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AGI – Sarà Inter-Juventus la seconda semifinale di Coppa Italia Frecciarossa. I bianconeri stendono per 1 a 0 la Lazio grazie a un gol di testa di Bremer sul gong del primo tempo, con il brasiliano bravo a sfruttare un’incertezza in uscita del portiere biancoceleste Maximiano. I bianconeri si qualificano cosi’ alle top 4 della competizione per il quarto anno di fila e possono ora concentrarsi su campionato ed Europa League. Brutta battuta d’arresto per la squadra di Sarri, che dopo l’eliminazione europea di novembre vede sfumare anche il secondo obiettivo stagionale.

Grosse novità negli undici di partenza: torna l’accoppiata Chiesa-Vlahovic in attacco per la Juventus, mentre Sarri lascia a sorpresa in panchina Milinkovic-Savic per far spazio a Vecino. Dopo un quarto d’ora iniziale tutt’altro che esaltante, arrivano le prime emozioni: destro a giro di Zaccagni fuori di poco, poi sul ribaltamento di fronte Maximiano si esalta su una conclusione forte e angolata di Kostic. Ancora Juve pericolosa al 27′, quando Rabiot colpisce di testa tutto solo nel cuore dell’area laziale, ma senza riuscire ad angolare a sufficienza. Risponde Felipe Anderson al 32′ con una rasoiata da 30 metri che esce di poco alla destra di Perin.

Proprio quando sembra le due squadre aspettino solo il doppio fischio di Maresca, al 44′ si sblocca l’impasse: cross dalla destra di Kostic e testata vincente di Bremer, che sfrutta un’uscita pessima di Maximiano per insaccare la rete dell’1 a 0 Juve. Bianconeri che conducono negli spogliatoi un vantaggio tutto sommato meritato, sfruttando anche la sterilità offensiva della Lazio nella prima frazione.

Al rientro Sarri prova a scuotere i suoi: fuori un impalpabile Immobile, entra Pedro al suo posto. Provano subito a prendere campo i biancocelesti, che arrivano a calciare dalla distanza con Cataldi e Luis Alberto, ma senza creare veri pericoli per Perin. Dopo un’ora di gioco arriva finalmente anche il momento di Milinkovic-Savic, a cui Sarri chiede di assaltare l’area avversaria con la sua fisicità.

Per contrastare l’aggressività della Lazio in questa fase della partita, Allegri corre ai ripari lanciando Miretti e Kean nella speranza di rendere la sua squadra ancora più minacciosa in ripartenza. Il cambio sembra subito dare ragione al tecnico livornese al 69′, quando Kean sfugge in contropiede a Patric e calcia di destro a incrociare trovando la presa sicura di Maximiano.

Lazio che fatica tremendamente a invertire l’inerzia e minacciare il muro bianconero, rischiando anzi di subire in contropiede le sfuriate juventine, ispirate dalle giocate del subentrato Di Maria. Dopo cinque minuti di recupero in relativa sofferenza, l’Allianz Stadium puo’ finalmente festeggiare: Lazio sconfitta meritatamente 1 a 0 e derby d’Italia contro l’Inter in semifinale

AGI – Serata da incubo per la Roma di Mourinho, che davanti a un Olimpico sold-out viene piegata 2 a 1. La Cremonese di Ballardini, ultima e senza vittorie in campionato, si conferma la sorpresa del torneo dopo aver già eliminato il Napoli agli ottavi: troverà la Fiorentina in semifinale che ha avuto la meglio sul Torino.

Diverse rotazioni negli 11 di partenza delle due squadre: dentro Volpato e Belotti nell’attacco di Mou, mentre Ballardini risponde con il classe ’99 scuola Milan Tsadjout affiancato da Dessers, che ritrova la Roma dopo la scorsa finale di Conference League giocata in maglia Feyenoord. Dopo 10 minuti bloccati anche per merito dell’organizzazione dei grigiorossi, è della Roma il primo squillo al 12′, con Tahirovic che calcia al volo un lungo cross sul secondo palo e centra in pieno i guantoni dell’esordiente Sarr.

