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“Non gioisco delle difficoltà dei 5 Stelle o di altri alleati. Certamente la nuova forza del Pd potrà garantire quel salto di qualità anche da me più volte invocato”. È quanto dichiara in un’intervista al “Corriere della Sera” Goffredo Bettini, ascoltato e influente consigliere del segretario del Pd Nicola Zingaretti. Per Bettini, ora serve “una maggiore sintonia tra i partiti di governo, essenziale per ricostruire l’Italia dopo l’emergenza; l’avvio rapido di un processo di riforme da tempo attese; l’utilizzo del Recovery fund non dispersivo ma concentrato su alcune strategie innovative che i cittadini possano comprendere e apprezzare: lo sviluppo green, la valorizzazione del nostro capitale umano (a partire dai giovani e dalle donne), politiche di crescita per realizzare più giustizia sociale”.

Un programma, questo, che per Bettini include anche “i cambiamenti istituzionali e regolamentari che completino il processo avviato con il Sì”. Secondo l’analisi del consigliere del leader dem, se “una parte degli elettori ha votato No, tra essi non pochi del Pd” quindi “guai ad atteggiamenti di iattanza da parte nostra. Piuttosto quei voti ci daranno ulteriore forza per mantenere gli impegni assunti, a partire dalla riforma della legge elettorale”.

E su governo e possibile rimpasto Bettini è secco: “Il Pd non vuole poltrone o equilibri di potere più vantaggiosi. Piuttosto da tempo indichiamo l’esigenza di un rafforzamento politico e programmatico della coalizione attorno a Conte. Spetta al premier trovare i modi per realizzarlo”, quindi indica una strada da percorrere: “È il momento della responsabilità, per un patto politico e programmatico che dia certezze all’Italia nel corso di tutta la legislatura. La destra ha preso un colpo micidiale. Ma se sbagliamo, in un momento può rialzare la testa”, conclude Bettini.

Aggiornato alle ore 9,00 del 22 settembre 2020.

AGI – Nella prossima legislatura l’Italia avrà 400 deputati e 200 senatori. Il 69,96% degli italiani ha confermato con il sì la riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari, fortemente voluta da M5s. Per le regionali i pentastellati rimangono fuori dalla partita: il centrosinistra conferma tre regioni (Toscana, Campania e Puglia), il centrodestra ne conferma due (Veneto e Liguria) e conquista per la prima volta le Marche, sempre governate dal centrosinistra da quando esiste il sistema dell’elezione diretta del Presidente.

Il centrodestra si rafforza anche al Senato, vincendo largamente entrambe le suppletive nei collegi uninominali di Sardegna e Veneto. Uno dei due senatori deceduti era del Movimento 5 Stelle. Brutte notizie per i candidati sostenuti dall’alleanza Pd-M5s: Sansa perde in Liguria, Corda nel collegio uninominale sardo. Nelle Marche un’ipotetica alleanza tra Pd e M5s non sarebbe bastata per fermare Acquaroli.

Questa mattina comincerà lo spoglio per le regionali in Val d’Aosta e per le comunali (18 i capoluoghi di provincia interessati). Il Pd è il primo partito in tutte le regioni, eccetto Veneto e Liguria, dove prevalgono le liste dei Presidenti Zaia e Toti. M5s va in doppia cifra solo in Campania e sfiora il 10% in Puglia. In Veneto la lista Zaia è addirittura al 45%. Seguono Lega al 17% e Pd al 12%. M5s è intorno al 3%.

In Liguria la lista Toti è al 22%. Seguono Pd al 20% e Lega al 17%. M5s è intorno all’8%. Nelle Marche il Pd è al 25%, la Lega al 22% e Fdi al 18%. M5s si aggira intorno al 7%. In Toscana il Pd è al 35%, la Lega al 22%, FdI al 13% e M5s al 7%. In Campania il Pd è al 17%, la lista De Luca al 13%, M5s all’10%, FdI, FI e Lega al 5% ciascuno. In Puglia il Pd è al 17%, FdI al 13%, Lega, FI e M5s al 9%. Male Italia viva che supera il 5% solo in Campania. In Veneto il partito di Renzi con Pri e Psi raccoglie appena lo 0,6%.

