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AGI – Si va delineando il nuovo dpcm con le restrizioni anti-Covid che entrerà in vigore sabato 6 marzo e arriverà fino a martedì 6 aprile, quindi fino al termine delle festività pasquali. Dalla bozza arriva la conferma che non riaprono palestre, piscine e impianti sciistici.

Tra le modifiche più attese c’è il via libera all’apertura di cinema e teatri dal 27 marzo, in zona gialla, come aveva chiesto il ministro alla Cultura, Dario Franceschini. Un via libera con numerosi paletti, anche sulla capienza, e che sarà comunque riesaminato 15 giorni prima. Sarà inoltre possibile andare al museo anche nei weekend, su prenotazione. 

Un’altra novità è la chiusura in zona rossa di barbieri e parrucchieri, finora considerati tra i servizi alla persona che potevano rimanere aperti mentre vengono definite meglio anche le limitazioni in zona bianca.

 Queste le principali novità che emergono dalla bozza:

VIAGGI VIETATI, RESTA LO STOP A SPOSTAMENTI TRA LE REGIONI: Il divieto di spostamento tra le Regioni è valido fino al 27 marzo assieme al prossimo Dpcm, che disciplinerà le misure fino al 6 aprile, Pasqua compresa, e potrebbe essere nuovamente prorogato con un decreto. Resta consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione così come gli spostamenti motivati da esigenze lavorative, ragioni di salute o situazioni di necessità. Permessa in zona gialla in ambito regionale la visita in una sola abitazione privata, una volta al giorno, fra le 5 del mattino e le 22. Possono spostarsi due persone più i figli minori di 14 anni. – 

– SECONDE CASE: E’ consentito recarsi nelle seconde case in zona gialla o arancione (anche se si trovano fuori regione) ma solo al nucleo familiare e soltanto se la casa è disabitata. Non si può andare nella seconda casa con amici e parenti. Non è possibile invece – a meno di urgenti e necessari motivi – se le abitazioni sono in zone rosse o arancione scuro. Sono vietati i viaggi per turismo

RISTORANTI E SHOPPING: La sera ancora niente cene al ristorante. Confermato che al ristorante e al bar in zona gialla si potrà andare solo di giorno fino alle 18 e fino alle 22 è consentito l’asporto. Asporto e consegne a domicilio sono consentiti nelle zone arancioni e rosse. Negozi chiusi solo in zona rossa dove sono garantiti esclusivamente gli esercizi commerciali di prodotti essenziali: farmacie, alimentari, ferramenta, cura della persona, parrucchieri.

In zona gialla e arancione tutti i negozi restano aperti. Nei weekend continuano ad essere chiusi i centri commerciali. Negli esercizi sono valide le solite misure di sicurezza: distanziamento, mascherina, ingressi contingentati.

SCUOLA: La scuola resta in presenza per gli alunni dell’infanzia, delle elementari e delle medie. Per quelli delle superiori la didattica è in presenza “almeno al 50% e fino ad un massimo del 75%”

IN ZONA GIALLA CINEMA E TEATRI APRONO DAL 27 MARZO: e a condizione che sia comunque assicurato il  rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per il personale, sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi. Il ministro Franceschini ha annunciato anche l’accesso ai musei su prenotazione anche nel weekend (questi ultimi per ora aperti in questa stessa fascia solo nei giorni infrasettimanali).

RESTANO CHIUSE PALESTRE E PISCINE: Ancora chiuse palestre e piscine, vietati gli sport di contatto e di squadra. Consentita invece l’attività motoria individuale all’aperto come la camminata, la bici e la corsa. Agli agonisti è permesso di allenarsi

AGI – I primi passi del ‘nuovo corso’ nella gestione della pandemia. Sullo sfondo, le richieste – aprire i ristoranti la sera, per stare alla più nota – che prima arrivavano dall’opposizione e ora diventano confronto, serrato e trasversale, nella maggioranza.

