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AGI – Ha messo d’accordo tutte le forze del centrosinistra sinistra il nome dell’europarlamentare del Pd, Pierfrancesco Majorino mettendo fine a quello stallo che andava avanti da mesi. Ora è ufficiale, sarà lui il candidato presidente di Regione Lombardia per il centro sinistra. La decisione è arrivata al termine di un tavolo, riunito giovedì sera, al quale hanno partecipato, oltre al segretario regionale dei Dem Vinicio Peluffo, i rappresentanti di +Europa, dei Verdi, di Sinistra Italiana e dei Lombardi Civici Europeisti.

Dopo circa un’ora e mezza, la fumata bianca e l’annuncio con la ‘scelta’ in una nota. Veloce sui social è arrivata la risposta dell’ex assessore milanese, che si è detto “onorato e emozionato” e convinto che sia possibile “battere la destra di Fontana” o almeno “ce la metteremo tutta”.

Le forze del centrosinistra lombardo mi hanno chiesto di essere il candidato della coalizione alla Presidenza di Regione Lombardia. Sono onorato ed emozionato.
(segue qui)https://t.co/2AYrLri2ds

— Pierfrancesco Majorino (@pfmajorino)
November 17, 2022

Majorino, che è stato l’Assessore alle Politiche sociali, alla salute, ai diritti del Comune, prima nella Giunta guidata da Giuliano Pisapia (dal 2011 al 2016) e poi nella Giunta guidata da Beppe Sala (dal 2016) dovrà vedersela con il governatore uscente sostenuto dalla coalizione di centrodestra e con Letizia Moratti sostenuta dal Terzo Polo.

Dal 2019 è parlamentare europeo, impegnato contro la povertà e le disuguaglianze, ma non ha mai perso il contatto con la sua città. Adesso l’ultimo passaggio per ratificare l’accordo raggiunto al tavolo, spetta all’assemblea regionale del Pd, che potrebbe riunirsi gia’ domani, per dire addio alle primarie, che una parte del Pd, in particolare l’assessore comunale alla casa Pierfrancesco Maran avrebbero voluto, come da tradizione del partito.  

AGI – Il tema delle riforme, a partire dal dossier sull’autonomia differenziata, non sarà sul tavolo prima di gennaio. Una fonte di governo ribadisce qual è il termine del ‘patto’ che Fratelli d’Italia e Lega hanno siglato in campagna elettorale: l’autonomia differenziata dovrà camminare di pari passo con il discorso sulla forma di governo, il ‘refrain’.

Non c’è alcuno scontro nell’esecutivo, l’attivismo del responsabile per gli Affari regionali viene considerato dagli alleati come positivo nel momento in cui c’è la ricerca di una convergenza su una tema quale quello delle materie concorrenti. Ma l’obiettivo dell’esecutivo è quello di rispettare la tabella di marcia condivisa prima del voto del 25 settembre. E di approfondire la materia senza alcun tipo di fughe in avanti.

Al momento Fratelli d’Italia non ha premuto il piede sull’acceleratore sul presidenzialismo. Il ragionamento è che bisogna puntare tutto sulla legge di bilancio, rispondere alle esigenze degli italiani sul caro bollette, inserendo alcuni tasselli concordati dal centrodestra, dall’estensione della flat tax per gli autonomi alla revisione del reddito di cittadinanza per finire con la rottamazione delle cartelle.

Dunque il ddl Calderoli non dovrebbe trovare spazio in Cdm almeno fino all’approvazione della legge di bilancio. “Bisogna tener presente innanzitutto il quadro generale dell’impianto”, osserva un altro esponente dell’esecutivo, “non si può certamente partire subito dall’autonomia”.

Poi, con l’inizio dell’anno prossimo, la maggioranza valuterà anche quale sarà lo ‘strumento’ per il confronto e l’esame delle riforme costituzionali e non è detto che sia una Bicamerale. Ad occuparsi della materia dovrebbe essere in ogni caso l’ex presidente del Senato Marcello Pera.

