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AGI – “Nella mia vita sono stato spesso in guerra con me stesso, il mio problema è che non sono mai del tutto contento di ciò che faccio”. Prima di iniziare l’intervista con l’AGI  sui suoi primi 70 anni, con l’autoironia e il disincanto tutti capitolini che l’hanno sempre contraddistinto Adriano Panatta, nato il 9 luglio del 1950, ex numero 4 del mondo, dominatore del 1976 tennistico, quando portò a casa gli Internazionali d’Italia, il Roland Garros e la Coppa Davis sfoggiando una provocatoria maglietta rossa contro il Cile di Pinochet,  premette scherzando che una mezz’ora al telefono per parlare di sé stesso è eccessiva.  Perché in fondo, scherza, “non dobbiamo mica scrivere “Guerra e pace”.  Ricordi, bilanci, rimpianti e progetti consegnati all’AGI dal campione che più ha segnato la storia  del tennis italiano sono invece parecchi, svelano lati intimi e inediti dell’uomo noto soprattutto per la sua mitica “Veronica” e prendono il via, appunto, dal titolo dello scrittore russo.

Adriano Panatta (Foto Afp)

Nei suoi primi 70 anni è stato più in guerra o più in pace, dentro e fuori dal campo?

“Guerra e pace nella mia vita sono in equilibrio, quando giocavo non mi sono mai sentito completamente in battaglia contro i miei avversari ed ero tranquillo anche verso me stesso. Quando invece dopo il tennis ho iniziato a lavorare in modo normale, ho sempre voluto fare tante cose, sempre nuove, alcune mi sono riuscite bene altre meno. Penso che alla fine il bilancio sia positivo, ma è indubbio che io sia un po’ un uomo senza pace”.

Come e con chi li festeggia questi settant’anni?

“Con i nipoti, i figli e la mia compagna Anna. Organizzerò una tranquilla cena in Versilia, non sono un tipo celebrativo, dovrebbe essersi capito”.

Non c’è dubbio… Ma ci sarà stato nella sua vita un  compleanno indimenticabile, forse quello del ’76 il suo anno magico?

“Figuriamoci, neanche mi ricordo dov’ero, quel 9 luglio del ’76”-

A Treviso, dove un romano di Roma come lei vive da sette anni con la sua compagna Anna Bonamigo, ha finalmente  trovato pace?

“Mi trovo meravigliosamente, tanto da essere intenzionato a rimanerci fino al resto dei miei giorni”.

Eppure Roma è un tutt’uno con lei e viceversa: dal nome, alla nascita, fino al  pubblico del Foro Italico che intonava “A-dria-nooo”e alle esperienze politiche, prima da consigliere comunale con Rutelli e poi da assessore provinciale allo Sport con la giunta di Enrico Gasbarra, che da ragazzino faceva il tifo per lei anche sugli spalti di Wimbledon…

“A Roma sono ancora molto legato, ma è una metropoli incasinata, con mille problemi che si porta dietro da sempre, mentre Treviso ha una dimensione umana, civile, esco da casa in bicicletta e se devo andare al cinema faccio 500 metri a piedi, non ho bisogno di prendere l’auto, non c’è l’inferno della capitale insomma”.

A Treviso sta per andare in scena anche la sua nuova impresa  imprenditorial-tennistica. 

“L’anno prossimo, dopo una ristrutturazione completa io e il mio socio Philippe Donnet, numero uno di Generali, inaugureremo il nuovo circolo. Ci saranno campi da tennis, da padel, una Spa e soprattutto una scuola tennis dove ai bambini verrà insegnato il tennis classico, non esasperato, diverso da quello che viene inculcato oggi, tutto basato sulla potenza. Dovranno innanzitutto divertirsi, perché senza divertimento l’abbandono del tennis è assicurato”.

Il metodo “pof” dal rumore della palla colpita di piatto che decantava nel suo  mitico cameo ne “La profezia dell’Armadillo” e che richiama quello del suo tennista contemporaneo preferito, Roger Federer, riuscirà a plasmare nuovi talenti?

“Da noi i bambini dovranno innanzitutto divertirsi. E comunque i  campioni non si cercano, arrivano, a Treviso come a Roma o a Caltanissetta. Poi però qualcuno che capisce di tennis deve saperli riconoscere…”.

Tra gli azzurri di oggi chi è il nuovo Panatta?

“Sinner ha un grande talento, si diverte e tutto fa prevedere un suo sbarco nei top ten, ma in quanto a risorse azzurre  e talento ci sono  ovviamente Matteo Berrettini che è numero otto del mondo  e Fognini, un grande tennista. Di Sinner mi piacciono molto le caratteristiche della sua famiglia, molto simile alla mia, potranno contribuire a farlo diventare un campione di cui si parlerà parecchio. Vivono in un rifugio di montagna, sono persone positive, normali e soprattutto non rompono le palle, stesso comportamento dei miei genitori anche se in montagna non ce li avrei visti tanto bene”.

