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Governo Conte, secondo giorno. Da parte M5S ci si spinge a prevedere già il giuramento per l’ora di pranzo di domani, ma intanto i problemi restano quelli di ieri, sintetizzabili in un nome ed un cognome: Paolo Savona. Non è solo la persona dell’aspirante ministro dell’economia a complicare il quadro, quanto piuttosto i primi segnali di impazienza che giungono da Bruxelles.

Stamane il presidente del Consiglio incaricato si è recato a colloquio con il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Difficile immaginare che abbiano parlato unicamente della solenne promessa fatta da Conte, e cioè arrivare ad un rimborso per i clienti delle banche che sono stati danneggiati dai default. Lo spread sale a 200, qualche commissario europeo scalpita. E pensare che appena 24 ore fa dalle parti di Bruxelles era giunto qualche incoraggiamento. Magari indotto dalle rassicurazioni di Conte: l’Italia resterà ancorata a Unione Europea e Patto Atlantico.

Ad ogni buon conto, dopo un’ora e mezzo di conversazione con Visco, Conte torna a Montecitorio e si vede con Di Maio e Salvini.

Conte, le banche e i risparmiatori da risarcire

"Ieri sera, a seguito delle consultazioni con i rappresentanti delle forze politiche in parlamento, ho incontrato una delegazione di risparmiatori che hanno sofferto per i default di alcune banche. Queste persone, come tante altre, devono essere ascoltate dalle istituzioni”, scrive il presidente del Consiglio incaricato sulla sua pagina di Facebook, di prima mattina. Si tratta di “persone che chiedono giustizia e che il loro risparmio venga tutelato come previsto dalla Costituzione".

“L’Italia non si comporti da irresponsabile”

“Sul governo italiano prima di tutto dobbiamo vedere le proposte politiche concrete, il programma di stabilità (il Documento di Economia e Finanza, ndr) che il governo presentare. Ma il nostro messaggio dalla Commissione è molto chiaro: è importante che l'Italia continui a rispettare politiche macroeconomiche e di bilancio responsabili”. A ribadirlo il vicepresidente della Commissione responsabile per l'Euro, Valdis Dombrovskis, a margine dell'Ecofin, riferendosi al nuovo governo in Italia. 

 

Incontro a tre, su un solo nome

Stamane i principali giornali facevano notare che la maggioranza verde e oro mostra qualche piccola crepa: da parte leghista si nutre qualche sospetto sulla possibilità che si sia già creato un asse tra Sergio Mattarella e Giuseppe Conte. Un’intesa per sopire e troncare le fughe in avanti di Matteo Salvini verso uno scontro con l’Ue.

Anche per questo, dopo aver sentito l’analisi della situazione da parte dei vertici di Palazzo Koch, Conte è tornato a vedersi con Salvi ni e Di Maio.

Il programma di governo di Lega e Movimento 5 stelle sarebbe un programma di centro più che di destra. È quanto riporta il Fatto Quotidiano in edicola che cita uno studio dell’Istituto Cattaneo di Bologna in cui si legge che “sull’asse sinistra-destra il programma elaborato congiuntamente da M5s e Lega si situa al centro dello spazio politico, più vicino alle posizioni del partito di Di Maio che non a quelle, più estreme, della Lega”.

Il metodo usato dall’Istituto, scrive il Fatto, “si basa sugli standard del Comparative Manifesto Project: un elenco di 26 categorie di politiche pubbliche, 13 di destra, 13 di sinistra, e su altre due polarizzazioni, quella tra progressisti e conservatori sui diritti civili e quella tra europeisti ed euro-scettici”.

In un grafico pubblicato dal quotidiano si vede il programma di governo in una posizione che potremmo definire, piuttosto paradossalmente, "conservatrice ma un po' di sinistra", perché Salvini da un lato è riuscito ad ottenere le sue priorità su sicurezza e immigrazione, mentre i 5 stelle hanno ottenuto di inserire nel contratto praticamente “tutte le loro istanze su welfare e istruzione”.

Ma tra le misure di destra previste dal nuovo governo c’è la flat tax, o tassa piatta, oggi oggetto di una lunga analisi del Sole 24 Ore: “La flat tax pentaleghista presenta più rischi che vantaggi per le banche. Secondo le prime stime, in assenza di un periodo transitorio l’impatto della dual tax potrebbe determinare una perdita per il sistema creditizio che oscilla tra i 3,1 e i 5,3 miliardi di euro”. A questo, spiega il quotidiano economico, si potrebbe aggiungere “l’effetto negativo del taglio dell’aliquota Ires”, che senza una corretta gestione del periodo transitorio, “ha riflessi negativi anche Syl patrimonio di vigilanza valido ai fini di Basilea 3”.

