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"Salvini dice che si incavola Di Maio, e che quindi l'incontro doveva rimanere segreto. Questo è il problema degli uomini che hanno l'amante…". La presidente di FdI Giorgia Meloni ironizza sulla mancata partecipazione del leader leghista Matteo Salvini al vertice del centrodestra che si è tenuto oggi a Milano, intervistata a Nemo in onda stasera.

"Salvini – ha aggiunto – dice che si è arrabbiato perché si è saputo che doveva essere un incontro clandestino, ma era una riunione in calendario da settimane, per parlare di una cosa che sanno tutti, e cioè dei candidati del centrodestra per le regioni in cui si voterà, in alcune addirittura a febbraio. Con Berlusconi e con Giorgetti, che comunque era presente per la Lega – ha concluso – abbiamo parlato delle regionali, siamo andati un po' avanti e poi vedremo".

 "Con l'Europa sono convinto che l'accordo lo troveremo, perché a noi non interessa litigare e neanche a Bruxelles interessa mandare i commissari e gli ispettori in giro per l'Italia". Lo ha detto il ministro dell'Interno e vicepremier, Matteo Salvini, a Porta a Porta in onda stasera, rispondendo a una domanda sul rapporto deficit-Pil previsto dalla legge di bilancio. 

"Non è mica scritto nei dieci comandamenti della Bibbia che dobbiamo fare il 2,4 per cento" di rapporto deficit-Pil. Ha aggiunto. "I tecnici sono a lavoro. Ci diranno che su quota 100 ci sono uno, due, tre miliardi in più, vorrà dire che li metteremo sugli investimenti". "Il reddito di cittadinanza -a continuato – è un contributo che incentiva a tornare nel mondo del lavoro. Si stanno comunque mettendo dei paletti, non sono tanti quelli che avranno il totale dell'importo: se uno per esempio ha il macchinone, la casa ed altro non l'avrà".

È scontro tra M5s e Forza Italia per gli insulti sessisti rivolti alla parlamentare Matilde Siracusano da parte di un sito web collegato al Movimento 5 stelle. Il caso scoppia in un'Aula della Camera impegnata nell'esame degli ordini del giorno sul decreto Sicurezza, ed è subito bagarre. Alla deputata 'azzurra' arriva la solidarietà del presidente della Camera, Roberto Fico.

Ma le polemiche, dopo il caos nell'Assemblea di Montecitorio, non si placano. A sollevare il caso è Francesco Paolo Sisto che ha denunciato un "attacco web" da parte del "blog del M5s":

"Un ignobile attacco a testa bassa contro la collega Matilde Siracusano, 'colpevole' di aver difeso strenuamente il nostro leader Silvio Berlusconi. Ma un parlamentare – ha affermato Sisto – ha il pieno diritto di esprimere le proprie opinioni senza per questo incorrere addirittura in minacce di morte e in insulti sessisti mossi, a raffica, su uno strumento come il blog grillino che qualcuno vuole ancora definire di democrazia".

Ma i 5 stelle non accettano le accuse e le respingono al mittente: "Nulla di cui scusarci", dice il capogruppo Francesco D'Uva, spiegando che dei commenti sul web non può rispondere il Movimento. Il pentastellato, tuttavia, offre la disponibilità a discutere della questione in ufficio di presidenza, garantendo che "c'è massimo rispetto per tutti i membri di quest'Aula".

Il Pd, con Emanuele Fiano, interviene e dà il proprio sostegno e la solidarietà alla collega di Forza Italia. Ma la tensione arriva alle stelle e la presidente di turno, Mara Carfagna, fatica a riportare l'ordine in Aula. Episodio stigmatizzato da Fico, che su Facebook scrive:

"Bisogna combattere la visione di una società maschilista, un atteggiamento generale sessista che si manifesta in molteplici settori del nostro Paese. E vanno condannate in modo forte e senza appello tutte quelle persone che invece di rispondere politicamente alle questioni poste dalle nostre deputate si lasciano andare a commenti di stampo puramente sessista che niente hanno a che fare con i temi sollevati".

Per Forza Italia, pero', il 'caso' non è affatto chiuso: "I grillini sono i mandanti morali di questa volgarissima aggressione e chi ha aggredito Matilde Siracusano è un vigliacco al pari di chi lo copre", afferma Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato.

