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“La grande delusione, l’amarezza di vedere tutto sfumare per l’obnubilamento improvviso e sicuramente penoso di due protagonisti, Conti e Graziani. Gli inglesi, che la fortuna ha poi premiato ad usura, avevano accennato a regalarci tutto con un comico errore del giovane Nicol, primo rigorista designato”. La penna è quella indimenticabile di Gianni Brera. Il ricordo, vecchio di quasi 34 anni, è quello dei rigori della finale di Champions League tra Roma e Liverpool che arrisero alla squadra inglese e condannarono quella allenata da Nils Liedholm. Rigori che sono diventati famosi anche per il rifiuto di uno dei protagonisti di quella Roma, Falcao, che chiese di non essere incluso nella cinquina di chi avrebbe scritto, nel bene o nel male, la storia del club. Una scelta che, negli anni, è stata romanzata in mille modi, dimenticata e poi ritirata fuori dai cassetti dei ricordi in occasione dei vari anniversari di quella storica partita o di fronte ad altri errori clamorosi. Oggi, per fortuna, viene ripescata per un motivo più bello: la sfida che questa sera, ad Anfield, nel primo atto delle semifinali della massima competizione calcistica europea, vede scontrarsi ancora Liverpool e Roma.

Le parole e la difesa di Falcao

È stato lo stesso Paulo Roberto Falcão, classe 1953, a svelare i motivi che lo portarono a fare un passo indietro dopo 120 minuti di grande fatica. Non fu una partita fortunata quella del giocatore brasiliano che, per i tifosi, sarebbe diventato, a dispetto di ogni iniziale scetticismo, “l’ottavo Re di Roma”. Ma durante quella finale, in campo, si vide correre per il prato il suo gemello scarso. Quello che a Roma avevano visto pochissime volte. La sua fu una prestazione talmente opaca che Gianni Mura, sulle pagine dell’edizione di Repubblica del primo aprile 1984, la raccontò così: “A centrocampo i rossi sono in superiorità numerica e un grosso tipo si sta rivelando Whelan, che si trova dappertutto, come il miglior Falcao, mentre il miglior Falcao, è altrove”. Assente ingiustificato nella partita più importante della storia recente del club.

Ma Falcao quei giorni non stava bene. Era reduce da un infortunio piuttosto grave e, se scese in campo, fu grazie anche alle iniezioni fatte prima del calcio d’inizio. Una cura che terminò il suo effetto prima dell’inizio dei supplementari e che portò alla famosa rinuncia. Una ricostruzione che lo stesso giocatore ha tirato fuori in una recente intervista, al Globo: “Non tirai il rigore perché sentivo dolore al ginocchio, per colpa di un infortunio. Giocai grazie ad una iniezione, solo che la partita durò 120 minuti e io non ce la facevo più. Per questo parlai con Liedholm e gli dissi che non sarei riuscito a calciare quel rigore”.

La versione di Graziani

Non tutti però hanno accettato la versione di Falcao. In un’intervista al Tempo del 2015, Francesco “Ciccio” Graziani, parlò di una vera fuga dalle responsabilità da parte del compagno di squadra: "Quando un giocatore non se la sente bisogna accettarlo. Ma i grandi campioni devono sapersi prendere le proprie responsabilità, non possono fuggire. In quell’occasione Falcao non si è comportato da campione”. L’unico rimprovero da fare a un professionista serio come pochi: “Professionista serio e un giocatore meraviglioso. Ho visto solo due giocatori con quell’intelligenza: Rivera e Falcao. Aveva gli occhi di dietro, l’unico rimprovero che gli posso fare è che quando scegliemmo i tiratori Paulo disse di non essere un rigorista. In alcuni momenti importanti, anche se non sei un rigorista, è una responsabilità che ti devi sentire”.

La danza folle sulla linea di porta

L’altro protagonista di quella serie di rigori fu indubbiamente il portiere zimbabwese del Liverpool, Bruce Grobbelaar. E non certamente per le sue parate visto che i due errori dal dischetto della Roma furono palloni calciati sopra la traversa. L’estremo difensore dei reds, in una performance alquanto discutibile (ma sostituite a piacere l’aggettivo in questione), decise di recitare la parte del matto pur di distrarre i calciatori avversari. Strizzò l’occhio ai fotografi disposti intorno alla porta, morse le corde della rete della porta dell’Olimpico e improvvisò una danza scordinata sulla linea in attesa del fischio dell’arbitro. Quella che, ancora oggi, viene chiamata “spaghetti dance”. Una performance che, come ha raccontato lo stesso Grobbelaar al sito TUTTOmercatoWEB, gli vale ancora il veto di entrata allo stadio capitolino: “Volevo entrare all'Olimpico, calpestare quel terreno di gioco, riposizionarmi nella porta che ho difeso durante quella lotteria dei rigori. Volevo che mia moglie vedesse dove avevo conquistato la Coppa dei Campioni. Ma non hanno voluto farmi entrare, ero praticamente in black list. Incredibile, vero?”. Non proprio visto che il portiere è diventato anche membro onorario di un fan club della Lazio in Sudafrica. Questioni di rivalità, orgoglio e gesti al limite della sportività e del buon senso. Roma è questa. Caro Bruce: “stacce”.

