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Roma – "L'unica autorità politica preposta alla gestione di servizi sicurezza è Marco Minniti legato da un rapporto di piena stima e fiducia al presidenza del Consiglio". Lo ha affermato, nel corso del question time alla Camera, il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi.

"Non è prevista alcuna forma di partecipazione di strutture private", ha assicurato il ministro.

(20 gennaio )

(AGI) – Roma, 20 gen. – “Ma Martin Selmayr, il capo di gabinetto del Presidente della Commissione Europea, e’ all’altezza del suo ruolo?”. Nicola Danti, europarlamentare del Pd, lo chiede in una interrogazione urgente alla Commissione Europea: “Lo dico piu’ per Juncker che per noi: le informazioni che escono dalla Commissione, a volte, rischiano di favorire gli interessi di alcuni Paesi a scapito di altri. Penso, quindi sia giusto sapere se la persona incaricata dal presidente della Commissione sia all’altezza”, aggiunge Danti interpellato telefonicamente dall’AGI.
Nel testo dell’interrogazione si chiede se “Il Capo di gabinetto del Presidente della Commissione europea abbia sempre rispettato, nell’ambito delle sue funzioni, il codice interno di buona condotta amministrativa” o “non sia stata fornita o anticipata in via privilegiata e contraria all’interesse generale dell’Unione, ad alcuna cancelleria alcun tipo di informazione, formale o informale, riguardo le azioni e le decisioni assunte dalla Commissione”. (AGI)
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Strasburgo – "Non vedo il rischio di una crisi importante" fra Ue e Italia. Lo ha detto il presidente della Commissione Jean.Claude Juncker in conferenza stampa a Strasburgo. Secondo Juncker, "e' normale in democrazia" che ci siano stati "scambi accesi" ma, ha aggiunto, "non c'e' nessun problema, a parte un dibattito in cui si usano espressioni maschie e virili". Inoltre, ha aggiunto, "le relazioni di lavoro fra commissari e i colleghi italiani sono buone". "Ho gia' detto venerdi' scorso che ero triste per certe prese di posizione italiane sulla Commissione. Non ho niente da aggiungere se non frasi che farebbero onore a una lettera d'amore per l'Italia", ha concluso.

Moscovici "Sbagliato accusare Ue di agire contro l'Italia"

(AGI) 

(20 gennaio 2016)

Amburgo - Ci vorranno circa tre anni per il completamento della procedura arbitrale tra Italia e India sul caso maro'. E' quanto emerge dal calendario procedurale fissato dal tribunale arbitrale dell'Aja nella prima riunione procedurale con le parti avvenuta il 18 gennaio e pubblicato oggi. Sulla richiesta di rientro in Italia di Salvatore Girone, rientrante fra le misure cautelari chiese dall'Italia, la Corte permanente di arbitrato conferma l'udienza fissata il 30 e 31 marzo prossimi.
Secondo il calendario stabilito dai giudici, l'Italia dovra' presentare la propria memoria scritta – con l'esposizione dei fatti, la proprie argomentazioni giuridiche e le richieste – entro il 16 settembre 2016. Il termine per la contromemoria indiana e' invece il 31 marzo 2017. Roma, a quel punto, potra' replicare entro il 28 luglio 2017 mentre l'India avra' tempo per replicare a sua volta fino al 1 dicembre 2017. Nel caso che New Delhi abbia presentato obiezioni sulla giurisdizione o sull'ammissibilita', l'Italia potra' ancora controreplicare entro il 2 febbraio 2018. La Corte si impegna infine a decidere entro sei mesi dalla fine del procedimento. Con queste date si arriva ad agosto 2018 ma considerati i tempi anche delle udienze – sul punto il tribunale fissa il termine di 3 mesi per la convocazione a partire dalla presentazione delle repliche – il calcolo si allunga realisticamente almeno fino alla fine del 2018.

(20 gennaio 2016)

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(AGI) – Tripoli, 20 gen. – Il premier libico del governo di
riconciliazione nazionale, Fayez al Sarraj, si e’ rivolto
ieri sera al suo popolo in occasione della presentazione
del nuovo esecutivo. “Con il favore di Allah abbiamo
completato la formazione del governo di riconciliazione
nazionale e questo e’ il secondo risultato ottenuto dopo
quello della riconciliazione”, ha detto il premier
spiegando che i componenti del nuovo governo “inizieranno
presto a lavorare nella capitale Tripoli”. Per al Sarraj,
tuttavia, ora e’ il momento di affrontare “le vere sfide con
spirito di riconciliazione”. Il riferimento e’ al via libera
che la Camera dei rappresentanti di Tobruk, espressione
delle consultazioni tenute nell’estate 2014 e contestate dal
Congresso nazionale di Tripoli, dovra’ dare sui nomi dei 32
ministri del nuovo esecutivo, prima della scadenza della
prossima settimana sancita dall’accordo firmato in Marocco
il 17 dicembre. (AGI)
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Roma – "Io non mi sentivo minacciata da De Robbio. Io lo consideravo un guascone, un esibizionista che tentava di prevaricare. Un personaggio fuori dalle righe di cui da subito ho chiesto l'espulsione dal Movimento. E invece nonostante io abbia fatto richiesta varie volte, l'espulsione e' arrivata molto dopo". Lo ha detto il sindaco di Quarto, Rosa Capuozzo, in Antimafia. Capuozzo ha spiegato anche di avere capito solo molto dopo che "dietro le pressioni politiche ci fosse tutto questo".

