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Il giorno dopo la cocente sconfitta subita dal Barcellona, in Champions League, la stampa spagnola si inchina a una Roma "strepitosa".

EL MUNDO: "Il Barcellona umiliato, rimane fuori dalla Champions". E si lancia anche in un'analisi della sconfitta: "Le ragioni della deblacle: una squadra spremuta e senza alternative".

EL PAIS: "Eterno ridicolo del Barca" titola il principale quotidiano spagnolo che, da Madrid, aggiunge forse una punta di venatura nazionalistica contro i catalani che, a livello politico, hanno cercato l'indipendenza. "La squadra blaugrana incespica in maniera clamorosa di fronte a una grande Roma"

LA VANGUARDIA: "La Roma ha cancellato il Barca dall'Europa", scrive il principale quotidiano catalano. "Rimonta storica dei romanisti con una squadra non concentrata"; e poi ricorda che "per il terzo anno consecutivo, Leo Messi non potra' giocare le semifinali della Champions League".

MARCA: anche il principale quotidiano sportivo spagnolo punta l'indice su Leo Messi, "sparito ai quarti… un'altra volta". "Sicuramente il capitombolo peggiore nella storia del Barca".

La Roma ha fatto l'impresa e ha eliminato il Barcellona in Champions League. Allo Stadio Olimpico strapieno finisce 3-0, il punteggio che serviva per ribaltare il 4-1 del Camp Nou della settimana scorsa. Non sono bastati Messi e Suarez al Barca delle meraviglie per avere la meglio di questa Roma. Hanno segnato Dzeko nel primo tempo, poi De Rossi su rigore all'inizio della ripresa e infine Manolas di testa a 8 minuti dalla fine. Una vittoria che sa di leggenda, per una squadra che quest'anno non ha convinto del tutto in campionato, pur arrivando ai quarti di Champions. La Roma non andava in semifinale di 'Coppa Campioni' dal 1984.

Ma soprattutto una vittoria impronosticabile contro la squadra che insieme al Real Madrid è forse la più forte del mondo. È stata una vittoria di squadra, del gruppo, che non ha concesso nulla a centrocampo ai giocolieri catalani, entrati in campo per controllare la partita, mai pericolosi sotto porta, specie nel primo tempo. E incapaci alla fine di realizzare un gol ad Allison. (

Eusebio Di Francesco ha schierato Dzeko e Shick in attacco, con De Rossi, Strootman e Nainggolan a centrocampo. La partita perfetta. Giocata sulle fasce in maniera esemplare da Kolarov e Juan Jesus. La Roma è stata impeccabile nell'attaccare i centrocampisti del Barcellona e impedire l'ultimo passaggio a Messi e Suarez. Poi ripartenze brucianti. Roma vicina al gol anche in altre tre occasioni con Shick, El Shaarawi e Nainggolan. Fondamentali gli ingressi di Under e El Sharaawi nel finale.

Il capitano Daniele de Rossi ai microfoni di Canale 5: "Ora non dobbiamo pensare di aver fatto il massimo e a pensare alla prossima partita. Un passo alla volta. Sono contentissimo, ma cerco di essere più lucido possibile, ho 34 anni. Abbiamo preparato la partita e la nuova formazione in settimana. Siamo stati bravi. Ci abbiamo creduto". Edin Dzeko, migliore in campo: "Possiamo giocare con tutti. Potevamo fare anche di più, li abbiamo pressati dal primo minuto. Non ho mai visto il Barcellona così in difficoltà. Mi sono trovato molto bene con Shick. In campionato non siamo contenti nemmeno noi. Dobbiamo ricominciare dal derby, che ora diventa la partita più importante della stagione".

“Ci credevamo veramente – ha detto Eusebio ai microfoni di Canale 5 – la forza di questa squadra è guardare avanti. Domenica c’è il derby. Sono veramente felice. Non è tanto l’assetto tattico, ma la mentalità, la capacità di essere aggressivi che ha fatto la differenza. La filosofia mostrata stasera dalla squadra ci deve dare ancora più forza. Stiamo raccogliendo i frutti di un grande lavoro”.

Michael Goolaerts è morto ieri, a 23 anni, mentre partecipava a una delle corse più affascinanti e storiche della storia del ciclismo, la Parigi-Roubaix. Il suo cuore si è fermato mentre stava pedalando, sul pavè, a circa 150 chilometri dall’arrivo. Il decesso dell’atleta belga, avvenuto intorno alle 22.40, è stato confermato dalla Verandas Willems-Crelan, la sua squadra, in una nota: "Con inimmaginabile tristezza comunichiamo il decesso del corridore e amico Michael Goolaerts. I nostri pensieri ora sono per la sua famiglia ed i suoi amici. Grazie per i vostri messaggi di supporto” (Corriere dello Sport). 

