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Ottimista perché “la pandemia finirà, il vaccino si troverà, l’economia tornerà a correre”, ma anche “amareggiato e arrabbiato” perché “ci stiamo facendo del male da soli”. In un’intervista al Corriere della Sera l’ex ministro della Funzione pubblica dei governi di centrodestra a guida Berlusconi dichiara che “rischiamo di pagare un prezzo spropositato mentre poteva essere l’occasione di un rilancio per Italia e Ue”.

Secondo l’ex ministro di Forza Italia manca un piano mentre “noi chiediamo e proponiamo ma c’è un muro di gomma-“. E si chiede, Brunetta: “Può un Paese che rischia di perdere interi settori della propria economia non avere un’idea complessiva di futuro?”. Secondo l’ex ministro questa “è la responsabilità più grave e del governo” che rischia di farci “morire di incertezza”.

Poi Brunetta afferma: “La crisi è asimmetrica” e sempre con tempistiche diverse “sta colpendo tutti i Paesi allo stesso modo” e perciò “servono tanti bazooka che sparino insieme” oppure la crisi può farsi “asimmetrica e i Paesi più forti ed efficienti ne usciranno prima e meglio, quelli più in difficoltà invece pagheranno il conto per tutti”. E “sarà salatissimo” garantisce l’ex ministro di FI alla funzione pubblica.   

La collaborazione tra il governo e il centrodestra, sollecitata più volte dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non riesce a decollare e segna un nuovo ‘inciampo’ sul decreto ‘Cura Italia’. Malgrado tre riunioni in 36 ore, esecutivo e minoranza non riescono a trovare l’accordo sugli emendamenti al decreto.

Nel corso dell’ultima cabina di regia, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia lamentano la scarsa attenzione del governo davanti alle loro proposte e chiedono di cominciare a votare gli emendamenti ‘segnalati’ in commissione Bilancio al Senato. La riunione della commissione viene rinviata a martedì mattina, con il rischio che la collaborazione salti del tutto, se non si troverà un compromesso nelle prossime ore.

“Non hanno accolto quasi nulla delle nostre proposte, soltanto – a parole – la proposta di uso in deroga dei volontari della Protezione civile”, lamentano fonti di via Bellerio. “Non c’è alcun impegno, su alcuna nostra proposta e non ci dicono nulla dei provvedimenti al vaglio dell’esecutivo. Del decreto Scuola abbiamo appreso dalla tv perché il ministro è andato da Fazio ieri”, attaccano.

“Il governo si sta comportando usando i ‘pieni poteri’ di Orban, ma, diversamente del premier ungherese, senza la legittimazione del Parlamento” è l’accusa, durissima, dei leghisti. Il tema è accelerare e favorire l’approvazione del ‘Cura Italia’, che dovrebbe approdare mercoledì in Aula al Senato. Da giorni – lo ha domandato espressamente anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte – il governo ha chiesto all’opposizione, e ai partiti di maggioranza, di ‘asciugare’ il numero di emendamenti depositati, trasformando quelli meno urgenti in ordini del giorno.

“Solo alcune delle nostre proposte sono state accolte, l’interlocuzione è stata molto blanda”, protestano da FI, “serve l’intervento di Conte: bisogna intestare all’opposizione alcuni emendamenti”. Dall’inizio dell’emergenza, FI chiede “l’uso dei voucher in agricoltura, liquidità per le aziende, la tutela della aziende strategiche italiane, la proroga della Cig e dei congedi parentali”.

“Da giorni lavoriamo alla cabina di regia tra governo e opposizioni per cercare di dare il nostro contributo e migliorare il decreto ‘Cura Italia’, che per noi ha diverse criticità. Purtroppo, finora non c’è stato nulla da fare: la maggioranza è totalmente arroccata sulle sue posizioni”, ha lamentato, dal canto suo, Giorgia Meloni.

