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È disponibile gratuitamente, in tutti i maggiori store on line, Incontri ravvicinati del Terzo Tempo (Giunti editore). “Una raccolta di otto racconti di ostinata allegria, ma scaturiti dal profondo delle nostre angosce” spiega la curatrice e ideatrice Lidia Ravera. Infatti l’antologia, pensata e nata in questi giorni complicati, caratterizzati per tutti da “una nemica sconosciuta, dall’identità sfuggente: la malattia”, si inserisce pure in “Terzo Tempo”, la collana di brillanti romanzi d’amore, per over 60, che Ravera ha ideato e dirige per Giunti. Nella raccolta, testi di Brunella Schisa, Emanuela Giordano, Roberta Colombo, Elena Vestri, Grazia Giardiello & Barbara Cappi, Linda Brunetta, oltre che della stessa Lidia Ravera. Special guest: il primo uomo a esordire in “Terzo Tempo”, Paolo Guzzanti.

All’inizio c’è una collana – già caso editoriale – nata per prendersi gioco degli stereotipi, delle nuove grammatiche dell’amore. E un gruppo di autrici che ha saputo raccontare la voglia di vivere, la passione anche in terza e quarta età. Il presente, certo, è più complicato. Il tempo del coronavirus, dei numeri, delle statistiche, delle cifre. E di quel sentire colpevole che attribuisce poca o minore importanza ai pazienti più anziani e alle loro vite, come se la loro esistenza fosse meno preziosa, meno carica di sentimento, di relazioni, di energia. Allora ecco il bisogno di una reazione, ma sempre con il sorriso sulle labbra.

Nascono anche da qui questi nuovi Incontri ravvicinati. Perché sì, “siamo tutti a rischio, tutti impauriti o angosciati, tutti incerti, confusi, condizionati da un fiume di informazioni spesso contraddittorie” spiega Lidia Ravera. “Da gaudenti del mondo occidentale, abituati a programmare viaggi, a organizzare pizza e cinema al sabato sera, a distrarci con lo shopping, a innamorarci, disinnamorarci, innamorarci di nuovo, ci siamo ritrovati agli arresti domiciliari. Costretti dentro casa, dentro città svuotate, fra esercizi commerciali chiusi e cinema e teatri sbarrati. Costretti alla solitudine. Oppure costretti a simbiosi matrimoniali fuori tempo massimo. Costretti a intrattenere figli piccoli che non vanno più a scuola o a trattenere figli adolescenti che non hanno nessuna intenzione di rinunciare a qualche sortita”.

La passione resta però immutata. Così, “quando ho sentito un refolo di malinconia serpeggiare fra le autrici dei primi sei romanzi di ‘Terzo Tempo’ – spiega ancora Ravera – ho proposto a ciascuna di loro di scrivere un racconto ispirato a questo momentaccio, che tutte e tutti stiamo attraversando. Hanno risposto di sì. Ha risposto di sì anche Paolo Guzzanti, che dovrebbe essere in libreria a settembre, con il primo romanzo d’amore over 60 scritto da un uomo (un azzardo, d’accordo, ma nella vita bisogna osare)”.

Il risultato è ora a disposizione di tutti. La scelta dell’editore e della curatrice, di utilizzare gratuitamente il formato eBook, consente di leggere a casa anche in quarantena e con le librerie chiuse.
 
 

Nei primi tre mesi del 2020 le entrate al botteghino in Nord America hanno subito un calo del 25% su base annua con una perdita di circa 600 milioni di dollari. Sono le prime cifre dell’impatto sul mondo del cinema negli Stati Uniti e in Canada della pandemia di coronavirus che ha costretto alla chiusura della sale nei due Paesi. La maggior parte del danno economico è stata ovviamente rilevata nelle ultime settimane.

E’ praticamente dal 20 marzo che le sale sono chiuse sia negli Usa che in Canada, ad eccezione di alcuni cinema indipendenti e drive-in.
Dal primo gennaio al 19 marzo, giorno in cui Comscore ha smesso di rilevare i dati sugli incassi, le vendite di biglietti hanno registrato un fatturato complessivo di 1,81 miliardi di dollari dai 2,41 miliardi del primo trimestre 2019. Nel mese marzo, quando l’attività del cinema ha prima subito un rallentamento e poi uno stop, le entrate sono scese a soli 255,7 milioni di dollari, con un calo del 58% rispetto ai 612,8 milioni incassati del periodo 1-19 marzo dello scorso anno. 

