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E’ ancora il Massachusetts Institute of Technology (MIT) la migliore università al mondo. L’ateneo conferma per il settimo anno consecutivo il suo primato nella classifica stilata dal QS World University Ranking. Secondo QS Quacquarelli Symonds, società globale di consulenza specializzata nell’analisi del settore universitario, le prime quattro posizioni sono tutte a stelle strisce. Al quinto posto si piazza la britannica Oxford che supera per la prima volta Cambridge. Ma fanno bene anche le italiane: 21 università su 30 hanno guadagnato terreno rispetto allo scorso anno. Tuttavia il migliore ateneo, il Politecnico di Milano, si piazza solo al 156mo posto, nonostante una scalata di 14 posizioni.

Milano, Sant’Anna e Normale sul podio italiano

Tra le trenta università Italiane incluse nella classifica, 21 guadagnano terreno e nove lo perdono.Il Politecnico di Milano scala quattordici posizioni e raggiunge il 156mo posto, riconfermandosi la migliore università Italiana per il quarto anno consecutivo e ottenendo il proprio più alto posizionamento nei quindici anni dalla creazione del ranking. L’argento italiano va alla Scuola Superiore Sant’Anna Pisa (167esima), che balza in avanti di venticinque posizioni. Chiude il podio la Scuola Normale Superiore di Pisa che ne guadagna diciassette, piazzandosi al 175mo posto.

Anche l’Università degli Studi di Bologna sale di otto posizioni, e si classifica 180ma. Nella fascia Top 600, l’università italiana che cresce più significativamente rispetto allo scorso anno è l’ Università degli Studi di Padova (249ma) che, con un salto di 47 posizioni, è tra migliori 250 al mondo. Una nota particolare merita il Politecnico di Torino (387mo), che perde ottanta posizioni per un declino in cinque dei sei indicatori. In realtà, la discesa è stata in gran parte determinata dall’avere incluso per la prima volta, nel conto del personale docente, gli Assegnisti di Ricerca, adeguandosi alla definizione di QS del “full-time equivalent staff”. “Quest’anno – ha commentato Ben Sowter, Direttore del Dipartimento di Ricerca di QS – 24 Università italiane su 30 migliorano nella considerazione della comunità accademica internazionale. E 25 migliorano nel criterio che misura l’impatto della ricerca. Sono trend positivi, specialmente considerando la competitività globale che cresce incessantemente. Se si considerano i singoli indicatori, le vostre università compaiono tra le prime cento in otto occasioni”.

Italia quarta tra le europee

Forse a livello mondiale non primeggerà, ma tra le europee l’Italia è quarta per numero totale di università incluse nella classifica. Per numero di università tra le prime 200 al mondo, l’Italia è settima, a pari merito con il Belgio, tra le nazioni Europee, dopo Regno Unito, Germania, Olanda, Svizzera, Francia e Svezia. In assoluto è la Gran Bretagna a vantare più atenei in classifica, con due tra i primi 5 posti e 8 nella top 50. Seguono la Germania con 45 e la Francia con 30. Dopo l’Italia si piazza la Russia a chiudere la cinquina con 27 atenei in graduatoria.

Bologna e Sapienza le più apprezzate dagli accademici stranieri

Lo studio tiene conto di 4 diversi indicatori:

  • ·Academic Reputation
  • Employer Reputation
  • Faculty/Student Ratio
  • Citations per Faculty

L’indicatore “Academic Reputation”: si basa sulle opinioni di 83.877 accademici e ricercatori universitari internazionali ai quali è stato chiesto di indicare le migliori università, escluse quella per la quale lavorano. Questo criterio contribuisce per il 40% al punteggio globale. In base a questi criteri, l’Università di Bologna è l’ateneo italiano preferito dalla comunità accademica internazionale, ottenendo il 77mo posto al mondo, seguita da Sapienza – Università di Roma all’82mo posto. Altre quattro università si posizionano tra le prime duecento in questo importante indicatore (Politecnico di Milano 121mo, Università degli Studi di Padova 141mo, Università degli Studi di Milano 171mo, Università degli Studi di Pisa 195mo) .

