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AGI – Al via nella notte italiana la stagione numero 75 della Nba che riparte dal titolo conquistato dai Milwaukee Bucks: il basket professionistico americano torna a pieno regime dopo due stagioni segnate dalla pandemia, ma è ancora il Covid a far discutere per via dei No vax e dei protocolli. Un 10% di cestisti infatti non si è vaccinato visto che l’obbligo vale solo per tecnici, dirigenti, arbitri e staff. Ci sono poi le restrizioni a livello locale come a San Francisco e New York, città in cui se non si è vaccinati non si può entrare nei palazzetti, giocatori compresi.

A far discutere sono soprattutto gli irriducibili no-vax tra i campioni della Nba: il loro portabandiera è diventato Kyrie Irving, dopo la scelta dei Nets di sospenderlo finché non si deciderà a tornare sui suoi passi. La prima palla a due della stagione mette di fronte proprio la squadra di Brooklyn orfana del 29enne playmaker australiano contro i campioni in carica dei Milwaukee Bucks, pronti a ricevere l’anello nello spettacolo del Fiserv Forum. 

Don’t miss the @Bucks Championship Ring Night Ceremony at 6:58pm/et on TNT before they take on the Nets at 7:30pm/et! #KiaTipOff21 pic.twitter.com/mlBso9RTYU

— NBA (@NBA)
October 19, 2021

La franchigia del distretto newyorchese è una delle più attese di quest’annata: dopo la sconfitta nella semifinale di East Conference contro gli stessi Bucks, i bianconeri ripartiranno a caccia dell’anello con le superstars Kevin Durant e James Harden, ritrovando in roster anche quel Lamarcus Aldrige costretto a fermarsi per un periodo dopo un’irregolarità cardiaca che ha rischiato di metter fine alla propria carriera.

Fari puntati anche sui Los Angeles Lakers del solito Lebron James, alla sua 18ª stagione Nba: oltre alla sua spalla Anthony Davis, il ‘Re’ quest’anno potrà contare sui suoi ‘amici’ neo arrivati Carmelo Anthony e Russell Westbrook, ormai due veterani della lega con cui proverà ad andare a caccia di un altro titolo.

the top plays from the @Lakers newcomers during the #NBAPreseason!

The Lakers begin their 2021-22 campaign Tuesday night vs. Golden State at 10:00 PM ET on TNT. #KiaTipOff21 pic.twitter.com/953vopsJ3E

— NBA (@NBA)
October 18, 2021

Nella notte l’esordio dei gialloviola sarà contro Golden State Warriors, che dopo le cinque Finals consecutive e i tre anelli conquistati tra il 2015 e il 2019, sembrano aver perso lo smalto dei bei tempi. Complici anche tanti infortuni, soprattutto i due gravi occorsi a Klay Thompson, ormai sulla via del rientro ma costretto a restare ai box ancora per un po’. Ci proveranno allora Steph Curry e Draymond Green a risollevare momentaneamente un po’ le sorti della ‘baia’, in attesa di riabbracciare l’altro membro dei big three

Un occhio di riguardo particolare va anche agli Atlanta Hawks dell’azzurro Danilo Gallinari: le aquile l’anno scorso arrivarono a un passo dall’appuntamento per il titolo, perdendo le finali della Est Conference, e in questa stagione vorranno sicuramente riprovarci. L’ossatura della squadra è rimasta la stessa, con il giovane Trae Young tra i più attesi al salto di qualità.

Una stagione che sa quasi di ultima chiamata invece per i Los Angeles Clippers, che avevano scommesso tutto su Kawhi Leonard e Paul George già un paio d’estati fa, ma senza ottenere i risultati sperati. Da eterna incompiuta, l’altra franchigia californiana proverà ad andare a caccia di un titolo che sembra non voler proprio arrivare.

AGI – Nonostante in Italia sia uno sport ancora poco praticato, il gioco delle Freccette sta sfornando i suoi primi giovani talenti: la promessa più grande è Nicolò Mochi, il diciottenne marchigiano che a fine settembre si è laureato campione italiano al torneo nazionale di Caorle, in Veneto. Nato l’11 settembre 2003, Nicolò ha trionfato in coppia con Sabino Cianci e ha ottenuto un terzo posto nel singolo categoria C.