Bene FdI che va in doppia cifra nelle Marche, in Toscana, Puglia e Liguria. Male Forza Italia che non supera il 10% in alcuna regione. Va sottolineato che il covid e le misure di sicurezza nei seggi non hanno spaventato gli elettori italiani. Per il referendum ha votato il 53,84% degli aventi diritto. Il dato non comprende gli italiani all’estero. Nel referendum costituzionale del 2016 votò il 68,48% degli aventi diritto. In quello del 2001 il 34,1%.

Per le regionali l’affluenza in Veneto, Liguria, Puglia e Campania è stata del 57,21% contro il 53,15% delle precedenti elezioni. Nelle Marche per le regionali ha votato il 59,74% degli aventi diritto contro il 49,78% delle precedenti elezioni. In Toscana per le regionali ha votato il 62,6% degli aventi diritto contro il 48,28% del 2015. Nelle regionali in Valle d’Aosta ha votato il 70,51% degli aventi diritto contro il 65,13% delle precedenti elezioni. Nelle comunali delle regioni a statuto ordinario ha votato il 66,19% degli aventi diritto contro il 65,18% delle precedenti elezioni. Per palazzo Chigi gli italiani hanno dimostrato “un forte attaccamento alla democrazia”.

AGI – Seggi aperti oggi e domani per l’election day. I cittadini sono chiamati a votare per le suppletive del Senato, il referendum costituzionale, il rinnovo di sette Consigli regionali e circa mille Comuni. Si vota in due giorni: oggi, domenica 20 settembre, e domani, lunedì 21. I seggi sono aperti dalle 7 alle 23 di oggi e dalle 7 alle 15 di domani. Sono 46.641.856 gli elettori chiamati ad esprimersi per il referendum costituzionale e 18.473.922 quelli per le elezioni regionali, che interessano 6 Regioni a statuto ordinario (Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto) e 1 a statuto speciale (Valle d’Aosta).

Per le elezioni suppletive del Senato della Repubblica, gli aventi diritto al voto sono 467.122 per la Sardegna (Collegio plurinominale 01 – Collegio uninominale 03 Sassari) e 352.696 per il Veneto (Collegio plurinominale 02 – Collegio uninominale 09 Villafranca di Verona). Le elezioni amministrative interessano, invece, 962 comuni e coinvolgono 5.725.734 elettori.

Tra i Comuni figurano diversi capoluoghi di provincia, tra cui Aosta, Arezzo, Bolzano, Chieti, Crotone, Fermo, Lecco, Macerata, Mantova, Matera, Nuoro, Reggio Calabria, Trani, Trento e Venezia, di cui tre sono anche capoluoghi di regione. Per cinque nuovi Comuni si voterà per la prima volta. Si tratta di Borgo d’Anaunia, Novella, San Michele all’Adige e Ville di Fiemme nella provincia autonoma di Trento e del nuovo comune di Presicce-Acquarica in provincia di Lecce. Il comune di Marcetelli, in provincia di Rieti, è quello con il minor numero di elettori, solo 74, mentre Venezia, con i suoi 200.700 elettori è il più grande.

Lo scrutinio: prima le suppletive

Gli scrutini saranno ‘scaglionati’: le prime schede che saranno scrutinate sono quelle delle elezioni suppletive, il cui spoglio inizierà lunedì subito dopo la chiusura dei seggi. Si prosegue con lo scrutinio del referendum costituzionale e successivamente, senza interruzione, si terra’ lo scrutinio delle Regionali. Lo scrutinio delle comunali, invece, viene rinviato dalle ore 9 del martedì. Il quesito stampato sulla scheda referendaria è: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari’, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.240 del 12 ottobre 2019?”.

L’elettore dovrà barrare la casella del Sì se vuole confermare la riforma costituzionale che riduce i parlamentari dagli attuali 945 a 600 complessivi (400 deputati e 200 senatori), mentre dovrà mettere un segno sul No se non vuole che la riforma entri in vigore. Per la validità del referendum costituzionale non è richiesto alcun quorum: l’esito referendario è comunque valido indipendentemente dalla percentuale di partecipazione degli elettori. Sono previste particolari disposizioni per evitare il rischio contagio da Covid-19.

