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Suona la prima campanella nelle scuole di tutta Italia e si moltiplicano gli allarmi per il presunto caos vaccini, alimentato da dichiarazioni, annunci di provvedimenti, polemiche, appelli. In realtà, al momento, le cose sono abbastanza definite: rimane in vigore la legge Lorenzin, quindi l'obbligo di 10 vaccini (anti-poliomelitica; anti-difterica; anti-tetanica; anti-epatite B; anti-pertosse; anti Haemophilusinfluenzae tipo B; anti-morbillo; anti-rosolia; anti-parotite; anti-varicella) per l'iscrizione a scuola, pena il non ingresso in classe per i bimbi fino ai 6 anni, e multe da 100 a 500 euro per i genitori dei ragazzi fino ai 16 anni.

Fin qui la legge Lorenzin, a cui si aggiunge l'indicazione contenuta nella circolare Grillo-Bussetti, datata 5 luglio 2018, che consente (non obbliga, e questo è un punto cruciale) agli istituti scolastici di "accontentarsi" dell'autocertificazione delle avvenute vaccinazioni. La legge infatti fissava al 10 luglio scorso la deadline per mettersi in regola e presentare alle scuole il certificato della Asl, mentre con la circolare questo termine di fatto viene "allentato". Una misura, si è sempre sottolineato dal Ministero, pensata per venire incontro soprattutto a chi, magari per cambi di residenza da una regione a un'altra o addirittura dall'estero, avesse ancora difficoltà a ottenere i certificati dall'azienda sanitaria di origine. Nessun condono mascherato, è dunque la posizione del dicastero retto da Giulia Grillo, ma solo una semplificazione burocratica che non libera affatto i genitori dall'obbligo.

Il nodo delle autocertificazioni

La circolare dispone che nelle Regioni in cui non è ancora entrata a regime l'anagrafe vaccinale, che sgrava i genitori dall'onere della documentazione da produrre, solo per l'anno scolastico 2018-19 i dirigenti scolastici "potranno ammettere i minorenni alla frequenza sulla base delle dichiarazioni sostitutive presentate entro il termine di scadenza per l'iscrizione". Nelle Regioni dove invece l'anagrafe vaccinale c'è l'autocertificazione andava presentata entro il 10 luglio, o in alternativa era sufficiente la richiesta di prenotazione delle vaccinazioni.

Le autocertificazioni saranno poi verificate dalle Asl, a cui è previsto che gli istituti scolastici inviino i dati. Difficile, insomma, che possano diventare un passepartout per saltare a piè pari l'obbligo vaccinale. Oltretutto, come detto, la circolare non obbliga i presidi, nè tantomeno i comuni (a cui fanno capo gran parte degli asili nido), ad accettare le autocertificazioni: in queste settimane molti sindaci hanno dichiarato di preferire comunque la versione "originale" della legge Lorenzin, con i certificati della Asl a provare l'avvenuta vaccinazione. Cosa perfettamente compatibile con la circolare stessa. Anche il singolo preside può decidere in tal senso. In ogni caso, ha sempre sottolineato anche il ministro dell'Istruzione Bussetti, la responsabilità di una dichiarazione falsa non ricade mai sui dirigenti scolastici: è sempre individuale.

Rimane il punto più controverso, ossia il fatto che con l'autocertificazione, almeno finché non vengono completate le verifiche della Asl, di fatto non si può essere certi se i bambini in classe siano vaccinati o meno. Punto su cui verte, tra le altre, la petizione su Change.org promossa da genitori di bimbi immunosoppressi – per i quali venire a contatto con un virus potrebbe essere anche fatale – che ha raggiunto le 300 mila firme. Di sicuro la situazione è provvisoria: il ddl di iniziativa parlamentare incardinato in Commissione Sanità al Senato prevede l'"obbligo flessibile", ossia una modulazione dell'obbligatorietà dei singoli vaccini regione per regione, in base alle coperture e ai dati epidemiologici. Mentre l'emendamento Lega-M5s al dl Milleproroghe, che semplicemente rinvia di un intero anno l'obbligo, sembra avviato su un binario morto, visto che la legge andrà in aula solo il 10 settembre e non sarà approvata prima di fine mese, quando ormai in tutta Italia i bambini saranno entrati in classe.

