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La Francia “cambia idea” e “non vuole più” migranti della Sea Watch: è quanto si apprende da fonti del Viminale, cui Parigi ha fatto sapere di voler “prendere solo persone che hanno bisogno di protezione e non migranti economici”. La Francia – spiegano le stesse fonti –  ha aggiunto che appoggerà l’Italia per chiedere rimpatri più efficaci in alcuni paesi africani a partire dal Senegal. Il Viminale “prende atto: anche i francesi non vogliono clandestini. Ora ci si aspetta che Parigi dimostri con i fatti la sua buona volontà, collaborando per rimpatriare al più presto decine di senegalesi irregolari che si trovano in territorio italiano”.

Sulla vicenda Diciotti “non chiedo favori o aiutini a nessuno, ognuno voterà secondo coscienza”. Lo ha affermato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ai microfoni di Radio Anch’io. “La politica deve decidere se ho agito nell’interesse del mio paese – ha detto il ministro – lascio che tutti leggano le carte, non chiedo favori o aiutini a nessuno, ognuno voterà secondo coscienza. Il Senato dovrà dire se quello di Salvini è stato un atto nell’interesse della sicurezza italiana per smuovere la comunità internazionale, per difendere la patria come prevede la costituzione”.

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Sciolto, dopo quattro mesi, il nodo Consob, la stabilità del governo rimane appesa ai dossier Tav e Diciotti. Risolta l’impasse sulla presidenza della Commissione nazionale per le società e la Borsa con il ‘trasloco’ di Paolo Savona dal governo e l’interim agli Affari europei che andrà a Giuseppe Conte, è stallo sui due temi più spinosi che dividono i due partiti di maggioranza M5s e Lega. Sul fronte Tav, il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ha reso noto di aver consegnato all’ambasciatore francese in Italia, Christian Masset, il rapporto costi-benefici commissionato dal governo.

Le posizioni – favorevole la Lega, contrario M5s – rimangono distanti. L’obiettivo è quello di trovare un compromesso ma, secondo fonti parlamentari di entrambi i partiti, non vi sarebbero al momento spiragli di mediazione in vista. Dalla Lega fanno sapere di non aver visto il dossier presentato al diplomatico francese, e non mancano “stupore e anche disagio” per questa circostanza. Il presidente della commissione Trasporti della Camera, Alessandro Morelli, chiede nuovamente che il consulente Marco Ponti sia sentito in audizione (dopo un primo rifiuto incassato dal ministero).

In arrivo la memoria difensiva di Salvini

Stallo anche sul fronte Diciotti. Matteo Salvini ha fatto sapere che farà pervenire la sua memoria difensiva giovedì mattina alla Giunta per le elezioni e immunità del Senato, che dovrà decidere se accogliere o respingere la richiesta di autorizzazione a procedere presentata dal Tribunale dei ministri nei suoi confronti per il sequestro aggravato dei 177 migranti della Diciotti. I 5 stelle, che in passato hanno sempre votato ‘sì’ alle autorizzazioni a procedere, non avrebbero ancora deciso come esprimersi in giunta e, successivamente, in Aula. Ma nella Lega sarebbe stata accolta come un segnale positivo la dichiarazione del senatore M5s Mario Giarrusso, il quale ha annunciato che il movimento attende la memoria di Salvini e che la esaminerà con Di Maio prima di prendere una decisione.

Il timore dei leghisti, esplicitato da Salvini anche nei giorni scorsi, è che vi possa essere un tentativo di legare con un ‘do ut des’ i dossier Tav e Diciotti. Malgrado nei giorni scorsi vi siano stati alcuni contatti, non vi sono stati chiarimenti oggi nel corso del Consiglio dei ministri lampo che ha deliberato la proposta di nomina di Savona, anche perché Luigi Di Maio era assente, a Parigi con Alessandro Di Battista per incontrare il leader dei ‘gilet gialli’.