Tutti e tre i partiti di opposizione negano di aver fatto ostruzionismo in commissione. “Sono stato lì due ore. Abbiamo chiesto di cominciare a votare subito gli emendamenti segnalati, non ne abbiamo votato neanche uno”, dice Matteo Salvini, che ha voluto seguire i lavori di persona. “Ci chiediamo dove sia la disponibilità” del governo, aggiunge Meloni, “perché non è molto chiaro”.

“A questo punto avremmo potuto dire ‘fate da soli’ e metterci a fare ostruzionismo – prosegue – ma l’Italia non può permettersi tatticismi in questo momento. Fratelli d’Italia ha deciso di ritirare i propri 168 emendamenti e lasciarne solo 20, a cui si aggiungono 6 ordini del giorno. Sono meno di 30 proposte, tutte sensate e serie, come ad esempio quella di utilizzare i percettori di reddito di cittadinanza per portare la spesa agli anziani che non possono muoversi o quella che prevede di rimborsare le famiglie per il pagamento delle rette scolastiche”.

“Noi – conclude la presidente di FdI- chiediamo al governo risposte su queste 26 proposte e poi saranno gli italiani a giudicare”. Il problema è che la collaborazione tra maggioranza e opposizione non è mai decollata, protestano da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Fonti di FI definiscono “disastrose” tutte le ultimi riunioni. “Ieri sera non voleva nemmeno presentarsi Roberto Gualtieri, i nostri capigruppo e rappresentanti economici hanno dovuto minacciare Federico D’Incà di andarsene per farlo venire”, sostengono.

Lunedì mattina “non avevano nemmeno i numeri dello scostamento, cioè la dimensione della ‘mini -manovra’, dunque abbiamo giudicato completamente inutile la discussione: se non sai quanto soldi hai, cosa decidi? Poi si è capito che non è risolto lo scontro interno alla maggioranza su Sace e altro – affermano – Il risultato è che non hanno preso impegni concreti su nessuna delle proposte dell’opposizione”.  

“Non possiamo immaginare mesi e mesi con un blocco come quello di oggi. Pensiamo subito a come organizzare il dopo. La politica deve sapere governare gli eventi, non subirli. Programmiamo ora la ripartenza”. In un’intervista a la Repubblica la ministra delle Pari opportunità e della Famiglia Elena Bonetti, renziana, dice anche che “non è pensabile il lockdown indeterminato dopo il 13 aprile” perciò invita a studiare subito “con quali regole, con quale gradualità, con quali dispositivi di sicurezza riprenderemo”. “non pensiamoci dopo – scandisce – pensiamoci ora. E diamo una prospettiva di speranza”.

Da parte sua la ministra è pronta a varare un pacchetto di misure concrete da sottoporre al governo che hanno come caposaldo “l’investimento per le famiglie, con l’assegno universale straordinario per tutti i figli almeno fino a 14 anni” e “l’allungamento dei giorni di congedo parentale. Sono 15 giorni fino ad ora – dice Bonetti – ma con il prolungamento della chiusura delle scuole, vanno aumentati in proporzione”.

L’assegno straordinario per i figli dovrebbe ammontare nel complesso a 5 miliardi di stanziamento nel decreto di aprile ma la ministra Bonetti dichiara che “stiamo facendo i conti” in quanto “sono risorse importanti. E sono a debito” ciò “significa che a pagarle saranno i nostri figli” quindi “noi stiamo ipotecando il loro futuro e perciò i nostri figli, bambini e adolescenti, devono essere protagonisti della nostra attenzione politica”.

Famiglie e imprese: sono questi i due pilastri che sorreggeranno tutto il decreto di aprile che il Consiglio dei Ministri dovrebbe varare fra domani e lunedì con l’obiettivo di dare ossigeno a imprenditori e lavoratori piegati dall’emergenza coronavirus. Il cuore del decreto saranno i finanziamenti per garantire i prestiti delle banche alle imprese: circa 10 miliardi in grado di iniettare nel sistema economico 200 miliardi di euro.