L’indicatore “Employer Reputation”: si basa sulle opinioni di 42.862 datori di lavoro, responsabili delle risorse umane e manager ai quali è stato chiesto di indicare le università che producono i migliori laureati, secondo la propria esperienza. Questo criterio contribuisce per il 10% al punteggio globale. In questo contesto emerge l’Università Bocconi, la preferita dai recruiter internazionali, ottenendo il 52° posto in questo indicatore. Bocconi è considerata una Università specialistica e in quanto tale, compare in alcuni indicatori ma non nella classifica globale, che include solo università attive in almeno due macro-aree di studio e ricerca. Segue il Politecnico di Milano al 55mo posto. Distanziati, troviamo il Politecnico di Torino al 153° posto, L’Università Cattolica del Sacro Cuore al 163° e L’Università di Bologna al 169°. In questo indicatore, solo L’ Università degli Studi di Padova (260^) cresce rispetto allo scorso anno mentre tutte le altre perdono terreno.

L’indicatore “Faculty/Student Ratio”: misura la quantità di docenti rispetto al numero di studenti. L’Italia è tra i Paesi con la peggiore performance in questo criterio, che determina il 20% del punteggio totale. A parte due notevoli eccezioni, la Scuola Normale Superiore di Pisa, 34^ al mondo, e la Scuola Superiore Sant’Anna Pisa, 68ma, tutte le altre si posizionano nella fascia 600 e oltre. In questo indicatore, l’Italia è fortemente penalizzata.

L’indicatore “Citations per Faculty”: misura la quantità di citazioni nelle pubblicazioni scientifiche indicizzate dalla banca dati bibliometrica Scopus/Elsevier rispetto al numero di docenti e ricercatori, per il periodo 2012-2017. Questo criterio determina il 20% del punteggio totale. In questo criterio, la Scuola Superiore Sant’Anna Pisa (18ma) si posiziona tra le prime venti al mondo seguita dalla la Scuola Normale Superiore di Pisa al 59mo posto. Il bronzo tra le Italiane v all’Università degli Studi di Ferrara, 178ma, seguono Politecnico di Milano al 190° posto, e all’Università degli Studi Milano-Bicocca al 193ma. L’Università degli Studi di Brescia si colloca appena fuori le Top 200, posizionandosi 203ma.

Un progetto innovativo di valorizzazione del territorio e di integrazione sociale e lavorativa per creare una nuova linea di prodotti d’abbigliamento e accessori legata al viaggio, nata dall’incontro tra le giovani donne vittime di violenza e sfruttamento e il mondo della scuola, con il supporto di artisti, professionisti della moda e della comunicazione è stato presentato da Beawarenow e dall'Ambasciata degli Stati Uniti.

'Journey with new hope', creato in collaborazione con il Centro d'accoglienza "Casa Rut", è stato realizzato a Caserta ed è un progetto di empowerment femminile realizzato grazie al contributo di Gucci attraverso l’iniziativa “Gucci Up” un programma virtuoso che attraverso il recupero e valorizzazione degli scarti di produzione supporta progetti sociali, rivolti alla formazione e al reinserimento lavorativo di persone svantaggiate sul territorio.

'Journey with new hope' è stato illustrato durtante un dibattito con la senatrice Valeria Fedeli, Tiziana Bartolini, direttrice di "Noi Donne", Blessing Okeidon, testimone e autrice del libro “Il coraggio della libertà”, Suor Rita Giarretta, responsabile del Centro di Accoglienza “Casa Rut” e Gloria Berbena, Ministro Consigliere per gli Affari Pubblici dell'Ambasciata degli Stati Uniti.

L’Angelo Azzurro Onlus apre le porte della sua sede romana per una nuova tappa del progetto A-Head, ospitando la mostra personale dell’artista cosentino Gianfranco Grosso, “Poeta in Pittura” come lo ha definito il cronista d’arte e poeta americano Alan Jones.

L’opening della mostra è il 7 giugno alle ore 19 nella sede dell’Associazione in Piazzale delle Provincie 19 e con questa occasione la Onlus vuole riportare all’attenzione dell’opinione pubblica la lotta contro lo stigma della malattia mentale, e quindi l’innovativa Legge 180, o Legge Basaglia, della quale quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario.

Emblematico il titolo della mostra di Grosso: “Vero/falso… Eros è la Vita… Metafisico è il viaggio”.

