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L’alfabeto comincia con la A, ma troppo spesso la lingua italiana sembra esserselo dimenticato. Una lingua che ormai da tempo accoglie con entusiasmo e facilità termini stranieri, neologismi e ‘tormentoni’ ma che mostra una certa resistenza di fronte alle definizioni al femminile. Sono le cosiddette parole ‘coi pantaloni’, come architetto, medico, cancelliere, notaio, ingegnere, prefetto, colonnello, sindaco a far gridare allo scandalo se usate al femminile. I fatti dimostrano che la comunicazione istituzionale e quotidiana non è ancora pronta ad adattare il linguaggio alla nuova realtà sociale, anche se da tempo le donne sono delle professioniste acclamate e prestigiose e ricoprono posizioni di alto livello nelle gerarchie politiche e istituzionali.

Il ‘codice’ Boldrini

Dal 4 settembre i segretari parlamentari, se donne, dovranno essere chiamate ‘segretarie’. O non entrano”.  Ha annunciato la ‘presidentessa’ della Camera Laura Boldrini. Potrebbe apparire come un diktat, ma in realtà il ‘codice’ approvato dalla terza carica dello Stato è un ulteriore passo avanti verso l’uguaglianza di genere. “O accetteranno di farsi chiamare ‘segretarie’ o – rivela il Giornale – le funzionarie di Montecitorio rischieranno di restare fuori dalla Camera risultando, pertanto, assenti”. È quanto scritto nell’ordine di servizio, dopo l'approvazione di alcuni indirizzi generali per le attività amministrative che prevedono, tra l'altro, l'adozione di un linguaggio rispettoso delle differenze di genere in tutti gli atti e i documenti. La data di entrata in vigore dell'ordine sarà il 25 settembre e non il 4.

In sostanza, al rientro delle ferie, su espressa indicazione della presidentessa, le dipendenti della Camera dovranno ritirare i nuovi tesserini con la declinazione della loro mansione secondo il genere femminile. In pratica, il consigliere donna diventerà ‘consigliera’, il bibliotecario sarà bibliotecaria, l'addetto stampa si tramuterà in ‘addetta’. Il segretario parlamentare dunque finirà con la "a", nonostante lo scorso dicembre  i sindacati interni della Camera scrissero una nota che sottolineava come ‘il rispetto della parità di genere non può comportare l'imposizione della declinazione al femminile della professionalità, in presenza di una diversa volontà della lavoratrice’. Insomma, le segretarie parlamentari si erano battute perché la loro qualifica fosse indicata con il genere maschile per non essere discriminate. Ma la Boldrini è stata inflessibile

Parole facili e parole difficili da declinare

Se da qualche tempo abbiamo abituato il nostro orecchio a termini come sindaca, ministra, assessora, cancelliera, per altre parole la declinazione al femminile sembra ancora un miraggio. Quasi mai vengono usate parole come: architetta, colonnella, medica, ingegnera, chirurga, presidentessa. A volte l’articolo determinativo anteposto al sostantivo potrebbe rappresentare una valida scorciatoia per risolvere il problema. Allora il giudice diventa la giudice, il soprano la soprana, il manager la manager, il presidente la presidente e così via.

Le ragioni sono culturali

La resistenza a declinare alcuni termini al femminile ha origini culturali. A spiegarlo è Cecilia Robustelli, scrittrice, linguista e accademica, sul sito dell’Accademia della Crusca:  “Le risposte più frequenti – scrive Robustelli – adducono l’incertezza di fronte all’uso di forme femminili nuove rispetto a quelle tradizionali maschili (è il caso di ingegnera), la presunta bruttezza delle nuove forme (ministra proprio non piace!), o la convinzione che la forma maschile possa essere usata tranquillamente anche in riferimento alle donne. Ma non è vero, perché maestra, infermiera, modella, cuoca, nuotatrice, ecc. non suscitano alcuna obiezione: anzi, nessuno definirebbe mai Federica Pellegrini nuotatore. Le resistenze all’uso del genere grammaticale femminile per molti titoli professionali o ruoli istituzionali ricoperti da donne sembrano poggiare su ragioni di tipo linguistico, ma in realtà sono, celatamente, di tipo culturale; mentre le ragioni di chi lo sostiene sono apertamente culturali e, al tempo stesso, fondatamente linguistiche".

