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(AGI) – Washington, 19 ago. – Disco verde negli Stati Uniti al
“viagra femminile”, la prima pillola per stimolare il desiderio
sessuale delle donne. La Food and Drug Administration americana
ha dato il via libera finale alla “pillola rosa”, prodotta
dalla Sprout Pharmaceuticals nella Carolina del Nord. Sara’
commercializzata con il nome di Addyi. E’ un medicinale
chiamato filibanserina che si prende prima di andare a letto e
agisce a livello cerebrale sui neurotrasmettitori legati
all’eccitazione, alzando i livelli di dopamina e serotonina.
“Questo via libera offre alle donne che soffrono per il loro
basso desiderio sessuale un’opzione di cura approvata”, ha
commentato Janet Woodcook, direttrice del centro di valutazione
e ricerca sui medicinali (Cder) della Food and Drug
Administration. “I pazienti devono rendersi conto pienamente
dei rischi associati all’utilizzo di Addyi prima di prendere in
considerazione il trattamento”, ha tuttavia avvertito la
Woodcook indicando tra i possibili effetti collaterali
l’abbassamento della pressione e la perdita di coscienza.
Originariamente prodotta dalla tedesca Boehringer Ingelheim, la
controversa “pillola rosa” era stata bocciata per ben due
volte dalla Fda, nel 2010 e nel 2013, prima dell’attuale
approvazione legata anche alle pressioni delle lobby che hanno
accusato l’autorita’ sui farmaci Usa di discriminare le donne
rispetto alla possibilita’ di controllare la loro vita
sessuale. “E’ stato un viaggio significativo quello che ci ha
portati a questo momento memorabile”, ha esultato il Ceo della
Sprouts Frarmaceuticals, Cindy Whitehead, in una nota. Il
farmaco sara’ venduto dietro prescrizione medica dal prossimo
17 ottorbre.
.

(AGI) – New York, 18 ago. – Si dice che il primo amore non si
scorda mai. Ora un gruppo di ricercatori dell’Universita’ di
Denver sembra aver scoperto il perche’. In uno studio
pubblicato sulla rivista Child Development, i ricercatori hanno
trovato che gli adolescenti innamorati sono piu’ soggetti a
problemi psicologici, che possono sfociare in depressione e in
comportamenti a rischio, come l’abuso di alcol, rispetto a
coloro che evitano il romanticismo. Per arrivare a queste
conclusioni i ricercatori hanno seguito 200 adolescenti di 16
anni per nove anni. I ragazzi sono stati invitati a compilare
un questionario riguardante le loro relazioni sentimentali e su
emozioni, come ansia, depressione, isolamento sociale, ecc.
Sono stai inoltre intervistati circa il consumo di droga e
alcol e sulla soddisfazione generale del loro rapporto. I
ricercatori hanno poi esaminato i meccanismi di sostegno del
rapporto, ovvero come ci si conforta e ci si incoraggia l’uno
con l’altro. “Abbiamo scoperto che i rapporti che sono piu’
solidali e soddisfacenti, e quelli che hanno avuto interazioni
meno negative, sono state associati a un miglior adattamento
psicosociale, al di la’ degli effetti di essere semplicemente
in un rapporto”, ha detto Charlene Collibee, che ha coordinato
lo studio. “I nostri risultati – ha aggiunto Wyndol Furman,
coautore dello studio – sottolineano l’importanza degli aspetti
romantici durante lo sviluppo e ci dicono se dovremmo essere
preoccupati, non solo se un adolescente o giovane ha una
relazione sentimentale, ma anche della qualita’ del rapporto”.

(AGI) – Washington, 18 ago. – Bere quattro tazzine di caffe’ al
giorno possono aiutare a combattere il cancro intestinale. Uno
studio del Dana Farber Cancer Institute di Boston ha scoperto
che gli uomini e le donne che hanno bevuto 4-5 caffe’ al giorno
avevano un rischio dimezzato di sviluppare una recidiva. Stando
ai risultati pubblicati sul Journal of Clinical Oncology, la
caffeina riduce l’infiammazione di cui si nutre il cancro. In
particolare, i ricercatori hanno scoperto che il consumo di 460
mg di caffeina al giorno riducono del 42 per cento le
probabilita’ di soffrire di recidiva. Inoltre, 4-5 caffe’ al
di’ sembrerebbero collegati a una diminuzione del 33 per cento
del rischio di morire per cancro o per qualsiasi altra causa.
Piccole quantita’ di caffeina, invece, hanno portato benefici
inferiori. “Abbiamo scoperto che i bevitori di caffe’ hanno un
rischio piu’ basso di recidiva e una significativamente
maggiore sopravvivenza e possibilita’ di guarigione”, hanno
detto i ricercatori.

