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AGI – Quello appena trascorso è stato un anno pieno di soddisfazioni per il tennis italiano. Fognini e Berrettini guidano un gruppo di giovani promesse, tra cui spicca il talento di Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, che fanno sperare in un futuro sempre più roseo tra tornei internazionali e Coppa Davis. Un anno, tra Covid, cancellazioni e riprese, che consolida un lavoro iniziato qualche lustro fa dalla Federazione e di cui ora si è iniziato a raccogliere i frutti.

Un anno di ‘Rinascimento’, come lo chiama Vincenzo Martucci, per tanti anni ‘firma’ della Gazzetta dello Sport con cui ha seguito 8 olimpiadi, più di 80 tornei dello slam e oltre 20 finali di Coppa Davis, nel suo libro ‘Il Rinascimento del tennis italiano” (Pendragon, 2020) che può contare di alcuni contributi di Paolo Bertolucci, ex grande giocatore e oggi tra i più apprezzati commentatori televisivi.

Martucci, oggi consulente della Fit, ha spiegato all’Agi punti forti e punti deboli dei protagonisti di questa rivoluzione tennistica, il ruolo della stessa Federazione e cosa il 2021 potrà regalarci, pandemia permettendo.

Generazione Cecchinato

Sono due i nomi da cui si parte per comprendere al meglio le radici di questo cambiamento. “Nel mio libro dedico un capitolo a Fognini e Cecchinato che sono stati i primi a trainare questa rivoluzione e questa nuova immagine del tennis italiano che io specificherei che non è soltanto nei singoli risultati ma anche nella loro continuità. Abbiamo avuto negli anni dei ‘lampi’ da giocatori che nel libro chiamo ‘incompiuti’ e a cui è mancato sempre qualcosa: non avevano piedi rapidi come Camporese, resistenza come Canè, talento tennistico come Cancellotti e Pistolesi, o non avevano abbastanza cattiveria come Pescosolido”.

Poi è arrivata la semifinale al Roland Garros conquistata da Cecchinato nel 2018. “Cecchinato è l’elemento di rottura per due motivi: da una parte riporta l’Italia a livello di semifinale di un grande Slam e dall’altra perché non rappresenta il modello del giocatore di talento o di grandissima qualità, ma quello di un giocatore costruito. Quando parlo di ‘Generazione Cecchinato’ mi riferisco a quel tipo di giocatore ‘di mezzo’ che per una serie di circostanze che racconto nel libro si affrancano dall’etichetta di giocatore normale che fa le qualificazioni del grande torneo o fa risultati medi in tornei di medio livello. Ma è quel tipo di giocatore che all’improvviso non solo arriva in una semifinale del Roland Garros ma batte campioni come Djokovic. Arriva cioè a un livello impensabile a ridosso dell’eccellenza”.

Per Martucci un giocatore costruito attraverso il ‘sistema’ italiano che così riassume: “Una palestra straordinaria di tornei Challenger e satellite che prima non esistevano e che sono ottimi per misurarsi. Un grandissimo aiuto economico, di strutture, di fisioterapisti e massaggiatori, che la Federazione italiana dà ai gruppi privati e a tutti i giocatori over 18.

E infine la possibilità di avere un colloquio continuo con i due tecnici del centro tecnico federale, Volandri e Rianna, che sono sempre a disposizione. Tutti questi elementi creano un collante per cui un giocatore medio come Cecchinato può sognare di arrivare al vertice”.

L’orgoglio di Fognini e l’essere ‘chioccia’ 

“Se non ci fosse stato l’exploit di Cecchinato, Fognini forse si sarebbe persino ritirato”. Racconta Martucci parlando del percorso che il tennsita ligure ha intrapreso dopo l’impresa di Cecchinato a Parigi. “Era convinto di aver raggiunto il massimo, aveva problemi fisici e di comportamento evidenti, e non riusciva ad andare oltre i quarti di finale di uno Slam. Poi sia con l’aiuto della moglie e dei figli ma anche, e soprattutto, l’exploit di Cecchinato che lo supera nella classifica mondiale, tutto cambia”.

