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C'è una realtà sportiva che in Alto Adige, storica terra di frontiera tirata un po' da Roma e un po' da Vienna, ha il potere di unire i tre gruppi linguistici, quello italiano, quello tedesco e quello ladino.

Il piccolo miracolo di convivenza si chiama Hockey Club Bolzano. Sotto le volte in legno del Palaonda, il palaghiaccio di Bolzano rimasto escluso dal masterplan della candidatura dell'Italia per i Giochi olimpici del 2026, prima dell'inizio di ogni partita si canta l'Inno di Mameli.

Alla faccia di chi – Suedtiroler Freiheit – non tanto tempo fa aveva affisso i manifesti con le scope di saggina a spazzar via la bandiera italiana. Tutti cantano senza avanzare polemiche. Nessuna ritrosia nell'intonare, in italiano, nemmeno i cori ideati dalla colorata tifoseria "Curva Figli di Bolzano" considerata una delle più organizzate e creative di tutta Europa che ha ricevuto il plauso dalle altre piste d'Oltrebrennero.

L'hockey a Bolzano è ritornato ad essere come negli anni '80 e '90 una religione. Merito anche di un uomo, il presidente Dieter Knoll che nel 2013 ha accolto la richiesta dell'Austria di emigrare all'estero e lasciare il campionato italiano che ormai non stava più dando riscontri sia nella qualità del gioco che nei numeri di spettatori. Le accuse lanciate all'epoca dagli altri sodalizi italiani furono pesanti. E' come se la Juventus di colpo lasciasse la serie A.

La passione per i colori biancorossi è talmente forte che richiama persino tifosi di altre squadre italiane che, a differenza del Bolzano, non prendono parte alla Ebel, il campionato transfrontaliero al quale partecipano club austriaci, cechi, slovacchi, ungheresi e croati. La rosa del team bolzanino è composta da tanti ottimi giocatori di scuola italiana con rinforzi provenienti dal Nordamerica ma anche da Finlandia e Svezia. Un ottimo segnale di sviluppo globale perché significa che il torneo nel quale milita il Bolzano è considerato di alto livello.

La "prima" stagionale delle volpi del Bolzano è sul ghiaccio di casa nella partita inaugurale della Champions Hockey League (stessa formula di quella del calcio) contro i forti svedesi dello Skelleftea. Il girone dei Foxes altoatesini si preannuncia ostico.

Oltre agli scandinavi, comprende gli altrettanti ostici finnici dell'Helsinki ed il polacchi del Tychy, il paesone a pochi chilometri dalla tristemente famosa Oswiecim che nella dizione tedesca si legge Auschwitz. Al torneo della CHL prendono parte 32 squadre in rappresentanza di 13 Nazioni.

L'unico Paese assente è la Russia che da una decina d'anni ha creato la ricca Kontinental Hockey League nella quale milita anche una squadra cinese di Pechino. L'Hc Bolzano prende parte al massimo torneo continentale per aver vinto la Ebel nell'appassionante finale contro Salisburgo, società che vanta un budget decisamente superiore (è targata Red Bull) a quella altoatesina. La stagione passata per i biancorossi è stata rocambolesca, incredibile, inimmaginabile.

Per riassumerla in poche parole: dall'ultimo posto in classifica occupato per due mesi (5 novembre 2017 – 3 gennaio 2018) con un gap che ha toccato i quaranta punti dalla capolista, a un passo dall'eliminazione fino al trionfo.

In Austria, altra Nazione dove l'hockey è particolarmente sentito, hanno parlato di "favola del Bolzano", a sud delle Alpi, di "storica impresa". Grande artefice dell'impresa il tecnico finlandese Kai Suikkanen che, chiamato in piena emergenza dalla terra di Babbo Natale a stagione inoltrata, ha saputo rivoluzionare la motivazione dei giocatori.

Suikkanen, ben presto idolo dei tifosi, anche quest'anno siederà sulla panchina del Bolzano. "Mi piace questa società, mi piace la città, mi piacciono i tifosi e poi lo scorso anno tutto è andato bene – ha detto il 59enne coach -. Molti giocatori sono nuovi, adesso servirà trovare l'amalgama migliore. Ci vorrà del tempo ma già in Champions League vogliamo fare la nostra bella figura".

