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(AGI) – Dakar (Senegal), 2 feb. – Lasciando il seminario sulla cooperazione a Dakar, in Senegal, il presidente del consiglio Matteo Renzi si e’ rallegrato per il fatto che l’azienda italiana, Trevi, abbia vinto l’appalto per i lavori alla diga di Mosul. Il presidente del consiglio ha anche confermato l’impegno italiano per difendere la diga e annunciato: “ne parlero’ nei prossimi giorni con il nuovo ministro iracheno che ricevero’ a Roma”. (AGI)

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(AGI) – Roma, 2 feb. – “L’incarico dato oggi a Pedro Sanchez, se avra’ fortuna il suo tentativo, va nella direzione del progressivo, inesorabile sgretolamento dell’asse dell’austerity che non ha fatto che perdere pezzi in Europa. Comincia a emergere, e spero sia chiaro anche all’amico Moscovici, che il fronte della crescita e’ l’unica opzione in campo, a fronte del fallimento delle politiche di solo rigore e dell’avanzata dei populismi. Che si sconfiggono con piu’ Europa e non meno Europa, con piu’ crescita e non meno crescita”. Cosi’ il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi. (AGI)

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Roma – Mentre il patto con la Lega sugli emendamenti al ddl Cirinnà subisce una battuta d'arresto, a causa delle diffidenze reciproche, altrettanto non può dirsi sul fronte grillini: l'asse Pd-M5S sulle unioni civili supera senza problemi il primo banco di prova.

L'Aula di palazzo Madama ha respinto infatti, "con 80 voti di scarto" specifica il Pd Fornaro, sia le pregiudiziali di costituzionalità che le richieste di sospensiva del provvedimento, presentate anche dagli alleati di governo di Area popolare.

E proprio nel giorno in cui Angelino Alfano lancia un amo a Renzi dicendosi pronto a votare il ddl se vengono stralciate le adozioni, si rinsalda l'intesa dem con i 5 Stelle, che vengono in 'soccorso' proprio dei voti mancanti tra le fila degli alfaniani.

Il nodo delle adozioni gay resta sul tavolo e divide non solo la maggioranza ma anche lo stesso Pd: tra i senatori c'è infatti chi sarebbe pronto ad accogliere la proposta di Alfano, così come c'è chi non ha tentennamenti nel rinviare al mittente la richiesta di stralcio dell'articolo 5. Nessuna posizione politica ufficiale – fanno sapere fonti autorevoli del Pd – in risposta ad Alfano, sarà comunque il dibattito e la mediazione parlamentare a decidere il da farsi, ma va comunque apprezzata  - è la linea – l'apertura mostrata dal ministro dell'Interno, tanto più alla luce del dibattito interno in atto nello stesso Pd.

E di fatti, il capogruppo Luigi Zanda, parlando con l'Agi, invita alla prudenza, anche se chiarisce che il testo non sarà stravolto, quindi è alquanto improbabile, al momento, l'ipotesi di stralciare la stepchild adoption. Anche perche', spiega ancora Zanda, la bussola a cui guardare è la Consulta, con la Corte Ue e la giurisprudenza ordinaria, che finora si sono tutte espresse a favore delle adozioni.

Ma alcune piccole modifiche sono ancora possibili. In serata è la ministra Lorenzin a rinnovare l'appello sulle adozioni, e Alfano insiste: "Il Pd rifletta bene. Non dividiamo il Paese".

Anche dentro Ap, tuttavia, non si respira un clima unitario. Non e' piaciuta la presa di posizione dei senatori centristi che hanno votato contro la maggioranza sulle pregiudiziali e sulle sospensive. Cicchitto e Pizzolante la giudicano una "scelta estrema", che rende praticamente "inutile" la riunione dei gruppi, convocata in serata.

Intanto, però, finisce in stand by il 'patto' con la Lega per il ritiro di oltre 4 mila emendamenti targati Carroccio, in cambio del contestuale ritiro dell'emendamento 'canguro' presentato dal renziano Marcucci. La Lega tentenna, vuole che il primo passo lo compiano i dem. I quali, a loro volta, non si fidano: Calderoli prepara trabocchetti per l'aula, e' il timore, e tra i 500 emendamenti che resterebbero chi garantisce che non ci siano 'canguri' o altri escamotage? e' la riflessione.

