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La situazione, in sintesi è questa: con i Cinque Stelle fuori dai ballottaggi più importanti, la sfida per il secondo turno delle amministrative torna all'antico e si gioca tra centrodestra e centrosinistra con quest'ultimo che rischia di dover consegnare al 'nemico' il grosso dei 111 comuni in ballo.

Eppure il terrore di una debacle come quella vissuta dai grillini al primo turno ha spinto il Pd a tenere le ultime frizioni con Mdp rimangono fuori dai seggi, e ai ballottaggi gli 'scissionisti' mostrano la volontà di sostenere i candidati democratici.

Lo fanno con esponenti di rango, come Pierluigi Bersani che a La Spezia va in piazza del Bastione a sostenere Paolo Manfredini, distante sette punti dal candidato di centrodestra Pierluigi Peracchini. È vero che ai ballottaggi il risultato del primo turno si azzera, ma è altrettanto vero che il Pd – e con esso il centrosinistra – parte in svantaggio in 12 città su 20. 

La possibilità di consegnare il grosso dei 111 comuni al voto al centrodestra è molto concreta. Di qui, dunque, la scelta di Bersani che, però, è funzionale anche a mantenere il filo del dialogo con Andrea Orlando, leader e della minoranza dem e sostenitore di Peracchini. Bersani e Orlando saranno inoltre presenti il primo di luglio in piazza per l'iniziativa di Giuliano Pisapia che dovrebbe lanciare l'alternativa a sinistra del Pd.

Una scelta, quella del Guardasigilli, che ha provocato tensioni nel partito. Soprattutto legate al fatto che in quei stessi giorni si celebra il forum dei circoli Pd a Milano. Per il presidente dell'Assemblea dem, Matteo Orfini, è inutile dialogare con altre forze politiche quando la legge elettorale non prevede coalizioni. Orlando risponde che lui sarà anche a Milano e che, comunque, snobbare gli alleati che sostengono i candidati Pd ai ballottaggi è poco lungimirante. 

Perché Renzi si è defilato

Il segretario Matteo Renzi si tiene lontano dalla campagna elettorale, nonostante si fosse parlato, prima del risultato del primo turno, di un suo impegno nei giorni che precedono i ballottaggi. Il rischio di una sovraesposizione del leader, infatti, potrebbe spingere l'elettorato grillino ad andare alle urne per sostenere i candidati di centrodestra.

Che la partita sia complessa lo ammette anche il responsabile Enti Locali del Pd, Matteo Ricci, che all'AGI spiega: "Quasi tutti i comuni saranno assegnati al fotofinish". Anche per questo i dem tengono a sottolineare che "non si tratta di un voto politico". Una vittoria del centrodestra, è il timore, sottoporrebbe la maggioranza di governo e il Partito Democratico che ne è il maggiore azionista a un 'processo' dagli esiti imprevedibili. Matteo Salvini, non a caso, sottolinea che "se le elezioni premiassero il centrodestra, Gentiloni dovrebbe dimettersi e si andrebbe a votare a settembre".

Quali sono i comuni in bilico

Screzi e tensioni nel Pd rischiano, dunque, di ripercuotersi sui risultati nei comuni più in bilico.

  • A Genova il candidato di Centrosinistra, Gianni Crivello, si presenta con il 33,9 per cento del primo turno contro il 38,8 per cento del candidato sindaco di centrodestra Marco Bucci. Su Crivello convergeranno i voti di Sinistra Italiana e di Possibile di Pippo Civati. Ma anche quelli di Mdp che, con Roberto Speranza, sottolinea la volontà di non far mancare l'appoggio ai candidati di centrosinistra, siano essi civici o del Pd.
  • Mdp sosterrà il candidato Pd anche a Piacenza, città di Pierluigi Bersani, dove Paolo Rizzi tenterà di recuperare lo svantaggio – 28,1 a 34,7 – che gli è costato il secondo posto al primo turno dietro la candidata di centrodestra Patrizia Barbieri

Solo dieci ballottaggi per i Cinque Stelle

A Parma sarà Paolo Scarpa (con il 32,7%), candidato di centrosinistra 'non più iscritto' al Pd, a cercare di scalzare Federico Pizzarotti (al 34,7%), ex grillino che può contare anche sull'appoggio di Sinistra Italiana. Parma è infatti l'unico comune in cui SI non sostiene il candidato del centrosinistra, in altri tre – L'Aquila, Catanzaro, Taranto – non è stata data alcuna indicazione di voto secondo il principio enunciato dal segretario, Nicola Fratoianni: "mai con le destre nonostante il Pd".

Scarpa ha avuto la tessera dem per due anni, dopo i quali ha rinunciato a rinnovarla, e lo scorso anno ha battuto alle primarie il candidato ufficiale del Pd. Pizzarotti, ex grillino che ha lasciato il Movimento dopo un lungo scontro con i vertici, ha ottenuto così la sua rivincita.

