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Nella vita lunga e intensa di Leonardo da Vinci un personaggio fondamentale non ha mai avuto un nome e un volto, anche se ha avuto molte identità. Si tratta della madre, che sparisce prestissimo dalla sua vita e non compare mai più. C'è chi l'ha identificata con una schiava araba, chi addirittura cinese. Chi l'ha vista e riconosciuta nelle fattezze di Monna Lisa, ultimo tentativo di un figlio ormai adulto di superare lo shock dell'abbandono. 

Una vicenda terribilmente banale

Niente di tutto questo, sostiene un professore emerito di Oxford: la storia della venuta al mondo del più grande genio del Rinascimento è, se si vuole, di una banalità sconcertante; o per lo meno somiglia terribilmente a centinaia di altre storie che hanno avuto come sfondo, nei secoli, la campagna toscana. La ricostruisce, in un libro della Oxford University Press, Martin Kemp insieme al ricercatore italiano Giuseppe Pallanti. Ed è una storia che comincia in una misera casa di contadini, ad un miglio da Vinci. Qui viveva la giovane Caterina di Meo Lippi. Quindici anni, poco più di una bambina, di padre che muore presto e di madre del tutto irrintracciabile pure per chi, come il Professor Kemp, ha usato esclusivamente la documentazione proveniente dall'erario del Comune di Firenze, che all'epoca "aveva un sistema modernissimo di tassazione e raccolta delle imposte". E nulla gli sfuggiva.

La fortuna, per gli storici, è che Firenze era all'avanguardia nel campo delle pubbliche finanze, che si basano da sempre sull'imponibile dei privati. E poiché questi ultimi, nella Firenze del '400 come nel'Italia del XXI Secolo come in ogni tempo e in ogni luogo, tendono a scapolare quando arriva l'uomo delle tasse, il Comune aveva molta cura sia nell'esazione sia nella certificazione della validità delle dichiarazioni, soprattutto nel campo degli immobili. Con il risultato che gli archivi pubblici dell'epoca ci danno una immagine estremamente precisa dei contesti sociali e della vita materiale. Ed aiutano a capire storie come quella della giovane Caterina, figlia dell'indigente Meo Lippi.

Un concepimento forse frutto della violenza

Creatura più vulnerabile è difficile immaginarla, racconta il Professor Kemp dopo essersi imbattuto nella sua storia cercando tra le pieghe dell'abito della Gioconda (ed infatti il libro ha come titolo "Mona Lisa, The People and the Painting"). Se Lisa del Giocondo era nobile di nascita, una Gherardini con la magione di famiglia a due passi da Palazzo Vecchio, Caterina nella sua minuscola vigna di Vinci aveva ricevuto dalla vita ogni tipo di colpo, fino a restare del tutto sola al mondo quando le era scomparsa anche l'ultima figura maschile della famiglia, il fratellastro Papo. Era il 1451, e la mancanza di una difesa sociale le sarebbe pesata di lì a poco perché senza un uomo in casa, anche nella civilissima Firenze dell'epoca, una ragazza finiva in piena balia degli eventi. Soprattutto se la campagna era battuta dai giovani e scapestrati rampolli della giovane borghesia di penna che, all'ombra dei signori, andava formando l'ossatura di quello che sarebbe stato il principato mediceo. Come Ser Piero da Vinci, venticinquenne e focoso figliolo di un facoltoso notaio che esercitava a Firenze ma manteneva stretti rapporti con il paese d'origine, dove possedeva poderi e oliveti.
Non si sa per certo come andò, dal momento che l'erario fiorentino di certe cose non si interessa, se fu il frutto di un Contrasto alla Cielo d'Alcamo, una violenza o, chissà, il pagamento di un debito. Resta però certo che alla fine Caterina, neanche 16 anni, si trovò con il vestito ogni giorno più corto. Quanto al matrimonio riparatore, nemmeno per idea: Ser Piero era già promesso ad una donna di ben altre facoltà finanziarie di quelle di Caterina. Alla quale fu data una dote discreta ed un marito decoroso, del suo stesso ceto: tale Antonio di Piero Buti. Lei fu sistemata, ed il figlio preso in cura dalla famiglia da Vinci, che gli diede il suo nome strappandolo alla madre.

I tratti di Caterina sul volto della Gioconda?

Non che il piccolo Leonardo fosse ammesso alla mensa del padre e dei fratelli legittimi, che un giorno avrebbero attaccato lite con lui per via dell'eredità. Seppur un da Vinci, sempre bastardo era: fu affidato ad uno Zio Francesco che "stava in villa a non far nulla". Cioe': non si curava di quattrini. In compenso girava la campagna a rimirarne il bello e osservava tutto, ma proprio tutto: le pietre che sembravano contenere strane conchiglie, le code mozzate delle lucertole, il volo misterioso degli uccelli. E' da lui che Leonardo imparò il suo metodo, e grazie a lui che sviluppò la sua insaziabile curiosità, per cui ormai affermato e stimato alla corte di Ludovico il Moro poteva scrivere, gettando le basi del metodo empirico: "La scienza è figliola della sperienza". 

Caterina invece sparì dalla sua vita dopo averlo messo al mondo. Di lei non resta niente se non un nome in un algido registro catastale. Inevitabile pensare che anche la sua assenza scolpì in qualche modo il carattere del figlio. Difficile resistere alla tentazione di immaginare che anche quel volto, in cui è stata vista la raffigurazione androgina dell'umanità, una schiava araba, una nobildonna fiorentina, non nasconda involontariamente anche i tratti di Caterina come Leonardo se l'è immaginata per molto tempo. Con il sorriso dolce e ambiguo di chi ti attrae ma, costretta a farlo, ti ha respinto.

Ogni mese nel mondo ci sono decine di eventi organizzati dagli Istituti di cultura italiana all'estero e dall’Ice. Qui un elenco di quelli in programma a giugno: 12 luoghi che raccontano l'Italia della cultura, dell'arte e del business. 

Tampere: l’alta moda di Valentino in mostra al Museo Milavida

L’alta moda italiana di Valentino in mostra a Helsinki. Dal 15 giugno fino al 15 ottobre le collezioni del celebre stilista, ma anche il loro background artigianale e la minuziosa esperienza dei tessitori, sarti e ricamatori, saranno esposti al Museo Milavida di Tampere. "Fantastica! Abiti di Valentino da collezioni private", è il nome della che rappresenta innanzi tutto una celebrazione dell’alta moda ma, soprattutto, di colui che viene considerato a livello “L’ultimo imperatore della moda”. La mostra è stata organizzata dall’Istituto di cultura italiana di Helsinki in collaborazione con Wacecom, società canadese che opera nell’heritage marketing. 