Inoltre, i cittadini ricoverati per coronavirus possono votare se sono elettori della Regione in cui e’ ubicata la struttura sanitaria, nelle sezioni ospedaliere, purché le strutture che li ospitano abbiano almeno 100 posti letto. Se invece sono ricoverati in strutture con meno di 100 posti letto, il loro voto viene raccolto da appositi seggi speciali. Possono votare anche gli elettori in quarantena o isolamento fiduciario se sono elettori della Regione in cui sono domiciliati, se hanno fatto pervenire al sindaco del comune nelle cui liste sono iscritti, in un periodo compreso tra il X e il V giorno antecedente quello della votazione una dichiarazione attestante la volontà di esprimere il voto presso il proprio domicilio e recante l’indirizzo completo di questo; un certificato, rilasciato dal funzionario medico designato dalla Asl, in data non anteriore al XIV giorno antecedente la data della votazione, che attesti l’esistenza delle condizioni predette.

Per saperne di più leggi qui

AGI – Silenzio elettorale, oggi, in attesa dell’election day di domani e lunedì. I cittadini sono chiamati a votare per le suppletive del Senato, il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, il rinnovo di sette Consigli regionali e circa mille Comuni.

Si vota in due giorni: domenica 20 settembre e lunedì 21. I seggi sono aperti dalle 7 alle 23 di domenica e dalle 7 alle 15 di lunedì. Sono 46.641.856 gli elettori chiamati ad esprimersi per il referendum costituzionale e 18.473.922 quelli per le elezioni regionali, che interessano 6 Regioni a statuto ordinario (Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto) e 1 a statuto speciale (Valle d’Aosta). Per le elezioni suppletive del Senato della Repubblica, gli aventi diritto al voto sono 467.122 per la Sardegna (Collegio plurinominale 01 – Collegio uninominale 03 Sassari) e 352.696 per il Veneto (Collegio plurinominale 02 – Collegio uninominale 09 Villafranca di Verona).

 Le elezioni amministrative interessano, invece, 962 comuni e coinvolgono 5.725.734 elettori. Tra i Comuni figurano diversi capoluoghi di provincia, tra cui Aosta, Arezzo, Bolzano, Chieti, Crotone, Fermo, Lecco, Macerata, Mantova, Matera, Nuoro, Reggio Calabria, Trani, Trento e Venezia, di cui tre sono anche capoluoghi di regione.

Per cinque nuovi Comuni si voterà per la prima volta. Si tratta di Borgo d’Anaunia, Novella, San Michele all’Adige e Ville di Fiemme nella provincia autonoma di Trento e del nuovo comune di Presicce-Acquarica in provincia di Lecce. Il comune di Marcetelli, in provincia di Rieti, è quello con il minor numero di elettori, solo 74, mentre Venezia, con i suoi 200.700 elettori è il più grande.  

Gli scrutini saranno ‘scaglionati’: le prime schede che saranno scrutinate sono quelle delle elezioni suppletive, il cui spoglio inizierà lunedì subito dopo la chiusura dei seggi. Si prosegue con lo scrutinio del referendum costituzionale e successivamente, senza interruzione, si terrà lo scrutinio delle Regionali. Lo scrutinio delle comunali, invece, viene rinviato dalle ore 9 del martedì.     

Il quesito stampato sulla scheda referendaria è: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari’, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.240 del 12 ottobre 2019?”. L’elettore dovrà barrare la casella del Sì se vuole confermare la riforma costituzionale che riduce i parlamentari dagli attuali 945 a 600 complessivi (400 deputati e 200 senatori), mentre dovrà mettere un segno sul No se non vuole che la riforma entri in vigore.

Per la validità del referendum costituzionale non è richiesto alcun quorum: l’esito referendario è comunque valido indipendentemente dalla percentuale di partecipazione degli elettori.

AGI – Lo scontro tra Partito Democratico e Lega sulle Regionali si sposta a Bruxelles, dove il gruppo del del Carroccio al quale è iscritta anche la candidata alla Regione Toscana, Susanna Ceccardi, si è astenuto sul voto con il quale si chiedevano sanzioni nei confronti del leader Bielorusso Aleksandr Lukashenko.

L’impegno del Pd

La reazione del segretario democratico è caustica,”Che schifo!”. Parole, quelle di Zingaretti, che si comprendono meglio se si pensa alle iniziative messe in campo dal Partito Democratico in Parlamento e fuori. Le deputate, Lia Quartapelle e Laura Boldrini, appena due settimane fa, sono state in visita a Vilnius dove hanno incontrato la leader dell’opposizione Bielorussa, Svetlana Tikhanovskaya.