Le difficoltà in costruzione dei padroni di casa si palesano nel pasticcio di Kumbulla al 27′: l’albanese perde palla da ultimo uomo a centrocampo, lanciando così in contropiede Dessers, che a tu per tu con Rui Patricio viene atterrato da quest’ultimo. Rigore netto per Fabbri e giallo per il portiere. Dal dischetto va proprio il nigeriano, che con grande freddezza segna e porta avanti la Cremonese.

Il gol sembra far perdere ancora più sicurezza alla Roma, che fa una fatica tremenda a rendersi pericolosa e di fatto non calcia mai in porta fino all’intervallo. Si va al riposo sull’1 a 0 per gli ospiti e il risultato è tutto sommato giusto per quanto visto nei primi 45′. Squadre rivoluzionate al rientro. Mourinho non perde tempo e schiera subito l’artiglieria pesante: dentro Smalling, Matic, Zalewski e Dybala per Kumbulla, Mancini, Cristante e Volpato.

Risponde Ballardini che richiama Valeri e Okereke per rilevare Felix e Dessers. Ma anche l’inizio di ripresa è da incubo per i giallorossi: al 48′ Ibanez scivola e permette a Okereke d’involarsi sulla destra e servire Pickel, il cui cross è goffamente deviato in porta da Celik. L’autogol del turco è un macigno per la Roma, che va sotto 2 a 0 in un Olimpico ammutolito.

Mourinho è una furia e decide di fare all-in: al 56′ si gioca subito l’ultimo cambio per buttare nella mischia Abraham al posto di Tahirovic, disegnando un assetto super-offensivo per l’ultimo terzo di partita. Inizia a crescere la pressione della Roma, che trova la prima vera occasione al 60′: punizione da destra di Pellegrini che pesca Ibanez al limite dell’area piccola, ma il suo colpo di testa va sul fondo di pochissimo.

Altro squillo tre minuti dopo con una semirovesciata di Pellegrini respinta da Sarr. Passano i minuti ed è sempre più un assedio all’area grigiorossa: prima un’interessante punizione di Dybala deviata fuori dalla barriera, poi un tiro di Smalling in mischia di poco fuori. Lo specchio della serata romanista al 77′: Abraham, pescato sul filo del fuorigioco da Matic, si divora un gol clamoroso calciando sul palo interno a tu per tu con Sarr.

Il guardalinee aveva alzato la bandierina ma il replay lascia parecchi dubbi. La squadra di Mou si sbilancia e concede spazi in contropiede alla Cremonese, che ha sul tacco di Benassi e sul sinistro di Ghiglione le chance per chiudere la contesa, ma in entrambi i casi è bravo Rui Patricio a respingere. Nei cinque minuti di recupero occasioni per Okereke e Dybala, ma è Belotti a rianimare le ultime speranze della Roma al 93′: bel controllo e destro al volo che batte Sarr e regala due minuti di fuoco all’Olimpico.

Gli ultimi attacchi dei giallorossi sono però ancora confusionari e inconcludenti, cosi’ al triplice fischio di Fabbri e’ la Cremonese a festeggiare il passaggio alle semifinali nella pioggia di fischi dell’Olimpico.  

AGI – L’Inter è la prima semifinalista dell’edizione 2022/2023 della Coppa Italia: battuta a San Siro l’Atalanta 1-0 grazie al sigillo di Darmian nel corso della ripresa. Si tratta della prima sconfitta del nuovo anno per la formazione di Giampiero Gasperini, che era reduce da sei risultati utili di fila tra campionato e coppa, dopo l’ultimo ko risalente al 13 novembre scorso proprio contro gli uomini di Inzaghi al Gewiss Stadium. Lautaro e compagni ora attendono la vincente dell’altro quarto di finale, che giovedì sera vedrà affrontarsi Juventus e Lazio.

