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(AGI) – Roma, 9 dic. – Poco piu’ di sessanta anni fa, il 10 dicembre del 1953, arrivava nelle edicole americane il primo numero di Playboy. La copertina era dedicata all’esordiente Marilyn Monroe, immortalata sul tavolo della cucina dell’appartamento di Chicago in cui viveva il futuro magnate, Hugh Hefner. La rivista, anche in forza di quella Marilyn sorridente e sensuale sparata in copertina e di quel paginone centrale che la ritraeva vestita solo delle sue grazie, spopolo’ nelle edicole e divenne rapidamente il primo periodico mensile di notorieta’ internazionale a contenere fotografie di donne nude.

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Cinquantamila copie esaurite in un paio di settimane. E il passaparola del successo si estese a macchia d’olio, in ogni parte del mondo. Eccolo, quindi, il mensile delle conigliette. Quello che piu’ e meglio della Coca-cola ha impresso una sterzata a mentalita’ e costumi. Marilyn Monroe fu solo la prima di una lunghissima schiera di celebrita’, tra cui Linda Lovelace, Farrah Fawcett, Bo Derek, Cindy Crawford, Sharon Stone, Anna Nicole Smith e Kate Moss, ad aver posato svestite per la sue copertine, qualche anno piu’ tardi, nel ’56, “Playboy” raddoppio’ il tasso erotico dei suoi fogli ufficializzando l’invenzione del “centerfold”, uno spazio collocato a meta’ pubblicazione e destinato a mettere in mostra le avvenenti forme di giovani ragazze piu’ o meno note. Dopo piu’ di sessant’anni sta pero’ per tramontare il mito delle donne nude sulla copertina di Playboy. Per l’ultimo nudo, la rivista punta su un cavallo di razza: Pamela Anderson, 13 volte in copertina, chiudera’ i 60 anni di cover hot con un 14esimo servizio bollente. Ad annunciarlo e’ stato ‘Entertainment Tonight’, secondo cui la ex bagnina di Baywatch, ora 48enne, sara’ ritratta sul numero di gennaio/febbraio 2016 che uscira’ in edicola l’11 dicembre. .

(AGI) – Roma, 9 dic. – Gran finale a Roma sabato 19 e domenica 20 per “Ballando on the Road: in cerca di talenti”, il talent-tour di milly Carlucci. Appuntamento alle ore 13 del 19 e stessa ora l’indomani presso la Galleria Porta di Roma, dove con Milly ci saranno i grandi maestri e giudici del ballo per una grande festa. La tappa di Roma chiude un ciclo di sei appuntamenti live in Italia, presentati da Gallerie Auchan e Caffe’ Borbone, alla ricerca di nuovi talenti a cui potranno partecipare tutti gli appassionati del ballo, professionisti e non. “Ballando on the road: in cerca di talenti”, ha inaugurato la propria pista il 7-8 novembre in Veneto presso la Galleria Auchan Porte di Mestre. E’ proseguito, in collaborazione con il Marina di Castello Resort – Golf & Spa, il 14-15 novembre in Campania presso il Centro Commerciale Auchan Giugliano, quindi e’ arrivato in Sicilia il 21-22 novembre presso la Galleria Auchan Porte di Catania, poi e’ risalito in Lombardia il 28-29 novembre presso il Centro Commerciale Auchan di Monza. Quindi la tappa in Puglia, svoltasi il 5-6 dicembre presso il Parco Commerciale Casamassima (Bari). Un’occasione unica per tutti gli appassionati e professionisti di qualunque tipologia di danza, a cui e’ stata data la possibilita’ di mostrare il proprio talento davanti alla ‘regina’ della pista di ballo, Milly Carlucci, affiancata da Paolo Belli, e a grandi giudici del settore come Carolyn Smith e a maestri del calibro di Raimondo Todaro, Samanta Togni, Samuel Peron, Anastasia Kuzmina, Simone Di Pasquale, Vera Kinnunen, Stefano Oradei, Maykel Fonts, e molti altri. A ciascun candidato la possibilita’ di iscriversi ad una sola delle tappe in programma e di scegliere di esibirsi in due categorie. Cosi’, alla categoria Pro appartengono atleti agonisti con un rilevante curriculum di gare nazionali e internazionali e una consolidata esperienza di insegnamento, mentre alla categoria Open gli appassionati delle varie discipline del ballo di coppia o di gruppo con o senza curriculum agonistico. (AGI) .

