Ultime News
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

AGI – “Il cinema non è morto e lo dimostra il fatto che io abbia una sala e ora ne abbia comprata un’altra. Anche se questo è un discorso di nicchia, da boutique… Di certo pero’ da quando sono riaperte le sale dopo la pandemia, la mia è sempre piena di gente”. Quentin Tarantino risponde così nel corso della conferenza stampa in sala Petrassi all’Auditorium dove si svolge la XVI edizione della Festa del cinema e dove oggi pomeriggio riceverà il Premio alla carriera.

Tarantino sorride, anzi ride, e lo fa spesso, accompagnandosi con quella gestualità così attoriale e quella risata così travolgente che manda in estasi i fan presenti. E’ un fiume in piena e non si nega alle domande, dal processo creativo ai personaggi da lui creati, che ama o odia di più, dall’accettare le critiche anche quelle “spietate e non prendersela” fino al cambio delle sue priorità da quando è diventato padre. Solo una domanda, “sull’etica e l’epica” dei suoi film, resta senza risposta. Lui con garbo, la fa ripetere più volte al giornalista per comprenderne meglio il senso, ma alla fine rinuncia: è una “domanda troppo pesante” si arrende sorridendo. 

L’incontro parte dal suo primo romanzo, pubblicato a giugno 2021, ‘C’era una volta a… Hollywood’, ‘novelization’ del suo omonimo film con protagonisti Brad Pitt e Leonardo Di Caprio. “Sono cresciuto leggendo libri che si basavano sui film, erano molto diffusi anni ’70, e ho pensato di farlo anche io” spiegando raccontando di aver provato a scrivere ‘Le Ienè: “Ho scritto i primi capitoli e mi sono detto, ma che c…o sto facendo? Ho capito che dovevo scrivere ‘C’era una volta a… Hollywood’. Avevo tanto materiale sulle scene tagliate e sullo studio dei personaggi, inoltre questo è un sottogenere, un romanzo su Hollywood “.

Il cinema non è morto, continua: “Io so che sono fortunato perchè siamo riusciti a fare nel 2019 ‘C’era una volta a… Hollywood’. E’ stato come un uccello che riesce ad entrare in una finestra poco prima che si chiuda, lasciandoci pure un po’ le penne” scherza ma non troppo facendo riferimento alla pandemia da Covid che dal 2020 ha imposto uno stop obbligatorio all’industria cinematografica, e non solo. E ora che tutto è un po’ ripartito, incalzato da una domanda, non esclude che il suo prossimo progetto possa essere il terzo capitolo di Kill Bill: “Non così quale sarà il mio progetto, magari proprio quello”.

Tarantino, una buona dose di autoironia, racconta ancora: “Mentre scrivevo la sceneggiatura di ‘Bastardi senza gloria’” – e lo pronuncia in italiano perchè, spiega, “adoro il titolo in italiano” – non sapevo il finale fin dall’inizio ma poi mi sono messo in trappola da solo e non potevo che uccidere Hitler”. In ogni caso, prosegue, io cerco di non pensare all’importanza che può avere un film, io non ragiono così anche se poi quel film rappresenterà un punto di svolta”. Il regista racconta che qualcuno ha messo in evidenza che “uso lo stesso finale in ‘Bastardi senza gloria’ e in ‘C’era una volta…’, ma io dico che posso permettermelo perchè è roba mia e posso farlo ogni volta che mi pare”. Ride e parte l’applauso della sala. Sul processo creativo precisa: “Quando scrivo la sceneggiatura, non penso al film ma alla pagina che sto scrivendo. Cio’ che conta è la qualità narrativa, i personaggi. Poi, appena inizio a girare il film, penso alle inquadrature e alle scene, alla pre-produzione e comincio a inserire elementi cinematici”.

Dopo le critiche, anche da parte delle femministe, certi film che ha fatto in passato oggi potrebbero essere realizzati con la stessa libertà? Tarantino risponde serio: “Credo che ora sia più difficile ma non impossibile. Bisogna farlo e volerlo fare, credere nei propri principi, senza preoccuparsi che alla gente non piaccia. Non bisogna rifletterci troppo”.

Ricorda l’accoglienza per Pulp fiction nel 1995: “Ricordo che quando uscì ebbe molte critiche positive dalla stampa, ma ci furono anche articoli molto duri e io pensai ‘Ma ho solo fatto un film divertente sui gangster, che problema c’è?’. Anni dopo sono andato a rileggere quelle critiche e ho pensato che non bisogna essere troppo sensibili, prendersela. Perchè il tuo film a qualcuno non piacerà ma in fondo è un film di cui vale la pena parlare, anche se non con parole lusinghiere, che anima il dibattito. Pulp fiction occupa un posto sullo scaffale, diciamo così, perchè è un lavoro vitale, che è apprezzato. Poi, bisogna accettare le critiche anche spietate, accettare che a qualcuno il tuo film non piaccia”.

