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AGI – L’invio di armi all’Ucraina è in linea con quanto deliberato dal Parlamento. Con uno scarno comunicato, il Comitato per la Sicurezza della Repubblica conferma che la linea del governo coincide con quella delle Camere. Nessuna ‘fuga in avanti’, dunque, come temono quelle forze politiche che chiedono al presidente del Consiglio di riferire in Parlamento e di poter votare sul nuovo invio di aiuti militari.

Una possibilità rispetto alla quale nemmeno il Partito Democratico farebbe le barricate: “Non abbiamo mai paura del voto, la discussione è sana”, dirà oggi Letta alla direzione nazionale del Pd. L’ipotesi di un nuovo voto, tuttavia, sembra farsi più lontana dopo il faccia a faccia tra Mario Draghi e Matteo Salvini.

Il leghista, assieme ai Cinque Stelle, guidava il fronte trasversale di chi voleva un pronunciamento delle Camere, ma uscendo da Palazzo Chigi spiega che “mandare aiuti militari inizialmente era giusto, ora sono convinto che allontani la pace”. Nonostante questo, Salvini spiega che un nuovo voto non è all’ordine del giorno: “Non mi sembra siano previsti voti”.

I dubbi nel centrodestra, insomma, sono tutt’altro che dissipati, come dimostrano anche le parole di Silvio Berlusconi: “Adesso, dopo le armi leggere, mandiamo cannoni e armi pesanti. Siamo in guerra anche noi“, dice, con malcelato sconforto, il Cavaliere durante una iniziativa di Forza Italia.

Tuttavia un voto in Aula – questo il timore che si fa strada fra i leader dei diversi schieramenti della maggioranza – rischierebbe di mettere in seria difficoltà il governo, con il rischio di aprire una crisi. A chiedere il voto in Aula, dunque, rimane Giuseppe Conte, almeno per il momento. Ma il timore del voto anticipato è quanto mai vivo nei parlamentari pentastellati, molti dei quali vedono la rielezione come un miraggio, complice soprattutto il taglio dei parlamentari che scatterà con la prossima legislatura.

Al di là delle posizioni dei leader, infatti, in Parlamento i ‘critici’ rispetto alla linea del governo non mancano. Nemmeno a sinistra. “Non basta l’informativa di Draghi giovedì, serve un nuovo voto del Parlamento anche perché lo scenario è cambiato, e di molto“, sottolinea il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, che si sofferma anche su un altro nodo delicato: l’allargamento dell’Alleanza Atlantica a Finlandia e Svezia.

“Allargare la Nato vuol dire aumentare il livello di scontro internazionale: per questo il governo italiano non dovrebbe sostenere questa posizione”, aggiunge Fratoianni. Al contrario: il governo italiano è pronto ad accogliere a braccia aperte Finlandia e Svezia nell’Allenza.

“La collega svedese Ann Linde mi ha appena comunicato che il suo Paese ha depositato la richiesta di adesione alla Nato. Mi sono congratulato e ho assicurato il supporto dell’Italia. Avanti sempre più uniti”, spiega il ministro degli Esteri. Non ugualmente entusiasta il presidente turco, Recep Erdogan che ha parlato di “posizioni ambigue” dei due paesi riguardo a quelli che, per Ankara, sono organizzazioni terroristiche, ovvero la Curda Pkk e la siriana Ypg.

Di Maio minimizza: “Ho ascoltato, nei due giorni a Berlino, nella riunione informale dei ministri degli Esteri della Nato, parole da parte della Turchia molto ragionevoli, aperte al dialogo e a trovare una soluzione. Quindi io non credo assolutamente che la Turchia fermerà l’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato”.

Una linea ‘sposata’ dal segretario del Pd invita a tener la barra dritta perché, spiega Letta, “siamo a un bivio drammatico della storia contemporanea: dilemmi su vita e morte, libertà e oppressione, democrazia e autoritarismo”. Dal Pd, dunque, “sostegno massimo alla linea Draghi-Guerini-Di Maio. Legittimo l’esercizio del dubbio”, dirà il leader dem alla direzione di martedì, “ma il Pd ha una classe dirigente adulta che ha saputo stringersi intorno alla posizione più giusta anche se a rischio impopolarità”.