Come riferito da Adam Aron, ceo della catena di cinema AMC Theatres, nessuno può dire con certezza quando riapriranno le sale o quanto tempo ci vorrà perché le attività riprenderanno davvero. I produttori di Hollywood hanno già rinviato molte uscite di film a giugno o luglio e sono previsti ulteriori cambiamenti che non potranno non avere impatto su quel che resta del calendario 2020 e su quello del prossimo anno. Eppure il 2020 era iniziato bene, con le entrate di gennaio a quota 912 milioni, trainate dal successo di ‘Bad Boys for Life’ della Sony, con un aumento del 12% rispetto allo stesso periodo del 2019. A febbraio poi erano stati registrati incassi al box office per 644,8 milioni, con il successo di ‘Sonic the Hedgehog’ della Paramount, e un ulteriore aumento rispetto a 12 mesi prima.

Se si guarda all’intero anno, nel 2019 le entrate al botteghino in Nord America sono state di 11,4 miliardi di dollari, poco meno rispetto al massimo storico di 11,9 miliardi registrato nel 2018. A livello globale però è stato raggiunto un nuovo record con 42,2 miliardi. Secondo alcune stime gli studi di Hollywood e i proprietari dei cinema stanno già facendo i conti con perdite complessive pari a 7 miliardi. E quel numero potrebbe salire anche a 17 miliardi qualora le sale non venissero riaperte entro la fine di maggio. 

L’emergenza coronavirus e le misure draconiane prese dal governo per uscire dalla pandemia hanno colpito tante categorie di lavoratori. Tra queste, spiccano i librai. I libri non sono considerati ‘beni di prima necessità, per cui le librerie si trovano in grossa difficoltà. In un settore, peraltro, già in crisi prima del coronavirus.

I dati forniti dall’Aie, Associazione italiana degli editori, sono drammatici nella loro freddezza: per l’editoria si parla di un calo del volume d’affari in tre settimane tra il 70 e il 75%. Per cercare di reagire all’emergenza sanitaria e alla quarantena e sostenere la ‘fame’ di lettura degli italiani in casa, approfittando del fatto che Amazon e i colossi online hanno dato priorità ai beni di primi necessità quindi c’è meno concorrenza, e’ nata da una settimana l’iniziativa #Libridasporto.

Grazie ad un fondo istituito da alcuni editori le librerie indipendenti possono spedire i libri a casa dei clienti senza far pagare al cliente le spese di spedizione che vengono sostenute interamente dal fondo. L’elenco delle librerie che hanno aderito all’iniziativa è lunghissimo e si aggiorna quotidianamente. Interessa tutta Italia da Palermo ad Aosta e la lista continua ad aggiungersi di nuovi nomi che intendono partecipare al progetto.

“A Roma #Libridasporto sta andando benissimo – spiega Marco Guerra della libreria ‘Pagina 348’ – Ci è parsa subito una buona idea. Semplice ma geniale. Soprattutto perché permette alle librerie indipendenti di competere con quel mostro che è l’online. Questa iniziativa permette quindi quelle che un tempo erano le cosiddette vendite per corrispondenza”.

Guerra ha aderito da pochissimo all’iniziativa, “Sono alle prime spedizioni” quindi non riesce a darci una stima precisa, ma “vedendo il numero delle adesioni si capisce che è un’ottima idea”.

Dello stesso avviso Davide Manni della ‘Libreria Trastevere’, posta nel cuore di Roma. “Considerando il momento difficile spedire libri a domicilio gratuitamente è una grande iniziativa, un aiuto concreto degli editori a noi librai”, dice all’AGI. “Aiuta a ridurre i costi per la spedizione che è ciò che incide di più per noi indipendenti”, spiega Manni, la speranza è limitare almeno un pò i danni.

Lui di libri ne ha venduti “una ventina. Avevamo iniziato con un corriere a pagamento e adesso che ci siamo affidati a libri da asporto abbiamo accumulato sui 700 euro di ordini per un totale di 25-27 libri venduti. Ci sta dando una grossa mano perché noi abbiamo anche degli sconti particolarmente rigidi”.

Alessandro Alessandroni di ‘AltroQuando’ è d’accordo: “Un’ottima iniziativa in un momento di grande difficoltà“. Di libri loro ne hanno venduti “una cinquantina. Un ottimo risultato, visti i tempi”. Luca Possenti di ‘Pagina 272′ giudica l’iniziativa “una piccola boccata d’aria. Abbiamo aderito da poco ma sappiamo che l’iniziativa ha avuto un successo incredibile da tutta Italia, tanto che sono un po’ in affanno con l’elaborazione degli ordini”.

