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AGI – Già 17 mila iscritti, con obiettivo quota 20 mila, e 10 mila sono stranieri provenienti da ben 110 nazioni. Batte a un ritmo velocissimo il cuore di Acea Run Rome The Marathon in programma domenica 17 marzo. C’è già oggi un grande record: sono appunto oltre 10.000 i partecipanti esteri, dunque il 60% di chi sarà al via arriva dall’estero. Atleti che da tutto il mondo hanno scelto di assicurarsi un posto nella storia di questa grande maratona, un appuntamento messo in calendario da tempo, magari con la famiglia o con gli amici, una grande opportunità oltre che per correre anche per visitare la Città Eterna.

 

Dunque Roma continua la sua tradizione di scrivere la storia e aggiunge altre due pietre miliari: Acea Run Rome The Marathon conferma come già avvenuto negli anni passati, di essere la maratona italiana con una percentuale di stranieri maggiore rispetto agli italiani e in contemporanea con ogni probabilità sarà la maratona più partecipata mai corsa su suolo italiano, un parametro che ha un effetto moltiplicatore sulle emozioni a cui assisteranno le strade della Capitale.

 

“Roma – dichiara Alessandro Onorato, assessore di Roma Capitale ai grandi eventi, turismo, sport e moda – si conferma la Capitale delle corse su strada e la Acea Run Rome The Marathon l’evento podistico più partecipato, più importante e atteso d’Italia dagli atleti professionisti e dagli amatori di tutto il mondo. Quest’anno supereremo il tetto dei 41 mila partecipanti – lo scorso anno erano stati 30 mila. Sono oltre 17mila gli iscritti alla 42 chilometri, 4 mila alla staffetta solidale e 20 mila coloro che parteciperanno alla stracittadina di 5 chilometri. E questo con oltre due settimane di tempo per iscriversi. Un’edizione da record per un grande evento sportivo internazionale con un percorso unico nel cuore della Capitale d’Italia”. 

 

Un appuntamento – aggiunge Onorato – che genera ricadute positive su turismo, economia e occupazione grazie a un indotto di decine di milioni di euro. Ma che è anche una straordinaria vetrina turistica per la nostra città sempre più Capitale dei grandi eventi culturali, sportivi e concertistici. Un record di questa edizione saranno anche gli oltre 10 mila partecipanti provenienti dell’estero, 110 le nazioni rappresentate. Abbiamo previsto per questo un’accoglienza in corrispondenza delle porte d’accesso alla città: all’Info Point dell’aeroporto Leonardo da Vinci e alla stazione Termini”.

 

Dietro le quinte, da mesi uno staff di professionisti lavora in maniera certosina per organizzare il grande spettacolo che meritano gli atleti che hanno riposto la loro fiducia in questo attesissimo evento. Sul piano tecnico è atteso al via un cast di maratoneti internazionali che si sfideranno per lasciare la propria impronta nell’albo d’oro della gara. Sotto il cielo di Roma sarà festa, ci saranno musica e balli, bande e majorettes, messaggi dedicati dal pubblico, tanto tifo e tutto l’entusiasmo di 2 mila volontari sul percorso pronti a incoraggiare con il loro sorriso luminoso. Fatica e sudore saranno annullati da entusiasmo e brividi a fior di pelle in un bagaglio di emozioni che ha come sfondo Roma e i suoi monumenti intramontabili, in un percorso che non ha eguali al mondo per arte, fascino, storia. L’obiettivo di 20 mila di maratoneti in gara era un sogno che sembrava impossibile, ma ora può diventare realtà, c’è e merita di essere considerata la possibilità di raggiungere un numero mai scritto. 

AGI – Il 27 febbraio del 1924 è la data ufficiale della nascita della Federazione Dama. L’artefice fu Luigi Franzioni che, desideroso di creare qualcosa che unisse i vari giocatori sparsi in tutto il Paese, decise di inviare per posta un ‘questionario’ e una bozza di Statuto nella prima decade del mese. I gruppi damistici, allora, non erano ancora ben distribuiti e organizzati, alcuni di loro non erano ancora costituiti in veri e propri ‘circoli’. Attese le risposte fino a sabato 23 febbraio. Non fu sorpreso di leggere le risposte di molti di queste associazioni, per la maggior parte positive sull’iniziativa. Franzioni si prese un paio di giorni per esaminarle, poi il 27 febbraio spedì la lettera con il grande annuncio: “la Federazione Damistica Italiana è una realtà!”  Naturalmente fu considerato presidente in pectore, ma per l’elezione ufficiale dovette attendere il primo congresso “in presenza” della Federazione, il 5 ottobre 1924. La sua conferma avvenne per acclamazione.

