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(AGI) – Tripoli, 20 gen. – Il premier libico del governo di
riconciliazione nazionale, Fayez al Sarraj, si e’ rivolto
ieri sera al suo popolo in occasione della presentazione
del nuovo esecutivo. “Con il favore di Allah abbiamo
completato la formazione del governo di riconciliazione
nazionale e questo e’ il secondo risultato ottenuto dopo
quello della riconciliazione”, ha detto il premier
spiegando che i componenti del nuovo governo “inizieranno
presto a lavorare nella capitale Tripoli”. Per al Sarraj,
tuttavia, ora e’ il momento di affrontare “le vere sfide con
spirito di riconciliazione”. Il riferimento e’ al via libera
che la Camera dei rappresentanti di Tobruk, espressione
delle consultazioni tenute nell’estate 2014 e contestate dal
Congresso nazionale di Tripoli, dovra’ dare sui nomi dei 32
ministri del nuovo esecutivo, prima della scadenza della
prossima settimana sancita dall’accordo firmato in Marocco
il 17 dicembre. (AGI)
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Roma – "Io non mi sentivo minacciata da De Robbio. Io lo consideravo un guascone, un esibizionista che tentava di prevaricare. Un personaggio fuori dalle righe di cui da subito ho chiesto l'espulsione dal Movimento. E invece nonostante io abbia fatto richiesta varie volte, l'espulsione e' arrivata molto dopo". Lo ha detto il sindaco di Quarto, Rosa Capuozzo, in Antimafia. Capuozzo ha spiegato anche di avere capito solo molto dopo che "dietro le pressioni politiche ci fosse tutto questo".

"De Robbio era riuscito a farmi il vuoto politico intorno, sia con i consiglieri sia nel Meetup per il mio presunto decisionismo" ha detto il sindaco di Quarto, "De Robbio cercava di prevaricare e si appoggiava all'ex candidato sindaco – ha spiegato Capuozzo – ma ero contraria al fatto che il sindaco incontrasse imprenditori privati per lo stadio". "Gia' a luglio – ha ripetuto – chiesi la sua espulsione ma nella riunione con Fico questo non avvenne".

"Il mio errore e' stato cercare la fattispecie giuridica: io non ho sentito 'minacce', anche se ero molto infastidita da De Robbio, ma la figura giuridica della minaccia non c'era. Io cercavo delle prove per poter denunciare". "Io ho detto 'ricatto' in uno sfogo – ha spiegato facendo riferimento ad un sms mandato al marito a novembre – ma non avevo nessuna prova e nessuna minaccia da denunciare". E poi ha ribadito: "Al 'direttorio' avevo riferito delle pressioni, si', certo". "Io sono stata espulsa per omessa denuncia. Non voglio fare qui valutazioni politiche. E siamo stati trattati come reietti" ha aggiunto il sindaco Capuozzo, in Antimafia. "Noi espulsi dal Movimento e gli assessori indicati da Fico – ha aggiunto – non sono mai venuti". La presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, ha chiesto alla Capuozzo: "Lei e' stata espulsa perche' non ha riferito di minacce che lei stasera dice di non aver ricevuto?". Il sindaco ha risposto: "Si'". Capuozzo ha poi spiegato che sugli assessori "avevo chiesto un commissariamento dall'alto perche' cercavo di evitare legami con il territorio. Ho ben chiaro che il Comune di Quarto e' stato sciolto per due volte per mafia e camorra. Per questo volevo persone che venissero da Roma o anche da Napoli per fare gli assessori". "Io non contesto l'espulsione. Io ho fatto una scelta, quella di andare avanti, per i cittadini di Quarto. Ma chi oggi chiede la mia espulsione non ricorda che io sono stata difesa in passato ed assolta sul Blog. La situazione e' cambiata per un attacco mediatico, dal 6 gennaio"(AGI) .

