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AGI – Sabato era stato Matteo Ricci a portare le sue proposte per il congresso Pd in un circolo di Roma, con dieci idee per il nuovo partito. Una piattaforma incentrata su ambiente ed equità sociale. Domenica è stato il turno di Dario Nardella, che si sofferma invece sull’apporto che amministratori e primi cittadini possono dare, non solo al Pd, ma al Paese e all’Europa. Un punto di vista sviluppato nel libro “La città universale” che prende le mosse dal soft power impersonato dalle fasce tricolori italiane, rappresentanti della “politica del fare” contro “la politica del dire” dei governi nazionali.

Proprio per questo, Nardella ha voluto accanto a sè, durante l’iniziativa al cinema Quattro Fontane di Roma, Matteo Ricci e Matteo Lepore, rispettivamente sindaco di Pesaro e di Bologna. “Siamo stanchi delle pacche sulle spalle ai sindaci”, esordisce Ricci: “Ci hanno detto in questi anni ‘bravo che hai vinto, ma ora pensate alla vostra città che alla politica nazionale ci pensiamo noi’. Questa volta no, ci pensiamo anche noi perché i sindaci democratici sono il 70%”, rivendica Ricci.

Il sindaco di Pesaro e presidente della Lega Autonomie ha già spiegato la sua idea di Pd come partito del “riscatto sociale” e lancia due proposte che qualificano questo progetto politico: “La proposta del salario minimo facciamola diventare una proposta popolare per dimostrare che il Pd vuole tornare ad essere la forza del lavoro. Poi ripensare un nuovo modello di sviluppo, il Pd deve essere il partito della crescita sostenibile“.

Su una linea simile si muove Matteo Lepore che chiede di riannodare i fili del dialogo con il mondo del lavoro:  “Si è rotto qualcosa fra noi e il mondo del lavoro, fra noi e la nostra comunità politica se le persone non votano o vanno a votare e ogni volta cambiano partito. Prima di tornare ed essere vincenti dobbiamo tornare ad essere umili”. 

Ci si attendeva una discesa in campo diretta, ma Nardella non parla di nomi o leadership. Anzi. Afferma senza mezzi termini che se si parte dai nomi, allora, “il rischio di scissione del Pd è concreto. “Dipende da come affrontiamo questo congresso, perché se lo scopo è una resa dei conti, il rischio di una scissione c’è. L’atto finale sarà a febbraio e da qui a febbraio diamoci una sistema di valori condivisi”, aggiunge Nardella.

E riguardo alle voci che lo vogliono in campo come terza opzione fra Stefano Bonaccini ed Elly Schlein, precisa: “Non sono una terza via fra Bonaccini e Schlein”.

Parole che, in un congresso che stenta a decollare, servono tuttavia a dare l’idea che qualcosa si muove. Poche ore dopo, infatti, arriva il plauso di Stefano Bonaccini. “Sono assolutamente interessato ai contenuti usciti da ‘Idea Pd’ a Roma. Ho chiesto a Dario Nardella di vederci già nei prossimi giorni per discutere insieme e amalgamare proposte e istanze che vengono dai territori e dalle competenze che gravitano nel campo democratico. Il confronto tra noi è stato intenso in questi mesi e soprattutto in queste settimane. Vedo una sinergia e una sintonia che può essere utile al Pd a prescindere dalle candidature”.

Una sinergia che potrebbe configurarsi come un sostegno da parte del sindaco al governatore? E’ presto per dirlo, ma di casi simili la storia del Pd è piena. Tanto che anche l’iniziativa Coraggio Pd, messa in campo dal capodelegazione dem, Brando Benifei, è letta sotto questa luce da fonti parlamentari dem che vedono in quella di Benifei, come in quella di molti altri giovani dirigenti dem, una “mozione generazionale” a sostegno di Elly Schlein.

AGI – Una relazione bilaterale stretta e la speranza di accordi organici con l’Europa. Sergio Mattarella arriva a Berna lunedì pomeriggio, accompagnato dalla figlia Laura, per una visita di Stato in Svizzera di tre giorni, a otto anni dall’ultima visita di Stato compiuta dal presidente Napolitano nel 2014.

I rapporti bilaterali, la cooperazione nei fori multilaterali e una forte collaborazione scientifico culturale sono i punti chiave su cui si basa l’amicizia tra Roma e Berna, che hanno anche rapporti economici molto stretti con un fortissimo interscambio.

E nonostante le resistenze dovute al dibattito interno alla confederazione elvetica, l’Italia è tra i paesi che spingono maggiormente per il raggiungimento di un accordo complessivo della Svizzera con l’Unione europea, che comprenda tutti gli accordi settoriali già in corso.