Non c’e’ un minimo d’ordine. Ma Possenti chiede di “raggruppare piu’ titoli per fare un’unica spedizione” in modo da velocizzare l’elaborazione da parte di #libridasporto che ha chiesto “via mail di mandare tutti gli ordini che abbiamo entro oggi e poi fermarci qualche giorno”. “Abbiamo venduto una ventina di libri. Questa mattina pero’ ho ricevuto una marea di ordini e richieste”, spiega ad AGI.

“Forse questo periodo di stasi coatta ha portato qualcuno a ricominciare a leggere, anche Amazon e i colossi online hanno dato priorità ai beni di primi necessità quindi c’è meno concorrenza”, così a rendere la cultura “prima necessità” ci pensano i librai inviando a domicilio i loro prodotti.

Una tela di Vincent Van Gogh è stata rubata nella notte dal muse di Singer Laren, cittadina a est di Amsterdam, che era chiuso per l’emergenza coronavirus. L’opera, ‘Giardino della canonica a Nuenen in primavera’, era stata prestata da un altro museo olandese, il Groninger, per una mostra. 

I ladri hanno sfondato una porta a vetri del museo e hanno prelevato la tela. L’antifurto è scattato e la polizia è arrivata sul posto ma i malviventi si erano già dileguati. 

Il furto, ha riferito il direttore dell’istituzione, Jan Rudolph de Lorm, ha lasciato tutti profondamente “scioccati e adirati”. “E’ un dipinto bellissimo e commovente di uno dei nostri più grandi pittori, rubato alla comunità'”.  “L’arte e’ lì per essere vista e condivisa da noi. Questo quadro deve tornare qui al più presto”, ha detto De Lorm. “Speriamo che il quadro ci venga restituito il piu’ presto possibile e integro”, gli ha fatto eco il direttore del Museo Groninger, Andreas Blueh. 

Il quadro fu dipinto tra il 1883 e il 1884, quando Van Gogh era con i suoi genitori a Nuenen, vicino a Eindhoven. Raffigura la chiesa in cui suo padre officiava come pastore protestante e fu pensato come un regalo per la madre. .

 

 

“Mi associo, senza indugio” alla richiesta di “sconvolgere i palinsesti offrendo agli italiani l’opportunità di crescere culturalmente con la programmazione di grandi film e concerti di musica classica, jazz, pop, documentari, danza, prosa, poesia…”. In una lettera aperta al quotidiano La Stampa il presidente della Rai Marcello Foa si dice pronto ad accogliere la richiesta avanzata da Renzo Arbore circa la vocazione “artistica» della Tv, col pensiero rivolto a generazioni di ventenni che non conoscono il nostro patrimonio cinematografico, teatrale e musicale” e dal regista Pupi Avati, che ha confessato “di vivere questo tempo sospeso ‘con gli occhi chiusi, in attesa di poterli riaprire’” in questa fase di emergenza  da Covide-19. E ad Arbore, che esorta a “inventare una tv made in Italy, non copiata da quelle straniere” il presidente di viale Mazzini risponde: “Ci sto, accolgo questi appelli”.

Ma Foa precisa anche, senza nulla togliere alle “iniziative messe in campo dalle reti e in particolare dal direttore di Rai Cultura, Silvia Calandrelli”, che “la Rai fa già tanta cultura alla radio e in televisione” e “sono convinto che si possa e si debba fare di più. Ma nei modi e nei tempi appropriati”. Secondo Foa, infatti, “bisogna strutturare un percorso, trovare un equilibrio tra le diverse sensibilità culturali. Se si cedesse all’improvvisazione, il risultato non sarebbe quello atteso, forse risulterebbe addirittura antitetico rispetto a una pur lodevole intenzione”. 

Poi il presidente della Rai passa in rassegna ciò che già la Rai fa rete per rete e si dice convinto che la cultura non può essere “circoscritta a reti dedicate”, ma deve attraversare “tutta la produzione Rai attraverso una sensibilità diffusa e la consapevolezza di fare ‘servizio pubblico’ avendo cura di ogni fascia di età e ceto sociale, di ogni orientamento culturale, di tutte le categorie del lavoro e dell’economia, con un’attenzione speciale verso la popolazione più fragile e più debole”. Cioè “la più fragile e più debole. La cultura non può chiudersi in torri d’avorio” e così maestri del cinema italiano “come Pupi Avati, i cultori della canzone italiana come Arbore e, aggiungerei, i giornalisti che hanno saputo divulgare la storia italiana come Montanelli, Cervi e Gervaso, ci hanno insegnato a servire il Paese usando un linguaggio semplice in grado di elevare la conoscenza e le coscienze”.

