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Ne soffrono sopratutto i giovani tra i 18 e i 25 anni, ma nemmeno gli adulti con una buona autostima ne sono immuni: è la Nomofobia, una patologia dei ‘tempi moderni’ che si manifesta con una sensazione di disagio, o peggio di panico, nel momento in cui ci si accorge di non essere connessi a Internet. I numeri sono allarmanti, secondo una ricerca condotta da YouGov, nel Regno Unito ne soffre più del 53% della popolazione dotata di cellulare. In Italia non c’è un censimento ma la fobia è sempre più dilagante.

I sintomi

La Nomofobia – il nome deriva da "no-mobile phobia” – si manifesta con una sintomatologia variabile a seconda della gravità. Secondo l’Istituto di Psicologia e Psicoterapia comportamentale e cognitiva (Ipsco), una persona soffre di Nomofobia quando prova una paura sproporzionata di rimanere fuori dal contatto con la rete mobile, a tal punto da sperimentare sensazioni fisiche simili all’attacco di panico:

  • Mancanza di respiro
  • Vertigini
  • Tremori
  • Sudorazione
  • Battito cardiaco accelerato
  • Dolore toracico
  • Nausea

Le persone affette da Nomofobia avvertono stati d’ansia quando rimangono a corto di batteria o di credito, o senza copertura di rete oppure senza il cellulare. Per evitare gli stati di ansia il soggetto mette in atto una serie di comportamenti protettivi come controllare frequentemente il credito, portare un caricabatterie di emergenza, dare ai familiari un numero alternativo. Inoltre chi soffre di Nomofobia generalmente manifesta un utilizzo dello smartphone in posti generalmente inappropriati.

Secondo gli studi di David Greenfield, professore di psichiatria all’Università del Connecticut, l’attaccamento allo smartphone è molto simile a tutte le altre forme di dipendenze, perché causa delle interferenze nella produzione della dopamina, il neurotrasmettirore che regola il circuito celebrale della ricompensa, incoraggiando le persone a svolgere attività che credono daranno loro piacere.

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Chi deve mettersi a dieta

Ad un certo punto arriva l’ora di dire basta alle abbuffate digitali. Quando? Lo spiega il critico hi-tech americano Daniel Sieberg che, nel suo libro “The Digital Diet”, suddivide i “malati” in tre macro-categorie: chi ha bisogno di una piccola dieta digitale per “ridurre un po’ di stress”; chi si trova ad un livello intermedio e necessita di un aiuto “per organizzarsi meglio “; infine le persone per cui “cambiare il livello della dipendenza può davvero cambiare la qualità della vita”.

Leggi anche: Come diventare vivi al tempo del web di Francesco Palmieri

Il libro prevede essenzialmente 4 step con l’obiettivo finale di una disintossicazione completa. Si parte lasciando a casa per un week end tutto ciò che abbia un caricabatterie fino ad arrivare all’astinenza completa per una settimana. Una volta che si è raggiunti il livello zero si può lentamente riprendere con un dosaggio di un’ora al giorno.
Per calcolare la “dieta ideale” occorre rispondere a 11 domande, alla fine è possibile determinare i risultati.

    1.     Per ogni telefono non fisso: + 3 punti

    2.     Per ogni laptop: + 1 punto

    3.     Per ogni tablet: + 2 punti

    4.     Per ogni e-reader: + 1 punto

    5.     Per ogni servizio di sms: + 5 punti

    6.     Per ogni identità che avete online, e che richiede un login diverso: + 5 punti

    7.     Per ogni computer da tavolo: + 1 punto

    8.     Per ogni account di posta: + 2 punti

    9.     Per ogni macchina digitale: + 1 punto

    10.   Per ogni altro gadget che non rientra in queste categorie ma ha bisogno di un caricatore: + 1 punto

    11.    Per ogni blog alla quale si è iscritti: + 2 punti

Chi ha ottenuto 24 punti o meno necessità di una dieta digitale, che può aiutare a ridurre un po’ di stress. Tra i 25 e i 35 punti una dieta digitale può aiutare a organizzarvi meglio e stare leggermente più in salute. Trentasei punti o più identificano il livello di allerta dove cambiare il livello della vostra dipendenza può davvero cambiare la qualità della vita.

8 regole per i più giovani

Quanto ai più giovani, è Alessio Carciofi, esperto di marketing digitale e autore del libro "Digital Detox”, a fornire loro un Vademecum  in 8 punti. Lo scopo, ha spiegato Carciofi all’Agi, è quello di educare i ragazzi all'impostazione di una giornata con uso consapevole ed equilibrato dello smartphone.

    •       1) Al risveglio non prendere subito il cellulare: fai colazione, preparati e ottimizza al meglio la giornata che sta iniziando.

    •       2 Nel percorso da casa a scuola, alza gli occhi dallo smartphone. Osserva il paesaggio.

    •       3) Considera un dono chiacchierare con gli altri. Rispettali, mentre parli con gli amici o con i familiari guardali negli occhi. 

    •       4) Mentre sei a scuola concentrati sulla lezione. Non cercare un collegamento iper testuale e digitale.