Parole di Mr. Kai, uomo dalle poche ma precise parole considerato in spogliatoio un "sergente di ferro". Quando si parla di Hockey Club Bolzano la valenza dei temi, doppio passaporto da concedere ai sudtirolesi, muro alla frontiera del Brennero tante volte annunciato ma mai realizzato, e i cartelli provocatori "Suedtirol ist nich Italien" ("Il Sudtirolo non è Italia", la traduzione in italiano), è nulla.

Sicuramente Serena Williams non poteva immaginare il polverone che avrebbe sollevato scegliendo l'outfit dei Roland Garros. La già discussa tuta nera da "Black Panther" indossata durante il torneo parigino, è tornata sulla bocca di tutti da quando il presidente della Federazione francese di tennis, Bernard Giudicelli, ha dichiarato in un'intervista alla rivista Tennis Magazine che introdurrà un dress code più rigido per le edizioni future perché "L’abbigliamento di Serena quest’anno non sarà più accettato, bisogna rispettare il gioco e il posto. Tutti vogliono godersi lo spettacolo".

Quando aveva indossato la tuta, lo scorso maggio, l'ex numero 1 del tennis femminile aveva raccontato come questa la facesse sentire invincibile, “forte e potente come una regina di Wakanda”, con chiaro riferimento a Black Panther, celebre personaggio Marvel. In questi giorni Nike le ha fatto eco, con un emblematico post su Twitter in sua difesa: "You can take the superhero out of her costume, but you can never take away her superpowers" (Puoi privare una supereroina del suo abbigliamento, ma non puoi portarle via i superpoteri).  

Williams è tornata a giocare a tempo record dopo la nascita della piccola Olympia, e la tuta serve a favorire la circolazione sanguigna e a ridurre il rischio di embolie. Tra una polemica e l'altra – spiega il Corriere della sera – lo sponsor ne ha approfittato.

Il brand sportivo non è stata l’unica voce a levarsi a favore della Williams: sono tantissimi a schierarsi con la campionessa sul web, accusano Bernard Giudicelli di razzismo e sessismo. Anche l’ex presidente dell’Iran, Mahmoud Ahamadinejad, – si legge su Repubblica.it –  si è schierato con un tweet dalla parte della Williams: “Sfortunatamente alcuni Paesi, incluso il mio, non hanno capito il vero significato della libertà”, ha scritto.

La polemica sul dress code da adottare in campo va avanti mentre a New York sono in corso gli US Open, e Serena sta gareggiando… in tutù.

L'antitrust ha avviato, su segnalazione di singoli consumatori e di alcune associazioni di consumatori, due procedimenti istruttori per presunte pratiche commerciali scorrette e possibili violazioni dei diritti dei consumatori nei confronti di Sky Italia e Dazn.

Nel mirino sono finite Perform Investment Limited e Perform Media Services  – società cui fa capo la piattaforma di streaming che trasmette tre partite di Serie A e tutta la Serie B perché Sky avrebbe pubblicizzato l'offerta del pacchetto calcio per la stagione 2018-2019 senza le adeguate informazioni sui limiti dell'offerta relativi alle fasce orarie, che potrebbero avere indotto i nuovi clienti ad assumere una decisione commerciale non consapevole.

Leggi anche: Dazn ci ha fatto capire che la banda larga è una cosa seria

Per quel che riguarda i clienti già abbonati al pacchetto calcio, la condotta di SKY – spiega l'Antitrust – potrebbe presentare "profili di aggressività in quanto – a fronte di un significativo ridimensionamento del pacchetto in relazione al numero delle partite trasmesse e in assenza dell'informativa sulla possibilità di recedere dal contratto senza penali, costi di disattivazione e senza la restituzione degli sconti fruiti.

"Erronei convincimenti"

In sostanza i clienti sarebbero stato indotti a rinnovare l'abbonamento nell'erroneo convincimento che l'offerta non fosse mutata. Sky potrebbe anche avere violato l'articolo 65 del Codice del consumo non avendo acquisito il consenso del consumatore rispetto alla nuova opzione del pacchetto calcio.

