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AGI – Mario Draghi ha assicurato l’impegno del governo contro l’aumento delle bollette energetiche. “Un altro tema che tratteremo questa settimana” al Consiglio europeo “è quello dell’energia” ha detto il premier in Senato in vista del Consiglio europeo.

“Negli ultimi mesi, abbiamo assistito a un forte aumento del costo del gas e dell’elettricità. Questi rincari sono dovuti principalmente ai movimenti dei prezzi sui mercati internazionali. La domanda di energia da parte di famiglie e imprese è aumentata a livello europeo e sui mercati asiatici, e ha contribuito a ridurre le scorte e le forniture disponibili. Il Governo si è impegnato a contenere il rincaro delle bollette”.

Draghi ha anche ricordato che nello scorso giugno è stato già stanziato 1,2 miliardi per ridurre gli oneri di sistema e che poche settimane fa si è intervenuti ulteriormente, “con più di 3 miliardi, per calmierare i prezzi nell’ultimo trimestre dell’anno, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione”. 
 

AGI – È morto questa notte a Monza Luigi Amicone, fondatore del periodico di Comunione e Liberazione ‘Tempi’. Aveva da poco compiuto 65 anni e lascia la moglie Annalena e 6 figli.

Amicone è stato stroncato da uno pneumotorace con conseguente arresto cardiaco.

“Che don Giussani, il suo amico e maestro, che aveva per lo spirito libero e gioviale di Amicone una predilezione, ci guidi in questo momento di smarrimento, ricordandoci di confidare sempre in quel Destino al cui cospetto si trova ora il nostro carissimo amico Gigi” scrivo i giornalisti di ‘Tempi’ che hanno diffuso la notizia.

È morto Luigi Amicone https://t.co/bq9sTMR5r1

— TEMPI (@Tempi_it)
October 19, 2021

 

AGI – “Convincere gli ultimi indecisi, senza punizioni né ricatti”. E’ la strategia di Susanna Camusso, ex segretaria generale della Cgil, oggi responsabile delle politiche di genere del sindacato, nei confronti delle richieste della piazza che chiede risposte ed è riluttante.

Per Camusso “bisogna intervenire sulla disuguaglianza, sulla violenza, sul bisogno di contrastare le solitudini. Lo chiamerei bisogno di chiudere la lunga stagione dell’individualismo e degli egoismi. E’ giusto dire che i fascisti non devono esistere nella politica di questo Paese ma c’è anche una struttura sociale a cui bisogna dare delle risposte e non può esserci una politica disinteressata a dare una risposta alla disaggregazione sociale“, tant’è che “sui temi sociali il sindacato ha un suo ruolo. La sua è una lunga tradizione di presidio della democrazia ma non vuole prendere il posto della politica, vuole dire alla politica, al governo e a tutti di svegliarsi”.

Quanto alle manifestazioni contro il sindacato, Camusso precisa: “Distinguerei tra una riuscita operazione di strumentalizzazione delle piazze da parte dei fascisti dal rapporto del sindacato con i lavoratori. Quando si prendono decisioni può esserci sempre una parte dei lavoratori contraria. Il sindacato prende l’impegno di ascoltare, capita che qualcuno non sia d’accordo. La reazione non può essere ti assalto la sede. Noi comunque non abbiamo fatto un accordo con il governo sul green pass. Avevamo delle perplessità, le abbiamo espresse e in una certa fase ci hanno anche accomunato ai no vax” ma “noi fin dall’inizio, eravamo a favore dell’obbligo vaccinale, sarebbe stata un’assunzione di responsabilità che avrebbe messo al centro della discussione il vaccino”.

Poi sulla manifestazione sindacale di San Giovanni Camusso analizza: “Non era solo una piazza di reazione. Era una piazza di impegno che ha chiesto di ricostruire una dimensione culturale che sia una risposta democratica compiuta. Era una piazza non solo di riaffermazione ma anche di cambiamento”.

AGI – Sono 65 i comuni d’Italia interessati al turno di ballottaggio per l’elezione diretta dei sindaci nei giorni di domani e lunedì, distribuiti in 15 regioni a statuto ordinario, oltre al Friuli Venezia Giulia. L’appuntamento elettorale coinvolgerà circa 5 milioni di elettori e interesserà anche 10 comuni capoluogo, tra cui Roma, Torino e Trieste. Si voterà per l’elezione del sindaco anche a Varese, Savona, Latina, Benevento, Caserta, Isernia e Cosenza.

Ogni elettore potrà recarsi alle urne oggi dalle ore 7 alle ore 23, e domani, dalle ore 7 alle ore 15.

