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AGI – Dalle tribù nella contea dei Nandi, nel cuore dell’Africa nera, fino a diventare dominatore planetario della maratona. Chissà se quando da ragazzino mentre percorreva correndo i 3,2 chilometri che da casa lo portavano a scuola, pensava che un giorno sarebbe diventare l’uomo più forte del mondo sui 42,195 chilometri.

Una distanza non casuale perché è quella percorsa dal leggendario emerodromo Filippide da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria dei greci sui persiani nella torrida piana di Maratona.

Correva l’anno 490 a.C. Oggi, oltre 2500 anni dopo nel cuore dell’Europa, a Berlino, c’è un uomo che ha corso la mitica distanza in 2 ore 01’09”.

Quest’uomo, vero fenomeno del running, si chiama Eliud Kipchoge, ha 37 anni, è sposato con Grace Sugutt, è padre di tre figli, e vive a Eldoret, una sorta di ‘Eldorado’ del fondo e mezzofondo per l’atletica leggera dove in inverno si allenano anche diversi azzurri.  Lui da domenica sera a sabato mattina vive quasi in clausura presso il centro della corsa a Kaptagat, poi ritorna in famiglia.

 Eliud pesa poco più di 52 chilogrammi, è cresciuto assieme alla madre insegnante (Janet Rotich) mentre il padre lo ha visto solo sulle fotografie.

Sul pianeggiante percorso ricavato tra diversi quartieri della capitale tedesca toccando le simboliche Potsdamer ed Alexander Platz, Kipchoge ha vinto la quindicesima maratona (su 17 partecipazioni) della sua carriera.

Eliud in una mattinata nuvolosa, con i primi raggi di sole a fare capolino solo nel finale di gara quasi a ‘battezzare’ la sua storica impresa al cospetto della Porta di Brandeburgo, ha imposto un ritmo forsennato sin dai primi metri. Il keniano dopo essere transitato in 59’51 alla mezza maratona, ha migliorato il suo precedente record di esattamente mezzo minuto: un’enormità per la maratona corsa a questi livelli.

Il connazionale Mark Korir ha completato la doppietta per la Nazione simbolo del running nel mondo, il Kenya, ma con un ritardo di quasi cinque minuti (4’49”). Terzo l’etiope Tadu Abate (2h06’28). Sono esattamente vent’anni che Kipchoge scrive importanti capitoli di storia nelle distanze cosiddette ‘lunghe’.

Risale alla primavera del 2002 la sua prima apparizione in ambito internazionale, i Mondiali di cross conclusi al quinto posto tra gli junior: nulla di così sensazionale. È nel 2003 che Eliud si fa conoscere al mondo, oro nel cross sempre tra gli junior e campione del mondo dei 5000 metri a Parigi.

La prima parte di carriera la dedica solo alla pista, in particolare ai 5000 metri dove alle Olimpiadi ottiene l’argento ad Atene 2004 e il bronzo a Pechino quattro anni dopo. Dal 2012, Kipchoge si dedica solo alla strada e centellinando le presenze. Vince le maratone più importanti, Berlino e Londra  quattro volte, Chicago e Rotterdam. 

Il 12 ottobre del 2019 correndo sulle strade all’interno del grande polmone verde di Vienna, il ‘Prater’, in 1 ora 59’40, diventa il primo uomo a concludere la maratona sotto le due ore. Il crono, però, non venne omologato perché Eliud era stato aiutato da ben 41 ‘lepri’ che si erano alternate per mantenere lo stesso ritmo e con rifornimenti liberi.

L’8 agosto dello scorso anno vincendo la maratona delle Olimpiadi di Tokyo diventa il terzo di sempre, dopo Adebe Bikila e Waldemar Cierpinski, a confermarsi campione olimpico per due edizioni consecutive. A Berlino superlativa anche la gara femminile.

A trionfare con un super crono la 28enne etiope Tigist Assefa che con 2 ore 15’37 è diventata la terza donna più veloce di sempre in maratona.

AGI – Trionfo di portata storica per il belga Remco Evenepoel andato a cogliere, dopo una fuga solitaria iniziata a 25 chilometri dal traguardo, la maglia iridata della prova in linea di ciclismo.

Il 22enne fiammingo ha dominato la prova di 266,9 chilometri svoltasi  a Wollongong in Australia. All’89/a edizione della prova in linea del Mondiale per professionisti hanno preso  il via 169 corridori di 50 Nazioni.