Saranno le commissioni Affari costituzionali il luogo dove ci sarà il confronto anche con le opposizioni, anche sull’Autonomia differenziata. Intanto Calderoli incontrerà nella Conferenza delle Regioni i governatori.

Nella bozza del ddl non c’è alcun obbligo per il governo, prima di chiudere l’accordo sulle materie da delegare alla Regioni, di stabilire i Lep, ovvero i servizi e quelle prestazioni che lo Stato deve garantire in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, in quanto consentono il pieno rispetto dei diritti sociali e civili dei cittadini.

Preannuncia battaglia il presidente della Campania De Luca: “L’ipotesi Calderoli significa spezzare l’unità nazionale e condannare a morte il Sud. Di questo parleremo anche con il Presidente del Consiglio”, osserva. Il testo è “inemendabile, perchè l’ispirazione di fondo è inaccettabile”, l’affondo.

“Già abbiamo un’intesa raggiunta con la Puglia, la Basilicata, la Calabria, il Lazio, il Molise, ma credo che ci sia un dibattito aperto anche nel Centro e nel Nord del Paese”, continua.

Verrà avanzata la richiesta di ritirare il ddl ma a favore del percorso dell’autonomia differenziata sono anche alcuni governatori dem, da quello dell’Emilia Romagna Bonaccini a quello della Toscana Giani. Puntano, invece, a fare presto i governatori della Lega.

Ma anche in Forza Italia l’orientamento prevalente nei gruppi è quello di evitare qualsiasi tipo di sprint. L’Autonomia differenziata va approvata “senza mettere a repentaglio l’unità dello Stato”, l’appello del vicepresidente della Camera Rampelli (Fdi).

“Abbiamo sempre detto – ha sostenuto – che per noi i livelli essenziali di prestazione sono imprescindibili e lo ribadiamo ancora oggi: non ci possono essere Regioni di serie A e Regioni di serie B. Questo avrebbe una ricaduta sociale troppo evidente”. Ma Calderoli ‘stoppa’ le critiche a suo dire ‘preventive’.

“Ringrazio l’interesse manifestato sull’autonomia differenziata da parte del governatore campano Vincenzo De Luca e dei tanti, parlamentari o sindacati, che stanno chiedendo il ritiro di una proposta, la mia proposta, che non essendo mai stata presentata da nessuna parte non si vede come possa essere ritirata”, scrive in una nota.

“Quello che ho messo sul tavolo è una bozza di lavoro per iniziare a confrontarci e a lavorare – osserva ancora – auspico che la versione definitiva di questo testo possa essere scritta con il contributo di tutte le Regioni, perche questa è una bozza parta a ogni tipo di proposta, a ogni tipo di contributo. Ma a condizione che ci sia una leale collaborazione reciproca da una parte e dall’altra”. 

AGI – “Domani alla Camera Castellino, l’ex leader di Forza Nuova, responsabile dell’attacco alla Cgil, presenta il suo nuovo partito. A nessuno è venuto in mente di dire che non si può. La destra estrema sfrutta le istituzioni democratiche a proprio uso e consumo“. A denunciarlo su Twitter è Lia Quartapelle, responsabile esteri del Pd.

A cui si aggiunge l’ex segretaria generale della Cgil, ora senatrice dem, Susanna Camusso, che incalza: “Apprendo che domani alla Camera si svolgerà la presentazione del movimento politico ‘Italia libera’ a cui parteciperà Giuliano Castellino. Non do giudizi politici sul nascente movimento politico, ma sono esterrefatta che l’ex leader di Forza Nuova, imputato per l’assalto alla Cgil del 9 ottobre del 2021, intervenga nella sede di una istituzione parlamentare”.

