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AGI –  Il centrodestra, trainato da Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, vince le elezioni politiche 2022 e si prepara a governare l’Italia. Complessivamente la coalizione composta da FdI, Lega, Fi e Noi moderati raggiunge il 44,5% dei voti, sette punti in più rispetto al 37,5% del 2018. Vince nella stragrande maggioranza dei collegi uninominali di Camera e Senato.

Il centrosinistra, composto da Pd, Alleanza Verdi Sinistra, +Europa, Impegno civico, si ferma al 26,2%, sostanzialmente stabile rispetto al 2018 quando il centrosinistra e Leu ebbero complessivamente il 25,7%. Sono pochi i collegi uninominali dove prevale il centrosinistra, anche in regioni come l’Emilia Romagna e la Toscana.

Il Movimento 5 Stelle, correndo da solo, ottiene il 15,2% dei voti e vince a sorpresa in oltre dieci collegi uninominali del sud, soprattutto nel napoletano, nel palermitano e a Foggia. Rispetto al 2018, quando ebbe il 32,2%, M5s cede il 17%. La lista Azione-Iv, non presente nel 2018, ottiene il 7,7%.

Uno straordinario risultato di Giorgia #Meloni e di #FratellidItalia

Grazie, Italia #ElezioniPolitiche2022 pic.twitter.com/BE1b2hdjAo

— Fratelli d’Italia (@FratellidItalia)
September 26, 2022

Nel centrodestra la parte del leone la fa Fratelli d’Italia che sestuplica i voti rispetto al 2018, passando dal 4,3% al 26,4%. Lega e Forza Italia quasi dimezzano i loro voti: il Carroccio passa dal 17,6% al 9%; FI dal 14,4% all’8,3%. Noi moderati corre il rischio di non superare l’1%. Fratelli d’Italia oggi ha il doppio dei voti della Lega anche in regioni come la Lombardia e il Veneto.

 

 

 

Nel centrosinistra la lista ‘Pd-Italia Democratica e Progressista’ è al 19,1%. Nel 2018 Pd, Leu e Insieme ebbero complessivamente il 22,9%. Cresce +Europa che passa dal 2,4 al 3%. Male Impegno civico: appena lo 0,5%. Luigi Di Maio, sconfitto dal pentastellato Sergio Costa nel collegio di Napoli Fuorigrotta Camera, resta fuori dal Parlamento.

Sono molto pochi i collegi uninominali sfuggiti al centrodestra. Il centrosinistra prevale fra l’altro a Torino centro, Milano centro, Bologna, Imola, Firenze. La lista ‘De Luca sindaco d’Italia’ vince nel messinese. M5s prevale nel napoletano, nel palermitano e a Foggia.

Tra i leader Meloni, Berlusconi e Lupi vincono largo nei loro collegi uninominali di L’Aquila Camera, Monza Senato e Lecco Camera. Bonelli vince a Imola Camera. Bonino è seconda a Roma centro Senato e rischia di non entrare in Parlamento se la lista +Europa non superera’ il 3% dei voti nazionali. Letta, Salvini, Fratoianni, Conte e Renzi non hanno corso nell’uninominale. Calenda è solo terzo nel collegio di Roma centro Senato.

Non tradiremo la vostra fiducia. Siamo #pronti a risollevare l’Italia

GRAZIE! pic.twitter.com/DabIIuhORK

— Giorgia Meloni ن (@GiorgiaMeloni)
September 26, 2022

 

AGI – Più di 50 milioni di italiani, di cui circa 5 milioni residenti all’estero, votano per rinnovare la Camera dei Deputati (400 seggi) e il Senato della Repubblica (200 seggi). È la prima elezione dopo il taglio dei parlamentari deciso con la legge costituzionale del gennaio 2020.

Fino ad oggi i deputati erano 630 e i senatori 315. Si voterà solo domenica 25 settembre dalle 7 alle 23. Gli italiani all’estero hanno votato in questi giorni per corrispondenza e hanno dovuto far pervenire il plico con le schede al proprio ufficio consolare, pena annullamento, entro e non oltre le 16 (ora locale) di giovedì 22 settembre.

Come vengono distribuiti i seggi

Quest’anno ci sarà la novità, introdotta con la legge costituzionale dell’ottobre 2021, dei diciottenni che potranno votare per il Senato. Nelle precedenti elezioni votarono per il Senato solo gli over 25. I seggi riservati agli italiani all’estero, che voteranno con un sistema proporzionale e con le preferenze, sono 8 per la Camera e 4 per il Senato.

I restanti 392 seggi per la Camera e 196 seggi per il Senato verranno assegnati con un sistema misto: i tre ottavi con l’uninominale secco (vince chi arriva primo nel singolo collegio); i cinque ottavi con il proporzionale e collegi plurinominali. Fanno eccezione la Val d’Aosta che alla Camera e al Senato ha un unico collegio uninominale e il Trentino Alto Adige che elegge 6 senatori con sistema uninominale.

Quando si rischia di annullare il voto

I residenti in Italia non avranno la possibilità di un voto disgiunto né di esprimere preferenze. Se l’elettore traccia un segno sul nome del candidato del collegio uninominale e un segno su un contrassegno di una lista non collegata ad esso il voto è nullo. Per il resto sarà sufficiente tracciare un segno o sul simbolo del partito oppure sul nome del candidato nel collegio uninominale. In quest’ultimo caso il voto sarà valido anche ai fini dell’elezione del candidato nel collegio plurinominale della lista collegata e, nel caso di liste collegate in coalizione, i voti saranno ripartiti tra le liste della coalizione in proporzione dei voti ottenuti da ciascuna nel collegio uninominale.

Le coalizioni

Le coalizioni sono soltanto due: il centrodestra composto da FdI, FI, Lega e Moderati; il centrosinistra con ‘Pd – Italia democratica e progressistà, ‘Alleanza Verdi-Sinistrà, Impegno civico e +Europa. Tutte le altre liste, incluse M5s e Azione-Iv, correranno da sole. Lo spoglio comincerà dalle schede del Senato dopo le 23 di domenica 25 settembre.

Gli sbarramenti

Ci saranno sbarramenti: non verranno assegnati seggi alle coalizioni che non avranno almeno il 10% dei voti nazionali e alle singole liste che non avranno almeno il 3%. Per le coalizioni non verranno sommati i voti delle liste collegate che non abbiano superato l’1% dei voti nazionali. Sugli sbarramenti ci sono norme speciali per tutelare le minoranze linguistiche e per le liste che ottengano più del 20% dei voti in una singola regione.