I soccorsi immediati

Goolaerts è caduto dalla bicicletta, a causa di un malore, vicino a Viesly. I medici lo hanno rianimato e intubato sul ciglio della strada prima di affidarlo, in condizioni già molto critiche, a un elicottero che lo ha trasportato all’ospedale di Lille. Le autorità hanno fatto sapere che durante quest’ultimo tragitto il ciclista ha perso conoscenza più volte e le sue condizioni non sono migliorate neanche dopo l’arrivo in ospedale. Il manager del team, Michiel Elijzen, ha detto a un’emittente televisiva olandese che il corridore ha subito “un arresto cardiaco e perdita temporanea di coscienza che lo ha fatto cadere dalla bicicletta” (Gazzetta dello Sport). La gendarmeria francese ha aperto un’inchiesta.

La carriera di Goolaerts

Il ciclista belga era originario delle fiandre e a luglio avrebbe compiuto 24 anni. Era diventato professionista nel 2016, dopo una trafila giovanile in alcune squadre belghe, ed era ancora agli inizi di una promettente carriera. Il vincitore della Parigi-Roubaix, lo slovacco Peter Sagan, gli ha dedicato un pensiero racchiuso in questo tweet.

 

“Cristiano conquista il cielo”. Il titolo di Marca allude all’immortalità ed è la perfetta descrizione del gol, e della carriera, di Cristiano Ronaldo. L’attaccante portoghese, ieri, nell’andata dei quarti di finale di Champions League, ha chiuso la porta ai desideri d’impresa di una Juve annichilita dalla forza e dalla personalità di un Real Madrid quasi invincibile. Tre gol e qualificazione archiviata per i Blancos di Zidane. Con una rovesciata, quella del 2-0 e della doppietta di Ronaldo, destinata a entrare negli archivi della storia del calcio.

Bestie, alieni, creature soprannaturali

Anche il Mundo Deportivo apre celebrando il gesto atletico di Ronaldo. La parola utilizza è “distruggere” e l’attacco del pezzo parla di una “bestia” apparsa nello Stadium per vanificare ogni sforzo bianconero. L’attaccante viene quasi trasfigurato in una creatura mitologica. Qualcosa di superiore che non si può fermare. As, invece, si chiede una semplice cosa: ma da quale pianeta arrivano quelli del Real Madrid? E calcola pure l’altezza dello stacco di Ronaldo da terra per la rovesciata: 2, 23 metri. Un salto degno di Holly e Benji che, anche se appartieni ad un’altra tifoseria, non puoi fare a meno di applaudire.

Anche l’Equipe non si discosta molto da questo discorso. I numeri della partita raccontano della forza di una squadra, il Real Madrid, che sembra provenire da un altro mondo e giocare un altro sport. Una squadra “diabolique”.  Abola, il più importante giornale sportivo portoghese, celebra ancora una volta il suo capitano: “un gol mostruoso”. Con la speranza che tutto ciò si ripeta, tra qualche mese, anche in Russia.

Marte, considerato dagli antichi il pianeta della guerra e della forza fisica, ha un notevole significato soprattutto per gli sportivi. E la sua posizione nel tema astrale di stasera, quando ci sarà la fatidica sfida tra Roma e Barcellona, è un po' particolare perché, al decimo grado del Capricorno, è in esatta congiunzione con Saturno, il pianeta delle grandi sfide, delle prove della vita, ma anche del consolidamento dei propri risultati, se si vuole giudicare con occhio ottimista, della serie "prima o poi, ce la farò".

In altri termini, quel che è certo è che sarà una partita decisamente 'sofferta', densa di colpi di scena, dall'esito oltremodo incerto ma che premierà davvero il più meritevole perchè il Marte di transito in trigono al Medio Cielo, simboleggia il consolidamento di un successo, la sensazione di possedere quell'intima certezza che questo successo comunque arriverà.

Ecco, ma chi delle due squadre verrà premiata? Fermo restando che l'astrologia non è un'arte esatta ma soltanto una lente privilegiata per osservare e determinare la 'tendenza' di quello che potrebbe accadere, i due team – pur avendo due ottimi temi astrali di nascita – non se la vedranno facilissima.

La squadra giallorossa conta su un ottimo trigono di nascita, e cioè con Marte e Giove (pianeta della fortuna), nonché con Saturno (il conseguimento dei propri successi) e con Urano (che oltre alla forza, sta a significare anche il colpo di scena). Purtuttavia, proprio stasera si vede posizionato il Marte di transito in undicesima casa in perfetta opposizione con il suo Mercurio di nascita (in Cancro) e con Plutone, pianeta dell'occulto ma anche delle prove della vita, del Destino. E ciò non depone bene.

Ma dalla sua, se scendiamo nel dettaglio, mister Di Francesco si troverà super favorito dal suo Marte congiunto a Plutone, anche se il Giove di nascita, in Bilancia resta isolato e poco stimolato. Insomma, non sembrerebbe al massimo della sua forma  ma, si sa, la fortuna interviene anche d'improvviso: e il Giove di transito che si trova nell'undicesima casa, potrebbe far ipotizzare che a sbloccare il risultato possa essere un coeso spirito di squadra, reso tale proprio per merito suo.

Il portiere Allison Becker si trova invece il Marte di transito in completa opposizione con il suo, così pure come con Plutone (il Destino): ciò non è un buon segnale, calcolando che lo stesso Marte di nascita, che è in Cancro, è leso con Nettuno e Urano di nascita e il transito di Marte di domani potrebbe complicargli le cose, e gettarlo in confusione (colpa di Nettuno) e non permettergli di cogliere al volo (è il caso di dirlo) le occasioni di rivincita.

