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La stampa, tutta, anche quella meno ostile ai Cinque Stelle, boccia le primarie del Movimento e irride i candidati che sfidano il 'prescelto' Luigi Di Maio. "Sconosciuti" nella più soft delle definizioni, "Nani", "Carneadi" e "Comparse" nelle altre. Che non risparmiano critiche al sistema voluto da Beppe Grillo e Davide Casaleggio, ma soprattutto alla scelta di unificare la figura di candidato premier e quella di leader del Movimento.

Il Corriere della Sera parla di "Carneadi" e riporta il "malumore" di quello che sarebbe dovuto essere il vero sfidante, Roberto Fico, che "non ha apprezzato l'abbinamento di candidatura e leadership". Il quotidiano riferisce di "più di un mal di pancia tra i Cinque Stelle più avveduti che si erano accorti per tempo del rischio" e accusano Casaleggio di voler "evitare il doppio turno, ripetendo uno schema già visto, per paura degli hacker, ma anche perché incurante delle accuse sul plebiscito in stile coreano".

Per La Stampa, "se fosse una fiaba potrebbe intitolarsi 'Luigi e i sette nani'. Il quotidiano torinese sottolinea la mutazione di Di Maio, "che pare aver abbandonato lo spontaneismo dei primi tempi", ben incarnato, ad esempio, da uno dei sette altri candidati, Vincenzo Cicchetti da Riccione, secondo cui "l'incoronazione di Di Maio è uno schiaffo al Paese e ai giovani" perché "non possiamo presentarci con uno che non è laureato, non ha mai lavorato e non sa l'inglese".

E a Cicchetti si rifà anche Il Messaggero per ricordare la "faglia pentastellata romagnola dove ci sono diversi gruppi M5S in contrasto tra di loro", mentre Repubblica ricostruisce la giornata romana di Beppe Grillo, "arrivato a Roma per tentate un'ultima mediazione" e in sostanza convincere un altro big, nello specifico il solito Fico, a sfidare D Maio per dare un minimo di pepe alla sfida. 

Il Fatto, da parte sua, non risparmia stoccate e definisce "comparse, improbabili come nessuno poteva attendersi" gli sfidanti di Di Maio. "Una sfilata di Carneadi che fa infuriare molti lealisti" e fa piovere critiche sulla scelta di Casaleggio di abbandonare le Quirinarie (dove gli iscritti indicavano il loro candidato ideale) in favore delle autocandidature. 

 

Roberto Saviano 'si candida' a premier per il Movimento 5 Stelle. La provocazione è stata postata quindici minuti fa su Facebook. "Questa mattina – scrive Saviano – mi sono svegliato con il desiderio di omaggiare Marco Pannella e la sua eterna capacità di sorprendere e sparigliare le polverose strutture della politica tradizionale. Nel 2007 si candiò alle primarie del PD ma fu escluso perché non soddisfaceva i requisiti richiesti dal neonato Partito democratico”.

“Ebbene, approfitto di questa sede per ufficializzare la mia candidatura a premier per il M5S. Lo faccio anche per trarre il MoVimento dall'impaccio di una situazione patetica per non dire bulgara. Per spezzare una lancia in mio favore, ammetto di non essere iscritto al MoVimento, ma condivido con Luigi Di Maio lo status di indagato per diffamazione (incidenti del mestiere). Votatemi!". 

Saviano quindi apre il fuoco sui 5 Stelle poco dopo l'ufficializzazione del candidato premier (non l'unico, il M5S ne ha otto in tutto). Una provocazione che gli ricorda Pannella. Ma anche lo stesso Grillo provò a candarsi alle primarie del Pd nel 2009 contro Bersani, Franceschini e Marino: "Offro un'alternativa al nulla" disse allora. Nel 2017 mancano le alternative. 