I Cinque Stelle sono fuori dalla partita nella città simbolo dei grillini e si devono accontentare di correre i dieci comuni, tra cui un solo capoluogo, Asti (dove il candidato grillino è distante quasi 30 punti percentuali dal candidato di centrodestra). I parlamentari Cinque Stelle ostentano ottimismo scommettendo di vincere in tutti e dieci i comuni in cui sono ancora in gara. La tesi è che, comunque vada, il Movimento sta crescendo in maniera lenta ma costante, eleggendo a ogni tornata amministrativa qualche consigliere comunale in più. Certo, viene ammesso, c'è ancora da lavorare per mettere radici solide sul territorio, vero tallone d'Achille di un Movimento che i suoi rappresentanti in Parlamento vedono più in salute che mai.

La partita del Veneto

In Veneto, le partite più accese sono quelle di Padova, Verona e Belluno:

  • A Padova la speranza dei dem è quella di ribaltare il risultato del primo turno che vedeva il leghista Massimo Bitonci in netto vantaggio (40,2%) sul candidato Pd Sergio Gordiani (29,2%). L'accordo stretto con il civico Arturo Lorenzoni regala qualche possibilità di farcela.
  • Verona a rischio per la Lega dopo che Flavio Tosi – ex Carroccio e sindaco uscente dopo dieci ani di governo – ha stipulato un patto con il Pd proprio in chiave anti Lega. I dem, in virtù di questo patto, invitano i propri elettori a sostenere la tosiana Patrizia Bisinella (23,5%) contro Federico Sboarina (29,3%). 
  • A Belluno, il sindaco uscente Jacopo Massaro, sostenuto dallo schieramento di centrosinistra, vede la riconferma a portata di mano forte del 46,2% conquistato al primo turno. Se la vedrà con Paolo Gamba, candidato di centrodestra, che ha ottenuto il 25,1%.

Lo strano caso del candidato unico di Trapani

Alla portata, per i dem, anche il risultato a Trapani. Il candidato del centrodestra, Girolamo Fazio, si è infatti ritirato e al candidato di centro sinistra, Pietro Savona, basterà raggiungere il quorum del 50,1 di votanti per vedersi eletto. Ragion per cui Beppe Grillo ha lanciato un appello ai trapanesi perché disertino le urne. 

Il binomio cittadino-istituzioni ha caratterizzato il pensiero e l'insegnamento che tu, maestro di libertà, hai portato nella vita politica e culturale (…) interprete del rispetto per l'altro. Nella politica nazionale questa disponibilità a capire le ragioni altrui è sempre stata una rarità perché hanno prevalso gli interessi di parte

Norma Rangeri il Manifesto

Lascia un vuoto perché era un libero pensatore. Ha contribuito alla modernizzazione della sinistra italiana e alla sua uscita dal comunismo. 

Enrico Letta Il Corriere

Quando immaginiamo a chi vorremmo somigliare, il primo che ci viene in mente è lui: un hombre vertical intransigente, ma pacato, combattivo, ma sereno, politico ma etico tanto da non sembrare nemmeno italiano

Marco Travaglio Il Fatto Quotidiano

Se la conoscenza è patrimonio accessibile solo a chi ama, di Stefano Rodotà si può affermare con certezza che la sua anima fosse profondamente costituzionale.Il diritto essendo il nucleo essenziale del proprio amore, l'essenza della propria sete di conoscenza

Roberto Scafuri Il Giornale

"Fu un simbolo: di diritti e onestà da una parte, di resa alla repubblica dei professoroni, all'olimpo dei presunti migliori dall'altra"

Elisa Calessi Libero

 

 

Con la notifica di conclusione formale delle indagini giunta dalla Procura di Roma, è ufficiale: la sindaca di Roma, Virginia Raggi, rischia di essere processata per falso e abuso d'ufficio in merito, rispettivamente, alle nomine di Renato Marra (fratello dell'ex capo del personale del Comune, Raffaele Marra, arrestato il 16 dicembre con l'accusa di corruzione) a capo del dipartimento Turismo del Campidoglio e di Salvatore Romeo a capo della segreteria. Appena un anno fa Raggi avrebbe potuto essere costretta a lasciare il Movimento Cinque Stelle. Era bastato infatti un avviso di garanzia per sospendere dal partito il primo cittadino di Parma, Federico Pizzarotti. Scattò invece l'espulsione per la prima cittadina di Quarto, Rosa Capuozzo, finita nei guai per una vicenda di presunti abusi edilizi commessi dal marito e per alcune nomine che spinsero alcune testate a parlare di una "parentopoli" in salsa pentastellata.