AGI – Le polemiche dopo i nuovi incarichi assegnati in Forza Italia e lo scontro sulla giustizia. Sono questi i temi in primo piano sulle pagine di politica dei quotidiani in edicola oggi.

LA REPUBBLICA: Chiuse le liste per le Amministrative, nei Comuni va in scena il test sulla tenuta delle coalizioni. Il centrodestra ricuce l’alleanza in 21 delle 26 città capoluogo al voto. Il campo largo del centrosinistra si restringe: rinsalda l’intesa Pd-M5s nei centri più grandi ma senza attrarre il centro che si presenta in ordine sparso. Lo scontro sulla giustizia, oggi sciopero delle toghe. Caso Davigo, Ermini querela Renzi. La replica: “Eletto col sistema Palamara”. Bersani: “In autunno una convention dei progressisti”. I 5S: “Un nuovo partito con Articolo 1 è fantasia”. Intervista al ministro della Salute, Speranza: “Altri medici e un miliardo alle Regioni per tagliare le liste d’attesa”.

LA STAMPA: Conta rinviata sulle armi. Giovedì Draghi in Aula, M5s non forzerà il voto. Di Maio: noi responsabili. Il confronto slitta a fine mese prima del Consiglio europeo sulla Difesa. Intervista al presidente del Copasir, Urso: “Le forniture restino segrete, in gioco la sicurezza del Paese”. Faida Forza Italia. La nomina di Ronzulli in Lombardia divide il partito. Parla la senatrice: “Stupita dalle critiche di Gelmini, con i ministri diversità di vedute”.

IL GIORNALE: Il conflitto e la politica. La maggioranza si spacca sulla guerra e sulla Nato, cresce l’asse Salvini-Conte. Intervista al sottosegretario Mulè: “Le minacce grilline pericolo per il governo. Non oso pensare la Lega come vassalla di Mosca”. Guai rossi: giustizia, a sinistra volano gli stracci. Ermini (Csm) denuncia Renzi per il suo libro. Tensione tra magistrati per lo sciopero flop di oggi. Comunali, depositate le liste. Stenta il campo largo Pd-M5s. Il caso Ronzulli agita FI, l’ok di Tajani, il no di Gelmini. Polemiche sulla nomina della senatrice in Lombardia, Salini non ci sta.

IL TEMPO: Conte sfida Gualtieri. Pronto un emendamento contro la nomina del sindaco a commissario per i rifiuti. Così l’M5s vuole bloccare la realizzazione a Roma del termovalorizzatore. E giovedì in Parlamento la resa dei conti con Draghi sulle armi da inviare a Kiev.

LIBERO: Le canzonette uniscono l’Ue. La guerra a Putin si fa con il televoto. Ancora divisi su invio di armi e sanzioni, gli europei si mettono d’accordo solo sull’Eurovision: un plebiscito fa vincere l’Ucraina. Resa dei conti azzurra: Forza Italia va allo scontro finale. La nomina della Ronzulli a coordinatrice della Lombardia è solo il primo passo dell’attacco del cerchio magico all’ala governista. Intervista al vicesegretario del Carroccio, Fontana: “La Lega non è diventata pacifista”.

LA NAZIONE: La ministra contro la senatrice. Forza Italia lacerata dalla faida rosa. L’attacco di Gelmini sulla nomina di Licia Ronzulli a coordinatrice della Lombardia.

IL SOLE 24 ORE: Guerra e caro vita. Bonus da 200 euro, bollette, carburanti: gli aiuti alle famiglie. Datori di lavoro e Inps in campo per l’indennità automatica a luglio. Iva e accise tra le misure anti rincari. 

AGI – L’ombra di una crisi di governo aleggia sempre più cupa su Mario Draghi e i suoi ministri, complice la lunga serie di strappi e distinguo del Movimento 5 Stelle sulla questione delle armi da inviare in Ucraina, e non solo.

Ma se Giuseppe Conte e i suoi continuano a chiedere un voto e una discussione in Parlamento, giovedì il presidente del Consiglio si presenterà in Parlamento per riferire sullo stato dell’arte della crisi Ucraina, anche alla luce della fitta interlocuzione fra il premier e i partner internazionali.

