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La giornata era iniziata con l'ottimismo di Matteo Salvini. "È il giorno buono", aveva preconizzato il segretario leghista. A dare una svolta la telefonata con Luigi Di Maio, ripresa dei contatti dopo il silenzio dei giorni scorsi.

Di rientro da una tappa elettorale a Catania, nelle consultazioni, a Palazzo Giustiniani, con Elisabetta Casellati, Salvini era apparso agli alleati, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, positivo sulle possibilità di un dialogo con il M5s. E aveva indicato la via: avviare il confronto partendo da una "verifica" sul programma, accantonando veti reciproci e diktat sulla premiership. Uno spiraglio rimasto aperto per circa cinque ore.

Poco prima delle 19:30 è toccato al capo politico dei 5 stelle chiarire che non sarebbe stata una passeggiata. Il leader pentastellato ha confermato la sua disponibilità a "firmare un contratto di governo" alla tedesca, ma soltanto "a due" e con la sola Lega.

Per il Movimento "è difficile da digerire" l'ipotesi di sedere a un tavolo programmatico aperto anche a FI e FdI, ha affermato. "Ho detto a Salvini che siamo disposti ad accettare l'idea che quel contratto e quel governo potessero essere sostenuti da FI e FdI, che non potevamo impedire il sostegno di quelle forze politiche, ma era chiaro che l'interlocuzione dovesse avvenire tra noi due", ha aggiunto Di Maio. 

Salvini pronto a metterci la faccia

Una dichiarazione che ha trovato una, seppur lontana, eco in quella rilasciata da Salvini poco dopo, a 180 chilometri di distanza. "Non c'è più tempo da perdere: o parte il tavolo centrodestra-5 stelle o mi faccio avanti io", ha detto il capitano leghista, lasciando intendere che vuole prendere direttamente su di sè l'iniziativa. "Non mi interessano le logiche politiche perché l'Italia ha fretta", ha aggiunto. "Come Lega stiamo facendo di tutto per dialogare con tutti e varare l'esecutivo. Continuo a sperare che si riconosca il voto degli italiani, che hanno scelto l'intero centrodestra come coalizione vincente".

"Non vorrei – ha ammonito – che ci fosse qualcuno che il governo non vuole farlo partire. Io proverò fino alla fine su questa linea, e, se serve mi metto in campo direttamente". Ma Salvini ha anche accusato i 5 stelle di mancanza di coerenza: "A giorni alterni Di Maio dice che vuole allearsi con la Lega e con il Pd. A me piace la coerenza e per questo dico che non andrò mai con il partito democratico, neanche se mi danno 30 ministeri. Se i 5 stelle sono ballerini, è un problema loro". 

La strategia del 'punto di caduta'

Se in FI si assicura massima "fiducia" in Salvini, che avrebbe avuto una "disponibilità di massima" da parte di Di Maio nel corso della telefonata, e che avrebbero spinto il segretario leghista a esporsi anche davanti ai giornalisti, fonti autorevoli del M5s spiegano che la risposta tranchant di Di Maio a Salvini era nelle cose e che era irrealistico pensare che il Movimento potesse mutare la posizione in una partita in cui "perdere la propria posizione significa morire".

Su FI, in particolare, i 5 stelle non possono mollare, si sostiene. Se molliamo su Berlusconi ci molla Beppe Grillo – viene riferito -, ce lo ha detto a tutti anche nell'incontro dopo l'elezione di Roberto Fico, 'Qualsiasi cosa ma non lo psico-nano'.

La strategia – non è chiaro quanto concordata dai due leader – rimarrebbe quindi quella di arrivare al "punto di caduta" di un governo M5s-Lega. E la proposta dei 5 stelle sarebbe quella di dare alla Lega un 'peso' politico '50-50' nella composizione del governo. Poi Salvini potrà essere liberissimo di scegliere quei ministri e sottosegretari che ritiene possano garantire anche Forza Italia, si sottolinea. Ma, da parte 5 stelle, i 'no' sul partito di Silvio Berlusconi rimangono. E viene vista come molto ardua la strada con il Pd (malgrado la porta rimanga aperta), impraticabile l'ipotesi di un 'governo del presidente'.

In FI non tutti chiudono all'appoggio esterno

Sul fronte centrodestra, permane la chiusura a un appoggio esterno a un governo M5s-Lega sia da Forza Italia, sia da Fratelli D'Italia. FI definsice l'atteggiamento di Di Maio "immaturo"; più duro il commento di Meloni: "l'Italia ostaggio del bisogno disperato di Di Maio di sedere sulla poltrona del presidente del Consiglio dei ministri".

