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Dirk Nowitzki è per il basket quello che Totti è stato per il calcio. Classe 1978, “Wunder Dirk” è uno di quei giocatori che hanno segnato la storia recente dello sport. Dal 1998, anno in cui ha lasciato la sua Germania per approdare nella NBA, non ha mai cambiato squadra indossando per 1394 partite la maglia dei Dallas Mavericks e mettendo a referto più di 30mila punti. Il sesto nella classifica di tutti i tempi, a duemila punti da Michael Jordan. Nel 2011, da protagonista, ha contribuito alla prima (e unica) vittoria del campionato, portando a casa anche il titolo di MVP delle finali. Un riconoscimento che viene dato al giocatore più forte, quello che è stato in grado di spostare gli equilibri in una serie lunga sei partite. E dall’altra parte, con la canotta dei Miami Heat, c’erano giocatori del calibro di LeBron James e Dwayne Wade.

Decurtarsi lo stipendio, per il bene della squadra

In NBA, il “mercato” funziona in maniera diversa rispetto a quello che accade in Europa e a quello cui siamo abituati, soprattutto per colpa del calcio. Non c’è un costo del cartellino ma, ogni squadra, deve gestire con oculatezza un monte salari. In NBA, ad esempio, non potrebbe mai accadere un caso Neymar. Un presidente, per semplificare un meccanismo molto più complesso, non può pagare i suoi giocatori con estrema libertà ma deve stare attento al costo complessivo degli stipendi. Se all’apice della carriera, Nowitzki, poteva contare su uno dei contratti più onerosi, di quelli che vengono offerti solo alle superstar, negli ultimi anni, si è accontentato di cifre molto inferiori. Una decurtazione, di anno in anno, che ha permesso alla squadra di ingaggiare quei talenti in grado di portare la franchigia a combattere, ancora, per i traguardi più importanti.

“Oggi il pranzo te lo pago io”. Il tributo di un tifoso

Il sacrificio di Nowitzki non è passato inosservato tra i tifosi che continuano, partita dopo partita, a dedicargli cori e ovazioni. Un fan, qualche giorno fa, durante un allenamento a porte aperte, gli ha lasciato negli spogliatoi un biglietto con una dedica e una banconota da venti dollari: “Hai fatto tutto questo negli ultimi 6 anni per permettere a Dallas di prendere talenti e puntare al titolo. Il pranzo di oggi te lo offro io”. Un gesto che il campione tedesco ha voluto immortalare sul suo profilo Twitter e che racconta, in poche righe, cosa vuol dire diventare una bandiera per un’intera comunità.  

Lewis Hamilton su Mercedes partirà in pole position nel Gran Premio di Formula 1 della Malesia. Al secondo posto, in prima fila, la Ferrari di Kimi Raikkonen, che ha preceduto le Red Bull di Max Verstappen e Daniel Ricciardo. Valterri Bottas sull'altra Mercedes è quinto, sesta la Force India di Ocon. Sebastian Vettel sull'altra Ferrari partirà in ultima posizione per un problema al turbo. 

Quattro mesi dopo il ritiro, Francesco Totti dimostra che non ha dimenticato come si gioca  a pallone (e come si fa gol). A Tbilisi, durante il World Football Stars for Georgia, un evento organizzato dall'ex giocatore del Milan Kaladze, la bandiera della Roma ha segnato con un pregevole tiro da fuori area (oltre a fornire un assist).

La Procura Generale aveva domandato due anni e mezzo per i legami del presidente della Juventus con gli ultrà. Il Tribunale Federale si è però limitato a condannare Andrea Agnelli a un anno di inibizione e a una multa di 20 mila euro, alla quale si aggiunge una sanzione da 300 mila euro per il club bianconero, mentre è stata respinta la richiesta di due turni a porte chiuse e uno senza i tifosi nella curva Scirea per la Juventus. Se, per dodici mesi, Agnelli non potrà rappresentare in alcun modo la Juventus, pur conservando la sua carica, né avvicinarsi agli spogliatoi in occasione delle partite, il dirigente sportivo potrà comunque continuare a occupare le sue poltrone nell'Eca e nell'esecutivo della Fifa.