E la capogruppo Mariastella Gelmini incalza: "giudico indecente il fatto che oggi in Aula il capogruppo pentastellato a Montecitorio, Francesco D'Uva, non abbia condannato gli attacchi indicibili alla nostra parlamentare". I pentastellati si difendono: "Il Movimento 5 stelle ha sempre condannato fermamente qualsiasi tipo di atteggiamento sessista e maschilista ai danni delle donne e per questo stigmatizziamo con decisione tutti i commenti e gli insulti che sono stati rivolti sui social alla deputata di Forza Italia Matilde Siracusano", afferma la presidente della commissione Affari sociali della Camera, Marialucia Lorefice, che poi contrattacca:

"Vorremmo sottolineare l'ipocrisia dei colleghi di FI. Dove era la loro indignazione quando a ottobre alla domanda 'bionda o mora?' Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi rispondeva 'basta che te la diano!'? Dove erano quando tra video, intercettazioni telefoniche e altro le donne ne uscivano come una mera mercanzia di scambio? Non possiamo accettare lezioni di moralita' da un partito che ha tollerato per anni commenti sessisti intollerabili e che si ricorda della dignita' delle donne solo per attaccare strumentalmente gli avversari politici", conclude.

Francesco Boccia, deputato Pd e candidato alla segreteria del partito, ha detto in un’intervista ad Affari Italiani che il 15 dicembre a Roma con un gruppo di sviluppatori proveranno a “smontare e rimontare Rousseau”. Una frase che ha dato il via ad un botta e risposta tra lui e l'Associazione Rousseau, che sul Blog delle Stelle replica ironicamente: "Anche il Pd ama Rousseau". Al di là dell'ironia però qualcosa di vero c'è. Perché all'Agi Boccia spiega che, nonostante i tanti problemi di Rousseau e la chiusura del suo codice, l'idea di una piattaforma in grado di inaugurare una nuova modalità di partecipazione diversa iscritti alla vita politica di un partito è qualcosa che vorrebbe anche per il 'suo' Pd. E che, al netto dei "numerosi difetti", l'idea di Casaleggio senior è già "una pagina della storia politica italiana". 

 

Francesco Boccia, dall'inizio: cosa intendeva con la frase “smonteremo e rimonteremo Rousseau”? 

"Intendevo quello proprio quello che ho detto. Guardi, sul piano politico devo dare a Casaleggio senior e a suo figlio, e in generale al Movimento 5 stelle, il merito di aver innovato le modalità di raccolta del consenso ma anche parzialmente la partecipazione alla vita politica. In questo hanno fatto qualcosa di paragonabile, a livello di innovazione, a quello che ha fatto Berlusconi nel '94. Noi abbiamo come Pd abbiamo la grave responsabilità di aver sottovalutato l’impatto della rete sulle democrazie e sulle relazioni tra esseri umani. Arriviamo in ritardo, un po’ come tutti i partiti, tranne forse quello di Salvini che ha fatto però qualcosa di diverso". 

In realtà più che hackerare Rousseau lei ha detto di voler hackerare il Pd proponendo una diversa modalità di partecipazione degli iscritti alla vita del partito, grazie a strumenti digitali. 

"Io 4 anni anni fa ho fondato Digithon, che è un’associazione e che ha raccolto progetti, idee e startup di centinaia di ragazzi. Questa cosa dell'hackaton è venuta fuori da loro. Alla vigilia del congresso ho chiesto ai ragazzi di fare qualcosa, da qui l'idea di un hackaton il 15 dicembre a Roma. Ci saranno militanti del Pd, parti sociali, ma abbiamo capovolto il meccanismo. Le prime ore della giornata saranno dedicate agli sviluppatori che lavoreranno al codice di una piattaforma di partecipazione politica che vorremmo adottasse il Pd. E se questo è l'obiettivo non si potrà non parlare di Rousseau, perché se è vero che Rousseau è un elemento di innovazione in politica, non possiamo far finta che sia un meccanismo perfetto. Loro hanno scritto una pagina della storia politica italiana, ma ha algoritmi segreti, ha manifestato problemi nella tutela dei dati degli iscritti e oggi è poco più di un commentificio. Noi dimostreremo che Rousseau è limitato, in questo senso lo smonteremo. E proporremo una piattaforma diversa: fatta con codici sorgenti visibili a tutti così che tutti gli sviluppatori possano migliorarla".