San Pietroburgo: Arlecchino arriva al festival delle marionette Kukart

La maschera di Arlecchino tra le marionette russe. Il Festival internazionale dei teatri di marionette e dei teatri sintetici KUKART, insieme all’Istituto di Cultura di San Pietroburgo, hanno organizzato infatti l’evento il 24 giugno. Nell’ambito del programma speciale dedicato ai teatri ambulanti dei burattini sulla via Malaja Sadovaja sarà presentato lo spettacolo “Arlecchino” di Gigio Brunello, autore di teatro, attore e burattinaio che ha ricevuto numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero. Negli ultimi dieci anni, spesso in collaborazione con il regista Gyula Molnar, ha presentato al pubblico con il linguaggio dei burattini, delle maschere della Commedia dell’arte e del teatro di figura spettacoli originali e rivisitazioni di classici da Goldoni a Nievo, Buckner, Shakespeare e Leopardi (Operette Morali 1996).

Algeri: forum energie rinnovabili, Italia in prima linea

L'Algeria ospiterà, il prossimo 13 giugno, un Forum imprenditoriale dedicato all'investimento nel settore delle energie rinnovabili. L'appuntamento rientra nell'ambito dell'attuazione del programma di sostegno dell'Unione Europea firmato con l'Algeria lo scorso marzo. Noureddine Yassa, Direttore Generale del Centro algerino delle energie rinnovabili (CDER), ha sottolineato l'importanza del programma precisando che gli esperti discuteranno, in occasione del Forum, tutti gli aspetti istituzionali, regolamentari e tecnici. Presenti, organizzate dall’Ice di Algeri, molte imprese italiane.  Attraverso l'ambizioso programma di 4.000 MW, l'Algeria prevede di aumentare la produzione di energie da fonti rinnovabili e raggiungere l'obiettivo di 22.000 MW entro il 2020. 

Ho Chi Minh: macchine agricole italiane, un workshop in Vietnam

ICE-Agenzia, nell’ambito dell'attività promozionale dedicata al settore della meccanizzazione agricola ed in collaborazione con FederUnacoma, organizza una missione outgoing in Vietnam per promuovere le aziende italiane costruttrici di macchine agricole in grado di rispondere ai fabbisogni locali. Il Vietnam rappresenta un interlocutore privilegiato ed una piattaforma ideale per l’export, ma anche per investimenti produttivi, grazie all’Accordo di libero scambio  EVN-FTA concluso tra Hanoi e Bruxelles. Le imprese italiane, dal 5 al 9 giugno, parteciperanno a un seminario di presentazione delle opportunità nel Paese e delle tecnologie italiane con B2B e visiteranno alcune aziende agricole, probabilmente nell'area del Delta del Mekong, per comprendere le tecniche agronomiche utilizzate, il livello di meccanizzazione esistente e le esigenze di macchine alle quali potrebbe rispondere l’industria italiana.

New York: editori italiani sbarcano al Book Expo 2017

La Bookexpo America (BEA) è la principale manifestazione del settore editoriale negli Stati Uniti.  E' una manifestazione itinerante; l'edizione 2017 si svolgerà a New York l'1 e 2 giugno 2017 presso il Jacob K. Javits Center. L'ICE-Agenzia ha organizzato, in collaborazione con l'AIE – Associazione Italiana Editori, la partecipazione collettiva delle aziende italiane in un padiglione nazionale di 100 mq. che svolgerà la funzione di punto informativo sull'editoria italiana, di punto d'incontro tra editori italiani e stranieri e consentirà ai singoli editori di esporre i propri prodotti. L'edizione 2016 si è svolta a Chicago e ha registrato la presenza di 427 espositori provenienti da 19 paesi e 11.300 da 72 paesi.

Parigi: Sicilia in cucina, ‘melting pot’ di sapori all’Istituto di Cultura

La cucina siciliana come eccezionale ‘melting pot’ di sapori : dai Greci, i Romani, i Normanni, gli Arabi, gli Ebrei. La riscoperta avverrà in una serata organizzata dall’Istituto culturale di Parigi il prossimo 12 maggio. Il gusto per la sperimentazione porterà sulla tavola la creazione di piatti in cui il miele si unisce alle melanzane, e lo zucchero e il cioccolato alla ricotta. Ad accompagnare il percorso gastronomico anche la letteratura dei grandi autori siciliani, da Tomasi di Lampedusa a Andrea Camilleri, lo scrittore Roberto Alajmo, autore di numerosi romanzi, tra cui “Cuore di madre” (2003), “Repertorio dei pazzi (della città di Palermo)” (1996) e “Carne mia” (Sellerio, 2016), e il grande Chef Gigi Mangia, proprietario a Palermo di un celebre ristorante che porta il suo nome, saranno le  guide in un viaggio storico, letterario e gastronomico insieme.

Madrid: le foto di Basilico, l’entropia e lo spazio urbano in mostra

Dopo una mostra organizzata dall’Istituto di cultura italiano a Madrid in collaborazione con il MAXXI, “Gabriele Basilico. Architettura e città”, il grande fotografo italiano torna nella capitale spagnola con la mostra Gabriele Basilico. Entropia e spazio urbano, al  Museo ICO di Madrid, dal 30 maggio al 10 settembre 2017. Basilico è stato uno degli innovatori della fotografia di architettura e di paesaggio negli ultimi decenni degli anni ottanta. Durante tutta la sua carriera ha sempre mostrato un profondo interesse verso l'analisi dello spazio urbano e la sua trasformazione. Dal disordine e dal caos può nascere un nuovo sistema di equilibrio o omogeneità. Un concetto che, oltre a Basilico, ha attirato l'interesse di numerosi teorici dell'arte. L'obiettivo della mostra consiste nell'applicare tale concetto allo studio dell'opera di Basilico e alla propria evoluzione, dalle prime analisi formali delle facciate delle fabbriche milanesi all'accettazione della complessità dei sistemi urbani delle metropoli moderne. 

