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(AGI) – Roma, 7 ago. -  Il premier aprira’ oggi nel partito il confronto sul Sud. Non ci dovrebbe essere alcun annuncio, nessun ‘ministro’ ad hoc per il Mezzogiorno, ma un’analisi dettagliata di quanto e’ stato fatto e di quanto si fara’.

Una direzione, quella del Pd, che si preannuncia ‘agitata’.

L’intenzione di Matteo Renzi e’ quella di accelerare sulle riforme subito dopo la ripresa dei lavori parlamentari. Aprire un confronto subito ad inizio settembre in Parlamento con le forze politiche che non vogliono bloccarne il percorso e, qualora la minoranza Pd dovesse perseverare e restare sulle barricate, agire di conseguenza.

Sul tavolo alcune ipotesi: quella di andare in Aula senza il mandato al relatore, bypassando in qualche modo l’ostruzionismo, targato soprattutto Lega. Oppure quella, piu’ remota, di procedere alla sostituzione dei membri della minoranza Pd in affari costituzionali.

Di fatto al momento c’e’ il rischio che il ddl Boschi in Commissione possa rimanere bloccato a causa dei numeri incerti, per questo motivo una delle idee e’ quella di evitare tempi lunghi e di procedere con la prova di ‘forza’ direttamente in Parlamento.

Ieri la minoranza del Pd ha ribadito che non intende fare marcia indietro. “Dovranno valutarne le conseguenze”, e’ la ‘risposta’ dei renziani, “cosi’ si va dritti al voto”.

Oggi alle 13 verranno presentati gli emendamenti preparati da Gotor. “Chi la pensa diversamente non e’ che vuole il Vietnam”, afferma Pierluigi Bersani. Oltre al gruppo dei 25 domani ci saranno anche le firme di Mineo, Ruta e Casson. “Gli emendamenti della minoranza Pd? Non cambia niente: si voteranno e vedremo chi ha i numeri”, dice il premier che nel merito e’ sulla stessa lunghezza d’onda di Giorgio Napolitano. L’ex Capo dello Stato e’ intervenuto con una lettera al ‘Corriere’, ribadendo la necessita’ di andare avanti con il pacchetto. Un intervento che non e’ piaciuto a molti bersaniani, considerato dietro le quinte “fuori luogo” in quanto da ex presidente della Repubblica dovrebbe comunque fungere da super partes, e’ il ragionamento di alcuni della minoranza. “La verita’ – spiega un altro senatore – e’ che il clima e’ cambiato”. Il tema della scissione al momento non e’ sul tavolo, ma viene di nuovo evocato.

“Siamo a un punto di non ritorno”, sottolinea un altro dei parlamentari considerati ribelli, “o si aggiusta tutto oppure e’ chiaro che rischiamo di prendere strade separate e che salti tutto”.

Una discussione comunque rimandata a settembre (a inizio ottobre ci sara’ la kermesse che dovrebbe portare alla riunificazione delle sinistre). Per ora resta la battaglia sulle riforme (“Non ha senso impedire il confronto. Il governo si occupi dei problemi reali del Paese”, dice Alfredo D’Attorre) e la consapevolezza da parte dei bersaniani che la maggioranza cerchera’ i voti di Berlusconi per avere il via libera. “A quel punto non ci sara’ da chiedersi quale sara’ il futuro delle riforme, ma se esistera’ o no un Partito democratico”, e’ la ‘sintesi’ di un altro dei bersaniani. Un tavolo con la minoranza Pd e anche con FI e le altre forze politiche, potrebbe partire a inizio settembre, sottolineano fonti parlamentari, ma la disponibilita’ e’ quella di fare le “riforme con chi si sta” e non di ritornare al punto di partenza. “Noi abbiamo offerto a tutte le forze politiche, a partire da quelle nel Pd, una possibilita’ di confronto, ma per farlo bisogna essere in due”, ha ricordato il premier durante una conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. “C’e’ una parte del mio partito che insiste per una discussione interna – ha aggiunto – incentrata su di noi. Io sono disponibile a dialogare con tutti, ma non ci facciamo fermare da nessuno. Non possiamo permettere a chicchesia di mettere veti, e’ in ballo una idea di modernizzazione del paese”.