Lo stesso Calderoli si guarda bene sia dal fugare dubbi che dallo sciogliere la riserva: "Per il ritiro degli emendamenti c'e' tempo…". E alla domanda se tra le modifiche della Lega si nasconde un 'canguro', si limita a dire: "potrebbe esserci qualcos'altro…". Fatto sta, la situazione al Senato resta immutata, con il presidente Grasso che si ritrova sulla scrivania una mole di 6 mila emendamenti, sui quali incombe la richiesta di voto segreto. E lo stallo sul fronte emendamenti si ripercuote anche sulla linea ufficiale del Pd sull'atteggiamento da tenere in Aula su quegli emendamenti considerati 'sensibili'. Ogni decisione, in primis su dove 'scattera'' la liberta' di coscienza, e' quindi rinviata alla prossima settimana. Una riunione del gruppo dem del Senato potrebbe tenersi martedi' mattina. E si profila la possibilita' che su alcuni articoli del ddl, a partire da quello sulle adozioni, si possa procedere solo con votazioni segrete.

Per questo, spiegano dal Pd, e' importante non chiudere nessuna porta: ne' con i 5 Stelle, che non voterebbero un testo stravolto, ma nemmeno con Ap, ipotizzando interventi sul capitolo adozioni per renderle piu' 'sfumate'. (AGI) 

Roma  - Tono basso, idee chiare: un anno fa le Camere riunite in seduta comune prendevano parte alla cerimonia di insediamento di Sergio Mattarella, nuovo Capo dello Stato. Un'elezione a larga maggioranza, oltre i due terzi, che chiudeva un lungo periodo in cui il Quirinale non aveva disdegnato gli interventi pubblici, in forma ufficiale e non. Lo stile che Mattarella ha portato vede invece il massimo del riserbo possibile e immaginabile. Einaudi, non Cossiga. A stento, cercando negli archivi, si troverà qualcosa in più degli interventi – misurati, bilanciati – pronunciati in pubblico. Pochi i retroscena, nessun pugno sul tavolo.

Di lui scrisse Massimo Gramellini, giusto un anno fa: "Da cittadino un Presidente così mi entusiasma. Da giornalista mi getta nella disperazione più cupa. Per dirla alla Mourinho, Mattarella ci darà 'zero tituli'". Gramellini ci aveva visto giusto: pochi titoli, ma anche indici di gradimento alti.

Ai cittadini piace, anche se – proprio perchè – non concede mai alla platea il brivido della polemica. Si esprime, come nel discorso di insediamento di un anno fa come più recentemente nel messaggio di fine anno, in termini piani, quasi elementari. Parla di raccolta differenziata; ricorda che a Roma un bambino italiano appartenente alla comunità ebraica fu ucciso sulle scale della Sinagoga; sottolinea che la disoccupazione semina disperazione, e la corruzione ci costa tre punti e mezzo di Pil all'anno.

Non paragonatelo però al Mister Smith di Frank Capra. Sa benissimo cosa sia la politica, dove la politica vada, dove e come occorre intervenire. Non si parla qui, però, della riduzione dei costi e delle spese del Quirinale, a partire dalle retribuzioni del suo staff e di quella vera e propria 'housing review' sui piccoli e grandi privilegi riguardanti gli appartamenti in dotazione alla Presidenza: argomenti attinenti più ad una inevitabile sobrietà che alla facile popolarità del beau geste. Anche qui: Einaudi.

Mattarella sta interpretando il suo ruolo nel modo più autenticamente politico: vedere in anticipo per far trovare il paese pronto, al momento della necessità. Buona esperienza, la sua, non solo nel diritto costituzionale, ma anche nelle relazioni internazionali. Ecco allora che il suo primo impegno all'estero lo spende prima a Bruxelles, poi in Germania da Angela Merkel.

