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(AGI) – Cagliari, 21 lug. – “Siamo geneticamente predisposti a
scegliere certi alimenti e a evitarne altri”. La rivista
scientifica internazionale Plos One pubblica i lavori dello
staff di Iole Tomassini Barbarossa, studiosa dell’universita’
di Cagliari che collabora con la Rutgers University del New
Jersey (Usa). L’esito del lavoro e’ stato pubblicato con il
titolo “Dose-Dependent Effects of L-Arginine on PROP Bitterness
Intensity and Latency and Characteristics of the Chemical
Interaction between PROP and L-Arginine”. “Un aspetto
interessante di come la fisiologia del senso del gusto possa
influenzare le scelte alimentari di ciascun individuo e di come
si possa intervenire sul gusto di un alimento sono gli
argomenti della nostra ricerca”, spiega la
ricercatrice.”Ciascun individuo – spiega Iole Tomassini
Barbarossa – e’ geneticamente predisposto a scegliere certi
alimenti e a evitarne altri”. In due recenti lavori pubblicati
sulla rivista Plos One la studiosa ha mostrato che alcune
proteine salivari, interagendo con le sostanze chimiche degli
alimenti, possono favorirne la percezione gustativa e che
questa azione facilitante dipende da specifici aminoacidi
presenti nella sequenza di queste proteine. Nell’ultima sua
pubblicazione, sempre su Plos One, scaturita dalla
collaborazione tra competenze di fisiologia, chimica e
biochimica dell’Universita’ di Cagliari e il Department of Food
Science of Rutgers University, viene dimostrato che queste
proteine salivari ed, in particolare l’aminoacido Arginina
“sono in grado di aumentare la percezione gustativa in
relazione alla loro concentrazione nella saliva e che la loro
supplementazione puo’ aumentare la percezione gustativa in
maniera dose dipendente soprattutto nelle persone che ne sono
mancanti fisiologicamente”. Inoltre, in questo lavoro viene
dimostrato che queste molecole nella saliva svolgono la
funzione di “carriers” che legandosi alle sostanze chimiche
degli alimenti sono in grado di veicolarle verso i siti
recettore delle cellule gustative favorendone cosi’ la
percezione. “La supplementazione di molecole semplici, come
l’Arginina, potrebbe essere – aggiunge la docente dell’ateneo
cagliaritano – una strategia per modificare selettivamente le
risposte gustative e potrebbe aprire le frontiere nelle moderne
‘Food sciences’ per la realizzazione di cibi che, combinando i
valori edonistici con quelli dietetici, sono destinati a
pazienti spesso costretti a menu’ punitivi e privi di gusto”.

(AGI) – Vancouver, 21 lug. – Sta bene da 12 anni senza
medicinali una 18enne francese infetta dalla nascita dal virus
Hiv. Il caso e? stato illustrato durante una conferenza
sull?Aids a Vancouver dai medici dell?istituto Pasteur di
Parigi dove la giovane era stata sottoposta ad una terapia
intensive contro l?Aids nei primi anni della sua vita. La
giovane non e? considerata guarita ma il caso alimenta speranze
sulla possibilita’ di cura dell?Aids perche? non era mai
accaduto prima che il virus non si ripresentasse per un periodo
cosi? lungo di tempo in assenza di cure. La giovane aveva
contratto il virus dalla madre, malata di Hiv. Quando aveva 6
anni i genitori decisero improvvisamente di interrompere le
cure per sei mesi e da allora il virus non si e? piu?
ripresentato.(AGI)