“È stata una grande emozione, ancor prima che finisse la gara mi chiedevo cosa avrei provato se avessi vinto, pensavo quasi di scoppiare in lacrime”, racconta in un’intervista all’AGI il ragazzo nato a Montegiorgio, un paesino in provincia di Fermo nelle Marche. 

Sono due, quindi, i trofei nella specialità di Soft Dart (le freccette con punta di plastica) portati a casa da Nicolò, che racconta come è nata la sua passione: “Ho iniziato a giocare a freccette cinque anni fa grazie a mio padre, che pratica questo sport da molto più tempo. Lo seguivo quando giocava, vedevo che molto spesso vinceva e allora mi sono detto di provare. Ho iniziato con l’Under 14, si sono visti subito buoni risultati e piano piano ho scalato le categorie”.

“Per vincere in questo sport innanzitutto serve sempre assoluta concentrazione“, racconta Mochi, “bisogna isolarsi da tutto ciò che c’è intorno. Non è facile, un po’ d’ansia addosso si sente sempre. Bisogna allenarsi tanto, per esempio nei giorni precedenti a un torneo io mi alleno almeno un paio d’ore al giorno, quando si tratta di campionati normali giusto qualche sera o anche da casa. Poi sto finendo anche la scuola, frequento il quinto anno dell’Istituto tecnologico Montani e adesso spero di diplomarmi con il voto più alto possibile”.

Il mondo delle freccette, però, Nicolò non ha intenzione di metterlo da parte: “A giugno del prossimo anno rappresenterò l’Italia all’Europeo, come già fatto con l’Under 18 due anni fa ottenendo un bel terzo posto. Quello sarà l’evento più importante in programma e mi voglio preparare al meglio”.

Quello delle ‘darts’ non è un mondo molto conosciuto nel nostro paese, ma si tratta di uno sport che negli ultimi anni ha avuto una crescita esponenziale. È sempre più seguito in tutto il mondo e muove grandi quantità di denaro tra premi e diritti televisivi.

La PDC (Professional Dart Corporation), presieduta da Barry Hearn, ha aiutato il movimento delle freccette a raggiungere una dimensione globale, tant’è che prima della pandemia, durante le principali competizioni del circuito i palazzetti venivano presi d’assalto da centinaia di appassionati, soprattuto nel Regno Unito. L’Italia purtroppo non ha una grande scuola, eppure gli azzurri, dal 2013, sono sempre protagonisti alla Worl Cup Of Darts (unica competizione che si gioca in coppia), anche se il tricolore non è mai riuscito a superare il primo turno.

Se l’ubicazione della casa del calcio è controversa, come hanno dimostrato gli ultimi europei, ci sono pochi dubbi che le freccette siano nate in Gran Bretagna dove restano una delle grandi passioni nazionali.

Lo sport di lanciare dardi stabilizzati con alette contro un tabellone diviso in spicchi ha sette milioni di praticanti Oltremanica, per lo più nei pub, e i campioni sono trattati da autentiche star e ricoperti di laute sponsorizzazioni.

Anche in Italia i ‘darts’ stanno cominciando lentamente a farsi conoscere, in parte grazie alla tv che prima con Sky e adesso con Dazn ne trasmette i tornei: i praticanti sono già 20mila, 2mila dei quali sono affiliati alla Federazione Italiana Gioco Freccette (Figf).

Lo sbarco nella penisola fu ufficializzato proprio dalla nascita della Figf nel 1984, circa un anno dopo l’idea di Luciano Caserta, attuale presidente della Federazione, di promuovere l’interesse per questo gioco aprendo a Treviso un pub che vendeva birra inglese.

Il circolo prese il nome di Dart Club Treviso e proprio da lì le freccette mossero i loro primi passi in Italia.

La Figf è inquadrata nella World Darts Federation (Federazione Mondiale del Gioco Freccette) e i suoi tesserati sono “giocatori di freccette” che godono di riconoscimento nazionale ed internazionale. La maggior parte degli appassionati pratica questo sport a livello amatoriale. 

Diverso il discorso in Gran Bretagna dove i ‘darts’ sono uno sport professionistico a tutti gli effetti.

I campioni di freccette vengono quasi tutti dalla Gran Bretagna e monopolizzano la top 10 del ranking ufficiale della PDC (Professional Dart Corporation) che per il titolo mondiale assicura premi fino a 600mila euro: un gallese, due scozzesi e cinque inglesi nelle primissime posizioni, tra cui figura Rob Cross (4°) fresco vincitore dei  campionati europei svoltisi a Salisburgo (Austria) dal 14 al 17 ottobre.