E tornando alla libertà di esprimersi oggi, aggiunge: “Ora siamo in un tempo repressivo ma anche negli anni ’80 era così e dobbiamo dire che la permissività degli anni ’90 deve qualcosa anche a Pulp fiction. Se il film fosse uscito 4 anni dopo, forse sarebbe stato diverso” .

Quale dei suoi personaggi è più simpatico? Quale il più antipatico? Tarantino cita quelli di ‘C’era una volta a… Hollywood’: “Domanda interessante – osserva ridendo – penso che il più antipatico sia Rick che è un piagnucolone“, riferendosi a Leonardo Di Caprio che interpreta un attore televisivo di telefilm western in declino, mentre “il più simpatico con cui uscirei a cena è Cliff”, Brad Pitt nel ruolo della controfigura. Un film da cancellare dalla storia del cinema? “‘Nascita di una nazione’ – ha risposto – perchè ha portato alla rinascita del Ku klux klan, che ha portato alla morte di tantissimi neri ed ebrei. Se Griffith fosse stato processato a Norimberga sarebbe stato giudicato colpevole”. Qualcuno da uccidere per migliorare il mondo? “Accidenti che domanda negativa, abbastanza orrenda. No, io non ucciderei nessuno ma ci sono persone che se non ci fossero state, non sarebbe stato un problema per nessuno…”.

Il regista non si sottrae nemmeno alla domanda sulla sua paternità: “Se sono cambiate le mie priorità? Sì, sono un po’ cambiate e infatti ho deciso apposta di fare un figlio adesso, verso la fine della mia carriera, e non 15 anni fa”. Il regista si congeda dopo la lunga chiacchierata con il pubblico regalando sorrisi e autografi ai fan che lo avvolgono in un vero e proprio bagno di folla. 

AGI – È morto all’età di 95 Franco Cerri, chitarrista jazz tra i più affermati diventato famoso al grande pubblico per la pubblcità di un detersivo in cui faceva “l’uomo in ammollo”. Nato il 29 gennaio del 1926, nel corso della sua carriera aveva suonato con delle ‘leggende’ della musica come Dizzy Gillespie, Gorni Kramer, Chet Baker, Billie Holiday.

Già nel 1950 ha suonato con Bruno Martino, e negli anni seguenti ha lavorato tra gli altri con Renato Carosone, Nicola Arigliano, Peter Van Wood e Johnny Dorelli. Insieme ad una carriera da solista e nei circuiti jazz ha poi collaborato anche con Mina e Roberto Vecchioni.

Al suo attivo 35 album pubblicati. Si è poi prestato molto alla pubblcità sia come musicista a partire dai Caroselli per famosissimi marchi italiani con l’orchestra di Gianfranco Intra ed Enrico Rava, ma anche con Enzo Jannacci, sia come attore negli anni 1968, 1969 e 1976 per un detersivo in uno sketch in cui si presentava immerso fino al collo dentro una lavatrice dalla quale emergeva solo la testa.

A ricordarlo, tra gli altri, il figlio Nicolas che in un post su Facebook pubblica la foto di 3 chitarre e scrive: “Le sette note e le tre chitarre salutano con tanto affetto Franco Cerri, grande musicista e grande uomo. Fai buon viaggio, babbo”.

AGI – L”Incontro ravvicinato” di Luciano Ligabue e Fabrizio Moro, con il pubblico della festa del cinema di Roma, inizia con la presentazione del videoclip “Sogni di rock n’ roll” di cui Moro firma la regia con Alessio De Leonardis. Si tratta di uno dei brani più noti di Ligabue di cui mancava il video, o meglio il corto, come è già stato definito questo lavoro di intesa fra i due cantautori. Il videoclip è prodotto da Raffaella Tommasi e Stefano Salvati che fra i successi personali, come lui stesso ha riferito parlando al pubblico, annovera “quello di aver scoperto anni fa una sedicenne che si chiama Angelina Jolie”.

I due rock -autori sono stati a lungo applauditi da una platea affollata dai fan. Hanno scherzato con il pubblico in sala e raccontato aneddoti sulla lavorazione e produzione del videoclip: “avevo paura a parlare con lui – ha raccontato Moro – E infatti ci siamo mandati praticamente sempre e solo dei messaggi vocali. Ora l’effetto è strano, è la prima volta che sento un applauso senza una mia canzone. ‘Sogni di rock n’ roll’ è un brano con cui io, a 14 anni, ho iniziato a suonare. Realizzare il videoclip di questo pezzo, anni dopo è un sogno che si realizza”.