Ma nel contesto sono interessanti le parole del governatore azzurro Giovanni Toti: "Io trovo che sia un passo avanti il fatto che ci si confronti sui programmi, che non è affatto detto che un programma utile al Paese venga fuori da una sintesi dei programmi del Movimento 5 Stelle e del centro-destra. Mi sembra resti aperto il tema della premiership perché non credo che un governo a guida 5 stelle possa avere un appoggio esterno da parte di Forza Italia o Fratelli d'Italia. Questo vorrebbe dire contraddire il significato e la grammatica del voto". 

Un modo di aggirare veti e tavoli a quattro non graditi ai 5 stelle, per Salvini potrebbe essere accettare un incarico o pre-incarico, ipotesi che il segretario leghista ha escluso con veemenza dopo il 4 marzo ("Se non ho i numeri non vado a cercare funghi in Parlamento"), ma che stasera ha evocato espressamente. "O in poche ore se ne esce o ci provo io ad andare al governo. E se va male si va a votare", ha ammonito. 

Il leader della Lega, Matteo Salvini manda a dire alle forze politiche che "non c'è più tempo da perdere" per il nuovo governo. "O parte il tavolo centrodestra-5 stelle – ha detto Salvini arrivando a Isernia – o mi faccio avanti io. Non mi interessano le logiche politiche perché l'Italia ha fretta". Sulla posizione di Di Maio, che ha ribadito il no a Forza Italia, Salvini ha spiegato che "come Lega stiamo facendo di tutto per dialogare con tutti e varare l'esecutivo. Continuo a sperare che si riconosca il voto degli italiani, che hanno scelto l'intero centrodestra come coalizione vincente". "Non vorrei – ha ammonito – che ci fosse qualcuno che il governo non vuole farlo partire. Io proverò fino alla fine su questa linea, e, se serve mi metto in campo direttamente". 

"A quelli che sentono la mancanza delle nostre iniziative politiche (e magari mi contestano di essere troppo lontano come mi hanno scritto in tanti dopo la pubblicazione di questo post) vorrei inviare un abbraccio grande. E l'invito a sbarrare nell'agenda le date 19-20-21 ottobre 2018. Quel fine settimana tornerà la Leopolda". Lo annuncia Matteo Renzi nella Enews, che torna dopo una pausa di silenzio. La nuova Leopolda, dice l'ex segretario Pd, "si chiamerà 'La prova del Nove' e il titolo non ha bisogno di molte spiegazioni. Sarà il nono anno, certo. Ma non solo per questo sarà la prova del Nove".

Le famiglie italiane stanno progressivamente recuperando fiducia. Il 25% è convinto che la situazione economica del Paese migliorerà nei prossimi 12 mesi; più ridotta, al 18%, è la percentuale di quanti confidano in un effettivo incremento dell’occupazione. È uno dei dati che emerge dall’indagine condotta dall’Istituto Demopolis per IBC, l’Associazione “Industrie Beni di Consumo”.

È uno scenario, quello che emerge dalla ricerca, sul quale pesa ancora la crisi che ha colpito il Paese: il peggio sembra comunque passato. “Gli italiani – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento – restano prudenti e attenti ai costi, ma appaiono più tranquilli: guardano oggi al futuro con un grado di ottimismo che le nostre analisi non riscontravano da molti anni”.

Si avvertono i primi segni di superamento dell’austerità nei comportamenti delle famiglie. Oggi – secondo i dati di Demopolis – è del 15% la quota di cittadini che immagina un miglioramento della propria situazione economica familiare rispetto all’ultimo triennio, ma cresce al 24% il segmento di quanti prevedono di poter aumentare gli acquisti.

“La disponibilità all’incremento dei consumi – spiega Pietro Vento – è più accentuata rispetto alle previsioni di aumento del reddito disponibile. È la conferma ulteriore di un recupero di fiducia dei consumatori. A fronte di una maggiore tranquillità rispetto agli anni passati, il 51% dichiara comunque di prestare attenzione alle possibilità di risparmio e agli acquisti in promozione. Così come nella politica e nelle scelte di voto – conclude il direttore dell’Istituto Demopolis – cresce l’infedeltà degli italiani anche nel modo di fare la spesa”.
Appena un quarto dei consumatori si affida di norma allo stesso punto vendita nella spesa alimentare; il 75% utilizza punti vendita o catene differenti. E la quota dei “non fedeli” sfiora il 90% negli altri settori, dall’abbigliamento agli accessori sino all’elettronica.

L’indagine dell’Istituto Demopolis per IBC ha analizzato anche gli elementi che influenzano maggiormente, oggi, le scelte di acquisto delle famiglie. La prudenza pesa ancora: la variabile “costo e promozioni” incide sui comportamenti di circa i due terzi dei consumatori alle prese con la spesa alimentare. Al secondo posto, la marca, la Brand Equity, che assume un valore determinante nelle scelte di acquisto del 60% degli italiani: dovendo spendere, i consumatori hanno imparato ad essere più esigenti. Se la necessità di risparmiare incide ancora, le scelte d’acquisto divengono sempre più una questione di fiducia. Un peso significativo lo esercita infine, per il 58%, l’italianità delle produzioni. Ed il valore del “Made in Italy” va ben oltre la dimensione alimentare. 
 