Tutte le restrizioni

"La condanna in primo grado del numero uno juventino", si legge su Tuttosport, "comporterà, secondo l'articolo 19 del Codice di giustizia sportiva, il divieto di rappresentare la società di appartenenza in attività rilevanti per l'ordinamento sportivo nazionale e internazionale. Inoltre, Agnelli non potrà partecipare a qualsiasi attività degli organi federali e sarà interdetto all'ingresso negli spogliatoi, nonché nei locali annessi in occasione delle partite di calcio, anche amichevoli, in ambito Figc, con eventuale richiesta di estensione per Uefa e Fifa".Inoltre "gli viene impedito di partecipare a riunioni con tesserati Figc o con agenti di calciatori in possesso di licenza Fifa".

Su Eca e Fifa spazio a un dubbio di interpretazione

"Il presidente del sodalizio bianconero, tuttavia", spiega la Gazzetta, "potrà ancora sedere sia sulla poltrona dell'Eca (l'Associazione dei club europei) che dell'Esecutivo Fifa, anche se nel dispositivo si lascia spazio a un dubbio interpretativo, laddove si legge che, "in ragione della gravità dei fatti, della sostanziale identità delle condotte poste in essere e dei ruoli rivestiti all'interno dell'ordinamento federale, di applicare la medesima sanzione per tutti i dirigenti (inibizione temporanea di anni uno per tutti i dirigenti, con l'aumento di mesi tre per il solo dirigente D'Angelo), non avendo la Procura federale giustificato il diverso trattamento sanzionatorio richiesto per i deferiti, con esclusione della estensione delle previste sanzioni in ambito Fifa e Uefa, unitamente all'irrogazione delle ammende nella misura pari a 20 mila euro per tutti i deferiti".

Le motivazioni della sentenza

Le motivazioni della sentenza vengono riassunte dal Corriere della Sera, il quale ricorda che, secondo i giudici federali, "la invocata estraneità del presidente" non può ritenersi tale "poiché il tenore della istruttoria e la indubbia frequentazione dirigenziale con gli altri deferiti, unitamente al lunghissimo lasso temporale […] (ben 5 stagioni sportive) ed alla cospicua quantità di biglietti e di abbonamenti concessi illegittimamente" contraddicono le ragioni della difesa.

Secondo il presidente del tribunale federale Cesare Mastrocola, infatti, "non è fatto mistero che l’intero management fosse votato a ricucire i rapporti con gli ultrà e ad addolcire ogni confronto con il club al punto da favorire concretamente ed espressamente le continue richieste di agevolazioni così da rendersi disponibili a scendere a patti pur di non urtare la suscettibilità dei tifosi, il cui livore avrebbe comportato multe e sanzioni alla Juventus". In sostanza, si può ritenere che "Agnelli, con il suo comportamento abbia agevolato e, in qualche modo avallato, o comunque non impedito le perduranti e non episodiche condotte illecite" dei suoi collaboratori "al dichiarato dine di mantenere i rapporti con la tifoseria".

Un miracoloso Valentino Rossi, tornato in pista appena 23 giorni dopo la doppia frattura a tibia e perone, stupisce tutti nelle qualifiche del gran premio di Aragon e ottiene addirittura il terzo tempo, a 180 millesimi dalla pole del compagno di squadra in Yamaha Maverick Vinales: il campione pesarese, che cammina ancora con le stampelle, partirà domenica in prima fila. In seconda posizione Jorge Lorenzo. Quinto tempo per Marc Marquez, caduto a pochi minuti dal termine. 

Valentino Rossi terzo in griglia di partenza al Gran Premio di Aragon 2017, 23 giorni dopo la frattura della gamba (Afp)  

Archiviata la Vuelta e le prime prove dei Mondiali 2017 a Bergen, la stagione ciclistica volge al termine focalizzando i riflettori sulla settimana del Mondiale su strada, in particolare sulla prova regina, la corsa in linea Elite. Sabato è il turno delle donne mentre domenica tocca ai colleghi uomini. Quest’anno la sede del mondiale è Bergen, in Norvegia, che prevede – sulla falsariga delle ultime due edizioni – un percorso piuttosto semplice con una sola salita di un certo rilievo (Salmon Hill) di appena 1,5 km, posta a metà del circuito.