Il match è stato molto equilibrato e, nel corso del primo tempo, si accende solo ad una manciata di minuti dall’intervallo: al 41′ Calhanoglu centra un palo clamoroso con una grande conclusione mancina dalla distanza, mentre al 45′, sul fronte opposto, Zapata cestina una ghiotta chance sparando alto di testa dopo un traversone di Maehle. Il terzino danese al servizio di Gasperini, ad inizio ripresa, avrebbe un’ottima opportunità per il vantaggio bergamasco, ma spara alle stelle non sfruttando un intervento incerto di Onana. L’Inter si salva e una manciata di minuti più tardi colpisce con Darmian, che s’inserisce sulla sponda di Lautaro dopo una bella azione manovrata, indovinando poi il mancino per l’1-0. Il match s’infiamma, Mkhitaryan spara sul fondo la palla del raddoppio, Boga invece dall’altra parte manca di pochissimo lo specchio andando a centimetri dal pareggio. Nel finale resta tutto in bilico, la Dea prova a caricare a testa bassa alla ricerca del disperato pareggio che possa prolungare la sfida ai supplementari, ma tutti gli ultimi tentativi non vanno a buon fine.

Gasperini: “Poche energie, Inter più fresca di noi”

“Potevamo giocare un po’ meglio questa sera. Eravamo un po’ sotto ritmo con diversi giocatori, ma abbiamo fatto una buona partita sul piano del gioco. Abbiamo concesso non tantissimo e avuto anche due o tre occasioni abbastanza limpide, però non siamo riusciti ad esprimerci al meglio”. Il tecnico dell’Atalanta Giampiero Gasperini, commenta così la sconfitta con conseguente eliminazione in Coppa Italia per mano dell’Inter, capace di imporsi 1-0 nella sfida valevole per i quarti di finale. “Non avevamo le energie stasera, abbiamo pagato sul piano tecnico perdendo tanti palloni. D’altra parte quando l’avversario è più fresco diventa difficile, finisci solamente per cercare di contrastare un po’ il loro attacco – continua l’allenatore – Obiettivi? Lo scudetto è impossibile, l’obiettivo massimo dell’Atalanta sarà la Champions, per noi essere lì con l’Inter è un grande traguardo”, conclude Gasperini.

AGI – Termina 1-1 il posticipo della Dacia Arena tra Udinese e Verona. Un pari giusto, maturato già nel primo tempo grazie all’autorete di Becao in avvio e alla risposta a stretto giro di Samardzic. La gara si sblocca dopo nemmeno 4 minuti. Beto perde un brutto pallone e Lazovic ci prova dalla lunga distanza trovando la sfortunata e decisiva deviazione di Becao che spiazza Silvestri per l’1-0 ospite.

I bianconeri reagiscono all’11’ quando Ehizibue mette in mezzo dalla destra una palla a rimorchio su cui si avventa Success, il cui tiro ravvicinato viene però neutralizzato da Montipò. Il portiere si deve ripetere al 19′, quando mette in corner un destro dal limite di Arslan. Il pareggio è nell’aria e arriva al 21′. Ehizibue fugge dalla destra e la passa al centro a Beto che difende alla grande la palla e serve a rimorchio Samardzic, piatto mancino sul quale Montipò stavolta non può nulla.

Gli uomini di Sottil sfiorano il 2-1 al 32′, quando Bijol impatta male un cross dalla destra da ottima posizione e calcia fuori da due passi. Al 39′ Magnani evita il peggio salvando sulla linea una conclusione ravvicinata di Udogie al termine di una mischia in area.

In avvio di ripresa, Montipò è subito protagonista al 4′ quando salva in tuffo un’incornata di Perez dopo un corner calciato da Samardzic. Il centrocampista dei friulani ci prova su punizione due minuti dopo, ma Montipò è nuovamente attento e salva in angolo. Al 29′, il neo acquisto gialloblù Ngonge si presenta con un ottimo destro dal limite che costringe Silvestri a deviare in corner.

Il portiere di casa deve intervenire nuovamente al 38′ su Lasagna, che ci prova con un sinistro dal limite. Sarà l’ultima occasione dell’incontro. Per l’Udinese arriva un pari che la mantiene in settima posizione a quota 29. Il Verona rosicchia invece un punto allo Spezia e si porta a 5 lunghezze dal quartultimo posto che varrebbe la salvezza.

