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La cena con Luca Parnasi e Luca Lanzalone? “Era un aperitivo… un bicchiere di vino e qualche fetta di salame”. Giancarlo Giorgetti, la ‘mente politica del Carroccio’, finito tra politici vicini ai due personaggi coinvolti nell’inchiesta sulla costruzione del nuovo stadio della Roma (Parnasi, costruttore, in carcere, Lanzalone, ex presidente di Acea, ai domiciliari), in un’intervista a Il Fatto Quotidiano racconta la sua versione dei fatti. Paranasi si vantava di aver fatto il governo a quella ‘cena’.

"Parnasi mi disse che mi doveva presentare una persona, un contatto che mi poteva tornare utile. [Lanzalone] ha lasciato intendere che fosse stato l’avvocato di Grillo".

Giorgetti dice di non sapere quanti soldi Parnasi ha versato alla Lega (250 mila euro, secondo il Fatto) e che la frase di Parnasi che avanzava l’ipotesi di Lanzalone premier è solo un suo “delirio di onnipotenza”. Ma conferma di conoscere Parnasi da 15 anni: "a Roma eravamo vicini di casa". 

“Parnasi diceva: ‘Voi mi piacete, vorrei aiutarvi in qualche iniziativa’. Gli ho detto che ne doveva parlare con l’amministratore del partito, Giulio Centemero. Ho scoperto adesso di questa associazione di cui faccio parte. Centemero mi ha detto che è stato fatto tutto in modo regolare.

Tutto quello che è riconducibile ai partiti dovrebbe essere messo in evidenza. Ma se un’associazione ha una personalità giuridica diversa e non appartiene al partito, non può essere tout court ricondotta al partito stesso.

"Non abbiamo fatto niente di male, non vedo perché dovremmo (ridare i soldi indietro a Parnasi). Non arrivano da un’attività illecita. E noi con lo stadio della Roma non c’entriamo niente. […] Sapevamo perfettamente che nel momento in cui si andava al governo, qualche azione di questo tipo sarebbe arrivata. […] Un aperitivo diventa quello che ha costruito il nuovo governo… Questo governo l’hanno voluto più che altro le opposizioni. Fosse stato per la Lega andavamo a votare a luglio e passavamo all’incasso".

Una apertura di trasmissione davvero insolita quella di Propaganda live, su La7: questa sera il conduttore Diego Bianchi ha esordito annunciando una "importante" sorpresa: una lettera del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

"Gentile Diego Bianchi, la ringrazio per la richiesta di intervista, che – con una punta di rammarico – non mi è possibile fare. Colgo questa occasione per esprimerle il mio apprezzamento per la trasmissione, anche per come ha seguito, con sguardo scanzonato ma mai banale, la complicata fase delle consultazioni per la formazione del governo. Quando mi è stato possibile vederla – purtroppo non di frequente – mi sono davvero divertito. Invio a lei e a tutti i suoi collaboratori gli auguri di buon lavoro".

Firmato Sergio Mattarella. Con un post scriprum  

"Dimenticavo: farò riparare la porta della sala stampa".

Il riferimento è ad una porta del palazzo del Quirinale sulla quale Bianchi ha spesso ironizzato nel suo programma durante la fase delle consultazioni per la formazione del nuovo governo. Altrettanto "divertente e scanzonata" è stata la risposta del conduttore, in arte Zoro, che via Twitter ha scritto a Mattarella:

"Gentilissimo signor presidente, cogliamo questa occasione per esprimerle il nostro apprezzamento per il suo operato, anche per come ha seguito con sguardo scanzonato, mai banale, la complicata fase delle consultazioni. Ci siamo davvero divertiti #propagandalive". 

Qui il video.

Era stato in qualche modo profetico ieri Salvini con i suoi al gruppo della Lega. Ora – ha ragionato secondo quanto riferiscono fonti parlamentari – siamo di fronte ad una luna di miele. Sta andando tutto bene, ma preparatevi che sicuramente arriveranno periodi meno positivi. Perciò serrate i ranghi, siete tutti sotto i riflettori.