Remco Evenepoel ha tagliato  il traguardo di Wollongong dopo 6 ore 16’08” di gara ad una media di 42,575 chilometri orari.

Per il Belgio quella centrata oggi dal corridore  della Quick-Step, oro iridato nel 2018 nella gara in linea juniores, è la vittoria iridata numero 26, il 51/o podio nella prova in linea maschile dalla prima edizione del 1927.

Argento al francese Christophe Laporte che, con un ritardo di 2’21 dal vincitore, ha regolato la volata del gruppo precedendo l’australiano Michael Matthews.

Quarto il belga Wout van Aert, quinto l’italiano, Matteo Trentin, argento nel 2019. Ottavo Alberto Bettiol, tredicesimo Lorenzo Rota. Evenepoel fino al 25/o chilometro era assieme al kazako Andrey Lutsenko quando lo ha staccato sul tratto ascendente del Mount Pleasant, unica asperità del circuito ricavato a Wollongong, città nel sud-est dell’Australia.

Attivo e protagonista fino al circa 70 chilometri dall’arrivo l’azzurro Samuele Battistella. Nelle prime fasi di gara si è messo in luce anche il primo corridore della Città del Vaticano presente alla corsa in linea Elite in 89 edizioni, ovvero Rien Schuurhuis, 40 anni, olandese poi ritiratosi a 160 chilometri dall’arrivo. Schuurhuis è marito di Chiara Porro, ambasciatrice dell’Australia presso la Santa Sede e quest’anno ha ottenuto la cittadinanza vaticana.

 

AGI – “La FIDE è pronta a incaricare la sua commissione Fair Play per avviare un’indagine approfondita sull’incidente” che ha coinvolto il campione del mondo Magnus Carlsen e Hans Niemann, “quando saranno messe a disposizione le prove adeguate e tutte le parti coinvolte riveleranno le informazioni a loro disposizione“.

Dopo fiumi di articoli, illazioni, sospetti e ipotesi, alcune poco credibili cavalcate da giornali e social, la Federazione Internazionale degli Scacchi ha deciso di uscire allo scoperto e, con una nota, ha preso posizione sulla vicenda che sta agitando l’intero mondo scacchistico e sottolineando il pericolo del “cheating” (giocare imbrogliando) per l’intero movimento.

Prima di tutto, i fatti

La settimana scorsa il campione del mondo, Magnus Carlsen, dopo solo una mossa, ha abbandonato la partita, giocata online durante la Julius Baer Generation Cup, contro il 19enne americano, Hans Niemann. Precedentemente aveva deciso di ritirarsi da un altro torneo, la Sinquefield Cup organizzata dal prestigioso Club di Saint Louis, dopo aver perso, stavolta alla scacchiera, con Niemann.

Il 31enne di Tonsberg, dopo un messaggio sui social con tanto di Gif, ha fatto intendere che il motivo del ritiro potesse essere collegato a un gioco “non pulito” condotto dell’avversario. “If I speak I’m in big trouble”. Carlsen ha utilizzato la famosa frase di Mourinho per sottolineare quello che non poteva dire apertamente.

I’ve withdrawn from the tournament. I’ve always enjoyed playing in the @STLChessClub, and hope to be back in the future https://t.co/YFSpl8er3u

— Magnus Carlsen (@MagnusCarlsen)
September 5, 2022

Niemann ha dovuto così difendersi pubblicando un lungo video dove ha ammesso di aver imbrogliato da ragazzo, in due occasioni, per salire di punteggio sul sito chess.com e sfidare i giocatori più forti. “Errori del passato”, ha assicurato. Niente a che vedere con la sua crescita, i sui risultati e il titolo di ‘Grande Maestro’ ottenuto negli anni successivi.

Nella giornata di giovedì Carlsen ha rilasciato un’intervista in cui ha spiegato che potrebbe rivelare altri dettagli alla fine della Julius Baer Generation Cup mandando, allo stesso tempo, un’altra frecciatina a Niemann: “Purtroppo non posso pronunciarmi in merito, ma la gente puo’ trarre le proprie conclusioni, e certamente lo ha gia’ fatto. Devo dire che sono molto colpito dal gioco di Niemann e credo che il suo mentore Maxim Dlugy stia facendo un ottimo lavoro”.