Lo strappetto di Salmon Hill è lungo 1,5 km e ha una pendenza media del 6,4%. Le incognite che potranno rendere dura la corsa sono legate al meteo: il vento, soprattutto nella parte di percorso esposta alla costa, e la pioggia potrebbero scombinare i piani di chi punta alla volata di gruppo, magari favorendo i tentativi di fuga o rendendo difficilissima proprio la volata. Sia la corsa in linea femminile sia quella maschile si terranno su questo circuito:

  • le donne lo percorreranno 8 volte per un totale di 152,8 km di gara; 
  • gli uomini invece lo percorreranno 11 volte, ma la loro prova prevede una sorta di prologo di spostamento per arrivare al circuito di 39,5 km.

La storia: dominio belga-olandese e italiano

Paesi Bassi, Belgio, Italia e Francia sono le quattro nazioni più medagliate nella storia dei campionati del mondo su strada in linea di ciclismo nella categoria elite.

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L’UCI organizza la competizione in linea femminile solamente dal 1958 (quasi 30 anni dopo la prima edizione maschile). Nel medagliere spiccano le 28 medaglie dei Paesi Bassi, di cui 8 vinte dalla sola Marianne Vos: 3 ori e 6 argenti, di cui per altro 5 consecutivi. sono 20 le medaglie azzurre, che fanno dell’Italia la terza nazione per numero totale di podi. Negli ultimi 10 anni le italiane hanno vinto 4 ori, per poi però “bloccarsi” dal 2011: dopo sono arrivati due bronzi nel 2012 e nel 2013. La nazione con più ori è la Francia, a quota 10. Le transalpine però sono indietro in termini di medaglie totali: pochi i piazzamenti sul podio, solo 5 argenti e 2 bronzi. Bene anche la Russia, seconda forza in termini di medaglie totali: 21, di cui 3 ori, 7 argenti e 11 bronzi.

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Il Mondiale maschile in linea si disputa dal 1927. L’Italia è la nazione con più medaglie fra gli uomini: 55 in totale, 6 in più del Belgio che però fa meglio di noi in termini di soli ori (26-19). Terza forza è la Francia, che però è ben staccata dal Belgio in termine di vittorie e dall’Italia in termini di medaglie complessive. Fra i plurivincitori del Mondiale in linea uomini spiccano i 3 titoli mondiali di Alfredo Binda, dei belgi Eddy Merckx e Rik Van Steenbergen e dello spagnolo Óscar Freire.

La corsa femminile: speranze italiane

La compagine femminile italiana si presenta a Bergen con grandi aspettative e consapevole di essere una delle squadre favorite in questa prova iridata. Le chiavi della squadra saranno affidate ad Elisa Longo Borghini: la piemontese, classe 1991, quest’anno ha già vinto le Strade Bianche e i campionati italiani, sia in linea sia a cronometro.

Sarà affiancata dalla due volte campionessa del mondo Giorgia Bronzini – lei stessa pronta a giocare le sue carte in caso di arrivo in volata di gruppo – e dalla giovane Elisa Balsamo, iridata lo scorso anno tra le juniores.

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Le azzurre però dovranno confrontarsi con delle avversarie esperte, molto motivate e vincenti. La nazionale dei Paesi Bassi è altrettanto carica di aspettative, riposte soprattutto nella campionessa olimpica in carica Anna van der Breggen, che quest’anno ha messo nel suo palmarès gare quali la Amstel Gold Race, la Freccia Vallone, la Liegi-Bastogne-Liegi e anche il Giro d’Italia.

Olandese anche Marianne Vos, tre volte campionessa del mondo. Dopo due anni opachi a causa di infortuni è tornata a vincere questa estate imponendosi nel Campionato Europeo.

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La Svezia si affida all’esperienza di Emma Johansson, atleta abbonata al podio mondiale, che però non è mai riuscita a raggiungere l’oro. Gli addetti ai lavori vedono tra le favorite anche la polacca Katarzyna Niewiadoma, classe 1994, campionessa europea in linea Under 23 nel 2015 e nel 2016, argento invece fra le elite sempre nel 2016, battuta soltanto da van der Breggen in volata. Chances anche per l’americana Megan Guarnier, vincitrice del Giro d’Italia 2016.

La corsa maschile: caccia a Sagan

Fra gli uomini il favorito numero uno sarà ancora una volta Peter Sagan, due volte campione del mondo nel 2015 a Richmond (USA) e nel 2016 a Doha. Sagan in gare come questa sa essere estremamente competitivo e da quest’anno può contare finalmente su una squadra composta da sei elementi e non due come gli anni passati: questo per via del miglioramento nel ranking mondiale della Slovacchia, reso possibile proprio dai titoli mondiali vinti da Sagan.