Sempre sul Sole 24 ore, l’oramai ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan esprime le sue perplessità sul contratto di governo di Lega e M5s: “L'aspetto più preoccupante nel Contratto alla base del Governo in costruzione è la sottovalutazione delle conseguenze di certe scelte – afferma il titolare di Via XX Settembre – Ci si preoccupa dell'Europa, ma le eventuali procedure di infrazione impiegano mesi a svilupparsi, mentre la risposta dei mercati arriva in pochi secondi”, e avverte: “Anche dal nome che sarà scelto arriverà un segnale ai mercati, perché dietro al nome ci sono delle idee”,

Rousseau "riguarda una forza politica che adesso ha un'ampia rappresentanza, non è il data base del circolo bocciofilo", per questo l'Europa guarda alla Piattaforma "con attenzione", in quanto è un caso che può "diventare un test" in vista delle elezioni europee del maggio prossimo. Lo annuncia il Garante Ue per la Privacy, Giovanni Buttarelli, intervistato dall'AGI. Secondo Buttarelli potrebbero emergere questioni "relative alla schedatura illecita, alla profilazione indebita, al monitoraggio occulto o al trattamento subdolo dei dati".

"Seguo con attenzione quello che sta facendo l'Autorità italiana sulla piattaforma Rousseau – premette Buttarelli – è un problema ancora aperto visto che l'Autorità ha inviato nuove osservazioni che riguardano chiarezza e sicurezza della piattaforma. Ma queste sono cose che vanno nel pubblico interesse, non sono cose contro il Movimento Cinque Stelle. Anche perché se funziona, da quel tipo di democrazia partecipativa non possiamo arretrare. Io ne ho parlato all'ultima riunione del Gruppo 'Articolo 29' dove abbiamo deciso di dar vita a un gruppo sui social media che esamina anche il caso di Cambridge Analytica".

Le preoccupazioni del garante

"C'è una ricaduta sull'aspetto politico – continua Buttarelli – e noi vogliamo dare delle istruzioni in positivo per chiunque voglia attuare queste piattaforme di nicchia, cioè che riguardano la singola forza politica. In Italia ci sono dei precedenti, in passato abbiamo discusso di casi che riguardavano le elezioni primarie o l'uso corretto dei dati raccolti in occasione di referendum politici che poi per finanziare campagne politiche Radicali venivano commercializzati in termini non noti agli interessati. Quindi non è la prima volta che la comunicazione politica è oggetto di analisi. Ma la cosa che mi preoccupa di più non è tanto che una piattaforma di un partito abbia dei 'buchi' e che quindi qualcuno non legittimato possa parteciparvi o che qualcuno possa votare due volte", continua. "Certo, sono problemi importanti, ma la mia preoccupazione è molto sulla schedatura illecita, sulla profilazione indebita, sul monitoraggio occulto, il trattamento subdolo dei dati. Che non significa solo che hanno raccolto una informazione su di me e mi indirizzano verso un 'prodotto', questa era un rischio del passato: oggi significa che possono dire 'questo ha una propensione a fare una certa cosa'. Prima lo diceva un motore di ricerca, oggi lo dice un algoritmo. Siamo quello che ci stanno analizzando. Ma almeno dobbiamo saperlo". 

Un test importante

"Per questo Rousseau è un test di prova importante – prosegue Buttarelli – considerato che riguarda una forza politica che adesso ha una così ampia rappresentanza, non è il data-base del circolo bocciofilo. Le attività della piattaforma sono di esclusivo compito dell'Autorità nazionale, ma indubbiamente la democrazia rappresentativa e partecipativa sarà oggetto di attenzione. E' possibile che alcuni casi possano essere portati in Europa dalle Autorità nazionali per dire 'sulla base di quel caso serve mettere in comune una policy' oppure se ci sono dei problemi per cui e' il caso di dare delle grosse linee guida. Il fatto che le raccomandazioni, le istruzioni, le prescrizioni del garante italiano siano condivise dagli altri e' importante perché poi varranno per le prossime elezioni in un altro paese. La piattaforma Rousseau è un test importante non solo per l'Italia".

"Ora dobbiamo chiudere le indagini su Cambridge Analytica – spiega Buttarelli – e vedere chi ha fatto cosa. Poi partiranno le procedure di applicazione delle sanzioni nei paesi dove ci sono state delle violazioni. Infine ci sarà una conclusione mi auguro non più tardi del tardo autunno, in chiave generale sul tema dei social. Io mi auguro che tra dicembre, al più tardi gennaio, in tempo utile per l'avvio della campagna delle elezioni di maggio ci sia una presa di posizione specifica che presuppone un lavoro che deve partire nei mesi prima. Ci riuniremo, porteremo delle esperienze positive e negative e ne trarremo dei principi comuni. Il tema è delicato", conclude.

