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Andrea Mura, il deputato-skipper espulso nei giorni scorsi dal Movimento 5 stelle, annuncia le dimissioni da parlamentare. In una lettera inviata al presidente della Camera, Roberto Fico, il campione della vela afferma di aver "portato avanti il mandato di parlamentare con la massima serietà e nel pieno rispetto delle istituzioni repubblicane", "in totale – aggiunge – sono mancato a 7 sedute, per impegni sul territorio o per una breve malattia". Nonostante questo, afferma ancora, "sono stato oggetto di un linciaggio mediatico senza precedenti, di accuse ignominiose basate su fatti inesistenti, su affermazioni da me mai pronunciate, che nessuno ha mai voluto verificare. Ho subito dei danni enormi e agirò in tutte le sedi per difendere la mia reputazione". 

"Nelle ultime ore sono sbarcati a Lampedusa 135 immigrati, quasi tutti tunisini, su 13 barchini. Hanno sprecato soldi, tempo e fatica, verranno rimandati a casa nei prossimi giorni. In Italia si entra col permesso, la pacchia è finita". È quanto scrive il ministro dell'Interno Matteo Salvini su Twitter. 

"I processi giudiziari sono giunti fino alle condanne degli esecutori" della strage alla stazione di Bologna, "delineando la matrice neofascista dell’attentato. Le sentenze hanno anche individuato complicità e gravissimi depistaggi. Ancora restano zone d’ombra da illuminare". Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 38esimo anniversario dell'attentato. "L’impegno e la dedizione di magistrati e servitori dello Stato – ha aggiunto – hanno consentito di ottenere risultati che non esauriscono ma incoraggiano l’incalzante domanda di verità e giustizia. L’azione generosa che l’Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage ha svolto negli anni, e continua a svolgere, costituisce una preziosa energia che riesce a propagarsi nella società e nelle istituzioni". 

"Bologna e l’Italia seppero reagire", ha continuato, "mostrando anzitutto quei principi di solidarietà radicati nella nostra storia. Il popolo italiano seppe unire le forze contro la barbarie. Di fronte alle minacce più gravi, le risorse sane e vitali del Paese sono sempre state capaci di riconoscere il bene comune: questa lezione non va dimenticata".

"C'è un obbligo morale prima ancora che politico che ci guida: giungere ad una verità certa, libera da zone grigie e sospetti. Questo è l'unico vero modo di onorare le vittime e realizzare le legittime e sacrosante richieste dei loro familiari". Ha fatto eco il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. "Ci sono ancora troppi lati oscuri, zone d'ombra che riguardano lo stesso Stato messo sotto attacco. Ce lo dicono – ha spiegato – le sentenze che hanno accertato depistaggi per impedire verità inconfessabili. È ora di dire basta". 

Un passaggio scontato che è diventato realtà. Andrea Mura, il velista-deputato espulso dal Movimento 5 Stelle per aver collezionato oltre il 96% delle assenze in Parlamento, ha cambiato casacca. Lasciati i banchi del partito guidato da Luigi di Maio, lo sportivo si è iscritto al Gruppo Misto, come racconta la sua scheda all’interno del sito della Camera dei Deputati.

La fine degli “obblighi”

L’espulsione, non senza polemiche, garantisce a Mura di liberarsi anche dalle rigide regole che il Movimento impone ai suoi rappresentanti politici a Roma. Non ci sarà per lui nessun versamento alla Casaleggio Associati e nessuna decurtazione dello stipendio. Come ricorda Sardinia Post, il velista percepirà una cifra che si aggira intorno ai 20mila euro mensili. L’annuncio del suo allontanamento era arrivato con un post su Facebook pubblicato dalla senatrice Paola Taverna che apostrofò Mura “menefreghista e irresponsabile”. Poche ore dopo anche Di Maio prese posizione ricordando la posizione privilegiata di chi viene eletto per servire il Paese e i suoi cittadini: “I parlamentari sono i primi che devono andare a lavorare”

La difesa del velista

Mura si era difeso ricordando che, fin dal primo momento del suo coinvolgimento politico, il Movimento 5 Stelle sapeva del fatto che sarebbe stato un deputato-testimonial e che non avrebbe abbandonato la sua professione:  "Capisco l'incredulità ma l'ho detto fin dall’inizio che non volevo fare il parlamentare ma salvare gli oceani dalla plastica. Il Movimento sapeva benissimo quale sarebbe stato il mio ruolo”. Con una dettagliata descrizione della sua giornata lavorativa tra l’attività con la sua barca e quella come deputato da un ufficio a Cagliari.