La dieta mediterranea è considerata la più salutare e seguirla tutti i giorni riduce del 10 per cento la mortalità da cancro. Per questo l'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) e la Fondazione Aiom lancia la campagna Cooking, Comfort, Care. L'obiettivo è promuovere a 360 gradi una nuova e corretta dieta tra i pazienti oncologici e il resto della popolazione.

Parte oggi e prevede un mini-sito web (su www.aiom.it e dal 10 settembre su www.fondazioneaiom.it) con notizie e informazioni sulla dieta mediterranea e la nutrizione del malato di cancro, una forte attività sui social media e la distribuzione di materiale informativo su tutto il territorio nazionale. Riprendono inoltre le pubblicazioni de Il Ritratto della Salute News, il primo free press elettronico della prevenzione che sarà incentrato sulla corretta alimentazione. La newsletter settimanale conterrà interviste agli oncologi e dietisti, approfondimenti, ricette e notizie di benessere. 

Cooking, Comfort, Care

Per Cooking, Comfort, Care sono state ideate alcune speciali ricette per piatti gustosi e adatti sia al malato con tumore del pancreas che alla sua famiglia (qui l'opuscolo in formato pdf). Secondo l'Aiom, le cattive abitudini alimentari sono sempre più diffuse nel nostro paese. Il 42 per cento degli italiani è in eccesso di peso, più del 10 per cento addirittura obeso. Solo un adulto su dieci invece mangia tutti i giorni le cinque porzioni di frutta e verdura raccomandate dagli esperti. E l'alimentazione riveste un ruolo sempre più importante anche per chi sta affrontando gravi e insidiose neoplasie.

Problemi di malnutrizione e conseguente perdita di peso interessano tuttavia ben sette pazienti su dieci con tumore del pancreas. Da qui l'esigenza di promuovere una dieta adeguata e anche gustosa per questa particolare categoria di malati. "Negli ultimi 30 anni la ricerca medico-scientifica si è concentrata sullo studio dei collegamenti tra nutrizione e malattie oncologiche", afferma Stefania Gori, presidente nazionale dell'Aiom.

"È stimato che un terzo di tutte le neoplasie – continua – sono riconducibili alle nostre abitudini alimentari. La dieta è considerata l'unico fattore in grado sia di prevenire che di favorire l'insorgenza dei tumori. Con la nuova campagna vogliamo far capire, a tutti gli italiani, che il cancro si vince giocando d'anticipo. E lo si può affrontare meglio anche prestando molta attenzione a cosa e quanto si mangia tutti i giorni". 

Dieta mediterranea salvavita anche per over 65

A ribadire l'efficacia della dieta mediterranea c'è anche una ricerca del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell'Irccs Neuromed di Pozzilli, in Molise, pubblicata sulla rivista British Journal of Nutrition, che ha analizzato il rapporto tra alimentazione mediterranea e mortalità in un campione di oltre 5 mila persone di età superiore a 65 anni, reclutate nell'ambito dello studio 'Moli-sani'.

I ricercatori hanno anche passato al setaccio altri studi epidemiologici pubblicati finora in diversi Paesi del mondo, per un totale di dodicimila soggetti analizzati. I risultati indicano chiaramente che la dieta mediterranea resta un autentico scudo salvavita, in grado di ridurre sensibilmente il rischio di mortalità anche nelle persone meno giovani. E questo nonostante la dieta mediterranea sia notevolmente cambiata nel corso degli anni, per via dell'ingresso nelle nostre dispense di prodotti della grande distribuzione alimentare e di uno stile di vita profondamente diverso da quello dei contadini del Mediterraneo ai quali la dieta mediterranea di fatto appartiene.

"La novità del nostro studio sta nell'aver puntato la lente d'ingrandimento su popolazioni over 65 – spiega Marialaura Bonaccio, epidemiologa del Dipartimento e primo autore dello studio – Sappiamo da tempo che la dieta mediterranea è efficace nella riduzione del rischio di mortalità nella popolazione generale, ma non sapevamo ancora quanto potesse esserlo anche per gli anziani. I dati dello studio Moli-sani mostrano chiaramente che un modello tradizionale di dieta mediterranea, ricco di frutta, verdura, pesce, legumi, olio di oliva e cereali, poca carne e latticini e un moderato consumo di vino ai pasti, si associa a una importante riduzione media del 25% della mortalità per tutte le cause, con vantaggi, in particolare, per la mortalità cardiovascolare e cerebrovascolare".