“Vero o Falso? Poiché non godiamo di certezze circa il mondo esterno alla mente. Lo spettatore viene così invitato a impegnarsi con tutte le sue forze nel superamento della visione parziale, il punto di vista di puro istinto, per guadagnare una prospettiva più meditativa e per niente superficiale. Partendo da questo presupposto l’artista inizia il suo viaggio metafisico”.

Con il progetto A-Head – il quale prevede altri eventi che si svolgeranno tra settembre e ottobre – l’associazione “Angelo Azzurro” mira a sviluppare un percorso ermeneutico e conoscitivo delle malattie mentali attraverso l’arte, un mezzo privilegiato per meglio interpretare la fragilità e la complessità umana.

Nell’ambito del progetto A-Head la Onlus “Angelo Azzurro” espone anche altre opere in collezione permanente realizzate da artisti partner, sostenitori dell’associazione, come Luca Guatelli, Barbara Salvucci e Giovanni Calemma. L’Associazione ospita inoltre una selezione di lavori tratti dal progetto “Uno sguardo nuovo”, realizzati dai pazienti, in collaborazione con gli artisti, durante i laboratori che la Onlus porta avanti dal 2009 accanto ai percorsi di psicoterapia tradizionali. In ognuna di queste occasioni le emozioni si trasformano in opere d’arte restituendo una diversa consapevolezza di sé ai pazienti che assumono per l’appunto “Uno sguardo nuovo”.

È morta oggi a Milano la scrittrice, giornalista ed anche conduttrice tv Alessandra Appiano, aveva 59 anni. Ancora non certe le cause della morte, anche se con il trascorrere delle ore appare sempre più evidente tra gli investigatori che si sia trattato di un gesto volontario da parte della scrittrice nativa di Asti che con il suo romanzo d'esordio "Amiche di salvataggio", edito da Sperling & Kupfer, vinse il Premio Bancarella 2003. Da allora, tanti altri romanzi, l'ultimo dei quali "Ti meriti un amore" (Cairo Publishing) era uscito qualche mese fa. 

La scrittrice aveva dedicato alle donne la gran parte della sua produzione e dei suoi interventi, dove affrontava anche temi sociali, come opinionista nei talk televisivi sia in Rai che a Mediaset, in programmi come La vita in diretta, Mattino 5, Torto o ragione. Collaborava anche con testate, come Donna moderna, ed anche sul sito del Fatto Quotidiano, su quest'ultimo con un blog dedicato al volontariato. Tra i suoi impegni anche quello di 'ambasciatrice' di Oxfam​, ong che combatte la fame nel mondo. Un'attività continua e meritevole, che le aveva anche portato nel 2013 l'Ambrogino d'Oro, il massimo riconoscimento che il Comune di Milano attribuisce. I suoi romanzi – oltre ad 'Amiche di salvataggio' anche 'Domani ti perdono', 'Scegli me', 'Le vie del signore sono infinite', 'Le belle e le bestie' – sono stati sempre accolti con grande favore dalla critica e dal pubblico, anche oltre i confini italiani.

Colpisce nella prematura fine un post che Alessandra Appiano aveva scritto qualche settimana fa, quando a causa di un imprevisto ferroviario aveva dovuto rinunciare a prendere parte ad una trasmissione televisiva. "Per la prima volta in vita mia getto la spugna su un impegno di lavoro. Vuol dire che devo prendermi cura di me e volermi bene anche da negazione della wonder woman. Un abbraccio a tutti gli esseri umani che si sentono fragili in questo periodo…". Successivamente, a inizio maggio, un post con cui citava Primo Levi: "Amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicita' sula terra". Numerosi sono in queste ore i messaggi di cordoglio e di addio, anche dal mondo della televisione e del giornalismo, affidati a Facebook.

Il ciclo di incontri dedicati al mondo dell’informazione e del giornalismo, che si svolgono, con il patrocinio dell’Agcom, nell’ambito della mostra fotografica e multimediale “Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo”, realizzata da Agi Agenzia Italia, continua al Museo di Roma in Trastevere con un nuovo appuntamento.

Martedì 29 maggio 2018, alle 17, Riccardo Luna, direttore AGI insieme a Marco Pratellesi, condirettore dell’agenzia, rifletteranno sulla nuova era dell’informazione con il direttore de “L’espresso” Marco Damilano, il direttore del “The Post Internazionale” Giulio Gambino, il commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Antonio Nicita e con il Rettore dell’Università “La Sapienza” di Roma Eugenio Gaudio, confrontandosi con i giovani delle scuole di giornalismo, del magazine Scomodo, di Voicebookradio e una platea di ragazzi delle scuole romane.