E ora?

Lo sportivo sardo non ha mai nascosto che, a novembre, prenderà parte alla Rotta del rum la regata che ogni quattro anni parte dalla Francia per raggiungere i Caraibi. Continuerà quindi a fare politica sensibilizzando il mondo sul problema dell’inquinamento degli oceani: “Userò la mia imbarcazione “Vento di Sardegna”, in pratica una Formula 1 delle barche, davanti a due milioni e mezzo di spettatori e a 90 milioni di telecamere per trasmettere un messaggio fondamentale: salvate gli oceani dalle microplastiche”. Ma lo farà con una casacca politica diversa.

Forza Italia al momento tiene il punto ed è pronta ad andare allo scontro con l'alleato leghista sul nome di Marcello Foa. Per il secondo giorno consecutivo, non ci sarebbero stati contatti sul nodo della presidenza Rai tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, che tra domenica sera e lunedì si è sottoposto ad "analisi e controlli di routine" all'ospedale San Raffaele di Milano. Il vice premier leghista, che invece si trova al mare con il figlio Federico, non ha chiamato e non risponde alle telefonate.

Non vuole neanche sentir parlare di Rai – riferiscono i suoi – sta "alla finestra e aspetta il voto" in commissione di Vigilanza, convocata per mercoledì mattina. Mentre Pd e Leu fanno un nuovo appello agli altri partiti di opposizione, FI e FdI, affinché non partecipino al voto in commissione di Vigilanza Rai. Appello respinto già da FdI, che, con Giorgia Meloni, ha sciolto la riserva e annunciato il sì del suo partito (che ha due parlamentari in commissione) a Foa.

Il primo scoglio: il voto in cda

Il giornalista, amministratore delegato in uscita del Corriere del Ticino, intanto oggi dovrà superare il primo scoglio: il via libera del consiglio di amministrazione della Rai. Sarà probabilmente il consigliere in quota leghista, Igor De Biasio, a indicare il suo nome. La sua elezione dovrebbe quantomeno passare con 4 a 2 (considerando a favore: De Biasio, l'ad Fabrizio Salini, la consigliera indicata da M5s Beatrice Coletti e quello vicino a FdI Gianpaolo Rossi; contrari la consigliera Rita Borioni e Riccardo Laganà ed escludendo il voto dello stesso Foa).

Se otterrà il lasciapassare del cda, Foa dovrà quindi sottoporsi al parere vincolante della commissione di Vigilanza. L'organismo bicamerale è convocato mercoledì con un ordine del giorno generico, ovvero comunicazioni del presidente, l'azzurro Alberto Barachini. Odg che a questo punto potrebbe non essere modificato inserendo il voto sulla presidenza Rai, nel caso in cui FI e Lega non trovassero una quadra in tempo. Per essere confermato, Foa deve ottenere i voti della maggioranza di due terzi dei componenti della commissione, ovvero 27. La maggioranza M5s-Lega ne ha solo 21: sono quindi fondamentali i sette voti di FI, che per ora non retrocede. 

Tajani ribadisce il no. "Questione di metodo"

Ieri Berlusconi ha schierato il 'carico' di Antonio Tajani, a ribadire che il suo partito non voterà il nome indicato dal governo. "Avremmo voluto un metodo completamente diverso da quello seguito visto che la legge prevede che non sia il governo a decidere il presidente ma il Parlamento attraverso la commissione di vigilanza perché il legislatore ha voluto che il presidente della Rai fosse un elemento di garanzia", ha lamentato il presidente del Parlamento europeo. "Siamo rimasti delusi dal metodo, non siamo stati informati della scelta che il governo aveva fatto – ha continuato – anche visto che noi abbiamo fatto delle proposte che potevano raccogliere un ampio consenso ma non siamo stati ascoltati. È il metodo che non ci piace. Non ci possono essere imposizioni ma scelte sempre condivise per questo siamo rammaricati ma siamo costretti a votare no, e non lo facciamo a cuor leggero ma siamo obbligati a ricordare che vanno sempre rispettate le regole".