“Gli insulti non aiutano”, dice il leader leghista

“Se si pensa che si metta sul mercato una grande opera e un processo non ha capito niente”, ha scandito Salvini, in Toscana per consegnare un bene confiscato alla mafia. “Chi la pensa così non ha capito niente né di me ne’ del governo. E andrebbe curato”. La sorte del governo non è “per nulla” legata al caso Diciotti, ha insistito. “Il governo – ha garantito il ministro – va avanti, abbiamo tante cose da fare. Il problema non è Salvini”. “I dossier aperti dai cinque stelle li chiuderemo positivamente come abbiamo fatto negli ultimi otto mesi”, ha poi concluso, aggiungendo una ‘stoccata’ all’alleato 5 stelle: “L’unica cosa che per me non aiuta sono gli insulti. Le supercazzole e i rompicoglioni li lasciamo ad ‘Amici miei’, che erano il massimo”. 

Il sito del reddito di cittadinanza (redditodicittadinanza.gov.it) potrebbe violare le norme sulla privacy previste dal regolamento europeo Gdpr. La questione è stata sollevata in un post pubblicato sul blog dell’esperto di sicurezza informatica Matteo Flora dove mette in evidenza almeno due aspetti che riguardano la sicurezza dei dati di chi compilerà il moduli online per richiedere la misura varata dal governo.

1. La questione delle privacy policy

Il primo è che l’informativa sulla privacy presente nella parte bassa del sito del reddito di cittadinanza rimanda a quella del ministero del Lavoro mancandone di una propria, in violazione alla legge sulla privacy europea. Sul sito del ministero del Lavoro, d’altro canto, sembrerebbe che la “privacy policy” che vige sulle sue pagine non è applicata anche al sito del reddito di cittadinanza, almeno non è detto esplicitamente, cosa che, secondo alcuni legali contattati da AGI, potrebbe aggirare l’ostacolo del regolamento. Inoltre sul sito del ministero non vengono indicati i dati di contatto del Dpo (il responsabile del trattamento dei dati o Data protection officer) e sulla pagina a lui dedicata compare la scritta ‘in corso di aggiornamento’.

2. I dati ‘regalati’ a Google

Il secondo aspetto è più spinoso. Spiega Flora nel suo post che, spulciando il codice sorgente del sito, pare che il ministero abbia “deciso di ‘regalare’ i dati di navigazione degli utenti sul sito a un ente terzo, per di più extra UE: Google”. I dati di chi compilerà il modulo del reddito finiranno in mano a Google perché secondo Flora il sito del reddito di cittadinanza è stato costruito includendo i codici di Google che riguardano i caratteri (o font) dei testi. Ora, spiega Flora, utilizzando questi caratteri di Google, Mountain View “innesca una serie di meccanismi che la ‘aprono’ alla lettura di parte dei dati”.

Anche da un punto di vista di regolamentazione, Google stesso che  dichiara che per l’uso di Google Font deve essere considerato a tutti gli effetti un “Data Controller”. Secondo una nota diramata dalla società il 17 aprile 2018, poco prima dell’entrata in vigore della Gdpr, risulta che “Google Font opera come un data controller per ogni dato personale che Google processa in connessione con l’uso di Google Font via web e con le API di Android”. “La versione completa del sito andata online nelle ultime ore”, conclude Flora all’AGI, “non solo non sana la situazione, ma aggiunge ulteriori codici, sempre non citati, anche di casa Microsoft”.

I costi per realizzare la Tav Torino-Lione sarebbero altissimi e ingiustificati. L’opera è dunque bocciata. È quanto emerge dalle 8 pagine di dossier consegnato al ministero dei Trasporti il 9 gennaio scorso. Il presidente della commissione costi-benefici, il professor Marco Ponti, ha fisicamente depositato la relazione nelle mani del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, esprimendo anche il suo giudizio negativo.

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Le due ragioni della bocciatura della Tav​

Ma perché la Tav va bloccata? La prima ragione riguarda il flusso del traffico merci previsto. Numeri che – sottolinea Il Messaggero – “sono in contrasto con quelli di altri centri studi, Bocconi in primis”.  Per gli esperti di Ponti l’interscambio tra Italia e Francia sarebbe in calo, da qui la “non necessità di puntare sulla nuova linea ferroviaria”, ma di focalizzare l’attenzione solo su quella stradale, più che “adeguata a supportare i commerci tra i due Paesi”.