La sequela famosa dei rigori

La prima cosa da ricordare è che non c’erano stati precedenti. Mai la Coppa dei Campioni si era decisa dagli undici metri. I duelli si erano sempre consumati prima e mai in un duello all’ultimo tiro e all’ultimo respiro. La Roma gioca in caso, è vero, ma non può contare sui suoi rigoristi. Maldera è squalificato. Non c’è Pruzzo e neanche Cerezo, fermato dai crampi e sostituito a partita in corso. E anche Falcao, come detto, rifiuta. La seconda cosa, invece, è che tutto si è giocato tra i piedi dei tiratori. Tre errori in tutto. Tre palloni calciati verso la curva. Guantoni intonsi per entrambi i portieri.

Il primo è Stephen Nicol, difensore e riserva, non certo una delle punte di diamante della squadra inglese. Il suo errore illude tutto lo stadio che esulta al gol del compianto capitano Agostino Di Bartolomei. Phil Neal, invece, di esperienza ne ha da vendere e il suo è un rigore perfetto. Poi è il turno di Bruno Conti che, sbagliando, riporta tutto in discussione. Souness, Righetti e Rush mantengono l’equilibrio che si spezza subito dopo. È Graziani a colpire la parte alta della traversa e ad ammutolire i tifosi. Il match point è sui piedi di Alan Kennedy, trentenne difensore, che con freddezza spiazza Tancredi.

È la fine di un sogno per un intero popolo. Una delusione che, ancora una volta, con parole profetiche, Gianni Brera descrisse così: “A noi, la consolazione, ahimè, abbastanza magra, di sentire i tifosi romani invocare la loro squadra con un amore e una devozione superiori all’amarezza. Con dietro questa gente, una società non può davvero fallire. E la Roma, entrata con pieno diritto fra le grandi d’Europa, saprà immancabilmente confermare questo augurio”. Quasi 34 anni dopo la nuova sfida. Doppia. Con la speranza di una qualificazione che possa arrivare prima di una lotteria che evoca strani, e brutti, ricordi.

Non c’è nessuno che non concordi. Il Napoli ha meritato di vincere e di riaprire il campionato. Ma per molti opinionisti, oltre alla voglia e alla grinta dei giocatori di Sarri, c’è un altro tema che va analizzato, a freddo, all’indomani del big match dell’Allianz Stadium: l’attendismo, esagerato, di Allegri. E l’atteggiamento della Juve, incapace di andare a prendersi una vittoria che avrebbe decretato la fine delle ostilità e il settimo scudetto consecutivo. Ma quella di ieri è sembrata una squadra entrata in campo solo per accontentarsi di un pareggio che avrebbe smorzato l’entusiasmo napoletano.

Per Sconcerti è una Juve “saprofita”

Partiamo dal significato di questa parola. Identifica quelle piante che si nutrono di materia organica morta o in decomposizione. Secondo Sconcerti, dunque, la Juventus ha puntato troppo sul fatto di essere la più forte e di poter fagocitare le avversarie facendo il minimo sindacabile. La sufficienza, per portare a casa il massimo risultato senza troppi sforzi: “È un’abitudine che viene da lontano, frequentata in tanti stadi, da Roma a Firenze, a Ferrara, a Crotone. Il bisogno di gestire la partita, come se dare il minimo fornisse un premio alla fedeltà. C’è stata troppa ricerca di convenienza in questa stagione della Juve, troppe idee allungate, tirate per i capelli, passate sempre per invenzioni”.

Mura: “Una squadra castigata dal suo atteggiamento”

Anche Gianni Mura, sulle pagine di Repubblica, ribadisce un concetto simile. L’analisi della partita di ieri passa da come le due squadre l’hanno impostata fin dal calcio d’inizio: il Napoli ha cercato di vincere mentre la Juve sembrava voler accettare un pareggio che avrebbe lasciato invariate le distanze in classifica: “Ai bianconeri non può far piacere un altro castigo in extremis, dopo Madrid. Solo che stavolta è più meritato, e non c’è bisogno di prendersela con l’arbitro. È Benatia che lascia la libertà di colpire  all’avversario. Più meritato perché il Napoli, sempre alla sua maniera, ha giocato per vincere fin dall’inizio. Mentre Allegri ha dato l’impressione di voler controllare. Anche lo 0-0 non gli dispiaceva”.