Moro ha spiegato che “quello della regia è un mondo in cui sono veramente un novello. Sul set quando si è materializzato Luciano, mentre noi iniziavamo a prepararci per le riprese di questo videoclip,lui mi ha ricordato che c’era Italia- Spagna e mi ha detto che ci avrebbe rinunciato ma in quel caso avrei dovuto fare un bel lavoro. Quando è iniziata la partita, ho anche pensato: se l’Italia perde, questo mi accolla la colpa. Ci sono stati supplementari, i rigori e noi lì ad aspettarlo…non sapevamo che cosa fare, per fortuna poi abbiamo cominciato”.

Anche Ligabue ha firmato alcune regie: “Quando si tratta di film- racconta – devi metterci la faccia, progettare le emozioni. C’è tutto un processo di testa, per fare in modo che esca la ‘pancia’ necessaria. Quindi, io mi dedico ai film solo quando so che la storia non può essere una canzone e poi, fare un film ti fa venire una vera e propria ossessione. Tante volte il film ti viene bene oppure come è stato nel mio caso, anche per coloro…. “.

Con chi sarebbe bello realizzare un film? Alessio De Leonardis non ha dubbi e sceglie subito Dino Risi, Moro da buon romano, sceglie Verdone mentre per il Liga è più complesso: “fare il regista è una vitaccia – afferma- e fare un film con un altro….no, resto nel mio”.

Tornando poi al videoclip, mentre scorre il tempo e stanno per scendere in campo lazio e Inter (la prima tifata da Moro, la seconda da Liga), fremendo si torna su “Sogni di rock n’ roll: “è la prima canzone di tutte quelle che poi ho pubblicato – ricorda quasi lasciando immaginare che le altre ne siano figlie – Ho scritto brani che l’umanità ha avuto la fortuna di non sentire.

La prima che ho scritto? Si chiamava ‘100 lampionì e parlava di una prostituta in fase di redenzione, a fine carriera. Avevo 18 anni. A un certo punto mi sono ritrovato con una chitarra in mano e ho fatto una sequenza semplice. Da lì in poi, ho iniziato a scrivere canzoni. Sogni di rock n’ roll, per me è molto importante. E quando mi hanno proposto di celebrarla con Fabrizio ne sono stato molto felice”. La prima canzone di Moro era sul capodanno: “bruttissima“, dice il cantautore che la canticchia fra le risate. E poi, rivolgendosi a Ligabue dice: “quando Luciano è arrivato sul set ho scoperto di lui una umanità incredibile. E ho avuto la sensazione che tutto quello che ha oggi se lo sia ampiamente meritato”. Applausi per tutti e due.

AGI –  Per protesta con una serie di casi di censura subiti sui social tradizionali, le cui policy vietano la pubblicazione di nudi, i musei e le gallerie di Vienna sono sbarcati sulla piattaforma a pagamento per soli adulti, OnlyFans.

Negli ultimi anni, diversi musei viennesi hanno avuto problemi con la promozione dei propri capolavori su TikTok, Instagram o Facebook, per via delle severe linee guida sulla nudità.

L’ente del turismo di Vienna ha aperto un account sul social lanciato nel 2016 e che, non prevedendo censure, consente la rappresentazione anche di celebri nudi, emblema delle istituzioni culturali della capitale austriaca.

A luglio, ricorda il Guardian, l’account TikTok del Museo Albertina è stato sospeso e poi bloccato per aver mostrato opere del fotografo giapponese Nobuyoshi Araki che mostravano un seno femminile.

Nel 2019, Instagram aveva stabilito che un dipinto di Peter Paul Rubens violava gli standard della community della piattaforma che vietano qualsiasi rappresentazione di nudità, anche quelle di “natura artistica o creativa”.

Anche il Leopold Museum ha avuto difficoltà nel promuovere la sua collezione di nudi dell’espressionista Egon Schiele, mentre un breve video con il dipinto Liebespaar di Koloman Moser, realizzato per celebrare il 20° anniversario del Leopold Museum, è stato rifiutato da Facebook e Instagram perché “potenzialmente pornografico”.  

Tutte opere ora in bella mostra, al sicuro dalla censura, sul profilo OnlyFans di Vienna.

I primi che si iscriveranno all’account “Vienna’s 18+ content” su OnlyFans riceveranno o una Vienna City Card o un biglietto per un museo.

