al vostro reddito di cittadinanza. Ma ora l’Europa deve essere all’altezza dei suoi popoli”.

Poi Sanchez definisce il patto stretto e raggiunto tra Italia e Spagna come “necessario” e che “può portare grandi frutti all’Europa” anche se “Abbiamo avuto dissidi, ad esempio sull’immigrazion”, ma “è storico il momento che stiamo vivendo”, analizza il premier spagnolo e “se falliamo, i nostri stessi popoli ci presenteranno il conto. Se riusciamo, possiamo fare un balzo in avanti nella costruzione europea”. Conclude Sanchez: “Se avremo successo in questo momento cruciale, sono convinto che vedremo gli Stati Uniti d’Europa”.

Ieri il premier portoghese e quello italiano hanno consolidato l’asse sul Recovery Found: “Non abbiamo tempo e non possiamo accettare un compromesso al ribasso. Serve una decisione politica forte e coordinata dell’Europa. Le altre istituzioni europee, come Bce e la Commissione, hanno fatto bene. Io e Costa faremo la nostra parte affinché il Consiglio Europeo del 17 luglio sia risolutivo con un piano di rilancio efficace”, ha sottolineato in conferenza stampa Conte impegnato in un tour europeo cominciato con la visita in Portogallo ad Antonio Costa. 

L’obiettivo di Italia e Portogallo è quello di rinsaldare le posizioni convergenti rispetto all’accordo politico sul “Next Generation Eu” e sul Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027, anche perché – hanno sottolineato i due leader – “costituiscono un unico pacchetto”. Con il primo ministro Costa c’è una efficace convergenza su una risposta economica europea tempestiva e straordinaria alla crisi. 

“Non entro nei dettagli, ma la linea rossa è il livello indicato dalla Commissione Ue”, ha osservato Conte. “La risposta del Consiglio europeo deve essere all’altezza e immediata”. Il Recovery Fund “non è un assegno in bianco ma un impegno che prenderemo tutti insieme”. 

Ma da questa crisi, anche alla luce delle previsioni economiche per l’Eurozona, si capisce che “o ne usciamo tutti insieme o non esce nessuno”, ha esortato Costa. “E le previsioni sono un campanello d’allarme a Bruxelles sulla necessità di approvare una proposta, quella della Commissione, che è una proposta intelligente ed equilibrata”, ha aggiunto.

Quanto al Mes, i due capi di governo hanno assicurato di non aver affrontato il tema: “non ne abbiamo parlato, non è nei nostri principali pensieri”, ha tagliato corto Giuseppe Conte. 

AGI – “Nella mia vita sono stato spesso in guerra con me stesso, il mio problema è che non sono mai del tutto contento di ciò che faccio”. Prima di iniziare l’intervista con l’AGI  sui suoi primi 70 anni, con l’autoironia e il disincanto tutti capitolini che l’hanno sempre contraddistinto Adriano Panatta, nato il 9 luglio del 1950, ex numero 4 del mondo, dominatore del 1976 tennistico, quando portò a casa gli Internazionali d’Italia, il Roland Garros e la Coppa Davis sfoggiando una provocatoria maglietta rossa contro il Cile di Pinochet,  premette scherzando che una mezz’ora al telefono per parlare di sé stesso è eccessiva.  Perché in fondo, scherza, “non dobbiamo mica scrivere “Guerra e pace”.  Ricordi, bilanci, rimpianti e progetti consegnati all’AGI dal campione che più ha segnato la storia  del tennis italiano sono invece parecchi, svelano lati intimi e inediti dell’uomo noto soprattutto per la sua mitica “Veronica” e prendono il via, appunto, dal titolo dello scrittore russo.

Adriano Panatta (Foto Afp)

Nei suoi primi 70 anni è stato più in guerra o più in pace, dentro e fuori dal campo?