Beppe Grillo, la dinastia Casaleggio, il Blog e Rousseau: in un lungo articolo, il Financial Times fa il punto sul M5S, riassumendone i principali punti critici, a cominciare proprio dalla figura di Davide Casaleggio, il figlio di Gianroberto, co-fondatore del partito morto ad aprile 2016. Davide, 41enne presidente della Casaleggio Associati, la società di consulenza digitale che gestisce il Blog di Beppe Grillo e Rousseau, la piattaforma del M5S, viene definito "la più importante forza dietro i Cinque Stelle".

I dubbi sulla Casaleggio e sul blog di Grillo

I dubbi riportati dal Financial Times riguardano anche altri aspetti: la fonte di profitti della società di Casaleggio e il funzionamento del blog di Grillo, la trasparenza nella gestione dell'attività politica, la sicurezza delle votazioni che il M5S propone su Rousseau, il sistema che nelle dichiarazioni dei grillini dovrebbe rappresentare lo strumento di partecipazione degli iscritti alla vita del M5S, consentendo ai militanti del Movimento di votare per scegliere i candidati e per definire le posizioni del partito, oltre a proporre leggi, il Financial Times spiega come i numeri raccontino una verità diversa da quella democrazia diretta e trasparente un tempo al centro delle promesse grilline. "Ad oggi gli iscritti sono 140mila, su un totale di 9 milioni di voti raccolti alle elezioni del 2013, e solo chi è membro del partito da prima di luglio 2016 può votare sui temi principali", quelli che dettano la linea politica.

I problemi di sicurezza di Rousseau, il gioiello di famiglia

Dal Movimento fanno sapere che l'obiettivo è portare a un milione il numero di sottoscrizioni al sito, che peraltro è stato ripetutamente violato nel corso dell'estate, rivelando grosse falle nella sicurezza. Le procedure sono lente a causa delle necessarie verifiche dei profili, dicono dal partito, ma c'è chi crede che tenere un basso numero di iscrizioni possa servire a "minimizzare l'opposizione interna", scrive il Financial Times. Ma il dibattito è in corso anche nella vera e propria arena politica, prosegue il quotidiano britannico, che riporta come "anche alcuni membri del Movimento stesso chiedano maggiore democrazia".

Anche per quanto riguarda il Blog, poi, il Financial Times rivela i propri dubbi: "Non è chiaro chi decide quali post vengono pubblicati e nemmeno chi li scriva". Un sito che di fatto "è il principale veicolo di informazione di partito", ma che è "privo di una chiara responsabilità". 

"Credo che una volta sgomberato il campo con la legge Finanziaria sia possibile approvare la legge sullo Ius Soli". Lo ha affermato Romano Prodi ospite di Radio Capital (l’articolo di Repubblica). "È ancora possibile farcela – ha aggiunto Prodi -. Dipende dall'insistere sul contenuto vero dell'operazione: bisogna capire che questi ragazzi hanno studiato qui, che hanno bisogno di lavoro, i più bravi di questi se ne vanno via perché si trovano fuori dal nostro paese. Abbiamo speso per farli studiare e poi non gli diamo la cittadinanza".

"Legge non permissiva, dibattito andato in un'altra direzione"

"Non è una legge totalmente permissiva – ha aggiunto Prodi -. Il problema è che il dibattito è scivolato in un'altra direzione". Importante sarà, secondo Prodi, "ritrovare una politica europea che avrà effetto tra tanti, tanti anni. Operare insieme, ma la politica internazionale è piuttosto caotica". "L'Europa è fatta per dare un futuro a tutti noi e di fronte a Usa e Cina che stanno dominando il mondo l'Europa deve diventare solidale". 

