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(AGI) – Roma, 23 lug. – “Io non faccio nessun commento fino a quando non si esprimeranno due servitori dello Stato, uno dei quali, il prefetto Gabrielli, si e’ gia’ espresso: ora aspetto che un altro serio e rigoroso servitore dello Stato come il ministro Alfano si esprima e sulla base del suo giudizio si prenderanno le decisioni conseguenti”. Lo ha detto il sindaco di Roma, Ignazio Marino, a chi gli chiedeva un commento sulle comunicazioni della presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, relative a Mafia Capitale. “Sono convinto che Roma stia veramente cambiando e non ho nessun commento da fare perche’ sarei irrispettoso nei confronti di una commissione parlamentare”, ha aggiunto Marino, che oggi a Palazzo San Macuto, dove si trovava per un’audizione in commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema dei migranti, ha incrociato la Bindi. “Ci siamo abbracciati, baciati e salutati cordialmente”, ha riferito il sindaco. .

(AGI) – Roma, 23 lug. – “La nostra amministrazione intende abbandonare la logica del passato dei mega centri di accoglienza del passato, spesso fonte di arricchimento per organizzazioni criminali e luoghi dove gli stessi principi di integrazione e accoglienza vengono traditi”. Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha parlato in audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza dei migranti. Secondo il primo cittadino capitolino bisogna “superare l’alta concentrazione di migranti in poche aree a favore di una maggiore diffusione sul territorio, scongiurando la formazione di ghetti per favorire forme reali di integrazione”. “Serve una piu’ equa distribuzione dei migranti sul territorio nazionale”, perche’ “Roma vuole fare la sua parte ma non puo’ arrivare sopra al limite delle proprie possibilita’”. Ignazio Marino, durante un’audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza dei migranti, ha spiegato che “Roma e la Regione Lazio sono ai primissimi posti per numero di persone accolte e richiedenti asilo finanziati dal sistema Sprar, e sono secondi solo alla Regione Sicilia”. Marino ha quindi sottolineato la necessita’ di “programmare interventi strutturali con una collaborazione tra tutti i livelli di Governo”. Marino ha riferito anche sull’inchiesta Mafia Capitale. “Abbiamo eliminato ogni ombra dal sistema di accoglienza dei migranti del Campidoglio, in passato inquinato da interessi spesso criminali”, ha detto il sindaco di Roma. “Siamo certi che tutte le scelte oggi compiute a Roma avvengono in un ambiente protetto da ogni rischio di illegalita’, per avviare un percorso costruttivo di inclusione sociale”, ha assicurato. .

(AGI) – Palermo, 23 lug. – Il governatore siciliano Rosario Crocetta interviene all’Ars sul caso intercettazioni pubblicate dall’Espresso e attacca deciso: “I falsi scoop non possono decidere le sorti dei governi. Non posso dimettermi”, ha detto il presidente. Crocetta ha parlato di “vicenda dolorosa e grande sofferenza”, sottolineando che “l’attacco al presidente della Regione e’ stato un attacco e un attentato alle istituzioni e alla democrazia”. Poi ha spiegato: “A tutti e’ evidente che quella intercettazione non c’e’ e una bufala non puo’ determinare i passaggi della politica”. “Gli uomini delle istituzioni – ha affermato Crocetta – dovrebbero pronunciarsi solo in presenza di fatti accertati e conclamati. In questo Paese si deve decidere se la bufala cattiva di un giornale debba essere la verita’ o se sia vero quello che accerta la magistratura. Non posso dimettermi. Io non sono attaccato ne’ a poltrone ne’ a carriere future, ma devo difendere il mio onore. Ho subito attacchi di fuoco amico e avversario e insospettabile solidarieta’. La deriva populista e demagogica che c’e’ alla base di questa vicenda per me e’ irricevibile: e’ sciacallaggio che non posso tollerare, per tutelare non solo me, ma tutti noi”. Spiega Crocetta di avere vissuto in questi giorni “i momenti piu’ terribili della mia vita. E’ come se avessi visto un film nel quale l’attacco alla regione diventa l’attacco alle istituzioni e all’intero popolo siciliano. Mi sono sentito come un lebbroso, vergognandomi di affacciarmi dal balcone di casa per non percepire uno sguardo ostile o un insulto. Visto come complice silente di un attentato ad un membro della famiglia Borsellino. Tutto questo e’ intollerabile”. Nello specifico, Crocetta ha parlato del suo rapporto con Tutino: “Lo frequentavo ogni quindici giorni e nel suo studio medico. La scorta rimaneva sempre con me. Fantasie sulla mia vita privata giorno e notte non se ne possono fare. Nessuna vita puo’ essere piu’ chiara della mia, vivo con la scorta ogni momento e ogni secondo della mia vita e’ documentato e controllabile”, ha detto governatore siciliana a proposito del suo medico personale, Matteo Tutino, primario arrestato per truffa al sistema sanitario. “Sono felice che le procure abbiano smentito quelle accuse e ripristinato la verita’. Ho capito che il mio silenzio poteva essere interpretato come ammissione di colpa, allora ho deciso di riprendermi il diritto alla parola. Non posso farmi abbattere da attacchi violenti e strumentali. E’ una vicenda infame. Sono certo che tutto passera’ alla storia come la vicenda di poteri occulti che minacciano la democrazia e di una parte della politica che non riesce difendere gli uomini delle istituzioni”, ha aggiunto il presidente della Regione Sicilia. .