Nel primo turno il Movimento 5 Stelle ha perso i tre sindaci nei comuni capoluogo dove vinse nel 2016: Roma, Torino e Carbonia.

Il centrosinistra, nelle sue diverse articolazioni, ha strappato a M5s Carbonia, con Pietro Morittu, e ha confermato i comuni di Milano (Beppe Sala), Rimini (Jamil Sadegholvaad), Salerno (Vincenzo Napoli), Napoli (Gaetano Manfredi), Bologna (Matteo Lepore) e Ravenna (Michele De Pascale). In questi ultimi tre comuni centrosinistra e M5s hanno corso da alleati.

Il centrodestra ha finora confermato i sindaci di Pordenone (Alessandro Ciriani), Novara (Alessandro Canelli) e Grosseto (Antonfrancesco Vivarelli).

I ballottaggi, eccetto Benevento, sono tra centrodestra e centrosinistra.

A Trieste (dove competono Roberto Dipiazza e Francesco Russo), Savona, Isernia e Cosenza il sindaco uscente è di centrodestra. A Varese e Caserta di centrosinistra.

A Roma (dove sono in corsa Enrico Michetti e Roberto Gualtieri) e Torino (la sfida è tra Stefano Lo Russo e Paolo Damilano) il sindaco uscente è del Movimento 5 Stelle.

A Benevento il sindaco uscente è il centrista Clemente Mastella, che non ha neppure quest’anno l’appoggio di Lega e FdI. Mastella corre al ballottaggio contro Perifano (centrosinistra).

Il 3 e 4 ottobre il centrodestra ha confermato la Presidenza della regione Calabria (Roberto Occhiuto). Il centrosinistra ha confermato il deputato di Siena (Enrico Letta) e ha strappato a M5s quello di Roma Primavalle (Andrea Casu). 

AGI – Nuova tensione nell’ultimo Consiglio dei ministri sul reddito di cittadinanza. Il premier non si è pronunciato rimandando la discussione all’incontro successivo, che probabilmente si terrà martedì, nel quale si esaminerà la legge di bilancio e si dovrà decidere il rifinanziamento della misura, se e come modificarla. 

La possibilità di rivedere i criteri e di modificare la platea dei benificiari del reddito è sul tavolo. Il premier approfondirà il dossier, punterà sulle politiche attive, non ha mai escluso che il reddito possa cambiare ma senza scendere nei dettagli delle possibili modifiche. Si era pronunciato rispondendo ad uno studente che gli aveva inviato la tesi di laurea sulla misura voluta dai 5 stelle e approvata durante il governo giallo-verde. “Il reddito è ispirato a principi di uguaglianza, ma ha dei limiti soprattutto sul fronte delle politiche attive del lavoro”, aveva osservato. Una posizione che resta tutt’ora valida.

Il nodo, insomma, si comincerà a sciogliere dopo i ballottaggi e non è il solo sul tavolo del governo. Anche sul capitolo pensioni – la Lega difende ‘quota cento’ – è un ‘working in progress’. 

Il rilancio della lega sul reddito di cittadinanza

“E’ beffardo usare i soldi di chi ha lavorato duramente per una misura simile”. Questa la protesta del ministro dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti. L’accusa è che per rifinanziare il reddito di cittadinanza fino a fine anno sono state tolte risorse al reddito di emergenza (90 mln), all’accesso anticipato al pensionamento per lavori faticosi e pesanti (30 mln), all’accesso al pensionamento dei lavoratori precoci (40 mln) e ai congedi parentali (30 mln). Assurdo – la sua tesi – sottrarre fondi ai pensionati, alle famiglie, alle categorie in difficoltà.

Il fronte Lega-FI-Iv che chiede lo stop al rifinanziamento del reddito di cittadinanza (“Si tratta di cifre altissime, non possiamo più permetterci di spenderle in questo modo e di disperdere risorse”, dice un altro ministro) non punta all’abolizione della misura ma la necessità sempre più urgente – questo il ‘refrain’ – è di ripensarla.

Le reazioni politiche

 Subito dopo Giorgetti sono intervenuti i ministri Brunetta e Bonetti, a difendere il provvedimento Patuanelli e Orlando. M5s sostiene che i fondi per rifinanziare il reddito di cittadinanza provengono dal capitolo sovrastimati e non spesi. “Lo ha spiegato anche il ministro dell’Economia Franco”, la tesi.