Il ciclo di incontri Come eravamo, come saremo: il 68 e il futuro dei giornali”, ha preso il via giovedì 24 maggio con un incontro con il direttore de “La Stampa” Maurizio Molinari e con Mario Morcellini, commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e già preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza”.

“Il giornalismo, per sopravvivere, deve avere un livello di qualità alto, ma per questo servono soldi e, quindi, deve essere a pagamento, come sta tornando ad esserlo negli Stati Uniti” –  ha affermato Maurizio Molinari – "Sono convinto che in questo modo la battaglia sarà vinta ma bisogna mettersi costantemente in discussione, essere umili e non avere preconcetti o essere guidati da una ideologia. Insomma, bisogna essere come dei marziani, lasciarsi prendere dall'ingenuità. In questo i giornalisti anglosassoni sono maestri” ha concluso il direttore de “La Stampa”.

“C’è bisogno di rilanciare la mediazione giornalistica e di avere un’informazione di qualità” -ha sottolineato il commissario Mario Morcellini – "Negli ultimi anni – ha proseguito – si è caduti nella trappola del free, dei contenuti gratuiti. Bisogna invece spiegare che è una favola quella dell'informazione senza la mediazione di un professionista".

La Mostra #Dreamers68 è un percorso fotografico e multimediale che racconta un anno di snodo per la vita politica e istituzionale del nostro Paese e del mondo, insieme ad aspetti della società e del costume, dalla dolce vita alle imprese sportive, senza dimenticare la vita quotidiana, la tecnologia, il cinema e la musica.

Un viaggio tra più di 170 fotografie provenienti in parte dall’archivio storico di AGI e completato con i numerosi prestiti messi a disposizione da AAMOD-Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, AFP Agence France-Presse, AGF Agenzia Giornalistica Fotografica, ANSA, AP Associated Press, Marcello Geppetti Media Company, Archivio Riccardi, Getty Images, Contrasto, Archivio Storico della Biennale di Venezia, LUZ, Associazione Archivio Storico Olivetti, RAI-RAI TECHE, Corriere della Sera, Il Messaggero,La Stampa, l’Espresso.

La mostra “Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo”, a cura di AGI Agenzia Italia, promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con ilpatrocinio del MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha ottenuto la medaglia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella quale segno di apprezzamento del Quirinale per il valore sociale e culturale dell’iniziativa.

Il destino di una canzone è meno prevedibile di una guerra. Se è una canzone di guerra, il suo destino spesso è scomparire alla fine del conflitto assieme agli ignoti, vivi e morti, che hanno combattuto e la cantavano. Fu perciò più eccezionale che rara la sorte della Leggenda del Piave. Non solo perché le bande militari la intonano tuttora nelle celebrazioni, che diventano così più solenni, ma per l’affetto trasversale che l’ha accompagnata dal 1918 a oggi, giusto un secolo dopo.

E. A. Mario

Una notte d'insonnia

L’autore scrisse il brano nella notte fra il 23 e 24 giugno del ’18 con penna, carta, mandolino e macchinetta del caffè, come avrebbe fatto per altre migliaia di canzoni di cui firmava spesso testo e musica. Giovanni Ermete Gaeta, nome d’arte E. A. Mario, non immaginava gli effetti di quell’insonnia. Glieli avrebbe dichiarati più tardi il generale Armando Diaz in un telegramma: “Mario, la vostra Leggenda del Piave al fronte è più di un generale!”.

L’autunno nero di Caporetto era alle spalle e gli austriaci avevano appena perso la ‘battaglia del solstizio’. La piena del fiume Piave che travolgeva i nemici ispirò i primi versi della canzone. Rievocavano l’inizio della guerra nel 1915: “Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio / dei primi fanti il ventiquattro maggio”. E il Piave chiude ciascuna delle tre strofe e della quarta, aggiunta dopo al semplice e marziale brano in fa maggiore.
 

Giovannino Gaeta s’era convinto da ragazzo, come molti napoletani, che la vita è per metà destino e s'impegnò per l'altra metà a favorirlo, sembrandogli che il suo fosse speciale.