I suoi genitori come gestivano un figlio campione, anzi due visto che anche suo fratello Claudio se l’è cavata bene?

“Mia madre non ha mai neanche imparato come funziona il punteggio del tennis, veniva a vedermi soltanto quando giocavo a Roma e mio padre mi ha seguito soltanto in due trasferte di Coppa Davis, in Australia e a San Francisco. E soprattutto, non mi ha mai detto nulla, mai commentata ad esempio una mia sconfitta, avevamo un rapporto molto tranquillo”.

Dal suo  mitico papà Ascenzio, custode al Tc Parioli di Roma,  ha ereditato il nomignolo “Ascenzietto”.

“Quella è stata un’invenzione di Nicola Pietrangeli, si divertiva a chiamarmi così, ma lo faceva giusto lui, e sono pochi anche quelli che mi hanno chiamato pure “Cristo dei Parioli”. Mi definì così un giornalista, riferendosi alla faccia sofferente che avevo in campo, ma non sono mai stato un pariolino, tutt’altro” (erano così chiamati i ragazzi dei quartieri di Roma nord, Parioli in testa, che guardavano politicamente a destra, ndr).  Però grazie agli articoli che dopo la vittoria su Pietrangeli agli Assoluti del ’70 cantavano il ricambio generazionale del tennis italiano, sfiorai  la carriera artistica, fui chiamato addirittura da Zeffirelli”.

Racconti quell’incontro.

“Notandomi sui giornali Zeffirelli mi fece convocare per un provino in ‘Fratello sole, sorella luna’. Dovevo interpretare un guerriero fustacchione e peloso amico di San Francesco che tornava dalle crociate, ma io a quell’epoca dimostravo anche meno dei miei vent’anni, non avevo manco la barba e l’addetto al casting mi rimandò indietro senza neanche fare il provino. Non incontrai neanche Zeffirelli. Peccato, ma da lì a pensare che sarei potuto diventare un attore ce ne vuole, anche il cameo de ‘La profezia dell’Armadillo è stata una cosa estemporanea, il cinema preferisco guardarlo”.

Tra pubblicità, fidanzate come Mita Medici e Loredana Bertè, amici del cuore come Ugo Tognazzi e Paolo Villaggio quel mondo lì poi l’ha frequentato parecchio, portandosi dietro la nomea di viveur che al sacrificio in campo preferiva la bella vita e le ore piccole…

“Avevo anche altri interessi oltre al tennis e il mio era un gioco più dispendioso di altri, l’indolenza e lo scarso spirito di sacrificio invece fanno solo parte della narrazione…”.

Era molto legato a Tognazzi e Villaggio, se potesse decidere di richiamarne uno in vita chi sceglierebbe?

“Sono tanti quelli che hanno arricchito la mia vita dentro e fuori dal campo, accanto a Tognazzi e Villaggio, tennisticamente anche il mio coach  Mario Belardinelli e Bitti Bergamo. Mi mancano allo stesso modo, in sentimenti e dolori come quello del lutto è impossible stilare una classifica simile a quella tennistica. Mi hanno dato tanto tutti, per motivi diversi”.

Restando in tema (e con i dovuti scongiuri) un campo da tennis che consegni il suo nome alla storia,  così come è stato in vita per quello intitolato a Pietrangeli, se lo aspetta prima o poi?

“Normalmente i campi si intitolano post mortem, e comunque non ci tengo proprio, neanche da vivo”. 

Ma oggi gioca ancora a tennis?

Molto raramente, il mio socio Philippe Donnet è tra i pochi che riesce a farmi prendere la racchetta in mano. Gioco più spesso invece a padel, mi diverte molto di più”,

Lo lascia vincere il suo socio?

“Giochiamo in coppia in doppio, e solo contro amici simpatici”.

Che valore aveva l’amicizia tra i tennisti negli anni Settanta/Ottanta?

 “In quell’epoca nel circuito c’erano campioni che erano anche delle persone umanamente molto belle, tennisti come Nastase, Borg, il povero Gerulaitis, Newcombe e  tra gli altri Paolo Bertolucci che ho sempre considerato un po’ un fratello, Zugarelli e anche Barazzutti. Non è vera la leggenda che non ci vuole amici, è solo che abbiamo caratteri diversi e non ci siamo mai frequentati quando abbiamo smesso di giocare, non ho niente contro Corrado, ci mancherebbe altro”.

Ma c’è qualcuno, tra gli ex del circuito, verso cui in partita ha nutrito sentimenti di odio profondo? 

“L’odio non funziona sul campo da tennis, è un sentimento irrazionale che non ti fa essere lucido e il tennis invece esige molta lucidità. Però qualcuno che mi stava proprio antipatico c’era”.

Fuori i nomi.

“Lendl, con cui però non ho giocato parecchio, Connors e Jauffret, ex numero uno francese che mi infastidiva molto”.

La partita che potendo, rigiocherebbe?