M5s e Lega tengono sul nome di Paolo Savona al Ministero dell'Economia. Il nome dell'economista è appoggiato anche dal Movimento che, fra l'altro, viene spiegato da fonti qualificate, ha avuto il merito di capire in tempo che il bail in bancario significava un esproprio "criminale" del risparmio dei cittadini.  La sua scelta avrebbe come conseguenza di far reggere il triangolo che porterebbe Enzo Moavero Milanesi alle politiche comunitarie e Gianpiero Massolo agli Esteri, anche se, si apprende, si potrebbe ancora puntare su una donna come Bellone.

Per il segretario della Lega, Matteo Salvini, sarebbe confermata l'ipotesi Viminale e per il capo politico di M5s, Luigi Di Maio, il Mise che, si apprende, vedrebbe la Lega propensa a non accorparlo al ministero del Lavoro. In realtà, spiegano ancora altre fonti qualificate, tranne che su i ministeri chiave – Economia, Esteri, Interni e Difesa – dove si sarebbe arrivati a formulare una proposta da portare al Presidente del Consiglio incaricato che dovrà decidere con il Capo dello Stato, tutto il resto sono ipotesi ancora sul tappeto, tra cui quello di una ministra donna a via XX Settembre. 

A che punto è il totonomi

Ieri è stata una giornata di ragionamenti e non di sintesi, viene spiegato, e sia M5s sia Lega lo ribadiscono: sulla squadra non si è chiuso, bisogna prima parlare con Giuseppe Conte. In ambienti parlamentari qualificati, però, c'è chi spiega che sui nomi si sarebbe ancora in alto mare. Ai cronisti che oggi hanno chiesto a Salvini e Di Maio se avessero visto stasera Conte sulla compagine di Governo, entrambi hanno risposto di "no". Si incontreranno probabilmente domani. Un vertice, viene spiegato in ambienti vicini alla Lega, non è in agenda, ma è nelle cose che i tre si possano vedere prima che il premier incaricato salga al Quirinale.

Quanto ai nomi circolati in questi giorni, il tam tam ha parlato di Emilio Carelli ai Beni culturali, di Laura Castelli verso la P.a. o come viceministro al Mef e non alle Infrastrutture, Alfonso Bonafede alla Giustizia.

Per la Lega anche Gian Marco Centinaio e Nicola Molteni sono in predicato di avere un ruolo di Governo, come Giancarlo Giorgetti che potrebbe fare il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Ipotesi, viene ribadito, su cui alcune fonti invitano alla prudenza perché le caselle non sono state ancora esaminate.

Quanto alla tempistica per il giuramento del nuovo Governo che dovrebbe essere formato, c'è chi prevede che possa essere fattibile nel fine settimana, ma c'è chi non esclude che si vada ai primi giorni della prossima settimana.

Quattro voti in più al Senato che potrebbero aumentare di altri tre blindando la maggioranza giallo-verde. Una squadra di governo tutta politica da sottoporre al Capo dello Stato; la promessa che tutte le vittime dei crack bancari saranno risarcite e un faccia a faccia con il numero uno di Bankitalia. Ma anche nessuna 'bordata' pubblica davanti alle telecamere da parte di Silvio Berlusconi, che però parla fitto per una decina di minuti con Matteo Salvini per poi riunire lo stato maggiore di Forza Italia a palazzo Grazioli. È il bilancio delle consultazioni svolte per tutta la giornata dal premier incaricato Giuseppe Conte, che chiude il giro di colloqui incontrando alla Camera una delegazione di risparmiatori che "hanno sofferto per il default di alcune banche: queste persone hanno il diritto di essere ascoltate dalle istituzioni", scandisce il professore di diritto e avvocato, ricordando che "chiedono il rispetto dei loro diritti e che il loro risparmio venga tutelato, essendo frutto spesso di sacrifici. Questa tutela sarà uno dei principali impegni di questo governo", garantisce, assicurando poi che "chi ha subito truffe o raggiri sarà risarcito".