Il ‘caso’ riguarda una conferenza stampa, prevista nel primo pomeriggio di domani, che si svolgerà alla Camera, nella sala dedicata agli incontri con i giornalisti, a cui dovrebbe prendre parte Castellino. La conferenza stampa è stata indetta per presentare il nuovo soggetto politico ‘Italia libera’, fondato dallo stesso Castellino e presentato a fine ottobre in una conferenza stampa a Roma, ai Parioli, assieme al suo difensore – per il processo sull’assalto alla sede nazionale della Cgil – l’avvocato Carlo Taormina.

Trovo inaccettabile che la Camera dei deputati possa ospitare uno dei responsabili dell’assalto fascista alla Cgil, già condannato per altro reato, e che è in regime di sorveglianza speciale data la sua pericolosità. Che un deputato di questa destra permetta il suo ingresso dimostra i loro legami con il neofascismo. I vertici della Camera dei deputati evitino questo oltraggio”. questo il commento del leader di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni.

AGI – Primarie sì o primarie no: l’interrogativo amletico è al centro delle prossime 48 ore del Partito Democratico chiamato a decidere sul percorso da intraprendere per schierare i suoi candidati nel Lazio e in Lombardia. I dem lombardi si riuniranno oggi in direzione per scegliere fra una rosa di candidati da cui, nelle ultime ore, sembrano emergere due nomi fra tutti: Pierfrancesco Majorino e Pierfrancesco Maran.

L’unica certezza, al momento, è il ‘no’ espresso dall’assemblea nei confronti di Letizia Moratti. “L’unica possibilità è che Moratti acettasse le primarie, ma questo non è accaduto”, osserva una fonte parlamentare dem.  Meno netta è la chiusura ai Cinque Stelle, che potrebbero tornare ad essere della partita se i dem dovessero scegliere di puntare su Majorino: l’eurodeputato, infatti, non ha mai chiuso le porte ai pentastellati e il coordinatore regionale lombardo del M5S, Dario Violi, sottolinea: “La mia speranza è che, se ci si siede al tavolo, si voglia veramente chiudere, e lo si voglia fare su una visione chiara. Con Majorino ci sentiamo costantemente, ultimamente. Se c’è la possibilità di avere una visione comune puntuale e chiara, e io ho molti dubbi ma ci proverò fino alla fine, poi il nome del candidato non sara’ un problema”. Il tentativo, in ogni caso, è quello di “tenere insieme i partiti della coalizione” fino all’ultimo, spiega una fonte dem lombarda. 

Nel Lazio, la direzione si riunirà martedì per discutere della proposta di candidare Alessio D’Amato. Il segretario Bruno Astorre la formalizzerà davanti al parlamentino regionale dem: “Martedì alle 17 ci sarà la direzione regionale del Pd Lazio in cui discuteremo la proposta del Partito Democratico. Proporremo la candidatura di Alessio D’Amato, ma deciderà la direzione”, dice Astorre che, in merito alla possibilità di tenere primarie di coalizione, aggiunge: “Mercoledì avremo una riunione di coalizione e sarà la coalizione a decidere su questo punto”.

Dai Verdi e Sinistra italiana emerge una certa inquietudine per come il percorso verso le regionali è stato impostato. I dirigenti nazionali avrebbero preferito che si lavorasse di più e con più convinzione per presentare una proposta unitaria. Speranze che si sono infrante contro i veti incrociati di M5s, Terzo Polo e Pd. La possibilità di una corsa solitaria non è stata esclusa da Nicola Fratoianni, ma dal Pd romano nutrono qualche dubbio che l’ala sinistra della coalizione possa sfilarsi. “La corsa per la Regione Lazio è impegnativa e a correre da soli si rischia di farsi male”, è il ragionamento.

L’orologio, in ogni caso, ha cominciato a correre. A partire da domenica, giorno in cui è ufficiale lo scioglimento del consiglio Regionale del Lazio, scattano i 90 giorni per la convocazione delle elezioni. Le date su cui si scommette sono quelle del 5 e del 12 febbraio. A convocare le elezioni del Lazio, dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti, sarà il vice presidente Daniele Leodori. Concreta la possibilità che Lazio e Lombardia votino insieme. Il presidente del Consiglio Regionale Lombardo, Alessandro Fermi, ha convocato l’assemblea regionale domani, alle ore 10.

