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AGI – La vincitrice dell’edizione 2024 del Festival di Sanremo è Angelina Mango. Amadeus e Fiorello hanno lasciato l’Ariston subito dopo l’esibizione della vincitrice, salutando il pubblico e poi mano nella mano sono saliti su una carrozza come quella di Cenerentola che li attendeva fuori sul green carpet. In sottofondo, le note de “I sogni son desideri”. “Sono stati cinque anni bellissimi, ciao Sanremo. Ti amiamo”, hanno detto andando via. Questa per Amadeus dovrebbe essere infatti l’ultima edizione.

 

Angelina Mango ha vinto con un brano che strariperà nelle radio e farà ballare. Il suo “La noia“, che porta la firma prestigiosa di Madame, è arrivato fino alla fine portando una allegria e freschezza. Un quintetto molto giovane, quello rimasto sul palco dell’Ariston, con canzoni belle e dai testi impegnativi. Secondo classificato è stato il rapper napoletano Geolier, con “I p’me, tu p’te'” che molti pronostici davano per super favorito e che è stato oggetto anche di una brutta contestazione in teatro. Terza classificata una conferma, ovvero Annalisa con il brano “Sinceramente”.

 

Quarto posto per Ghali, con “Casa mia”, quinto posto per Irama con “Tu no”. I cinque finalisti erano tutti sul palco. Erano dieci anni che il Festival di Sanremo non festeggiava la vittoria di una donna. L’ultima è stata Arisa nel 2014. “Siete matti. Grazie di tutto. Grazie di cuore all’orchestra, a te, a Gio’, a Fiorello, a voi, al mio team, a Marta, a mia mamma, alla mia famiglia”, ha dichiarato la vincitrice alla proclamazione che durante la serata, in occasione della sua esibizione, è anche caduta sulle scale.

 

Prima della proclamazione del vincitore sono stati assegnati i premi. Il premio della critica “Mia Martini” è andato a Loredana Bertè quello della Sala Stampa “Lucio Dalla” ad Angelina Mango, il premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo a Fiorella Mannoia, il premio “Giancarlo Bigazzi” per la miglior composizione musicale ad Angelina Mango. 

AGI – Fervono i preparativi. Tra pochi giorni dal 20 al 26 febbraio, Milano avrà la sua Settimana della Moda, che prevede ben 161 appuntamenti, numero destinato a salire: si tratta di 56 sfilate fisiche di cui 2 doppie, 5 digitali, 67 presentazioni, 7 presentazioni su appuntamento e 26 eventi. Un esercito di 100 mila persone è atteso in città, alla scoperta delle novità della stagione Autunno-Inverno 2024-2025. Con un indotto previsto di oltre 70 milioni di euro.  La Milano Fashion Week Women’s Collection, realizzata con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, di Agenzia ICE e del Comune di Milano, sarà “intensa – assicura Capasa -, ricca di eventi e sfilate. E ci sarà una grande attenzione alla sostenibilità e ai giovani, con il Fashion hub dedicato all’inclusione e rivolto al futuro. Sarà un luogo aperto alla città, basta registrarsi”. “Siamo sicuramente la Settimana che produce più nuovi brand nel panorama internazionale”. 

 

Questa edizione vedrà il debutto di tre nuovi direttori creativi: Adrian Appiolaza per Moschino, Walter Chiapponi per Blumarine, e Matteo Tamburini per Tod’s. Accanto alle grandi maison, ci saranno molte new entry. Sfileranno per la prima volta, Feben supported by Dolce&Gabbana e Sagaboi. I brand Marni ed Elisabetta Franchi tornano in calendario sfilate. Per la prima volta in calendario presentazioni, Cosy Sunday, Jarelzhang, Khrisjoy, Maison Jejia, Raisa Vanessa. 

Si comincia in modo inusuale martedì, con la conferenza stampa Including Diversity organizzata dall’Uffcio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Cnmi e African Fashion Gate. Lo stesso giorno sarà presentata anche la seconda edizione del Premio Maestri d’Eccellenza, lanciato da Lvmh, Loro Piana e Confartigianto con Cnmi. L’opening della Settimana della moda si farà nel quartier generale, al Fashion Hub, allestito anche per questa edizione presso Palazzo Giureconsulti. Ogni giorno almeno una decina di sfilate. Il 21 si comincia col botto: alle 9.30, la collezione di Iceberg, poi l’attesa per Antonio Marras, alle 11.30 in via Mecenate. E ancora sarà la giornata di Diesel, Fendi, Alberta Ferretti, N°21, Cavalli, ed Etro. 

Il giorno 22, spazio a Max Mara, Prada, Emporio Armani, Moschino, Tom Ford. Venerdì 23 sfilano Tod’s, Blumarine Gucci, Versace, Philipp Plein. Il calendario continua serrato, sabato 24, con Ermanno Scervino, Ferragamo, Dolce & Gabbana, Missoni, Bally, Bottega Veneta. Domenica è il momento del grande Giorgio Armani e di Luisa Spagnoli. L’ultimo giorno è praticamente dedicato al digital. A tutto questo si aggiungono decine e decine di presentazioni ed eventi culturali, che si possono consultare sul sito della Cnmi. 