“Guerra e pace nella mia vita sono in equilibrio, quando giocavo non mi sono mai sentito completamente in battaglia contro i miei avversari ed ero tranquillo anche verso me stesso. Quando invece dopo il tennis ho iniziato a lavorare in modo normale, ho sempre voluto fare tante cose, sempre nuove, alcune mi sono riuscite bene altre meno. Penso che alla fine il bilancio sia positivo, ma è indubbio che io sia un po’ un uomo senza pace”.

Come e con chi li festeggia questi settant’anni?

“Con i nipoti, i figli e la mia compagna Anna. Organizzerò una tranquilla cena in Versilia, non sono un tipo celebrativo, dovrebbe essersi capito”.

Non c’è dubbio… Ma ci sarà stato nella sua vita un  compleanno indimenticabile, forse quello del ’76 il suo anno magico?

“Figuriamoci, neanche mi ricordo dov’ero, quel 9 luglio del ’76”-

A Treviso, dove un romano di Roma come lei vive da sette anni con la sua compagna Anna Bonamigo, ha finalmente  trovato pace?

“Mi trovo meravigliosamente, tanto da essere intenzionato a rimanerci fino al resto dei miei giorni”.

Eppure Roma è un tutt’uno con lei e viceversa: dal nome, alla nascita, fino al  pubblico del Foro Italico che intonava “A-dria-nooo”e alle esperienze politiche, prima da consigliere comunale con Rutelli e poi da assessore provinciale allo Sport con la giunta di Enrico Gasbarra, che da ragazzino faceva il tifo per lei anche sugli spalti di Wimbledon…

“A Roma sono ancora molto legato, ma è una metropoli incasinata, con mille problemi che si porta dietro da sempre, mentre Treviso ha una dimensione umana, civile, esco da casa in bicicletta e se devo andare al cinema faccio 500 metri a piedi, non ho bisogno di prendere l’auto, non c’è l’inferno della capitale insomma”.

A Treviso sta per andare in scena anche la sua nuova impresa  imprenditorial-tennistica. 

“L’anno prossimo, dopo una ristrutturazione completa io e il mio socio Philippe Donnet, numero uno di Generali, inaugureremo il nuovo circolo. Ci saranno campi da tennis, da padel, una Spa e soprattutto una scuola tennis dove ai bambini verrà insegnato il tennis classico, non esasperato, diverso da quello che viene inculcato oggi, tutto basato sulla potenza. Dovranno innanzitutto divertirsi, perché senza divertimento l’abbandono del tennis è assicurato”.

Il metodo “pof” dal rumore della palla colpita di piatto che decantava nel suo  mitico cameo ne “La profezia dell’Armadillo” e che richiama quello del suo tennista contemporaneo preferito, Roger Federer, riuscirà a plasmare nuovi talenti?

“Da noi i bambini dovranno innanzitutto divertirsi. E comunque i  campioni non si cercano, arrivano, a Treviso come a Roma o a Caltanissetta. Poi però qualcuno che capisce di tennis deve saperli riconoscere…”.

Tra gli azzurri di oggi chi è il nuovo Panatta?

“Sinner ha un grande talento, si diverte e tutto fa prevedere un suo sbarco nei top ten, ma in quanto a risorse azzurre  e talento ci sono  ovviamente Matteo Berrettini che è numero otto del mondo  e Fognini, un grande tennista. Di Sinner mi piacciono molto le caratteristiche della sua famiglia, molto simile alla mia, potranno contribuire a farlo diventare un campione di cui si parlerà parecchio. Vivono in un rifugio di montagna, sono persone positive, normali e soprattutto non rompono le palle, stesso comportamento dei miei genitori anche se in montagna non ce li avrei visti tanto bene”.

I suoi genitori come gestivano un figlio campione, anzi due visto che anche suo fratello Claudio se l’è cavata bene?

“Mia madre non ha mai neanche imparato come funziona il punteggio del tennis, veniva a vedermi soltanto quando giocavo a Roma e mio padre mi ha seguito soltanto in due trasferte di Coppa Davis, in Australia e a San Francisco. E soprattutto, non mi ha mai detto nulla, mai commentata ad esempio una mia sconfitta, avevamo un rapporto molto tranquillo”.