La regione più popolosa è la Lombardia che avrà ben 53 seggi alla Camera e 31 al Senato. Seguono la Campania con 38 seggi alla Camera e 18 al Senato e il Lazio con 36 seggi alla Camera e 18 al Senato. La Valle d’Aosta avrà un deputato e un senatore. Il Molise 2 deputati e un senatore. Il Trentino Alto Adige 7 deputati e 6 senatori. La Basilicata 4 deputati e 3 senatori. L’Umbria 6 deputati e 3 senatori. I residenti in Italia per votare dovranno mostrare la tessera elettorale e un documento di riconoscimento.

AGI – È il giorno del silenzio nella breve campagna elettorale che ha portato gli Italiani al voto di domenica 25 settembre. L’ultima giornata per la coalizione di centrodestra è dedicata a respingere gli assalti, non solo della sinistra e delle altre forze politiche, ma soprattutto di Bruxelles.

Davanti alle parole di Ursula Von der Leyen, che aveva assicurato che le istituzioni Ue hanno “gli strumenti” per affrontare una eventuale vittoria del centrodestra italiano, vicino politicamente a Viktor Orban e ai Conservatori polacchi, la reazione più veemente è quella del segretario della Lega.

Salvini chiede le dimissioni della presidente della Commissione o le scuse immediate, presenta un’interrogazione e organizza un sit in sotto la sede della Commissione Ue a Roma. “Von der Leyen ha corretto la sua dichiarazione, per dire che non si riferiva all’Italia e alle elezioni italiane”, commenta Meloni, “ma c’è una responsabilità in questa cosa ed è della sinistra italiana che è andata in giro per tutto il mondo a sputare addosso alla sua nazione per cercare di vincere le elezioni. E questa è una cosa inaccettabile”.

#Salvini e gli altri esponenti della #Lega al sit-in sotto la sede della Commissione europea, a Roma: “Presenteremo una mozione di censura all’Europarlamento.
Von der Leyen chieda scusa o si dimetta. Gli italiani meritano rispetto”. #domenicavotoLega pic.twitter.com/tUIvvE1brp

— Lega – Salvini Premier (@LegaSalvini)
September 23, 2022

“Come potrebbe l’Europa avere timori di un governo di cui noi siamo parte essenziale?”,è’ la domanda – retorica – di Berlusconi, che scandisce: “Certo, noi e i nostri alleati non siamo uguali: il centro-destra senza di noi sarebbe solo una destra-destra, certamente democratica, ma non in grado né numericamente né politicamente di governare“. 

Ma sono state proprio le parole di Berlusconi a ‘Porta a porta’ – una ricostruzione dell’invasione russa dell’Ucraina decisa da Vladimir Putin su pressione delle regioni autonimiste e per mettere governanti “per bene” a Kiev – a scandire l’altra parte dell’ultima giornata di campagna elettorale.

Il Cavaliere ripete di essere stato frainteso, e fa diffondere uno stralcio della intervista in cui ribadisce di stare dalla parte “dell’Europa della Nato, Occidente e degli Usa”. “Il centrodestra ha votato sempre compatto sull’Ucraina, anche sull’ingresso della Finlandia nella Nato”, puntualizza Giorgia Meloni. “Chi non ha votato l’ingresso della Finlandia nella Nato è stato Fratoianni, alleato del Pd. I problemi ce li hanno altri”.

Ma in via delle Scrofa le frasi dei Berlusconi sono accolte con gelo dalla dirigenza. “Da lunedì sarà Giorgia Meloni a dare le carte e a mettere in chiaro definitivamente la collocazione dell’Italia”, osserva un ‘big’ del partito. “Non mi fate interpretare” Berlusconi, dice, dal canto suo, di primo mattino Matteo Salvini, poi nel pomeriggio fa notare che l’ex premier “ha corretto il tiro, va bene così”.

Nelle ultime 12 ore prima del silenzio elettorale, si apre un nuovo fronte di divisione interna al centrodestra. A chi gli chiede se ritiene giusto, come annunciato ieri da Meloni, di procedere “anche da soli” alla riforma in senso presidenziale dello Stato, la risposta di Salvini è un ‘niet’.

Il presidenzialismo è importante: una Repubblica presidenziale e federale è una Repubblica più moderna e più efficiente, che premia il merito, la velocità, la competenza. Però – in primo luogo – ovviamente per riformare la Costituzione bisogna coinvolgere tutti: riformare la Costituzione a colpi di maggioranza come fece la sinistra in passato, no”, premette.

“Secondo, va benissimo prepararsi in caso di vittoria ad aggiornare, ammodernare e rinfrescare la Costituzione sentendo tutto il popolo italiano, però l’emergenza ora è quella delle bollette, delle tasse e del lavoro”.

In Italia il paradosso è che chi ha governato 8 anni senza aver vinto le elezioni e ha negato agli italiani di esercitare alcuni diritti fondamentali, accusi di essere un rischio per la democrazia l’unica forza rimasta all’opposizione in questi anni a chiedere libertà ed elezioni

— Giorgia Meloni ن (@GiorgiaMeloni)
September 18, 2022

Dopidiché ogni leader pensa al rush finale. Berlusconi chiude, come da tradizione, nel suo Teatro Manzoni di Milano; Meloni coi giovani sull’arenile di Bagnoli. Dal quartiere alla periferia occidentale di Napli, la leader di FdI lancia un appello alla cautela sull’esito elettorale e soprattutto al voto. “Piano con questa cosa che avremmo già vinto”, dice. “Le battaglie prima si combattono e poi magari si vincono. Quindi, domenica andiamo a votare”,

Il segretario del partito di via Bellerio organizza una diretta social, “sono la vita reale”, dice snocciolando di volta in volta durante le quattro ore di live i dati dei visitatori e dei like su tik tok (tre milioni di contatti).

Lo staff dell’ex ministro dell’Interno ha allestito un vero e proprio studio, “improvvisato”. Alle spalle del ‘Capitano’ le foto di famiglia e anche una insieme al presidente della Repubblica Mattarella, un attestato dell’Avis che testimonia la sua attività di donatore e il ‘Credo’ della Lega. Poi gli ospiti, dai presidenti di Regione Luca Zaia e Attilio Fontana al ministro Giancarlo Giorgetti. E poi collegamenti con le Marche (all’asta le maglie autografate di Ibra e Baresi in cambio di fondi per fronteggiare le conseguenze dell’alluvione) e con Lampedusa.