“Il quarto di finale a Wimbledon perso contro Pat Duprè nel 1979. Non ho mai amato Wimbledon, con il suo prato e i suoi inchini sotto il palco reale, ma quell’anno se non avessi perso al quinto una partita che stavo conducendo 6/3 – 4/1, avrei vinto il torneo. La presi troppo sottogamba, un  errore molto grave nel tennis…”.

A conclusione della sua autobiografia ‘Più dritti che rovesci’ che ha scritto con Daniele Azzolini nel 2009, spiegava che per preservare i suoi tre figli da un confronto ingombrante con la figura paterna non li avrebbe indirizzati versi il tennis, ma che  sperava invece in un nipote… Come sta andando?

“Ho due nipoti: Leonardo cinque anni, figlio del mio secondogenito Alessandro, gioca con una racchettina, il tennis gli sta piacendo, vedremo… Per il figlio della mia terzogenita Rubina, che si chiama Adriano come me e ha 8 anni invece c’è poco da fare, gioca a calcio, è bravo, è pure della Juve e mi è toccato regalargli perfino la maglia di Ronaldo.  Da nonno ho dovuto violentare  il romanista  che vive in me da sempre”.

AGI – Alex Zanardi è stato sottoposto ad un nuovo intervento chirurgico, eseguito dai professionisti del maxillo-facciale e della neurochirurgia, volto alla ricostruzione cranio-facciale e alla stabilizzazione delle zone interessate dal trauma riportato in seguito all’incidente del 19 giugno scorso. Lo rende noto la direzione sanitaria dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese.

L’operazione effettuata – si legge in una nota – fa parte degli interventi programmati dall’équipe multidisciplinare che ha in cura l’atleta per permettere ogni prosecuzione del percorso terapeutico. “Le fratture erano complesse”, spiega il professor Paolo Gennaro, direttore della UOC Chirurgia Maxillo-Facciale dell’Aou Senese, aggiungendo come “questo abbia richiesto un’accurata programmazione che si è avvalsa di tecnologie computerizzate, digitali e tridimensionali, fatte a misura del paziente. La complessità del caso era piuttosto singolare, anche se – conclude il professor Gennaro – si tratta di una tipologia di frattura che nel nostro centro affrontiamo in maniera routinaria”.

Dopo l’intervento, durato circa 5 ore, Alex Zanardi è stato nuovamente ricoverato nel reparto di Terapia intensiva dove resta sedato e ventilato meccanicamente: le sue condizioni rimangono stabili dal punto di vista cardio-respiratorio e metabolico, gravi dal punto di vista neurologico, la prognosi rimane riservata.

Il paziente viene valutato quotidianamente dai professionisti che lo hanno in cura e sulla base di questo, anche in accordo con la famiglia Zanardi, l’Aou Senese comunica che il prossimo bollettino verrà diramato non appena ci saranno significative variazioni del quadro clinico dell’atleta. 

AGI – Clamorosa rimonta del Bologna ai danni dell’Inter: a San Siro finisce 2-1 per i rossoblu, grazie alle reti del classe 2001 Juwara e di Barrow, capaci di ribaltare l’iniziale vantaggio di Lukaku.

Sconfitta amarissima per la squadra di Conte, ripensando soprattutto al rigore del possibile 2-0 fallito da Lautaro e a quei 20 minuti di superiorità numerica non sfruttati. La Lazio rimane così avanti 4 lunghezze in classifica.

L’inizio di gara è quasi tutto di marca locale a livello di gioco e di intensità. Al 13′ il primo a farsi vedere è Lukaku, che servito in area si gira e deposita in rete, ma dopo essersi aiutato con un braccio. Sarà lo stesso attaccante belga a portare i nerazzurri in vantaggio una decina di minuti più tardi: Young crossa da sinistra, Lautaro stacca di testa e prende il palo, la cui respinta si trasforma in un assist per Lukaku. A ridosso della mezz’ora l’Inter va anche ad un passo dal raddoppio con una giocata pazzesca di Young, che ubriaca Tomiyasu e accentrandosi sul destro chiama al miracolo Skorupski. Bravo anche Danilo a deviare provvidenzialmente la conclusione di Lautaro, mentre dall’altra parte ci pensa Handonovic a salvare la prima vera palla gol emiliana di Orsolini, che fallisce a tu per tu il possibile 1-1.  

Nella ripresa il Bologna tenta il tutto per tutto per riaprire la gara e al 53′ ci va ancora vicinissimo con Barrow, che spara un missile dalla distanza centrando un palo clamoroso. Qualche istante dopo, però, Soriano complica i piani di rimonta dei suoi facendosi espellere per qualche parola di troppo rivolta al direttore di gara. Al 62′ l’Inter avrebbe il colpo del ko in canna per il rigore concesso dopo il fallo di Dijks su Candreva, ma Lautaro calcia malissimo facendosi ipnotizzare da Skorupski. La squadra di Mihajlovic rimane in vita e al 74′ trova la fiammata per il pareggio: Gagliardini liscia clamorosamente un rinvio al limite della propria area, il neo entrato Juwara è lì appostato e lascia partire un sinistro mortifero per Handanovic. È qui che la gara cambia completamente faccia, perché Bastoni rimedia un doppio giallo che ristabilisce la parità numerica e all’80’ arriva l’incredibile ribaltone del Bologna.