(AGI) – Palermo, 23 lug. – “I falsi scoop non possono decidere le sorti dei governi. Non posso dimettermi”. Lo ha detto il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, intervenendo all’Ars sul caso intercettazioni. “A tutti e’ evidente che quella intercettazione non c’e’ e una bufala non puo’ determinare i passaggi della politica”. Il governatore siciliano e’ arrivato con oltre un’ora di ritardo all’Ars per la sua relazione sullo stato di salute della sua maggioranza e sul caso intercettazioni. Crocetta ha preso la parola: “Vicenda dolorosa e grande sofferenza”, ha esordito, “l’attacco al presidente della Regione e’ stato un attacco e un attentato alle istituzioni e alla democrazia”. .

(AGI) – Roma, 23 lug. – Approvato all’unanimita’ dal plenum del Csm il parere sul disegno di legge contenente “misure volte a rafforzare il contrasto alla criminalita’ organizzata e ai patrimoni illeciti”, che interviene anche sulla disciplina delle misure di prevenzione patrimoniali, settore ormai nevralgico nel contrasto alle associazioni mafiose. Il parere del Csm, di cui e’ stato relatore il togato di Area Piergiorgio Morosini, presidente della Sesta Commissione, condivide l’obiettivo del legislatore, esplicitato nei lavori preparatori, di “eliminare non secondari elementi di criticita’ del Codice delle leggi antimafia”, tenendo anche conto delle proposte formulate dalla Commissione parlamentare antimafia e dei tanti contributi provenienti dalle realta’ associative e sindacali. Palazzo dei Marescialli segnala le “novita’ positive” della trattazione prioritaria dei procedimenti relativi alle misure di prevenzione unita alla “previsione rafforzata” che istituisce sezioni specializzate presso i tribunali, destinate a trattare esclusivamente la materia dell’aggressione ai patrimoni criminali, sia in primo grado sia in appello. Il Csm registra, inoltre, un “indubbio sforzo” a definire organicamente il ruolo dell’amministratore giudiziario, con interventi sui criteri di nomina che “valorizzano la trasparenza e la rotazione delle opzioni della autorita’ giudiziaria” e sottolinea che potrebbero rivelarsi utili sia “la creazione dell’ufficio di coadiuzione organizzato con le professionalita’ necessarie per la specificita’ della gestione e con la redazione del preventivo di spesa”, sia con “l’obbligo di predisposizione di un piu’ dettagliato piano di prosecuzione aziendale (‘business plan’) per quelle imprese ritenute in grado di competere nel mercato”, che dovrebbe orientare l’amministrazione giudiziaria durante tutte le fasi del giudizio e anche oltre la confisca definitiva, da discutere preventivamente in udienza, con pubblico ministero e Agenzia nazionale per i beni confiscati, dopo avere ascoltato il parere dei sindacati. “Molto interessante”, poi, si legge nel parere, si presenta l’introduzione della nuova misura di prevenzione “non ablativa” del ‘controllo giudiziario delle aziende’, nei casi di agevolazione incolpevole ed occasionale di interessi criminali: un “salto di qualita’”, osserva Palazzo dei Marescialli, nella promozione del disinquinamento mafioso delle attivita’ economiche, salvaguardando la continuita’ produttiva e gestionale delle imprese. Le nuove previsioni del ddl potrebbero, secondo il Csm, essere “utilmente integrate” da disposizioni finalizzate a tutelare i creditori delle aziende consentendo all’amministratore di procedere tempestivamente ai pagamenti dei debiti privilegiando i creditori strategici per la prosecuzione dell’attivita’, nonche’ ad “accelerare i procedimenti di verifica della buona fede per i crediti di origine incerta”, mentre andrebbero elaborate disposizioni in grado di semplificare i rapporti tra il procedimento di prevenzione e le procedure fallimentariesecutive per evitare esiti contraddittori per i titolari di diritti di credito. Infine, si osserva nel parere, “indilazionabile appare un intervento legislativo sulla liquidazione dei compensi agli amministratori giudiziari onde evitare decisioni incomprensibili e talvolta prive di una base motivazionale sia nei casi di eccessivo importo o di compenso estremamente esiguo”: occorre distinguere, rileva il Csm, i trattamenti da riservare agli amministratori giudiziari con quelli previsti per i curatori fallimentari. (AGI) .

