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Come avevamo scritto ieri, alcune copie di Kingdom Hearts III sono state diffuse con largo anticipo rispetto alla data prefissata per l’uscita del gioco, suscitando scalpore su internet per via di vari filmati presenti in rete. Questa mattina l’account Twitter di Kingdom Hearts ha voluto pubblicare una dichiarazione di Nomura sulla questione.

Il testo del messaggio recita così:

Siamo consapevoli che alcune copie di Kingdom Hearts III sono circolate online prima della data di uscita. Sappiamo inoltre come ciò è successo. Ci dispiace vedere che questo ha destato preoccupazione tra i nostri fan che attendono l’uscita del gioco. Tutto il team sta lavorando dalla notte di ieri per capire cosa fare in questa situazione, ma per prima cosa vi vogliamo chiedere di non condividere questi video. Il finale e il filmato segreto, che sono gli spoiler più grandi del gioco, saranno rilasciati successivamente, in modo tale da non essere mostrati prima dell’uscita del titolo.

Vogliamo che tutti possano provare il gioco dopo la sua uscita, perciò chiediamo il vostro continuo supporto su questa questione. Siamo inoltre molto grati ai nostri fan che hanno avvertito del pericolo degli spoiler. Grazie mille.

Manca un mese all’uscita, godiamoci il gioco insieme quando sarà rilasciato il 29 gennaio 2019.

-Tetsuya Nomura

L’articolo Kingdom Hearts III: Nomura parla dei leak sul gioco proviene da GameSource.

Prenotare un E-scooter è comodo e pian piano negli Stati Uniti sta diventando un vero e proprio mezzo di trasporto alternativo e strautilizzato dai cittadini per gli spostamenti urbani. Si tratta di monopattini elettrici, comodi, leggeri e che permettono di bypassare con agilità il traffico. Basta scaricare l’app, registrare una carta di credito e i tempi delle lunghe camminate a piedi sono finiti. Ma se da una parte i clienti sono soddisfatti dall’altro lo sono sempre meno le aziende.

Aziende in crisi

Le prime indicazioni di una crisi provengono dagli Stati Uniti dove diverse società che hanno investito sull’affitto di E-scooter ora stanno tirando i remi in barca in maniera piuttosto preoccupante. Ne sono un esempio alcune delle più grosse aziende americane del settore, la Bird Rides Inc. per esempio, che sulla scia dell’oscillazione positiva riportata nei primi due trimestri, e che aveva fatto salire vertiginosamente fino a 2 miliardi di dollari il proprio valore, ha dovuto ridimensionare gli investimenti programmati in maniera netta, ritrovandosi addirittura a dover smentire pubblicamente un’eventuale acquisizione da parte di Uber, che già possiede delle quote della società.

Stesso discorso per la Lime, che riguardo l’interesse di Uber si è rifiutata di commentare, ma che non naviga in acque migliori. Dalla sua ufficialmente anche Uber si è detta estranea a qualsiasi movimento di questo tipo ma la dichiarazione puzza di strategia dato che ha anche aggiunto di essere costantemente interessata a fornire metodi alternativi di spostamento urbano. Insomma, se non è un’ammissione poco ci manca. D’altra parte il CEO di Uber Dara Khosrowshahi, come ricorda IlSole24Ore, aveva già chiarito la posizione dell’azienda all’annuncio dell’acquisizione delle biciclette Jump “Non solo un servizio di car sharing, ma un supporto per il consumatore per muoversi in città nella maniera più semplice, conveniente, affidabile”.

Monopattini poco resistenti 

C’è da dire che gli investitori fino a poco tempo fa hanno fatto a gara per aggiudicarsi una fetta della torta, l’affare sembrava imperdibile: negli Stati Uniti un monopattino elettrico costa intorno ai 500 dollari e ogni monopattino dato in affitto è arrivato a far fruttare circa 20 dollari al giorno. Conti però fatti senza il supporto dell’oste. I monopattini in questione infatti non reggono un utilizzo costante e duraturo, per cui già dopo un paio di mesi la maggior parte sono stati ritirati.

Altro problema il vandalismo, a San Francisco, per esempio, la Scoot Networks vince l’appalto per assaltare la città con circa 650 monopattini elettrici; due settimane e 200 di questi erano stati rubati o vandalizzati fino a renderli inutilizzabili; “non c’è modo di restare in questo business se i tassi di furto e vandalismo restano così alti” ha detto l’amministratore delegato di Scoot Networks, Michael Keating, così la nuova idea è quella di allegare uno speciale lucchetto per attaccare i mezzi e arginare la frana, ma c’è chi ha già risposto che il problema a San Francisco è la delinquenza e difficilmente il problema troverà una soluzione stabile.