Praga: ITalYa e Delilah Gutman, la tradizione italo-ebraica in concerto

La tradizione ebraica, dalla voce di una italo-americana, si esibisce a Repubblica Ceca.  L’Istituto Italiano di Cultura, insieme alla Comunità ebraica di Praga, hanno organizzato per giovedi’ 8 giugno il concerto “ITalYa, Isola della rugiada divina” per voce e violino, nella Sinagoga di Gerusalemme. Il progetto ITalYa – traduzione dall’ebraico di I Tal Ya, “Isola della rugiada divina” – traccia un percorso che dai canti sefarditi a quelli askenaziti, dai canti yemeniti a quelli israeliani, segna una mappa sonora, una sorta di un albero della vita che Delilah Gutman ha iniziato ad esplorare nel 2011, insieme a Rephael Negri. Il progetto nasce dalla passione della Gutman, compositrice, pianista e cantante italo-americana, per la tradizione ebraica. L’Italia, inoltre, è stata la culla di una delle più antiche comunità ebraiche in Europa. Il programma fa parte delle 26 tracce di un disco che Delilah Gutman e Rephael Negri hanno inciso nel 2014 con l’etichetta internazionale Stradivarius.

Sudafrica: il cibo e Fellini in una mostra al National Arts Festival 
 

“Il cibo nei disegni di Federico Fellini” è il titolo della mostra presentata dall’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria nell’ambito del National Arts Festival di Grahamstown (29 giugno-9 luglio 2017) presso la Atherstone Room, 1820 Settlers National Monument, Fort Selwyn Drive. L’esposizione consiste in 19 disegni del grande regista e sarà accompagnata da due filmati: il documentario “Il cibo nel cinema di Fellini” realizzato da Giuseppe Ricci e “Il lungo viaggio” cortometraggio di animazione di Andrej Khrzhanovskij basato sui disegni del Maestro, con proiezioni lunedì 3 luglio alle 10:00 e mercoledì 5 luglio alle 12:30.

Istanbul: il mestiere del giornalista, ne parla Alberto Negri all’Istituto di Cultura
 

"Il mestiere del giornalista è difficile, carico di responsabilità, con orari luoghi, anche notturni e festivi. Ma è sempre meglio che lavorare". La vecchia battuta attribuita a Luigi Barzini, uno dei maestri del giornalismo italiano, racchiude in sé molto del senso profondo della professione. Eppure, quel motto di spirito che tanto ha affascinato reporter novizi e navigati, nell'idea di fare un mestiere comunque diverso da tutti gli altri, oggi non sembra più così valido. A parlarne al’Istituto di Cultura italiano di Istanbul è l’inviato speciale de Il Sole 24 Ore, Alberto Negri, in un workshop in un Paese che in tema di libertà di stampa fa discutere, che si svolgerà il 13 giugno. E’ necessario reinventare i modelli di lavoro, adattare i vecchi paradigmi ai nuovi strumenti e alle loro potenzialità: una sfida che questa serie di workshop vuole praticare, tentando di spiegare, anche con esempi pratici, come il mestiere è cambiato e come può ancora cambiare. Nella convinzione che in una società davvero libera, del vero giornalismo non si potrà mai fare a meno.

Berlino: notte di jazz italiana con il trio Bollani alla Filarmonica

Notte di jazz italiano alla Filarmonica di Berlino. Per il 12 giugno l’Istituto di Cultura italiano ha organizzato un concerto ‘Mediterraneo – Italian Night’ che vedrà il pianista compositore – famoso per aver suonato con musicisti di grosso calibro internazionale come Pat Metheny, Michel Portal e Richard Galliano – intrecciare il mondo musicale italiano con il barocco di  Claudio Monteverdi. Tra gli spunti musicali della serata anche Gioacchino Rossini, Ruggero Leoncavallo e Giacomo Puccini. Al concerto, diretto da Geir Lysne, parteciperanno anche 12 musicisti della celebre Berliner Philharmoniker. 

Bruxelles: incontro con Enrico Letta “Rilanciare l’Europa”
 

Enrico Letta sarà intervistato il 6 giugno a Bruxelles, nel corso di un evento organizzato dall’Associazione Palombella, da Andrea Bonanni, giornalista di Repubblica, riguardo ai temi del suo ultimo libro Contro venti e maree. Idee sull'Europa e sull'Italia (il Mulino, 2017). Il libro nasce all’alba di due giorni che, con il Brexit e l’elezione di Trump, hanno cambiato la nostra storia. Siamo di fronte a sfide il cui impatto sull’Italia e sull’Europa è riconducibile all’anno di svolta 1989. Per quanto scioccanti, questi eventi possono aprire per l’Europa nuove e persino affascinanti opportunità. Di certo, nel mondo di oggi sono fondamentali reattività e tempismo. È tempo che l’Europa diventi adulta e cambi strada rispetto a errori e incertezze di questi ultimi anni. E che l’Italia sia in prima fila contro i nazionalismi risorgenti e protagonista nella costruzione di una nuova Unione, più calda e vicina ai cittadini. 

Le storie d'amore tra uomini ed elfi che contraddistinguono la mitologia e la narrativa di J.R.R.Tolkien si arricchiscono oggi di un nuovo capitolo. Inedito e vecchio di cent'anni. Viene pubblicato per la prima volta il romanzo che racconta una storia già in parte narrata da Tolkien nel 'Silmarillon' e curata, come già per quel libro e per tutti gli altri pubblicati postumi, dal figlio Christopher. "Beren e Luthien",  pubblicato da HarperCollins, contiene illustrazioni di Alan Lee, premio Oscar per la scenografia del "Signore degli Anelli".

Una storia d'amore ispitata alla vita di Tolkien

Si tratta di una storia d'amore tra un uomo e una elfa immortale ispirata alla moglie Edith che il professore di Oxford nato in Sudafrica da genitori britannici.scrisse al ritorno dalla battaglia della Somme, fra le più sanguinose della Prima guerra mondiale. Per i critici con questo romanzo Tolkien ha voluto "esorcizzare" gli orrori a cui aveva assistito al fronte, dove aveva perso i suoi amici più cari, raccontando una storia sull'amore e la felicità.

Nel libro si racconta la nascita di alcune delle razze della Terra di Mezzo, regione dell'universo immaginario dei racconti di Tolkien. La storia della coppia fantastica ha come protagonisti per l’appunto Beren e Lúthien, i cui nomi sono incisi sulla tomba di Tolkien e della moglie.

Illustrazioni da Oscar

Le illustrazioni sono opera di Alan Lee, che già aveva lavorato sui libri de 'Il Signore degli Anelli' e aveva curato la scenografia della versione cinematografica, per la quale ha anche vinto un Oscar.