“Noi – l’alt del presidente M5s, Conte – ci rimbocchiamo le maniche per trovare soluzioni. Invito Salvini e Meloni, così come quelli che la pensano come loro al Governo, a fare lo stesso. E a smetterla di assaltare uno strumento di civiltà. Non lo permetteremo”. Fa muro pure il presidente della Camera, Fico: “E’ una misura assolutanmente intoccabile”. 

Ad esprimersi oggi è anche il leader di Confindustria, Bonomi: “Le politiche attive all’interno del reddito di cittadinanza si sono dimostrate un grande fallimento”. Ma – ha aggiunto il numero uno di viale dell’Astronomia – “bene la parte relativa al contrasto della povertà”.

“Quello su cui dovremmo intervenire il prossimo anno è il reddito di cittadinanza. Garantirlo a chi non può lavorare è sacrosanto, ma abusi e furti sono ormai quotidiani”, ha affermato il leader della Lega, Salvini. “Sono 8 miliardi di spesa. Pensate con otto miliardi alle aziende quante assunzioni potrebbero fare”, ha spiegato. “La destra ha confermato l’avversione verso la giustizia sociale”, la risposta del dem Boccia.

AGI – Più tempo per le cartelle fiscali, il rifinanziamento di altre 13 settimane di Cassa Covid fino alla fine dell’anno, un fondo con le risorse per pagare l’indennità ai lavoratori in quarantena e un pacchetto di misure per la sicurezza sul lavoro.

Si allarga il decreto fiscale, atteso in Cdm, che accompagnerà come di consueto la legge di bilancio.

Il governo potrebbe esaminare anche Il Documento programmatico di bilancio con la griglia della manovra, la prima a firma Draghi-Franco, da inviare a Bruxelles entro venerdì (termine non perentorio).

Ma potrebbe aver bisogno di più tempo per mettere a punto l’articolato della legge di bilancio – che ha una base di partenza di 20-25 miliardi – da trasmettere alle Camere entro il 20 ottobre.    

Nel decreto fiscale entra anche il pacchetto di norme sul lavoro, come confermato dai leader sindacali al termine dell’incontro a Palazzo Chigi, con il presidente del Consiglio Mario Draghi e il ministro del Lavoro, Andrea Orlando.

“Dentro al decreto che dovrà andare domani in Cdm hanno confermato e accolto la nostra richiesta di rifinanziare altre 13 settimane di Cassa Covid fino alla fine dell’anno”, ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini spiegando che è stato affrontato anche il tema del blocco dei licenziamenti che scadono entro il 31 ottobre per tutta una serie di settori, dal tessile all’abbigliamento.    

Nel dl ci sarà anche l’attesa norma per equiparare di nuovo la quarantena alla malattia. Un fondo di 900 milioni garantirà di finanziare fino al 31 dicembre l’indennità per i lavoratori in quarantena Covid. Dovrebbe anche essere rifinanziato il congedo al 50% per i lavoratori con figli minori di 14 anni in quarantena o in Dad.

Nel provvedimento sarà inserito inoltre un pacchetto di misure sul tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, discusso oggi con i sindacati.

In presenza di lavoratori irregolari o di violazioni delle norme di sicurezza scatterà la sospensione dell’attività economica e lavorativa.

La soglia di lavoro nero scende dal 20 al 10% rispetto al totale dei lavoratori dell’impresa e saranno individuate le casistiche che permettono da subito di poter sospendere le attività fino a quando l’azienda non si rimette in regola.

Si prevede il rafforzamento dell’Ispettorato del lavoro attraverso l’accelerazione delle procedure di reclutamento di ispettori e di personale tecnico e amministrativo. Arriva anche una banca dati informatica unica che metterà in sinergia Ispettorato nazionale del lavoro, Inail, regioni e Asl. si riattiva inoltre la commissione consultiva al ministero del Lavoro per il monitoraggio.    

Sul fronte fiscale, è atteso un nuovo intervento sulle cartelle esattoriali congelate per la pandemia e per quali è ripartita la notifica dal primo settembre.    

Una risoluzione parlamentare approvata da tutte le forze di maggioranza chiede di concedere fino a 150 giorni per pagare le cartelle notificate dal 1 settembre e di rimettere nei termini chi è decaduto dalle rate della rottamazione.

La dilazione potrebbe essere di ulteriori 60 giorni e sarà accompagnata dalla possibilità di rientrare e di beneficiare della rimodulazione dei termini per chi è decaduto dalla rottamazione ter e dal saldo e stralcio.