Mercato difficile ma in continua espansione

Un mercato difficile quindi ma che negli Stati Uniti risulta essere in continua espansione: a Los Angeles girano quasi 20mila monopattini e quasi 15mila a San Diego. L’affare è stato fiutato anche dalla Ford, che ha acquisito Spin, un’altra startup legata ai monopattini elettrici. Ora sia Uber che la rivale Lyft (che ha già acquistato il bike sharing Motivate) stanno entrando sul mercato ufficialmente puntando gli occhi su New York. Anche la Grande Mela presto dunque potrebbe essere presa d’assalto.

In Italia?

In Europa già dallo scorso giugno proprio la Lime ha fatto il suo ingresso trionfale sul mercato, e in Francia sta avendo un successo strepitoso. Bizzarro ciò che è successo invece a Milano: mentre diverse aziende stavano in attesa dei permessi del comune, la Helbiz ha proposto il test nel centro del capoluogo lombardo. Il problema in Italia è che il monopattino non è un mezzo omologato quindi, per legge, non può circolare per le nostre strade. A quanto pare sarà complesso che il mercato italiano si pieghi in fretta all’utilizzo dei monopattini, ma il successo in casa dei nostri paesi vicini potrebbe far sbloccare la situazione, a quel punto l’Italia diventerebbe un mercato pressocchè vergine e ambito da tutti i leader del settore.

Il traffico dati che passa per i portali che offrono contenuti in streaming di natura pornografica sono esponenzialmente superiori a qualsiasi altro competitor di video in streaming come Netflix, Amazon e Hulu: tutti insieme, i siti ai quali siamo abbonati per l’intrattenimento video non raggiungono il flusso di dati di Pornhub; e nemmeno il fatturato, se pensate che il portale porno più famoso del mondo porta a casa circa 97 miliardi di dollari l’anno e Netflix si ferma a poco più di 11. Lo rivela Quartz con un'inchiesta.

“È la zia pazza che abita in soffitta – ha definito la pornografia il New York Times parlando della sua influenza sul mercato di Wall Street –  tutti sanno che lei è lì, ma non si può dire nulla al riguardo”. La più importante società che gestisce la pornografia online è la MindGeek, che possiede una rete di siti porno che comprende anche YouPorn e RedTube; una rete da 125 milioni di visite giornaliere. Questi numeri non fanno di MindGeek solo la più importante azienda del settore ma, soprattutto, l’azienda che tiene sotto mano il più imponente numero di dati riguardo i propri utenti. Questa è la sua vera forza, scrive Quartz.

Bassi costi, ricavi altissimi

Credete che il vostro migliore amico sia l’algoritmo di Netflix capace di suggerirvi quella serie diventata poi la vostra preferita? Non è così.  Nessuno conosce meglio i propri utenti di MindGeek, e non c’è bisogno di specificare quanto i contenuti pornografici siano esponenzialmente i più cliccati sul web. L’asso nella manica di MindGeek sono prima di tutto i costi: i video che offre Netflix a Netflix costano una valanga di soldi, gran parte dei contenuti di Pornhub sono caricati (quindi, se vogliamo, prodotti) direttamente dagli utenti, chiaramente senza dover mai pagare un cachet milionario a Brad Pitt.

Ma Pornhub va decisamente oltre: il portale Pornhub Insights  ha dedicato alla nostra penisola un intero report. Quella che noi leggiamo come una normale statistica, in termini di dati, risulta valere un patrimonio. Kal Raustiala, professore alla Scuola di diritto e Istituto internazionale UCLA, ha dichiarato a Quartz: “Lo streaming non riguarda solo la distribuzione dei contenuti, ma anche la comunicazione, quando trasmetti in streaming un video o ascolti una canzone, stai inviando informazioni che possono essere misurate. Per questo lo stesso Raustiala, insieme a Christopher Spigman, professore alla New York University Law School, ha dedicato alla questione un intero studio, arrivando a capire che sulla questione dati MindGeek risulta all’avanguardia rispetto a qualsiasi altra piattaforma per quanto riguarda l’analisi dei dati.

Catalogazione estrema dei dati

Per fare un esempio, in questo studio viene spiegata la geniale strategia di Pornhub per quanto concerne i “copy” dei video, ovvero le descrizioni. La piccola “sceneggiatura”, come la chiamano i professori, permette molto più facilmente di “determinare quale variabile ha prodotto il massimo spettatore”. Quindi abiti utilizzati (o più che altro tolti), posizioni e pratiche (chiaramente), ambientazioni e perfino luci e mobili presenti nel video. Tutto catalogato con un click. 125 milioni di volte al giorno, tutti i giorni in tutto il mondo.