Barbiere nel salone del padre, dismise il sogno salgariano di fare il capitano sulle navi quando un cliente dimenticò un mandolino in bottega. Si procurò il metodo Sonzogno per autodidatta e cominciò a studiare musica. Quando le Regie Poste indissero un concorso partecipò e vinse, ma il giorno che un noto maestro musicale a contratto con Casa Ricordi andò a fare una raccomandata approfittò per dargli una canzone. Piacque. Cominciò a collaborare coi giornali e si diede quel nome d’arte, che visti i risultati il destino dovette gradire. Scoppiata la prima guerra mondiale fu esonerato perché quarto figlio di madre vedova, ma sentiva il richiamo del fronte e si fece assegnare al servizio dei treni postali, che recapitavano le lettere ai soldati in prima linea.

Prese perciò  la minuta della Leggenda del Piave schizzata sui moduli dei telegrammi e la stampò su foglietti volanti (una facciata il testo, l’altra la linea melodica). Salì col mandolino sul vagone postale fino al fronte, dove un amico cantante di varietà arruolato nei bersaglieri eseguì la canzone per il suo reparto. Piacque e si diffuse per le curiose vie che si scavano le canzoni nel loro imprevedibile destino.

Non è un orologio

S’accorse del successo tornato a Napoli, dove sentì sconosciuti soldati in licenza stonare il brano per strada. Lo presentò per la prima volta in forma ufficiale nel settembre del ’18 in un piccolo teatro cittadino. Cantò un'artista lombarda, Gina De Chamery, più rotonda nel fisico che nella voce troppo nasale. I fanti in sala ricantarono in coro. Già conoscevano l'inedito.

La consacrazione arrivò a Roma  tre anni dopo, con la cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto all'Altare della Patria. La banda dei Carabinieri attaccò La leggenda del Piave e il re s'incuriosì. Ci vollero diversi giorni per rintracciare l’impiegato postale e spedirlo in udienza al Quirinale. Finito il colloquio, Vittorio Emanuele III gli porse un pacchetto: E. A. Mario suppose (o sperò) che fosse un orologio. Ma erano le insegne di Commendatore della Corona d’Italia che il sovrano gli concedeva motu proprio.

E. A. Mario avrà costante successo con le sue canzoni sia in napoletano che in italiano. Anche le più famose sono troppe per citarle. Basti dire Santa Lucia luntana, Vipera, Balocchi e profumi.

Fumantino di carattere quanto vulcanico d’ispirazione, il titolo di commendatore non gli valse alle Poste, che lo licenziarono "per scarso rendimento". Fu riassunto da avventizio all’emeroteca, percependo uno stipendio di cui poteva fare a meno se avesse goduto i diritti della sola Leggenda del Piave. Gli furono negati perché, considerata "inno ufficiale", ne diveniva proprietario lo Stato. Solo dopo una causa ventennale contro un’ostinatissima Siae ottenne l'indennizzo, ma non gli fu erogato perché intanto era scoppiata l'altra guerra. Quei soldi arrivarono quando la svalutazione della lira li aveva ridotti a una miseria.

Altra guerra, altra musica

Neanche durante la seconda guerra E. A. Mario aveva trascurato il mandolino. S’ispirò per un'ennesima canzone, ma assai diversa da La leggenda del Piave fu Tammurriata nera, musicata nel '44 con parole del consuocero Edoardo Nicolardi. Per chi non lo ricordi, raccontava ironizzando la tragica Napoli milionaria dove le donne partorivano figli di pelle scura dopo amori più o meno interessati coi soldati di colore americani.
 

Mentre a Napoli spopolava Tammurriata nera (che spiega come "'a femmena è restata,/ sott''a botta, 'mpressiunata"), il nuovo governo italiano decretava inno nazionale La leggenda del Piave (lo rimase fino al 1946). Sono più imprevedibili delle guerre i destini delle canzoni.

E. A. Mario morì a Napoli (dov'era nato nel 1884) il 24 giugno del 1961, data onomastica per Giovannino e la stessa in cui, un bel po' d'anni prima, aveva scritto la Leggenda.