Il flusso veicolare su terra è però ormai congestionato, visto che l’83% delle merci viene trasportata via strada, con oltre 3,5 milioni di veicoli pesanti che attraversano il confine. Solo il restante 7% transita via ferrovia, ma non perché non esista una domanda, come sostiene la commissione del Mit, ma perché, a giudizio dell’Osservatorio sulla Tav e di altri centri studi, non “esiste più una ferrovia che risponda alle esigenze del mercato”.

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La commissione del Mit sottolinea del resto che la vecchia linea del Frejus – quella che la Tav dovrebbe sostituire – ha perso in 20 anni il 70% del traffico dei volumi trasportati e sta ulteriormente calando. Per Ponti questo dato rileva “l’anti economicità del trasporto via ferro”. E impone quindi lo stop all’opera. In quanto i costi per completarla non sarebbero ripagati da un aumento del traffico.

Ma c’è anche un’altra ragione, aggiunge Il Messaggero: puntare sulla nuova linea ferroviaria penalizzando l’autostrada, farebbe calare il gettito delle accise sul gasolio e i pedaggi, recando un grave danno all’erario. In sostanza, spiega la commissione, i 4,7 miliardi di euro per finire la tratta non sarebbero compensati, neanche nel lungo termine.

Ponti: “Non visito cantieri, faccio i conti”

“Il cantiere della Tav è diventato una passerella, una passerella che trovo squallida. Ma non mi riguarda, io sono solo un contafagioli”: si è definito così, in un’intervista a Repubblica, il professor Ponti. Le passerelle – dice il presidente della commissione costi-benefici – “aumentano solo l’emotività, il caso mediatico, le posizioni ideologiche distogliendo l’attenzione dai numeri”. Quanto all’opera “Non è necessario” vederla di persona.  

“Le ripeto. Sono un contafagioli. E, detto in una battuta, non distinguerei un cantiere da una portaerei”. Di cantieri “ne ho visti tanti, oltre a essere ordinario di Economia ho anche una laurea in Architettura. Se dovessi vedere tutte le opere che valuto sarei sempre in giro per il mondo. Per di più il cantiere della Torino-Lione è piccolo, mediocre. Lavoro sui numeri. Mi basta”.

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“Nessuno stop” sulla Tav, anzi “un grande Piano Marshall sulle opere pubbliche”: il vicepremier Matteo Salvini fa avanti diritto. In un’intervista al Mattino, rilancia il progetto della ferrovia Torino-Lione e assicura che il braccio di ferro con il M5s troverà una composizione. “L’intesa si trova sempre” e come “è stato in questi otto mesi, sarà anche stavolta”.

Per Salvini, non solo si va avanti sulla Tav, ma “in un momento di rallentamento generale dell’economia, dalla Cina alla Germania”, si deve “rilanciare su tutto con un grande Piano Marshall sulle opere pubbliche, sulla manutenzione degli ospedali e delle scuole – per cui il Miur ha trovato sette miliardi per interventi ordinari e straordinari – e sulla liberazione dai vincoli paralizzanti della burocrazia”.

La Tav “va fatta”: ne convinto anche il governatore del Veneto, Luca Zaia. “Siamo disponibili a ragionare sul come farla, ma che si debba realizzare non si discute. Per la gente del Nord uno stop sarebbe inaccettabile”, aggiunge il governatore leghista in un’intervista al Corriere della sera. E aggiunge: “Ci affidiamo a Salvini che in questi 8 mesi di governo ha dimostrato di saper decidere nell’interesse dei cittadini”. 

Matteo Salvini va a Chiomonte in visita al cantiere dell’Alta velocità Torino-Lione e agita le acque, già mosse, della maggioranza M5s-Lega. Gilet arancione, stivali e caschetto di protezione, indossati per motivi di sicurezza, il vice premier leghista ribadisce che la linea della Lega è da sempre a favore della realizzazione della “incredibile ed eccezionale opera pubblica di cui l’Italia dovrebbe avere vanto in giro per il mondo”. “Prima si fa, meglio è”, insiste il ministro dell’Interno, secondo il quale “ci sono in ballo 50 mila posti di lavoro, tra diretti e indiretti”.