Netflix, specie dopo essere diventata una realtà globale, ha provato a fare una cosa simile, dividendo i suoi utenti in 1.300 diverse “comunità del gusto”, così le ha chiamate, provando in pratica, a catalogare le nostre preferenze per offrire un servizio migliore si, ma anche (soprattutto?) per saperne il più possibile di noi, in modo tale da fornire prodotti sempre più perfetti rispetto a ciò che ci piace guardare di solito.

Cary Fukunaga, regista che avevamo già conosciuto anni fa per la splendida serie True detective, ha ammesso in un’intervista a GQ che nell’ideazione e realizzazione della sua nuova opera, Maniac, già disponibile su Netflix, importanti decisioni sono state prese di conseguenza ai risultati dettati dagli algoritmi della piattaforma. Insomma, un regista o un attore possono essere più o meno bravi, ma non lavorano più nel nome di un messaggio o di un’ispirazione prettamente “artistica”, ma forniscono semplicemente un prodotto che, su carta, noi gli abbiamo ordinato, come in un qualsiasi fast-food.

Netflix si è rifiutata di commentare. Ma parliamo sempre di contenuti altamente costosi, Netflix non potrà mai inseguire i trend con la stessa stupefacente velocità di Pornhub. Come scrive sempre Quartz, “nel 2017, l'anno di #MeToo, il termine più ricercato su PornHub è stato "Porn for Women", seguito da "Rick and Morty" e "Fidget Spinners", altri due fenomeni che sono decollati quell'anno. Nel 2018, le prime due ricerche sono state "Stormy Daniels" e "Fortnite". Secondo Pornhub Insights, le ricerche erotiche riguardanti i personaggi della Marvel sono cresciute esponenzialmente dopo l’uscita al cinema di Avengers: Infinity War”.

Privacy e riservatezza

Ma tranquilli, tutti questi dati non vengono utilizzati all’esterno dell’azienda, MinGeek non vende nulla, utilizza tutto per rendere sempre più specifico, anzi personale, anzi intimo, il proprio servizio; ed è così che esercita il proprio potere, non ha bisogno di vendere ma semplicemente di oliare alla perfezione il meccanismo affinché tutti, come pedine che passano dal Via a Monopoly, prima o poi (spessissimo a quanto pare), ritornino a fargli visita.

La rivista The Cut infatti ha definito Pornhub “il rapporto Kinsey del nostro tempo. L'impero sessuale in streaming potrebbe aver fatto di più per espandere il mondo dei sogni sessuali rispetto Helen Gurley Brown, Masters and Johnson, o Sigmund Freud”. La giornalista, Maureen O'Connor, ci spiega che grazie alla pornografia online tutto diventa “sessualizzabile”, perfino Fortnite, il videogioco più popolare al momento nel mondo, che è anche una delle parole più ricercate del 2018 sulla piattaforma pornografica.

Pornografia e innovazione tecnologica

Oggi la tecnologia rende tutto possibile, per cui se su un sito puoi simulare una guerra, come avviene in Fortnite, in un altro la puoi rendere pornografica. Una evoluzione alla quale Pornhub strizza l’occhio, anzi ne è proprio fautore; la pornografia si è dimostrata velocissima per quanto riguarda le innovazioni, aggiunge l’inchiesta di Quartz: VHS, instant messaging, e-commerce, streaming video. Sempre in prima linea. Sempre un passo avanti agli altri.  Shira Tarrant, professore di Women's, Gender e Sexuality Studies presso la California University e autore di The Pornography Industry, afferma: "Tecnologia e materiale sessualmente esplicito sono sempre andati di pari passo".  

E i più piccoli, i bambini che hanno sempre più accesso libero ai cellulari o agli ipad dei genitori, non rischiano di entrare in contatto precocemente con contenuti vietati ai minori che potrebbero distorcere per sempre la loro idea di sessualità? Certo che è così. Per questo Pornhub ha pensato alla creazione anche di un portale sull’educazione sessuale. Il tracciamento delle abitudini comincia sempre prima.

Con i forti cali di ieri, legati ai timori per il rallentamento dell'economia cinese, tutti e tre gli indici di Wall Street hanno chiuso la settimana in zona correzione, avendo perso il 10% dall'ultimo picco. È la prima volta dal marzo 2016 che il Dow Jones, il Nasdaq e lo S&P, che ieri hanno perso rispettivamente il 2,02%, l'1,91% e il 2,26%, sono entrati simultaneamente in zona correzione. Si tratta di una sorta di allarme rosso, che scatta quando le perdite superano del 10% l'ultimo picco e si differenzia dal 'bear market', più pericoloso ancora, che scatta quando la soglia di allarme, cioè le perdite dell'indice, superano del 20% l'ultimo massimo.