(AGI) – Roma, 10 ago. – Sembra la cosa piu’ semplice del mondo,
invece la corretta conservazione di alimenti in frigorifero
deve rispondere a una serie di indicazioni, specie nei mesi
estivi, a partire da due principi che ai piu’ sfuggono: cambia
la temperatura in base alla zona all’interno del frigo, e non
tutti gli alimenti vanno conservati alla stessa temperatura.
Ecco perche’ il ministero della Salute, nell’ambito di Expo, ha
prodotto un decalogo ad hoc. Primo punto: verifica la
temperatura all’interno del tuo frigorifero. “Mantieni la
temperatura interna del frigorifero intorno ai 4-5 gradi (sulla
mensola centrale) – scrive il ministero – per conservare nel
modo migliore i tuoi cibi. Colloca il frigorifero lontano da
fonti di calore. Aprilo solo al bisogno e richiudilo in tempi
brevi”. Secondo: “Ricorda che ogni zona del frigorifero
mantiene temperature diverse. Il punto piu’ freddo del
frigorifero e’ la mensola piu’ bassa, subito sopra il cassetto
per le verdure (circa 2 gradi), mentre la parte meno fredda e’
rappresentata dallo sportello”. Terzo punto, non conservare gli
alimenti oltre la loro data di scadenza. Quarto: “Ricorda che
ogni alimento ha la sua “temperatura di conservazione”. Carne e
pesce devono sostare nella parte piu’ fredda (solitamente il
comparto piu’ in basso). Il pesce eviscerato e lavato, deve
essere consumato entro 24 ore. La carne ha tempi di
conservazione diversi a seconda del tipo di taglio e
composizione: deve essere consumata entro 24 ore se macinata,
entro 48 ore se di pollo o tacchino, entro 3 giorni nel caso di
affettati non confezionati e carne fresca in genere”. La parte
centrale (di solito 4-5 �C) e’ adatta a uova, latticini, dolci
a base di creme e panna e agli alimenti da conservare in
frigorifero “dopo l’apertura”. Nella zona a temperatura
maggiore (di solito il cassetto nella parte bassa) si
conservano le verdure e la frutta che possono essere
danneggiate da temperature troppo basse; vanno consumate
rapidamente per evitarne il deterioramento. – Quinto punto: il
frigorifero non e’ indicato per qualsiasi alimento. “Alcuni
alimenti non hanno bisogno di essere refrigerati, anzi,
potrebbero esserne danneggiati, come per esempio la frutta
esotica, gli agrumi (il freddo puo’ farli diventare amari), i
pomodori, i fagiolini, i cetrioli e le zucchine; il pane
diventa raffermo piu’ velocemente con le basse temperature”.
Sesto: non riporre mai in frigorifero alimenti caldi. Bisogna
lasciarli raffreddare completamente. Settimo: “Fai attenzione
alle cross-contaminazioni. Separa gli alimenti crudi da quelli
cotti o pronti per essere consumati: questo ti permettera’ di
evitare che microrganismi, eventualmente presenti nei primi,
vengano trasferiti ad alimenti che non subiranno piu’
trattamenti termici prima del consumo”. Ottavo: “Utilizza
contenitori puliti e chiusi. Evita di riporre gli alimenti
semplicemente su di un piatto: potresti vedere gocce di liquido
cadere da un ripiano a quello sottostante”. Nono: “Pulisci
regolarmente l’interno del frigorifero”, con prodotti specifici
o semplicemente acqua e bicarbonato e/o aceto. “Mantenere il
frigorifero pulito e senza accumuli di ghiaccio sulle pareti ne
assicura il perfetto funzionamento e il mantenimento della
temperatura di refrigerazione”. Decimo e ultimo punto: “non
cedere alla tentazione di fare scorte troppo abbondanti. Evita
di sovraccaricare il frigorifero con troppi alimenti: quando
fai la spesa ricorda sempre quanto puo’ contenere. L’aria
fredda al suo interno deve poter circolare liberamente intorno
ai cibi. Se non c’e’ sufficiente spazio tra i prodotti, l’aria
non riuscira’ a circolare e la corretta distribuzione della
temperatura verra’ ostacolata”. (AGI)