La risoluzione

Ne è scaturita una risoluzione – che la commissione Esteri della Camera ha approvato con il voto unanime di tutti i gruppi presenti – che impegna il governo a richiedere al regime di Lukashenko la cessazione di ogni condotta repressiva dei diritti e delle libertà civili della popolazione bielorussa e il riconoscimento dei diritti e delle prerogative dell’opposizione. Inoltre, tra i vari punti della risoluzione c’è proprio l’impegno per l’attivazione di procedure internazionali per l’accertamento delle responsabilità individuali nelle violazioni dei diritti umani, finalizzando misure sanzionatorie ai responsabili di tali violazioni, evitando che eventuali sanzioni colpiscano i cittadini e la società civile bielorussa.

La strategia del Pd

Facile, date queste premesse, comprendere la levata di scudi del segretario che ha fatto dell’europeismo la cifra della discontinuità fra Conte Uno e Conte Due. Non solo: da settimane Zingaretti rimarca il feeling fra Matteo Salvini e la maggior parte dei leader nazionalisti, da quello di Viktor Orban a quello di Jair Bolsonaro, passando proprio per Aleksandr Lukashenko. Una anomalia europea, per il Pd, che mette a rischio anche le risorse del Recovery Fund.

Le accuse di Orlando

“L’Europa non lancerà i soldi dall’elicottero”, spiega Andrea Orlando, “ma ce li darà per l’innovazione tecnologica, la lotta alle diseguaglianze sociali, la transizione ecologica. Faccio fatica a immaginare la destra degli emuli di Salvini che fa le lotte alle diseguaglianze o che gestisce il 36 per cento del Recovery per la transizione ecologica mentre nega i cambiamenti climatici”.

Il ‘rischio destra’

Al contrario, Zingaretti può rivendicare il nuovo corso europeo come una conquista del suo partito: “L’Europa è di nuovo l’Europa dell’inclusione e questo è un grande successo dell’Italia e in particolare del Pd. La destra nazionalista aveva puntato tutto sulla distruzione dell’Europa e, fosse accaduto quello che volevano loro, a quest’ora saremmo morti”. 

La ricetta di Salvini

Il leader della Lega ha già lamentato lo scarso coinvolgimento delle opposizioni sul Recovery Plan, al quale lavorano governo e maggioranza, e sposta il mirino sul Mes. “Io questi soldi preferisco chiederli, visto che ci sono, ai risparmiatori italiani che solo la settimana scorsa hanno chiesto 84 mld di buoni del tesoro, e il governo gliene ha dati solo dieci. Se ci fidiamo degli italiani non abbiamo bisogno di alcun Mes”.

Il muo di Italia Viva

Parole che generano un fuoco di sbarramento soprattutto da parte di Itaia Viva che legge in filigrana la volontà di Salvini di mettere le mani in tasca agli italiani: “Salvini getta la maschera”, dice Matteo Renzi. “Lui non vuole i soldi dell’Europa, lui preferisce prendere i soldi dai risparmiatori italiani. Cioè la Lega non vuole il Mes e vuole la patrimoniale? Salvini mi sembra sinceramente impazzito. Noi vogliamo i soldi dall’Europa, non tassare ancora gli italiani”. poco dopo, però, arriva la precisazione del segertario della Lega: “No alla patrimoniale, al ritorno alla Fornero e a nuove tasse. Il Mes non fa il bene dell’Italia. La soluzione sono Buoni del Tesoro a lunga scadenza e a condizioni vantaggiose offerti a investitori e risparmiatori come tanti economisti suggeriscono (inascoltati) da mesi”. 

AGI – “Io penso che, quale che sia l’esito delle elezioni, un appuntamento di chiarimento sull’identità sia in tutti i casi necessario“. In un’intervista al “Corriere della Sera” il vicesegretario del Pd Andrea Orlando affronta il nodo di un eventuale insuccesso elettorale dei dem il prossimo 20 e 21 settembre.