Dlugy, che oggi non segue più Niemann, come hanno riordato molti maestri, fu estromesso da chess.com nel 2017 per aver presumibilmente barato durante un “Titled Tuesday”, torneo riservato ai giocatori titolati. Insomma, tra accuse più o meno velate, l’affaire Carlsen-Niemann si e’ ingigantito troppo e la Fide “visto che l’incidente continua a degenerare” si e’ trovata costretta a intervenire “in quanto organo di governo degli scacchi a livello mondiale” che, tra i suoi compiti, ha quello di “proteggere l’integrita’ del gioco e la sua immagine”. 

“I have to say I am very impressed by Niemann’s play and I think his mentor Maxim Dlugy must have been doing a great job”

Hans’s former trainer Maxim Dlugy has been banned from chesscom after allegedly cheating in one of the first Titled Tuesdays back in 2017. pic.twitter.com/abdkXiaHOZ

— Yosha Iglesias (@IglesiasYosha)
September 21, 2022

La premessa della FIDE è un richiamo a Carlsen per come ha gestito tutta la situazione. “Innanzitutto, crediamo fermamente che il Campione del Mondo abbia una responsabilita’ morale legata al suo status, poiché è considerato un ambasciatore globale del gioco. Le sue azioni hanno un impatto sulla reputazione dei suoi colleghi, sui risultati sportivi e, in ultima analisi, possono essere dannose per il nostro gioco. Crediamo fermamente che ci fossero modi migliori per gestire questa situazione“.

Nonostante questo, l’organo sembra schierarsi dalla parte del norvegese, o meglio del gioco senza sospetti. “Allo stesso tempo, condividiamo le sue profonde preoccupazioni per i danni che il cheating arreca agli scacchi. La FIDE ha condotto una lotta contro chi imbroglia per molti anni e ribadiamo la nostra politica di tolleranza zero contro qualsiasi azione che aggiri le regole. Che sia online o “over the board”, l’imbroglio rimane un imbroglio. Siamo fortemente impegnati in questa lotta e abbiamo investito nella formazione di un gruppo di specialisti per mettere a punto sofisticate misure preventive che gia’ si applicano ai principali eventi FIDE”.

Poi il monito: “come abbiamo già fatto in precedenza, la FIDE chiede di rafforzare la cooperazione tra le principali piattaforme online, gli eventi privati e i giocatori di alto livello, la maggior parte dei quali ha già espresso la volontà di unire gli sforzi” per combattere una minaccia vera per il futuro del gioco. Sul caso Niemann-Carlsen viene perciò auspicata una maggiore chiarezza perché “siamo pienamente consapevoli che, in alcuni casi, l’incertezza può danneggiare le prestazioni dei giocatori. Può anche danneggiare la reputazione di un solo giocatore: ecco perche’ insistiamo sul rispetto dei protocolli anti-cheating”.

“Ci auguriamo – conclude la nota – che l’intera situazione possa avere un effetto positivo a lungo termine, se affrontata correttamente. Proponiamo di lanciare un panel dedicato, che includa i rappresentanti delle principali piattaforme scacchistiche, i Grandi Maestri, gli esperti di anti-cheating e i funzionari della FIDE, al fine di combattere questo rischio ed evitare che diventi una vera e propria piaga”.  

AGI – L’imprenditore campano Stefano Ceci, legale rappresentante della Diez Fze, società con sede a Dubai, deve “cessare immediatamente” ogni utilizzo dell’immagine di Diego Armando Maradona, la stella del calcio mondiale scomparsa il 25 novembre del 2020 a 60 anni.

Lo ha deciso il giudice Paolo Andrea Vassallo, della seconda sezione civile del tribunale di Napoli, che ha dato ragione a Jorge Sebastian Baglietto, l’amministratore giudiziario che tutela gli interessi dei cinque figli eredi dell’ex Pibe de Oro.

Al centro del contenzioso c’era l’uso della immagine del campione argentino sulle maglie da gioco nella stagione scorsa del Napoli, dopo che il club aveva acquisito dallo stesso Ceci quei diritti frutto di un accordo sottoscritto pochi mesi prima di morire da Maradona con l’imprenditore. Ma gli eredi del numero 10 e Baglietto, rappresentati in giudizio dall’avvocato romano Antonietta Tomassini e dalla collega Federica Meglio, che chiedevano anche il sequestro dei proventi derivanti da quel contratto per una somma non inferiore a 450mila euro, hanno ottenuto l’inibitoria per la diffusione e l’utilizzazione dell’immagine in qualunque forma.