Ma Pd e Leu non si fidano

"La maggioranza M5s-Lega deve imparare che ci sono limiti invalicabili. Il presidente della Rai deve essere un nome di garanzia per tutti, come espressamente impone la legge. Per questo invitiamo le forze di opposizione e specificatamente Forza Italia, a valutare la possibilità di non partecipare al voto della Vigilanza, che il governo ha colpevolmente considerato scontato. Per queste ragioni Marcello Foa non può essere un presidente di garanzia della Rai", hanno scritto, in una nota congiunta, i capigruppo del Pd di Camera e Senato Graziano Delrio ed Andrea Marcucci ed i capigruppo di Leu Federico Fornaro e Loredana De Petris. Con questa mossa – spiegano fonti dem – Pd e Leu vorrebbero evitare franchi tiratori nelle votazione che avviene a scrutinio segreto.

Sicuramente Foa avrà i due voti di Fratelli d'Italia. "Non condivido il metodo adottato finora, un metodo che con il cambiamento ha poco a che fare. Ma sentir parlare dal partito democratico di lottizzazione della Rai dopo quello fatto da Renzi è veramente ridicolo", ha obiettato Meloni. "Alla fine la sinistra ci ha convinto a votare Marcello Foa presidente della Rai". 

Di Maio e Di Battista difendono Foa: "Il vero fascismo è il pensiero unico"

In difesa del giornalista italo-svizzero sono intervenuti i pentastellati Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. "Vorrei sapere quale è la motivazione per cui Foa non puo' essere il presidente della Rai", ha detto il ministro al Lavoro. "Se mi si dice che è sovranista ricordo sempre che sovranità è una parola che sta nella Costituzione della Repubblica italiana al primo articolo e per anni è sembrato che si fosse in torto quando si difendevano gli interessi della nazione. Sovranità significa difendere per la prima volta gli interessi degli italiani, se questo è un reato allora arrestateci tutti perché noi abbiamo iniziato a farlo".

E in soccorso di Foa si è lanciato anche Di Battista. "Che cos'è il fascismo ai giorni nostri? Andare in camicia nera per ricordare un regime – grazie a Dio – morto e sepolto? Pronunciare frasi senza senso su fantomatiche 'pacchie finite' per provocare i giornali che puntualmente ci cascano? Ma per favore. Oggi il fascismo è l'omologazione al pensiero dominante, è il primato della finanza sulla politica, dei mercati sulla carne e sul sangue delle persone", ha scritto, in un post sul blog delle Stelle. "Guardate cosa sta succedendo a Marcello Foa. Come era prevedibile i giornali (soprattutto quelli di De Benedetti) lo stanno trattando come un pazzo complottista, come un pericoloso populista, come un rischio per la democrazia. E perché tutto questo? Per le sue opinioni". "Foa non viene criticato per il curriculum, per l'esperienza, per le sue capacità. No, sono le sue idee ad essere un pericolo. E soprattutto la sua libertà", ha concluso. 

Francesco Storace è stato uno dei protagonisti del primo approdo della destra italiana nell'area di governo, alla metà degli anni Novanta. Negli ultimi anni, ha lavorato per raccogliere sotto un'unica insegna i sovranisti italiani, constatando che per il momento l'obiettivo non è a portata di mano. Seppure da una posizione defilata, l'ex governatore del Lazio ed ex ministro della Salute non rinuncia all'analisi e al commento sulle vicende della destra e del governo gialloverde, intervenendo quotidianamente dal suo blog.

Onorevole, l'avevamo lasciata in dissenso con Gianni Alemanno sull'appoggio al sindaco di Amatrice Pirozzi come candidato a governatore del Lazio e dimissionario dal Movimento Sovranista. Come sta proseguendo il suo impegno politico da cane sciolto della destra italiana? C'è la possibilità di una ricomposizione o continuerà cosi'?

"Più uomo libero che cane sciolto. Diciamo che mi sono sentito ferito da un atteggiamento che speravo molto diverso. Proprio oggi – 11 anni fa – nasceva La Destra. E certo non l'abbiamo sciolta per farci inglobare in un movimento settario".