Il classe 1990 nativo di Pembury, ha avuto la meglio in finale sull’olandese Michael Van Gerwen (2° al mondo dopo essere stato in testa al ranking per 7 anni di fila).

Insomma, da passatempo da bar le freccette sono diventate una delle principali industrie in Europa, facendo girare un sacco di soldi grazie a infinite sponsorizzazioni. Il prossimo passo sarebbe quello di diventare disciplina olimpica, ma bisogna che lo sport sia praticato diffusamente in almeno 75 nazioni di almeno 4 continenti.

AGI – Per la terza volta nella storia la cerimonia di accensione della fiamma olimpica presso la rovine del Tempio di Hera nell’antica Olimpia in Grecia, si terrà senza la presenza di spettatori. Domani – ore 11,20 locali, le 10,20 in Italia – si terrà la solenne e sempre sentita cerimonia di accensione della fiamma dei Giochi olimpici invernali di Pechino che inizieranno il 4 febbraio 2022. Come ha annunciato il Comitato olimpico ellenico, “a causa della situazione creata dalla pandemia di Covid-19, la cerimonia di accensione si terrà nel rigoroso rispetto dei protocolli sanitari locali”.

In quel luogo magico, mitico per la storia del movimento olimpico internazionale, sede degli antichi Giochi greci dall’VIII secolo a.C. al IV secolo d.C, ad accendere la fiamma sarà l’attrice greca Xanthi Georgiou che indosserà l’abito tradizionale, il chitone.

Assistita da 35 sacerdotesse, la grande sacerdotessa Georgiou, seguendo un rigoroso rituale, s’inginocchierà su uno specchio parabolico e raccoglierà i raggi del sole generando il germoglio di una di fiamma.

Le tre volte senza il pubblico

La prima volta che la cerimonia di accensione della fiamma si svolse a porte chiuse risale al 7 maggio 1984 in occasione delle Olimpiadi di Los Angeles. La decisione era stata presa dal Comitato olimpico ellenico perché gli organizzatori dei Giochi volevano sponsorizzare alcuni tratti della staffetta della torcia attraverso gli Stati Uniti.

La seconda volta senza la presenza di pubblico, il 12 marzo 2020 per motivi legati alle restrizioni urgenti dovute al dilagare della pandemia di coronavirus. L’edizione di Tokyo 2020 venne poi posticipata, causa il Covid-19, all’estate dell’anno successivo. Domani il pubblico presente ad Olimpia sarà limitato ai membri del Comitato Olimpico Internazionale, ai Comitati olimpici greco e cinese, nonche’ al presidente della Grecia, Katerina Sakellaropoulou, e a giornalisti vaccinati.

A differenza del passato, non ci sarà la staffetta della torcia su territorio greco. La tradizione vuole che la torcia percorra in Grecia centinaia di chilometri toccando cinquanta tra città e siti archeologici e portata in staffetta da artisti ed atleti di tutto il mondo. Nel marzo 2020 il viaggio venne interrotto al secondo giorno dopo che la folla si era raduna a Sparta per acclamare l’attore greco-americano Billy Zane, divenuto famoso nel film ‘Titanic’.

Domani dopo la cerimonia di accensione nell’antica Olimpia, la fiamma sarà trasferita ad Atene. Martedì mattina allo stadio Kalimarmaro – quello delle prime Olimpiadi moderne del 1896 e dove Stefano Baldini trionfo’ nella maratona olimpica del 2004 – la fiamma sarà consegnata ad una delegazione del Comitato organizzatore dei Pechino 2022 e quindi portata in Cina dove arriverà il 20 ottobre.

 

 

AGI – Il Comitato Esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale (Cio) riunitosi ad Atene ha preso atto dei piani della Fifa di modificare il programma delle competizioni calcistiche e di organizzare la Coppa del Mondo (Mondiali) ogni due anni ma nello stesso tempo chiede una consultazione più ampia.

Un certo numero di Federazioni Internazionali di altri sport, federazioni calcistiche nazionali, club, giocatori, associazioni di giocatori e allenatori hanno espresso forti riserve e preoccupazioni riguardo i piani della Fifa. 

