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AGI –  “Il supporto del commissario Arcuri sarà indispensabile in un’ottica di velocizzazione dei processi burocratici. Per questo motivo confermo la soddisfazione per la nomina suddetta”. Così la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, nella sua audizione in commissione al Senato ha commentato la decisione del governo che nel Decreto Semplificazione affida al commissario all’emergenza Covid la facoltà di intervenire in vista della riapertura delle scuole a settembre.

Azzolina ha spiegato che “la facoltà di intervenire, in vista della riapertura delle scuole a settembre” per il commissario Arcuri riguarda “l’acquisto, la fornitura e la distribuzione di beni utili a garantire l’avvio dell’anno scolastico in sicurezza. Mi riferisco anche al rinnovo degli arredi scolastici, indicazione già presente nelle Linee guida come misura funzionale al distanziamento e all’innovazione didattica. Per garantire un’azione tempestiva di rinnovo degli arredi nelle scuole che ne avranno bisogno – ha sottolineato la ministra dell’Istruzione – penso ad esempio all’utilizzo di banchi singoli di nuova generazione, il supporto del commissario Arcuri sarà indispensabile, in un’ottica di velocizzazione dei processi burocratici. Per questo motivo confermo la soddisfazione per la nomina suddetta”.

“Accolgo con favore la possibilità di svolgere test seriologici su tutto il personale scolastico, in vista dell’inizio delle lezioni del nuovo anno scolastico”. Nel seguito della sua audizione in commissione Istruzione al Senato la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha affermato che si tratta di “una misura da me caldeggiata, che garantirebbe maggior sicurezza sul rientro a settembre e sulla quale sta lavorando il Ministero della salute, per definire modalità e tempistiche”.

“Torno a sottolineare che a conclusione delle procedure concorsuali avviate dal Ministero, avremo garantito l’immissione in ruolo di 78 mila docenti”. Lo ha affermato in Senato la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. “È un grande risultato – ha sottolineato – che ci consentirà di dare stabilità ad un gran numero di docenti e di garantire la continuità didattica dell’insegnamento per i nostri studenti”.

“La spesa per la messa in sicurezza degli edifici scolastici ha registrato, in costanza dell’emergenza epidemiologica, un’accelerazione”. Lo ha confermato la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, concludendo la sua audizione in commissione al Senato. “A marzo scorso sono stati stanziati ben 510 milioni di euro – ha sottolineato la ministra – altri 320 milioni sono stati ripartiti tra le Regioni ad aprile. Inoltre sono stati messi a disposizione ulteriori 855 milioni di euro a favore di Province e Città Metropolitane, di cui ho firmato il decreto il 3 luglio scorso, stanziati per il finanziamento di interventi di manutenzione straordinaria ed efficientamento energetico delle scuole secondarie di secondo grado”.

Azzolina ha ricordato inoltre che ieri “sono stati pubblicati sul sito del Ministero dell’Istruzione i risultati relativi al bando che ha messo a disposizione 330 milioni di euro per il finanziamento di interventi di adeguamento e di adattamento funzionale degli spazi e delle aule didattiche in conseguenza dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Si tratta di stanziamenti per l’edilizia cosiddetta ‘leggera’”.

“Per quanto concerne la mancanza di un sufficiente numero di docenti specializzati sul sostegno, stiamo procedendo ad avviare un proficuo confronto con il competente Ministero dell’Università e della Ricerca”. La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, nell’audizione in Senato, ha spiegato che l’obiettivo è “favorire l’aumento dei posti per l’accesso alle specializzazioni dei prossimi cicli, confermandone le regolarità dello svolgimento, allo scopo, in pochi anni, unitamente ai concorsi, di supplire alla ormai storica carenza ereditata, che è necessario superare con azioni ordinarie e straordinarie”.

Poi l’annuncio: “È in corso di perfezionamento la richiesta al MEF di oltre 80.000 assunzioni a tempo indeterminato di personale docente per l’anno scolastico 2020/2021”.

“Inoltre – ha proseguito la ministra – con la definizione delle graduatorie provinciali per le supplenze, che vedranno la luce nei prossimi giorni, contiamo entro l’inizio del prossimo anno scolastico di avere in cattedra tutti i docenti necessari al regolare avvio dell’attività didattica”.