Ma questo è un po' il limite di tutta la destra politica italiana: ognuno si crede più furbo di tutti gli altri. Ma l'Italia?

"Credo che l'Italia sia qualcosa di più importante di un pezzo di politica: ecco perché mi tengo la libertà di pensare, scrivere, decidere per me".

Come giudica questa prima fase dell'attività del governo gialloverde? È rimasto filoleghista o ha fatto nuove valutazioni? Salvini si sta comportando da sovranista? 

"In cima a tutto c'è una grande aspettativa di sovranità. E spero che il governo – a cui guardo con simpatia e speranza – non tradisca la fiducia che in tanti abbiamo. Anche se certe uscite come quella del premier sull'inchino alla moneta unica non aiutano".

Facciamo un passo indietro: il ruolo giocato durante la crisi dal capo dello Stato, soprattutto per ciò che riguarda la questione Savona, è stato decisamente attivo. Anche i rilievi inviati nei giorni scorsi a Conte sul dl terremoto sembrano preludere a un atteggiamento "vigile" nei confronti del governo. Che ne pensa?

"Penso che Mattarella stia giocando un ruolo molto più attivo e pericoloso di Napolitano. Finge di stare sopra le parti ma nel governo spinge l'ala grillina nonostante le tante gaffe; perché non rinuncia all'idea di riportare il Pd al governo del paese. Salvini non si fidi".

Parlando di destra, che ne pensa della posizione assunta da Fdi, "né col governo nè contro"? La ritiene redditizia a livello politico?

"No, perché rischia di non essere compresa. Avrei preferito un impegno diretto nel governo, il fronte sovranista sarebbe stato ancora più forte. Credo che Fratelli d'Italia debba coltivare più ambizione".

Come?

"Ad esempio puntando a rappresentare il vero partito della Nazione italiana. L'Italia prima di tutto è una politica e non semplicemente uno slogan da applausi. La Lega è votata da tante persone di destra, se vogliamo "fascisti", che non si pongono più il problema della presenza della fiamma nel simbolo. Ragionino se presentarsi ancora con questa veste non impedisca a tanti italiani di impegnarsi in un progetto autenticamente nazionale. La fiamma è nostra storia e guai a rinnegare le radici. Ma le radici non sono solo un simbolo elettorale".

Da presidente della Vigilanza Rai si guadagnò il soprannome di "epurator". Dopo le polemiche sul vertice a Palazzo Chigi per le nomine del servizio pubblico e la levata di scudi del neopresidente Barachini, secondo lei quanti epurator si annidano nella nuova maggioranza?

"Sbadiglio di fronte alle polemiche. Tante anime candide fanno ohibò dopo aver fatto carne da porco della Rai. Chi vince comanda, semplice. Lo hanno fatto tutti, ora che cosa e' successo per dover far comandare ancora chi ha perso?"

Concludiamo con una delle sue grandi passioni: la Roma. Lei lo vuole lo stadio a Capannelle o a questo punto, dopo lo scoppio dell'inchiesta, meglio lasciar perdere e tenersi l'Olimpico di Malagò?

"Prima dello stadio sogno lo scudetto. Ma finché la città è travolta dalle polemiche, quello che era uno strumento straordinario per la società giallorossa rischia di andare in fumo definitivamente per questa maledetta inchiesta. Se vinciamo a me va bene anche campo Testaccio".

"Vedo una forte volontà spartitoria. Il carattere unilaterale della proposta per la Rai, che la maggioranza ha concordato solo al proprio interno, mi sembra un pessimo segnale". Così il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, intervistato da La Stampa risponde o meglio dribbla la domanda su Marcello Foa, cioè su come i forzisti voteranno in Commissione di Vigilanza sulla sua nomina a presidente della Rai. Per eleggerlo servono i voti di 27 componenti su 40. M5s e Lega ne hanno solo 21 e il Pd è contrario. Saranno quindi i 7 membri in quota azzurra a decidere i giochi. La capogruppo Fi alla Camera, Mariastella Gelmini, ha detto che il partito "per ora" è contrario, prima di tutto per una questione di metodo. Una posizione che il Cav ribadisce, né può essere altrimenti, dato che non ci si può attendere da lui una critica di merito su quello che è stato finora il blogger di punta del Giornale di famiglia. 