La capitale austriaca sta rinnovando gli sforzi per promuoversi come meta turistica, dopo che il governo ha allentato le restrizioni anti-Covid sugli ingressi degli stranieri.

Helena Hartlauer, portavoce dell’Ente del turismo, ha affermato che per la città e le sue istituzioni culturali è stato “quasi impossibile” utilizzare opere d’arte con nudi nei propri materiali promozionali.

Alcuni lavori esposti nella mostra di Amedeo Modigliani, in corso all’Albertina, per esempio, sono risultati troppo espliciti per essere accettati nei materiali promozionali dell’evento. 

AGI –  Buone notizie per l’editoria italiana. Il 2021 si potrebbe chiudere con una crescita a due cifre, compresa tra l’11% e il 16%, per i libri a stampa di narrativa e saggistica venduti nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione, per un giro d’affari (vendite a prezzo di copertina) tra gli 1,6 e 1,7 miliardi di euro.

Nel 2019 le vendite sono state pari a 1.487 milioni, 1.470 nel 2020.

Le librerie fisiche tornano a superare le librerie online. La proiezione, ottenuta sommando al risultato dei primi nove mesi i valori del 2019 (per la stima più prudente) e del 2020 (per quella più ottimista), è contenuta nell’analisi periodica del mercato che l’Associazione Italiana Editori (AIE) realizza in collaborazione con NielsenIQ e che è stata presentata oggi al Salone internazionale del Libro di Torino.

“I dati dei primi nove mesi – ha spiegato il presidente di Aie, Franco Levi – confermano la crescita strutturale dell’editoria italiana di varia e ci consegnano due fatti su cui riflettere. Il primo: dopo il sorpasso subito nel 2020, le librerie fisiche sono tornate a vendere di più delle librerie online, che comunque dopo la pandemia confermano il loro ruolo di primo piano”.

“Il secondo – ha aggiunto – l’editoria italiana è sempre meno dipendente dai best seller e dalle novità, cresce il ruolo del catalogo e le vendite sono diffuse su un maggior numero di titoli”. 

Nei primi nove mesi dell’anno le vendite sono state pari a 1.037 milioni di euro, segnando una crescita del 29% sul 2020 e del 16% sul 2019.

Come numero di copie, i nove mesi si attestano a 72 milioni di copie, in crescita del 31% sul 2020 e del 18% sul 2019. Il prezzo medio di copertina del venduto è infatti in calo e pari a 14,35 euro (-1,9% sul 2020 e -1,7% sul 2019). Le librerie fisiche tornano primo canale di vendita: sono a quota 499,9 milioni (362,5 milioni nel 2020), contro i 479,1 milioni delle librerie online (383,4 milioni nel 2020), e i 58,1 milioni della grande distribuzione (57,9 milioni nel 2020).

A livello di quote di mercato le librerie hanno il 48,2%, tre punti percentuali in più rispetto al 2020 ma oltre dieci in meno rispetto al 2019.

L’online pesa per il 46,2%, la grande distribuzione per il 5,6%. Rispetto al 2020, anno in cui la pandemia aveva fatto segnare una notevole contrazione delle novità a stampa nel settore della varia, c’è stata una parziale ripresa.

Sono 52.500 le novità a stampa pubblicate nei primi nove mesi, in crescita del 9,6% rispetto al 2020 ma in calo del 2,5% rispetto al 2019. Sono in crescita uniforme tutti i generi, narrativa e saggistica, con picchi per i libri su giochi e tempo libero (+251%), fumetti (+202%) e attualità politica (+66%). I libri da catalogo pesano per 727 milioni sulle vendite, mentre le novità per 277 milioni. Rispetto al 2019, le vendite sul catalogo crescono di più di quelle riguardanti le novità: più 19% contro più 12%.

 La classifica dei primi dieci libri più venduti contiene titoli pubblicati nel 2019 e nel 2020, a sfatare il mito secondo cui un libro “resiste” sul mercato solo pochi mesi.

A dimostrare quanto l’editoria stia cambiando, anche a causa della diffusione delle librerie online dove sono facilmente reperibili un gran numero di titoli di catalogo e di differenti editori, è il peso relativamente contenuto dei best seller: i primi 50 libri più venduti pesano sul mercato solo il 6,2% a valore e il 5,5% a numero di copie.

Non subisce variazioni significative, infine, l’equilibrio tra i primi cinque gruppi editoriali e gli altri editori: i primi hanno il 45,2% del mercato della varia, i secondi il 54,8%, in crescita di meno di un punto percentuale rispetto all’anno precedente.  