L’attesa è tutta per domenica, con l’auspicio tra gli ‘ex lumbard’ che il voto confermi il risultato del 2018. Il convincimento è che il centrodestra vincerà, “siamo perlomeno 15 punti sopra”, dice Salvini. Ma c’è anche preoccupazione sulle mosse degli alleati. Soprattutto di Meloni che nei giorni scorsi aveva detto di avere pronta la lista dei ministri. Il timore è che – per dirla con un dirigente del partito di via Bellerio – “Meloni voglia governare da sola“.

Per questo motivo si guarda al rapporto tra i due leader maggiori del centrodestra, “se non chiudono un patto di ferro il rischio è che dopo la legge di bilancio si rompa tutto”. Ma ieri da Berlusconi a Lupi, da Meloni a Salvini, è arrivata la promessa, qualora il centrodestra dovesse vincere le elezioni, di governare “5 anni insieme”. “Siamo uniti”, il ‘refrain’ arrivato dalla piazza anche se su alcuni temi, a partire dallo scostamento di bilancio sul taglio delle bollette, c’e’ ancora distanza. 

AGI – “Siamo pronti”, rilancia Giorgia Meloni; “Bruxelles, Parigi e Berlino si mettano il cuore in pace. Domenica votano gli italiani”, urla Matteo Salvini; “Scholz pensi al tetto del gas non al voto in Italia” dice Maurizio Lupi; “il centrodestra è unito”, afferma Silvio Berlusconi.

Il centrodestra si presenta giovedì sera in piazza del Popolo a Roma per prendere l’impegno di “governare cinque anni”. Rispedendo al mittente tutti gli attacchi piovuti in campagna elettorale e i timori che qualora la coalizione dovesse vincere le elezioni l’Italia rischierebbe di finire nel baratro.

Il messaggio è quello che sottolinea Giorgia Meloni: “La sinistra sostiene che “all’estero non sono contenti”, che “l’Europa non consentirà” un governo di centrodestra, “il circolo del golf di Capalbio è preoccupato. E poi gli attori, i cantanti e gli influencer di TikTok… Ma sapete cosa? Non ci interessa cosa dice questa gente, ma come la pensano gli italiani”.

Apre il Cavaliere con lo sguardo tra il passato e il futuro. “Noi 28 anni fa ci siamo uniti per rappresentare l’italia delle famiglie e delle imprese. Ci siamo dati come missione la difesa dall’oppressione fiscale, burocratica e giudiziaria”, osserva. Ed ancora: “Abbiamo lavorato sempre per costruire un centro destra capace di restare unito; capace di vincere le elezioni; capace di governare il Paese. Un centro destra autorevole, credibile e rispettato in Europa e nel mondo. E ci siamo perfettamente riusciti”.

Poi l’ex premier riprende i cavalli di battaglia di FI. Dalla difesa della libertà alla giustizia, “vogliamo un’Italia dove non ci siano giudici che usino i loro poteri per colpire ed eliminare gli avversari politici”.

Tocca poi al leader dei Moderati Lupi: “Ci hanno un po’ rotto nel descrivere la proposta politica del centrodestra come divisa tra moderati e populisti”, finalmente “avremo un governo eletto, un’Europa che si occupi del tetto al prezzo del gas e si occupi meno di Una democrazia forte e solida che è quella italiana, che saprà scegliere il suo governo, autorevole, di centrodestra, con gli elettori che sceglieranno il leader”.

Il messaggio che arriva dalla chiusura della campagna elettorale è la rivendicazione di poter governare il Paese senza ascoltare gli allarmi che arrivano dalla Cancelleria. Salvini è netto: “Non cambieremo collocazione internazionale. Non siamo al soldo di nessuno ma io voglio un’Italia a testa alta” che non va “a prendere ordini da qualcun altro. Sono stufo di leggere che da mezzo mondo spiegano come dobbiamo votare”, “domenica votate voi”, nessuno – spiega il leader della Lega che rilancia anche l’abolizione del canone Rai – “potrà influenzare il voto”, “si mettano il cuore in pace a Berlino, Parigi e a Bruxelles.

Nel mirino Letta: “È dovuto andare a Berlino per avere un incoraggiamento” ma “se ci date una mano lo rimandiamo a Parigi”. A puntare su un’Italia “a testa alta” in Europa e nel mondo, sulla stessa lunghezza d’onda, è anche Giorgia Meloni: “Ci teme chi vorrebbe un’Italia debole nel contesto internazionale, noi vogliamo un’Italia forte nel contesto internazionale”, “ci temono quelli che hanno controllato la vita dei cittadini, noi siamo per la libertà” e il discorso “vale anche per come intendiamo affrontare l’eventuale ritorno di una pandemia, non piegheremo più le nostre libertà fondamentali. Poi ci temono i ladri, gli spacciatori, i mafiosi, gli stupratori e fanno benissimo, noi garantiremo sicurezza, certezza della pena costruendo nuove carceri, lo faremo per i più deboli di questa società. E in ultimo ci temono gli scafisti, noi faremo quello che fanno tutto i paesi europei: difenderemo i confini”.

“La sinistra sta lì a blaterare che tutti hanno paura ma gli unici ad avere paura sono loro perché hanno capito che sta per finire il loro sistema di potere”, osserva il presidente di FdI. “Non ha paura l’Italia della gente per bene, l’Italia produttiva, l’Italia delle donne che non chiedono quote ma servizi e meritocrazia, i giovani che non vogliono scappare dalla loro terra, non hapaura chi sogna un’Italia orgogliosa, fiera della sua Nazione e della sua bandiera. Quell’Italia è pronta, noi siamo pronti, domenica fino all’ultimo voto per restituire libertà, orgoglio e la grandezza che merita a questa nazione”, spiega Giorgia Meloni che poi annuncia: “Siamo pronti subito a disaccoppiare il prezzo dell’energia da quello del gas, a livello nazionale” e “se abbiamo i numeri, siamo pronti a fare il presidenzialismo anche senza la sinistra”.

“Lo Stato – continua – non produce ricchezza, la producono le imprese e i lavoratori, lo Stato non deve rompere le scatole a chi vuole fare. Per troppo tempo lo stato ha trattato i cittadini come sudditi”. “A sinistra – è il messaggio del presidente di Fdi – parlano di noi perché non hanno niente da dire. Dicono che siccome la Meloni è pericolosa, turatevi il naso e votate a sinistra. Ma questo Paese si è turato il naso fin troppo, forse è arrivato il momento di non turarsi più il naso e respirare a pieni polmoni perché l’aria che si respira qui è aria di libertà”.