All’ordine del giorno il progetto di legge che modifica la legge elettorale regionale (relatrice Alessandra Cappellari, Lega), già approvato in commissione Affari istituzionali. La legge stabilisce che il presidente della Regione può indire le elezioni non prima dei 30 giorni precedenti la fine naturale della legislatura e non oltre i 60 giorni successivi: per la Lombardia, quindi, il ‘range temporale’ è da intendersi compreso tra il 4 febbraio e il 6 maggio 2023. È in ogni caso competenza del ministero dell’Interno stabilire una data differente da quella indicata dal Presidente della Regione a fronte di possibili accorpamenti con altre elezioni. 

“La mia speranza è che, se ci si siede al tavolo, si voglia veramente chiudere, e lo si voglia fare su una visione chiara. Con Pier (Majorino ndr) ci sentiamo costantemente, ultimamente. Se c’è la possibilità di avere una visione comune puntuale e chiara, e io ho molti dubbi ma ci proverò fino alla fine, poi il nome del candidato non sarà un problema” ha concluso Violi.

AGI – “Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha avuto con il Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, un colloquio telefonico, nel corso del quale entrambi hanno affermato la grande importanza della relazione tra i due Paesi e hanno condiviso la necessità che vengano poste in atto condizioni di piena collaborazione in ogni settore sia in ambito bilaterale sia dell’Unione Europea”. Lo rende noto il Quirinale. 

La telefonata tra il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il presidente della Francia, Emmanuel Macron, è stata resa nota da un comunicato congiunto diffuso dalle due presidenze sia sul sito del Quirinale che su quello dell’Eliseo. Sullo sfondo del colloqio, le tensioni tra i governi per la questione migranti.

AGI – “A un certo punto mi sono vista accusata continuamente, dalla mattina alla sera, di essere reazionaria, io che mi considero una moderata, ragionevole e laica. Mi dicono che sono una ultracattolica, ma che vuol dire? Sì è cattolici e basta, casomai”.

Lo ha dichiarato la ministra per la Natalità, la Famiglia e le Pari opportunità Eugenia Roccella intervenendo all’assemblea del Forum delle associazioni familiari in corso a Roma. In merito alla nuova denominazione del suo dicastero, ha aggiunto: “Per noi la natalità è una bellissima parola, la nuova definizione del ministero non ha nulla a che fare con le politiche mussoliniane dei figli per la patria“.

“Sono cresciuta in un’epoca in cui si guardava ‘I pugni in tasca’ e si vedeva la famiglia come un luogo malsano – ha raccontato Roccella -. Anche dopo la fine del periodo dell’antifamiglia, cultura e biotecnologie della post modernità hanno prodotto una continua erosione a un’istituzione solida e amata come la famiglia. Un punto fondamentale da realizzare è invece il prestigio della maternità, se dici che sei una manager tutti ti guardano con rispetto, se dici sono una mamma, fa tutt’altro effetto. Oggi la maternità è un desiderio dei singoli e delle donne soprattutto, perché sono le donne che fanno i figli ed è su loro che si scarica il peso della maternità. Serve invece creare una cultura che sia socialmente premiante per la maternità”, ha aggiunto la ministra.

“Nessuno ha mai detto di voler rimettere mano alla legge 194 e anche la presidente Meloni l’ha ridetto fin troppe volte. La 194 non è assolutamente in discussione“, ha dichiarato Roccella, che poi specificato che “l’aiuto alle madri in difficoltà non riguarda la questione della natalità. È una questione di giustizia nei confronti delle donne perché i figli non sono solo un privilegio dei ricchi. Se una donna vuole un figlio ma, per motivi di bisogno, ricorre all’aborto, questa è una profonda ingiustizia”.