AGI – Il primo confronto tra Enrico Michetti e Roberto Gualtieri, a quattro giorni dal voto per il ballottaggio, è avaro di emozioni. Nel salotto di Porta a Porta i due sfidanti per il Campidoglio (divisi da 35mila voti dopo il primo turno) parlano di programmi e si lasciano andare a poche schermaglie.

Dopo gli endorsement a titolo personale per Gualtieri del leader M5s Giuseppe Conte e di Carlo Calenda, ad incalzare maggiormente è l’avvocato del centrodestra, che finora ha disertato la maggior parte dei sondaggi a quattro. Le divergenze principali sulla gestione dei rifiuti, la gestione dei fondi del Pnrr, le risorse finanziarie per Roma.

E poi, ovviamente, la gestione dell’ordine pubblico dopo la manifestazione di sabato scorso dei no green pass con le violenze perpetrate da elementi di estrema destra. Michetti, che oggi ha siglato un patto per la città con i leader del centrodestra, ripete più volte che la sua carta vincente per i grandi progetti dei prossimi anni – dal Giubileo alla candidatura ad Expo – è Guido Bertolaso. Gualtieri, forte dei sostegni ricevuti oltre la coalizione, negli ultimi giorni, illustra le prime mosse su rifiuti e trasporti se sarà eletto.

La questione Pnrr

Il primo affondo di Michetti sul Pnrr “Gualtieri da ministro mise zero per Roma nel Recovery, forse non pensava di candidarsi sindaco in quel momento”. La replica dell’ex titolare del Mef: “Gli donerò una copia sottolineata del Recovery, per fargli sapere che con Caput Mundi Roma è l’unica città ad avere un fondo dedicato. I soldi ci sono, il problema è riuscire a spenderli preparando bene i bandi”.

Capitolo rifiuti

“Servono impianti, i più moderni possibile. La Regione Lazio ha una responsabilità enorme in questo. Serve una task force di almeno 6 mesi per intervenire subito e portare via i rifiuti”, dice Michetti. “Come primo atto serve una pulizia straordinaria della città. Poi aumentare la differenziata, nei primi due anni puntiamo ad arrivare al 50%, e poi al 65%-70% entro il mandato. Poi chiaramente servono nuovi impianti: un nuovo Tmb, una bioraffineria ed altri”, propone Gualtieri.

 Quindi un breve scontro. Michetti incalza: “La Regione Lazio doveva prevedere degli impianti, è rimasta inadempiente. Ha creato questo disastro ambientale. Possibile che non esercita da 10 anni i suoi poteri commissariali?”.

Gualtieri replica: “Tutta questa nostalgia per Malagrotta, che infatti Bertolaso vuole riaprire, non mi pare il caso. Oltre al Recovery regalerò a Michetti anche un testo di diritto, eppure dovrebbe conoscerlo: gli impianti deve farli il Comune. Fa un attacco politico solo per colpire la Regione Lazio”.

Pochi altri sussulti

Il confronto scorre via composto, senza grandi sussulti. Nei minuti finali il ‘tribuno’ del centrodestra ricorda: “Il governo iniziasse a pensare a Roma, Parigi ha avuto 44 miliardi, qui niente”. L’ex ministro lo riprende: “Sarebbe bene intanto evitare parole scomposte come quelle usate oggi nei confronti della ministra Lamorgese da Giorgia Meloni, che di fatto ha sostenuto che gli scontri di sabato siano stati sostanzialmente un complotto”.

Michetti contesta: “Che c’entra questo con la questione dei fondi”. Gualtieri conclude: “Sarebbe bene se l’afflato per la sicurezza di cui parla Michetti ci fosse stato nella composizione delle sue liste, dove figurano elementi vicini a CasaPound”.  Tutto in attesa della replica di giovedì, stavolta su Sky.

AGI – L’obiettivo è stemperare la tensione, evitare che possano scoppiare nuovi incidenti, che possa tornare un clima da ’68 nel Paese. Lo scontro in Parlamento resta, Pd M5s, Iv e Leu chiedono al centrodestra di non sfilarsi, di convergere sulle mozioni presentate sullo scioglimento di Forza Nuova e che saranno discusse il 20 ottobre. Ma allo stesso tempo l’appello arrivato dai vertici istituzionali è quello di non soffiare sul fuoco, anche perché l’Italia dopo le immagini dei manifestanti che assaltano la sede della Cgil è finita sotto i riflettori internazionali.     

E dunque solo la settimana prossima si discuterà sia alla Camera che al Senato delle conseguenze delle violenze di piazza, con il timore che sabato la manifestazione antifascista possa trasformarsi in un nuovo terreno di scontro, per di più il giorno prima dei ballottaggi.   Il 19 ottobre poi ci sarà un’informativa urgente del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese.