"I meccanismi di assegnazione e di accordo di genere – continua la linguista – giocano un ruolo importante nello scambio comunicativo e meriterebbero di essere conosciuti anche al di fuori della cerchia accademica per fugare la convinzione, diffusa, che usare certe forme femminili rappresenti solo una moda. Molti ricorderanno un famoso diverbio sorto in una riunione in Prefettura (a Napoli) perché un cittadino chiamava signora (essendo incerto sul termine prefetta!), invece che protocollarmente prefetto, la titolare di questa carica in una provincia vicina. Un uso più consapevole della lingua contribuisce a una più adeguata rappresentazione pubblica del ruolo della donna nella società, a una sua effettiva presenza nella cittadinanza e a realizzare quel salto di qualità nel modo di vedere la donna che anche la politica chiede oggi alla società italiana. È indispensabile che alle donne sia riconosciuto pienamente il loro ruolo perché possano così far parte a pieno titolo del mondo lavorativo e partecipare ai processi decisionali del paese. E il linguaggio è uno strumento indispensabile per attuare questo processo”.

Di Battista: credevo che i vari Renzi e Boschi fossero gli avversari, ma sono solo marionette – Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio in Sicilia per sostenere la candidatura di Cancellieri alle elezioni regionali della Sicilia.  Vista/Alexander Jakhnagiev – Agi

Non serve essere un hacker per scoprire falle nella sicurezza di un sito. L’ultima  scoperta nei sistemi di sicurezza del blog di Beppe Grillo, dopo una settimana di leak di dati presi da Rousseau, è stata fatta con una semplice ricerca su Google
Un’area del sito dedicata alla 'Marcia virtuale per il reddito di cittadinanza' non presenterebbe, stando a quanto rivelato da David Puente sul suo blog , un'adeguata riservatezza dei dati personali mostrando in chiaro le email degli utenti che vi aderiscono. Puente tra l'altro evidenzia nel suo post l'assenza di un protocollo Https, un protocollo che serve nelle comunicazioni via internet che protege l'integrità e la riservatezza dei dati scambiati tra computer e siti. 
 
Cosa si è scoperto cercando su Google?

Quello che dice di essere “senza competenze in materia” ieri sera ha provato a cercare su Google uno degli indirizzi pubblicati da R0gue_0, l’hacker ‘aggressivo’ che dal 3 agosto sta pubblicando dati che dice di aver rubato ai database della Casaleggio Associati. Gli è comparsa una pagina liberamente accessibile con “molti nomi, cognomi e email” di persone che hanno sottoscritto l’appello per la “Marcia virtuale” per il reddito di cittadinanza. Nomi di persone che hanno firmato l’appello online, dando consenso del trattamento dei propri dati. Ma non alla loro pubblicazione, come previsto dal codice italiano del garante della privacy. Ma quei dati in qualche modo sono diventati pubblici. La pagina è stata disponibile fino alla tarda mattinata del 9 agosto, prima di essere rimossa insieme a tutta la sessione “Marcia virtuale” del sito di Grillo, l’organo di comunicazione ufficiale dei 5 stelle.

"Difficile fidarsi di un sito senza crittografia"

Perché è così grave? “La mancanza del protocollo HTTPS risulta al giorno d'oggi una grave inadempienza per la sicurezza” spiega David Puente. “Gli utenti hanno il diritto [secondo la legge italiana] di navigare sicuri e di vedere protetti con l'adeguata riservatezza i dati che vengono scambiati tra loro e il sito Internet con cui interagiscono”. “Faccio fatica a fidarmi di un sito che mi presenta una schermata per la modifica delle mie credenziali di accesso in mancanza di questo protocollo di sicurezza utile a fornirmi un'adeguata crittografia”. Il problema è reale. A tal punto che dal blog di Grillo qualche ora dopo la denuncia rimosso la pagina, che adesso non è più disponibile.  