La "svolta garantista"

Secondo le vecchie logiche, la sindaca avrebbe già dovuto lasciare la poltrona, il partito o entrambi. Lo scorso 3 gennaio, però, gli iscritti pentastellati hanno approvato a larghissima maggioranza un nuovo codice etico, più garantista, che lascia ai vertici del partito ampia discrezionalità nel valutare la posizione degli esponenti coinvolti in un procedimento giudiziario. Una mossa che era stata letta da più parti come uno scudo per mettere al riparo Virginia Raggi da una bufera che sembrava ormai inevitabile, mentre cresceva l'irritazione della base per il profilo poco trasparente di alcuni uomini a lei vicinissimi. Che il vento fosse cambiato era però apparso già evidente dall'atteggiamento più morbido nei confronti del sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, anch'egli indagato per abuso d'ufficio.

Cosa rischia Virginia Raggi

In attesa della sentenza di primo grado, la sindaca non ha quindi alcun obbligo di dimissioni ma può scegliere la strada dell'autosospensione "a tutela dell'immagine del movimento". Difficile comprendere se i vertici del partito possano obbligarla a compiere questo passo, in una fase nella quale sui pentastellati pesa anche la tempesta che ha investito la sindaca di Torino, Chiara Appendino dopo l'episodio di Piazza San Carlo. Di fatto il pallino è in mano a Beppe Grillo, al Collegio dei Probiviri e al Comitato d’appello, che possono decidere di sanzionare la sindaca anche a prescindere dal corso delle indagini, qualora il comportamento dell'interessato sia considerato grave. 

Ecco cosa prevede l'attuale codice etico del Movimento Cinque Stelle, disponibile sul blog del partito:

  • Principi ispiratori del comportamento del singolo portavoce eletto

Il Codice di comportamento del MoVimento 5 Stelle ha lo scopo di garantire una condotta, da parte dei portavoce eletti, ispirata ai principi di lealtà, correttezza, onestà, buona fede, trasparenza, disciplina e onore, rispetto della Costituzione della Repubblica e delle leggi. I portavoce del Movimento 5 Stelle perseguono gli obiettivi del Movimento, così come indicati nel "Non Statuto" o negli altri atti interni di indirizzo. I portavoce sono consapevoli del fatto che, ai sensi dell’art. 54 della Costituzione, i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore: nell’adempimento di tale dovere, ogni portavoce tiene comportamenti eticamente ineccepibili, anche a prescindere dalla rilevanza penale degli stessi. Ai sensi del Regolamento del MoVimento 5 Stelle, i portavoce si astengono da comportamenti suscettibili di pregiudicare l’immagine o l’azione politica del MoVimento 5 Stelle.

  • Rapporti con eventuali procedimenti penali

Il Garante del MoVimento 5 Stelle, il Collegio dei Probiviri od il Comitato d’appello, quando hanno notizia dell’esistenza di un procedimento penale che coinvolge un portavoce del Movimento5stelle, compiono le loro valutazioni in totale autonomia, in virtù e nell’ambito delle funzioni attribuite dal Regolamento del MoVimento 5 Stelle, nel pieno rispetto del lavoro della magistratura. Il comportamento tenuto dal portavoce può essere considerato grave dal Garante o dal Collegio dei probiviri con possibile ricorso del sanzionato al Comitato d’appello, anche durante la fase di indagine, quando emergono elementi idonei ad accertare una condotta che, a prescindere dall’esito e dagli sviluppi del procedimento penale, sia già lesiva dei valori, dei principi o dell’immagine del MoVimento 5 Stelle. La condotta sanzionabile può anche essere indipendente e autonoma rispetto ai fatti oggetto dell’indagine.

  • Autosospensione

In qualsiasi fase del procedimento penale, il portavoce può decidere, a tutela dell’immagine del MoVimento 5 Stelle, di auto-sospendersi dal MoVimento 5 Stelle senza che ciò implichi di per sé alcuna ammissione di colpa o di responsabilità. L’autosospensione non vincola né condiziona né preclude il potere del Garante, del Collegio dei Probiviri e del Comitato d’appello di adottare eventuali sanzioni disciplinari. Tuttavia, l’autosospensione può essere valutata quale comportamento suscettibile di attenuare la responsabilità disciplinare.

  • Presunzione di gravità

Il Garante del MoVimento 5 Stelle, il Collegio dei Probiviri o il Comitato d'Appello, in virtù e nell’ambito delle funzioni attribuite dal Regolamento del MoVimento 5 Stelle, valutano la gravità dei comportamenti tenuti dai portavoce, a prescindere dall’esistenza di un procedimento penale. E’ considerata grave ed incompatibile con il mantenimento di una carica elettiva quale portavoce del MoVimento 5 Stelle la condanna, anche solo in primo grado, per qualsiasi reato commesso con dolo, eccettuate le ipotesi indicate all’ultimo comma. A tal fine, sono equiparate alla sentenza di condanna la sentenza di patteggiamento, il decreto penale di condanna divenuto irrevocabile e l’estinzione del reato per prescrizione intervenuta dopo il rinvio a giudizio. E’ invece rimessa all’apprezzamento discrezionale del Garante, del Collegio dei Probiviri con possibile ricorso del sanzionato al Comitato d’appello la valutazione di gravità ai fini disciplinari di pronunzie di dichiarazione di estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova, di sentenze di proscioglimento per speciale tenuità del fatto, di dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione.
La ricezione, da parte del portavoce, di “informazioni di garanzia” o di un “avviso di conclusione delle indagini” non comporta alcuna automatica valutazione di gravità dei comportamenti potenzialmente tenuti dal portavoce stesso, sempre salvo quanto previsto al punto 5.
E’ sempre rimessa alla discrezionalità del Garante e del Collegio dei Probiviri o del Comitato d’appello (e non comporta alcuna automatica presunzione in tal senso) la valutazione della gravità di fatti che configurano i c.d. reati d’opinione ipotesi di reato concernenti l'espressione del proprio pensiero e delle proprie opinioni, ovvero di fatti commessi pubblicamente per motivi di particolare valore politico, morale o sociale.