AGI – Un Consiglio dei ministri notturno durato sei ore ha approvato il Decreto Semplificazioni ma ‘salvo intese’: nella maggioranza è stato trovato un compromesso su abuso d’ufficio e opere da commissariare. E’ stata stilata una lista di opere prioritarie, ferroviarie e stradali, che potranno essere commissariate con appositi dpcm entro fine anno.

Una settimane di trattativa non è bastata per trovare la quadra finale anche il “salvo intese” riguarderebbe alcuni aspetti “tecnici, non politici”. L’elenco, che dovrebbe includere tra le 40 e le 50 opere, non entra comunque nel testo del decreto e ci sarà tempo fino a fine anno per nominare i commissari. Il decreto interviene, in particolare, in quattro ambiti principali: semplificazioni in materia di contratti pubblici ed edilizia semplificazioni procedimentali e responsabilità misure di semplificazione per il sostegno e la diffusione dell’amministrazione digitale semplificazioni in materia di attività di impresa, ambiente e green economy.

Contratti pubblici ed edilizia

Tra le principali misure in materia di contratti pubblici, al fine di incentivare gli investimenti nel settore delle infrastrutture e dei servizi, si introduce in via transitoria, fino al 31 luglio 2021, una nuova disciplina degli affidamenti di lavori, servizi e forniture. Le nuove norme prevedono:
l’affidamento diretto per prestazioni di importo inferiore a 150.000 euro;
una procedura negoziata, senza bando, previa consultazione di un numero di operatori variabile sulla base dell’importo complessivo, per tutte le prestazioni di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria 

E’ previsto che l’aggiudicazione o l’individuazione definitiva del contraente avvenga entro due mesi, aumentati a quattro in specifici casi. Il mancato rispetto di tali termini, i ritardi nella stipulazione del contratto e quelli nell’avvio dell’esecuzione dello stesso possono essere valutati ai fini della responsabilità del responsabile unico del procedimento per danno erariale e, qualora imputabili all’operatore economico, costituiscono causa di esclusione dello stesso dalla procedura o di risoluzione del contratto. Si introducono, inoltre, disposizioni volte ad accelerare i contratti sopra soglia, prevedendo in particolare che l’aggiudicazione o l’individuazione definitiva del contraente debba avvenire entro il termine di sei mesi dall’avvio del procedimento. Inoltre, si prevede che la pendenza di un ricorso giurisdizionale non costituisca giustificazione adeguata per la mancata stipulazione del contratto nel termine previsto e, per le opere di rilevanza nazionale o sopra le soglie comunitarie, le sospensioni nell’esecuzione potranno essere stabilite dalle parti o dalle autorità giudiziarie solo in casi ben specificati. Sarà poi obbligatorio costituire collegi consultivi tecnici con il compito di risolvere rapidamente le controversie e le dispute tecniche che potrebbero bloccare gli appalti e, per evitare che la mancanza di risorse blocchi i cantieri, viene creato un apposito Fondo, che potrà finanziare temporaneamente le stazioni appaltanti. Infine, si semplificano e si uniformano le procedure di nomina dei Commissari straordinari per le opere di maggiore complessità o piu’ rilevanti per il tessuto economico, sociale e produttivo.

In ambito edilizio, si provvede alla semplificazione degli interventi di demolizione e ricostruzione e delle procedure di modifica dei prospetti degli edifici; all’accelerazione dei termini di svolgimento delle procedure edilizie tramite una conferenza di servizi semplificata per acquisire l’assenso delle altre amministrazioni; al rafforzamento degli incentivi per gli interventi di rigenerazione urbana, con la riduzione del contributo di costruzione da pagare al Comune; alla proroga della validità dei titoli edilizi; alla previsione del rilascio su richiesta dell’interessato circa l’intervenuta formazione del silenzio assenso da parte dello sportello unico edilizia (SUE).