Chi era Luigi Franzioni

Milanese purosangue, nacque nel capoluogo lombardo il 12 dicembre 1883. Imparò il gioco della dama dal padre Giuseppe. Si dedicò per qualche tempo agli studi tecnici ma dovette presto interromperli per esigenze famigliari. La necessità fu quella di trovare velocemente un lavoro. Entrò come impiegato nella società ‘Smeriglio’ (specializzata in prodotti abrasivi), dove alcuni anni dopo, e una bella scalata, ne divenne dirigente. Oltre alla dama, sua vera passione, amava anche suonare il pianoforte e immergersi nella poesia dialettale milanese. Nell’ottobre del 1923, un anno prima della fondazione della Federazione nazionale, organizzò una grande esibizione in ‘simultanea’: si prenotarono più di cento damisti, poi però si sedettero ai tavoli in 67. L’esibizione, che si svolse allo Skating Club di via Conservatorio e ne scrissero anche il ‘Corriere della Sera’ e ‘Il Secolo’, di cui allora era direttore il noto giornalista Mario Missiroli. Entrambi i quotidiani nel dare il risultato finale (50 vinte, dieci pari e 7 perse, in poco più due ore e mezza)  titolarono “il match delle 100 partite”.                                   

 

Franzioni e Missiroli si erano conosciuti tempo prima ed erano diventati amici, tanto che Missiroli nel settembre 1923 aveva scritto un articolo che fu pubblicato con il titolo  ‘Un vecchio gioco italiano’. Questo l’inizio: “Un gioco che in Italia tutti praticano è un gioco per eccellenza italiano: la Dama. Chi non gioca a Dama in Italia? Si gioca dappertutto: nei collegi, nei circoli, nelle carceri (noterò, fra parentesi, che fra i carcerati si trovano valenti giocatori) e nelle caserme, nei giardini pubblici, sulle panchine di pietra e negli ospedali. La facilità e la rapidità con la quale chiunque apprende le regole, la semplicità di alcune combinazioni, la stessa brevità delle partite, che permettono di rinnovare i giochi parecchie volte in un limitato spazio di tempo, sono tante ragioni che valgono spiegarne la diffusione e la popolarità.” 

 

 

 

Con la guerra anche l’attività della Federazione si ridusse, per riprendere faticosamente nel 1945; Franzioni diede il suo contributo alla ricostruzione, poi preferì lasciare il posto ai più giovani, dedicandosi alla poesia dialettale milanese dove ottenne numerosi riconoscimenti. Morì a Milano l’11 novembre 1966. La Federazione Italiana Dama (FID) dal 1993 è riconosciuta come disciplina sportiva del CONI. Celebrerà il centenario con il campionato Mondiale di Dama in programma a Roma dal 21 aprile mentre 5 giorni dopo sono attesi da Papa Francesco in udienza in Vaticano. 

Come funziona il gioco

Il gioco della dama a livello agonistico prevede diverse ‘specialità’. Le principali sono la dama ‘italiana’, la dama ‘inglese’ e la dama ‘internazionale’. In realtà quasi ogni nazione ha regole proprie per giocare, ma solo per le tre suddette la Federdama Internazionale riconosce il titolo iridato.

Potremmo fare un paragone con il nuoto: la piscina può essere vasca corta o vasca lunga, l’acqua è identica per entrambe, ma ci sono diversi stili: libero, dorso, rana. Nella dama la damiera può avere 64 caselle (8×8) oppure 100 caselle (10×10). Sulle 64 caselle si gioca a dama ‘italiana’ e a dama ‘inglese’; la dama ‘italiana’ è quella che tutti conoscono e che in Italia è il gioco da tavolo (sport della mente) più diffuso. La damiera deve esser posizionata con la casella in basso a destra dei giocatori di colore nero e le 12 pedine vanno posizionate sulle caselle nere. Tra le varie “regole di presa” che costituiscono l’essenza del gioco la Pedina non può mangiare la dama (impropriamente definita ‘damone’). A  livello agonistico le prime due mosse del Bianco e la prima del Nero vengono sorteggiate e quindi in pratica è il Nero che inizia a giocare.