(AGI) – Milano, 9 nov. – Un palco da 1600 mq inquadrati a 360 gradi, 8mila persone nel pubblico, 750 luci motorizzate, 16 telecamere piu’ una robycam. Un attrezzatissimo Forum di Assago e’ pronto a ospitare domani la finale di X Factor, in diretta su Sky Uno HD alle 21.10, e in SuperHd sul canale 105 per gli abbonati Sky da almeno 3 anni, ma anche in chiaro su Cielo e MTV8. A contendersi il titolo di questa edizione 2015 del talent condotto da Alessandro Cattelan saranno la 17enne Enrica Tara guidata da Skin, il 26enne Davide Sciortino (Shorty) e il 26enne Giovanni Sada (Giosada) della categoria di Elio e gli Urban Stranger di Fedez. Ma il palco sara’ calcato anche dai giudici per performance speciali di Skunk Anansie, Fedez e Mika, Elio e le Storie Tese, da Cesare Cremonini guest star per i duetti, e soprattutto dagli attesi ospiti: i Coldplay. La sfida finale vedra’ Enrica, Davide, Giosada e Urban Strangers impegnati a fianco di Cesare Cremonini nei duetti e proseguira’ con la manche degli inediti; per lo scontro decisivo, invece, i due finalisti si giocheranno il podio e un contratto con Sony Music Italia con un brano scelto da ciascuno di loro tra quelli interpretati durante il percorso nel talent show. X Factor arriva alla sua ultima puntata della stagione dopo aver raccolto 2 milioni e 360mila spettatori medi nei 7 giorni, piu’ del 7% dell’edizione 2014 gia’ considerata da record, e 1 milione e 350mila spettatori medi a puntata (+10% rispetto al 2014), commentata attraverso 2 milioni di tweet. “E’ stata una scommessa vinta sul fronte degli ascolti – ha commentato il direttore produzioni originali Sky Italia, Nils Hartmann – e una scommessa vinta sulla giuria all music che ha alzato l’asticella delle performance dei ragazzi. X Factor cresce da format e diventa evento musicale e domani sara’ non solo la finale X Factor, ma una grande festa per la musica”. “Sono contento che questo programma sia arrivato alla finale al Forum per il terzo anno – ha detto il conduttore Alessandro Cattelan – consiglio ai ragazzi di goderselo per ogni secondo e di divertirsi perche’ il Forum e’ un posto che spinge a dare il massimo. Questo X Factor – ha aggiunto – e’ stato ancora piu’ bello e molto equilibrato dal punto di vista della gara”. Sul fronte della serata, il direttore artistico e coreografo del programma, Luca Tommassini ha promesso una finale coinvolgente: “Cercheremo di inglobare il pubblico nella scena, con luci fino all’ultima fila – ha spiegato – e porteremo i ragazzi vicino al pubblico in piedi”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 8 dic. – Le voci di Fabrizio Bentivoglio e Claudio Santamaria chiudono l’anno dell’editore Emons, che pubblica in audiolibri due romanzi cult: “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera e “Limonov” di Emmanuel Carrere. Pietra miliare della letteratura del Novecento, il romanzo di Kundera mette in scena attraverso la voce di Bentivoglio un perfetto quadrilatero amoroso entro cui le storie dei protagonisti s’intrecciano con le grandi domande della vita, come quelle sul valore delle scelte individuali, sul rapporto tra pesantezza e leggerezza, liberta’ e costrizione. Alla fine degli anni Sessanta, tra la Primavera praghese e l’invasione sovietica, la giovane Tereza e il marito Tomas, la pittrice Sabina e il suo amante Franz, oscillando tra fedelta’ e tradimenti, esplorano passioni e vertigini di un mondo che e’ diventato una trappola. Quella di Limonov, letta da Santamaria, e’ una vita vissuta realmente ma che smiglia un romanzo d’avventura. Tra delinquenza e poesia, Limonov ha conosciuto i casermoni ucraini e il jet set di Manhattan, ha attraversato la guerra nei gelidi Balcani e le peggiori prigioni russe, fino a diventare capo venerato di un partito nazionalbolscevico in pieno postcomunismo.(AGI) .