“Ormai da tutto il mondo arrivano buyer, esperti del settore e giornalisti e fa piacere vedere tutta questa energia” ha osservato il presidente della Cnmi, Carlo Capasa, sottolineando che la “moda italiana è in ottima salute”. E i dati economici in crescita, lo confermano: il preconsuntivo del 2023 ha un fatturato di oltre 102 miliardi. E l’export vola.  “Il saldo commerciale import-export del 2023 ha raggiunto i 40 miliardi di euro con un export che per il comparto nel suo insieme segna, nel preconsuntivo, una crescita del 4,2% nel 2023” ha commentato il presidente di Ice, Matteo Zoppas, “Risultati positivi ottenuti in un contesto non semplice segnato dal rallentamento di alcuni mercati come la Germania e dagli effetti dovuti ai conflitti e alle tensioni geopolitiche in corso”. Detto questo, conclude Capasa il “mondo, a tutte le latitudini, risponde alla moda italiana. E oltre ai mercati fondamentali come l’Europa, gli Usa e la Cina, sta crescendo il Middle East e registriamo anche il ritorno del Giappone.

 

 

AGI – Loredana Bertè con ‘Pazza’, Angelina Mango con ‘La noia’, Annalisa con ‘Sinceramente’, Diodato con ‘Ti muovi’, Mahmood con ‘Tuta gold’. Questa la classifica provvisoria decisa dalla sala stampa dopo la prima serata del festival.

 

Si inizia sulle note della ‘Fedelissima’ suonata dalla fanfara dei carabinieri. Poi entra in scena il co-conduttore Marco Mengoni che invita tutti a fare “un respiro”, anche l’orchestra, dando il via alla rassegna. Mengoni, vincitore della passata edizione con ‘Due vite’, non solo affianca come co-conduttore Amadeus ma si esibisce anche come super ospite musicale.

 

“Tra un attimo nulla sarà come prima, ha ragione Mengoni”, esordisce il direttore artistico Amadeus, facendo eco al cantante che, in apertura, aveva parlato di trenta nuove canzoni che ci cambieranno la vita”.

 

“Sanremo si ama”

Sanremo “si ama, io amo questo pubblico, amo questo storico palco, poter dire benvenuti alla settantaquattresima edizione del festival della canzone italiana. In questi cinque anni ho finito gli aggettivi per descrivere la gioia di essere qui, dare il via alla gara ma soprattutto a una bellissima festa, un rito collettivo, un party di 5 giorni che farà emozionare l’intero paese”, esordisce Amadeus, vestito in smoking bianco e nero. In apertura si è fatto il segno della croce ed è poi sceso in platea a salutare la moglie e il figlio.

 

Per il conduttore dovrebbe essere l’ultimo Sanremo.”Ama pensati libero.. È ‘ultimo” è lo striscione che Fiorello mostrato collegandosi con il Festival, una citazione della frase sfoggiata da Chiara Ferragni in una delle mise della scorsa edizione.

 

 

Per la prima volta ascolteremo tutti i 30 brani in gara che saranno votati dalla Giuria della Sala Stampa, da Tv e Web. Al termine della puntata arriverà la prima classifica provvisoria.

 

Sul palco dell’Ariston gli interventi di Daniela Di Maggio, la mamma di Giovan Battista Cutolo, il giovane musicista ucciso in strada a Napoli dopo una lite e l’attore Edoardo Leo. In piazza Colombo si esibirà Lazza, dopo il grande successo della sua ‘Cenere’, mentre sul ‘terzo palco di Sanremo’, quello galleggiante, ci sarà il rapper Tedua. 

 

La prima a salire sul palco è Clara con il brano “Diamanti grezzi”.

 

Poi tocca a Sangiovanni, tra i protagonisti della passata edizione. A fine brano, un commosso abbraccio con Amadeus, che poi si produce in un siparietto con il maestro Leonardo De Amicis, la cui scaletta non corrisponderebbe a quella in mano al conduttore.

 

È quindi il momento della veterana Fiorella Mannoia. Per lei, interprete per alcuni dei più grandi cantautori italiani, è la sesta volta sul palco dell’Ariston.

 

La cantante porge un fiore al direttore dell’orchestra, che dà punti per il Fantasanremo, mentre la platea le riserva un’ovazione e Amadeus sottolinea “l’amore” per una delle voci italiane più apprezzate.

 

Ibrahimovic primo ospite speciale

E arriva il turno del primo ospite speciale: Zlatan Ibrahimovic, già presente nell’edizione di tre anni fa, quella del lockdown. Ironico scambio di battute con il direttore artistico: “Quanti anni hai? Sessantuno? Io quarantadue: ho ascoltato il mio corpo e ho smesso”.