Roma - "Io non mi sentivo minacciata da De Robbio. Io lo consideravo un guascone, un esibizionista che tentava di prevaricare. Un personaggio fuori dalle righe di cui da subito ho chiesto l'espulsione dal Movimento. E invece nonostante io abbia fatto richiesta varie volte, l'espulsione e' arrivata molto dopo". Lo ha detto il sindaco di Quarto, Rosa Capuozzo, in Antimafia. Capuozzo ha spiegato anche di avere capito solo molto dopo che "dietro le pressioni politiche ci fosse tutto questo". "De Robbio  - ha aggiunto - era riuscito a farmi il vuoto politico intorno, sia con i consiglieri sia nel Meetup per il mio presunto decisionismo".

(19 gennaio 2106)

Roma – In tedesco si dice "Es ist wieder da", "E' tornata", espressione che puo' servire a tradurre una constatazione di natura politica come il sottotitolo di un episodio di Guerre Stellari. Matteo Renzi la usa per rilanciare un rapporto di ormai aperta conflittuale con l'Unione Europea nel suo insieme e nella sua componente tedesca in prticolare. Ecco perche' e' lui, di prima mattina, a riaprire le ostilita'. "Se ne facciano una ragione: l'Italia e' tornata, piu' solida e ambiziosa" scrive su Facebook il presidente del Consiglio, riferendo dell'incontro avuto a Palazzo Chigi con i vertici di Cisco riguardo "investimenti strategici" in Italia. Il premier sottolinea che e' questa "la risposta migliore a chi, forse impaurito da questo nuovo protagonismo italano, preferirebbe averci piu' deboli e marginali, come purtroppo e' spesso accaduto in passato". C'e' la consapevolezza che "ce la stiamo mettendo tutta e che le grandi realta' internazionali, come oggi testimonia Cisco, tornano a scommettere su di noi". A buon intenditor poche parole. E se poche parole non bastano, eccone delle altre: "L'Italia e' sempre piu' aperta e attrattiva per gli investimenti internazionali", Ci sono realta' che "guardano all'Italia come a un paese solido, che ha futuro e che, finalmente, favorisce chi vuole creare opportunita' destinate a restare, a creare impresa, lavoro, innovazione". Come dire: continuate con le vostre critiche, c'e' chi ci apprezza comunque. Le critiche, per l'appunto, non tardano a tornare. E' il primo pomeriggio quando, come se il post su Facebook non fosse nemmeno stato notato, da parte europea, tedesca e popolare si torna alla carica. Questa ad attaccare volta e', addirittura nell'aula del Parlamento Europeo a Strasburgo il capogruppo Ppe Manfred Weber. "Quello che sta facendo Matteo Renzi mette a repentaglio l'unita' dell'Europa", accusa senza mezzi termini. Quello che fanno a Roma titilla il populismo e la demagogia. Difficile immaginare che la faccenda sia chiusa qui. Seguiranno altre puntate.(AGI)

(19 gennaio 2106)

Roma - La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il referendum sulle trivellazioni. In particolare, la Corte, a quanto si apprende, ha dato il suo via libera al quesito che riguarda la durata dei giacimenti in mare, entro le 12 miglia. Si tratta dell'unico quesito che la Cassazione, dopo le modifiche in materia contenute nella legge di Stabilita' 2016, aveva ritenuto di trasmettere all'esame della Consulta. Il quesito e' incentrato, spiega Palazzo della Consulta nel comunicato diramato questo pomeriggio, "sulla previsione che le concessioni petrolifere gia' rilasciate durino fino all'esaurimento dei giacimenti, in tal modo prorogando di fatto i termini gia' previsti dalle concessioni stesse". La sentenza sara' depositata entro il 10 febbraio, come previsto dalla legge. Sono state invece dichiarate improcedibili le richieste su altri 5 quesiti per i quali l'Ufficio centrale per il referendum della Cassazione aveva dichiarato l'estinzione del giudizio, dopo le modifiche apportate dall'ultima legge di Stabilita'. Di tale pronuncia, la Corte Costituzionale non ha potuto che prendere atto. A proporre il referendum erano stati nove Consigli regionali.