L’Esecutivo del Cio, presieduto da Thomas Bach e del quale fa parte anche l’italiano Ivo Ferriani in merito alla proposta della Fifa di organizzare i Campionati mondiali con cadenza biennale sostiene che “la maggiore frequenza creerebbe uno scontro con altri grandi sport internazionali che sono tennis, ciclismo, golf, ginnastica, nuoto, atletica, Formula 1 e molti altri e ciò minerebbe la diversità e lo sviluppo di sport diversi dal calcio”.

Inoltre, il raddoppio della frequenza del Mondiale “creerebbe un’ulteriore enorme pressione sulla salute fisica e mentale dei giocatori” e “un aumento degli eventi maschili in calendario porterebbe ad un ulteriore promozione del calcio femminile”.

 

AGI – Il futuro di Samir Handanovic all’Inter è incerto: il 37enne portiere e capitano nerazzurro a fine stagione potrebbe salutare Milano a parametro zero, ha scritto il Corriere della Sera, visto che per ora non si parla di rinnovo e il contratto è in scadenza il 30 giugno 2022.

L’Inter per il futuro ha puntato da tempo sul 25enne portiere camerunense dell’Ajax, Andre Onana, che da gennaio sarà libero di firmare da svincolato per la prossima stagione. 

Handanovic ha subìto qualche critica per gli errori nelle prime giornate, ma nelle trasferte contro Fiorentina e Sassuolo è stato decisivo per i successi nerazzurri.

Tra l’altro per lui è appena arrivata la nomination tra i 10 candidati al Trofeo Yashin, riconoscimento istituito nel 2019 da France Football per premiare il miglior portiere del mondo, in omaggio all’estremo difensore russo unico vincitore in quel ruolo del Pallone d’Oro.

Con lui ci sono Gianluigi Donnarumma, Ederson, Kasper Schmeichel, Edouard Mendy, Thibaut Courtois, Keylor Navas, Emiliano Martinez, Manuel Neuer e Jan Oblak.

AGI – L’Italia è uno dei Paesi europei che incentiva di più l’arrivo dall’estero dei grandi calciatori professionisti attratti da un regime fiscale che garantisce loro un’esenzione pari al 50 per cento sulla base imponibile. È quanto emerge dallo studio intitolato “Tassare il calcio professionistico nell’Ue” pubblicato dal Parlamento europeo e richiesto dalla commissione Questioni fiscali dell’Eurocamera.

Il documento offre un’analisi comparativa sui regimi fiscali nei sette Paesi Ue che ospitano le principali competizioni calcistiche: Italia, Spagna, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Portogallo.

I regimi di esenzione fiscale applicati da alcuni Paesi Ue “consentono ai calciatori (e indirettamente ai club) di godere di una parte del loro stipendio esente da tasse” e quindi “di ottimizzare la base imponibile del reddito dei calciatori”, scrivono gli autori dello studio. “È giusto dire che il regime fiscale italiano siano uno dei più attraenti per i top player stranieri”, ha spiegato all’AGI il professor Robby Houben dell’Università di Anversa, tra gli autori dello studio.

Il sistema italiano

Negli ultimi anni “il legislatore italiano ha modificato in modo significativo i regimi fiscali (potenzialmente) applicabili ai calciatori”, si legge nello studio, con misure “concepite in modo tale che i calciatori stranieri possano beneficiarne al momento del trasferimento in Italia”. Misure che vanno “principalmente a vantaggio delle superstar del calcio, che oltre al regolare reddito da salario, godono anche di entrate di provenienza non italiana”.

“Il più recente regime fiscale italiano per gli espatriati – precisa ancora lo studio – consente ai calciatori di godere di una riduzione del 50 per cento sulla base imponibile e comporta quindi un significativo beneficio per la tassazione del reddito da lavoro dipendente”.

Le regole che oggi permettono ai calciatori stranieri in Italia di accedere a tale esenzione fiscale deriva da regole “emanate nel 2010 (per professori e ricercatori) e nel 2015 (per lavoratori e imprenditori)”.

“I relativi benefici – si legge nello studio – si applicano alle persone fisiche che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia e si impegnano a rimanere in Italia per almeno 2 anni, che non erano residenti in Italia nei 2 anni precedenti il trasferimento e che lavorano principalmente nel territorio italiano”.