A segnare il match point ci pensa Barrow, che con un diagonale mancino fredda il portiere nerazzurro. Nel finale Sanchez avrebbe un paio di occasioni per il nuovo pareggio, una delle quali è miracolosamente salvata da Skorupski, grande protagonista del successo bolognese.

AGI – Un grande Milan riscatta il passo falso con la Spal piazzando un vero e proprio colpaccio in casa della Lazio, che cade per la prima volta in assoluto tra le mura amiche e rischia di dire addio al sogno Scudetto. Finisce 3-0 con le reti di Calhanoglu, Ibrahimovic e Rebic: i rossoneri superano momentaneamente il Napoli e accorciano sulla Roma, in attesa proprio del faccia a faccia tra partenopei e giallorossi.La squadra di Inzaghi, invece, scivola a -7 dalla Juventus.

Equilibrio totale nella prima metà del primo tempo all’Olimpico, combattuto soprattutto nella zona centrale del campo. Non succede praticamente nulla fino al 23′, minuto in cui i rossoneri sbloccano la gara: Calhanoglu si destreggia al limite dell’area e lascia partire un destro, deviato da Parolo, che non lascia scampo a Strakosha.

Superata la mezz’ora di gioco viene annullato un gol per fuorigioco a Ibrahimovic, che qualche istante più tardi ha subito la possibilita’ di rifarsi. Fallo di mano in area di Radu sul cross di Saelemaekers e rigore sacrosanto: lo svedese non calcia benissimo e rischia di esser neutralizzato da Strakosha, sfortunato nel vedersi carambolare il pallone sulla gamba e poi in rete.

Senza Immobile e Caicedo, i due centravanti di ruolo, la squadra di Inzaghi fa tanta fatica a farsi vedere con pericolosità in avanti, tant’è che Donnarumma non viene quasi mai chiamato in causa. L’unico pericolo vero prima dell’intervallo e’ portato da Luis Alberto, che tenta la rasoiata dalla distanza senza inquadrare lo specchio.

La Lazio prova ad alzare un po’ il ritmo ad inizio ripresa e al 53′ spreca una grande chance per riaprirla, con Luis Alberto che tarda l’assist per Lazzari facendolo finire in fuorigioco, proprio pochi istanti prima del gol che sarebbe valso l’1-2. Il Milan viene graziato e dall’altra parte non perdona: al 60′ mette la firma sulla gara anche il neo entrato Rebic, che riceve da Bonaventura e tutto solo non può sbagliare il 3-0 ospite.

La squadra di Pioli avrebbe anche un paio di chances clamorose con Theo Hernandez per aumentare ancora di più il passivo, ma il terzino francese le spreca incredibilmente. La sostanza però non cambia, il diavolo fa festa a Roma.  

AGI – Quello che sta per iniziare lo possiamo definire il grande fine settimana della ripartenza sportiva in Italia. Calcio a parte che ha già ripreso a metà maggio con la semifinale di ritorno della Coppa Italia e con il campionato che sta proseguendo a ‘gonfie vele’ – nel senso che non ci sono comunicazioni di giocatori contagiati – domani e domenica diverse discipline sportive riprendono le competizioni. In Italia le difficoltà comunque restano. Gli sport di contatto per il momento sono aperti a livello regionale e poi c’è la problematica delle palestre scolastiche che non possono essere utilizzate dalle società sportive. Come ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò a margine della Giunta nazionale ha definito il mancato utilizzo “una cosa assurda”. Il numero uno di Palazzo H, sede del Coni, si è detto “dispiaciuto che della madre di tutte le battaglie, ovvero risolvere il problema atavico del rapporto tra sport e scuola, in tutto questo periodo nessuno si è preoccupato” aggiungendo che il “rischio è quello di perdere un’intera generazione”.

Particolarmente attiva è l’atletica leggera che tra domani e domenica, con continui aggiornamenti dei protocolli sanitari anche legati alle ordinanze delle singole regioni, avrà due manifestazioni di alto livello nazionale (Rieti e Vittorio Veneto) e alcune minori ma comunque con la presenza di azzurri. Gli eventi saranno comunque tutti a porte chiuse. Ammessi tecnici, giudici e dirigenti.