Il premier Mario Draghi ieri ha condannato con fermezza l’assalto alla Cgil, preferirebbe non tornare sull’argomento, ad una domanda posta da un cronista al termine del G20 sull’Afghanistan si mostra cauto, prende tempo, si limita a sottolineare che il governo sta riflettendo. “La questione è all’attenzione nostra e dei magistrati che stanno continuando le indagini per formalizzare le conclusioni”, premette.

Il lavoro dei giudici potrebbe essere la spinta per un intervento ma il presidente del Consiglio è intenzionato ad aspettare. La strada del decreto prima ancora che arrivi una sentenza dovrebbe quindi essere esclusa.

Ma anche i partiti della maggioranza hanno cercato di abbassare i toni. La polemica però resta.  “La legge italiana dice che la competenza sullo scioglimento di organizzazioni eversive o contrarie all’ordinamento è del ministero degli Interni con o senza la magistratura. Se ci sono gli strumenti per scioglierla, che la sciolgano”, dice Meloni. “Quello che è successo sabato – sostiene – è funzionale alla sinistra”. Per poi tornare sui distinguo espressi nei giorni scorsi. “A Roma era Forza Nuova, certo, è una matrice fascista, a Milano erano anarchici, una matrice antifascista, la violenza è sempre violenza o va condannata solo da una parte?”.

“La verità è che hanno paura di dover votare una mozione contro ogni violenza, o peggio contro ogni totalitarismo”, rilancia La Russa. “E basta, ancora a parlare di fascismo”, sbotta il segretario della Lega, Salvini. “E’ curioso farsi dare lezioni di libertà e democrazia da chi ritiene che migliaia di italiani massacrati dagli slavi e dai titini siano un incidente di percorso che non merita un ricordo come altri”, taglia corto da Trieste.

“La legge Scelba parla chiaramente di movimenti che hanno un nome: fascisti e non sovversivi”, dice nell’Aula della Camera il dem Fiano. “La Costituzione repubblicana è molto chiara. Di fronte alla recrudescenza di violenza e intolleranza di matrice neofascista è necessario procedere con fermezza”, è il parere del capogruppo M5s Licheri.

Nel Pd c’è chi come il senatore Marcucci si sarebbe aspettato un’accelerazione e non una frenata: “Avrei preferito la calendarizzazione immediata della mozione sullo scioglimento di Forza nuova e non un altro rinvio”, puntualizza.     

Fari puntati del Copasir sulle manifestazioni di ieri. Mentre l’indagine giudiziaria prosegue – altri 4 indagati di Forza Nuova, giovedì sono previsti gli interrogatori a Fiore e Castellino – il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha audito il Direttore dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, Baldoni.   

AGI – “Quando si progetta e poi si tenta di assaltare la sede di un governo” o di un sindacato e “quando si usa sistematicamente la violenza“, si tratta di qualcosa di più di una protesta, “si chiama ‘eversione'”, un gesto in questo caso “guidato, innescato da Forza Nuova e dalla sua leadership collettiva” da “un’organizzazione che affonda il suo passato e il suo presente nella storia della destra più radicale ed estremista. Un’organizzazione che non ha mai rotto con il nazismo ed il fascismo né tantomeno con le organizzazioni terroristiche che ad essi si ispiravano”. È quanto scrive in un intervento in prima pagina su la Repubblica, collocato nello spazio dell’editoriale, l’ex ministro dell’interno Marco Minniti. 

“Un atto eversivo, dunque, di matrice fascista con la minaccia di una più ampia e diffusa reiterazione”, tanto che – secondo Minniti – “ci sono tutti gli estremi per un decreto, ben motivato, di scioglimento di Forza Nuova da parte del ministero dell’Interno. Una decisione impegnativa ma giusta” e “con l’auspicio che sia anche tempestiva” perché “ci sono passaggi in cui la rapidità delle scelte ne testimonia la forza”.

Nel concludere l’articolo, Minniti osserva anche che “sarebbe molto importante che su una scelta di questo tipo ci fosse una adesione corale. Non si tratta di mettere da parte convincimenti e battaglie politiche ma di aderire al principio di salvaguardia della ‘salute della Repubblica’. Sarebbe, in qualche modo, un atto impegnativo, quasi fondativo, di una nuova idea del Paese. Diversi, profondamente diversi. Alternativi, radicalmente alternativi. Ma tutti italiani fedeli ai valori e ai principi della democrazia repubblicana”.