  • Dovere di informazione

I portavoce, quando ne hanno notizia, hanno l'obbligo di informare immediatamente e senza indugio il gestore del sito dell'esistenza di procedimenti penali in corso nei quali assumono la qualità di indagato o imputato nonché di qualsiasi sentenza di condanna o provvedimento ad essa equiparato ai sensi del punto 4.

  • Amministratori

Ogni sindaco e presidente di regione eletto nelle liste del MoVimento 5 Stelle è tenuto a far rispettare il presente codice etico ai componenti delle proprie giunte, anche se gli assessori non risultano iscritti e/o eletti nel MoVimento 5 Stelle.

La mozione sul caso Consip che chiedeva il ritiro delle deleghe al ministro dello Sport, Luca Lotti, allarga la frattura tra il Pd e i fuoriusciti di Mdp e avvicina ulteriormente Matteo Renzi all'ala moderata del centrodestra, riportando in agenda le larghe intese anche ora che sembra essersi allontanato lo spettro delle elezioni anticipate. Questa la lettura offerta dai principali quotidiani delle convulsioni che attraversano la maggioranza dopo il durissimo intervento del senatore di Mpd, Miguel Gotor, padre della mozione, che ha attaccato il "familismo di Lotti e di Renzi". Parole che potrebbero essere il preludio di una rottura a sinistra che lascerebbe l'accordo con Berlusconi come unica via d'uscita praticabile. Il testo presentato da Mdp è stato infatti respinto, a larga maggioranza, grazie ai voti di Forza Italia, di Area Popolare dei verdiniani e di Idea. 

"Una pietra tombale su ogni alleanza"

"Questi qui sono stati abbandonati da Dio e dalla politica", è lo sfogo, raccontato da 'La Stampa', di un politico di lungo corso come l'ex tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti. Pd e Mdp continuano a correre uniti alle amministrative e "la legislatura deve continuare" rimane il mantra di Pier Luigi Bersani. Il renziano Andrea Marcucci rievoca però una locuzione da Prima Repubblica: "verifica di governo". "Il segnale politico che questa frattura lascia sul campo è un messaggio che Renzi consegna a chi vuole costruire un cantiere a sinistra", scrive il quotidiano torinese, "il segnale che con questi qui non si governa deve arrivare forte e chiaro al leader di Campo Progressista Giuliano Pisapia". E il processo in aula al renzismo, avvertono gli uomini vicini al segretario, "mette una pietra tombale su ogni alleanza".

Rischio larghe intese sulla finanziaria

'La Repubblica' racconta di un Paolo Gentiloni "irritato e sconcertato" per l'attacco di Mdp contro Lotti e quindi contro il suo governo. Il pericolo è che Mdp si sfili al momento dell'approvazione della legge di bilancio, il cui esame inizierà a ottobre al Senato, costringendo il Pd a varare il provvedimento più delicato dell'anno con i voti di Forza Italia. "Un'ipotesi che il Pd non potrà mai accettare – mette le mani avanti Marcucci – ci vogliono costringere alle larghe intese prima del voto. Non succederà".

"Vi scrivo a un anno dall’inizio del mandato per rafforzare quel filo diretto che è la base da cui siamo partiti per cambiare in meglio la nostra città…"

Comincia così la lettera che il sindaco di Roma, Virgini Raggi, affida al Messaggero per comunicare i 'successi' della sua Giunta a un anno dall'elezione (era il 19 giugno 2016) e annunciando i programmi per "cambiare Roma in 5 anni".

Una sfida complessa che vinceremo

"Un anno fa abbiamo iniziato un cammino insieme che sapevamo sarebbe stato pieno di ostacoli e difficoltà ma anche ricco di opportunità di crescita e cambiamento. È una sfida complessa che vinceremo". 

"Ci stiamo mettendo alle spalle Mafia Capitale e le trappole che ha lasciato per disegnare una città moderna, soprattutto più vicina ai suoi abitanti. Siamo all’inizio di una sfida lunga cinque anni – scrive la Raggi -. Quest’anno abbiamo posto le basi per questa rivoluzione. E si vedono i primi segnali di un cambio di rotta, nonostante le resistenze di chi si oppone al cambiamento e di coloro che, dopo essere stati causa di molti dei problemi degli ultimi 20 anni, propongono di rimanere immobili".