 

Maglia Maradona Napoli, il club non potrà più rappresentare Diego: la sentenza del tribunale
https://t.co/eVdfL2UM7F pic.twitter.com/kbFPh6WfXw

— Napoli Calcio & Mercato (@NapoliCM)
September 21, 2022

 

Per il giudice, il contratto stipulato da Ceci con la Società Sportiva Calcio Napoli, pari a poco meno di 23mila euro, è stato “lesivo delle aspettative patrimoniali” che gli eredi hanno in relazione allo sfruttamento dell’immagine di Maradona, “un simbolo planetario del calcio, riconosciuto e riconoscibile in tutto il mondo, il cui valore economico appare di notevole portata, quasi inestimabile”.

La commercializzazione dell’immagine di Diego Armando su 6mila maglie fruttò infatti un ricavo lordo, quasi immediato, di circa 900mila euro. E il contratto sottoscritto da Maradona nell’agosto 2020 con Ceci riconosceva al licenziante il 50% dei proventi, mai pervenuti agli eredi. I quali, tra l’altro, un mese dopo l’accordo tra lo stesso Ceci e il Calcio Napoli sulla commercializzazione dell’immagine del campione così come stilizzata e creata dall’architetto Giuseppe Klain sulle maglie da gioco della prima squadra, notificarono un atto di diffida, ritenendo quell’uso indebito, con contestuale rimozione di foto e immagini dell’ex idolo argentino.

 

Grande successo della maglia celebrativa,in tiratura limitata, che il Napoli, in partnership con il detentore dei diritti e i 5 eredi di D1OS ha lanciato in occasione della gara con il Verona, al prezzo di €150. Diego Maradona continua a far guadagnare tutti anche da morto pic.twitter.com/jKU5i5jwdp

— Maurizio Pistocchi (@pisto_gol)
November 23, 2021

 

Non potendo più intervenire sulla commercializzazione delle maglie (ovviamente tutte vendute) e tenuto conto della buona fede del club partenopeo, il giudice ha così ritenuto di emettere un’ordinanza inibitoria nei confronti di Ceci alla luce del “suo comportamento abusivo” e lesivo degli interessi degli eredi Maradona, autorizzando tra l’altro un sequestro conservativo cautelativamente fissato in 150mila euro.

Un calciatore svizzero è morto a soli 34 anni per un cancro ai polmoni e l’annuncio a compagni e tifosi viene dato dall’altoparlante al termine di una partita di Coppa tra le sue due ex squadre, nella commozione generale: è accaduto ad Aarau, dove domenica sera la squadra di casa ha affrontato il Basilea.

A Nicolas Schindelholz, difensore centrale, il tumore era stato diagnosticato nel 2020 quando lui militava proprio nell’Aarau, in seconda divisione, e nel 2021 si era ritirato dal calcio. I dirigenti dell’Aarau, ultima squadra in cui aveva giocato ‘Schindi’, hanno deciso di dare la notizia solo dopo il fischio finale della sfida, vinta dagli ospiti che si sono qualificati agli ottavi della Coppa di Svizzera grazie al 3-1 nei supplementari.

Molti ex compagni del difensore in campo si sono lasciati andare a un pianto a dirotto dopo la lettura della notizia e sugli spalti tanti visi erano solcati dalle lacrime.

Der FCB trauert um Nicolas Schindelholz. Unser ehemaliger U21-Captain erlag mit nur 34 Jahren seiner Krebserkrankung. Der gesamte FCB ist erschüttert über diese Nachricht und spricht der Trauerfamilie sein herzlichstes Beileid aus.

Ruhe in Frieden, Nico. pic.twitter.com/pfKVdlAt1r

— FC Basel 1893 (@FCBasel1893)
September 19, 2022

Schindelholz, che lascia la moglie e quattro figli, in passato aveva anche disputato tre stagioni con la primavera proprio del Basilea quando era una promessa del calcio elvetico, giocando al fianco di Yann Sommer, Fabian Frei ed Eren Derdiyok e ottenendo anche una convocazione nell’Under 20 della Svizzera.

Poi una serie di infortuni, incluso uno strappo al tendine d’Achille e una rottura del crociato, gli avevano precluso il salto in una big.

In Absprache mit Nicolas Schindelholz informieren wir euch, dass unser 32-jähriger Abwehrspieler an einem Lungentumor erkrankt ist. Wir sind mit dir, Nico!