 

 
 
 
 

La manifestazione leghista ha Pontida non ha visto parlare dal palco il fondatore del partito politico Umberto Bossi, mentre un Matteo Salvini a tutto campo ha rilanciato l'idea della Lega Nord al governo del Paese con le prossime elezioni. Matteo Salvini ha commetanto la legge Fiano per l'apologia del Fascismo, '' leggi come quella Mancino o la Fiano sono da cancellare. Non si puo' fare un processo alle idee, nell'Unione Sovietica processano le idee''. Vista/Alexander Jakhnagiev – Agi

Un pacchetto di misure per lo sport nella legge di stabilità. Il provvedimento di riordino dei mandati per assicurare un ricambio all'interno delle Federazioni. La revisione della legge Melandri sul calcio. Il rinnovo del Fondo "Sport e periferie" con ulteriori 100 milioni. Sono alcuni degli obiettivi che il ministro per lo Sport Luca Lotti, intende perseguire entro la fine della legislatura. Lotti traccia con AGI un bilancio del suo lavoro del quale si dice soddisfatto grazie anche ad un buon lavoro di squadra e all'impulso dato proprio dall'aver riproposto il ritorno di un ministero specifico per lo Sport. E si augura che alla fine, nessuna disciplina sportiva debba essere considerata minore rispetto a tutte le altre e che il contrasto alle discriminazioni passi anche attraverso lo sport in binomio con la scuola.

Il bilancio delle politiche sullo sport: "La direzione è quella giusta"

"Sono molti gli appuntamenti che ci attendono da qui a fine legislatura – spiega il Ministro – Tanti sono, però, gli obiettivi già raggiunti e i lavori in cantiere, a partire dalle attività di preparazione alle competizioni sportive internazionali che vedono il nostro Paese in prima linea. Posso ricordare la settimana europea dello sport che partirà fra pochi giorni, il Campionato mondiale di Pallavolo maschile e la Formula E che si svolgeranno il prossimo anno, e ancora la fase finale degli Europei Under 21 nel 2019, i Mondiali di sci a Cortina e la Ryder Cup, solo per citarne alcune. Stiamo lavorando, inoltre, con determinazione per inserire nella Legge di Stabilità un vero e proprio 'pacchetto' di misure per lo Sport'. E, come già annunciato, un altro obiettivo sarà la revisione della Legge Melandri, a 10 anni dalla sua entrata in vigore, al fine di garantire un maggiore equilibrio al sistema calcio. Anche sulla legge per il riordino dei mandati siamo a buon punto: si tratta di un provvedimento al quale tengo molto perchè può assicurare un ricambio equo e generazionale all'interno delle Federazioni". Si tratta, secondo Lotti, di "piccoli ma importanti passi che si aggiungono al Piano Sport e Periferie, ai grandi eventi, alla legge sugli impianti sportivi e al match fixing che, messi insieme, vogliono essere una base solida e innovativa che possa contribuire a una generale rivoluzione del mondo dello sport italiano. L'elenco sarebbe lungo ma ci tengo a dire che la direzione è quella giusta e ci porterà a onorare i tanti temi affrontati nella presentazione delle linee programmatiche del mio mandato".

"Lo sport non può essere considerato secondario"

Pensando al lavoro svolto sino ad oggi, il ministro Lotti sottolinea che quelli trascorsi dall'inizio del suo incarico: "Sono stati mesi bellissimi, ricchi di eventi, iniziative, obiettivi chiari e un lavoro sodo, svolto sempre in squadra. Devo ammettere che il ritorno al Governo di un ministro espressamente dedicato allo Sport è stato accolto con soddisfazione ed entusiasmo da tutto il mondo sportivo. Per tanti anni, purtroppo, lo sport è stato erroneamente considerato secondario rispetto ad altri settori, e invece ha potenzialità straordinarie con ricadute positive sull'economia, sul turismo come sulla salute, sull'educazione e la formazione dei giovani. Lo sport è sinonimo di collaborazione, solidarietà, rispetto delle regole e dei compagni, così come di merito, sacrificio e inclusione".