    •       5) Il pranzo e la cena sono occasioni di dialogo. Goditi il momento, chiacchiera con gli amici o con i genitori. Tieni il cellulare in tasca o almeno controllalo poche volte. 

    •       6) Fai sport e attività all'aria aperta. In quelle ore dimenticherai completamente il cellulare. E se i tuoi ti chiedono di uscire per buttare la spazzatura, lascia il cellulare a casa. E' solo per cinque minuti. 

    •       7) Non andate in bagno con lo smartphone. Non concepirla come una "una seduta di lunga durata"

    •       8) Attento al fenomeno del "Vamping": chattare fino a notte fonda. L'ideale, per evitarlo, sarebbe lasciare il cellulare in una altra stanza, ma se è una indicazione troppo punitiva almeno stacca 15 minuti prima di metterti a letto. 

 

Un giovane dentista italiano, anzi un paradontologo per essere corretti, è tra i 30 giovani più influenti d’Europa, secondo la rivista Forbes. Il suo merito? Aver trasformato Tac e Radiografie in modelli 3D perfetti della bocca dei suoi pazienti, in tempi brevissimi (basta un’ora) e a costi contenuti. L’idea di Giuseppe Cicero, 28 anni, palermitano, consente al medico di avere un’idea precisa dell’intervento che andrà a realizzare e al paziente di comprendere meglio quello che accadrà nella sua bocca. l tutto grazie a una semplice stampante realizzata dalla start up di Cicero Oral 3D

“Un vantaggio per il medico e per il paziente"

“Il paziente che arriva nel nostro studio si sottopone a una tac e dopo un’ora abbiamo in mano un modello esatto della sua bocca”, spiega Cicero all’Agi. I vantaggi? “Per il paziente c’è quello di avere una migliore comprensione dell’intervento. Riesce a vedere bene quello che ha sotto la gengiva, cosa che fino ad oggi non era possibile. E questo cambia la comunicazione tra paziente e medico e aumenta la fiducia. Soprattutto nel post-operatorio perché il paziente ha un riscontro dopo 4 mesi, dopo 8, restando motivato”. L’altro enorme vantaggio riguarda il medico che “in questo modo riesce a preparare l’intervento in anteprima, sicuro che non troverà più delle sorprese nel momento in cui aprirà il sito. Questo ‘regala’ chirurgie più veloci e più precise, perché per intervenire sul difetto dell’osso tutto viene progettato su misura anzichè in maniera virtuale come un tempo”.

La rivoluzione economica

In pratica una rivoluzione, tanto da far meritare a Cicero il riconoscimento di Forbes che lo considera “uno di quei giovani che, grazie alla ricerca e all’utilizzo di nuove tecnologie, stanno partecipando al cambiamento della medicina”.  E rivoluzionario è anche il prezzo: "La macchina costa 4mila euro e con meno di 10 centesimi si possono effettuare le stampe", spiega Cicero. "Questo sta permettendo a dentisti di tutto il mondo l'utilizzo di strumenti di ultima generazione, fino a poco fa impiegati solo in pochissimi studi dentistici visti i costi elevati sia per i medici che per i pazienti, ma soprattutto sta determinando un cambiamento grazie all'utilizzo di un nuovo modo di comunicare con i pazienti”. Ma la vera invenzione – osserva Cicero – è quella di “aver applicato la tecnologia 3D al settore odontoiatrico, trovando il modo per semplificare il tutto”.

Ma niente di questo sarebbe accaduto se fosse rimasto in Italia. La forza di Cicero sta nella sua doppia formazione: studi accademici a Roma, alta specializzazione alla New York University, “la numero uno al mondo per questo tipo di chirurgia” e dove si lascia grande spazio alla clinica e…a giovani. Oggi Cicero si divide tra Roma, New York e Madrid dove insegna all’Universidad Europea: “I miei studenti fanno pratica sui modelli delle bocche dei pazienti che opereranno una settimana dopo”. La stampante 3D ha già fatto il suo ingresso nei primi studi dentistici, ma nel frattempo è diventata una presenza fissa delle università più all’avanguardia nel settore. La usano quotidianamente all’NYU, ovviamente, ma non manca nemmeno in quella di Boston e in altre facoltà americane.

 

Gli scienziati di Google hanno addestrato un’intelligenza artificiale a predire il rischio di disturbi cardiovascolari in un paziente attraverso la scansione degli occhi. Il software sviluppato da Verily, società di proprietà del colosso informatico specializzata nella ricerca in ambito biomedico, è in grado di ricavare informazioni di un paziente quali età, pressione sanguigna, genere e se sia fumatore o meno attraverso la scansione degli occhi. Grazie all’elaborazione di questi fattori i ricercatori possono predire le probabilità di un paziente di avere un infarto.

La ricerca di Verily, pubblicata lunedì sulla rivista Nature, rafforza la presenza di Google nel settore dell’industria sanitaria, e segna un punto di riferimento nell’integrazione tra medicina e intelligenze artificiali. La prospettiva di applicazioni di machine learning nello screening per il rischio o la presenza di una malattia, come già dimostrato nel caso della retinopatia diabetica, suggerisce una nuova frontiera nel settore sanitario.