Quanti sviluppatori ci saranno? 

"In tutto prevediamo un migliaio di persone tra iscritti al Pd e sviluppatori, che non per forza sono del Pd, anzi, molti di loro non lo sono. Al momento non abbiamo un numero preciso, credo un centinaio, comunque saranno quelli che gravitano attorno all'associazione Digithon". 

Ha già un'idea di piattaforma? 

"Si ma non mi sembra il momento di rivelarla. Lo scoprirete il 15". 

La sponda M5s del governo ha annunciato diverse azioni a sostegno dell'innovazione in questi mesi. Un fondo di venture capital, investimenti in blockchain e intelligenza artificiale. È quello che serve a far crescere gli investimenti in innovazione? 

"Ho visto, ho letto, ma per ora siamo al livello di annunci. Sono molto cauto e voglio vedere le carte, le proposte concrete. Non è un segreto che con loro ho contatti continui e che con Di Maio ho un confronto aperto, nonostante al governo facciano un pasticcio a settimana. Però ho un dubbio su questa spinta all'innovazione se a promuoverla è una società privata, la Casaleggio, che ha dei suoi interessi specifici nel settore e riesce a trasformarla in azioni di governo, investimenti pubblici". 

Si rifersice, immagino, al tema della blockchain e dell'intelligenza artificiale? 

"Esatto. Mi sembra uno schema già visto. Siamo a livello di Publitalia e Forza Italia nel 94". 

Twitter: @arcangelor

"Le colpe dei padri non ricadano sui figli". Oppure sì? La citazione biblica si presta a interpretazioni, visto che in alcuni testi (Esodo 20,5, Leviatano 26,39 e Isaia 14,21) si afferma che "la colpa dei padri deve ricadere sui figli" e in altri (Deuteronomio 24,16 e Ezechiele 18,20) si sostiene l'esatto contrario.

Se la disputa si sposta nel dibattito politico, però, ci si trova tutti concordi: No, le colpe dei padri non possono ricadere sui figli. Nel recente passato, i casi Consip e Banca Etruria hanno messo al centro delle cronache, rispettivamente, il papà dell'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi e quello del suo ministro, Maria Elena Boschi. C'è stato poi un caso più politico, quello del papà di Alessandro Di Battista, esponente di spicco del M5s con un approccio internazionalista e terzomondista alla politica.

Tutto il contrario del babbo che, orgogliosamente, rivendica radici che affondano nell'estrema destra del Movimento Sociale Italiano. Il turno, ora, è del capo politico del M5s, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico nonché vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio.

L'inchiesta de Le Iene su Di Maio padre

Una inchiesta delle Iene ha puntato la lente sull'attività di imprenditore edile di Di Maio senior, con un testimone (Salvatore Pizzo, concittadino di Pomigliano d'Arco) che racconta di aver lavorato "in nero" dal 2009 al 2010 nell'azienda edile che da trent'anni porta avanti il padre di Luigi, Antonio.

Il ministro si dichiara all'oscuro di tutto, promette che verificherà quanto trasmesso dalle Iene. Intanto però il caso è aperto e fa riemergere il ricordo della campagna politica del Movimento 5 Stelle contro i papà di Matteo Renzi e di Maria Elena Boschi. I quali, non a caso, sono i primi ad intervenire per ricordare al ministro il trattamento ricevuto: "Sono anche convinto che le colpe dei padri non debbano ricadere sui figli e questo lo dico da sempre, a differenza di Di Maio che se ne è accorto adesso", scrive l'ex presidente del Consiglio su Facebook.

"Ma non riesco a far finta di nulla. Non ce la faccio. Rivedo il fango gettato addosso a mio padre. Rivedo la sua vita distrutta dalla campagna d'odio dei 5 stelle e della Lega. Rivedo un uomo onesto schiacciato dall'aggressione social coordinata da professionisti del linciaggio mediatico". Nessuna tentazione di ripagare il M5s "con la stessa moneta", assicura Renzi, "ma prima di fare post contriti su Facebook chiedano almeno perdono alla mia famiglia per tutta la violenza verbale di questi anni. Se Di Maio vuole essere credibile nelle sue spiegazioni prima di tutto si scusi con mio padre e con le persone che ha contribuito a rovinare".