Il Presidente della Repubblica giungerà lunedì pomeriggio a Berna e avrà come primo impegno, non a caso, un incontro al Centro Polifunzionale con la fortissima comunità italiana. Oltre 600.000 concittadini vivono da anni in Svizzera, molte le famiglie discendenti dai migranti del secolo scorso, molti i giovani studenti e ricercatori di una nuova forma di immigrazione legata agli scambi scientifici.

Il presidente potrà portare ai transfrontalieri italiani che lavorano in Svizzera anche la buona notizia dell’avvio dell’iter di ratifica da parte italiana dell’accordo siglato nel 2020 sulla loro tassazione. Martedì Mattarella, accompagnato dal presidente della Confeerazione, il ticinese Ignazio Cassis, visiterà il museo Paul Klee, progettato da Renzo Piano, e la cattedrale gotica di Berna. Il pomeriggio sarà invece dedicato ai colloqui istituzionali.

Dopo gli onori militari nella piazza Federale, il capo dello Stato, accompagnato dal viceministro Edmondo Cirielli, terrà una dichiarazione ufficiale insieme al presidente Cassis nel palazzo Bernerhof, poi si svolgeranno i colloqui ufficiali e verso le 17,30 si terrà una conferenza stampa dei due presidenti.

La giornata si concluderà con il pranzo di Stato offerto dal presidente Cassis a Mattarella e alla delegazione italiana. Il giorno seguente i due presidenti si trasferiranno a Zurigo in treno per partecipare al convegno del Politecnico federale di Zurigo (Eth) sui temi dell’innovazione, un modo per sottolineare l’importanza che riveste l’orizzonte scientifico-tecnologico nel rapporto tra Roma e Berna.

Ad accogliere Mattarella e Cassis il Presidente del Politecnico, Joel Mesot, e il Rettore, Gunther Dissertori, il Console Generale d’Italia a Zurigo, Gabriele Altana. I due presidenti svolgeranno un saluto a studenti e docenti, poi quattro ricercatori italiani terranno le presentazioni di altrettante ricerche.

Il professor Stefano Brusoni parlerà di “Tecnologia e Innovazione, la dottoressa Viola Becattini di “Cultura, trasporto e stoccaggio CO2”, la professoressa Paola Picotti di “Biomarcatori per la diagnosi del Parkinson” e il dottor Michele Gregorini di “Test PCR veloci, affidabili e a prezzi accessibili”.

Al termine si terrà una dimostrazione di progetti del Gruppo di bioingegneria del Politecnico Federale di Zurigo, diretto dal Professor Stanisa Raspapovic. Dopo una colazione offerta dal Presidente della Confederazione Svizzera, il Presidente della Repubblica rientrerà a Roma. 

AGI – Una piazza blindata per i funerali di Stato, in una Varese con le bandiere a mezz’asta per il lutto cittadino, lo striscione “Grazie Bobo” esposto dalla finestra della storica sede dove è nata la Lega, in piazza del Podestà, riempiuta dalla folla che si è raccolta attorno al maxischermo per seguire la cerimonia funebre.

E l’omaggio del governo, con la premier Giorgia Meloni accolta da un applauso, delle istituzioni, con il presidente del Senato Ignazio La Russa, e della Camera, Lorenzo Fontana, e della politica, a cominciare dallo stato maggiore della Lega, con in testa il segretario Matteo Salvini.

Così l’addio a Roberto Maroni, l’ex ministro dell’Interno, ex ministro del lavoro, ex presidente della Regione Lombardia, ed ex segretario federale della Lega, scomparso martedì scorso all’età di 67 anni.

Tra gli altri rappresentanti del governo, c’erano i ministri Giancarlo Giorgetti, Roberto Calderoli, Antonio Tajani, Francesco Lollobrigida e Daniela Santanché, e ancora il vicepresidente del Senato Gianmarco Centinaio, il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo e i governatori di Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, rispettivamente Attilio Fontana, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga.

Tra le personalità presenti anche l’ex presidente del Consiglio Mario Monti e l’ex ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Un apprezzamento bipartisan, come ha sottolineato Davide Galimberti, il sindaco di Varese del Pd: “Tutte le forze politiche al di là degli schieramenti gli riconoscono due qualità: la lealtà e la correttezza”.

I funerali sono stati celebrati nella basilica San Vittore dal vescovo ausiliare di Milano, monsignor Giuseppe Vegezzi. Fuori, il picchetto d’onore formato da bersaglieri, carabinieri e finanzieri. Lunghi applausi hanno salutato l’arrivo del feretro, seguito dalla famiglia.

Monsisgnor Vegezzi ha ricordato che a Varese ne ha sentito parlare come “uno di noi. Che bello – ha commentato – quando un politico, uomo o donna impegnato nelle istituzioni più alte, riesce a farsi percepire così, come ‘uno di noi’. Era capace di ascoltare e capire tutti. Il suo impegno politico lo ha vissuto come servizio al bene dei cittadini. Sempre per dialogare e mai per distruggere”.