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Il Belgio si affida a Greg Van Avermaet, grande avversario di Sagan negli ultimi anni, con una formazione pronta come a Doha l’anno scorso a stravolgere la corsa approfittando di eventuali situazioni meteo estreme. La Francia rinuncia ai velocisti puri Arnaud Demare e Nacer Bouhanni e punta tutto su Julian Alaphilippe, uomo da classiche con lo spunto veloce che a molti ricorda l’italiano Paolo Bettini, campione olimpico nel 2004 e due volte iridato nel 2006 e nel 2007.

Australia unita intorno a Michael Matthews quest’anno vincitore della maglia verde al Tour e secondo a Doha lo scorso anno. Attenzione anche alla Colombia e alla sua punta di diamante Fernando Gaviria, 23 anni, maglia ciclamino al Giro del Centenario, talento unico in volata: se il mondiale dovesse decidersi in questa maniera il colombiano potrebbe essere uno dei favoriti, vista anche l’assenza di colleghi velocisti come i tedeschi Greipel e Kittel.

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Molto agguerriti anche i padroni di casa della Norvegia che presentano una squadra a due punte con Edvald Boasson Hagen e Alexander Kristoff, campione d’Europa a luglio davanti al nostro Elia Viviani in un arrivo al fotofinish al limite del regolamento. La convivenza tra i due norvegesi non è mai stata idilliaca, ma un po’ di ragion di stato potrebbe riportare un mondiale tra i fiordi, che manca dal 2010 quando vinse Thor Hushovd. Altro nome interessante è quello dell polacco Michał Kwiatkowski, già iridato nel 2014, che quest’anno a portato a casa la Milano-Sanremo e ha fatto un grandissimo Tour al servizio di Chris Froome. Outsider italiani Infine gli azzurri. A disposizione del Commissario Tecnico Davide Cassani c’è una squadra completa e con corridori che hanno raggiunto una buona maturità internazionale. Al momento gli addetti ai lavori non vedono gli italiani tra i favoritissimi, ma ci sono sicuramente degli outsider da tenere d’occhio, tra cui Sonny Colbrelli, Elia Viviani e Matteo Trentin.

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Per la giornata numero 5 del campionato di Serie A si sono giocate 8 partite, dopo l'anticipo di ieri che ha visto l'Inter pareggiare 1-1 in casa del Bologna. Ne approfittano Juventus e Napoli, ora uniche a punteggio pieno, che vincono partite difficili. I bianconeri hanno superato 1-0 la Fiorentina dimostrandosi solidissima. Incontenibile, invece, la squadra di Sarri che, contro una Lazio in grande forma, dopo essere andata in svantaggio ribalta il risultato andando a vincere 4-1 con Mertens che segna un gol identico a quello che Diego Maradona segnò proprio alla Lazio oltre vent'anni.

Vince anche il Milan, che batte 2-0 la neopromossa Spal e si porta a un punto dai cugini dell'Inter. Nell'unico anticipo di giornata la Roma ha battuto con quattro gol il Benevento, ancora fermo a quota zero. Le altre partite della serata: Genoa-Chievo 1-1, il Torino espugna al Friuli battendo 3-2 l'Udinese, mentre la Sampdoria al Bentegodi non va oltre lo 0-0 col Verona. L'Atalanta travolge 5-1 il Crotone, mentre il Sassuolo fa il colpaccio andando a vincere 1-0 sul campo del Cagliari.

Correva l’anno 1921. A Monte Carlo si disputavano i primi giochi olimpici femminili, a Stoccolma Einstein vinceva il Premio Nobel per la Fisica. Nel Bronx nasceva Jake LaMotta, ‘Raging Bull’ (Toro Scatenato), uno dei pugili più ricordati, e discussi di tutti i tempi. Cresciuto a New York e di origini siciliane, LaMotta, impara sulla strada a picchiare forte. Il padre gli fa fare degli incontri, e i passanti lasciano qualche soldo.