La missione italiana di sostegno alla Guardia costiera libica per la gestione dei flussi di migranti rappresenta "la giusta via" per fronteggiare la crisi. Lo dice l'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia, Ghassan Salamé al termine di un incontro alla Farnesina con il ministro degli Esteri, Angelino Alfano. 
"Sono consapevole che ci sono state delle discussioni in Libia su questo tema, ma credo che la cooperazione e la trasparenza nel rapporto bilaterale Italia-Libia sia il modo più costruttivo" per fronteggiare la situazione. 

Vista/Alexander Jakhnagiev – Agi

 

"In questi giorni da destra mi hanno descritto come il cattolico terzomondista che si oppone alla linea di quelli 'legge e ordine'. Ecco questo mi ha dato fastidio. Io rispetto la legge dello Stato. Lavoro per l'ordine e la sicurezza. Sono impegnato per stroncare il traffico odioso dei clandestini, in questa nostra guerra contro gli scafisti. Ma se c'è una nave di una Ong vicina a gente da soccorrere, non posso escluderla. E anche se non ha firmato il codice di autoregolamentazione, sono obbligato a usarla per salvare vite umane".

"I salvataggi non sono uno scherzo"

Lo sostiene, in un'intervista a 'Repubblica' Graziano Delrio. Il ministro dei Trasporti nega però contrasti col collega Minniti: "per quanto mi riguarda non ho punti di contrasto con lui" ma se si parla di soccorsi in mare "la Guardia Costiera dipende dal ministero dei Trasporti e tocca a lei valutare se è necessario effettuare dei trasbordi". "E se l'altra sera ci fossimo comportati diversamente e fossero morte delle persone? – si chiede a proposito dell'ultimo salvataggio – E gli ufficiali fossero andati sotto processo come è già successo? Ragazzi non si scherza".

"Renzi ha ragione: la chiave di volta è lo sviluppo in Africa"

"Io ho dato disposizioni alla Guardia costiera di usare principalmente le Ong che mostrano un atteggiamento collaborativo. Ma certo non posso violare una regola del diritto internazionale o la nostra Costituzione. O qualcuno pensa che si possa vietare il trasbordo a una nave con migranti, magari lasciandola fuori dai porti a vagare nel Mediterraneo per 15 giorni?". "Io non inseguo le parole d'ordine dei razzisti e dei fascisti", conclude il ministro ribadendo di essere "pienamente d'accordo con le strategie dei governi Renzi e Gentiloni. Nessun disagio e condivido l'apprezzamento del Quirinale. E quando Renzi dice che la chiave di volta è lo sviluppo dell'Africa, ha ragione". 

Sergio Mattarella scende in campo e blinda l'operato del governo sui migranti, e in particolare l'operato di Marco Minniti, ministro dell'Interno, che da quando si è insediato al Viminale scelto da Paolo Gentiloni, ha inaugurato una politica meno buonista su diversi fronti, a cominciare da quello dei migranti. Una presa di posizione, quella del capo dello Stato, a dir poco inusuale, per un presidente che ha scelto sempre il basso profilo nelle diatribe interne al governo. Un fuori programma che nasconde ben altro.

Minniti aveva minacciato le dimissioni?