Il vescovo di Milano, Mario Delpini, ha mandato un messaggio che è stato letto da Veggezi: “È stato un uomo politico capace di passione e moderazione, di determinazione senza aggressività, di essere di parte e aver cura dell’insieme, di proporsi e di farsi da parte”.

Il momento più commovente, al termine della cerimonia, quando ha preso la parola il figlio Filippo, che ha ringraziato a nome della famiglia e si è rivolto direttamente al padre: “Papi sappiamo che per te non è stato facile essere un papà perché il tuo lavoro, che era la tua passione, ti ha costretto a passare del tempo lontano da casa, spesso non eri a casa, accendevamo la tv e ti vedevamo lì, ma non siamo mai stati arrabbiati con te, forse nella fase dell’adolescenza, ma è durato poco perché poi era sempre una grande gioia vederti tornare a casa, eri un introverso, un timidone, nonostante i comizi, le ospitate, i vertici coi grandi potenti del globo, tirare fuori tue emozioni era difficile, a chi ti chiedeva come stavi preferivi dire ‘bene’. Poi nei momenti di difficoltà hai capito che la famiglia poteva essere un porto sicuro, hai capito che ci sono cose più importanti della politica con la p minuscola. Anche quando non riuscivi più ad alzarti dal letto solo per non darci pena. Ti sei impegnato tanto per essere un buon papà e noi lo sappiamo bene perché il tuo amore ci è arrivato tutto, buon cammino papà”.

Dopo il silenzio suonato dal trombettiere, uno scroscio di applausi ha accompagnato l’uscita del feretro in piazza, dove il presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni lo ha ricordato così: “Era una persona capace di grande visone e di grande concretezza. Era una delle persone che ho conosciuto che più sapevano fare il gioco di squadra. Ne ho un ricordo straordinario, tra l’altro ci sentivamo fino agli ultimi giorni. Penso che l’Italia sia stata fortunata a poter contare su una persona così nelle sue istituzioni”.

Il ministro dell’Economia, il leghista Giancarlo Giorgetti, al termine dei funerali, ha sottolineato: “L’eredità è quella di un pensiero profondo e quella di un pensiero lungo. Questa è l’eredità che lascia alla famiglia della Lega: un pensiero profondo e lungo”.

Salvini ha affermato che Maroni “è stato un orgoglio per la Lega e per l’Italia. La sua città e la sua comunità – ha aggiunto – gli ha dato il saluto più bello, è stato bello vedere anche altri sindaci di territori diversi e idee diverse. La sua eredità politica è risolvere i problemi e non crearli. Siamo qua per questo. Lui ha fatto il segretario federale prima di me, per me sarà ancora più impegnativo ed emozionante guadagnarmi la fiducia giorno per giorno”.

Al termine della cerimonia sono risuonate in piazza le note di una delle canzoni scritte da Maroni con la sua band “Distretto 51”: un omaggio musicale. Ma forse anche il saluto di Maroni al mondo. 

AGI – “La violenza contro le donne è una aperta violazione dei diritti umani, purtroppo diffusa senza distinzioni geografiche, generazionali, sociali“. È quanto si legge in un messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della Violenza contro le Donne.

“Negli ultimi decenni sono stati compiuti sforzi significativi per riconoscerla, eliminarla e prevenirla in tutte le sue forme – prosegue Mattarella – tuttavia, per troppe donne, il diritto ad una vita libera dalla violenza non è ancora una realtà. Le cronache quotidiane ne danno triste testimonianza e ci ricordano che ci sono Paesi dove anche chi denuncia e si oppone alle violenze è oggetto di gravi ed estese forme di repressione. Sono narrazioni dolorosissime, sino alle aberrazioni in quei territori che vivono situazioni di guerra ove le donne diventano ancora piu’ vulnerabili e sono minacciate da violenze che possono sfociare nella tratta di esseri umani o in altre gravi forme di sfruttamento. Porre fine alla violenza contro le donne, riconoscerne la capacità di autodeterminazione sono questioni che interpellano la libertà di tutti”.

Secondo Mattarella, “la violenza di genere, nelle sue infinite declinazioni, dalla violenza fisica, psicologica, economica, fino alla odierna violenza digitale, mina la dignità, l’integrità mentale e fisica e, troppo spesso, la vita di un numero inestimabile di donne, molte delle quali sovente, non si risolvono a sporgere denuncia. Denunciare una violenza è un atto che richiede coraggio. Abbiamo il dovere di sostenere le donne che hanno la forza di farlo, assicurando le necessarie risposte in tema di sicurezza, protezione e recupero. Un’azione efficace per sradicare la violenza contro le donne deve basarsi anzitutto sulla diffusione della prevenzione delle cause strutturali del fenomeno e su una cultura del rispetto che investa sulle generazioni più giovani, attraverso l’educazione all’eguaglianza, al rispetto reciproco, al rifiuto di ogni forma di sopraffazione”, conclude. 

