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“Non c’è alcuna possibilità. E’ falso al 100%. Nella storia della nostra proprietà, questa notizia prende la medaglia d’oro come la più stupida mai letta”. Il presidente della Roma, James Pallotta, smentisce sul suo profilo Twitter la notizia data da alcuni giornali di un’azione legale contro Francesco Totti in seguito alla conferenza stampa dell’ex dirigente giallorosso al salone d’onore del Coni.

 

Ora che è entrato ufficialmente nella Treccani come neologismo, il sostantivo ‘sarrismo‘ è diventato termine popolare (e discusso). Ma prima ancora dell’enciclopedia italiana, molto prima, c’è chi aveva usato questo termine per intitolare una pagina social dedicata a Maurizio Sarri, neoallenatore della Juve, che nel giro di alcuni anni ha raggiunto i 90 mila ‘like’. 

Si chiama ‘Sarrismo – Gioia e Rivoluzione’ ed è una pagina Facebook che tre ragazzi tifosi del Napoli hanno realizzato nel 2016. E non si può escludere che il copyright del neologismo spetti proprio a questa pagina.

“L’idea – racconta all’Agi Gianmarco Volpe, uno dei tre ideatori fino ad oggi rimasti anonimi (gli altri due sono Fabio Piscopo e Claudio Starita) della pagina – nasce in occasione della cessione di Higuain alla Juventus. Il segnale che volevamo dare era che il centro di gravità permanente del Napoli non fosse l’argentino, ma il sistema di gioco di Sarri: quello che aveva permesso al numero 9 di stabilire il nuovo record di reti (36, ndr) realizzate in Serie A”.

Come accadeva con Arrigo Sacchi (un vincente assoluto) e Zdenek Zeman (ben pochi successi in bacheca), anche Sarri è una sorta di ‘profeta’ del calcio spettacolo anche se, ancora oggi, non è riuscito a vincere molto. La rovinosa sconfitta del Chelsea (0-6) con il Manchester City di Guardiola, inoltre, ha fatto pesantemente traballare la panchina dell’allenatore toscano. 

“La pagina Facebook – spiega ancora Volpe – nasce quasi come satirica: abbiamo usato questo lessico ‘sovietico’ che si rifà anche agli atteggiamenti di Sarri, allenatore dichiaratamente di sinistra, il quale è sempre in tuta e mai in giacca e cravatta, che punta sul collettivo anziché sull’individualismo. Col crescere della figura del tecnico è divenuto col tempo uno spazio in cui si rivedono quei tifosi, anche non del Napoli, che vivono lo sport senza l’obbligo di vincere a ogni costo, ma con la bellezza e il divertimento al centro”. 

In questa percorso fatto di satira (i tre ideatori si definiscono “Comitato Centrale”), passione e like, si è inserito anche il giornalista Sandro Ruotolo: “È il nostro ‘ministro della Propaganda’ – aggiunge ancora Volpe – Sandro ha da subito abbracciato lo spirito della pagina, dopodichè siamo arrivati a scambiarci i numeri di telefono. Ora, vediamo insieme le gare del Napoli”.

Il giornalista d’inchiesta firmerà inoltre la prefazione del libro scritto da ‘Sarrismo – Gioia e Rivoluzione’: “Si chiamerà ‘Fino al Palazzo’ – conclude Volpe – e uscirà a breve. Racconteremo i tre anni di Sarri in azzurro: #FinoAlPalazzo era stato l’hashtag lanciato da noi, che ha accompagnato la cavalcata della squadra nella scorsa stagione. Lo slogan venne peraltro fatto proprio dallo stesso Sarri, che dopo la partita col Genoa (18 marzo 2018, ndr) disse ‘voglio arrivare a prendere il potere, voglio arrivare fino al Palazzo’. Lui non è un tipo social; credo abbia un vecchio cellulare, ma sappiamo che chiedeva aggiornamenti su ciò che scrivevamo: questo ci ha ovviamente fatto molto piacere”.