 

 

 

Nella dama ‘inglese’ la casella in basso a destra dei giocatori deve essere di colore bianco; le 12 pedine vanno comunque posizionate sulle caselle nere il che rispetto alla dama ‘italiana’ modifica le strategie di gioco. Le “regole di presa” sono meno restrittive rispetto alla dama’ italiana’, ma soprattutto la Pedina può mangiare il ‘damone’. A  livello agonistico sono previste due ulteriori specialità: gioco ad apertura sorteggiata, con le prime due mosse del Bianco e la prima del Nero sorteggiate e quindi in pratica è il Nero che inizia a giocare. Gioco ad apertura libera, in cui è il Bianco che muove per primo senza alcuna restrizione. La dama ‘internazionale’ viene giocata sulla damiera di 100 caselle; la casella in basso a destra dei giocatori deve essere di colore bianco; le pedine sono 20 e vanno posizionate sulle caselle nere. Apertura libera. La peculiarità è che la Pedina può mangiare ‘all’indietro’ e può mangiare il ‘damone’. In questa specialità il torinese Walter Raimondi ha conquistato lo scorso anno il titolo di campione Europeo Senior (over 50).

I successi italiani

Negli ultimi anni i damisti italiani hanno soprattutto primeggiato nella dama ‘inglese’, sia ad apertura libera sia ad apertura sorteggiata, tanto che attualmente sono italiani i campioni del mondo delle due specialità. Entrambi dovranno mettere in palio il titolo proprio quest’anno.

Ad apertura sorteggiata il detentore del titolo iridato è Sergio Scarpetta, di Cerignola di Foggia, che giocherà contro lo sfidante ed ex campione mondiale Alexander Moyseyev negli Stati Uniti (la sede non è ancora stata decisa) quasi certamente dal 18 al 27 aprile. Scarpetta ha conquistato il titolo nel 2020 e lo ha poi difeso vittoriosamente nel 2022. Ad apertura libera il detentore del titolo iridato è il livornese Matteo Bernini, che ha conquistato il titolo nel 2022. Ora è chiamato a difendere la corona iridata il prossimo mese di giugno, dal 23 al 28, a Tulsa in Oklahoma (USA) – patria del damismo mondiale – contro lo sfidante sudafricano Melikaya Nonyukela, astro nascente  del gioco, originario di Zwide, Port Elizabeth, che vive e lavora negli Stati Uniti.

 

 

 

AGI – Koopmeiners risponde a Leao, Milan e Atalanta impattano nel big match domenicale della 26 giornata di Serie A. A San Siro finisce 1-1 con la perla del portoghese ad inizio gara e la successiva risposta su rigore del centrocampista olandese: la squadra di Pioli non riesce a riscattare il ko di Monza e si prende un punto per salire a quota 53, mentre gli uomini di Gasperini, reduci da cinque successi in fila, interrompono la striscia e si portano a 46. Domani la Roma, vincendo con il Torino, ha la possibilità di accorciare a -2 sul quinto posto dei bergamaschi.

 

Passano neanche tre minuti dal fischio d’inizio e i rossoneri sbloccano immediatamente con un super gol di Leao, che salta Holm e Scalvini vincendo anche un rimpallo ed insaccando un gran destro a giro sotto l’incrocio. Dopo un ottimo avvio dei padroni di casa, la formazione bergamasca prova a scuotersi prendendo campo e sul finire di frazione trova l’episodio per ristabilire la parità: Holm va giù in area a contatto con Giroud, l’arbitro viene richiamato dal Var e assegna un rigore che Koopmeiners trasforma nell’1-1.

 

Nella ripresa, nonostante il grande equilibrio, è il Milan a rendersi più pericoloso sfiorando il nuovo vantaggio in un paio di occasioni: il neo entrato Calabria viene murato molto bene da Carnesecchi, poi Pulisic spedisce di poco a lato un mancino al volo dopo uno stop in corsa su lancio di Leao. La squadra di Pioli prova ad andare a caccia del successo anche nelle battute finali della sfida: Leao semina ancora il panico impegnando Carnesecchi, sulla respinta si avventa Giroud che trova invece un salvataggio sulla linea di Zappacosta (fischiato pero’ un fuorigioco iniziale di Leao). Prima del triplice fischio succede poco o nulla, il finale è 1-1.