AGI – Una manovra “pavida, senza coraggio che apre la guerra senza scrupoli ai poveri, agli ultimi”. La definizione è del leader del MoVimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, intervistato dal Corriere della Sera. “Non mi pento di aver usato toni duri a difesa del reddito di cittadinanza in campagna elettorale – aggiunge – se non avessi alzato la voce, Meloni lo avrebbe cancellato. La nostra battaglia è appena iniziata”.

Secondo Conte, il governo ha agito con un “pregiudizio ideologico”. L’ex premier evidenzia come il 70,8% dei percettori occupabili ha un titolo di studio che non supera la terza media e 53mila sono over 60 e 135mila tra i 50 e i 59 anni. “Come si può pensare di potenziare l’efficacia del sistema delle politiche attive in soli otto mesi se il centrodestra nelle Regioni non è riuscito nemmeno a spendere i fondi stanziati del mio governo tre anni fa per rafforzare i centri dell’impiego?”, osserva Conte.

La manovra della Meloni? Zero coraggio, zero crescita e tanta ingiustizia sociale! Ne ho parlato poco fa a #Controcorrente, ecco il video integrale dell’intervista: https://t.co/MYacSBRmF3 pic.twitter.com/Om2vml4mzo

— Giuseppe Conte (@GiuseppeConteIT)
November 23, 2022

La piazza è uno dei vari “vari strumenti che intendiamo mettere in campo” per contestare la prima manovra Meloni, ma l’importante “è che pero’ ci sia un percorso quotidiano anche nei territori” per costruire “una ampia coalizione sociale e politica con la società civile, l’associazionesmo le forze sociali del Paese”. E se anche il Pd ha promosso una manifestazione, “non esiste una sfida tra piazze, non ci interessa la paternità politica di una mobilitazione, non abbiamo ansia da prestazione. Il problema non è chiamare una piazza ma riempirla di contenuti e persone”.

Le manifestazioni violente “vanno scongiurate e soprattutto stigmatizzate però la miccia della tensione sociale la sta accendendo questo governo”, aggiunge.

Conte promette battaglia e Parlamento, “una ferma opposizione”, e poi spiega l’astensione del MoVimento 5 Stelle in Ue sulla risoluzione anti-Russia: la condotta di Putin e della Russia era stata condannata dal M5s senza sè e senza ma, e “oggi i nostri sforzi sono protesi a costruire un percorso diplomatico” con un ruolo dell’Ue da protagonista, ma “definire la Russia uno stato terrorista allontana le parti in causa e non aiuta a ricomporre il dialogo”.  

AGI – La reazione dell’Unione europea e della comunita’ internazionale all’aggressione della Federazione Russa all’Ucraina “ha come orizzonte la costruzione di una pace giusta e necessaria, capace di restituire a quel Paese la piena indipendenza violata”.  Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto all’assemblea dell’Anci.

La guerra “nella nostra Europa”, ha ricordato, “ci sta facendo ripiombare nel timore di un incubo che pensavamo non potesse più ripresentarsi. Una guerra contrassegnata da atroci crudeltà e, in questi giorni, all’intenzione di tenere milioni di persone al buio e al freddo d’inverno. Di fronte a questi misfatti l’Unione Europea ha reagito con compattezza, insieme alla comunità internazionale, assicurando solidarieta’ all’Ucraina e alla sua resistenza”.

“Le città sono le interpreti più tenaci, più coraggiose, della pace possibile”. Mattarella, all’assemblea dell’Anci, ha quindi ricordato la figura di Giorgio La Pira. La pace, ha aggiunto, è un “valore irrinunciabile, come emerge sempre più in questi mesi che vedono, oltre alla guerra in Ucraina, la distruzione delle attese di libertà degli afghani e la coraggiosa lotta delle donne e dei giovani dell’Iran per la libertà, i diritti e i valori dell’umanità”.

L’importanza del Pnrr

“Il Pnrr è un appuntamento che l’Italia non può eludere”. È il monito che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lancia dall’Assemblea nazionale dell’Anci. “Il modo con il quale sapremo utilizzare e mettere a frutto le risorse rese disponibili dall’Unione europea – spiega – condizionerà una parte del futuro, non solo del Paese, ma dell’intero continente”.

Con il Piano, aggiunge, il Paese ha “l’opportunità di colmare ritardi strutturali, per rafforzare strategie di sviluppo sostenibile, per ammodernare la pubblica amministrazione, per allungare il passo nell’innovazione, per potenziare il welfare. C’è la possibilità per il nostro Paese di ridurre i propri squilibri interni, di stare al passo con i tempi, anzi di accelerare nelle transizioni ecologica e digitale”, conclude.  

