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"Sarò comunque in campo". La premessa che Berlusconi continua a ripetere è il segnale che il Cavaliere da tempo si muove anche nella prospettiva che possa non essere candidabile. Ma è chiaro che la battaglia che si giocherà domani alla Corte di Strasburgo sul ricorso riguardante la legge Severino è attesa in tutto il centrodestra e non solo. "Spero che la sentenza arrivi prima delle elezioni", dice l'ex presidente del Consiglio. Perché – sottolineano fonti azzurre – la carta della candidatura con riserva, ovvero presentare la domanda nei cinque collegi, verrà giocata solo nel caso di un pronunciamento della Corte dei diritti dell'uomo.

Renzi non è un avversario temibile

È chiaro che i tempi saranno molto lunghi, ma se Strasburgo si dovesse esprimere prima delle urne sarebbe più facile per i legali del Cavaliere ottenere la possibilità di presentarsi alle elezioni. I legali dell'ex premier, dicono in FI, hanno preparato circa 40 contro deduzioni per controbattere le posizioni dei rappresentanti del governo italiano che difendono la legge Severino. Nell'attesa, Berlusconi è pienamente impegnato in una campagna elettorale che si preannuncia lunga. E per il cavaliere l'avversario da battere è il Movimento 5 Stelle e non "il Pd di Renzi: non può essere un argine efficace perché rappresenta la continuità con governi che non sono riusciti a fare uscire l'Italia dalla crisi". Questo a pochi minuti dalla "sfida" lanciata dal segretario dem che si è augurato di poter sfidare Berlusconi nello stesso collegio. Insomma, per il presidente di Forza Italia, Renzi non è un avversario temibile. I Cinque Stelle, al contrario, sono un "pericolo reale", rischiano cioè di vincere le prossime elezioni, se qualcuno non riuscirà a convincere gli italiani a far cambiare rotta all'Italia. 

Il Movimento vive di invidia

 E l'unico timoniere in grado di riuscire nell'impresa, non è altri che lui: "Solo io posso convincere gli elettori", dice in una intervista radiofonica stigmatizzando il "programma di governo" dei Cinque Stelle tutto "tasse e giochi sulle aliquote" a scapito dei ceti medi e degli imprenditori verso i quali, è sicuro il cavaliere, Di Maio e gli altri nutrono "invidia". Per questo è tornato in campo a distanza di 24 anni dalla prima volta: "l'ho fatto per lo stesso senso di responsabilità che mi ha portato a scendere in campo nel 1994". Allora, il rischio era che i comunisti prendessero il potere in Italia. Oggi la minaccia è impersonata dai grillini e dai populisti. A questa seconda categoria è estraneo, sottolinea Berlusconi, il centrodestra che è "una forza pragmatica" capace di risolvere i problemi. Dai flussi migratori alla crisi di "prestigio internazionale" che si e' materializzata anche con l'esclusione di Milano nella corsa all'Ema. Sul primo punto, Berlusconi sembra bacchettare Salvini quando il leader del Carroccio individua nell'eccesso di calciatori stranieri la causa della crisi dello sport nazionale.

Si guardi al suo Milan, quello di Gullit e Van Basten, dice Berlusconi, ricco di "campioni stranieri affiancati da talenti nazionali". La ricetta per fare fronte alle cirsi migratorie è sempre la stesa: "Aiutiamoli a casa loro", anche se il cavaliere si spinge a immaginare un Piano Marshall per i Paesi africani dai quali proviene il grosso dei migranti: i paesi economicamente più forti, spiega ancora a Radio 105, dovrebbero mettere insieme le risorse per questo piano che permetta a chi sente "il dovere di arrivare in Italia per vivere come noi" di rimanere a casa sua e "partecipare alla crescita del proprio Paese". E se dovesse servire una sponda internazionale per realizzare questo piano, Berlusconi può sempre spendere il nome di Vladimir Putin, "il più grande leader mondiale", come lo definisce quando gli viene chiesto se abbia parlato con il presidente Russo dell'esclusione dell'Italia dai mondiali: "Questi colloqui devono rimanere riservati", chiosa – sibillino – Berlusconi. 

Alessandro Di Battista non si candiderà in Parlamento alle prossime elezioni politiche del 2018. Le sue priorità al momento sono altre: suo figlio Andrea, prima di tutto. E poi i libri (da scrivere), il mondo (da esplorare), i sogni da realizzare e il futuro da costruire. In tutto questo progetto, la politica continuerà a rivestire un’importanza fondamentale, così come il Movimento 5 Stelle, che il deputato 39enne continuerà a sostenere sempre.