Più favorito l'attaccante Edin Dzeko, che conta su un favoloso sestile tra il Marte di transito e il suo Giove di nascita, e per giunta si trova in prima casa assieme a Saturno e Plutone. Un ottimo aspetto se si è in attesa di una conferma personale, qualora ce ne fosse per lui bisogno. Da parte spagnola, il tema natale del Barcellona – intesa proprio come squadra – parrebbe più fortunato, se si considera che il suo Marte di nascita, nello Scorpione, è in trigono con Giove di transito in Pesci. Un aspetto che sarebbe sostenuto anche dal Giove di nascita, anche lui in Scorpione.

Insomma, una posizione eccellente per i tre pianeti che la pone come squadra super favorita. Pero'…sicuramente c'è un pero'. Anzi nemmeno uno solo. L'allenatore Ernesto Valverde sarebbe (astrologicamente parlando) abbastanza sottotono, almeno a giudicare dal suo stellium di pianeti in acquario che si pongono in maniera abbastanza neutra con gli altri pianeti di transito e, addirittura, potrebbe essere penalizzato da un quadrato di Giove che, ricordiamolo, si trova in Scorpione.

Più avvantaggiato sicuramente il portiere Marc-Andrè ter Stegen, del segno del Toro, che può contare su una perfetta congiunzione del suo Nettuno e Urano di nascita col Marte di transito e guardando alla sua carta astrale, non sembra presagire l'umiliazione di un gol preso. Ma l'attaccante argentino Leo Messi, nato il 25 giugno 1987, avrà il Marte di transito in Capricorno congiunto con il suo Nettuno di nascita. Si tratta di una potente posizione per quanto riguarda le intuizioni, anche fulminee, che ben potrebbero sostenerlo nei suoi 90 minuti di gara, ma non ha dalla sua una fortuna notevole: Marte sarà opposto al suo Sole di nascita (in Cancro) e in perfetto aspetto ostile con Mercurio. Possiamo dire sarcasticamente che insomma non avrà le ali ai piedi.

A ricordarci che per quanto influiscano le stelle, molto nel gioco così come nella vita vale anche la Fortuna, c'è una curiosità: domani sera Giove, il pianeta della Fortuna, si troverà esattamente all'ascendente di quando l'arbitro fischierà l'inizio della partita. Insomma, incrociamo tutti le dita.  

Italia-Spagna, ci risiamo. I quarti di finale di Champions League mettono di fronte due delle tre squadre iberiche e le due italiane giunte fra le migliori otto squadre europee. Nell’anno forse più buio del nostro calcio, segnato dal mancato Mondiale, una piccola consolazione arriva dall’approdo ai quarti di due squadre italiane: non accadeva dalla stagione 2006-07, grazie alla Roma e al Milan, poi vincitore.

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Il sorteggio avvenuto per mano dell’ex milanista Andriy Shevchenko ha così composto una griglia dei quarti di finale che vede la ormai classica Juventus-Real Madrid a fronte di tre sfide con ben pochi precedenti in ambito continentale: solo 4 i precedenti tra Barcellona e Roma, mentre del tutto inedite sono le sfide Siviglia-Bayern e Liverpool-Manchester City. Quest’ultima, ovviamente, è inedita solo in ambito europeo: in terra inglese, infatti, Liverpool e City si sono affrontate 178 volte, con i Reds vittoriosi in 87 occasioni, contro i 45 successi dei Citizens.

Real, Barcellona e Bayern specialisti dei quarti di finale

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Delle 8 squadre in corsa, Real, Barcellona e Bayern sono senza dubbio le squadre più abituate ad affrontare questa fase. I blaugrana approdano ai quarti ininterrottamente dalla stagione 2007-08 (11 volte consecutive, 7 passaggi del turno su 10), e in questo ambito sono inseguiti dai madrileni a quota 8 (con annessi 7 passaggi del turno su 7, numero che non può non inquietare la Juve) e dai tedeschi a 7 (5 successi, 1 eliminazione). Real e Bayern sono gli specialisti dei quarti: 35 presenze totali per il Real contro le 29 dei bavaresi. Il Barcellona è in ritardo sui numeri totali, ma come visto sopra occorre notare che sulle 20 presenze ai quarti 11, cioè più della metà, sono consecutive a partire dalla stagione 2007-08.

La Juve dà continuità alla sua presenza fra le migliori 8: per ritrovare due volte la Juve ai quarti c’è da tornare al biennio di Fabio Capello (2004-2006), quando però i quarti furono il capolinea dei bianconeri. La prima volta a fermare la Juve fu il Liverpool (poi vincitore), la seconda volta invece l'Arsenal (poi finalista). A proposito di squadre inglesi, questa Champions rivede in questa fase il City due anni dopo l’unico approdo mentre sono 9 le stagioni nelle quali il Liverpool è stato assente dai quarti. Due anni in più ha atteso la Roma, di nuovo ai quarti dopo dieci anni. Ben più tempo ha aspettato il Siviglia: ultima e unica apparizione ai quarti nel 1957-58.