E puntuale arriva il fact-checking

Come la vedono i giornali

Ma i segnali di cambiamento di cui parla Virginia Raggi ci sono? I romani se ne sono accorti?  Vediamo come hanno analizzato il primo anno pentastellato di Roma Capitale i principali giornali italiani.

Il Messaggero

Il quotidiano delal Capitale, accanto alla lettera in esclusiva della Raggi, ha pubblicato il bilancio degli 11 punti programmatici del sindaco. Eccoli.

  1. Trasporti. Non è riuscita a tagliare dirigenti Atac. Non c'è traccia del piano industriale. A settembre depennate 3.800 corse dei bus (causa guasti e mezzi vecchi). Proliferano zone con velocità limitata a 30 km/h causa buche.
  2. Spazzatura. Cassonetti pieni, collasso degli impianti. Ha ritirato il progetto di impianti di compostaggio della giunta precedente senza presentarne un altro. Per ora la città si salva durante le periodiche emergenze inviando i rifiuti in Austria
  3. Trasparenza. Capitolo nerissimo. La sindaca è indagata per abuso d'ufficio e falso per le nomine di Renato Marra e Salvatore Romeo. Nessuna trasparenza politica: in un anno mai una diretta streaming per le riunioni di Giunta.
  4. Ambiente: Via le botticelle. Per la prima volta il servizio di pronto intervento e controllo degli 82mila grandi alberi di Roma è affidato a nove aziende private
  5. Sicurezza. La promessa elettorale ("supereremo i campi rom") va a rilento. I primi due – La Barbuta e Monachina – non chiuderanno prima di due anni. Poi che succede? Case popolari o un bonus affitto (fino a 800 euro), ma solo per i rom a basso reddito.
  6. Sociale. Scontro col Viminale. La sindaca prometteva distribuzione equa dei migranti su tutti i municipi della città, ma non è stato fatto. Poi ha chiesto una moratoria al Viminale sui migranti ma ha ricevuto risposta negativa: le quote di migranti che spettano a Roma non cambiano.
  7. Affittopoli. Sfrattato il Pd in via dei Giubbonari. Censimento in corso e "non pervenuti" i progetti di auto-recupero per immobili pubblici abbandonati da ristrutturare
  8. Scuole. A luglio e agosto una sessantina di istituti resteranno aperti e il piano di corsi speciali estivi è già stato varato.
  9.  Eventi. Si rivela la sindaca del "no", No alla candidatura alle Olimpiadi del 2024, no al Concertone, non è ancora stato portato a termine l'iter del nuovo bando dell'Estate romana.
  10. Commercio. Salvi i camion bar, multe a chi "bivacca" sulle fontane. Da una parte una delibera sul commercio ambulante già passata alla storia come 'salva Tredicine', dall'altro una stretta sul degrado con un'ordinanza a tutela delle 37 fontane monumentali
  11. Urbanistica. Capitolo stadio della Roma. A Tor di Valle, se l'operazione andrà in porto, nascerà un serpentone di uffici e negozi privati con palazzi alti fino a 7 piani.

Leggi anche: Un anno di Virginia Raggi: la pagella dei lettori di Agi.it

La Stampa

La Stampa ricorda i problemi nel formare una 'squadra' di governo.

Il quotidiano di Torino giudica un anno di Raggi fornendo un po' di dati.

  • Le ordinanze del sindaco: su 227 atti ben 149 – i due terzi – hanno a che fare con nomine, revoche o deleghe assegnate ad assessori e dirigenti.
  • Le delibere in Giunta: su 258 delibere, 75 – più di un terzo – riguardano l’assunzione di personale esterno.
  • La giunta Raggi ha messo a contratto 102 collaboratori esterni, 12 in più di quelli nominati da Ignazio Marino, 15 in più dell’era Alemanno.

La scelta della sua squadra (e relativi collaboratori) è stata – ed è – particolarmente difficile per la Raggi. Nonostante 4 tentativi, ricorda La Stampa, alla macchina comunale del Campidoglio mancano ancora il capo di gabinetto e due assessori (Lavori pubblici e Servizi sociali). In un anno sono cambiati il vicesindaco, l’assessore all’Ambiente, quello all’Urbanistica, due volte il titolare del Bilancio. Solo all’Ama si sono avvicendati quattro amministratori delegati e due direttori generali. E non è finita qui: entro la fine dell’anno c’è da rinnovare il consiglio di amministrazione di tutte le società partecipate per le quali è stato introdotto l’obbligo dei tre componenti.  

Il Giornale

Il giudizio del Giornale è drastico e titola: "un anno di fallimenti.