La reazione di Renzi e Boschi

Sempre su Facebook interviene anche Renzi senior invitando tutti a non accostare il suo nome a quello del papà del ministro in carica: "Chiedo cortesemente di non essere accostato a personaggi come il signor Antonio Di Maio. Io non ho mai avuto incidenti sul lavoro in azienda e se si fossero verificati mi sarei preoccupato di curare il ferito nel miglior ospedale, non di nascondere il problema".

Maria Elena Boschi vorrebbe guardare negli occhi Antonio Di Maio, padre di Luigi, per poter dire: "Caro signor Di Maio, le auguro di non vivere mai quello che suo figlio e gli amici di suo figlio hanno fatto vivere a mio padre e alla mia famiglia". Parole che Boschi affida a un video che si fa più duro nei toni ad ogni minuto che passa: "Le auguro di dormire sonni tranquilli, e di non sapere mai cos'è il sentimento di odio che è stato scaricato addosso a me e ai miei. Di non sapere mai che cos'è il fango dell'ingiustizia che ti può essere gettato contro perché il fango fa schifo come fa schifo la campagna di fake news su cui il M5s ha fondato il proprio consenso. Continuo a far politica solo per la mia nipotina, perchè possa sapere che la sua è una famiglia di persone per bene. Le auguro signor Di Maio di poter dire lo stesso della sua, anche se mi rendo conto che ogni giorno che passa per voi diventa più difficile".

Il Movimento 5 stelle affida al senatore Primo Di Nicola la risposta al Pd: "Ormai Renzi e Boschi fanno tenerezza. Stamattina si sono svegliati e, non avendo di meglio di fare, hanno attaccato Luigi di Maio per una storia che nulla c'entra con vicende ben più gravi che vedono come protagonisti i loro parenti e amici". E un altro parlamentare grillino, Francesco Silvestri, invita a leggere le carte: "Il padre di Renzi – e il suo braccio destro Lotti – sono tutt'ora indagati nell'inchiesta Consip. Il Pd ha partorito ministri come la Boschi e il suo vergognoso 'salva banche', un decreto che potremmo definire 'salva papà', dato che evitò il fallimento di Banca Etruria". E il dibattito potrebbe spostarsi presto dai social network alle Aule del Parlamento vista la richiesta arrivata dal Pd a Di Maio perché il ministro riferisca al più presto alle Camere.

Corleone va al centrodestra. Vince Nicolò Nicolosi con il 55% dei consensi: 1354 preferenze su 2447 voti espressi. Maurizio Pascucci, il politico toscano disconosciuto e sconfessato alla vigilia dal leader del M5s, Luigi Di Maio, per la sua volontà di aprire un dialogo con i parenti dei mafiosi e la foto postata su Facebook con il nipote di Bernardo Provenzano, si è fermato al 27%, 660 preferenze. Il terzo candidato, Salvatore Antonino Saporito, a capo della lista Viviamo Corleone, ha ottenuto 386 consensi.

Nicolosi, che guidava la lista Nuova luce e che ha dunque doppiato il suo diretto avversario, ha un lungo passato da parlamentare regionale, anche con incarichi di Giunta; nel 2001 è stato eletto alla Camera con il centrodestra, e tra il 2002 e il 2007 è stato sindaco del paese, eletto al primo turno con oltre il 64% dei consensi. L'affluenza ieri si è attestata al 61,13%.

SI torna a votare a Corleone, il comune in provincia di Palermo, che insieme a quello di Palazzo Adriano nell'agosto 2016 era stato sciolto per mafia. I cittadini sono chiamati a eleggere sindaco e consiglio comunali dei due paesi.

Fari accesi soprattutto sulla città che è stata di Totò Riina e di Bernardo Provenzano, nati e sepolti qui, ma che, in parte, dicono le tre commissarie, i giovani del posto e la Chiesa locale, è un storia finita.

Bisogna vigilare, ha avvertito il vescovo Michele Pennisi. "Vogliamo essere sentinelle", hanno assicurato i giovani. Qualcosa, rivendicano in tanti, è stato costruito: sul fronte della partecipazione, di una maggiore consapevolezza e di scelte amministrative, in un paese che negli anni scorsi era diventato anche tax free per i boss.  