Quindi Cultura “è anche raccontare il lavoro di scienziati, medici e ricercatori, così come rilanciare l’aspirazione a una maggiore spiritualità attraverso le immagini di impatto storico del Pontefice che impartisce l’indulgenza plenaria in una Piazza San Pietro deserta e l’ascolto della Messa del Santo Padre da Santa Marta su Rai1 ogni mattina alle 7” scrive Foa, perché quel che sta emergendo in questi giorni di clausura forzata “è un bisogno di autenticità e di riscoperta delle nostre radici, dei nostri valori più profondi, di quella straordinaria eccezione nella storia dell’umanità chiamata Italia, e di cui la Rai dovrà essere interprete, specchio e al contempo vettore verso un futuro, davvero e finalmente, di felicità” conclude il presidente Rai. 

 

Metti un Rat-Man in quarantena e ti produrrà un ‘diario di zona rossa‘ in compagnia del virus, che da malefico agente pandemico si trasforma in spalla comica che, modellato sulle immagini computerizzate di Covid-19 che tutti abbiamo visto, assomiglia un po’ a un riccio volante o a una di quelle palle di gomma dura con protuberanze con cui giocano i cuccioli di cane.

Leo Ortolani, 52enne fumettista di fama internazionale nato a Pisa ma trasferitosi a pochi mesi con i genitori a Parma, papà del popolare Rat-Man, ha deciso di affrontare la quarantena esorcizzando col disegno la paura del coronavirus. Questo periodo di isolamento lo sta passando “benino, come tutti”, racconta all’AGI. “Certo non siamo contenti, ma cerchiamo di resistere, sperando che le cose possano migliorare presto”. Intanto per tenere occupata la mente e per mantenersi in contatto con i fan, ha deciso di tenere una sorta di ‘diario di bordo’ sui suoi canali social iniziato l’8 marzo, giorno in cui Parma è diventata zona rossa come tutta l’Italia. Lo fa “un po’ per sfogare la vena creativa, un po’ per tenere su di morale i lettori”, racconta.

“Non c’è mai un’idea precisa, sotto. E’ nata e basta – dice all’AGI il fumettista – e vedendo che riusciva bene, mi sono preso l’impegno di realizzare una striscia per ogni giorno di zona rossa che trascorreremo rinchiusi in casa”. Un diario che è la summa di tutto il suo talento, quel misto tra dolcezza, irriverenza, satira e dramma che l’ha reso celebre. “E’ tutto improvvisato – spiega – è difficile che vada a dormire sapendo già che striscia farò il giorno dopo. Ieri, ad esempio, mi è venuta in mente alle 5 e mezza di mattina, mi sono segnato le cose sul cellulare, poi non avevo più sonno, come gli anziani, mi sono alzato per iniziare a lavorare. Domani, non so cosa scriverò”. 

Il suo virus non fa paura, almeno esteticamente, perché lo ha reso una ‘spalla’ comica. Anche questa scelta però non era voluta. “E’ capitato anche qui, ho scritto una striscia in cui mi chiudo in casa con il virus stesso, poi sono andato avanti con questa cosa della spalla comica”, racconta. Non è comunque un modo per prendere il virus “sottogamba”, come scrive proprio in una delle sue strisce: “Che faccia meno paura, non lo so. Forse nei miei fumetti”, ammette.

Ortolani confessa di non temere in maniera particolare il virus, ma di essere preoccupato “per i miei genitori, che sono molto anziani e per la mia sanità mentale, dovendo vivere 24 ore con due figlie, più una terza in affido, tutte adolescenti, in piena stupidera”. Disegnare diventa uno sfogo, ma anche un modo per sorridere ed esorcizzare le proprie paure: “So che chi legge queste strisce un sorriso magari lo fa, sono contento di essere d’aiuto per 30 secondi. Di più, si scoprirebbe il bluff e la mia completa inutilità in caso di emergenza. In un ‘disaster movie‘, sarei uno sullo sfondo, che corre. Da queste strisce – aggiunge – ne trarrò ovviamente un libretto, per cui è diventato ormai anche un lavoro”.

Ogni giorno sul diario di Ortolani ci sono diversi personaggi: il partigiano, il vecchio del rifugio, la maestra di musica, personaggi tra il reale e l’inventato. ”Nel diario ci sono ovviamente immagini tratte dal mio pantheon di personaggi mentali e dalle notizie che circolano ogni giorno – spiega – li mescolo insieme e saltano fuori le contaminazioni. Che in questo caso non sono mortali, ma divertenti”. Così come nella sua opera in generale: “Non è che cambio personalità come Jekyll e Mister Hyde, quando scrivo. Sono sempre, purtroppo, io”.  