Aveva “La Viola” tatuata sul cuore. La Fiorentina calcio, di cui era tifoso sviscerato almeno in misura pari a quanto odiasse, invece, la Juventus. La società che, per lui, come per tanti altri anti-bianconeri equivale da sempre a tracotanza dei suoi tesserati e sudditanza di arbitri ed avversari. “Negli anni 70, per intolleranza alle prepotenze bianconere, diventai il capofila della rivolta viola. Entrai in rotta di collisione con un amico: Gianni Agnelli. Che telefonava per cercare di calmarmi”.

Gianfranco Corsi, più noto col nome d’arte di Franco Zeffirelli, era un toscanaccio di quelli con la lingua lunga e pericolosa, anche per sé stesso. Indimenticabile il suo sfogo sotto il traguardo dell’ultima giornata del campionato 1981-82: la squadra che si identifica con la famiglia Agnelli si aggiudicò lo scudetto battendo il Catanzaro con un rigore di Liam Brady nel finale mentre la sua Fiorentina, che era arrivata a pari punti allo sprint, non riuscì ad espugnare Cagliari. Con tanto di polemiche per una rete annullata a Graziani.

Bravissimo a usare la cassa di risonanza della tv, Zeffirelli si agganciò allo slogan “E una bellissima Fiorentina, dei meglio secondi che ladri. Abbiamo perso lo scudetto per le solite pastette della Juve. Orribile giornata e immensa gloria viola”. E prese di mira il presidente della squadra rivale: “Boniperti è una persona sgradevole, l’ho visto mangiare noccioline in tribuna: sembrava un mafioso americano”. 

Si beccò una querela per diffamazione, che si è protratta per anni e gli è costata 40 milioni di lire. Ma non si è mai messo in riga. Anzi, ha dichiarato: “Mi dispiace che una squadra come la Juve che considero una delle migliori in Europa sia costretta a sporcarsi le mani con traffici mafiosi: ha vinto la metà dei suoi scudetti con la benevolenza e i pasticci arbitrali”. E, nel 2015, confessò candidamente: “Se non si sogna, si muore ragazzi. Si deve sognare. Io ho ancora quello di vedere la Juve in B: è stata la regina di un certo modo di fare calcio, lo sapevamo tutti. E anche se sono anti Juve a vita, devo riconoscere che in qualche modo questa squadra ha contribuito allo spettacolo calcistico”.

Ha sparato: “Da sempre fa la padrona e solo lei sa quanto ha vinto grazie ai signori in giacchetta nera. Da quelle parti è dai tempi dei Savoia che vogliono comandare, ma se finissero le ingiustizie anche la mia Fiorentina sarebbe attrezzata per lo scudetto”. Non è sempre stato così delicato. Addirittura, si è anche pulito platealmente e provocatoriamente il naso con una bandiera della Juve durante una trasmissione di Mike Bongiorno. Peraltro tifoso bianconero doc. E a un altro simpatizzante juventino, il giornalista Bruno Vespa, durante un puntata di “Porta Porta” del dicembre 2011, aveva confidato: “La Fiorentina è arrivata a un tale grado di bassezza che chiunque, perfino la Juventus, è meglio di noi”.

E, ahilui, è trasceso, da ultrà più becero e cieco (“Io avevo anche mutandine viola, sin da bambino”), figura da cui in realtà era lontanissimo come storia e cultura. E ha persino affermato: “Giustifico i tifosi della curva quando contano i morti dell’Heysel (i 32 sostenitori della Juventus morti per la caduta di un muro separatori prima della finale di coppa Campioni contro il Liverpool il 29 maggio 1985). La Juventus si è dovuta arrampicare su quei cadaveri per vincere una Coppa”.       

La sua Viola l’ha salutato con un comunicato ufficiale: “Tutta la Fiorentina piange la scomparsa del grande Maestro Franco Zeffirelli. Genio fiorentino del teatro e del cinema e grande tifoso della Viola”. Il neo presidente Rocco Commisso ha chiosato: “Le mie più sentite condoglianze per la scomparsa di un grande uomo”. È il minimo per chi ha amato così intimamente il calcio – aveva anche giocato, da mezzala, nella Giovanni Berta – e, per guardare una partita della Viola è persino andato in coma.