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Salvini fa leva anche un su tema, caro agli alleati di governo M5s, ovvero quello ambientale: la Tav serva anche per “togliere un milione di Tir sulle strade italiane” e diminuire, quindi, le emissioni inquinanti. La visita al cantiere, contornato dalla neve, non dura più di un’ora e mezza. Lasso di tempo durante il quale fioccano le dichiarazioni dei Cinquestelle, notoriamente contrari. Da Roma, il capo politico dei pentastellati Luigi Maio subito puntualizza: “Io non vado a Chiomonte perché ancora non è stato scavato un solo centimetro, c’è solo un tunnel geognostico. Per me il cantiere di Chiomonte non è un’incompiuta ma una mai iniziata”. 

Seguono le dichiarazioni di numerosi esponenti 5 stelle, tra cui il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, che chiede di fermare le “chiacchiere inutili su un’opera inutile, perché tanto non si farà”. Mentre la sottosegretaria all’Economia Laura Castelli si rivolge a Salvini auspicando che la Tav non sia “strumentalizzata per fare campagna elettorale”.

“È una tratta morta”, tagliano corto, in una nota, i deputati M5s in commmissione Ambiente alla Camera. Ma Salvini ostenta tranquillità e respinge al mittente le critiche di chi lo accusa di voler provocare strappi coi 5 stelle. “Sono qui non in polemica ma per costruire. Siamo un governo che fa squadra”, sostiene e aggiunge: “Il rapporto con i Cinque Stelle è positivo e costruttivo: abbiamo fatto tante cose in otto mesi e altre ne vogliamo fare. L’opera può essere rivista ma va fatta”, insiste.

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Chi legge uno scontro in atto, è l’opposizione. “È in corso nel governo uno scontro surreale e indecente sulla Tav mentre Salvini visita il cantiere di Chiomonte. Di Maio prima e il sottosegretario Di Stefano dopo danno del bugiardo al ministro dell’Interno perché il cosiddetto buco non ci sarebbe. Ossia perché i lavori della Tav non sarebbero stati avviati. Si può fare propaganda ma negare l’evidenza è diabolico. Salvini sta provando sulla sua pelle l’affidabilità dei suoi contraenti di governo”, attacca la capogruppo di Forza Italia al Senato, Anna Maria Bernini.

“Ora Salvini si mette a pontificare sulla Tav. Basta parole al vento”, lamenta Maurizio Martina, candidato alla segreteria del Pd. “Come vicepremier la prima cosa che deve fare è dare corso ai bandi per andare avanti coi cantieri. Poi se il governo volesse modificare qualcosa sul serio deve dire bene dove e come, senza far saltare o pregiudicare il progetto fondamentale. Ma passerelle come quelle di oggi non servono a niente”.

“Mentre si moltiplicano ancora le polemiche tra Lega Nord e 5 Stelle sulla prosecuzione della Tav, ribadiamo la necessità di un’infrastruttura strategica come la Torino-Lione. Dirimente perforare la corona alpina per raggiungere la parte ricca e intermodale dell’Europa. Un passaggio fondamentale, perché se non mettiamo in contatto i prodotti italiani con la dorsale Lisbona-Kiev si sommerà un altro handicap per le aziende italiane, già provate da tasse e crisi”, chiede Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fratelli d’Italia.

Intanto, i deputati di Forza Italia in commissione Trasporti alla Camera hanno chiesto al presidente della commissione Alessandro Morelli di poter audire quanto prima il professor Marco Ponti, a guida del pool di esperti esterni nominati dal ministro Danilo Toninelli per redigere l’analisi costi-benefici relativa al Terzo valico.

“Decideremo leggendo attentamente le carte, ma già ora possiamo dire che Salvini non si sta nascondendo dietro l’immunità per vicende personali. Qui si parla di azione politica”: ad affermarlo è il capogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle, Francesco D’Uva, che in un’intervista al Corriere della Sera ha assicurato che sulla Diciotti il ministro dell’Interno ha “assolutamente” agito nell’interesse nazionale e “quella non era la linea di Salvini, ma la linea del governo, del premier Conte, della Lega e del Movimento 5 Stelle”.

D’Uva ha sottolineato che questo è “molto diverso” da altri casi” di richieste di autorizzazione a procedere che ci sono stati in precedenza, dove esponenti politici sono stati accusati di peculato, corruzione, abuso d’ufficio”. “Non sono certo che tutti tra i nostri abbiano chiara la differenza tra Salvini e le richieste precedenti”, ha osservato D’Uva rispondendo alle perplessità espresse da Lombardi che ha detto che votare contro l’autorizzazione sarebbe un duro colpo per il M5s e Nugnes che ha minacciato di lasciare il partito. 