Consumo moderato di bevande alcoliche toccasana per la salute 

Tra gli alimenti capaci, nell'ambito di un modello mediterraneo, di offrire una maggiore protezione si distinguono l'elevato consumo di grassi monoinsaturi (largamente presenti nell'olio extra vergine di oliva) e di pesce, ma anche il consumo moderato di alcol, preferibilmente durante i pasti principali.

"Le nostre ricerche considerano l'alimentazione nel suo insieme, ma è comunque interessante capire quali sono i cibi che 'trainano' l'effetto della dieta mediterranea – spiega Bonaccio – I nostri dati confermano quanto già osservato in numerosi studi epidemiologici e meta-analisi condotte sull'argomento, e cioè che il consumo moderato di bevande alcoliche, se inserito in un contesto alimentare di tipo mediterraneo, rappresenta un fattore di protezione per la nostra salute". 

È possibile combattere l'obesità prendendo di mira l'area del cervello che controlla l'appetito. Un gruppo d ricercatori dell'Università di Aberdeen (Scozia) ha individuato uno specifico interruttore in grado di "spegnere" la fame. Si tratta di un gruppo di cellule, chiamate neuroni POMC, che se "accese" producono l'ormone della pienezza, quello che l'organismo invierà al cervello dopo un pasto.

Secondo gli studiosi, accendere queste cellule potrebbe avere un impatto significativo e rapido sul comportamento alimentare. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Cell Metabolism. Nei test condotti sui topi, quando sono stati attivati i neuroni POMC le cavie hanno iniziato a mangiare di meno. "La nostra scoperta apre le porte a nuovi farmaci che potrebbero essere sviluppati per controllare l'appetito e migliorare la salute", dice Lora Heisler, che ha coordinato lo studio. 

L'Italia è tra i sette Paesi europei ad aver superato i 1.000 casi di morbillo nel 2018. Gli altri sei sono Francia, Serbia, Grecia, Russia, Georgia e Ucraina

E' quanto sottolinea l'Oms nel suo bollettino periodico, specificando che in tutti questi Paesi ci sono stati dei morti, 34 totali dall'inizio dell'anno, 14 solo in Serbia. "Una buona salute per tutti – dice Zsuzsanna Jakab, direttore regionale Oms per l'Europa – parte dalla vaccinazione, e finché non elimineremo il virus non riusciremo a tener fede agli impegni per gli obiettivi di sviluppo sostenibile". L'Ucraina è stata la più colpita, con oltre 23 mila casi di morbillo dall'inizio dell'anno.

Secondo l'ultima valutazione della Commissione europea di verifica regionale per il morbillo e l'eliminazione della rosolia (RVC), 43 stati membri su 53 hanno hanno interrotto la trasmissione endemica della malattia, mentre 42 lo hanno fatto per la rosolia.

Chi non è immune è vulnerabile, nessuno escluso

La Commissione ha, infine, espresso preoccupazione per la scarsa copertura vaccinale in alcune aree e ha rilevato che le catene di trasmissione del morbillo sono proseguite per oltre 12 mesi in alcuni Paesi, riportando il livello del loro stato a "endemico".

"Ciò dimostra – spiega Nedret Emiroglu, direttore di la Divisione delle emergenze sanitarie e delle malattie trasmissibili presso l'Ufficio regionale per l'Europa dell'Oms – che ogni persona che non è immune rimane vulnerabile, non importa dove vive, e ogni Paese deve continuare a spingere per aumentare la copertura vaccinale". I rappresentanti di tutti i Paesi, ricorda infine l'Oms, si vedranno a Roma dal 17 al 20 settembre per verificare i progressi verso l'eliminazione.

Dall’inizio dell’anno i casi sono oltre duemila

L'allarme lanciato oggi dall'Oms trova conferma negli ultimi dati forniti dal ministero il mese scorso: nel primo semestre del 2018 si contano già 2.029 casi di infezione nel nostro Paese. 

Un dato eloquente, ma anche incoraggiante rispetto al boom dell'anno scorso, quando da gennaio a luglio si contarono addirittura 4.080 infezioni.

Finora l’89,4% dei casi si è verificato in sette Regioni:

  • Sicilia (1.066),
  • Lazio (204),
  • Calabria (144),
  • Lombardia (131),
  • Campania (128),
  • Emilia Romagna (77)
  • Toscana (64).

La Regione Sicilia ha riportato l’incidenza più elevata (422 casi per milione di abitanti).