Nota informativa – L’indagine è stata condotta dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, dal 3 al 7 aprile 2018 per IBC, Associazione Industrie Beni di Consumo, su un campione stratificato di 2.000 intervistati, statisticamente rappresentativo dell’universo della popolazione italiana maggiorenne. Supervisione della rilevazione demoscopica di Marco E. Tabacchi. Coordinamento di  Pietro Vento, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone. 
Approfondimenti e metodologia su: www.demopolis.it

 

Sergio Mattarella dopo 45 giorni di stallo getta il sasso nello stagno per forzare il blocco dei veti: affida a Elisabetta Casellati un mandato esplorativo mirato e a tempo. La presidente del Senato cioè dovrà verificare se è possibile una maggioranza parlamentare tra i partiti della coalizione di centrodestra e il Movimento Cinque Stelle che esprima un premier e sostenga un governo. E lo dovrà fare entro venerdì. Si tratta dunque della prima tappa di quel percorso per uscire dallo stallo, che il presidente della Repubblica aveva annunciato venerdì scorso al termine del secondo giro delle consultazioni. Una prima tappa che, in caso di fallimento, lascerebbe il campo ad altre successive con l'obiettivo ormai urgente di dare un governo all'Italia.

Ma la scelta di affidare alla Casellati un mandato esplorativo, e dunque non un incarico, ha diverse ragioni, che gettano un pò di luce sui possibili scenari che si apriranno da oggi in poi. La presidente è stata eletta con i voti di una maggioranza composta dal centrodestra unito e dal M5s, cioè le due formazioni che hanno avuto maggior successo alle ultime elezioni, a dimostrazione che unire i loro voti è possibile. I tempi limitati non piacciono ai partiti, Matteo Salvini diserta il primo giro di colloqui, avviato da Elisabetta Casellati a tempo di record.

Ma il Capo dello Stato non intende accettare e avallare che si faccia ancora melina, aspettando le elezioni regionali mentre il paese ha bisogno di un governo in carica già nelle prossime settimane: il Def, il vertice Ue e la crisi siriana non sono eventi rinviabili per il gioco di veti di chi, tra l'altro, sostiene di aver vinto le elezioni. Dunque si parte dalle due forze di maggior successo, centrodestra e M5s, per verificare se la maggioranza, che per Salvini è l'unica possibile, è in grado di sostenere un governo. Per ora, dal primo giro di colloqui di Casellati, non emergono novità, il M5s mantiene il veto su Fi e la Lega conferma la sua lealtà al Carroccio.

Ma questa di mercoledì è solo la prima giornata della prima tappa del percorso ideato da Mattarella. Se nemmeno domani ci saranno novità, la presidente riferirà al Quirinale, che potrebbe prendersi altri due giorni di riflessione per poi passare alla tappa successiva: accantonata l'ipotesi di centrodestra-M5s, si potrebbe passare a un nuovo mandato per verificare una maggioranza diversa o più ampia, aprendo anche ai sondaggi verso il Pd, magari affidato a Roberto Fico.

Certo, dal M5s non sembra giungere grande afflato per questa ipotesi, ma il Capo dello Stato ha come dovere quello di dare un governo al Paese, non di assecondare tutti i desiderata dei partiti. E la moral suasion a volte è fatta anche di piccole, successive, forzature. Se anche il secondo mandato fallisse, si potrebbe passare a un preincarico o a un incarico pieno, magari a quella figura terza di cui si parla e scrive da giorni, anche spendendo una figura istituzionale (o nomi si sprecano e arrivano fino alla Consulta, alla Corte dei Conti e ad ex ministri). Ma se si chiede al Quirinale cosa succederà da venerdì, la risposta è che tutto è possibile, che nulla è deciso. Insomma, oggi è cominciata una tappa.

Da venerdì si capirà se è anche l'ultima e il Paese avrà un governo a breve o se sarà solo la prima e ne seguiranno altre. Di certo c'è che Mattarella ha messo nel novero delle possibilità meno gradite le elezioni anticipate e che anche un governo del presidente non è tra le sue prime scelte, oltre ad aver già raccolto la contrarietà di Lega e M5s. La speranza è che il percorso avviato spinga i partiti a un dialogo che, finora, non è mai davvero nato. 