Nel Partito democratico c’e’ la convinzione che alla fine i numeri saranno ancora piu’ ampi, anche perche’ – e’ il ragionamento che viene riferito, per esempio, da un renziano – pochi sono i senatori, soprattutto nelle file azzurre che vogliono il voto anticipato. Il tentativo dunque sara’ quello di aumentare i numeri in Parlamento, auspicando che ci siano altri ‘Responsabili’.

Il governo oggi ha dato il via libera allo sblocco di fondi contro il dissesto idrogeologico e per il piano della banda larga. Ieri mattina, invece, il premier ha visto i gruppi parlamentari per un confronto sui temi del terrorismo.

(AGI) – Roma, 6 ago. – L’intenzione e’ quella di accelerare sulle riforme subito dopo la ripresa dei lavori parlamentari. Aprire un confronto subito ad inizio settembre in Parlamento con le forze politiche che non vogliono bloccarne il percorso e, qualora la minoranza Pd dovesse perseverare e restare sulle barricate, agire di conseguenza. Sul tavolo alcune ipotesi: quella di andare in Aula senza il mandato al relatore, bypassando in qualche modo l’ostruzionismo, targato soprattutto Lega. Oppure quella, piu’ remota, di procedere alla sostituzione dei membri della minoranza Pd in affari costituzionali. Di fatto al momento c’e’ il rischio che il ddl Boschi in Commissione possa rimanere bloccato a causa dei numeri incerti, per questo motivo una delle idee e’ quella di evitare tempi lunghi e di procedere con la prova di ‘forza’ direttamente in Parlamento. Oggi la minoranza del Pd ha ribadito che non intende fare marcia indietro. “Dovranno valutarne le conseguenze”, e’ la ‘risposta’ dei renziani, “cosi’ si va dritti al voto”. Domani alle 13 verranno presentati gli emendamenti preparati da Gotor. “Chi la pensa diversamente non e’ che vuole il Vietnam”, afferma Pierluigi Bersani. Oltre al gruppo dei 25 domani ci saranno anche le firme di Mineo, Ruta e Casson. “Gli emendamenti della minoranza Pd? Non cambia niente: si voteranno e vedremo chi ha i numeri”, dice il premier che nel merito e’ sulla stessa lunghezza d’onda di Giorgio Napolitano. L’ex Capo dello Stato e’ intervenuto con una lettera al ‘Corriere’, ribadendo la necessita’ di andare avanti con il pacchetto. Un intervento che non e’ piaciuto a molti bersaniani, considerato dietro le quinte “fuori luogo” in quanto da ex presidente della Repubblica dovrebbe comunque fungere da super partes, e’ il ragionamento di alcuni della minoranza. “La verita’ – spiega un altro senatore – e’ che il clima e’ cambiato”. Il tema della scissione al momento non e’ sul tavolo, ma viene di nuovo evocato. “Siamo a un punto di non ritorno”, sottolinea un altro dei parlamentari considerati ribelli, “o si aggiusta tutto oppure e’ chiaro che rischiamo di prendere strade separate e che salti tutto”. Una discussione comunque rimandata a settembre (a inizio ottobre ci sara’ la kermesse che dovrebbe portare alla riunificazione delle sinistre). Per ora resta la battaglia sulle riforme (“Non ha senso impedire il confronto. Il governo si occupi dei problemi reali del Paese”, dice Alfredo D’Attorre) e la consapevolezza da parte dei bersaniani che la maggioranza cerchera’ i voti di Berlusconi per avere il via libera. “A quel punto non ci sara’ da chiedersi quale sara’ il futuro delle riforme, ma se esistera’ o no un Partito democratico”, e’ la ‘sintesi’ di un altro dei bersaniani. Un tavolo con la minoranza Pd e anche con FI e le altre forze politiche, potrebbe partire a inizio settembre, sottolineano fonti parlamentari, ma la disponibilita’ e’ quella di fare le “riforme con chi si sta” e non di ritornare al punto di partenza. “Noi abbiamo offerto a tutte le forze politiche, a partire da quelle nel Pd, una possibilita’ di confronto, ma per farlo bisogna essere in due”, ha ricordato il premier durante una conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. “C’e’ una parte del mio partito che insiste per una discussione interna – ha aggiunto – incentrata su di noi. Io sono disponibile a dialogare con tutti, ma non ci facciamo fermare da nessuno. Non possiamo permettere a chicchesia di mettere veti, e’ in ballo una idea di modernizzazione del paese”. Nel Partito democratico c’e’ la convinzione che alla fine i numeri saranno ancora piu’ ampi, anche perche’ – e’ il ragionamento che viene riferito, per esempio, da un renziano – pochi sono i senatori, soprattutto nelle file azzurre che vogliono il voto anticipato. Il tentativo dunque sara’ quello di aumentare i numeri in Parlamento, auspicando che ci siano altri ‘Responsabili’. Domani, intanto, il premier aprira’ nel partito il confronto sul Sud. Non ci dovrebbe essere alcun annuncio, nessun ‘ministro’ ad hoc per il Mezzogiorno, ma un’analisi dettagliata di quanto e’ stato fatto e di quanto si fara’. Il governo oggi ha dato il via libera allo sblocco di fondi contro il dissesto idrogeologico e per il piano della banda larga. Questa mattina, invece, ha visto i gruppi parlamentari per un confronto sui temi del terrorismo. .