L'ultimo a cedere il 10% dal suo ultimo picco è stato ieri il Dow Jones, mentre lo S&P è sceso di oltre l'11% dal suo recente massimo toccato a settembre e il Nasdaq è sceso di quasi del 15% dal massimo di agosto. Ovviamente adesso bisognerà vedere quanto durerà questo periodo di sbandamento: più i mercati resteranno in zona correzione e più la situazione diventerà rischiosa. In questa fase di estrema volatilità dei mercati azionari, dovuta al cambio di marcia della Fed, che ha avviato una prolungata e graduale stretta monetaria, un brusco calo a Wall Street nel fine settimana è diventato una sorta di consuetudine: gli investitori non si fidano ad affrontare il weekend restando lunghi, come si dice in gergo, cioè tenendosi grossi stock di azioni in portafoglio, per cui se ne liberano, tenendosi 'corti'.

Mercati in agitazione

Il motivo? La volatilità dei mercati, appunto, che ieri è stata accentuata dalla spia rossa che si accesa sulla Cina, dove la locomotiva delle crescita economica appare in affanno. O meglio, Pechino deve affrontare una congiuntura particolarmente insidiosa: far fronte a un rallentamento del suo spettacolare boom economico trentennale, mentre è alle prese con un conflitto commerciale con gli Stati Uniti. Come non bastasse, ci si è messa anche la Bce, che giovedì ha annunciato la fine del Qe, cioè ha confermato che dal primo gennaio foraggerà di meno i mercati finanziari, in vista di una stretta che dovrebbe concretizzarsi dopo l'estate del 2019.

Insomma, i mercati non sono tranquilli e hanno chiuso la settimana male: Wall Street in correzione e anche Asia ed Europa hanno perso terreno. Queste turbolenze azionarie a dicembre, specie a Wall Street, sono un'anomalia, come nota il Wall Street Journal in genere questo è un mese in cui le le Borse Usa salgono, mentre quest'anno dall'inizio del mese gli indici hanno perso il 5,5% e i cali hanno riguardato un po' tutti i settori, con una prevalenza per il tecnologico, che è quello che è cresciuto di più e che dunque, nelle fasi di turbolenza, tende a sgonfiarsi maggiormente. In compenso l'immobiliare e le utility, che hanno ritorni più stabili, sono invece i titoli che hanno perso di meno.

Questa tendenza a rimanere corti nei fine settimana è il segnale di una scarsa propensione al rischio degli investitori che, secondo gli esperti, è destinata a protrarsi per qualche tempo. Quanto a lungo? Secondo gli esperti sentiti dal Wall Street Journal molto dipenderà dall'andamento del negoziato tra Cina e Usa sul commercio. Dopo la tregua di 90 giorno concordata all'inizio del mese e che si concluderà a fine marzo, finora i segnali sono stati altalenanti. Quindi difficilmente prima della fine di marzo le turbolenze cesseranno sui mercati.

Perché la Cina rallenta

La locomotiva cinese, dunque, rallenta. Lo dimostrano alcuni importanti dati macro: le vendite al dettaglio, che a novembre sono cresciute solo dell'8,1% ai minimi da 15 anni, e la produzione industriale, che il mese scorso ha registrato un +5,4% il minimo dal febbraio 2016. In compenso gli investimenti fissi sono saliti del 5,9% tra gennaio e novembre, un po' piu' delle attese. Tuttavia gli investitori hanno ugualmente reagito male all'infornata di dati, il cui impatto ha provocato un corto circuito sulle piazze azionarie. 

A preoccupare i mercati è il fatto che il governo cinese aveva recentemente introdotto diversi stimoli per rafforzare l'economia, che mostrava segnali di rallentamento. Più nel dettaglio Pechino aveva annunciato investimenti nel settore delle infrastrutture e aveva iniettato liquidità nel sistema bancario, per stimolare i prestiti alle famiglie e alle imprese. I dati odierni dimostrano però che queste misure si stanno dimostrando inefficaci e che probabilmente le autorità di Pechino dovranno intervenire ulteriormente. Ieri il Politburo, l'ufficio politico, uno degli organismi più importanti del Partito comunista cinese, si era impegnato a "mantenere l'attività economica a un livello ragionevole" e a "stabilizzare ulteriormente" l'occupazione, gli investimenti e il commercio estero.