Lo scrittore statunitense Philip Roth, morto a 85 anni dopo avere lasciato alcuni grandi capolavori alla letteratura mondiale, tornerà per i lettori italiani con il secondo volume che gli dedica Mondadori nella prestigiosa collana dei Meridiani. L'uscita del libro, già programmata, è fissata al 23 ottobre di quest'anno con la curatela di Paolo Simonetti.

Il secondo Meridiano raccoglierà i romanzi dal 1991 al 1997. Sono quattro titoli. Nel dettaglio: "Patrimonio" (1991), "Operazione Shylock" (1993), "Il teatro di Sabbath" (1995) e "Pastorale americana" (1997), romanzo con cui Roth vinse il Premio Pulitzer per la narrativa nel 1998.

Il primo Meridiano Mondadori dedicato allo scrittore, nato a Newark nel New Jersey nel 1933 e morto martedì scorso 22 maggio a New York, è stato pubblicato a ottobre 2017 e propone i più importanti titoli giovanili e della prima maturità: "Lo scrittore fantasma" (1979), "Goodbye, Columbus" (1959), "Lamento di Portnoy" (1969), "La mia vita di uomo" (1974); "Zuckerman scatenato" (1981), "La lezione di anatomia" (1983), "L'orgia di Praga" (1985) e "La controvita" (1986), con un saggio introduttivo di Eléna Mortara e gli apparati critici cofirmati da Paolo Simonetti.

Seguirà, presumibilmente a fine 2019, il terzo volume contenente le opere dell'ultimo Roth, con un saggio di Alessandro Piperno.

"Secondo alcune stime, il 70% del mercato dell'arte contemporanea è costituito da falsi. È un dato che non mi sento di condividere del tutto, ma che non è lontano dalla realta'. E sicuramente rende bene l'idea di quanto il fenomeno sia esteso". A fare il punto con l'AGI su un fenomeno "in continuo aumento" è il capitano Fabio Castagna, comandante della sezione Falsificazione ed arte contemporanea del Comando carabinieri Tutela patrimonio culturale.

Sequestri quadruplicati in un anno

I numeri, innanzitutto. "L'anno passato abbiamo sequestrato falsi per 218 milioni di euro, quasi quattro volte di più del 2016 quando il valore delle opere sequestrate aveva raggiunto i 57 milioni. Ma c'è un altro elemento che deve far riflettere: la quasi totalità dei falsi sequestrati nel 2017 sono dipinti, stampe, grafiche e sculture di arte contemporanea. I falsi archeologici e quelli di antiquariato sono poche decine".

"L'arte contemporanea – spiega il capitano Castagna – si vende e si compra bene. E mentre falsificare un Rubens è difficile se non impossibile, falsificare uno Schifano è relativamente facile. È anche una questione di materiali: per riprodurre un dipinto dell'800 servono un supporto e magari una cornice di quel periodo, per rifare un quadro dei giorni nostri basta la tela comprata nel primo negozio all'angolo. Si compra a poco nella speranza di rivendere a tanto, come 'giocare' in borsa: nell'animo del collezionista, piccolo o grande, c'è sempre l'aspirazione all'affare, ed è questa la leva su cui spinge chi del falso vive e fa una professione".

Un mercato sui generis

È un mercato sui generis, ammette il capitano Castagna, "che si autoalimenta non dico per imitazione ma quasi per moda: qualcuno a un certo punto in un'asta a New York o a Londra compra il quadro di un artista 'x' e non si sa bene come, improvvisamente, quell'artista si trova ad essere spinto ad alti livelli. Attenzione: i falsari sono bravissimi ad anticipare certi trend. Ci è capitato negli anni passati di sequestrare un numero considerevole di falsi di un autore non proprio conosciuto per poi vedere che in un'asta successiva, uno o due mesi più tardi, le quotazioni di quell'autore si impennavano".

Geograficamente, produzione e commercializzazione dei falsi sembrano concentrarsi nelle regioni del Nord – Piemonte, Lombardia, Veneto – in Toscana e nel Lazio, "ma non è una sorpresa, trattandosi di un bene di consumo alto"; al Sud l'incidenza del fenomeno appare, ad oggi, meno significativa. C'e' anche chi ipotizza un crescente interesse della criminalità organizzata, ma allo stato attuale delle indagini "non ne esiste prova. Certo, viste certe quotazioni, se c'è da fare un investimento, lo fanno, anche perché comprare quadri puo' essere un metodo ideale per riciclare dei soldi, ma non risulta che alcun clan abbia in questo settore il suo core business".