Quanto a Dazn, l'enfasi data al claim "quando vuoi, dove vuoi", farebbe intendere al consumatore di poter utilizzare il servizio ovunque si trovi, omettendo le limitazioni tecniche. Ma non solo: i messaggi che indicano la possibilità di fruire di un "mese gratuito" di offerta del servizio "senza contratto" sono fuorvianti perché in realtà il consumatore stipula un contratto per il quale è previsto il rinnovo automatico, con conseguente esigenza di esercitare l'eventuale recesso per non rinnovarlo.

Inoltre, l'iscrizione per la fruizione gratuita del primo mese comporta l'automatico addebito dell'importo per i mesi successivi, in quanto il consumatore, creando l'account, darebbe inconsapevolmente il proprio consenso all'abbonamento al servizio, dovendosi attivare per esercitare il recesso e quindi evitare gli addebiti automatici.

La reazione di Dazn

"Prendiamo atto della comunicazione ricevuta dall'AGCM e siamo disponibili a collaborare per fornire chiarimenti al riguardo". E' la laconica reazione di Dazn.

La Roma vende un altro pezzo pregiato della rosa e saluta Kevin Strootman. Il giocatore olandese lascia a malincuore i compagni di Trigoria per il trasferimento in Francia, al Marsiglia, alla corte dell'ex allenatore giallorosso Rudi Garcia.

Nell'ultima operazione di mercato, Monchi ha scatenato il malcontento dei tifosi della Roma che, sui social, non hanno lesinato critiche furiose nei confronti del direttore sportivo. Una cessione pesante quella di Strootman che va ad impattare sulla struttura del centrocampo già privo di Nainggolan, altro beniamino della tifoseria.

Il campo ci dirà se le scelte societarie sono state giuste o meno, intanto la Roma può vantare un utile di 29,75 milioni di euro a chiusura della sessione estiva di calciomercato; un utile che andrà a modificare in positivo il bilancio annuale e che lascerà libera la società dalle rigide regole del Fair Play Finanziario. Dodici sono stati gli acquisti per una spesa totale di 125,95 milioni; 8 invece sono le cessioni che hanno fatto entrare nelle casse 155,7 milioni.

  • Gli acquisti:

Steven Nzonzi (Siviglia) 26 mln + 4 mln di bonus

Robin Olsen (Copenaghen) 8,5 mln + 3,5 di bonus

William Bianda (Lens) 6 mln + 5 di bonus

Javier Pastore (Paris SG) 24,7 mln

Nicolò Zaniolo (Inter) 4,5 mln

Davide Santon (Inter) 9,5 mln

Antonio Mirante (Bologna) 4 mln

Justin Kluivert (Ajax) 17,25 mln + 1,5 di bonus

Bryan Cristante (Atalanta) 5 mln

Ante Coric (Dinamo Zagabria) 6 mln

Ivan Marcano (Porto) parametro zero

Daniel Fuzato (Palmeiras) 0,5 mln

  • Cessioni:

Alisson (Liverpool) 62,5 mln + 10 di bonus

Radja Nainggolan (Inter) 38 mln

Kevin Strootman (Marsiglia) 25 mln + 3 di bonus

Lukasz Skorupski (Bologna) 9 mln

Marco Tumminello (Atalanta) 5 mln

Bruno Peres (San Paolo) 1,4 mln

Gregoire Defrel (Sampdoria) 1 mln

Machin (Pescara) 0,8 mln

La cessione che ha dato una vera svolta economica al mercato di Monchi è stata quella di Allison, seguita da quelle di Nainggolan e di Strootman. In entrata invece non sono state fatte follie, arrivando ad una spesa massima di 30 milioni di euro. Grazie all'operato del direttore sportivo, Eusebio Di Francesco ha ora una rosa ampia a disposizione e dovrà gestire bene i giocatori di esperienza come Nzonzi, Marcano e Olsen, poi valorizzare i giovani Kluivert e Cristante e infine dare spazio alle promesse Bianda e Coric. 