Dal suo  mitico papà Ascenzio, custode al Tc Parioli di Roma,  ha ereditato il nomignolo “Ascenzietto”.

“Quella è stata un’invenzione di Nicola Pietrangeli, si divertiva a chiamarmi così, ma lo faceva giusto lui, e sono pochi anche quelli che mi hanno chiamato pure “Cristo dei Parioli”. Mi definì così un giornalista, riferendosi alla faccia sofferente che avevo in campo, ma non sono mai stato un pariolino, tutt’altro” (erano così chiamati i ragazzi dei quartieri di Roma nord, Parioli in testa, che guardavano politicamente a destra, ndr).  Però grazie agli articoli che dopo la vittoria su Pietrangeli agli Assoluti del ’70 cantavano il ricambio generazionale del tennis italiano, sfiorai  la carriera artistica, fui chiamato addirittura da Zeffirelli”.

Racconti quell’incontro.

“Notandomi sui giornali Zeffirelli mi fece convocare per un provino in ‘Fratello sole, sorella luna’. Dovevo interpretare un guerriero fustacchione e peloso amico di San Francesco che tornava dalle crociate, ma io a quell’epoca dimostravo anche meno dei miei vent’anni, non avevo manco la barba e l’addetto al casting mi rimandò indietro senza neanche fare il provino. Non incontrai neanche Zeffirelli. Peccato, ma da lì a pensare che sarei potuto diventare un attore ce ne vuole, anche il cameo de ‘La profezia dell’Armadillo è stata una cosa estemporanea, il cinema preferisco guardarlo”.

Tra pubblicità, fidanzate come Mita Medici e Loredana Bertè, amici del cuore come Ugo Tognazzi e Paolo Villaggio quel mondo lì poi l’ha frequentato parecchio, portandosi dietro la nomea di viveur che al sacrificio in campo preferiva la bella vita e le ore piccole…

“Avevo anche altri interessi oltre al tennis e il mio era un gioco più dispendioso di altri, l’indolenza e lo scarso spirito di sacrificio invece fanno solo parte della narrazione…”.

Era molto legato a Tognazzi e Villaggio, se potesse decidere di richiamarne uno in vita chi sceglierebbe?

“Sono tanti quelli che hanno arricchito la mia vita dentro e fuori dal campo, accanto a Tognazzi e Villaggio, tennisticamente anche il mio coach  Mario Belardinelli e Bitti Bergamo. Mi mancano allo stesso modo, in sentimenti e dolori come quello del lutto è impossible stilare una classifica simile a quella tennistica. Mi hanno dato tanto tutti, per motivi diversi”.

Restando in tema (e con i dovuti scongiuri) un campo da tennis che consegni il suo nome alla storia,  così come è stato in vita per quello intitolato a Pietrangeli, se lo aspetta prima o poi?

“Normalmente i campi si intitolano post mortem, e comunque non ci tengo proprio, neanche da vivo”. 

Ma oggi gioca ancora a tennis?

Molto raramente, il mio socio Philippe Donnet è tra i pochi che riesce a farmi prendere la racchetta in mano. Gioco più spesso invece a padel, mi diverte molto di più”,

Lo lascia vincere il suo socio?

“Giochiamo in coppia in doppio, e solo contro amici simpatici”.

Che valore aveva l’amicizia tra i tennisti negli anni Settanta/Ottanta?

 “In quell’epoca nel circuito c’erano campioni che erano anche delle persone umanamente molto belle, tennisti come Nastase, Borg, il povero Gerulaitis, Newcombe e  tra gli altri Paolo Bertolucci che ho sempre considerato un po’ un fratello, Zugarelli e anche Barazzutti. Non è vera la leggenda che non ci vuole amici, è solo che abbiamo caratteri diversi e non ci siamo mai frequentati quando abbiamo smesso di giocare, non ho niente contro Corrado, ci mancherebbe altro”.

Ma c’è qualcuno, tra gli ex del circuito, verso cui in partita ha nutrito sentimenti di odio profondo? 