Lo farà con la formula dell’informativa che non prevede voto né discussione fra i gruppi parlamentari. Se il M5s vorrà mettere al voto la linea del governo, quindi, occorrerà presentare una mozione, discuterla in conferenza dei capigruppo, calendarizzarla. Tempi lunghi. Il che, da una parte, potrebbe essere un vantaggio per il governo, che potrà prendere tempo sperando che la strada diplomatica alla soluzione della crisi finirà per essere quella battuta dai contendenti in campo.

Dall’altra, però, potrebbe allungare la scia di scontri e polemiche interne alla maggioranza, logorando il governo negli ultimi mesi di legislatura, quelli più delicati per una serie di dossier, a cominciare dal Pnrr e dalle riforme.

Per questa ragione il segretario dem tenta di raffreddare gli animi. “Io per quello in cui credo, per il modo di essere del mio partito, l’ultima cosa che temo è andare in Parlamento. Ci saremo giovedì prossimo, ascolteremo Draghi, interverremo. Ci saranno passaggi che richiedono dei voti? Li faremo”.

Arrivando a Sorrento per partecipare al Forum organizzato da Mara Carfagna, Enrico Letta appare sicuro sulla tenuta dell’esecutivo. “Non ho nessun dubbio che questo governo arriverà alla fine naturale della legislatura e che sia l’ultimo governo della stessa“, scandisce Letta con una rassicurazione che suona anche come un avvertimento. Come a dire: nessuno pensi di approfittarne per strappare un rimpasto e accontentare chi, all’interno dei partiti, reclama ruoli di primo piano. Insomma, se cade Draghi si va al voto, con tutto ciò che ne consegue per chi aspira a essere ricandidato in un parlamento a ranghi ridotti per il taglio dei parlamentari.

“Se ci fosse una crisi ora si andrebbe alle urne”, sottolinea Letta: “Ma arriveremo fino alla fine perché il Paese ha bisogno delle riforme chieste per il Pnrr, le abbiamo promesse”. Una linea che contrasta con i continui distinguo di Conte e dei suoi. Anche oggi, il presidente del M5s non ha mancato d’inviare un segnale al governo: “C’è’ una misura a me molto cara per il Mezzogiorno, da rendere strutturale, che invece è in scadenza: la decontribuzione per il Sud. Vorrei sapere il governo cosa ne pensa”.

Parole che sembrano rimarcare una distanza fra M5s ed esecutivo. Da parte del segretario Pd, gli ‘strappi’ di Conte e del M5s sono derubricati a “discussioni naturali in una fase di dibattito forte. Non sono minimamente infastidito da questo”, aggiunge Letta.

Nonostante questo, tuttavia, dal Nazareno viene segnalato che “rimangono tesi i rapporti con il M5s, anche dopo il duro confronto” fra Letta e Conte di pochi giorni fa. Letta, in ogni caso, è fermamente intenzionato a tenere il punto. E cioè: “Sostegno al popolo ucraino”, da parte del governo, come fatto finora. Dal Pd, infatti, spiegano che “se oggi si parla di negoziati è perché il popolo ucraino ha resistito anche quando i carri armati russi erano a trenta chilometri dalla capitale ucraina”.

Rimane la convinzione, in Letta, che alla fine si troverà “unità d’intenti” all’interno della maggioranza: “Io penso che sia un momento in cui qualunque governo e maggioranza vivrebbe delle tensioni, con il conflitto in corso dopo una pandemia, con effetti drammatici su economia. Sta a ciascuno di noi fare la sua parte per superarle. L’Italia ha una forte unità, mi sento di fare un appello perché questa forte unità delle forze politiche continui, con l’Italia protagonista nella ricerca della pace”. 

AGI – La “tregua” fra Ucraina e Russia è la parola chiave che, anche in Italia, campeggia sui giornali, dopo l’incontro fra il premier, Mario Draghi, e il presidente Usa, Joe Biden, mentre il terzo decreto sull’emergenza guerra arriva sulla gazzetta ufficiale.

Intanto restano le tensioni nella maggioranza sull’invio delle armi a Kiev con il leader M5s Giuseppe Conte che pungola l’Esecutivo e rivendica la presidenza della commissione Esteri del Senato, dopo la ‘cacciata’ di Vito Petrocelli, e il segretario del Pd, Enrico Letta, che chiede a tutti di “pesare” le parole.