Quella stessa maggioranza che cerca a sua volta un nuovo assetto, almeno per quanto attiene al socio di maggioranza M5s: oggi Giuseppe Conte torna in scena, come docente universitario, ma domenica potrebbe essere un vertice con Beppe Grillo a trovargli una ‘cattedra’ nel restyling del Movimento. Si muovono su questi fronti, Mario Draghi e la sua maggioranza.     

Il presidente del Consiglio chiude oggi il suo primo vertice Ue, dedicato appunto ai temi del contrasto alla pandemia. Ieri ha tracciato una linea chiara e concreta: accelerare sui vaccini, mettere alle strette le aziende che non rispettano i contratti bloccando loro l’export e favorire un approccio comune sui test. “Per rallentare la corsa delle mutazioni occorre aumentare le vaccinazioni. Serve un’azione coordinata a livello europeo, rapida e trasparente”, ha esortato.

Tra le proposte avanzate per spingere la campagna vaccinale vi è anche la “possibilità di dare priorità alle prime dosi alla luce della recente letteratura scientifica”. Ma Draghi è stato netto sul rigore contro le aziende farmaceutiche che vengono meno ai loro obblighi contrattuali: “Le aziende che non rispettano gli impegni non dovrebbero essere scusate”, ha ribadito.    

Fronte interno. Il nuovo dpcm è atteso nelle prossime ore, con ogni probabilità dopo un nuovo incontro della cabina di regia. Draghi dovrebbe incontrare i ministri interessati, e probabilmente i capidelegazione di maggioranza, e poi prendere le decisioni sulle nuove misure anti-Covid. I rumors di Palazzo non escludono una stretta per le scuole nelle zone rosse, lasciando aperti solo gli asili.       

I partiti, si diceva. C’è chi fa i conti con le insoddisfazioni per la partita dei sottosegretari (giureranno lunedì). Nel Pd è ancora aperta la ferita sulla parità di genere per il pachetto dei ministri, ma pesa anche la decisione di non confermare esponenti come Misiani e Mauri. Fibrilla anche M5s, qui nella casella esclusioni eccellenti c’è il nome di Buffagni.

Prosegue intanto la messa a punto della ‘macchina’: il Consiglio dei ministri di oggi si occuperà anche, infatti, di ridisegnare le competenze dei ministeri in base alla configurazione che il governo Draghi si è dato. 

AGI – “Io sono convinto di una cosa: la forza con cui il premier Draghi si troverà meglio a lavorare, saremo noi”, sostiene in un colloquio con il Corriere della Sera il segretario del Carroccio Matteo Salvini, secondo cui “badiamo al sodo, questo governo nasce per fronteggiare la crisi economica e sanitaria “e quindi “non voglio polemizzare”, aggiunge.

Quanto ai sottosegretari, al momento del colloquio con il quotidiano non ancora ufficiali, Salvini dice anche: “Sono quelli che avrei voluto io. Anche perché mi creda: come già riguardo ai ministri, io mi sono concentrato sui temi“.

Ma poi nel passare in rassegna i nomi commenta: “Avevo chiesto la sicurezza e al Viminale abbiamo Nicola Molteni, che già aveva fatto benissimo. Ci interessa lo sblocco dei cantieri e alle Infrastrutture abbiamo Alessandro Morelli, che già era presidente della commissione. Per la scuola, mi sarebbero piaciuti Pittoni o Sasso…”

E poi ancora “al Mef il padre di Quota 100, Claudio Durigon, al Lavoro una donna toscana molto in gamba come Tiziana Nisini, Lucia Borgonzoni torna alla Cultura e Gian Marco Centinaio all’Agricoltura, la ligure Stefania Pucciarelli alla Difesa e Vannia Gava, che era all’Ambiente, sarà alla Transizione ecologica”.

Quindi Salvini conclude: “Mi spiace perché di persone di valore ne avremmo avute altre 30 e a me sarebbe piaciuto anche l’incarico per il Sud. Ma ovunque ci saranno uomini della Lega, lavoreranno anche per il Sud”.

AGI – “A me pare che negli intendimenti di Draghi ci sia una forte continuità con il governo precedente e una immotivata sovraesposizione del Pd”. Lo dice il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni in una intervista a La Stampa.