 

Quattro i decessi, molte le complicanze

Sono stati segnalati quattro decessi che si aggiungono ai quattro  segnalati nel 2017. Nel 91,3% dei casi chi si è preso il morbillo era non vaccinato al momento del contagio, mentre il 5,4% aveva effettuato una sola dose. E che il morbillo non sia uno scherzo lo conferma il fatto che quasi metà dei malati, il 48,9%, ha sviluppato almeno una complicanza; il 59,5% dei casi totali è stato ricoverato. Infine sono stati segnalati 87 casi tra operatori sanitari, di cui 41 complicati (47,1%).

La reticenza aumenta l’incidenza

"Se i casi di morbillo sono in aumento in Europa gran parte della responsabilità va alla recalcitranza verso i vaccini. In Italia il record lo abbiamo avuto lo scorso anno con più di 5mila casi". Lo ha detto all'AGI Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, commentando l'ultimo allarme morbillo lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

"L'anno peggiore per il nostro Paese è stato il 2017, quando eravamo preceduti solo dalla Romania", spiega. "Quest'anno la situazione è leggermente migliorata, complice anche l'obbligo vaccinale che quest'anno è stato introdotto anche in Francia. Ma serve fare una precisazione: i casi registrati – precisa – non sono dovuti solo ai bambini, ma anche agli adulti che non hanno avuto il morbillo e che non si sono immunizzati".

Secondo Rezza, le coperture vaccinali nel nostro paese non sono ottimali. "Siamo al 92,5 per cento e serve fare di più per eradicare questa malattia molto contagiosa", conclude.

La notizia proviene direttamente dal sito ufficiale della Food and Drug Administration, ente governativo americano che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici insieme al Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti: via libera al primo anello vaginale contraccettivo che può essere usato per un anno intero.

Biodegradabile, flessibile, Annovera (così è stato chiamato) può essere utilizzato dalle donne per tre settimane e poi necessità di una di pausa, così per un anno. A base di estradiolo e progesterone non richiede la conservazione in frigo, ma basta lavarlo e riporlo in una custodia in un luogo dove non vengano superati i 30 gradi centigradi.

Annovera prima di avere il nulla osta per la vendita ha dovuto superare tre test clinici fatti su donne sane di età compresa tra i 18 e i 40 anni, alla fine è risultato che solo al massimo quattro di loro sono rimaste incinte durante il periodo di prova del nuovo contraccettivo. Dai test risulta anche che Annovera provoca gli stessi effetti collaterali di altri prodotti contraccettivi ormonali come mal di testa, nausea e dolori addominali.

Controindicato l’uso a donne fumatrici sopra i 35 anni, dato che il fumo combinato all’uso di questo genere di contraccettivi aumenta il rischio di problemi cardiovascolari.

Sui vaccini i medici parlano bene e razzolano male. "Solo il 10-15% dei camici bianchi favorevoli ai vaccini si sottopongono alle vaccinazioni contro l'influenza alle quali sarebbero moralmente obbligati a rispondere positivamente ogni anno". L'affermazione è del professor Umberto Tirelli, l'ex direttore del dipartimento di oncologia del Cro di Aviano, senza timore di essere smentito, riportata dal Messaggero Veneto di Udine.

Il tema è caldo e Tirelli dunque getta benzina sul fuoco dichiarandosi pro vaccini e criticando il comportamento della categoria. Parallelamente interviene la federazione regionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, lo fa per dirsi "assolutamente contraria alla proroga dell'obbligo di vaccinazione". La Federazione si prepara infatti a "mettere in atto tutte le azioni di informazione alla cittadinanza per far comprendere meglio i vantaggi scientificamente dimostrati dei vaccini e per contrastare il fenomeno delle fake news".

Tirelli e gli Ordini dei medici la pensano allo stesso modo, ma il noto oncologo non manca di aprire un nuovo fronte di polemica invitando i colleghi a dare per primi il buon esempio. "Non mi piacciono – scrive in una nota pubblicata anche qui – le affermazioni con toni da crociate di chi sembra avere la verità rivelata in tasca contro coloro che non sono a favore dei vaccini (no-vax) anche perchè chi le porta avanti, parlo soprattutto dei miei colleghi medici, è a parole pro-vax ma nei fatti è spesso no-vax".