Di messaggi, per il suo diario, “ne arrivano tanti”, racconta poi all’AGI. Quelli che fanno più piacere sono “quelli di chi mi dice che in questa striscia quotidiana trova quei 30 secondi di serenità che li aiuta a superare i 30 secondi successivi. Poi, non so come facciano, ma spero abbiano altre cose a tenerli su di morale!”. Sul futuro non si sbilancia: “Intanto vediamo quale futuro ci sarà. Che qui il mondo intero sta avendo un reset totale. Ma qualunque futuro si prepari, spero ci sia sempre spazio per un narratore”.

In cantiere c’è già qualcosa, oltre ad alcuni progetti già in edicola. “In realtà sta uscendo la mia miniserie di sei numeri mensili sul mondo di ‘Star Rats​’, il primo numero è in edicola adesso, credo sarà il lancio più disastroso nella storia dell’editoria a fumetti”. Ovviamente l’emergenza ha segnato anche gli incontri di Ortolani, le presentazioni e il futuro restano un’incognita: “Al Salone del Libro avrei dovuto presentare un volume con Laterza, intitolato ‘Dinosauri che ce l’hanno fatta‘, che non sappiamo ancora quando uscirà- racconta – in autunno, sperando che si possa tornare in libreria di persona, per Bao Publishing uscirà la versione da libreria di ‘Venerdì 12‘, serie a fumetti comparsa per la prima volta nel 1996, che darà la giusta confezione a un classico della disperazione d’amore. Sempre per Bao Publishing – continua Ortolani – a novembre (in teoria era per Lucca Comics), uscirà un libro completamente inedito, legato in qualche modo a ‘Venerdì 12′: per il momento posso solo dire che sarà una sfida personale, scriverlo”.

 L’Emilia-Romagna è una delle Regioni più colpite dal coronavirus e Ortolani che risiede a Parma dove l’emergenza e le difficoltà per fronteggiarla sono state evidenti prima che in altre parti d’Italia, ora è ottimista. “Penso che non si possano affrontare certe situazioni straordinarie, senza per forza inciampare e sbagliare. Ma dai e dai, speriamo di essere sulla strada giusta”, aggiunge. In questo momento, inoltre, tutti nel mondo dobbiamo essere uniti e solidali. “Non possiamo nemmeno fare paragoni con altri Paesi, dicendo ‘siamo più bravi noi‘, perché se loro sbagliano, l’errore ricade su tutti. Davvero, stavolta non possiamo non accorgerci che siamo sulla stessa barca”, dice.

Poi rivolge un pensiero a chi sta combattendo sul campo. “Il mio ringraziamento va a tutte le persone, dai medici alle cassiere, che stanno lavorando in condizioni disperate, perché il mondo funzioni ancora, seppur al minimo – dice – loro non possono stare a casa, devono uscire e farsi il mazzo per noi. Noi, facciamogli almeno il favore di stare in casa e toglierci dai…”.

“Il concerto del primo maggio non si può fare”. Lo dice ad AGI Massimo Bonelli, organizzatore e direttore artistico del concertone di Roma, riferendosi all’evento che ha preso in gestione con la sua ICompany dal 2014. Una notizia che naturalmente era già nell’aria considerata l’emergenza sanitaria in atto, ma che oggi viene confermata ufficialmente.

“Non ci sono le condizioni nemmeno per immaginarlo il concerto per come lo conosciamo. E’ una giornata importante – aggiunge – e sarà ancora più importante perché risolto il problema del coronavirus il problema più grande diventerà il lavoro e quindi il primo maggio assumerà un significato ancora maggiore”.

Riguardo l’ipotesi di un evento alternativo in altra data Bonelli precisa che “se ci saranno le condizioni, sia emotive che logistiche, qualcosa va pensato. Non potendo sfruttare il format del concertone, che è in quel modo e ormai si conosce, bisogna inventarsi un’altra ipotesi eventuale di lavoro e costruirla mentalmente immaginando come potrebbe essere”. 

Il Museo archeologico di Siracusa ‘Paolo Orsi’, uno dei più importanti d’Europa, in cui è custodita la Venere Landolina cantata da Guy de Maupassante a pochi passi dall’Orecchio di Dioniso, potrebbe rivelarsi un focolaio dell’epidemia di coronavirus. A spingere verso questa conclusione è la morte della funzionaria del Museo, Silvana Ruggeri, 52 anni, affetta da Covid-19 e al vaglio della Procura di Siracusa.