“Non lascerò mai il Movimento, ma esco dai Palazzi”

E a questo proposto, ci tiene a sottolineare nel videomessaggio pubblicato su Facebook in cui annuncia il ritiro, non c’è alcun attrito con i vertici pentastellati. “Diranno – ha ipotizzato il deputato – che ci sono dissidi tra Beppe (nel senso di Grillo ndr) e me o tra Luigi (inteso Di Maio ndr) e me: per me Beppe è un esempio e Luigi è un esempio e un fratello. Li sosterrò in campagna elettorale solo che farò una campagna elettorale da non candidato perché in questo momento ho delle altre aspirazioni. Si può fare politica anche fuori dai palazzi. Io prima di fare politica mi occupavo di cooperazione internazionale, scrivevo per il blog. Sarà questo che tornerò a fare dall’estate prossima”.

D’altronde, sostiene ancora Di Battista, “Il Movimento ha cambiato la mia vita, mi ha fatto crescere come uomo. Mi ha permesso di lottare per le idee in cui credo", “è la mia seconda pelle. Non lo lascerò mai”. Solo che non lo farà nelle piazze e a bordo del suo scooter: “"Non nego che la nascita di mio figlio è come se avesse dato ancora più benzina a una scelta che era già presa. Quando ti nasce un figlio inizi a pensare moltissimo al tuo futuro, alle tue reali aspirazioni, ai tuoi sogni. E tra i miei sogni c’è la scrittura: continuare a combattere dal punto di vista politico anche attraverso la controinformazione e la scrittura. Tra qualche giorno uscirà un libro che ho scritto sul Movimento, su questa scelta e sulla paternità”.

Uno stop momentaneo?

Nello stesso videomessaggio Di Battista ha dichiarato: “Chi mi conosce sa che qualche tempo fa avevo già detto che se si fosse andati a fine legislatura non mi sarei ricandidato per un secondo mandato, per adesso”. L’anno sabatico potrebbe nascondere l’intenzione di non voler bruciare l’ultima buona chance. Al parlamentare romano già eletto nel 2013 resta infatti solo un’altra legislatura in Parlamento, per la regola del Movimento 5 Stelle che limita a due i mandati per ogni attivista. Il prossimo giro di giostra, osserva Vanity Fair, “si preannuncia non proprio godibile: una vittoria elettorale dei 5 Stelle incerta; una governabilità in caso di vittoria, grazie a una legge elettorale pasticciata, ancora meno certa; e la possibilità, qualora mai ci sia, di candidarsi a Palazzo Chigi andata definitivamente in fumo”.

Il parlamentare romano – scrive Il Fatto Quotidiano – era stato eletto a Montecitorio nel febbraio del 2013: dopo aver raccolto 313 voti alle parlamentarie del Movimento 5 Stelle era stato inserito al quarto posto nella lista della circoscrizione Lazio 1. In precedenza si era candidato senza successo con la lista Amici di Beppe Grillo alle comunali di Roma nel 2008. Non ricandidandosi alle prossime politiche, quindi, Di Battista avrebbe all’attivo soltanto un mandato da portavoce: per le regole del Movimento 5 Stelle, dunque, può ancora ricoprire un nuovo mandato da eletto.

Il benestare di Grillo

Grillo, anche lui reduce da un “passo di lato” – ricorda il Corriere – sembra aver compreso e accettato la scelta di quello che ha designato come il suo erede come frontman. “Alessandro ha la mia massima stima”, avrebbe detto il garante. “Ovviamente siamo consapevoli del vuoto che lascia – dicono nel Movimento – ma siamo altrettanto convinti che questa sia solo una parentesi e il prossimo capitolo sia tutto da scrivere”. E proprio per smorzare i toni dell’ addio ai palazzi della politica, quasi a voler rimarcare il suo legame con il mondo pentastellato, ieri sera il deputato romano – dopo la diretta Facebook – ha deciso di cenare con un gruppo di Cinque Stelle a lui vicino. Un modo informale per ribadire la propria appartenenza al Movimento, al suo essere parte della squadra. «Dibba sarà uno dei tre tenori della nostra campagna elettorale insieme a Di Maio e Grillo», sottolineano ancora i Cinque Stelle, come a voler esorcizzare il distacco e a stare concentrati sulla campagna elettorale.

"Costruiamo una nuova stagione del centrosinistra guardando avanti e non indietro". Lo ha affermato Piero Fassino in un'intervista a Il Corriere della Sera in edicola, commentando le posizioni assunte ieri da Mdp e SI nei confronti di un'alleanza con il Pd.