AGI –  L’auspicio è che ci sia “un percorso condiviso con l’opposizione” ma la premessa è che “non ammetteremo diritti di veto”.

Silvio Berlusconi all’AGI rilancia la riforma del presidenzialismo. Con parole nette: “Sono stato io il primo a indicare la strada di una grande riforma costituzionale per la Repubblica Presidenziale”. “Fin dal 1995 – ricorda -, con un vasto discorso in Parlamento”.

E spiega: “Significa dare piena attuazione al principio costituzionale della sovranità popolare, dando agli elettori il potere di scegliere direttamente chi guiderà l’esecutivo. Non ha nulla a che fare con l’autoritarismo, anzi è la massima esaltazione della democrazia e del resto molte delle maggiori repubbliche democratiche, gli Stati Uniti per primi, funzionano esattamente così”.

Il caro-energia

L’ex presidente del Consiglio si sofferma soprattutto sulla priorità di come fronteggiare il caro-energia. Nei giorni scorsi ha parlato di “whatever it takes”, usando la celebre espressione di Draghi, ovvero “fare tutto il necessario”.

“Poiché questa è una crisi che nasce al di fuori del ciclo economico, che nasce da ragioni politico-militari, occorre – osserva – reagire come in tempo di guerra, con misure straordinarie e naturalmente temporanee, per proteggere il nostro sistema economico da un aumento di costi dell’energia e delle materie prime straordinario e assolutamente insostenibile”. L’obiettivo è “evitare una spirale di recessione, inflazione e disoccupazione, con la chiusura di molte aziende e la rovina di molte famiglie, costrette a scegliere se pagare le bollette o fare la spesa”.

Sull’Ucraina stessa posizione del governo Draghi

L’ex presidente del Consiglio si sofferma a lungo sul tema della guerra in Ucraina. La posizione dell’Italia – sostiene – “dovrà essere esattamente quella del governo Draghi, che noi abbiamo sempre sostenuto in Parlamento anche su questi temi. Quella dell’Europa, dell’Occidente, dell’Alleanza Atlantica. Io – naturalmente come ogni persona ragionevole e dotata di coscienza inorridisco davanti alla tragedia della guerra, e vorrei che la diplomazia riprendesse immediatamente ad agire al posto delle armi”, premette dicendosi preoccupato dal fatto che la Russia è “sempre più nella sfera di influenza cinese”.

“Però – osserva – la solidarietà e la compattezza dell’Europa e dell’Occidente oggi sono dirimenti, vengono prima di ogni altra considerazione. E’ giusto porsi degli elementi di riflessione, ma nessuna fuga in avanti è pensabile, al di fuori di quanto concordato con i nostri alleati europei e occidentali”.

Taglio alla pressione fiscale

Berlusconi illustra poi le proposte di politica economica: “Fra tutte” quella di “un forte taglio della pressione fiscale, introducendo la flat tax al 23%, per tutti, famiglie e imprese, e con l’esenzione per i primi 13.000 euro di reddito, in modo da favorire i redditi bassi e quelli medi; poi l’abbattimento delle barriere burocratiche cancellando il regime delle autorizzazioni preventive”. Inoltre – sottolinea – l’attenzione ai più deboli, agli anziani e alle persone con disabilità, portando tutte le pensioni a 1000 euro al mese per tredici mensilità, comprese quelle alle mamme e alle nonne, e parallelamente le iniziative per dare un lavoro stabile e dignitoso ai giovani, con stipendi adeguati e la cancellazione di ogni tassa e contributo sui contratti di primo impiego a tempo indeterminato”.

La riforma della giustizia

Nell’agenda del Cavaliere c’è sempre la riforma della giustizia, “una condizione essenziale per attirare gli investimenti e incoraggiare chi vuole fare impresa”. “Una giustizia giusta – puntualizza l’ex presidente del Consiglio – vuol dire ragionevole durata dei processi, che oggi in Italia raggiungono il triplo dei tempi europei; vuol dire effettiva parità fra chi accusa e chi difende, da realizzare attraverso la separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri, cosicché il Pm sia davvero l'”avvocato dell’accusa” e non un collega e un amico di chi giudica; vuol dire che un cittadino giudicato innocente da un tribunale non può essere perseguito all’infinito, e quindi le sentenze di assoluzione non devono più essere appellabili”.

Non votare è tradire sé stessi

Berlusconi si rivolge agli indecisi, a chi non vorrebbe andare a votare. “Se non lo faranno, tradiranno sé stessi, la propria famiglia, il proprio futuro. Non andare a votare significa lasciare che le cose vadano come sono andate finora, significa gettare via l’unica arma per provare a cambiarle. Per paradosso, dovrebbe – sottolinea – rimanere a casa chi è soddisfatto di come vanno le cose, delle tasse che paga, dello stipendio o della pensione che prende, delle opportunità di lavoro, della sicurezza, della burocrazia. Insomma, chi non sente il bisogno di un cambiamento”.

Chi vuole il cambiamento dovrebbe “decidere guardando i programmi ma anche la credibilità delle persone. Scegliendo chi – dice Berlusconi – nella vita ha dimostrato di saper realizzare davvero i traguardi che si è posto. E in questo senso – fa notare -, la mia biografia credo non tema confronti fra i leader politici italiani”.

“Noi – continua l’ex premier – siamo i liberali, i cattolici, i garantisti, gli europeisti, gli atlantisti. Saremo i garanti di tutti questi principi nel futuro governo”.

Infine, un affondo contro il Terzo Polo, senza citarlo: “Scegliere piccoli movimenti che si dicono di centro ma che guardano a sinistra, e che rimarranno con pochi parlamentari nell’opposizione guidata dal Pd e dai Cinque Stelle, significa solo sprecare il proprio voto”.

Per Berlusconi “un elettore moderato, di centro, liberale, può dare un solo voto utile, un solo voto razionale, quello a Forza Italia”.

AGI – Un messaggio all’Unione europea a non arretrare sulla Russia (anche con il tetto al prezzo del gas), uno di sostegno “senza indugi” al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, uno di rassicurazione in vista delle elezioni di domenica, “anche nei prossimi anni l’Italia resterà protagonista in Ue e nella Nato”, e uno al presidente russo Vladimir Putin: i quattro referendum d’indipendenza nella regione del Donbass sono “un’ulteriore violazione del diritto internazionale che condanniamo con fermezza”.

Quando ormai sono le nove di sera, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha pronunciato il suo ultimo discorso da premier alle Nazioni unite. La giornata di interventi, che ha aperto la 77esima Assemblea generale, era stata aperta dal messaggio del presidente brasiliano Jair Bolsonaro, che è stato soprattutto un messaggio elettorale a pochi giorni dal voto in Brasile.