AGI – La domanda da porsi dopo la vittoria di Djokovic su Tsitispas all’Australian Open che riporta il serbo al numero uno della classifica Atp (dopo aver chiuso da primatista il 2011, il 2012, il 2014, il 2015, il 2018, il 2020 e il 2021) non è tanto quanto potrà durare ancora nel tempo il suo dominio sul tennis mondiale. Ma quale sarà il prezzo che Nole, (oggi al decimo titolo Melbourne e al 22 titolo Slam, come Nadal) pagherà nel prossimo futuro, per essersi sottoposto allo stress pazzesco che gli sta permettendo, a 35 anni, di essere un tennista pressoché inarrivabile per tutti gli avversari.

Quanto resisterà? Per quanto tempo reggerà il coinvolgimento emotivo che gli permette di giocare un tennis dove ogni singola palla finisce esattamente dove desidera e nel momento in cui lo ritiene opportuno? Sarà anche una questione di testa, cuore e zebedei: parti che Nole, appena concluso il match contro Tsitsipas, ha indicato col suo dito indice, quasi a disegnare sul suo corpo una geografia della superiorità. 

Ma più passa il tempo più è chiaro che Nole domina come trascinato da una super motivazione interiore. Che certo gli presenterà prima o poi il conto, come la crisi nervosa di cui è stato vittima nel post match ha dimostrato. Ma per il momento è ancora profondamente dominante.

Nick Kyrgios ha postato su Twitter il suo parere in merito: “Quest’uomo vincerà 28 titoli Slam, almeno”. Il punto è proprio questo: ciò che spinge Nole ad accettare quello stress che scarica metodicamente sul suo team (una pratica non casuale) è la prospettiva di diventare davvero, e senza più alcuna obiezione possibile, il Goat, il più grande di tutti i tempi. Titolo che è stato via via assegnato ai grandissimi del passato e del presente: ma che troverebbe un titolare fisso se Kyrgios dovesse avere ragione.

Non si tratta solo di sopravanzare Nadal nella classifica dei titoli Slam vinti oppure di puntare a quel Grande Slam cui già una volta in carriera è andato vicino, prima della pandemia e del relativo pasticciaccio no vax. Ma della somma di tutti questi traguardi. Un obiettivo che ha il sapore della leggenda. In questo momento storico c’è un’atleta che a sua volta ha l’opportunità di entrare nel mito: è l’americana Michaela Shiffrin che è a una sola vittoria del record di 86 successi in Coppa del mondo detenuto da un monumento come Ingemar Stenmark.

Ma è chiaro che una disciplina come il tennis, la cui stagione dura ormai quarantotto settimane l’anno, ha il potere di consegnare un titolo di GOAT che va oltre i confini stessi della disciplina per abbracciare lo sport nella sua totalità. Djokovic (i cui successi australiani sono stati salutati con particolare enfasi dai no vax di tutto il pianeta) è condannato a ritrovarsi anche al centro del dibattito politico internazionale: la polemica sul padre e il suo festeggiamento con i tifosi russi fuori dalla Rod Laver Arena non è stato che l’ultimo episodio di una lunga serie.

Ma Nole sa che è proprio da questa sua centralità che dovrà guardarsi se vuole ambire a diventare il più grande sportivo di sempre. Il suo motore emotivo sta producendo il massimo sforzo e prima o poi potrebbe chiedergliene conto, ogni surplus di tensione potrebbe minare dall’interno il suo progetto. “Spero di essere qui il prossimo anno”, ha detto Nole sollevando la Coppa. E quel “forse” è indice probabilmente di una consapevolezza che già oggi è sinonimo di grandezza. 

AGI – Terza vittoria nelle ultime quattro uscite e quinto risultato utile di fila per l’Atalanta, che batte in casa la Sampdoria e sale momentaneamente al quarto posto a pari punti con il Milan (38), scavalcando in un colpo solo Lazio e Roma. Al Gewiss Stadium finisce 2-0 grazie al gol di Maehle e al 12 centro in campionato di un super Lookman, al settimo sigillo nelle recenti quattro gare considerando anche la Coppa Italia.