➡️ Mehr erfahren: https://t.co/Hblwv43qLC#ZämeFörAarau pic.twitter.com/F5ZPOiu14t

— FC Aarau (@FCAARAU)
August 18, 2020

Il Basilea sui social si e’ detto “sconvolto”: “Riposa in pace, Nico”, si legge nel tweet. Tanti messaggi di cordoglio dei calciatori elvetici, da Sherdan Shaqiri a Granit Xhaka e Alex Frei. Schindelholz aveva giocato per lo piu’ con la maglia del Thun, indossata dal 2009 al 2017 con 122 presenze e 4 reti.  
 

AGI – Nel 2021 l’organo di governo delle corse podistiche ha deciso di cancellare molte gare della durata di più giorni dal proprio calendario sportivo. Il motivo è che le corse podistiche spalmate su di più giorni consecutivi, dette anche “ultramaratone”, sono il punto limite di uno sport che è già di per sé marginale, i cui praticanti – spesso – si sentono obsoleti e con scarsa visibilità, ma tuttavia si considerano anche come gli ultimi depositari e custodi delle origini e della storia di questo sport.

Le gare di sei giorni e le sfide su più giorni, ricostruisce il New York Times, “risalgono al XVIII secolo e sono rinate negli Anni ’80 del secolo scorso come mezzo inclusivo per dar vita a sfide e primati personali”, tant’è che quando nel 1983 ebbero inizio le prime competizioni si pensò che le corse di più giorni potessero diventare persino mainstream, di moda.

Però questo genere aveva una sua propria controidicazione: uno sport i cui i tempi venivano calcolati in miglia orarie anziché in minuti per miglio non poteva sfondare tra l’opinione pubblica in genere e le masse in particolare. Troppo residuale.

Ultramarathon Runners Won’t Give Up Their Sport – The New York Times https://t.co/zkjwz4LlAd Ultramarathon Runners Won’t Give Up Their Sport The New York Times

— Jae R Love (@JaeRLove1)
September 19, 2022

Cosicché a settembre di un anno fa molti eventi strutturati su più giorni sono stati cancellati dall’Associazione Internazionale dei maratoneti, ma questa stessa decisione ha fatto sì che gli incalliti aficionados di questo genere sportivo, in un impeto di orgoglio e protesta, si siano creati il proprio gruppo e la propria organizzazione su misura, la Global Organization of  Multiday Ultramarathonewrs, con l’idea di creare un torneo per poter incoronare il Campione del mondo di questo particolare settore sportivo. Una sfida dell’uomo sull’uomo. E così è nato il Campionato del Mondo di 48 ore. 

La gara, iniziata il 3 settembre, ha attirato ben 47 corridori, sette dei quali sui 70 anni, tre sugli 80, molti poi si sono iscritti “non per rivendicare la vittoria ma per scalare la classifica”. Scrive il NYT: “Nato da un’idea di Nick Marshall, l’elenco della longevità è racchiuso in un enciclopedico foglio Excel e classifica le carriere degli ultrarunner in base all’intervallo di tempo dalla loro prima corsa di 50 o 100 miglia fino alla più recente. Alcuni corridori hanno 40 anni di carriera e altri, come lo svizzero Willi Furst e il tedesco Werner Hohl, hanno più di 53 anni di gare certificate”.

Il nuovo campionato ha così attirato molti appassionati che hanno pensato che attraverso di esso gli sarebbe stata restituita la possibilità di ottenere un’altra possibilità per poter affermare i propri record e performance.

Nel raccontare le storie di alcuni atleti di 82 o 84 anni, il giornale sottolinea che al momento “non è ancora chiaro se la creazione della gara di 48 ore e della Global Organization of Multiday Ultramarathoners rappresenti la fine di un’era o l’inizio di un’altra”. Chi correrà, vedrà…

AGI – L’Italia ha centrato la qualificazione alla fase finale di Coppa Davis, a Malaga dal 21 al 27 novembre, dove troverà gli Stati Uniti. A Bologna gli azzurri si sono assicurati il primo posto nel loro girone battendo 2-1 la Svezia nell’ultimo impegno della fase disputata a Bologna. Era già tutto deciso dopo la vittoria di Matteo Berrettini sul numero 119 del mondo, Elias Ymer, con un netto 6-4, 6-4 in un’ora e un quarto di gioco.

Il tennista romano è stato micidiale al servizio: 77% di prime, ha perso solo due punti quando ha messo in campo la prima e quattro sulla seconda, cedendo in totale solo sei punti in dieci turni di battuta. Successivamente la squadra scandinava si è portata sull’1-1 grazie a Mikael Ymer, numero 98 del mondo, che ha battuto uno spento Jannik Sinner 6-4, 3-6, 6-3, in due ore e 22 minuti. Il 21enne altoatesino ha perso l’imbattibilità in Davis dopo una striscia di sei partite.