(AGI) – Roma, 21 lug. – Nel 2014 diminuisce del 3% il consumo
di antibiotici, mentre la spesa si riduce del 2,8%. I maggiori
consumi in Campania, Puglia, Calabria e Basilicata, mentre
nella Provincia autonoma di Bolzano, in Liguria, in Friuli
Venezia Giulia e nel Veneto si registrano i consumi piu’ bassi.
Le categorie maggiormente impiegate sono state le penicilline,
seguite da macrolidi e chinoloni. E’ quanto si legge nel
Rapporto OsMed 2014 dell’Aifa, presentato questa mattina a
Roma.
Dall’analisi dei dati della Medicina Generale e delle Asl,
e’ emerso un miglioramento dei livelli di aderenza rispetto
allo scorso anno per i farmaci antipertensivi (+0,2%) e per gli
antidepressivi (+0,7%); per questi ultimi si registra inoltre
una diminuzione della percentuale dei pazienti che li assumono
in maniera occasionale (-1,6%). Persistono ampie aree di
inappropriatezza nell’uso degli antibiotici e dei farmaci per i
disturbi ostruttivi delle vie respiratorie. Le analisi
confermano il trend di forte crescita dei pazienti in
trattamento con farmaci antianemici biosimilari (+54,6%
rispetto al 2013), mentre si registra un’importante inversione
di tendenza nell’uso degli inibitori di pompa fuori dai criteri
di rimborsabilita’ Aifa (-7,2% rispetto al 2013). (AGI)

(AGI) – Londra, 21 lug. – Nel tuorlo delle uova potrebbe
celarsi un antidoto per curare l’intolleranza al glutine. Uno
studio della University of Alberta (Canada) ha scoperto che gli
anticorpi presenti nel tuorlo potrebbero essere usati per
rivestire il glutine che passa attraverso il corpo, prevenendo
l’irritazione dell’intestino tenue. Ora gli scienziati, come
riporta il quotidiano britannico Daily Mail, hanno creato una
pillola in grado di fare questo, che puo’ essere presa prima di
un pasto in modo che i celiaci possano mangiare qualsiasi cosa
vogliano. “Questo supplemento – ha spiegato Hoon Sunwoo, autore
principale dello studio – si lega al glutine nello stomaco e
contribuisce a neutralizzarlo, fornendo quindi una difesa
all’intestino tenue e limitando i danni causati dalla gliadina.
La nostra speranza e’ che questo supplemento migliori la
qualita’ della vita di coloro che hanno la celiachia e
l’intolleranza al glutine”. I celiaci sono ipersensibili alle
gliadine e alla glutenina, due gruppi principali di proteine
presenti negli alimenti, che irritano il rivestimento
dell’intestino tenue. L’intestino tenue e’ dotato di villi,
tessuti che assorbono vitamine, minerali e zuccheri. Quando i
celiaci consumano il glutine, la gliadina e e la glutenina
possono danneggiare i villi, portandoli all’atrofizzazione e
impedendo quindi l’assorbimento dei nutrienti. Di conseguenza,
poco dopo aver mangiato alimenti ricchi di glutine, i celiaci
possono sviluppare diarrea grave e vomito, che possono durare
per diversi giorni. La malattia e’ principalmente genetica: il
90 per cento dei celiaci e’ portatore di un gene specifico,
noto come HLA-DQ2. Non esiste una cura. L’unico trattamento
possibile e’ quello di evitare gli alimenti che contengono
gliadina e glutenina. Tuttavia, Sunwoo spera che il tuorlo
possa fornire un po’ di sollievo ai celiaci. Al momento il
supplemento, sviluppato con IGY Inc e Vetanda Group, deve
ancora essere testato. Se il trial previsto per quest’anno
avra’ successo, la nuova pillola potrebbe essere disponibile in
Canada entro il 2018. (AGI)