(AGI) – Roma, 23 lug. – Parte con un sorriso e consiglia di “chiederlo a Renzi chi fa parte della tribu”, poi Pier Luigi Bersani, visto che “ormai parlo liberamente, e per me e’ tutta salute”, manda un messaggio molto chiaro al leader Pd: “Con me puo’ fare quel che vuole ma quegli altri, come Speranza o Cuperlo, non deve trattarli come ‘musi lunghi’ perche’ quelle sono persone che cercano di tenere nel Pd gente a disagio. Persone cosi’ – avverte l’ex segretario, ospite di Omnibus su La7 – non si insultano. Anzi, li si apprezza”. Siccome, argomenta ancora, “il Pd e’ l’unica carta che il Paese ha, non mi piacciono queste continue battute. Renzi – scandisce Bersani – deve rispettare chi la pensa diversamente, gente che cerca di tenere nel Pd chi nutre un disagio”. Proseguendo sul filo delle considerazioni puntute riservate dal segretario alla minoranza Dem nel corso della Assemblea nazionale della scorsa settimana, Bersani puntualizza che “io ricordo quando vincevamo, da Treviso a Catania, altro che quando si perdeva. La mia preoccupazione e’ che un pezzo di militanti e di elettori non e’ convinto e quindi c’e’ l’esigenza di rappresentare un diasagio sul lato sinistro del partito”. A proposito di democrazia interna, Bersani si rivolge direttamente al suo successore: “Matteo, ti ricordi si’ di quando un segretario del Pd fece cambiare lo Statuto per far concorrere uno che lo voleva rottamare? Perche’ lo fece? Per il Pd, perche’ capiva – incalza – che poteva succedere qualche rottura e che il disagio invece va rappresentato”. Ecco allora che “anche io feci le primarie, con Franceschini e Marino, e il giorno dopo l’uno divento’ capogruopo e l’altro nel lo tenni nel gruppo dirigente del partito perche’ un segretario – e’ l’ulteriore stoccata – deve tenere la sintesi: non e’ una concessione ma un dovere, un’esigenza”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 22 lug. – “Data la sua oggettiva straordinarieta’ e rilevanza, la situazione relativa al Comune di Roma meriterebbe strumenti straordinari che il governo dovrebbe adottare: come un decreto legge che, prendendo spunto dal caso romano, possa introdurre misure ad hoc per affrontare le difficolta’ dei Comuni molto grandi, non da sciogliere o che siano infiltrati solo in parte”. Lo ha detto la presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindy, nelle sue comunicazioni sull’inchiesta relativa a Mafia Capitale. “Questa commissione ha l’obbligo di proporre misure idonee a evitare le infiltrazioni mafiose”, ha spiegato Bindi, assicurando di voler “evitare fraintendimenti sulle nostre funzioni istituzionali”, che in alcun modo possono intralciare “le inchieste della magistratura” o violare “le prerogative del Governo in merito a un eventuale scioglimento del Comune”. Tuttavia “il caso di Mafia Capitale pone l’esigenza di verifica degli strumenti di opposizione e contrasto alle infiltrazioni mafiose”, ha aggiunto la presidente, considerando “indifferibile una riforma della normativa sullo scioglimento per mafia: era pensata per enti locali di piccole dimensioni e per territori tradizionalmente infiltrati dalle organizzazioni mafiose”, mentre ora “attendiamo le decisioni del Governo sul Comune di Roma, il piu’ esteso territorialmente, quello della capitale del Paese e di una delle citta’ piu’ importanti d’Europa e del mondo”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 22 lug. – Per il Viminale si e’ trattato di un “eccesso di enfasi per una dichiarazione dal contenuto ordinario, generico, di rito in casi di questo genere”. Il Viminale quindi ribadisce che “nessuna pista e’ esclusa, l’unica cosa esclusa e’ che si tratti con gli scafisti”. “Il ministro Alfano non ha accreditato alcuna ipotesi di scambio con scafisti”. E’ quanto precisa il Viminale in una nota. Il ministro – dice ancora la nota – “si e’ limitato a non escludere nessuna pista, invitando anzi a lasciare lavorare in silenzio chi di competenza”. (AGI) .