Tutto questo insomma “crea quella positiva voglia di migliorarsi e di fare meglio che poi è stata la molla per la sua ripartenza”. Fognini rilancia completamente la sua carriera. “La sua era la voglia di tornare a essere competitivo facendo sì che non fosse solo quello ‘negativo’ che appariva in campo. Arrivano così lo splendido successo di Montecarlo e l’ennesima vittoria contro Nadal che, arrabbiato per un’altra brutta sconfitta, getta benzina sul fuoco nell’orgoglio del ligure dicendo ‘ho giocato la mia peggior partita’. Tutto questo contribuisce, insieme alla Lever Cup dove fa un po’ la figura del bambino con i ‘coach’ Nadal e Federer, a far sì che Fognini cambi passo e decida di operarsi a tutti e due i piedi, una delle sue armi migliori. Se ne va in Puglia con Barazzutti, non uno tenero, e si rimette con la testa sotto. Tutto perché vuole giocare ancora due-tre anni ad alti livelli. E sicuramente, visto oggi il livello sulla terra rossa, al Roland Garros e a Roma un pensiero lo ha fatto”.

Accanto a tutto ciò c’è il ruolo di guida per i giovani che stanno adesso frequentando il circuito. “Ha una grande stima per Sinner ma ancora più grande per Musetti che ha voluto come compagno di doppio. Si sente quello più grande, una chioccia e questo, per lui che è padre, contribuisce a gasarlo”.

Berrettini e il 2021 pieno di cambiali

Alle spalle di Fognini c’è Berrettini, il 24enne romano che oggi è numero uno d’Italia. “In quest’anno sfortunato a causa Covid è stato paradossalmente fortunato perché non ha dovuto ripetere la grande stagione precedente”. Il tennista avrebbe infatti dovuto confermarsi e combattere con la pressione che questo comporta.

“La stessa pressione che in qualche modo ha subito Cecchinato dopo il suo anno di grazia. Ma il problema di Berrettini è soprattutto un problema fisico: non è molto reattivo con i piedi e questa è una cosa che lo mette in difficoltà soprattutto quando esce dal servizio, una delle sue armi principali. Deve quindi lavorare molto su questo e nello stesso tempo combattere contro la sfiducia arrivata da alcuni risultati negativi”.

Berrettini, secondo Martucci, non ha una personalità straripante come Fognini, Sinner o Musetti. “è molto un ‘bravo ragazzo’ con un allenatore, Santopadre, ancora più ‘bravo’ di lui. Questo può essere un limite. Nel 2021 gli scadono delle cambiali importanti e dovrà difendere molti punti. È importante vedere come reagirà”.

Berrettini, conclude, “ha un grande servizio, un gran dritto, un rovescio molto migliorato. Ma basta vedere la partita con Ruud a Roma per capire dove sono i problemi: fisici e di personalità che riguardano la cattiveria e l’aggressività da mettere in campo nei momenti importanti del match, quelli che servono poi per portarlo a casa. Gli manca quel qualcosina che rischia di metterlo in difficoltà”.

Sinner e l’attesa per un grande 2021

Una cattiveria agonistica, una freddezza che sembra mancare a Berrettini ma che non manca a Sinner. “Una delle sue più grandi qualità è quella di saper ricomporsi. Basti vedere la finale di Sofia dove ha perso un secondo set che poteva dare il là a qualcosa di drammatico. Invece si è rimesso a giocare nel terzo set portando a casa il torneo. Questa cosa di ritrovarsi, azzerare e rimettere insieme i pezzi è una qualità fondamentale e innata. Piatti, il suo allenatore, lo ha aiutato moltissimo in questo”, ricorda Martucci.

“Aggiungiamo le gambe straordinarie che ha, anche grazie allo sci, per cui non colpisce mai fuori equilibrio e accelera in maniera straordinaria”. Ma anche il giovane fenomeno del tennis italiano ha punti deboli. “Lo vedo nella top ten ma non riesco al momento a vederlo tra i primissimi al mondo, parlo delle prime tre posizioni, perché gli manca ancora la capacità di inventare, di fare qualcosa di particolare e inaspettato in un momento importante. Quel suo essere tedesco, che lo aiuta in tante cose, non so se gli permetterà di avere quel necessario pizzico di fantasia più avanti”.

Nel 2021 lo aspetteranno tutti al varco. “Sì, lui e il suo allenatore forse non potranno più dire ‘calma, vediamo dove può arrivare’ o ‘ogni partita impara qualcosa’ anche perché il nostro è un Paese terribile, con una forte impronta calcistica, dove si passa dalle stelle alle stalle velocemente. Quando arriverà un periodo di delusione o di critica, come lo vivrà?”, aggiunge.