Ieri palazzo Chigi ha reso noto che mercoledì Mario Draghi incontrerà la premier finlandese Sanna Marin.

Intanto, la guerra in Ucraina sta cambiando la geografia della Ue, della Nato e degli approvvigionamenti energetici.

Le spinte vedono la Svezia e la Finlandia bussare concretamente alle porte della Nato; Kiev, Georgia e i Paesi balcanici vorrebbero avvicinarsi alla Ue; l’Italia e, più in generale l’Europa, vorrebbero ridurre la propria dipendenza dal gas russo.

L’agenda internazionale del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, si muove su queste tre direttrici: mercoledì 18 a palazzo Chigi ci sarà l’incontro con la giovane premier socialista finlandese, Sanna Marin. Il vertice della Nato sarà a Madrid il 29 e 30 giugno.

La prospettiva Unione Europea può essere la chiave di lettura degli incontri che Draghi avrà il 23 maggio a Roma con il premier bulgaro Petkov, il 24 maggio, sempre a Roma, con il premier della Macedonia del Nord Kovachevski, il 7 giugno a Roma con la Presidente della Georgia Zourabichvili (sono in netto miglioramento anche le relazioni tra Nato e Georgia).

I Consigli europei si terranno a Bruxelles il 30 e 31 maggio (i temi saranno l’energia, l’Ucraina e la difesa comune) e il 23-24 giugno.

La questione del gas dal Nordafrica verso l’Italia e l’Europa sarà al centro della visita di Stato che il Presidente algerino Abdelmadjid Tebboune farà a Roma il 26 maggio (in agenda l’incontro con il premier italiano Draghi).

Il G7 2022 si svolgerà in Germania, a Elmau, dal 26 al 28 giugno. “L’Italia intende continuare a essere in prima linea per costruire un futuro di pace e di prosperità in tutta la regione mediterranea”.

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha incontrato il collega Ucraino, Dmytro Kuleba, a margine della riunione dei ministri degli Esteri del G7.

“L’Italia supporta l’Ucraina e continua a impegnarsi per dare linfa a un percorso diplomatico per raggiungere una pace duratura”, ha scritto Di Maio su Twitter. “L’Italia sostiene l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue”, ha concluso il ministro. 

AGI – Il pressing del leader del M5s Conte per lo stop all’invio delle armi all’Ucraina e l’attacco hacker all’Italia. Sono questi i temi in primo piano sulle pagine di politica dei quotidiani in edicola oggi.

CORRIERE DELLA SERA: Draghi, lavorare per la pace. Conte attacca Palazzo Chigi. Il premier ai ministri: Biden dovrebbe chiamare Putin. Pronto il terzo decreto sulle armi da mandare a Kiev. Il capo M5s: ci vuole un voto, manca il mandato politico. La Russia taglia e il gas risale. Sì alla fiducia sul decreto Bollette. Intervista al presidente del Copasir, Urso: “Al premier i poteri contro gli attacchi hacker, sono atti terroristici”. Fuoco amico (e non solo): per il dopo Petrocelli salta la nomina di Ferrara, il M5s “anti americano”.

LA REPUBBLICA: Draghi, “Biden chiami Putin, tutti al tavolo per la pace”. Conte scatenato contro il premier, l’alleanza Pd-M5s sempre piu’ a rischio. Il Copasir a Fuortes: “Allarme fake news in tv, ospiti russi legati al Cremlino”.

LA STAMPA: Attacco a Draghi. Conte: “Basta armi, il governo non ha mandato politico”. L’ira di Letta: con Italia e Ue divisi si fa il gioco di Putin. Renzi accusa il capo del M5s: “Ha aumentato le spese militari piu’ di tutti gli altri leader”. Intervista al ministro Brunetta: “Il voto in autunno, roba da Italietta. Un chiarimento? Sì ma solo tra i 5S”.

IL GIORNALE: M5s, Conte non si conta. Poche liste alle Comunali per evitare la disfatta. Movimento in difficolta’ anche sui candidati. Giarrusso: “Nessuno vuole venire con noi”.