(AGI) – Palermo, 22 lug. – Se il Pd lavora alle dimissioni del governatore Rosario Crocetta, quest’ultimo da una parte ribadisce che di andarsene non ci pensa affatto, dall’altro organizza la sua creatura, il Megafono, considerato essenziale dallo stesso premier e dal partito nazionale per arginare il Movimento cinque stelle in caso di probabile voto anticipato in Sicilia. Fondamentale, del resto e’ stato anche in occasione delle ultime regionali del 2012, essendo riuscito a bloccare l’ascesa dei grillini. Nel corso del vertice tra i coordinatori provinciali del Megafono, sarebbe stato compiuto un “significativo passo in avanti verso la costituzione del Partito ‘Il Megafono italiano’ oramai giunto a un passo dalla sua realizzazione”. Lo riferisce Carmelo Vanasia, coordinatore del Megafono per la provincia di Ragusa. Vanasia aggiunge pure che nel corso di un “colloquio riservato avuto all’Ars proprio con il presidente Crocetta”, questi “ha comunicato e confermato la ferma volonta’ di volere continuare nella sua opera di risanamento della Regione e della lotta alla mafia, sconfessando categoricamente ogni ipotesi di dimissioni anticipate”. Si possono leggere cosi’ anche le dichiarazioni di oggi a ‘La Zanzara’ del presidente che sfida il Pd ad espellerlo: “Resto nel Pd, fino a prova contraria. Se non mi vogliono mi devono espellere. Rimango fino a quando qualcuno decide di espellermi. Ma per Statuto si puo’ espellere solo un condannato, ma io non sono un criminale solo perche’ lo dice un giornale. Non ho niente, sono pulito”. (AGI) .

(AGI) – Gerusalemme (Israele), 22 lug. – Due popoli, due stati. E’ questa per Matteo Renzi l’unica strada da percorrere per superare l’impasse che vive il processo di pace tra israeliani e palestinesi. Il presidente del Consiglio lo ha ribadito due volte solo oggi: la prima davanti alla Knesset in seduta plenaria e con il premier Benjamin Netanyahu al suo fianco. La seconda al palazzo presidenziale di Betlemme, con il presidente palestinese Abu Mazen. Tanto Netaniahu quanto Abu Mazen si sono riferiti l’uno all’altro come “vicini”, ma solo facendo leva sul significato spaziale del termine. E’ il terrorismo internazionale a sfondo religioso e, da alcuni giorni, l’accordo sul nucleare raggiunto a Vienna ad aver ulteriormente raggelato i rapporti tra le parti. Per Netanyahu l’accordo rimane un errore storico. “Non fa altro che consentire all’Iran di continuare a produrre armi atomiche cosicche’ in quindici anni arrivera’ ad avere un tale arsenale da rappresentare una minaccia, non per Israele soltanto, ma per il mondo intero”. Abu Mazen non ha toccato l’argomento, preferendo soffermarsi sull’impegno palestinese di adesione all’ONU : “Il nostro impegno all’adesione alle organizzazioni internazionali non e’ un atto contro nessuno, ma serve a rafforzare l’entita’ palestinese”, aggiungendo di continuare a “tendere le mani in segno di pace” verso Israele, ma che questo sara’ inutile “se i nostri vicini continueranno a costruire nuovi insediamenti” in violazione dei trattati. “Non commetteremo piu’ gli errori del passato”, e’ stata la risposta indiretta di Netanyahu: “Abbiamo gia’ una volta lasciato i territori, ma il risultato e’ che i terroristi hanno sfruttato quegli stessi territori per attaccarci. “Vogliamo la pace con i vicini palestinesi, ma deve essere una pace rafforzata, con punti che garantiscano la sicurezza di Israele”, ha aggiunto Netanyahu. Impasse, dunque, ma dalla quale si puo’ uscire. In primo luogo “implementando” l’accordo di Vienna sul nucleare, come auspicato da Renzi, cosi’ da non gettare Israele in una sindrome da accerchiamento, ma restituendola pienamente al consesso internazionale. Cosi’ come occorre riportare ad essere “player” della politica internazionale la Russia, alleato prezioso contro il terrorismo: Matteo Renzi lo dice chiaramente ai membri della Knesset che lo applaudono a piu’ riprese per un discorso in cui tocca anche un nervo scoperto per Israele, ovvero il boicottaggio internazionale: “Chi pensa di boicottare Israele boicotta se’ stesso, tradisce se’ stesso. L’Italia sara’ sempre contro ogni tipo di boicotaggio, sterile e stupido”, ha scandito il premier. Avra’ modo, il premier, di continuare in questo lavoro di costruttore di ponti: ha dato infatti appuntamento al presidente di Israele Reuven Rivlin a settembre e allo stesso Abu Mazen, nello stesso mese, all’Expo. (AGI) .