È arrivata una vicenda giudiziaria a scuotere il governo giallo-verde, il Movimento 5 stelle e anche la Lega. Nel Movimento sotto traccia si fa sentire l'ala ortodossa, composta da quei parlamentari che fanno riferimento al presidente della Camera, Fico, e che chiedono che non siano fatti sconti. Nel mirino pure il Guardasigilli Bonafede che portò, secondo quanto sottolineato anche dalla sindaca Raggi, Luca Anzalone, ormai ex presidente di Acea, alla corte pentastellata. 

Il fianziamento da 250 mila euro ad un'associazione del tesoriere della Lega

Renzi chiede che il ministro della Giustizia riferisce in Aula. "È molto più facile fare la voce grossa con 600 persone in mezzo al mare, con le Ong e con le associazioni di volontariato, che fare la voce grossa con i palazzinari", attacca il dem Delrio. Nel mirino del Pd è finito anche il Carroccio. Innanzitutto per quel finanziamento di 250mila euro all'associazione 'Più voci' rappresentata dal tesoriere e deputato del partito di via Bellerio, Centemero. Somma che, questa la difesa della Lega, non coinvolge assolutamente il partito, non è stata utilizzata per fini di campagna elettorale o attività politica ma destinata, tramite erogazione volontaria, a promuovere operazioni culturali e sostenere radio Padania. 

Le cene di Parnasi 

Secondo le carte dell'inchiesta è emersa anche una cena tra l'imprenditore Parnasi, l'ex presidente di Acea Lanzalone e Giorgetti. Ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, incontrando a palazzo Chigi esponenti leghisti entrati al governo, ha minimizzato la portata di quegli incontri. Mai ricevuto pressioni o fatto favori, ha sottolineato secondo quanto raccontato da chi è andato a trovarlo.

"Si è fatto una risata", spiega un deputato del Carroccio. La tesi nel partito di via Bellerio è che quando la Lega era un partito piccolo non dava fastidio, ora che è centrale verrà attaccata anche sul fronte giudiziario. Nessuno nel partito di via Bellerio nega i rapporti di lunga data tra Giorgetti e l'imprenditore ma – il 'refrain' di deputati e senatori – non c'è alcuna natura politica, nulla da temere, nessun conto nascosto, anche i soldi per la campagna elettorale sono arrivati dalle nostre tasche. Sull'incontro tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Lanzalone e Parnasi ha ironizzato anche Salvini: "Giorgetti? Organizza cena segreta con me… Per parlare di calcio".

"Anche io – ha sottolineato il segretario del Carroccio – in passato sono andato a vedere una partita all'Olimpico con Parnasi…pensa te. Se ha commesso dei reati è giusto che paghi, ci mancherebbe. Lo conoscevo come persona corretta e simpatica ma non faccio il giudice". I timori di possibili risvolti dell'inchiesta romana sono sotto traccia soprattutto tra i pentastellati. Ieri Luigi Di Maio (a palazzo Chigi ha scelto le stanze al terzo piano, quelle di solite destinate ai vicepremier mentre il fedelissimo Spatafora è approdato al primo al fianco degli uffici del premier Conte) ha avuto un incontro al ministero con un gruppo di sottosegretari e ha sottolineato, viene riferito, la necessità che M5s rilanci le sue battaglie, che non sia visto come al traino del Carroccio.

È lo stesso Salvini a confutare la tesi secondo la quale sia il partito di via Bellerio a comandare: "Non sono certo io a decidere tutto". 

Una "perfetta sintonia" e l'annuncio di un nuovo bilaterale Italia-Francia in autunno a Roma per rafforzare la cooperazione tra i due paesi. Dopo le tensioni dei giorni scorsi sul nodo migranti, è pace fatta tra il presidente del consiglio Giuseppe Conte e quello francese Emmanuel Macron dopo i giorni "turbolenti a causa dell'affare Aquarius" come li ha definiti Conte.

La stoccata a Salvini

Anche se Macron qualche frecciata indiretta al ministro dell'Interno, Matteo Salvini, l'ha inviata dicendo che un asse tra i ministri dell'Interno di Italia, Austria e Germania è una "formula che nella storia non ha mai portato fortuna" ricordando che "ad ogni modo ci sono le Costituzioni e ci sono i capi di Governo di Italia, Germania e Austria che prendono le decisioni. Questo dicono le nostre Costituzioni". Oltre a sottolineare, e anche qui ogni riferimento non sembra casuale, che "quando una nave arriva nelle acque italiane ve ne dovete prendere carico. La Francia rispetterà sempre il diritto umanitario internazionale. La difficoltà dell'Italia non può risolversi bypassando il diritto internazionale, ma serve un approccio cooperativo".