(AGI) – Torino, 10 ago. – Uno studio condotto dall’ospedale
Sant’Anna di Torino e dalla Fondazione IRCCS Policlinico San
Matteo di Pavia ha scoperto come prevenire nelle donne incinte
l’infezione da citomegalovirus, il principale agente infettivo
responsabile di sordita’ e ritardo psicomotorio congenito nel
feto. Lo studio, che ha coinvolto circa 9000 gestanti, si
prefiggeva di valutare l’efficacia e l’accettabilita’ di un
intervento basato sulla identificazione, all’inizio della
gravidanza, delle donne ad alto rischio di infezione e sulla
loro informazione. A queste e’ stato raccomandato di lavarsi
frequentemente le mani, non baciare i bambini piccoli sulla
bocca o sulla faccia, non condividere stoviglie, biancheria,
cibi e bevande. In generale, non portare alla bocca qualunque
cosa potesse essere stata nella bocca del bambino. I risultati
hanno dimostrato che, tra le donne non informate, 9 donne su
100 hanno contratto l’infezione mentre fra quelle informate,
sono 1 su 10 ha contratto il virus. Ogni anno in Italia circa 2
mila bambini nascono con l’infezione congenita. Il 10-20% di
questi bambini sviluppa sintomi piu’ o meno gravi nei primi
anni di vita, un numero analogo a quello dei nati con la
sindrome di Down.(AGI)

(AGI) – Roma, 10 ago. – Il ministro della Salute, Beatrice
Lorenzin, ha firmato il decreto che vieta le preparazioni
magistrali a scopo dimagrante contenenti i principi attivi
triac, clorazepato, fluoxetina, furosemide, metformina,
bupropione e topiramato. “Di queste sostanze – ricorda il
ministero – autorizzate singolarmente per diverse indicazioni
terapeutiche (come trattamento di ansia, depressione, diabete,
ipertensione e epilessia) viene spesso fatto un abuso,
utilizzando varie associazioni, per finalita’ meramente
estetiche”.Il decreto e’ stato adottato “su impulso
dell’Agenzia italiana del farmaco, che ha trasmesso al
ministero segnalazioni di sospetta reazione avversa della Rete
nazionale di farmacovigilanza”. Dalla segnalazione dell’Aifa e’
emerso che le preparazioni magistrali contenenti i principi
attivi in questione “singolarmente, ma piu’ spesso in
associazione combinata tra di loro quando utilizzati a scopo
dimagrante, hanno un rapporto beneficio-rischio estremamente
sfavorevole e possono essere pericolose per i soggetti che ne
fanno uso”.
“Il rischio che insorgano reazioni avverse – continua il
ministero – aumenta, poi, in relazione al numero di principi
attivi associati nella preparazione che possono causare anche
disturbi psichiatrici e reazioni a carico del sistema
cardiovascolare. A cio’ si aggiunge che tali combinazioni non
sono mai state studiate secondo sperimentazioni cliniche
regolari, risultano sprovviste di foglietto illustrativo e
scheda tecnica a cui il paziente possa fare riferimento per
informarsi sulle caratteristiche del prodotto e che la
documentazione disponibile sui singoli principi attivi non
garantisce la sicurezza degli stessi, quando sono somministrati
in associazione tra loro. E’ noto altresi’ che le reazione
avverse da preparazioni magistrali sono meno segnalate di
quelle dei farmaci”. Due i divieti introdotti dal decreto:
“medici e farmacisti non potranno rispettivamente prescrivere e
allestire preparazioni magistrali a scopo dimagrante contenenti
i principi attivi vietati, usati singolarmente o in
combinazione associata tra loro”; “non potranno essere
prescritte o allestite preparazioni magistrali che, a
prescindere dall’obiettivo terapeutico perseguito, contengano i
predetti principi attivi in combinazione associata”.
“Al fine di evitare comportamenti elusivi finalizzati
all’assunzione contestuale di piu’ principi attivi, viene
inoltre proibito a medici e farmacisti di prescrivere o
allestire per il medesimo paziente piu’ preparazioni magistrali
singole, contenenti ciascuna uno dei principi attivi
segnalati”.
Il provvedimento segue altri due decreti adottati dal
ministro Lorenzin (il 20 maggio e il 27 luglio 2015), dopo
segnalazione dell’Aifa, con i quali sono state bandite altre
due sostanze utilizzate nelle preparazioni magistrali a scopo
dimagrante: la fenilpropanolamina/norefedrina e la
pseudoefedrina.