La sorpresa ‘Lorenzo Sonego’

Il tennista piemontese ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi dodici mesi. “La prima volta che l’ho visto alle qualificazioni degli Internazionali di Roma ho pensato: ‘Ma questo qui dove è stato finora?’. È un giocatore che non ti aspetti che ha delle caratteristiche molto particolari. Un giocatore offensivo, che si butta a rete, che cerca sempre una soluzione. Ha un allenatore, Arbino, che ha messo in questo progetto tutte le sue esperienze nella costruzione di questo prototipo di giocatore particolare che, all’inizio non capisci bene quanto forte possa essere, ma poi vedi che serve bene, risponde sempre, corre per tutto il campo, appena può va a rete e riesce a giocar bene in tutte le superfici”, ricorda Martucci. Poi c’è un altro dettaglio fondamentale “è un ragazzo molto intelligente, umile, che impara da tutti e che si fa volere bene nel circuito”.

La genialità di Lorenzo Musetti

“Ha la fortuna di poter crescere alle spalle di Sinner. Loro sono molto amici ed è stato lo stesso altoatesino a dire che Musetti ha più talento tennistico di lui”, ricorda ancora Martucci. “Sa fare tutto ed è più genio e sregolatezza. Se questa sregolatezza riesce a essere ben incanalata tutto diventerà ancora più interessante. Dipenderà dal suo allenatore”, Simone Tartarini, “nel senso che lo allena da sempre e ora dovrà essere in grado di dargli quel qualcosina in più”.

Poi il paragone che racconta quanto Musetti abbia potenzialità. “Mi ricorda tanto Panatta sia come gioco che come personalità, perché non ha paura di provare e inventare ed è capace di creare gioco. Una qualità dei fenomeni. Bisogna vedere se riuscirà ad aggiungere una base solida di fisico, resistenza, tenuta mentale. Fognini lo ha scelto per giocare il doppio con lui e riconosce in questo ragazzo le stigmate del campione. Probabilmente vorrebbe che non perdesse tempo come è capitato, ad esempio, a lui o alla Schiavone.

Gli altri

“Sono tutti giocatori a cui purtroppo manca qualcosa. Ogni qualvolta vedo giocare Mager penso: ‘Ma perché questo non vince?’. Caruso ha grandissime qualità. Adesso c’è anche Pellegrino che tranquillamente può esprimersi a buoni livelli”.

Per Martucci il periodo è favorevole anche per loro: “È un gruppo di giocatori che, come successe a Cecchinato, in una situazione particolare, particolarmente motivati possono essere competitivi anche ad alti livelli. Avere 11 giocatori in un tabellone dello Slam può significare che questi momenti favorevoli possano davvero verificarsi e se tu sei pronto, quando ciò accade, puoi vivere quello che è già accaduto a Cecchinato”.

Il rinascimento della Federazione

Per Martucci ha un ruolo fondamentale in questo processo di crescita del movimento tennistico italiano. “Questa federazione, guidata da Binaghi, ha preso in mano all’inizio degli anni duemila una situazione drammatica. Sono stati risistemati i conti degli Internazionali d’Italia trasformando il passivo in un attivo di 12 milioni di euro l’anno. Sono state messe a posto le cause di lavoro che aveva la Federazione e che bloccavano tutto. è stato creato un circuito di tornei Challenger e satellite che permette ai giovani di fare esperienze e ai vecchi di finanziare la propria attività. è stato risolto il problema di spaccatura tra il centro tecnico federale e i club privati con il tennista italiano che è diventato di tutti”.

A questo Martucci aggiunge la parte di tennis giocato. “Non dimentichiamo che quando il tennis è stato cancellato da Wimbledon, Montecarlo, Amburgo e Madrid, in Italia si è riprogrammata Roma, si è creato il torneo di Pula in Sardegna, si sono giocati i campionati italiani che mancavano da tanto tempo. Anche la Wta è ripartita dopo il lockdown da Palermo. Tutti esempi di come è stato fatto un grande lavoro a livello di organizzazione”.