Sia con l'Europa, sia a Berlino solleva due argomenti: terrorismo e migranti. Nell'arco di pochi mesi emergenze come quella dei flussi migratori e degli attentati di Parigi si incaricano di sottolineare che esiste qualcosa di più profondo della guerra dei conti. Idea che la Merkel sembra fare sua, quando nell'estate apre le frontiere ai profughi siriani. Ugualmente, in un successivo viaggio in Tunisia, Mattarella lancia un appello per sostenere la scelta democratica di un paese di profonda radice islamica, che verrà premiato non a caso con il Nobel per la pace.

Ma anche i successivi viaggi tra Croazia, Slovenia e Montenegro sono da leggere come un'azione diplomatica per ridare non solo centralità al ruolo italiano nella regione, quanto piuttosto per sostenere la stabilità di quei paesi attraverso cui passa la "Rotta dei Balcani" degli immigrati, e dove Daesh si concentra per tirar su una nuova leva di foreign fighters. Un'Europa, quella che Mattarella propone, in cui si affrontano i problemi non per sottrazione, non con la chiusura delle frontiere e l'abrogazione di fatto di Schengen, ma per aggiunta: più sussidiarietà, maggiore responsabilizzazione. Sfide lanciate anche prendendo la parola alla London School of Economics, nel cuore di quella Londra che ora dibatte, come se fosse solo una questione di cassa, l'uscita dall'Ue. Un'ultima annotazione, sul modo di interpretare il suo ruolo.

"L'arbitro deve essere e sarà imparziale" ma "i giocatori lo aiutino con la loro correttezza", disse un anno fa. Il miglior arbitro, si sa, è quello che interviene, magari anche solo con un'occhiata, un attimo prima che il fallo venga commesso. Se si fa così, non c'è bisogno di usare il fischietto: ogni volta che lo si fa, giù polemiche. E il pubblico non ha bisogno di questo, per tornare allo stadio.(AGI) 

Roma - Il Pd fa quadrato intoprno a Matteo Renzi nel giorno in cui il leader del Ppe, Manfred Weber, si è lanciato in un attacco a testa bassa contro l'Italia e il suo accesso alla flessibilità."Il Ppe non si intrometta in questioni che riguardano la Commissione. Weber si convinca che la rigidita' di bilancio imposta dalla Germania e' stata una palla al piede per la ripresa" afferma il leader dei Moderati Giacomo Portas, eletto alla Camera nel Pd. "L'Europa continua ad essere piu' matrigna che madre" conclude Portas, cui fanno eco le parole della capodelegazione degli eurodeputati Pd, Patrizia Toia. "Weber" dice, "e' il primo nemico della Commissione europea perche' ne mette a rischio ogni giorno la tenuta con le sue dichiarazioni oltranziste. Gioca allo sfascio e ora ha anche la pretesa di conoscere il parare della Commissione europea."Bei tempi quando in Germania c'era Max, ora ci tocca Manfred Weber", ha chiosato l'eurodeputata Simona Bonafe' su Twitter. (AGI) 

Roma – "Salito al potere nel febbraio 2014", Matteo Renzi "ha avviato un'ondata di riforme senza precedenti" e ha "rotto molte chiusure della societa' italiana".

Le Figaro elogia Renzi "porta l'Italia fuori dalla crisi"

Cosi' Le Figaro descrive oggi l'operato del presidente del Consiglio in un articolo dal titolo 'Come Renzi porta l'Italia fuori dalla crisi', e definisce il Jobs act "la riforma faro" dell'esecutivo. Uno degli obiettivi della riforma della giustizia, ricorda il giornale francese, "e' quello di ridurre la durata dei procedimenti e il numero dei tribunali", mentre con le modifiche alla Costituzione si mira "ad avere governi piu' stabili" e a "limitare la frammentazione parlamentare". (AGI) .