A diciannove anni il debutto sul ring da professionista, come peso medio, poco tecnico ed estremamente violento. LaMotta ha il talento di confondere gli avversari e la resistenza di un toro, scatenato appunto. Il 22 ottobre 1942 il peso medio incrocia i guantoni con Ray Sugar Robinson, perdendo ai punti. Ma nella rivincita, il 5 febbraio dell'anno dopo a Detroit, vince. E Ray Robinson, che non aveva mai perso fino a quel momento, finisce k.o. all'ottava ripresa. Nel ‘47 LaMotta perde contro Bill Fox, ma l’incontro è combinato. Gli avevano promesso che così avrebbe potuto competere per il titolo mondiale. Cosa che fece, il 16 giugno del 1949, battendo il francese Marcel Cerdan. L’ex campione mondiale morirà in un incidente aereo prima della rivincita.

Ma l’incontro più famoso di 'Toro Scatenato' è quello del 1952, di nuovo contro Ray Sugar Robinson. È la sesta volta che i due si scontrano e per LaMotta è un massacro. Robinson picchia più forte, ma l'avversario riesce a restare in piedi per 13 round, fino a quando lo stesso pubblico non inizia a supplicare l’arbitro di fermare il match. Alla fine di quell’incontro il 'Toro', ferito ma ancora in piedi, si appoggia a Sugar Robinson e gli dice all’orecchio: "Neanche stavolta mi hai buttato giù".

Jake LaMotta è morto, a causa di una polmonite, il 19 settembre. A dare la notizia con un post su Facebook è stata la figlia Christi. Robert De Niro, che ha interpretato il pugile nel film “Toro Scatenato” di Martin Scorsese, che gli è valso l'Oscar, l’ha salutato con un “Riposa in pace, Campione”.

Un ritratto del maggio 1949 del boxer americano Jake La Motta

Sette partite di serie A in programma oggi. Nell'anticipo dell'ora di pranzo la Juventus ha vinto facile in casa del Sassuolo per 3-1 con tripletta di Dybala. I bianconeri conservano la testa del campionato insieme all'Inter che ieri ha vinto per 2-0 sul campo del Crotone e al Napoli che ha giocato a tennis (6-0) col Benevento nel derby campano. Il Milan supera l'Udinese 2-1 grazie a un super Kalinic, mentre il Cagliari vince 2-0 in casa della Spal. Torino e Sampdoria danno spettacolo: all'Olimpico finisce 2-2. Alle 18 l'Atalanta, reduce dal trionfo in Europa Legue con l'Everton, non va oltre l'1-1 in casa del Chievo. Nel posticipo serale, grande spettacolo e molti gol in Genoa-Lazio, vinta dai biancocelesti 3-2 con doppietta di Ciro Immobile. Nel Genoa due gol del giovanisimo Pellegri, Negli altri anticipi di ieri la Fiorentina ha battuto il Bologna 2-1, mentre la Roma ha rifilato 3 gola al dimesso Verona (doppietta di Edin Dzeko).

La gara della Ferrari al Gran Premio di Singapore finisce dopo pochi secondi. E con essa, forse, anche la speranza di riconquistare il mondiale 10 anni dopo Michael Schumacher. Una carambola innescata da Kimi Raikkonen che tenta un sorpasso al limite del possible (e, probabilmente, anche oltre) coinvolge Max Verstappen e Sebastian Vettel. Tutti e tre fuori subito e Lewis Hamilton, quinto al via, che va a vincere la sua settima gara dell'anno (60esima in carriera) davanti all'australiano Daniel Ricciardo (Red Bull) seguito dal finlandese Valtteri Bottas sull'altra Mercedes.

Di chi è la colpa dell'incidente?
 