Sulla squadra di governo è ancora partita aperta

Subito dopo, Conte annuncia che domani vedrà il governatore di Bankitalia. Ma nel giorno degli incontri definiti "utili" con le forze politiche, scoppia una nuova tensione tra il Colle e i partiti che compongono la maggioranza. Al centro ancora la squadra di governo e alcuni nomi da indicare in dicasteri delicati, tra cui l'economista Paolo Savona al Mef, sul quale la Lega non cede e M5s ne condivide la battaglia. E che i nodi siano ancora lungi dall'essere sciolti lo conferma il nuovo vertice tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che però non dà frutti, tanto che domani ci sarà un nuovo giro di incontri per poi culminare con il vertice a tre (Di Maio, Salvini e Conte) prima che il premier incaricato torni da Mattarella con la lista dei ministri. Lista che non dovrebbe vedere la luce prima di sabato mattina, visto che lo stesso giurista annuncia: "Per quel che riguarda i tempi della formazione del governo, dedicherò l'intera giornata di domani a elaborare una proposta da sottoporre al presidente della Repubblica". E si ipotizza che il giuramento del governo possa slittare a domenica. Ma un'indicazione precisa Conte la offre e, in un certo senso, blinda la sua futura squadra da critiche sulla terzietà e estraneità alla politica: "I ministri che proporrò saranno tutti politici, così come il sottoscritto, saranno persone che condividono obiettivi e programmi del governo del cambiamento".

Cosa si sono detti Salvini e Berlusconi?

Il punto di partenza e da cui non si prescinde è sempre il contratto sottoscritto da Di Maio e Salvini, tanto che tutte le delegazioni riferiscono che il premier incaricato durante i colloqui ha ben in vista sulla scrivania il dossier con i 30 punti programmatici. Ed è su quei punti che Conte conquista due senatori ex grillini e due del Mise e mette un'ipoteca sulla fiducia da parte di tre del gruppo Autonomie, facendo crescere la maggioranza a palazzo Madama a 171 (contro i 167 iniziali). Restano invece saldamente all'opposizione Pd ("sarà seria e alternativa", spiega Martina, che avverte: "Non si governa il Paese con le dirette facebook"), FdI (anche se Giorgia Meloni assicura che i suoi voti ci saranno quando il governo presenterà misure di centrodestra, come la flat tax) e Forza Italia, anche se Berlusconi non pronuncia una sola parola e lascia a un comunicato mattutino il compito di confermare che gli azzurri non voteranno la fiducia (posizione ribadita in serata). A Berlusconi, secondo quanto si apprende, sarebbe comunque piaciuto il lato umano del Presidente del Consiglio incaricato Conte.

Ma scoppia un piccolo 'giallo', quando il Cavaliere, dopo aver visto Conte, si ferma a parlare con Salvini ma non con la stampa. C'è chi riferisce di un piccolissimo incidente casalingo avvenuto prima di recarsi a Montecitorio che lo avrebbe indotto a non presentarsi davanti alle telecamere. Chi invece spiega la decisione di non parlare come la volontà di non lanciare l'affondo preferendo invece sospendere il giudizio in attesa di conoscere i nomi dei ministri. E Salvini chiede a Berlusconi e Meloni di fidarsi: "Sapremo convincere e conquistare, non con i posti ma con i progetti, anche gli amici del centrodestra". 

 

Giuseppe Conte avvia le sue consultazioni alla Camera, ma pare che non siano ancora finite quelle che di solito si tengono nelle stanze del Quirinale. Gli incontri del Presidente del Consiglio incaricato si snocciolano per tutto l’arco della giornata, e nella maggior parte dei casi non contengono novità di rilievo (la notizia è invece l'incontro, previsto domani, tra il professore e il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Contemporaneamente, però, riparte un botta e risposta tra il Quirinale e Matteo Salvini. Oggetto: i poteri di nomina e l’indipendenza dei presidenti del Consiglio e della Repubblica. Esattamente come se fosse ancora ieri. E l’argomento rischia di restare caldo per molti giorni, perché non di semplice discussione teorica si tratta: c’è in ballo la nomina di Paolo Savona al ministero dell’economia.  

“Qui non si accettano diktat”

Mentre Conte si trova impegnato nelle sue consultazioni, una nota ufficiosa del Quirinale precisa e puntualizza: “Quanto alla possibilità che esistano veti presidenziali su alcuni ministri, il Colle risponde che il tema all'ordine del giorno non è quello di presunti veti ma, al contrario, quello dell'inammissibilità di diktat nei confronti del Presidente del Consiglio e del presidente della Repubblica nell'esercizio delle funzioni che la Costituzione attribuisce loro”.

“La Costituzione infatti prevede scelte condivise tra presidente del Consiglio e Capo dello Stato sulla scelta dei ministri”, aggiunge. La preoccupazione del Colle è dunque che si limiti l'autonomia del presidente del Consiglio incaricato e del presidente della Repubblica nell'esercizio delle loro prerogative istituzionali.

Anche Maroni pare smarcarsi. E Di Maio si tira fuori

In Italia il presidente della Repubblica non è un "notaio" e i "giovani leader" devono rispettare le regole. A dirlo è l'ex governatore leghista, Roberto Maroni, da sempre non allineato con Salvini.