Così, 'per non dimenticare' e per capire che la cattura dei due padrini non ha cancellato Cosa nostra da queste parti, come ha dimostrato del resto lo scioglimento per infiltrazioni, è forse utile recuperare le ragioni di questo commissariamento ormai al capolinea.

Favori e affari, dalle tasse ai rifiuti 

"Nel Comune di Corleone sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che hanno compromesso la libera determinazione e l'imparzialità degli organi eletti nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012, nonché il buon andamento dell'amministrazione ed il funzionamento dei servizi": lo scriveva il ministro dell'Interno del tempo nella relazione che esplicitava i motivi che hanno portato allo scioglimento il 10 agosto 2016. Si dava atto della "sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata e su forme di condizionamento".

'Sangue' e denaro

Documentata una contiguità tra esponenti della criminalità organizzata corleonese o tra persone ad essi vicine e gli amministratori comunali, "favorita da un fitto intreccio di legami parentali, da rapporti di frequentazione o da una comunanza di interessi economici".

Le attività connesse alla gestione del ciclo dei rifiuti sono quelle che suscitano maggiore interesse da parte della criminalità organizzata. Il comune di Corleone, "sfruttando le difficoltà incontrate dalla società incaricata della raccolta, ha garantito a società private, collegate a consorterie mafiose locali, lo svolgimento del servizio di raccolta rifiuti".

Dal febbraio 2015 è partita la gestione straordinaria del servizio disponendo interventi sussidiari attraverso noli affidati a due imprese, "di cui una riconducibile ad un soggetto vicino alla locale famiglia mafiosa".

Il comune di Corleone aveva inoltre esternalizzato il servizio di accertamento e riscossione dei tributi: è un fatto il calo di oltre 40 punti percentuali nella riscossione ordinaria dei tributi, che passa dal 73% al 25%: "Tra gli utenti morosi – spiegava il documento – vi sono esponenti della locale clan". Persino la difesa dell'amministrazione in tutti i contenziosi stragiudiziali "è stata affidata ad un avvocato legato da vincoli parentali con la famiglia mafiosa corleonese".

Le commissarie

"Il risveglio dell'attenzione dei giovani corleonesi lo consideriamo il vero successo di questo commissariamento. Saranno loro le sentinelle del futuro di Corleone", hanno detto le tre dipendenti del ministero dell'Interno che hanno gestito il Comune per due anni: Giovanna Termini, Rosanna Mallemi e Maria Cacciola. "Abbiamo provato a difendere la dignità di Corleone e dei corleonesi in ogni modo", hanno spiegato, "una difesa basata sui diritti e sui regolamenti, che non abbia bisogno di prevaricazioni. Corleone non è uno zoo, nè per i turisti in cerca di escursioni di mafia, nè per multinazionali alla ricerca di set pubblicitari per scimmiottare stanchi stereotipi".

La gestione del Comune è passata da scelte normali, ma non scontate da queste parti dove non ci sono più zone franche, neppure sulle tasse che i mafiosi prima non pagavano. Le commissarie hanno inoltre contribuito a dar vita a un marchio che identifica i prodotti di Corleone e hanno promosso un turismo che mette a sistema circuiti religiosi, beni confiscati e prodotti delle terre confiscate e affidate alle coop.

La chiesa, via il fango e basta furberie

La mafia, ha ragionato con Agi l'arcivescovo di Monreale Miche Pennisi, "non è scomparsa, anche se non domina più il territorio e non ha il consenso di prima. E' presente in maniera silente e c'è ancora una mentalità mafiosa. Non bisogna, dunque, abbassare la guardia". Ma è un fatto, che "Corleone sta cambiando, a partire dai giovani. Alla marcia della legalità hanno preso parte questa volta tutte le componenti ecclesiali, i sindacati, le associazioni, senza riserve e senza paura di manifestare".

Una rete di resistenza. I giovani come "angeli del fango" entrati in azione nella drammatica ondata di maltempo. Per Pennisi un simbolo: "Oltre al fango fisico, c'è questo fango, quello della mafia, che ha sporcato Corleone e che stiamo insieme spalando via". Riguardo alle elezioni, la Chiesa "vuole rimanere al di sopra delle parti", ma indica le priorità "che sono i giovani e il lavoro e i valori di una cittadinanza attiva, responsabile, solidale. Basta furberie – è il monito – è tempo dell'impegno di tutti per il bene comune".