Poi c’è la parte relativa all’immagine e alla comunicazione. “La Federazione si è data un’immagine di un’azienda di medio livello: ha creato 12 anni fa una televisione, una cosa unica tra le tutte le federazioni italiane, con i rischi connessi. L’accordo con Sky che quest’anno è saltato per le difficoltà che tutti conoscono legate alla pandemia potrà stringersi di nuovo e, se anche non dovesse essere così, la Federazione sarà attenta a qualsiasi altra forma di comunicazione e diffusione dei propri contenuti e delle proprie eccellenze”.

“Ha conquistato tanta fiducia dopo l’organizzazione delle Next Gen a Milano. E l’anno prossimo con le Atp Finals di Torino, che rimarranno in Italia per 5 edizioni, avrà un fatturato annuo di 60 milioni euro che cambierà completamente le dimensione di tutto quello di cui stiamo parlando. Insomma, questo testimonia il grande lavoro fatto è che oggi è il collante che contribuisce allo sviluppo del rinascimento tennistico italiano”.

Il sogno della Coppa Davis

Si tornerà a giocarla alla fine dell’anno con una formula nuova che ricorda quella dei mondiali di calcio. Un obiettivo vero, un appuntamento da cerchiare in calendario. “Io credo che oggi come oggi, guardando classifica e potenzialità, l’Italia per me è tra le prime tre nazioni al mondo. E la nuova formula ci favorisce visto che non si hanno più quelle 3-4 finestre durante l’anno dove si dovevano convincere i tennisti a giocare quando erano presi dalla loro programmazione”. Il punto debole sembra il doppio. “Bisogna lavorarci su ma già la volontà di lavorare di Fognini in quella direzione con Musetti è un buon segno”. 

AGI L’Ospedale San Raffaele di Milano informa che oggi Alex Zanardi è stato trasferito presso l’Ospedale di Padova. “Il paziente – si legge in una nota – ha raggiunto una condizione fisica e neurologica di generale stabilità che ha consentito il trasferimento ad altra struttura ospedaliera dotata di tutte le specialità cliniche necessarie e il conseguente avvicinamento al domicilio familiare”.
Zanardi, giunto al San Raffaele il 24 luglio scorso, in condizioni di grave instabilità neurologica e sistemica dopo l’incidente in handbike,”ha affrontato dapprima un periodo di rianimazione intensiva, quindi  un percorso chirurgico, in primo luogo per risolvere le complicanze tardive dovute al trauma primitivo e in seguito per la ricostruzione facciale e cranica. Negli ultimi due mesi, ha potuto intraprendere anche un percorso di riabilitazione fisica e cognitiva. Ad Alex e alla sua famiglia – conclude la nota – tutto l’ospedale augura un futuro di progressivo miglioramento clinico”.

AGI – A 32 anni e dopo quattordici stagioni in Nba, Danilo Gallinari si regala una nuova avventura: giocherà con gli Atlanta Hawks con un contratto da favola. L’ex giocatore degli Oklahoma Thunder, svincolato, firmerà un contratto triennale da poco più di 20 milioni di dollari a stagione, per un totale di 61,5 milioni. Per il ‘Gallo’ un piccolo record: è il primo giocatore ultratrentenne e senza presenze nella All-Star a strappare un contratto triennale con cifre da big. Per il campione lodigiano è la quinta squadra in Nba dopo i New York Knicks, i Denver Nuggets, i Los Angeles Clippers e Oklahoma. 

AGI – Nico Mannion, 19 anni, è la 48esima scelta assoluta del draft Nba, edizione 2020. Ma quella dell’azzurro a stelle e strisce non è stata una serata facile visto che molte previsioni della vigilia lo davano in una posizione migliore. Ma ciò che conta, però,  è che il giovane italo-americano, nato a Siena e già frequentatore della Nazionale, sta coronando il suo sogno di giocare in Nba anche se dovrà sudarsi ogni singolo minuto sul parquet.

A sceglierlo è stata Golden State, franchigia di grande prestigio, guidata in panchina da un campione come Steve Kerr, uomo fidato di Micheal Jordan ai Bulls, e sul campo da Steph Curry, una delle stelle del campionato e da sempre punto di riferimento per Nico. Un ambiente, quello di San Francisco, che sembra essere ideale per coltivare il suo talento e raddrizzare un po’ di dubbi sorti dopo il suo parziale anno al College, ad Arizona, fortemente condizionato dal Covid e da percentuali al tiro non sempre in linea con le aspettative.