Ma, sottolinea il Ministro, "perché vi sia la diffusione più ampia possibile di tali principi tra i ragazzi, non si può prescindere dalla preziosa funzione che ha la Scuola e con essa gli insegnanti e gli educatori. Per questo, abbiamo avviato una stretta collaborazione con il Miur per dare vita a iniziative e progetti che vedono protagonisti gli studenti e che coinvolgono le Federazioni sportive. Sport e Scuola, due mondi che hanno iniziato a comunicare in modo costante e a camminare insieme: da qui non si torna più indietro. Qualche settimana fa abbiamo siglato un protocollo d'intesa per il progetto 'Quando la neve fa scuola' e ne firmeremo altri perché lo sport è parte fondamentale del percorso educativo, insegna al rispetto degli altri, delle regole e dell'ambiente".

"Vorrei che nessuna disciplina venga più considerata inferiore"

Un desiderio di fine mandato? "Vorrei tanto che alla fine, nessuna disciplina sportiva venga più considerata 'minore' o 'inferiore' rispetto ad altre. L'obiettivo è di rendere centrale il ruolo sociale dello sport, con un'attenzione specifica allo sport di base che ha il merito di sviluppare senso di comunità, anche nei quartieri che soffrono un'assenza storica di identità collettiva, e dove le palestre delle scuole, i campi di calcetto o di basket diventino spazi di partecipazione, aggregazione e inclusione. Per questo, è stato istituito il Fondo 'Sport e Periferie' finanziato per la prima volta dal Governo Renzi con uno stanziamento di 100 milioni di euro. Quel Fondo sarà rinnovato con ulteriori 100 milioni e l'intento è di rendere permanente questo strumento straordinario a disposizione dello sport. Sulla stessa direzione va anche l'intesa firmata qualche giorno fa insieme alla Sottosegretaria, con delega alle Pari opportunità, Maria Elena Boschi, per la pubblicazione di un bando di finanziamento di quasi due milioni di euro. Un'azione concreta volta a favorire e a sostenere progetti che hanno come obiettivo il contrasto di tutte le discriminazioni e la valorizzazione di una cultura di pari opportunità proprio attraverso lo sport". 

Il leader del centrodestra è e sarà il leader di Forza Italia, partito che ancora una volta rappresenterà il perno della futura coalizione. Una leadership conquistata e guadagnata sul campo in questi anni e che resterà tale anche se non dovesse arrivare la tanto agognata riabilitazione da parte della Corte europea di Strasburgo. Dunque, Matteo Salvini si metta l'anima in pace, anche perché in tutta Europa a vincere sono i partiti e le forze moderate, unico argine ai populismi e nazionalismi, anzi ai "ribellisti".

Il vero avversario: il Movimento 5 Stelle

E solo con una politica di centrodestra moderata e liberale si può sconfiggere quello che è il vero avversario: il Movimento 5 Stelle, che ha schierato Luigi Di Maio, una "meteorina della politica" che ha come unico "bagaglio la nullità assoluta". Due i messaggi chiari lanciati da Silvio Berlusconi nel giorno del suo ritorno in pubblico dopo la lunga pausa estiva e la remise en forme che gli ha fatto perdere diversi chili. Il primo messaggio dell'ex premier è tutto interno al centrodestra, in vista della sfida per la leadership. Proprio mentre il suo 'competitor' Matteo Salvini sta parlando dal 'pratone' di Pontida, Berlusconi mette subito in chiaro chi avrà in mano il timone.

La decisione della corte europea

Del resto, scandisce il Cavaliere, se la Lega è andata al governo è solo grazie a lui e a Forza Italia. "La Lega sappia che il centrodestra l'abbiamo fatto noi e abbiamo sempre avuto il leader per realizzare il programma. Siamo noi che abbiamo portato al governo forze che erano sempre state escluse". Insomma Berlusconi, a pochi giorni dal suo ottantunesimo compleanno, non ha nessuna intenzione di fare passi indietro – forte dell'investitura ricevuta oggi dal segretario del Ppe, Lopez – e lasciare spazio ad altri leader, con o senza agibilita' politica: "Io non so se la Corte europea arriverà in tempo, ma parteciperò alla campagna elettorale come ho sempre fatto", afferma.