La vittima, che era ricoverata nell’ospedale della città siciliana, era una collaboratrice del direttore del Parco archeologico di Siracusa, Calogero Rizzuto, sul cui decesso, causato nei giorni scorsi dal Covid-19, c’è un’inchiesta della magistratura riguardante presunti ritardi nel suo ricovero. A questi due episodi, se ne è aggiunto un altro, ovvero il trasferimento, avvenuto ieri mattina, nella struttura ospedaliera del capoluogo dell’ex direttore del Museo archeologico Paolo Orsi ed attualmente funzionaria della Sovrintendenza di Siracusa: anche lei presenterebbe sintomi da coronavirus. Sono stati messe in quarantena tutte le persone, familiari e colleghi, che sono entrate in contatto con i tre dirigenti regionali.

Il timore che gli uffici dei Beni culturali di Siracusa, Sovrintendenza e Museo archeologico, siano un piccolo epicentro del coronavirus è piuttosto forte ma, per il momento, la Procura è concentrata sul decesso di Rizzuto dopo la denuncia del parlamentare regionale Nello Dipasquale su presunte responsabilità dell’Asp nella gestione del paziente anche se la dirigenza dell’azienda sanitaria ha fatto sapere che sarebbe stato Rizzuto a rifiutare il ricovero.

“Cosa non vera ha sottolineato Dipasquale – ma che lascerebbe un’ombra pesantissima perché sarebbe inconcepibile se, ancorché rifiutato il ricovero, in presenza di conclamati elementi di rischio, il paziente fosse stato lasciato libero di andarsene senza adottare le misure per casi di tale gravità”.

Il decesso della collaboratrice del direttore del Parco archeologico è preso in seria considerazione dai magistrati: “Verificheremo tutti gli aspetti ovviamente”, taglia corto il Procuratore di Siracusa, Sabrina Gambino, che ha in mano il fascicolo per il momento senza indagati né ipotesi di reato. Ma c’è paura da parte dei sindacati per la sorte di una parte dei lavoratori del museo, ancora in servizio sebbene la struttura sia chiusa per decreto governativo, del Museo archeologico Paolo Orsi.

“I dipendenti del Paolo Orsi, tutti i custodi, non sono carne da macello. Si provveda immediatamente alla sospensione della loro attività provvedendo ad altre forme di sorveglianza. Queste donne e questi uomini – hanno detto il segretario generale della Ust Cisl, Vera Carasi, ed il segretario generale della Fp Cisl, Daniele Passanisi – non possono essere obbligati a garantire la presenza in un luogo che, evidentemente, deve essere sanificato”. 

In tempo di coronavirus, gli italiani vogliono capire i meccanismi delle epidemie e prevedere il futuro. Al primo posto della classifica di Mondadori si piazza infatti la sensitiva Sylvia Browne, autrice insieme a Lindsay Harrison del bestseller ‘Profezie. Che cosa ci riserva il futuro’. Per Ibs il posto più alto del podio spetta invece a ‘Spillover. L’evoluzione delle pandemie’, saggio del divulgatore scientifico e giornalista americano David Quammen sulla diffusione dei nuovi patogeni. Ma nemmeno l’epidemia fa vacillare il trono di Elena Ferrante che, anche negli ultimi giorni mantiene salda la sua presenza ai vertici della classifica di Mondadori. Dalla seconda alla quinta posizione, sfilano i quattro volumi della serie de ‘L’amica geniale’ di Ferrante: ‘Storia di chi fugge e di chi restà, ‘Storia della bambina perdutà, il primo romanzo ‘L’amica geniale’ e ‘Storia del nuovo cognome’. 

Nella classifica Ibs invece al secondo posto si piazza ‘Profezie’, che mette in discussione le predizioni storiche dai profeti biblici a Nostradamus arrivando fino agli scienziati della Nasa, mentre in terza posizione spunta ‘Le storie del mistero’, libro a fumetti di Lyon Gamer, youtuber di successo esperto di videogiochi.

Lyon Gamer rispetto a sette giorni fa conferma la prima posizione su Amazon, in una classifica ancora ricca di libri per i piu’ piccoli. Sul podio ci sono infatti anche ‘Tutti pronti per la scuola primaria!’ e ‘Lettere e numeri. Primi passi’, seguiti da ‘Impariamo a tracciare’.

Novità invece in vetta alla classifica Feltrinelli. In una settimana passa dal secondo al primo posto ‘L’inverno piu’ nero’ di Carlo Lucarelli, nuova indagine del commissario De Luca, che cerca di far luce su tre omicidi per conto di tre committenti diversi. Seguono ‘La peste’, celebre romanzo dello scrittore francese Albert Camus, e ‘Storia di chi fugge e di chi restà, terzo volume de ‘L’amica geniale’. Per quanto riguarda gli e-book infine, Feltrinelli segnala ‘Spillover’ in vetta davanti a ‘I cerchi nell’acquà di Alessandro Robecchi e ‘La misura del tempo’ di Gianrico Carofiglio. 