E dice anche: “Io non escludo che ci sia un riflesso politico dal voto regionale, ma concentrare l’attenzione su questo ci distoglie da un tema che è invece cruciale. Il voto infatti determinerà esiti molto importanti”, a cominciare da cosa “si deciderà, dopo l’emergenza Covid”. Ovvero, “se si va verso una sanità più pubblica o più privata nel caso di affermazione della destra” mentre il secondo punto, per il vice di Zingaretti, “riguarda il fatto di mettere o meno le Regioni nelle condizioni di spendere i soldi del Recovery, perché, e la dico brutalmente, non credo che la destra abbia gli strumenti giusti per spendere quei soldi“.

“L’Europa – chiosa Orlando – non lancerà che “i soldi dall’elicottero, ce li darà per l’innovazione tecnologica, la lotta alle diseguaglianze sociali, la transizione ecologica”. Orlando tuttavia non si nega che l’esito del voto costringa i dem “a un appuntamento di chiarimento sull’identità” anche “per accelerare un cambiamento della forma del partito che in questo anno, come ha riconosciuto Zingaretti, non c’è stato. Anche a causa del lockdown abbiamo ecceduto in cautela nel promuovere un radicale ripensamento della forma partito”.

Zingaretti dovrà dimettersi se le elezioni dovessero andare male?, chiede il quotidiano di via Solferino. All’interrogativo, Orlando risponde: “Ma che vuol dire andare male alle elezioni? Noi con i voti 2018 non avremmo preso neanche una regione, si scriveva di un bipolarismo tra due populismi, adesso si sta costruendo un centrosinistra che se la gioca in tutte le regioni. E questo è conseguenza delle scelte politiche che ci hanno portato fino a qui, volute da Zingaretti.

La più grande sconfitta della sinistra italiana, quella del 2018, che è conseguenza di un processo di logoramento ultradecennale, non si puo’ cancellare in 20 mesi, ci vogliono molto tempo e molta fatica, ma la strada intrapresa è quella giusta”.

Riflessi sul governo per il voto? “Certo che un risultato negativo – risponde Orlando – indebolisce il governo, ma non cancellerebbe la sua missione e non significa che l’esecutivo possa abdicare a un compito che è essenziale. Aprire una crisi nel momento in cui si definiscono i progetti per gli stanziamenti europei significherebbe far fare un harakiri al Paese, non al centrosinistra o ai 5 Stelle”.

Ma a quest’ultimi va tuttavia imputata “una scelta sbagliata” sui termini dell’alleanza, “evidenziata dal fatto che a un certo punto si sono posti il problema senza riuscire a risolverlo”. E allora, si augura Orlando, “spero che gli elettori incoraggino un processo unitario e ci aiutino a battere la destra, che non è maggioranza in quasi nessuna regione”.

“Mi sento molto stanco, spossato. Questa è la caratteristica del Covid. Ma ho superato anche questa difficile prova, e questo mi rende sereno”. Così Silvio Berlusconi in un’intervista al Corriere della Sera dopo essere stato dimesso dal San Raffaele in seguito al ricovero per il Covid. “I momenti più duri sono stati i primi tre giorni in ospedale – prosegue il leader di Forza Italia -, avevo dolore dovunque, non riuscivo a stare nella stessa posizione per più di un minuto. Temevo di non farcela. Dunque il rischio è stato concreto e reale. Ma devo dire che non ho mai smesso come in passato di confidare nell’aiuto di Dio e nella grande competenza dei medici e del personale sanitario. è questo il consiglio che rivolgo a tutti gli ammalati: non lasciatevi andare, non perdete mai la speranza di guarire. Il Covid si può battere”.

Entrando nelle stringenti questioni dell’attualità politica, con il referendum e le elezioni regionali imminenti, alle porte, Berlusconi lancia un appello dicendo: “Quello però che mi sento di chiedere a tutti gli italiani è di andare a votare. Di non rinunciare ad un’occasione per esprimere la propria sovranità. Ai referendum come alle elezioni è il popolo a decidere, come è giusto e sano in una democrazia” perché “è in gioco il futuro nel Paese, il nostro futuro comune, il futuro dei nostri figli”.

Berlusconi ritiene che sia “un patrimonio che appartiene a tutti e che quindi ci riguarda tutti”. “Gli italiani – prosegue – hanno dato una grande prova nei giorni più difficili della pandemia, è fondamentale che sappiano essere una collettivita’ coesa e responsabile al di la’ di ogni divergenza politica anche nei difficili passaggi che ci attendono. Io credo nel nostro meraviglioso Paese e invito tutti a crederci come ci credo io”, conclude il leader di FI, che in caso di un successo alle regionali del centrodestra così commenta quel che potrà nell’eventualità accadere: “Che avremo un buon governo nelle Regioni e nei Comuni e si confermerà che la attuale maggioranza di governo non è la maggioranza del Paese”. 