Secondo il quotidiano della famiglia Berlusconi, la sua giunta è stata segnata dall’instabilità politica e dai continui cambi di assessore. "La Raggi, tra progetti di funivie, annuncio della chiusura dei campi rom e la lettera al prefetto per bloccare nuovi arrivi dei migranti, è sembrata barcamenarsi dietro una comunicazioni quasi mai efficace. Dopo quasi nove mesi la poltrona di capo di gabinetto è ancora vacante e bruciano ancora le dimissioni dell’ex assessore all'Ambiente, Paola Muraro, indagata per reati ambientali e l’arresto del vice capo di gabinetto vicario e poi capo del Personale, il fedelissimo Raffaele Marra".

Quindi ha ricordato le vicende dello Stadio della Roma (con relative dimissioni dell’assessore all'Urbanistica, Paolo Berdini), Atac, Ama e i rapporti col Vaticano.

La Repubblica

Il quotidiano diretto da Mario Calabresi pubblica un sondaggio che parla più di molte analisi. A un anno esatto, si legge sul giornale, continua inesorabile il calo del gradimento nei confronti della prima donna che è riuscita ad espugnare il Campidoglio e a regalare ai Cinque Stelle la cloche della capitale d'Italia. In fondo a dodici mesi di governo piuttosto travagliati – costellati da incidenti, faide interne, assessori sostituiti e inchieste giudiziarie – quasi sette romani su 10 bocciano l'operato della sindaca, 4 su 10 se si considera il solo elettorato grillino, più o meno in linea con i giudizi negativi espressi sull'intera giunta.

l presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e il fondatore dell'Ulivo Romano Prodi si sono intrattenuti per qualche minuto a Palazzo Re Enzo, a Bologna, dove è in programma l'intervista del premier alla "Repubblica delle Idee". Prodi, in mattinata, aveva seguito anche l'intervento di Enrico Letta, in piazza San Domenico, nel centro del capoluogo emiliano, e sempre nell'ambito del festival organizzato dal quotidiano la Repubblica. Gentiloni è intervenuto su Ius soli e rapporto con Gli Usa di Trump. Segui la diretta su Repubblica Tv

Urla e parapiglia, cartelli, e anche un vaffa… punteggiano la seduta del Senato: va in scena la protesta della Lega, con il presidente Grasso che richiama all'ordine, espelle il senatore Raffaele Volpi per poi revocare la misura all'esponente del Carroccio ed evitare che la richiesta di Roberto Calderoli di sospendere la seduta potesse segnare uno stop all'incardinamento del provvedimento appena arrivato all'esame dell'Aula.

Due in infermeria

Dal parapiglia creato dal tentativo dei senatori leghisti di occupare i banchi del Governo esce ferito non solo il capogruppo Gianmarco Centinaio ma anche il ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli che si fa male ad un braccio e deve ricorrere alle cure dell'infermeria. A Fedeli arriva la solidarietà del segretario del Pd, Matteo Renzi. Solidarietà anche dalla presidente della Camera Laura Boldrini che lancia un appello: basta violenza nelle Aule. Anna Finocchiaro, ministro per i rapporti con il Parlamento, stigmatizza su twitter: indecente bagarre Lega e silenzio complice di M5S mentre incardiniamo lo Ius soli. Che tristezza anteporre ricerca del consenso a civiltà.

Gli auguri della Lega al ministro

Il Carroccio manda gli auguri a Fedeli e puntualizza: l'auspicio è che il Pd smetta di strumentalizzare quanto avvenuto. Il segretario leghista Matteo Salvini aggiunge: "Gli eccessi non vanno mai bene ma che in un momento di emergenza economica e sociale come questa che la priorità del parlamento sia lo ius soli penso che non ci creda nessuno".

I numeri della giornata

  • La Lega ha presentato quasi 50mila (48.408) emendamenti
  • L'ipotesi fiducia: è lo stesso presidente del Pd, Matteo Orfini, ad annunciare che, visto il clima, i democratici la chiederanno
  • Una fiducia non basta, spiega il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli
  • Quattro voti per non tornare alla Camera, secondo il leghista Calderoli, che di regolamenti parlamentari viene considerato un esperto di fiducie bisognerà metterne non una, ma quattro se si vuole che il ddl non torni alla Camera e che anzi ci sia la lettura doppia conforme, necessario a farlo diventare legge
  • Manifestazione di Casapound e Forza nuova davanti al Senato con circa 200 persone, tenute a freno anche con gli idranti.
  • Fratelli d'Italia raccoglierà le firme per un referendum abrogativo, annuncia Giorgia Meloni.

Secondo un’inchiesta pubblicata dal quotidiano il Giornale ci sono 55 deputati e senatori del moVimento 5 stelle che ad inizio legislatura avevano un reddito basso o pari a zero. E, secondo la ricostruzione del giornale diretto da Alessandro Sallusti, non avrebbero per questo nessuna intenzione di correre alle urne.