Ora probabilmente le autorità cinesi dovranno passare dalle parole ai fatti. Tra i più recenti segnali di indebolimento dell'economia cinese c'è il settore dell'auto (la Cina è il primo mercato mondiale dell'auto), che a novembre ha registrato un calo del 14%, il quinto a livello mensile del 2018. L'associazione nazionale dei produttori si aspetta per quest'anno un arretramento delle vendite di auto, il primo passo indietro in Cina dagli anni Novanta. La scorsa settimana un'altro dato macro ha messo in guardia gli analisti, le importazioni a novembre sono cresciute solo del 3%, contro un atteso +14%.

Sull'ecotassa non c'è alcun braccio di ferro tra M5s e Lega, però Giuseppe Conte ha deciso di convocare per domenica sera un vertice a palazzo Chigi. Parteciperanno i vice Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il ministro per i rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, il titolare dell'Economia, Giovanni Tria, i sottosegretari Massimo Garavaglia e Laura Castelli, anche per affrontare alcuni temi dirimenti sulla manovra.

La questione dell'ecotassa – fanno sapere fonti di Palazzo Chigi – verrà affrontata "come sempre con il dialogo e la mediazione".

Perché M5s e Lega sono divisi sull'ecotassa

Ma come stanno veramente le cose? Lo scontro tra i due soci di maggioranza del governo va oltre la difesa delle misure cardine dei due schieramenti, dal reddito di cittadinanza a quota cento. Tra Lega e M5s sale la tensione sull'ecotassa sulle auto inquinanti e sul bonus per favorire l'acquisto di vetture a zero (o basse) emissioni, inserite in manovra alla Camera su sollecitazione dei 5 stelle.

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Massimo Garavaglia e Michele Dell'Orco, il primo sottosegretario all'Economia ed esponente della Lega, il secondo sottosegretario al Mit del Movimento 5 stelle, a margine dei lavori della commissione Bilancio (dove erano seduti fianco a fianco ai banchi del governo) difendono le posizioni dei loro partiti. Uno vuole l'abolizione tout court, l'altro vuole mantenere almeno l'incentivo.

Cosa ha innescato le tensioni tra leghisti e grillini

La miccia l'ha innescata la Lega con un emendamento che propone la cancellazione di entrambe le misure. "Come governo siamo contrari a qualsiasi nuova tassa, sulle auto come su altro. Se gli amici del Movimento 5 stelle trovano le coperture per nuovi incentivi saremo ben contenti", dice Garavaglia ai cronisti spiegando i motivi della richiesta.

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Poco dopo, durante un'altra pausa dei lavori della commissione, è Dell'Orco ha ribadire la necessità di mantenere la norma che punta a incrementare il parco di auto verdi in circolazione. L'incentivo per le auto a trazione elettrica o ibrida, sostiene, "è imprescindibile e deve rimanere. Le coperture da qualche parte ci devono essere. Il malus non è una nuova tassa e comunque la nostra intenzione non è quella di toccare le utilitarie".

Sul punto l'esponente di governo assicura che è allo studio una rivisitazione dell'ecotassa e che presto "arriverà una riformulazione del governo". Sul caso interviene anche Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, che davanti allo stabilimento della Fca di Pomigliano d'Arco dice agli operai: "Siamo impegnati in una lotta senza quartiere contro questa follia". Una proposta, insiste, "che colpisce le persone meno abbienti e che riguarda il tema del sovranismo" perché le macchine elettriche si producono in Giappone e non in Italia. 

Nessuno tocchi Ronaldo. In Italia sembra ci sia una moratoria su CR7: si può parlare solo di gol ed assist del fenomeno della Juventus.

Ma, dietro le quinte, i suoi legali si agitano per sanare le pendenze con la legge. Intanto, per l’evasione fiscale che gli è stata imputata per gli anni di permanenze al Real Madrid, il fuoriclasse portoghese ha accettato di ammettere le sue responsabilità e il 14 gennaio comparirà in Tribunale nella caputale spagnola, dopo aver versato il 6 agosto 13.4 milioni di euro a fronte di mancati versamenti all’Erario di 14.7 milioni di contributi fiscali e verrà formalmente condannato a due anni di detenzione, che saranno sospesi con la condizionale. E chiuderà quindi l’antipatica vicenda con una macchia sulla pedina penale che il suo avvocato, José Antonio Choclán, ha cercato fino all’ultimo di sanare con un’ulteriore ammenda di 375 mila euro.