“La base giudicherà, ma sa bene le misure importantissime fatte e che stanno cambiando il Parse. Dal taglio dei vitalizi al Daspo e al prossimo taglio dei parlamentari, dal superamento della legge Fornero al reddito di cittadinanza. Non si può parlare solo di immigrazione” .

Salvini critica la Federcalcio per le nuove regole varate in materia di cori razzisti. “Facciamo la scala Richter dei ‘buu’, dai non facciamo ridere…”. Con queste parole il titolare del Viminale ha commentato la decisione della Figc di sospendere temporaneamente le partite dopo il secondo episodio di intolleranza.

Oggi il consiglio federale della Figc ha deciso che, fermo restando che l’autorità competente per la sospensione delle partite sarà sempre il responsabile per l’ordine pubblico, cambia la procedura per la sospensione temporanea delle partite in caso di cori razzisti: da tre a due i passaggi (squadre al centro del campo e al secondo episodio squadre negli spogliatoi).

Oggi più che mai è il giorno di Matteo Salvini che rischia un processo per il caso della nave Diciotti. Questa mattina la giunta delle elezioni e delle immunità del Senato si riunisce per esaminare la richiesta del Tribunale dei Ministri di Catania di procedere contro il ministro dell’Interno per sequestro di persona aggravato per il caso della nave, rimasta per giorni alla deriva con 190 persone a bordo lo scorso agosto.

La palla ai 5 Stelle

L’ago della bilancia la fanno i 5 stelle che fanno parte della giunta e che per il momento non lasciano trapelare nulla. Martedì Salvini ha fatto una virata, affermando di essersi mosso secondo le sue prerogative e di non meritare il processo. A rafforzare la tesi, Giulia Bongiorno, ministro della Pubblica amministrazione e nota penalista, che spiega che il reato contestato al segretario della Lega di fatto non esiste e che un processo a suo carico durerebbe otto anni, per poi finire con un’assoluzione. Ma il cambio di rotta ha spiazzato i 5 Stelle.

Non a caso, osserva il Corriere della Sera, il Movimento per voce del senatore Emilio Carelli apre a qualsiasi scenario: “Non so più se voteremo sì o no”. A surriscaldare ancora di più il clima – continua il Corriere – “ci si mette poi l’indiscrezione fatta filtrare da alcuni funzionari del Viminale secondo cui sulla nave Diciotti ci sarebbero state infiltrazioni terroristiche”. Intanto Alessandro Di Battista ci ripensa.

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E se domenica chiedeva a Salvini di non servirsi dell’immunità oggi cambia opinione e afferma che “processarlo non è giusto”. Salvo poi assicurare che “io credo proprio che voteremo sì all’autorizzazione a procedere. Sarebbe molto difficile per il movimento votare no, questa è la nostra storia”, riporta La Stampa. A tarda serata l’incontro tra Luigi Di Maio e i senatori pentastellati della Giunta di Palazzo Madama, avvenuto a casa di uno dei senatori stessi, si è chiuso con nulla di fatto.

Conte: “Mia la responsabilità”

Da Nicosia torna Giuseppe Conte che, a vertice euromediterraneo terminato, lancia un segnale di peso sulla questione Diciotti, che coinvolge Matteo Salvini e che vede una certa fibrillazione nella maggioranza a proposito della richiesta di autorizzazione a procedere chiesta per il ministro dell’Interno. “Sono responsabile di questa politica di governo”, scandisce il presidente del Consiglio che poi chiarisce senza mezzi termini: “Mi assumo la piena responsabilità politica di ciò che è stato fatto e della vicenda Diciotti”. 

Sempre a Nicosia Conte ha assicurato che l’Italia ha incassato la disponibilità di cinque paesi (Germania, Francia, Portogallo, Romania e Malta) a prendersi carico dei 47 migranti a bordo della Sea-Watch. Una notizia che Salvini ha commentato così: “Era il nostro obiettivo, vuol dire che la nostra linea paga”.