L'apprendimento automatico consente ai ricercatori di analizzare i segnali in ambienti ricchi di dati, come le immagini, che in precedenza erano difficili da esaminare data la loro complessità e consentono analisi scientifiche più ampie. “Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte a livello globale – si legge in un post pubblicato da Verily – e un importante numero di ricerche ci aiuta a capire che cosa può causarle: tutti i comportamenti quotidiani, tra cui esercizio fisico e dieta in combinazione con fattori genetici, età, etnia e sesso biologico”.

Lo studio dimostra che l'apprendimento dell’intelligenza artificiale, applicato a un'immagine del fundus retinico (la parte più interna dell’occhio), può spesso prevedere e identificare questi fattori di rischio. Anche se il risultato raggiunto dai ricercatori non offre sostanziali miglioramenti negli esami che già vengono svolti di routine, dimostra che nel futuro potrebbero essere resi più veloci e meno invasivi.

L’addestramento dell’intelligenza artificiale è avvenuto tramite l’analisi delle retine e dei dati medici di oltre 280mila pazienti provenienti dagli Stati Uniti e dal Regno Unito. Il software è stato così programmato per cercare autonomamente elementi in grado di suggerire la presenza di condizioni favorevoli al verificarsi di pericoli per la salute. Il metodo ancora richiede di essere perfezionato e finora è stato in grado di individuare correttamente la retina di pazienti che avevano avuto episodi cardiovascolari nel 70% dei casi – meno del 72% in media con lo stesso esame condotto attraverso le analisi del sangue. 

Che sia preparato con i Savoiardi, come vuole la tradizione, o con i Pavesini, il tiramisù è il dolce più famoso d’Italia e non c’è ristorante tricolore all’estero che non lo proponga a fine menù. La ricetta è semplice, gli ingredienti pochi – mascarpone, uova, zucchero, savoiardi, caffè e cacao in polvere – eppure il risultato può variare talmente tanto da dividere gli appassionati del dolce al cucchiaio. Ha solo un difetto: non è molto sicuro.

D’estate il mascarpone può rovinarsi ed esporre al contagio del botulino, mentre le uova, che vanno lavorate e consumate crude, costituiscono sempre un rischio di contrarre la salmonella. Ma c’è un modo per gustarlo in tutta tranquillità. Ecco quali sono i pericoli e come evitarli.

Tra rischi biologici e chimici

Nel tiramisù è soprattutto il rischio microbiologico a rappresentare il pericolo maggiore, ma il dolce nasconde anche un rischio chimico per la presenza nell'alimento di sostanze indesiderate di varia natura che possono avere effetti nocivi sulla salute.

Ne è un esempio recente il caso del fipronil​, una sostanza vietata presente in modo fraudolento in alcuni pesticidi impiegati nel lotto contro le pulci rosse (parassiti diffusi negli allevamenti di galline ovaiole) rinvenuta in uova e prodotti da esse derivati. Lo scandalo esploso quest’estate ha coinvolto decine di nazioni europee, mettendo in crisi l’intero sistema legato alla sicurezza alimentare. Nel tiramisù, spiega sul sito Alimenti e Sicurezza Simona Baldassa, biologa molecolare e microbiologa, il rischio è basso e può derivare soprattutto dalla presenza di tracce di residui (farmaci ad uso veterinario usati negli allevamenti potenzialmente presenti in uova e latticini).

Il rischio biologico

Il rischio biologico è caratterizzato dalla presenza nell'alimento di batteri, virus o parassiti che possono causare danni alla salute (infezioni, intossicazioni, tossinfezioni). Nel tiramisù rappresenta la principale fonte di rischio dato che il dolce non subisce un processo di cottura capace di inattivare i microrganismi.

Questi possono derivare dagli ingredienti (in particolare uova e mascarpone), ma si possono aggiungere anche quelli presenti nell’ambiente di lavorazione (cucina) o veicolati dalle persone (pasticcere casalingo, persone che accedono alla cucina in generale). Le alterazioni microbiche delle uova possono essere causate da Pseudomonas, Proteus, Aeromonas, batteri coliformi o muffe.

Questi microrganismi alterativi possono determinare la comparsa di cattivi odori e colorazioni anomale facilmente percepibili. Ma il microrganismo patogeno più temuto è la Salmonella ed è proprio il guscio a rappresentare il principale veicolo di contaminazione. E’ pertanto importante manipolare correttamente le uova fresche per mitigare il rischio di contaminazione microbica nel prodotto finito.

Come rimediare

Ecco qualche raccomandazione:

  • Acquistiamo uova di buona qualità in punti vendita “sicuri e affidabili” (evitare l’acquisto di uova di dubbia provenienza).
  • Verifichiamo l’integrità dei gusci prima dell’uso ed evitiamo di usare uova con il guscio sporco.
  • Per le preparazioni da consumarsi crude è preferibile scegliere uova di categoria A extrafresche (dal 3° al 9° giorno dalla deposizione, camera d’aria inferiore a 4 mm) oppure ovoprodotti pastorizzati (uova commercializzate prive di guscio allo stato liquido, congelato o polverizzato). Quest’ultima opzione è sicuramente raccomandabile nel caso in cui tra i consumatori ci siano soggetti sensibili come bambini, anziani, donne in gravidanza, soggetti immunodepressi.
  • Un procedimento alternativo può essere eseguito in casa partendo dalle uova crude: si prepara uno sciroppo sciogliendo lo zucchero in acqua alla temperatura di 121°C (meglio misurare la temperatura con un termometro da cucina perché a temperature più elevate iniziano i fenomeni di caramellizzazione). Successivamente si procede a sbattere molto velocemente i tuorli nello sciroppo in modo da “pastorizzarli” senza penalizzarne la consistenza.
  • Conserviamo le uova in frigorifero (anche se esposte a temperatura ambiente sullo scaffale di vendita): riponiamole nel ripiano centrale (a 4-5°C), lasciandole preferibilmente nella confezione originale (e non negli appositi spazi sagomati presenti di solito nello sportello perché qui in genere le temperature sono superiori). Estraiamole dal frigorifero solo poco prima dell’utilizzo per evitare sbalzi termici che potrebbero causare microfratture del guscio, umidità e condensa e favorire il trasporto dei microrganismi superficiali all’interno.
  • Non è buona prassi rompere il guscio per impatto con il contenitore in cui verrà lavorato il preparato perché potremmo trasferirvi contaminanti. Allontaniamo prontamente i gusci dopo la rottura.
  • Dopo aver toccato il guscio stiamo attenti ad evitare i contatti con altri alimenti o superfici per ridurre la possibilità di contaminazioni crociate.
  • Laviamo bene superfici e utensili che sono venuti a contatto con le uova prima del riutilizzo con altre preparazioni.
  • E’ preferibile scegliere ingredienti di qualità, meglio se biologici, e acquistare le materie prime presso canali di vendita convenzionali (es. supermercati) perché le filiere produttive sono sottoposte a programmi di autocontrollo e a rigorosi controlli ufficiali (anche se le verifiche non coprono tutte le molecole potenzialmente pericolose per la salute).
  • Prestiamo attenzione anche ai materiali e agli oggetti che vengono a contatto con gli alimenti (MOCA): meglio utilizzare contenitori, pellicole alimentari, elettrodomestici, attrezzature e utensili di qualità certificata rispetto alla migrazione e al rilascio di sostanze pericolose. Non trascuriamo di leggere le etichette e rispettiamo le condizioni di utilizzo indicate dal produttore.
     

Messa a punto un'innovativa tecnica spettroscopica che permette di misurare simultaneamente e senza necessità di contatto le proprietà meccaniche e chimiche di cellule viventi e tessuti, con una risoluzione altissima. Si tratta di uno strumento importante per la diagnosi di diverse patologie, comprese il tumore. A realizzarlo è stato un gruppo di ricercatori dell'Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Iom-Cnr) di Perugia e dell'Istituto di biofisica (Ibf) del Cnr di Trento, in collaborazione con colleghi dell'Università di Perugia.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Light: Science & Applications. L'innovativo spettrometro sfrutta l'interazione della luce con la materia. "Sappiamo che le cellule hanno proprietà e forme diverse a seconda della loro funzione e del loro stato, e che modifiche nell'elasticità cellulare o dei tessuti biologici in generale sono causa o indicatori di diverse patologie", ha detto Silvia Caponi (Iom-Cnr), ricercatrice che ha coordinato lo studio. "Ad esempio, le coronarie indurite – ha continuato – generano problemi cardiaci, l'indebolimento delle ossa causa complicazioni ortopediche, modifiche elastiche nel tessuto corneale generano patologie oculari. Oggi, grazie a questa tecnica saremo in grado di individuare precocemente i segnali meccanici cellulari che indicano l’insorgere di possibili disturbi".

Misurando l'elasticità

La tecnica utilizza una modalità di indagine della materia propria dell'ottica e della fotonica.

"Lo studio ha dimostrato la possibilità di misurare le variazioni dell'elasticità all'interno della singola cellula dovute alla presenza delle diverse strutture sub-cellulari", ha aggiunto Mauro Dalla Serra (Ibf-Cnr). "I risultati più promettenti dal punto di vista applicativo – ha proseguito – sono stati ottenuti confrontando cellule in condizioni fisiologiche o patologiche. Ci si è accorti che cellule tumorali sono significativamente più soffici rispetto a quelle sane, mostrando una riduzione complessiva dei moduli elastici (15 per cento) e della viscosità (50 per cento). Queste proprietà possono spiegare il potenziale invasivo osservato nelle cellule tumorali: la loro aumentata capacità di deformazione ne aiuta la diffusione attraverso la matrice extracellulare favorendo lo sviluppo di metastasi. Le proprietà meccaniche delle cellule, pertanto, potranno costituire grazie a questa tecnica un nuovo e prezioso bio-marker per numerose patologie, e un potenziale strumento di diagnosi anche per le patologie tumorali".

Un primo trapianto 8 anni fa, una vita nuova, poi il rigetto; a gennaio di quest'anno il secondo trapianto: Jerome Hamon, 43 anni, ha ora una terza faccia. L'equipe dell'Ospedale europeo Georges-Pompidou di Parigi, guidata dal professor Laurent Lantieri e di cui fa parte anche un italiano, ha compiuto un intervento eccezionale su un uomo colpito da neurofibromatosi (o malattia di von Recklinghausen), che conduce allo sviluppo di tumori benigni all'interno dei tessuti, impiantando per la seconda volta un viso ad Hamnon.