IL MESSAGGERO: Hacker, la strategia contro l’Italia, nascondere i conti degli oligarchi. Allarme per i server delle banche. I punti deboli degli apparati pubblici. L’inchiesta sul blitz che ha oscurato i siti web di Difesa, Iss, Senato e Aci. Crollano i nati, nel 2050 saremo 5 milioni in meno. Parla la ministra Bonetti: “Bisogna ridare speranza al Paese, ora acceleriamo con il Family Act”.

IL FATTO QUOTIDIANO: Draghi, altro che pace. Ora invia le armi pesanti. Ventiquattro ore dopo la visita in Usa, pronto il decreto interministeriale.

IL TEMPO: Asse Salvini-Conte, basta armi. Il futuro del centrodestra, Musumeci lancia il patto della granita: “Salvini e Meloni si vedano in Sicilia”.

LIBERO: Le armi a salve dell’Italia. A Kiev diamo poco: piu’ tecnologia che mitragliatrici. Conte minaccia la crisi per niente. Zelensky va da Vespa e sfida ancora Mosca: “Non rinunceremo mai alla Crimea”. Intanto spuntano altre tasse: salta il limite alle aliquote Irpef comunali.

IL FOGLIO: Oltre la gnagnera da talk c’è di più. Perchè l’Italia sul sostegno all’Ucraina è un buon modello per l’Europa. Differenze tra fatti, voti e parole.

IL SOLE 24 ORE: Italia, obiettivo 500mila nascite. L’allarme demografico, Blangiardo (Istat): “Rischio di avere 5 milioni di italiani in meno nel 2050”. In vigore il Family act: ora due anni per attuarlo e per recuperare le risorse. Borse ancora in calo. Fuga dal bitcoin: sfumano 200 miliardi. 

AGI – I fari dei giornali di oggi sono sempre puntati sul viaggio del premier Mario Draghi negli Stati Uniti.

Corriere della Sera

“Draghi: Putin non è invincibile”. “Ma tutti – aggiunge il quotidiano di via Solferino riportando le parole del presidente del Consiglio nella conferenza stampa che ha tenuto all’ambasciata italiana a Washington – cerchino la pace, Russia e Stati Uniti si parlino. Tetto al prezzo del gas”.

la Repubblica

“La via diplomatica”. “Draghi cerca l’appoggio di Biden sulla linea europea: negoziare la tregua con Mosca”. Repubblica si concentra anche sulle fibrillazioni in politica interna. Con la posizione M5s sulla guerra in Ucraina che divide l’ex fronte rosso-giallo. “Conte non desiste: il voto in Aula è doveroso”. Al presidente pentastellato replica il sindaco di Firenze Nardella che in un’intervista rimarca: “Basta veti o niente alleanze con il Pd”.

La Stampa

“Draghi agli Usa: un tavolo per la pace”. “La Russia non è più Golia, lavoriamo al cessate il cuoco”. Carlo Cottarelli evoca le urne: “Coalizione fragile, meglio andare al voto anticipato”. Il Sole 24 ore riporta in prima pagina la notizia dell’attacco di hacker russi ai siti italiani di Senato e Difesa.

Il Messaggero

“Draghi: Putin non è imbattibile”. “La pace non può essere imposta all’Ucraina, ma si torni a trattare”.

Il Sole 24 Ore

“Draghi: cercare la pace voluta dall’Ucraina, non imposta da altri”.

Avvenire

“Per una pace non imposta. Draghi da Biden: solo l’Ucraina può decidere come arrivare alla fine della guerra”.

il Fatto Quotidiano

“Draghi a mani vuole. Gli Usa: sempre più armi”. Il quotidiano parla di missione incompiuta del premier, anche perché nel comunicato congiunto è sparita la parola “negoziato”. Il giornale ritorna sul tema delle regole sulle presenze di commentatori in tv, con il lavoro portato avanti dalla Commissione vigilanza Rai: “Talk senza dibattiti e bavaglio ai social”. Libero da conto dell’avvio della campagna referendaria sulla giustizia: “Sul referendum troppi silenzi: serve la scossa”.

il Giornale

“Draghi rilancia i negoziati: aI tavolo Russia, Usa e Ucraina”.

Libero

“Draghi: non decide l’America”. 