Il leader di Forza Italia non si pronuncia infatti sul profilo professionale e politico di Foa, indicato da Lega e M5S, non si pronuncia. Ma, sottolineando il "carattere unilaterale" della proposta avanzata da Salvini, Berlusconi lascia intendere di non essere stato preventivamente consultato dall'alleato (ex?) su un nome che "la maggioranza – precisa – ha concordato solo al proprio interno". Un "pessimo segnale" per il leader di Forza Italia, che potrebbe così preparare il terreno per un clamoroso no a Marcello Foa. 

"M5s sessantottini in ritardo"

"Sessantottini in ritardo", "arroganti" e "ignoranti". Così ha definito due giorni fa i Cinque Stelle. Si è pentito di aver consentito a Salvini di farci un governo insieme? "Per la verità non ho mai usato la parola "ignoranti": non appartiene al mio lessico insultare gli avversari sul piano personale. Confermo che sono del tutto inadatti a governare il Paese e che le loro idee sembrano una cattiva riproposizione, con 50 anni di ritardo, della confusa ideologia del '68: sovvertire tutto, per non combinare nulla". 

Il governo "mangera' il panettone" o la legge di Stabilità sarà un ostacolo impossibile da superare? "Se lo farà, sarà un panettone molto amaro per gli italiani. L'idea di rimettere in discussione la Tav​ è una follia contro le imprese italiane, contro le Regioni del Nord, contro la stessa tutela dell'ambiente. C'è di peggio: l'ambiguità del governo sta facendo rialzare la testa ai gruppuscoli violenti di eversori che in Val di Susa aggrediscono la polizia e mettono in pericolo la sicurezza dei lavoratori". Il suo appello a Salvini perché fermi Di Maio è caduto nel vuoto. "Come può la Lega permetterlo? Come può permettere che si approvi un "Decreto Dignità" contro le imprese e contro il lavoro? Se questo è l'inizio, cosa succederà nella legge di stabilità?". 

Accordo tra M5s e Lega sui due componenti di nomina governativa nel consiglio di amministrazione della Rai. L'intesa è arrivata nel corso di un vertice, che si è svolto a Palazzo Chigi prima dell'avvio del Consiglio dei ministri, che ha poi approvato le due nomine frutto dell'accordo, formalmente proposti dal ministro dell'Economia, Giovanni Tria.

Si tratta di Fabrizio Salini per l'incarico di amministratore delegato e di Marcello Foa per quello di presidente. Nel tardo pomeriggio, l'assemblea dei soci ha ratificato la nomina del nuovo cda. Mentre il presidente dovrà essere il consiglio di viale Mazzini ad indicarlo nella seduta di insediamento. La nomina del presidente della Rai prevede poi un ulteriore passaggio.

Foa dovrà ottenere i due terzi dei voti in Commissione parlamentare di vigilanza, al momento convocata per mercoledì mattina. Il primo commento, a caldo, è arrivato da Luigi di Maio, che si è fermato coi cronisti al termine del cdm.

"Abbiamo appena nominato i vertici della Rai. Oggi inizia una nuova rivoluzione culturale con i due nomi che, su proposta del ministro Tria, il presidente del consiglio e il cdm hanno ritenuto all'altezza di questa grande sfida per liberarci dei raccomandati e dei parassiti", ha detto il ministro del Lavoro.

"Per la Rai abbiamo fatto le nostre scelte. Con Salini e Foa – ha poi assicurato il premier Giuseppe Conte – garantiamo il rilancio della principale industria culturale del Paese". "Sono molto soddisfatto, ci sarà spazio per tutte le voci, finalmente. Siamo solo all'inizio", ha affermato, dal canto suo, Matteo Salvini. Dall'opposizione però sono già arrivati già segnali di dissenso, specie dal Pd, che ha attaccato Foa per un tweet critico nei confronti di Sergio Mattarella.

Chi è Fabrizio Salini

Fabrizio Salini, cinquantaduenne romano, sarà il nuovo amministratore delegato di Viale Mazzini. Salini è dallo scorso gennaio direttore generale di Stand by Me, società di produzione televisiva fondata nel 2010 da Simona Ercolani, ex consulente del governo Renzi per il quale ha curato una edizione della Leopolda.