 

Ma perché l’ex stella del calcio è tornata sul luogo del delitto? “Per proteggerti da te stesso”, dice rivolto ad Amadeus, ” per evitare che combini casini”, un riferimento alle polemiche che avevano caratterizzato l’edizione 2023. 

 

 

Chiude il blocco ‘Autodistruttivo’ dei La Sad che portano all’Ariston il tema dei suicidi mostrando alcuni cartelli con le frasi di persone che hanno messo fine alle loro vite.

 

La band, in abbigliamento punk glamour, sostiene l’attività del ‘Telefono Amico’, che si occupa di prevenzione del suicidio, spiega Amadeus.

Il dialogo di Ghali con l’extraterrestre

Dopo Irama, tocca a Ghali, che porta un alieno ‘in carne e ossa’ a Sanremo col brano ‘Casa mia’ che racconta il dialogo dell’artista con un extraterrestre che gli fa notare quanto il pianeta sia meraviglioso nonostante le guerre e le tragedie.

 

I Negramaro, da parte loro, vanno in netta controtendenza con lo stile prevalente presentandosi in total black. Poi arriva Annalisa, anch’ella ormai veterana. Nondimeno, è sempre “un’esperienza incredibile”, dice abbracciando Amadeus.

 

Dopo il commosso ricordo, affidato alla madre, di Giovambattista Cutolo, salgono sul palco Mahmood, con la sua “Tuta Gold” e Diodato, entrambi con carriere ormai legate a doppio filo all’Ariston.

 

Finale a sorpresa per il cantautore aostano con un gruppo di ballerini scalzi che sale sul palco accompagnando l’intensa esibizione di ‘Ti muovi’ del già vincitore di Sanremo con ‘Fai rumore’. Look in total white, ancora.

E Mengoni ammanetta Amadeus

In mezzo c’è il tempo di un altro siparietto che mostra la versatilità di Mengoni nei panni del conduttore.

 

L’ugola di Ronciglione si presenta con una buffa mise che comprende “la scopa di Morandi” (quella con cui l’eterno ragazzo spazzò gli arredi floreali devastati da Blanco) e “un materassino molto comodo”. Dopodiché ammanetta Ama.

Non è finita. Ci sono anche i “preser-bacini”, filtri di plastica trasparenti che servono per evitare il bacio in bocca tra due concorrenti (il riferimento è a Rosa Chemical e Fedez lo scorso anno). “Tutti i baci hanno gli stessi diritti”, ha aggiunto. 

 

L’orchestra di Sanremo omaggia Toto Cutugno, morto lo scorso anno, ‘accompagnandolo’ mentre canta uno dei suoi più grandi successi, ‘Quanti amori’.

 

Federica Brignone, la ‘tigre delle nevi’ che disse che “sciare è musica”, è l’ospite successiva. L’atleta presenta un’altra vecchia gloria, una “pazza” Loredana Berté.

 

Altra ovazione all’Ariston e l’applauso, finora, più convinto in sala stampa per un brano venato di rock. Lungo abbraccio con Amadeus. “Sei sempre fortissima”, la omaggia il conduttore e Mengoni, definendola “la storia della musica italiana, colonna portante”. 

 

Dopo la colonna, due prime volte al festival e due modi diversi di cantare il calore del Sud: il partenopeo Geolier, con un pezzo che lo vede distanziarsi dall’abituale rap, e Alessandra Amoroso.

Un Fiorello creato dall’AI

In mezzo un siparietto con un Fiorello creato dall’intelligenza artificiale sale sul palco violando l’accordo con Amadeus di non calcarlo prima di sabato. La gag suscita l’entusiasmo e le risate del pubblico. Il Fiorello ‘non umano’ all’inizio sembra vero e si prende gioco dell’amico conduttore: “Figurati se io aspetto sabato per salire sul palco!” dice infrangendo la regola.

 

“Non potevi salire, sei stranissimo e hai disobbedito” lo rimprovera ‘Ama’. E all’improvviso Fiorello si paralizza. Immobile. “Che succede?” si preoccupa Amadeus. E in colllegamento appare un altro Fiorello che spiega che quell’altro a lui cosi’ somigliante “è stato generato dall’intelligenza artificiale e purtroppo me l’hanno fatto cretino”. 

Angelina Mango si candida al podio

I The Kolors suonano una canzone dagli accenti K-Pop. Poi applausi convinti all’Ariston e in sala stampa per l’attesissima Angelina Mango apparsa molto emozionata prima di cantare ma poi scatenata e a suo agio.

 

‘La noia’ fa ballare e si candida al podio. “Qui non c’è proprio la noia’ chiosa Amadeus. E lei si congeda così: “È stato un onore”.

Le lacrime di Big Mama

 

Il Volo, altro total black in controtendenza, ed arriva un’altra artista assai attesa: Big Mama,  in lacrime dopo la sua esibizione con ‘La rabbia non ti basta’.