 

AGI – “Impegno” di Joe Biden e Mario Draghi per la “pace” in Ucraina. La riaffermazione dell’obiettivo arriva al termine dell’incontro tra il presidente degli Stati Uniti e il premier italiano alla Casa Bianca. Al termine del colloquio, durato circa un’ora e mezza, nello studio ovale, i due leader hanno riaffermato “il forte e ampio partenariato Usa-Italia”.

Rapporto bilaterale, si sottolinea nella dichiarazione congiunta, “che si riflette nei legami profondi e duraturi tra i nostri popoli e i nostri Paesi, di cui la nostra alleanza, attraverso la Nato e la partnership degli Stati Uniti con l’Ue, sono componenti fondamentali”. Biden e Draghi hanno discusso, quindi, dei recenti sviluppi della guerra “ingiustificata” della Russia all’Ucraina e “sottolineato il loro continuo impegno nel perseguire la pace sostenendo l’Ucraina e imponendo costi alla Russia”, si scandisce nella nota diffusa dalla Casa Bianca.

Malgrado l’Amministrazione Usa sia apparsa di recente più scettica sulla possibilità di avvio di negoziati seri ed efficaci tra Mosca e Kiev, la dichiarazione congiunta della Casa Bianca contiene, quindi, un richiamo alla ricerca della “pace”, richiesto da Draghi nei colloqui e ribadito dal premier davanti a giornalisti. “Molti in Europa condividono la nostra posizione unita nell’aiutare l’Ucraina, e nel sanzionare la Russia.

Ma si chiedono anche: come possiamo mettere fine a queste atrocità? Come possiamo arrivare a un cessate il fuoco? Come possiamo promuovere dei negoziati credibili per costruire una pace duratura? Al momento è difficile avere risposte, ma dobbiamo interrogarci seriamente su queste domande”, ha detto il presidente del Consiglio a Biden. 

“La pace sarà quello che vorranno gli ucraini, non quello che vorranno altri”, ha poi aggiunto Draghi. “Sono d’accordo”, gli ha risposto il capo della Casa Bianca, che poi si sarebbe congratulato con Draghi “per quello che ha fatto sul fronte della diversificazione energetica“. “È più di quello che sarei riuscito a fare io”, avrebbe rilevato. “Siamo disposti ad aumentare la nostra produzione di petrolio, ma vogliamo anche mantenere i nostri obiettivi di transizione energetica”, avrebbe aggiunto.

I punti toccati nell’incontro

“L’invasione della Russia ha fatto salire il prezzo del gas a livelli molto alti. C’è bisogno di un tetto” al prezzo del gas a livello europeo, ha insistito, dal canto suo, Draghi, ribadendo la linea italiana. “E c’è bisogno che l’Europa sia unita nel gestire anche finanziariamente le sfide che abbiamo davanti: la difesa, la ricostruzione del’Ucraina, i costi della crisi”. Infine, Biden e Draghi hanno parlato di Libia e crisi alimentare.

“La Libia può essere un enorme fornitore di gas e petrolio, non so per l’Italia ma per tutta Europa”, ha sottolineato il premier italiano. “Tu cosa faresti?”, gli avrebbe chiesto Biden. “Dobbiamo lavorare insieme per stabilizzare il Paese”, la risposta di Draghi. “Dobbiamo chiedere alla Russia di sbloccare il grano bloccato nei porti ucraini“, ha sottolineato Draghi. Biden d’accordo: “Ci sono milioni di tonnellate. Rischiamo una crisi alimentare in Africa”. 

Di fronte alle sfide economiche globali create dalle azioni della Russia, Biden e Draghi, si è sottolineato nella nota congiunta, hanno “discusso le misure volte a promuovere la sicurezza alimentare e a rimodellare i mercati energetici globali”.

Si sono impegnati a “mantenere la collaborazione sulle crisi globali dovute alla pandemia da Covid-19, ai cambiamenti climatici, nonché a continuare la loro cooperazione su sfide di politica estera condivise, comprese Cina e Libia” e hanno rinviato i colloqui al vertice del G7 e al vertice della Nato, in programma a giugno.

La seconda giornata

Dopo la visita alla Casa Bianca di ieri, è fitta d’impegni la seconda giornata della missione del premier italiano negli Stati Uniti. Draghi parteciperà alle 10:30 ora locale, nella sede dell’ambasciata italiana a Washington, a un incontro con la stampa. A seguire, si recherà al Congresso per un incontro bipartisan con i leader dei Gruppi politici: l’appuntamento è per le 14:40 ore locali (20:40 italiane).