(AGI) – Roma, 6 ago. – Un piano da 1,2 miliardi di euro contro il dissesto idrogeologico. E’ quello presentato oggi dal Governo Per la messa in sicurezza delle principali citta’ del Paese. “E’ un piano vero con risorse vere”, ha sottolineato il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, con il collega responsabile delle Infrastrutture, Graziano Delrio e “riguarda opere in citta’ che sono gia’ state colpite da calamita’ naturali, come Genova, Firenze, Olbia, Bologna e Pescara”. Il lavoro iniziera’ con un insieme di opere, gia’ finanziate per 645 milioni, ha spiegato Galletti, sottolineando che si tratta delle “emergenze”, convinto che “i cantieri partiranno con estrema velocita’”. “Una notizia strepitosa e cruciale per il futuro del Paese”. Cosi’ Matteo Renzi sul miliardo e 200 milioni di fondi sbloccati per fronteggiare il dissesto idrogeologico. “E’ un agosto scoppiettante” che inizia “per far fronte alle emergenze del paese”, dice il premier. Per quanto riguarda invece i piccoli paesi e i centri di montagna, verra’ messo a punto nei prossimi mesi un piano di piccole opere. “Quello che diamo oggi e’ un segnale culturale – ha aggiunto Galletti – rivolto soprattutto agli amministratori locali: da ora in poi ognuno dovra’ fare la propria parte”. Ci sono “diversi miliardi della vecchia programmazione da spendere – ha spiegato poi il ministro alle Infrastrutture Delrio – e siamo impegnati a far partire i cantieri, che vogliono dire sviluppo e occupazione. Purtroppo scontiamo errori di pianificazione urbanistica, nel senso che le citta’ non hanno tenuto conto dei cambiamenti climatici. Ora serve una cura piu’ intelligente, costante, quotidiana”. Genova sara’ la citta’ che ricevera’ lo stanziamento piu’ importante con 323,5 milioni, seguita da Milano (122 milioni), Padova (93,3 mln), Torino (90,5 mln), Olbia (81,2 mln) e da tante altre citta’, tra cui Firenze, Cagliari, Pescara, Venezia e Catania, con importi inferiori. Per quanto riguarda il capoluogo ligure, dei 323,5 milioni, 165 saranno destinati allo scolmatore del torrente Bisagno e 95 al tratto terminale del medesimo torrente. A Milano 95,5 milioni andranno all’area di laminazione del Seveso nei comuni di Lentate sul Seveso, Varedo, Paderno Dugnano e Milano. Per quanto riguarda Firenze, dei 73,7 milioni che ricevera’, 42 saranno utilizzati per le casse di espansione di Figline (Restone, Pizziconi, Leccio e Prulli). Il piano, ha spiegato Galletti, prevede una prima tranche di “opere gia’ finanziate” per un valore complessivo di 654 milioni. Le risorse per le altre, ha precisato, “credo che saremo in grado di assicurarle gia’ da inizio 2016”. Il ministro ha poi auspicato un’azione veloce da parte delle Regioni, che sono coinvolte nella realizzazione del Piano: “Ora – ha detto – serve un impegno concreto delle Regioni perche’ le risorse messe a disposizione diventino in tempi brevissimi cantieri sul territorio”. Il ministro Delrio ha rilevato come “abbiamo ancora lavori per 1 miliardo e 800 milioni da recuperare sul dissesto idrogeologico, sui sistemi idrici e fognari, quindi dobbiamo accelerare molto, ma contiamo di recuperare questa cifra nel 2016 e di metterci finalmente in pari e poter programmare con il nuovo piano la messa in sicurezza efficace del territorio. Diversi miliardi erano bloccati all’inizio del nostro governo e nell’ultimo anno l’Unita’ di missione ha sbloccato lavori per quasi un miliardo”. .