Un pensiero fisso: lo 0-0

Giocare come se nulla fosse già deciso. L’abbiamo sentito dire spesso dagli allenatori che, in una posizione di vantaggio, cercavano in questo modo di stimolare i propri giocatori ed evitare ogni forma di rilassamento. Per Gigi Garanzini, invece, i bianconeri non sono riusciti a togliersi dalla mente quel piccolo vantaggio che la classifica suggeriva. «La Juve non ha mai smesso di pensare ai 4 punti di vantaggio, più bonus per via dei confronti diretti, e di vere occasioni da gol non se ne sono viste. Né per il Napoli, né per la Juventus, in puro stile veterotrapattoniano». Per il vicedirettore della Gazzetta, Andrea Di Caro, la chiave della vittoria della squadra di Sarri sta proprio nel non aver mai rinunciato al proprio gioco. Anche di fronte alla mancanza di spazi causata dall’atteggiamento difensivo di una Juve con il fiato corto e la stanchezza nelle gambe e nella testa.

Perché tenere fuori Mandzukic?

Xavier Jacobelli, su Tuttosport, attacca direttamente il tecnico livornese per le sue scelte. Il titolo del pezzo non lascia spazi a dubbi: Gli errori di Allegri, il capolavoro di Sarri. Una Juventus “d’inopinata bruttezza”, giustamente fulminata dalla capocciata di Koulibaly. L’allenatore è stato tradito da uno dei suoi fedelissimi, Paulo Dybala, indicato come il principale responsabile della debacle. Soprattutto perché preferito all’attaccante croato che già in Champions, a Madrid, aveva riacceso le speranze del popolo bianconero: “Allegri ha sbagliato ad escludere Mandzukic dalla formazione iniziale, preferendogli Dybala, ancora una volta inconcludente, inconsistente, impalpabile. A Madrid, l’argentino non c’era e la squadra ha disputato la migliore gara della stagione; a Crotone c’era, ma non s’è visto; ieri sera idem e proprio nella sfida più importante”.

Ma è tutta colpa di Allegri e della Juve?

C’è bisogno di una ex bandiera della Juve per riportare l’attenzione sulla gara e sulla prestazione del Napoli. Dino Zoff, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha fatto notare come, in realtà, i demeriti della squadra bianconera siano anche da ricondurre agli accorgimenti tattici che, a dispetto della gara di andata, hanno permesso a Insigne e compagni di avere sempre il pallone tra i piedi: “Rinunciataria? Bisogna vedere se la Juve potesse fare diversamente, è sempre difficile parlare di rinuncia. Anche quando rinunci un po', quando riparti puoi fare come aveva fatto la Juve all’andata. Ma ieri non c'è riuscita anche perché il Napoli non gliel'ha permesso”. 

Era la partita più attesa. Quella che poteva concedere al calcio italiano un altro mese di emozioni o un altro mese di partite, più o meno, scontate. Ma quando tutto sembrava marciare verso uno scialbo 0-0, che avrebbe favorito la Juventus, all’improvviso è arrivato Koulibaly. È il 90esimo minuto. Su calcio d’angolo il difensore del Napoli salta più in alto di tutti, colpisce di testa e affonda Buffon e la Torino di fede bianconera. La squadra di Sarri compie l’impresa e sbanca l’Allianz Stadium riducendo la distanza con la capolista. Ora c’è solo un punticino. Una Juventus empre più insicura e, dopo Madrid, sempre più in difficoltà. Tutti i giornali aprono con i festeggiamenti del popolo azzurro. Nelle piazze, in aeroporto, per le strade. E con un video. Quello dei giocatori azzurri, all’interno dello spogliatoio, subito dopo il triplice fischio finale.