Dal Movimento 5 Stelle si fa sentire Luigi Di Maio, che prima eclude che si sia chiusa la lista dei ministri. Poi prosegue: “Bisogna parlarne con il presidente del Consiglio incaricato che decide insieme al Presidente della Repubblica".

“Non dettiamo niente a nessuno, ma Savona non si tocca”

"Ma che diktat! Sono solo dei suggerimenti" risponde Salvini con una scelta di parole di rara diplomazia. Ma poi prosegue: “Quando c'è il meglio a disposizione tu parti dal meglio e dal mio punto di vista e di tanti altri Savona è il meglio, é la garanzia che l'Italia possa tornare a sedersi ai tavoli europei da protagonisti". Tradotto: guai a chi lo tocca.

Il centrodestra resta profondamente diviso, nonostante la flat tax

Sulla Flat tax ci sarà una concreta possibilità di convergenza tra le forze di governo ed il centrodestra. Intanto però Silvio Berlusconi incontra Salvini, e all’uscita fa sapere che le cose non cambiano, per lui. All’opposizione, punto e basta. E la stessa Giorgia Meloni ci va pesante con le parole.

"Noi ci saremo sui provvedimenti sulla sicurezza, sui temi del nostro programma, ci saremo. Ci saremo sulla flat tax, su cui vedo timidezza, per questi provvedimenti ci si consideri in maggioranza. Ma quando arriveranno provvedimenti che non condividiamo, non ci saremo", esordisce la leader di Fdi. Ma poi aggiunge: "Quando Di Maio mi ha detto che potevamo entrare nel governo se io lo avessi appoggiato come premier ed io ho detto di no per rispetto al centrodestra e anche a Salvini, lui non ha detto una parola. Io sono leale, non ho mai usato la parola traditore non escludo di poterlo fare in futuro”.

L’Europa gradisce i primi messaggi

I ministri delle Finanze di Germania e Francia, Olaf Scholz e Bruno Le Maire, hanno salutato positivamente le prime dichiarazioni del premier incaricato, Giuseppe Conte, con cui si è impegnato a rispettare  le regole Ue. 

"È un buon segnale che il futuro presidente del Consiglio italiano abbia parlato da europeista, che abbia detto che vuole con il suo governo attenersi alle regole europee", ha detto Scholz, arrivando a Bruxelles alla riunione dei 19 ministri delle finanze dell'eurozona. E Le Maire si è espresso nella stessa direzione: "Abbiamo tutti notato positivamente le prime dichiarazioni del Presidente del Consiglio italiano che si impegnato giustamente a rispettare le regole europee". "E' un segnale positivo e vogliamo lavorare in modo costruttivo con l'Italia e giudicare dai fatti". 

Come dire: prendiamo per buone le assicurazioni. Poi si vedrà, anche sulla base di chi sarà il prossimo ministro dell’economia.

 

Quasi un italiano su due valuta positivamente il contratto sottoscritto nei giorni scorsi dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega per il Governo del Paese; di parere differente è il 37%, mentre 15 cittadini su 100 non esprimono un’opinione in merito. È uno dei dati che emerge dal sondaggio condotto dall’Istituto Demopolis alla vigilia della formazione del nuovo Esecutivo. 

Nelle linee generali, gli italiani sembrano condividere nei contenuti il programma stilato dalle due forze politiche. Con una differenza non irrilevante: il 35% ritiene il programma del tutto condivisibile ed attuabile; una percentuale superiore – il 38% – lo apprezza ma lo considera non del tutto realizzabile sul piano economico. Poco più di un intervistato su quattro non lo condivide affatto.

“Prescindendo dalle specifiche valutazioni tematiche – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – un’ampia maggioranza di cittadini vuol vedere all’opera le due forze politiche uscite vincitrici nel voto del 4 marzo: il 61% degli italiani si dichiara favorevole alla nascita del Governo Movimento 5 Stelle–Lega; contrario è il 39%”. 

Analizzando le posizioni in base all’orientamento politico degli intervistati, la percentuale di quanti guardano favorevolmente all’avvio del nuovo Governo, rilevata dall’Istituto Demopolis per il programma Otto e Mezzo, supera l’80% tra gli elettori di dei partiti guidati da Di Maio e Salvini, ma si riduce al 35% tra quanti hanno votato in modo differente alle Politiche. 

Barometro Politico Demopolis: il peso dei partiti alla vigilia della formazione del Governo

Alla vigilia della formazione del nuovo Governo, l’Istituto Demopolis ha scattato una fotografia del peso dei partiti, 80 giorni dopo il voto del 4 marzo. Il Movimento 5 Stelle avrebbe oggi il 32,5%, la Lega – in crescita – otterrebbe il 24%. "In difficoltà – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – appaiono quasi tutti gli altri partiti, con il PD in ulteriore calo al 17% e Forza Italia all’11%. La somma dei consensi elettorali a 5 Stelle e Lega, nel momento in cui si apprestano a formare il nuovo Governo, supera il 56%". 