"Il paziente sta bene. La fase del rigetto acuto e di quello superacuto è stata superata, ma restiamo prudenti seppur ottimisti", ha spiegato all'AGI Francesco Wirz, chirurgo dell'equipe che ha realizzato l'operazione. Il primo trapianto fu realizzato nel 2010. Hamon raccontò l'esperienza in un libro ("T'as vou le monsieur?" per Flammarion). "Mi abituai alla nuova faccia all'istante", disse ai giornali francesi, sottolineando che quella operazione aveva rappresentato un 'trapianto' anche degli occhi di chi incrociava per strada: "Non devo più sopportare gli sguardi strani – disse – e la gente mi ascolta". Poi è arrivato – spiega Wirz – il rigetto del sistema immunitario, culminato il 15 novembre scorso, abbiamo dovuto asportare il viso". Hamon è rimasto in ospedale senza faccia "finchè è stato trovato un donatore". "L'intervento – ha proseguito Wirz – è durato 19 ore".

Perché in Italia non si può fare

"Il trapianto di faccia è una procedura già considerata in Italia. Infatti, c'e' una prima richiesta di autorizzazione a questa procedura. E sappiamo di due possibili casi" ha riferito all'AGI, Alessandro Nanni Costa, direttore generale del Centro Nazionale Trapianti "Sono procedure eseguite sui soggetti che sul viso presentano delle mostruosità, cioè lesioni talmente orribili che è impossibile per loro guardarsi allo specchio. E che non possono essere riparate in nessun modo se non con un trapianto di faccia".

Questa procedura, tuttavia, non ha nulla a che vedere con un cambio di identità. "In realtà, il trapianto di faccia – ha spiegato Nanni Costa – coinvolge grosso modo una striscia circolare: può coprire la fronte, le guance fino ad arrivare sopra la bocca. In pratica, la faccia del ricevente non viene sostituita da quella del donatore". Anche se viene trattato alla stregua di un trapianto d'organo, il trapianto di faccia è tecnicamente un'altra cosa. "E' un trapianto multi-tessuto che ha lo scopo – ha detto Nanni Costa – di riparare volti sfigurati e gravemente mutilati da agenti, scariche elettriche, traumi gravi come il morso di una cane e così via. Si tratta di sistemare la parte ossea e muscolare per dare al paziente l'opportunità di avere una vita sociale e anche di ricominciare ad accettare il proprio aspetto".

Un cervello in fuga che cambia facce

Reduce dalla sala operatoria dell'Ospedale europeo Georges Pompidou di Parigi, dove ha effettuato un nuovo intervento, Francesco Wirz è contento del risalto mediatico avuto dall'operazione di trapianto facciale a cui ha preso parte, ma non nasconde l'amarezza e sottolinea la gratitudine. La prima è riservata al proprio paese, da cui è stato obbligato ad andare via: "Se mostri di saper fare bene, in Francia ti viene data una opportunità; in Italia diventi un pericolo". "Ho 34 anni – racconta all'AGI – sono arrivato in Francia cinque anni fa e non conoscevo neanche la lingua. Mi presentai a Laurent Lantieri, il primario, e lui mi disse 'vediamo cosa sai fare', e oggi sono qui".

La gratitudine, invece, è per Lantieri, l'uomo che ha guidato l'equipe che ha realizzato l'operazione sia nel 2010 che un mese fa. "E' il mio maestro spirituale, quello che mi ha dato la possibilità di fare la formazione", colui che è in grado di lasciar spazio al più giovane e di "delegare agli altri, mettere alla prova". La chirurgia è fatta di "pratica e di esperienza", di "allenamento quotidiano in sala operatoria, e chi può resistere 18 ore se non un giovane, 'nu guaglione?", sottolinea Wirz, che non ha dimenticato il legame con la sua Napoli, da dove è partito anni fa. Al contrario, in Italia, conclude, "esiste un sistema che le motivazioni dei giovani le spezza". 

Per la prima volta, la Food and Drug Administration (l'ente Usa che regola i prodotti alimentari e farmaceutici) ha autorizzato l'utilizzo di uno smartwatch in neurologia. A convincerla non è stato un gigante americano ma una società italiana: Empatica.

Il via libera è arrivato per Embrace, un dispositivo da polso che aiuta chi soffre di epilessia. Rileva i parametri di chi lo indossa (come attività del sistema nervoso e temperatura corporea), elabora i dati grazie all'intelligenza artificiale e invia sullo smartphone di un soccorritore l'allarme se sta per verificarsi una crisi convulsiva.

Empatica è stata fondata fondata nel 2011 da Matteo Lai, Maurizio Garbarino, Rosalind Picard e Simone Tognetti sotto l'ala del MIT MediaLab, laboratorio del Massachusetts Institute of Technology di Boston.

Si è fatta strada con una campagna di crowdfunding, nel 2015. E oggi ha 45 dipendenti e sedi a Cambridge (negli Stati Uniti) e Milano. “I dispositivi medici – afferma il ceo Matteo Lai – hanno di solito un grande problema: sono ingombranti e scomodi. Le persone, semplicemente, non vogliono indossarli.