Congrats @niccolomannion https://t.co/DX3AcdJSi5

— Stephen Curry (@StephenCurry30)
November 19, 2020

Ma le qualità di lettura e comprensione del gioco di Mannion sono indiscusse così come, altro lato della moneta, la sua ‘piccola’ taglia per gli standard Nba. Nico ora dovrà superare ora tutti punti interrogativi che gli scout del più importante campionato di basket del mondo hanno posto sopra la sua testa e riscattare i giudizi espressi negli ultimi mesi.

Buon sangue non mente

Nelle vene di Niccolò scorre sangue americano. Il papà, Pace Mannion, ha fatto le fortune di Cantù che anche grazie alle sue prodezze, 35 punti in finale contro il Real Madrid, conquista nel 1991 la coppa Korac, una delle più importanti manifestazioni europee di allora. Pace arriva in Brianza dopo una discreta carriera al college, a Utah, e 6 anni, piuttosto altalenanti, nella Nba. Il suo esordio però è stato proprio a Golden State, come il figlio, particolare notato anche dai Warriors che questa notte lo hanno celebrato sui social mettendo insieme le foto di padre e figlio e la scritta “Like father, like son”.

È calcando i nostri parquet, giocherà anche con le maglie di Treviso, Caserta, Reggio Emilia, Fabriano, Roseto, Siena e Cefalù, che Pace trova la sua dimensione come giocatore di pallacanestro. Nella sua annata senese conosce poi una ragazza, Gaia Bianchi, quattordici anni più giovane di lui. è una giocatrice di pallavolo professionista con un passato nella nazionale italiana juniores. Un grande talento, anche lei. Un’eredità che Nico, nato proprio a Siena, ha anche pensato di inseguire prima della decisione di dedicarsi interamente al basket: “All’high school c’era la possibilità di provare anche lo sport di mia madre, ma io mi sento un cestista“. Del resto anche la mamma di Steph Curry, stella dei Warriors e neo-compagno di Nico, era una pallavolista di discreto livello.

words can’t explain how excited i am for this opportunity!! #DubNation

— niccolo (@niccolomannion)
November 19, 2020

Il ritorno negli Usa

Dopo l’ultima stagione in Sicilia, Pace, che ha 42 anni, decide di appendere le scarpette al chiodo. La famiglia Mannion fa ritorno negli Stati Uniti d’America quando Nico ha appena due anni. Ma l’Italia rimane presente nella sua vita con le estati da passare a casa, l’italiano che mamma Gaia vuole si parli a casa e le ‘doppiè radici apprese fin dalla tenera età.

Il papà, nel frattempo, ha accettato di diventare analista televisivo per la squadra di Utah, i Jazz, che segue anche durante i playoff. Nel 2010, durante una serie di playoff tra Lakers e Jazz, il dodicenne Nico incontra Kobe Bryant, il suo idolo che, inaspettatamente, gli parla in italiano. Anche le loro storie hanno dei punti in comune. Il papà di Kobe, Joe, venne a giocare nel nostro campionato, a Reggio Emilia.

Anche quella fu una storia di andate e ritorni. E così, visto che Bryant in quel momento era già soprannominato “Black Mamba” per il suo essere letale con il pallone in mano, qualcuno inizia a chiamare il giovane Nico “Red Mamba”, sempre per quei capelli un pò strani. Un nomignolo, come racconta La Giornata Tipo, non tanto apprezzato. Almeno se messo in confronto con “Ginja Ninja”, scelto dai suoi amici.

Footage of Nico Mannion going 16/20 (80%) in the 3-Point Star Drill. @P3sportscience conducted a simulated NBA Combine for Mannion in Santa Barbara where he measured a 43 inch max vertical leap, among other impressive athletic testing numbers. pic.twitter.com/55BTBJrSDB

— Jonathan Givony (@DraftExpress)
November 12, 2020

 

Bruciare le tappe

Nel 2017, la popolarità di Nico cresce anche grazie a un articolo molto dettagliato che Sport Illustrated gli dedica. L’autore, Chris Ballard, inizia il suo racconto descrivendo una sua schiacciata e usando due parole, “basketball prodigy”. Un prodigio. Un predestinato, insomma. Un’etichetta pesante per chi ha quasi 16 anni e già diverse offerte dai migliori college americani. In quel momento Nico ha già centomila follower su Instagram (ora ne ha quasi 450 mila), mangia una quantità enorme di biscotti Oreo, un’altra grande passione, e cerca di gestire la prima botta d’adrenalina che la notorietà sta dispensando.