"Un forno caldissimo, bollente". Chi è vicino a Luigi Di Maio fa intendere, con queste parole, che non è ancora il momento di chiudere il doppio binario con Lega e Pd per un dialogo sui programmi. Nonostante le ultime ore siano caratterizzate da un sempre più cristallizzato stallo, per usare un termine ormai sempre più in voga, soprattutto con la Lega di Matteo Salvini, tra i 5 stelle si respira una certa tranquillità. Soprattutto – così ribadiscono i vertici – perché c'è massima fiducia nel Capo dello Stato e su qualunque decisione prenderà domani.

È anche vero però, secondo quanto viene riferito da più parti, che i pentastellati non si aspettano che Sergio Mattarella domani dia già un preincarico a Di Maio o a Salvini dal momento che tutti sanno, presidente della Repubblica in primis, che entrambi i leader non avrebbero i numeri per formare una maggioranza.

In casa M5s si vede come più realistica l'ipotesi di un mandato esplorativo alla presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati; ipotesi anche ben vista dai 5 stelle perché concederebbe ancora altro tempo per un dialogo tra i partiti che ancora potrebbe aiutare a superare l'impasse, nonostante le oggettive difficoltà del momento.

Dai pentastellati, invece, viene considerata meno realistica la possibilità di un mandato esplorativo al presidente della Camera, Roberto Fico, perché sarebbe uno 'sgambetto' che nessuno dei 5 stelle si aspetta da Mattarella, apprezzato molto per la sua correttezza.

La linea M5s è quella del silenzio perché "è una fase delicata", viene sottolineato più volte, e c'è chi osserva caustico: "Noi abbiamo la coscienza a posto, quello che dovevamo dire lo abbiamo detto. Ora aspettiamo, siamo sulla riva ad aspettare che passi…", intendendo non si sa il cadavere di chi, metaforicamente parlando.

Potrebbe essere la Lega: Salvini ha ribadito il suo monito nei confronti di Di Maio e di Silvio Berlusconi, spiegando che se continueranno con i loro veti, l'unica alternativa sarà il voto. Il leghista in ogni caso non accetterà un incarico per andare a cercare i numeri al buio. O potrebbe essere il Pd.

Martedì 17 il segretario reggente dem, Maurizio Martina, ha sostenuto di voler lasciare "ad altri tatticismi, scontri personali e di potere" e ha rilanciato sui temi a partire da 3 punti chiave: povertà, famiglie e lavoro. Parole che dai 5 stelle vengono lette positivamente: "Praticamente i nostri punti, basta che dicano che il loro reddito di inclusione deve essere di 780 euro…".

E poi i capigruppo M5s, Giulia Grillo e Danilo Toninelli, che l'hanno definita una "iniziativa utile ai fini del lavoro che sta svolgendo il comitato scientifico per l'analisi dei programmi presieduto dal professor Giacinto Della Cananea" e che si concluderà il 30 aprile.

Quindi, ribadiscono i 5 stelle, bisogna "partire dai temi che interessano ai cittadini". E la capogruppo alla Camera Grillo, sia in apertura che in chiusura del suo intervento in aula a Montecitorio dopo l'informativa di Paolo Gentiloni sulla Siria, ha sottolineato "che il paese ha urgente bisogno di un governo nei suoi pieni poteri e che sia espressione del voto del 4 marzo".

Silente il capo politico M5s – anche oggi in giacca ma senza cravatta – intercettato a Montecitorio prima di andare in Molise per un comizio serale. Di Maio tornerà già stanotte in modo da svegliarsi a Roma e aspettare le comunicazioni di Mattarella; tra l'altro domani mattina alle 10 ci sarà il Parlamento in seduta comune per l'elezione di un giudice della Corte Costituzionale e due del Csm. Nei fatti, continua il gelo tra Di Maio e Salvini.

Tra i due continua a non essere previsto nessun faccia a faccia in una settimana cruciale (forse) per la nascita del governo: dopo il mancato incontro al Vinitaly – dove erano entrambi domenica scorsa senza nemmeno incrociarsi tra gli stand, evitandosi accuratamente – non c'è stato nemmeno oggi a Roma: Di Maio ha lavorato nel suo ufficio e poi è stato in aula durante l'informativa di Paolo Gentiloni sulla Siria; Salvini al Senato, nel pomeriggio, per lo stesso dibattito sulla crisi siriana.

In attesa della 'mossa istituzionale' di Mattarella di domani, comunque, i due leader continuano ad avere un'agenda fitta di impegni considerando gli appuntamenti di rilievo di questa fase politica, come l'appuntamento elettorale di domenica prossima in Molise. Qui saranno entrambi a più riprese: Di Maio questa sera ma poi tornerà lì venerdì per la chiusura con il candidato 5 stelle; Salvini andrà giovedì.