Gli “eroi” celebrati dai giornali

La Gazzetta celebra Sarri e il suo gioco. Ed è lo stesso allenatore toscano a ribadire l’importanza dei tre punti trovati a Torino ma anche la necessità di tornare con i piedi per terra: “È una vittoria per la gente perché il Napoli è la squadra di un popolo non solo di una città. Per lo scudetto non cambia niente, Juve ancora davanti. Ora vorrei ritrovare la solita serenità a Castelvolturno”. Ci sono 4 partite da giocare e la squadra partenopea deve sperare in un altro passo falso degli juventini. Da parte sua senza sbagliare nulla. Per il Corriere dello Sport, invece, il protagonista è solo il difensore senegalese: “Uno stacco di rabbia, con voglia di vincere, quella che alla Juve è mancata per chiudere il discorso scudetto. Il Napoli vola come Kalidou Koulibaly”. Sì, perché l’altra faccia della medaglia di una giornata storta, in casa bianconera, è proprio quella di aver deciso di accontentarsi di non prenderle invece che provare a chiudere ostilità e speranze avversarie. Un atteggiamento che Tuttosport trasforma in un hashtag, #JuvePassiva, e puntando il dito sul peggiore in campo, Dybala, sostituito alla fine del primo tempo.

Le 57 partite di Allegri e lo sfogo in conferenza stampa

L’allenatore livornese guarda avanti. Sabato la Juventus è attesa a San Siro dall’Inter di Spalletti. E come ricorda Sky Sport, quella potrebbe essere la partita decisiva. Poi però, Allegri si sfoga ricordando le differenze tra la sua squadra e le altre: “È quattro anni che la Juve gioca 57 partite l’anno. Le altre squadre quante ne giocano? A dicembre vanno fuori. Noi giochiamo 57 partite l’anno, ai ragazzi non si deve dire niente. Sabato faremo comunque una grande partita. Vinceremo o perderemo non lo so. Quanto giochi 57 partite, anche a livello mentale è un dispendio di energie forte. Arrivare in finale di Coppa Italia non è facile. Ed è il quarto anno. La Juventus ha giocato 4 volte la Champions, 2 volte ha fatto la finale, 2 volte è stata eliminata al 90’. Ragazzi fate perdere la pazienza a me, che ne ho da vendere”.

Le versioni opposte de “Il Mattino” e de “La Stampa”

“Che bellezza”. Per il giornale napoletano è stata la partita perfetta. Con il racconto delle feste, della corsa in aeroporto, dei sorrisi e dei canti. I giocatori sono diventati anche qui degli “eroi” mentre i mille tifosi in trasferta veri “garibaldini”. Giubba di un colore diverso ma impresa, e gioia, simili. La Stampa sceglie toni più sommessi ma riconosce il valore dell’avversario e la portata della sconfitta: “Il Napoli vince con pieno merito, senza mai perdere la pazienza, anche se la corazzata Juventus ha sempre linee difensive impenetrabili”. Poi è arrivato Koulibaly e tutto il resto non conta più nulla. Ora tutto è in gioco e vincerà chi farà meno errori.

Arbitri e giocatori scendono in campo con un segno rosso sulla faccia. Un dettaglio che non può essere sfuggito già durante i tre anticipi della 34esima giornata di campionato: uno sbaffo di colore su una guancia in segno di solidarietà con la campagna di sensibilizzazione molto lancata dalla Lega di Serie A, spiega Fanpage, assieme all'Aic (Associazione italiana calciatori) e all'Aia (Associazione italiana arbitri) contro la violenza sulle donne. La campagna è accompagnata da un hashtag – #unrossoallaviolenza presentata con WeWorld Onlus.

 

I giocatori accompagnati all'ingresso in campo da bambine con la maglietta dell'iniziativa per sensibilizzare il pubblico presente sugli spalti e i telespettatori che il cartellino rosso più importante è quello da dare alla violenza sulle donne. "Perché questa – ha spiegato Gabriella Pession, madrina della campagna con Martina Colombari, a Fox Sports – non è una guerra di genere, ma una lotta che va combattuta insieme”. Nei giorni scorsi anche i social si sono tinti di rosso: centinaia le foto di calciatori e testimonial accompagnate dall'hashtag.

 

Si aggrava la posizione di Cristiano Ronaldo nel caso di frode fiscale in Spagna che nelle prossime settimane potrebbe costargli il rinvio a giudizio da parte della donna giudice istruttore del tribunale di Pozuelo de Alarcon.

Secondo El Mundo, nuovi documenti diffusi da Football Leaks mostrano che l'attaccante portoghese del Real Madrid utilizzò una holding in Lussemburgo e un fondo fiduciario nel paradiso fiscale dell'isola di Jersey, sulla Manica, per eludere il fisco iberico dal 2015, quindi anche oltre il periodo 2011-2014 al centro dell'indagine.

In questo caso sarebbero stati occultati investimenti in campo turistico e la nuova accusa verrebbe ad aggiungersi a quella per una frode fiscale di 14,7 milioni di euro tra il 2011 e il 2014 in cui Ronaldo avrebbe simulato di cedere i propri diritti d'immagine alla Tollin Associates LTD, società delle Isole Vergini Britanniche.