"L'assemblea di Mdp – ha detto Fassino con ottimismo – ha semplicemente deciso di dare vita a un processo di fusione con Sinistra Italiana per far nascere una nuova forza di sinistra". Sulla questione della premiership di Renzi, Fassino ha ricordato che: "Premesso che l'incarico di formare un governo lo dà il presidente Mattarella, con questa legge elettorale il capo del governo si decide dopo il voto. Se il centrosinistra sarà chiamato a esprimere un nome lo faremo tutti insieme e va da sé che sarà una scelta condivisa". Secondo Fassino per superare la crisi bisognerà "partire prima dei programmi e dalle cose da fare".

"Poi – ha aggiunto – viene la sorte dei singoli". In merito al 'no' di Speranza a un'alleanza con il Pd, Fassino ha espresso fiducia. "Con Roberto Speranza mi sono sentito poche ore fa – ha detto -. Mi ha chiesto ancora qualche giorno di tempo per meglio riflettere. Mi auguro che sia fruttuoso. All'incontro io ci vado con animo aperto e con la stessa disponibilità con cui ho lavorato fino a qui". 

Il Movimento 5 Stelle porta a casa al ballottaggio il Municipio X di Roma, quello del litorale di Ostia, tornato al voto dopo due anni di commissariamento dell'ente per infiltrazioni mafiose, in seguito alle indagini sul 'Mondo di Mezzo'. Giuliana Di Pillo si appresta ad aggiudicarsi la tornata elettorale con un risultato attorno al 60% delle preferenze: andrà ad aggiungersi agli altri 11 presidenti pentastellati, il Pd ne ha due – quelli del centro storico – mentre la Garbatella è gestita ad interim dalla sindaca Virginia Raggi.

Se dopo il primo turno la Di Pillo era in vantaggio di appena 2.300 preferenze sulla sfidante, Monica Picca di Fratelli d'Italia sostenuta da tutto il centrodestra, al ballottaggio il divario è cresciuto fino a sfiorare i 10 mila voti. Segno che, oltre all'elettorato pentastellato, che sul litorale ha uno dei suoi feudi, i voti di parte del Pd, di Mdp e della sinistra, esclusi dal ballottaggio, sono confluiti sulla candidata grillina.

Per contrastare le destre, visto il 9% di CasaPound al primo turno, o magari in ottica elettorale nazionale, parte del voto organizzato di sinistra si e' trovata a sostenere la candidata M5S. Esce rafforzata dalla tornata elettorale anche la Raggi, perché si era parlato di Ostia come primo test alle urne per la sua giunta. Certo, i voti di lista per il Movimento ad Ostia sono 20 mila in meno delle comunali dello scorso anno ma la sindaca ha centrato l'obiettivo che si era prefissata.

Virginia Raggi ha passato sul litorale romano buona parte dell'ultimo mese, tra iniziative con la candidata ed annunci legali al territorio del Municipio X, ultimo la vecchia idea di rendere il Tevere navigabile fino al mare. L'attività della giunta, di fatto, nelle ultime settimane è stata tutta proiettata su Ostia ed una debacle alle urne avrebbe riacceso malumori sopiti a fatica nel Movimento per la sua gestione del Campidoglio.

È una chiusura netta e senza appello quello che arriva dalle assemblee di Sinistra Italiana e Articolo 1 – Mdp alla richiesta di Renzi di partecipare alla ricostruzione di un campo di centro sinistra. Troppi e troppo gravi gli strappi anche istituzionali, a cui la sinistra ha assistito in questi anni di governo. E, seppure Bersani dichiara di "lasciare la porta aperta" perchè "di scontato non c'è niente", aggiunge anche che parlare di alleanza è inutile, "perchè con questa legge elettorale non vince nessuno". Ci si aggiorna a dopo il voto, dunque, "ci si vede in Parlamento", "noi andiamo avanti con la nostra proposta". E al termine di una mattinata di confronto, l'assemblea di Articolo 1 – Mdp da il via libera alla lista unitaria della sinistra.