Una vicinanza al mondo renziano che non ha fatto vacillare la convinzione del M5s su di lui, visto che ancor prima – fino al giugno 2017 e all'arrivo di Andrea Salerno – Salini aveva diretto La7, rete considerata non ostile dai pentastellati.

Dal 2014 al 2016 è stato amministratore delegato di Fox International Channels Italy. Per lo stesso gruppo, dal 2003 al 2011, ha ricoperto il ruolo di Vice President Entertainment Channels. Prima ancora ha lavorato come Vice President Content per Discovery Communication Italia e come direttore dei Canali Cinema e Intrattenimento di Sky Italia. Pur laureato in Scienze Politiche, il cinquantaduenne romano è cresciuto lontano dai partiti, preferendo sempre il mondo dei media e della comunicazione: dal 2003 al 2011 ha ricoperto il ruolo di Vice President-Head of Entertainment Channels per Fox International Channels Italy prima di arrivare a Sky Italia, dove ha diretto Sky Uno e l'offerta di Sky Cinema.

Nel 2012 è entrato nel cda di Switchover Media, per il quale ha curato il lancio dei due canali in chiaro visibili sul digitale terrestre Giallo e Focus. Tornato in Fox Italia come amministratore delegato, dal 2015 all'estate scorsa ha diretto La7 da responsabile dei palinsesti, dei contenuti e dell'offerta multimediale.

Chi è Marcello Foa

"Se si volesse parlare davvero della qualità e dell'affidabilità dell'informazione bisognerebbe toccare tutti gli aspetti del problema, a cominciare dalla manipolazione istituzionale, ma questo non interessa ai novelli moralisti del web, i quali invece hanno come obiettivo reale gli opinionisti, gli esperti che, grazie al web, hanno aperto gli occhi o perlomeno fatto sorgere dubbi a milioni di cittadini oggi non più docilmente orientabili come prima. L'establishment ha ingigantito e drammatizzato il problema delle 'fake news' per confondere le idee e soprattutto per imporre, con questo pretesto, una censura di fatto".

Parola del prossimo presidente della Rai, Marcello Foa. Laureato in Scienze politiche alla Statale di Milano, 55 anni, l'attuale amministratore delegato del società editrice del 'Corriere del Ticino' (incarico che ricopre dal 2012) è un ex giornalista economico prima, poi inviato del 'Giornale' di Indro Montanelli che ha scritto due libri sul potere degli spin doctor nelle democrazie contemporanee, dal titolo 'Gli stregoni della democrazia' (nel 2006 e nel 2018). "La nostra è una strana epoca, in cui i giornalisti e gli uomini di cultura predicano il pluralismo, difendono con forza l'importanza della libertà di stampa, però poi si adagiano nel conformismo e preferiscono marciare nella stessa direzione, assorbendo e trasmettendo acriticamente la stessa visione dei fatti", ha sostenuto Foa, nella prefazione al libro della giornalista torinese Enrica Perucchietti, 'Fake news'.

"Il mondo dei media ha le sembianze di una grande autostrada che attraversa una vallata – ha insistito -. Esistono testate di diverso orientamento: alcune corrono sulla corsia di destra, altre su quella di sinistra, ma nessuna di loro si avvicina al bordi; chi osa farlo percepisce una forza invisibile che induce a desistere , a non abbandonare la via". "Il grido di allarme risuona forte e chiaro – conclude -: ci stanno omologando, ci stanno strappando alla nostra vita, alla nostra felicissima diversità. Le fake news esistono, ma quelle più gravi trovano origine non dalle pagine di bontemponi o di hatersbensì nell'opera degli spin doctor che operano dietro le istituzioni, proprio quelle che oggi pretendono di stabilire nuove regole etiche sul web". 

Ritenuto vicino a Matteo Salvini da almeno quattro o cinque anni, Foa vanterebbe anche una conoscenza con Pietro Dettori dell'associazione Rousseau. Stando a quanto ricostruito dall'Agi, era uno dei pochi e selezionati partecipanti all'incontro tra il segretario leghista e Steve Bannon a Milano, subito dopo il voto, l'8 marzo scorso.