Gli artisti più falsificati

Lunga e ricca di nomi illustri la lista degli artisti piu' "imitati": gli esponenti della "scuola romana" con Tano Festa, Franco Angeli, Mario Schifano ma anche Carrà, Balla, Sironi, Boetti e grandissimi come Picasso e Modigliani: il caso dei falsi del grande artista livornese esposti in mostra a Palazzo ducale a Genova di recente è finito sulle prime pagine di tutti i giornali.

"Un caso particolare – spiega il comandante della Sezione – è quello dei falsi risalenti agli anni '40, '50 o '60, ovvero quasi contemporanei agli originali: capita che quando un artista muore, uno dei suoi collaboratori continui a farlo 'dipingere' sfruttando la conoscenza delle tele, dei colori e delle tecniche". Negli ultimi tempi, proprio per fare chiarezza nelle attribuzioni, anche nel settore dell'arte contemporanea vanno così assumendo un peso sempre maggiore le indagini scientifiche: "Tecniche moderne, sempre più sofisticate e poco invasive sull'opera, ci consentono di andare a verificare i disegni preparatori, ad esempio, o la tipologia dei pigmenti utilizzati. Si tratta di un supporto che non elimina l'esperto d'arte ma lo integra e l'aiuta, consentendo a noi investigatori di portare in dibattimento prove ancora piu' solide". 

È una sfida impegnativa, ma affascinante, quella che gli specialisti della Sezione – un unicum a livello mondiale, nessun'altra polizia ha un reparto di questo tipo – sono chiamati quotidianamente a combattere: ci sono dinamiche di mercato da interpretare e una vasta platea di soggetti con i quali confrontarsi, dai collezionisti piccoli e grandi alle fondazioni passando per musei e gallerie. E poi c'è lui, il falsario, "una figura quasi mitologica, difesa dalla filiera criminale che gira intorno al falso d'arte come nessun altro: un bravo falsario non ha prezzo, non si tradisce, il suo 'cliente' avrà sempre bisogno di lui anche una volta uscito di prigione. Spesso il falsario è lui stesso un artista, magari spinto a fare questo lavoro dalla necessità di 'arrotondare', ed è anche quello nelle cui tasche, alla fine, entrano meno soldi di tutti". 

Come difendersi

Per chi compra, non esiste una ricetta infallibile per evitare le fregature, anche perché gli acquisti passano spesso per il circuito del porta a porta, una rete di conoscenze e relazioni dirette, ma i consigli di cui fare tesoro sono sostanzialmente tre: privilegiare i canali di vendita ufficiali, diffidare delle offerte troppo convenienti, pretendere sempre e comunque da chi vende certificati di provenienza e autenticità.

"Di aste televisive se ne vedono sempre meno – ricorda il capitano Castagna – e online si trova tanto, ma a livelli non alti, per lo più stampe e grafiche da poche centinaia di euro: meglio passare per gallerie serie, affidabili, con cui eventualmente è possibile rivalersi in caso di problemi, e attraverso le fondazioni, che secondo alcuni hanno finito con l'assumere un ruolo troppo importante ma che sole possono dare indicazioni definitive per certi artisti. In ogni caso, anche per l'arte contemporanea è cosa buona farsi guidare dal buonsenso: dietro un prezzo stracciato può anche esserci l'occasione della vita, ma non capita quasi mai. Molto più probabile che nasconda un bidone". 

La Mostra #Dreamers68 è un percorso fotografico e multimediale che racconta un anno di snodo per la vita politica e istituzionale del nostro Paese e del mondo, insieme ad aspetti della società e del costume, dalla dolce vita alle imprese sportive, senza dimenticare la vita quotidiana, la tecnologia, il cinema e la musica.

Un viaggio tra più di 170 fotografie provenienti in parte dall’archivio storico di AGI e completato con i numerosi prestiti messi a disposizione da AAMOD-Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, AFP Agence France-Presse, AGF Agenzia Giornalistica Fotografica, ANSA, AP Associated Press, Marcello Geppetti Media Company, Archivio Riccardi, Getty Images, Contrasto, Archivio Storico della Biennale di Venezia, LUZ, Associazione Archivio Storico Olivetti, RAI-RAI TECHE, Corriere della Sera, Il Messaggero, La Stampa, l’Espresso.