"Renzi è il passato, non il futuro"

Porte che si chiudono in faccia a Renzi e Fassino proprio quando il lavoro di ricucitura sembrava portare a un punto di svolta: Fassino vede Pisapia, Renzi chiama Prodi e Prodi chiama Pisapia e alla fine emerge che l'ex sindaco di Torino è pronto a siglare il patto con il Pd sotto la supervisione di un garante, forse lo stesso Prodi. Da Articolo 1 e Sinistra Italiana nessuna sorpresa. Giuliano Pisapia e Campo Progressista da settimane, ormai, erano dati per persi alla causa della sinistra e ormai "adiacenti" a Renzi e al suo partito. "Peccato aver bruciato tanto tempo, tempo preziosissimo dietro alle 'gnagnerie' di Pisapia", si rammarica Fabio Mussi. Al di là delle scelte dell'avvocato milanese, "penso che Renzi sia un nome del passato e non un nome del futuro", sottolinea Speranza mentre, quasi contemporaneamente, il segretario di Sinistra Italiana si rivolge all'ambasciatore di Renzi presso la sinistra: "Siamo persone cortesi e se ci chiedono un incontro, noi quell'incontro lo concediamo. Ma lo diciamo a Fassino e Prodi: il tempo è scaduto", dice Nicola Fratoianni. "Fare l'unità senza cambiamento è solo una alchimia elettorale che non porta da nessuna parte".

Speranza vuole un mea culpa di Renzi

La ragione dello stop a Fassino, è sostanziale, prima ancora che formale. I contenuti, spiegano Speranza e Fratoianni dai palchi delle proprie assemblee, sono il vero ostacolo all'alleanza. In Parlamento giace una proposta di modifica di Mdp al Jobs Act che è stata rinviata in Commissione. Una prova in più, se ce ne fosse bisogno, del fatto che il Pd e la maggioranza di governo non vogliono saperne, come spiega Alfredo D'Attorre, deputato Mdp. Se Renzi non intende abiurare su quanto fatto nei mille giorni di governo, Speranza e gli altri chiedono invece un mea culpa su "mille giorni in cui Renzi e il renzismo sono stati la variante italiana, pasticciata e con il solito surplus di arroganza, di una prospettiva del centro sinistra italiano che si crede vincente solo se imita la destra. Dobbiamo uscire dal teatrino di questi giorni".

Verso una nuova "Cosa rossa"

Senza abiure, dunque, la richiesta di una lista unitaria serve solo, per Mdp, per arrivare a liste civetta. La risposta è un niet deciso e il rilancio del percorso costituente di una lista "progressista e di governo" che vedrà' la luce domenica 2 dicembre con l'assemblea costituente indetta da SI e Mdp. L'appello di speranza è di non chiudersi, ma di allargare il campo alle realtà cattoliche, a quel cattolicesimo sociale che si riconosce nelle parole di Papa Francesco. I compagni di viaggio di Sinistra Italiana provano, a distanza, ad abbozzare un programma da condividere: al primo posto, Nicola Fratoianni, cita l'emergenza giovani: "Ho letto il rapporto Caritas: ci dice che in questo Paese c'è una gigantesca questione giovanile di cui oggi non parla nessuno. Un giovane su dieci è in stato di povertà'' assoluta. Nel 2007 era un giovane su 50. Dobbiamo mettere questo tema al centro del nostro programma. Dopo l'assemblea del 3 e prima dell'assemblea successiva, nel week end fra il 13 e il 14 dicembre vengano organizzati una serie di appuntamenti su tutto il Paese, in cui ci si confronti su ogni tema". Da Bologna, Pisapia torna a fare appello alla responsabilità: a Mdp chiede di ripensarci per evitare di "regalare il Paese alle destre, a chi lo ha già rovinato altre volte". Ma Speranza e Scotto girano l'invito al mittente: "Noi siamo sempre dalla stessa parte, non vorremmo che sia lui ad aver cambiato idea", dice il primo. "Sono io che chiedo a Pisapia perchè ci ha ripensato. Mentre lui telefona a Prodi, c'è qualcun altro che chiama Alfano, Verdini ed è in attesa per Berlusconi", chiude Scotto. 

Dopo aver conquistato la Sicilia, il centrodestra segna una battuta d'arresto nella cavalcata verso le politiche, mentre la sindaca di Roma, Virginia Raggi, incassa un'importante conferma. Con oltre tre quarti delle sezioni scrutinate, la candidata del Movimento Cinque Stelle, Giuliana Di Pillo, vince il ballottaggio di Ostia con il 59,7% dei voti, lasciando il 40,3% a Monica Picca, la candidata del centrodestra, esponente di Fratelli D'Italia. Un distacco molto più netto di quello che aveva separato le due contendenti al primo turno, quando Di Pillo aveva preso il 30,21% e Picca il 26,68%. Una vittoria che porta la firma della sindaca, spesasi molto in campagna elettorale, con una presenza costante sul litorale capitolino nel corso delle ultime settimane.