Tirelli snocciola i dati sulla "scarsissima adesione dei medici all'antinfluenzale" e ricorda che i colleghi "sarebbero moralmente obbligati a vaccinarsi per proteggere le persone immunodepresse, i pazienti tumorali in chemioterapia, i trapiantati di midollo e di organo solido nonchè i pazienti con malattie immunologiche. Persone con le quali questi medici vengono in contatto negli ospedali e negli ambulatori alle quali possono trasmettere una patologia potenzialmente mortale come l'influenza".

Questi pazienti – sono sempre le parole dell'oncologo riportate dal quotidiano – "sono molti di più dei bambini immunodepressi che sono a rischio a causa dei coetanei non vaccinati con i quali vengono a contatto negli asili e nelle scuole". Tirelli ogni anno fa l'antinfluenzale e lo comunica al mondo, ma – dice lui – con scarso "effetto sui colleghi medici e l'altro personale sanitario che si comportano da no-vax e non si vaccinano".

L'oncologo usa parole forti anche quando entra nel merito del consenso informato medico-paziente che, sottolinea, "imporrebbe ai miei colleghi medici di sottolineare ai genitori dei bambini da vaccinare non solo i grandi vantaggi dei vaccini ma anche i pur molto rari effetti collaterali severi che si possono verificare". E soffermandosi sugli effetti collaterali, Tirelli cita quelli documentati dal Center for disease control di Atlanta e le polivaccinazioni a cui sono stati sottoposti i militari reduci dal Kosovo che "possono essere stati la causa di malattie linfoproliferative e autoimmuni alle quali sono andati incontro".

Un farmaco usato per trattare il glaucoma, una malattia che porta alla cecità, potrebbe avverare il sogno di molti golosi: mangiare i cibi grassi senza mettere su chili. Lo ha scoperto un gruppo di scienziati della prestigiosa Università di Yale in uno studio pubblicato sulla rivista Science. Gli studiosi hanno trovato un modo per manipolare le "porte" che permettono al grasso di essere assorbito dal corpo, appiattendole e limitando significativamente la capacità delle particelle di grasso di passare.

In particolare, sono stati identificati due geni chiave nelle cellule intestinali che, una volta rimossi, trasformano le cellule da "bottoni", da cui può passare più facilmente il grasso, a "cerniere". Per dimostrarlo, i ricercatori hanno fatto seguire a un gruppo di topi senza i due geni una dieta ricca di grassi per otto settimane. Hanno così visto che gli animali non aumentavano di peso, mentre i topi usati come gruppo di controllo sono diventati rapidamente obesi.

"Abbiamo creato un topo che mangia grassi ma non ingrassa", spiega Feng Zhang, l'autore principale dello studio. "Il grasso viene assorbito nel corpo dall'intestino attraverso le 'porte' dei vasi linfatici chiamati chiliferi … Nei topi che abbiamo creato – continua – i chiliferi diventano una 'cerniera' e le particelle di grasso non possono più penetrarli. I grassi vengono espulsi piuttosto che assorbiti e il topo non guadagna molto peso anche se viene alimentato con una dieta ricca di grassi".

Questa ricerca è la prima a dimostrare che i chiliferi hanno un ruolo chiave nel passaggio del grasso dall'intestino al flusso sanguigno. Sebbene possano essere chiusi geneticamente, questa non sarebbe un'opzione valida per gli esseri umani. Quindi il team ha esaminato l'effetto di molecole chiamate inibitori della chinasi-Rho (Rock), usate già per trattare il glaucoma. "Questo inibitore, quando viene iniettato in topi normali, rilassa la tensione citoscheletrica (il supporto interno della cellula, ndr) e porta anche alla trasformazione da bottone a cerniera dei chiliferi, interrompendo l'assorbimento del grasso", aggiunge Zhang.

Negli uomini che portano i boxer invece degli slip aumenta la fertilità Secondo le conclusioni di uno studio dell'Harvard TH Chan School of Public Health e del Fertility Clinic del Massachusetts General Hospital, gli uomini che indossano solitamente i boxer hanno concentrazioni più elevate di sperma e anche una più alta conta totale di spermatozoi. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Human Reproduction. Lo studio, il più grande del suo genere nell'indagare sul legame tra biancheria intima e qualità dello sperma, ha analizzato informazioni e campioni di liquido seminale di 656 uomini tra i 32 e i 39 anni d'età che facevano parte di coppie in trattamento a un centro di fertilità.