Empatica ha preso una strada diversa”. Embrace è invece uno smartwatch sottile, leggero e dall'estetica piacevole. A prima vista può sembrare uno dispositivo da polso per tracciare l'attività fisica. “Volevamo progettare il primo dispositivo medico al mondo usato come salvavita ma che avrebbe potuto vincere un premio per il design”.

Un successo del 100%

Embrace, che nell'aprile 2017 ha ottenuto l'approvazione delle autorità europee, non ha convinto la Food and Drug Administration con il design ma con i test: ha coinvolto 135 pazienti epilettici, monitorandoli, 24 ore su 24, per 272 giorni. Un periodo durante il quale lo smartwatch di Empatica è sempre stato capace di individuare le crisi, nel 100% dei casi.

Il sì delle autorità americane è stato festeggiato anche da Orrin Devinsky, uno dei maggiori esperti al mondo nel Epilessia, direttore del Comprehensive Epilepsy Center della New York University: “L'approvazione di Embrace – ha affermato – rappresenta una pietra miliare nella cura dei pazienti epilettici. Il dispositivo permette di avvisare familiari e soccorritori, consentendo loro di intervenire durante o poco dopo la crisi”. Un intervento tempestivo che, spiega Devinsky, “in molti casi può salvare la vita dei pazienti”. Oggi l'1,2% della popolazione americana soffre di epilessia: sono 3,4 milioni di persone, 470.000 delle quali sono bambini. Un terzo di loro non risponde alle cure per limitare gli attacchi, che spesso comportano stordimento, perdita di coscienza e, in 3.000 casi all'anno, morte improvvisa. 

Forse non tutti lo sanno ma l’albicocca, uno dei frutti più amati dell’estate, nasconde un veleno potentissimo: il cianuro. Per fortuna lo cela benissimo: è contenuto nel semino protetto dal guscio rigido, difficile da scovare.

Li dentro, in quel seme, è contenuta l’amigdalina, che una volta ingerita rilascia cianuro, sostanza altamente tossica che può provocare nausea, febbre, mal di testa, insonnia, letargia, nervosismo, ipotensione, dolori articolari e muscolari. E nel peggiore dei casi portiere alla morte.

Ecco perché da un paio di anni, l’Efsa –  l’Agenzia Europea per la sicurezza Alimentare – ha innalzato il livello d’allerta sull’albicocca, arrivando ad adottare un nuovo regolamento per la vendita di semi. Allo stesso tempo, l’Agenzia ha rassicurato sul consumo assolutamente innocuo del frutto che “non pone rischi per la salute dei consumatori”.

Era proprio necessario?

Si perché nonostante l’albicocca non sia l’unico frutto a contenere amigdalina – è in buona compagnia di prugne, mandorle, ciliegie – su internet è nato un vero e proprio mercato di semi di albicocca basato sulla convinzione – assolutamente non suffragata da prove scientifiche – secondo cui sarebbero dei potenti antitumorali.

Con 12 euro circa , si legge sul Fatto Quotidiano, puoi comprare 500 g di prodotto confezionato in busta. Alcuni siti, inoltre, non si limitano a vederli ma danno anche consigli sulla quantità giornaliera da assumere: da 10 a  60 per gli adulti. E qui scatta l’allarme.

La soglia limite

L’Efsa ha stabilito la soglia a 370mg al giorno, pari a 3 piccoli semi o alla metà di uno grande. Per i bambini si scende a 60mg, cioè mezzo seme piccolo. Più nello specifico, si legge sul sito di Alimenti e Sicurezza, l’Efsa spiega che “una dose acuta di riferimento (DAR) di 20 μg/kg di peso corporeo. Tenendo conto dei tenori riferiti di glicosidi cianogenici nei semi di albicocca non trasformati, la DAR sarebbe superata già con il consumo di pochissimi semi di albicocca non trasformati”.

Cosa ha deciso l’Efsa

Nel regolamento approvato dalla Commissione il 7 luglio del 2017, si legge che a condurre lo studio è stato un “un gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare (CONTAM) dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare il quale ha adottato un parere scientifico sui rischi acuti per la salute connessi alla presenza di glicosidi cianogenici nei semi di albicocca grezzi e nei loro prodotti derivati”.

L'espressione ““semi di albicocca grezzi e loro prodotti derivati” usata nel parere scientifico si riferisce allo stesso prodotto denominato nel presente regolamento con l'espressione «semi di albicocca non trasformati interi, macinati, moliti, frantumati, tritati”. In considerazione della “notevole frammentazione del mercato dei semi di albicocca e dei possibili rischi acuti per la salute pubblica, è opportuno stabilire che l'operatore garantisca che i semi di albicocca non trasformati interi, macinati, moliti, frantumati, tritati immessi sul mercato per il consumatore finale rispettino il tenore massimo”.

Entra in vigore oggi la legge sul testamento biologico approvata il 14 dicembre 2017, dopo un lungo iter parlamentare e non poche polemiche. Il cuore della legge, ovviamente, sono le dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat), con le quali è possibile dare indicazioni sui trattamenti sanitari da ricevere o respingere in casi in cui ci si trovasse in condizioni di incoscienza. Ma come fare? Questo è un breve vademecum a domanda e risposta, con il contributo dell'Associazione Luca Coscioni, che per anni si è spesa per l'approvazione della legge dopo casi dolorosi come quelli di Eluana Englaro e Piergiorgio Welby. 