(AGI) – Roma, 7 ago. – Un progetto dell’Istituto di scienze
neurologiche del Cnr per approfondire le correlazioni cliniche
e le evidenze di tipo genetico ed epigenetico nei soggetti che
hanno sviluppato gravi neuropsicopatologie comportamentali in
seguito a maltrattamenti e abusi subiti nell’infanzia e
nell’adolescenza. La violenza sui minori e’ una delle piu’
gravi emergenze umanitarie del nostro tempo. A confermarlo, i
dati dell’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale della
Sanita’: in Europa piu’ di 18 milioni di minori subiscono forme
di violenza. In Italia, ogni giorno, quattro bambini sono
vittime di abusi. Da un’analisi condotta su 16.000 segnalazioni
arrivate al Telefono Azzurro dal 2008 al 2013, 8.885 riguardano
forme di violenza: il 18,8% abusi psicologici e l’11% violenza
fisica (di cui il 63% percosse, il 3,8% violenza sessuale e il
10,5% trascuratezza). Le vittime sono nella maggior parte
bambine e adolescenti femmine (53%), percentuale che sale al
68,1% in caso di abusi sessuali. I ricercatori dell’Istituto di
scienze neurologiche del Consiglio nazionale delle ricerche
(Isn-Cnr) di Catania hanno avviato il progetto pilota
‘Maltrattamenti e abusi sui minori: correlazioni cliniche,
genetiche ed epigenetiche’. “Il fenomeno della violenza subita
nell’infanzia spesso provoca un modello ciclico di
comportamenti violenti che perdurano di generazione in
generazione”, spiega Enrico Parano, responsabile scientifico
del progetto e ricercatore Isn-Cnr. “Autorevoli review
scientifiche e studi statistico-epidemiologici hanno
definitivamente confermato che la frequenza degli individui
adulti responsabili di atti di violenza sessuale nei confronti
dei minori e’ maggiore in coloro che hanno subito a loro volta
atti simili, anche rispetto a quelli vittime di altro genere di
violenze. Inoltre e’ stato dimostrato che l’aumento di rischio
di reiterazione e’ molto variabile in relazione a modalita’ e
frequenza dell’abuso subito, ruolo intrafamiliare o
extrafamiliare dell’abusante, supporto medico, stato
socio-culturale, educazione scolastica e supporto
psicoterapeutico”. Il progetto mira in particolare ad
approfondire le correlazioni cliniche e le evidenze di tipo
genetico ed epigenetico nei minori che conseguentemente a
maltrattamenti e abusi hanno sviluppato gravi
neuropsicopatologie comportamentali, quali depressione,
disturbi post traumatici da stress e correlati come ansia,
panico e tendenza all’aggressivita’, sia verso se stessi che
nei confronti di terzi. “L’epigenetica e’ una nuova disciplina
della biologia che studia i cambiamenti indotti dai fattori
ambientali che, nonostante non modifichino la struttura del
Dna, vanno ad alterarne l’espressione”, conclude Parano.
“L’abuso su un minore provoca numerose alterazioni epigenetiche
e quindi lo studio di questi fenomeni e’ particolarmente utile
per la diagnosi e per la cura delle patologie correlate a
violenza sui minori. Il progetto consentira’ cosi’ l’attuazione
di nuove strategie preventive, diagnostiche e terapeutiche”.
.

(AGI) – Washington, 7 ago. – Una particolare proteina prodotta
da batteri sembra avere le caratteristiche giuste per fornire
nuovi farmaci che aiuterebbero le persone a smettere di fumare.
Ne sono convinti i ricercatori dello Scripps Research Institute
(TSRI) che in un articolo pubblicato sul Journal of American
Chemical Society hanno illustrato i risultati delle loro ultime
ricerche. “La nostra ricerca e’ nella fase iniziale del
processo di sviluppo del farmaco, ma lo studio ci dice l’enzima
ha le proprieta’ giuste per diventare alla fine un successo
terapeutico”, ha detto Kim Janda, membro dello Skaggs Institute
for Chemical Biology. L’idea alla base di una terapia
enzimatica potrebbe essere quella di cercare e distruggere la
nicotina prima che raggiunga il cervello, privando cosi’ la
persona della “ricompensa” e la dipendenza. “Il batterio e’
come un piccolo Pac-Man”, ha detto Janda. “Va avanti e mangia
nicotina”. I ricercatori hanno isolato l’enzima che permette
al batterio di digerire e distruggere la nicotina.
Successivamente ne hanno somministrato un po’ ad alcuni topi, e
hanno osservato che la nicotina scompariva del tutto dal
sangue, dopo appena nove minuti, invece delle tre ore
necessarie.
.