"Un'ingiustizia allontanarmi dal Parlamento"

L'ex premier, tuttavia, non nasconde l'amarezza per quella che da sempre considera un'ingiustizia infertagli: "abbiamo subito l'affronto dell'allontanamento del leader del centrodestra dal Parlamento, condannato con un'accusa assurda. Io attendo dall'Europa di riavere completamente il mio onore per potermi presentare agli italiani, con un programma fatto da un uomo integro che e' sempre stato un contribuente onesto e leale", scandisce. Il secondo messaggio di Berlusconi e' rivolto all'esterno: agli elettori, che sprona a non credere alle sirene grilline, e al Movimento fondato da Beppe Grillo: "I partiti populisti, che però io preferirei chiamare ribellisti, non hanno vinto da nessuna parte, certe volte hanno avuto un certo peso ma non hanno vinto". Si', perché per l'ex premier "per governare un Paese non si puo' improvvisare ne' inventare, serve una grande esperienza decisionale".

Il valore aggiunto dell'età (e Berlusconi ha 81 anni)

Quella che lui ha da tempo, perché l'età in questo caso premia, garantisce il Cavaliere. Che, appunto, non ha timore di confrontarsi con uno sfidante molto piu' giovane di lui: "Io non ho mai usato la mia eta' per avere voti, anzi ho fatto un patto con il diavolo per togliermi 20 anni, lui ha iniziato a togliermene un po' ma guardandomi allo specchio ne ho dubitato…", scherza. Poi torna serio e conclude: "40 anni di esperienza in piu' rispetto al loro candidato e' qualcosa da far valere come esperienza, ho sempre raggiunto gli obiettivi". Il valore aggiunto dell'età vista come esperienza, a cui si contrappone l'inesperienza, anzi peggio, il vuoto assoluto di Di Maio, che definisce senza sconti "una meteorina della politica", ha "una bella faccia in tv ma porta un bagaglio della nullita' assoluta di quello che ha fatto. Nessuno di loro ha mai fatto alcunche' di buono per se' e per la propria famiglia, non hanno mai lavorato", è l'affondo contro i 5 Stelle.

"Elimineremo Equitalia"

Se Berlusconi parte lancia in resta contro Di Maio e il Movimento pentastellato, lo stesso trattamento però non lo riserva al Pd o al suo segretario, Matteo Renzi. Che nomina un'unica volta nel lungo intervento di oltre un'ora e mezza a Fiuggi, nella giornata conclusiva della kermesse organizzata da Antonio Tajani, quando promette che con il centrodestra al governo sarà eliminata definitivamente Equitalia, mentre Renzi le ha solo cambiato nome. Nessun attacco diretto al Pd né al premier in carica, Gentiloni.

Un unico accenno, ma ai guai della sinistra, indebolita dalle "liti interne" che le fanno perdere consensi. Una 'dimenticanza' che alcuni in Forza Italia leggono come propedeutica a un futuro governo di larghe intese, qualora le urne non dovessero decretare un vincitore certo. Per altri, invece, Berlusconi ha volutamente ignorato Renzi e il Pd perché non li ritiene in grado di gareggiare per vincere. Fatto sta che gli affondi sono dedicati tutti al Movimento di Grillo e al giovane candidato premier, il vice presidente della Camera, di cui in passato aveva anche tessuto le lodi. Per il resto, il canovaccio del lungo intervento si attiene ai precedenti: i 5 colpi di Stato subiti, la sentenza politica che lo ha fatto fuori dal parlamento, i brogli elettorali. Poi i punti programmatici: la riforma della giustizia, il giro di vite sulle intercettazioni, meno tasse e più soldi alle pensioni. Insomma, Berlusconi sembra crederci davvero alla vittoria del centrodestra, a partire dalle regionali in Sicilia. "Dobbiamo crederci, perché chi ci crede combatte e vince". 