Procedimenti e responsabilità degli amministratori

Per quanto riguarda la semplificazioni dei procedimenti si prevede che, per la maggior parte degli adempimenti burocratici, scaduti i termini previsti dalla legge, valga la regola del silenzio-assenso, con inefficacia degli atti tardivamente intervenuti.
Si introduce la conferenza di servizi semplificata, con la compressione dei tempi: tutte le amministrazioni coinvolte dovranno rispondere entro 60 giorni. Inoltre, le amministrazioni dovranno misurare la durata effettiva dei procedimenti di maggiore impatto per cittadini e imprese, confrontarli con i termini previsti dalla legge e pubblicarli. Si introducono semplificazioni per favorire la partecipazione di cittadini e imprese ai procedimenti amministrativi telematici, introducendo il principio generale che le pubbliche amministrazioni devono erogare i propri servizi in digitale e che i cittadini devono poter consultare gli atti in forma digitale.

Si tagliano anche i costi della burocrazia, prevedendo che, sia per le norme primarie che per i decreti attuativi, nel caso si introducano nuovi costi regolamentari, si debbano eliminare altri oneri di pari valore, oppure rendere i nuovi costi introdotti fiscalmente detraibili.
Si introduce per il periodo 2020-2023, l’Agenda della semplificazione amministrativa, definita secondo le linee di indirizzo condivisa fra, Stato, Regioni, Province autonome ed enti locali e si prevede la definizione di una modulistica standard in tutto il Paese per la presentazione di istanze, dichiarazioni e segnalazioni da parte dei cittadini.

Sul fronte della responsabilità degli amministratori pubblici, si prevede, fino al 31 luglio 2021, la limitazione della responsabilità per danno erariale al solo dolo per quanto riguarda le azioni, mentre resta invariata per quanto riguarda le omissioni, in modo che i funzionari siano chiamati a rispondere in misura maggiore per eventuali omissioni o inerzie, piuttosto che nel caso di condotte attive. Inoltre, la fattispecie del dolo viene riferita all’evento dannoso e non alla sola condotta, viene rafforzata il controllo concomitante da parte della Corte dei conti per accelerare le spese di investimento pubblico e viene definito in modo piu’ puntuale il reato di abuso d’ufficio, affinche’ i funzionari pubblici abbiano certezza su quali sono gli specifici comportamenti puniti dalla legge.

Diffusione dell’amministrazione digitale

In merito alla cittadinanza digitale e allo sviluppo dei servizi digitali della PA, si prevede: l’accesso a tutti i servizi digitali della PA tramite SPID, Carta d’identità digitale (CIE) e tramite AppIO su smartphone; il domicilio digitale per i professionisti, anche non iscritti ad albi; la semplificazione e il rafforzamento del domicilio digitale per i cittadini; la presentazione di autocertificazioni, istanze e dichiarazioni direttamente da cellulare tramite AppIO; semplificazioni per il rilascio della CIE; una piattaforma unica di notifica digitale di tutti gli atti della PA e via PEC degli atti giudiziari; la semplificazione della firma elettronica avanzata; il sostegno per l’accesso delle persone con disabilità agli strumenti informatici; regole omogenee per tutte le PA per gli acquisti informatici, la formazione digitale dei dipendenti pubblici e la progettazione dei servizi digitali ai cittadini; la semplificazione e il rafforzamento dell’interoperabilità tra banche dati pubbliche e misure per garantire piena accessibilità e condivisione dei dati tra le PA; la semplificazione e il rafforzamento della Piattaforma digitale nazionale dati, finalizzata a favorire l’utilizzo del patrimonio informativo pubblico. Si introdurre misure per l’innovazione, volte a semplificare e favorire le iniziative innovative e, in particolare misura, le sperimentazioni mediante l’impiego delle tecnologie emergenti.

Semplificazioni in materia di imprese, ambiente e green economy

Per le imprese, si prevedono: la semplificazione e la velocizzazione dei lavori sulle infrastrutture di rete per le comunicazioni elettroniche e la banda larga; l’aumento dell’importo di erogazione in un’unica soluzione della “Nuova Sabatini” (contributi alle imprese per il rimborso di prestiti destinati a investimenti in beni strumentali) e la semplificazione del medesimo incentivo per le imprese del Mezzogiorno; la semplificazione delle procedure per la cancellazione dal registro delle imprese e per lo scioglimento degli enti cooperativi; il rafforzamento del sistema di monitoraggio degli investimenti pubblici, la semplificazione delle attività del CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) e quella delle erogazioni dei contributi pubblici nel settore dell’agricoltura; la possibilità per le società per azioni quotate di prevedere aumenti di capitale in deroga rispetto alla disciplina del codice civile.