Nell’articolo, infatti, si racconta come la prima chiamata da un college sia arrivata quando Nico frequentava l’equivalente della nostra terza media. Prima, cioè, che iniziasse l’High School. Un’offerta, quella della California State University, e dell’allenatore ex NBA Reggie Theus, che avrebbe fatto girare la testa a qualunque altro tredicenne d’America. Quel tredicenne, dall’accento italo-americano molto marcato, ha ancora tanta strada da fare prima di ritrovarsi ad essere scelto da una franchigia NBA. La prova? La sconfitta, 1 contro 1, con il papà Pace durante il suo 56esimo compleanno.

Nel frattempo, i Mannion si sono trasferiti in Arizona, vicino a Phoenix. Nico continua a giocare nonostante quei capelli arancioni che non sarebbero proprio il tratto principale del campione di basket ma che, almeno per papà Pace sono un’arma da sfruttare: “Ogni avversario ti concederà cinque minuti. Cinque minuti che gli servono per superare ogni suo pre-concetto”.

Il primo assaggio di notorietà, Nico, lo ha dopo una schiacciata in una partita, quella raccontata nell’articolo di Ballard. Un’azione, pubblicata sul social Vine, che viene rilanciata da un giornalista di Mashable su Twitter, da Brandon Jennings, giocatore Nba passato anche lui dall’Italia, e da Ezekiel Elliott, stella dei Dallas Cowboys. Le conseguenze sono immediate. I

suoi follower sui social crescono di migliaia nel tempo di una cena. Poco tempo dopo, Dan Majerle, ex stella dei Suns, gli propone una borsa di studio e un posto fisso alla Grand Canyon University, a due passi da casa. Ma nel frattempo si fanno vivi anche Arizona, San Francisco, Utah State e Utah, il college frequentato da papà Pace.

Nico riceve le attenzioni di sei Università prestigiose ancora prima di entrare a far parte della squadra della Pinnacle High School, con cui inizia a giocare nel 2016 dove conquisterà il titolo di miglior giocatore del campionato statale. La scelta finale è quella di Arizona. Un college di grande tradizione, non lontano da casa. Ci rimane come detto un solo anno, non facilissimo e un po’ ondivago per quanto riguarda numeri e prestazioni.

Mannion mostra tutto il suo talento ma incappa anche in qualche giornata storta di troppo al tiro. Le sue quotazioni per la Nba scendono durante l’anno della pandemia che cancella lo sport universitario e brucia gran parte della stagione. La taglia fisica fa il resto e Nico scivola nelle scelte della squadre Nba fino alla numero 48. Quel sogno Nba, insomma, è ancora vivo ma Nico, ora, sotto l’ala di Curry, dovrà conquistarsi ogni singolo minuto che il coach, Steve Kerr, altro ex giocatore di visione, intelligenza e scarsi mezzi fisici, gli concederà.

⭐️ NBA DRAFT!

@niccolomannion ci parla del suo rapporto con l’Italia, con @italbasket e come per lui sia fondamentale mantenere connessioni e legami!

⚡️ Non perderti l’#NBADraft!
Questa notte | 2:00
LIVE su @SkySportNBA e app NBA! pic.twitter.com/t1kiiVkfZL

— NBA Italia (@NBAItalia)
November 18, 2020

La nazionale azzurra

C’è stato un momento in cui la nazionale italiana avrebbe potuto perdere definitivamente la possibilità di convocare Nico Mannion. Nel giugno del 2017, il ragazzo italo-americano viene incluso nella lista dei 32 possibili giocatori che andranno a comporre il team della nazionale USA ai campionati U-16 che vedono coinvolte tutte le squadre delle Americhe. Dall’Argentina, padrona di casa, a Porto Rico, dal Messico al Canada. Nico, per ‘fortunà dell’Italia, viene tagliato nell’ultima selezione.

Appena due mesi dopo, Pino Sacripanti, assistente della nazionale, e Antonio Bocchino, selezionatore della squadra Under 16, non perdono tempo e lo convocano per l’Italia. è agosto, manca pochissimo all’inizio del campionato europeo di categoria. Nico viene aggregato alla squadra a una settimana dall’esordio. L’Italia. alla fine, arriva nona nonostante le sue prestazioni (20 punti, 6 assist e 4 rimbalzi a partita). Ma è dopo aver segnato 42 punti alla Russia che il suo nome trova spazio nei giornali e nei siti.