In molti faranno parallelismi con le Comunali del 2016, nel X Municipio, quando Raggi aveva preso il 43,6% per poi balzare al 76,1% nel ballottaggio, quando era opposta a Roberto Giachetti del Pd e i voti del centrodestra si erano riversati su di lei. Ma il quadro politico era diverso. Allora l'elettore di centrodestra votava i Cinque Stelle per far perdere il Pd. Ora il Pd è fuori causa, è i grillini sono gli sfidanti, non il terzo incomodo. Anzi, la situazione è rovesciata, questa volta sono gli elettori di sinistra a scegliere il MoVimento per sbarrare la strada alle destre.

Se il voto del X Municipio ha una portata nazionale non è quindi solo per una questione di dimensioni (se fosse un Comune autonomo, con i suoi 230.000 abitanti, sarebbe il quattordicesimo d'Italia, dopo Messina e prima di Padova). Nel giorno in cui Mdp e Sinistra Italiana consumano quello che è forse lo strappo definitivo con il Pd, riducendo al lumicino le speranze del centrosinistra di restare al governo, i pentastellati confermano di poter essere competitivi anche con il Rosatellum​, almeno nei collegi unonimali. Quello che, come in Sicilia, i grillini sono costretti a rimproverarsi è il non essere riusciti a mobilitare il quanto mai maggioritario partito dell'astensione: l'affluenza è stata pari al 33,6%, in calo rispetto al 36,1% del primo turno. Hanno votato 62.378 persone su 185.661 aventi diritto, 4.649 in meno.

Una sconfitta così netta riaprirà sicuramente nel centrodestra il dibattito sulla leadership, mentre prende forma la "quarta gamba" centrista dei vari Quagliariello e Lupi. A perdere infatti è un'esponente dell'area sovranista della coalizione. Silvio Berlusconi avrà un nuovo argomento per la sua tesi secondo la quale si vince al centro, con una figura moderata. La vittoria di un ex missino come Musumeci in Sicilia era legata soprattutto al prestigio personale del candidato, potrà dire a Meloni e Salvini. Anche perché i voti dell'estrema destra di Casa Pound, che al primo turno aveva incassato un sonoro 9%, non appaiono confluiti su Picca, laddove Di Pillo sembra essere riuscita ad attrarre i consensi della sinistra, esclusa dalla competizione a due.

L'assemblea di Articolo 1 – Mdp ha approvato all'unanimità'' la relazione del coordinatore politico, Roberto Speranza, con la quale si chiede di continuare nel percorso per la lista unitaria con Sinistra Italiana e Possibile. Percorso che si concluderà con l'assemblea del 3 dicembre.

“Una volta ho partecipato ad una diretta Facebook. Mi hanno detto che aveva avuto dei numeri pazzeschi in termini di condivisioni e like. Fui preso da una irrefrenabile curiosità di capire cosa fosse successo. Ho cominciato a leggere qualche commento. Ma capii subito che non l’avrei più fatto. Era bellissimo, ma era come una droga. E per un politico essere dipendente da una droga che condiziona le tue scelte può essere letale”.

In un’intervista a Il Foglio di Claudio Cerasa, il ministro dell’Interno Marco Minniti spiega la sua visione della politica al tempo dei social network. Lui, che di social network non ne usa nemmeno uno. Niente Facebook, niente Twitter, niente Instagram. L’unico politico in Italia a non averne nemmeno. Ma anche uno dei ministri più apprezzati degli ultimi anni (41% secondo gli ultimi dati). Un politico che li mette al centro delle proprie scelte mina il concetto di politica, ma anche quello di democrazia. Per questo se ne sta lontano.

“Credo sia arrivato il momento di fare uno sforzo, di ribaltare alcuni equilibri e di smetterla di porre la politica alle dipendenze di un social network: di filtri che possono diventare specchi deformi”. La sua teoria degli specchi deformi la spiega più avanti nell’intervista: “I social hanno cambiato profondamente sia la comunicazione sia i processi di formazione della coscienza individuale” spiega il ministro.

Tutto avviene velocemente. I feedback sull’operato di un politico sono immediati. Ma questo non è un bene per chi fa politica, perché è indotto a pensare “che il consenso relativo – ovvero quello che riscuoti nella tua cerchia di amici – corrisponda al consenso assoluto” costituendo una sorta di “democrazia bonsai […] il cuore della democrazia è avere rapporti con quelli che non la pensano come te”. Quello che chiama ‘lo specchio deformante’ sarebbe quindi una specie di comfort zone nel quale il politico sui socia si siede, sicuro che i like siano indice del suo successo”. Se avesse badato ai social probabilmente non avrebbe preso alcune delle decisioni importanti che ha preso, spiega al Foglio. Che poi si sono rivelate positive, almeno agli occhi dell’elettorato.