 

Amadeus stringe a sé la giovane cantante che a 23 anni ha avuto molte esperienze difficili, tra cui il bullismo e un tumore. “Dedico questo pezzo a mia mamma e a mio padre” dice lei, sorridente e acclamata dal pubblico dopo il pianto.

I Ricchi e Poveri fanno ballare l’Ariston

Il tuffo nel passato è brusco: dopo trentadue anni tornano i
Ricchi e Poveri, con un attacco autocitazionista. L’Ariston balla: tutti in pista per “Ma non tutta la vita”… Incluso Ama.

 

Dopo l’esibizione di un’emozionata Emma e la riproposizione del duo, mai visto a Sanremo, composto da Renga e Nek, prima dello stacco pubblicitario, Mengoni esibisce un raggelante cartello.

“Daje che siamo a metà”. Brividi in poltrona come in sala stampa. Va bene che Amadeus ci ha abituato a edizioni monstre ma è mezzanotte e mezza passata. In realtà, quindi, si sarebbe ben oltre dato che la fine della serata è prevista alle due del mattino circa.  

 

Nel blocco successivo Mr. Rain, che dalla scorsa edizione ha spiccato il volo, tocca a Bnkr44 e Gazzelle per la quota indie.

Dargen D’Amico: “La storia, Dio non accettano la scena muta”

Dargen D’Amico lancia un appello contro la guerra dopo ‘Onda alta’, dedicata al tema dei migranti. “In questo momento nel mar Mediterraneo ci sono bambini sotto le bombe, senza acqua, senza cibo. Il nostro silenzio è corresponsabilità. La storia, Dio non accettano la scena muta. Cessate il fuoco”, ha detto.

 

Si prosegue con Rose Villain, Santi Francesi, Fred De Palma, Maninni, Alfa. In attesa della prima Top 5. Mengoni esibisce un altro cartello. “Quanti ne mancano”? Solo Il Tre. Amadeus rivendica di aver mantenuto la parola: si finisce alle due. 

La scaletta dei brani in gara:

1. Clara, Diamanti grezzi

 

2. Sangiovanni, Finiscimi

 

3. Fiorella Mannoia, Mariposa

 

4. La Sad, Autodistruttivo

 

5. Irama, Tu no

 

6. Ghali, Casa mia

 

7. Negramaro, Ricominciamo tutto

 

8. Annalisa, Sinceramente

 

9. Mahmood, Tuta gold

 

10. Diodato, Ti muovi

 

11. Loredana Bertè, Pazza

 

12. Geolier, I p’ me, tu p’ te

 

13. Alessandra Amoroso, Fino a qui

 

14. The Kolors, Un ragazzo una ragazza

 

15. Angelina Mango, La noia

 

16. Il Volo, Capolavoro

 

17. BigMama, La rabbia non ti basta

 

18. Ricchi e Poveri, Ma non tutta la vita

 

19. Emma, Apnea

 

20. Nek e Renga, Pazzo di te

 

21. Mr Rain, Due altalene

 

22. Bnkr44, Governo punk

 

23. Gazzelle, Tutto qui

 

24. Dargen D’Amico, Onda alta

 

25. Rose Villain, Click boom!

 

26. Santi Francesi, L’amore in bocca

 

27. Fred De Palma, Il cielo non ci vuole

 

28. Maninni, Spettacolare

 

29. Alfa, Vai!

 

30. Il Tre, Fragili

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

AGI – “L’ho detto e lo confermo, aspetto di consegnare” le mie dimissioni “nelle mani di Giorgia Meloni. Pero’ sia ben chiaro una cosa. Non mi dimetto per il parere dell’Antitrust che e’ antinomico e contraddittorio. Per adesso comunque e’ piu’ preciso dire che mi autosospendo. Aspetto il giudizio del Tar”. Vittorio Sgarbi lo dice in un’intervista al “Corriere della Sera” parlando delle sue dimissioni da sottosegretario alla Cultura.

 

 

Quindi potrebbe decidere anche di revocare le dimissioni? “No, qualsiasi sia l’esito, le dimissioni non le revoco”, ribadisce Sgarbi che definisce il pronunciamento dell’Antitrust “contraddittorio”. Questo perche’, a suo dire, “prima, in un documento del 16 maggio, dice che la mia carica e’ compatibile con le mie diciannove tra attivita’ e funzioni. Poi cambia idea e le trova incompatibili”. La premier pero’ ha detto che ha accolto le sue dimissioni perche’ aveva dati oggettivi, e’ stato fatto notare all’ex critico d’arte. “Ha ragione. Del resto l’Antitrust ha fatto una scelta politica proprio per questo. L’Antitrust “ha voluto sollevare Giorgia Meloni dal dover scegliere sulla mia posizione. Altrimenti non si spiega come l’Antitrust abbia potuto contraddire se’ stessa”, conclude Sgarbi. 