Il messaggio ai sindaci

“Esprimo la piena solidarietà e la vicinanza della Repubblica” ai sindaci “sotto attacco” della malavita. Il Presidente della Repubblica ha sottolineato come “le funzioni degli amministratori locali” spesso siano “ostacolate dalla complessità. Sono sfidate anche dalla criminalità”. “Penso alle intimidazioni e alle minacce che gravano sul loro compito. A loro tocca di essere il presidio di legalità più prossimo ai cittadini. Dalla loro personale integrità – ha sottolineato – passa tanta parte della credibilita’ delle istituzioni. La legalità è presidio del bene comune”. 

“La Costituzione – per Mattarella – sancisce il principio di uguaglianza per i cittadini e, naturalmente, vale per i Comuni, che devono essere messi tutti in condizione di adempiere ai compiti loro affidati, per poter concorrere a realizzare il principio costituzionale della pari dignità dei cittadini”. È importante quindi “ridurre le distanze tra centro e periferie metropolitane. I divari tra chi gode di determinati servizi e chi invece li raggiunge a fatica e solo in parte. Ridurre le distanze nella possibilità di esercizio dei diritti”

Le vittime del Covid non saranno dimenticate: “Rappresentano un monito permanente. Un appello severo e non effimero alla responsabilità“, ha spiegato ancora l’inquilino del Quirinale. “Resteranno scolpite nelle nostre menti – ha aggiunto – le terribili immagini dei camion militari che portano via i feretri di tante persone morte a causa del virus”. “Celebrare qui l’assemblea dell’Anci – ha concluso – vuol dire consapevolezza delle lezioni derivanti dalla pandemia”

Durante la pandemia “ci siamo resi conto del ruolo della scienza. Abbiamo compreso che serve una sanita’ più attenta ai territori, servizi di cura più vicini alla persona, assistenza più aderente ai bisogni delle famiglie, soprattutto delle più svantaggiate e in difficoltà”. Anche per “queste correzioni di rotta il contributo di esperienza, di indicazioni, di impegno dei Comuni è prezioso”.

 

AGI – È morto Roberto Maroni, 67 anni, ex segretario leghista, governatore lombardo e ministro dell’Interno e del Welfare. È quanto si apprende dagli amici e dal partito. 

“Questa notte alle 4 il nostro caro Bobo ci ha lasciato. A chi gli chiedeva come stava, anche negli ultimi istanti, ha sempre risposto ‘bene’. Eri così Bobo, un inguaribile ottimista. Sei stato un grande marito, padre e amico”. Queste le parole scelte dalla famiglia per annunciare la scomparsa di Roberto Maroni.

“Chi è amato non conosce morte, perché l’amore è immortalità, o meglio, è sostanza divina (Emily Dickinson). Ciao Bobo”, si conclude. 

Maroni è morto alle 4 del mattino nella sua casa di Lozza, in provincia di Varese. Segretario della Lega dal primo luglio 2012 al 15 dicembre 2013, ex ministro del Welfare, due volte ministro dell’Interno, è stato presidente della Regione Lombardia dal 2013 al 2018, quando a sorpresa aveva rifiutato la ricandidatura offertagli dal centrodestra.

Nel settembre del 2020 aveva deciso di tornare in politica annunciando la sua candidatura a sindaco di Varese, ma poi la malattia e l’operazione al Besta di Milano, a inizio 2021, lo avevano costretto a rinunciare alla corsa. Nell’ottobre del 2021 il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese lo aveva nominato presidente della consulta contro il caporalato in agricoltura.

“Grande segretario, super ministro, ottimo governatore, leghista sempre e per sempre. Buon vento Roberto“. Così il segretario leghista Matteo Salvini ricorda Roberto Maroni, postando sui social una vecchia foto che lo ritrae con l’ex governatore lombardo scomparso nella notte. 

Grande segretario, super ministro, ottimo governatore, leghista sempre e per sempre. Buon vento Roberto. #Maroni pic.twitter.com/2xCffdS2vQ

— Matteo Salvini (@matteosalvinimi)
November 22, 2022

 “Sono profondamente colpita dalla notizia della scomparsa di Roberto Maroni. Un amico, un politico intelligente e capace, un uomo che ha servito le Istituzioni con buonsenso e concretezza. Il Governo esprime il suo cordoglio e la sua vicinanza alla famiglia e ai suoi cari in questo momento difficile”. Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Un pensiero e un ricordo per Roberto Maroni. La sua intelligenza e la sua passione politica mancheranno a tutti. Riposa in pace”. Lo scrive sui social network il senatore del Pd e responsabile Sicurezza della segreteria dem, Enrico Borghi.