Sebastian Vettel su Ferrari vince il Gran premio di Spa in Belgio davanti a Lewis Hamilton su Mercedes, Max Verstappen su Red Bull e Valtteri Bottas sull'altra Mercedes. Uscito perchè la sua monoposto è  stata danneggiata in un incidente in cui e' stato coinvolto Kimi Raikkonen con l'altra Ferrari. Per il tedesco è la 48esima vittoria, di cui 13 con la 'rossa'.

Gara sospesa per… lancio di pacchetti di patatine. L'insolita protesta dei tifosi del Charlton Athletic, club londinese di terza divisione, ha portato a uno stop del gioco di alcuni minuti per ripulire il campo da decine di confezioni di 'crisps', durante la gara interna di League One con il Fleetwood Town.

I tifosi hanno lanciato da tempo una campagna contro il patron belga del club, Roland Duchatelet, che aveva acquistato il Charlton nel gennaio 2014 ed è in trattativa da febbraio per vendere la società, dopo che ultimamente non ha pagato una serie di premi dovuti allo staff.

I pacchetti di patatine erano stati distribuiti da un gruppo di tifosi che ha promosso la campagna contro Duchatelet (Card l'acronimo) e che già nel 2016 lanciò in campo migliaia di maialini di plastica al Valley, lo stadio di casa che hanno scelto di boicottare.

Da Wimbledon, Uniqlo si è legata a Roger Federer per una cifra impressionante: 30 milioni di dollari l’anno per 10 anni, cioè ben oltre l’attività agonistica del campione svizzero. Abbiamo intervistato Aldo Liguori, Corporate PR dell’azienda di abbigliamento giapponese.

Uniqlo significa Unico: in che modo il vostro abbigliamento è unico?

“Sì, il nome originario è ‘Uniqlo Clothing Warehouse’, ma presto la dizione è stata accorciata. Già in partenza, il nome in inglese ha rappresentato un segno di unicità”.

Come mediate fra qualità e quantità?

“Uniqlo è una azienda mondiale, creata in Giappone, basata sulla convinzione che un abbigliamento veramente buono debba essere semplice, e costantemente migliorato dal cliente. Il nostro obiettivo è la qualità, l’artigianalità, l’innovazione – materiali, progettazione e produzione – e produciamo abiti universali nel design e nel comfort, fatti per tutti, ovunque”.

Coi vostri punti vendita state invadendo il mondo.

“Non ci vediamo come ‘invasori’, ma è vero che stiamo crescendo in fretta. Oggi siamo presenti in 19 paesi con duemila negozi. A fine agosto apriremo il primo negozio in Svezia, a Stoccolma e, a settembre, in Olanda, ad Amsterdam. Nella primavera 2019 saremo per la prima volta in Danimarca, a Copenhagen, in autunno arriveremo in India col primo negozio a Nuova Delhi. Anni fa abbiamo creato il nostro mondo, ‘LifeWear’, e usiamo questo termine sempre di più mentre ci espandiamo nel mondo. In Nord America, Canada, Stati Uniti, e ci allarghiamo in Germania e Russia”.

Perché non ufficializzate anche il punto vendita nella primavera del prossim’anno, in piazza Cordusio, a Milano?

“Anche se Uniqlo ha confermato l’interesse ad entrare in nuovi mercati come l’Italia, non abbiamo annunciato piani di lancio precisi”.

Perché avete scelto proprio il tennis per promuovere l’abbigliamento casual?

“Al momento gli ambasciatori globali Uniqlo sono Kei Nishikori (dal 2011) e Roger Federer da luglio), nell’atb Tour, Shingo Kunieda (dal 2009) e Gordon Reid (dall’anno scorso) nel tennis in carrozzina – sponsorizziamo tutto il circuito If fino al 2021 -, ma abbiamo anche il golfista Adam Scott (dal 2013) e dal 2017 siamo partner di Marin Minamiya, l’esploratrice giapponese candidata a più giovane di sempre a raggiungere le sette vette”.

Perché avete scelto proprio Federer quale ambasciatore Uniqlo?