Il regime è stato emendato nel 2019 e “una delle principali modifiche introdotte” è che “i dipendenti e i liberi professionisti possono beneficiare del regime fiscale degli espatriati, indipendentemente dalle loro qualifiche (cioè non sono richiesti titoli di studio specifici, master o simili) o ruolo”.

“In relazione a ciò, il decreto ha chiarito che gli atleti professionisti possono qualificarsi come espatriati nell’ambito del regime” e “gli atleti godranno di una riduzione del 50% sul reddito imponibile”.

Cosa accade in altri Paesi

I Paesi Bassi e la Francia – altri Paesi Ue presi in considerazione nello studio – consentono ai calciatori un’esenzione del 30 per cento. La Spagna aveva introdotto nel 2004 un regime favorevole ai calciatori provenienti dall’estero, la cosiddetta legge Beckham.

“Tale regime consentiva la qualificazione come non residente fiscale per i calciatori migranti in Spagna e l’utilizzo di aliquote fiscali agevolate”, ma “a partire dal 2015, il regime non può più essere applicato ai calciatori”.

Poi c’è il Belgio che offre un incentivo fiscale alle società sportive “in relazione alla ritenuta alla fonte sui salari” che permette un risparmio dell’80 per cento sulla ritenuta a patto che la somma venga reinvestita dal club in attività come la formazione dei giovani calciatori.

Il professor Houben, commentando i risultati dello studio da lui condotto, ha constatato “la disparità di condizioni” nei regimi fiscali applicati al mondo del calcio nell’Unione europea che si traducono in vantaggi per i campionati delle giurisdizioni che applicano sistemi tributari più ‘light’ per i calciatori.

“Per affrontare questo problema – sottolineano gli autori dello studio – si raccomanda al legislatore di ‘livellare’ il campo da gioco di regole e vigilanza e introdurre norme uniformi e armonizzate di buon governo per gli agenti e le squadre di calcio professionistiche”, attraverso “un sistema di licenze dell’Ue (che comprenda la legislazione anti-riciclaggio), oltre ad un adeguato sistema di monitoraggio e sanzioni adeguate in caso di non conformità”.

 

AGI – Momento d’oro per Lorenzo Lucca, attaccante del Pisa protagonista anche con la maglia dell’Italia Under 21 nella sfortunata partita pareggiata con la Svezia. Pur senza brillare, il bomber di Moncalieri al 41mo ha firmato il suo primo primo gol azzurro con una spaccata in volo su cross di Rovella.

Il classe 2000, assoluto trascinatore della squadra toscana in vetta alla classifica di Serie B, si sta prendendo le luci della ribalta e ha iniziato a far parlare di sé anche tra le società di Serie A grazie alla buona tecnica e al fisico prorompente.

Acquistato proprio in estate per un paio di milioni dal Palermo, squadra con cui è esploso in Serie C (13 gol in 27 presenze), Lucca ha iniziato la nuova stagione nella serie cadetta con 6 gol e 1 assist in 7 presenze (è momentaneamente solo in vetta alla classifica marcatori).

Numeri niente male per un ‘ragazzotto’ alto 201 centimetri, tanto che qualcuno sembrerebbe avergli trovato già un soprannome: la ‘torre’. La Torre di Pisa. Dominatore d’area di rigore ma con grandi qualità anche con la palla tra i piedi, Lucca per caratteristiche fisiche e tecniche ricorda un po’ un certo Zlatan Ibrahimovic, simbolo del Milan.

Proprio la società rossonera sembra aver già messo gli occhi sul giovane talento azzurro, pensando al futuro magari per sostituire lo stesso Ibrahimovic, che di anni ne ha 40. Da Pisa però fanno sapere di andarci con calma, i toscani vogliono godersi il super momento di Lucca, che intanto ha trovato anche il suo primo gol nell’Under 21 dell’Italia.

Rete che poteva valere un prezioso successo per gli azzurri, rimontati a tempo scaduto, dopo tante occasioni fallite, dalla Svezia che difende così la vetta della classifica del Girone F (+1 con una gara in più giocata). “C’è tanto rammarico per questo risultato, abbiamo dominato la partita e creato tantissime occasioni, peccato aver preso un gol stupido alla fine. Sono felice di essermi sbloccato anche in nazionale, manca ancora un po’ di intesa con i compagni, ma continuando a lavorare tanto sono sicuro che i risultati si vedranno. Siamo un gruppo forte, competitivo, dobbiamo continuare su questa strada” questo il commento dell’attaccante al termine della sfida.