“Nella squadra di governo – spiega – emergono troppi ministri dell’esecutivo precedente e un Pd che, pur continuando a scendere nei sondaggi, ha sempre più peso. Confermare la Lamorgese significa continuità con la politica migratoria. Confermare Speranza significa continuità nella lotta alla pandemia con chiusure settoriali che abbiamo contestato in questi mesi. Orlando è la sinistra più sindacalizzata».

A chi le chiede se il centrodestra incide o no, risponde: “Io spero che incida ma non capisco alcune cose. Parliamo delle decisioni di queste ore. Abbiamo presentato una serie di emendamenti al Milleproroghe che avrebbero segnato una discontinuità, ma sono stati tutti bocciati. Mi ha lasciato stupefatta – prosegue – che si sia prorogato il decreto svuota carceri di Bonafede. Abbiamo presentato un emendamento per sospendere gli effetti della prescrizione in attesa che si faccia la riforma ed è stato bocciato anche – e mi è dispiaciuto – con i voti del centrodestra. Con un po’ di gioco di squadra il ruolo di Fdi può rafforzare le idee di centrodestra anche per chi sta all’interno del governo», conclude. 

Sul tema della prescrizione Meloni ha scritto una lettera aperta al ministro della Giustizia, Marta Cartabia, pubblicata dal Corriere della Sera. “Converrà ministro che l’esordio è stato deludente. Ora c’è da lavorare sulla rimodulazione del Recovery plan nella parte alla giustizia, per utilizzare le risorse disponibili verso interventi sulla macchina giudiziaria che permettano di recuperare funzionalità e abbreviare i tempi: a cominciare dall’indilazionabile ampliamento degli organici, anche tramite l’indifferibile stabilizzazione dei magistrati onorari, e da una digitalizzazione non a macchia di leopardo. Su questo, siamo disponibili a illustrarle le nostre proposte, convinti — come sono certa sia anche lei — che all’efficienza non servano spot ideologici, ma mezzi concreti e risorse umane adeguate”, conclude.

AGI – Si va dalla “riscrittura della legge Gasparri in base alla nuova direttiva europea Smav” alla “eliminazione dei contributi pubblici per le testate giornalistiche nazionali, aiuti proporzionali per testate locali televisive che fanno vera informazione pubblica sul territorio”.

Beppe Grillo lancia una vera e propria offensiva sul fronte dell’assetto di media e Tlc e, dal suo blog, il Garante M5s – rivendicando che “è dal 2013 che parliamo di queste cose – afferma da un lato che “l’informazione è uno dei fondamenti della democrazia e della sopravvivenza individuale” e avverte dall’altro che “se il controllo dell’informazione è concentrato in pochi attori, inevitabilmente si manifestano derive antidemocratiche”.

È arrivato il momento di mettere in atto queste proposte“, scandisce il Garante M5s che passa poi a elencarle come segue:

  • Rete pubblica e neutrale di accesso in fibra per aumentare impatto e accelerare i lavori a controllo Cassa Depositi e Prestiti; 8 miliardi per infrastrutture digitali per completare aree bianche, aree grigie con passaggio dal rame alla fibra, coprire con la fibra le infrastrutture strategiche (ospedali, caserme, scuole, musei etc) propedeutica per 5G;
  • Capitalizzare attraverso CDP o Invitalia le aziende di rete favorendo le aggregazioni;
  • Programma piazza WI-FI ITALIA: rete wifi pubblica e gratuita negli spazi aperti al pubblico;
  • Programma per copertura 5G nelle maggiori città italiane entro il 2025;
  • Sviluppo tecnologie emergenti (blockchain, intelligenza artificiale e IoT);
  • Cittadinanza digitale e identità digitale per accedere ai servizi della pubblica amministrazione;
  • Cloud P.a. pubblico;
  • Eliminazione dei contributi pubblici per le testate giornalistiche nazionali, aiuti proporzionali per testate locali televisive che fanno vera informazione pubblica sul territorio;
  • Riscrittura legge Gasparri in base alla nuova direttiva europea SMAV (modifica affollamento pubblicitario, ridefinizione quote di mercato, regole anche per i giganti del web);
  • Passaggio al nuovo digitale terrestre di seconda generazione secondo i tempi previsti (entro giugno 2022);
  • Riforma della radiofonia in ottica radio digitale (DAB+);
  • Riforma della RAI sul modello BBC, con un canale senza pubblicità, riforma governance Rai con consiglieri indipendenti dalla politica, soppressione commissione Vigilanza RAI;
  • Servizio civile digitale;
  • Rafforzare percorsi di studio STEM (discipline scientifico-tecnologiche)”.