"De Robbio era riuscito a farmi il vuoto politico intorno, sia con i consiglieri sia nel Meetup per il mio presunto decisionismo" ha detto il sindaco di Quarto, "De Robbio cercava di prevaricare e si appoggiava all'ex candidato sindaco – ha spiegato Capuozzo – ma ero contraria al fatto che il sindaco incontrasse imprenditori privati per lo stadio". "Gia' a luglio – ha ripetuto – chiesi la sua espulsione ma nella riunione con Fico questo non avvenne".

"Il mio errore e' stato cercare la fattispecie giuridica: io non ho sentito 'minacce', anche se ero molto infastidita da De Robbio, ma la figura giuridica della minaccia non c'era. Io cercavo delle prove per poter denunciare". "Io ho detto 'ricatto' in uno sfogo – ha spiegato facendo riferimento ad un sms mandato al marito a novembre – ma non avevo nessuna prova e nessuna minaccia da denunciare". E poi ha ribadito: "Al 'direttorio' avevo riferito delle pressioni, si', certo". "Io sono stata espulsa per omessa denuncia. Non voglio fare qui valutazioni politiche. E siamo stati trattati come reietti" ha aggiunto il sindaco Capuozzo, in Antimafia. "Noi espulsi dal Movimento e gli assessori indicati da Fico – ha aggiunto – non sono mai venuti". La presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, ha chiesto alla Capuozzo: "Lei e' stata espulsa perche' non ha riferito di minacce che lei stasera dice di non aver ricevuto?". Il sindaco ha risposto: "Si'". Capuozzo ha poi spiegato che sugli assessori "avevo chiesto un commissariamento dall'alto perche' cercavo di evitare legami con il territorio. Ho ben chiaro che il Comune di Quarto e' stato sciolto per due volte per mafia e camorra. Per questo volevo persone che venissero da Roma o anche da Napoli per fare gli assessori". "Io non contesto l'espulsione. Io ho fatto una scelta, quella di andare avanti, per i cittadini di Quarto. Ma chi oggi chiede la mia espulsione non ricorda che io sono stata difesa in passato ed assolta sul Blog. La situazione e' cambiata per un attacco mediatico, dal 6 gennaio"(AGI) .

Roma - "Io non mi sentivo minacciata da De Robbio. Io lo consideravo un guascone, un esibizionista che tentava di prevaricare. Un personaggio fuori dalle righe di cui da subito ho chiesto l'espulsione dal Movimento. E invece nonostante io abbia fatto richiesta varie volte, l'espulsione e' arrivata molto dopo". Lo ha detto il sindaco di Quarto, Rosa Capuozzo, in Antimafia. Capuozzo ha spiegato anche di avere capito solo molto dopo che "dietro le pressioni politiche ci fosse tutto questo". "De Robbio  - ha aggiunto - era riuscito a farmi il vuoto politico intorno, sia con i consiglieri sia nel Meetup per il mio presunto decisionismo".

(19 gennaio 2106)

Roma – In tedesco si dice "Es ist wieder da", "E' tornata", espressione che puo' servire a tradurre una constatazione di natura politica come il sottotitolo di un episodio di Guerre Stellari. Matteo Renzi la usa per rilanciare un rapporto di ormai aperta conflittuale con l'Unione Europea nel suo insieme e nella sua componente tedesca in prticolare. Ecco perche' e' lui, di prima mattina, a riaprire le ostilita'. "Se ne facciano una ragione: l'Italia e' tornata, piu' solida e ambiziosa" scrive su Facebook il presidente del Consiglio, riferendo dell'incontro avuto a Palazzo Chigi con i vertici di Cisco riguardo "investimenti strategici" in Italia. Il premier sottolinea che e' questa "la risposta migliore a chi, forse impaurito da questo nuovo protagonismo italano, preferirebbe averci piu' deboli e marginali, come purtroppo e' spesso accaduto in passato". C'e' la consapevolezza che "ce la stiamo mettendo tutta e che le grandi realta' internazionali, come oggi testimonia Cisco, tornano a scommettere su di noi". A buon intenditor poche parole. E se poche parole non bastano, eccone delle altre: "L'Italia e' sempre piu' aperta e attrattiva per gli investimenti internazionali", Ci sono realta' che "guardano all'Italia come a un paese solido, che ha futuro e che, finalmente, favorisce chi vuole creare opportunita' destinate a restare, a creare impresa, lavoro, innovazione". Come dire: continuate con le vostre critiche, c'e' chi ci apprezza comunque. Le critiche, per l'appunto, non tardano a tornare. E' il primo pomeriggio quando, come se il post su Facebook non fosse nemmeno stato notato, da parte europea, tedesca e popolare si torna alla carica. Questa ad attaccare volta e', addirittura nell'aula del Parlamento Europeo a Strasburgo il capogruppo Ppe Manfred Weber. "Quello che sta facendo Matteo Renzi mette a repentaglio l'unita' dell'Europa", accusa senza mezzi termini. Quello che fanno a Roma titilla il populismo e la demagogia. Difficile immaginare che la faccenda sia chiusa qui. Seguiranno altre puntate.(AGI)