Conte vuole sì un asse, ma dei volenterosi di tutta Europa

Conte però difende l'operato del governo tout court e rivendica che, pur avendo lui la responsabilità della guida dell'esecutivo, la linea italiana sui migranti è stata "condivisa con Salvini e con il ministro delle Infrastrutture". Aggiungendo che "se ci saranno altri casi Aquarius li gestiremo con la stessa flessibilità dimostrata finora salvaguardando i diritti fondamentali e la sicurezza delle persone".

Mentre su possibili assi, Conte dice di puntare su "un asse dei volenterosi che abbracci l'intero arco dei paesi europei". Tra Conte e Macron – dopo un pranzo di lavoro all'Eliseo durato più del previsto e una conferenza stampa congiunta che è iniziata un'ora più tardi – è tutto uno scambio di "caro Emmanuel, il mio amico Emmanuel" come dice il presidente del consiglio e "il mio amico Giuseppe Conte" come ripete più volte il collega francese Macron che auspica che Italia e Francia "lavorino mano nella mano per una soluzione europea su migranti ed Eurozona".

Gli obiettivi portati a casa da Conte

Ma, convenevoli a parte, nella sostanza il primo bilaterale del premier italiano serve soprattutto a Conte per fissare una serie di paletti che stanno a cuore all'esecutivo giallo-verde: riforma del regolamento di Dublino (ci sarà una proposta italiana ma ancora, spiegano fonti governative, non è pronta) e istituzione di hot spot nei paesi africani d'origine come la Libia ma anche il Niger per interrompere la rotta verso il Mediterraneo. Tutto questo, come viene sottolineato da entrambi i partner europei, tutelando le vite dei migranti perché l'obiettivo è avere una politica migratoria "più efficace e umana".

Ma sugli hotspot nei paesi d'origine non c'è ufficialità

Anche se poi, secondo quanto fatto trapelare da fonti dell'Eliseo, non si conferma un impegno comune per la costruzione di hotspot mentre si parla genericamente di missioni internazionali che consentano la presentazione delle domande d'asilo nei paesi di origine e di transito. "La proposta italiana deve essere ancora affinata" viene spiegato dall'Eliseo al termine del bilaterale. Mentre da palazzo Chigi fanno filtrare che la convergenza c'è. Conte ha spiegato che in sintonia con Macron si propone "un cambio di paradigma: rafforzare a livello europeo il rapporto con i paesi di origine e di transito dei migranti. Dobbiamo evitare viaggi della morte creando centri europei nei paesi di partenza e transito per velocizzare l'identificazione dei migranti. Il concetto di Stato di primo ingresso va rivisto: chi mette piede in Italia, mette piede in Europa" ha sottolineato.

E ancora: "La posta in gioco è un'Europa più forte e più equa. Sul tema del'immigrazione è arrivato il momento di voltare pagina e su questo c'è pieno accordo con l'amico Emmanuel". Quindi, il monito del premier italiano: "Nessuno può rimanere estraneo e lavarsi le mani rispetto al problema" dei migranti. Il prossimo bilaterale di Conte, lunedì pomeriggio a Berlino con la cancelleria tedesca Angela Merkel.

 "Si sono impegnati a spostare la frontiera e i centri di identificazione in Nord Africa. Se alle parole seguiranno fatti è una rivoluzione copernicana". A dirlo è il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, commentando l'incontro di oggi tra il presidente francese Macron e il premier italiano Giuseppe Conte.

"Se oggi il presidente del Consiglio italiano è andato a Parigi e qualcuno ha dovuto chiedere scusa è perché abbiamo alzato la testa". Salvini ha poi sottolineato che "se oggi il presidente del Consiglio è andato a Parigi e qualcuno ha dovuto chiedere scusa è perché noi abbiamo alzato la testa".

E sul presidente francese Emmanuel Macron il ministro dell'Interno ha aggiunto: "Accetto le sue scuse però oltre le scuse vediamo se si passa dalle parole ai fatti. La Francia accoglie molto meno rispetto all'Italia, e visto che di migranti ne sbarcheranno altri, se oltre alle scuse aprisse i porti francesi a due o tre barconi apprezzerei ancora più le scuse". 