Tra i partecipanti allo studio, il 53 per cento ha riferito di indossare di solito i boxer. L'analisi dei campioni di seme ha mostrato che questi uomini avevano il 25 per cento in più di concentrazione di spermatozoi e il 17 per cento in più di conta spermatica totale rispetto agli uomini che indossavano altri tipi di biancheria. Negli uomini che indossavano i boxer è stata accertata una percentuale più elevata di mobilità spermatica o di spermatozoi che sono in grado di muoversi attraverso il sistema riproduttivo femminile e fecondare un ovocita.

La differenza più significativa nella concentrazione di spermatozoi è stata vista tra gli uomini che indossavano boxer e quelli che indossavano slip. Inoltre, l'analisi dei campioni di sangue raccolti da 304 partecipanti allo studio ha dimostrato che gli uomini che portavano boxer avevano il 14 per cento in meno di livelli di ormone follicolo-stimolante (FSH) rispetto agli uomini che non indossavano boxer.  

"Questi risultati indicano un cambiamento relativamente facile che gli uomini possono fare quando le loro partner stanno cercando di rimanere incinte", afferma Lidia Mi'nguez-Alarco'n, autrice principale dello studio e ricercatrice presso la Harvard Chan School. "Oltre a fornire ulteriori prove che le scelte di biancheria intima possono avere un impatto sulla fertilità, il nostro studio fornisce prove, per la prima volta, che una scelta di stile di vita apparentemente casuale potrebbe avere profondi effetti sulla produzione di ormoni negli uomini sia a livello del testicolo che del cervello", dice Jorge Chavarro, altro autore dello studio. 

Via libera del Senato all'emendamento M5s- Lega che sposta di un anno – al 2019/2020- l'obbligo vaccinale per l'iscrizione dei bimbi alla scuola d'infanzia. I piccoli non verranno quindi esclusi da nidi e materne durante l'anno scolastico alle porte. Sono stati 149 i voti favorevoli, 110 i contrari e un astenuto. Il Pd aveva chiesto di procedere con votazione segreta, ma la richiesta non è stata ritenuta ammissibile dalla presidenza.

Contro l'emendamento hanno votato Forza Italia, Pd, Fratelli d'Italia e Autonomie. In dissenso dalla maggioranza che lo ha sostenuto ha votato la senatrice M5s Elena Fattori. "Non si tratta di una proroga ma di una artificio legislativo. È come introdurre l'obbligo delle cinture di sicurezza e dire che i vigili non possono fare la multa per un anno". La posticipazione della consegna del certificato significa che "i presidi non conosceranno lo stato vaccinale" dei bambini e mette a "rischio vero di esclusione i bimbi immunodepressi", ha osservato annunciando il suo "indignato voto contrario".

Per la Lega è intervenuto il senatore Paolo Arrigoni, sottolineando che l'emendamento "è di buon senso" in assenza dell'anagrafe nazionale. "Non vogliamo dare alibi a chi ha voluto strumentalizzare una forma d  prevenzione che il M5s ha sempre difeso", ha detto in Aula la vicepresidente del Senato M5s Paola Taverna. "Nessun attentato" alla salute, ha detto, ma "profondo rispetto per i cittadini che vanno informati".

Le accuse del Pd: "Vogliono demolire la Lorenzin"

"Nelle settimane scorse la ministra della Salute, Giulia Grillo, aveva emanato una circolare: questa prevede che per i minori da 6 a 16 anni, quando non si tratta di prima iscrizione, resta valida la documentazione già presentata per l'anno scolastico 2017-2018, se il minore non deve effettuare nuove vaccinazioni o richiami. Per i bambini da 0 a 6 anni e per la prima iscrizione alle scuole (6-16 anni), invece, basterà una "dichiarazione sostitutiva di avvenuta vaccinazione" – leggiamo su Repubblica – E anche sulla circolare, seguita dall'approvazione dell'emendamento al dl proroghe, arrivano le accuse del Pd. "In questo modo- spiegano i deputati Elena Carnevali e Paolo Siano – la maggioranza non solo ammette che l'improbabile circolare della ministra Grillo sulle autocertificazioni era illegittima, in quanto norma secondaria che non può modificare una norma legislativa. Soprattutto, Lega e M5s rivelano il vero obiettivo, e cioè demolire l'impianto della legge Lorenzin".