La trama

La storia della coppia fantastica a cui già si allude in altre opere di Tolkien è il cuore di questo inedito molto atteso dagli appassionati. Quello tra Beren e Lúthien è un amore contrastato, tra un umano della Terra di Mezzo e un'elfa di stirpe regale. Lui mortale, lei immortale, divisi dalla razza, uniti dalla passione e dalla tenacia: il padre di Lúthien si rifiuta di concedere a Beren la mano della figlia, ma sa di non poter contrastare per sempre i due innamorati. Così sfida l'umano a portargli uno dei Silmaril della Corona di Morgoth, promettendogli in cambio la sua benedizione. Una missione impossibile che invece riusce: Beren, ferito a morte e fu poi salvato in extremis, può amare Lúthien che rinuncia all'immortalità per essere sua pari.

Il lavoro di Christopher Tolkien su questa opera

In questo libro Christopher Tolkien ha cercato di estrapolare la storia di Beren e Luthien dal contesto più ampio in cui era contenuta; ma il racconto ha subito cambiamenti e si è evoluto man mano che l'orizzonte della Terra di Mezzo si è allargato. Per mostrare la vitalità di questo nucleo narrativo il curatore ha scelto di raccontarla attraverso le parole di suo padre prima nella sua forma originale e poi in passaggi di prosa e di poesia appartenenti a testi posteriori: qui insieme per la prima volta, tutti contribuiscono a rivelarne l'immediatezza.

Il libro è edito in Italia con Bompiani al prezzo di 18,70€

 

Gli 8 milioni al Teatro Eliseo di Luca Barbareschi sono “una regalia faraonica a un privato” mentre “il mondo del teatro è allo stremo” e “centinaia di sale bellissime in tutta Italia restano chiuse per mancanza di fondi.E' uno schiaffo veramente insultante che toglie fiducia nei confronti delle istituzioni”. Non usa mezzi termini Benedetta Buccellato, attrice di teatro e segretario generale dell’associazione per il Teatro Italiano, commentando la notizia del finanziamento assegnato per gli anni 2017 e 2018 all’Eliseo di Roma. “Soldi extra-Fus” come sottolinea, facendo riferimento al Fondo unico per lo spettacolo che eroga gli aiuti di Stato ai soggetti del mondo del teatro, danza, musica e cinema in base a una serie di parametri. 

Le tappe, dal Milleproroghe alla manovra correttiva di bilancio

Continua Buccellato: "Questa regalìa era stata introdotta nella cosiddetta manovrina di primavera all’interno di un articolo in cui inopinatamente si parlava del Teatro Eliseo, e non di altri, al quale venivano concessi 2 milioni di euro al di fuori dal Fus presi dal Fondo per il cinema. Senza una regola”. Il contributo venne poi ritirato dal decreto Milleproroghe per essere ripresentato in commissione Bilancio da due deputati, Giancarlo Giorgetti di Forza Italia e Sergio Boccadutri del Pd, con addirittura il raddoppio della cifra, passata a 4 milioni di euro per ciascun anno, per un totale di 8 milioni. E approvato – nonostante il parere negativo del ministero dell’Economia (ribadito ancora ieri sera dal ministro Padoan in persona – è finito nella manovra correttiva di bilancio. In attesa di sapere se la manovra che passerà alle Camere manterrà l'emendamento sull'Eliseo, il mondo dello spettacolo è in subbuglio.

La protesta del mondo dello spettacolo: “Intervento iniquo”

Sulla questione, il mondo dello spettacolo si è immediatamente mobilitato con una lettera aperta di 40 teatri italiani indirizzata al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, con dieci domande. Eccole:

  1. Perché il “contributo al teatro Eliseo” bocciato dal Ministro competente, cioè il titolare della Cultura, Dario Franceschini, presentato e poi ritirato dal decreto Milleproroghe, è presente invece nella manovra correttiva di bilancio?
  2. Visto che “le motivazioni e le modalità di ogni sostegno pubblico devono essere chiare, trasparenti e soggette a controllo e verifica”, è possibile sapere quali ragioni effettive siano alla base dello stanziamento dei 2 milioni a favore di un singolo teatro privato?
  3. I 2 milioni di euro sono elargiti senza che sia stato disposto alcun vincolo particolare. Chi garantisce che tale denaro pubblico non venga sperperato?
  4. Secondo Lei, cultore del libero mercato, il denaro pubblico elargito con procedure straordinarie ad una società privata – quindi al di fuori delle norme ordinarie stabilite dal Ministero della Cultura che tutelano lo spettacolo dal vivo – non crea un caso evidente di concorrenza sleale frutto di una legislazione speciale “ad aziendam”?
  5. È stato chiesto il parere dell’Antitrust?
  6. Nell’articolo 8 in questione si parla del “teatro Eliseo”: a quale soggetto giuridico ci si sta riferendo? Al Teatro in sé o alla società che lo gestisce, che fa riferimento a Luca Barbareschi?
  7. E’ al corrente che la società che gestisce l’Eliseo ha già ricevuto larghissime concessioni dal Ministero dei Beni Culturali, attraverso il Fus ma anche attraverso fondi integrativi direttamente gestiti dal Ministro Franceschini? Le cifre elargite nell’anno 2016 per la Casanova srl risultano essere le seguenti: 514.831 euro circa dal FUS; 250.000 euro dal fondo integrativo per i progetti speciali gestito dal Ministro Franceschini; 300.000 euro dalla Regione Lazio e 100.000 dal Comune.
  8. Perché lo Stato investe fondi pubblici per uno spazio privato che in soli due anni presenta una perdita tale da minacciare la chiusura, nonostante il ricevimento di finanziamenti così ingenti?
  9. E’ stata verificata la sostenibilità di una stagione annuale che oggi il gestore del Teatro Luca Barbareschi dice costare 4 milioni l’anno?
  10. Perché Parlamento e Governo dedicano tanta attenzione (oltre che risorse) ad un unico soggetto privato davanti ad un mercato teatrale che, nella sua interezza, presenta una serie di criticità economiche note a tutti e da tempo?