Negli ultimi mesi, Foa è stato visto in più di una occasione nel retro palco delle manifestazioni leghiste, tra cui il maxi comizio di chiusura della campagna elettorale, organizzato dalla Lega, in piazza Duomo a Milano, in cui Salvini giurò da premier sul Vangelo dopo aver mostrato un rosario. Due settimane fa l'ultima volta in cui si è mostrato in pubblico con Salvini: insieme alla moglie Foa ha partecipato alla cena di organizzata da 'Cancro primo aiutò, la onlus che il ministro dell'Interno sponsorizza da anni.

Alla serata, a Milano, era presente anche Mario Giordano, tra i nomi che la Lega potrebbe sostenere per una delle direzioni dei Tg Rai. Studente lavoratore in Svizzera, Foa ha iniziato la sua carriera nel 1984 a Lugano, alla Gazzetta Ticinese e poi nel 1987 al Giornale del Popolo. Nel novembre 1989 è stato assunto al Giornale. Nel 1992 Montanelli pubblicò una sua lettera aperta intitolata 'Sul carro degli onesti', aggiungendo il commento: "Questa lettera, caro Foa, potrei averla scritta io". Come caporedattore esteri, è stato a lungo inviato in Germania e a Mosca negli anni del crollo del muro di Berlino e dell'Unione sovietica. Dal 2007 cura il blog indipendente 'Il cuore del mondò. Oltre ai due saggi sull'informazione, ha scritto anche due romanzi. 

 

"Dal punto di vista personale conviene andare avanti e non indietro". Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini a Radio 24, risponde a una domanda sui lavori della Tav. "Io come ministro dell'Interno mi occupo della tutela della sicurezza dei lavoratori. Sto garantendo in Piemonte come in Puglia analisi, costi e benefici. L'opera serve? Costa di più bloccarla o proseguire? E questo vale – ha concluso Salvini per la Tav, la Tap, la Pedemontana, il Terzo Valico".

Secondo quanto riportano stamane La Repubblica e La Stampa il premier Giuseppe Conte sarebbe pronto ad annunciare lo stop alla Tav anche per far digerire agli elettori M5S il sì al Tap. Se questo avvenisse l'Italia rischierebbe una multa da 2 miliardi di euro e il blocco dei fondi Ue fino al 2023. La Lega da parte sua si è sempre dichiarata contraria allo stop al cantiere. 

Ma Salvini torna anche sull'attacco di Famiglia Cristiana (con il titolo 'Vade retro Salvini', ndr) "mi dice che all'interno della Chiesa c'è un dibattito in corso perché grazie a questa copertina sono stato subissato da chiamate, mail, Sms, WhatsApp di uomini e donne di chiesa che la pensano in maniera esattamente contraria e mi chiedono di andare avanti su questa strada". Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini intervistato su Radio24.

Questi attacchi "non mi toccano, non mi spaventano, non mi intimoriscono. Da giornalista non mi piacciono", ha aggiunto Salvini rimarcando "l'attacco sistematico da quasi due mesi. Sono ministro da 57 giorni – ha aggiunto – e in ognuno di questi 57 giorni, c'è un attacco violento da parte di qualcuno…Pero' non mi toccano di un millimetro…". Salvini ha ribadito di essere "perplesso" dell'attacco frontale di Famiglia Cristiana, "un settimanale che si dovrebbe occupare di perdono, amicizia, fratellanza, apertura".

"Nessuno vuole il Far-West in Italia, nessuno vuole le pistole libere, al massimo c'è qualche 'pistola in liberta'', nel senso di 'uomini che parlano a vanvera'". Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini a Radio 24, sulle affermazioni del Capo dello Stato Sergio Mattarella che ieri durante la cerimonia del Ventaglio ha parlato di scene da Far-West, indice di "barbarie" (riferendosi però alla bimba rom ferita in strada da un proiettile vagante).

"Noi semplicemente con la legittima difesa vorremmo rendere meno complicato difendersi per coloro che sono in stato di aggressione da parte di delinquenti che le armi purtroppo le hanno". "Penso che Mattarella si riferisca ad altri – ha continuato – Se il Corriere della Sera mi vuole fare litigare con Mattarella ha trovato la persona sbagliata". Salvini ha sottolineato che occorre "restituire il diritto alla legittima difesa all'interno della proprieta'".