Ma c'è un'altra battaglia legale che prosegue: quella per l'accuse di violenza sessuale denunciata da Kathryn Mayorga e risalente a un incontro a Las Vegas nel 2009. Ronaldo e i suoi avvocati ribattono su tutta la linea e contestano il modo in cui sono stati ottenuti certi documenti pubblicati dal giornale tedesco Der Spiegel. 

L’apparato difensivo è fortemente indebolito dai versamenti che sarebbero stati fatti nel tempo dalla stella del calcio mondiale alla donna: perché avrebbe dovuto pagare se tra i due se tutto fosse andato liscio? 

Una preziosa edizione di Leon Battista Alberti, 'De re aedificatoria', pubblicata grazie a Lorenzo il Magnifico, le Vite del Vasari, diversi libri rari pubblicati nel Cinquecento, ma anche l’intera edizione della rivista di riferimento del Liberty italiano: sono tutti i volumi che prenderanno il posto delle stanze private dei dirigenti del Quirinale nell’esclusivo attico con vista sul Torrino a due passi da Fontana di Trevi.

Sergio Mattarella ha infatti deciso di ‘donare’ il palazzo di San Felice, in via della Dataria nel pieno centro di Roma, alla cittadinanza. Tramite una convenzione con il ministero dei Beni culturali, la Presidenza della Repubblica ha ceduto l’uso dei 6000 metri quadri del palazzo ottocentesco per ospitare la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’arte che ora occupa palazzo Venezia.

Cinque piani, una terrazza con vista mozzafiato sul centro della Città eterna, due cortili interni: fino all’anno scorso il palazzo ospitava 35 alloggi per il personale del Quirinale, ma Mattarella, appena insediato, aveva deciso di tagliare i benefit a dirigenti e consiglieri, dalle auto blu agli alloggi di servizio e dunque nessuno dei dirigenti nominati nel suo settennato aveva mai preso possesso di queste stanze. Palazzo San Felice si è dunque velocemente svuotato e il capo dello Stato ha deciso di offrirlo per ospitare i 400.000 volumi della biblioteca di Palazzo Venezia.

Il progetto di Mario Botta

Il progetto di riconversione è stato disegnato a titolo gratuito da Mario Botta, architetto famoso per le sue linee essenziali, che ha presentato i suoi disegni a Mattarella e al ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli. Sarà infatti il ministero a finanziare le opere di trasformazione delle sale di palazzo San Felice, che dopo la ristrutturazione e il trasferimento della biblioteca sarà aperto al pubblico. “Il progetto è affascinante, non soltanto perché ha ricondotto a unità un complesso disarticolato di elementi che erano lì, casualmente messi insieme, ma perché rende perfettamente funzionale, rispetto all'obiettivo che si persegue, la soluzione”, ha detto Sergio Mattarella al termine della presentazione del progetto dell'architetto Botta.

Nei cinque piani del Palazzo saranno ricavati: sale di lettura, uffici, depositi, locali tecnici, zone espositive, spazio esterno per eventi e accoglienza. È prevista una distribuzione per deposito libri pari a circa 14 Km di sviluppo di scaffali che consentirà una sistemazione di circa 400 mila volumi, un quantitativo che soddisfa le attuali esigenze e anche quelle per i prossimi anni. Sorgerà un nuovo auditorium di circa 350 posti. La convenzione affida la concessione del Complesso di San Felice, che rimane nella dotazione del Quirinale, al Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo per 25 anni.

Cosa conterrà la biblioteca

L'edizione voluta nel 1485 da Lorenzo il Magnifico del libro simbolo dell'Umanesimo, il De re aedificatoria di Leon Battista Alberti, ma anche la rivista di riferimento del Liberty italiano, Novissima. La Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte del Polo museale del Lazio, è uno dei più importanti patrimoni documentari di archeologia e storia dell'arte in Italia. Si tratta di circa 500.000 documenti, tra libri, incisioni, fotografie e periodici; ma contiene anche dieci fondi, una sezione musicale e una sezione di rarità.

La Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte contiene opere che aiutano la ricerca nel campo dell'archeologia del bacino del Mediterraneo, dalla preistoria al medioevo, e della storia dell'arte occidentale. È valutabile intorno ai 380.000 volumi (in gran parte collocati nella sede di Palazzo Venezia e nella sede del Salone della Crociera al Collegio Romano), 3.500 testate di periodici, 20.700 unità di materiale grafico (incisioni, disegni, fotografie), circa 2000 manifesti teatrali, 66.000 microfiches 400 cd-rom.