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si è riunito questa sera con i ministri Speranza e De Micheli e in videocollegamento con la ministra Azzolina e Boccia, il commissario Arcuri e il capo della Protezione civile Borrelli, per fare il punto sul primo giorno dell’anno scolastico caratterizzato dall’emergenza Covid-19.

Lo rende noto un comunicato della Presidenza del Consiglio “Si è preso atto, con soddisfazione, che la scuola è ripartita e che le attività scolastiche sono riprese in modo ordinato, nel rispetto delle regole sanitarie. Sono stati affrontati tutti i vari nodi relativi all’organizzazione e alla ripartenza della scuola, dai trasporti alle modalità di ingresso e uscita dagli istituti scolastici, dalla fornitura di banchi e mascherine fino alle questioni più strutturali che riguardano il mondo scolastico”, si legge nella nota.

“Sono stati aggiornati – si aggiunge – i numeri del materiale sin qui distribuito: ad oggi sono state fornite gratuitamente 136 milioni di mascherine chirurgiche nelle scuole di tutta Italia e, inoltre, 445mila litri di gel igienizzante. Ogni giorno verrà assicurata la distribuzione gratuita di una mascherina chirurgica ad ogni studente. La distribuzione proseguirà con cadenza settimanale”. “Lo sforzo compiuto è imponente e assicurerà le condizioni di sicurezza per tutti gli studenti”, si sottolinea ancora. 

Fornitura banchi e sedute innovative

“La fornitura dei banchi monoposto e delle sedute innovative procede senza sosta. In dieci giorni sono stati messi a disposizione 200 mila banchi, pari alla stessa quantità che ordinariamente viene prodotta in Italia in un anno intero. Entro fine ottobre saranno distribuiti agli istituti scolastici 2 milioni di banchi monoposto e 400mila sedute innovative. In questo modo verranno soddisfatte le richieste pervenute, anche di quelle Regioni che hanno richiesto sino al 70% del ricambio degli arredi scolastici”, prosegue la nota. “Si è concordato – si spiega – di rendere trasparente la distribuzione di mascherine chirurgiche, gel igienizzante e arredi scolastici alle scuole, esattamente come nei mesi scorsi è stato fatto per i dispositivi e le attrezzature inviati alle Regioni per contrastare l’emergenza. Anche le famiglie potranno monitorare, tutti i giorni, la situazione attraverso le informazioni pubblicate sul sito della Presidenza del Consiglio e del Ministero dell’Istruzione”.

“Trasporto assicurato, regolare servizio” 

“Per quanto riguarda il trasporto scolastico, le disposizioni sul riempimento dell’80% dei mezzi pubblici e le linee guida concordate con Regioni ed enti locali hanno consentito di assicurare regolarmente il servizio e permesso di evitare situazioni di particolare criticità. Da un primo monitoraggio sul trasporto su gomma extraurbano, condotto su 16 imprese in tutta Italia, è stato rilevato un incremento medio della domanda del 15% rispetto alla scorsa settimana”, si legge ancora. 

 “Sul trasporto urbano – si sottolinea – a Milano, ad esempio, è stato registrato il 20% di passeggeri in più, mentre a Roma l’aumento è stato dell’8%. Anche sul trasporto urbano la media sul campione testato rileva un incremento del 15%. Pressoché invariato è risultato il flusso dei viaggiatori sui treni locali. Nel corso della riunione ci si è soffermati, in particolare, sulle motivazioni che hanno indotto alcune amministrazioni comunali a disporre, in piena autonomia scolastica, il differimento dell’anno scolastico di alcuni giorni, per motivi sanitari o per completare gli interventi di edilizia scolastica e di messa in sicurezza come pure la locazione di ulteriori strutture”, conclude la nota. 

AGI – Dal palco allestito nell’arena del popolo dem “combattere” senza alcuna deroga ai propri ideali e alle proprie bandiere è stata la parola d’ordine che ha unito tutti i passaggi dell’intervento di Nicola Zingaretti in chiusura della festa nazionale dell’unità di Modena. Un impegno e una lotta, costante dentro e fuori il perimetro delle alleanze del partito per “arginare le destre” da un lato ma anche per fronteggiare a viso aperto le fratture con i 5 Stelle su alcuni dei principali dossier ancora aperti nella sezione e nel governo.