 Roger Federer ha lavorato instancabilmente per diventare uno dei più grandi campioni della storia, ed è fonte di incredibile ispirazione per tanta gente in tutto il mondo. Non è soltanto un atleta di vertice e anche una grande persona e Uniqlo ha molto rispetto per lui che va oltre lo sport”.

Che cos’hanno in comune lo svizzero Federer e il marchio giapponese Uniqlo?

“Uniqlo condivide con Roger l’obiettivo comune e importante di portare cambiamenti positivi nel mondo e, nello stesso tempo, vediamo in lui un grande potenziale per una partnership che porti all’innovazione dentro e fuori dal campo. Roger è uno degli ambasciatori perfetti per Uniqlo e la sua filosofia LifeWear”.

I 30 milioni di dollari di contratto per dieci anni che legano Federer a Uniqlo sono una cifra enorme, che ritorno vi attendete?

“Il contratto è iniziato dal 1 luglio 2018 ed è pluriennale, non riveliamo mai i dettagli degli accordi coi nostro ambasciatori. Roger ci rappresenterà in tutti i maggiori tornei, a partire da Wimbledon, e vestirà i prodotti col nostro marchio dentro e fuori del campo. Non è solo una questione di visibilità. Uniqlo unirà anche l’approfondita conoscenza professionale di Roger con le tecnologie più avanzate dell’azienda, per creare un abbigliamento che supporti le prestazioni ai massimi livelli, portando anche maggiore comfort e funzionalità ai nostri clienti in tutto il mondo. Su questo, annunceremo presto maggiori dettagli”.

Uniqlo raddoppia: dai 5 anni di contratto con Novak Djokovic ai 10 con Federer. Come mai non avete rinnovato con il campione serbo se mete definito l’accordo fantastico?

“Nei cinque anni di contratto con Djokovic abbiamo collaborato con lui in una serie di campagne marketing globali. Alla scadenza, abbiamo deciso entrambe di non rinnovare. Uniqlo apprezza la sponsorizzazione con Novak e tutto ciò che ha fatto per l’azienda e il marchio”.

Quando vedremo il marchio Uniqlo anche nel calcio?

“Valutiamo regolarmente le opportunità di sponsorizzazione tra gli sport e oltre. Le sponsorizzazioni individuali sono più vicine al Dna della nostra azienda”.

Come qualunque ragazzino che si rispetti, anche Usain Bolt – che però ha 32 anni compiuti – vuole essere un campione di calcio. Il sogno di indossare la maglia di una squadra professionistica, però, è destinato a restare tale. La leggenda dell'atletica, il più grande velocista di tutti i tempi, ci ha provato in Australia con i Central Coast Mariners, club che milita nella A-League (prima divisione) dopo aver tentato senza successo con i tedeschi del Borussia Dortmund, con i norvegesi dello Stromsgodset e con i sudafricani del Mamelodi.

Il "Fulmine" però deve fare i conti con la realtà. E' vero che ha alle spalle una vita da atleta, una struttura predisposta allo scatto, alla fatica, muscoli allenati ma il calcio professionistico gli è interdetto. 

A prescindere dalle qualità tecniche, Usain Bolt non può fare il calciatore; anche se dovesse strappare un contratto dalla società australiana, il campione olimpico rischierebbe seri infortuni. Ecco le ragioni, illustrate da Mario Lodi, presidente dell' AIPAC Lazio (Associazione Italiana preparatori atletici calcio) :

  • Ha sempre seguito allenamenti specifici per la velocità in linea retta. I cambiamenti di direzione, dribbling e variazioni di corsa, potrebbero procuragli contratture muscolari e strappi.
  • I suoi muscoli non sono abituati a resistere all'impatto del pallone. La sua falcata non è mai stata ostacolata da un oggetto e, in caso di tiro (violento) in porta, lancio a un compagno o un semplice passaggio di piatto, l'incolumità dei tessuti muscolari sarebbe messa a repentaglio.
  • Nella sua disciplina precedente non era contemplato il contatto fisico. In caso di contrasto sarebbero a rischio, non solo i muscoli ma, anche articolazioni e legamenti.
  • Avrebbe difficoltà ad utilizzare scarpe diverse, scarpini con i tacchetti su un terreno non uniforme e liscio come il pistino di atletica ( a rischio sono le caviglie).
  • Il suo tipo di corsa è differente da quello di un calciatore. I suoi allenamenti puntavano ad un gesto ciclico; a pallone bisogna anche saper fare dei passi brevi e rapidi.
  • La sua età è già avanti per intraprendere questo sport ad alti livelli.