Alla fine è stato l’incontro dell’”intesa perfetta”, come lo ha definito Le Monde facendo sue per parole usate dagli italiani. E sì che 48 ore fa era stato cancellato, secondo gli auspici di Matteo Salvini. Giuseppe Conte ed Emmanuel Macron pare abbiano tutta l’intenzione di continuare a cercarsi, a capirsi, a coordinarsi.

Ecco il primo risultato del viaggio del Presidente del Consiglio a Parigi: una sponda in più, magari anche ad uso interno. Lo dimostra il fatto che, mentre i due parlavano fitto fitto all’Eliseo, il ministro dell’interno italiano sparava bordate da lontano contro la Francia. Quasi a voler rovinare l’atmosfera.

Salvini attacca “i cinici” e assicura: la Chiesa è con me

Il ministro dell’interno fa partire il primo attacco da Ventimiglia, dove più forte è la pressione dei migranti che cercano di raggiungere la Francia. "A Ventimiglia i cinici e gli irresponsabili sono oltre confine", dice.

Poi esclude che nella Chiesa di Papa Francesco la sua posizione sia isolata. Al contrario: "Qualcuno, non dirò i nomi neanche sotto tortura, mi ha contattato per chiedermi di andare avanti sulla strada cominciata. Questo, al di là del fatto che si sia credenti o non credenti, mi fa piacere perché il diritto a emigrare, va contemperato col diritto di non emigrare"

Più tardi, passato in Piemonte, riprende a lanciare strali su Macron. "Ci fanno lezioni i francesi”, esclama, “Lezioni dal governo francese non ne prendo, in quanto a solidarietà gli italiani non hanno niente da imparare da nessuno. Cercheremo di riportare dignità a questo Paese".

Cirano all’Eliseo

Se quelle di Salvini sono sciabolate, da Parigi Macron risponde con il fioretto, ma giunto al fin della licenza, tocca. Come un personaggio di Edmond Rostand.

Un asse tra i ministri dell'Interno di Italia, Austria e Germania è una "formula che  nella Storia non ha mai portato fortuna", motteggia placido ricordando che "ad ogni modo ci sono le Costituzioni e ci sono i capi di Governo di Italia, Germania e Austria che prendono le decisioni. Questo dicono le nostre Costituzioni".

Come dire: ho la Merkel, ho un nuovo amico al mio fianco.

Precedenti storici, diplomazie moderne

Proveniente dall’Ena, il capo di stato francese ha una qualche erudizione di storia diplomatica, e quando cita l’asse Roma-Berlino-Vienna fa un duplice riferimento: all’Asse di una volta, sciagurata alleanza di estremismi di destra, ed alla Triplice Alleanza, quella che unì le tre capitali dal 1893 al 1915. Ma si sfaldò, e qualcuno uscì molto male dalla Grande Guerra.

E se poi quella di oggi è una “entente parfait”, ai tempi della Triplice Alleanza i francesi prediligevano l’”entente cordiale” con la Gran Bretagna, cui si accodò l’Italia. Anche oggi è un invito?

Diplomatica la risposta di Giuseppe Conte: la cosa migliore è puntare su "un asse dei volenterosi che abbracci l'intero arco dei paesi europei".

Hotspot e regolamenti

Concordano, Macron e Conte, su una serie di punti fondamentali. Il primo è la riforma del regolamento di Dublino che inchioda di fatto gli immigrati al Paese europeo dove toccano per la prima volta il suolo del Continente (ci sarà una proposta italiana ma ancora, spiegano fonti governative, non è pronta).

Secondo punto l’istituzione di hot spot nei paesi africani d'origine come la Libia ma anche il Niger per interrompere la rotta verso il Mediterraneo. L’invio di una missione italiana in Niger è stato uno dei punti che l’Italia non è riuscita a realizzare con il governo Gentiloni. Quanto alla Libia, ancora oggi Matteo Salvini ha ribadito di volerci andare quanto prima.