Il Presidente Draghi interviene all’Assemblea generale delle Nazioni Unite #UNGA
In diretta da New York https://t.co/9gEElAij4P

— Palazzo_Chigi (@Palazzo_Chigi)
September 21, 2022

Quello di Draghi, che arriva a cinque giorni dalle elezioni politiche, è stato un discorso più ampio, poco propenso all’autocelebrazione, ma con l’obiettivo di mostrare fermezza nella posizione nei confronti della Russia. “Le responsabilità del conflitto sono chiare – ha detto – e di una parte sola”. “Ma e’ nostra responsabilità collettiva – ha aggiunto – trovare risposte a questi problemi con urgenza, determinazione, efficacia. Non possiamo dividerci tra nord e sud del mondo. Dobbiamo agire insieme e riscoprire il valore del multilateralismo che si celebra in quest’aula”.

Draghi ha difeso l’impegno a favore dell’Ucraina, definita “l’unica scelta coerente”, difeso l'”eroica controffensiva che ha permesso all’Ucraina di recuperare migliaia di chilometri quadrati di territorio a partire da Kharkiv, e costretto l’esercito russo a ripiegare”. La Russia, il “cui piano era conquistare Kiev in poche settimane”, è finita nell’imbuto di un “conflitto più lungo e logorante, grazie anche – ha sottolineato il premier italiano – alla nostra assistenza militare”.

Da ex presidente della Banca centrale europea, Draghi ha riservato anche un pensiero da economista alle sanzioni prese nei confronti della Russia dalle istituzioni finanziarie. “Le sanzioni che abbiamo imposto a Mosca – ha ricordato – hanno avuto un effetto dirompente sulla macchina bellica russa, sulla sua economia. Il Fondo monetario internazionale prevede che l’economia russa si contragga quest’anno e il prossimo di circa il 10 per cento in totale, a fronte di una crescita intorno al 5 per cento ipotizzata prima della guerra”.

L’impatto delle misure, ha aggiunto, “è destinato a crescere col tempo, anche perché alcune di esse entreranno in vigore solo nei prossimi mesi”. E qui, nell’intervento di Draghi, e’ tornato il richiamo all’Europa: “l’unità – ha spiegato – è stata determinante per imporre costi durissimi alla Russia” che ha usato il gas come “arma di ricatto“.

#UNGA, Draghi: Anche nei prossimi anni l’Italia continuerà a essere protagonista della vita europea, vicina agli alleati della NATO, aperta all’ascolto e al dialogo, determinata a contribuire alla pace e alla sicurezza internazionale

— Palazzo_Chigi (@Palazzo_Chigi)
September 21, 2022

“A oggi – ha continuato Draghi – abbiamo dimezzato la dipendenza dal gas russo e contiamo di diventarne completamente indipendenti dal 2024”. Tuttavia bisogna fare di più. Soprattutto “l’Europa deve fare di più”, “deve sostenere i Paesi che a loro volta sostengono Kiev”, “deve imporre un tetto al prezzo delle importazioni di gas”.

Anche perche’ – ha richiamato Draghi – e’ essenziale preservare la coesione sociale. “L’aumento del costo dell’energia mette a rischio la ripresa economica, limita il potere d’acquisto delle famiglie, danneggia la capacità produttiva delle imprese, puo’ fiaccare l’impegno dei nostri Paesi per l’Ucraina”. L’Unione europea, ha ricordato, “è destinata a guardare sempre più verso Sud e l’Italia vuole essere un ponte verso la sponda meridionale del Mediterraneo, verso tutto il Continente africano“.

Ma ha voluto anche rassicurare, conoscio delle possibili preoccupazioni degli alleati per i cambiamenti attesi dopo il voto, che “anche nei prossimi anni, l’Italia continuerà a essere protagonista della vita europea, vicina agli alleati della Nato, aperta all’ascolto e al dialogo, determinata a contribuire alla pace e alla sicurezza internazionale”.

Sull’immigrazione, il messaggio di Draghi (all’Onu ma si può leggere anche all’Italia stessa) è quello che richiama l’approccio umanitario: “L’Italia è ben consapevole che le migrazioni sono un fenomeno globale, e così va affrontato. Dobbiamo avere un approccio responsabile, umano, condiviso”. Il messaggio del Draghi premier al Palazzo di Vetro si chiude qui. L’applauso dell’aula è anche quello di un congedo. 

AGI – Spesso accusata di essere strumento di chi vuole avvelenare il dibattito sociale e politico, Meta tenta di correre ai ripari in vista delle elezioni del 25 settembre e di contrastare le interferenze, rimuovere i contenuti che disincentivano al voto o che trasmettono informazioni errate e attivare già promemoria elettorali per informare le persone e reindirizzarle al sito web del Ministero dell’Interno. 

E poi ancora, collaborare con le istituzioni competenti in materia elettorale e con fact-checker indipendenti per aiutare le persone ad accedere a informazioni affidabili sulle elezioni e ridurre la diffusione di disinformazione. Attivare inoltre un centro operativo virtuale per le elezioni per identificare potenziali minacce in tempo reale e prendere provvedimenti in tempi rapidi.

La società di Mark Zuckerberg che controlla Facebook, Messenger, Whatsapp e Instagram ha deciso di agire in vista delle elezioni politiche del 25 settembre. Il punto di partenza? La consapevolezza, fa sapere la compagnia, che le sue piattaforme “continuano ad avere un ruolo nel dibattito pubblico sulle elezioni. Lavoriamo attivamente per prevenire qualunque forma di abuso. Abbiamo investito ingenti risorse per aiutare a prevenire le interferenze elettorali, combattere la disinformazione e la disincentivazione al voto degli elettori e per rafforzare la trasparenza della pubblicità politica”. 

Contenuti che disincentivano al voto

Meta ha individuato nella rimozione dei contenuti che violano le sue policy sulla disincentivazione al voto come “una delle numerose risposte contro potenziali interferenze nel processo elettorale. Adottiamo diverse misure per prevenire i discorsi d’odio o l’incitamento alla violenza sulle nostre piattaforme.

Si spiega che “attualmente, il 99,7% degli account falsi che rimuoviamo da Facebook vengono eliminati dall’Intelligenza Artificiale prima ancora che vengano segnalati dagli utenti”. A proposito dell’attivazione del Centro operativo virtuale per le elezioni dedicato all’Italia, Meta ha ricordato che è un’iniziativa implementata “a partire dal 2018, che riunisce esperti di tutta l’azienda – persone specializzate in intelligence, data science, ingegneria, ricerca, attività operative, policy e team legali. Questi team lavorano insieme per identificare in tempo reale potenziali minacce sulle nostre piattaforme, accelerando i tempi di risposta”.