In particolare, con il referendum si chiede di pronunciarsi sulla previsione che le concessioni petrolifere gia' rilasciate durino fino all'esaurimento dei giacimenti. Il quesito era stato riformulato con l'ordinanza emessa il 7 gennaio dalla Cassazione, sulla base delle modifiche introdotte in materia dall'ultima legge di Stabilita': mentre gli altri 5 quesiti – inizialmente dichiarati ammissibili dalla Cassazione – erano venuti meno proprio in ragione delle nuove norme, l'Ufficio centrale per i referendum della Suprema Corte, per il sesto, aveva rilevato che la legge, in tal modo, proroga di fatto "i termini gia' previsti dalle concessioni stesse". Il referendum era stato chiesto da 10 Consigli regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise). Ma l'Abruzzo, il 14 gennaio scorso, aveva deciso di rinunciare, revocando la procura rilasciata all'avvocato che in udienza ha rappresentato i delegati dei Consigli regionali. La chiamata alle urne per il riferendum sara' possibile nella prossima primavera. (AGI) 

(19 gennaio 2016)

Campobasso – "Le ultime rivelazioni giornalistiche confermano, ove ne fosse bisogno, che gli Stati Uniti furono fuori, non ebbero alcun ruolo nell'inchiesta di Mani Pulite. Io ho sempre lavorato senza condizionamenti interni ed esterni". Antonio Di Pietro, ex pm del pool di Milano, commenta all'Agi la rivelazione fatta da La Stampa. Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano torinese, l'incaricato d'affari dell'ambasciata Usa in Italia, Daniel Serwer, cosi' scriveva nel 1993 in un rapporto inviato al Dipartimento di Stato: "Un protagonista dell'inchiesta 'potrebbe essere un pupazzo manovrato dagli Usa'". "Per quanto riguarda la mia posizione – spiega Di Pietro – le carte fanno emergere chiaramente che ho sempre agito autonomamente, senza alcun ordine o aiuto esterno. Il 'pupazzo' di cui si parla, ammesso che sia esistito, non stava certamente a Milano".

"Al di la' delle fantasie che l'argomento puo' generare – dice Di Pietro all'Agi – ora sappiamo con chiarezza che noi magistrati abbiamo fatto solo il nostro dovere. Nessuno ha mai chiesto nulla e niente e' stato dato da alcuno. La 'soluzione politica' di cui si parla, se qualcuno l'ha avanzata, non e' mai partita da Milano. Apprendo, oggi, che i funzionari degli Stati Uniti contattarono il procuratore Borrelli ai quali ribadi' la linea di "non guardare in faccia a nessuno. Quindi, eventualmente, bisogna chiedere ad altri". Il simbolo di Mani Pulite, che porto' alla sbarra i leader della Prima Repubblica, ipotizza le reazioni della diplomazia internazionale in quel periodo: "Mi sembra logico che le ambasciate si occupassero di Mani Pulite e di quello che ne poteva scaturire. Che gli Usa auspicassero un ricambio generazionale, ne prendo atto, ma emerge chiaramente che in questo processo loro non hanno potuto interferire". (AGI) 

(19 gennaio 2016)