Chi può fare il biotestamento?

Tutti i cittadini maggiorenni e capaci di intendere e di volere possono redigere un documento in cui indicare i trattamenti sanitari che si vogliono ricevere e quelli ai quali si rinuncerebbe nel caso in cui non si fosse più in grado di esprimersi e prendere decisioni autonomamente. Con il biotestamento non si possono esigere trattamenti sanitari contrari alle leggi.

Come scrivere le Dat?

Le DAT possono essere redatte in diverse forme, ma devono contenere i seguenti punti:

  1. Dati anagrafici del firmatario.
  2. Informazioni sullo stato di salute, in cui si dichiara che "nell'ipotesi di trovarmi nelle condizione di non poter decidere riguardo le mie cure sanitarie, a causa del mio deterioramento fisico e/o mentale, e/o di essere in uno stato clinico tra quelli elencati nel presente documento", ed in riferimento alla Costituzione, alla Convenzione dei diritti dell'uomo, al codice di deontologia medica e al giuramento professionale dei medici, si vuole o non si vuole essere informati sulle proprie condizioni ("anche in caso di malattia grave o inguaribile") e sulle terapie da adottare o non adottare. Come postilla si possono indicare i nominativi di persone fidate o familiari da informare.
  3. Direttive specifiche: è il cuore del documento. Occorre scrivere che "Accertato da almeno due medici indipendenti che le mie condizioni fisiche siano giunte ad una fase definita terminale, chiedo": e qui si entra nello specifico. L'elenco può comprendere, a titolo di esempio, una morte naturale, la più pacifica possibile, escludendo totalmente l'accanimento terapeutico; che in nessun caso si possa intraprendere una terapia o un trattamento allo scopo di terminare la vita; che nessun trattamento possa essere attuato o sospeso sulla base di un'altrui valutazione riguardante il valore della propria vita futura; che non si somministrino trattamenti o terapie sperimentali complementari non provate, che non abbiano documentalmente dimostrato la loro efficacia per il recupero e prolunghino inutilmente la vita. Anche con esempi concreti: in caso di arresto cardio-respiratorio, ad esempio, si può scrivere che non si intende essere sottoposti ad alcuna manovra di rianimazione di qualsiasi genere essa sia, o che non vengano praticati interventi invasivi atti a prolungare l'esistenza (respirazione assistita, rianimazione cardio-polmonare). E ancora: che vengano somministrati tutti i farmaci e praticate tutte le cure per eliminare efficacemente il dolore e le sofferenze fisiche, emotive, mentali e spirituali. Ma anche che i trattamenti già iniziati ed aventi per obiettivo il prolungamento della vita siano interrotti (compresi respirazione assistita, dialisi, rianimazione cardio-polmonare, trasfusioni sanguigne, terapia antibiotica, interventi chirurgici volti a prolungare la propria esistenza). Il tutto con adeguata sedazione. Si può esplicitare che venga interrotta l'alimentazione in ogni sua forma naturale o artificiale incluso la soluzione glicata. Tutte queste prescrizioni possono essere anche subordinate a condizioni specifiche: per esempio in caso di stato vegetativo persistente, di incidente con danni cerebrali gravi, malattie neurodegenerative ecc. 
  4. Sottoscrizione del medico, che deve dichiarare "di aver informato il Sig.(…) in relazione alle volontà sanitarie da lui qui sopra espresse, e che nel pieno delle sue facoltà mentali il suddetto ha compreso il valore delle sue decisioni".
  5. Indicazioni post mortem, dove si può indicare dove si desidera morire (a casa, in ospedale o in un luogo specifico) e si danno disposizioni circa il trattamento della salma, le esequie ecc.
  6. Fiduciari e testimoni, che devono apporre le loro firme con codice fiscale e documento di identità. Il fiduciario sarà preposto a prendere decisioni in nome e per conto del firmatario del testamento biologico, di concerto con il medico. 

Tutto questo può essere redatto a mano, o si può scaricare un modulo precompilato (tra cui quello presente sul sito della stessa associazione Coscioni). In caso le condizioni di salute non consentano un documento scritto, si possono esprimere le proprie volonta' e "fare biotestamento" attraverso una videoregistrazione e/o con dispositivi tecnologici che consentono alle persone con disabilita' di comunicare. Le Dat si possono rinnovare, modificare o revocare in ogni momento. Non vanno pagati bolli o tasse di sorta sul documento. 

Perché nominare un fiduciario?