(AGI) – Roma, 6 ago. – La minoranza Pd lancia la sfida sulle riforme, e presenta 10 emendamenti – sottoscritti da 28 senatori – che rimettono in discussione l’impianto del ddl Boschi, insistendo sull’elezione diretta del Senato. Alla vigilia della scadenza dei termini per la presentazione delle richieste di modifica al testo delle riforme costituzionali, domani alle 13, la minoranza interna del Pd affila le armi, in vista della ripresa dei lavori a settembre, quando il confronto sulle riforme entrera’ nel vivo con l’esame sull’ammissibilita’ degli emendamenti, su cui gia’ ieri la relatrice Anna Finocchiaro era stata netta, invitando il presidente Grasso a non dar vita a interpretazioni non in accordo con la presidenza della commissione. Matteo Renzi, pero’, ostenta sicurezza e minimizza la portata della battaglia che la sinistra dem si appresta a combattere in Senato, dove i numeri – soprattutto in commissione Affari costituzionali – fanno ‘tremare’ la maggioranza. “Siamo aperti al confronto, ad una discussione, ma senza permettere a chicchessia di mettere veti”, avverte il premier. Se poi si vuole andare avanti con gli emendamenti, “si votera’ e si vedra’ chi ha i numeri”, e’ la ‘contro sfida’ lanciata da Renzi, che elogia le parole dell’ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Il presidente emerito, in una lettera al Corriere, e’ tornato a mettere in guardia dal rischio che salti tutto: “La modifica su quel punto nodale del testo”, spiega Napolitano riferendosi al Senato non elettivo, “farebbe cadere l’impianto di base della riforma, quale era stato delineato e ampiamente concordato”. Quindi, conclude l’ex presidente, “non si sovrappongano a un confronto che resti nei limiti di una doverosa responsabilita’ comune, contrapposizioni politiche distruttive e puri artifizi polemici”. Parole che scatenano la polemica, sia interna al Pd che con le opposizioni. “Con profondo rispetto e l’affetto di sempre dico al presidente Napolitano che la sua presa di posizione supera il limite da lui stesso recentemente invocato. L’autonomia del presidente Grasso costituisce infatti una garanzia per tutti”, afferma Paolo Corsini (Pd), mentre le osservazioni di Napolitano “preoccupano” il capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, secondo il quale l’intervento dell’ex presidente della Repubblica “non aiuta il dibattito sulle riforme”. .

(AGI) – Roma, 6 ago. – “Oggi il Cipe ha approvato un cospicuo intervento economico sul piano della banda larga. E’ una autentica novita’ per il nostro paese, oggi deliberiamo i finanziamenti”. Cosi’ Matteo Renzi dopo il Cdm di oggi. “Nell’autunno partiranno i primi interventi. L’obiettivo e’ la copertura totale del Paese”, dice il presidente del Consiglio. “Oggi ingraniamo la quinta, la sesta marciando a tutta velocita’ verso la banda ultralarga. Questo e’ il futuro del Paese”. “E’ la chiave. Questo piano vale 12 miliardi: 5 privati, 7 pubblici”, sottolinea il premier. “Di questi 12 miliardi mettiamo immediatamente disponibili 2 miliardi e 200 milioni”, conclude Renzi, “abbiamo staccato il primo assegno. Per gli operatori di telefonia non c’e’ altro che mettersi in gioco”.