(19 gennaio 2106)

Roma - La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il referendum sulle trivellazioni. In particolare, la Corte, a quanto si apprende, ha dato il suo via libera al quesito che riguarda la durata dei giacimenti in mare, entro le 12 miglia. Si tratta dell'unico quesito che la Cassazione, dopo le modifiche in materia contenute nella legge di Stabilita' 2016, aveva ritenuto di trasmettere all'esame della Consulta. Il quesito e' incentrato, spiega Palazzo della Consulta nel comunicato diramato questo pomeriggio, "sulla previsione che le concessioni petrolifere gia' rilasciate durino fino all'esaurimento dei giacimenti, in tal modo prorogando di fatto i termini gia' previsti dalle concessioni stesse". La sentenza sara' depositata entro il 10 febbraio, come previsto dalla legge. Sono state invece dichiarate improcedibili le richieste su altri 5 quesiti per i quali l'Ufficio centrale per il referendum della Cassazione aveva dichiarato l'estinzione del giudizio, dopo le modifiche apportate dall'ultima legge di Stabilita'. Di tale pronuncia, la Corte Costituzionale non ha potuto che prendere atto. A proporre il referendum erano stati nove Consigli regionali.

In particolare, con il referendum si chiede di pronunciarsi sulla previsione che le concessioni petrolifere gia' rilasciate durino fino all'esaurimento dei giacimenti. Il quesito era stato riformulato con l'ordinanza emessa il 7 gennaio dalla Cassazione, sulla base delle modifiche introdotte in materia dall'ultima legge di Stabilita': mentre gli altri 5 quesiti – inizialmente dichiarati ammissibili dalla Cassazione – erano venuti meno proprio in ragione delle nuove norme, l'Ufficio centrale per i referendum della Suprema Corte, per il sesto, aveva rilevato che la legge, in tal modo, proroga di fatto "i termini gia' previsti dalle concessioni stesse". Il referendum era stato chiesto da 10 Consigli regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise). Ma l'Abruzzo, il 14 gennaio scorso, aveva deciso di rinunciare, revocando la procura rilasciata all'avvocato che in udienza ha rappresentato i delegati dei Consigli regionali. La chiamata alle urne per il riferendum sara' possibile nella prossima primavera. (AGI) 

(19 gennaio 2016)

Campobasso – "Le ultime rivelazioni giornalistiche confermano, ove ne fosse bisogno, che gli Stati Uniti furono fuori, non ebbero alcun ruolo nell'inchiesta di Mani Pulite. Io ho sempre lavorato senza condizionamenti interni ed esterni". Antonio Di Pietro, ex pm del pool di Milano, commenta all'Agi la rivelazione fatta da La Stampa. Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano torinese, l'incaricato d'affari dell'ambasciata Usa in Italia, Daniel Serwer, cosi' scriveva nel 1993 in un rapporto inviato al Dipartimento di Stato: "Un protagonista dell'inchiesta 'potrebbe essere un pupazzo manovrato dagli Usa'". "Per quanto riguarda la mia posizione – spiega Di Pietro – le carte fanno emergere chiaramente che ho sempre agito autonomamente, senza alcun ordine o aiuto esterno. Il 'pupazzo' di cui si parla, ammesso che sia esistito, non stava certamente a Milano".

"Al di la' delle fantasie che l'argomento puo' generare – dice Di Pietro all'Agi – ora sappiamo con chiarezza che noi magistrati abbiamo fatto solo il nostro dovere. Nessuno ha mai chiesto nulla e niente e' stato dato da alcuno. La 'soluzione politica' di cui si parla, se qualcuno l'ha avanzata, non e' mai partita da Milano. Apprendo, oggi, che i funzionari degli Stati Uniti contattarono il procuratore Borrelli ai quali ribadi' la linea di "non guardare in faccia a nessuno. Quindi, eventualmente, bisogna chiedere ad altri". Il simbolo di Mani Pulite, che porto' alla sbarra i leader della Prima Repubblica, ipotizza le reazioni della diplomazia internazionale in quel periodo: "Mi sembra logico che le ambasciate si occupassero di Mani Pulite e di quello che ne poteva scaturire. Che gli Usa auspicassero un ricambio generazionale, ne prendo atto, ma emerge chiaramente che in questo processo loro non hanno potuto interferire". (AGI) 

(19 gennaio 2016)