Cambio di passo

Adesso, ha spiegato il premier italiano, si impone "un cambio di paradigma: rafforzare a livello europeo il rapporto con i paesi di origine e di transito dei migranti. Dobbiamo evitare viaggi della morte creando centri europei nei paesi di partenza e transito per velocizzare l'identificazione dei migranti. Il concetto di Stato di primo ingresso va rivisto: chi mette piede in Italia, mette piede in Europa". Anche a Dublino.

Adesso a Berlino, da Angela e Horst

Conclusione  di Conte: "La posta in gioco è un'Europa più forte e più equa. Sul tema dell'immigrazione è arrivato il momento di voltare pagina e su questo c'è pieno accordo con l'amico Emmanuel". Quindi, il monito del premier italiano: "Nessuno può rimanere estraneo e lavarsi le mani rispetto al problema" dei migranti.

Il prossimo bilaterale di Conte, lunedì pomeriggio a Berlino con la cancelleria tedesca Angela Merkel. Che, anche lei, ha un ministro dell’interno che scalpita sulla questione migranti. Horst Seehofer, in questi giorni, ha portato la Grande coalizione tedesca sull’orlo delle elezioni anticipate.

"C'è un progetto per togliere la voglia di fare figli ai ragazzi italiani. Nessuno me lo toglie dalla testa, qualcuno che dice 've li mandiamo già di venti anni' sui barconi, così non dovete neanche cambiare i pannolini". A dirlo è il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, nel corso di un comizio a Orbassano. 

Ma Salvini è intervenuto anche sulla possibilità di intitolare una strada all'ex leader dell'Msi Giorgio Almirante: "A Roma c'è via Togliatti, la storia non si processa ma si ricorda. Non vedo dove sia il problema".

 

Le settimane appena trascorse sono state piuttosto dense di eventi politici, come non capitava da quei giorni incredibili in cui si passò dalla crisi istituzionale alla formazione del Governo Conte, passando per l’incarico “fantasma” a Carlo Cottarelli e alle richieste di impeachment per il Capo dello Stato. Non molto tempo, in effetti. L’Italia è così, un Paese dove siamo ormai abituati a continui sviluppi e colpi di scena, come in un’eterna telenovela.

Alcuni di questi sviluppi hanno un forte impatto sull’opinione pubblica; altri fanno venire a galla un orientamento, o comunque un “sentimento” degli elettori, meglio di quanto possa fare qualunque sondaggio. È il caso dei due avvenimenti principali dell’ultima settimana: da un lato il primo turno delle elezioni amministrative, che hanno visto andare il voto oltre 700 comuni (di cui ben 109 con più di 15 mila abitanti e 20 capoluoghi); dall’altro la controversa vicenda della nave ‘Aquarius’, carica di oltre 600 migranti, a cui è stato impedito l’attracco nei porti italiani, con strascichi polemici anche internazionali.

Cosa dice la nostra Supermedia dei sondaggi, dopo questi avvenimenti? Come al solito, dobbiamo premettere che solo una parte delle rilevazioni considerate sono state svolte dopo i fatti suddetti, ed è verosimile che eventuali impatti emergeranno con maggiore evidenza nelle prossime settimane. Ma i dati di oggi sono comunque significativi, se non altro perché ci consentono finalmente di quantificare, in modo compiuto, se e in che modo siano cambiate le intenzioni di voto in seguito all’insediamento del nuovo governo guidato da Giuseppe Conte e sostenuto dall’inedita maggioranza Movimento 5 Stelle-Lega.

Per una tendenza che si conferma ce n’è una che si attenua. La prima è quella relativa al M5s, che anche questa settimana (30,3%) mostra un calo rispetto al dato precedente: in 2 settimane il movimento fondato da Beppe Grillo ha perso quasi un punto. Sono invece 3,3 i punti persi in un mese e mezzo da quello che è tutt’ora il primo partito italiano, poco più di mezzo punto a settimana. Dopo diverse settimane di cautela, possiamo ora dire con certezza che l’accordo di governo non sta giovando ai grillini, che oggi valgono circa due punti e mezzo in meno rispetto alle Politiche del 4 marzo.

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La tendenza che invece si attenua è quella relativa alla Lega: dopo settimane di crescita impetuosa, il partito di Matteo Salvini fa registrare, se non una frenata, quantomeno un rallentamento, guadagnando “solo” 1,2 punti nelle ultime due settimane e fermandosi al 25,1%.