Bruxelles - L'Italia ha usufruito del massimo della flessibilita' possibile, e ora deve attenersi ai suoi obblighi: e' l'avvertimento del presidente del gruppo Ppe al Parlamento europeo, Manfred Weber, nel corso di una conferenza stampa in una pausa dei lavori della sessione plenaria a Strasburgo. Rispondendo a una domanda sull'Italia e sulle clausole di flessibilita', Weber ha premesso che "dobbiamo essere coscienti della situazione generale, e la situazione e' che la flessibilita' prevista dal patto di stabilita' viene applicata al massimo possibile". In questo contesto, ha sottolineato, "i socialisti, guidati da Pierre Moscovici (il commissario francese agli Affari economici e finanziari, ndr), hanno ammesso che si sta facendo il massimo e che non c'e' piu' flessibilita'". Dunque, ha concluso, "sarebbe utile che tutti lo riconoscano".

Da Accra Matteo Renzi tiene alta la tensione con Bruxelles. Il Presidente del Consiglio riaccende le polemiche scandendo un inequivocabile: "Non prendiamo lezioncine da nessuno dei nostri amici europei". "Per risolvere problemi complessi non basta fare un comunicato stampa. Le polemiche lasciano il tempo che trovano, noi siamo l'Italia ogni anno mettiamo 20 miliardi sul piatto di Bruxelles, avendo indietro, molto meno, 11 miliardi", ha aggiunto. Quindi "pronti ad imparare ma il tempo delle lezioni e' finita, abbiamo fatto le riforme e siamo pronti a dare il nostro contributo all'Europa". Anzi, sia chiaro che "mai come ora l'Europa e' lontana dai valori dei padri fondatori". Mancanza di progetti, mancanza di strategie: verso il proprio interno e verso l'esterno. Non a caso la critica di Renzi parte anche dalla mancanza di lungimiranza dimostrata dal Vecchio Continente nei confronti dell'Africa. "Per lungo tempo i popoli europei non hanno considerato l'Africa come una opportunita' ma solo come un problema. Ma le relazioni tra Europa e Africa rappresentano una grande opportunita'", sottolinea. Non a caso "L'Italia e' fortemente impegnata a supportare la pace e la stabilita' in Africa".

I segnali della presenza italiana si vedono: "Eni qui ha firmato accordi fino al 2036". Questo perche' "bisogna avere una visione strategica. Il Ghana ha bisogno di maggiore rapporto con l'Italia e l'Unione Europea, c'e' bisogno di avere una strategia di lungo periodo e non polemiche", e noi "siamo pronti a investire qui e lo facciamo con l'Eni". 
"L'Italia deve continuare a investire nei progetti comuni. Sono qui, in Africa, con una delegazione di cui fa parte anche l'Eni, con Claudio Descalzi, per dare un messaggio di buone relazioni e di amicizia fra i nostri Paesi. Un messaggio che vale anche per il futuro", chiosa il presidente del Consiglio.(AGI)

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(AGI) – Ginevra, 2 feb. – Il regime siriano frena sui colloqui di pace appena iniziati a Ginevra sotto l’egida Onu. “Siamo ancora nella fase preparatoria di colloqui indiretti… Ancora non sappiamo da chi sia composta la delegazione dell’opposizione”, ha detto ai giornalisti Bashar al-Jafaari, capo della delegazione governativa, dopo l’incontro con l’inviato Onu, Staffan de Mistura. Jafaari ha inoltre definito “non seria” l’opposizione siriana. (AGI)
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(AGI) – Accra, 2 feb. – “Non prendiamo lezioncine da nessuno
dei nostri amici europei”: lo ha detto Matteo Renzi tornando sulla polemica con Bruxelles dopo una visita al Parlamento del Ghana. “Mai come ora l’Europa e’ lontana dai valori dei padri fondatori”, ha aggiunto il presidente del Consiglio, all’indomani dell’attacco alla Commissione europea che ha tenuto fuori dal deficit gli aiuti alla Turchia per i migranti ma non le spese sostenute dall’Italia per la stessa emergenza.
“Per risolvere problemi complessi non basta fare un comunicato stampa”, ha spiegato il premier, “le polemiche lasciano il tempo che trovano, noi siamo l’Italia e ogni anno mettiamo 20 miliardi sul piatto di Bruxelles, avendo indietro, molto meno, 11 miliardi”, ha aggiunto. Quindi “pronti ad imparare ma il tempo delle lezioni e’ finita, abbiamo fatto le riforme e siamo pronti a dare il nostro contributo all’Europa”
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