Matteo Salvini lancia da Pontida la "marcia" verso Palazzo Chigi. Davanti al suo popolo, il 'capitano' leghista scandisce le "promesse" pre-elettorali e parla da "prossimo presidente del Consiglio". Il raduno nelle valli bergamasche è all'insegna dello slogan 'Salvini premier' in vista delle politiche di primavera, per un movimento che si presenta ricompattato dopo il blocco dei conti correnti in seguito alle condanne di Umberto Bossi e Francesco Belsito per truffa aggravata ai danni dello Stato nei rimborsi elettorali dal 2008 al 2010.

La decisione di non far parlare Bossi

Ma la decisione di non far parlare Bossi dal palco, presa forse anche per proteggerlo da eventuali contestazioni dopo il sequestro, porta a una nuova polemica col senatur. Capitolo Bossi a parte – con quest'ultimo che incassa una manifestazione di solidarietà di 'peso' come quella di Roberto Maroni – il raduno fila liscio, con il segretario leghista che snocciola i cavalli di battaglia del suo programma di governo:

  • innanzitutto cancellare le riforme dei governi degli ultimi anni,
  • legge Fornero,
  • Jobs act,
  • legge sui vaccini e
  • 'buona scuolà.

Cosa vuol dire lasciare mani libere alle forze dell'ordine

Salvini promette al suo popolo che, conquistato palazzo Chigi, lascerà le "mani libere alle forze dell'ordine" affinché garantiscano "pulizia e sicurezza". E assicura che cancellerà la legge Mancino e la legge Fiano. "Le idee non si processano; queste cose si facevano in Unione sovietica. Fanno queste leggi, fanno il processo al ventennio e poi si comportano come il regime degli anni Venti che imbavagliava gli oppositori", sostiene. Da Salvini messaggio anche agli altri partiti di centrodestra. Il segretario leghista ribadisce il suo 'nò a una coalizione con i "poltronari di professione alla Alfano" e si dice disponibile a dare a Forza Italia "l'ultima chanche" per costituire "un'alleanza seria e compatta" in vista delle politiche.

Ultima chance a Forza Italia

Altrimenti, assicura, la Lega andrà da sola, "padroni a casa nostra". Il tema dei referendum sull'autonomia è affidato alle relazioni dei governatori di Veneto e Lombardia, Luca Zaia e Roberto Maroni. "Riscriveremo la storia", garantiscono. Ospite inedito l'altro governatore di centrodestra, il forzista Giovanni Toti, primo politico non leghista a parlare dal palco di Pontida. Coglie l'occasione per attaccare il ministro dell'Interno, Marco Minniti, dandogli del populista.

"Salvini racconta delle balle"

Quanto alla polemica interna, dura, come spesso in passato, è la presa di posizione di Bossi. Intercettato dai cronisti mentre pranza sulle colline sopra Pontida, con gli autisti come unici commensali, il senatur si dice "abbastanza arrabbiato" per la decisione di non farlo intervenire dal palco: "Salvini mi ha detto che non voleva farmi fischiare ma è un segnale che devo andarmene via?", spiega il fondatore del Carroccio ai cronisti, visibilmente provato dalla giornata. Salvini "racconta delle balle", attacca. "Io non mi sono mai aspettato niente da lui. Non mi aspetto niente da uno che tradisce il Nord".? Dal palco, senza mai nominarlo, il capitano leghista aveva ricordato? così il leader storico: "Ho imparato molto da chi è venuto prima di me: se siamo qua oggi è perchè la Lega ha radici profonde. Ringrazio chi prima di me ha avuto l'onere e l'onore di essere segretario di questo meraviglioso movimento".Nell'ambito degli equilibri interni leghisti, da segnalare la solidarietà di Maroni a Bossi."Mi spiace per lui", confida il governatore, al suo arrivo sul 'sacro pratò, "Pontida è Bossi: ha sempre diritto di parola". 