 In tema di sostegno alla tutela dell’ambiente e alla green economy, il decreto introduce la razionalizzazione delle procedure di valutazione d’impatto ambientale (VIA) associate alle opere pubbliche; l’esclusione dall’obbligo di assoggettabilità alla VIA e al regime dei beni e interessi culturali per interventi urgenti di sicurezza sulle dighe esistenti prescritti dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che non trasformino in maniera significativa gli sbarramenti; la semplificazione delle procedure per interventi e opere nei luoghi oggetto di bonifica nei Siti di Interesse Nazionale (SIN); la velocizzazione dei tempi di assegnazione dei fondi contro il dissesto idrogeologico ai commissari; la razionalizzazione degli interventi nelle Zone Economiche Ambientali; semplificazioni in materia di interventi su progetti o impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile, nonche’ per realizzare punti e stazioni di ricarica per veicoli elettrici; una nuova disciplina sui trasferimenti di energia rinnovabili dall’Italia agli altri Paesi europei, con benefici per le casse dello Stato; l’estensione ai piccoli Comuni (fino a 20.000 abitanti) del meccanismo dello “scambio sul posto altrove” per incentivare l’utilizzo di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili; un piano straordinario di manutenzione del territorio forestale e montano per soddisfare le esigenze di miglioramento della qualità delle superfici forestali secondo direttrici incentivanti e di semplificazione; semplificazioni per il rilascio delle garanzie pubbliche da parte di SACE a favore di progetti del green new deal.

“Apprezzo moltissimo il lavoro di Conte, come ha guidato il governo in uno dei passaggi più difficili della storia della Repubblica e come cerca sempre il punto di equilibrio in una coalizione inevitabilmente complicata, perché nata tra avversari alle elezioni”. Quindi, “mai pensato” a sostituirlo in corsa. E’ quanto dichiara il ministro per i Beni culturali e capo delegazione dem al governo Dario Franceschini in un’intervista a la Repubblica.

Secondo il ministro del Collegio Romano, pertanto, per i dem allo stato attuale e “in questa legislatura non esistono né un altro premier né un’altra maggioranza” e quindi “ogni nostra parola, anche quando appare critica, è per migliorare l’azione del governo, non per indebolirla”. Tanto che anche il segretario Nicola Zingaretti, secondo Franceschini, ha detto “con chiarezza che intende rafforzare l’azione di governo nel suo ruolo di segretario e di presidente di Regione”.

Il punto per il capodelegazione Pd a Palazzo Chigi è semmai un altro: “Il controsenso politico – dice Franceschini – è che una squadra che sta governando l’Italia poi si presenti divisa alle elezioni regionali. Chi puo’ capire il perche’?”, si chiede.

“Non insieme contro la destra ma gli uni contro gli altri”, quindi divisi. “Politica e semplice buonsenso dicono che è un errore gravissimo e – secondo Franceschini – in questa direzione vanno le parole di Zingaretti e Conte su cui sarebbe utile un supplemento di riflessione di 5 Stelle e Italia viva” è l’invito del ministro per l’unita’ politica ed elettorale.

AGI – “Voglio essere molto esplicito: io non credo che in questo Parlamento vi siano le condizioni per dare vita a un governo adeguato alla gravità della situazione del Paese. Se tuttavia molti parlamentari si rendessero conto della necessità di anteporre all’interesse personale o all’appartenenza di partito il bene collettivo, se alcune forze politiche fossero disponibili a dare vita a un governo diverso e migliore di questo, forse sarebbe il caso di parlarne”. Ad affermarlo è il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, in un’intervista al Giornale.

“Fra l’ipotesi di tenerci per altri due o tre anni il governo Conte, con i Cinque Stelle come ‘azionisti di riferimento’ e quella di avere un governo diverso, più autorevole, più credibile in Europa e nel mondo, che faccia una politica adeguata per uscire dalla crisi, che sia più in sintonia con la maggioranza degli italiani, io dico che vale la pena almeno di pensarci”, ha aggiunto l’ex premier.