AGi – La fiducia si costruisce con pazienza. Mentre tra Roma e Parigi la fiducia sembra vacillare per lo scontro sui migranti, Sergio Mattarella conclude la sua visita di Stato in Olanda con un corposo discorso sul futuro dell’Europa in una delle sue culle, il palazzo del governo di Maastricht dove trent’anni fa si firmò lo storico Trattato che “ha rappresentato un salto di qualità coraggioso nella costruzione europea”.

Dopo un silenzio preoccupato, il capo dello Stato dice la sua sul tema caldo di queste ore in un discorso limato fino all’ultimo ma indicando i principi senza entrare nella querelle. Il Presidente finora non era intervenuto perché spetta ai due governi trovare una intesa evitando escalation, ma nella giornata di giovedì era stato informato dalla premier Giorgia Meloni e non è escluso che nei prossimi giorni possa sentire il suo omologo Emmanuel Macron con cui i rapporti sono da tempo consolidati.

Mattarella indica allora le grandi linee guida e un punto di equilibrio: “La risposta alla sfida migratoria avrà successo soltanto se sorretta dai criteri di solidarietà all’interno dell’UE e di coesione nella risposta esterna e da una politica lungimirante nei confronti dell’Africa” spiega il Presidente.

Nel merito del governo dei flussi, il Capo dello Stato alza lo sguardo sul lungo periodo e mette in guardia: “a parte i profili etici penso che sia bene tener presente che tra pochi decenni il rapporto di popolazione tra Africa e Ue sarà di quattro a uno“, i paesi africani saranno influenti e “non è improprio pensare che il loro atteggiamento nei confronti dell’Unione sarà corrispondente al grado di solidarietà che oggi viene riservata a loro e ai loro migranti”.

Dunque bisogna “intensificare il dialogo” con loro e soprattutto lavorare perché “i principi di coordinamento e di responsabilità condivisa tra Stati Membri guidino la risposta comune” per raggiungere “intese efficaci e rispettose dei diritti di ciascuno”.

E se la Francia accusa l’Italia di aver rotto la fiducia nel braccio di ferro sullo sbarco dei migranti, Mattarella fa riferimento proprio alla fiducia come costruzione paziente dei rapporti tra alleati: “L’intendersi, l’accrescere la fiducia reciproca tra i partner, è stata opera paziente ed efficace”.

Historia magistra vitae, pare dire Mattarella, che cita le doti dei padri dell’Unione cui i leader di oggi potrebbero ispirarsi: la lungimiranza, “passione ostinata e fatica instancabile, spese nella ricerca di comprendere e armonizzare le attese dei diversi protagonisti“.

Basta guardare la scommessa della Ceca e chiedersi: sull’energia “settant’anni dopo, siamo in grado di avere quel coraggio?”. Allora, ricorda, “non era un tempo di idealisti, ma un tempo di governanti molto realisti e tuttavia dotati di chiara e coraggiosa visione del futuro”.

Ci sono stati “inciampi”, “stasi”, “intensa delusione” e “intensa attività”, nel cammino europeo, ma sempre ci sono stati “momenti di grande speranza” dalla nascita dell’Euro a quella di Schengen: “Noi, cittadini europei, non veniamo dal nulla. Siamo stati operosi edificatori”.

Ora servono nuove prospettive, “gli appuntamenti con la storia non possono essere evasi” ma “abbiamo il dovere di domandarci se siamo stati all’altezza delle prove che l’Ue ha incontrato sul suo cammino”. Ci “è richiesto un salto di qualità. Abbiamo bisogno oggi di scelte coraggiose e lungimiranti. Rinunciarvi significherebbe evadere dalle nostre responsabilità; rassegnarci all’irrilevanza”.

Guardando alla struttura europea, Mattarella sostiene innanzitutto che “la cooperazione intergovernativa” spesso è stata “uno sguardo rivolto al passato”. “Certo, tutto si può smontare, come conferma la Brexit, ma davvero possiamo proporre ai nostri popoli il ritorno a un passato che non c’è piu’?” si chiede il Presidente.