Una mossa che vede tutti d’accordo anche se oggi sono circolate voci su un presunto braccio di ferro fra il Partito Democratico e Italia Viva, avente per oggetto la quota del prestito da garantire. “Non c’è nessun braccio di ferro sulla quota di garanzia per i prestiti alle imprese. Il Pd lavora per assicurare alle imprese liquidità nel più breve tempo possibile”, sottolineano pero’ fonti del Pd. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha infatti spiegato in una intervista che “la nostra proposta ha come punto centrale il fatto che lo Stato dia alle banche la garanzia al cento per cento e le banche automaticamente bonifichino sul conto corrente delle partite Iva, tutte, purché siano piccole e medie, sotto i 40-50 milioni di euro, fino all’equivalente del 25% del fatturato dello scorso anno”. Interpellato dall’AGI, il responsabile economico del Partito Democratico, Emanuele Felice, ha sottolineato di voler “portare oltre il 90 per cento, verso il 95 per cento” la garanzia dello Stato alle banche, “e su questo lavoreremo anche perché le banche non ostacolino questa liquidità”.

Alle imprese guarda anche il provvedimento sulla golden power per le realtà italiane più ‘appetibili’ dai mercati esteri. Se il leader della Lega, Matteo Salvini, dice di aver chiesto al governo “di approvare la Golden Power, cioè che l’Italia possa dire no alla possibilità di acquistare da parte straniera”, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, spiega che la norma è già pronta e sarà approvata nel primo provvedimento utile: “L’emergenza Coronavirus non metterà a rischio il nostro patrimonio produttivo e industriale”, aggiunge Fraccaro. E il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, precisa che varrà anche per le piccole e medie imprese e avrà effetto anche per i tentativi di acquisizione provenienti dall’area euro.

Una scelta, quella del governo, che raccoglie il plauso pressochè unanime delle forze politiche, da Giorgia Meloni al Partito Democratico. Forze politiche concordi anche sulla necessità di prevedere l’estensione del Reddito di cittadinanza, seppure declinato in maniera diversa da partito a partito. Matteo Renzi e Matteo Salvini, ad esempio, vorrebbero evitare l’effetto “paghetta”, ovvero che la misura messa in campo dalla ministra del Welfare, Nunzia Catalfo, inneschi meccanismi assistenzialisti. Per questo il leader di Italia Viva chiede che l’applicazione della misura sia ben delimitata nel tempo e nella scelta dei percettori. Il Partito Democratico, sottoscrivendo la proposta, suggerisce di far scadere il provvedimento ad agosto.

Complessivamente, il pacchetto lavoro varrà circa 15 miliardi e, oltre al Reddito di Emergenza, prevede l’ampliamento della Cassa Integrazione (che ora copre solo 9 settimane); aumentare e prorogare l’indennità per gli autonomi da 600 a 800 euro, fino al mese di maggio. 

E’ presto per fare previsioni sull’inizio della fase 2 dell’emergenza Coronavirus, quella che dovrebbe vedere la riapertura di alcune attività. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lo va ripetendo da giorni, rimettendosi ai dati forniti dalla comunità scientifica. Angelo Borrelli segue la stessa linea e, nel corso di una intervista, spiega: “Se si riaprirà il 16 maggio? Se l’andamento non cambia, potrebbe essere come potrebbe essere prima o dopo. Il Primo Maggio? Non penso che per quella data questa situazione sarà passata”.

Le parole di Borrelli

Parole inattese da chi è chiamato a gestire la macchina organizzativa messa a disposizione del governo. Le polemiche esplodono immediatamente, dall’opposizione ci si chiede se spetti a Borrelli fare annunci di questo tipo e se tali annunci siano stati concordati con Palazzo Chigi. Ogni parola, in questo momento, pesa come un macigno e poco importa se Borrelli, nel corso della stessa intervista, precisa che tutto “dipende dai dati” e che se la curva epidemiologica sarà incoraggiante si potrebbe riprendere prima.