Anche l’Agis, l’Associazione generale italiana dello spettacolo, e Federvivo si sono schierate, chiedendo ai vertici istituzionali di “porre rimedio a un intervento iniquo”  Leggi qui il documento dell'Agis

Buccellato: “Il teatro è allo stremo, centinaia di ‘gioielli’ chiusi per mancanza di fondi”

Non ci sono solo gli otto milioni di euro: questi si vanno a sommare al contributo percepito dal teatro Eliseo tramite il Fus. “Il mondo del teatro lo trova scandaloso, c’è una sproporzione di cifra”, considerando anche, aggiunge Buccellato, che “con il Fus nessun teatro riesce a campare. Guardando all’Italia ci sono centinaia di teatri storici bellissimi, dei gioielli di proprietà comunale, chiusi perché non ci sono i fondi per tenerli aperti. Parlando solo di Roma, c’è il Teatro Valle, il più antico della città, chiuso in attesa di restauri che chissà quando arriveranno”.

Una legge tanto attesa (e mai arrivata per mancanza di fondi)

E’ “un settore al collasso”, prosegue l’attrice, ricordando la battaglia che va avanti da venti, trent’anni anni per avere “una legge che regoli il funzionamento dello spettacolo dal vivo e l’intervento dello Stato. Non è mai passata perché non c’era mai la copertura finanziaria”. Da qui l’indignazione per “una regalia faraonica” percepita come un affronto: “dopo tutte queste battaglie, questo schiaffo da 8 milioni a un teatro privato è veramente insultante”. “Siamo felicissimi che possa averli, allora anche tutti gli altri”, chiosa il segretario generale dell’Associazione per il teatro Italiano, parlando anche da “privata cittadina: trovo che sia un vulnus democratico, lo Stato non può darsi delle regole e poi contraddirsi”. La Buccellato si augura “che succeda qualcosa nel passaggio alle Camere”, anche se l’indignazione è un sentimento fugace, “c’è sempre qualcosa di nuovo per cui protestare, che fa dimenticare il motivo precedente”. 

Barbareschi si difende: "Tanto rumore per nulla"

Luca Barbareschi, attore e direttore artistico dello storico teatro romano si difende e contrattacca: "Tanto rumore per nulla – dice in un'intervista al Corriere della Sera – Ho ingaggiato una lotta per salvare un palcoscenico glorioso come l’Eliseo, più antico del Piccolo di Milano, da morte certa. Se una nave sta affondando e io trovo le scialuppe di salvataggio, perché c’è gente che cerca di affondare pure le scialuppe? Come ho già più volte detto, i fondi destinati a noi da un atto parlamentare, che va da destra a sinistra, non impoveriscono il Fus e, anzi, possono rappresentare un precedente importante per risolvere anche altre situazioni di crisi". Leggi l'intervista integrale al Corriere

A Civitacampomarano le armi della resistenza sono i pennelli e le bombolette spray. E la guerra che si sta combattendo da due anni è quella per la sopravvivenza di un paese di 400 anime in provincia di Campobasso. Non bastava lo spopolamento a minacciare il borgo in cui il tempo sembra essersi fermato: lo scorso inverno sono arrivati anche tre metri di neve e una pericolosissima frana che non sembra volersi arrestare e che ha creato una sorta di “zona rossa” in tutto il centro storico. Ed è proprio per difendere Civitacampomarano che è nato CVTà Street Fest: un festival di arte urbana ideato dalla street artist romana Alice Pasquini, meglio nota come AliCè, famosa e quotata in tutto il mondo. Le ‘tavolozze’, nemmeno a dirlo, sono i muri degli edifici e le porte che decine di famiglie un tempo si chiudevano dietro e che ora sono li, ferme, a testimonianza di un mondo che non esiste più.  

Giunto alla sua seconda edizione, CVTà torna dal 1 al 4 giugno con percorsi di trekking, degustazioni di street food e musica all'aperto ma, soprattutto, con tour guidati alla scoperta delle opere dei cinque artisti che quest'anno, invitati dalla direttrice artistica Alice Pasquini, si sono mobilitati per decorare il borgo molisano: 

Ospite d'onore delle 4 giornate, Chef Rubio in veste di fotografo e videoreporter.

Ritorno a Civitacampomarano

Tutto nasce da un’email inviata ad Alice nel 2014 da Ylenia Carelli, Presidente della Pro Loco “Vincenzo Cuoco” di Civitacampomarano: un invito a fare tappa nel borgo molisano per dipingere i muri di questo paese quasi disabitato. Quando Alice arriva a Civitacampomarano, se ne innamora e realizza una serie di interventi pittorici, prendendo spunto da fotografie d’epoca della vita del paese, per rendere omaggio al passato del borgo. Il legame tra Civitacampomarano e Alice, però, era già iscritto nell'albero genealogico dell'artista: quello era il paese natale di suo nonno e tra quelle vie ha costruito alcuni dei ricordi più felici della sua infanzia. "Ho dipinto più di 2.000 muri nel mondo, ma quelli di Civitacampomarano sono particolarmente importanti per me. C'è una forte spinta romantica che mi ispira in quel borgo", spiega Alice Pasquini all'Agi. "Appena arrivata pensavano di farmi dipingere i muri bianchi delle case, ho preferito le porte delle case abbandonate del centro storico,  la parte più disabitata ma più ricca di fascino. La mia idea era quella di dare vita nuova vita al vecchio cuore del paese. Mi piaceva immaginare di nuovo le persone passeggiare per quelle vie in cerca delle opere".  

L'idea del festival

Il 'blitz' di Alice Pasquini a Civitacampomarano ha molta risonanza sui media. Ma Alice sente che deve fare di più per quei "pochi trentenni che cercano di resistere in un contesto così difficile per il solo attaccamento alla loro terra. E' una cosa che mi commuove", confida l'artista. Così nel 2016, Alice decide di tornare nel borgo insieme ad altri 6 amici artisti le cui opere "sono molto in sintonia con lo spirito del paese". Street artist internazionali del calibro di Biancoshock (Italia), David de la Mano (Uruguay), Pablo S. Herrero (Spagna), Hitnes (Italia), ICKS (Italia), UNO (Italia). Nasce così il CVTà Street festival. 

La partecipazione degli abitanti

Se la prima edizione del festival è stato un successo, moltissimo lo si deve anche agli abitanti "che ci hanno accolto calorosamente donandoci 60 muri da decorare", racconta Alice. Ma non solo. "Le signore hanno cucinato per noi – e poi per i turisti – piatti tipici della zona, mentre nella vecchia discoteca ormai chiusa da tempo, gli anziani si sono divertiti a scratchare con Dj Gruff". Una partecipazione totale che Alice spiega così: "Quando nel tuo paese i bambini sono pochissimi e i giovani vanno via, non importa se quelli che arrivano sono bimbi marocchini o se un gruppo di giovani artisti matti ti propone di colorare la tua casa. Non ti opponi, sei entusiasta che qualcuno, possibilmente giovane, rianimi il borgo". A Civitacampomarano il tempo si è fermato decenni fa. Le uniche scritte sui muri sono "Viva la classe 1926" e "Viva la Repubblica". Ma proprio questa cristallizzazione temporale "affascina tutti gli artisti e i giornalisti che hanno visitato il borgo".

