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(AGI) – Manchester, 7 lug. – Il fumo puo’ anche peggiorare gli
effetti dell’acne. Almeno questo e’ quanto emerso da uno studio
della Harrogate District Foundation Trust (Regno Unito),
presentato in occasione della conferenza annuale della British
Association of Dermatologist a Manchester. Lo studio ha
coinvolto 992 persone affette da una grave forma di acne in
cura presso l’unita’ di dermatologia dell’ospedale per un
periodo di otto anni. I ricercatori hanno osservato cicatrici
dell’acne, macchie o buchi a forma di cratere, nel 91 per cento
dei pazienti. E anche se i fumatori non sono risultati piu’ a
rischio cicatrici, i danni alla loro pelle sono risultati piu’
gravi. Piu’ della meta’ dei fumatori (53,7 per cento), infatti,
ha presentato cicatrici moderate o gravi a fronte di poco piu’
di un terzo (35 per cento) dei non fumaoti. “La correlazione
osservata tra fumo e gravita’ delle cicatrici – ha detto Raman
Bhutan, autore dello studio – suggerisce che il fumo puo’
aumentare la gravita’ delle cicatrici in una persona con
l’acne”. I risultati dello studio, quindi, suggeriscono di
stare alla larga dal fumo, specialmente i piu’ giovani. “E’
necessario un ulteriore lavoro per confermare questi risultati
e per comprendere i meccanismi”, ha concluso Bhutani.
.

(AGI) – New York, 7 lug. – Ci sono alcune persone che verso i
30 anni d’eta’ possono fermare il processo di invecchiamento.
Uno studio internazionale, che ha coinvolto quasi 954 uomini e
donne di Dunedin (Nuova Zelanda), ha rilevato che in un periodo
di 12 anni tre dei partecipanti non ha mostrato alcun segno di
deterioramento. In pratica, biologicamente non sono invecchiati
neanche di un anno. Anzi, stando ai risultati pubblicati sulla
rivista Proceedings of the National Academy of Science, hanno
cominciato a sembrare piu’ giovani. Secondo i ricercatori,
queste persone potrebbero essere la chiave per lo sviluppo di
una sorta di “fonte della giovinezza”. Tuttavia, mentre tre
partecipanti allo studio sembrano aver ingannato il tempo,
altri invece sono biologicamente invecchiati di tre anni per
ogni anno solare. Per valutare lo stato interno dei soggetti
gli studiosi hanno messo a punto una misura chiamata “eta’
biologica”. A questa misura si e’ arrivati valutando la
funzione dei reni, dei polmoni, il metabolismo, il sistema
immunitario e la salute dentale. Sono stati inoltre misurati i
telomeri, quei “cappucci” che si trovano all’estremita’ dei
cromosomi associati all’invecchiamento. Questo ha permesso
cosi’ di calcolare l’eta’ biologica che variava da meno di 30
anni a quasi 60 anni d’eta’, nonostante tutti i soggetti
avessero 38 anni. Tramite questa speciale misura i ricercatori
hanno scoperto che alcuni 38enni avevano il corpo di un 60enne.
Mentre altri avevano un corpo di ben 8 anni piu’ giovane
dell’eta’ reale. E tre non sono “invecchiati” proprio per tutto
il tempo dello studio. Ulteriori test hanno rilevato che quelli
che sembravano piu’ vecchi dentro sono apparsi allo stesso modo
agli occhi degli altri, quindi anche fuori. L’obiettivo dei
ricercatori e’ quello di riuscire a intervenire sul processo di
invecchiamento in se’, piuttosto che affrontare singolarmente
le malattie “killer”. “Quando si invecchia – ha spiegato Dan
Belsky, docente di Geriatria alla Duke University negli Stati
Uniti – cresce il rischio per tutti i tipi di malattie. Per
impedire contemporaneamente lo sviluppo di malattie diverse, il
bersaglio deve essere l’invecchiamento stesso”.
.

(AGI) – Manila, 6 lug. – Le autorita’ filippine hanno
confermato un secondo caso di Mers, la nuova sindrome
respiratoria mediorientale. Si tratta di un uomo di 36 anni
arrivato nelle Filippine da Dubai. L’uomo si e’ ammalato lo
scorso due luglio ed e’ stato subito ricoverato in isolamento
presso il Research Institute of Tropical Medicine di
Muntinlupa, a 30 chilometri da Manila. Ora le autorita’ stanno
cercando di rintracciare 200 persone entrate in contatto con il
paziente che presenta livelli bassi del virus e che ora si sta
riprendendo. La prima persona risultata positiva al coronavirus
nelle Filippine e’ stata un’infermiera rientrata dall’Arabia
Saudita a febbraio. La Mers, per cui oggi non si conosce una
cura, ha ucciso quasi 500 persone in tutto il mondo. La Corea
del Sud e’ il paese che ha registrato il maggior numero di casi
di Mers: 185 persone sono risultate positive al virus, di cui
33 sono poi decedute. (AGI)