Se i due partiti di testa rallentano, qualcosa si smuove tra gli inseguitori: dopo settimane di sostanziale immobilità, il Partito Democratico prova a rialzare la testa, crescendo di oltre un punto rispetto a 15 giorni fa e superando – per la prima volta dal 4 marzo – il dato delle Politiche (18,9 per cento contro 18,7). Al contrario, Forza Italia flette in modo abbastanza evidente, scendendo – ed è una “prima volta” anche in questo caso – sotto l’11%.

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Il grafico relativo alle “aree” mostra una tendenza particolare: se nelle settimane successive del 4 marzo il centrodestra si era gradualmente espanso, comprimendo prima il centrosinistra e poi il M5S, adesso sembra aver toccato una sorta di “soffitto di cristallo”, fermandosi poco sopra la soglia del 40%, mentre il centrosinistra riprende lentamente a crescere, dopo aver sfiorato pericolosamente la soglia psicologica del 20% – sotto la quale il rischio di una crisi irreversibile per il fronte progressista si sarebbe fatto troppo alto. Stretto tra gli altri due poli, “intrappolato” in una posizione (quella di partito di governo, per giunta alleato con un altro partito, ben più connotato ideologicamente) che non consente più quella mobilità politica a cui è stato per tanto tempo abituato, il Movimento 5 Stelle sembra mostrare segni di sofferenza.

Segni di sofferenza che emergono anche dal risultato del primo turno di elezioni comunali, di cui si è detto. È vero che quelle amministrative sono le elezioni locali per eccellenza, dove i fattori politici nazionali contano meno. Ma è anche vero che, nei 109 comuni superiori (cioè con più di 15 mila abitanti) andati al voto domenica, il Movimento 5 Stelle aveva ottenuto complessivamente circa il 40% dei voti poco più di tre mesi fa, alle Politiche del 4 marzo. Accedere al ballottaggio in molti di questi comuni, se non addirittura vincerne diversi al primo turno (soprattutto al Centro-Sud) sembrava un obiettivo pienamente alla portata del M5s. Che invece non è riuscito a vincere al primo turno in nessun comune (nemmeno in Sicilia, dove per farcela basta il 40%) e ad artigliare solo 7 ballottaggi in totale. Il grafico dei voti ottenuti dalle coalizioni in sostegno dei vari candidati sindaco nel totale dei comuni superiori mostra molto bene chi sono vincitori e sconfitti di questo primo turno, nell’attesa che i 75 ballottaggi previsti per il 24 giugno forniscano un quadro completo.

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I numeri lasciano poco spazio alle interpretazioni: il centrodestra ha vinto nettamente la competizione, non solo in termini di voti ma anche per quanto riguarda i comuni vinti al primo colpo (14 su 34). La coalizione, stavolta trainata dalla Lega, ha sostanzialmente conservato i voti presi il 4 marzo (e non era facile, considerando il gran numero di candidati “civici”, ossia senza affiliazione partitica) e soprattutto ha invertito il bilancio rispetto alla tornata precedente di comunali, che avevano visto prevalere nettamente il centrosinistra. Centrosinistra che può vedere comunque questo primo turno come il proverbiale bicchiere mezzo pieno: avendo sì perso molte amministrazioni dove governava (erano ben 56 su 109 prima di domenica) ma incrementando i propri voti rispetto alle Politiche e tornando a respirare aria di “secondo polo”. Mentre il Movimento 5 Stelle è il principale sconfitto della tornata: si sapeva che era impossibile replicare il risultato del 4 marzo, se non altro perché da sempre le amministrative sono – per vari motivi – il tallone d’Achille di Di Maio e compagni, ma dal partito di maggioranza relativa (in Parlamento e, come abbiamo visto, anche nelle intenzioni di voto) era legittimo aspettarsi qualcosa di più. Soprattutto considerando che, nonostante la massiccia presenza di liste civiche, il M5s come lista ha fatto peggio del PD (11,5% contro 16,3%).

 

Per uno dei tanti paradossi della politica, lo scontro al fulmicotone tra Roma e Parigi sui migranti potrebbe portare ad una fase di profonda comprensione tra Palazzo Chigi e l’Eliseo. Giuseppe Conte ed Emmanuel Macron, con il loro faccia a faccia di oggi, hanno l’opportunità di chiarirsi le idee su una serie di dossier lasciati in sospeso negli ultimi mesi, e stabilire – come spesso accade in queste occasioni – un contatto diretto. Non mediato o influenzato da terze persone.