Ma nessuna relazione tra il proliferare del populismo e i social network: "Il populismo è un fenomeno che ha sempre accompagnato le democrazie e provare a spiegare l'evoluzione del populismo attraverso gli strumenti della tecnologia lo trovo pigro", spiega Minniti, ma invece ha aperto al populismo l'incapacità da parte dei politici di diventare un argine, un contrappeso al rumore di fondo dei social. Spesso assecondandone gli istinti invece che smorzarli. 

Mai prima d'ora come in questa circostanza le elezioni per un Municipio di una metropoli sono al centro dell'attenzione generale. Accade per il ballottaggio di domenica prossima a Ostia, con contrapposte due donne: Giuliana Di Pillo (M5S), educatrice, e Monica Picca (Fratelli d'Italia per il centrodestra), professoressa di Lettere, nell'ordine la prima e la seconda al termine della conta dei voti nel turno di domenica 5 con uno scarto di 2.300 preferenze. La rilevanza nazionale è data da più elementi: perché il litorale della Capitale viene da un commissariamento di oltre due anni per infiltrazioni mafiose, e malgrado ciò la criminalità organizzata è ancora ben presente sul territorio; perché, in fondo, se Ostia fosse un Comune a sè con i suoi 231mila abitanti sarebbe la quattordicesima città italiana; e infine per l'eco avuta dopo l'aggressione da parte di Roberto Spada, un componente del clan Spada, ai danni della troupe della trasmissione 'Nemo-Nessuno escluso' di Rai2.

Quella testata non ha solo fratturato il setto nasale del giornalista Daniele Piervincenzi, ma ha riacceso di colpo i riflettori su Ostia, richiamato l'attenzione di tutta la stampa nazionale – ed anche internazionale -, registrato l'intervento sdegnato corale della politica e delle istituzioni. E innescato un giro di vite da parte delle forze dell'ordine, compreso un controllo che per quanto possa definirsi discreto sarà comunque stretto e marcato sul ballottaggio e sulle operazioni di scrutinio delle schede.

Abbiamo rivolto a entrambe sei domande, le stesse, per sapere chi sono e quali i loro programmi, finiti un poco in ombra tra la vicenda Spada e il forte consenso – 9% – ottenuto dall'estrema destra di CasaPound. Qualora venisse eletta presidente, la candidata pentastellata come primo atto chiederebbe di "incrementare l'organico della polizia locale" esplorando "la possibilità di poter utilizzare tali risorse per funzioni di vigilanza sulle spiagge, durante la stagione balneare", e poi si impegnerebbe "per abbattere il Lungomuro". La candidata di FdI per il centrodestra, invece, come primo atto nominerebbe "un assessore alla legalità e contestualmente" chiederebbe al sindaco di Roma, Virginia Raggi, di intervenire presso il Prefetto della capitale per potenziare le forze dell'ordine sul territorio". E poi riaprirebbe "la viabilità adiacente alla pineta di Castel Fusano, parco che anzichè riaprire i 5 Stelle hanno pensato bene di tenere chiuso anche per i prossimi 3 mesi".

Domenica si vota per il ballottaggio, una partita aperta, siete separate solamente da 2.300 voti. Come pensa di vincere?

Giuliana Di Pillo: "È importante che le persone vadano a votare. Per questo abbiamo lanciato la campagna 'Adotta un astenuto'. In un Municipio sciolto per mafia, più che altrove, i cittadini devono riappropriarsi delle istituzioni. Noi siamo gli unici che nel X Municipio non hanno mai governato. Abbiamo un programma serio e credibile, concreto, che va alla radice dei problemi annosi che riguardano questo territorio e che offre soluzioni chiare e precise. La sinergia e la sintonia con Roma Capitale è una marcia in più per rilanciare tutto il territorio, non solo Ostia, perché, in troppi, si dimenticano che il X non è solo Ostia". 

Monica Picca: "Intanto penso di vincere mettendoci la faccia e non sottraendomi ai confronti pubblici come ha fatto più volte Giuliana Di Pillo. Ma probabilmente mi teme e capisco quindi il suo nervosismo. In questi 15 giorni ho incontrato moltissime persone, associazioni, comitati e operatori di settore. Soprattutto mi sono attivata quartiere per quartiere, casa per casa, per spiegare non solo il mio programma ma cosa farò da presidente del Municipio X".