ATLETICA LEGGERA

Saranno il meeting di Rieti e quello di Vittorio Veneto i due grandi eventi della ripresa della ‘Regina dello sport’. Sulla pista di color azzurro del ‘Raul Guidobaldi’ della città reatina l’attesa maggiore è per l’esordio di Filippo Tortu. Il primatista italiano dei 100 metri con 9”99 su un rettilineo a lui caro – lo scorso anno corse in 9”97 ma accompagnati da un leggero vento oltre la norma (2,4 m/s) – inizierà una stagione orfana dei grandi eventi, dalle Olimpiadi agli Europei, ma nel corso della quale si è prefissato di scendere in 9”92. Un tempo sicuramente alla porta dello sprinter brianzolo ma non proprio un “detto fatto”. A Rieti ci sarà anche Gianmarco Tamberi. ‘Mezza barba’ o ‘Halfshave’ come ama farmi chiamare, Gimbo proverà a confermare quel 2,30 valicato domenica scorsa nella sua Ancona. A distanza di un anno dall’eccellente record italiano sui 400 piani (44”77), per Davide Re sarà un ritorno alle gare dal 2 ottobre scorso (semifinale dei Mondiali di Doha, 44”85) anche se su 100 e 200. Sui blocchi tornerà a distanza di pochi giorni anche Luminosa Bogliolo sui 100 ostacoli.

Considerando che alcune Regioni stanno riaprendo agli sport di contatto, la Fidal, ha indicato Sicilia, Liguria, Puglia, Veneto, Marche, Friuli-Venezia Giulia e Lazio, Regioni dove si possono disputare gare in ‘modalità tradizionale’ per quanto concerne staffetta 4×400 e tutte quelle del mezzofondo, fondo e marcia in pista “con limitazione al numero di partecipanti per serie”. (800 metri 6/8 atleti; 1500. 6/8; 2000, 3000 (anche con siepi), 5000, 8 atleti; 10.000. 8 atleti; marcia 8 atleti).

FORMULA 1

Questo è anche il fine settimana dell’attesa ripartenza del Mondiale di Formula 1. Si riprende, a porte chiuse, dall’Austria con due Gran premi che si terranno sul circuito di Spielberg. Per il momento si conoscono le date delle prime otto tappe di un calendario che ha già visto la cancellazione di sette Gp (Australia, Olanda, Montecarlo, Azerbaijan, Francia, Singapore e Giappone). Gli eventi, fino a ordine contrario, per il momento sono a porte chiuse. Dopo tre mesi rispetto a quanto previsto, i bolidi oggi sono tornati a sfrecciare nelle prove del Gp d’Austria che si disputerà domenica. Il Red Bull Ring domenica 12 ospiterà un secondo Gran Premio ribattezzato ‘Gp di Stiria’. Il 19 luglio il Mondiale di trasferirà su un circuito noto, l’Hungaroring nei pressi di Budapest per il Gp d’Ungheria. Il 2 agosto a Silverstone è previsto il Gp di Gran Bretagna mentre la domenica successiva è in agenda il Gp del 70° anniversario dall’inizio della Mondiale di Formula 1. Il 16 agosto Gp di Spagna sul circuito di Montmelò. Agosto terminerà con un classico, il Gp del Belgio a Spa-Francorchamps. Il 6 settembre sarà il giorno del Gran Premio d’Italio a Monza.

EQUITAZIONE

L’attività degli azzurri del salto ostacoli riprendono a gareggiare all’estero, in Francia, Belgio e Germania. A St. Tropez-Grimaud in gara Lorenzo De Luca, Emanuele Gaudiano, Alberto Zorzi e Roberto Previtali. A Lier in Belgio saranno in gara  Antonio Alfonso, Giampiero Garofalo, Lucia Le Jeune Vizzini e Filippo Tabarini mentre a nella località tedesca di Luhmuehlen tra gli iscritti figura Emanuele Camilli.

CANOTTAGGIO

Le barche ritornano in acqua ma le competizioni nazionali e regionali saranno riprogrammate da settembre a seguito dell’impossibilità di rispettare il distanziamento sociale in barca. Da lunedì 6 torneranno ad allenarsi gli atleti azzurri. La ripartenza è prevista da Sabaudia.

RUGBY

La Nazionale di rugby inizia a muovere i primi passi e lunedì 6 (fino a giovedì 9) sarà a Parma per il primo raduno dopo il forzato ‘rompete-le-righe’ di marzo causa il divampare della pandemia di Covid-19. Sarà un ritiro all’insegna della massima tutela degli atleti e staff tecnico. All’arrivo a Parma saranno effettuati test sierologici per tutti.

PESISTICA

In attesa di ritornare alle competizioni – molto probabilmente dall’autunno – la nazionale italiana di pesistica olimpica è in ritiro al Centro di Preparazione Olimpica di Formia. In questi giorni in allenamento anche la squadra paralimpica.

ARRAMPICATA SPORTIVA

L’attività italiana dell’arrampica sportiva, sport che proprio dall’edizione di Tokyo 2020 farà il suo esordio alle Olimpiadi, riprenderà la prossima settimana da Innsbruck (Austria) con il primo collegiale post-Covid della nazionale olimpica. In allenamento ci saranno i tre big azzurri, Ludovico Fossali, Michael Piccolruaz e Laura Rogora (Rogora e Fossali hanno già il pass olimpico).