 

 

 

 

AGI – “Non sono ancora ex sottosegretario. La mia agonia sara’ lunga. Ho annunciato le mie dimissioni ma devo negoziarle con il governo. E, quindi, in questo momento sono sottosegretario alla Cultura, sia pure con l’annuncio delle sue dimissioni”. Le parole di Vittorio Sgarbi all’emittente ‘Teleuniverso’ scatenano un polverone. Venerdì 2 febbraio il critico d’arte aveva annunciato che si sarebbe dimesso dopo l’intervento dell’Antitrust che aveva decretato l’incompatibilita’ tra la carica al governo e le attivita’ di conferenziere, inaugurazione di mostre e vendita di libri. “Scrivero’ una lettera oggi stesso a Meloni”, aveva annunciato. Ma oggi il critico corregge il tiro, anche se parla di “dimissioni certe per non essere mutilato dall’Antitrust”. La lettera alla premier non e’ ancora stata scritta e servira’ per chiedere a Meloni “di verificare l’assurdita’ di non poter essere Sgarbi”, spiega, oltre a valutare se potra’ restare sottosegretario in attesa del parere del Tar, organismo al quale fara’ ricorso.

 

 

“L’elemento che mi colpisce di piu’ in questo periodo e’, non solo le persone che mi incontrano, mi amano e mi salutano, ma che la percezione che si ha di me e’ di uno che da 50 anni si occupa d’arte in modo molto intensivo e che da 37 anni in televisione parla d’arte, insegnando tante cose agli italiani. Quando qualcuno mi attacca quel qualcuno fa un veleno contro le cose buone che io cerco di dire”, si sfoga in tv a ‘Zona bianca’. “Perche’ ho deciso di dimettermi? Perche”, se l’Antitrust dice che non posso essere Sgarbi, io preferisco essere Sgarbi. E’ Sgarbi che hanno chiamato al governo. Se quella cosa per cui sono chiamato deve essere incompatibile, vado per conto mio e continuo a fare Sgarbi. Tornero’ a lavorare a Mediaset”, aggiunge. “Sangiuliano (il ministro della Cultura, ndr) non lo sento da quando ha fatto un atto che io ritengo non degno di una persona che abbia rapporti civili con un’altra, prendendo due lettere anonime insieme a due dati raccolti da un account del mio ufficio che era stato violato, e ha mandato tutto all’Antitrust”. “Non ha chiesto a me che avrei dato indicazioni precise di quello che io faccio, che d’altra parte fa lui e anche Meloni. Meloni ha fatto un libro importante con diritti importanti. E’ la stessa cosa che faccio io. Non e’ che vendere un libro e’ una colpa”, ha aggiunto. “Sto finendo di scrivere la lettera ed entro oggi la invio a Meloni”. Lo ha detto Vittorio Sgarbi, parlando delle sue dimissioni da sottosegretario in un’intervista a ‘Zona bianca’. “Sto finendo di scrivere la lettera e entro oggi la invio a Meloni”, assicura, “Io in maggio avevo mandato all’Antitrust tutte le mie cariche che sono 19, tutte autorizzate dall’Antitrust, e’ evidente che per ciascuna di queste funzioni io devo fare mostre, conferenze, parlare di libri”, sostiene. Contro le parole di Sgarbi manifestano le opposizioni, con il leader di Iv Carlo Calenda e il co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli che chiedono a Meloni di intervenire. 

 

 

 

 

AGI – Saggistica d’attualità, temi sociali, spirituali, politici e ambientali ed un tocco multimediale modernissimo: per volontà della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù è nato Il Pellegrino Edizioni, nuovo marchio che punta a creare un dialogo profondo e vivo tra autori e lettori di ambito cattolico e quelli delle altre religioni e del mondo laico. Obiettivo dichiarato, porsi come spazio culturale aperto a dibattito e confronto, recuperando contributi di grandi autori del passato ed amplificando voci del presente a partire dalla più autorevole di tutte, quella di Papa Francesco, che aprirà la produzione de Il Pellegrino con il suo nuovo libro ‘Ricordatevi di pregare per me’ sugli scaffali dal 13 febbraio. Ad ulteriore testimonianza della forza dell’operazione, direzione e gestione del progetto sono state affidate a due professionisti con alle spalle significative esperienze in alcune delle più importanti realtà editoriali del nostro Paese: lo scrittore e teologo Natale Benazzi e l’ex responsabile Ufficio Diritti Neri Pozza Chiara Libonati. Ad entrambi l’AGI ha chiesto lumi sui primi passi e la progettualità a lungo termine di questa nuova casa editrice.

 

Chiara Libonati, Il Pellegrino Edizioni nasce all’alba del 2024: si tratta di un caso o una scelta temporale motivata?

Una scelta motivata, dall’intenzione di arrivare strutturati e pronti ad un appuntamento fondamentale come il Giubileo per stabilire un dialogo con i lettori su argomenti di grande valore.

 

Quale fetta di mercato puntate a coprire?