Dopo settimane di polemiche sull'operato delle Ong e sul regolamento che da ora in poi Minniti ha chiesto che debbano rispettare per poter soccorrere in mare i migranti, due giorni fa, stando ai retroscena dei quotidiani, la linea di Minniti si sarebbe scontrata con quella del cattolicissimi ministro Graziano Delrio. Motivo del contendere l'accesso ai porti per le navi delle Ong cariche di migranti soccorsi in mare dalle navi dei trafficanti. In parole povere e con molti distinguo e spiegazioni, per Delrio i porti non si possono chiudere a queste navi, per Minniti invece sì. Una querelle che stava coinvolgendo il governo, il Pd, gli altri partiti di maggioranza. Tanto da spingere Minniti, si racconta, a minacciare le dimissioni se il governo avesse fatto marcia indietro rispetto alla linea tenuto finora sui migranti. Una linea che passa dal fragile accordo con la Libia, al delicatissimo invio di navi al confine marittimo, dal braccio di ferro con l'Europa allo scontro con le più importanti Ong del mondo. Un livello di esposizione, che ha impegnato tutte le istituzioni, non solo il governo, in modo chiaro e inequivocabile. Tanto che anche lo stesso Capo dello Stato, pochi giorni fa davanti agli ambasciatori di tutto il mondo, si era lanciato con parole ben precise contro chi in Europa fa "battute" invece di risolvere i problemi. Leggi anche il pezzo di Repubblica

Per il presidente il ministro andava blindato

In un momento così delicato è ovvio che il presidente della Repubblica non si attende che si apra un fronte all'interno del governo, e men che meno vuole che il ministro di uno dei dicasteri più strategici per la sicurezza dello Stato si dimetta. Ecco dunque il suo sostegno a Minniti, seguito dopo pochi minuti da quello del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Nessun accenno alla polemica sui porti, da parte di Mattarella, ma il forte sostegno a quanto fatto sui migranti e la sottolineatura che la politica sulle Ong è stata approvata da gran parte del Parlamento, Pd compreso. Leggi il retroscena di Lettera 43

Scrive l'HuffPost: "Una domenica di telefonate e colloqui non era riuscita a portare ad alcun passo in avanti. La figura di Delrio d'altronde è rilevante dentro il Governo anche per il suo stretto collegamento con Matteo Renzi. Per Minniti andare avanti senza chiarire non era possibile. Come gesto dimostrativo, decide di non partecipare al Consiglio dei ministri, previsto per il pomeriggio. Per recuperare la situazione si muove il Quirinale, che ha avuto timore delle ripercussioni sulla tenuta del Governo. Dal Colle esprimono "grande apprezzamento" per il lavoro di Minniti tanto per la gestione dei migranti quanto per il codice di condotta per le Ong, "condiviso con larga convergenza in sede parlamentare". Si muove Palazzo Chigi in privato – nel confronto Gentiloni-Minniti – ma anche pubblicamente, facendo trapelare sulle agenzie che "i risultati sul fronte del contrasto del traffico di essere umani dalla Libia e del fenomeno migratorio cominciano ad arrivare".

“Se mi sta chiedendo se le vulnerabilità trovate mi hanno permesso di avere accesso ai dati personali degli utenti la risposta è: Sì. Avevo accesso all'intero database di Rousseau, e a tutti i dati che iscritti devono immettere al momento dell'iscrizione”. Evariste Galois è stato il primo hacker a bucare Rousseau, la piattaforma politica del Movimento 5 stelle. Ci ha scritto via email da un account Proton, un servizio di mail criptate. Il nome non è il suo ma così si fa chiamare su Twitter, dove ha cominciato a denunciare le falle della sicurezza del sito. Un nome che ha ‘rubato’ ad un matematico francese, giovane genio tra i fondatori dell’algebra astratta, morto a soli 20 anni per una ferita allo stomaco subita in duello. Anche l’hacker sembra molto giovane. “Non ho cercato se erano presenti vulnerabilità per scalare i privilegi e quindi non potevo modificare, ma potevo leggere. E questo è gravissimo” ha detto ad Agi. “Io però non ho pubblicato i dati degli utenti e non mi sono interessato ad essi (come è stato fatto qualche giorno dopo, presumibilmente da un altro hacker, ndr) . “Lo scopo dimostrativo del sito era mostrare che io potevo aver accesso a quei dati e quindi il sito non era sicuro. Dimostravo questo. Il pericolo era il sito e la sua sicurezza, non io”. Ad Agi diversi esperti di sicurezza hanno confermato che l’indirizzo email e la veridicità del contenuto è attendibile

Partiamo dal principio: perché un hacker decide di provare la sicurezza di Rousseau? 