A sua volta quest'ultima avrebbe ceduto i diritti alla irlandese Multisport & Immagine Management LTD, fornendo così uno "schermo" per nascondere al fisco spagnolo i redditi dai diritti d'immagine dell'attaccante.

Le nuove rivelazioni di Football Leaks

Ora dai nuovi documenti di Football Leaks emergerebbe che da tre anni la CRS Holding lussemburghese amministra le quote di Ronaldo negli investimenti in campo turistico di un trust di Jersey. Il nome del 33enne di Funchal non compare in nessun documento pubblico delle due società, in cui si fa invece riferimento a un'intermediatrice, la Private Trustees, dalle cui carte emerge che l'unico beneficiario degli investimenti era proprio il cinque volte Pallone d'Oro. L'Agenzia tributaria spagnola dovrà accertare se a partire dal 2015 i redditi da questi investimenti siano stati dichiarati interamente al fisco.

Il Pallone d'Oro pronto al patteggiamento

Gli investimenti di Ronaldo in campo turistico erano finiti sotto i riflettori a febbraio, quando si era appreso che partecipava al progetto per un nuovo hotel da costruire a Madrid, nella ex Casa del Libro sulla centralissima Gran Via. Stando a quanto scrive El Mundo, l'attaccante del Real, che ha lamentato il trattamento più morbido riservato a Lionel Messi in un analogo caso di frode fiscale, sarebbe pronto a patteggiare. In particolare si dichiarerebbe colpevole per le accuse relative agli anni dal 2011 al 2013 e verserebbe 30 milioni al fisco in cambio del ritiro delle accuse per il 2014. In questo modo eviterebbe il rischio di finire in carcere, ma la Procura non ha ancora accettato un accordo in questo senso.

La Roma batte la Spal a Ferrara per 3-0 e difende il terzo posto in classifica in attesa delle altre partite che si giocheranno tra oggi e domani. Un autorete di Vicari su pressione di Strootman nel primo tempo, Nainggolan e Schick le reti giallorosse. Importante il gol dell'attaccante ceco, il primo in CAmpionato in questa sfortunata prima stagione a Trigoria. Arrivato la scorsa estate dalla Sampdoria come colpo di mercato, quest'anno è stato fuori per infortunio in tutta la prima parte della stagione e non ha mai convinto quando ha giocato. È sembrato cresciuto e inserito nel gioco voluto da Di Francesco soltanto nelle ultima partite di Champions. A Ferrara oggi è stato in campo per i 90' ed è andato in gol di testa su assist di Pellegrini. Per la Roma una vittoria molto importante, che consolida la classifica e porta tranquillità in vista della partita di Champions di martedì a Liverpool.

E' iniziato il countdown sulla vendita "libera" dei biglietti per assistere alla semifinale di Champions League, Roma-Liverpool, in programma il 2 maggio allo stadio Olimpico.

L'ora "X" scatta domani alle 10. Sarà una vera e propria corsa all'accaparramento di un tagliando per poter presenziare a un evento che per la As Roma non si verifica da oltre 30 anni. E la febbre sta salendo sempre più al punto che, davanti ai Roma Store della Capitale, si vocifera di persone in fila già dalla scorsa notte, attrezzate con sacco a pelo, per essere fra le prime a impossessarsi del tanto sospirato biglietto.

Si racconta anche di file autogestite dai tifosi che in queste ore, davanti agli Store più importanti della città come quello di fronte a Palazzo Chigi, distribuiscono numeretti per poter poi procedere all'acquisto con un minimo di ordine.

Saranno proprio i Roma Store i punti vendita che verranno presi letteralmente d'assalto per l'acquisto dei ticket, seguiti da punti vendita autorizzati come le ricevitorie sparse per la città, il sito della Roma o il portale di Best Union. Sul sito dell'As Roma, già da alcuni giorni, sono pubblicate tutte le modalità di vendita e i punti dove recarsi. Bisogna tenere conto che ai tifosi ospiti spetta il settore distinti nord lato tribuna Monte Mario che comprende circa 3.000 posti.

La As Roma raccomanda di "non acquistare tagliandi d'ingresso in circuiti o canali web diversi da quelli ufficiali".

Come e dove

I primi biglietti sono stati staccati già dalle 16 del 13 aprile: una prevendita (fase 1) riservata ai titolari dell'Abbonamento a 3 gare di Uefa Champions League per la stagione 2017-18 e ai titolari dell'Abbonamento di campionato per la stagione 17-18. I possessori di abbonamento "campionato Home" non hanno potuto esercitare la prelazione sul canale web. La "fase 2" di vendita è quella che scatenerà la vera e propria gara alla conquista del tagliando perché è appunto la "libera" e sarà disponibile presso tutti i punti vendita abilitati o tramite il sito www.asroma.com. Potranno essere acquistati massimo 4 tagliandi a persona.