È morto #Maroni, ministro del Lavoro e dell’Interno, Presidente della Lombardia, Segretario della Lega, l’ho conosciuto bene, sempre disponibile e gentile, rispettoso delle opinioni diverse dalle sue come le mie, mi dispiace molto, riposi in pace, un abraccio alla famiglia.

— Emanuele Fiano (@emanuelefiano)
November 22, 2022

 “È morto Maroni, ministro del Lavoro e dell’Interno, Presidente della Lombardia, Segretario della Lega, l’ho conosciuto bene, sempre disponibile e gentile, rispettoso delle opinioni diverse dalle sue come le mie, mi dispiace molto, riposi in pace, un abraccio alla famiglia”. Lo scrive sui social network l’esponente del Pd, Emanuele Fiano.

 “Ricordo Roberto Maroni, leghista appassionato, ministro competente, uomo leale, simpatico, impegnato”. Lo scrive in un tweet il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni.

“Ci ha lasciato Roberto Maroni. Un caro amico, una persona perbene. Mancherà alla politica italiana, perché fu capace di coniugare visione, passione e senso delle istituzioni. Mancherà alla sua Lombardia, mancherà a tutti noi. Un forte abbraccio alla famiglia”. Lo scrive su Twitter Mariastella Gelmini, vicesegretario nazionale e portavoce di Azione.

AGI – Rush finale per definire la legge di bilancio che sarà concentrata soprattutto contro il caro-bollette per aiutare le imprese e famiglie. Con il governo che, secondo quanto si apprende, sta lavorando anche a una norma di price cap nazionale sull’energia. La misura è alla fase di studio.

Anche in vista della riunione del Consiglio straordinario del 24 novembre quando i ministri dell’Energia dei 27 Paesi Ue torneranno a riunirsi per discutere le proposte dalla Commissione europea.

Oltre all’ipotesi di introdurre un price cap nazionale sull’energia, resta poi aperta la discussione sulla possibilità di puntare sul disaccoppiamento del costo del gas da quello dell’elettricità. L’esecutivo sta studiando inoltre come modificare la tassa sugli extra profitti, calcolandola sull’effettivo flusso di ricavi delle aziende energetiche.

Un taglio di 2 punti al cuneo fiscale

L’altro cardine della legge di bilancio sarà l’intervento sul taglio del cuneo fiscale: di 2 punti per i redditi fino a 35mila euro, di 3 per i meno abbienti, con un reddito inferiore a 23 mila euro. Le risorse per finanziare il taglio dovrebbero arrivare anche dalla ‘sforbiciata’ al reddito di cittadinanza, una misura che tra sei mesi dovrebbe poi escludere gli ‘occupabili’.

Al vertice di maggioranza di venerdì scorso – presenziato dal presidente del Consiglio Meloni e dal responsabile dell’Economia Giorgetti – è arrivato l’input a trovare maggiori fondi rispetto a quelli previsti in un primo momento proprio da questa misura introdotta dal governo Conte.

Si punterà soprattutto su una stretta riguardo ai percettori per colpire i truffatori. Una delle ipotesi sul tavolo è anche quello di ridurre per alcune categorie il sussidio che verrà tolto a chi rifiuta una proposta di lavoro.

Si prevede inoltre la rivalutazione delle pensioni alte mentre sarebbe a rischio non solo la cosiddetta ‘tax Amazon’, ovvero la tassa sulle consegne a domicilio (ma non sui prodotti alimentari) ma anche l’innalzamento della web tax.

Raddoppia l’assegno unico familiare

Uno dei capitoli importanti della manovra sarà quello dedicato alle famiglie: ci dovrebbe essere il raddoppio dell’assegno unico familiare, da 100 a 200 euro, per i nuclei con 4 o più figli e 100 euro in più per i figli gemelli.

Ci dovrebbe essere un mese in più per il congedo di maternità e l’aumento della tassazione sul gioco online, anche se le risorse più ingenti si potranno ricavare – ragiona una fonte parlamentare di maggioranza – quando a fine 2023 scadranno le concessioni. Sembra tramontare l’ipotesi di eliminare l’Iva per i beni essenziali come pane e latte.

Al momento il testo non sarebbe chiuso, il Mef ci lavorerà fino all’ultimo. La linea del governo resta quella della prudenza. “I conti devono essere in ordine”, ha spiegato il premier Meloni. Il Consiglio dei ministri è previsto per le 17,30. Non dovrebbe essere anticipato da alcuna riunione di maggioranza.

Ogni dicastero sta preparando le proprie valutazioni. Il ministero degli Affari regionali punterebbe a istituire una cabina di regia per accelerare sull’autonomia, stabilendo le modalità di passaggio dal regime della spesa storica a quello dei fabbisogni. Nel collegato potrebbero arrivare, invece, i poteri per Roma Capitale.