(AGI) – Roma, 8 dic. – Donald Trump e’ piu’ cattivo di Voldemort: parola di JK Rowling,la scrittrice che insieme a Harry Potter ha creato il suo antagonista, il detentore della magia oscura, capo dei Mangiamorte. “Voldemort non e’ stato mai cosi’ cattivo”, ha twittato l’autrice, a smentire i paragoni fin troppo ottimistici tra il “Colui-che-non-va-nominato” e il candidato alla nomination dei Repubblicani per le presidenziali americane del 2016. Ad accostare la figura di Voldemort a quella del miliardario ci avevano pensato i social, mettendo l’una accanto all’altra le figure dei due in un caratteristico atteggiamento dispotico, e qualche ora dopo che Trump aveva chiesto alle autorita’ il divieto di ingresso ai musulmani negli Stati Uniti. (AGI)

(AGI) – Roma, 8 dic. – In 35 anni un genio della musica quanti capolavori puo’ realizzare? In molti se lo stanno chiedendo in questi giorni, a sette lustri dall’omicidio di John Lennon avvenuto davanti al Dakota Building di New York l’8 dicembre 1980. Quel giorno Mark David Chapman sparo’ quattro colpi alla schiena dell’ex Beatle e, mentre questi giaceva morente tra le braccia della moglie Yoko Ono, l’assassino invece di scappare si mise a leggere ‘Il giovane Holden’. Il custode del Dakota Building grido’ a Chapman: “Lo sai che cosa hai fatto?”. L’uomo rispose con lucida freddezza: “Si’, ho appena sparato a John Lennon”. La dinamica dell’omicidio piu’ celebre della storia della musica e’ stata oggetto di libri e film. Quando Lennon usci’ di casa, Chapman gli strinse la mano e si fece firmare un autografo sulla copertina di ‘Double Fantasy’, suo ultimo album. Questa scena fu immortalata dal fotografo Paul Goresh. L’assassino aspetto’ poi la sua vittima per circa quattro ore. Alle 22.52, vedendo il musicista rientrare insieme alla moglie, gli sparo’ contro cinque colpi di pistola di cui quattro andarono a segno e uno gli trapasso’ l’aorta. Gli agenti accorsi sul luogo del delitto si accorsero subito che le ferite riportate da Lennon erano molto serie e decisero di non aspettare l’ambulanza ma di caricarlo sull’auto di servizio per condurlo al vicino ospedale Roosevelt Hospital dove John Lennon fu dichiarato morto alle 23.07. Chapman fu arrestato senza opporre resistenza. La morte dell’ex Beatle a soli 40 anni e’ motivo di grande rammarico perche’ potenzialmente avrebbe potuto regalarci ancora moltissimi capolavori. Basti pensare che la rivista ‘Rolling Stones’ lo colloca al quinto posto nella lista dei 100 cantanti piu’ importanti. Ben tre brani di Lennon solista – ‘Imagine’, Give Peace a Chance’ e ‘Instant Karma!’ – sono inseriti nelle Rock and Roll of Fame. Chi invece si e’ rammaricato della tragica scomparsa di Lennon per motivi diversi e insospettabili e’ l’ex compagno dei Beatles, Sir Paul McCartney, che ha confessato nel luglio scorso come la sua prima e immediata reazione alla notizia dell’assassinio fu di “frustrazione” perche’ la sua uccisione ne aveva fatto un martire “elevandolo al livello di James Dean e anche oltre”. Il 73enne co-fondatore e autore di alcune delle piu’ belle canzoni della storia della musica, in un’intervista alla rivista americana ‘Esquire’ ha rivelato: “Quando John fu colpito a morte, a parte il puro orrore, capii subito cio’ che sarebbe rimasto: Ok, ora John e’ un martire. Un Jfk (John Fitzgeral Kennedy, il presidente assassinato nel 1963, ndr). E ho iniziato a sentirmi frustrato perche’ la gente avrebbe iniziato a dire, ‘Beh, i Beatles erano lui’ e io e George (Harrison) e Ringo (Starr) saremmo scomparsi”. Sull’omicidio di John Lennon, killer e dinamica dell’assassinio, non ci sono dubbi ne’ ‘lati oscuri’. Eppure sulla figura di Mark David Chapman si continua a scrivere