Tra i volumi si contano incunaboli, cinquecentine e seicentine, collocati nella Sezione Rari; la Biblioteca possiede inoltre circa 1.600 opere manoscritte e fondi archivistici la cui consistenza supera le 100.000 carte. Due i principali filoni. Nel campo dell'archeologia si trovano bibliografie e repertori specializzati, monografie di arte antica, atti di convegno, relazioni di campagne di scavo e missioni archeologiche, guide archeologiche, etruscologia, topografia, epigrafia, numismatica.

Nel campo della storia dell'arte si trovano bibliografie e studi, critica d'arte, monografie su artisti e monumenti, guide, fonti e trattati (XVI-XIX sec.) arti decorative, grafica, cataloghi di mostra (opere relative a esposizioni tenutesi in Italia e nel mondo dall'ottocento ad oggi), cataloghi di collezioni di musei italiani e stranieri, cataloghi di vendita, atti di convegno.

Le varie sezioni

Accanto a queste raccolte svolge un ruolo fondamentale per gli studi in questo settore la Sezione romana, che contiene una vastissima documentazione sull'archeologia e lo sviluppo delle arti a Roma dalle origini ad oggi. E ancora: le preziose raccolte di libri di viaggio e di guide di città italiane e straniere, entrambe ricche di edizioni dei secoli XVI-XIX.

Una parte cospicua del patrimonio librario della Biblioteca (circa 100.000 volumi), è costituita da fondi chiusi, giunti da lasciti e donazioni di studiosi e collezionisti o costituiti dalla Biblioteca: Fondo Pagliara, Fondo Ruffo, Fondo Castellani, Fondo Vessella, Fondo Dusmet , Dono Rossi, Dono Rusconi, Dono Ricci, Dono Monneret, Dono Giglioli , Dono Venturoli , Dono Belli Barsali, Dono Sestieri, Sezione musicale, Sezione teatrale.

In particolare il Fondo Lanciani è uno strumento fondamentale per lo studio dell'archeologia e della topografia romana. Un piccolo gioiello di curiosita' è il Fondo Kanzler, che raccoglie manifesti e locandine teatrali di rappresentazioni romane dalla fine del XVIII all'inizio del XX secolo.

Nella Sezione Rari sono conservate circa 2000 opere, volumi a stampa dal XV al XX, rari per edizione o data. In questa sezione sono conservati i 19 incunaboli, in 15 volumi, ma anche il trattato De re aedificatoria di Leon Battista Alberti stampato in Firenze nel 1485 per volere di Lorenzo il Magnifico ed a cura del Poliziano e un prezioso e raro esemplare delle Mirabilia Romae in otto carte. Sono inoltre collocate nella Sezione Rari, gran parte (275) delle cinquecentine possedute.

Tra i volumi più importanti la preziosa edizione del 1568 delle Vite del Vasari, i trattati di architettura del manierista Sebastiano Serlio, di Palladio e del Vignola, regole e manuali di prospettiva come quelle di Lorenzo Sirigatti, di Andrea Pozzo, dei Bibbiena, illustrati da rami o xilografie.

La sezione rara dei periodici conserva anche pubblicazioni seriali dei secoli XVIII-XX, di difficile reperibilità; tra queste la intera serie di "Novissima", la rivista più importante e significativa del Liberty italiano.

In Cina hanno scoperto che gli scarafaggi potrebbero rivelarsi estremamente utili per smaltire i rifiuti. Secondo quanto riporta l'agenzia Reuters, nella periferia di Jinan gli scarafaggi vengono addirittura coltivati in ambienti caldi e umidi, ideali per il loro habitat, e addomesticati per abituarli a mangiare i rifiuti. La Cina ha un enorme problema con lo smaltimento, solo Pechino produce circa 25 mila tonnellate di scarti ogni giorno, e sono molti più scarti alimentari di quanto ne possano smaltire le discariche. Per cui si è pensato di farsi aiutare dagli scarafaggi che, secondo gli esperti, col tempo, potrebbero arrivare a liberarsi, mangiando quasi un terzo del problema.

L’impianto di Jinan, periferia di Shandong, gestito dalla Shandong Qiaobin Agricultural Technology Co., in questo momento alleva circa un miliardo di scarafaggi ai quali fornisce 50 tonnellate giornaliere di rifiuti alimentari. Osservare il ciclo di manutenzione, documentato in un video disponibile al link della Reuters, non è obiettivamente uno spettacolo accattivante.

Ma non finisce qui, il ciclo di utilità degli insetti procede, e quando muoiono vengono passati ad altre aziende che li trasformano in mangime proteico destinato a maiali e altri animali da allevamento; “come trasformare i rifiuti in risorse” secondo Li Hongyi, la presidentessa della Shandong Qiaobin.