BASEBALL

Il campionato nazionale di baseball con sette squadre e girone unico scatterà l’8 luglio con una delle partite più classiche dello sport del ‘batti e corri’: Parma-Bologna. Tre partite settimanali su 7 inning fino al 22 agosto, poi semifinali e finali.

MOTOMONDIALE

In gran parte definito il calendario del Motomondiale che riprenderà il 19 da Jerez de la Frontera. Per la Moto2 e Moto3 sarà una ripresa mentre per la MotoGp un vero e proprio inizio. Nella località spagnola il 26 andrà di scena un secondo Gp, quello denominato dell’Andalusia. Il 9 agosto a Brno si svolgerà il Gp della Repubblica Ceca, quindi due tappe in Austria, il 16 e il 23 rispettivamente per Gp d’Austria e il Gp di Stiria. A settembre spazio per due Gp in Italia, entrambi a Misano Adriano: il 13 ci sarà il Gp di San Marino e della Riviera di Rimini, il 20 il Gp dell’Emilia Romagna e della Riviera di Rimini. Settembre terminerà con il Gp di Catalogna. Tre gli appuntamento ad ottobre. Si partirà l’11 con il Gp di Francia a Le Mans, si proseguirà il 18 con il Gp d’Aragona e si concluderà il 25 sempre ad Aragon con il Gp di Teruel. Due gli eventi previsti a novembre, entrambi a Valencia, l’8 con il Gp d’Europa e il 15 con il Gp della Comunità Valenciana.

SPORT AQUATICI

Gli sport acquatici stanno per riprendere tra tante difficoltà. In questa prima parte della ripartenza vengono organizzate gare a distanza mentre una vera e propria ripresa delle gare dovrebbe coincidere con gli Internazionali di Roma che saranno validi anche per i Campionati italiani assoluti. I tuffi dovrebbero riprendere nel fine settimana 5-7 agosto a Bolzano. Prosegue l’attività della nazionale azzurra del nuoto sincronizzato. Due i collegiali fino al 18 luglio, il primo a Savona con 18 convocati e il secondo con 6 atleti presso il Centro Federale di Pietralata (Roma).

CANOA

Fortemente compromessa l’attività nazionale, a livello internazionale le federazioni competenti hanno cercato di salvare alcuni eventi. Nello slalom, gli Europei Senior originariamente previsti a metà maggio in Gran Bretagna, sono stati riprogrammati a settembre a Praga (Junior e Under 23 in gara ai primi di ottobre a Cracovia). La canoa discesa ripartirà dai Campionati europei Junior e under 23 in Slovenia (4-7 novembre). Due gli eventi di Coppa del mondo per la canoa slalom Tacen (Slovenia) ad ottobre e Pau (Francia) a novembre. Gli Europei di Ivrea del 2021 (6-9 maggio) varranno come qualificazione olimpica.

PENTATHLON MODERNO

La federazione pentathlon moderno ha allungato fino al 2 agosto la sospensione di tutta l’attività nazionale e regionale.

PUGILATO

In attesa di una uniforme normativa sugli sport di contatto, il pugilato nazionale ha posticipato l’attività da settembre in poi.

GINNASTICA

La ginnastica riparte a settembre. Saranno le gare Silver a dare il segnale della grande rinascita ginnica, il ritorno alla normalità delle pedane e l’inizio della cosiddetta ‘Fase 3′.  Prima gara, la terza prova della Serie A di ritmica, il 10 e 11 ottobre. L’artistica femminile e maschile riprenderà il 17 e 18. L’autunno per la ginnastica italiana sarà una ‘maratona’ anche perché i calendari nazionali sono stati incastrati in quelli internazionali in particolare con i tre Campionati europei (Ritmica a Kiev in Ucraina dal 26 al 29 novembre; Artistica maschile dal 9 al 13 dicembre, femminile dal 17 al 20 dicembre a Baku in Azerbaijan). 

AGI – Col trascorrere delle settimane le speranze di vedere accolta in maniera positiva la richiesta di posticipare al 2022 l’atteso e fortemente voluto Campionato mondiale di sci alpino assegnato al 2021 alla ‘Perla delle Dolomiti’, Cortina d’Ampezzo, si erano sempre più affievolite. Il coronavirus nell’ultimo mese è diminuito nel contagio. Un dato positivo nel quale, però, ancora non cullarsi. La Federazione Italiana Sport Invernali, raccolto il desiderio della Fondazione Cortina 2021 e di altri enti con l’appoggio della Regione Veneto, si è fatta portavoce della richiesta. Oggi quel desiderio è tramontato e la richiesta è stata bocciata.