Nel’69, l’anno del secondo scudetto, stava raggiungendo lo stadio per la partita contro il Cagliari sull’auto guidata da Gina Lollobrigida, fu coinvolto in un incidente e restò a letto per mesi. “Appena mi rimisi in piedi corsi di nuovo allo stadio, giusto in tempo per festeggiare il titolo”. La Viola, un amore grande come il teatro e il cinema. Ciao, maestro.

Una scuola di calcio per combattere la devianza dei minori, offrire ai ragazzi un luogo di aggregazione che educhi al rispetto dei valori della vita e contribuire così  al recupero sociale della città vecchia di Taranto. Racchiude questi obiettivi il progetto di Javer Zanetti, argentino, oggi vice presidente dell’Inter ma storico capitano della squadra nerazzurra, attraverso la fondazione Pupi insieme a Sport4Taranto e Asd Taranto vecchia dell’oratorio della chiesa di San Giuseppe, oratorio che sarà il luogo della scuola calcio.

“Sembra lontano il tempo di quando abbiamo cominciato a parlare di questa idea con Dino Ruta, di Sport4Taranto, a parlare di Taranto e di tutto quello che lui mi ha raccontato. Adesso – ha annunciato Zanetti – siamo ad un punto di partenza importante. Credo che possiamo fare tantissimo per tanti bambini, per tanti giovani che vogliono avere un futuro migliore. Educazione e sport: con entrambi, possiamo fare tante cose belle e siamo qui a poter dare il nostro contributo e tutto quello che serve per offrire a questi bambini l’educazione ad un futuro migliore. Creeremo delle opportunità – ha aggiunto – per dare ai bambini la possibilità di realizzare i propri sogni”.

“Io – ha detto ancora Zanetti – lo faccio in Argentina dal 2001 con la mia fondazione, noi ci occupiamo di tantissimi bambini, e il fatto di essere qui a Taranto per me é molto importante. Voglio portare anche qui quel modello e collaborare con le persone che vorranno sinceramente e veramente puntare ad un futuro migliore. Speriamo che voi possiate essere i portavoce di questa iniziativa. Abbiamo bisogno dell’apporto di tutti. Da soli – ha detto Zanetti – non possiamo fare niente, ma se ci uniamo, possiamo fare tante belle cose”. 

Il progetto lanciato a Taranto è il primo al di fuori di Milano. “Quando ho smesso di giocare e l’Inter ha annunciato il ritiro della maglia, abbiamo fatto – ha detto Zanetti – tante iniziative con delle associazioni su Milano, ma fuori di Milano questa è la prima che faremo. Speriamo di partire col piede giusto. Io non ho nessun dubbio perché conoscendo le persone di qui, sono convinto che possiamo fare delle belle cose per questi bambini”.

Ma il mondo del calcio, è stato chiesto a Zanetti, può ancora trasmettere valori positivi e soprattutto educativi nei confronti dei bambini? “Certo e non soltanto del calcio – ha risposto -. Penso che anche altri settori dello sport possano fare delle iniziative insieme agli educatori, che poi sono quelli che lavoreranno insieme ai bambini. E trasmettere i valori a cui teniamo per uno sport sempre più bello”.

Dino Ruta, tarantino, docente in leadership e sport management all’Università Bocconi di Milano, ha annunciato che la scuola di calcio “parte con 30 bambini, età dai 9 ai 12 anni, durerà come le scuole di calcio da settembre a maggio, quindi ci prepariamo ora per settembre prossimo, ma vogliamo che questi numeri iniziali crescano. Dipenderà – spiega Ruta – da quanti allenatori, maestri ed educatori avremo. C’è la possibilità di fare cose importanti, favorire una crescita tecnica e umana dei ragazzi, e dare anche un contributo alla crescita di Taranto e delle sue famiglie”. 