Oggi sembra esistere una netta separazione tra editoria religiosa, o identificata come tale, e generalista. Pur essendo la nostra una casa editrice di un ordine religioso noi invece vogliamo rivolgerci ad entrambi i pubblici e riunirli puntando alla trasversalità, attraverso la pubblicazione di  testi che trattano di etica e spiritualità in modo narrativo forte. Andiamo verso un pubblico che non entrerebbe in una libreria religiosa, con l’idea di fare da ponte tra due realtà che hanno convissuto sempre separate. Anche da un punto di vista puramente editoriale, in un momento di crisi strutturale del settore differenziarsi aiuta ad essere riconoscibili.

 

A proposito, sulla copertina dei vostri libri ci sarà un Qrcode: a cosa servirà?

Si tratta di una scommessa di novità: il Qrcode a centro copertina non avrà solo il compito di garantirci  una riconoscibilità impattante in libreria, va anche incontro alle modalità di comunicazione di oggi. Crediamo possa diventare elemento di grande forza permettendo al lettore di “entrare”  nel libro non appena lo impugna, traendo informazioni immediate sui suoi contenuti in una dimensione multisensoriale tecnologica attualissima. E’ una porta sui testi che per ognuno  è stata concepita ad hoc con una struttura ed un’identità unica, adattata al diverso potenziale lettore. Nel caso di ‘Settanta volte sette’ di Alex Mar, ad esempio, si accederà a un  booktrailer, mentre l’entrata multidimensionale al nuovo libro di Papa Francesco permetterà di avere anticipazione delle preghiere che il Santo Padre recita. Sfruttare le possibilità che la tecnologia offre ci aiuterà a raggiungere anche i più giovani. Ma attenzione, non volgiamo disturbare nessuno: la prima indicazione che comparirà sarà quella di abbassare il volume.

 

Tra i primi titoli in uscita spicca, appunto, l’ultimo libro del Papa: diventerete la sua casa editrice di riferimento?

Purtroppo no, anche se ne saremmo stati ovviamente felici: il Papa pubblicherà ancora con la Libreria Editrice Vaticana. Ci è solo sembrata una bella idea raccontare ai lettori il modo in cui Bergoglio pensa alla preghiera e la pratica.

 

Natale Benazzi, in termini di tematiche quale sarà la proposta de Il Pellegrino?

Ci concentreremo su storie vere e riflessioni su temi etici sensibili. I nostri testi potranno essere recuperi della tradizione classica – come nel caso di ‘Come un testamento spirituale’ di Simone Weil o ‘Quaderni in ottavo’ di Franz Kafka – ma anche espressioni del tempo nuovo, toccando questioni come quella dell’intelligenza artificiale e della giustizia riparativa – il libro di Alex Mar, che esplora argomenti come colpa, perdono e reintegrazione del colpevole nella società, ne è un esempio. Non mancheranno testi politici, come quelli dedicati alle guerre in luoghi come Palestina, Ucraina e nel Continente africano. E nemmeno riflessioni sui grandi nodi della società italiana, a partire dal libro di Francesco Occhetta ‘Democrazia. La sfida della fraternità’, che esplora la possibilità che proprio la fraternità torni ad essere nucleo centrale della democrazia nazionale.

 

Il nuovo libro del Papa vi farà da apripista in libreria: può anticipare qualcosa in termini di contenuti?

Attraverso preghiere e testi il Santo Padre spiega in questo libro il senso della sua attitudine a rivolgersi al Signore, nonché il profondo significato dell’atto di pregare per prepararsi al Giubileo. La prefazione di suo nipote, il padre gesuita José Luis Narvaja, regala al testo una preziosa introduzione al significato profondo della preghiera per Francesco: attraverso le parole di un uomo che lo conosce a fondo ci sono rivelate anche le intime radici della sua attenzione al dialogo con il Divino. ‘Ricordatevi di pregare per me’ non è  titolo casuale, riprende una frase che il Papa non manca mai di pronunciare e  davvero merita un approfondimento.

 

Il vostro catalogo andrà da Simon Weil a Kafka ad autori moderni: qual è il criterio di scelta delle opere?

Il parametro di selezione è paradossalmente semplice: daremo luce a testi che obblighino il lettore a fare un salto di qualità nella lettura e nella sua stessa esistenza. Libri per chi non si accontenta. Il punto non sarà la celebrità degli autori proposti, ma la pienezza del contenuto. Volumi di cui non ci si dimentica dopo l’ultima pagina, che vogliono resistere al tempo in quanto densi di idee e capaci di portare alla riflessione e al cambiamento. Abbiamo scelto di tradurre molto, ma non mancheranno autori italiani. Tra gli altri, mi viene da citare il pedagogista Mario Pollo, il cui testo sul nichilismo e le ricadute di esso sulla società  sarà di certo una delle sorprese dei prossimi mesi.

 

Uno dei libri in uscita, ‘Dio fra le righe’ di Lorenzo Fazzini, esplora la domanda religiosa ‘nascosta’ nella narrativa contemporanea chiudendosi  con una postfazione di Nicola Lagioia: coinvolgerete altri narratori laici di fama nel progetto Pellegrino Edizioni, magari con opere inedite?