Il sogno di Usain Bolt va rispettato e non assecondato. La trovata pubblicitaria è legittima e di grande effetto; il sogno però dovrebbe rimanere nel cassetto e chiuso bene a chiave.

 

La reale motivazione non sarebbe ancora stata confermata dal club ma che la notizia sia vera non c’è dubbio, ed è stata comunicata ad un forum di tifosi direttamente dal direttore sportivo Stuart Webber, d’ora in poi chi metterà piede al Carrow Road per sfidare il Norwich troverà negli spogliatoi una sorpresa: pareti interamente tinteggiate di un netto rosa.

Testosterone basso

La società avrebbe puntato sul “pink effect” per avvantaggiarsi sugli avversari. Il rosa infatti abbasserebbe i livelli di testosterone e avrebbe il potere di trasformare undici leoni in teneri agnellini. Sulla questione è intervenuto anche Alexander Latinjak, docente di psicologia dello sport presso l'Università del Suffolk, spiegando che “Il rosa fa effetto perché è legato alle esperienze infantili” ma avvisa: “personalmente non mi sarei preoccupato di cambiare il colore degli spogliatoi, ci sono molte cose che si possono fare prima di quello. Addirittura, potrebbe anche essere che i giocatori avversari entrino nello spogliatoio rosa tesi e poi grazie a quello inizino a sorridere, e sorridere, si sa, è legato a un miglioramento delle prestazioni”.

Sicuri che funzioni?

"Magari ce cascano!" si dice a Roma, e d’altra parte la subdola tattica a quanto pare è già applicata nel football americano, fatto sta che al momento non sta esattamente portando i suoi frutti; perlomeno non con il West Brom che, dopo aver pubblicato un tweet con la foto dello spogliatoio del Norwich tinto di rosa, è entrato in campo e gli ha rifilato quattro gol che sono valsi la vittoria. 

Nell'attesa di capire gli effetti dell'esperimento, ecco qui la rosa dei giocatori del Norwich. Il cui spogliatoio ha tutt'altro colore. 

Il riscatto c'è stato. Non completo, forse, dopo il disastroso esordo con Lazio-Napoli, ma per Dazn la seconda partita – Sassuolo-Inter – trasmessa in streaming non è andata poi così male.

"Complessivamente, il risultato del weekend è positivo" fanno sapere dalla società che ha acquistato i diritti di tre incontri a settimana del campionato di Serie A, "Tuttavia vogliamo continuare a migliorarci e stiamo lavorando per perfezionare il servizio. Adesso siamo concentrati proprio su questo, e stiamo facendo tutto il possibile per offrire ai tifosi la migliore esperienza di visione: un'esperienza accessibile, conveniente e flessibile". Nonostate i proclami dell'azienda, molti tifosi sono ancora scontenti del servizio. E scatenano la loro ironia (e la loro indignazione)  su Twitter

"E' stato un buon inizio di stagione per la trasmissione della serie A – sottolinea l'emittente -, l'appuntamento più seguito finora sulla piattaforma a livello mondiale. Un numero record di appassionati si è collegato per vedere la propria squadra del cuore cominciare la corsa verso la cima della classifica. Questo è stato un weekend storico per lo streaming di contenuti sportivi, che ha segnato l'inizio di un nuovo modo di guardare lo sport per i tifosi italiani. Sappiamo che sabato sera alcuni utenti, una piccola parte delle centinaia di migliaia di spettatori, ha registrato delle interruzioni. Siamo intervenuti prontamente e abbiamo risolto la situazione in vista delle partite di domenica sera, la cui trasmissione si è svolta senza particolari problemi".