AGI – Adesso abbiamo pure “Jannika” anche se si chiama Jasmine. A pochi giorni dai trionfi di Sinner a Melbourne e Rotterdam ecco che la Paolini, da Castelnuovo Garfagnana ma pure lei con un nome di battesimo internazionale (e con papà toscano, mamma polacca e nonno ghanese) conquista il torneo 1000 di Dubai, il primo di questo livello in carriera, con un 4/6- 7/5- 7/5 alla Kalinskaia. La ventottenne azzurra che con il suo 1,63 non si fa spaventare da un circuito femminile pieno di stangone, sale alla posizione n.6 della Race, la classifica che qualifica alle Finals e, soprattutto, al n.14 della classifica Wta. Solo Flavia Pennetta a Indian Wells nel 2014 e Camila Giorgi a Montreal nel ’21 erano riuscite a imporsi in tornei di questo valore.

 

E’ doveroso sottolineare che la Paolini ha vinto a Dubai davvero applicando quel modo di restare (e non di stare) in campo che ha permesso a Jannik di vincere il primo Slam della vita in Australia. A Melbourne il ragazzo di Sesto Pusteria, come è impossibile dimenticare, rimontò due set di svantaggio a Medvedev giocando in modo perfetto alcuni punti e approfittando di un leggero calo del russo. Anche Jasmine aveva di fronte un’atleta di natali moscoviti, Anna Kalinskaia, che proveniva dalle qualificazioni e si era concessa il lusso di battere in semifibale Iga Swiatek: ma la vera gelida come il ghiaccio è stata proprio l’azzurra.

 

Coì’ come Jannik non si è perso d’animo sulla Rod Laver Arena, Jasmine si è trovata sotto 3-5 nel set decisivo, così come si era trovata sotto di un set e di un break contro Haddad Maia nel primo turno riuscendo poi a ribaltare la situazione. E a quel punto si è trasformata in Jannika: ha vinto il suo servizio con agio e ben lungi dal tremare ha guardato l’avversaria con gli occhi da tigre e ha continuato a tirare vincenti di dritto e rovescio. La russa si è spaventata e non ha più messo una palla in campo. Sbagliando, fra l’altro la prima vole’e della sua partita, tutt’altro che di massima difficoltà, in modo francamente inguardabile.

 

Demerito suo, certo: ma super merito dell’azzurra che non solo ha mostrato quegli occhi di cui sopra ma, in perfetto stile Sinner, si è resa testimonial di quella che è la griffe del tennis italiano di questi faustissimi tempi: avere un progetto e portarlo avanti con metodo e sorriso. I risultati, quelli che pesano, possono arrivare a anche a 28 anni. In chiave olimpica si ragiona spesso, nell’imminenza di un’edizione dei Giochi su quale sarà la disciplina che si coprirà maggiormente di gloria: e se fosse il tennis? Con Sinner capofila, i doppi Bolelli-Vavassori (finalisti all’Australian Open e a Buenos Aires, domani giocheranno l’ultimo atto a Rio) e Sonego-Musetti (finalisti a Doha), Jasmine Paolini capace di imporsi in un 1000 sperare è tutto meno che fuori luogo. 

 

AGI –  Non si ferma la scalata del Bologna di Thiago Motta, che batte per 2-0 il Verona e prosegue il suo cammino in zona Champions League, conquistando la quinta vittoria consecutiva e piazzandosi in solitaria al quarto posto della classifica in attesa del risultato dell’Atalanta. Le reti, una per tempo, di Fabbian e Freuler, con la squadra di Marco Baroni che non è quasi mai riuscita a mettere in difficoltà i rossoblu. Gara aperta dall’infortunio occorso all’arbitro del match, Rosario Abisso, che nel corso di un’azione di gioco subisce una distorsione alla caviglia la quale, nonostante le cure dello staff del Bologna, non gli permetterà di proseguire nella direzione. Al suo posto subentrerà il quarto uomo designato, Gianluca Camplone. Risultato che si sblocca al 27′, con Orsolini che, sugli sviluppi di corner, riceve un pallone sporco in area e lo rimette al centro per Fabbian, liberissimo di spingerlo in rete a porta sguarnita e portare in vantaggio i rossoblu. La squadra di Thiago Motta continua a proporre gioco, schiacciando il Verona e concedendo soltanto rare occasioni di ripartenza.