AGI – La Germania è la prima nazionale, oltre a quella del Paese ospitante, a staccare il biglietto per la fase finale del Mondiale di calcio 2022 in Qatar.
La qualificazione è stata ottenuta battendo 4-0 la Macedonia del Nord a Skopje.
Nella classifica del gruppo J, quando mancano due partite alla fine del girone, la selezione guidata da Hans Flick ha 21 punti, otto in più della Romania, seconda in graduatoria. 

AGI – Valtteri Bottas su Mercedes ha vinto il Gran Premio di Turchia, 16ma prova del mondiale di Formula 1, precedendo la Red Bull di Max Verstappen che grazie al secondo posto torna in testa al mondiale.

Sulla pista dell’Istanbul Park umida per la pioggia buon quarto posto per la Ferrari di Charles Leclerc alle spalle di Sergio Perez.     

Solo quinto Lewis Hamilton la cui rimonta dall’undicesimo posto di partenza è stata rallentata da una strategia sbagliata per i pitstop.

Lui e Leclerc hanno tentato di andare fino al traguardo con la gomma intermedia, prima di cedere e fare la loro sosta nei giri finali.

Buon ottavo posto per l’altra Ferrari di Carlos Sainz che è risalita dall’ultima fila. Il Cavallino ha guadagnato punti sulla McLaren, rivale per il terzo posto nella classifica costruttori, che si è dovuta accontentare della settima piazza di Lando Norris e della 13ma di Daniel Ricciardo.

La gara è stata caratterizzata dalla pista sempre umida  pur senza pioggia che non ha mai portato al montaggio delle slick. L’unico che ci ha provato, Vettel al 38mo giro, si è ritrovato in grande difficoltà.

Bottas è partito dalla pole e ha dominato la corsa perdendo il primo posto solo per qualche giro dopo il pitstop.
“È passato un bel po’ di tempo dall’ultima vittoria e mi sento bene, questa è una vittoria che mi sono guadagnato e meritato”, ha commentato il 32enne pilota finlandese. 

“È stata una delle gare migliori che abbia mai avuto, sono sempre stato in pieno controllo. Quando c’è solo una traiettoria che si asciuga devi mantenere la concentrazione per tutta la gara. Non era semplice scegliere la strategia giusta”.

Dietro di lui si sono piazzate le due Red Bull: il secondo posto consente a Verstappen di tornare in testa al mondiale con 6 punti di vantaggio su Hamilton a sei gare dal termine, terzo il messicano Perez. 

“Non era semplice oggi, la pista era scivolosa e abbiamo dovuto gestire le gomme senza poter spingere”, ha spiegato il 24enne pilota olandese, “Bottas aveva un miglior passo, ma sono felice per il secondo posto perché era facile commettere errori. Sono contento di essere sul podio”.

Sul duello con Hamilton non si è sbilanciato: “Dobbiamo spingere e cercare di migliorare, poi vedremo quale sarà il risultato finale”.

Meno sereno il campione del mondo britannico, che a un certo punto era risalito fino al terzo posto, ed è stato protagonista di un duro rimprovero al suo box per il pitstop finale di cui lui avrebbe fatto a meno: “Ve l’avevo detto, abbiamo sbagliato!”, ha urlato nel team radio.

Sesta piazza per il francese dell’Alpha Tauri Pierre Gasly, settimo l’inglese della McLaren Lando Norris, nono il canadese dell’Aston Martin Lance Stroll e decimo il francese dell’Alpine Esteban Ocon. Il prossimo Gran Premio si disputerà il 24 ottobre a Austin, negli Stati Uniti. 

AGI – Tyson Fury resta il campione del mondo dei pesi massimi Wbc.

L’inglese ha sconfitto sabato sera a Las Vegas per la seconda volta consecutiva Deontay Wilder, per ko nell’undicesimo round, al termine di un incontro appassionante.

Il 33enne britannico, ancora imbattuto in 32 incontri, compreso un contestatissimo pareggio concesso nel dicembre 2018 contro l’americano che ha poi battuto nel febbraio 2020, ha dominato il match anche se non è mancato il brivido.

Per due volte, al quarto round, Fury è caduto a terra ma si è rialzato