Una decisione maturata giorno dopo giorno perché l’intenzione del mondo dello sci non era quella di portare il Mondiale nello stesso anno delle Olimpiadi, quelle di Pechino nel 2022. Così è stato e la kermesse iridata, sarà la numero 46 della storia (la 47esima sarà in Francia), si terrà tra puntuale tra sette mesi, dal 9 al 21 febbraio del 2021. La richiesta avanzata dalla Fisi il 25 maggio scorso era legata al fatto che il Veneto e l’Italia erano stati fortemente colpite dalla pandemia di Covid-19 con implicazioni finanziarie senza precedenti per la comunità imprenditoriale locale e nazionale oltre che per la popolazione. Sono stati illustrati quali rischi avrebbe portato una seconda ondata del virus in autunno: la cancellazione del Mondiale nell’Ampezzano con ulteriore importante danno economico dopo la cancellazione delle finali di Coppa del mondo del marzo scorso.

Su questo punto oggi è intervenuto il presidentissimo della Federazione Internazionale dello Sci, Gian Franco Kasper. “La Fis ha deciso di sostenere finanziariamente la federazione italiana per un massimo di 10 milioni di franchi svizzeri in caso di cancellazione dei Mondiali di Cortina per un ritorno dell’epidemia di coronavirus – ha detto Kasper, 76 anni, svizzero di Sankt Moritz a capo della Fis da ben 22 anni (è prossimo a lasciare il trono) -. Si tratta di una forma di garanzia che la federazione ha voluto dare all’Italia, auspicando che non ce ne sia bisogno e che il Mondiale si disputi regolarmente”.

Alessandro Benetton, presidente della Fondazione Cortina 2021, ha subito accolto positivamente la conferma del 2021 affermando, “c’è un grande gioco di squadra di istituzioni e territorio, dimostreremo che nonostante tutte le eccezionalità di questo periodo sapremo rendere onore al prestigio del nostro Paese”. Benetton ha precisato, “saremo pronti dimostrando che un Mondiale può cambiare la storia di un territorio nonostante le avversita’ e che Cortina 2021 sarà decisiva per rimettere in circolo energie positive nel Paese e tornare a guardare al domani con la fiducia e l’orgoglio di essere italiani”.

Sin dalla proposta gli atleti si erano detti perplessi e contrari per un doppio appuntamento importante come Olimpiadi e Mondiali a distanza di poche settimane. L’azzurra Federica Brignone, detentrice della Coppa del mondo generale al termine di una stagione sportivamente fantastica, ha detto di essere “molto contenta che la Fis abbia confermato i Mondiali nel 2021 soprattutto per Cortina perché dopo avere saltato le finali dello scorso mese di marzo si merita un evento così importante nella data fissata originariamente”. La campionessa valdostana ha precisato che, “dal punto di vista di un atleta, disputare nel 2022 due grandi eventi come Olimpiadi e Mondiali nello spazio di così poco tempo avrebbe creato qualche problema”.

Sul tema posticipo non si era mai espressa Sofia Goggia che ha detto di voler attendere la decisione odierna. “Sono contenta per Cortina perché ospiterà il primo grande evento internazionale dopo l’epidemia di coronavirus, visto anche lo spostamento delle Olimpiadi estive di Tokyo – ha detto l’oro olimpico in carica della discesa libera -. Va bene la conferma al 2021 anche perché sarà un appuntamento importantissimo e una grande festa per lo sci e la squadra italiana farà di tutto per farsi valere e mostrare il proprio valore”.

Nei giorni del Mondiale di sci, Cortina ospiterà un altro evento internazionale: la seconda fase della qualificazione olimpica femminile. Il torneo si terrà dall’11 al 14 febbraio allo stadio Olimpico, quello della solenne cerimonia d’apertura dei Giochi del ’56, con le azzurre che affronteranno Kazakistan, Spagna e Taipei. Una concomitanza dal sapore olimpico, piccolo antipasto di quello che accadrà nel febbraio del 2026 quando ci saranno, già ampiamente assegnati con la vittoria sulla Svezia, i Giochi olimpici di Milano-Cortina. 

Vittoria facile facile per l’Inter ai danni del Brescia: a San Siro finisce 6-0. Decisive le reti di Young, Sanchez, D’Ambrosio, Gagliardini, Eriksen e Candreva. Alla squadra di Conte basta di fatto il primo tempo per mettere in cassaforte i 3 punti e mantenere il passo della Lazio, ancora distante 4 lunghezze. Rimane sempre all’ultimo posto invece il Brescia, ormai quasi spacciato e condannato al ritorno in Serie B.

La prima grandissima palla gol del match, a sorpresa, e’ per la formazione ospite con Donnarumma, che dopo appena tre minuti calcia incredibilmente alto tutto solo davanti ad Handanovic. I nerazzurri vengono graziati e dall’altra parte puniscono nell’azione successiva: Sanchez crossa in area, Young si coordina per la battuta al volo e fulmina Joronen con il destro. Al 20′ arriva anche il raddoppio della squadra di Conte, stavolta firmato su rigore da Sanchez dopo un fallo di Mateju su Moses in piena area.