Nel finale di primo tempo l’opportunità del raddoppio ce l’ha Ndoye, che sulla sinistra spezza il raddoppio di Centonze e arriva alla conclusione potente che montino respinge in tuffo. Nella ripresa un Bologna un po’ meno propositivo rischia di farsi cogliere di sorpresa al 64′, con l’errore di Skorupski che sbaglia l’impostazione con le mani e regala il pallone a Suslov, bravo a disegnare la traiettoria che per centimetri non termina in rete. Momento di sbandamento degli emiliani subito corretto dalla rete del raddoppio, in conclusione della bella azione manovrata che porta Fabbian all’assist vincente per Freuler, puntuale all’appuntamento a centro area con il pallone del 2-0. Risultato e partita di fatto definitivamente indirizzati in favore dei rossoblu, con il Verona che nel finale avrebbe anche l’occasione per accorciare le distanze, con i neoentrati Lazovic ed Henry che imbastiscono la ripartenza chiusa dalla conclusione da due passi del centravanti francese respinta relativamente in tuffo da Skoruspki che ipoteca così il risultato del Dall’Ara.

AGI – La Lazio batte il Torino per 2-0 con i gol di Guendouzi e Cataldi e può continuare a sognare la Champions, mentre ai granata non rimane che assaggiare l’amaro sapore della sconfitta per la prima volta nel 2024. Il primo tempo è a forti tinte granata. Fin dall’avvio quando, su cross di Bellanova, Sanabria gira verso la porta colpendo in pieno il palo. Il Torino è più in partita rispetto alla Lazio, sono gli uomini di Juric a fare la gara e soprattutto ad avere le occasioni migliori. Prima è Zapata, di testa, a svettare ma senza inquadrare la porta, poi la stessa sorte tocca a Masina che incorna non trovando lo specchio per centimetri. In mezzo alle due occasioni, a certificare il predominio, anche la conclusione di Vlasic su assist ancora di Bellanova, ma il suo destro è alzato da Provedel in calcio d’angolo.

 

La ripresa inizia con il cambio tra Hysaj e Lazzari, ma il copione è sempre lo stesso con l’azione in fotocopia a far correre Bellanova sulla destra e a servire in mezzo Zapata; stavolta la conclusione non colpisce il palo, ma finisce fuori di poco. La Lazio, però, ha dalla sua il cinismo che viene fuori al 50 quando, alla prima occasione vera del match, passa grazie al destro di Guendouzi, servito da Luis Alberto, che batte Milinkovic-Savic per il vantaggio biancoceleste. Una qualità che mostra ancora 6 minuti più tardi quando Cataldi, servito ancora da Luis Alberto, calcia con il piatto facendo baciare il palo al pallone prima che quest’ultimo si adagi sul fondo della rete. L’uno-due subito è una mazzata tremenda per il Torino che non riesce a reagire finendo per uscire progressivamente dal match lasciando campo alla Lazio. A ridare vigore ai granata ci pensa l’espulsione di Gila per doppia ammonizione ma le speranze di rimonta si interrompono sul destro di Ricci che, dal limite dell’area piccola, non trova lo specchio facendo calare il sipario sul match.

AGI – Il Napoli salva la pelle nell’andata degli ottavi di Champions League contro il Barcellona, strappando in rimonta un pareggio casalingo agli uomini di Xavi. Allo stadio Maradona è Lewandowski a portare avanti i blaugrana allo scoccare dell’ora di gioco, mentre Osimhen gli risponde a 15 minuti dal 90′, rendendo un po’ meno complicate le cose in vista del ritorno in terra catalana, in programma il 12 marzo. Inizia così con un pari europeo l’avventura di Francesco Calzona sulla panchina azzurra a pochi giorni dall’esonero di Mazzarri, il secondo stagionale optato dal presidente De Laurentiis dopo quello di Garcia. Nelle primissime battute di gara sono i blaugrana che fanno la partita, andando alla conclusione per due volte in pochi minuti con Yamal, prima impreciso e poi respinto attentamente da Meret. A cavallo di metà frazione gli spagnoli si ripresentano pericolosamente nei pressi dell’area azzurra, sfiorando il vantaggio in un paio di circostanze: al 22′ Lewandowski riceve da Cancelo e calcia a botta sicura trovando la parata di Meret, bravo anche un minuto più tardi a volare sul destro da fuori di Gundogan. I partenopei provano a reagire venendo fuori con il passare dei minuti, ma dalle parti di Ter Stegen non arrivano grandi pericoli. Nella ripresa, allo scoccare dell’ora di gioco, il Barcellona passa in vantaggio con Lewandowski, che riceve da Pedri e dopo un controllo indovina il destro sul primo palo che fulmina Meret. Il Napoli però non molla e, nonostante tante difficoltà, al 75′ trova la fiammata del pareggio: Anguissa serve in area Osimhen ormai pronto alla sostituzione, il nigeriano sfrutta alla grande l’ultima palla del suo match e firma l’1-1, vincendo un contrasto con Martinez e vincendo il duello con Ter Stegen. I partenopei prendono morale e nel finale vanno anche a caccia del gol vittoria, senza pero’ creare ulteriori patemi alla retroguardia spagnola. Nel recupero invece, all’ultimo istante, è Gundogan ad avere il match point sul mancino, terminato di un soffio a lato alla destra di Meret. 