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Numeri che diventano ancora più importanti se guardiamo ai dati del grafico sopra. Da quando la Champions ha questa formula (cioè dal 2003-04), Real, Barca e Bayern hanno giocato più del 75% delle partite possibili in questi tre lustri, segno di una costanza di rendimento notevole. La Juventus è la quarta forza fra le squadre ancora in corsa, seguita dal Liverpool, dalla Roma e dal City, che a dispetto del passato poco nobile è una delle candidate al titolo anche grazie al gioco dell’allenatore Pep Guardiola. La squadra meno presente in Champions negli ultimi 14 anni è il Siviglia, che però nel frattempo ha vinto 5 Europa League, di cui 3 consecutive tra 2013 e 2016: non esattamente una “cenerentola” sul piano europeo. Se stringiamo lo sguardo alle edizioni a cui queste squadre hanno effettivamente preso parte, per Bayern e Barcellona si va oltre l’80% di partite giocate, col Real al 79%. Anche questo è un brutto campanello d’allarme per Juve e Roma.

Juventus-Real Madrid

La sfida tra i Campioni d’Italia e i Campioni di Spagna e d’Europa in carica è un confronto in cui nei precedenti, numericamente, regna un certo equilibrio: 19 partite giocate, 9 vittorie Real e 8 Juve. Ma il peso cambia e di molto se consideriamo che 2 delle 9 vittorie dei blancos hanno portato a due trionfi in finale (1998 e 2017). La Juventus, dal canto suo, non perde un doppio confronto coi madridisti in una fase di eliminazione diretta dalla Coppa dei Campioni 1986-87. Da lì, la Juve ha sempre eliminato il Real tra ottavi, quarti e semifinali: è accaduto nel 1996, nel 2003, nel 2005 e nel 2015.

La Juventus può fregiarsi inoltre di essere l’ultima squadra ad aver eliminato il Real dalla Champions League. Successe appunto nella stagione 2014-15, quando il gol al Bernabeu dell’ex madridista Alvaro Morata eliminò i blancos di Carlo Ancelotti, per altro campioni in carica, schiudendo ai bianconeri le porte della finale di Berlino poi vinta dal Barcellona. Da quella eliminazione, poi, il Real dalla Champions non è più uscito, vincendo entrambe le edizioni successive, firmando una doppietta da sogno che nell’albo d’oro della Coppa mancava dal Milan di Arrigo Sacchi fra 1989 e 1990. La portata dell’impresa di quella Juve la si può apprezzare ancora meglio se si guarda a un altro dato. Il Real nelle ultime 5 stagioni (dal 2013-14 a quella in corso, compresa) ha giocato 59 partite su 60 disponibili in Champions, comprendenti tre finali (vinte) e una semifinale. Un clamoroso en-plein “rovinato” proprio dai bianconeri, che tenteranno di replicare l’impresa e vendicare il 4-1 di Cardiff. Ma non sarà semplice.

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Il Real Madrid è difficile da sottovalutare. Le 12 coppe in bacheca e la sua storia recente raccontano quanto la competizione sia il terreno di caccia perfetto dei madrileni. Da quando la competizione è passata alla formula attuale (2003-04) il Real ha sempre partecipato e ha passato i giorni nel 100% dei casi. L’ultima sconfitta in un quarto di finale risale al 2003-04, quando fu eliminata dal Monaco di Didier Deschamps. Poi, tra 2004-05 e 2009-10 ha vissuto una piccola crisi fermandosi agli ottavi per ben 6 volte consecutive. Dalla stagione 2010-11 l’inversione di tendenza: da quell’anno il Real ha sempre raggiunto almeno la semifinale. Nel 2013-14 è arrivata la prima finale “recente” vinta contro i cugini dell’Atletico, sconfitti nuovamente in finale due anni dopo a Milano, per poi giungere nel 2017 al trionfo di Cardiff. In mezzo a questi trionfi c’è l’unica macchia, ovvero la stagione 2014-15 dove appunto fu fatale al Real la semifinale contro la prima Juventus di Massimiliano Allegri. In totale, dal 2010-11 a oggi, il Real ha così disputato 95 partite su 99 possibili. La Juventus, nello stesso periodo, ne conta 58. Se nell’ottavo di finale col Tottenham la Juve vestiva i gradi della veterana, qui il blasone e l’abitudine alla Champions del Real la sovrastano in modo netto.

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Guardando ai numeri europei della stagione in corso, poi, vediamo che il Real ha vinto 6 partite su 8, a cui si aggiungono un pari e una sconfitta col Tottenham. 22 i gol fatti e 9 quelli subiti. La Juve ha un ruolino di marcia peggiore: 4 vittorie, 3 pareggi e 1 sconfitta, per un totale di 11 gol fatti e 8 subiti. Quando lo scorso anno la Juve pescò il Barcellona ai quarti – in un sorteggio altrettanto poco benevolo – aveva ottenuto 6 vittorie e 2 pareggi su 8 partite, segnando 14 gol e subendone solo 2. Numeri che indicano un calo nelle prestazioni, ma è pur vero che i rivali incontrati nella scorsa stagione (Siviglia, Dinamo Zagabria e Lione ai giorni, Porto agli ottavi) erano probabilmente più abbordabili di quelli affrontati in questa stagione (Barcellona, Olympiakos e Sporting Lisbona ai giorni, Tottenham agli ottavi). Il Real, inoltre, è la squadra che in questa Champions arriva più facilmente al tiro: quasi 20 a partita (19,88) contro i 13 della Juve.