I promemoria elettorali

“Stiamo collaborando con il Ministero dell’Interno per informare le persone in vista delle prossime elezioni” ha comunicato Meta. A partire da oggi  “pubblicheremo dei promemoria elettorali su Facebook per le persone che hanno almeno 18 anni. Questi promemoria reindirizzeranno gli utenti al sito web del Ministero dell’Interno dove potranno trovare informazioni attendibili sulle elezioni”. Su Instagram, sempre a partire da oggi “gli utenti avranno a disposizione 3 nuovi adesivi creati dalla talentuosa illustratrice e artista multidisciplinare, Olimpia Zagnoli, che vorranno ricordare l’importanza del voto. Facendo un clic sugli adesivi condivisi nelle Storie Instagram, le persone potranno accedere al sito web del Ministero dell’Interno e ottenere, ancora una volta, informazioni sulle elezioni”.

La disinformazione

Per Meta interferire nel processo elettorale non si traduce solo nel veicolare contenuti che disincentivano al voto, ma anche nel pubblicare contenuti che “interferiscono con il voto, come informazioni errate sulla data delle elezioni o sui candidati. Collaboriamo anche con organizzazioni indipendenti di fact-checking per verificare la veridicità dei post segnalati e assicurarci che non violino i nostri Standard della Comunità”.

Tra le realtà italiane che collaborano con Meta, la società ha citato “Pagella Politica, Facta e Open. Quando i fact-checker segnalano un post come falso, ne riduciamo la visibilità su Facebook e Instagram e aggiungiamo un’etichetta con un link del fact-checker che offre alle persone maggiori informazioni sul contenuto analizzato”.

Discorso a parte merita WhatsApp. “Poiché i messaggi su WhatsApp utilizzano la crittografia end-to-end – spiega la società – combattiamo la disinformazione su WhatsApp attraverso misure atte a ridurre la viralità dei messaggi. I messaggi inoltrati su WhatsApp sono identificati da un tag. Dal 2020, i messaggi che sono stati inoltrati cinque o più volte possono essere inoltrati a una sola chat, e questo ha portato a una riduzione globale del 70% del numero di messaggi inoltrati di frequente. Quest’anno, abbiamo introdotto un nuovo limite per inoltrare i messaggi su WhatsApp: adesso, ogni messaggio inoltrato può essere inoltrato nuovamente a un solo gruppo WhatsApp alla volta”.

Gli inserzionisti e gli adv politici


In tema di trasparenza per le inserzioni su temi politici ed elezioni su Facebook e Instagram, Meta ha ricordato il lancio nel 2018 di una serie di strumenti e l’introduzione nel 2019 della richiesta “agli inserzionisti che desiderano pubblicare annunci su temi sociali, elezioni o politica in Italia di completare un processo di autorizzazione e includere il disclaimer “Finanziato da” su questi annunci. Tutti i post con il disclaimer “Finanziato  da” confluiscono nella Libreria delle Inserzioni, nella quale rimangono archiviati per sette anni. Questo strumento è accessibile a tutti e fornisce informazioni dettagliate sugli annunci politici, tra questi l’account che ha creato l’annuncio, i dati demografici del pubblico e una stima dell’investimento. Siamo consapevoli di avere una grande responsabilità nell’aiutare le persone a partecipare alle elezioni e garantire elezioni sicure e libere”.

AGI – La Lega torna a Pontida a una settimana dal voto e vince la sfida del ‘pratone’, che si riempie di militanti e sostenitori. Per la prima volta nella storia del Movimento, assente Il fondatore Umberto Bossi, Matteo Salvini assicura al suo popolo che riporterà la Lega al governo.

Un esecutivo “stabile e coerente” di centrodestra sarà “più rispettato e credibile” all’estero di “un’Italia rappresentata da 38 cose diverse”, sostiene il capo leghista, alludendo al governo di coalizione che ha appoggiato Mario Draghi.

Con Giorgia e Silvio andiamo d’accordo quasi su tutto e governeremo bene insieme per cinque anni“, promette Salvini, “niente cambi di casacca, quello che è scritto nel programma è sacro”. Il segretario ex lumbard poi fa firmare a tutti i dirigenti – ministri, governatori e capigruppo – una sorta di “patto, sacro impegno” con gli elettori su sei punti: stop bollette e nucleare sicuro; autonomia regionale; flat tax al 15% e pace fiscale; stop Fornero, sì Quota41; stop sbarchi, sì decreti Salvini; Giustizia giusta.

Il capo della Lega poi promette di dare il via libera ai decreti Sicurezza introdotti quando era al Viminale alla prima riunione del Consiglio dei ministri e torna su un ‘vecchio cavallo di battaglia della Lega, la cancellazione del canone Rai.

Salvini parla al termine di una mattinata in cui sul palco sale tutta la dirigenza del partito: sindaci, governatori, capigruppo e ministri. Acclamati dal prato i presidenti di Regione, da Attillio Fontana, a Massimiliano Fedriga e Luca Zaia, insistono tutti sul tema dell’autonomia. Il governatore veneto, che invade il palco con una gigante bandiera di San Marco al grido ‘Srotolate il leone’, si spinge a dire: “L’autonomia è una assunzione di responsabilità. È diversa da vendere il fumo della secessione. E non è colpa del Nord, che l’autonomia non ha, se al Sud ci sono i disservizi. Questo governo non ha scelte: chiunque andrà a governare non avrà scelte. Sento discorsi come ‘dobbiamo tutelare la Costituzione’. Guardate che l’autonomia è nella Costituzione. Chi è contro l’autonomia è contro la Costituzione. Per noi veneti l’autonomia prima di tutto, l’autonomia vale la messa in discussione di un governo”.

Atteso a Pontida, Bossi è assente dal raduno per la prima volta nella storia del Movimento. Il fondatore della Lega Nord, che domani compie 81 anni, trascorre la vigilia del compleanno in famiglia. Lo storico ‘capo’ della Lega ha declinato l’invito, nonostante l’assistenza fornita dal partito, e l’invito formulato a lui direttamente nelle scorse ore da Matteo Salvini e altri dirigenti.