I primi frutti

Se lo scopo del festival è quello di "cambiare, seppur di poco, il destino di un borgo destinato a sparire" e far ripartire l'economia, qualcosa in questa direzione si è mosso. "Quest'anno – spiega soddisfatta Alice – hanno aperto i battenti una macelleria e una gelateria". E i turisti si stanno accorgendo di Civitacampomarano: "Lo scorso anno, nella prima giornata del festival, nella sola mattina, 800 persone hanno visitato il Castello Angioino che pare abbia ispirato Alessandro Manzoni per l'abitazione dell'Innominato dei "Promessi Sposi"". E perfino il signore che prima trascorreva intere giornate al bar, ora si offre come "guida turistica in cambio di una consumazione o di un pacchetto di sigarette".

L'edizione del 2017

A causa della neve e della frana, l'edizione 2017 del festival si può descrivere come una lunga staffetta durata 3 mesi in cui si sono alternati 5 artisti. "Il festival era programmato per aprile, ma le condizioni atmosferiche e la frana hanno reso impraticabile il borgo". "Abbiamo deciso, così, di spostarlo a giugno, pur senza rinunciare all'impegno preso con gli artisti. Da qui l'idea della staffetta".
Il primo a impugnare il pennello è stato Gola che ha realizzato due murales, "entrambi di ispirazione vegetale". 
Poi, il testimone è passato a Bosoletti che ha realizzato un enorme dipinto "in negativo" dal titolo "Resilienza". "E' fantastico perché solo la fotografia ti restituisce il positivo dell'immagine", commenta Alice. 
A sorpresa è arrivato poi Alex Senna che ha proiettato lunghe ombre sugli edifici e fatto 'camminare' sui muri del borgo gatti, donne e bambini, secondo una tecnica che ricorda Escher. L'edizione si chiude con due donne: Maria Pia Picozza "una nota scultrice – spiega Alice – che ha realizzato delle installazioni di uccelli in rete metallica e ferro" e Nespoon "che dipinge centrini enormi sui muri, perfetti per Civitacampomarano".

Il salone del Libro di Torino vince la prima sfida con il concorrente milanese. La trentesima edizione è stata un vero successo per numero di visitatori e vendite.  Alla chiusura della fiera, il 22 maggio, il numero di presenze ha sfiorato i 166mila, di cui 140mila al Lingotto e oltre 25mila nelle iniziative in città. Numeri diversi per il “Tempo di libri” di Milano. La fiera ha chiuso a fine aprile con 60.796 presenze, cui se ne aggiungono poco più di 12mila nelle 100 sedi del Fuori Fiera. 
Per quanto riguarda le vendite, per tutti gli editori del Salone di Torino c’è stato un incremento rispetto l’edizione 2016: dai più grandi alle realtà più piccole, con un trend che ha spinto molti operatori a chiedere fin d'ora di potersi prenotare per il 2018.  Oltre a quelli degli editori, spiccano i 12 mila volumi venduti all’interno della Piazza dei lettori da parte del Consorzio delle Librerie Indipendenti torinesi Colti, costituitosi nelle scorse settimane. 

Le due squadre a confronto 

Nel mondo dell’editoria l’estate 2016 verrà ricordata per le polemiche e le lunghe contrattazioni sullo spostamento da Torino a Milano della tradizionale fiera del libro.  La questione si è conclusa con l’organizzazione, a meno di un mese di distanza, di due fiere: la tradizionale a Torino e la nuova a Milano.  
 
A Torino il direttore editoriale Nicola Lagioia per la 30esima edizione ha selezionato come suoi consulenti gli scrittori Giuseppe Culicchia, Loredana Lipperini, Fabio Geda, Andrea Bajani, Valeria Parrella, Mattia Carratello, Rebecca Servadio, Ilide Carmignani, Giulia Blasi, Giorgio Gianotto, Alessandro Leogrande, Vincenzo Trione, Alessandro Grazioli, Eros Miari. La Fondazione del libro, ente promotore dell’evento, è stata guidata da Massimo Bray, ex ministro dei Beni culturali.ù 
 
A Milano, invece, la manifestazione è nata dal patto tra la Fiera e l’Associazione italiana editori (Aie), che hanno costituito una newco, La fabbrica del libro spa. Presidente è Renata Gorgani, numero uno dell’editrice per ragazzi Il Castoro. La responsabilità dei programmi è stata affidata agli scrittori Chiara Valerio e Pierdomenico Baccalario, all’esperto di settore Giovanni Peresson e a Nina Klein, affiancati da un comitato scientifico. 
 

Quale fiera hanno scelto gli editori

 
Quest’anno per la prima volta gli editori hanno dovuto scegliere se andare a Torino o a Milano, anche se la scelta poteva ricadere su entrambe le fiere. A Torino complessivamente sono stati presenti 1060editori tra cui Laterza, Selleri e Feltrinelli per citare i più grandi e conosciuti, mentre a Milano oltre a Mondadori e Gems erano presenti 400 case editrici, l'85% di queste rappresentavano la piccole e medie editoria. 
 

Fiera di Rho vs Lingotto

 
A Milano alla Fiera di Rho i libri hanno occupato 35mila metri quadri di superficie: due grandi padiglioni collegati tra di loro hanno ospitato oltre 400 stand. Al Lingotto, invece, i metri quadrati erano 45mila occupati da circa 480 stand. Nel corso della manifestazione a Torino ci sono stati circa 1.200 appuntamenti a fronte dei 720 di Milano.
 
 

Un po’ Sherlock Holmes, un po’ Dr House, arriva in edicola un nuovo personaggio della Sergio Bonelli Editore che si muove tra le vie di Roma nel 1825, Mercurio Loi. E' un gentiluomo brillante e ironico, un dandy che percorre senza meta precisa le vie della città eterna come un flâneurante litteram, per dirla con Baudelaire. È un osservatore attento, il professor Loi, e con la sua irrefrenabile curiosità finisce costantemente per essere coinvolto in vicende misteriose, macchinazioni diaboliche, società segrete e persino fantasmi (di cui notoriamente Roma è piena).