(AGI) – Roma, 6 lug. – Arriva in Italia un farmaco specifico
contro l’Ipercolesterolemia Familiare Omozigote (HoFH), una
malattia rara causata da un difetto genetico che altera la
funzione del recettore responsabile della rimozione del
“colesterolo cattivo” dal sangue. Il farmaco e’ il
“lomitapide”, sviluppato dalla societa’ biofarmaceutica
statunitense Aegerion Pharmaceuticals, che ha ricevuto
l’autorizzazione ufficiale per la commercializzazione in Italia
con la pubblicazione delle decisioni dell� AIFA, Agenzia
Italiana del Farmaco, sulla Gazzetta Ufficiale. “L’arrivo di
questo farmaco con un’indicazione specifica e’ un risultato che
ci consente di guardare avanti con maggiore ottimismo”, ha
commentato in una nota dell’Osservatorio Malattie Rare Savino
Vignaroli, presidente dell’Associazione Nazionale
Ipercolesterolemia Familiare, con sede a Roma. “Ci auguriamo
che, ora che c’e’ un trattamento, sempre piu’ medici siano
stimolati a conoscere meglio la patologia e a fare una corretta
e veloce diagnosi di questa malattia”, ha aggiunto.
.

(AGI) – Roma, 6 lug. – PTC Therapeutics, azienda biotech
americana impegnata nella ricerca, sviluppo e
commercializzazione di nuove terapie orali per il trattamento
di patologie gravi, invalidanti e potenzialmente letali, ha
annunciato il suo ingresso in Italia e l’apertura della sua
sede a Roma. Grazie al suo expertise nei meccanismi biologici
dell’RNA, PTC Therapeutics ha una robusta pipeline di farmaci
in sviluppo in diverse aree terapeutiche, tra cui malattie
genetiche rare, malattie infettive e oncologia. “PTC
Therapeutics collabora da molti anni con le Istituzioni e
Centri di eccellenza italiani attraverso progetti di ricerca e
studi clinici”, ha commentato in una nota Roberto Florenzano,
Vice President & General Manager Italia di PTC Therapeutics.
.

(AGI) – Roma, 6 lug. – Gli italiani sottovalutano i pericoli
del fumo passivo. E’ l’allarme lanciato dall’Associazione
italiana di oncologia medica (Aiom) che, insieme a WALCE (Women
Against Lung Cancer in Europe) e alla Fondazione Insieme contro
il Cancro, ha organizzato il primo tour nazionale di
sensibilizzazione sui danni del fumo passivo. Si tratta di un
progetto che prevede la distribuzione di opuscoli, sondaggi fra
medici, cittadini e pazienti e un tour di incontri pubblici in
8 Regioni italiane.La sesta tappa dell’iniziativa si terra’ il
9 luglio presso la Sala Consiglio Istituto Nazionale Tumori
“Fondazione G. Pascale” di Napoli. Il cancro al polmone e’ una
delle neoplasie piu’ diffuse in Italia. “Nel 2014 abbiamo avuto
in Campania piu’ di 3.800 nuovi casi (40mila in tutta Italia).
I fumatori – hanno spiegato gli oncologi – corrono un rischio
fino a 14 volte superiore rispetto ai non tabagisti di
sviluppare il tumore. Respirare le sigarette altrui aumenta il
pericolo di insorgenza. Ma 8 italiani su 10 ignorano che il
fumo passivo provoca la malattia”.
.

(AGI) – Milano, 6 lug. – I disturbi tipici della dislessia non
riguardano soltanto la lettura ma anche la motricita’, cioe’
l’esecuzione di movimenti ritmici e coordinati. E’ il risultato
al quale sono arrivati i ricercatori del dipartimento di
Psicologia dell’Universita’ di Milano-Bicocca in uno studio
pubblicato sulla rivista Human Movement Science. I risultati
hanno mostrato che nei bambini affetti da dislessia evolutiva
la durata relativa di scrittura di ciascuna singola lettera che
compone una parola non e’ costante ma varia in funzione della
dimensione e velocita’ della parola scritta. Secondo i
ricercatori, il fatto che i bambini con dislessia non seguano
il principio dell’omotetia, cioe’ la capacita’ di mantenere
costanti i tempi di scrittura di ogni lettera, dimostra che il
disturbo riguarda anche la motricita’, alla quale e’ riferibile
la mancanza di ritmo nella scrittura. La ricerca ha coinvolto
77 bambini con un’eta’ fra i 7 anni e mezzo e i 12 anni: 17
bambini con una diagnosi di dislessia evolutiva, 21 bambini con
una diagnosi sia di dislessia sia di disgrafia e 39 bambini a
sviluppo tipico (ovvero senza diagnosi di dislessia o
disgrafia). Ai partecipanti e’ stato chiesto di scrivere a mano
con un’apposita penna digitale la parola “b-u-r-l-e” in diverse
condizioni sperimentali (in modo spontaneo, usando lettere
maiuscole, accelerando la velocita’ di scrittura o cambiando le
dimensioni) su un foglio appoggiato su una tavoletta grafica.
Per poter registrare le proprieta’ cinematiche del gesto
grafico, l’ateneo milanese ha creato e realizzato un software,
Digital Draw, che potra’ essere impiegato in futuro anche per
altri studi riguardanti la scrittura e, piu’ in generale, il
gesto grafico. “I risultati di questa ricerca � hanno spiegato
Maria Teresa Guasti e Natale Stucchi, autori dello studio –
suggeriscono per la prima volta che la dislessia non e’ solo un
problema di lettura, ma anche un problema riguardante gli
aspetti ritmici della scrittura. Questo problema deriva da una
difficolta’ nell’eseguire una sequenza fluida di movimenti. Per
aiutare chi e’ affetto da dislessia a mantenere un
comportamento ritmico potrebbe essere utile un’educazione
specifica al ritmo attraverso la pratica musicale”.
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(AGI) – Washington, 3 lug. – Triste ma efficace risposta alle
campagne che dilagano negli usa contro i vaccini, da ultimo
ieri l’attore Jim Carrey. Una donna e’ morta di morbillo non in
un remoto villaggio asiatico o africano, ma nello Stato di
Washington, sulla costa orientale statunitense.
Secondo quanto riferiscono i medici si tratta della prima
vittima di morbillo in 12 anni, una malattia estremamente
contagiosa ma raramente letale. Secondo i dati del Centro per
il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (Cdc) di Atlanta
nel 2015 ci sono stati finora 176 casi di morbillo in tutti gli
Stati Uniti dove molti molti genitori si oppongono l’obbligo di
vaccinazione.
L’ultima mini-epidemia di morbillo si e’ registrata lo
scorso anno a Disneyland in California con oltre 100 persone
contagiate.