I Toronto Raptors sono campioni NBA per la prima volta nella loro storia. Hanno superato in gara 6 delle finali playoffs i Golden State Warriors per 114-110 chiudendo la serie sul 4-2. Quella che si è consumata nella notte italiana è stata la partita più intensa di queste finali ed è un’altra volata a decidere il match, come in gara 5. Ma questo è l’anno dei Raptors. Lo si capisce da quei dettagli che possono decidere una serie di playoff: gli infortuni, i canestri inaspettati, le piccole giocate nelle pieghe della partita. Alla fine, in una sfida così equilibrata, sono stati questi gli elementi a far prevalere la squadra canadese. Onore ai Warriors, incerottati, privi per lunghi tratti di alcuni tra i suoi fuoriclasse ma mai domi fino all’ultimo secondo del match.

In avvio nessuna delle due squadre sembra subire la pressione. Si segna a profusione: il primo quarto finisce 33-32 con percentuali dal campo molto alte, il secondo 60-57. Toronto si affida a Lowry (26 p.) e a un ritrovato Siakam (26 p.). Golden State trova in Iguodala (22 p.) un ottimo supporto al duo Curry (21 p.) e Thompson (30 p.). L’equilibrio si mantiene fino a pochi minuti dalla fine del terzo quarto quando la partita cambia definitivamente. Il ginocchio di Klay Thompson si gira in maniera innaturale. Cala il silenzio in tutta l’arena. Curry si siede sul parquet, scuotendo la testa.

È l’ennesimo grave infortunio per i Warriors dopo quello di Kevin Durant. La guardia americana chiude con 8 su 12 dal campo, 4 su 6 nelle triple, 10 su 10 ai liberi. Con Iguodala, fino a quel momento, il giocatore migliore di Golden State. Ma deve uscire dalla Oracle Arena sorretto da un paio di stampelle, scena che fa ricordare il precedente troppo recente di Durant, quando mancano più di 12 minuti alla fine del match.

Nell’ultimo quarto, Toronto sembra avere più energie. Coach Nurse tira fuori dal cilindro una box & one, una difesa a zona con un’unica marcatura a uomo. Ovviamente su Curry. Sembra funzionare perché i tiri che prende l’ultimo fuoriclasse in campo dei Warriors sono sempre più difficili. Ma anche il talento di Kawhi Leonard (22 p.) brilla a intermittenza e i Raptors non riescono a siglare l’allungo decisivo, nonostante le cinque triple di un fenomenale Vanvleet (22 p.).

I Warriors, incitati dal proprio pubblico, non mollano e costringono i Raptors a un finale punto a punto. A 9 secondi dalla fine la palla torna nelle mani di Curry con Golden State sotto di un solo punto. Ma la sua tripla, presa con grande libertà, finisce sul ferro come le ultime speranze dei campioni in carica di portare la serie all’ultimo atto e difendere ancora il loro titolo. La sirena suona. I Toronto Raptors sono campioni NBA e in tutto il Canada può iniziare la festa.

È uscita la classifica annuale dei 100 atleti più pagati del mondo, curata da Forbes. Negli ultimi 12 mesi hanno guadagnato complessivamente 4 miliardi di dollari, il 5% rispetto allo stesso dato del 2018. 

È il calcio a dominare il podio di questa graduatoria. In vetta è salito per la prima volta il campione del Barcellona, Lionel Messi, che ha incassato 127 milioni di dollari. L’argentino ha preceduto l’eterno rivale, Cristiano Ronaldo, i cui compensi, tra sponsor e contratto, si sono fermati a 109 milioni. Terzo posto per il brasiliano Neymar, staccato di 4 milioni dal portoghese. 

Seguono il pugile Canelo Alvarez e il tennista Roger Federer mentre le ultime posizioni della top ten sono occupate da sportivi appartenenti alle leghe professionistiche americane: Russel Wilson e Aaron Rodgers della NFL; LeBron James, Stephen Curry e Kevin Durant della NBA. I cestisti che giocano nel campionato più importante del mondo portano in classifica 35 atleti  per un totale di 1,29 miliardi di dollari. Il risultato è il frutto della particolare gestione dei cartellini della NBA e dei sempre più ricchi contratti di sponsorizzazione. In totale sono 62 gli atleti statunitensi nella lista dei paperoni mondiali. 