E ancora, altra occasione mancata, entrambi saranno a Milano per partecipare al Salone del Mobile ma in tempi diversi: il leader del Carroccio sarà lì venerdì, Di Maio sabato. Sempre che gli sviluppi legati alla nascita di un esecutivo non cambino drasticamente i loro piani. Il dibattito sui temi si intreccia poi con la polemica relativa al programma:

'Il Foglio' ha accusato i 5 stelle di avere sul sito del Movimento una versione diversa da quella che c'era a febbraio con alcuni punti modificati, rispetto a come era stato votato sul blog. Ma M5s ha smentito sostenendo che non ci sarebbe nessuna discrepanza e che tra la prima bozza e la versione definitiva ci sarebbe stato solo "un lavoro di sintesi". In particolare sul tema caldo degli Esteri e della Nato, i 5 stelle spiegano di aver "sempre sostenuto di voler riformare la Nato restandoci dentro" anche se le parole usate tra le due versioni sono differenti.

Detto questo, il programma era già 'morto' il giorno dopo le elezioni del 4 marzo perché a fronte dell'assenza di una maggioranza i 5 stelle hanno subito cercato convergenze con gli altri partiti su alcuni grandi temi e pochi giorni fa Di Maio ha annunciato la nascita di un Comitato scientifico per confrontare i programmi di M5s, Pd e Lega e trovare punti in comune.

Una modifica ai documenti c’è stata. L’inchiesta de Il Foglio ha messo in luce una serie di cambiamenti al programma del Movimento 5 stelle, attraverso una lettura dei pdf recuperati dal sito Internet Archive.

È innegabile che i testi siano diversi, basta navigare la Wayback Machine per confermarlo. Ma è più opinabile che il loro senso sia “totalmente diverso e spesso radicalmente opposto”. Prendiamo il punto del programma più contestato dall’inchiesta, gli Esteri.

Nel documento allegato all’inchiesta si mettono a confronto le frasi della prima versione e quella della seconda, quella definitiva.

Leggendoli già dalla prima pagina si scopre che il primo documento è titolato “Programma parziale 13.04.2017”, con ogni probabilità quello che la “Macchina del tempo” della rete aveva a disposizione (non sempre tutte le pagine cancellate o modificate sono totalmente disponibili, a volte la Wayback segnala un cambiamento ma non è in grado di ricostruirlo con precisione). È probabile che quel “Programma parziale” si riferisca al fatto che nella memoria dell'archivio siano rimaste le parti del programma prima che ne fossero votati tutti i punti, ma è la base su cui è stata costruita la sequela di incongruenze rilevate da diverse testate.

Quello che si comprende ad occhio, ad una prima rapida lettura dei documenti, è che l’editing dei testi è cambiato: prima era organizzato in "temi" e "punti programmatici", nella versione definitiva i punti programmatici diventano parte dei temi stessi. Di più. Il punto programmatico diventa in tutti i capitoli l’attacco del capitolo stesso, senza sostanziali variazioni, mentre il corpo del testo ha subito alcune sforbiciate (si è passati da 11 a 8 pagine). La decisione di organizzare il testo in maniera diversa, forse per dare forma definitiva al programma.

Al momento non è possibile stabilire con certezza la data delle modifiche: il quotidiano sostiene che il programma fosse diverso all’indomani delle elezioni (il 7 marzo), il Movimento in una smentita sostiene che il programma fosse online nell’attuale versione dal 21 febbraio – su questo punto ha provato a fare chiarezza il blogger David Puente

È vero, come scrive Il Foglio, che alcuni toni sono stati “smorzati”, se per questo si intendono i riferimenti alla dottrina Bush dell’esportazione della democrazia, quella dei neo-con, o la giustificazione dell'azione militare russa in Crimea come reazione all'espansionismo della Nato. Spesso si tratta dell’inquadramento "storico" dei fatti, dove nella 'bozza' erano presenti forti letture ideologiche (si usa questo termine senza alcuna accezione negativa) che non hanno trovato spazio nella versione attualmente consultabile. Cambia il contesto, il tono è evidentemente più istituzionale, ma nella sostanza sembra cambiare davvero poco il senso dalla versione "provvisoria" e quella definitiva. Un cambiamento c'è stato, dal testo risulta evidente, e il M5s lo ha ammesso. Ma la portata appare più limitata di uno stravolgimento di senso totale.

Di seguito tutti i punti del programma nella prima e nella seconda versione, dove si riportano le cose che il Movimento ha promesso di fare nelle versioni precedenti e in quella attualmente online. E le parti omesse.