Nota informativa – L’indagine è stata condotta dal 22 al 23 maggio 2018 dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, su un campione stratificato di 1.500 intervistati, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. Approfondimenti e metodologia su: www.demopolis.it

Il Governo Conte non è ancora nato e già la prima vittima potrebbe averla fatta. Non è tanto il centrodestra, la cui implosione si è verificata nel corso delle trattative, ma il Pd, grazie al tempismo con cui Matteo Renzi, deluso dagli esiti della recente assemblea nazionale del partito, si prepara a lanciare un nuovo soggetto, magari ispirato a qualche modello transalpino.

In marcia, cittadini!

Il sospetto circolava da tempo tra gli addetti ai lavori, fin dal giorno dopo le elezioni di marzo, ma ora a dargli una certa concretezza arriva un articolo del Giornale, dove si dice senza mezzi termini che “le due anime del Pd, o di quel che ne è rimasto, stanno volando verso la scissione, o meglio, l'anima renziana punta a rinascere in un nuovo soggetto politico. Un nuovo soggetto in gestazione, la cui costruzione è in fase avanzata con tanto di modelli e di scadenze, affidata alle cure di un vero e proprio team”. La notizia è stata smentita ufficialmente dal Pd, ma ribadita altrettanto fermamente dal Giornale, che anzi rilancia. Anche Il Tempo sulla stessa linea.

Il processo di distacco dalla casa madre, secondo il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, dovrebbe partire in autunno, con l’immancabile Leopolda, e portare all’esordio a maggio 2019, in occasione delle europee. Inutile dire che l’ex presidente del Consiglio pensi in grande, e citi Giulio Cesare al momento del passaggio del Rubicone. Soprattutto, vuole fare qualcosa di esterofilo: “Sullo schema di «En marche!», o di Ciudadanos”. Francia o Spagna, poco importa. Lo schema sarebbe quello di un partito centrista in grado di intercettare i consensi sia dai moderati, sia dal campo progressista, nel nome del no ai populismi sovranisti di matrice lepenista o grillina.

 

Si legge ancora che ad un progetto simile potrebbe ispirare anche qualcun altro. Sempre secondo Il Giornale: “Peccato che su questa strada – già piena di insidie – Renzi trovi un concorrente molto scomodo come Carlo Calenda”. Questi già agisce come “da catalizzatore delle ansie di Confindustria sulla nuova maggioranza. Mentre il governo in entrata mette a rischio il destino dell'Ilva di Taranto, Calenda ha detto che l'esecutivo in carica è pronto a mettere sul piatto ulteriori risorse per chiudere nelle prossime ore per un esito positivo della trattativa. Ugualmente si è detto contrario alla nazionalizzazione di Alitalia: ‘lasciamo perdere le buffonate, un altro falò delle vanità per chi la propone e per i soldi dei contribuenti’”.

Esplosione a sinistra?

Specularmente gli esiti – pur attendistici – dell’assemblea nazionale del Pd paiono aver smosso le acque anche dall’altra parte dello spettro delle forze politiche. Lo nota La Repubblica, secondo cui “sabato prossimo, l’assemblea di “Liberi e Uguali” a Roma ricomincia togliendo dal simbolo il nome di Pietro Grasso. È il segnale che si riparte daccapo, dopo il brutto risultato con l’ingresso a stento in Parlamento”.

Le tre componenti che compongono la formazione però appaiono divise. Per chi viene da Mdp “ci vuole un contenitore nuovo che punti alla rifondazione del centrosinistra dialogando con un Pd de-renzizzato. È la linea anche di Pierluigi Bersani, di Vasco Errani e di Massimo D’Alema”.

Sinistra Italiana sostiene una linea diversa: “prima diamoci una carta d’identità, diciamo quale partito vogliamo fare”. Possibile, di Pippo Civati, pare sia in rotta verso un’intesa con Rifondazione Comunista. Si apre, con ogni probabilità, una stagione di scomposizioni e ricomposizioni ben più profonde di quanto non ci si potesse attendere ancora all’inizio dell’anno.