Prima dell’intervallo c’è spazio anche per il tris di D’Ambrosio, che sfrutta l’assist di Young per battere Joronen con la testa e chiudere i conti anticipatamente. Nella ripresa l’Inter non deve far altro che controllare il largo vantaggio, ma quando possono i nerazzurri cercano sempre di affondare altri colpi. Al 53′ Gagliardini firma il poker sul secondo assist di serata di Sanchez, poi sono Moses e Candreva (traversa dalla distanza) a sfiorare il quinto gol locale. Nel finale la squadra di Conte dilaga e trova anche altre due reti con Eriksen e lo stesso Candreva, che fissano il punteggio sul tennistico 6-0.

AGI – È andava avanti fino all’alba la festa per la promozione del Benevento in serie A. E la sintesi è in un’immagine che resterà a a lungo nella memoria dei tifosi: i minibus scoperti bardati in giallorosso davanti all’Arco di Traiano, con i calciatori che esultano indossando una maglia con una grande A stampata sul petto. Hanno conquistato la serie A con 7 giornate di anticipo, eguagliando il record dell’Ascoli, con un ruolino di marcia a suon di vittorie e di gol.

Il trionfo in una città che ha accantonato ogni raccomandazione e appello alle misure anticontagio. La sfilata tocca tutti i quartieri di Benevento, da rione Liberta’ alla Pacevecchia, da Capodimonte al centro storico e tutto intorno ci sono bandiere, cori, trombe, fumogeni rossi e gialli, fuochi d’artificio e la gente, troppa, che affolla le strade con o senza mascherina, sempre con bottiglie di spumante o di birra, per un’esultanza che va anche oltre la gioia sportiva. Tre mesi di rigido rispetto delle regole per poi esplodere in una festa che allontani angosce e paure. Nonostante i divieti.

Striscioni giallorossi ricoprono tutti i balconi, le strade e persino i palazzi istituzionali, come Palazzo Mosti e Palazzo Paolo IV. Piazza Risorgimento è il punto di approdo della squadra che abbraccia i suoi tifosi che hanno atteso per ore l’arrivo dei loro beniamini.

Bastava un punto, il Benevento ne ha conquistati tre giocando quasi tutta la partita contro la Juve Stabia in 10 uomini. Il gol della vittoria ha segnato l’inizio dei festeggiamenti ben prima che l’arbitro fischiasse la fine della gara. In uno stadio deserto, con la sola tribuna stampa affollata di cronisti e telecamere, l’esultanza di Pippo Inzaghi e del presidente Oreste Vigorito si è avvertita distintamente, anche se all’esterno dell’impianto soltanto un gruppetto di irriducibili con tv portatili e smartphone sintonizzati sulla gara.

Poi la festa negli spogliatoi e le lacrime di Vigorito che dedica la promozione al fratello Ciro, cui è intitolato lo stadio e che aveva cominciato l’avventura nel calcio 15 anni fa. “Questa corsa era una promessa che avevo fatto a mio fratello, gli ho detto che saremmo tornati e siamo tornati – ricorda Oreste Vigorito – Questo stadio si chiama come lui perché la città lo ha voluto. Senza di lui tutto questo non sarebbe stato possibile. Non era scontato fare festa, quando ci arrivi sembra tutto semplice ma poi ti ricordi tutti i sacrifici. Un momento come questo ti ripaga di tutto”.

Indossa una maglietta giallorossa con sulle spalle proprio il nome del fratello scomparso alcuni anni fa e rivela che e’ stato un regalo dei nipotini. Assieme all’allenatore Inzaghi, in piazza Risorgimento sale su un minibus, per godere degli omaggi in piazza dei tifosi.

AGI – La Corea del Sud riapre lo sport al pubblico: le autorità di Seul hanno annunciato che già da questa settimana ci sarà un ritorno nel pubblico negli stadi del calcio e del baseball dopo lo stop per il coronavirus, sia pure in modo limitato e con rigorose misure di sicurezza. A maggio erano ripartiti i principali campionati ma rigorosamente a porte chiuse. Le leghe sportive potranno inizialmente vendere un terzo dei biglietti rispetto alla capienza totale degli impianti ma la quota aumenterà con il progredire dei dati epidemiologici.

Pronti alla marcia indietro

Se invece si dovesse tornare alla fase 1 del distanziamento sociale, quella piu’ rigorosa, gli stadi verrebbero richiusi e si tornerebbe a vietare gli eventi al chiuso con piu’ di 50 persone e all’aperto con piu’ di 100. A febbraio la Corea del Sud era stato il secondo Paese piu’ colpito dall’epidemia, dopo la Cina, ma poi e’ riuscita a contenere la diffusione sotto i 13mila casi e i 300 morti grazie ai test e ai tracciamenti dei contatti delle persone infette. Tuttavia a meta’ maggio alcuni nuovi focolai hanno portato a rivedere l’allentamento delle restrizioni.