AGI – Meno lettori, anche se più affezionati. È un’Italia sempre più divisa quella che emerge dalla ricerca sulla lettura del Centro per il libro e la lettura (CEPELL) e Associazione Italiana Editori (AIE) che è stata presentata al Salone internazionale del libro di Torino nel corso del convegno “Leggere in pandemia”.

Dallo studio, relativo al 2021, emerge come diminuisca la percentuale degli italiani che leggono, oggi al 56% (persone tra i 15 e i 75 anni che hanno letto almeno un libro anche solo in parte, compreso manuali, ebook e audiolibri) ma chi legge lo fa più di prima.

“La lettura è un’emergenza nazionale – ha spiegato il presidente dell’Associazione Italiana Editori Ricardo Franco Levi – e come evidenziato dalla ricerca, la vera emergenza è proprio questa: le disparità all’interno della società italiana. Il mondo del libro è in buona salute, ma resta il grande tema del divario. Occorre portare tutte le fasce della popolazione ad una analoga possibilità di accesso alla lettura”.

 La non lettura è sempre più connotata come una condizione correlata al livello socio-economico, culturale e geografico: le fasce più deboli (basso titolo di studio, basso livello tecnologico, area geografica di residenza, ecc.) e chi vive nel Sud legge sempre meno libri.

Legge meno chi guarda tutti i giorni le serie tv sulle piattaforme televisive e chi usa tutti i giorni o quasi i social.

Secondo i dati raccolti a settembre da Pepe Research e rielaborati dal Centro Studi di AIE, i lettori (15-75 anni) passano dal 65% del 2019 al 59% nel 2020, per scendere ancora al 56% quest’anno (per il 2019 e il 2020 sono state ricalcolati i valori medi: la ripresa che si era verificata tra maggio e ottobre 2020 non è stato sufficiente a recuperare le perdite accumulate nella prima parte dell’anno).

La fascia d’eta 15-17 anni è quella dove si registra il calo più robusto: sono i ragazzi che hanno scaricato e utilizzato, quindi un’altra forma di lettura, milioni di contenuti didattici integrativi per la didattica a distanza.

Allo stesso tempo, però, il numero medio di libri a stampa, ebook e audiolibri fruiti sale a 7,8 contro i 7,2 dell’anno precedente e i 6,6 del 2019. Aumenta rispetto al 2019 anche il tempo dedicato a questa attività: chi legge un’ora ogni giorno è oggi il 15% della popolazione contro il 9% di due anni fa. Crescono le disparità: la pandemia non ha rimosso né attenuato le barriere strutturali e geografiche.

Al Nord, i lettori in tre anni passano dal 63% (2019), al 60% (2020) e quindi al 59% (2021), valori simili al Centro (61% nel 2019, 57% nel 2020, 56% nel 2021), ma al Sud si passa dal 41% del 2019 al 40% del 2020 e al 35% del 2021. Il divario Nord-Sud si amplia da 22 punti percentuali fino a 24. I lettori con basso titolo di studio oggi sono il 36%, in calo di 14 punti percentuali in due anni, mentre i lettori con la laurea sono l’84%, in calo di 7 punti.

Si mantiene invece intatto il differenziale tra uomini e donne: entrambi leggono meno di prima: sono lettrici il 60% delle donne, lettori il 52% degli uomini. Tra i lettori, la maggioranza assoluta ha letto da uno a tre libri (il 55%), il 23% ha letto da 6 a 4 libri, il 14% da 11 a 7 e il 9% più di 12 libri. I forti lettori (più di 12 libri), leggono mediamente 17 libri l’anno, 3 in più di quanti non ne leggessero nel 2020.

Oltre a leggere, comprano anche più di prima: in media 12,3 libri, due e mezzo in più dell’anno precedente. Il risultato è un mercato sempre più concentrato: il 59% delle copie vendute sono acquistate dal 23% dei lettori (quelli che leggono più di 7 copie l’anno).

“Si può guardare a questi dati da una duplice prospettiva – commenta il presidente del Centro per il libro e la lettura Marino Sinibaldi – oltre al calo dei lettori, c’è una preoccupante polarizzazione sempre più netta tra chi legge da sempre e lo ha fatto in questi mesi di più, acquistando più libri e dedicandoci più tempo, e chi alla lettura non si avvicina. Il divario si è approfondito, come altre disuguaglianze durante la pandemia. Le differenze geografiche, anagrafiche, di genere, di reddito pesano sulla lettura ancora più che in passato. Questo è oggi il campo della sfida e di un necessario cambio di rotta”. 