“Quasi 81 e sempre con il sigaro. ‘Un giorno per la famiglia, per gli affetti. In questi anni tanta gente cara, tante battaglie e quelle importanti sempre nel cuore'”, scrive il figlio Renzo su Facebook. Sofferente per il mal di schiena che lo ha costretto alla cancellazione di tutti gli impegni nei giorni scorsi, è netto il monito di Giancarlo Giorgetti.

“Ci vuole coraggio ad assumersi le responsabilità in momento difficile è molto più semplice stare fuori a criticare”. “Stare al governo non è semplice è un continuo equilibrio tra ciò che si vorrebbe fare è ciò che si può fare. In questi anni avremmo voluto fare di più ma governare è equilibrio e equilibrio è un atto di coraggio. Questo mi sento di dire in vista del futuro. Noi lo abbiamo fatto sempre avendo nel cuore lo spirito di Pontida”, aggiunge.

“Prima di tutto ringrazio militanti e che non ci sono più, che sono le nostre radici e poi ringrazio tutti i militanti che continuano a stare ai gazebo, a mettere manifesti e non si perdono in continue millanterie, dicerie e cattiverie sui social”, aveva esordito. Tra gli ospiti, Salvini fa salire sul palco Mario Barbuto, presidente dell’Unione ciechi, è Paolo Brivio dell’ente nazionale sordi. 

AGI – A una settimana esatta dall’appuntamento con le urne, si infiamma la campagna elettorale in una domenica segnata da uno scontro a trecentosessanta gradi. È il tutti contro tutti: se le suonano di santa ragione Giuseppe Conte e Matteo Renzi, il quale chiama la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese in vista del comizio che terrà a Palermo, per chiedere di alzare il livello di guardia dopo le minacce di morte ricevute sul cellulare.

Clima rovente anche in casa centrodestra, con il botta e risposta a distanza tra Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni sul Pnrr. Alta tensione anche tra Matteo Salvini e Mario Draghi. Dulcis in fundo, il battibecco tra il leader di Forza Italia e il Pd sul gas russo.

Lo scontro Renzi-Conte

Ma a tenere banco sul finire di giornata è la lite tra Renzi e Conte, innescata dalle parole del leader del Movimento 5 stelle. “Renzi parla di vergogna per il reddito di cittadinanza ma se parla di vergogna lui che da senatore prende 500 euro al giorno… non scherziamo. Non si vergogna lui che si è fatto pagare dagli arabi e ha fatto una marchetta sul rinascimento saudita…”, dice l’ex premier da Palermo.

Per poi lanciare l’affondo: “Renzi venga senza scorta a parlare con i cittadini a parlare ed esporre le sue idee. Dica che in Italia non serve un sistema di protezione sociale. Venga a dirlo e non si nasconda”. La replica del leader Iv è durissima: “Ti devi vergognare Giuseppe Conte pensando che qualcuno possa picchiarmi. È incredibile questo modo di fare che inneggia alla violenza, Conte sei un mezzo uomo, abbi il coraggio di fare un confronto civile, questo è un linguaggio da mafioso della politica“.

Sulla vicenda interviene anche Salvini: “È frustrante vedere gli insulti fra Conte e Renzi. Se veramente il signor Conte ha detto ‘vieni qua senza scorta, ne parliamo e vediamo che fine fai’ questo si faceva alle scuole medie dopo la partita di pallone persa. Non mi sembra un modo ragionevole di dialogare”.

Ma la ‘diatriba’ non finisce qui: Renzi rincara la dose, osservando che “non è mai successo nella storia repubblicana che Berlusconi abbia detto a Prodi vieni senza scorta in piazza e ti facciamo vedere noi. È il linguaggio di Trump, lesivo delle istituzioni. Conte istiga alla violenza e all’odio verbale. Io ho decine di minacce di morte sul telefono da persone che dicono ‘ci vediamo domani a Palermo’. Se domani (domenica 18 settembre, ndr) in piazza succede qualcosa io considero responsabile morale e mandante il signor Giuseppe Conte, c’è una deriva trumpiana di Conte, evoca Capitol Hill”.

E Italia viva fa sapere che Renzi ha chiamato la ministra Lamorgese chiedendole “particolare attenzione all’ordine pubblico per l’evento a Palermo”. Il leader M5s si difende negando di aver rivolto a Renzi minacce. “Nessun incitamento alla violenza ma solo un invito a confrontarsi. Istigare alla violenza è contrario al mio credo e ai miei valori“.

E ancora: “Renzi la smetta con le furbizie e non stravolga le cose. L’unica vera minaccia è quella che Renzi rivolge ogni giorno verso chi e’ in gravi difficoltà economiche e non arriva neppure a metà mese”. Infine, per Conte Renzi “sta facendo una battaglia contro i poveri”.

La diatriba sul Pnrr

Mentre i due ‘litiganti’ non se le mandavano certo a dire, è Berlusconi ad accendere la miccia nel centrodestra. L’ex premier giudica “illogico e pericoloso” ridiscutere il Pnrr. Che, invece, e’ una delle principali richieste che da settimane avanza Giorgia Meloni. La cui replica non e’ tranchant ma nemmeno morbida: “Io credo che il Pnrr non sia un tema ideologico. E ridiscuterlo non e’ pericoloso”.

Draghi, Salvini e i politici che parlano con i russi

Anche il leader della Lega è protagonista di un’altra polemica. Ieri il premier Mario Draghi, nella conferenza stampa al termine del Cdm che ha varato il decreto Aiuti ter, ha criticato chi “vuol togliere le sanzioni e parla tutti i giorni di nascosto con i russi”, per poi aggiungere la frase sui “nemici esterni, coi loro pupazzi prezzolati”.

Nessun nome e cognome, ma a molti il riferimento a Salvini è parso palese. Ed è sufficiente una domanda a surriscaldare il clima: “Oltre che parlare di pupazzi spero che Draghi trovi il tempo per trovare altri soldi per aiutare gli italiani a pagare le bollette perché non so se ha capito l’emergenza nazionale a cui stiamo andando incontro”, dice parlando a Milano.

“Non ho tempo di seguire la conferenza stampa, penso sia legittimo non seguire la conferenza stampa di Draghi, almeno non c’è ancora un articolo costituzionale che lo impone”, liquida infine così la questione. Il tutto alla vigilia di quello che domani si preannuncia come lo scontro tra due piazze: a Pontida si riunisce il popolo della Lega, capitanato da Salvini, per il rinnovo del tradizionale appuntamento dopo lo stop imposto dal Covid, mentre a pochi chilometri di distanza, a Monza, Letta riunisce tutti i sindaci dem, per “il giorno della riscossa”.