Eppure non basta. Per non rischiare di perderlo c’è bisogno di una convocazione da parte della nazionale maggiore che arriva nell’estate del 2017. Sacchetti lo include nel team impegnato nelle qualificazioni al prossimo Mondiale.

A 17 anni e 3 mesi è il quarto più giovane della nostra storia a esordire con la maglia dell’Italia. Prima di lui solo Nesti, Riminucci e un certo Dino Meneghin. E la sua mano non trema neanche in questo caso, come dimostra la partita con l’Olanda. Insomma, se il suo futuro in Nba è incerto, non lo è certamente quello con la maglia azzurra di cui diventerà sicuramente uno dei prossimi leader.  

AGI – L’azzurro Nico Mannion, 19 anni, è stato scelto dai Golden State Warriors al numero 48 del Draft Nba dei giovani talenti.

Il ragazzo, nato in Italia, a Siena, figlio di Pace Mannion, ex giocatore di Cantù, e di Gaia Bianchi, ex giocatrice di pallavolo, comincerà la sua avventura là dove aveva cominciato il padre, nell’83.

L’account ufficiale della franchigia ha celebrato l’evento, mettendo insieme le foto di padre e figlio e la scritta “Like fatherlike son”.

La chiamata, arrivata al secondo giro, in teoria non garantisce un contratto certo e un posto nel roster, ma i Warriors rischiano di perdere una delle sue stelle, Klay Thompson, reduce da un infortunio ieri pomeriggio durante l’allenamento. Oggi il giocatore si sottoporrà alla risonanza magnetica alla gamba destra. Se dovesse stare a lungo fuori, le chance per Mannion aumenterebbero.

Non ce l’ha fatta, invece, Paul Eboua, cresciuto alla Stella Azzurra Roma e a Pesaro e inserito tra gli “eleggibili” per una chiamata che non e’ arrivata. 

Nella grande notte del Draft della Nba, la “lotteria” dei giovani talenti ammessi nella lega di basket più famosa al mondo. Il primo giocatore scelto tra i sessanta “eletti” è stato  Anthony Edwards, 19 anni, che va ai Minnesota Timberwolves. Numero due il centro alto 2 metri e 16, James Wiseman, 19 anni, scelto dai Golden State Warriors. Al numero tre, quello che era considerato la potenziale prima scelta della serata, LaMelo Ball, che andrà ai Charlotte Hornets.

 

AGI – La Federazione italiana Rugby ha reso noto che il test match Italia-Fiji, originariamente in programma sabato 21 novembre ad Ancona, e valido per la seconda giornata della Autumn Nations Cup, “è stato cancellato a seguito della diffusione del contagio da Covid-19 all’interno del raduno della Nazionale figiana, con 29 casi di positivita’ registrati”.

La Nazionale italiana maschile “rimane in raduno a Roma per preparare la terza giornata del torneo autunnale, in calendario sabato 28 novembre a Parigi contro la Francia”. La Federazione, infine, “augura una pronta guarigione a tutti i componenti della squadra figiana risultati positivi al Covid-19”.

AGI – L’Italia batte la Polonia 2-0 nel quinto turno della fase a girono della Nation League: in gol Jorginho e Berardi. Una partita vinta contro un buon avversario nonostante l’emergenza infortuni e Covid (24 i giocatori che ruotano intorno alla Nazionale indisponibili, tra cui i big Roberto Chiellini, Leonardo Bonucci, Leonardo Spinazzola, Marco Verratti e Ciro Immobile). Assente a Reggio Emilia anche il ct Roberto Mancini, ancora positivo al coronavirus.

Parte bene la squadra guidata dal vice Chicco Evani che trova il gol al 21esimo con Lorenzo Insigne, poi annullato per posizione di fuorigioco di Andrea Belotti. Ma il gol arriva cinque minuti dopo su calcio di rigore: è proprio l’attaccante del Torino ad essere atterrato in aera. Dal dischetto Jorginho spiazza Wojciech Szczsny e porta in vantaggio gli azzurri. Il primo tempo si chiude sul vantaggio dell’Italia. La squadra di Mancini rischia qualcosa in contropiede, ma continua a provare il raddoppio per tutto il secondo tempo con soprattutto con Insigne, Bernardeschi e Belotti.