AGI – Trieste è al secondo posto fra le città più belle d’Europa da scoprire a piedi: è quanto emerge dalla classifica stilata dal Guardian, “Europe’s best walking cities”, che colloca al primo posto della sua ‘Top 6’ Berlino seguita dal capoluogo giuliano e poi Marsiglia, Lisbona, Copenaghen e Siviglia.     

Nell’articolo di Chris Moss, si sottolinea l’importanza per un turista di camminare per scoprire l’atmosfera più autentica di una città e imbattersi in chicche che non sono segnalate sulle mappe e sulle guide turistiche.

Al primo posto tra le città del Vecchio Continente da visitare a piedi c’è Berlino con un itinerario che tocca quartiere Hansa, il parco di Tiergarten, i caffè di Alexanderplatz e Prenzlauer Berg.    

Per Trieste il tour ideale parte dal Caffè degli Specchi e arriva fino a Opicina. Il giornale inglese ricorda come James Joyce abbia trovato ispirazione per l’Ulisse camminando per le strade della città che si presta bene ad essere scoperta a piedi per i suoi “caffè che fungono da pit-stop e il suo meraviglioso lungomare”. Da Piazza Unità d’Italia il giro prosegue nei musei Joyce e Revoltella, nel Borgo Teresiano, al Caffè San Marco, e poi in alto fino a Villa Opicina per godere di una vista spettacolare sul Golfo di Trieste. 

AGI – Arriva sugli scaffali delle librerie di tutto il mondo il nuovo libro di J.K. Rowling, ‘Il Maialino di Natale’, il primo romanzo – per i lettori dagli otto anni in su – dell’autrice dopo la saga-best seller di Harry Potter. In Italia la pubblicazione è a cura di Salani. In contemporanea uscirà anche nel Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Irlanda e India per il Gruppo Hachette, negli Usa e in Canada per Scholastic, e sarà tradotto in più di venti lingue. 

Il protagonista è Jack, che adora il suo maialino di stoffa, Mimalino, detto Lino. I due sono inseparabili, nei giorni belli e in quelli brutti. Una vigilia di Natale, però, succede il peggio: Lino si perde.

Jack non si scoraggia, è la vigilia di Natale, il giorno dei miracoli e in quella notte magica i giocattoli possono prendere vita. Così Jack e il suo nuovo pupazzo, il Maialino di Natale si imbarcano in un piano audace. 

I couldn’t love this cover by @_JimField more! The Christmas Pig trots ever nearer… pic.twitter.com/jZvKoFGSm0

— J.K. Rowling (@jk_rowling)
June 29, 2021

Insieme intraprenderanno un viaggio mozzafiato nella Terra dei Perduti, dove ‒ con l’aiuto di un portapranzo parlante, di una bussola coraggiosa e di un essere alato di nome Speranza ‒ cercheranno di salvare il miglior amico che Jack abbia mai avuto dal terribile Perdente: un mostro fatto di rottami che divora ogni cosa.

 ‘Il Maialino di Natale’ segue il ritorno di J. K. Rowling alla pubblicazione per i bambini avvenuto lo scorso anno con la fiaba ‘L’Ickabog’ serializzata online durante il lockdown.

AGI – Il grande gioco della geopolitica è letteratura. E viceversa. È iniziata oggi a Pietrasanta la quinta edizione del festival Libropolis. Tre giorni di dialoghi, presentazioni e approfondimenti legati dal tema dell’approfondimento politico, economico, e culturale. A raccontarlo ad Agi è Sebastiano Caputo, trent’anni ancora da compiere, giornalista e direttore editoriale del festival che cura insieme ad Alessandro Mosti e Lorenzo Vitelli, nel più ampio alveo dell’attività editoriale del gruppo editoriale Magog, figlio delle edizioni Gog. Citazione biblica, questa, ripresa da Papini, “per raccontare il bene e il male, ciò che è impubblicabile insieme a ciò che è presentabile: la vita, insomma. Ciò che va più a fondo della finzione di Instagram”.

“Il festival – dice Caputo – è alla sua quinta edizione: siamo riusciti a mantenere l’appuntamento anche lo scorso anno, in piena pandemia. Nasce da un gruppo di ragazzi che mettendo insieme passioni e professionalità hanno fatto una cosa semplice: bussare. Bussando alla porta del Comune di Pietrasanta abbiamo avuto il Chiostro di Sant’Agostino, che fino al 2011 ospitava le Anteprime di Mondadori. Per l’ultima volta ripeteremo lo stesso format: dal prossimo anno ci saranno novità”.
Il format è quello di un lavoro artigianale: venticinque stand per altrettanti editori, piccoli, indipendenti, orgogliosamente distanti dalla “pubblicistica di maniera”. Costi contenuti e idee “laterali”.