La squadra di Gasperini continua così a viaggiare ad alta quota in piena zona Europa, mentre gli uomini di Stankovic, al tappeto per la quarta volta consecutiva, restano penultimi a quota 9 punti.

Le prime grandi palle gol della sfida le creano i blucerchiati, che vanno vicini al vantaggio in almeno tre occasioni con Gabbiadini e Augello, respinti attentamente da Musso, e successivamente con Leris che calcia di poco alto. La Dea riesce ad alzare i giri del motore solo nella seconda parte del primo tempo e, dopo averci provato con Hojlund, trova il vantaggio a una manciata di minuti dall’intervallo con un colpo di testa di Maehle su assist di Hateboer.

Nella ripresa per l’Atalanta sale in cattedra il solito scatenato Lookman, che al 57′ semina il panico tra le linee doriane e con un diagonale destro firma il 2-0 e il suo dodicesimo sigillo in campionato. La Samp non dà la sensazione di riuscire a reagire, mentre i nerazzurri nel finale sembrano accontentarsi del prezioso doppio vantaggio senza forzare ulteriormente la mano, ma sfiorando comunque il tris all’82’ con Zapata che calcia male da ottima posizione.

Prima del triplice fischio gli ospiti sfiorano il gol della bandiera con Leris, però Musso è attento e glielo nega, mentre poco dopo viene annullata una rete a Malagrida per un fuorigioco precedente di Quagliarella. 

AGI – È morto all’età di 79 anni Carlo Tavecchio, ex presidente della Federcalcio e attuale numero uno del Comitato regionale lombardo della Lega nazionale dilettanti.

Sport e Salute si unisce al cordoglio per la scomparsa di Carlo Tavecchio, presidente della @FIGC tra il 2014 e il 2017. pic.twitter.com/1rsO2Q8QDn

— Sport e Salute (@SporteSaluteSpA)
January 28, 2023

L’ultima uscita pubblica due settimane fa in occasione dell’assemblea della Lnd Lombardia, poi alcuni problemi di natura polmonare e l’improvviso peggioramento delle condizioni che lo hanno portato lo scorso mercoledì al ricovero in un ospedale brianzolo. La morte nella notte. Tavecchio è stato presidente della Federcalcio dall’agosto 2014 al novembre del 2017. 

AGI – Storica doppietta azzurra nelle coppie d’artistico del pattinaggio di figura ai Campionati europei di Espoo in Finlandia. Sara Conti e Niccolò Macii sul ghiaccio della ‘Espoo Metro Areena’ hanno conquistato il titolo continentale con 195,13 punti precedendo i connazionali Rebecca Ghilardi-Filippo Ambrosini (186,96).

Bronzo al tandem tedesco composto da Annika Hocke-Robert Kunkel (184,26). Inserite dal 1930 nella kermesse europea, l’Italia nelle coppie aveva ottenuto una sola medaglia, il bronzo di Stefania Berton-Ondrej Hota’rek nel 2013 a Zagabria.

Due bandiere italiane quasi appaiate e più in basso quella tedesca per un quadretto di famiglia molto appassionante accompagnato delle note dell’Inno di Mameli. L’Italia ha aperto la 115/a edizione dei Campionati europei di pattinaggio di figura con ben due medaglie, lo stupendo oro di Sara Conti e Niccolò Macii, e lo straordinario argento di Rebecca Ghilardi-Filippo Ambrosini.

Una doppietta strepitosa, straordinaria e storica. Infatti, mai una coppia italiana aveva vinto il titolo continentale nelle coppie e mai due italiani erano saliti assieme sul podio in nessuna categoria. Questa sera a Espoo in Finlandia è stato rotto un tabù che durava dal 1930 (anno nel quale è stata introdotta la gara delle coppie).