I pediatri: "A rischio i bambini più fragili"

"Se le coperture vaccinali calano perché l'accesso alle scuole è aperto a tutti, anche ai bambini non vaccinati, quelli che rischiano in caso di contagio sono i bambini immunodepressi, che non possono essere vaccinati", dichiara all'Agi Paolo Biasci, presidente della Fimp (Federazione italiana medici pediatri), "la legge Lorenzin non è cambiata ma è chiaro che quando cadono i meccanismi di controllo e di verifica, gli effetti possono andare a decadere. Noi pediatri ci auguriamo che non accada". Il presidente della Fimp fa notare che "la legge sull'obbligo vaccinale è stata fatta perché c'era la necessità e ha aiutato noi pediatri convincendo i genitori titubanti a vaccinare i figli. Infatti c'è stata una inversione di tendenza nella percentuale delle coperture e questo è un fatto positivo". 

Biasci ha di recente parlato di questi temi con il ministro della Salute, Giulia Grillo. "A lei ho espresso con chiarezza due richieste – riferisce il medico – in prospettiva della caduta dell'obbligo a vaccinarsi che il governo sembra voler mettere in campo, noi pediatri di famiglia riteniamo fondamentale portare parallelamente l'atto vaccinale nei nostri studi. Chiediamo, cioè, che sia data a noi la competenza di vaccinare i bambini in tempo reale, superando la necessità di prenotare la visita presso gli ambulatori e di conseguenza le liste di accesa. Questo avviene già in alcune parti d'Italia, e le famiglie sono contente". L'altra questione che Biasci ha fatto presente al ministro è la necessità di istituire in tempi rapidi un'Anagrafe vaccinale nazionale, oppure a livello regionale. 

"In previsione di un ddl di modularità dell'obbligo vaccinale – spiega Biasci – bisognerà valutare seriamente le reali coperture vaccinali. Nelle regioni dove esiste un'Anagrafe unica regionale il dato della copertura può essere valutato con precisione. Nelle regioni che ne sono prive questa valutazione non è possibile. Mi auguro quanto prima l'istituzione di una Anagrafe unica, regionale o nazionale. La ministra ha detto che ci vorranno un anno o due per realizzarla". E questo periodo di interregno come lo valuta? "Sarebbe stato auspicabile non modificare l'attuale situazione legislativa".

Via libera del Consiglio di Stato al biotestamento: Palazzo Spada ha fornito il parere sui quesiti sottoposti dal ministro della Salute in materia di biotestamento e in particolare sulle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), con particolare riferimento all'istituzione della banca dati nazionale. Ma cosa prevede la legge, e come utilizzarla?

Questo è un breve vademecum a domande e risposte, con il contributo dell'Associazione Luca Coscioni, che per anni si è spesa per l'approvazione della legge dopo casi dolorosi come quello di Eluana Englaro o di Piergiorgio Welby.

Chi può fare il biotestamento?

Tutti i cittadini maggiorenni e capaci di intendere e di volere possono redigere un documento in cui indicare i trattamenti sanitari che si vogliono ricevere e quelli ai quali si rinuncerebbe nel caso in cui non si fosse più in grado di esprimersi e prendere decisioni autonomamente.

Con il biotestamento non si possono esigere trattamenti sanitari contrari alle leggi.

Come scrivere il testamento biologico?

Le DAT possono essere redatte in diverse forme, ma devono contenere i seguenti punti:

1. Dati anagrafici del firmatario.

2. Informazioni sullo stato di salute, in cui si dichiara che "nell'ipotesi di trovarmi nelle condizione di non poter decidere riguardo le mie cure sanitarie, a causa del mio deterioramento fisico e/o mentale, e/o di essere in uno stato clinico tra quelli elencati nel presente documento", ed in riferimento alla Costituzione, alla Convenzione dei diritti dell'uomo, al codice di deontologia medica e al giuramento professionale dei medici, si vuole o non si vuole essere informati sulle proprie condizioni ("anche in caso di malattia grave o inguaribile") e sulle terapie da adottare o non adottare. Come postilla si possono indicare i nominativi di persone fidate o familiari da informare.

