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L’editing genetico può rappresentare una soluzione sicura per impedire che alle mucche da latte nascano le corna. Queste, in estrema sintesi, le conclusioni di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università della California di Davis, pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology. Negli ultimi due anni i ricercatori hanno studiato sei vitelli nati da una mucca geneticamente modificata per impedire la crescita delle corna. Questo metodo viene oggi proposto come alternativa alla “decornizzazione”, una pratica comune negli allevamenti che ha lo scopo di proteggere il bestiame e gli allevatori dalle corna delle mucche.

Tuttavia si tratta di una procedura considerata dolorosa per gli animali. Da qui il bisogno di cercare alternative. I risultati del nuovo studio mostrano che, come previsto, nessuna progenie della mucca geneticamente modificata ha sviluppato le corna e dagli esami è emerso che tutti gli animali erano sani.

I ricercatori hanno anche sequenziato il genoma dei sei vitelli e dei loro genitori alla ricerca di eventuali modifiche inaspettate. I dati sono stati condivisi con la Food and drug administration degli Stati Uniti che ha poi scoperto una piccola “conseguenza” dell’editing genetico, poi condivisa con i ricercatori dell’Università della California.

“Il nostro studio ha scoperto che due vitelli hanno ereditato l’allele naturale senza corna e che quattro vitelli hanno inoltre ereditato un frammento di DNA batterico, noto come plasmide”, riferisce Alison Van Eenennaam, tra gli autori dello studio. L’integrazione dei plasmidi può essere affrontata mediante screening e selezione degli animali. In questo caso, selezionando i due vitelli che hanno ereditato solo l’allele naturale.

Si tratta di una procedura utilizzata anche nelle piante quando viene utilizzato l’editing genetico. I ricercatori hanno però precisato che il plasmide non danneggia gli animali. Solo che questa integrazione ha reso tecnicamente i vitelli geneticamente modificati, quindi Ogm, perché contenevano Dna estraneo di un’altra specie, in questo caso un plasmide batterico.

“Abbiamo dimostrato che è possibile produrre vitelli sani senza corna con la sola modifica prevista”, sottolinea Van Eenennaam. “I nostri dati indicano la necessità di controllare l’integrazione dei plasmidi quando vengono utilizzati nel processo di modifica”, conclude. Gli scienziati non hanno osservato altre alterazioni genomiche indesiderate e tutti gli animali sono rimasti sani durante il periodo di studio. Né la mucca gm e né i vitelli, sono entrati nella catena alimentare secondo quanto previsto dall’Fda.

Spesso si sente dire: “La politica si decide a tavola”. O anche: più facile trovare accordi a pancia piena. Per stare agli anni nostri, dal Patto della crostata del ‘97 sulla Bicamerale, al quello dell’arancino 20 anni dopo, per arrIvare ai gastro-post di Matteo Salvini, gran parte della storia della Seconda Repubblica è scandita, diciamo così, da accordi a sfondo alimentare. La cronaca recente, sui social, trova spesso nel gergo culinario gli hashtag di maggiore successo.

Se in ballo c’è però il dialogo interreligioso e le feste patronali, il discorso di complica un po’. Sì perché a Bologna, in vista della festa di San Petronio, la Curia con il Vescovo, monsignor Zuppi, ha annunciato in settimana la preparazione di pochi chilogrammi di tortellini senza maiale, per chi non può mangiarne per diversi motivi. È stato uno dei tormentoni di questa settimana, analizzati da KPI6 per Agi*.

 

Sui social è stata una lunga giornata, quella del primo ottobre. Sebbene nel 32% dei contenuti dell’audience su Twitter il focus ha riguardato gli aspetti culinari, con molta ironia, pochi riferimenti all’accoglienza, all’inclusione sociale e a quella religiosa. Solamente nel 12% dei tweet si è parlato di Chiesa e appena nel 9% di religioni. In compenso, sono stati tantissimi i meme e i contenuti che nulla hanno avuto a che fare con politiche sull’immigrazione e la religione.

Anche il ‘sentiment’ – relatIvamente contenuto quello negativo (49%) – conferma quanto la discussione sui tortellini sia stata interpretata in chiave ironica e scherzosa, nonostante alcuni politici non l’abbiano pensata così: Salvini e la Lega, ad esempio, hanno parlato di attacco alla tradizione.

 

La ricetta della discordia regala l’83% dei retweet a Salvini

Tra le Tweet dei politici durante la settimana in questione*, Matteo Salvini ha scritto il 53% dei commenti, ottenendo l’83% dei retweet su questo argomento, ai quali va sommato un altro il 20% proveniente dall’account della Lega: tortellini, nonni, nonne, e padretèrno, in sintesi. Potere al Popolo si è contrapposto al leader leghista elogiando un’iniziativa utile “per dare risposte concrete ai bisogni delle persone”.

Ben più tranchant Guido Crosetto: “La Chiesa ci è maestra nel cercare di non dividere. Tanto più su sciocchezze”. 

 

Calenda ammette: “Sul neoliberismo ho sbagliato”

Schietto, diretto e mai banale Carlo Calenda. La settimana di monitoring si chiude con l’autocritica dell’ex ministro dello Sviluppo economico e gli effetti su Twitter:

“Una delle più grandi cazzate che abbiamo raccontato è che non si salvano i posti di lavoro, ma si salva il lavoro. Poi quando ho avuto davanti l’operaio dell’Embraco ho capito che era una gran cacchiata”.