Il centrodestra potrebbe ragionarne insieme – se mai ve ne fosse la possibilità concreta – e insieme decidere come comportarsi“, ha insistito. “Mi è sembrata una bella manifestazione”, ha detto Berlusconi dell’iniziativa a Piazza del Popolo con FdI e Lega, “organizzata tra l’altro, come mi ero raccomandato, nel pieno rispetto delle norme sanitarie per evitare contagi. Ho visto una piazza che non si è limitata a fornire una rappresentazione plastica del dissenso del centrodestra e dunque di milioni di italiani nei confronti di questo governo, ma dalla quale sono emerse proposte e, soprattutto, un punto di vista comune”.

“Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia sono partiti diversi, ma stretti in un’alleanza molto solida basata su valori condivisi e un grande – e moderno – progetto di governo”, ha osservato, “a Matteo Salvini e Giorgia Meloni mi lega un rapporto di amicizia e di affetto e li ringrazio per avere manifestato ancora una volta nei loro interventi dal palco la loro vicinanza per la drammatica persecuzione di cui sono stato vittima e il loro sdegno per quanto accaduto”.  

AGI – Il centrodestra domani torna in piazza per protestare contro le politiche del governo nella prima vera manifestazione da inizio pandemia. Senza bandiere o simboli di partito, la coalizione si ritroverà, a partire dalle 10, in piazza del Popolo, a Roma, sotto lo slogan ‘Insieme per l’Italia del lavoro’. Sul palco, il vice presidente di Forza Italia Antonio Tajani, la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e, a chiudere, il segretario leghista Matteo Salvini; in piazza, i militanti dei tre partiti rigorosamente ‘distanziati’ nel rispetto delle norme anti-contagio da Covid 19.

L’evento sarà anche l’occasione per mostrare unità e scattare una nuovo foto di ‘famiglia’ a una compagine, quella dell’opposizione, che negli ultimi tempi si è distinta più per le divergenze, che per la compattezza. Prima il dossier delle candidature alle elezioni regionali di autunno, con Salvini che ha dovuto ‘digerire’ i due candidati di FdI e FI, Raffaele Fitto in Puglia e Stefano Caldoro in Campania, messi in discussione a fine gennaio dopo la sconfitta della ‘sua’ Lucia Borgonzoni in Emilia-Romagna.

Poi, la competizione interna con FdI e la sfida alla leadership del centrodestra lanciata da Meloni, in forte crescita in quei sondaggi che danno alla Lega una perdita di dieci punti rispetto alle elezioni europee di un anno fa. Infine, le note divisioni sui temi europei con FI, acuitesi con la discussione sull’uso delle risorse del fondo salva Stati (Mes), con gli azzurri che sono a favore, mentre i sovranisti di Lega e FdI fermamente contrari. Con Forza Italia si è riacceso ieri il dibattito anche sulle ipotesi in caso di caduta del governo di Giuseppe Conte: Salvini e Meloni dicono di volere il voto anticipato, mentre Silvio Berlusconi non chiude alla possibilità di cercare nuove maggioranze in Parlamento (anche se avverte che al momento non ci sono le condizioni). 

Da segnalare che però oggi è arrivato il chiarimento di Berlusconi, dopo le dichiarazioni di ieri dei dirigenti di FI che si erano pronunciati contro qualsiasi ipotesi di ‘governissimo’. “Sono i titoli dei giornali che hanno creato degli equivoci. Io sono convinto, come Salvini e tutti i nostri alleati, che la via maestra siano le elezioni”, ha scandito il Cavaliere. “Come via subordinata, ci vorrebbe un governo in sintonia con la maggioranza degli italiani dotato di autorevolezza e capace di gestire questa crisi”, ha aggiunto. “Un governo credibile in Europa e nel mondo. E possibile trovare in questo parlamento un governo cosi’? Io non credo, ma se fosse possibile il centrodestra unito dovrebbe ragionare sul da farsi”.