Descriva il suo percorso personale e politico prima di arrivare a questa candidatura

Di Pillo: "Ho iniziato il mio percorso di partecipazione attiva con l'associazione 'Ostia che Cammina', di cui ho ricoperto la carica di presidente e, in seguito, ho cominciato a interessarmi ai temi portati avanti da Beppe Grillo, perché coincidevano con i miei valori. È stata una scoperta importante che ha segnato la mia vita. Ho capito che non era giusto che fossero gli altri a occuparsi della politica, non era giusto sempre delegare, ma che occorreva che ognuno facesse qualcosa in prima persona. Da allora sono passati un po' di anni, è nato il Movimento 5 Stelle, ho fatto già un'esperienza come portavoce municipale al X Municipio nelle file dell'opposizione, e sono ancora qui, a combattere, per cercare di affermare i miei valori e i miei ideali, nell'esclusivo interesse dei cittadini. Vorrei che il mio territorio, che le vecchie amministrazioni di destra e di sinistra hanno lasciato in macerie, potesse ripartire come merita, perché e' dotato di grandi ricchezze paesaggistiche e culturali".

Picca: "Vengo da questo territorio che ben conosco, nel Municipio X ci sono nata e cresciuta e vivo nel quadrante di Acilia. Ho a cuore la cosa pubblica fin da ragazza, sono entrata nelle istituzioni meno di 10 anni fa come consigliere municipale. Il mio impegno si è sempre profuso nell'area del centrodestra, sono stata eletta nel Pdl e ho proseguito il mio impegno con Fratelli d'Italia, il movimento di Giorgia Meloni che ho seguito fin dalla sua nascita. La mia candidatura, infatti, non è calata dall'alto, ma si e' trattata di una scelta ponderata, fatta insieme con tutte le altre forze politiche del centrodestra che mi sostengono e che ringrazio per la fiducia. Ostia e l'entroterra rappresentano un territorio straordinario, e mi sento fiera e orgogliosa di poterlo rappresentare".

In campagna elettorale si è parlato quasi solo del clan Spada. Chi avvantaggerà questa vicenda?

Di Pillo: "Possiamo dire chi non ha avvantaggiato: i cittadini, perché non abbiamo potuto parlare meglio e in maniera più approfondita del nostro programma di governo per il territorio. Siamo rimasti stupiti quando Picca, Meloni e tutto il centrodestra, non hanno preso le distanze dall'endorsement degli Spada a CasaPound, e lo abbiamo subito denunciato. Chi si candida a governare un Municipio sciolto per mafia non deve tollerare zone grigie o lasciare adito a posizioni ambigue, e deve, invece, prendere subito le distanze nettamente dalle zone d'ombra. Per questo motivo, noi del Movimento 5 Stelle siamo scesi in piazza lo scorso sabato: sia per condannare la grave aggressione ai due giornalisti della troupe di Rai2, sia per dire un forte no a tutte le mafie. Spiace che Picca, invece, sia rimasta a casa, ha perso un'occasione per dire da che parte sta. Il M5S, invece, è sceso in piazza per dire chiaramente che sta dalla parte della legalità". 

Picca: "Credo che ai cittadini interessi poco sapere chi prenderà vantaggi dal fatto che si sia parlato del clan Spada, ma programmi e contenuti per rilanciare il Municipio dopo due anni di commissariamento. Resta il fatto che noi a Ostia non abbiamo mai preso voti dagli Spada e nemmeno li vogliamo, a differenza dei 5 Stelle che non solo hanno endorsement pubblici dal clan piu' rinomato del Municipio X, ma addirittura esistono dichiarazioni di voto". 

Cosa la differenzia sul piano del programma dalla sua sfidante?

Di Pillo: "Noi abbiamo presentato gran parte della squadra di governo, i nostri assessori designati, che governeranno il territorio se avremo la fiducia dei cittadini. Riteniamo che sia una forma di rispetto verso gli elettori sapere, prima del voto, da chi saranno governati. Picca non lo può fare perché è sostenuta da 5 liste, a cui deve rendere conto. Noi, invece, corriamo da soli e non dobbiamo spartire poltrone, ma fare solo l'interesse dei cittadini. Il nostro programma, inoltre, è stato realizzato con i cittadini, è un programma partecipato. Nel corso dell'ultimo anno, infatti, attraverso tavoli tematici, abbiamo affrontato i temi di maggior interesse per la popolazione, e abbiamo cercato di trovare soluzioni ai problemi. Non abbiamo redatto un libro dei sogni, tutto quello che c'è nel programma è attuabile e, soprattutto, non è calato dall'alto, ma partecipato".

Picca: "Innanzitutto il dilettantismo della Di Pillo, che sembra andare in perfetta continuità con il sindaco Raggi. Ricordo, infatti, che come delegata per il litorale non sa nemmeno se la palestra degli Spada sia pubblica o privata. A seguire direi l'immobilismo: in questi 17 mesi nulla è stato fatto dall'amministrazione Raggi per il Municipio X, a parte passerelle e spot elettorali per racimolare voti dopo l'emorragia di consensi al primo turno".