“Io cerco le vulnerabilità nei siti web nel tempo libero. Non è un segreto, e di solito è ben visto. Ho un profilo su OpenBugBounty, sito utilizzato per segnalare in maniera responsabile determinate vulnerabilità. Mi occupo prevalentemente di siti italiani, per comodità, e ho testato, a caso, anche il sito del M5S. Semplicemente questo”. 

E sei riuscito a bucarlo. E’ stato così facile? 

“Personalmente, come ho scritto in qualche tweet, reputo la sicurezza di quel sito molto scadente. Mancano proprio le basi, a mio parere, ma penso che chi ne capisce qualcosa (e ben più di me) concordi con questo mio punto di vista”. 

Il tuo era un attacco contro il Movimento? Volevi dimostrare qualcosa? Alcuni ti hanno accusato sui social di aver preso soldi da altri partiti per farlo

“Come più volte scritto, in maniera esplicita e chiara, non era un attacco politico o al partito. Nel tempo libero cerco vulnerabilità, e una falla così grave, in un sito che contiene così tanti dati, non poteva passare sotto silenzio. Per il resto non mi esprimo, non sono stato pagato da nessuno ovviamente, ma sto fuori da commenti politici”.

Hai detto che hai contattato tu la Casaleggio per avvertirli, che ti hanno detto?

“Li ho contattati uno o due giorni prima della diffusione del sito, per segnalare la vulnerabilità. Hanno ringraziato per la segnalazione, ho avvisato che avrei pubblicato la notizia, senza però diffondere dati o dettagli troppo precisi sulla variabile vulnerabile. Purtroppo qualcuno ha trovato altre variabili vulnerabili, e condanno il gesto. Ho scritto qualche giorno dopo per segnalare un altro errore simile, affinché si potesse mettere in sicurezza il sito, mi hanno nuovamente ringraziato. Personalmente non reputo il sito sicuro”. 

Che idea ti sei fatto delle minacce che ti sono arrivate dal blog di Grillo? Pensi che alla fine ti porterà in Tribunale? 

“Non ho ricevuto denunce, spero non procedano per via legale, più che altro per non perdere tempo in carte e aule di tribunale. Spero fosse solo un post di propaganda, devono ancora commentare la perdita dei dati. Penso che la gestione del problema sia stata fatta male in ogni suo step: comunicazione con la stampa, con gli utenti, gestione della sicurezza. Io avevo scritto dei consigli nel sito, che reputo sensati, ma sono stati ignorati”.

Per lo meno un effetto lo hanno avuto: per un po' hai cancellato tutto. E' così? 

“Non ho cancellato tutto. Ho sospeso l'account Twitter volontariamente per qualche giorno: troppa pressione, troppa visibilità, mille notifiche e, ammetto, un po' di preoccupazione iniziale. Non ero e non sono abituato. Io capisco la viralità della notizia, ma ammetto che non ho saputo gestire al meglio la situazione. Eliminarmi mi ha dato dei giorni di tranquillità. Il sito è caduto offline per le troppe visite, per rimetterlo online dovevo pagare il servizio di host e non sono interessato a ciò. Ho modificato comunque il sito, ho tolto il paragrafo Dimostrazione. Lo reputavo utile, e lo reputo tutt'ora così, ma non voglio aiutare ulteriormente persone stupide come r0gue_0. Il sito comunque è ancora reperibile attraverso le cache. Ho lasciato la sezione FAQ e Conclusione perché le reputo utili per gli utenti”. 

Hai avuto accesso solo a Rousseau o da lì potevi entrare negli altri siti? 