AGI – Il tennista numero due del mondo Carlos Alcaraz si è ritirato dalla partita di esordio all’Atp Rio Open dopo essersi infortunato alla caviglia al secondo game della gara contro Thiago Monteiro. La stella spagnola ha chiesto un timeout medico, si è fasciato la caviglia e ha vinto la prima partita, ma poi ha deciso di smettere: un’altra battuta d’arresto in una stagione 2024 che include un’uscita ai quarti di finale agli Australian Open. 

AGi – Lo spagnolo Carlos Alcaraz, numero 2 del mondo, ha ammesso di dover lavorare per controllare meglio i suoi “nervi” nei momenti difficili se vuole continuare a rimanere nei piani alti della classifica Atp.  Il tennista di Murcia è impegnato in una serie di tornei in Sudamerica e le sue ultime parole arrivano prima dell’inizio dell’ATP 500 di Rio de Janeiro, il più importante della regione. “Ci sono molte cose da migliorare rispetto a Buenos Aires“, ha detto il giocatore, che sabato è stato battuto nella semifinale del torneo argentino dal cileno Nicolas Jarry.

 

 

“Colpisco la palla molto bene, penso di essere in buona forma, ma devo imparare a giocare in certe situazioni meglio di come ho fatto in Argentina”, ha continuato Alcaraz, che non vince un torneo da Wimbledon lo scorso luglio. “Per esempio, sulle palle break, in certi momenti in cui sono in tensione, devo fare meglio di come ho fatto. Credo che questa sia la cosa più importante che devo migliorare se voglio ottenere un buon risultato qui a Rio”, ha aggiunto lo spagnolo, che inizierà il torneo contro il brasiliano Thiago Monteiro (117° posto nel ranking mondiale).

 

 

“Quest’anno so cosa voglio fare e sto lavorando sodo. Sarà un anno emozionante, con le Olimpiadi alle porte. Ma nel mezzo o alla fine della stagione, devo rimanere concentrato per mantenere la stessa intensità e lo stesso livello”, ha spiegato il 20enne, che ha detto che preferirebbe vincere l’oro olimpico piuttosto che gli Open di Francia. “Mancano ancora diversi mesi” a Parigi “e in questo periodo ci sono tornei molto importanti. Ovviamente i Giochi sono un grande obiettivo, molto speciale, ma voglio anche vincere i Masters 1000 e gli Slam, e per questo devo rimanere concentrato sui prossimi tornei”, ha concluso.

 

 

AGI – Jannik Sinner ha battuto l’australiano Alex De Minaur in due set (7-5/6-4) e ha vinto il torneo Atp 500 di Rotterdam. Grazie a questo successo da oggi è al terzo posto della classifica Atp, dopo aver scavalcato il russo Daniil Medvedev che l’anno scorso lo aveva battuto qui in finale. Il russo ha infatti già annunciato che non giocherà la prossima settimana al 250 di Doha e dunque dovrà scartare i punti della vittoria dell’anno scorso. La partita è stata molto combattuta dal primo all’ultimo quindici. Il primo set è stato deciso da un solo break, sul 2 pari, mentre il secondo è andato più in ‘altalena’, con tre break in tutto e Sinner che è riuscito a contenere l’avversario all’inizio del parziale e ad alzare ancora di più il ritmo degli scambi nella parte finale.

 

“Sono orgoglioso di come sono riuscito a giocare questa settimana – ha detto il tennista di San Candido a fine partita – cercheremo sempre di migliorare, il mio team, questa è la cosa più importante. Grazie al pubblico, che è stato meraviglioso, sempre corretto anche quando affrontiamo giocatori di casa”. E poi i complimenti a De Minaur: “Affrontarti è sempre molto difficile, Alex, migliori settimana dopo settimana e ti auguro il meglio per il proseguimento della stagione”. Sinner è il 51esimo vincitore del torneo olandese e da domani sarà anche il tennista italiano ad arrivare più in alto nella classifica mondiale nell’era open, scavalcando Adriano Panatta che nel 1976 raggiunse la quarta posizione.