Scatta l’allarme nella maggioranza

Nei quartier generali dei partiti di maggioranza scatta l’allerta. “Informazioni del genere dovrebbero darle solo Conte e Speranza e, anche in quel caso, sarebbero da concordare con il comitato tecnico scientifico”, viene sottolineato da fonti parlamentari. Si evita con cura di commentare ‘in chiaro’, ma il malumore per la nuova uscita di Borrelli è palpabile. Perchè si tratta del secondo “incidente” in cui è incorso il numero uno della Protezione Civile: il 23 marzo una intervista a Repubblica fece andare su tutte le furie le forze di maggioranza a cominciare dal Pd. I dem, con il responsabile dell’organizzazione Stefano Vaccari, attaccarono duramente: “In emergenza, chi è a capo della catena di comando deve fare e parlare il meno possibile”.

La marcia indietro del Commissario

Riserve che emergono anche in questa occasione tanto che, qualche ora dopo la sua intervista, il capo della protezione civile torna sull’argomento: ​”Il presidente Conte ha parlato chiaro, al momento le misure dureranno fino al 13 aprile, solo successivamente il governo, sentito il Comitato tecnico scientifico, deciderà come procedere”.

Se dalla maggioranza l’indicazione è di tenere un profilo basso sulla vicenda, nell’opposizione è Forza Italia a passare all’attacco chiedendo al governo di fare chiarezza: ​di “ennesimo infarto informativo” parla il portavoce dei gruppi di Forza Italia, Giorgio Mulé: “Dire senza mezzi termini, smentendo peraltro il presidente Conte, che il lockdown andrà avanti oltre il 1 maggio con possibile riapertura delle attività quotidiane dal 16 maggio è intollerabile per modi, toni e superficialità delle comunicazioni date”.

Per Mara Carfagna ci si trova davanti a “un intollerabile balletto sulle riaperture” mentre la senatrice azzurra, Licia Ronzulli, invita il premier Giuseppe Conte e Borrelli a parlarsi. Giorgia Meloni sceglie invece un profilo istituzionale: ​”Chiedo al governo responsabilità, perché non si riesce da avere un’informazione chiara e sono troppe le voci a parlare. Proponemmo un Commissario unico perché ci sarebbe stata una sola persona a parlare. Qualcuno che non avesse il problema del consenso”. 

La posizione degli scienziati

Assieme ai partiti, anche gli scienziati intervengono nel dibattito su una possibile riprese delle attività. “Le date per la proroga piuttosto che l’allentamento delle misure di distanziamento sociale spettano solo e unicamente al decisore politico”, dice il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli: “Quindi saranno loro a dare queste indicazioni, sicuramente anche dopo un confronto con noi, all’intero Paese. Questo va detto chiaramente”.

E il presidente dell’istituto, Silvio Brusaferro, sottolinea: “noi facciamo parte del comitato tecnico scientifico, continuiamo a fornire informazioni e conoscenze scientifiche. Abbiamo lavorato con dei dati e trasferito raccomandazioni, dopo di che il governo ha deciso di adottare provvedimenti di lockdown a livello nazionale”. 

“Cara Ursula…”. Con una lettera a la Repubblica nella quale scrive di aver “apprezzato il sentimento di vicinanza e condivisione che ha ispirato le parole con cui ieri ti sei rivolta alla nostra comunità nazionale e, in particolare, al nostro personale sanitario”, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte risponde all’intervento di ieri sulle stesse colonne della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Nel suo scritto il premier afferma che le parole di von del Leyen travalicano i confini nazionali e pongono la riflessione oggi più urgente, e cioè di “cosa è disposta a fare l’Europa non per l’Italia, ma per se stessa”. Ovvero, di come l’emergenza che stiamo vivendo “richieda una risposta straordinaria, poiché la natura e le caratteristiche della crisi in corso sono tali da mettere a repentaglio l’esistenza stessa della casa comune europea”.