Come accade nei libri di Conan Doyle su Sherlock Holmes, anche Mercurio Loi ha il suo profssor Moriarty: Tarcisio, il suo acerrimo nemico che vuole riprendere la sfida eterna a colpi di inganni, intelligenza e bastone. 

Dalla comparsa nelle 'Storie' al debutto in edicola

Mercurio Loi è nato due anni fa tra le pagine delle 'Storie', grazie alla penna di Alessandro Bilotta. Ora ha un albo tutto suo il cui primo numero ha fatto il suo debutto in edicola e in fumetteria il 23 maggio con disegni di Matteo Mosca, la copertina di Manuele Fior e i colori di Francesca Piscitelli. Tra tremende torture, processi severi, evasioni rocambolesche, antiche catacombe, Mercurio Loi percorrerà assieme al suo assistente Ottone le misteriose strade romane, dove le notti sono rese ancora più spettrali da un rigido coprifuoco e dove persino al Colonnello Belforte pare di aggirarsi su un palcoscenico dei pazzi.

La 30esima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino è iniziata e fino al 22 maggio terrà impegnati case editrici, autori e appassionati di libri che a quanto pare non sono molti, almeno quelli italiani.

Lo scoraggiante quadro dipinto dall'Istat

Gli ultimi dati sulla lettura non sono incoraggianti. Secondo l'

E solo l’11,6% legge un libro al mese. Anche tra i laureati la situazione non è buona:  il 25% (stessa cifra nel 2014) non legge nessun libro nel corso dell’anno, e il 15,3% ne legge uno al mese. Secondo l’Associazione Italiana Editori (Aie) l’esercito dei non lettori si è allargato di oltre 4 milioni rispetto ai 12 mesi precedenti, superando i 33 milioni di persone. Tra le editorie avanzate l’Italia registra il minor numero di lettori, confrontandosi con il 62,2% della Spagna, il 69% della Francia, il 68,7% della Germania, il 73% degli Stati Uniti, l’84% del Canada, l’86% del Belgio fino al 90% della Norvegia.

Internet e libri, sono la stessa cosa?

Se per lettura si dovesse considerare anche quella su internet e sui social network,  gli italiani si trasformerebbero in un popolo di lettori. L’istituto di sondaggi Pepe Research ha esaminato le abitudini di lettura e di consumo tecnologico di 2.000 italiani tra i 15 e i 74 anni ed è emerso che il 56% degli intervistati per trovare contenuti narrativi, saggistici o da manuale legge libri, sì, ma consulta anche siti internet, riviste e social network. Se questi contenuti fossero considerati nelle statistiche della lettura al pari dei libri- secondo pepe Research – la percentuale dei lettori raggiungerebbe l’83%.

Carta vs Web

I lettori di ebook sono circa 5 milioni e sono in calo nel 2015, rappresentano solo l’8,2% dei lettori di libri. Lo scorso anno per la prima volta si è assistito a una diminuzione del 5,6%, anche nella fascia più giovane della popolazione (15-44 anni). Si può dire che chi legge ha imparato in questi anni a costruire un suo personale mix di formati. Se il 61% degli italiani dichiara di leggere solo libri di carta e un 2% solo ebook, in mezzo troviamo un 37% di persone che si riserva (e vuole) avere possibilità di scegliere come comprare (in libreria o in mobilità) e su quale formato leggere (carta o schermo).

Uno sguardo al mercato dell’editoria

Il mercato del libro italiano torna ufficialmente a crescere dopo quattro anni di crisi. Una timida ripresa si è riscontrata sia nel 2016 che nel 2015. Il settore si lascia alle spalle il più lungo periodo di flessione – di vendite e lettori – che la filiera italiana del libro abbia avuto dal dopoguerra in poi. Il trend è oggi positivo e il mercato nel suo complesso segna un +0,5% e un +0,7% per i canali trade, ovvero quelli rivolti al lettore: librerie, librerie online e grande distribuzione organizzata. Sale a quota 2,530 miliardi di euro il fatturato complessivo del mercato del libro nuovo nel 2015, con una crescita del +0,2% sull’anno precedente. Un dato positivo che però non è ancora sufficiente per tirare il fiato, soprattutto quando si confrontano le cifre con quelle del 2011, quando il fatturato era di 3,1miliardi.

L’insieme del digitale continua a crescere e rappresenta l’11% del mercato – Il digitale (ebook + banche dati e servizi web ad aziende e professionisti) vale nel 2015 279 milioni di euro (+16,9% rispetto al 2014) e rappresenta l’11% del mercato. Nel 2011 questo stesso mercato rappresentava il 5,2%.

Un eterno moltiplicarsi di pois di diverse dimensioni in un complesso mondo dai colori forti, frutto di allucinazioni che l’hanno tormentata fin da bambina. Così cominciò la storia artistica di Yayoi Kusama, l’88enne giapponese che da qualche anno ha deciso di vivere in un manicomio. L’artista in tutte le sue opere ha sempre riproposto gli stessi motivi, usandoli in forme e applicazioni diverse. Tra i più ricorrenti, i pois, le forme falliche, gli occhi e i volti di profilo. La sua grande produzione artistica le ha consentito di allestire in contemporanea due semi-retrospettive in due parti del mondo: Tokyo e Washington. Le mostre, iniziate a febbraio 2017, si concluderanno entro fine maggio.

La storia di Yayoi Kusama

Kusama ha cominciato a dipingere a 7 anni, da quando ha iniziato ad avere disturbi mentali ed emotivi. A 10 sono iniziate le allucinazioni e la pittura è stata il mezzo che le ha permesso, fin da bambina, di esternare il suo complesso mondo interiore. Nata nel 1929, a fine degli anni ’50 si trasferisce a New York, attirata dal potenziale sperimentale della scena artistica dell'epoca. Nel 1959 crea i suoi primi lavori della serie Infinity Net, grandi tele lunghe quasi 10 metri. Sempre negli stessi anni elabora una nuova serie di opere d’arte chiamata Accumulatium o Sex Obsession. Ritorna in Giappone, durante i primi anni '70, dove inizia a scrivere poesie e romanzi surreali.

Le sue opere sono esposte, come mostre permanenti, al Museum of Modern Art di New York, al Walker Art Center di Minneapolis, alla Tate Modern di Londra e al National Museum of Modern Art di Tokyo. Dalla fine degli anni ’70 Yayoi vive nell'ospedale psichiatrico Seiwa, in Giappone, per scelta personale, ma continua a dipingere ogni giorno nello studio a Shinjuku.