Innanzi tutto una parola sulla scelta di prediligere le postfazioni alle prefazioni: riteniamo che al termine della lettura di un libro cresca la voglia di approfondimento dei temi che affronta.  Nel caso del testo di Fazzini, la chiosa di Lagioia, ricchissima di tematiche, apre altre prospettive di interpretazione. In futuro coinvolgeremo di certo altri autori laici, cui saranno affidate anche opere inedite. Vogliamo un catalogo aperto a tutti: l’importanza del confronto resta essenziale. Il nostro riferimento è una frase del Cardinal Martini:  la Chiesa non può accontentarsi di parlare a credenti che pensano poco.

 

 

 

 

 

 

AGI – Isabella Turso pianista laureata al conservatorio di Trento, interprete e compositrici fra le piu rappresentative della musical classica contemporanea, presenta al pubblico Nocturne, il suo nuovo album. Otto brani dedicati alle atmosfere della notte,  8 composizioni inedite di carattere romantico e sognante interamente scritte dall’artista che rappresentano una riflessione su se stessa, sulla sua creatività. Tappe di un viaggio intimistico che esprimono immagini e sogni.  Otto brani, otto storie, otto ricordi personali trasformati in musica. Ricordi che possono essere universalmente interpretati. È il potere della musica strumentale. Isabella Turso spazia dalla musica classica al Jazz, rock pop, rap. Ha collaborato con numerosi artisti e ha all’attivo tre album da solista fra i quali spicca “Omaggio a Donaggio”, un quarto dal titolo “Variazioni” con Dargen D’Amico.  Nocturne è il suo quinto album.

 

 

AGI – Come ai tempi in cui era una delle dive più amate e apprezzate d’Italia, i fotografi si accalcano e sgomitano per poter fare gli ultimi scatti di Sandra Milo, al termine del rito funebre celebrato alle 12 nella chiesa degli artisti. La bara dell’attrice scomparsa due giorni fa esce trasportata a fatica tra la folla che si è accalcata e si avvicina alla macchina mentre un lungo e commosso applauso risuona a Piazza del Popolo. Il feretro entra nella macchina delle pompe funebri mentre i fotografi continuano a fare foto.  Poi l’auto si allontana e parte spontaneo un altro applauso. Da diva se ne va. Per sempre. 

 

Commossi e molto provati i tre figli, Azzurra e Ciro De Lollis e Debora Ergas. “E’ stata una mamma meravigliosa, non ci ha fatto mai mancare niente: è morta mentre le stringevo la mano”, commenta Ciro, arrivato insieme al feretro della madre. Con la voce rotta dal pianto ricorda: “Siamo andati a fare delle analisi per un problema all’anca e ha scoperto di avere un brutto male. E pensare che non aveva mai fumato in vita sua – dice Ciro – da quel momento sono iniziati tre mesi di calvario. Meno male che non l’ho fatta ricoverare perchè il giorno prima che morisse si era liberato un posto, ma ho preferito tenerla con me”, racconta tra le lacrime.

 

Debora Ergas, giornalista tv e inviata de “La vita in diretta”, vuole fare due ringraziamenti particolari a due persone che sono stati vicini alla madre più di chiunque altro: Alessandro Lo Cascio e Maurizio Costanzo. “Ringrazio tutti quelli che sono venuti qui anche quelli che non sono riusciti a entrare perchè mia madre amava la gente la gente semplice – dice con gli occhi lucidi – ma qui voglio ringraziare soprattutto due persone che hanno regalato a mamma amicizia e protezione. Uno è Alessandro Lo Cascio scomparso da poco: per la mia mamma non era un semplice agente ma era un fratello, un figlio e persino un padre anche se era molto più giovane di lei. Poi voglio ringraziare un’altra persona che ha fatto parte delle nostre vite ed e’ Maurizio Costanzo. Ha fatto parte della nostra vita da quando ero piccola. Con lui c’era una grandissima amicizia: bastava guardarci negli occhi. Maurizio e mamma si sono aiutati sempre – conclude la giornalista – soprattutto quando come ogni artista hanno passato tempi difficili”. 

 

“Sandra Milo era profondamente credente – rivela il sacerdote durante l’omelia funebre – e aveva un’immagine di Gesù a cui era molto legata, l’immagine in cui Gesù appariva giovane e quell’immagine ha chiesto che fosse messa nella bara per sempre con lei”. Per il suo ultimo viaggio, come racconta la figlia Debora, la Milo indossa un abito bianco a cui era molto legata, i suoi inseparabili tacchi a spillo (“senza non andava neanche sugli scogli”) e una collana di elegante bigiotteria a cui era affezionatissima.