Ad attendere il capo del governo, la speaker della Camera Nancy Pelosi. Alle 18:25 il presidente del Consiglio sarà premiato in una cerimonia di gala: l’autorevole think thank Atlantic Council gli conferirà il riconoscimento per la Distinguished Leadership Award 2022, un premio che individua le personalità che hanno avuto nell’ultimo anno più influenza a livello globale. Una curiosità: già nel 2015 Draghi venne premiato dall’Atlantic Council quando era presidente della Bce e all’epoca gli venne attribuito il Global citizen Award.

 

AGI – Le sanzioni alla Russia, il sostegno a Kiev, il coordinamento tra gli alleati, la sicurezza energetica. Saranno questi alcuni dei temi che il presidente del Consiglio affronterà questa sera alla Casa Bianca con il presidente Joe Biden. Mario Draghi è atteso a Washington per la sua prima visita ufficiale nella capitale Usa. Alle 20 italiane i due presidenti faranno il punto sul conflitto e riaffermeranno anche “le eccellenti relazioni e la solidità del legame transatlantico”. Domani Draghi incontrerà la stampa e, quando a Roma saranno le 20,40, vedrà la speaker della Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, e i leader dei Gruppi politici del Congresso.

A seguire all’Atlantic Council riceverà il Distinguished Leadership Award, il riconoscimento come uno dei politici la cui influenza si è fatta sentire di più sul Pianeta nell’ultimo anno. “Di fronte all’invasione russa dell’Ucraina, i valori contenuti nel Manifesto di Ventotene sono più attuali che mai”, ha affermato ieri Draghi in un messaggio inviato al Ventotene Europa Festival. Un’occasione “per riflettere sul ruolo dell’Unione Europea e sugli ideali che la animano”, ha aggiunto, e “per rinnovare il nostro impegno a favore della libertà, della democrazia, della pace”.

L’opinione dei partiti

I partiti guardano con attenzione al viaggio negli Usa del presidente del Consiglio e chiedono un maggiore impegno dell’Europa. Per il segretario del Pd è giunta “l’ora del cessate il fuoco, della tregua, della pace. Sapendo che l’aggressore è uno e uno solo: Putin“. Enrico Letta ritiene che “cinque grandi Paesi, Italia, Francia, Germania, Spagna e Polonia debbano muoversi ora, uniti per la pace. Andare prima a Kiev e poi incontrare Putin. Non dobbiamo farci guidare dagli Usa, l’Europa è adulta. Questa guerra è in Europa e l’Europa deve fermarla. Sarebbe sbagliato firmare la pace negli Usa, come fu per l’ex Jugoslavia”, sottolinea.

Anche Matteo Renzi spera in “un’iniziativa politica e diplomatica targata Europa. Chi vuole bene all’Europa – ribadisce il fondatore di Italia viva – auspica una grande iniziativa politica e diplomatica per salvare la pace, per salvare il pianeta”.

Matteo Salvini ha grandi aspettative per l’incontro tra Biden e Draghi. “Gli ho chiesto di portare negli Stati Uniti la voglia degli italiani di pace. Dopo quasi tre mesi e decine di migliaia di morti – afferma il leader della Lega – non saranno altre armi a fermare la guerra e ad avvicinare la pace. Le dichiarazioni di Zelensky e di Putin dicono che la voglia di dialogare c’è. L’importante è che non ci sia qualcuno altrove che voglia alimentare questa guerra”, avverte.

Nel Movimento 5 stelle resta infine la delusione per il mancato confronto in Parlamento da parte di Draghi sulla linea del governo, e Giuseppe Conte spinge affinchè l’Italia non dia il semaforo verde all’invio di armi ‘offensive’ a Kiev. “Se Biden stanzia 20 miliardi in armi vuol dire che si prepara a una lunga guerra in Ucraina. I suoi obiettivi confliggono con quelli dell’Europa e dell’Italia. Siamo leali alla Nato, ma la Ue deve mirare a un negoziato vero”, dice il vicepresidente Riccardo Ricciardi in un’intervista al Fatto Quotidiano. 