Detto ciò, dove fare il tentativo di accaparrarsi l'agognato tagliando? In dettaglio, occorre armarsi di tanta pazienza e passione e mettersi in fila presso gli As Roma store di:

  • Via del Corso 25/27, Tel. 06/64521066 – Orari: 10.00/19.00.
  • Piazza Colonna 360, Tel. 06.69200642 – Orari: 10.00/19.00.
  • Centro Commerciale "ROMA EST", Tel. 06/22510448 – Orari 10.00/21.00.
  • Viale della Primavera 23, Tel. 06.25204327 – Orari: 10.00/13.00-15.30/19.00
  • Via Arenula 82, Tel. 06/68809775 – Orari: 10.00/19.00 
  • Viale Marconi 271, Tel. 06.89534131 – Orari: 10.00/13.00- 15.45/19.00
  • Via Tuscolana 1424, Tel. 06/71072033 – Orari: 10.00/13.00- 15.45/19:00
  • Via di Portonaccio 68, Tel. 06.43252466 – Orari: 10.00/19.00
  • Centro Commerciale "DIMA", Tel. 06.87133905 – Orari: 10.00/14.00-15.00/18.00
  • Centro Commerciale "La Romanina", Tel. 06/72278815 – Orari: 10.00/20.30.
  • Centro Commerciale "EUROMA2", Tel. 06/5201184 – Orari: 10.00/20.00.
  • Valmontone Outlet, Tel. 06.9597275 – Orari: 10.00/13.00- 15.30/19.00.
  • Via Appia Nuova, 263-265 – Roma Tel. 06 7021227- Orari: 10.00/20.00.
  • Area Commerciale "Parchi della Colombo" – Roma Tel. 06.50931966- Orari: 10.00/13.00-15.00/20.00.
  • Via Nazionale, 195 – Roma Tel. 06.4821551- Orari: 10.00/20.00.
  • Area Commerciale "MARKET DA VINCI", Orari: 10.00/20.00. –

E' obbligatorio presentare un valido documento di identità per ogni intestatario di ciascun titolo. L'accompagnatore adulto di minori di anni 14 (ragazzi nati dopo l'1/1/2004) può acquistare il tagliando dichiarando le generalità del minore o presentandone il codice fiscale, tessera sanitaria o altra tessera di 'fidelizzazione' coni requisiti stabiliti nelle specifiche determinazioni dell'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive. Rimane ferma la possibilità di verifica delle generalità del minore tramite lo stesso codice fiscale, tessera sanitaria o altra tessera di fidelizzazione, nel momento dell'accesso allo stadio.

E' possibile effettuare la procedura di cambio utilizzatore esclusivamente per i biglietti a tariffa "intero" collegandosi al sito www.asroma.com. Tutti i biglietti acquistati nella fase di prelazione non saranno cedibili. Non sarà possibile cedere i biglietti acquistati a tariffa speciale riservata agli abbonati. I possessori di titoli d'ingresso digitali (abbonamenti o biglietti caricati sulla personale As Roma club privilege/as Roma card), dovranno utilizzare la tessera stessa come unico e valido titolo d'accesso ai tornelli.

Tentare con il ritorno

Se la grande attenzione dei tifosi è concentrata sulla gara di ritorno il 2 maggio all'Olimpico, c'è chi proverà a seguire la propria squadra in trasferta a Liverpool, il 24 aprile all'Anfield Road Stadium. Qui le cose sono un po' più complesse. Innanzi tutto il numero dei biglietti a disposizione dei tifosi della Roma: solo 2.500. Poi il fatto che la vendita dei ticket, che costeranno 56 euro, avverrà dalle 7.00 di venerdì 20 aprile alle 13 del 23 aprile al Roma Store di via del Corso (a parte chi ha potuto vantare diritto di prelazione a partire da oggi: era richiesto biglietto della gara della Roma in trasferta con Qarabag, e tre tra quelle con Chelsea, Atletico Madrid, Shakhtar e Barcellona).