Il raddoppio arriva all’83esimo con Domenico Berardi, subentrato a Bernardeschi: Locatelli serve sulla trequarti Insigne che apre sulla destra per l’attaccante del Sassuolo che si accentra e batte Szczsny sul primo palo. Con questa vittoria gli azzurri salgono in testa al girone con 9 punti, ne ipotecano la vittoria e la qualificazione alla fase finale del torneo. 

AGI – L’Uefa ha annullato la partita di Nations League fra Romania e Norvegia, in programma domani a Bucarest, dopo che le autorità di Oslo hanno vietato alla nazionale scandinava di partire per il caso di Covid-19 del difensore Omar Elabdellaoui.

“La partita non si puo’ giocare”, ha spiegato la federazione europea sul suo sito. Il ministero della Salute norvegese aveva bloccato la partenza dei calciatori dopo il tampone positivo del terzino destro Elabdellaoui che gioca in Turchia nel Galatasaray, minacciando di reagire “con forza” qualora la nazionale avesse insistito per disputare la partita con la Romania.

AGI – Gli abbonamenti e i biglietti di 9 squadre di Serie A – Atalanta, Cagliari, Genoa, Inter, Lazio, Milan, Juventus, Roma e Udinese – contengono clausole vessatorie. A sostenerlo, alla conclusione dei nove procedimenti istruttori relativi l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato che ha accertato “la vessatorietà di alcune clausole contenute nelle condizioni contrattuali relative all’acquisto dell’abbonamento annuale e del biglietto per la singola partita in quanto non viene riconosciuto il diritto dei consumatori a ottenere il rimborso di quota parte dell’abbonamento o del singolo titolo di accesso in caso di chiusura dello stadio o di parte dello stesso; ottenere il rimborso del titolo di accesso per la singola gara in caso di rinvio dell’evento causato sia da fatti imputabili alla società, sia da circostanze che prescindono dalla responsabilità di quest’ultima; essere risarciti del danno qualora questi eventi siano direttamente imputabili alla società”.

L’Antitrust precisa come il Cagliari abbia “predisposto una nuova formulazione delle clausole idonea a risolvere i profili di vessatorietà contestati limitatamente ad alcuni profili” ma come tuttavia il giudizio di vessatorietà permanga “per le clausole che escludono il rimborso del titolo di accesso in ipotesi diverse dall’inadempimento colpevole della società”. Per Milan e Udinese l’Antitrust “ha accertato sia la vessatorietà delle clausole oggetto del procedimento sia la rimozione dei profili vessatori nelle nuove versioni delle condizioni contrattuali adottate dopo le comunicazioni di avvio dei procedimenti”. L’Autorità ha disposto che venga pubblicato un estratto dei provvedimenti sulla homepage dei siti web delle nove società per 30 giorni consecutivi.

AGI – Un’Italia sperimentale batte in amichevole, senza particolari patemi, una debolissima Estonia per 4-0. A Firenze decidono una doppietta di Grifo, il secondo su calcio di rigore, Bernardeschi e, nelle battute finali, un altro tiro dagli undici metri di Orsolini. In panchina a guidare la squadra un pacato Alberico ‘Chicco’ Evani, coadiuvato da Gianluca Vialli, pescato piu’ volte a tenere i contatti telefonici con Roberto Mancini, ancora in quarantena fiduciaria a causa del Covid.

Gli azzurri sono scesi in campo con tante novità di formazione: dalla difesa guidata dagli interisti Bastoni e D’Ambrosio, al centrocampo con Soriano e Tonali a dettare i tempi di gioco, all’attacco affidato prima a Lasagna e poi al giovanissimo Pellegri. Esordio dalla panchina anche per Calabria, Pessina e Luca Pellegrini.

Quella giocata al Franchi è stata una partita con pochi guizzi, ritmi a tratti blandi e un avversario forse troppo modesto per accendere gli azzurri, bravi a chiuderla in fretta e poi a gestire il match. Insomma, novanta minuti buoni per intravedere qualche spunto che possa aiutare lo staff della Nazionale in vista della partita, quella sì fondamentale, contro la Polonia che domenica prossima potrebbe decidere il futuro dell’Italia nella Nations League.