Il Real tende anche a fare più possesso (in percentuale, Real “batte” Juve 57-51) ed è la terza squadra per numero di passaggi tentati, con una percentuale di realizzazione del 90%. Detta in altri termini, il Real ha una notevole propensione offensiva che coniuga grande qualità nel fraseggio e una spiccata ricerca del tiro in porta. Tutti questi indicatori mostrano una Juve più timida nel cercare la porta e meno propensa al fraseggio, per altro realizzato con minore qualità dei blancos (86% di realizzazione dei passaggi per la Juve). Per questo è lecito aspettarsi un Real più intraprendente e una Juve più attendista, anche se la gara d’andata in casa probabilmente spingerà i bianconeri a impostare una partita non troppo prudente e alla ricerca del vantaggio nei primi 180’, come accaduto dodici mesi fa contro il Barcellona.

Barcellona-Roma

Barcellona-Roma è un inedito per la fase a eliminazione della Champions. Due precedenti incroci per quattro match totali, tutti disputati in fasi a gironi, nel 2001-02 e nel 2015-16, per un totale di una vittoria a testa e due pareggi. Se la Juve cerca un’impresa alla Roma probabilmente servirà addirittura qualcosa in più. Il Barcellona sta dominando la Liga in Spagna ed è l’unica squadra capace di tenere testa al Real negli ultimi 14 anni in ambito europeo. I catalani hanno vinto 4 Champions (2006, 2009, 2011, 2015) contro le 3 (2014, 2016, 2017) dei rivali di Madrid. Real e Barcellona insieme hanno vinto pertanto il 50% delle ultime 14 Champions. I catalani non si sono qualificati alla Champions 2003-04, ma nonostante questo hanno disputato 154 partite su 182 disponibili dal 2003-04 a oggi, ovvero ne hanno giocata una in più del Real Madrid sempre presente ai nastri di partenza.

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I blaugrana raggiungono almeno i quarti dal 2007-08 e li hanno superati 7 volte su 10. La Roma si riaffaccia ai quarti dieci anni dopo l’ultimo approdo alla top 8 (2008). I quarti, dal 2003 a oggi, sono stati raggiunti solo due volte dalla Roma e in entrambi i casi hanno rappresentato il capolinea: durissimo il 7-1 subito a Old Trafford nella stagione 2006-07 che ribaltò senza appello il 2-1 dell’Olimpico, mentre la stagione successiva il Manchester United di Sir Alex Ferguson – poi vincitore – vinse andata e ritorno, rispettivamente per 2-0 e 1-0. I giallorossi hanno all’attivo 64 partite giocate in Champions nelle ultime 14 stagioni, 90 in meno dei blaugrana.

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Guardando ai numeri delle due squadre in coppa, scopriamo un Barcellona straordinariamente ermetico in difesa. Solo due sono i gol concessi da Marc-André Ter Stegen e compagni, che sono la miglior difesa del torneo fin qui: un dato sorprendente, frutto dell’ottimo lavoro sulla fase difensiva impostato dall’allenatore Ernesto Valverde, al primo anno sulla panchina dei catalani. A questo punto della stagione scorsa, quando il Barca era guidato da Luis Enrique, Ter Stegen aveva già subito 9 reti, e ne concederà altri 3 alla Juventus ai quarti. In compenso ne aveva segnati 26, di cui 6 solo nel rocambolesco ottavo di ritorno contro il PSG. Un cambiamento che trova conferme anche in campionato: a questo punto della Liga, l’anno scorso il Barca aveva incassato 26 gol, quest’anno invece ne ha subiti 13, la metà. Alla voce gol fatti, saldo in negativo anche in campionato: 88 i gol l’anno scorso, 74 quest’anno. Il “calo” realizzativo si ritrova anche in Europa.

Quest’anno, dopo gironi e ottavi, Messi e compagni sono fermi a quota 13 gol fatti, esattamente la metà dello scorso anno. Una piccola mutazione genetica che forse complica la vita alla Roma di Eusebio Di Francesco. I giallorossi, orfani di quel Mohamed Salah che sta facendo gol a grappoli in Premier League con la maglia del Liverpool, segnano decisamente di meno dell’anno scorso. A questo punto della Serie A 2016-17 la Roma aveva segnato 66 gol contro i 49 del campionato in corso, subendo solo 3 gol in più. In Champions la Roma conferma un attacco non esuberante (11 gol fatti in 8 partite) mentre in difesa conta un gol subito a partita di media, nonostante l’ottimo Alisson tra i pali. L’anno scorso la Juve incontrò proprio ai quarti un Barcellona spaventoso a livello offensivo, ma più traballante in difesa. Proprio su queste caratteristiche la Juve costruì la sua impresa, approfittando delle amnesie nel reparto arretrato e portandosi all’andata su quel 3-0 che disinnescò la remuntada.