Alcuni siti web hanno messo in vendita dei biglietti, che non sono quelli riservati ai tifosi ospiti e i prezzi sono proibitivi: si va dai circa 700 per le fasce alte fino ad arrivare a 5.738 euro per un posto nella zona Longside Lower Tier a bordo campo. Inoltre la stessa società As Roma sconsiglia di acquistare online questi biglietti perché potrebbero sorgere diversi problemi, non ultimo quello di non essere ammessi allo stadio Anfield Road perché per la tifoseria ospite sono riservati solo determinati posti nello stadio (un sito mette in vendita un numero limitato di biglietti per il settore ospiti al prezzo di oltre 1.200 euro). Quello che è già possibile fare, sul sito di viaggi legato agli ultrà della Roma, è acquistare un pacchetto di viaggio con un volo charter: andata e ritorno il 24 aprile, transfer aeroporto/stadio e ritorno, assistenza h24 ai tifosi per la cifra di 450 euro a persona. Il biglietto della partita, però, in vendita a 56 euro, è escluso dal pacchetto. 

Chi pensa che la Formula-E sia un’occasione solo per il Motorsport sbaglia di grosso: a guadagnarci sono anche le città che la ospitano, e non solo in termini di lustro e prestigio ma soprattutto come opportunità per ‘rimettersi in forma’. Ecco perché l’appuntamento di domenica prossima è particolarmente importante per Roma.

La pensa così Michela Cerruti, ex pilota automobilistica italiana che ha dichiarato all’Agi: “Nel giro di pochissimi anni le gare di Formula sono diventati tra gli eventi più interessanti e all'avanguardia non solo per quanto riguarda le corse con vetture elettriche, ma per l'ambiente del Motorsport in generale”. Le vetture – ha continuato – “corrono ormai da più di 3 anni nei centri delle città più importanti del mondo, che con gli eventi della serie elettrica hanno la possibilità di riqualificarsi, ospitare un evento internazionale frequentato da personaggi di spicco e da piloti che possono vantare palmarès tra i più forti nel panorama mondiale”.

Per Roma un’occasione per ‘aggiustarsi’”

Roma – aggiunge la pilota – “è la città più bella del mondo, e come tale non poteva di certo mancare, si è fatta attendere nelle scorse stagioni, ma ha finalmente deciso di far parte di un circuito tanto tecnologico quanto prestigioso. L'occasione è d'oro, per mostrarsi in tutta la propria bellezza e aggiustarsi dove, purtroppo, a tratti non sarebbe presentabile. Non c'è altro posto in cui il Papa in persona si sarebbe potuto presentare per benedire piloti e Campionato, e già questa visita preannuncia l'inizio di un weekend estremamente speciale, che sarà di certo ricco di azione difficile da dimenticare”. Il tracciato cittadino, che si concentra nel quartiere dell’Eur e misura 2,7 km, è uno dei più lunghi della stagione.

I limiti dell’elettrico? La mancanza del ‘malsano’

Dopo una lunga esperienza sul circuito tradizionale, nel 2014-2015 Michela Cerruti prende parte al neo campionato di Formula E con il team Trulli GP. Alla vigilia dell'EPrix di Miami, dopo quattro tappe disputate, decide di lasciare il team. “L’ho fatto per alcuni problemi con il team che poi è fallito a fine stagione”, ha spiegato la Cerruti all’Agi. Sostenitrice delle nuove frontiere green delle due e quattro ruote, ammette però un loro limite: l’assenza di fumo, rumore e odore. Perché “proprio quelle cose malsane che il motore pulito vuole combattere è ciò che appassiona i seguaci del Motorsport”. “Le auto e le moto elettriche hanno un’immagine e un suono futuristico, ma non credo riescano ad affascinare. Quello che attrae è il concetto, la velocità, ma agli spettatori qualcosa manca. In compenso si riesce a percepire di più il rumore degli scontri”.

Meno appassionati ma un folto pubblico di interessati

Forse sarà difficile per le auto e moto elettriche conquistare il cuore degli spettatori ma sicuramente “i curiosi sono moltissimi. Tante persone che non seguivano il Motorsport oggi conoscono la Formula E perché gli organizzatori sono stati bravi a portarla sotto le loro case. Sono stati in grado di avvicinare queste persone. E’ una realtà appassionante per quanto riguarda la tecnologia, la bravura dei piloti, ma fidelizzare e colpire al cuore gli spettatori è più difficile.

Diverso ma non marginale

Ma di una cosa è convinta Cerruti: i campionati elettrici e quelli tradizionali hanno entrambi ragione di esistere. E soprattutto, guardando in prospettiva, al futuro, al tema dell’eco-compatibilità e dell’inquinamento, è giusto che esista questo tipo di corse”.