Il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli commenta l’approvazione della delibera Cipe: “Il governo sta mantenendo i propri impegni sulla banda ultralarga: oggi abbiamo sbloccato i primi 2,2 miliardi del piano e ci siamo impegnati per 5 miliardi complessivi da aggiungere ai 2 miliardi dei fondi regionali europei: gia’ entro l’autunno si potranno aprire le prime gare Infratel”. Il sottosegretario alle Comunicazioni spiega poi che “se anche i privati faranno la loro parte, come sembra di capire dall’esito della consultazione alla quale hanno partecipato trenta operatori, gli obiettivi della banda ultralarga per tutti i cittadini italiani entro il 2020 sono possibili”.

(AGI) – Roma, 6 ago. – “Siamo aperti al confronto, ad una discussione, su questo noi siamo assolutamente disponibili”. Cosi’ Matteo Renzi sulle riforme in conferenza stampa a palazzo Chigi. Se poi si vuole andare avanti si vedra’ chi ha “i numeri”, afferma il premier riferendosi al voto riguardante gli emendamenti. “Siamo disponibili a dialogare, ma senza permettere di mettere veti”, dice Renzi. “Non ci faremo fermare da nessuno”. Il premier si scaglia contro “ondata demagogica contro la politica” e dice che “e’ ora di finirla di considerare la politica come incivile. C’e’ una ondata demagogica contro la politica, noi non la cavalcheremo ma la supereremo nei prossimi mesi e nei prossimi anni”. Poi chiarisce le sue parole contro i piagnistei per cui ha ricevuto molte critiche anche da intellettuali come gli scfrittori Saviano o Lagioia. “Il tema del basta piangere riguarda il sud, il centro e il nord”, ha detto il premier. “Si riferiva ad un atteggiamento, ad una forma mentis che e’ tipica di queste ore, di tanti che valorizzano solo gli aspetti negativi. Io vedo un paese che sta ripartendo”, dice il presidente del Consiglio che poi spiega: “Si puo’ stare costantemente a piangere contro per esempio il dissesto idrogeologico oppure rimboccarsi le maniche”, dice Renzi in conferenza stampa, spiegando che lo sblocco dei fondi e’ “una riforma copernicana”. Quindi il capitolo Rai. Matteo Renzi torna a parlare del presidente della Rai e del nuovo direttore generale di viale Mazzini. “La scomessa sulla professionalita’ e sulla competenza e’ stata fatta da queste nomine, da questo Cda”, dice il presidente del Consiglio facendo gli auguri ad Antonio Campo Dall’Orto “uno degli innovatori della tv di questo Paese” e a Monica Maggioni. “Sono due persone esperte di televisione, di tutto possono essere accusate ma non di mancanza di competenza”, dice il premier. “In bocca al lupo a questi due professionisti”, conclude Renzi. .

(AGI) – Roma, 6 ago. – Confermate le indiscrezioni della vigilia: Antonio Campo Dall’Orto e’ il nuovo direttore generale della Rai. Lo ha nominato oggi pomeriggio all’unanimita’ il Cda di viale Mazzini fresco di nomina (tra martedi’ e ieri sera) e presieduto da Monica Maggioni. Lo apprende l’AGI. Ora si attende la ratifica dell’assemblea degli azionisti del servizio pubblico perche’ la nomina diventi esecutiva ad ogni effetto, ma sembra cosa scontata. Il nuovo dg, 50 anni, manager televisivo, succede a Luigi Gubitosi, il cui mandato – cosi’ come quello della presidente Anna Maria Tarantola e del Cda in carica nell’ultimo triennio – era scaduto nei giorni scorsi. Il nome di Dall’Orto era stato indicato come il piu’ probabile dopo le parole del premier Renzi, che alla vigilia dell’elezione del nuovo cda l’aveva definito manager di grande esperienza e professionalita’, lasciando cosi’ intendere su chi fosse caduta la scelta dell’esecutivo per il nuovo corso Rai. .