(AGI) – Roma, 19 gen. – Il nuovo governo di unita’ nazionale sara’ cruciale per organizzare la lotta al terrorismo in Libia, ma Italia e Germania sanno che “su un intervento militare esterno ci sono ancora delle sensibilita’ che potrebbero comportare rischi di conseguenze indesiderate”. E’ l’avvertimento lanciato dall’ambasciatore libico a Roma, Ahmed Safar, in un’intervista all’Agi, nel giorno in cui e’ stata diffusa la lista dei ministri del neo-premier, Fayez Al-Serraj.
Il diplomatico ha spiegato che sara’ il nuovo esecutivo a indicare cosa serve per stabilizzare il Paese: “Il governo di unita’ nazionale dovra’ valutare attentamente le necessita’ sfruttando le capacita’ esistenti e attingendo al sostegno offerto dalla comunita’ internazionale, prima che si decida di chiedere un piu’ ampio ruolo di sostegno alle operazioni delle forze libiche”, ha sottolineato l’ambasciatore riconosciuto dall’Italia. “Il sostegno militare”, ha pero’ aggiunto, “non va confuso con la nozione di intervento od operazioni militari”.
“Come nel 2011”, ha sottolineato Safar, “sull’assistenza militare esterna esistono delle sensibilita’ che potrebbero comportare rischi di conseguenze indesiderate. Nessuno deve precipitarsi prima del tempo e Italia e Germania sono consapevoli di quali siano le controindicazioni”.
Per poter ricevere qualsiasi tipo di assistenza militare, ha osservato l’ambasciatore, “e’ cruciale avere un governo di unita’ nel pieno dei poteri”. A questo riguardo ha sorpreso che siano stati inseriti i nomi di ben 32 ministri: “Non si sa perche’ si sia dovuti arrivare a una formazione cosi’ allargata per un esecutivo che si e’ detto piu’ volte che dovrebbe avere un mandato di emergenza di soli 12 mesi”, ha spiegato Safar, “si puo’ immaginare che questo sia stato necessario per garantire il consenso nazionale”. “E’ importante”, ha aggiunto, “che la maggioranza dei libici vedano che c’e’ stato questo consenso per garantire il via libera al governo da parte della Camera dei rappresentanti (la rappresentanza del governo di Tobruk riconosciuto dalla comunita’ internazionale, ndr) e quindi la piena applicazione” degli accordi. “La scadenza per l’approvazione” del governo “e’ quella indicata di 10 giorni”, ha ricordato.
Quanto alle recenti minacce rivolte all’Italia da Al Qaeda nel Maghreb islamico, proprio per il suo ruolo in Libia, l’ambasciatore le lega anche al contesto regionale in cui “la franchigia di Al Qaeda e’ sempre piu’ minacciata dall’ascesa di Daesh”, l’Isis. “La condivisione dell’intelligence e delle informazioni aiuterebbe a valutare la credibilita’ di questa minaccia, ma questo puo’ avvenire solo se c’e’ un governo nel pieno dei suoi poteri in Libia”, ha ammesso Safar.
Per contrastare la crescente presenza dell’Isis e di gruppi qaedisti in Libia, ha avvertito Safar, “occorre una risposta compatta della comunita’ internazionale. “Il terrorismo globale richiede una risposta globale in cui ci sia un flusso di informazioni e di intelligence tra i Paesi coinvolti”, ha sottolineato, “senza una piena cooperazione nella sicurezza tra la Libia e i Paesi coinvolti nella lotta al terrorismo, manchera’ un’arma importante per questa battaglia”.
L’ambasciatore ha sottolineato che “la Libia non e’ un ambiente ospitale per i terroristi, almeno sul lungo termine, e questo per tanti fattori. In particolare le caratteristiche socio-culturali delle comunita’ non possono tollerare una cultura della paura, del terrore e della sottomissione”.
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(AGI) – Roma, 19 gen. – Archiviazione della pratica aperta nei confronti del procuratore di Arezzo Roberto Rossi. Questa la decisione che la Prima Commissione del Csm ha preso stamane, all’unanimita’, subito dopo aver risentito il magistrato in una breve audizione. La proposta di archiviazione sara’ vagliata nelle prossime settimane dal Plenum. La pratica aperta a Palazzo dei Marescialli riguardava la presunta incompatibilita’ tra il coordinamento che Rossi svolge nelle indagini su Banca Etruria e l’incarico di consulente giuridico che ha avuto, fino al 31 dicembre scorso, con la presidenza del Consiglio dei ministri.
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Birkenau-Auschwitz – "Abbiamo la responsabilità di diffondere queste testimonianze dei sopravvissuti, e i ragazzi si sono assunti con questo viaggio della memoria la responsabilità di dire e riflettere. E su questo tema non potranno più avere scuse". Lo ha detto la presidente della Camera, Laura Boldrini, nel corso della visita al campo di sterminio di Birkenau in occasione del 'Viaggio della Memoria' organizzato dal Miur e dall'Unione delle comunità ebraiche italiane e che quest'anno coinvolge 130 studenti di scuole superiori accompagnati anche da tre sopravvissuti che hanno raccontato l'orrore patito nel 1944.