tanto e, nella logica del complotto legata alla morte prematura e violenta di tutte le star dello spettacolo (da Marylin Monroe a Jimi Hendrix, da Elvis Presley a Jim Morrison), anche per l’assassino di Lennon ha successo una letteratura di controinformazione. E cosi’ c’e’ chi esprime la convinzione che Chapman in realta’ fosse un assassino della Cia a cui era stato fatto il lavaggio del cervello e ‘programmato’ a uccidere Lennon da elementi del governo statunitense. La teoria e’ dettagliata e affascinante: nel 1976 Chapman fu visto alle Haiwaii, in un centro per agenti segreti della Cia e delle forze speciali, dove disagi mentali e ospedalizzazione lo portarono a cambiare diversi lavori. I cultori del complotto ipotizzano che durante questo periodo la Cia ipnotizzo’ e drogo’ Chapman nell’ambito del programma Mk-Ultra, secondo quanto rivelato al Senato nel 1975, con tanto di lavaggio del cervello per fargli uccidere Lennon, che l’Fbi effettivamente spiava insieme alla moglie Yoko Ono per le sue simpatie di sinistra e il suo impegno antimilitarista. Molto piu’ semplicemente, al di la’ delle fantasie del complotto, David Chapman uccise Lennon perche’ era matto. “Mi sembro’ l’unico modo per liberarmi dalla depressione cosmica che mi avvolgeva. Ero un nulla totale e il mio unico modo per diventare qualcuno era uccidere l’uomo piu’ famoso del mondo, Lennon”, spiego’ in una celebre intervista. “A otto anni ammiravo gia’ i Beatles, come tanti altri ragazzini. Ma non ho mai pensato che Lennon fosse mio padre. E si sbaglia anche chi sostiene che mi credevo ‘il vero Lennon’ o che lo amavo alla follia – spiego’ ancora -. Mi sentivo tradito, ma a un livello puramente idealistico. La cosa che mi faceva imbestialire di piu’ era che lui avesse sfondato, mentre io no. Eravamo come due treni che correvano l’uno contro l’altro sullo stesso binario. Il suo “tutto” e il mio “nulla” hanno finito per scontrarsi frontalmente. Nella cieca rabbia e depressione di allora, quella era l’unica via d’uscita. L’unico modo per vedere la luce alla fine del tunnel era ucciderlo”. Chapman fu accusato di omicidio di secondo grado (secondo la legge statunitense) e, dichiaratosi colpevole, fu condannato alla reclusione da un minimo di 20 anni al massimo dell’ergastolo (quindi meno della possibile pena massima applicabile, che consisteva in almeno 25 anni). Nel 2000, scontato il minimo della pena, si e’ visto rifiutare la richiesta di scarcerazione sulla parola. Dopo 30 anni trascorsi nel carcere di Attica, nel 2012 Chapman e’ stato trasferito in quello di Wende, sempre nello Stato di New York. Il 23 agosto 2014, per l’ottava volta, la commissione giudicante dello stato di New York ha negato a Chapman la liberta’ condizionata. (AGI)

(AGI) – Parigi, 8 dic. – “Grazie, Parigi. Ti amiamo”: meno di un mese dopo il sanguinoso attentato jihadista durante un loro concerto al Bataclan, il gruppo Eagles of Death Metal e’ salito di nuovo sul palco, lunedi’ sera, a Parigi: una breve apparizione, tanto fugace quanto simbolica, alla fine di un concerto degli U2, invitati da Bono. I rocker statunitensi -assurti a fama planetaria dopo gli attacchi che hanno ucciso 130 persone e ferito piu’ di 350 a Pariogi, il 13 novembre scorso- si sono uniti agli irlandesi degli U2 accolti da un’ovazione del pubblico, per intonare ‘People have the Power’, il successo di Patti Smith. Poi gli U2 hanno lasciato il palco ai californiani perche’ interpretassero uno dei loro pezzi. “Grazie Parigi, ti vogliamo bene. E grazie agli U2 per averci dato questa opportunita’”, ha detto il frontman degli Eagles, Jesse Hughes, completamente vestito di bianco, salutando il pubblico dell’AccorHotels Arena di Bercy. (AGI) .