Non abbiamo scelta, dice Conte,la sfida è questa: “Siamo chiamati a compiere un salto di qualità che ci qualifichi come ‘unione’ da un punto di vista politico e sociale, prima ancora che economico”. Una ricetta che, per reggere questa sfida epocale, “non può essere affidata ai soli manuali di economia” ma “deve essere la solidarietà l’inchiostro con cui scrivere questa pagina di storia” dichiara il premier. 

Ma “la solidarietà europea, come hai tu stessa ricordato – chiosa Conte – nei primi giorni di questa crisi non si è avvertita e ora non c’è altro tempo da perdere”. E adesso, invece, “accogliamo con favore la proposta della Commissione europea di sostenere, attraverso il piano “Sure” da 100 miliardi di euro, i costi che i governi nazionali affronteranno per finanziare il reddito di quanti si trovano temporaneamente senza lavoro in questa fase difficile”.

Una iniziativa che il premier italiano definisce “positiva” in quanto “consentirebbe di emettere obbligazioni europee per un importo massimo di 100 miliardi di euro, a fronte di garanzie statali intorno ai 25 miliardi di euro” anche se “le risorse necessarie sono molte di più” per tutte le necessità del caso, come “sostenere i nostri sistemi sanitari, per garantire liquidità in tempi brevi a centinaia di migliaia di piccole e medie imprese, per mettere in sicurezza occupazione e redditi dei lavoratori autonomi”.

“E questo non vale certo solo per l’Italia. Per questo occorre andare oltre” precisa Conte nella sua lettera alla von der Leyen, dicendole che nei giorni scorsi ha lanciato la proposta di un’European Recovery and Reinvestment Plan, un progetto che lo stesso premier definisce “coraggioso e ambizioso” ma che richiede “un supporto finanziario condiviso e, pertanto, ha bisogno di strumenti innovativi come gli European Recovery Bond”, ovvero dei titoli di Stato europei “che siano utili a finanziare gli sforzi straordinari che l’Europa dovrà mettere in campo per ricostruire il suo tessuto sociale ed economico”.

Titoli, specifica Conte, che “non sono in alcun modo volti a condividere il debito che ognuno dei nostri Paesi ha ereditato dal passato, e nemmeno a far sì che i cittadini di alcuni Paesi abbiano a pagare anche un solo euro per il debito futuro di altri”, ma che invece possano “sfruttare a pieno la vera ‘potenza di fuoco’ della famiglia europea di cui siamo parte” per dare vita a un grande programma comune e condiviso “di sostegno e di rilancio della nostra economia, e per assicurare un futuro degno alle famiglie, alle imprese, ai lavoratori, e a tutti i nostri figli”.

Poi un accenno al Mes, ritenuto da Conte uno degli strumenti “totalmente inadeguati” rispetto agli “scopi da perseguire, considerato che siamo di fronte a uno shock epocale a carattere simmetrico, che non dipende dai comportamenti di singoli Stati” mentre “è il momento di mostrare più ambizione, più unità e più coraggio” di fronte a una tempesta come il Covid-19 che riguarda tutti. Quindi ciò che serve non è “un salvagente per l’Italia” ma “una scialuppa di salvataggio solida, europea, che conduca i nostri Paesi uniti al riparo”.

L’atteggiamento che ha assunto il governo è stato: no a fughe in avanti, ma no anche a impauriti conservatorismi” anche perché “dobbiamo sapere che il modo che sceglieremo per uscire dall’emergenza determinerà la qualità della vita degli italiani per i prossimi 10 anni”. Lo sostiene la ministra dei Trasporti e Infrastrutture Paola De Micheli in un’intervista al Corriere della Sera nella quale dice che dopo il consiglio europeo di quindici giorni fa “fra noi ministri dei trasporti dei paesi più grandi, ma anche più colpiti” — Italia, Francia, Germania e Spagna — “abbiamo deciso di costruire un percorso comune” tanto che “nel nostro documento alla Commissione europea chiediamo contributi diretti per il settore del trasporto”.