Le ultime opere

Kusama, pur avendo 88 anni, è ancora molto attiva artisticamente e sta producendo molte nuove opere che vanno a completare la collezione “My Eternal Soul” esposta in parte in questo momento a Tokyo. Anche in questo caso ricorrono gli stessi motivi, è come se l’artista dipingesse ripensando alla giovane ragazza che era ma con una prospettiva diversa. Kusama ha già completato più di 500 opere, con un lavoro finito ogni due tre giorni. “Ciò che  distingue – racconta Yusuke Minami, curatore principale del National Art Centre di Tokyo – le opere più recenti dalle precedenti è il tocco pittorico più deciso e con maggiori dettagli”. Kusama è consapevole di essere arrivata quasi alla fine della sua vita – si legge sul sito della Cnn –  e la nuova collezione sembra essere un regalo dell’artista per le nuove e future generazioni.

Alla scoperta di Yayoi Kusama, celebrata da Tokyo a Washington – FOTO 

A Washington – Infinity Mirror

Al Hirshhorn Museum and Sculpture Garden durante tutto il periodo dell’esposizione di 'Infinity Mirror' i visitatori hanno fatto lunghe file per ammirare i 70 anni di carriera della Kusama che in questa esposizione sono raccontati quasi integralmente. La mostra, curata nei minimi dettagli, ha comunque mantenuto quell’aspetto enigmatico e difficile da spiegare che è tipico delle creazioni di Yayoi. I visitatori si sono ‘immersi’ in sei grandi stanze di specchi riempite da immagini multicolor e un moltiplicarsi di luci.  Ogni spazio è costruito in moda tale da che l’immagine rifletta all’infinito. La mostra celebra anche il periodo dei pois, con una raccolta di lavori degli anni ’60, quando l’artista si trovava a New York, e pezzi più recenti della collezione “My eternal soul” e poi c’è l’immancabile grande zucca gialla a pois neri, il suo lavoro più simbolico e più conosciuto nel mondo.

A Tokyo – My eternal soul

Mentre specchi e pois creano atmosfere oniriche a Washington, al National Art Center di Tokyo è stata presentata un altro tipo di retrospettiva: “My eternal soul”, 270 opereche raccontano il pensiero più recente di Kusama che in fondo rappresenta una sintesi tra i vecchi lavori e quelli nuovi.

I 70 anni di carriera

 

 

 

Come nei tempi antichi, sul Colosseo si danno battaglia il Comune e il ministero dei Beni Culturali. Motivo del contendere, l'istituzione dell'omonimo Parco Archeologico promossa dal dicastero guidato da Dario Franceschini. Una scelta "calata dall'alto", ha denunciato la sindaca Virginia Raggi, mettendo in discussione la gestione "in totale autonomia" da parte del governo, anche rispetto agli incassi del sito.

La querelle prende avvio all'inizio dell'anno con la decisione del Mibact di riorganizzare la Soprintendenza speciale per il Colosseo e l’Area archeologica centrale di Roma.

  • 12 gennaio 2017, decreto del Mibact pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il successivo 10 marzo 2017 in merito all'adeguamento delle soprintendenze speciali agli standard internazionali in materia di musei e luoghi della cultura
  • 27 febbraio 2017, decreto n.149 con cui è stata indetta la selezione pubblica internazionale per il conferimento dell’incarico di direttore del Parco

L'accusa della sindaca Raggi, "una decisione calata dall'alto"

Il 21 aprile 2017, la Raggi, insieme al vice sindaco Luca Bergamo, annuncia di aver presentato ricorso al Tar contro il decreto del Mibact. "Sembra che il governo – afferma la sindaca – voglia gestire in totale autonomia, senza concertazione con il Comune, il patrimonio culturale dell’amministrazione stessa. Una situazione inaccettabile, che ci ha spinto a presentare ricorso”. 

Tra i punti contestati dall'amministrazione M5S, la questione dei ricavi della "bigliettazione di Colosseo e Fori, che portano 40 milioni nelle casse del nuovo ente ministeriale: prima andavano per l’80% alla Soprintendenza speciale, oggi invece sono tutti del Parco e solo il 30% torna al Comune, a cui resta molto poco”. 

“Io non posso accettare scelte calate dall’alto sulla città prese senza consultazione, eppure avevamo parlato con il ministro Franceschini più volte”, conclude la Raggi.

Franceschini, "solo fake news, l'incasso resta a Roma come prima"

La risposta di Franceschini non si fa attendere: il ministro attacca la giunta capitolina, sostenendo che sono solo "fake news": "Gli incassi del Colosseo restano a Roma esattamente come prima". Il ministro sottolinea che "dopo la riforma l'80% degli incassi resta su Roma per il Colosseo, i Fori e il resto del patrimonio statale, mentre il 20% va al fondo di solidarietà nazionale, come fanno tutti i musei statali italiani a favore dei musei più piccoli", una gestione identica a quella "prima della riforma".

"Il Colosseo come gli Uffizi e la Reggia di Caserta: M5S contro il cambiamento"

"E' davvero incredibile che i 5 stelle, che si riempiono quotidianamente la bocca di cambiamento, trasparenza e innovazione, ricorrano davanti al Tar per bloccare a Roma una riforma che sta dando frutti in tutta Italia. Con il provvedimento che la Giunta Raggi ha impugnato davanti al Tar, il Parco archeologico del Colosseo diventa finalmente un istituto autonomo dotato di un proprio bilancio e con un direttore scelto con una selezione internazionale, che è già in corso e a cui hanno presentato domanda 84 candidati italiani e stranieri".

"Il percorso adottato per il Colosseo è lo stesso identico che ha portato in Italia profondi cambiamenti al sistema museale, apprezzati in tutto il mondo e che stanno dando importanti risultati". "Il Colosseo come gli Uffizi, la Reggia di Caserta, Brera, Pompei e tutti gli altri musei e parchi archeologici autonomi", ricorda Franceschini con un post sul suo profilo Facebook, sottolineando che "tutti i sindaci delle città coinvolte hanno apprezzato e collaborato, da Napoli, a Milano, a Torino. A nessuno è venuto in mente di ricorrere al Tar contro l'autonomia e la selezione internazionale dei direttori!".

L'accordo del 2015 tra Franceschini e Marino

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