Non possiamo contentarci di soluzioni sollecitate da singoli eventi, quasi occasionalmente“, bisogna adeguare il processo di integrazione ai tempi, siamo “in una fase costituente” e i cittadini europei si attendono “una vera casa comune. Un’Unione a misura di azioni e di interazioni più efficaci anche nei confronti del resto del mondo”, impresa per cui servono “senso di responsabilità, capacità di visione, rispetto e lealtà reciproca”.

Quattro sono i grandi temi indicati dal capo dello Stato: i valori comuni, la sicurezza, l’energia e i nuovi alleati. E se sui migranti servono solidarietà e rispetto dei diritti umani, sull’energia “non è il momento delle esitazioni nè delle scelte egoistiche”, ma di “coraggio e determinazione”.

Mentre su migranti, su energia, su Patto di stabilità vanno in scena sfide all’ok Corral, Mattarella invoca “il negoziato e il compromesso” come “processi in grado di giungere a soluzioni creative e innovative, a beneficio di tutti”.

“Più volte, anche negli ultimi anni, i leader europei, posti di fronte a una crisi esistenziale per l’Unione, hanno dimostrato di essere all’altezza” ricorda il Presidente quasi evocando una emulazione.

Il Capo dello Stato mostra comunque ottimismo: l’euroscetticismo, che come il covid è un virus che tocca tutti, non solo l’Italia, “è un fenomeno nella curva discendente, e questo è rassicurante“, nota.

Del resto, chiude il Presidente salutando i ragazzi e concludendo la visita di Stato in Olanda, “non dobbiamo farci sconfortare dalle crisi perchè l’Europa, come ha detto Jean Monnet, va avanti attraverso le crisi”.

AGI – Si avvia a soluzione il rebus sul candidato del Partito Democratico nel Lazio, mentre si ingarbuglia sempre di più quello sul candidato in Lombardia. La discesa in campo di Alessio D’Amato viene salutata con un sospiro di sollievo dal Nazareno: “è il candidato del Pd”, dicono dal quartier generale dem che, ora, lascia la “palla ai territori, sempre centrali in questa fase”.

Sarà la direzione regionale del Pd Lazio di martedì a decidere se procedere con le primarie o, quanto sembra più probabile, convergere unitariamente su D’Amato. Il nome dell’assessore alla Sanità del Lazio della Giunta Zingaretti piace anche a Calenda che lo ha portato avanti ancor prima che il Pd trovasse un accordo al suo interno.

In campo, infatti, ci sono altri pesi massimi del partito nel Lazio, come il vicepresidente della Giunta uscente, Daniele Leodori, e la consigliera Marta Bonafoni. E al Teatro Brancaccio, dove D’Amato ha sciolto la riserva scendendo in campo, l’unità del Pd attorno al suo nome è risultata plastica.

In sala sono rappresentate tutte le anime del partito. Bruno Astorre, segretario regionale del Pd Lazio, ha battezzato il candidato come “candidato del Pd con una preferenza espressa anche da Carlo Calenda”. In platea c’è anche il senatore Marco Meloni, braccio destro del segretario Enrico Letta.

E c’è Carlo Calenda. Il leader di Azione, al momento, si limita a dire che “l’importante è che il candidato abbia chiaro che bisogna aiutare Gualtieri a fare il termovalorizzatore. Se i partiti si alleano e la pensano in modo contrario è un problema per loro, innanzitutto”.

Parole a cui risponde il leader dei Verdi, Angelo Bonelli: “La linea politica sulla Regione Lazio non la dà certo Calenda, e poi ricordo che il gruppo di Azione nel Consiglio Regionale del Lazio ha votato a favore del piano rifiuti che non prevede inceneritori. Calenda smetta di litigare con se stesso: non è candidato alla regione Lazio”. Fonti parlamentari del Pd considerano, tuttavia, quello di Calenda un “tentativo per azzoppare Alessio” D’Amato, cercando di creare crepe dentro il partito.