(AGI) – Londra, 21 lug . – E’ possibile che la dieta liquida
possa invertire il diabete di tipo 2 o ridurre il bisogno di
insulina. A testare questa ipotesi e’ un gruppo di ricercatori
dell’Imperial College di Londra, come riporta il Daily Mail. In
uno studio di tre mesi gli studiosi valuteranno i benefici di
questa dieta a basso contenuto calorico su 90 pazienti che
soffrono di diabete di tipo 2 da lungo tempo e che assumono
insulina. La meta’ dei soggetti seguira’ la dieta liquida con
minestre e frullati, seguita da una graduale introduzione di
cibo. In pratica, riceveranno solo 800 calorie al giorno. Gli
altri 45 pazienti invece dovranno attenersi a una dieta a basso
contenuto calorico, circa 1.700 calorie al giorno e un regolare
esercizio fisico. Tutti i pazienti verranno monitorati per un
anno e il loro indice di massa corporea verra’ misurato ogni
mese. Precedenti ricerche hanno rilevato che diete fortemente
ipocaloriche possono potenzialmente invertire il diabete di
tipo 2, se diagnosticato da poco tempo (entro 4 anni). Ora con
il nuovo studio si vuole indagare piu’ a fondo. “Le diete a
basso contenuto calorico – ha detto Adrian Brown, ricercatore
che coordinera’ il nuovo studio – potrebbero trasformare il
trattamento del diabete e fornire un trattamento senza farmaci
che puo’ addirittura invertire la condizione. Speriamo che
questo studio, il piu’ grande nel suo genere fino ad oggi, ci
fornira’ un’ulteriore prova dell’efficacia di questo nuovo
approccio”. (AGI)

(AGI) – Londra, 20 lug. – I divani troppo comodi, quelli con
rivestimenti morbidi, possono provocare il mal di schiena. Una
ricerca riportata dal quotidiano Daily Mail, che ha coinvolto
2mila persone, ha rilevato che una persona si cinque ha
problemi di schiena a seguito dell’acquisto di divani con
“seduta morbida”. Infatti, anche sei divani morbidi possono
sembrare piu’ comodi, su lungo periodo posso provocare danni
alla schiena e alla postura. “Stare seduti comodamente puo’
sembrare un’attivita’ umana molto semplice, ma in realta’
sedersi comodamente richiede un buon sostegno per la schiena e
la postura”, ha detto Richard Evans, fisioterapista della The
Back and Body Clinic di Northampton, nel Regno Unito. “Divani e
sedie imbottite possono incoraggiare una cattiva postura – ha
continuato – perche’ non danno alla spina dorsale e al collo il
supporto necessario”. Tra le altre cause del mal di schiena
rilevate dalla ricerca ci sono i tacchi alti (22 per cento), le
borse a tracolla grandi (47 per cento) e l’abitudine a
incurvarsi sullo smartphone (47 per cento). (AGI)

(AGI) – Rho (Milano), 20 lug. – Una corretta alimentazione
negli anziani aiuterebbe a contenere le patologie croniche e a
migliorare i parametri vitali, comportando anche un risparmio
per la spesa sanitaria. E’ in questo senso che oggi, a Expo
Milano 2015, nell’ambito di uno dei workshop organizzati dal
Ministero della Salute, il medico della Asl di Perugia,
Giovanni Antonelli, ha parlato dell’alimentazione come “terapia
a costo zero. Nei casi di malnutrizione – ha spiegato -, a
seconda che si tratti di denutrizione o alimentazione
eccessiva, il riacquisto o la perdita di una percentuale tra il
5 e il 10% del peso corporeo avrebbe degli immediati benefici.
Di fronte a una malnutrizione per difetto, si ridurrebbero
morbilita’ e mortalita’, mentre nel caso di obesi, si avrebbe
un significativo miglioramento di parametri come pressione
arteriosa, frequenza cardiaca, glicemia e colesterolo”.Se i
consigli per individuare quale sia la corretta alimentazione
restano quelli abbastanza validi in generale, tanto che
l’esperto parla di “regole di buonsenso”, come nutrienti
presenti in tutti i pasti, alto consumo di frutta e verdura,
l’attenzione a mantenersi idratati, per quanto riguarda gli
anziani, l’accento va posto soprattutto su difficolta’
specifiche negli anziani ad osservare i consigli.
“L’invecchiamento – ha spiegato Antonelli – tende a generare
delle modificazioni parafisiologiche nel corpo umano con forte
riduzione della massa muscolare, aumento del tessuto adiposo,
diminuita percezione del segnale di sete e precoce senso di
sazieta’ che possono esporre il soggetto anziano a rischi
concreti di malnutrizione. Spesso poi gli anziani hanno
problematiche concrete che li allontanano dalle buone abitudini
alimentari, spesso vivono soli, senza molte disponibilita’
economiche e limitati da problematiche come l’assenza di
dentatura. Per questo si puo’ aiutarli facendogli trovare il
cibo giusto in casa e possibilmente gia’ disponibile nelle
conformazioni a loro adatte, quindi magari sminuzzato o
tritato. Per l’idratazione, e’ bene dotarli di una loro propria
bottiglia, spingendoli a consumarla durante il giorno, in modo
da avere anche il colpo d’occhio di quanto hanno effettivamente
bevuto”. La corretta alimentazione nell’anziano e’ un aspetto
che il Ministero della Salute invita a considerare puntualmente
sia nell’assistenza domiciliare che nelle condizioni di
ricovero in residenze: nelle linee di indirizzo emanate per la
ristorazione ospedaliera e collettiva e’, infatti, prevista la
valutazione nutrizionale dell’assistito, in quanto elemento
inserito a pieno titolo nei percorsi di diagnosi e cura. (AGI)