Per la presidente è la prima volta per un'esperienza simile, "la vivo con grande sofferenza, come tutti noi, e ci fa capire cosa è successo in Europa. I ragazzi hanno visto e ora sta a noi portare avanti questa memoria. Sapendo che dopo la Shoah ci sono state purtroppo altre esperienze terribili in nome di una presunta superiorità. C'è da impegnarsi ancora di più. Se non è bastato quanto visto qui, cos'altro deve accadere ancora?". E ribadendo quanto sostenuto ieri nella sinagoga Tempel di Cracovia, la Boldrini ha ricordato che "l'ultranazionalismo è un virus che fa molto male ed è presente in Europa". Poi la presidente ha collocato anche lei un sassolino su un cumulo di mattoni di quella che era una delle camere a gas di Birkenau, in memoria de deportati sterminati: un milione e mezzo, per lo più, ebrei in questo campo. (AGI)

(19 gennaio 2016)

(AGI) – Tunisia, 19 gen. – Il primo ministro libico designato Fayez al Sarraj, ha annunciato i nomi del nuovo governo di unita’ nazionale. Il nuovo esecutivo libico comprende 32 nuovi ministri e quattro vicepremier. Due personalita’ del Consiglio di presidenza, tuttavia, non hanno firmato l’accordo: si tratta di Ali al Qatarani e Omar Aswad, rappresentanti di Tobruk che volevano fosse confermato il generale Khalifa Haftar ministro della Difesa, dicastero apparentemente non assegnato.
Sarraj ha scelto Marwan Ali per il ministero degli Esteri; al Taher Mohamed Sarkaz per le delle Finanze; Khalifa Rajab Abdul Sadeq per il Petrolio; Mohamed Faraj al Mahjoub per la Cooperazione internazionale; Bedad Qonso Masoud per la Governance locale; Mohamed Soliman Bourguiba per la Salute; Khair Melad Abu Baker per l’Istruzione; Mahmud Gomaa per l’Istruzione superiore e della ricerca scientifica; Abdul Motalib Boufarwa e’ stato scelto per l’Economia; Khaled Muftah Abdul Qader per la Pianificazione; Atef al Bahary per le Telecomunicazioni; Hisham Abdullah al ministero dei Trasporti; Faraj al Taher Snoussi per l’Industria; Osama Saad Hamad per l’Energia elettrica; Adel Mohamed Sultan per l’Agricoltura; Faddy Mansour al Shafey per il Lavoro; Mokhtar Abdullah Gouili per la Formazione professionale; Ahmed Khalifa Bridan per gli Affari sociali; Osama Mohammed Abdul Hady per le Risorse idriche. Il capo del governo libico ha qindi scelto come ministro Difesa, Mahdy Ibrahim al Barghty, e quello della Giustizia, Abdul Salam Mohamed al Gelidy. Sarraj ha inoltre scelto Ali Kouso Ardi per l’Edilizia e le strutture abitative; Noureddine Ahmed Triki per la Gioventu’ e dello sport; Osama Mustafa per la Cultura; Mohamed Ahmed Al Walid per le Donazioni islamiche; Saed Emohamed al Zabib per l’Aviazione civile; Youssef Abu Bakr Galala per la Riconciliazione nazionale; Khaled Abdul Hamid Najim per i Media e l’Informazione; Nasr Salem Emohamed per gli Affari africani e arabi; Saed Ahmed el Merghany per gli Affari parlamentari; Saleh al Ghazal per i Rifugiati e i diritti umani. Il premier ha scelto poi Ahmed Omar Mitig, Fatihi Abdul Hafiz, Moussa al Koni, e Saad Abdul Salam Hussein come suoi quattro vice. Mohamed Ammari Mohamed Zayed e’ stato scelto come ministro senza portafoglio per i Consigli specializzati e Ahmed Hamza al Mahdy per gli Affari della societa’ civile. La squadra di governo dovra’ ora passare per il via libera parlamentare prima di poter entrare effettivamente in carica.
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