Leggi anche: Cosa produce il più grande allevamento di scarafaggi (6 miliardi) al mondo

Ma il mercato che vede protagonisti inconsapevoli i tanti detestati insetti non si ferma qui, in un villaggio del Sichuan, Li Bingcai, 47 anni, ha deciso di investire un milione di yuan (quasi 150mila dollari) per creare il suo personalissimo allevamento di scarafaggi, ne possiede ormai 3,4 milioni, vivono tutti nella sua fattoria e vorrebbe arrivare a possederne 20 di fattorie per scarafaggi; li rivende a buon prezzo agli allevamenti suini e come mangime per la pesca, ma soprattutto gli arriva una forte richiesta da parte di aziende farmaceutiche.

È quella probabilmente la ramificazione del mercato che non ci aspettavamo potesse vedere lo scarafaggio come protagonista; eppure pare che l’insetto abbia qualità mediche miracolose. Parola di Wen Jianguo, responsabile della Gooddoctor, azienda che, fiutando l’affare, di scarafaggi ne ha allevati circa sei miliardi, “L'essenza dello scarafaggio è utile per curare le ulcere orali e peptiche, le ferite della pelle e persino il cancro allo stomaco” e poi ancora maschere di bellezza, pillole dimagranti e persino trattamenti per la perdita dei capelli; un essere cui proprietà, troppo impegnati a cacciarlo via dalle nostre case di campagna, ignoravamo.

Jianguo spiega che uno scarafaggio vive circa sei mesi, una volta deceduto viene “cucinato” al vapore, lavato, asciugato ed inserito in un enorme macchinario che ne estrae i nutrienti. Secondo il South China Morning, la Gooddoctor ha prodotto così tante ”scoperte scientifiche e tecnologiche” grazie al suo programma di allevamento di scarafaggi che il governo della provincia ha dichiarato che merita un premio nazionale per la ricerca scientifica. Han Yijun, rappresentante del Gooddoctor Pharmaceutical Group, dice “Tutti sanno che il farmaco è prodotto con gli scarafaggi. È un insetto disgustoso, ma non c'è quasi nessun altro farmaco disponibile che ottiene gli stessi effetti”.

Nonostante ciò però il professor Zhu Chaodong, scienziato capo degli studi sull'evoluzione degli insetti all'Accademia Cinese delle Scienze, ha raccomandato molta cautela; non per la valenza di certe ricerche, ampiamente documentata da riviste di settore, ma sulla “catastrofe” che accadrebbe se questi scarafaggi riuscissero ad evadere dalle strutture di allevamento.  

Nonostante i correttivi approvati dalla Camera dei Deputati, nel 2019 la manovra di bilancio costerà al sistema imprenditoriale italiano 4,9 miliardi di euro. Di questi, 3,1 miliardi graveranno sulle imprese non finanziarie e 1,8 miliardi sugli istituti di credito e sulle assicurazioni. A dirlo e' l'Ufficio studi della Cgia. "Grazie all'aumento della deducibilità dell'Imu sui capannoni – spiega il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo – al ripristino delle detrazioni sulla formazione 4.0. e all'impegno di abbassare i premi Inail, alla Camera la maggioranza di Governo ha diminuito, rispetto al testo uscito da Palazzo Chigi, da 6,2 a 4,9 miliardi l'aggravio sulle imprese provocato dalla manovra. Uno sforzo importante, ma non ancora sufficiente. Le aspettative degli imprenditori, in particolar modo in materia fiscale, sono state ampiamente disattese. Senza contare che con la rimozione del blocco delle tasse locali prevista in manovra, c'è il pericolo che dal 2019 torni ad aumentare il peso dei tributi locali". 
 

I finanzieri del Comando provinciale di Roma hanno eseguito un provvedimento di sequestro di beni per 2 milioni di euro nei confronti di M.P., residente ad Albano Laziale, accusato di usura ed estorsione e coinvolto in passato in reati di stupefacenti. Il provvedimento, emesso dalla Sezione misure di prevenzione del tribunale capitolino, e' scaturito da una indagine svolta dalla Compagnia di Velletri che ha permesso di ricostruire il patrimonio nella disponibilità del 50enne albanese e delle otto persone fisiche e giuridiche a lui collegate, tra cui la compagna e diversi prestanome. Le fiamme gialle hanno sequestrato, poichè considerati "il frutto e il reimpiego di attività illecite", tutti i beni e valori direttamente o indirettamente riconducibili all'uomo, che dalle dichiarazioni dei redditi presentate non risulta mai aver lavorato in vita sua.