(AGI) – Roma, 8 dic. – Il suo ultimo album “Il bello d’esser brutti” ha vinto il triplo disco di platino in Italia con oltre 150.000 copie vendute. Questo successo, trainato da una serie di singoli virali come “Maria Salvador”, “Intro” e “Uno di quei giorni”, e il bagno di folla in ogni tappa del tour 2015 lo ha indotto a pubblicare anche l’edizione speciale “Il bello d’esser brutti multiplatinum edition”, uscito il 4 dicembre scorso. E’ J-Ax e non si ferma mai! Dopo la parentesi televisiva della trasmissione “Sorci verdi” su Rai 2, e’ tornato sul palco per una serie di eventi, unici. Microfono di nuovo acceso, dunque, per l’artista milanese, impegnato in nuovo progetto, che lo vede protagonista nei club di tutta Italia con 20 tappe del suo “Live Club Set”. Sabato 12 dicembre sara’ la volta della Puglia, con il particolare ed esclusivo dj set di J-Ax al Cromie Disco di Castellaneta (TA). Un’ora di spettacolo dal vivo in cui l’ex front-man degli “Articolo 31” non si risparmiera’ – c’e’ da scommetterci – stregando e infiammando il pubblico! In consolle, per l’after show, il Praja Gallipoli on tour con Tommy Moretti, Flavio Santoro, Toni Tinelli, Igna’ Vocalist. Una serata targata “Musica e Parole”.(AGI) .

(AGI) – Roma, 5 dic. – In 35 anni un genio della musica quanti capolavori puo’ realizzare? In molti se lo stanno chiedendo in questi giorni, a sette lustri dall’omicidio di John Lennon avvenuto davanti al Dakota Building di New York l’8 dicembre 1980. Quel giorno Mark David Chapman sparo’ quattro colpi alla schiena dell’ex Beatle e, mentre questi giaceva morente tra le braccia della moglie Yoko Ono, l’assassino invece di scappare si mise a leggere ‘Il giovane Holden’. Il custode del Dakota Building grido’ a Chapman: “Lo sai che cosa hai fatto?”. L’uomo rispose con lucida freddezza: “Si’, ho appena sparato a John Lennon”.

La dinamica dell’omicidio piu’ celebre della storia della musica e’ stata oggetto di libri e film. Quando Lennon usci’ di casa, Chapman gli strinse la mano e si fece firmare un autografo sulla copertina di ‘Double Fantasy’, suo ultimo album. Questa scena fu immortalata dal fotografo Paul Goresh. L’assassino aspetto’ poi la sua vittima per circa quattro ore. Alle 22.52, vedendo il musicista rientrare insieme alla moglie, gli sparo’ contro cinque colpi di pistola di cui quattro andarono a segno e uno gli trapasso’ l’aorta. Gli agenti accorsi sul luogo del delitto si accorsero subito che le ferite riportate da Lennon erano molto serie e decisero di non aspettare l’ambulanza ma di caricarlo sull’auto di servizio per condurlo al vicino ospedale Roosevelt Hospital dove John Lennon fu dichiarato morto alle 23.07. Chapman fu arrestato senza opporre resistenza.