Berlusconi e il Pd

Sempre Berlusconi è poi protagonista di un singolar tenzone con il Pd. Per il leader azzurro, infatti, se l’Italia si trova in una situazione di crisi energetica e’ colpa dei dem: “Chi ha governato il Paese negli ultimi 11 anni senza aver mai vinto le elezioni? Il Pd. E chi non ha fatto i rigassificatori? Il Pd. E chi ha raddoppiato la dipendenza dal gas russo? Il governo Letta. E allora di chi è la colpa? La colpa è della cultura del no di un certo finto ambientalismo di sinistra”.

Apriti cielo: “Berlusconi, il capo del partito del gas russo in Italia, ricomincia con lo scaricabarile. Nel 2013 c’era la guerra in Libia, il GreenStream che trasporta il gas dalla costa libica fino all’Italia venne chiuso. Quindi si usò più gas russo, che costava di più grazie a chi? A Silvio”, contrattacca Enrico Borghi della segreteria del Nazareno.  

AGI – Mario Draghi vara il decreto legge aiuti ter per 14 miliardi “senza scostamento di bilancio”, procede sui decreti delegati per concorrenza e balneari nonostante il no della Lega, si dice indisponibile a un secondo mandato di Governo, vola ad Ostra per fronteggiare le conseguenze “dell’emergenza cambiamento climatico”, si toglie sassolini dalle scarpe, attaccando Meloni, Salvini e Conte senza nominarli.

A Fdi e Lega Draghi rimprovera implicitamente l’amicizia con Orban: “Noi difendiamo lo Stato di diritto. I nostri alleati sono la Germania e la Francia, che difendono lo stato di diritto. C’è da domandarsi come uno si sceglie i partner? Certamente sulla basa di una comunanza ideologica, ma anche sulla base della tutela degli interessi degli italiani. Bisogna chiedersi chi mi aiuta a proteggere gli italiani meglio? Chi conta di più tra questi partner? Datevi voi le risposte”. 

Per le sanzioni alla Russia Draghi si riferisce a Salvini: “Il governo su questo non condivide” la posizione del leader della Lega, Matteo Salvini. “Le sanzioni funzionano, la propaganda russa ha cercato di dimostrare il contrario ma non è vero, altrimenti non si spiegherebbero i comportamenti recenti di Putin. Bisogna continuare su quel fronte”. Sulle sanzioni alla Russia “all’interno del centrodestra ci sono tanti punti di vista. Quello di Salvini prevale? Non posso dire questo”.

Quella di togliere le sanzioni “è una visione che il governo attuale non condivide, c’è chi parla di nascosto con i russi, chi vuole togliere le sanzioni, ma la maggioranza degli italiani non lo fa e non lo vuole fare. Bisogna continuare sul fronte delle sanzioni” contro la Russia, “questa è la linea politica che il governo ha seguito. E bisogna continuare con il sostegno all’ucraina fino a che non vinca la guerra di liberazionehttps://www.agi.it/politica/news/2022-09-13/ucraina-colloquio-draghi-zelensky-pieno-sostegno-a-kiev-18057578/ perché tale è, da chi ha invaso il suo paese”.

Draghi rende noto che i documenti Usa non riguardano ad oggi finanziamenti russi a partiti e uomini politici italiani. Le fonti sono il Segretario di Stato Blinken e l’intelligence americana. “La democrazia italiana è forte – sottolinea Draghi – non si fa abbattere dai nemici esterni e dai loro pupazzi prezzolati. Non bisogna aver timore di qualunque voce. Negli ultimi 20 anni la Russia ha effettuato una sistematica opera di corruzione in molti paesi europei e negli Stati Uniti, non c’è niente da stupirsi sono cose note”.

L’Ucraina è lo spunto per criticare le posizioni di Giuseppe Conte senza nominarlo: “Non si può votare l’invio delle armi all’Ucraina e poi dire non sono d’accordo, o ancora peggio, inorgoglirsi dell’avanzata ucraina dopo che si è stati contro l’invio delle armi. Si voleva forse che l’Ucraina si difendesse a mani nude? Forse sì”. 

Draghi prosegue: “Nei rapporti internazionali occorre essere trasparenti – ha aggiunto Draghi – ci vuole coerenza nelle posizioni internazionali, non capovolgimenti o giravolte. Questo fa il prestigio internazionlae di un Paese, la coerenza e la trasparenza, senza di queste si indebolisce il Paese al di fuori e si indebolisce anche dentro e viene a mancare quell’atmosfera e quell’ambiente che serve per la crescita”.

Anche la mancata approvazione della delega fiscale è l’occasione per attaccare un partito della maggioranza: “Sulla delega fiscale c’era un accordo con tutte le forze politiche che sarebbe stata votata il 7 settembre. Il governo si impegnava a non scrivere, i decreti delegati fino alla data delle elezioni, il governo ha mantenuto la sua parola, di tutte le forze politiche una non ha mantenuto la sua parola e non l’ha votata ora. Noi abbiamo fatto il possibile per mantenere le promesse, questo non mantenere la parola data non è un metodo di questo governo. C’è differenza tra mantenerla e no”.

Draghi confida che al Senato ci possa essere ancora uno spiraglio per l’appovazione della legge delega fiscale in questo ultimo scorcio di legislatura: “Ne ho parlato con la Presidente Casellati”.

Draghi lascia “ad oggi” un Paese che cresce, “leale con la Ue e con la Nato”. “Chiaramente c’e’ un rallentamento della crescita ma ancora non ci sono sintomi di una recessione“. Le previsioni sulla crescita del Pil italiano indicavano un aumento del 3%, “oggi siamo al 3,4 o 3,5%, mentre l’anno scorso siamo cresciuti al 6,5″%.

Complessivamente gli aiuti contro il caro vita forniti dal governo ammontano a più di 60 miliardi e “non ci sarà alcuno scostamento di bilancio”. Le misure saranno finanziate da maggiori entrate che “sono prodotte dall’aumento del tasso di inflazione e dalla crescita”.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo stato di emergenza per parte dei territori delle province di Ancona e Pesaro. Il primo stanziamento di 5 milioni è “solo l’inizio”.

In visita a Ostra, colpita dall’alluvione, Draghi dice: “Il rischio idrogeologico è diffuso, e quella che era una fragilità che ci portiamo dietro da secoli è diventata una emergenza con il cambiamento climatico: quindi affrontare il rischio idrogeologico significa prevenzione, investimenti, infrastrutture, ma significa anche affrontare il cambiamento climatico. Esiste un problema idrogeologico e il Pnrr lo affronta“.