(AGI) – Roma, 6 ago. – La minoranza Pd presentera’ domani, come gia’ preannunciato, degli emendamenti al ddl costituzionale, con l’obiettivo di modificare anche le norme sull’elezione del Senato. “Il 2 luglio in venticinque senatori del Partito Democratico abbiamo presentato un documento intitolato ‘Avanti con le riforme costituzionali’ che a tutt’oggi non ha ricevuto alcuna risposta dal segretario del Pd e dai presidenti dei Gruppi parlamentari di Camera e Senato. In coerenza con i contenuti del documento, saranno depositati entro la scadenza del termine fissato, una decina e piu’ di emendamenti, sui quali e’ stata apposta la firma fino al numero di 28 senatori”. Lo scrivono in una nota i senatori della minoranza del Pd, Maria Grazia Gatti e Carlo Pegorer. “Partiamo dal convincimento che bisogna superare il bicameralismo perfetto e che e’ necessario fare presto, certo, ma anche bene e senza negare un serio e approfondito confronto sul nuovo Senato e sugli equilibri complessivi che assumera’ il futuro assetto istituzionale, anche alla luce della nuova legge elettorale recentemente promulgata. I principali temi affrontati negli emendamenti – spiegano i senatori della minoranza Pd – riguardano l’elettivita’ diretta dei prossimi senatori in concomitanza con l’elezione dei Consigli regionali, la riduzione del numero dei parlamentari, i poteri di verifica, controllo e inchiesta da affidare al nuovo Senato delle autonomie e la riforma del Titolo V. Quanto al sistema delle garanzie, a nostro giudizio, andrebbero corrette le modalita’ di elezione del Presidente della Repubblica e dei giudici della Corte Costituzionale, per evitare che il vincitore del premio di maggioranza assegnato dall’Italicum possa eleggersi da solo o quasi anche i principali organi di garanzia istituzionale. Ci sembra anche opportuno – concludono i senatori democratici – che alcune limitate e qualificate materie conservino una lettura bicamerale: leggi elettorali nazionali, temi di natura etica, amnistia e indulto, diritti delle minoranze, dichiarazioni di guerra e liberta’ religiosa”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 6 ago. – E’ fissata per il tardo pomeriggio la riunione del nuovo Cda Rai con all’ordine la nomina del direttore generale che succedera’ a Luigi Gubitosi, il cui mandato e’ appena scaduto. Le voci della vigilia insistono sul nome di Antonio Campo Dall’Orto. Nel calendario dei lavori dei nove componenti del Cda – la presidente Monica Maggioni, Carlo Freccero, Arturo Diaconale, Franco Siddi, Guelfo Guelfi, Rita Borioni, Paolo Messa e Giancarlo Mazzuca – anche la nomina del direttore o direttrice ad interim di RaiNews24, in sostituzione proprio della Maggioni. E per il vertice del canale all news del servizio pubblico che raggruppa anche Televideo le indiscrezioni parlano di Lucia Goracci, inviata con esperienza specie nelle aree mediorientali, ovvero in teatri di guerra e d’azione come quelli che tempo addietro hanno visto impegnata la stessa Maggioni. Da non escludersi inoltre che gia’ oggi possa esserci la nomina di vice direttori generali, con in pole position Giancarlo Leone, attuale direttore di Rai1, e Luigi De Siervo, amministratore delegato di Rai Com, struttura chiave di viale Mazzini, l’uno chiamato a sovrintedere al prodotto tv e l’altro all’area commerciale. (AGI) .

(AGI) – Roma, 6 ago. – “Questa e’ una giornata importante per il Paese perche’ presentiamo un piano da 1,2 miliardi di euro contro il dissesto idrogeologico”. Cosi’ il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ha iniziato la conferenza stampa a Palazzo Chigi di presentazione del piano per la messa in sicurezza delle principali citta’ contro il dissesto idrogeologico. “E’ un piano vero con risorse vere”, ha sottolineato Galletti, a fianco al collega responsabile delle Infrastrutture, Graziano Delrio. “Riguarda opere in citta’ che sono gia’ state colpite da calamita’ naturali, come Genova, Firenze, Olbia, Bologna e Pescara”, ha specificato il ministro. “Inizieremo con un insieme di opere, gia’ finanziate per 645 milioni”, ha proseguito Galletti sottolineando che si tratta delle “emergenze”. “Interessano grandi citta’ che vanno da nord a sud”, ha continuato il ministro dicendosi convinto che “i cantieri partiranno con estrema velocita’”. Per quanto riguarda invece i piccoli paesi e i centri di montagna, ha poi specificato Galletti, “prevediamo un piano di piccole opere che dovremmo riuscire a presentare nei prossimi mesi”. “Quello che diamo oggi e’ un segnale culturale, rivolto soprattutto agli amministratori locali: da ora in poi ognuno dovra’ fare la propria parte”, ha aggiunto il ministro. (AGI) .