De Micheli ritiene che questa iniziativa “sia un segnale positivo, in controtendenza rispetto alle discussioni sull’Europa”. Così, dopo la decisione del governo di chiudere alcune attività produttive, però “abbiamo scelto che rimanessero aperti cantieri strategici” come strade, gallerie e ponti, dice la ministra, e ora “abbiamo l’esigenza di inserire anche i cantieri sul dissesto idrogeologico per prepararci all’autunno”. In tutti questi settori, assicura De Micheli “vanno applicate le linee guida per la sicurezza sanitaria dei lavoratori e nel Cura Italia c’è la copertura giuridica per le imprese che hanno cantieri chiusi per Covid-19”. 

Poi la ministra aggiunge: “Abbiamo anticipato un miliardo e 600 milioni alle aziende che fanno trasporto pubblico locale, del fondo TPL. Lunedì abbiamo sbloccato 400 milioni per sostituire i bus che circolano nelle nostre città con mezzi più ecologici”, cosicché “nonostante la quarantena del ministro e di tanti suoi collaboratori continuiamo a lavorare sia sull’emergenza che sull’ordinaria amministrazione” assicura De Micheli.

Il governo sta lavorando a un decreto per garantire liquidità alle imprese, colpite dalle chiusure disposte per l’emergenza coronavirus. E’ quanto ha spiegato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, incontrando i partiti di opposizione. “Siamo al lavoro per anticipare in un decreto-legge, da adottare subito, le misure piu’ urgenti per dare liquidita’ alle imprese. Avvertiamo tutta l’urgenza di intervenire prima possibile”, ha affermato il premier. Le misure saranno inserite in un provvedimento ad hoc e non nel decreto aprile. 

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha avuto una “lunga e amichevole conversazione” con il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Lo annuncia il premier su Twitter. “Sono molto grato per la solidarietà e il sostegno degli amici americani. Continuiamo a lavorare insieme per vincere questa difficile sfida”.  

Long and friendly conversation with President @realDonaldTrump. Very grateful for the solidarity and support from American friends. Let’s keep on working together to win this hard challenge

— Giuseppe Conte (@GiuseppeConteIT)
March 30, 2020

“Siamo in guerra e in guerra ci si stringe intorno a chi ha la responsabilità di decidere”. In un’intervista al quotidiano la Repubblica il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi spiega che come partito e centrodestra “siamo e rimarremo all’opposizione del governo Conte, verso il quale non posso che ribadire le critiche che abbiamo mosso fin dal giorno del suo insediamento” pur tuttavia “collaborare non significa venire informati delle decisioni prese, significa lavorare insieme per costruire delle decisioni migliori” e, dunque, per questo, al posto del premier Conte – dice il leader di FI – “avrei fatto appello in modo esplicito, in Parlamento, all’opposizione e ai suoi componenti più esperti per collaborare nell’emergenza”. 

Quanto al governo che destina nuove risorse per buoni spesa e per le famiglie, Berlusconi ritiene l’intervento “assolutamente insufficiente” in quanto “molte persone soprattutto nel Mezzogiorno rischiano di trovarsi davvero alla fame e il problema non si risolve con un contributo di appena 400 milioni£ e non manca di ricordare che “stanno operando meglio i governatori di centrodestra al Sud”. Quindi Berlusconi si appella nuovamente all’Europa e al senso di solidarietà, sottolineando che “questa emergenza sanitaria ed economica riguarda tutti: o la supereremo insieme o sarà un disastro per tutti” e si augura che “le classi dirigenti se ne rendano conto”.

Infine, una riflessione sull’ex presidente della Bce, Mario Draghi, che Berlusconi ricorda di essere stato lui a volere “prima alla guida della Banca d’Italia” e poi a quella della banca europea “pur contro il parere della Germania, perché sapevo – aggiunge – che avrebbe agito responsabilmente, con rigore ma anche con flessibilità, usando tutti gli strumenti necessari per contrastare le situazioni di cris”i. E dice di essere convinto che “anche ora la sua competenza e la sua autorevolezza sarebbero molto utili per attenuare gli effetti minacciosi della recessione e far ripartire l’Italia”.