RUSSIA 

(Prima versione) – Titolo: "Russia: un dialogo da rilanciare con un partner strategico". Testo: "Il Movimento 5 Stelle lavorerà per il ritiro immediato delle sanzioni imposte alla Russia e per il rilancio della cooperazione in chiave risolutiva di crisi internazionali quali Iraq, Siria, Libia e Yemen nonchè del terrorismo internazionale […] Dal marzo 2014 l'UE, adeguandosi agli USA, ha gradualmente imposto misure restrittive nei confronti della Federazione Russa in risposta all'annessione della Crimea e alla crisi in Ucraina. La miopia della politica estera italiana, dell'UE e dell'Amministrazione Obama non ha permesso di cogliere i timori della Russia e interpretare le azioni di Mosca come volte al mantenimento della sua sfera d'influenza nello spazio ex sovietico a fronte del progressivo allargamento della NATO". 

(Seconda versione) – Titolo: "Russia: un partner economico e strategico contro il terrorismo". Testo: "Il M5S lavorerà per il ritiro immediato delle sanzioni imposte alla Russia e per il rilancio della cooperazione con quello che considera un partner strategico fondamentale. Pensiamo, infatti, che la Russia debba essere considerato un partner commerciale ed economico imprescindibile per il futuro dell'Europa e delìItalia. Un interlocutore fondamentale per la risoluzione delle gravi crisi internazionali di Iraq, Siria, Libia e Yemen.

NATO 

(Prima versione) – "Il MoVimento 5 Stelle sosterrà un percorso di adeguamento dell'Alleanza Atlantica (NATO) al nuovo contesto multilaterale, sostenendo un inquadramento delle sue attività in un'ottica esclusivamente difensiva. […] Sottoporremo al Parlamento un'agenda per il disimpegno dell'Italia da tutte le missioni militari della NATO in aperto contrasto con la lettera e lo spirito dell'art. 11 della nostra Costituzione. Consideriamo, inoltre, il nostro territorio indisponibile per il deposito e il transito di armi nucleari, batteriologiche e chimiche nonchè per installazioni e addestramenti che ledano la salute degli italiani".

(Seconda versione) – "Il Movimento 5 Stelle sostiene l'adeguamento dell'Alleanza Atlantica (NATO) al nuovo contesto multilaterale, contemplando un inquadramento delle sue attività in un'ottica esclusivamente difensiva. […] La presenza delle basi USA sul territorio italiano trova la sua giustificazione normativa nella bilateralizzazione dell'art. 3 del trattato NATO che impegna le parti a sviluppare le loro capacità di difesa, individualmente e congiuntamente, e a prestarsi reciproca assistenza per sviluppare le loro capacità di legittima difesa individuale e collettiva. Alcune condizioni fondamentali del loro "soggiorno" sono state regolate dalla convenzione di Londra del 19 giugno 1951 sullo Statuto delle Truppe della NATO, ratificato in Italia dal 21.1.1956. All'articolo II è stabilito che le truppe straniere ospitate in Italia devono rispettare il diritto vigente del Paese ospitante incluso e quindi anche, ad esempio, il Trattato di Non Proliferazione regolarmente ratificato con legge nazionale italiana. Al di là delle indicazioni contenute nello Statuto delle Truppe, la costruzione delle base militari è quindi regolata da convenzioni bi o multilaterali tra i Paesi della NATO. La trasformazione della NATO avvenuta con il Nuovo Concetto strategico ha, però, modificato anche l'uso delle basi che sono state usate per operazioni che vanno molto al di là della nozione di legittima difesa contro un attacco armato. Quindi, pur prendendo quale assioma la legittimità costituzionale della partecipazione italiana alla NATO sino alla data della pronunzia n. 1920/1984 della Corte di Cassazione, il Movimento 5 Stelle ritiene che tale legittimità costituzionale non possa essere estesa all' adesione al Nuovo Concetto Strategico assunto nel vertice di Washington del 1999".

GUERRA 

(Prima versione) – "Iraq, Somalia, ex Jugoslavia, Afghanistan, Iraq bis, Libia, Ucraina, Siria. L'elenco dei Paesi distrutti dall'unilateralismo occidentale potrebbe essere molto più lungo. Le guerre di conquista dell'ultimo periodo hanno portato il mondo ad un passo dall'Apocalisse e ad oggi hanno prodotto centinaia di migliaia di morti, feriti, mutilati e sfollati […] Il MoVimento 5 Stelle riconosce il diritto alla pace, inteso come diritto irrinunciabile e inalienabile di tutti i popoli della Terra e, per questo, si opporrà ad ogni intervento armato ovunque si vogliano ripercorrere gli errori (crimini) del passato fatta eccezione per le truppe di mera interposizione pacifica.