In classifica (in posizione 63) c’è il ritorno di Serena Williams. Nel 2018 nella lista erano presenti solo uomini, un esempio evidente di come esista ancora una grande disparità di genere nel mondo dello sport in termini di stipendi e premi. La soglia minima di guadagno, nel 2019, si è attestata alla cifra di 25 milioni di dollari. La più alta in assoluto. 

Proprio come due anni fa con l’Inghilterra, s’infrange in semifinale il sogno dell’Italia Under 20 ai Mondiali di categoria. La squadra allenata da Nicolato è stata battuta per 1-0 dall’Ucraina, il gol decisivo è stato messo a segno da Buletsa, lesto a raccogliere un cross basso effettuato da Konopliia. Non ha potuto fare nulla il portiere para-rigori del Milan, Plizzari, davanti a un tiro preciso e angolato. L’Italia, dopo un primo tempo privo di grandi emozioni, era partita bene nel secondo tempo ed è stata colpita nel suo momento migliore. 

Gli azzurri avevano trovato il gol del pareggio all’ultimo respiro, con una mezza girata di grande fattura e bellezza da parte di Gianluca Scamacca. Il gol però è stato annullato dal Var per un fallo commesso dallo stesso attaccante di proprietà del Sassuolo. Resta ora da giocare la finali per il terzo posto contro la perdente dell’altra semifinale, tra Ecuador e Corea del Sud, che si giocherà in serata.

This was the Scamacca goal for Italy, which was ruled out after the referee checked the replay. Really good finish. pic.twitter.com/iq2Kwbcn86

— James Nalton (@JDNalton)
11 giugno 2019

 

Il primo tempo che va in scena allo stadio GOSiR di Gdynia è tutt’altro che emozionante, soprattutto per quanto riguarda i colori azzurri. Le due compagini si preoccupano più di non sbagliare piuttosto che cercare l’affondo, cosi’ ne viene fuori uno 0-0 privo di reali occasioni da gol.

Nella ripresa l’Italia prova a prendere in mano il pallino del gioco e al 52′ gli azzurrini costruiscono la prima vera palla gol del match: Pinamonti viene lanciato in verticale da Alberico, entrato alla grande al posto di un acciaccato Frattesi, ma dopo aver resistito alla carica di un difensore, il capitano azzurro calcia troppo centrale a tu per tu con Lunin, sciupando una clamorosa occasione.

L’Ucraina sembra calare rispetto ad un discreto primo tempo, ma alla primissima sortita offensiva della seconda frazione, la squadra di Petrakov la sblocca: Konoplia crossa basso da destra trovando Buletsa lasciato colpevolmente solo in area, il suo destro mortifero è imprendibile. L’Italia tenta subito la reazione senza fortuna ma al 72′ rischia il tracollo, quando Supriaga sfugge alla retroguardia azzurra e tutto solo davanti a Plizzari spedisce incredibilmente a lato.

All’80’ gli ucraini rimangono in dieci per il doppio giallo a Popov ma con la traversa colpita da Kashchuk vanno ad un passo dal raddoppio. Al 90′ Capone fallisce l’1-1, un minuto più tardi Scamacca trova la magia dell’1-1, ma la sua sbracciata ai danni di un difensore è punita dal Var. La gioia azzuirra si spegne sul più bello. Ancora una volta. 

Paulo Fonseca sarà il nuovo allenatore della Roma a partire dalla stagione 2019-20. L’allenatore 46enne ha firmato un contratto che lo legherà alla società giallorossa per i prossimi due anni, con un’opzione di rinnovo per il terzo.