Anche se i dossier nelle complicate relazioni tra Roma e Parigi sono tanti, e riguardano anche zone di influenza considerate primarie da entrambi i Paesi.

Le navi non sono solo l’Aquarius

Certo, le espressioni di rincrescimento pronunciate a mezza bocca dal presidente francese, nella sua telefonata con il premier italiano, hanno sbloccato l’impasse, ma il tema migrazioni resta al momento il più scottante tra quelli in cima all’agenda. L’annuncio della Triplice Intesa di Matteo Salvini con gli omologhi di Germania e Austria (si badi: Angela Merkel è su altre posizioni) potrebbe spingere i due capi di governo a cercare di elaborare una linea comune da portare, magari con l’assenso della Cancelliera, al prossimo vertice europeo di fine mese.

Del resto le navi che solcano il Mediterraneo non sono solo quelle delle Ong o delle rispettive guardie costiere, e la recente intesa tra Fincantieri ed Stx – che ha chiuso un lungo contenzioso – indica che percorsi comuni possono essere individuati. La politica di acquisizioni francesi in Italia, forte da alcuni lustri, ha subito nelle ultime settimane i contraccolpi delle vicende giudiziarie di Vincent Bollorè.

Occhi puntati sul Maghreb

Gli interessi geostrategici dei due Paesi non sono sempre facili da comporre. Lo dimostra la vicenda del Niger, legata a doppio filo al tema dell’immigrazione. Il governo Gentiloni, protagonista di una lunga offensiva diplomatica nell’Africa Subsahariana, ha tentato l’invio di un contingente militare per bloccarvi i flussi migratori. Piano approvato anche dal Parlamento, ma poi bloccato per l’intervento delle autorità locali, cui pare non sia stata estranea Parigi, già tradizionalmente presente militarmente nell’ex colonia.

Ma gli attriti più forti sono stati registrati lungo la sponda sud del Mediterraneo, ad iniziare dal Maghreb.

La Quarta Sponda che piace a Parigi

In Libia l’attivismo macroniano ha fatto alzare più di un sopracciglio dalle parti di Roma. La Francia, forte anche di un forte rapporto con l’Egitto di Al-Sisi, è stata più volte indicata come vicina alle milizie cirenaiche del generale Haftar, contrapposto al governo riconosciuto dalla comunità internazionale di Al-Sarraj, di base a Tripoli e apertamente sostenuto dall’Italia.

Macron, poi, è sembrato voler assumere un’iniziativa solitaria promuovendo all’Eliseo il cosiddetto “Vertice delle due Libie”, l’incontro tra i due rivali di cui Roma è stata lontana spettatrice. Una mossa che ha fatto ricordare a molti che la attuale crisi della Libia (con le sue conseguenze ancora una volta sulla questione migrazioni) è stata innescata proprio da una fuga in avanti francese, l’offensiva scatenata contro Mohammar Gheddafi dall’allora inquilino dell’Eliseo, Nicholas Sarkozy.

Un ricordo reso ancor più vivido dalla conferenza sulla Libia convocata, sempre a Parigi, lo scorso maggio.

Ma in Tunisia Macron deve rincorrere

E se Macron, da allora, è stato più volte in visita in Libia, l’aumento dei rapporti commerciali tra Roma e la Tunisia, che ha visto l’Italia scalzare la Francia nel ruolo di partner privilegiato, lo ha costretto a recarsi anche a Tunisi per cercare di riequilibrare lo stato delle cose. Dopo aver detto no ad una missione italiana nel Paese, naturalmente. Altro punto di partenza dei barconi degli scafisti.

Insieme in Europa, compatibilmente

Ora, non è sfuggito al governo francese che Matteo Salvini, oltre a prendere le sue decisioni sul destino della nave Aquarius, oltre anche ad annunciare l’intesa a tre con Vienna e Berlino, ha fatto sapere che proprio a Tunisi si recherà, e poi in Libia, e alla fine in Egitto (magari sacrificando la ricerca della verità sul caso Regeni).  

Con Conte, pertanto, Macron potrebbe avere interesse anche a stabilire un rapporto più forte da giocare non solo in ambito mediorientale, ma anche europeo.