Il Barcellona rimane straordinario tessitore di gioco per numero totale di passaggi tentati e riusciti (percentuale di successo del 90%), mentre la Roma si assesta su numeri paragonabili a quelli della Juventus sia per quanto riguarda i tiri tentati, i passaggi e la percentuale di riuscita. La storia e i numeri ci dicono quindi che alla Roma servono 180 minuti oltre la perfezione per regalarsi un sogno e tornare in una semifinale di Champions che manca da 34 anni.  

È dalla finale di Champions League e dai Mondiali di Nuoto, entrambi datati 2009, che Roma non ospita un evento sportivo di portata internazionale. Ora arriva il Gran Premio di Formula E, riservato alle auto elettriche, in programma il prossimo 14 aprile: le monoposto sfrecceranno tra le vie del quartiere monumentale dell'Eur. Dal 2014 la Formula E porta nelle metropoli nel mondo una competizione sportiva per auto elettriche, che gareggiano tra skyline iconici come quelli di New York, Parigi, Berlino e, adesso, Roma. Il Gran Premio inaugurale della quarta edizione del Campionato della ABB FIA Formula si è svolto tra il 2 e il 3 dicembre scorso a Hong Kong, l'ultima prova sarà a New York il 14 e il 15 luglio. La Formula E al momento si disputa solamente su circuiti cittadini, per avvicinare maggiormente la popolazione alle possibilità offerte dalla mobilità con alimentazione elettrica.

L'idea di portare un Gran Premio a Roma prende le mosse nel 2012, quando l'allora sindaco Gianni Alemanno invitò i vertici di Formula E a studiare la fattibilità di un E Prix in città. Oggi quell'idea è divenuta realtà e il pubblico ha risposto numeroso: sold out le tribune con i 15.000 biglietti a pagamento esauriti in pochi giorni, mentre altri 15.000 titoli di accesso gratuiti sono finiti in appena 4 ore. L'evento sarà visto inoltre da 20 milioni di spettatori nel mondo attraverso le emittenti televisive che trasmetteranno la gara.

Il tracciato di gara dell'Eur si compone di 21 curve per un totale di 2.860 metri, tra i più lunghi della stagione. La linea di partenza sarà posizionata su Via Cristoforo Colombo, le monoposto passeranno attorno alla Nuvola di Fuksas e al Palazzo dei Congressi per poi tagliare il traguardo nella zona dell'Obelisco di Marconi. Il programma della giornata dell'evento prevede le qualifiche al mattino e la gara nel pomeriggio. Solitamente la durata media di un Gran Premio è di 45 minuti.

La scorsa settimana sono partiti i lavori di riqualificazione nella zona dell'Eur, a spese degli organizzatori del GP, tra cui il ripristino del sottopasso che consente l'attraversamento pedonale su Via Cristoforo Colombo (all'altezza di Viale America), che verrà riaperto il 12 aprile. Da martedì 3 inizieranno una serie di lavori di allestimento del circuito cittadino, dei box e delle tribune, e che proprio per limitare l'impatto per la circolazione urbana e i disagi per i cittadini, saranno effettuati nelle ore serali e notturne, a partire alle 20.30 e fino alle 5.30. Entra nel vivo dunque, la macchina organizzativa. I lavori di allestimento comporteranno modifiche alla viabilità privata e pubblica nel quartiere, oltre ad alcune limitazioni alle soste nelle aree circostanti.

A ridosso della gara, precisamente dalle 20:30 del 12 aprile, è inoltre previsto il divieto di transito nell'area del circuito. I lavori di disallestimento inizieranno sabato 14 aprile alle ore 20.30 e andranno avanti fino a lunedi' 16 aprile alle ore 5.30, orario a partire dal quale la mobilità diurna tornerà alla normalità di tutti i giorni.

L'impatto economico dell'evento sulla città è stimato in 50-60 milioni di euro in 3 anni. Nel corso della settimana del GP si svolgeranno anche numerose iniziative di promozione della mobilità elettrica. L'organizzazione dell'evento è costata 10 milioni di euro, sono attesi per quest'anno 40mila spettatori, di cui la metà da Roma e provincia e il 5% dall'estero.

Emiliano Mondonico aveva 71 anni. Il “Mondo”, come veniva chiamato da giornalisti e addetti ai lavori, si è arreso al cancro con cui combatteva da sette anni. Una lotta che. oltre a costringerlo a diversi interventi, lo aveva allontanato dalla panchina ma non da quell’universo che continuava ad amare e che raccontava come opinionista televisivo. Aveva anche accarezzato l’idea, appena qualche mese fa, di seguire l’Atalanta a Liverpool, per la trasferta di Europa League contro l’Everton. La città dei Beatles e della storia della musica. L’altra grande passione dell’allenatore di Rivolta d’Adda che una volta, da giocatore, si fece squalificare per non perdere il concerto dei Rolling Stones al Palalido di Milano (Gazzetta).