Filo conduttore, per questa edizione, “Le metamorfosi del potere”: la tecnica, i Big Data, il difficile equilibrio tra i confini che si vedono e il vero petrolio che non si vede, tra chi amministra la cosa pubblica e chi detiene il patrimonio immenso dei dati privati. Economia e politica, ma anche filosofia e teologia: tutto si tiene?

Risponde Caputo: “Il tema dello scorso anno era I confini del futuro, nel tentativo di raccontare l’anno in cui a causa della pandemia tempo e spazio si sono fermati. Oggi raccontiamo le conseguenze di questo anno e mezzo di stop. E abbiamo alcune tra le voci più autorevoli per farlo: Francesco Semprini, inviato de La Stampa, e Dario Fabbri, firma di Limes, ci daranno un quadro importante dal punto di vista intellettuale e dell’attualità. Di economia e digitalizzazione della finanza parleranno il direttore di Agi Mario Sechi e l’ex ministro Paolo Savona; sui dati interverrà Guido Scorza, componente del Garante per la protezione dei dati; di politica tratterà Filippo Ceccarelli di Repubblica. E poi la cifra culturale: forse l’arma più importante che abbiamo contro la Civiltà della tecnica, non un rifugio ma uno strumento di etica e di pathos. Di questo tratteranno, tra gli altri, Davide Brullo. Juri Camisasca. E poi Giancarlo Dotto e Luisa Viglietti, persone, queste, vicine a Carmelo Bene, che è sempre il nostro primo ospite in assenza: colui che ci insegna che la prima dissidenza necessaria è quella contro se stessi. Il brand da cui nasce tutto, L’intellettuale dissidente, è nato proprio quando noi organizzatori, ventenni, abbiamo cercato un modo per esprimere il nostro avercela con il mondo. Come è giusto che sia: meglio un ragazzino con un caratteraccio che uno senza carattere. Ora siamo cresciuti noi, i lettori, e anche il progetto: si avvia un nuovo corso”.

Rimane, nel solco della narrazione geopolitica, l’interesse per gli esteri. Caputo stesso è da poco rientrato da Kabul.  “Il 15 agosto, quando i talebani hanno preso Kabul, ero come tutti in spiaggia ma volevo essere laggiù: sono partito appena possibile e ho trovato una situazione da punk Islam. Una situazione surreale, che lancia sfide geopolitiche importanti, lasciti che scopriremo davvero solo nei prossimi mesi, o anni. L’Afghanistan è una pentola a pressione con su un coperchio, il governo provvisorio, molto precario. Se le divergenze interne crescono la guerra civile è dietro l’angolo, e a temerla sono soprattutto i Paesi vicini. Proprio in questo ultimo viaggio ho stretto amicizia con uno degli ospiti del festival, Francesco Semprini. Con lui ho condiviso l’esperienza di Kabul. Ci siamo dati una mano in una situazione estrema, nella consapevolezza che in assenza di collegamenti aerei e di un’ambasciata, se fosse successo qualcosa sarebbe stata la fine”.
 

AGI – Abdulrazak Gurnah ha vinto il Nobel per la letteratura. Nato a Zanzibar e attivo a Londra, è stato insignito del riconoscimento per la sua “intransigente e compassionevole penetrazione degli effetti del colonialismo e del destino del rifugiato nel divario tra culture e continenti”. Il suo “Il disertore”, edito nel 2006 da Garzanti, è ormai introvabile.

Nato a Zanzibar nel 1948, ha pubblicato ‘Paradise’ (1994), che è stato selezionato sia per il Booker Prize sia per il Whitbread Prize, ‘Desertion’ (2005) e ‘By the Sea’ (2001), a sua volta selezionato per il Booker Prize e poi finalista al Los Angeles Times Book Award.

BREAKING NEWS:
The 2021 #NobelPrize in Literature is awarded to the novelist Abdulrazak Gurnah “for his uncompromising and compassionate penetration of the effects of colonialism and the fate of the refugee in the gulf between cultures and continents.” pic.twitter.com/zw2LBQSJ4j

— The Nobel Prize (@NobelPrize)
October 7, 2021

Recatosi in Gran Bretagna per la prima volta come studente nel 1968, è stato costretto ad allontanarsi dal suo Paese a causa delle persecuzioni ai danni dei cittadini di origine araba. Dal 1980 al 1982 Abdulrazak Gurnah ha poi insegnato alla Bayero University Kano, in Nigeria. In seguito si è trasferito all’Università del Kent, a Canterbury, dove ha conseguito il dottorato di ricerca nel 1982, e ora è professore e Direttore degli studi universitari presso il Dipartimento di inglese.