“Se l’informazione ha come riferimenti i soggetti economici e non il cittadino, gli interessi delle multinazionali e dei gruppi di potere economico prevalgono sugli interessi del singolo”, è l’allarme lanciato da Beppe Grillo. “L’informazione quindi – riprende – è alla base di qualunque altra area di interesse sociale. Il cittadino non informato o disinformato non può decidere, non può scegliere. Assume un ruolo di consumatore e di elettore passivo, escluso – paventa ancora – dalle scelte che lo riguardano”.

AGI – La fiducia al governo Draghi e le espulsioni per chi non ha rispettato l’indicazione della Rete, oltre che di Beppe Grillo, continuano ad agitare il Movimento 5 Stelle. Il capogruppo M5s alla Camera, Davide Crippa, in un’intervista al Corriere della Sera, spiega: “Dispiace, e anche tanto. Ma è importante testimoniare che la strada intrapresa è quella giusta”.

E sui ‘dissidenti’ illustri che hanno votato No al nuovo Esecutivo, personalità come Nicola Morra o Barbara Lezzi, aggiunge: “E’ vero e innegabile, nulla potrà cancellare ciò che hanno significato per il M5s”. Detto questo, non ha ripensamenti: “Oggi però preferisco andare avanti e lottare rispetto a chi ha scelto di andare contro il voto degli iscritti, rinunciando a incidere su quello per cui i cittadini ci hanno scelto. Non è stato affatto facile firmare quelle lettere – ammette – con alcuni colleghi abbiamo lavorato fianco a fianco già dalla scorsa legislatura, anche nella stessa commissione. Si è scelta una forma oggettiva, non personalizzata, per dare atto di un inadempimento formale rispetto allo statuto del gruppo parlamentare”.

Quanto agli strascichi ribatte: “Chi vuole intraprendere una battaglia legale contro il Movimento, dopo aver votato contrariamente al parere degli iscritti, è libero di farlo. Io ribadisco che rispetto allo statuto del gruppo è un comportamento grave che prevede l’espulsione”.

L’ex ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, riconosce: “Sapevamo che portare avanti le battaglie del M5s su certi argomenti non sarebbe stato per nulla facile ma, premesso che le rifarei tutte, la giustizia è stata davvero un pretesto. C’era l’intenzione di aprire una crisi, e chi è stato ai tavoli della trattativa nell’ex maggioranza sa che i temi non erano il vero punto”.

“C’era una forza politica – sostiene – che non voleva la compattezza della coalizione giallorosa” mentre “l’esperienza del governo giallorosa è stata positiva” secondo  l’ex Guardasigilli che ora ritiene che “questa coalizione debba lavorare per guidare il Paese anche in futuro” fino al punto di credere che “il futuro del M5s non possa che essere intrecciato a quello di Conte”.

“Il M5s deve dimostrare lealtà e responsabilità, come abbiamo sempre fatto”, prosegue, ma avverte: “La nostra non è una fiducia in bianco. Sarà essenziale stare in questo governo difendendo i valori che sono il nostro Dna, perché il principale rischio ora è smarrirli. Ma la Rete ha detto che dovevamo votare la fiducia, e quel responso per noi è vincolante”. 

AGI –  La Presidenza del Consiglio dei ministri ha comunicato in una nota che il prossimo “Consiglio dei ministri è convocato in data 22 febbraio 2021, alle ore 09,30 a Palazzo Chigi”.