(AGI) – Roma, 3 lug. – Il peso dell’obesita’ non si misura solo
sulla bilancia: obesita’ e sovrappeso sono infatti responsabili
di una spesa annuale a carico del Sistema sanitario nazionale
pari a circa 4,5 miliardi, a cui si aggiungono altri 4,5
miliardi di costi non sanitari, come ad esempio la perdita di
produttivita’, l’assenteismo e la mortalita’ precoce. Ben un
terzo della spesa per l’obesita’ a carico della sanita’
pubblica e’ imputabile a una malattia strettamente collegata:
il diabete. Un quadro che rischia di divenire insostenibile
quello delineato all’Italian Barometer Diabetes Forum, in
svolgimento a Roma.
“In termini assoluti, un obeso severo o molto severo costa
450-550 euro in piu’ all’anno rispetto a una persona
normopeso”, ha detto Antonio Nicolucci, Coordinatore del Data
Analysis Board di IBDO Foundation. La maggior parte di questa
spesa e’ da attribuire ai ricoveri in ospedale. In termini di
costi, e’ tuttavia importante sottolineare come l’impatto
maggiore sia determinato dai gradi meno severi di obesita’ e
dal sovrappeso: una persona sovrappeso costa al sistema
sanitario nazionale “37,4 euro all’anno in piu’ rispetto a un
normopeso, ma in Italia se ne contano ben 21 milioni, portando
a un eccesso di spesa sanitaria per queste persone di oltre 780
milioni di euro annui. Un importante contributo al costo
dell’obesita’ e’ determinato dalla presenza di diabete. “Il
sovrappeso e l’obesita’ rappresentano infatti la causa
principale di diabete di tipo 2, a sua volta associato ad un
piu’ elevato rischio di malattie cardiovascolari. In
particolare, al di sotto dei 55 anni l’obesita’ grave aumenta
di 16 volte il rischio di avere il diabete. Sopra i 65 anni la
prevalenza di diabete passa dal 12,5 per cento fra i normopeso
al 38,7 per cento fra i grandi obesi”, ha aggiunto Nicolucci.
(AGI)
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(AGI) – Washington, 3 lug. – Un vaccino sperimentale ha
impedito completamente al virus dell’Hiv di infettare la meta’
della scimmie a cui e’ stato iniettato. I risultati, riportati
dalla rivista Science, sono stati cosi’ entusiasmanti da
spingere la Johnson & Johnson a testare il vaccino sulle
persone. Il trial internazionale e’ ora in corso su 400
volontari sani negli Stati Uniti, in Africa orientale e in
Thailandia. E prevede la somministrazione di una proteina
purificata di superficie dell’Hiv che dovrebbe provocare una
forte risposta immunitaria. La Johnson & Johnson sta
utilizzando la stessa strategia con il vaccino contro l’Ebola,
ora in fase iniziale di sperimentazione sugli esseri umani. I
ricercatori sperano che il vaccino dell’Hiv funzioni ancora
meglio sugli umani di quanto abbia fatto sulle scimmie.
Tuttavia, anche se dovesse funzionare solo sulla meta’ delle
persone “potrebbe avere un enorme impatto sulla salute
pubblica”, ha sottolineato Paul Stoffels, direttore scientifico
della Johnson & Johnsons. Se tutto andra’ come previsto, i
ricercatori prevedono di passare alla fase 2 nei prossimi 18-24
mesi per capire quanto bene funziona il vaccino alla dose
prescritta.
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