Ha inoltre collaborato come redattore con la rivista Wasafiri dal 1987 e ha supervisionato progetti di ricerca sulla scrittura di autori quali gli stessi Rushdie e Naipaul, G.V. Desani, Anthony Burgess, Joseph Conrad, George Lamming e Jamaica Kincaid.

A oggi, è il quinto autore africano a vincere il Premio Nobel per la Letteratura, dopo Wole Soyinka (Nigeria, 1986), Naguib Mahfouz (Egitto, 1988), Nadine Gordimer (Sudafrica, 1991) e John Maxwell Coetzee (Sudafrica, 2003).

Il suo principale interesse accademico riguarda la scrittura postcoloniale e i discorsi associati al colonialismo, in particolare concernenti l’Africa, i Caraibi e l’India. Ha curato due volumi di saggistica sulla scrittura africana e pubblicato articoli su numerosi scrittori postcoloniali contemporanei, tra cui V. S. Naipaul, Salman Rushdie e Zoe Wicomb.

I vincitori degli ultimi 10 anni del Nobel della Letteratura

Il Premio Nobel per la letteratura del 2021 è stato assegnato a Stoccolma al romanziere tanziano Abdulzarak Gurnah. E così il premio è tornato in Africa dopo 18 anni. Nel 2003 lo vinse per i suoi racconti il sudafricano John Maxwell Coetze. Negli ultimi dieci anni, invece, si sono divisi il riconoscimento i Paesi dei continenti europeo, americano e asiatico. 

L’anno scorso a trionfare è stata la poetessa statunitense Louise Glück “per la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende universale l’esistenza individuale”. Gluck, tra le altre cose insegnante all’Università di Yale, aveva già vinto il Premio Pulitzer per la poesia nel 2003.

Il 2019 è stata la volta dell’austriaco Peter Handke. L’assegnazione fu criticata da esponenti del mondo della cultura, dai parenti delle vittime di Srebrenica e dai premier turco, kosovaro e albanese per le posizioni negazioniste di Handke in riferimento alle stragi compiute dai serbi durante le guerre jugoslave. 

Nel 2018 è toccato alla polacca Olga Nawoja Tokarczuk, vincitrice di numerosi premi letterari in patria e all’estero. Da due delle sue opere, il romanzo “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti” e un racconto inserito nella raccolta “Che Guevara e altri racconti”, sono stati tratti due film.

L’anno prima, il 2017, è stata la Gran Bretagna a conquistare il Nobel per la letteratura con lo scrittore di origini giapponesi Kazuo Ishiguro. Con l’eccezione di “The buried Giant”, tutti i romanzi e i racconti di Ishiguro sono stati nominati per riconoscimenti rinomati. In particolare, lo scrittore ha narrato il mondo del secondo dopoguerra e i mutamenti di costumi e la perdita di valori tradizionali legati ad esso. 

Il 2016 è stata la volta della vittoria di Bob Dylan. La commissione gli ha conferito il premio “per aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana”. Prima di lui, solo lo scrittore George Bernard Shaw era riuscito a ricevere sia un Nobel che un Oscar.

L’ungherese Svjatlana Aleksievicm si è aggiudicata l’edizione del 2015, dopo una vita passata a seguire i principali eventi dell’Unione Sovietica nella seconda metà del ‘900, dalla guerra in Afghanistan al disastro di Cernobyl. 

Nel 2014 il premio è volato in Francia. Jean Patrick Modiano, scrittore e sceneggiatore con forte interesse per la Parigi occupata dai nazisti e per le figure dello straniero, dell’esule e dell’ebreo – influenzato dalla sua origine ebraica – è stato insignito del riconoscimento “per l’arte della memoria con la quale ha evocato i destini umani più inesplicabili e scoperto il mondo della vita nel tempo dell’occupazione”.  

Nel 2013 il Nobel per la letteratura è tornato nel continente americano, in Canada. A vincerlo è stata la scrittrice Alice Munro, in quanto “maestra del racconto breve contemporaneo”. L’abilità di Munro è stata quella di rivoluzionare l’architettura del racconto breve, spostando continuamente la narrazione dal passato al futuro.

Il 2012, infine, è stato di nuovo l’anno dell’Asia, con il cinese Mo Yan, considerato dalla critica il più rilevante scrittore cinese contemporaneo. L’opera che per prima gli ha conferito notorietà è Sorgo Rosso, da cui è ispirato l’omonimo film, che racconta la storia d’amore tra il nonno del narratore e la sua amata nel contesto della resistenza cinese all’occupazione giapponese.