I temi che verrano presi in esame sono “Decreto-Legge, Ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 (Presidenza -Salute); Leggi Regionali. Esame, ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione, di leggi regionali; Varie ed eventuali’. 

Regioni unite per un cambio di passo nella gestione dell’emergenza Covid. Ad affermarlo è il presidente Stefano Bonaccini al termine della odierna Conferenza delle Regioni. “Lavoro comune e intesa – dichiara Bonaccini – fra tutte le Regioni che nelle prossime ore presenteranno al governo una piattaforma di proposte in vista del prossimo Dpcm, nella convinzione che occorra un deciso cambio di passo nella campagna vaccinale e per la ripresa economica. Anche per questo abbiamo chiesto al Governo un incontro urgente”.

E prosegue: “La priorità adesso – ha proseguito Bonaccini – è la campagna vaccinale. Sta andando a rilento. E questo non per disguidi organizzativi, per carenza di personale o indisponibilità della popolazione. Il problema e’ nell’approvvigionamento. Per questo chiediamo al Governo di intraprendere ogni sforzo per reperire più dosi. Le Regioni sono a disposizione nelle forme e nei modi utili e possibili, a partire dal coinvolgimento diretto di aziende e filiere nazionali”.

“È poi necessaria – ha proseguito Bonaccini – anche una verifica sul personale che occorrerà coinvolgere e stiamo già collaborando attivamente con il Governo per arrivare ad un accordo quadro con i medici di medicina generale”

“Oggi abbiamo affrontato tutte le questioni che riguardano la revisione dell’attuale sistema di regole che definisce l’entrata e l’uscita dalle diverse zone. È necessaria una revisione e una semplificazione con la contestuale revisione dei criteri e dei parametri di classificazione“.

 “Serve un respiro più lungo e un’analisi approfondita dei luoghi e delle attività – ha osservato – anche in base ai dati di rischio già accertati. Non solo. Occorre che le misure siano conosciute con congruo anticipo e tempestività dai cittadini e dalle imprese”.

Tutte le Regioni, ha proseguito, “hanno poi richiesto che per i provvedimenti che introducono restrizioni particolari per singoli territori si attivino anche contestualmente gli indennizzi per le categorie coinvolte. E a questo scopo – ha concluso Bonaccini – è anche necessario che i provvedimenti restrittivi regionali siano adottati con l’intesa del ministro della Salute”.

AGI – “La prima giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato costituisce una importante occasione per rinnovare la più profonda riconoscenza del Paese verso tutti coloro che con professionalità e abnegazione si sono trovati, e tuttora si trovano, in prima linea nel fronteggiare l’emergenza pandemica che, a distanza di poco più di un anno dalla sua comparsa, ancora ci affligge”. E’ il messaggio che Sergio Mattarella tiene a inviare agli operatori sul campo da circa un anno nella lotta contra la diffusione e per la cura dal Covid 19.

“Fin dall’inizio della diffusione del virus, il personale sanitario si è dimostrato all’altezza di una minaccia di così vasta portata, impegnandosi al meglio, con tutti gli strumenti a disposizione, al fine di evitare che l’epidemia precipitasse in una catastrofe irreversibile”, scrive il presidente della Repubblica, nel testo inviato al presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli.

“È stato un impegno contrassegnato da difficoltà e sofferenze: moltissimi operatori hanno contratto il virus e tante sono le vittime che abbiamo dovuto piangere tra medici e infermieri. Soprattutto a loro va dedicata questa giornata – chiede -. Il nostro sistema sanitario nazionale, pur tra le tante difficoltà, sta fronteggiando una prova senza precedenti e si dimostra più che mai un patrimonio da preservare e su cui investire, a tutela dell’intera collettività“.

“Per queste ragioni rivolgo, a nome di tutti gli italiani – conclude -, un saluto riconoscente a tutto il personale sanitario ed esprimo commossa vicinanza ai familiari dei caduti per la salvaguardia della salute di tutti noi”.