La morte dell’ex Beatle a soli 40 anni e’ motivo di grande rammarico perche’ potenzialmente avrebbe potuto regalarci ancora moltissimi capolavori. Basti pensare che la rivista ‘Rolling Stones’ lo colloca al quinto posto nella lista dei 100 cantanti piu’ importanti. Ben tre brani di Lennon solista – ‘Imagine’, Give Peace a Chance’ e ‘Instant Karma!’ – sono inseriti nelle Rock and Roll of Fame. Chi invece si e’ rammaricato della tragica scomparsa di Lennon per motivi diversi e insospettabili e’ l’ex compagno dei Beatles, Sir Paul McCartney, che ha confessato nel luglio scorso come la sua prima e immediata reazione alla notizia dell’assassinio fu di “frustrazione” perche’ la sua uccisione ne aveva fatto un martire “elevandolo al livello di James Dean e anche oltre”. Il 73enne co-fondatore e autore di alcune delle piu’ belle canzoni della storia della musica, in un’intervista alla rivista americana ‘Esquire’ ha rivelato: “Quando John fu colpito a morte, a parte il puro orrore, capii subito cio’ che sarebbe rimasto: Ok, ora John e’ un martire. Un Jfk (John Fitzgeral Kennedy, il presidente assassinato nel 1963, ndr). E ho iniziato a sentirmi frustrato perche’ la gente avrebbe iniziato a dire, ‘Beh, i Beatles erano lui’ e io e George (Harrison) e Ringo (Starr) saremmo scomparsi”.

Sull’omicidio di John Lennon, killer e dinamica dell’assassinio, non ci sono dubbi ne’ ‘lati oscuri’. Eppure sulla figura di Mark David Chapman si continua a scrivere tanto e, nella logica del complotto legata alla morte prematura e violenta di tutte le star dello spettacolo (da Marylin Monroe a Jimi Hendrix, da Elvis Presley a Jim Morrison), anche per l’assassino di Lennon ha successo una letteratura di controinformazione. E cosi’ c’e’ chi esprime la convinzione che Chapman in realta’ fosse un assassino della Cia a cui era stato fatto il lavaggio del cervello e ‘programmato’ a uccidere Lennon da elementi del governo statunitense. La teoria e’ dettagliata e affascinante: nel 1976 Chapman fu visto alle Haiwaii, in un centro per agenti segreti della Cia e delle forze speciali, dove disagi mentali e ospedalizzazione lo portarono a cambiare diversi lavori.

I cultori del complotto ipotizzano che durante questo periodo la Cia ipnotizzo’ e drogo’ Chapman nell’ambito del programma Mk-Ultra, secondo quanto rivelato al Senato nel 1975, con tanto di lavaggio del cervello per fargli uccidere Lennon, che l’Fbi effettivamente spiava insieme alla moglie Yoko Ono per le sue simpatie di sinistra e il suo impegno antimilitarista. Molto piu’ semplicemente, al di la’ delle fantasie del complotto, David Chapman uccise Lennon perche’ era matto. “Mi sembro’ l’unico modo per liberarmi dalla depressione cosmica che mi avvolgeva. Ero un nulla totale e il mio unico modo per diventare qualcuno era uccidere l’uomo piu’ famoso del mondo, Lennon”, spiego’ in una celebre intervista. “A otto anni ammiravo gia’ i Beatles, come tanti altri ragazzini. Ma non ho mai pensato che Lennon fosse mio padre. E si sbaglia anche chi sostiene che mi credevo ‘il vero Lennon’ o che lo amavo alla follia – spiego’ ancora -. Mi sentivo tradito, ma a un livello puramente idealistico. La cosa che mi faceva imbestialire di piu’ era che lui avesse sfondato, mentre io no. Eravamo come due treni che correvano l’uno contro l’altro sullo stesso binario. Il suo “tutto” e il mio “nulla” hanno finito per scontrarsi frontalmente. Nella cieca rabbia e depressione di allora, quella era l’unica via d’uscita. L’unico modo per vedere la luce alla fine del tunnel era ucciderlo”.