Si amplia la platea della flat tax

Ci saranno interventi, prima in legge di bilancio poi prhttps://www.agi.it/economia/news/2022-11-20/manovra-ultimi-ritocchi-caro-energia-redditi-bassi-18898762/obabilmente successivamente con un decreto, anche riguardo lo sport, con finanziamenti agevolati con il credito sportivo per chi investe in strutture di alto livello degli sport professionistici, sia che si tratta di soggetti pubblici che privati. La manovra sarà di 32 miliardi.

Ci sarà l’estensione della flat tax per le partite Iva (dalla platea con 65.000 euro di fatturato a 85.000). Allo studio l’abbassamento dell’aliquota per i prodotti legati all’infanzia e all’igiene femminile. In tema di pensioni confermata la direzione di andare verso ‘quota 103’.

Previsto l’annullamento delle cartelle esattoriali sotto i mille euro e la rateizzazione di quelle sotto i tremila ma la Lega chiede un intervento anche più incisivo. E’ stato comunque lo stesso leader del partito di via Bellerio Salvini a sottolineare che “c’è assolutamente accordo”.

Dopo il varo della legge di bilancio in Consiglio dei ministri il Parlamento dovrà correre per l’ok definitivo. Si parte prima dalla Camera. Ma le Aule parlamentari saranno impegnate pure sul dl aiuti quater, sul decreto ministeri e sulla norma anti-rave. Con il centrodestra che presenterà un emendamento, viene riferito, per correggere il provvedimento. 

AGI – A 28 anni dalla prima volta che lo promise, nel 1994, Silvio Berlusconi rispolvera uno dei suoi slogan di battaglia: un milione di nuovi posti di lavoro. Lo fa a casa sua, a Milano, in via Monti, zona centrale ed elegante della città, dove tra palloncini e canzoni inno del partito, taglia il nastro della sede regionale in vista delle prossime elezioni.

Nel suo discorso si concentra sulla legge di bilancio. L’idea che dovrebbe portare all’assunzione di un milione di lavoratori è inserire una norma che dovrebbe “eliminare le autorizzazioni preventive per chi vuole fare una casa, aprire una farmacia o un ristorante“.

“Normalmente i Comuni impiegano mesi e, nei miei confronti, hanno impiegato anni e poi non me le hanno date – spiega l’ex premier, strappando una risata ai militanti -. Abolendo queste autorizzazioni preventive, con questa norma basterà mandare una raccomandata con ricevuta di ritorno al Comune di pertinenza e, il giorno dopo, cominciare a lavorare”. 

Immagina una rivoluzione rispetto al sistema attuale. “I controlli ci saranno ex post quando l’opera sarà finita: se sarà tutto conforme alle leggi vigenti è finita lì, se ci saranno cose che andranno modificate si darà un tempo congruo per farle. Se non si riuscirà a mettersi in regola, il Comune deciderà un’adeguata e congrua sanzione”.

Agevolazioni per le imprese che assumono giovani

Questo sistema, secondo quanto gli ha assicurato l’Associazione Nazionale Costruttori” dovrebbe portare a vivificare il mondo del lavoro con un milione di forze fresche. Ma per la legge di bilancio Berlusconi ha un’altra proposta: ridurre i costi alle imprese togliendo “per tre, quattro, cinque anni ciò che gli costa adesso un lavoratore, cioè più del suo stipendio”.

“Si deve fare in modo che lo stipendio ai lavoratori tra i 18 e i 34 anni sia uguale ai costi delle imprese. Oggi uno stipendio di 1500 euro costa all’azienda 3200 euro. Noi diciamo 1500 euro di stipendio a un nuovo assunto e 1500 euro di costo per l’azienda. Significherà che le aziende avranno grande convenienza ad assumere i giovani”.

Tutto questo, annuncia il patriarca azzurro, avverrà anche se le sue idee “non sono nelle corde degli alleati”. Il taglio del nastro della nuova sede “è un fatto simbolico perché da qui si parte per conquistare l’Italia”.

Esalta l’unicità della sua creatura nella squadra di governo: “Siamo portatori di valori che sono fondamentali in una democrazia. Ce ne sono tanti ma soprattutto il rispetto degli altri e della libertà. Siamo qualcosa di unico in Italia, siamo nel governo nazionale dove facciamo valere rigorosamente questi nostri principi”. 

AGI – La conferenza sul clima accende le conversazioni dei Millennials, che chiedono finanziamenti e diritti per le popolazioni colpite dal cambiamento climatico. In Italia il 51% dell’audience ha parlato del viaggio del Presidente Meloni a Sharm el-Sheikh e Bali, con la figlia.

Dopo dieci giorni di incontri alla Cop27, la conferenza internazionale sul clima che quest’anno si svolge a Sharm el-Sheikh, la delegazione del Cairo ha diffuso una bozza di testo finale, sulla quale ora si confronteranno gli sherpa e i ministri delle 198 nazioni partecipanti.