Entro lunedì 18 settembre a mezzogiorno si saprà se Luigi Di Maio sarà l’unico candidato premier del Movimento 5 Stelle. O se avrà qualche sfidante minore. Ma secondo quanto riportano oggi i giornali il pericolo vero alla sua premiership  arriverebbe da Roberto Fico. Il candidato ‘ortodosso’ dei 5 Stelle. A testimoniare un certo malumore della base per Di Maio ci sarebbe l’arrivo a Roma in queste ore di Beppe Grillo. “Tocca a lui mettere pace dentro il Movimenro 5 Stelle in agitazione dopo la pubblicazione delle regole per le primarie che serviranno a scegliere il candidato premier. È possibile che il leader pentastellato incontri sia Luigi Di Maio finora unico in corsa, sia Roberto Fico alla guida dell'ortodossa che chiede garanzie sul ruolo del capo politico” scrive l’Huffington Post

Il problema della leadership politica, e interna al Movimento 5 Stelle 

Il problema, per la base, è che nessuno vuole che il candidato premier sia anche il leader del movimento. Dalla consultazione infatti si capirà un po’ quale sarà il futuro del movimento stesso. “In queste ore infatti l'ala ortodossa che non si ritrova in Luigi Di Maio sta chiedendo garanzie direttamente a Grillo e i contatti sono stati talmente infuocati che Grillo ha deciso di scendere a Roma” scrive ancora l’Huffington. Insomma, pare che i duri e puri non vogliono che Di Maio, oltre che candidato premier dei 5 Stelle, diventi il capo politico del Movimento, temono "l'uomo solo al comando”. 

Fico sarebbe l'avversario naturale di Di Maio

“La corrente ortodossa è in pressing da giorni per convincere il suo leader, Roberto Fico, a sfidare il delfino Di Maio” scrive La Stampa. “È l’avversario naturale per le visioni divergenti del Movimento, per la rabbia – confida chi gli è vicino – che in questi mesi ha trattenuto a stento guardando l’evoluzione del mondo pentastellato”. Gli ortodossi, intanto, iniziano a manifestare qualche malcontento contro la candidatura del vicepresidente della Camera. “Dal M5S di Beppe Grillo al M5S di Luigi Di Maio. A voi i commenti!”, ha scritto su Facebook il deputato Luigi Gallo. Riccardo Nuti, sospeso per il caso firme false di Palermo, scrive: “Di Maio indagato? Non sospeso e candidato premier” riferendosi alle indagini a carico di Di Mio per diffamazione. Paolo Becchi, filosofo ed ex ideologo del M5S:”Di Maio è incandidabile, avendo procedimenti penali in corso. È vero che nel blog hanno scritto che le regole sono cambiate ma non è che le regole si possano fare ad personam”. 

Ma alla fine nessuno ha il coraggio di sfidare Di Maio 

Voci che animano il malcontento di una parte dei 5 Stelle. “Gli ortodossi sono tormentati su cosa fare” scrive ancora l’Huffington. “Qualcuno vorrebbe che Fico si candidasse e fa pressing su di lui: "Così ci contiamo una volta per tutte e facciamo vedere che Di Maio non ha il consenso di tutti", dice un senatore”. Il problema è che sfidare oggi Di Maio sembra una missione suicida. Per alcuni parlamentari penta stellati si tratterebbe di una sfida che porterebbe il suo contendente a raccogliere percentuali irrisorie di consenso. Anche per Fico, che infatti si guarda bene dal decidere di candidarsi. Di Battista da mesi ha firmato un patto di ferro con il vicepresidente della Camera (Corriere della Sera).  E molti analisti politici oggi sui quotidiani scommettono che alla fine nessuno oserà sfidarlo. “Acne perché negli ultime settimane gli spazi di democrazia interna si sono ulteriormente ristretti e la visibilità sui media e a l pubblico è stata sostanzialmente riservata a Di Maio”, scrive il Corriere. 

 
 
 
 

Il 12 settembre il tribunale di Palermo ha sospeso in via cautelativa l’esito delle ‘regionarie’, le consultazioni interne al Movimento 5 Stelle (leggi articolo del Sole 24 Ore) dalle quali sarebbe dovuto uscire il nome del prossimo candidato a guidare il non-partito per le elezioni Siciliane. E da allora l’attivista Mauro Giulivi, il cui ricorso è all’origine di questo stop, è sotto il tiro dei sostenitori del Movimento, che lo accusano e lo minacciano (leggi articolo di Repubblica). E con lui minacciano anche la compagna Chiara Di Benedetto, deputata del Movimento. 