Il suo nome era stato dato per papabile per il dicastero della Difesa del nuovo governo giallo-verde. E invece – spiazzando tutti – Guido Crosetto ha annunciato le dimissioni da parlamentare neo-eletto. Il volto più noto di Fratelli d’Italia, dopo quello di Giorgia Meloni, dice addio alla Camera a soli due mesi dall'investitura a parlamentare della Repubblica. I motivi? “Personali”, ha precisato lui mettendo a tacere le voci di chi ha attribuito la dipartita a presunti contrasti di idee tra la leader di Fratelli d’Italia e il cofondatore. “Mi sono dimesso da parlamentare. Me ne vado con grande dispiacere, come ho scritto nella lettera che dieci giorni fa ho inviato al presidente della Camera”, ha detto il deputato di Fratelli d’Italia nel corso della trasmissione “Maratona Mentana” di La7.

“Nessuna dimissione da FDI”

Su Twitter ha aggiunto: “Ho condiviso con Giorgia Meloni tutti i passaggi e le scelte fatte da Fratelli d’Italia, dalla fondazione ad oggi, comprese quelle delle ultime settimane”. E poi ancora, in un tweet successivo: “Leggo gente che non conosco spiegare le ragioni delle mie dimissioni da Parlamentare, usandole magari per attaccare FDI o @GiorgiaMeloni. Vorrei solo precisare che mi sono dimesso dalla Camera e non da FDI!!! Della cui segreteria nazionale continuo ad essere coordinatore!!”.

Incompatibilità di cariche dietro le dimissioni

Dietro la scelta ci sarebbe un’incompatibilità di ruoli: dal 2014 Crosetto è presidente dell’Aiad, la federazione che riunisce le aziende del comparto difesa, aerospazio e sicurezza. Il mandato scadrà nel 2019. Crosetto, dopo l’esperienza di governo passata, aveva annunciato il ritiro dalla politica, salvo il ripensamento che lo ha portato a tornare coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia e a candidarsi alla Camera al fianco di Giorgia Meloni nella recente tornata elettorale. Ma il vento è già cambiato: non essendoci la condizione di poter svolgere un ruolo significativo nell’esecutivo, osserva Formiche, “fra un comodo scranno parlamentare e la trincea della rappresentanza dell’industria aerospaziale e della difesa, non ha avuto dubbi scegliendo quest’ultima”.

Cos’è l’Aiad

Come già detto, l’AIAD è la Federazione, membro di Confindustria, in rappresentanza delle Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza. Accoglie nel proprio ambito la quasi totalità delle imprese nazionali, ad alta tecnologia, che esercitano attività di progettazione, produzione, ricerca e servizi nei comparti: aerospaziale civile e militare, comparto navale e terrestre militare e dei sistemi elettronici ad essi ricollegabili. L’AIAD, si legge sul sito,  mantiene stretti e costanti rapporti con organi e istituzioni nazionali, internazionali o in ambito NATO al fine di promuovere, rappresentare e garantire gli interessi dell’industria che essa rappresenta. Significativa l'attività svolta a riguardo dal NIAG (NATO Industrial Advisory Group) garantita attraverso i propri esperti.

L’AIAD è inoltre membro, in rappresentanza dell’industria italiana, dell’equivalente Associazione Europea (ASD). In questo contesto è l’interfaccia di riferimento di tutte le Istituzioni nazionali ed estere per il coordinamento di ogni iniziativa in cui ci sia necessità di rappresentare gli interessi nazionali del comparto. Tra i suoi compiti, quello di redigere e presentare rapporti e posizioni industriali ai vari dicasteri governativi e ad ogni altra organizzazione istituzionale estera.

Con l’Amministrazione e il Segretariato Generale della Difesa è ormai consolidato uno stretto rapporto di collaborazione così come con altri dicasteri quali Affari Esteri, Sviluppo Economico, Università e Ricerca Scientifica od Enti e Istituzioni quali ENAC, ASI, CNR, e altri. E' inoltre attivo un presidio fisso della Federazione presso ICE-Agenzia, sede di Roma, attraverso il quale vengono monitorate e coordinate le attività a sostegno dell'internazionalizzazione delle imprese nei settori di competenza.

Il secondo addio

Non è la prima volta che il parlamentare piemontese, già sottosegretario alla Difesa nel governo Berlusconi IV, dice addio alla politica. Era già successo nel 2014, ricorda il Corriere. Poi è ritornato alla fine del 2017, su richiesta e sollecitazione di Giorgia Meloni che lo ha convinto a darle una mano ai vertici di Fratelli d’Italia. Una settimana fa le nuove dimissioni. Ma Crosetto avrà tutto il tempo per fare le valigie: “Al di là dei tempi che si allungano per le incombenze relative alla nascita del nuovo governo, il Parlamento deve votare sulle dimissioni di un suo componente e la prassi vuole che, almeno in prima istanza, vengano respinte”.