Nel doppio che ha chiuso la giornata Simone Bolelli e Fabio Fognini hanno vinto contro la coppia svedese, formata da Andre Goransson e Dragos Nicolae Madaras, col punteggio di 7-6, 6-2. Seconda del girone la Croazia davanti alla Svezia, eliminata. Si è così chiusa la sei giorni di Coppa Davis di Bologna che è stata un grande successo di pubblico. Con le oltre 6.300 presenze di oggi si è arrivati ad un totale di 28.115 spettatori che hanno seguito gli incontri con una straordinaria partecipazione.  

AGI – L’italiana Vittoria Guazzini è diventata campionessa del mondo a cronometro nella categoria U23 ai Campionati del mondo di ciclismo su strada a Wollongong, sulla costa sudorientale dell’Australia.

La ciclista toscana, 21 anni, del gruppo sportivo Fiamme Oro della polizia di Stato, si è classificata quarta nella cronometro femminile élite, il miglior risultato della sua categoria (under 23).

La classifica U23 a cronometro: 1. Vittoria Guazzini (ITA) i 34,2 km in 45:20 2. Shirin van Anrooij (NED) a 1:48 3. Rocarda Bauernfeind (GER) a 2:17 4. Marie Le Net (FRA) a 2:43 5. Marta Jaskulska (POL) a 2:48.

AGI – La maglia indossata dalla leggenda del basket Michael Jordan, durante la prima partita delle finali Nba del 1998, la sua ultima vittoria per il titolo, è stata venduta alla cifra record di 10,1 milioni di dollari. Lo ha comunicato la casa d’asta Sotheby’s. L’iconica maglia rossa dei Chicago Bulls, con il numero 23 di Jordan sul retro, diventa così il più caro indumento-cimelio sportivo mai venduto all’asta.

La somma finale è stata il doppio più alta della stima fatta da Sotheby’s e ha ottenuto un totale di 20 offerte. La maglia di Jordan ha battuto il record dei cimeli sportivi più costosi mai venduti, stabilito a maggio dalla maglia dell’Argentina indossata da Diego Armando Maradona nella leggendaria partita contro l’Inghilterra ai mondiali in Messico del 1986, quella del gol della “mano de Dios” (9,3 milioni di dollari).

Michael Jordan’s “Last Dance” T-shirt sells for a record $10.1 million https://t.co/5Z2eLES4v3

— Finax News USA (@FinaxIn)
September 15, 2022

AGI – Finisce 3-0 la sfida tra Italia e Croazia, debutto degli azzurri nel girone A di Coppa Davis in corso a Bologna. Nel doppio Simone Bolelli e Fabio Fognini hanno superato in tre set la forte coppia croata formata da Nikola Mektic e Ante Pavic: 3-6 7-5 7-6(3) il punteggio per gli azzurri. 

Nel pomeriggio Matteo Berrettini con un po’ di fatica regala all’Italia la vittoria contro la Croazia nel suo girone. Dopo la vittoria di Musetti, la seconda sfida del girone A di Coppa Davis, in corso alla Unipol Arena di Bologna, ha visto i successo di Matteo Berrettini (n.15 Atp) su Borna Coric (n.26 Atp) con il punteggio di 6-7, 6-2, 6-1.

Lorenzo Musetti ha conquistato il primo punto contro la Croazia superando Borna Gojo con il punteggio di 6-4 6-2. Il carrarese è sceso in campo dopo il forfait di un acciaccato Jannik Sinner che, dopo aver sentito dolore a una caviglia, ha preferito non forzare il ritorno in campo dopo la lunga tournée americana e i quarti conquistati agli Us Open.

Musetti, numero 30 delle classifiche mondiali, si è imposto con facilità mostrando un livello di gioco molto superiore a quello del nativo di Spalato (numero 164 del ranking) e soffocando sul nascere ogni possibile focolaio di reazione e rimonta. Il tennista azzurro ha conquistato la maggior parte dei punti scaturiti da scambi ‘lunghi’ con il croato che ha provato a stargli in scia sfruttando la sua unica arma a disposizione: la potenza del servizio. Basta una statistica, però, a spiegare la supremazia dell’azzurro in campo: le 13 palle break avute (3 trasformate) contro le zero dell’avversario.