Due ore a cena al 13mo del Berlaymont, sede della Commissione europea. Jean Claude Juncker attende Giuseppe Conte per affrontare il capitolo 'manovra italiana'. Il presidente dell'esecutivo Ue vedrà il premier italiano subito dopo il primo ministro britannico Theresa May, alla vigilia del Consiglio europeo sulla Brexit. E anche solo dalla calendarizzazione si comprende l'urgenza dell'incontro, che arriva a 36 ore dalla bocciatura della legge di bilancio da parte di Bruxelles.

Cena leggera per un conto salato

Appuntamento alle 19,30, quindi, nel palazzo della Commissione per una cena leggera che dovrebbe terminare per le 21,30. 'Piatto forte' la manovra del governo del cambiamento che a Bruxelles risulta 'indigesta' soprattutto per i saldi che l'esecutivo Conte al momento non ha alcuna intenzione di cambiare, cioè correggere l'obiettivo di rapporto deficit/Pil per il 2019 al 2,4%.

Al confronto con Juncker, Conte sarà accompagnato dal ministro dell'Economia Giovanni Tria, mentre per parte Ue siederanno i commissari Pierre Moscovici, e Valdis Dombrovskis.

“Dobbiamo incoraggiare la crescita”

"Alla Commissione domani dirò che il governo italiano vuole garantire l'obiettivo della stabilità finanziaria", ha spiegato Conte, parlando da Napoli, "Da questo punto di vista siamo assolutamente concentrati nel raggiungimento di questo obiettivo. Ma è anche vero che per perseguirlo, la linea migliore, il modo migliore è quello di assecondare e promuovere la crescita. Diversamente andremo in recessione".

Da settimane il premier va ripetendo che il suo obiettivo è di "spiegare" l'impianto della legge di bilancio, che comunque rimane "confermato", ai partner europei, con i quali intende portare avanti un "dialogo costruttivo". E' una manovra "ben studiata", ha rivendicato Conte, "orientata alla riduzione del debito, obiettivo che abbiamo in comune con l'Ue", attraverso un "piano di riforme" e al sostegno della "crescita economica" nel Paese. Fonti di Palazzo Chigi sottolineano che il governo si pone con "responsabilità" davanti all'avvio della trattativa con l'Ue. L'esecutivo "vigila" con attenzione l'andamento dello spread Btp-Bund, si rimarca, ma è "determinato a seguire la strada della crescita".

Obiettivo tempi lunghi

Oltre all'insistenza su riforme e crescita, uno dei pochi margini che il governo potrebbe ottenere è sulla tempistica. L’Italia chiederà "tempi di attuazione molto distesi" se l'Ecofin, accogliendo la proposta della Commissione europea, dovesse formalizzare la procedura di infrazione per deficit eccessivo dovuta al calo insufficiente del rapporto debito/Pil, ha anticipato ieri Conte, durante l'informativa alla Camera.

Uno spiraglio è arrivato oggi da Moscovici: "La mia porta resta aperta alle autorità italiane e sono convinto che potremo accordarci su soluzioni condivise nell'interesse degli italiani e della zona euro, è un percorso esigente ma praticabile, voglio crederci", ha scritto sul suo blog il responsabile agli Affari economici della commissione.

“Le regole valgono per tutti”

Moscovici ha poi ribadito che "è giustificato" quanto indicato mercoledì all'annuncio del giudizio negativo sulla legge di bilancio italiana e della conclusione che una procedura per violazione della regola del debito. "La nostra opinione è la conseguenza logica e attesa della decisione dell'Italia di non rispettare le regole per il 2019 lasciando aumentare il deficit pubblico, previsto al 2,4% del Pil invece dello 0,8% promesso a luglio, cosa che farà aumentare ancora il debito pubblicò, ha aggiunto. "Il nostro obiettivo – ha chiarito – non è sanzionare le autorità italiane né di intervenire negli affari interni dell'Italia, ma di far rispettare le regole" sottoscritte da tutti gli Stati Ue.

Ma la missione di Conte e del governo si preannuncia tutta in salita e i margini di trattativa molto ristretti. Dal Tesoro si invita alla prudenza. Domani il governo si troverà davanti "all'inizio di un negoziato delicato", si sottolinea, che ha come "obiettivo arrivare ad un accordo con l'Ue" in una trattativa complessa attorno alla quale sarebbe meglio mantenere il "massimo riserbo".