La questione lombarda

Rimane complicata la partita lombarda. Qui, Carlo Calenda ha proposto il nome di Letizia Moratti, respinto senza appello dal Pd regionale e dal Nazareno per il quale “non c’è motivo alcuno per cui il Pd debba candidare Moratti”. Il leader di Azione chiede ai dem di sedersi a un tavolo con i sindaci lombardi e con la candidata del Terzo Polo in Lombardia.

Dal Pd arriva però un nuovo ‘niet’. “La condizione per sederci a un tavolo” con Carlo Calenda e il terzo polo “è che si tolga da quel tavolo il nome di Letizia Moratti”, dice il segretario del Pd della Lombardia, Vinicio Peluffo.

La proposta di Calenda, per Peluffo, “non affronta il nodo della questione: abbiamo ricevuto un mandato molto preciso dall’assemblea regionale del Pd“, quello di non considerare nemmeno la possibilità di candidare Letizia Moratti, “ma sembra che Calenda voglia continuare su quella strada”.

Respingono l’idea di Calenda anche i sindaci lombardi. “Siamo i primi a voler discutere di sanità pubblica e territoriale, di politiche abitative, di collegamenti ferroviari, di risorse ai comuni e di tutte le politiche sulle quali riteniamo serva imprimere un cambio di rotta forte con gli anni delle giunte a guida delle destre, quindi ci siamo e volentieri ci sediamo al tavolo, in accordo col Pd”, dicono i sindaci dem: “è evidente che se l’obiettivo, che auspichiamo e che riteniamo fondamentale, è costruire una coalizione che riunisca Pd, terzo polo e forze civiche, per riuscirci serve ripartire senza candidature predefinite sul tavolo”, scrivono in una nota i sindaci dei capoluoghi lombardi Giorgio Gori, Mattia Palazzi, Davide Galimberti, Luca Galimberti, Mauro Gattinoni, Andrea Furegato, Emilio Delbono.

Intanto, “convocheremo i partiti della coalizione per fissare la data delle primarie. Chi vorrà confrontarsi sui temi potrà farlo in quella sede”, fa sapere il segretario regionale del Pd lombardo: “Le elezioni regionali lombarde dovrebbero tenersi a febbraio, quindi è bene cominciare a lavorare alle primarie. Pensiamo di convocarle prima di Natale, tenendo conto del ponte dell’Immacolata che, per la diocesi di Milano, corrisponde anche alla festa di Sant’Ambrogio”, aggiunge Peluffo.

Tra i nomi di cui si discute ancora nel Pd lombardo, dopo l’ultimo tentativo effettuato per convincere Giuliano Pisapia, ci sono quelli del sindaco di Brescia Emilio Delbono e dell’eurodeputato Pierfrancesco Maiorino. 

AGI – Giorgia Meloni espone le sue idee ai sindacati con “lealtà” e chiede “collaborazione”. Oggi il Consiglio dei Ministri varerà il decreto legge da 9 miliardi contro il caro bollette. Per il ddl bilancio la premier apre: “Inviate i documenti con le vostre proposte”, ma avverte: “Lavoriamo a saldi invariati. Servono provvedimenti nuovi, immaginando anche dove verranno prese le risorse”.

In 2 settimane abbiamo liberato 30 miliardi per calmierare e coprire costo bollette. Abbiamo messo in sicurezza tessuto produttivo e già domani il decreto che stanzia i primi 9 miliardi sarà in CdM. Fermare la speculazione è fondamentale: stiamo conducendo anche questa battaglia. pic.twitter.com/3uBouhwFB4

— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni)
November 9, 2022

 

Pensioni

Sulle pensioni Meloni afferma: “Le pensioni di oggi sono basse e quelle future rischiano di essere inesistenti. Mi interessa la separazione tra previdenza e assistenza. Sulle pensioni serve un ragionamento complessivo. Non so se riusciremo ad agire sulle pensioni già nella legge di bilancio”.