Sul fronte manifestazione, dopo le polemiche per il flash mob trasformato in corteo affollato e senza distanziamenti, il 2 giugno, quello di domani si presenta, almeno sulla carta, un evento organizzato con grande attenzione ai protocolli anti-contagio. Nella piazza potranno entrare in tutto 4280 persone (cifra rivista rispetto a quella iniziale di 2000 prevista dalla prefettura). Gli ingressi saranno contingentati, la piazza divisa in almeno tre aree e a tutti i partecipanti dovrebbe essere misurata la febbre. Sul palco – non grande, di circa 10 metri – non ci saranno simboli di partito ma solo lo slogan della manifestazione incentrata sul tema del lavoro. Le presenze dei manifestanti saranno divise equamente tra i tre partiti.     

Parallelamente, la Lega organizzerà in tutta Italia circa 2000 gazebo per la raccolta firme per la sospensione della riscossione delle cartelle di Equitalia, contro la regolarizzazione dei migranti agricoli e contro le modifiche al taglio dei vitalizi degli ex parlamentari. Mentre FdI promuove una raccolta firma per chiedere le elezioni anticipate. Il progetto originale prevedeva che la manifestazione si tenesse al Circo massimo, ma gli organizzatori non sono riusciti a ottenere lo spazio perchè occupato e si dovranno ‘accontentare’ delle 4280 presenze imposte dalla prefettura. 

AGI – “Io un governo con il Pd non lo faccio. La via maestra sono le elezioni a settembre, nel giorno del voto per le Regionali e le comunali”. È quanto dichiara il leader della Lega Matteo Salvini in un’intervista al quotidiano La Stampa. Dunque, “parola agli italiani” contro “ un governo che litiga su tutto, immobile, con i cantieri fermi”. “È un danno al Paese”, chiosa il leader del Carroccio.

Quanto all’invito del premier ad incontrare tutto il centrodestra, Salvini si esprime così: “Ho ricevuto una mail da Conte che annuncia un prossimo incontro, non dice né dove né quando, ma a me interessa sapere su cosa. Noi andremo insieme a tutto il centrodestra e proporremo le nostre priorità per l’ennesima volta”. Poi, rispetto al governo, aggiunge: “Abbiamo fatto 500 proposte su tutto. Non ci è stato accolto nulla”. E Salvini attacca: “Più che dare voti all’opposizione, Conte dovrebbe garantire soldi alle imprese”.

Sui rapporti con il principale alleato, Berlusconi, invece il leader della Lega alla domanda se si fidi o meno di lui, visto che appare disponibile ad appoggiare il governo anche in funzione pro Mes, Salvini risponde: “L’ho sentito e mi ha detto che lui non sosterrà mai un governo nemico della proprietà privata, delle aziende, delle partite Iva” perché, di fatto, “Berlusconi è anche un uomo d’azienda e mi ha assicurato che non fa governi pasticciati, con forze politiche che sono a favore della decrescita felice”. In una battuta, secondo il capo della Lega, Berlusconi “non segue le fantasie dei giornali”.

Quanto al Mes, dice di voler fare le spese sanitarie garantite dal Mes in debito, “come fanno tutti gli altri Paesi d’Europa, anche quelli messi peggio di noi”, assicura. “Tutti – afferma – stanno procedendo con risorse proprie” e si chiede: “Perché solo l’Italia dovrebbe consegnarsi nelle mani di un soggetto che ha sede a Lussemburgo ed è penalmente e civilmente irresponsabile?” 

Carlo Calenda lancia la proposta di un “fronte repubblicano” che vada dal Pd a Forza Italia per mettere fuori gioco quelli che definisce come i “mostri”: il leader di Azione ed ex ministro ne ha parlato in un’intervista al Corriere della Sera in cui ha attaccato il “ridicolo bluff” della democrazia diretta di M5s, la “leadership svogliata” del Pd, il sovranismo leghista, ma anche il “populismo” dei sindacati e di una Confindustria “condannata all’irrilevanza”, oltre che la “stampa moribonda”.

“La sinistra ha voluto superare con un’idea sovranazionale, ma ha creato un varco a sovranisti e populisti. ‘Prima gli italiani’ è uno slogan ovvio. Lo prescrive la Costituzione. Perché considerarlo un attacco alla democrazia?”, si è chiesto Calenda che vedrebbe bene un’alleanza tra Pd e Forza Italia. “Certo, e’ fondamentale che chi si ispira alle stesse famiglie politiche europee costruisca un fronte repubblicano”, ha spiegato l’ex ministro.