La sua elezione all’Eliseo è avvenuta in buona parte anche grazie al no che molti francesi hanno detto alla prospettiva dell’elezione della sovranista e populista Marine Le Pen. Parlando all’Europarlamento, il presidente francese ha chiesto una riforma dell’Eurozona a livello politico ed economico, che passa per la creazione di un Fondo Monetario Europeo, di un ministro delle finanze europeo e di un’unione bancaria. Temi su cui è possibile un’intesa con Conte ed il ministro degli esteri Moavero Milanesi.

Trump è solo un giro di valzer

Certo, i risultati del G7 in Canada, con Conte che rompe il fronte europeo sul problema dei dazi, non lascia immaginare una perfetta corrispondenza di vedute, ma temi come il nucleare iraniano registrano una certa convergenza. E se Conte in Canada ha cercato un rapporto personale con Donald Trump, Macron sa per esperienza personale che quelle del presidente americano sono simpatie passeggere, se non altalenanti.

E il prossimo anno ci sono le europee

C’è poi un ultimo capitolo, tutto da scrivere, nel grande libro dei rapporti tra governi italiano e francese. Macron, si è detto, teme il sovranismo della Le Pen. Conte, ma soprattutto il Movimento 5 Stelle, la debordante crescita leghista nei sondaggi e alle elezioni. Il prossimo anno, infine, ci sono le europee. Cosa ci sarebbe di meglio di un’intesa cordiale tra i due, per isolare e depotenziare gli uni i sovranisti degli altri? Già dopo il 4 marzo dal Parlamento Europeo filtrarono voci che volevano En Marche, il partito creato da Macron, strizzare l’occhio ai 5 Stelle. Ora sono questi che lasciano intendere che la cosa, a loro, non dispiacerebbe per nulla

Mentre Italia e Francia provano ad alleggerire i toni dei giorni passati, con il premier Conte che decide di volare a Parigi per incontrare il presidente Macron, Matteo Salvini riaccende le polemiche sulla nave Acquarius definendola "una crociera". Il ministro dell'Interno ha prima confermato ai cronisti che la situazione è sotto controllo: "È tutto tranquillo non c'è problema alcuno" con la nave Aquarius. Andrà in Spagna? "Certo. Non è che adesso possono anche decidere dove cominciare e dove finire la crociera", ha risposto il ministro dell'Interno, parlando coi cronisti, mentre lasciava Montecitorio, al termine della riunione del gruppo Lega. "Mi sembra che l'arrivo sia previsto sabato senza intoppi", ha concluso (La Repubblica).

Il motivo, spiega Salvini è che "Mi sembra che una nave che prende a bordo sistematicamente 500 persone, e ne hanno a bordo cento, sia attrezzata", ragionando a 'Radio radicale' sulle condizioni meteo che potrebbero mettere a rischio la navigazione di Aquarius (Rainews).

"Ormai è chiaro il gioco di questo governo sui migranti: Salvini fa il poliziotto cattivo e Conte quello buono. Salvini strepita e urla contro i migranti mentre Conte chiede la solidarietà dell'Ue. Salvini continua a dire che bisogna chiudere i porti mentre Conte tace. È evidente che questo non è il governo Conte ma Salvini". A rispondere per primo alle parole di Salvini è il deputato di Liberi e uguali Federico Fornaro. "Il tutto, prosegue Fornaro, mentre sotto gli occhi del mondo intero il calvario della nave Aquarius e dei migranti salvati continua. Una vera e propria odissea per chi si trova in mare da giorni. Il cinismo di Salvini sta mettendo a rischio il sistema di ricerca e soccorso, che risponde all'obbligo del diritto internazionale e marittimo di salvare vite in mare, conclude Fornaro.S

Su Twitter invece replica la deputata Pd Alessia Rotta: "Dopo aver parlato di pacchia ora Matteo Salvini definisce l'odissea di Aquarius una crociera. Questa è l'umanità di cui parla il ministro dell'Interno".

Mentre sempre su Twitter scrive il senatore Pd Roberto Rampi: "Il vicepremier Sceriffo ha appena definito quella di Aquarius una crociera. Proporrei la facesse anche lui quella crociera. Sono pronto a pagargliela e ad accompagnarlo". 

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