“Non ho controllato l'intero db, non era il mio interesse. Poterlo leggere era già particolarmente grave. Personalmente non reputo sicuro il sito di Beppe Grillo. Non mi stupirebbe se ci fosse un unico database per tutti i loro siti. Non avendo però prove di ciò, e sinceramente non volendomene più occupare, la risposta alla domanda è: no, non ho avuto accesso agli altri siti”. 

Leggi anche: Perché l'hacker può aver venduto tutto il database di Rousseau

“Quando sabato sera ho visto quel tweet con la mia password mi è andata la cena di traverso: non l’avevo mai detta a nessuno, nemmeno alle persone più vicine”. David Puente è l’informatico che dal 2007 al 2011 ha lavorato per la Casaleggio Associati e che in un post sul suo blog si è detto “certo al 100% e oltre” che l’hacker che ha violato i server di Rousseau è in possesso anche dei dati di Beppegrillo.it e Ilblogdellestelle.it, il magazine online del M5s.

Dati, nomi, cognomi, email, password e donazioni fatte al sito del Movimento sono stati messi in vendita. E se diamo per buono quanto ha scritto l’hacker su Twitter, qualcuno li ha anche comprati. Scrive infatti nel suo ultimo tweet: “Grazie amici per lo shopping, adesso divertivevi”. Scritto intorno alla mezzanotte di sabato 5 agosto. Da allora l’account ha smesso di scrivere. Ma i suoi tweet e i dati pubblicati non sono stati oscurati, nonostante la violazione palese delle norme sulla privacy. 

Perché quella password è importante? 

“La password è quella con cui accedevo al blog Beppegrillo.it: Timbiriche, una parola che riguarda la mia infanzia in Venezuela. E’ la dimostrazione che l’hacker R0gue_0 che negli ultimi giorni ha pubblicato i dati di Rousseau in realtà possiede anche quelli degli altri blog della rete. Altrimenti non si spiega come faccia ad avere la mia”.

Lei è stato tra i primi ad essere coinvolto nel leak di dati messi in rete dall’hacker

“Immagino sia perché sono piuttosto noto per aver lavorato con Casaleggio, conoscevo bene Gianroberto e con lui ci eravamo lasciati in ottimi rapporti”

R0gue_0 ha dimostrato di essere piuttosto informato anche sulla vita ‘interna’ alla società che edita i blog di Grillo

“Ha rivelato cose che nessuno sapeva, anche parole che usavamo nel team in maniera scherzosa tra di noi. Ma nessuno può dire con certezza che sia un interno. Se lo è deve essere qualcuno che ci ha lavorato fino in tempi recentissimi perché ci sono dati del 2017. Quando ero alla Casaleggio ricordo che spesso alcuni mettevano in guardia da falle nella sicurezza dei siti. Io non ho programmato i siti di Grillo, ma ricordo che alcuni erano più attenti alla sicurezza, altri meno. E vedere le mie password in chiaro lo dimostra. E’ incredibile che nessuno si sia preso la briga di criptare le password. Quei siti sono facilmente violabili, e possono essere state modificate anche delle votazioni online”. 

R0gue_0 è stato il secondo hacker a dire pubblicamente di aver bucato Rousseau. Il primo è stato un hacker buono, etico, che però è stato criticato duramente in un post dallo stesso Movimento che lo ha minacciato di azioni legali

“Con quel post Grillo ha fatto un grosso errore. Nessuno hacker buono ti aiuterà più. Non solo, non è assurdo pensare che questo nuovo attacco sia stato fatto da qualcuno che o ce l’ha con il primo hacker oppure ce l’ha con la Casaleggio per quel post. Che è molto peggio".

E’ possibile che l’autore del secondo attacco sia lo stesso del primo?

“Sì, nulla lo vieta in linea di principio. Sarebbe una reazione umana ad una minaccia subita. Ma è davvero difficile dirlo”. 