Ma ecco le classifiche nel dettaglio:

Mondadori

1. Profezie. Che cosa ci riserva il futuro – Sylvia Browne, Lindsay Harrison
2. Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale 3 – Elena Ferrante
3. Storia della bambina perduta. L’amica geniale 4 – Elena Ferrante
4. L’amica geniale 1 – Elena Ferrante
5. Storia del nuovo cognome. L’amica geniale. 2 – Elena Ferrante
6. Cecità – Jose Saramago
7. Mancherai all’infinito – Mattia Ollerongis
8. Una gran voglia di vivere – Fabio Volo
9. 1984 – George Orwell
10. Norwegian wood. Tokyo blues – Haruki Murakami

Ibs 

1. Spillover. L’evoluzione delle pandemie – David Quammen
2. Profezie. Che cosa ci riserva il futuro – Sylvia Browne, Lindsay Harrison
3. Le storie del mistero – Lyon Gamer
4. Cecità – Jose’ Saramago
5. La misura del tempo – Gianrico Carofiglio
6. La peste – Albert Camus
7. I cerchi nell’acqua – Alessandro Robecchi
8. Il fuoco della vendetta – Wilbur Smith e Tom Harper
9. Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale. 3 – Elena Ferrante
10. Storia della bambina perduta. L’amica geniale 4 – Elena Ferrante 

Amazon 

1. Le storie del mistero – Lyon Gamer
2. Tutti pronti per la scuola primaria! – Giulia Alfieri
3. Lettere e numeri. Primi passi – Marta Bartolucci
4. Impariamo a tracciare – June & Lucy Kids
5. Cecità – Jose’ Saramago
6. Ricalcare lettere e numeri – 100 pagine di pratica – Penman Ship
7. Il Libro di Prelettura – Crinanca Print
8. Unicorno Libro da Colorare per Bambini dai 4-8 anni – Gufo Editrice
9. Il Gruffalo’. Ediz. illustrata – Julia Donaldson, Axel Scheffler, L. Pelaschiar
10. 100 Animali da colorare con mandala – Creative Mandala Feltrinelli – Libri piu’ venduti
1. L’inverno piu’ nero – Carlo Lucarelli
2. La peste – Albert Camus
3. Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale 3 – Elena Ferrante
4. Spillover. L’evoluzione delle pandemie – David Quammen
5. Io sono il potere – Anonimo
6. Cecità – Jose Saramago
7. La misura del tempo – Gianrico Carofiglio
8. La fiamma nel buio – Michael Connelly
9. Storia della bambina perduta. L’amica geniale 4 – Elena Ferrante
10. L’amica geniale 1 – Elena Ferrante Feltrinelli –

E-book più venduti

1. Spillover. L’evoluzione delle pandemie – David Quammen
2. I cerchi nell’acqua – Alessandro Robecchi
3. La misura del tempo – Gianrico Carofiglio
4. I leoni di Sicilia, La saga dei Florio – Stefania Auci
5. Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale 3 – Elena Ferrante
6. La fiamma nel buio – Michael Connelly
7. L’inverno più nero – Carlo Lucarelli
8. Io sono il potere – Anonimo
9. Vittima numero 2117 – Jussi Adler-Olsen
10. La peste – Albert Camus. 

 

Gli Uffizi celebrano il primoDantedì con l’acquisto di ‘Francesca da Rimini nell’inferno dantesco’ (1810), capolavoro giovanile di Nicola Monti il pittore protoromantico, artista stravagante e scrittore prolifico, era attivo in Toscana, Polonia e Russia. Parte inoltre la mostra online sulle ‘Immagini dantesche dalle Gallerie degli Uffizi’.

E su Facebook il tour virtuale negli ‘inferi’ del museo. Un acquisto importante, una mostra tematica, un tour negli ‘inferi’ sotterranei medievali degli Uffizi. Con il museo chiuso a causa del coronavirus le molte iniziative messe in campo dalle Gallerie per celebrare il Sommo Poeta nell’occasione del primo Dantedì di domani 25 marzo si trasferiscono online.

L’acquisto di ‘Francesca da Rimini nell’inferno dantesco’ (1810) di nicola monti (Pistoia 1780 – Cortona 1864). L’opera (olio su tela, 168×121 cm) è la prima documentata dell’artista e fu realizzata per il negoziante livornese Luigi Fauquet, suo principale mecenate. Esponente di spicco della pittura protoromantica e grande ammiratore di Michelangelo (in un periodo in cui ad esser venerato come sommo era invece Raffaello), Nicola Monti fu una bizzarra e poliedrica figura di artista e di intellettuale poligrafo.