“L’odio non funziona sul campo da tennis, è un sentimento irrazionale che non ti fa essere lucido e il tennis invece esige molta lucidità. Però qualcuno che mi stava proprio antipatico c’era”.

Fuori i nomi.

“Lendl, con cui però non ho giocato parecchio, Connors e Jauffret, ex numero uno francese che mi infastidiva molto”.

La partita che potendo, rigiocherebbe?

“Il quarto di finale a Wimbledon perso contro Pat Duprè nel 1979. Non ho mai amato Wimbledon, con il suo prato e i suoi inchini sotto il palco reale, ma quell’anno se non avessi perso al quinto una partita che stavo conducendo 6/3 – 4/1, avrei vinto il torneo. La presi troppo sottogamba, un  errore molto grave nel tennis…”.

A conclusione della sua autobiografia ‘Più dritti che rovesci’ che ha scritto con Daniele Azzolini nel 2009, spiegava che per preservare i suoi tre figli da un confronto ingombrante con la figura paterna non li avrebbe indirizzati versi il tennis, ma che  sperava invece in un nipote… Come sta andando?

“Ho due nipoti: Leonardo cinque anni, figlio del mio secondogenito Alessandro, gioca con una racchettina, il tennis gli sta piacendo, vedremo… Per il figlio della mia terzogenita Rubina, che si chiama Adriano come me e ha 8 anni invece c’è poco da fare, gioca a calcio, è bravo, è pure della Juve e mi è toccato regalargli perfino la maglia di Ronaldo.  Da nonno ho dovuto violentare  il romanista  che vive in me da sempre”.

AGI – Un primario dell’azienda sanitaria Sette Laghi che in quel momento operava all’ospedale di Cittiglio, provincia di Varese, è stato sospeso perché avrebbe pronunciato insulti omofobi contro un paziente sedato e sottoposto a un intervento chirurgico.

La notizia è stata anticipata ieri sera dal tgr Lombardia. Nell’esposto presentato da una persona presente all’intervento, letto dall’AGI, si legge che il 25 marzo, in piena emergenza Covid, il primario “durante l’intervento, cominciava a innervosirsi senza motivo apparente, nonostante il paziente reggesse bene l’anestesia generale, tanto da cominciare in modo gratuito e senza motivo a insultare il paziente che in quel momento era in anestesia profonda profferendo ad alta voce le parole: “Ma guardate se io devo operare questo frocio di merda (….) Non è giusto che in questo periodo di emergenza debba perdere tempo per operare questi froci”.  

“I presenti – si legge nell’esposto inviato ai vertici della Asst Sette Laghi  di cui fa parte l’ospedale, al Tribunale per i diritti del Malato di Varese e all’Ordine dei Medici – rimanevano stupefatti, attoniti da tanta violenza verbale”. Di fronte alla reazione di uno di loro che chiedeva se avesse qualcosa contro gli omosessuali, il primario lo avrebbe invitato a lasciare la sala operatoria”. L’intervento si concludeva “con nervosismo e frettolosità”. L’Ordine dei Medici di Varese ha aperto un procedimento disciplinare, mentre non si registrano al momento commenti dall’azienda ospedaliera. 

AGI – Le Nazioni Unite hanno espresso rammarico per la morte di due addetti alle operazioni di sminamento nel Sud di Tripoli. “Sono profondamente rattristata dalla morte di altre due persone addette allo sminamento, che sono decedute in servizio, sacrificando le loro vite per garantire che i quartieri siano liberi da ordigni esplosivi e residui di guerra”, ha dichiarato in una nota Stephanie Williams, segretaria generale delle Nazioni Unite che agisce come rappresentante speciale per la Libia.

Secondo l’Onu, dalla fine di maggio, i dispositivi esplosivi, posti indiscriminatamente dalle forze affiliate all’esercito con base nell’Est del Paese nei quartieri civili, hanno ucciso e ferito 81 persone e 57 soldati, il che rappresenta una “potenziale violazione del diritto internazionale”.