 

In una lunghissima intervista al Giornale, il leader del centro-destra Silvio Berlusconi racconta come sta preparando il suo partito, la sua coalizione e il popolo del centro destra alle prossime politiche. Parla del ruolo degli alleati, della sua risalita nei sondaggi, del 'profumo di vittoria' e della 'grande responsabilità' che lo spinge tornare in campo. Piccola sintesi delle cose notevoli dette dal presidente di Forza Italia. 

1. Il centro destra è un popolo, non un partito

"Il centrodestra è innanzitutto un popolo, come si è visto in questi vent'anni, ma anche più recentemente al referendum costituzionale o nelle principali città italiane. Un popolo unito da valori e ideali che vuole una alternativa rispetto ai governi della sinistra".

2. Niente Forza Italia per chi ha sostenuto la sinistra

"D'ora in poi non sarà consentito l'ingresso in Forza Italia a chi, eletto nel centrodestra, ha sostenuto governi di sinistra che hanno condotto il Paese nella difficile situazione nella quale ci troviamo".

3. L'odore della vittoria

"Il profumo della vittoria lo sento, ma soprattutto sento la sofferenza degli italiani […]. Sempre più italiani chiedono a me, a Forza Italia, al centrodestra, di cambiare radicalmente le cose che non vanno nel nostro Paese".

4. Rottamazione? Nella vita sono sempre stato un costruttore

"Io nella vita sono sempre stato un costruttore, in qualunque campo mi sia impegnato. Gli sfasciacarrozze invece rottamano. Per questo sto lavorando per rinnovare radicalmente la nostra squadra parlamentare e di governo. Meritocrazia per chi ha ben lavorato in questi anni e rinnovamento". 

5. Grillo e Renzi? E' la rassegnazione degli italiani il mio avversario

"Se devo essere sincero, l'avversario più insidioso è la rassegnazione e la delusione degli italiani. E non è retorica o un modo per eludere la domanda. Il vero nemico che voglio combattere è quel dato angosciante che vediamo ogni volta che escono dei risultati elettorali: il 40-45% di italiani che non è più andato a votare".

6. Grillini dilettanti della vita, con loro patrimoniale

"Non cadiamo nell'equivoco: non sono dilettanti, sono i veri professionisti, anzi i mestieranti della politica. Sono semmai dilettanti nella vita, la gran parte di loro non ha mai lavorato […]. Per loro la politica è il mestiere per mantenersi. […] Gli italiani votano con testa e con le tasche come è giusto che sia. Grillo al governo significherebbe tasse ancora più alte sulla casa, una imposta patrimoniale immediata, tasse di successione a livelli stratosferici, addirittura al 45 o al 50 per cento. Insomma, una decrescita infelice e angosciante".

7. Il governo del Pd

"Fallimentare. Il Pd ha fallito in tutti questi anni: da quando con un incruento colpo di Stato ha abbattuto il nostro governo nel 2011".

8. Lo scatto da leader di Renzi

"Quello che mi interessa è che si riparta dall'unico metodo sul quale si era trovato un largo consenso: il sistema tedesco adattato alla situazione italiana […] Finite le vacanze spero che abbia uno scatto da leader"

9. La peggiore crisi dell'Italia 

""Chi si assumesse la responsabilità di andare a votare con questa legge elettorale, rischia di essere il protagonista di una delle peggiori crisi che l'Italia abbia mai avuto".

10. Oggi fare il centrodestra è più facile

"[Creare una coalizione di centrodestra oggi è] Molto più facile. Allora si trattava di creare dal nulla una coalizione capace di raccogliere i moderati in alternativa alla sinistra. Oggi si tratta semplicemente di riproporre a livello nazionale la coalizione che ha governato per molti anni con ottimi risultati e che governa anche oggi molto bene la Lombardia, il Veneto e la Liguria".