L’affondo sul Mes

Il Pd “non è subalterno” al M5S e continuerà a lottare per ottenere il Mes. Allo stesso tempo occorre cementare l’alleanza giallo-rossa e quella con gli elettori ‘grillini’ per “non buttare” via alcun voto nella partita fondamentale delle prossime regionali elezioni. Il segretario del Pd chiude la kermesse modenese con toni da battaglia rivolgendosi senza mezzi termini al suo popolo ma anche agli alleati e rispondendo con piglio alle critiche rivolte al suo partito. “Altro che subalternità. Dovremo ancora combattere perché siamo forze diverse. Sapevamo che il cammino era accidentato ma abbiamo combattuto. Non abbiamo paura di combattere. Lo faremo sulla sanità pubblica”, incalza il leader dem smontando il“ no ”dei 5 Stelle ai fondi del Mes. 

Basta fare gli avversari in Tv

Ora è tempo di agire. “Chiederemo rigore assoluto al governo che sentiamo nostro e sosteniamo, ma ora dovremo dire basta ai troppi se, alle attese e ai ritardi”. E serve unità e fedeltà. “Basta con l’ipocrisia di essere alleati, ma in televisione fare la parte degli avversari perché questo logora l’immagine di un’alleanza che deve essere unita da una missione, da un’identità. Siamo uniti non per occupare poltrone ma per realizzare un programma di rinascita dell’Italia ”, scandisce il segretario del Pd. Il capitolo dedicato al M5S si conclude con un appello rivolto direttamente all’elettorato grillino, dopo la mancata alleanza in molte regioni. “Di fronte a sistemi elettorali a turno unico, cosa altro deve accadere ora per non far scattare la bellezza, il valore della parola unità, per vincere e fermare queste destre in tutto il Paese? E ‘possibile fermarle se ci uniamo intorno alle candidature più competitive ”. A pochi giorni dalle urne “unità”, dunque, è un imperativo. “Mobilitiamoci tutti, non buttando nessun voto. Noi combatteremo fino alla fine”. 

Il cambio di passo del Pd

Zingaretti chiede, insomma un cambio di passo e lancia un segnale chiaro: “è giunto il tempo di aprire la stagione della rinascita italiana, di un grande progetto per riedificare il Paese per creare lavoro costruendo un nuovo modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità sociale e ambientale”. Questo nella consapevolezza che il Pd “è l’unica garanzia che argina l’avanzata delle destre”. Uno spirito da battaglia quello del segretario dem. Tanto che l’invito ai giovani del Pd, dopo il 21 settembre è di “sfondare” le porte dei Circoli chiusi da troppo tempo. 

Poi una stoccata anche ai classi dirigenti del Paese. “Troppe classi dirigenti della politica, dell’informazione, dell’impresa e della cultura non hanno ancora capito che non è in gioco un’alleanza di governo, che ora vi divertite a picconare o il destino del Pd o di un leader, ma è in gioco la tenuta della nazione nei prossimi anni”, ha detto. E una frecciata anche a Roberto Saviano. “Sono rimasto umanamente colpito e ferito dalle sue parole. Sono cosciente che un leader politico deve sempre rispettare e sostenere la critica anche la più aspra “ma” chi ritiene di trovare qui l’avversario da abbattere ha sbagliato di nuovo. L’avversario è la destra italiana “.

I numeri della festa dell’Unità

Alla Festa nazionale dell’Unita’ di Modena, conclusa questa sera, sono state registrate oltre 100.000 presenze in 19 giorni totali. Sono stati 600 i volontari che ogni sera in media si sono alternati nelle 10 cucine e negli spazi dibattiti e mostra gestiti dal partito, nel rispetto dei protocolli anti Covid. Alla chiusura della kermesse hanno partecipato, tra gli altri, oltre al vicesegretario Andrea Orlando, il ministro degli Affari europei, Enzo Amendola; la viceministra agli Esteri, Marina Sereni; il viceministro dell’Interno, Matteo Mauri; il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Andrea Martella; il sottosegretario al Mise, Gian Paolo Manzella.