Nessuna concessione, nessuna soluzione

Se, come annunciato, non ci saranno correzioni sui saldi, non appaiono esserci le condizioni per una risposta positiva da parte della commissione. Così come l'esecutivo Ue dovrebbe respingere al mittente ogni ragionamento, esplicitato da Conte anche nei giorni scorsi, su una attribuzione delle responsabilità sul debito al governo al governo precedente perché riferito al 2017. Uno dei pochi margini, quindi, potrebbe essere una distensione dei tempi, evocata anche dai due vice premier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, nelle loro dichiarazioni odierne.

L’ottimismo di Di Maio

"Quando la manovra sarà approvata definitivamente entro fine anno, e si vedranno le nuove misure, tutti capiranno", ha garantito il capo politico dei 5 stelle. "Quando dico che i mercati capiranno – ha precisato – non dico che dovranno farsene una ragione, dico che questi sono stati giorni di tensione con Bruxelles, stava per arrivare la procedura di infrazione, sono giorni in cui la manovra è ancora in discussione, quindi si può avere   il timore che possa partire un emendamento in aula che possa   peggiorarla".

"Se fossi a cena con Juncker chiederei rispetto: non hanno detto nulla su manovre economiche del passato che hanno fatto male all'Italia e hanno impoverito gli italiani e gli chiederei 12 mesi di attenzione a quello che succederà, noi siamo convinti che l'Italia starà meglio tra 12 mesi", ha sostenuto, dal canto suo, Salvini. "Mandare ispettori – ha proseguito il vicepremier leghista – sanzioni, minacce, ricatti, ritorsioni, no. Noi non vogliamo litigare con nessuno, quindi, il presidente del Consiglio ha il mio e il nostro mandato di andare a dialogare, a rasserenare e spiegare le riforme in essere: il codice degli appalti, la sburocratizzazione, l'anticorruzione, l'antimafia, il decreto sicurezza che porta il mio nome e quindi io son convinto che l'Europa ci lascerà lavorare tranquillamente".

"Vedo che ci sono grandi perplessità nei confronti della manovra e da parte nostra ci sarà il massimo dialogo, ma non possono chiederci di tradire gli italiani. Non si tratta di fare la guerra all'Europa, ma di rispettare le promesse. E non è che facciamo tutto subito perché abbiamo esigenze politiche: il nostro obiettivo è mettere in sicurezza parti di società che non possono aspettare".

Così il vicepremier M5s Luigi Di Maio parla di Ue e manovra intervistato da Repubblica. Con Moscovici, dice Di Maio sfuggendo alla polemica col commissario europeo, "avremo modo di confrontarci nelle sedi europee. Non voglio continuare in questo scambio di battute quotidiano, dobbiamo sederci e discutere questa procedura potenziando gli spazi di dialogo. Una riunione ogni tanto non basta. Ci sono tante cose che si possono fare: il taglio degli sprechi, le dismissioni. Ci sono molti asset non strategici su cui si può intervenire".

Secondo Di Maio, "è normale che in questi giorni, in attesa della decisione europea, ci fosse grande preoccupazione sui mercati. Adesso c'è un punto di partenza chiaro, la procedura è avviata, lo spread comincia a scendere", assicura il capo 5 stelle, che ripete: "Non taglieremo i punti cardine della manovra, ma i prossimi giorni permetteranno ai mercati di essere rassicurati: è importante ripetere che questo governo non vuole uscire dall'Europa e dall'euro, sarebbe anche un bene ribadirlo ai media esteri". Nessuna preoccupazione anche per il deludente collocamento dei Btp Italia: "L'asta si è tenuta nei giorni a cavallo della decisione di Bruxelles, quando i mercati stavano a guardare".

"Noi passi indietro non ne facciamo. Non abbiamo messo soldi a caso, nella manovra c'è un'idea di Italia che cresce: sono soldi degli italiani e chiederemo di poterli spendere, per il diritto alla salute, alla protezione, alla ricerca scientifica". Lo ha detto il vicepremier Matteo Salvini, ospite di Uno Mattina, dopo la battuta di ieri sulla "letterina di Babbo Natale" ricevuta dalla Commissione Ue, ribadendo l'intenzione del governo di andare avanti.