“Non a caso in molti tra i 5 stelle stanno pressando perché venga abolito il limite al secondo mandato” scrive Il Giornale. Ancora più perché a 6 mesi dalla naturale scadenza della legislatura, fissata a febbraio 2018, il futuro di alcuni parlamentari pentastellati “è un punto interrogativo”. "Sono ben 31 (3 dei quali già espulsi) i parlamentari del Movimento 5 stelle che per l'anno 2012, prima di diventare onorevoli cittadini, avevano presentato una dichiarazione dei redditi pari a zero. Almeno 50 nel complesso quelli mediamente a ridosso della soglia di indigenza", scrive Il Giornale. 

Com'è cambiato il reddito dopo il 2012

Ciò che accomuna gli onorevoli e i senatori penta stellati è il miglioramento della situazione economica, anche se con qualche differenza. 

Luigi Di Maio: il vicepresidente della camera dei deputati nel 2012 dichiarava al fisco zero euro, ma oggi ha uno stipendio annuale di oltre 99 mila euro. 

Alessandro Di Battista: nel 2012 il deputato alla Camera dichiarava di avere 3.176 euro di reddito annuale e una partecipazione in una Srl. Oggi guadagna 99 mila euro ogni anno.

Roberto Fico: il membro della Vigilanza della Rai nel 2012 aveva un redditto pari a zero.

Ad aver presentato nel 2012 redditi pari a zeroo quasi, sono:

  • Daniela Donno, senatrice;
  • Vilma Moronese, senatore;
  • Vito Petrocelli, senatore ed ex capogruppo: reddito negativo di -296 euro;
  • Emanuele Cozzolino, deputato: 24 euro;
  • Mirella Liuzzi, deputata: 114 euro; 
  • l’ex grillina Monica Casaletto, ora Gal: a carico del coniuge.

Fra i personaggi più importanti del moVimento, sempre nel 2012, hanno dichiarato un reddito basso:

  • Carlo Sibilia, deputato:19 mila euro;
  • Angelo Tofalo, deputato: 13 mila euro;
  • Riccardo Nuti, deputato: 27 mila euro,
  • Carla Ruocco, deputata: 26 mila euro.
  • Roberta Lombardi, deputata ed ex capogruppo: 22 mila euro;
  • Michele Giarrusso, senatore: 9.800 euro;
  • Paola Taverna, senatrice ed ex capogruppo: 16 mila euro
  • Vito Crimi, senatore: 23 mila euro;
  • Carlo Martelli, senatore: 2800 euro.

"Per questo che ultimamente i pentastellati hanno smesso di dire 'vaffa' alla legislatura e si sono messi a sabotare la legge elettorale che avevano giurato di votare" scrive il Giornale. Che spiega: “Tra stipendio base, indennità e assegno di fine legislatura” ogni parlamentare potrebbe guadagnare ancora un “totale approssimativo di circa 100 mila euro puliti. Mediamente lo stipendio di un parlamentare si aggira sui 13mila euro netti al mese (tralasciando le eventuali restituzioni previste dai contratti interni nel Movimento). Arrivando al voto a normale scadenza di legislatura, cioè intorno a febbraio 2018, ci sono altri 6 mesi di stipendio assicurati per un totale approssimativo di circa 100mila euro puliti. Chi glielo fa fare di rincorrere le urne?”, si chiede ironicamente il quotidiano che dedica al servizio le prime pagine. 

La stretta sui migranti annunciata dal sindaco di Roma Virginia Raggi sul blog del leader del moVimento 5 stelle ha sollevato immediatamente le reazioni della politica, i commenti e le opinioni della stampa italiana.

La lettera inviata da Raggi al prefetto di Roma Paolo Basilone chiede al Ministero dell’Interno Marco Minniti la sospensione dell’obbligo di accogliere nuovi migranti in città. “Roma è sottoposta ad una forte pressione migratoria. Così non si può andare avanti” e “ non possiamo permettere di creare ulteriori tensioni sociali” e “altre strutture di accoglienza”. Quasi tutti i maggiori quotidiani e siti di informazione concordano che questa è una reazione legata al voto alle recenti elezioni comunali.

"Una mossa legata al risultato delle comunali"

Le olimpiadi del populismo.  “All’indomani della batosta alle comunali Beppe Grillo ha dato ordine ai suoi di aprire il fuoco contro i rom e i migranti". L’ analisi mette in relazione “il tempismo del pugno di ferro pentastellato” con la volontà di “recuperare il terreno perduto nella disastrosa battaglia amministrativa”, ma lo fa “cercando di rubare a Matteo Salvini il vento che gonfia le sue vele”. (Sebastiano Messina, La Repubblica)

Un movimento ‘legge e ordine’. Massimo Franco invita a non pensare che a Roma “il giro di vite contro campi rom e immigrati sia solo frutto della sconfitta elettorale”. Piuttosto c’è “un’opinione pubblica spaventata dalla gestione dell’immigrazione e dalla criminalità” e “il vertice del moVimento crede di captare uno spostamento verso posizioni radicali”. (Massimo Franco, Corriere della Sera)

Depistaggio della Raggi.  Giuseppe Marino su ‘Il Giornale’ parla di una “strategia pianificata a livello più alto” e parla della stretta sui migranti come di un “depistaggio della Raggi” che “apre il caso immigrati per oscurare il flop del moVimento” alle urne. “Una bagarre creata ad hoc dopo gli attacchi sulla sconfitta”.