I successi sportivi

La carriera di Mondonico, dopo anni nel calcio di provincia, cambia nel 1984. È l’anno in cui riporta la Cremonese in Serie dopo 54 anni. Un’impresa di quelle destinate a rimanere negli annali dello sport. Quattro anni dopo è la volta dell’Atalanta. Non solo la conquista della massima serie ma anche un’avventura in Europa, nella Coppa delle Coppe, finita solo in semifinale con i belgi del Malines. Una cavalcata che l’Eco di Bergamo, in occasione del ventennale, ha rivissuto qui. Era l’Atalanta di Caniggia e di Stromberg, di Garlini e Cantarutti.

Negli anni ’90, Emiliano Mondonico sbarca sulla panchina del Torino portando la squadra nella parte alta della classifica. Quinti nel 1991, terzi nel 1992. E poi ancora l’Europa. I granata arrivano fino alla finale, persa, con l’Ajax. Due pareggi e un sogno svanito per colpa della regola dei gol in trasferta. Fu in quell’occasione che l’allenatore, in un momento di furia, impugnò e alzò una sedia per inveire contro l’arbitro. Quella che ancora oggi è riconosciuta come una delle immagini più iconiche del calcio italiano (Corriere). Era il Torino di Scifo, Casagrande, Mussi, Lentini e di un giovanissimo Christian Vieri.

La stagione successiva, per Mondonico, arriverà un’altra grande soddisfazione: la vittoria della Coppa Italia ai danni della Roma. Negli anni successivi tornò a occupare più volte le panchine di Atalanta e Torino conquistando diverse promozioni. Le delusioni più grandi? Una retrocessione con il Napoli e i risultati, non sempre positivi, con la Fiorentina, squadra per cui provava più che una simpatia, ma che riportò nel 2004 in Serie A. Negli ultimi anni era tornato su alcune panchine di Serie B, quelle dell’AlbinoLeffe e del Novara, e in Lega Pro, in quella della Cremonese. Parentesi brevi e discontinue a causa della malattia.

La sua lotta (fuori e dentro al campo)

A dare la notizia è stata la figlia Clara, sul profilo Facebook del padre. Ne ha ricordato l’esempio e la voglia di non arrendersi, nonostante tutto. Il 30 novembre scorso, Mondonico aveva raccontato la sua lotta in una lunga intervista al Corriere delle Sport. “Ci sono trenta probabilità su cento che la Bestia ritorni. Ma, credimi, dopo quattro operazioni, l’asportazione di una massa tumorale di sei chili, di un rene, di un pezzo di colon e di intestino, sei pronto a tutto. E, ogni giorno di più, apprezzi il tempo che ti è dato. Il cancro non è invincibile, il calcio mi dà la forza per continuare a sfidarlo”

In quell’occasione aveva deciso di raccontare anche la sua ultima sfida: tornare a occuparsi dei ragazzi, allontanandoli dalle insidie della gioventù e mostrando come il pallone, e lo sport, potessero essere una chiave per costruire un futuro diverso “Alleno i ragazzi delle medie di Rivolta: è quando frequentano le medie che bisogna intervenire, parlare, educare. Si è ancora in tempo per mostrare loro, per spiegare loro che cosa sia il senso della vita. Alla fine di ottobre ho organizzato una partita fra gli studenti della scuola contro la squadra degli ex alcolisti e degli ex tossici, un’altra ancora contro una squadra di disabili”. Un modo per raccontare la vita, in un campo di calcio, come Mondonico ha sempre fatto.

 

E' morto all'età di 71 anni Emiliano Mondonico, allenatore di Torino, Atalanta, Napoli, Fiorentina e Cremonese. Lo riferisce la figlia Clara sulla sua pagina Facebook. "Ciao papà, sei stato il nostro esempio e la nostra forza… Ora cercheremo di continuare come ci hai insegnato tu. Eternamente tua". Mondonico, originario di Rivolta d'Adda, da sette anni lottava contro un tumore che aveva richiesto l’asportazione di una massa di sei chili, di un rene e di un pezzo di intestino. "Il calcio mi dà la forza di per continuare la sfida", diceva a chi gli stava vicino. Il 'Mondo', che era stato anche un'ala giocando nel Torino, nell'Atalanta, nel Monza e nella Cremonese, aveva compiuto 71 anni il 9 marzo. 

Il Guardian ha intervistato quattro giornalisti del magazine online inglese dedicato al calcio italiano, The Gentleman Ultras. Si tratta di Luca Hodges-RamonBlair NewmanEmmet Gates and Neil Morris.

L'intervista integrale la potete leggere sul sito del quotidiano londinese, mentre qui proponiamo un ampio stralcio delle interviste dove emerge una chiara fotografia dei problemi del calcio italiano secondo i giornalisti del The Gentleman Ultras. 

 

Il fallimento dell'Italia è una momentaneo o è l'inizio di qualcosa che durerà a lungo?

"Neil Morris: è stato assunto l'allenatore sbagliato e tutto il resto è stato inevitabile. Si trattava di incompetenza nei ruoli apicali ed è da qui che deve iniziare la ricostruzione.