(AGI) – Washington, 20 lug. – Non c’e’ alcun legame tra la
terapia a base di testosterone e lo sviluppo di coaguli di
sangue nelle vene. A dimostrarlo e’ stato un gruppo di
ricercatori della The University of Texas Medical Branch di
Galveston in uno studio pubblicato sulla rivista Mayo Clinic
Proceedings. Il tromboembolismo venoso (Tev) e’ una malattia in
cui si formano coaguli di sangue nelle vene, intasandole. Le
forme piu’ comuni sono la trombosi venosa profonda, che si
verifica spesso nelle gambe, e l’embolia polmonare, che e’ un
coagulo nei polmoni. La Tev e’ la terza malattia
cardiovascolare piu’ comune, dopo l’infarto e l’ictus. Non
molto tempo fa questa patologia e’ stata associata ai
trattamenti a base di testosterone. Tanto che nel 2014 la
Federal Drug Administration ha richiesto ai produttori di
aggiungere sull’etichetta dei loro prodotti a base di
testosterone un avvertimento sui potenziali rischi di Tev. I
timori si basavano essenzialmente su “case report” e non su
studi comparativi su larga scala. Ora i ricercatori hanno
pubblicato uno studio che ha coinvolto 30.572 uomini con
un’eta’ uguale o superiore ai 40 anni, che hanno ricevuto una
diagnosi di Tev, che hanno ricevuto un farmaco anticoagulante o
un filtro cavale intravascolare nei 60 giorni successivi alla
diagnosi. Dai risultati e’ emerso che non c’e’ alcuna
associazione tra la terapia a base di testosterone e il Tev.
Secondo i ricercatori, queste conclusioni dovrebbero
rassicurare gli uomini a cui viene prescritta una terapia per
sopperire alla carenza di testosterone e i medici che fino ad
oggi sono stati restii a prescriverla. (AGI)