“Le Nazioni Unite e la comunità internazionale riaffermano il loro continuo sostegno ai partner, alle comunità e alle parti interessate libiche che stanno lavorando instancabilmente per liberare il Paese dalla minaccia di trappole esplosive, mine antiuomo e residui di guerra”, ha detto Williams.

Tripoli ha assistito a micidiali scontri armati tra il governo riconosciuto dalle Nazioni Unite e le forze con base nell’Est guidate dal generale Khalifa Haftar. Il governo di accordo nazionale (Gna) riconosciuto dall’Onu ha recentemente annunciato l’acquisizione di tutta la Libia occidentale dopo il ritiro dell’esercito di Haftar, accusato da Tripoli di aver piazzato mine antiuomo nei centri abitati prima di lasciare la regione.

AGI – L’epidemia di Covid-19 e le relative misure di contenimento hanno spinto l’economia italiana in una “profonda contrazione”, le “misure rigorose imposte dal governo italiano a marzo” potrebbero portare a una ulteriore frenata nella seconda metà dell’anno. E’ quanto emerge dalle previsioni economiche d’estate della Commissione. Secondo Bruxelles tuttavia, in assenza di una seconda ondata di contagi legati alla pandemia di coronavirus l’economia italiana inizierà a riprendersi nel terzo trimestre del 2020.

Secondo la Commissione l’economia italiana ha iniziato a riprendersi “non appena le misure di contenimento hanno iniziato a essere allentate, a maggio. In assenza di una seconda ondata di infezioni, l’avvio dell’attivita’ economica potrebbe avere un rimbalzo nel terzo trimestre di quest’anno, “aiutata da un sostanziale sostegno politico”. Bruxelles sottolinea comunque che “mentre e’ probabile che la produzione industriale aumenti di ritmo rapidamente, settori come il turismo sono destinati a recuperare più gradualmente”.

“E’ probabile che si verifichi una perdita di produzione nei primi due trimestri più netti di quanto ipotizzato in primavera, con il PIL reale in calo dell’11,2% quest’anno. Nel 2021, l’espansione passera’ da un rimbalzo tecnico a a recupero piu’ genuino”. Il Pil reale comuqnue “non si prevede che tornerà al suo livello del 2019 se non alla fine 2021. Secondo la Commissione inoltre, “con la revoca delle misure di confinamento, la spesa dei consumatori è destinata a riprendersi nel seconda meta’ del 2020. I depositi delle famiglie sono aumentati considerevolmente”. Al contrario, è probabile che quest’anno gli investimenti delle imprese rimangano depressi, data la forte incertezza. 

Asterion Games e Armatur Games hanno annunciato la data di uscita di Mittelborg: City of Mages. Il titolo vedrà la luce il 24 Luglio su Nintendo Switch e Xbox One. Si tratta di un’avventura strategica con elementi di rogue-like e gestione delle risorse in cui si controllerà la città di Mittleborg. Si dovranno prendere decisioni difficili, combattere tempeste mistiche e cercare la causa del caos. Per Nintendo Switch il gioco è disponibile al pre-order.

Mittelborg: City of Mages richiede continua concentrazione. Ogni volta che si inizia una nuova sessione, non sarà mai uguale alla precedente. La stessa decisione presa durante lo stesso evento può dare esito diverso. Anche la lista dei mondi esterni disponibili per le spedizioni differisce ad ogni turno. Ad ogni turno vengono rivelati nuovi dettagli della trama e l’armeria dei giocatori riceve nuovi potenziamenti.

Mittelborg: City of Mages

Caratteristiche principali:

  • Proteggere la città. Mittelborg è il cuore di questo mondo e migliaia di spade sono puntate su di essa.
  • Pensate e governate. Diversi eventi costringono a prendere decisioni sempre più difficili nel corso dell’avventura.
  • Combatti, muori, combatti ancora. La vita umana non conta nulla dove le onde del Caos invadono le rive dell’Ordine.
  • La musica è una magia potente. La colonna sonora è composta da dieci tracce orchestrali originali.

 

L’articolo Nuovi dettagli per Mittelborg: City of Mages proviene da GameSource.