A salire sul tetto d’Europa ci sono riusciti, tra gli uomini, Carlo Fassi (1953 a Dortmund e 1954 a Bolzano), tra le donne Carolina Kostner (2007 a Varsavia, 2008 a Zagabria, 2010 a Tallinn, 2012 a Sheffield e 2013 a Zagabria) e nella danza due coppie, Barbara Fusar Poli-Maurizio Margaglio (Bratislava 2001) ed Anna Cappellini-Luca Lanotte (Budapest 2014).

Conti, 22 anni bergamasca, Macii, 27 anni, milanesi, portacolori dell’IceLab di Bergamo, allenati da Barbara Luoni, sono una coppia molto giovane avendo iniziato a gareggiare assieme solo nel 2019 vincendo solo nel dicembre scorso il primo titolo nazionale. Sul ghiaccio della ‘Metro Areena’ della città finlandese, Sara e Niccolò hanno migliorato tutti i loro primati personali, da quello del programma corto (70,45) a quello complessivo (195,13) passando da quello del lungo odierno (124,68).

Tranne un’imperfezione nella combinazione del doppio Axel, questa sera Conti-Macii sono stati superlativi nel triplo loop e triplo Lutz entrambi lanciati ma anche nella presentazione dell’esercizio. Dal quinto posto dopo il corto all’argento. Superlativa è stata la rimonta di Ghilardi-Ambrosini. Il tandem delle Fiamme Azzurre, lei bergamasca e lui asiaghese, seguiti da Franca Bianconi, con il miglior libero hanno ottenuto il personale in questo segmento (127,48) e sfiorato il personale di meno di tre punti.

Bianconi festeggia anche per il bronzo della coppia tedesca Annika Hocke-Robert Kunkel. Attesa per il libero maschile con Matteo Rizzo secondo a metà gara. “Abbiamo realizzato un sogno che avevamo da quando eravamo piccoli. Era il nostro sogno conquistare qualsiasi tipo di medaglia ai Campionati europei, quindi pensiamo che l’oro sia qualcosa che va oltre la nostra immaginazione”. Lo hanno detto da Sara Conti e Niccolò Macii, neo campioni d’Europa nelle coppie del pattinaggio di figura, parlando dalla mixed zone della ‘Metro Areena’ di Espoo in Finlandia.

“Ci piace davvero molto pattinare per il nostro Paese”, aggiunge Conti che poi fa autocritica, “la pressione era davvero molto grande, sotto l’aspetto del pattinaggio non è stato il nostro miglior libero, abbiamo commesso molte imperfezioni ma siamo contenti: è stata una buona occasione considerando l’assenza delle squadre russe”.

Macii conclude dicendo, “abbiamo commesso qualche errore visibile ma il pubblico era dalla nostra parte e ci hanno dato la forza per fare meglio degli altri elementi”. Con le due medaglie conquistate a Espoo, l’Italia raggiunge quota 38 medaglie agli Europei, 10 d’oro, 14 d’argento e 14 di bronzo.

AGI – Ripreso dalle telecamere mentre sventola bandiere filorusse con i tifosi agli Australian Open: a farlo è stato il padre della star serba del tennis Novak Djokovic. L’ambasciatore dell’Ucraina a Canberra ha definito la scena “vergognosa”. Dopo la vittoria di Novak Djokovic nei quarti di finale contro il russo Andrey Rublev, un gruppo di tifosi ha srotolato bandiere russe, tra cui una con il volto del presidente Vladimir Putin, vicino alla Rod Laver Arena di Melbourne, intonando slogan pro-russi. La stessa Federazione australiana di tennis ha reso noto che quattro persone “hanno esposto bandiere e simboli inappropriati e hanno minacciato le guardie di sicurezza” al Melbourne Park prima di essere cacciate dalla polizia.

Un video pubblicato successivamente su un canale YouTube australiano filo-russo mostrava infatti Srdjan Djokovic, padre del giocatore, in posa con l’uomo che reggeva la bandiera con il volto di Putin. La didascalia del filmato recava la scritta: “Il padre di Novak Djokovic fa una coraggiosa dichiarazione politica”.