“Siamo lieti di dare il benvenuto a Paulo Fonseca nel Club”, ha dichiarato il presidente Jim Pallotta. “Paulo è un allenatore giovane e ambizioso con esperienza internazionale, mentalità vincente ed è conosciuto per la sua idea di calcio coraggiosa e offensiva che potrà entusiasmare i nostri tifosi”. “Dalla prima volta che ci ho parlato ha subito espresso il suo desiderio di venire alla Roma e il suo entusiasmo nell’accettare una nuova sfida, iniziando a lavorare con i nostri calciatori per impostare una squadra di cui i tifosi possano sentirsi orgogliosi”.

Il tecnico di nazionalità portoghese, nato nel 1973 in Mozambico, viene dallo Shakhtar Donetsk, dove ha conquistato Coppa e Campionato in ognuna delle tre stagioni in cui ha guidato il club ucraino. Nel 2017 si è anche aggiudicato la Supercoppa d’Ucraina.

Fonseca vanta una lunga esperienza da allenatore nel calcio portoghese, sulle panchine del Pacos Ferreira, Braga e Porto. “Sono molto felice di essere stato nominato nuovo allenatore dell’AS Roma e desidero ringraziare tutta la dirigenza del Club per l’opportunità che mi è stata data. Sono entusiasta e motivato dalla sfida che ci aspetta e non vedo l’ora di trasferirmi a Roma, di incontrare i nostri tifosi e di cominciare a lavorare. Credo che insieme potremo creare qualcosa di speciale”.

Da calciatore ha ricoperto il ruolo di difensore centrale, giocando più di 100 presenze nella massima serie portoghese. Nel 2005, subito dopo il ritiro dal calcio giocato, ha iniziato la carriera da allenatore nel proprio Paese, dove ha conquistato la Supercoppa con il Porto nel 2013 e la Coppa di Portogallo con il Braga nel 2016.

La penalità di cinque secondi inflitta a Sebastian Vettel durante il Gran Premio del Canada rimane il principale argomento di discussione anche il day after la decisione della Fia e la conseguente vittoria di Lewis Hamilton.

La Ferrari ha già presentato ricorso, anche se le speranze di ribaltare la decisione delle Federazione sono pochissime. Intanto, sui social, la vicenda ha lasciato spazio a una serie di commenti di ex piloti e addetti ai lavori. “Davvero, davvero imbarazzante. Due grandi campioni che stavano lottando, un risultato fasullo. Vettel in quel momento era passeggero della sua macchina, cosa poteva fare di diverso?” ha twittato il campione del mondo del 1992 Nigel Mansell.

Very very https://t.co/CJcFu85l7f joy in watching this race ,two champions driving brilliantly,will end in a false result.

— Nigel Mansell CBE (@nigelmansell)
9 giugno 2019

“Io penso che il compito dei commissari sia quello di tutelare la sicurezza dei piloti, quando si fanno manovre pericolose, non quando si commettono errori dettati da una dura lotta. Quello che è successo non è accettabile, nel nostro amato e grande sport” ha invece commentato l’ex ferrarista Mario Andretti, vincitore del titolo iridato del 1978.

I think the function of the stewards is to penalize flagrantly unsafe moves not honest mistakes as result of hard racing. What happened at #CanadaGp is not acceptable at this level of our great sport. @F1

— Mario Andretti (@MarioAndretti)
9 giugno 2019

Il mondo della Formula condanna quasi all’unanimità la sanzione comminata a Seb: “Nessuno dei commissari ha mai gareggiato in F1? Penalita’ folle” scrive l’ex pilota Mark Webber. Ci va giù duro la leggenda della Nascar Jimmie Johnson: “Sono felice che in Nascar non ci siano commissari” twitta il sette volte campione, aggiungendo l’hashtag #BS, ovvero “bullshit”.

I’m glad we don’t have stewards in @nascar. #BS https://t.co/7IufOUi2vC

— Jimmie Johnson (@JimmieJohnson)
9 giugno 2019

Unica voce fuori dal coro l’ex campione del 1996 Damon Hill, anche se rimane il rimpianto per il mancato duello nel finale di gara: “A mio avviso Vettel avrebbe potuto lasciare più spazio, ma abbiamo perso un gran finale a pochi giri dalla fine a causa della penalità. La situazione era cosi’ al limite da poterli lasciare continuare”.