(Seconda Versione) – "Il Movimento 5 Stelle riconosce il diritto alla pace, inteso come diritto irrinunciabile e inalienabile di tutti i popoli della Terra. Per questo, si opporrà ad ogni intervento armato ovunque si vogliano ripercorrere gli errori del passato, fatta eccezione per le truppe di mera interposizione pacifica […] Nella prima legislatura, i deputati del Movimento 5 Stelle hanno gettato le basi per una politica estera che segua direttive e coordinate precise: la ricerca del multilateralismo, della cooperazione e del dialogo tra le popolazioni, il rispetto dell'autodeterminazione, della sovranità e della non ingerenza negli affari interni dei singoli Paesi".

TROIKA 

(Prima versione) – "Il MoVimento 5 Stelle si opporrà in ogni modo a tutti quei ricatti dei mercati e della finanza internazionale travestiti da "riforme". In particolare, ci impegneremo allo smantellamento del MES (Fondo "Salva Stati") e della cosiddetta "Troika". Combatteremo in ogni sede possibile le pratiche oggi utilizzate dalle multinazionali per eludere il fisco mediante "triangolazioni internazionali". Lavoreremo, infine, per la riforma dell'architettura finanziaria internazionale e a, tal fine, aumenteremo la cooperazione con tutti quegli organismi, come il G77 più Cina, che si impegnano in questa direzione".

(Seconda versione) – "Il Movimento 5 Stelle si opporrà in ogni modo ai ricatti dei mercati e della finanza internazionale travestiti da "riforme" che comportano la svendita degli asset paese e la messa in crisi delle politiche di welfare. In particolare, si impegnerà alla liquidazione del MES (Fondo "Salva Stati"), liberando in tal modo gli Stati dalla necessità di adeguarsi alle "rigorose condizionalità" imposte attraverso decisioni prese in contrasto con i principi democratici dagli organismi sovranazionali che formano la cosiddetta "Troika". Al contempo combatteremo affinchè non sia possibile per le multinazionali continuare ad eludere il fisco mediante "triangolazioni internazionali" aggressive e lesive del principio di giusta contribuzione. Lavoreremo, infine, per la riforma dell'architettura finanziaria internazionale e, a tal fine, aumenteremo la cooperazione con tutti quegli organismi, come il G7 più Cina, che si impegnano in questa direzione".

 

@arcangeloroc

Scade oggi, con tutta probabilità, il tempo lasciato da Sergio Mattarella ai partiti per mandare un segnale di dialogo, senza il quale sarà il capo dello Stato a decidere come procedere per dare un governo al Paese dopo 45 giorni dalle elezioni.

Con un comunicato il Capo dello Stato convocherà una personalità alla quale affidare un mandato esplorativo o un preincarico. Quale sarà la sua decisione lo si saprà quasi certamente oggi. Ma già si fanno previsioni e ipotesi.

Matteo Salvini, dopo aver ironizzato sulla chiusura di uno dei due forni annunciata da Luigi Di Maio, apre all'ipotesi di un incarico a una figura terza. "Se il presidente della Repubblica conferisce l'incarico a qualcuno in gamba con un programma che condivido, perché no! Speriamo che serva – afferma dal Molise – Io giudico positivamente ogni passo in avanti verso la fine delle polemiche e l'inizio del lavoro vero. Governo vuol dire avere ministri che si occupino di sanità, di scuola, di giustizia, di agricoltura e di disabili e un Parlamento pienamente operativo. Quindi, confido nel presidente della Repubblica".

"C'è chi chiude il forno, c'è chi cura l'orto!" aveva scritto su Twitter il leader della lega, poco prima, replicando al leader M5s con una foto in un campo di carciofi. Dal M5s giunge una nuova frenata a ogni ipotesi di accordo con la Lega. "Non c'è nessun accordo che è saltato", spiega Alfonso Bonafede, mentre Laura Castelli chiude a ogni ipotesi di "governissimo o di governi di transizione": "Chi fa tatticismi politici fa solo il male di questo paese".

Un invito alla "responsabilità" viene intanto da paolo Gentiloni, per il quale "l'Italia ha fatto una strada importante in questi anni, deve continuare e non può permettersi di andare fuori strada". Parlando all'inaugurazione del Salone del Mobile, il premier ha spiegato che "serve la responsabilità politica da parte di chi governerà ma serve anche la responsabilità da parte di tutti, anche delle imprese e delle forze sociali". Parole a cui ha fatto eco la presidente del Senato Elisabetta Casellati, che molti indicano come candidata a un eventuale mandato esplorativo da parte del Capo dello Stato: la Fiera del mobile, ha detto, è un esempio tangibile "di come l'Italia ancora oggi, più di ieri, possa farcela".

No o governissimi e ad esecutivi con il Pd "e se il 22 si vince il governo lo facciamo in un quarto d'ora". Salvini tiene il punto. Bocciando la proposta di Calenda di un esecutivo di transizione e sottolineando che uno snodo fondamentale per uscire dall'impasse sarà il voto in Molise e Friuli.