A confermare l’identità del padre del tennista, ci hanno pensato i giornalisti sportivi serbi. Secondo il quotidiano Melbourne Age, l’uomo avrebbe detto in serbo: “Viva la Russia”. Gli spettatori non possono esporre bandiere russe o bielorusse durante il torneo. L’ambasciatore ucraino in Australia e Nuova Zelanda, Vasyl Myroshnychenko, aveva chiesto un intervento dopo che la scorsa settimana erano state viste diverse bandiere di questo tipo tra la folla. “Tra le bandiere serbe ci sono: una bandiera russa, Putin, il simbolo Z, la cosiddetta bandiera della Repubblica Popolare di Donetsk”, ha twittato nei giorni scorsi allegando un link al video. “E’ davvero vergognoso”, ha aggiunto il diplomatico, riferendosi alla Federazione tennistica australiana e gli organizzatori dell’Open. 

AGI – I due quarti di finale dell’Australian Open che si giocheranno stanotte (Rublev-Djokovic e a seguire il derby Usa Shelton-Paul) più la semifinale già certa fra Karen Khachanov e Stefanos Tsitsipas sono una trasposizione tennistica quasi perfetta della geopolitica del momento: due americani (Shelton e Paul), due russi (Khachanov e Rublev), un serbo (Djokovic) e un greco (Tsitsipas) che funge da elemento esterno.

Russi e americani, i rappresentanti delle due forze che più o meno direttamente si fronteggiano ormai da quasi un anno sul terreno della crisi ucraina; un rappresentante della Serbia, paese tornato all’onore delle cronache per lo scontro al confine col Kosovo.

Il tennis da sempre rappresenta una metafora della vita e della politica. Anche se Karen Khachanov vive e si allena da tempo immemorabile nel sud della Spagna, spesso sul campo della Academy di Rafa Nadal a Maiorca e Andrej Rublev pure, ma al fianco di Fernando Vicente.

Dei due russo-europei Andrej è stato il più esplicito un anno fa nello schierarsi a favore della pace e quindi, seppure non direttamente, contro l’aggressione russa all’Ucraina. Djokovic invece la politica l’ha sempre lasciata fuori dalla porta ma è sempre stata la politica a trovare lui: come quando si fece fotografare a pranzo con un ex militare condannato per l’eccidio di Sebrenica.

E pure gli americani non sono ragazzi che vivono in un mondo a parte: Tommy Paul è molto vicino alle tematiche antirazziste e ha preso parte (con Reilly Opelka, assente a Melbourne per infortunio) ad una manifestazione a Los Angeles a favore dei diritti degli afroamericani.

Sul campo sarà il caso di guardare con maggiore attenzione al più sensibile del gruppo, quell’Andrej Rublev che ha vinto il suo ottavo di finale contro il pestifero Holger Rune grazie ad un soffio del destino: una palla che nel match point, come nell’omonimo film di Woody Allen ha cozzato contro il nastro prima di ricadere, imprendibile, nel campo avversario.

Rublev non ha fatto mistero, sul finire dell’anno scorso, di avere iniziato una terapia con uno psicologo per superare i nemici tremendi che fino ad oggi gli hanno impedito di raggiungere quei successi che il livello del suo tennis gli avrebbe invece consentito: l’ansia rabbia in campo e la depressione.

I risultati sono già visibili anche se dopo il confronto durissimo con Rune ha palesato un deficit di autostima commentando con una certa rassegnazione, nell’intervista post match a bordo campo, l’esito del suo quarto di finale contro Djokovic (i precedenti parlano di due vittorie a uno per il serbo).

Tra l’altro, con una discreta gaffe verso il pubblico, visto che Nole doveva ancora scendere in campo contro l’australiano de Minaur. I numeri dicono che Rublev ha tutto per conquistare uno Slam, prima o poi. Anche se, in questo caso, il contendente più accreditato del grande serbo è Tsitsipas.

E che alla fine a vincere il primo Slam dell’anno fosse un rappresentante di un Paese, la Grecia, che ha elaborato nella sua storia i fondamenti stessi del vivere comune sarebbe un bellissimo segnale. Per il tennis e per il mondo.