Tlc e infrastrutture strategiche pubbliche

Per le telecomunicazioni “le infrastrutture strategiche siano sotto controllo pubblico”. Meloni nel suo ragionamento cita la società Tim.

ITA

“Su Ita avevamo perplessità – dice Meloni a Cgil, Cisl, Uil e Ugl – ci saranno momenti di incontro”.

Acciaio

“L’acciaio è un tema europeo”. Meloni sulle imprese in crisi, tra cui la siderurgia, non esclude ulteriori incontri con i sindacati.

Alleanza per sicurezza energetica

“Le risorse del Pnrr destinate alle infrastrutture erano intorno al 5% delle risorse complessive. Bisogna stabilire quali siano le priorità. Serve un’alleanza per la sicurezza energetica”.

Extraprofitti

“La norma sugli extraprofitti va riscritta”. Per Meloni sulla vicenda energetica “vanno fatte scelte di politica industriale. L’Italia è in una posizione strategica e ho approfondito il rapporto con i Paesi del Mediterraneo. Possiamo essere centrali nella produzione e nella distribuzione dell’energia. Siamo avvantaggiati sulle rinnovabili. La strategia deve essere la diversificazione”.

Pnrr

“Va velocizzata la spesa”. Questa è la bussola di Giorgia Meloni sul Pnrr. La Presidente del Consiglio propone in tal senso di organizzare presto “un incontro tra Governo e sindacati con Fitto”. Meloni vorrebbe utilizzare il Pnrr per le infrastrutture in campo energetico.

Tassazione lavoro

“E’ un grande freno – dice Meloni – l’Italia ha tra i più bassi tassi di occupazione dell’Occidente e tra i più bassi tassi di lavoro femminili”. 

Sicurezza lavoro

“Il ministro Calderone organizzi un incontro. L’Italia ha tra i più alti tassi di lavoro nero”. Lo propone ai sindacati sulla sicurezza del lavoro la premier Giorgia Meloni, durante l’incontro a palazzo Chigi.

AGI – “In tema di sicurezza e contrasto all’immigrazione illegale, gli italiani si sono espressi alle urne, scegliendo il nostro programma e la nostra visione”. Giorgia Meloni affida a Facebook la esplicitazione della ‘linea dura’ sul dossier migranti.

“Negli ultimi anni – riprende il presidente del Consiglio – abbiamo assistito a una gestione inadeguata del fenomeno, che ha prodotto grandi ed evidenti disagi: hotspot al collasso, sbarchi aumentati, forze dell’ordine allo stremo. E il tutto – rileva ancora – ha portato a un crescente clima di insicurezza generale”.

Il nostro obiettivo è difendere la legalità, la sicurezza e la dignità di ogni persona. Per questo – conferma – vogliamo mettere un freno all’immigrazione clandestina, evitare nuove morti in mare e combattere i trafficanti di esseri umani”.

“I cittadini ci hanno chiesto di difendere i confini italiani e questo governo non tradira’ la parola data”, assicura Meloni.

“Esprimiamo il nostro sentito apprezzamento per la decisione della Francia di condividere la responsabilità dell’emergenza migratoria, fino ad oggi rimasta sulle spalle dell’Italia e di pochi altri stati del Mediterraneo, aprendo i porti alla nave Ocean Viking. È importante proseguire in questa linea di collaborazione europea con gli Stati più esposti per la loro collocazione geografica, così da trovare una soluzione condivisa e comune, per fermare la tratta degli esseri umani e gestire in modo legale ed equilibrato il fenomeno migratorio che ha assunto dimensioni epocali. L’emergenza immigrazione è un tema europeo e come tale deve essere affrontato, nel pieno rispetto dei diritti umani e del principio di legalità”. Lo si legge in una nota di palazzo Chigi.

La decisione francese di aprire il porto di Marsiglia alla nace Ocean Viking con il suo carico di oltre 200 migranti è stata preceduta ieri sera, secondo quanto si apprende, da un colloquio a Sharm El Sheikh tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente francese Emmanuel Macron.