Nel documento si riconosce la crescente urgenza di affrontare le perdite causate dal riscaldamento globale, ma ancora non c’è accordo sui ristori per i danni ambientali nei paesi in via di sviluppo. Stringendo il focus sull’Italia, il Climate Change Performance Index 2023 registra uno stallo nel mantenere gli impegni al 2030 per frenare la crisi climatica.

Pesano il “rallentamento nello sviluppo delle energie rinnovabili e una politica climatica ancora inadeguata a fronteggiare l’emergenza”. Con gli algoritmi di intelligenza artificiale di Kpi6 abbiamo monitorato le conversazioni sulla conferenza sul clima e sui temi più discussi, per capire quali sono le audience appassionate al cambiamento climatico e alle misure necessarie per facilitare la transizione ecologica.

“This gathering must be the moment to re-commit our future and our shared capacity to write a better story for the world. Let’s build on our global climate progress. Raising, both, our ambitions and the speed of our efforts,” says President Joe Biden, @POTUS at #COP27. pic.twitter.com/4ESd1NO6nh

— COP27 (@COP27P)
November 11, 2022

#COP27 is scheduled to close in 24 hours – and negotiators remain divided on a number of significant issues.

I urge them to act – and act quickly.

The world is watching and has a simple message: stand and deliver.

— António Guterres (@antonioguterres)
November 17, 2022

Le comunità energetiche rinnovabili sono una priorità, un segnale di auto-organizzazione ecologica e economica sui territori contro caro energia.
Decreto pronto: al mio rientro da @cop27 avvierò consultazione pubblica e dialogo con soggetti istituzionali.https://t.co/GXFVNP5IjW pic.twitter.com/lqZU3gyIPA

— Gilberto Pichetto (@GPichetto)
November 15, 2022

Analizzando la distribuzione degli argomenti associati a #Cop27, sul web si parla prevalentemente degli interventi indispensabili per contrastare il cambiamento climatico, chiedendo misure radicali, nette e severe. Il secondo focus di attenzione è sulle fonti di finanziamento e le misure solidali da condividere con i Paesi in via di sviluppo, per favorire una gestione condivisa e partecipata della transizione ecologica.

Tematiche strettamente connesse ai diritti delle popolazioni più colpite dai disastri climatici e alla collaborazione tra Stati. Le conversazioni, quindi, si caratterizzano per una visione solidale e cooperativa per la gestione del problema globale del clima e delle emissioni nocive per il pianeta.

 

Coloro che discutono in rete di cambiamento climatico e sono appassionati di tematiche ambientali, si distinguono per l’attitudine a informarsi, sono tendenzialmente giovani (25-34 anni), curiosi e disponibili al confronto, orientati a migliorare sé stessi, ampliando le proprie conoscenze.

Seguono con attenzione la politica, la cronaca, le notizie di carattere scientifico e gli stili di vita sani. La loro comunicazione non si basa solo su un generico senso civico, ma si articola in una serie di richieste concrete che riguardano il loro futuro. Le persone che in queste ore stanno pubblicando contenuti sul #Cop27 hanno prevalentemente dai 25 ai 34 anni (28%), dimostrando che la questione climatica può contare sulla partecipazione della cosiddetta Generazione Y (Millennials), che include i nati tra gli anni 1981 e 1996.

La distribuzione di genere, diversamente da altri temi sui quali gli uomini sono in larga maggioranza, è abbastanza bilanciata: 57% maschi e 43% donne. Tra i vari picchi di conversazioni e nomi più menzionati registrati in questi giorni, si è imposto John Kerry, inviato speciale per il clima degli Stati Uniti, che si è incontrato con l’omologo cinese Xie Zhenhua, martedì 8 novembre a Sharm el-Sheikh.

Un confronto informale e inatteso, su diversi temi, come metano, deforestazione, transizione ecologica. La rete si è mobilitata e il nome di John Kerry è entrato tra i trending topic, confermando le forti aspettative delle audience sul ruolo e sulle responsabilità che i grandi player internazionali possono assumere sul cambiamento climatico.

Mentre in Egitto si parla di clima e cambiamenti epocali, in Italia è scoppiata una polemica sulla decisione del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di viaggiare insieme alla figlia durante gli impegni istituzionali al G20 di Bali. Una scelta che ha attirato l’attenzione di buona parte dell’audience, impegnata a discutere di Cop27: infatti il 51% degli utenti sul web ha orientato il proprio interesse sulla scelta di Meloni, che ha risposto con un lungo post su Facebook, stabilendo un netto confine tra vita pubblica e privata: “non vi riguarda”. *Analisti: Gaetano Masi, Pietro La Torre. Fabiana Giannuzzi. Giornalista, content editor: Massimo Fellini