La sfida della ricerca? Un’intera gara con una sola auto

Ma c’è ancora una sfida che l’elettrico deve vincere: “quella di concludere un’intera gara con un’unica auto. Ad oggi non è possibile, bisogna fermarsi e cambiare auto. Ma in un prossimo futuro è questo quello che succederà. Bisogna sottolineare comunque che, al contrario di ciò che accade con la F1, in cui la ricerca va di pari passo con le autostradali e la sperimentazione è continua, il mondo delle ruote pulite ha in parte le mani legate in quanto la batteria è uguale per tutti e i team possono modificare solo il motore”, sostiene la Cerruti.

I tifosi della Roma sperano che nel calcio, a differenza che nella vita, la storia non si ripeta. L'urna di Nyon ha stabilito che l'avversario giallorosso in semifinale sarà il Liverpool. Un abbinamento che in molti speravano, ma che gli scaramantici tifosi non possono non guardare con sospetto.

Immediatamente il ricordo corre a quel 30 maggio 1984. Allo Stadio Olimpico di Roma, un impianto capace di ospitare quasi 70 mila persone, va in scena la finale di Coppa dei Campioni (antesignana della Champions League) tra la Roma di Niels Liedholm e il Liverpool di Joe Fagan, considerata la squadra più forte d'Europa, alla sua quarta finale (le altre tre le aveva vinte nel 1977, 1978 e 1981).

La formazione della Roma

Per un gioco del caso la finale si gioca nella Capitale e in finale c'è proprio la Roma. I giallorossi sono alla loro prima partecipazione in questa competizione, ma non sono in finale per caso: quella del tecnico svedese è una squadra fortissima e nelle sue file giocano campioni che hanno fatto la storia del calcio: Paulo Roberto Falcao, Bruno Conti, Toninho Cerezo, Roberto Pruzzo, 'Ciccio' Graziani, Agostino Di Bartolomei, Sebino Nela.

La memoria di quella gara è fatta di immagini, quasi dei flash. E poi di tanta delusione per i tifosi giallorossi (e non solo). L'arbitro svedese Erik Fredriksson che non fischia un fallo sul portiere della Roma, Franco Tancredi, all'origine del pasticcio difensivo con Dario Bonetti che calcia addosso al suo portiere e dà involontariamente a Phil Neal la palla dell'1-0. La piroetta di Bruno Conti che serve sulla testa di Roberto Pruzzo (il 'bomber') la palla dell'1-1.

La prima finale di coppa decisa ai rigori

Poi le immagini corrono veloci e si arriva ai calci di rigore. Per la prima volta la Coppa dei Campioni non ha né vinti né vincitori dopo i tempi supplementari e si va ai tiri dal dischetto. E qui le immagini si fanno più chiare e intense: il capitano della Roma, il più grande numero 10 giallorosso prima di Francesco Totti, Agostino Di Bartolomei, che calcia da par suo una 'fucilatà imprendibile per il portiere avversario. Poi c'è l'inglese Steve Neal che sbaglia. è un momento di euforia con la Roma in vantaggio.

Poi la camera della memoria mette a fuoco Bruce Grobbelaar. Il portiere dei 'Reds' di verde vestito che va sulla linea di porta barcollando e facendo il buffone. Atteggiamento antisportivo ma terribilmente efficace: la pantomima distrae il campione del mondo Bruno Conti che calcia fuori. Poi le immagini corrono a un segno della croce: è Francesco detto 'Cicciò Graziani a farlo prima di calciare.

La 'leggenda' dello scontro tra Falcao e Di Bartolomei

Un gesto che sembra indice di insicurezza. E Graziani, anche lui campione del mondo, tira alto, consegnando di fatto la Coppa dei Campioni al Liverpool. Per la Roma di Falcao, che negli spogliatori secondo la leggenda ebbe uno scontro fisico con Di Bartolomei che lo accusò di vigliaccheria perché non aveva voluto tirare i rigori (dal dischetto era andato anche il difensore Ubaldo Righetti, che aveva segnato), una sconfitta dolorosissima.

Per i tifosi un momento 'drammatico' rimasto nella memoria anche perchè la Roma non ha più ripetuto a livello europeo quel cammino della Coppa dei Campioni 1983-84. Finora. 

Sarà il Liverpool, 34 anni dopo la sfortunata finalissima dell'Olimpico, la rivale della Roma in semifinale di Champions League. Questo l'esito dell'urna di Nyon. La prima in casa la giocheranno gli inglesi. L'altra semifinale sarà Bayern Monaco-Real Madrid. Le semifinali di Europa League saranno invece Atletico Madrid-Arsenal e Marsiglia-Salisburgo. 

Le partite di andata giocheranno martedì 24 e mercoledì 25 aprile. Quelle di ritorno martedì 1 e mercoledì 2 maggio. La finale è in calendario per sabato 26 maggio al NSC Olimpiyskyi stadium di Kiev.

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