I veri problemi del fenomeno migratorio

Ma il sistema Italia regge l’urto. Il fenomeno migratorio durerà “almeno finché non sarà cessata la guerra civile in Libia”. Ma Raggi “dovrebbe aiutare la ‘squadra dello Stato’ a risolvere i problemi invece che scansarli”. La lettera solleva 2 problemi:

  • non sui migranti censiti nel circuito Sprar, ma sugli ‘invisibili’ che “Raggi non vorrebbe vedere ma sono già tra noi”
  • la tenuta del piano Minniti per la redistribuzione dei richiedenti asilo. (Francesco Bei, La Stampa)

La scoperta tardiva dei numeri. ‘Il Messaggero’ concorda che l’ ”offensiva sulla sicurezza” è scattata dopo il “flop elettorale”. Ma  l’impressione è che “l’amministrazione, statale o locale, ubbidisca all’impulso del momento”. Quello di Raggi non è un allarme isolato: “La stragrande maggioranza dei Comuni rifiuta nuove accoglienze, indipendentemente dal colore politico.” 

Con quale coscienza. Se lo chiede il quotidiano dei vescovi Avvenire che parla di “guerra ai poveri”. La lettera di Raggi “appare soprattutto una mossa propagandistica e in nessun modo la credibile constatazione di una nuova emergenza.”

Il direttore de ‘il Fatto Quotidiano’ Marco Travaglio, nel suo editoriale di mercoledì 14 giugno, ha elencato i ‘peccati capitali’ commessi da Beppe Grillo e dal moVimento 5 stelle alle elezioni amministrative. Secondo Travaglio queste elezioni comunali “non se l’è filate nessuno finché non le han perse i 5stelle”, mentre “gli altri sconfitti come il Pd fingono di averle vinte”

Il moVimento ha sbagliato a:

  1. non partecipare alla lottizzazione della Rai”. Perché lasciando tutte le reti a Renzi e Berlusconi, scrive Travaglio, Rai e Mediaset mostrano sempre e solo la Roma della Raggi assediata dai problemi;
     
  2. non candidare inquisiti, impuniti e arrestati”, diversamente da quanto fatto da centrodestra e centrosinistra, ”a scapito degli altri, colpevolmente incensurati”;
     
  3. restituire 48 milioni di finanziamenti pubblici e quasi 90 fra diarie e rimborsi”, mentre “se li avessero intascati, come fanno i partiti, avrebbero potuto spendere e spandere in campagne elettorali”;
     
  4. presentarsi con le loro facce e il loro simbolo, anziché camuffarsi in un pulviscolo di liste civiche, anzi ciniche, come Pd e FI”;
     
  5. respingere gli ex iscritti ad altri partiti. Altrimenti avrebbero potuto assicurarsi” politici che cambiano continuamente casacca “di sicuro consenso”;
     
  6. correrre da soli, anziché imbarcare chiunque e coalizzarsi con chicchessia. Altrimenti oggi potrebbero concorrere da protagonisti al posto del Pd nel ballottaggio di Verona”. Qui Travaglio si riferisce a Patrizia Bisinella, fidanzata di Flavio Tosi, ex vicesegretario della Lega Nord;
     
  7. darsi la regola due mandati e poi basta” mentre non c’è “nessun problema per i partiti, dove vige la regola ferrea dell‘acchiappa più poltrone che puoi anche contemporaneamente’.” Questo “ha tenuto lontano dalle liste gli amministratori al secondo incarico” e quelli al primo che ambiscono a entrare in parlamento e vogliono candidarsi alle politiche (..);
     
  8. non arruffianarsi i cosiddetti editori, assecondando i loro affari e malaffari” così ora i “giornaloni” non “nasconderebbero la sconfitta dei 5 stelle come fanno con quella del Pd” e “non si inventerebbero un’inesistente spaccatura dei 5stelle”;
     
  9. non intrattenere rapporti con Giuseppe Graviano”, il boss di Cosa Nostra che in una intercettazione in carcere pubblicata recentemente parlava di “vari politici e vecchi partiti”, di “certe cortesie ricevute e non adeguatamente ricambiate” da ”Berlusconi. Intercettazioni “opportunamente oscurate o incasinate da tg e giornaloni” che “portano voti”. 

La riflessione di Travaglio pubblicata mercoledì si inserisce nel dibattito circa la stretta sui migranti chiesta del sindaco di Roma Virginia Raggi che buona parte della stampa italiana interpreta come una reazione alle recenti elezioni amministrative.

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