Giulivi aveva subito una sospensione da parte dello staff del movimento per essersi rifiutato, in occasione delle ‘comunarie’ di Palermo, di firmare il codice etico che, sempre per lo staff, sarebbe obbligatorio. A sua difesa l’attivista ha replicato spiegando che non gli fu dato materialmente il tempo (leggi articolo sul Corriere della Sera). E ora che per Grillo il nome del prossimo candidato all’assalto di Palazzo dei Normanni è quello di Giancarlo Cancelleri, Giulivi minaccia di portare fino in fondo la sua protesta, da solo e schivando il veleno degli altri grillini.
 

 

Signor Giulivi, si aspettava che alla fine dell'udienza cautelare il giudice avrebbe sospeso, seppure in via interlocutoria, l'esito delle 'regionarie'?
"Si, me lo aspettavo. Leggendo le carte è facile rendersi conto che la mia esclusione sia avvenuta in maniera illegittima e senza una reale motivazione e ciò è stato riconosciuto anche dal giudice, ed è grave che il Movimento non rispetti tale decisione. Non è la prima volta che un tribunale si esprime su simili questioni".

Nel suo post del 12 settembre scrive "non possiamo permetterci sbavature, noi che siamo l'unica alternativa per la Sicilia e per il nostro Paese". Gli attriti con il M5S mi pare inizino a fine del 2016 e i fatti recenti sono un diretto strascico di quelle maledette ‘comunarie’. C'è ancora un "noi"?
"Sono stato escluso dai candidati al Consiglio Comunale di Palermo in maniera illegittima e, nonostante volessi firmare il codice etico, non sono stato messo nelle condizioni di farlo, e anche questo è stato riconosciuto dal giudice. C'è ancora un noi, certamente, ed è fatto da chi difende la legalità, l'ambiente, da chi porta avanti i principi cardine del Movimento 5 Stelle, che sono sempre quelli, non cambiano".

Cancelleri, oltre che prossimo candidato per il M5S alle regionali siciliane, fa parte del Comitato d'Appello che dovrebbe valutare il suo reintegro nelle consultazioni. Lei si è rivolto a questo Comitato?
"Io non sono mai stato sanzionato quindi non devo rivolgermi a nessun comitato d'Appello e poi, a questo punto, c'è un'ordinanza del giudice che va rispettata".

Giancarlo Cancelleri

Sempre in un post su Fb scrive "diversi attivisti sono stati sospesi preventivamente per impedirgli, ammesso che lo vogliano, di partecipare a tale selezione". C'è una strategia di eliminazione della concorrenza dentro il M5S?
"Il Movimento 5 Stelle ha fatto della trasparenza e dell'onestà le proprie bandiere. Se c'è chi sta portando avanti  strategie di eliminazione sta creando un grosso danno al Movimento. Si può lavorare tutti insieme se si pone fine a questi comportamenti, contrari alla legge, discriminatori e tipici della vecchia politica. Il Movimento 5 Stelle è altro".

Negli ultimi giorni è stato oggetto di una valanga di insulti, che vengono evidentemente da sostenitori del Movimento, e che hanno colpito sia lei che la sua compagna, la deputata Chiara Di Benedetto. Spesso questa violenza è stata incoraggiata e istigata dai vertici del M5S. Ora che ne è vittima, non pensa che anche prima si sarebbe dovuto usare maggiore senno dialettico?
"Probabilmente si è esagerato anche in passato ma questo non mi appartiene, il M5S ha sempre condannato la violenza, anche quella verbale, i fanatici e violenti vanno isolati e allontanati e non incentivati. Il rispetto, della legge così come della persona, dovrebbe ispirare tutti noi, sempre".

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