L’edificio ha l’aspetto di una di quelle dimore di campagna che ospitavano il Buen Retiro estivo di qualche zucchetto porpora, ai tempi del Papa Re. Probabilmente lo era: al di là del suo cancello si apre ancora oggi la Pineta Sacchetti, prima avvisaglia della campagna romana. Oggi c’è anche il traffico di uno dei punti più congestionati di Roma, nonostante di lì inizi il tunnel del Grande Giubileo che porta dritti alla Farnesina, e proseguendo si arriva alla Salaria.

Villa Nazareth è villa della campagna romana anche nel suo aspetto un tantino delabrè, tipico del rustico ecclesiastico che si riscontra anche ai Castelli. Difficile immaginare che dentro fioriscano giovani cervelli, poveri ma belli, pronti ad andare ad occupare i gangli della pubblica amministrazione, o le cattedre accademiche. Da studente universitario, Giuseppe Conte, premier incaricato, ha frequentato Villa Nazareth. Un dettaglio non irrilevante per capire la personalità del giurista alle prese in queste ore con le consultazioni per formare il governo, visto che quel luogo è noto come il tempo del cattolicesimo democratico. Da Villa Nazareth confermano e ricordano bene Conte: "Fa parte del Comitato e continua a darci il suo contributo, a livello nazionale e internazionale. È stato molto attivo quando abbiamo stretto rapporti con alcune Università negli Stati Uniti", dice all'HuffPost il professor Carlo Felice Casula, che guida il Comitato scientifico.

La meglio gioventù

Da Villa Nazareth esce, silenziosamente ma costantemente, un ininterrotto flusso di giovani talentuosi, giunti lì da tutta Italia per essere tirati su da una Chiesa che, almeno dall’epoca tridentina, conosce l’importanza di far crescere chi ci sa fare, aiutando magari chi non ce la farebbe non per scarsa volontà o interessi, ma per ridotte possibilità economiche.

È un collegio universitario, nel senso che ospita studenti ma non è un mero studentato. Tutt’altro: chi entra segue i percorsi curricolari delle accademie di iscrizione, ma integra con corsi, conferenze, testimonianze. È curato nemmeno fosse al Christ Church di Oxford, ha tutor a disposizione e libri a volontà come alla Normale di Pisa.

Insomma: un po' San Filippo Neri, un po' Sant'Ignazio di Loyola, e lo iato che divise la Chiesa tridentina non esiste più.  Grazie anche al fatto che qui si affacciano in continuazione i più noti – e graditi – volti della politica e dell’economia.

Quando Scalfaro raccontava la Costituzione

Oscar Luigi Scalfaro vi era di casa, grazie anche ad una immarcescibile amicizia con il cardinal Achille Silvestrini, mente della politica estera vaticana ai tempi di Casaroli e dell’Ostpolitik di Paolo VI. Veniva, raccontava, spiegava il senso e la lettera della Carta Costituzionale.

Prodi vi faceva capolino anche quando era responsabile dell’Iri. Leopoldo Elia, che oggi è incomprensibilmente dimenticato o quasi, vi riferiva della sua esperienza nelle commissioni dedicate alle riforme costituzionali.

L’avere tali maestri non comporta però l’esserne irreggimentati. Ad esempio Elia è stato fino all’ultimo giorno un convinto proporzionalista, magari di osservanza luterana (nel senso di sbarramento alla tedesca), ed i suoi allievi di quei tempi sono in buona parte per il maggioritario secco. Pazienza. Le vie del Signore sono infinite. Considerando che tra i frequentatori più recenti c’è anche Enrico Letta magari la prossima infornata tornerà ad essere per il proporzionale.

Bastian contrari? No, solo che a certa Chiesa piace chi, insieme alla testa, ha anche il carattere. Una lezione che certo non è stata dimenticata quando a Villa Nazareth studiava un certo Giuseppe Conte, oggi presidente del Consiglio incaricato, sotto la supervisione del cardinal Parolin, che attualmente gestisce la segretaria di Stato vaticana. Come si vede, nel solco di Silvestrini, il quale era un acceso europeista.

Il Papa contro i preti

Un paio di anni fa si è fatto vedere anche Papa Francesco. È interessante vedere cosa disse, dalla necessità dell'accoglienza (a partire dai migranti «che fuggono dalla fame e dalle guerre») alla cultura del provvisorio, dall'economia che ha messo al centro il dio denaro e uccide al capovolgimento di valori, dalle chiacchiere alla necessità di essere veri testimoni cristiani (sì, anche questo: l’anticonformista).

Cominciò con la parabola del Buon Samaritano per concludere: «Il Signore ci liberi dai preti che hanno fretta”. Certe volte per fare le cose ci vogliono anche 80 giorni. A Villa Nazareth lo sanno bene.

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