Blair Newman: Questo è stato un grande shock ma, per quanto brutta fosse l'Italia, la squadra ha perso solo in uno spareggio contro una Svezia molto ben organizzata. Quella sconfitta fu il culmine di qualcosa che iniziò mentre Conte era al comando. Fece un lavoro eccellente, ma ha anche ignorato una grande quantità di giovani talenti. 

Emmet Gates: È un caso unico. Non sono riusciti a qualificarsi per Euro 92 e poi sono arrivati in finale a Usa 94". 

Giorgio Chiellini dice che la difesa italiana è stata rovinata. Questo è un problema per l'Italia?

"Emmet: Come ha notato lo stesso Chiellini, ora tutti i difensori (e portieri) devono giocare la palla. Quando vedo Caldara, Rugani, Romagnoli e così via, non vedo un nuovo Chiellini, un nuovo Claudio Gentile, un nuovo Ciro Ferrara. Vedo molto Alessandro Nesta, che non è certo una brutta cosa, ma ogni Nesta ha bisogno di un Chiellini al suo fianco.

Neil: Questo fa parte di un circolo vizioso. Poiché i difensori come Chiellini hanno perfezionato la loro arte, altri team sono stati costretti ad adattarsi e giocare in un altro modo. Di conseguenza, il gioco è cambiato e l'arte della difesa è diventata più complicata. Spetta ora ai difensori italiani accettare questa sfida".

L'Italia non si è qualificata ai mondiali perché non produce più talenti?

"Blair: l'Italia produce ancora i migliori talenti, ma questo non conta nulla se il loro percorso verso la nazionale è bloccato da tattiche con idee rigide. Speriamo che il loro prossimo manager sia più aperto.

Emmet: l'Italia ha avuto grossi problemi nella produzione di giocatori di livello mondiale, specialmente nella posizione No10. Dov'è il nuovo Baggio o Totti? Il paese ha alcuni dei più alti livelli di obesità in Europa, il che suggerisce che le giovani generazioni non stanno giocando a calcio tanto quanto hanno fatto, diciamo, 30 anni fa. E i bambini che giocano sono condizionati ad ottenere risultati piuttosto che sviluppare la loro creatività e innovazione […]

Luca: le squadre giovanili italiane (e la squadra attuale) hanno giovani promettenti di indiscusso talento: Gianluigi Donnarumma, Lorenzo Pellegrini, Roberto Gagliardini, Bryan Cristante, Chiesa, Caldara, Rugani, Cutrone, Belotti e molti altri. Ma allo stesso tempo, il pool di talenti in Italia è indubbiamente diminuito dalla loro ultima vittoria in Word Cup nel 2006".

I giocatori stranieri in Serie A ostacolano lo sviluppo dei giovani talenti italiani?

"Luca: La gente cercava una spiegazione facile quando l'Italia non riusciva a qualificarsi e, rispecchiando l'attuale ambiente socio-politico del paese, alcuni decidevano impulsivamente di incolpare gli stranieri per aver bloccato il percorso dei giovani italiani. C'è un dibattito da fare qui, ma temo che l'ignoranza e l'intolleranza offuschino il giudizio di alcune persone. Le quote sui giocatori stranieri non sono la risposta – sebbene le accademie giovanili abbiano bisogno di molti più investimenti in quanto sono molto sottofinanziate rispetto, ad esempio, alle loro controparti spagnole.

Neil: l'anno scorso il 52% dei giocatori in serie A era straniero. Paragonalo al 56.1% in Portogallo (che ha vinto Euro 2016) e al 53% in Germania (che ha vinto la Coppa del Mondo 2014) e vedi che l'argomento non si accumula. I giocatori stranieri costituiscono il 64% della Premier League, ma l'Inghilterra si è qualificata facilmente".

Il "traghettatore" Luigi Di Biagio può essere anche un' opzione in futuro?
 

"Luca: Carlo Ancelotti non solo avrebbe portato un bagaglio di esperienza e tattica, ma il suo stile di guida tranquillo avrebbe aiutato a ridare fiducia e nutrire i giovani italiani.

Blair: Di Biagio ha esperienza nel lavorare con la nuova generazione, ma non sono stato molto convinto dal lato U21. Vincenzo Montella potrebbe essere una buona scelta. Non è legato ai suoi sistemi; non è dogmatico; e, come ha dimostrato a Milano, è disposto a dare ai giovani giocatori una possibilità.

Emmet: Ancelotti. Ha vinto la Champions League più volte di qualsiasi altro giocatore, quindi non ha nulla da dimostrare a livello di club. L'arena internazionale gli si addiceva perfettamente […]". 

Quali tre giocatori saranno parte integrante nel guidare l'Italia a Euro 2020?

"Emmet: Marco Verratti, se lascia la cupola del PSG e sviluppa le sue abilità; Belotti, che ha anche bisogno di trasferirsi da Torino per crescere; e Lorenzo Insigne.

Neil: Jorginho tirerà le corde a centrocampo per molti anni a venire; Insigne è forse il giocatore più creativo d'Italia; e Caldara emergerà, insieme a Rugani […].

Blair: Jorginho […] Verratti […] e Belotti può guidare l'attacco".

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