Fu infatti anche autore di numerosi scritti teorici e biografici tra i quali il Trattatello sul nudo, una specie di manuale che rappresenta per noi una preziosa testimonianza della prassi didattica vigente nel XIX secolo nell’Accademia fiorentina, e la Poliantea, sincero e arguto diario che ricostruisce le tappe del suo viaggio in Polonia ed in Russia, durato ben tre anni – dal 1818 al 1821 – durante i quali realizzò un nutrito gruppo di opere.

Francesca da Rimini nell’Inferno dantesco si ispira al notissimo episodio del V canto del poema dantesco. Il dipinto riflette l’animo solitario e tormentato di questo artista, dotato di una fantasia feconda e di una notevole ricchezza di invenzione, quasi da neo manierista, come ricordavano i suoi contemporanei.

L’ipervisione dantesca sul sito degli Uffizi: a partire dalla notte tra il 24 e il 25 marzo sarà disponibile su www.uffizi.it una esposizione virtuale dedicata a Dante, “Non per foco ma per divin’arte.

Immagini dantesche dalle Gallerie degli Uffizi”: una scelta di 11 opere appartenenti alla collezione delle Gallerie, tra dipinti, disegni e sculture dal Quattrocento all’Ottocento racconteranno la figura, i personaggi e la fortuna dell’Alighieri nella storia dell’arte.

Tra queste il celeberrimo affresco di Andrea del Castagno raffigurante il Poeta e scene dalla Divina Commedia come La Selva oscura di Federico Zuccari (1540 ca. – 1609) e l’Ingresso nell’Ade con Virgilio di Livio Mehus (1630 ca. – 1691), oltre a capolavori di Cimabue, Giotto, Botticelli e Pio Fedi. Introduce l’ipervisione un saggio su Dante e l’arte di Paolo Procaccioli, professore ordinario all’università della Tuscia di Viterbo (il 26 marzo sarà disponibile anche la versione in inglese).

Il tour (virtuale) negli “inferi” della galleria: una visita divisa in due episodi, alla scoperta dei sotterranei della chiesa medievale di San Pier Scheraggio, inglobata nel XVI secolo da Giorgio Vasari nella fabbrica degli Uffizi: questo viaggio virtuale negli scavi dell’antico edificio riporterà i visitatori indietro nel tempo, alla Firenze di primo Trecento quando nel luogo si riuniva il Consiglio del Popolo di cui fu membro Dante Alighieri.

Nel primo video Novella Lapini, assistente museale, illustra i rapporti tra la chiesa romanica di San Pier Scheraggio e il Sommo Poeta. La “discesa agli inferi” avverrà con la guida di un ‘Virgilio’ d’eccezione, il funzionario archeologo e curatore dell’arte classica della Galleria, Fabrizio Paolucci, che scendendo negli scavi non visibili al pubblico ci farà recedere a tempi ancora più antichi, fino al periodo romano.

Entrambi i video verranno resi disponibili sulla pagina Facebook degli Uffizi la mattina del 25 marzo (www.facebook.com/uffizigalleries).

Già alla vigilia del Dantedì, sempre sul canale Facebook degli Uffizi, sarà pubblicato un altro video, sulla Pala di San Barnaba di Sandro Botticelli (1487).

Esso fa parte della serie #raccontidipinti, dedicata al rapporto tra poesia e pittura, partita il 21 marzo in occasione delle Giornata Mondiale della Poesia.

Nella grande pala d’altare, sull’ultimo gradino del trono della Vergine troviamo inciso l’incipit dell’ultimo canto del ‘Paradiso’, “Vergine madre e figlia del tuo figlio”: una preziosa testimonianza dell’ammirazione di Botticelli per il sommo poeta.

“Dante fa parte del patrimonio delle Gallerie degli Uffizi – commenta il direttore Eike Schmidt – non soltanto per via delle nostre collezioni dantesche, ma anche per il luogo che egli frequentò nella sua veste pubblica e politica, l’ex chiesa di San Pier Scheraggio, nel Cinquecento inglobata dal Vasari nella fabbrica degli Uffizi.

Per questo motivo partecipiamo da protagonisti, con fierezza, alla prima festa nazionale del Dantedì, con i mezzi digitali che in questo periodo di isolamento fisico sono diventati strumenti fondamentali di legame tra tutti gli italiani. Nessun personaggio storico rappresenta l’unità nella diversità dei vari popoli d’Italia quanto il Sommo Poeta”.