"Se io ti trovo in casa mia alle 3 di notte, con i miei figli che dormono e non ho porto d'armi, pistole, fucili, machete… ma se trovo qualcosa a portata di mano, anche un mattarello… sicuramente non aspetto che qualcuno a casa mia mascherato mi spieghi le sue intenzioni…". 

Arrivato dopo alcune settimane di attesa per far combaciare le rispettive agende, il vertice al Viminale tra il vice premier e ministro dell'Interno Matteo Salvini e la sindaca di Roma Virginia Raggi si è risolto principalmente in 15 minuti di dichiarazioni di intenti di fronte alla stampa. Il primo incontro tra i due, dunque, è filato via senza annunci finali di soluzioni nell'immediato sui dossier in discussione.

La riunione è durata poco più di mezz'ora, il tempo di veder l'auto della sindaca arrivare dal Campidoglio, far sistemare cronisti e video-maker in sala stampa ed ecco i due già sbucare di fronte a flash e taccuini per parlare di chiusura dei campi Rom nella Capitale, roghi tossici, legalità e dotazione organica della Polizia Locale del Campidoglio.

Per Salvini un'Europa dalla giustizia a due velocità

A monopolizzare le domande la vicenda del Camping River, il campo Rom in zona Tiberina che il Campidoglio sta avviando a chiusura: venerdì scadrà la proroga dello sgombero per i 150 residenti concessa dopo l'intervento della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo in seguito al ricorso di tre residenti. "A me interessa che la legalità venga ripristinata, ho messo a disposizione la forza pubblica per garantirlo. È una Corte curiosa, ci mette alcuni anni a rispondere su alcuni quesiti e una manciata di minuti per arrivare ad altre decisioni. Ma non sarà la Corte Europea di Strasburgo a bloccare la soluzione di un problema di ordine pubblico", ha incalzato Salvini.

"Noi chiediamo semplicemente parità di diritti e doveri – ha proseguito – i bambini devono andare a scuola, le auto devono essere assicurate e va fatta la dichiarazione dei redditi: i roghi tossici non fanno parte della legalità". Mentre la Raggi ha sottolineato: "Chi pensa che per chiudere o superare un campo ci vogliano due giorni non conosce la situazione o è in malafede. A Roma questa situazione dura da 10 anni, in cui si sono creati dei ghetti. Per smantellarli ci vuole un'azione seria, di sistema".

Raggi: anche noi rapidi con l'Europa

Poi ha annunciato: "Già ieri abbiamo risposto alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, in meno di 24 ore". Il Campidoglio nella sua comunicazione a Strasburgo ha riepilogato le soluzione alternative – dal contributo per l'affitto per due anni fino ai rimpatri – offerte nell'ultimo anno ai residenti dell'insediamento prima di arrivare alla sua chiusura.

Ma le opinioni non collimano del tutto

 Pur in uno clima di scambio di cortesie istituzionali, tra Salvini che ha affermato "sono a totale disposizione del sindaco e dei cittadini per migliorare la loro vita" e la Raggi a replicare che "il ministro si è dimostrato molti disponibile", non è mancata l'impressione di un'impostazione a tratti differente sulla questione campi Rom. La sindaca ha riferito di aver "illustrato" al ministro "la terza via" adottata dal Campidoglio, fatta di "fermezza insieme all'accoglienza". Con il titolare del Viminale che ha ribadito: "Ci possono essere la terza, la quarta, la quindicesima via, il tema è il ripristino della legalità".

"Roma ha bisogno di più vigili"

Durante il faccia a faccia la Raggi ha ricordato anche l'esigenza del Campidoglio di aumentare l'organico della Polizia Municipale "sotto di circa 3 mila unità" e con la necessità "di avere agenti più giovani perché l'età media è alta". E poi ha richiesto un supporto da parte delle forze dell'ordine sui roghi tossici. In coda anche un accenno ai problemi riscontrati nei Municipi per produrre la carta di identità elettronica: attualmente le prenotazioni procedono a rilento ed in alcuni casi è necessario aspettare anche tre mesi. Venerdì, allo scadere del termine della dilazione dell'avvio dello sgombero del Camping River, si verificherà se la linea della "legalità" stabilita oggi dal Viminale con il Campidoglio verrà messa in pratica dalla Polizia Locale e dagli agenti delle forze dell'ordine.