La parola ai piloti

  • SEBASTIAN VETTEL – "Non lo so cosa è successo. Ho visto solo negli specchietti Max Verstappen e ho visto all'improvviso Kimi Raikkonen che mi ha colpito sul fianco ma non so cosa sia successo tra di loro" dice Vettel subito dopo l'incidente, come si legge su Repubblica. "Sono brutte cose che però capitano. Non ho molto da dire, credo di aver fatto una partenza nella media poi ho visto Verstappen che si stava avvicinando un pochino, ho cercato di chiudergli un po' la porta poi, subito dopo, ho sentito un colpo sul fianco ed è finita".
  • KIMI RAIKKONEN – "Non so se Max non mi ha visto o meno: bisognerebbe chiederlo a lui. Sono cose che capitano, anche se abbiamo pagato un prezzo troppo salato però non credo che avrei potuto fare nulla di diverso per evitare l'incidente. E' un vero peccato che sia finita così, avevo fatto bene i primi 100 metri. Incidente di gara? Vediamo cosa diranno i commissari, anche se non cambierà più nulla a questo punto". Per la cronaca, a fine gara i commissari hanno assolto tutti e tre i piloti.
  • MAX VERSTAPPEN – "C'e stata un'incomprensione tra le due Ferrari", spiega il giovane pilota della Red Bull. "Probabilmente Sebastian non ha visto che c'era Kimi. Io potevo frenare, ma non potevo togliermi dal sandwich. Non capisco Sebastian, che lotta per il campionato. Io puntavo solo a vincere il Gran Premio…. C'è stato un errore da parte loro, non penso solo di Kimi. C'è stata un'incomprensione tra le due Ferrari. Sono contento comunque che ci siamo ritirati tutti e tre, non solo io".

L'analisi
 

Guardando e riguardando l'incidente ecco cosa scrive Fulvio Vanetti sul Corriere della Sera in merito ai protagonisti della carambola di Singapore.

Raikkonen da scagionare

Kimi Raikkonen è scattato benissimo e per affiancare e sopravanzare Verstappen ha cercato il varco all’interno. Probabilmente l’ha fatto pure con l’intento di proteggere il primato di Vettel. A cercare il pelo nell’uovo – si legge ancora – si può dire che il finlandese era sul filo del rasoio con quell’attacco portato non lontano dal muretto. Ma lo spazio per finalizzare al meglio la sua mossa, obiettivamente c’era.

Vettel parte male

C’è un dato di fatto indiscutibile, sul tedesco: non è partito al meglio. Allo spegnimento delle luci del semaforo, infatti, la sua Ferrari rimane indiscutibilmente 'piantata'. Poi, dopo una leggera pattinata, si mette in moto e il tedesco mantiene il primato. Ma si rende conto che all’interno lo stanno attaccando sia Verstappen (partito a suo fianco in prima fila) sia il compagno di team Kimi Raikkonen, schizzato benissimo all’interno dalla quarta posizione.

Sebastian va così in protezione della leadership e chiude verso sinistra. Manovra legittima, essendo in testa, ma l’impressione è che abbia esercitato il suo diritto troppo in anticipo e in modo molto deciso. Il risultato è che Verstappen, chiuso a cuneo, tocca Raikkonen, che a sua volta «boccia» Sebastian. Insomma, Vettel è stato sì danneggiato ma si è messo nelle condizioni di correre un serio rischio. Se fosse partito meglio, non sarebbe successo probabilmente nulla.

Verstappen non è innocente

Il pilota olandese non è del tutto innocente, nel senso che, nonostante il cuneo formatosi davanti a lui, Max non ha rinunciato a tenere giù il piede. Ci sono dei momenti in cui devi avere la lucidità di far buon viso a cattivo gioco, anche se è comprensibile che Verstappen volesse dire la sua, a maggior ragione dopo una partenza migliore di quella di Vettel (ma non superiore a quella di Raikkonen).

Hamilton in fuga, ma la Ferrari non molla
 

Il britannico Lewis Hamilton consolida la posizione in testa alla classifica piloti, dinanzi al secondo, il ferrarista, Sebastien Vettel: il distacco è ora di 28 punti. Terzo Bottas a 23 punti dal tedesco. Lewis Hamilton, scrive la Gazzetta dello Sport, ora è in fuga nel Mondiale a 6 prove dalla fine. La classifica, che prima della pausa estiva vedeva Vettel lassù in cima, dopo tre gare è tornata una difficilissima montagna da scalare. Addio al Mondiale? Chissà. Ma dopo la batosta di Monza, questa è un'altra pesante legnata. Non sarà facile metterci una pezza.

A fine gara Maurizio Arrivabene, il team principal della Ferrari, promette ai tifosi del 'cavallino rampante' che la delusione per la 'giornata nera' al Gran Premio di Singapore non gela le speranze di vittoria del Campionato di Formula 1 della squadra. "Siamo molto dispiaciuti e molto delusi", ha detto Arrivabene, pochi minuti dopo la conclusione del Gran Premio. "Quello che possiamo promettere è che non è finita. E' più difficile, ma non è finita. Ci dispiace molto, ma ci rifaremo".

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