(AGI) – New York, 20 lug. – L’assunzione di antibiotici
nell’infanzia puo’ aumentare il rischio di sviluppare l’artrite
giovanile. Almeno questo e’ quanto emerso da uno studio degli
Usa, condotto dalla Rutgers University, dalla University of
Pennsylvania e dal Nemours A.I. duPont Hospital for Children. I
risultati sono stati pubblicato sulla rivista Pediatrics. I
ricercatori hanno rilevato che i bambini che hanno ricevuto
antibiotici hanno anche avuto il doppio delle probabilita’ di
sviluppare l’artrite giovanile. E piu’ cicli di antibiotici
hanno seguito e piu’ elevato e’ risultato il rischio associato.
L’artrite giovanile e’ una malattia autoimmune che comporta
l’infiammazione cronica delle articolazioni e degli occhi.
Questa patologia puo’ causare dolore, perdita della vista e
disabilita’. Si stima che la genetica sia responsabile solo di
un quarto dei casi di bambini con artrite, il che significa che
potrebbero esserci fattori ambientali che svolgono un ruolo
importante nell’insorgenza della malattia. I ricercatori hanno
cosi’ deciso di analizzare il possibile legame con l’uso di
antibiotici, gia’ associati in precedenti studi ad altre
malattie autoimmuni. Utilizzando un database con informazioni
su oltre 11 milioni di persone nel Regno Unito, gli studiosi
hanno confrontato i dati dei bambini con artrite giovanile con
coetanei sani. Dei circa 450mila bambini studiati, 152 hanno
ricevuto una diagnosi di artrite giovanile. Dopo aver tenuto
conto di altri fattori potenzialmente influenti, i ricercatori
hanno rilevato che i bambini che hanno ricevuto prescrizioni di
antibiotici avevano piu’ probabilita’ di sviluppare la
patologia autoimmune. Inoltre, gli studiosi hanno anche
scoperto che le infezioni del tratto respiratorio superiore
trattate con gli antibiotici sono risultate piu’ fortemente
associate all’artrite giovanile. “Questo e’ un indizio molto
importante circa l’eziologia di questa malattia grave e
potenzialmente paralizzante. Se confermato, avremo anche un
mezzo per la prevenzione”, ha detto Brian Strom, uno degli
autori dello studio. (AGI)

(AGI) – Roma, 20 lug. – Non esistono differenze cliniche o
comportamentali tra i bambini autistici con selettivita’
alimnetare e senza. Hanno infatti lo stesso quoziente
intellettivo, stessi problemi e stesse abilita. Il rifiuto di
alcuni o di molti cibi, quindi, non accresce ne’ e’ determinato
dalla gravita’ della patologia. Queste, in estrema sintesi, le
conclusioni di uno studio dell’Ospedale Pediatrico Bambino
Gesu’ di Roma, pubblicato sulla rivisat Appetite.La
selettivita’ alimentare e’ un problema rilevante tra chi e’
affetto da autismo, interessa infatti 1 bambino su 2. La
selettivita’ e’ un comportamento alimentare atipico che porta i
bambini a discriminare i cibi in base a parametri diversi.
Riguarda circa il 30 per cento della popolazione pediatrica
generale. Tra i bambini con sindrome dello spettro autistico la
percentuale cresce considerevolmente: oltre il 50 per cento,
infatti, seleziona gli alimenti in base a forma, colore e
consistenza, rendendo il pasto un momento difficile che puo’
incidere sul loro benessere e su quello della famiglia. A
questo problema i ricercatori hanno dedicato uno studio
specifico, il primo a indagare le differenze tra bambini
autistici con selettivita’ alimentare e senza selettivita’. E’
stato condotto su un gruppo di 158 bambini e ragazzi tra i 3 e
i 18 anni con sindrome dello spettro autistico, la meta’ dei
quali con abitudini alimentari molto particolari. Nella ricerca
sono stati coinvolti anche i genitori. Dallo studio e’ emerso
che non esistono differenze cliniche o comportamentali tra i
bambini autistici selettivi e non selettivi. Si e’ scoperto,
invece, che la selettivita’ incide significativamente sulla
percezione che i genitori hanno della gravita’ della malattia
del proprio figlio. A parita’ di condizioni cliniche tra i due
gruppi, i bambini selettivi vengono ritenuti da mamma e papa’
piu’ problematici rispetto a quelli non selettivi e per questo
motivo vengono trattati in modo diverso. Alla luce di quanto
emerso dall’indagine, i ricercatori del Bambino Gesu’ stanno
sviluppando nuove modalita’ di trattamento destinate alle
famiglie con bambini autistici selettivi. La seconda fase dello
studio puntera’ infatti sul “parent training”: una serie di
tecniche comportamentali da insegnare ai genitori per
prepararli a gestire il momento complicato del pasto, far
alimentare in maniera adeguata i figli e migliorare l’approccio
al problema abbassando la soglia di preoccupazione e di ansia.

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