AGI – La fiducia al governo di Mario Draghi manda in crisi la coalizione di centrodestra. Profondamente divisi sul sostegno all’esecutivo dell’ex governatore della Banca centrale europea – Lega e Forza Italia hanno votato a favore, Fratelli d’Italia contro – i partiti della coalizione hanno infranto il patto di unità che aveva tenuto nelle prime settimane della crisi del Conte II.

E ora navigano a vista, con Giorgia Meloni che propone un intergruppo del centrodestra incontrando la freddezza degli alleati. In attesa di trovare la quadra sulle candidature alle prossime elezioni amministrative, dove la coalizione dovrebbe comunque tenere, sono diversi i temi di divisione conseguenti alla spaccatura sul governo Draghi.

Le ‘campagne acquisti’

In primo luogo, le ‘campagne acquisti’ ai danni l’uno dell’altro. Non che finora si siano evitati, in momenti di tensione, passaggi da un partito all’altro (come da FI a FdI, da FI a Lega, da FdI a Lega). Ma nel giorno della fiducia a Draghi sono due i movimenti dal partito di Salvini a quello di Meloni, entrambi in dissenso con il sostegno leghista al nuovo esecutivo.

Si tratta del capogruppo in Consiglio regionale della Basilicata Tommaso Coviello e dell’eurodeputato leghista Vincenzo Sofo. Fidanzato di Marion Le Pen, in realtà Sofo, a Strasburgo, è passato al momento dal gruppo dei sovranisti (Id) a quello dei Conservatori (Ecr) dove siede FdI.

Chi ha seguito da vicino la trattativa, a Bruxelles, parla di un passaggio ampiamente annunciato, tenuto in stand by e annunciato al momento giusto (come di regola avviene in questi casi).

La mossa di Sofo

Dietro alla mossa di Sofo, viene riferito, più che il malessere per la scelta di sostegno a Draghi intrapresa da Salvini si nasconde un profondo disagio del 34enne calabrese per come il partito ha gestito le politiche e il radicamento nella sua terra d’origine, inviando prima un commissario bergamasco, Christian Invernizzi, e poi sostituendolo con un locale a lui non gradito, Roy Biasi.

Da quanto viene riferito, infatti, Sofo avrebbe intenzione di dar vita a una sua lista civica da presentare alle prossime regionali in Calabria. A chi gli chiedeva delle fuoriuscite, Salvini ha risposto minimizzando e annunciando nuovi arrivi verso la Lega, provenienti da ex M5s e non. Chiuso il capitolo della fiducia a Draghi, altro tema divisivo sono le sette commissioni di indirizzo, vigilanza e controllo.

Per prassi istituzionale, le presidenze di queste commissioni spettano all’opposizione. E l’orientamento di FdI sarà di reclamarle. “Non ne faremo una battaglia della vita, ma le regole vanne rispettate”, spiega un dirigente del partito di Meloni, “anche se la battaglia sarà difficile. Non vedo dagli attuali presidenti tutta questa gran voglia di andarsene. Possiamo solo sperare che qualcuno di loro sia nominato sottosegretario”.

Al momento, alle presidenze di Camera e Senato, non è stata avanzata alcuna richiesta. Nel momento in cui sarà presentata una richiesta formale le presidenze valuteranno, viene spiegato.

Anche perché è solo una questione di prassi parlamentare consolidata ma non c’è alcun obbligo di cambio delle presidenze così come dei componenti, tranne che per il Copasir dove, per legge, i dieci componenti devono essere divisi per metà alla maggioranza e metà all’opposizione. Per ora, Forza Italia e Lega si tengono in stand by e non mostrano alcuna intenzione di lasciare agli alleati di FdI le presidenze.

Le commissioni guidate dall’opposizione

Attualmente cinque commissioni di controllo e indirizzo su sei sono guidate da esponenti delle opposizioni:

  • la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza sui servizi radiotelevisivi è presieduta da Alberto Barachini di Forza Italia;
  • la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza è presieduta da Licia Ronzulli di Forza Italia;
  • la Commissione di vigilanza sull’anagrafe tributaria è guidata da Ugo Parolo della Lega;
  • la Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale è l’unica presieduta da un esponente della maggioranza uscente, il pentastellato Sergio Puglia;
  • il Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia d’immigrazione è presieduto dal leghista Eugenio Zoffili;
  • il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica è guidato da un altro leghista, Raffaele Volpi.(

Un precedente analogo, molto simile alla situazione che potrebbe crearsi nelle prossime settimane, è quello del governo Monti, sostenuto da tutte le forze in parlamento con l’unica eccezione della Lega.