Leggi anche'Dreamers' è una mostra sul futuro. Una strada per ricominciare a sognare

Il ciclo di incontri “Come eravamo, come saremo: il 68 e il futuro dei giornali”, organizzato con ilpatrocinio convinto di Agcom – Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, individua il suo centro di gravità nel mondo dell’informazione e del giornalismo, scegliendo come protagonisti direttori e giornalisti di alcune delle più importanti testate nazionali e componenti dell’Autorità per le Comunicazioni. Ma un ruolo rilevante sarà assegnato a ragazzi e studenti che quel futuro dovranno costruire. Sarà un’occasione per creare un dibattito aperto tra generazioni a confronto, per cogliere ilruolo dell’informazione in quell’anno, ma anche le sue conseguenze e i mutamenti alla luce del “mondo nuovo in cui la rivoluzione digitale ha preso il sopravvento proponendo ai giornalisti nuove sfide.

I nuovi media, la tecnologia e internet possono rappresentare il nuovo 68 digitale con cui giornalisti e giornali hanno dovuto misurarsi; un ciclostile virtuale che a differenza di cinquant’anni fa naviga ad alta velocità 24 ore su 24. Quali sono pro e contro di questa nuova era dell’informazione? E soprattutto cosa non dobbiamo dimenticare del passato per costruire un futuro equilibrato, di qualità, e remunerativo per le imprese editoriali?

Riccardo Luna, direttore AGI insieme a Marco Pratellesi, condirettore dell’agenzia, affronteranno queste tematiche con il direttore de “La Stampa” Maurizio Molinari, il direttore de “L’espresso” Marco Damilano, il direttore de “Il Messaggero” Virman Cusenza, il direttore del “The Post Internazionale” Giulio Gambino e il commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Mario Morcellini,confrontandosi con i giovani dei corsi di giornalismo di Sapienza, LUMSA del magazine Scomodo, di Voicebookradio e una platea di ragazzi delle scuole romane.


Chi e quando

24 Maggio, Ore 16.30 Maurizio Molinari

29 Maggio, Ore 17.00 Marco Damilano

31 Maggio, Ore 17.30 Virman Cusenza


La mostra “Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo”, a cura di AGI Agenzia Italia, promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con il patrocinio del MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca,ha ottenuto la medaglia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella quale segno di apprezzamento del Quirinale per il valore sociale e culturale dell'iniziativa.

 

E' nata “Sillabe di Seta”, una Associazione culturale che raccoglie e rilancia l’ampia richiesta di intensificare le relazioni culturali e educative tra Italia e Cina.

L’Associazione si propone di sviluppare gli scambi culturali tra Italia e Cina con un focus particolare sugli studenti, attraverso il sostegno solidaristico incentrato sulle potenzialità e sulle attitudini degli individui.

L’idea di creare l’Associazione “Sillabe di Seta” è nata all’interno del Convitto Nazionale di Roma, che rappresenta l’eccellenza nel panorama didattico Italiano nello studio della lingua cinese. L'impegno degli studenti del Liceo Internazionale nello studio del cinese rappresenta una buona prassi per gli scambi culturali tra Italia e Cina.

Il cuore pulsante dell’Associazione è il Convitto Nazionale di Roma, ma protagonisti saranno soprattutto i genitori, gli studenti, gli ex-studenti e i soggetti istituzionali ed economici pubblici e privati che vorranno aderire per sostenere e promuovere in modo sistematico lo scambio culturale tra Italia e Cina, nel solco della Nuova Via della Seta affinché sempre più studenti possano proseguire gli studi in contesti universitari e
professionali stimolanti.

L’Associazione “Sillabe di Seta” intende promuovere, una serie di iniziative specifiche tra cui: 

  • scambi di esperienze didattiche, linguistiche e culturali di studenti e docenti;
  • periodi di soggiorno-studio, mobilità didattica e culturale individuale e di gruppo, degli studenti italiani in Cina e degli studenti cinesi in Italia;
  •  progetti di alternanza scuola-lavoro in Italia e in Cina; 
  • orientamento universitario in Italia, Europa, Cina e altre nazioni o continenti;
  • collaborazione tra Istituzioni Educative.
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