Calenda non risparmia un affondo contro Matteo Renzi: “Ha governato molto bene, ma non condivido nulla del modo in cui fa politica oggi”.

AGI – In occasione del primo luglio in cui in Europa comincia il semestre guidato dalla Germania, l’ex premier Enrico Letta, che oggi è preside della scuola Affari internazionali dell’università SciencesPo a Parigi, afferma in un’intervista a la Repubblica che “questo semestre è cruciale perché puo’ mettere in sicurezza la nuova Europa nata con il Recovery plan”, ovvero “l’Europa sociale e della solidarietà”.

E se l’obiettivo venisse mancato, “il grandissimo rischio è l’effetto frustrazione, un’onda di delusione che farebbe vincere il sentimento di marzo, quando la maggioranza degli italiani aveva voltato le spalle a un’Unione europea che sembrava voltarle a noi” riflette Letta.

Secondo questa premessa, Letta suggerisce di non sottovalutare quanto sta per accadere perché “siamo davanti alla crisi sociale piu’ profonda di sempre e l’Italia e’ il Paese più esposto, con una crescita del debito spaventosa” e per affrontarla “ci vogliono soldi da mettere nelle parti dell’economia e della società con le ferite maggiori”.

E poiché i soldi nazionali “non bastano e spesso e volentieri sono arrivati in ritardo, e i fondi del Recovery plan non saranno visibili prima dell’anno prossimo, il ponte del Mes è fondamentale”.

“Si tratta di 36 miliardi praticamente a tasso zero”, rimarca Letta. Fondi, riprende l’ex premier, che “potrebbero essere usati mettendo in circolo salute e lavoro”.

“Penso – dice – a 1000 centri di telemedicina che consentano diagnosi esatte e precoci ai cittadini dei tantissimi paesi montani o remoti della nostra penisola. Sarebbe un piano – continua – che risponde alle loro paure e che dà lavoro a centinaia di startup in tutto il Paese. Si puo’ fare solo con un grande finanziamento europeo”.

“Nel resto d’Europa non sarebbe spiegabile un’Italia che non accede al fondo salva-Stati. Farebbe pensare alla sopravvivenza di orpelli ideologici, complottisti, che fanno perdere credibilità al nostro Paese e all’ottimo lavoro fatto da Conte in Europa”, conclude Letta. 

AGI – Al leader dem Nicola Zingaretti, che dalle colonne del Corriere della Sera ieri chiedeva al governo di non tergiversare sul Mes, dalle stesse colonne con una lettera replica il segretario della Lega Matteo Salvini per dire “sarei d’accordo se l’appello del segretario del Pd fosse finalizzato a pagare la cassa integrazione o a dare liquidità a famiglie e imprese”. 

Ma secondo Salvini così non è in verità, perché “Zingaretti non sta nella pelle per il Mes” e le stesse ragioni con le quali dice sì al Salva-Stati “non hanno convinto Francia, Spagna, Grecia o Portogallo” tanto che “per la sua architettura istituzionale, perfino la Germania rischia di avere dei problemi: il Bundestag sarà chiamato ad approvare ogni singolo esborso del Mes”, taglia corto il leader leghista, per il quale “per sciogliere alcuni nodi economici non serve l’Europa ma un governo appena decente”.

La ricetta della Lega, diversa da quella ipotizzata dal Pd, prospetta che “anziché ipotecare il futuro dei nostri figli – scrive ancora Salvini – meglio scommettere sull’Italia con l’emissione di buoni del Tesoro”. Tanto più che “i segnali sono incoraggianti” in quanto “il Btp Italia ha battuto ogni record e con un’unica asta ha chiuso a 22,3 miliardi”. Ovvero, “più di metà del Mes!” esclama il leader del Carroccio, secondo cui invece i dieci punti citati da Zingaretti “quasi tutti comportano un aumento strutturale della spesa, ma il Mes serve solo per interventi straordinari direttamente collegati alla crisi Covid”. Quindi “è un prestito vincolato” che significa che “a parte l’ammodernamento degli ospedali e la ristrutturazione delle Asl, tutti gli altri obiettivi snocciolati dal segretario del Pd sono fuori tema”.