Se dovesse vincere quale sarà il primo provvedimento da presidente del Municipio X?

Di Pillo: "Il mio primo atto da presidente sarà quello di attivarmi per incrementare l'organico della polizia locale. Nel 2018, a Roma, saranno assunti trecento nuovi agenti, chiederò alla sindaca Raggi che una parte di tale personale venga destinato al X Municipio con compiti di istituto. Sottoporrò, quindi, al comandante dei vigili urbani del Gruppo X Roma Mare la possibilità di poter utilizzare tali risorse per funzioni di vigilanza sulle spiagge, durante la stagione balneare. Inoltre mi impegnero' fortemente per abbattere il Lungomuro, che impedisce la vista del mare ai cittadini e lavoreremo per rilanciare la vocazione turistica del X Municipio, abbandonato a se stesso in questi anni".

Picca: "Legalità e sicurezza sono al primo posto della mia agenda di governo, pertanto nominerò un assessore alla legalità e contestualmente chiederò alla Raggi di intervenire presso il prefetto per potenziare le forze dell'ordine sul territorio. E anche se non riguarda strettamente la legalità, ho già fatto sapere – e quindi lo farò – che firmerò un'ordinanza per riaprire la viabilità adiacente alla Pineta di Castel Fusano, parco che anziché riaprire i 5 Stelle hanno pensato bene di tenere chiuso anche per i prossimi 3 mesi, a conferma che sono dei passacarte e che amministrano solo a colpi di ordinanze".

CasaPound si è inserita nel vuoto lasciato da altri partiti nelle zone più difficili del litorale. Pensa di poter fare altrettanto?

Di Pillo: "A noi non interessa riempire vuoti, ma dare risposte concrete alle esigenze dei cittadini. Tutti abbiamo letto dell'endorsement degli Spada a CasaPound: ebbene noi lo abbiamo subito condannato, a differenza dei nostri sfidanti al ballottaggio che hanno strizzato l'occhiolino agli estremisti. Noi, e lo ribadiamo, i voti degli Spada non li vogliamo. Noi guardiamo in casa nostra e lavoriamo per il ripristino della legalità e della trasparenza. Mai più affidamenti diretti, ma bandi pubblici con regole ferree. Il M5S e' l'unico argine a queste forme di estremismo. Abbiamo un programma concreto per l'alternativa di governo in questo territorio, già amministrato da centrosinistra e centrodestra, con Picca consigliera di maggioranza, con esiti disastrosi, come ammesso da lei stessa".

Picca: "Guardi, noi ci siamo sempre stati, nelle strade e in mezzo alla gente. Certamente il commissariamento ha lasciato un vuoto che, inevitabilmente, ha determinato sia il voto di protesta che il grande astensionismo. La politica deve tornare a occuparsi del territorio. Dobbiamo tornare a 'Fare Bene', non a caso questo è il mio slogan elettorale".

Tre anni fa Barack Obama definì la Russia "un potere regionale". Forse un po' poco per una nazione che abbraccia due continenti. L'estensione territoriale della Federazione, per quanto immensa, non comprende però il Mare Nostrum, a meno che non si voglia prendere in considerazione la base militare di Tartus, in Siria. Sui social network in queste ore è un fiorire di lazzi nei confronti del candidato premier del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, che, chiarendo al Tg1 le posizioni del suo partito in politica estera dopo il suo viaggio in Usa, avrebbe sottolineato come l'Italia sia un Paese "alleato degli Stati Uniti ma interlocutore dell'Occidente con tanti Paesi del Mediterraneo come la Russia".

Su Twitter i detrattori si sono subito scatenati. 

 

Cinguettii di dileggio anche dagli avversari politici. 

Alcune testate online, come "Giornalettismo", ci vanno giù dure.

Il problema è che il video che avete appena visto (così come altri che stanno girando) sarebbe, seppure impercettibilmente, tagliato. Di Maio avrebbe invece detto "tanti Paesi del Mediterraneo o come la Russia". 

Facendo un attento confronto con il video originale, pubblicato dal Messaggero, dal labiale appare piuttosto evidente che Di Maio pronunci la "o", sia pur abbassando la voce e "mangiandosela" un poco, esitazione dovuta probabilmente all'estrema delicatezza dell'argomento. Il video nella versione pubblicata dal Messaggero è stato condiviso, come replica alle polemiche, dallo stesso MoVimento su Facebook: "Noi la chiudiamo qui. Siamo buoni, per questa volta. Di sparare sulla Croce Rossa, davvero, non ci sembra il caso".

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