 

Ad accogliere il feretro di Sandra Milo a Piazza del Popolo un lungo applauso. Tanta la gente presente per dare l’ultimo saluto alla diva scomparsa a novant’anni lunedì scorso. Numerose anche le corone di fiori tra cui spiccano quella del Comune di Roma anche a nome del sindaco Gualtieri, che oggi non è presente perché impegnato in un cerimonia in Campidoglio, quella di Rita Pavone e della redazione di Verissimo. Prima amica e collega ad arrivare è Gloria Guida che la ricorda così: “Era una donna fantastica, aveva la stessa età della mia mamma e le volevo molto bene. Era una diva non-diva” ricorda l’attrice.

“Sandra è una donna libera e ha insegnato a essere libere anche alle altre donne. Questa è la cosa più importante che mi ha lasciato” commenta Mara Venier giunta alla Chiesa per l’ultimo addio all’amica. “Le volevo bene e lei voleva bene a me. Era una donna gentile, generosa, molto presente nell’amicizia. Ogni tanto mi telefonava e mi diceva ‘è da tanto che non ci sentiamo, volevo dirti che ti voglio bene’. E noi siamo qua perchè le vogliamo molto bene”.

AGI – Fino al 26 maggio è possibile visitare la mostra “Ligabue”, allestita alla Promotrice delle Belle Arti di Torino: 71 dipinti, 8 sculture e 13 disegni che ripercorrono la vita, la psiche e la storia tormentata di uno dei più grandi artisti italiani del XX secolo. Un viaggio affascinante nella produzione di questo genio visionario, sempre in evoluzione, e nella sua appassionata ricerca, con la quale sapeva inventare e rinnovare le sue opere nella loro pressante suggestione emotiva, in una iconografia popolare e raffinata. La mostra è curata da Giovanni Faccenda, si avvale del patrocinio della “Fondazione Augusto Agosta Tota per Antonio Ligabue” ed è prodotta da Sm.Art, con la direzione creativa e di produzione di WeAreBeside.

L’esposizione si snoda attraverso 8 sale e arriva a quasi un anno dalla scomparsa di Augusto Agosta Tota, che dell’artista fu amico, promotore e studioso. Le opere provengono da collezioni private, dai celebri autoritratti “Testa di tigre” del 1953 e “Leopardo” del 1955, dal “Motociclista” del 1954 alla “Traversata della Siberia” del 1959, dalle sculture “Leone e Leonessa” del 1935 a “Pantera” del 1938 e “Leonessa accucciata” del 1940 fino al “Busto di Gorilla” del 1956, dai disegni con figure di animali all'”Autoritratto” a matita del 1955.

“L’arte, quando gli fu possibile o scelse lui stesso, volontariamente, di praticarla – spiega il curatore, Giovanni Faccenda – rappresentò per Ligabue non già un itinerario terapeutico o un’evasione salvifica dai propri, insanabili, tormenti esistenziali ma il racconto, crudo, dei medesimi, attraverso argute allegorie caratterizzate dalla presenza degli amati animali. Plasmare l’argilla, disegnare su fogli di carta tenuta nascosta come un tesoro oppure dipingere al cavalletto, guardando ossessivamente la propria immagine riflessa nello specchio vicino, livida dopo essersi ripetutamente colpito, tutto questo era per Ligabue l’unico modo per sottrarsi, almeno temporaneamente, alla propria, fatale, odissea terrena”.

Accompagna la mostra il catalogo edito da BesideBooks, con testo critico di Giovanni Faccenda, e testi di Simona e Cinzia Agosta Tota, Francesca Biagioli, Samantha Patorno e Manlio Polzella. 

AGI – Un nuovo punto di vista sull’architettura, teso a scoprirne una concezione diversa da quella comunemente legata alla funzionalità abitativa. Questo è ciò che viene suggerito da questa mostra, che nasce con l’obiettivo di indagare il rapporto critico tra abitare e costruire, partendo da alcuni edifici che sono emblematici di questa frattura: “architetture inabitabili” dalla forte carica simbolica, emblemi della città in cui sorgono.

La mostra ne individua alcuni esempi particolarmente significativi, distribuiti su tutto il territorio nazionale, reperendone testimonianza nei materiali dell’Archivio LUCE e altri archivi.

L’esposizione che sarà visitabile dal 24 gennaio al 5 maggio, espone 150 fotografie, video e testi su otto edifici che non sono destinati all’abitare. Tra questi il Gazometro di Via Ostiense, il campanile semisommerso di Curon, il Lingotto di Torino, gli ex Seccatoi di Città di Castello, Torre Branca a Milano, i Palmenti di Petraglia (Potenza), il Memoriale di Brion (Treviso), il Cretto di Gibellina a Trapani. 

Alle fotografie storiche si aggiungono opere firmate da fotografi e artisti contemporanei come Gianni Berengo Gardin, Guido Guidi, Marzia Migliora, Mark Power, Sekiya Masaaki, Steve McCurry – oltre ad alcune immagini di Francesco Jodice e di Silvia Camporesi appositamente commissionate per la mostra – e pagine che i più apprezzati scrittori italiani hanno composto per l’occasione.