Dunque ad avviso di Salvini “il Mes non è pensato per alimentare gli investimenti nella ricerca, la rivoluzione digitale, il rafforzamento della medicina di base, la riforma dei servizi per anziani e malati cronici, l’aumento di investimenti per il personale sanitario, l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, le borse di studio, l’aumento dei posti finanziati per gli specializzandi o altri obiettivi generici”, perciò il leader leghista avverte: “Non vogliamo cascarci”, le condizioni proposte “sembrano innocue, ma i Trattati e i Regolamenti (in particolare, il cosiddetto «two pack» del 2013) consentono di modificarle successivamente”.

E chiude così la lettera: “Chi ci assicura che tra dieci anni, quando la crisi Covid sarà un ricordo lontano, ci saranno le stesse volontà e gli stessi equilibri politici? L’Italia resterebbe in balia degli umori europei: pollice su o pollice giù? Vita o morte?”. Così, tra “tanti dubbi e una certezza: una volta accettate le risorse, lo Stato membro sarà soggetto a sorveglianza rafforzata da parte della Commissione europea e della Bce. Ci sarà quindi la possibilità di subire altri diktat. La patrimoniale. Una bastonata alle pensioni. Un inasprimento dell’Iva”, teme Salvini.

AGI – “La danza immobile delle parole, slogan, furbizie lasciamoli alle destre, noi anche nel nostro partito dedichiamoci a dare risposte alle persone e ricostruire l’Italia uniti. Questa è la missione del Pd”: è l’invito lanciato dal segretario del Pd, Nicola Zingaretti, in un intervento di proprio pugno sul Corriere della Sera in cui avverte che “non possiamo permetterci ancora di tergiversare” sul Mes in quanto può “migliorare la qualità dell’assistenza e della cura delle persone” e “dare un concreto impulso alla ripresa economica”.

Il leader dem indica il suo decalogo per operare “un salto nel futuro e di costruire un nuovo modello”, in quanto “l’attuale sistema di cura e presa in carico fondato su tre politiche distinte che spesso non comunicano sanità, sociale e terzo settore ha mostrato tutti i suoi limiti, non va più bene, è inadeguato”.

Nei suoi dieci punti, Zingaretti indica la necessità di “investire nella ricerca, rivoluzionare e digitalizzare il settore sanitario, dare più centralità a medicina territoriale e distretti più forza alla medicina di base, riformare i servizi per anziani e malati cronici, modernizzare e adeguare gli ospedali, aumentare gli investimenti nel personale sanitario, garantire l’accesso alle terapie, ampliare le borse di studio e, da ultimo, aumentare i posti finanziati per gli specializzandi”.

Il segretario del Pd ritiene questi dieci punti “sfide” che saranno nei prossimi mesi e anni decisive, “non solo per produrre benessere, ma anche ricostruire fiducia nella capacità dello Stato di essere utile e vicino ai bisogni delle persone”. Per questi obiettivi, dunque, Zingaretti osserva che “il Mes è stato criticato e combattuto da molti – scrive – ma ora e’ uno strumento finanziario totalmente diverso da quello del passato”.

E il leader dem aggiunge anche, lanciando un messaggio agli alleati: “Io non credo possiamo permetterci ancora di tergiversare”. E chiosa: “Oggi possiamo avere le risorse mai viste prima per fare quei grandi investimenti che ci permetteranno di migliorare la qualità dell’assistenza e della cura delle persone e, insieme, anche di dare un concreto impulso alla ripresa economica” ritenendo che la spesa sanitaria e nella scienza sia “infatti un investimento produttivo decisivo, in un settore con un altissimo tasso di innovazione e livelli elevati di capitale umano”.

Per poi concludere: per fare tutto questo “è necessario cambiare radicalmente approccio rispetto agli ultimi decenni, quando questo intero settore è stato considerato solo come ‘spesa pubblica’, spesso da tagliare. Il servizio sanitario va considerato invece come un grande driver di sviluppo e di benessere”.