L'attesa nel centrodestra è sulle mosse del Quirinale che da tempo ha fatto trapelare la necessità di accelerare per sbloccare la situazione ma il Carroccio da una parte e il Movimento 5 stelle dall'altra ribadiscono che serve un governo politico che parta dall'esito delle elezioni del 4 marzo. Tuttavia i pentastellati continuano a porre il veto su Berlusconi.

Dal Movimento 5 stelle è arrivato un vero e proprio ultimatum. "Aspetto qualche giorno e poi chiudo un forno", ha detto Di Maio a 'Otto e mezzo', "Salvini è stato zitto e ha subito l'umiliazione di Berlusconi che gli contava i punti del programma. Smetta – ha spiegato l'ex vicepresidente della Camera – di ostentare unità che non c'è, non aspetterò i suoi comodi. Appoggio esterno di FI è una questione che non si pone".

M5s quindi guarda in casa Pd, ma il partito del Nazareno al momento non è disponibile ad aprire un confronto per un governo, lo farà soltanto se e quando dovesse arrivare un input del Capo dello Stato. Intanto in FI si considerano, dopo le parole di Di Maio, chiusi gli spazi di dialogo con i pentastellati. È lo stesso Toti a certificare che gli alleati di FI nella coalizione non sono disponibili ad accettare paletti da Di Maio.

Sarà quindi il Capo dello Stato ad indicare la strada: a metà settimana potrebbe affidare un pre-incarico o più probabilmente un mandato esplorativo ad una figura istituzionale. In FI c'è chi si augura che il destinatario possa essere il presidente della Camera che a quel punto dovrebbe trattare anche con il partito azzurro. La convinzione però è che si vada sulla Casellati.

"Sarebbe meglio che fosse l'ultima chance ma la nostra linea è quella di un governo guidato dal centrodestra con i voti in Parlamento", spiegano i forzisti. Un mandato esplorativo in ogni caso difficilmente potrebbe incidere sulla partita, in quanto M5s considera pregiudiziale per un confronto il passo indietro del Cavaliere. "È un falso problema di chi non vuole affrontare i temi veri. Io vorrei sapere cosa ne pensa il M5S del programma del centrodestra", dice il governatore della Liguria Toti tornato a giocare un ruolo centrale in FI dopo la cena di ieri con Berlusconi e i contatti con Ghedini.

Il partito di via Bellerio chiede che Berlusconi "la smetta con il protagonismo", che eviti scene come quelle viste dopo l'incontro tra i leader del centrodestra e Mattarella ma in questo momento non intende strappare. Il timore in FI però è che possa succedere dopo il voto in Friuli. Il Cavaliere riunirà i gruppi azzurri mercoledì per ribadire che non intende mettersi da parte. Ha evocato nei suoi ragionamenti anche l'eventualità che in un possibile governo centrodestra-M5s i ministri siano di area ma è consapevole che un ragionamento del genere spaccherebbe il partito. E allora sotto traccia si continua a lavorare per un governo del presidente che metta al centro gli interessi dell'Italia. 

Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda apre ad un “governo di transizione” sulle pagine di Repubblica: un esecutivo di tutti per provare ad uscire dalla paralisi politica e dal blocco che si è determinato dopo il voto.

Il ministro uscente parte da un’analisi della situazione siriana per dire che “L’Italia rischia di essere l’anello fragile di un Occidente fragilissimo. Siamo esposti finanziariamente, a causa del debito, e geopoliticamente”. Per Calenda: “Non possiamo affrontare questa tempesta perfetta in una situazione di instabilità politica e istituzionale che rischia anche di tagliarci fuori dal lavoro che Francia e Germania stanno iniziando per rifondare l’Europa”.

Quindi “Il Pd dovrebbe proporre la costituzione di un Governo di transizione sostenuto da tutte le forze politiche e parallelamente la formazione di una formazione di una commissione bicamerale sulle riforme istituzionali che risolva tre questioni fondamentali”, che per Calenda sono: 

  • la possibilità di formare esecutivi stabili,
  • il rapporto tra autonomia regionale e interesse nazionale,
  • i tagli ai costi della politica e la trasparenza nella gestione dei partiti.

Non si tratta di alleanze per Calenda, né di un governo politico, ma di un modo “per aprire in modo ordinato e sicuro la terza Repubblica”. Lo stallo politico, presente e presumibilmente futuro, per Calenda si potrebbe risolvere con un sistema elettorale a “doppio turno maggioritario”, previa riforma costituzionale. “I governi di Paolio (Gentiloni, ndr) e Matteo (Renzi, ndr) sono stati i migliori degli ultimi anni ma siamo stati travolti da un’ondata di riflusso che colpisce tutti i partiti progressisti. La destra può rifugiarsi nel nazionalismo, la sinistra deve trovare la sua nuova strada”.

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