AGI – La missione del premier Draghi a Washington e le liti nel centrodestra in vista delle elezioni. Sono questi i temi in primo piano sulle pagine di politica dei quotidiani in edicola oggi.

Corriere della Sera

Intervista al segretario del Pd, Enrico Letta: “Tutti uniti, l’invasore è Putin. I 5 grandi Ue vadano a Kiev e poi incontrino anche lui”. Di Maio: d’accordo con Conte, le armi servono alla legittima difesa. Il ministro degli Esteri: alcuni Paesi si impegnino di più. Il leghista Salvini sulla missione di Draghi negli Usa: “Spero che porti Biden a usare toni piu’ moderati”.

La Repubblica

Intervista al presidente della Commissione Esteri del Senato, Petrocelli: “Non mi dimetto, il governo di Kiev legittima i nazisti”. Braccia tese e slogan, tutte le nostalgie nere dei dirigenti di FdI: dai simboli ostentati al “boia chi molla” a Rieti, l’elenco dei casi mai sconfessati da Meloni.

La Stampa

Salvini segue il Pd sulla Nato e l’Europa. Letta a Conte: “Non devi logorare Draghi”. Intervista alla vicepresidente M5s, Alessandra Todde: “Non apriremo una crisi, ma serve rispetto. Si’ all’inceneritore a Roma solo se è green”. Caos centrodestra: terremoto nella coalizione dopo l’attacco a Musumeci. La Russa (FdI): “Ora serve un chiarimento politico” ma la riconferma del governatore della Sicilia è in salita.

Il Messaggero

Centrodestra, nuova lite. E salta il vertice in Sicilia. Dopo il candidato unico a Palermo Micciche’ alza i toni: Musumeci è fascista. Salvini: “Noi soli a lavorare per l’unita’”. La Russa: “Serve un chiarimento politico”.

Il Fatto Quotidiano

La Nato boicotta il negoziato. Draghi obbedisce, Scholz no. Il cancelliere dopo il diktat di Stoltenberg: “Non entriamo in guerra”. 

Il Tempo

Draghi da Biden disarmato. Il premier resta isolato sull’invio di armi a Kiev. SuperMario vola negli Usa per rinsaldare l’asse Nato con il presidente americano. Ma alla vigilia del viaggio anche nel Pd crescono i dubbi sugli aiuti bellici all’Ucraina. Dopo Lega e M5s pure Letta si riposiziona sulla guerra: “No all’escalation”.

Libero

La lista dei Comuni che alzeranno le tasse. Aumenti Irpef per coprire i buchi di bilancio: in 23 capoluoghi lo Stato dara’ il via libera. Ci sono Milano, Genova, Firenze e Venezia. La scelta di campo, l’obiettivo di Draghi in Usa: diventare l’alleato di fiducia. Intervista a Roberto Calderoli (Lega): “Il referendum sui giudici salverà i normali cittadini”.

La Verità

Intervista a Carlo Calenda: “Non si può rinunciare al gas, e avanti tutta col nucleare”. Il leader di Azione: “Non ci sono alternative se vogliamo eliminare le emissioni di CO2. La reazione di Draghi alla crisi energetica è stata lenta. Renzi è totalmente inaffidabile”. Parla Guido Crosetto, cofondatore di FdI: “Draghi sta pensando come lasciare”. 

AGI –  “L’unica scelta politica vera è fermare l’invio di tutte le armi e togliere la fiducia a Draghi”.

Vito Petrocelli alza ulteriormente l’asticella e, su Twitter, il presidente della commissione Esteri del Senato – poltrona al centro di un’aspra contesa anche nella maggioranza proprio per le posizione filorusse dell’esponente M5s – passa al contrattacco.

 

L’unica scelta politica vera è fermare l’invio di tutte le armi e togliere la fiducia a Draghi. Tutto il resto sono chiacchiere e propaganda elettorale, perché TUTTI i partiti hanno votato la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022 https://t.co/OdAXPpeIL6

— Vito Petrocelli (@vitopetrocelli)
May 8, 2022

 

“Tutto il resto – aggiunge – sono chiacchiere e propaganda elettorale, perché tutti i partiti hanno votato la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022”. (AGI)