(AGI) – Washington, 7 ago. – Contrariamente a quanto
raccomandato da diverse istituzioni mediche e scientifiche,
prendere il Sole fa molto bene alla salute delle persone
perche’ permette all’organismo di produrre una adeguata
quantita’ di vitamina D. Ne sono convinti quelli del board
editoriale del Journal of the American College of Nutrition che
hanno deciso di pubblicare un consensus paper sviluppato dalla
GrassrootsHealth, un’organizzazione no-profit di ricerca sulla
salute pubblica, sotto la direzione di. Cedric Garland,
professore dell’Universita’ della California, San Diego, di
Robert P. Heaney, Professore di Medicina e di John A. Creighton
University professore emerito di Creighton University. “Gli
esseri umani si sono adattati per l’esposizione al sole nel
corso di migliaia di anni e da questo adattamento sono derivati
numerosi benefici fisiologici oltre alla vitamina D,” ha
dichiarato Carole Baggerly, direttore esecutivo di
GrassrootsHealth e co-autore del documento. “Questi benefici
superano di gran lunga quelli derivanti dalla assunzione di
vitamina D da integratori, e, pertanto, evitare il sole, come
viene raccomandato dalla US Surgeon General e da altre
istituzioni, mette inutilmente gli americani a rischio”.
.

(AGI) – Milano, 6 ago. – Sviluppare un farmaco anti-Alzheimer
basato sugli Amyposomes, le nanoparticelle, costruite e
brevettate dai ricercatori dell’Universita’ di Milano-Bicocca,
che nel modello animale hanno ripristinato la memoria e rimosso
dal cervello le placche della proteina ?-Amiloide che si
formano nella malattia di Alzheimer. E’ l’obiettivo del nuovo
spin-off AmypoPharma dell’Universita’ di Milano-Bicocca. Che si
e’ dato delle scadenze precise per raggiungere l’obiettivo: un
anno per ottenere l’autorizzazione del ministero della Salute e
tre anni per avviare e concludere le due fasi di
sperimentazione clinica sull’uomo. Per riuscire nell’impresa
AmypoPharma si e’ alleata con la societa’ svizzera Breslin AG,
specializzata nella ricerca di fondi da investire in progetti
nei campi biotech e salute. I fondi necessari a ottenere la
certificazione IND (Investigational New Drug) per il prodotto
Amyposomes e condurre a termine la sperimentazione clinica sono
stimati in circa 14 milioni di euro che i ricercatori del team
AmypoPharma contano di trovare anche tra gli investitori
italiani. Le azioni della start-up sono detenute al 71 per
cento dai docenti e ricercatori di Milano-Bicocca che hanno
sviluppato il brevetto, al 19.5 per cento da Breslin. L’Ateneo
partecipa con una quota del 5 per cento. Il Ceo e’ Francesca
Re, giovane ricercatrice di biochimica in Bicocca. ”Al momento
– spiega Massimo Masserini, ordinario di Biochimica
dell’Universita’ di Milano-Bicocca, socio di maggioranza dello
spin-off e coordinatore del progetto europeo NAD dal quale e’
nato il brevetto – non esistono farmaci competitor nella cura
dell’Alzheimer. Purtroppo i dati dell’Organizzazione mondiale
della sanita’ confermano che a livello mondiale le persone che
ne sono colpite sono in aumento, addirittura destinate a
raddoppiare rispetto ai 30 milioni attuali entro il 2040. Il
nostro progetto, se la sperimentazione clinica, come speriamo,
dara’ risultati positivi puo’ essere un esempio della capacita’
della ricerca di confrontarsi col mercato generando prodotti e
fatturato”. Date le loro caratteristiche e la capacita’ di
superare senza modificazioni la barriera tra sangue e cervello,
oltre che contro l’Alzheimer gli Amyposomes potrebbero essere
utilizzati anche nella cura di altre malattie
neurodegenerative. Il bersaglio terapeutico delle
nanoparticelle disegnate dai ricercatori dell’Universita’ di
Milano-Bicocca e’ la proteina ?-Amiloide. Nel modello animale
le nanoparticelle dopo tre settimane di trattamento, non solo
hanno rimosso le placche di ?-Amiloide dall’encefalo, ma hanno
anche favorito lo smaltimento dei frammenti di ?-Amiloide
tossica attraverso il circolo, da parte del fegato e della
milza. L’eliminazione dei depositi di ?-Amiloide a livello
cerebrale e’ stata associata ad un recupero delle funzioni
cognitive misurato con uno specifico test di riconoscimento
degli oggetti.

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