11. Nel 2011 la pagina più triste di tutte

"Ricordo che in quell'occasione del 2011 non fui umiliato io, ma l'Italia, quando mi fu impedito di mantenere gli impegni presi con l'Europa, e questo diede l'occasione a Sarkozy di mettere in ridicolo il nostro governo ostentando sorrisi sarcastici in una conferenza stampa, costruita ad arte, nella quale fu coinvolta suo malgrado anche la signora Merkel. Io stavo difendendo con ogni mezzo la nostra sovranità dai tentativi di imporre il commissariamento della nostra politica economica da parte della cosiddetta troika. Nel frattempo, le più alte cariche dello Stato lavoravano per sabotare i miei sforzi, ovviamente in accordo con la sinistra, che si dimostrò del tutto indifferente all'interesse nazionale. È questa la cosa più triste di tutte".

12. Quando c'ero io… 

"Quando governavamo noi l'immigrazione clandestina era bloccata […] La disoccupazione era sotto la media europea […] Grazie a noi oggi l'Italia è più corta e da Milano a Napoli si va in 4 ore […] Le strade sono più sicure […] Non fumare negli ambienti chiusi è segno di civiltà". 

13. Quando (e se) ci sarò io 

"Basta tasse sulla casa, basta tasse sulla famiglia, basta tasse sulla prima auto […] Aliquota unica per le persone e le imprese […] No tax area per quanto riguarda i primi 12.000 euro annuali di reddito. […] Rivoluzione per chi vive sotto la soglia di povertà. […] Sotto una certa soglia non solo non si pagano tasse"

Il giallo sull'attacco hacker ai siti della Casaleggio Associati ha un nuovo capitolo. Ieri a Repubblica aveva parlateo del blogger e ex dipendente della Casaleggio David Puente, che tra i primi ha rivelato l'esistenza di un nuovo account che sta in questi giorni pubblicando una grossa mole di dati rubati da Rousseau. Oggi Puente ha scritto un post sul suo blog in cui dice: "Riconosco i dati, sono quelli relativi agli account presenti nella piattaforma dei commenti del Blog di Beppe Grillo". Lui, che dal 2007 al 2011 ha lavorato per la Casaleggio Associati, nel post si dice sicuro che l'hacker che ha bucato Rousseau, la piattaforma online del Movimento 5 stelle, ha fatto la stessa cosa anche con il sito di Beppe Grillo, Beppegrillo.it, e con il blog a questo collegato "Il blog delle stelle".

 

Puente si dice certo "al 100% e oltre" che le password e gli account pubblicati siano autentici e vengano direttamente dal sito di Grillo: "Quella password la usavo nel 2007 quando ero giovane e inesperto". Una password che Puente descrive come "estremamente segreta, nonostante la sua semplicità, e mai fornita ad anima viva in nessuna sua forma o alterazione". Puente finora si è accreditato come fonte piuttosto sicura. Se confermata anche questa sarebbe l'ulteriore conferma che esiste un dump, un magazzino di dati rubati ai server della Casaleggio in possesso di qualcuno. Un hacker. Sicuramente meno buono di quello che per primo era riuscito a bucare la sicurezza dei siti della società milanese. 

Ma da dove arriva la certezza di Puente? 

Ieri alle 19.28, l'hacker che su Twitter si fa chiamare R0gue_0 e che in questi giorni sta pubblicando una grande quantita' di materiale sensibile rubato da Rousseau, ha messo online un tweet con un nuovo file contenente password e nomi rubati dai server della Casaleggio. Nel tweet inserisce gli account di Davide Casaleggio, Beppe Grillo e quello di Puente:

"Eccoci qui cari vecchi amici, facciamo un salto nel passato, riconoscete questi Apt?". Puente avrebbe quindi riconosciuto le proprie password (sul suo sito oscura le altre), quelle che usava quando lavorava al blog di Grillo. Questa per lui sarebbe la prova che non e' stato hackerato solo Rousseau, ma anche il blog del garante del movimento e organo ufficiale dei pentastellati. Né Grillo né Casaleggio finora si sono espressi su questo nuovo attacco. 

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