Il precedente Monti

Nella XVI legislatura, dal 29 aprile 2008 al 14 marzo 2013, il Copasir fu prima guidato da Francesco Rutelli (esponente del Pd fino al 10 novembre 2009, passato poi nel Misto dall’11 novembre 2009 e quindi dimessosi dalla guida dell’organismo di controllo), poi dal gennaio 2010 e fino a termine legislatura da Massimo D’Alema, che rimase presidente anche durante il governo Monti, pur facendo parte della maggioranza.

Per la verità, D’Alema scrisse agli allora presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, dicendosi pronto a rimettere il mandato. Marco Reguzzoni e Federico Bricolo, allora capigruppo leghisti, scrissero a loro volta a Fini e Schifani per chiedere l’elezione di un nuovo presidente del Copasir e di procedere “alla ricostituzione del comitato in modo da realizzare un’effettiva rappresentanza paritaria di maggioranza ed opposizione”.

Alla fine, grazie a un accordo tra tutte le forze politiche, D’Alema rimase presidente e la Lega mantenne la carica di segretario del Comitato. Nel dibattito che si svolse in Parlamento tra le forze politiche in quei giorni, prevalse la lettura in base a cui la legge, nel prevedere che la presidenza spetti all’opposizione, si riferisce al momento dell’elezione del presidente, e non quindi a un cambio della guardia in corso.

Attualmente il Copasir è così composto: 2 esponenti della Lega (di cui uno è il presidente Volpi); 3 membri M5s; 1 FdI; 2 Forza Italia; 1 Pd e 1 Iv. E i presidenti delle Camere potrebbero intervenire per garantire il riequilibrio tra maggioranza e opposizione All’Antimafia, invece, potrebbe rimanere Nicola Morra – espulso da M5s dopo il ‘no’ a Draghi – in quota opposizione.  

AGI – “In molti hanno fatto dell’europeismo lo spartiacque su cui il nuovo governo è nato, ma in realtà si sarebbe dovuto parlare dell’adesione di una certa visione di Europa”. Inizia così la lettera che la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha inviato a Repubblica.

Ma, osserva Meloni, “Draghi, nel suo intervento programmatico, ha ben chiarito la sua prospettiva: quella di una sempre maggiore cessione di sovranità dagli Stati nazionali all’Unione europea” mentre “ecco, noi abbiamo una visione diversa e non per questo siamo nemici dell’Europa”, chiarisce Meloni secondo la quale “anzi. La famiglia dei Conservatori europei, che ho l’onore di presiedere, vorrebbe un’Europa migliore, capace di concentrare i propri sforzi su alcune materie importanti sulle quali può offrire davvero un valore aggiunto, anziché chiedere sempre più poteri senza spesso sapere nemmeno esercitarli”.

E il segnale è che “nessun altro Stato europeo è guidato da un Presidente del Consiglio che non abbia ottenuto, direttamente o indirettamente, un mandato nel corso delle elezioni politiche”.

Conclude Meloni: “Dal nostro punto di vista, quindi, non si tratta né di essere pro o contro Draghi — personalità certamente rispettabile — e nemmeno di essere pro o contro l’Europa, sulla cui costruzione futura è legittimo avere opinioni differenti.

Si tratta, più semplicemente, di non rassegnarsi all’idea che quella italiana sia una democrazia dimezzata, nella quale il voto dei cittadini conta sempre meno e quando il gioco si fa duro arriva qualcuno calato dall’alto per provare a fare ciò che chi viene scelto dal popolo non saprebbe certamente fare.

A questo racconto, che fa dell’Italia una Nazione arretrata e non un’avanguardia come si vuole raccontare, Fratelli d’Italia non si piegherà mai”.