La legge auspica (ma non obbliga) che ogni persona, nel momento in cui sottoscrive il proprio biotestamento, deleghi un fiduciario, una persona in cui pone la massima fiducia, che si assuma la responsabilità di interpretare le DAT contenute nel biotestamento, anche alla luce dei cambiamenti intercorsi nel tempo e di possibili nuove prospettive offerte dalla medicina.
Qualsiasi persona maggiorenne e capace di intendere e volere può ricoprire il ruolo di fiduciario accettando la nomina. Può essere un familiare o una persona non legata da vincoli giuridici e familiari. L'accettazione della nomina avviene attraverso la sottoscrizione delle DAT (come descritto sopra) o con atto successivo che sarà allegato al testamento biologico. Il fiduciario dovrà possedere una copia del biotestamento. Il fiduciario avrà quindi il potere di attualizzare, in accordo con il personale sanitario, le disposizioni lasciate dal firmatario.
Nei casi in cui le DAT appaiano palesemente incongrue, non corrispondenti alla condizione clinica del paziente, o qualora emergano nuove terapie, capaci di offrire concrete possibilità di miglioramento delle sue condizioni di vita, il fiduciario potrà autorizzare i medici a non rispettare le volontà.

Come autenticare il testamento biologico?

  1. Con atto pubblico (atto redatto con un funzionario pubblico designato o attraverso un qualsiasi pubblico ufficiale, come un notaio)
  2. Con una scrittura privata autenticata (da un funzionario pubblico designato dal tuo Comune o da un qualsiasi pubblico ufficiale, come un notaio) custodita dall'autore del documento
  3. Con scrittura privata consegnata personalmente all'ufficio dello stato civile del Comune di residenza (ufficio che, se istituito, provvede all'annotazione in un apposito registro)
  4. Presso le strutture sanitarie, qualora la Regione di residenza ne regolamenti la raccolta. 

Dopo l'obbligatoria vacatio legis trascorsa dalla pubblicazione in Gazzetta, entra domani ufficialmente in vigore la legge sul biotestamento​, approvata in via definitiva dal Senato lo scorso 14 dicembre al termine di un percorso parlamentare piuttosto travagliato. Ecco, in sette punti, cosa stabilisce il provvedimento che, tra le altre cose, introduce la possibilità di sottoscrivere le Dat, ovvero le Disposizioni anticipate di trattamento, con la previsione di poter rinunciare anche all'idratazione e alla nutrizione artificiale. Questi i 7 pilastri del provvedimento.

1. Consenso informato

Con la premessa che la legge tutela il diritto alla vita, alla salute, ma anche il diritto alla dignità e all'autodeterminazione, il testo dispone che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. È promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico il cui atto fondante è il consenso informato. Nella relazione di cura sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari e conviventi o compagni. Il consenso informato è documentato in forma scritta. Nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, viene espresso mediante videoregistrazione o dispositivi che la consentano. La volontà espressa dal paziente può essere sempre modificata.

2. Nutrizione e idratazione artificiale

Ogni persona maggiorenne e capace di agire ha il diritto di accettare o rifiutare qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso. Ha, inoltre, il diritto di revocare in qualsiasi momento il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l'interruzione del trattamento, comprese la nutrizione e idratazione artificiali. Nutrizione e idratazione artificiali sono trattamenti sanitari in quanto consistono nella somministrazione su prescrizione medica di nutrienti mediante dispositivi sanitari e, di conseguenza, possono essere rifiutati o sospesi.

3. Accanimento terapeutico, sedazione profonda e abbandono cure

Viene sancito il divieto di accanimento terapeutico, riconosciuto il diritto del paziente all'abbandono terapeutico e viene espressamente garantita la terapia del dolore fino alla sedazione profonda continuata. Il testo della legge, così modificato durante l'esame in Aula, recita: "Il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario. è sempre garantita un'appropriata terapia del dolore e l'erogazione delle cure palliative. Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente".

4. Responsabilità del medico

Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciarvi. In conseguenza di ciò, il medico è esente da responsabilità civile o penale. Il paziente non può esigere dal medico trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale e alla buone pratiche clinico-assistenziali. è stata poi introdotta durante l'esame in Aula una norma che, seppur in modo non diretto nè esplicito, riconosce di fatto al medico l'obiezione di coscienza, in quanto dispone che "il medico non ha obblighi professionali". Il che significa che il medico può, ad esempio, rifiutarsi di staccare la spina. Infine, la legge sul testamento biologico deve essere applicata anche dalle cliniche e strutture sanitarie cattoliche convenzionate.

5. Minori e incapaci 

Il consenso informato è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall'amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore di età o legalmente incapace o sottoposta ad amministrazione di sostegno. Il minore o incapace ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e decisione e quindi deve ricevere informazioni sulle sue scelte ed essere messo in condizione di esprimere la sua volontà. 

6. Dat

Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari. Viene indicata una persona di sua fiducia (fiduciario) che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Le Dat devono essere redatte in forma scritta (o videoregistrate a seconda delle condizioni del paziente) e vincolano il medico che è tenuto a rispettarne il contenuto. Tuttavia, le Dat possono essere disattese qualora appaiano palesemente incongrue o le condizioni nel frattempo siano mutate e se siano sopraggiunte nuove terapie non prevedibili al momento della loro compilazione. Con la medesima forma scritta le Dat sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento. In caso di emergenza possono essere modificate o annullate anche a voce. Le Dat vengono inserite in registri regionali. 

Pianificazione condivisa delle cure 

Nella relazione tra medico e paziente, rispetto all'evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale il medico è tenuto ad attenersi. La pianificazione delle cure può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

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