3. Direttive specifiche: è il cuore del documento. Occorre scrivere che "Accertato da almeno due medici indipendenti che le mie condizioni fisiche siano giunte ad una fase definita terminale, chiedo": e qui si entra nello specifico. L'elenco può comprendere, a titolo di esempio, una morte naturale, la più pacifica possibile, escludendo totalmente l'accanimento terapeutico; che in nessun caso si possa intraprendere una terapia o un trattamento allo scopo di terminare la vita; che nessun trattamento possa essere attuato o sospeso sulla base di un'altrui valutazione riguardante il valore della propria vita futura; che non si somministrino trattamenti o terapie sperimentali complementari non provate, che non abbiano documentalmente dimostrato la loro efficacia per il recupero e prolunghino inutilmente la vita. Anche con esempi concreti: in caso di arresto cardio-respiratorio, ad esempio, si può scrivere che non si intende essere sottoposti ad alcuna manovra di rianimazione di qualsiasi genere essa sia, o che non vengano praticati interventi invasivi atti a prolungare l'esistenza (respirazione assistita, rianimazione cardio-polmonare). E ancora: che vengano somministrati tutti i farmaci e praticate tutte le cure per eliminare efficacemente il dolore e le sofferenze fisiche, emotive, mentali e spirituali. Ma anche che i trattamenti già iniziati ed aventi per obiettivo il prolungamento della vita siano interrotti (compresi respirazione assistita, dialisi, rianimazione cardio-polmonare, trasfusioni sanguigne, terapia antibiotica, interventi chirurgici volti a prolungare la propria esistenza). Il tutto con adeguata sedazione.

4. Sottoscrizione del medico, che deve dichiarare "di aver informato il Sig.(…) in relazione alle volontà sanitarie da lui qui sopra espresse, e che nel pieno delle sue facoltà mentali il suddetto ha compreso il valore delle sue decisioni".

5. Indicazioni post mortem, dove si può indicare dove si desidera morire (a casa, in ospedale o in un luogo specifico) e si danno disposizioni circa il trattamento della salma, le esequie ecc.

6. Fiduciari e testimoni, che devono apporre le loro firme con codice fiscale e documento di identità. Il fiduciario sarà preposto a prendere decisioni in nome e per conto del firmatario del testamento biologico, di concerto con il medico. Tutto questo può essere redatto a mano, o si può scaricare un modulo precompilato (tra cui quello presente sul sito della stessa associazione Coscioni). In caso le condizioni di salute non consentano un documento scritto, si possono esprimere le proprie volontà e “fare biotestamento” attraverso una  videoregistrazione e/o con dispositivi tecnologici che consentono alle persone con disabilità di comunicare. Le Dat si possono rinnovare, modificare o revocare in ogni momento. Non vanno pagati bolli o tasse di sorta sul documento.

Il Fiduciario: perché nominarne uno?

La legge auspica (ma non obbliga) che ogni persona, nel momento in cui sottoscrive il proprio biotestamento, deleghi un fiduciario, una persona in cui pone la massima fiducia, che si assuma la responsabilità di interpretare le DAT contenute nel biotestamento, anche alla luce dei cambiamenti intercorsi nel tempo e di possibili nuove prospettive offerte dalla medicina. Qualsiasi persona maggiorenne e capace di intendere e volere può ricoprire il ruolo di fiduciario accettando la nomina. Può essere un familiare o una persona non legata da vincoli giuridici e familiari. L’accettazione della nomina avviene attraverso la sottoscrizione delle DAT (come descritto sopra)  o con atto successivo che sarà allegato al testamento biologico. Il fiduciario dovrà possedere una copia del biotestamento. Il fiduciario avrà quindi il potere di attualizzare, in accordo con il personale sanitario, le disposizioni lasciate dal firmatario. Nei casi in cui le DAT appaiano palesemente incongrue, non corrispondenti alla condizione clinica del paziente, o qualora emergano nuove terapie, capaci di offrire  concrete possibilità di miglioramento delle sue condizioni di vita, il fiduciario potrà autorizzare i medici a non rispettare le volontà.

Come autenticare il testamento biologico?

1. Con atto pubblico (atto redatto con un funzionario pubblico designato o attraverso un qualsiasi pubblico ufficiale, come un notaio);

2. con una scrittura privata autenticata (da un funzionario pubblico designato dal tuo Comune o da un qualsiasi pubblico ufficiale, come un notaio) custodita dall'autore del documento;

3. con scrittura privata consegnata personalmente all’ufficio dello stato civile del Comune di residenza (ufficio che, se istituito, provvede all’annotazione in un apposito registro);

4. presso le strutture sanitarie, qualora la Regione di residenza ne regolamenti la raccolta.