Chapman fu accusato di omicidio di secondo grado (secondo la legge statunitense) e, dichiaratosi colpevole, fu condannato alla reclusione da un minimo di 20 anni al massimo dell’ergastolo (quindi meno della possibile pena massima applicabile, che consisteva in almeno 25 anni). Nel 2000, scontato il minimo della pena, si e’ visto rifiutare la richiesta di scarcerazione sulla parola. Dopo 30 anni trascorsi nel carcere di Attica, nel 2012 Chapman e’ stato trasferito in quello di Wende, sempre nello Stato di New York. Il 23 agosto 2014, per l’ottava volta, la commissione giudicante dello stato di New York ha negato a Chapman la liberta’ condizionata. (AGI)

(AGI) – Milano, 7 dic. – Matteo Renzi al debutto nella serata di Sant’Ambrogio, qualche vip e banchiere in meno, la regina del rock Patti Smith nel tempio della lirica. E’ una ‘prima’ dal sapore un po’ diverso quella che inaugura, come da tradizione il 7 dicembre, la stagione del teatro alla Scala di Milano. E se la tradizione e’ rappresentata dall’albero di Natale (‘vestito’ da Dolce e Gabbana con il tricolore francese e le bandiere del mondo) e dagli abiti scintillanti delle signore, l’eccezionalita’ sta tutta nei controlli, dalla piazza blindata ai ‘metal detector’ che hanno ispezionato persino le borse delle signore. Fino a questa mattina restavano 33 posti vuoti tra i palchi e la platea del Piermarini (a 2.400 euro l’uno), ma l’impressione e’ che Milano non abbia voluto cedere all’allarme terrorismo.

In platea anche anfibi e un abito da sposa

Renzi, in forse fino all’ultimo, e’ arrivato insieme alla moglie Agnese, con la quale aveva gia’ assistito dal palco reale della Scala alla serata speciale (e altrettanto blindata) del primo maggio per l’inizio dell’Expo. Per il governo, sono presenti anche il ministro dei beni culturali Dario Franceschini, il titolare delle infrastrutture Graziano Delrio e quello dell’agricoltura Maurizio Martina. Ci sono le autorita’ locali, dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia al presidente della regione Lombardia Roberto Maroni al neo prefetto Alessandro Marangoni. In sala anche Gianni Letta e Daniela Santanche’.

“Erano almeno sette anni che mancavo alla ‘prima’, ma considerato l’allarme terrorismo e le minacce dell’Isis penso che sia giusto esserci per far vedere che non si cambiano le abitudini”, ha detto Daniela Santanche’. Camicia bianca, lunga gonna di raso verde a palloncino con papillon e orecchini di smeraldi in tono, e’ arrivata alla Scala insieme al direttore del ‘Giornale’ Alessandro Sallusti. “Non e’ verde Lega – ha detto – e’ verde speranza perche’ spero che il governo capisca cosa deve fare”.

Corrado Passera, ex banchiere ex ministro e oggi in corsa per diventare sindaco di Milano, e’ arrivato insieme alla moglie Giovanna Salza, con un lungo abito scollato rosa e nero che non nascondeva la terza gravidanza. Ben diverso lo stile di Patti Smith, con i lunghi capelli grigi e il viso senza ombra di trucco. Tra i ‘vip’ qualche affezionato come Valeria Marini (fasciata in un abito luccicante e avvolta in una pelliccia) e delle ‘new entry’ come l’attrice Margareth Made’, fotografatissima nel lungo abito trasparente e accompagnata dal compagno attore Giuseppe Zeno.

Impossibile non notare anche il vestito rosso del transessuale Efe Bal; Carla Fracci non ha rinunciato invece al suo tradizionale look bianco neve ne’ Roberto Bolle allo smoking nero (con il bavero del cappotto a pois). In platea tanta economia: da Giovanni Bazoli di Intesa Sanpaolo (che ha salutato con favore la scelta di Giovanna d’Arco e di Giuseppe Verdi, ma anche la presenza di Renzi) al presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, dal presidente della Cassa depositi e prestiti Claudio Costamagna al finanziere Davide Serra (in passato tra i finanziatori di Renzi), dall’ex presidente di Mps Alessandro Profumo all’attuale a.d. della banca Fabrizio Viola al presidente Eni Emma Marcegaglia. Presenti anche Piergaetano Marchetti, Alberto Bombassei, Miro Fiordi (Creval), Enrico Cucchiani, il presidente della Consob Giuseppe Vegas, il finanziere Romain Zaleski e il vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona. (AGI)

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