Carlo Calenda su Twitter

 

Tasse e manovra: il centrodestra spopola

Le principali forze di opposizioni (Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia) hanno scritto quasi il triplo dei contenuti su Twitter con oggetto la manovra, il Def, l’Iva e le tasse. Ai temi economici Forza Italia ha sempre dedicato molta attenzione, e in questa occasione si è rivelato persino il partito con il maggior numero di contenuti (45%), distribuiti omogeneamente durante la settimana, posizionandosi sopra tutte le altre forze politiche. A seguire la Lega (20%).

 

 

Renato Brunetta è il top user per quantità di tweet pubblicati (31%), “picconatore” della manovra in totale disaccordo con l’impostazione di finanza pubblica del Governo.

Ancora una volta su Twitter Matteo Renzi ha performato molto bene: è stato suo il contenuto con più condivisioni, assieme a quello di Matteo Borghi (Lega). Sulle tasse si è concentrata la gran parte delle conversazioni e Silvio Berlusconi ne ha approfittato per rilanciare l’alleanza, ottenendo il miglior tasso di engagement (27%): “Con gli altri partiti di centro-destra faremo opposizione comune”.

 

Curioso notare come solo Matteo Orfini del Partito democratico sia riuscito a contendere l’attenzione degli utenti con argomenti che non hanno riguardato l’economia, ma in questo caso lo #IusCulturae (la proposta di legge Polverini che prevede la cittadinanza italiana per i minori stranieri nati in Italia che vi abbiano risieduto legalmente senza interruzioni fino al compimento del corso della scuola primaria) e la contrapposizione con il Movimento 5 Stelle sul taglio dei parlamentari: Ancora una volta sono Salvini e Renzi i politici più menzionati dall’audience: gli utenti vogliono stabilire conversazioni, porre domande o critiche rivolgendosi direttamente agli account dei due leader.

I politici più spesso in causa questa settimana, hanno in comune una ‘sentiment analysis’ negatIva, in particolare Giorgia Meloni.

Approfondendo l’analisi si nota che molti utenti condividono le posizioni di Meloni, rispondono con emoji e commenti ostili nei confronti della manovra. Perciò nel suo caso, si rileva un sentiment negativo che partendo dai tweet della leader di Fratelli d’Italia, ha l’obiettivo la contestazione dell’esecutivo e della manovra.

 

Tra i più menzionati troviamo Luigi Marattin, ex Pd ora a Italia VIva, molto presente sia nei talk show televisivi, che sui social. Questa settimana alcune sue dichiarazioni hanno fatto discutere; in particolare “serve più Deficit”, che era anche una delle posizione espresse da Lega e M5s nel precedente Governo.

*L’analisi ha preso in esame le discussioni su Twitter nella settimana 27 settembre – 3 ottobre.

I bambini nell’utero materno sviluppano muscoli in eccesso nelle articolazioni della mano, simili a quelli della lucertola, che perdono prima della nascita. E quando in alcuni casi persistono, potrebbero determinare delle deformazioni dell’arto. È quanto hanno scoperto i biologi statunitensi analizzando le scansioni in 3D di feti dalla settima alla 13esima settimana di gestazione.

“Ci sono molte terminazioni nervose che arrivano al pollice e che consentono i movimenti della mano – afferma Rui Diogo, ricercatore della Howard University negli Stati Uniti, nello studio pubblicato sulla rivista Development – probabilmente scompaiono prima in corrispondenza delle altre dita, ma persistono nella zona del pollice”. In particolare della mano sinistra.

La scoperta, secondo i biologi, sarebbe riconducibile all’evoluzione della specie e affonderebbe le radici all’epoca della transizione da rettili a mammiferi. “Abbiamo perso questi muscoli 250milioni di anni fa”, aggiunge Diogo. Alla luce di questi risultati i biologi stanno mettendo a punto ulteriori indagini.

Altri “extra-muscoli” erano stati già scoperti in corrispondenza del piede durante le fasi di crescita del feto. Anche le scimmie e le api hanno queste terminazioni nervose, rilevano gli scienziati, e che utilizzano per arrampicarsi e per muove gli oggetti. “Alcuni aspetti che abbiamo perso nel corso della fase evolutiva non è detto che ci rendano esseri migliori – conclude Diogo – anzi stiamo perdendo aspetti che ci renderebbero dei ‘super uomini'”.

“Alla possibilità di votare a 16 anni non ci avevo mai pensato. A sedici anni si possono fare molte cose, come lavorare e pagare le tasse, quindi sarebbe ragionevole immaginare anche l’idea del voto”. In una breve intervista a la Repubblica, Emanuele Crisanti, in arte Nuele, classe 2003 e che alle audizioni di X Factor ha portato il suo brano Carote, diventato un tormentone sui social (e capace di raccogliere quasi 9 milioni di visualizzazioni su YouTube) e cantato anche durante la manifestazione ambientalista del 27 settembre, dice che “quella di Enrico Letta è una proposta interessante” anche se, come studente del liceo Lucrezio Caro di Roma, precisa poi che all’idea del voto non ci crede granché.

E il motivo è che “io e i miei coetanei non siamo abbastanza informati per poter davvero esprimere un voto ragionato. Non abbiamo una visione completa della politica che ci permetta di scegliere coscientemente”. “Nel mio liceo  aggiunge anche – non ci insegnano nulla che ci porti a questo. A scuola si imparano altre cose, forse andrebbe cambiato il sistema per poterci portare a votare. Per adesso, non a caso, la maturità si prende a 18 anni e poi si vota”.

Però al corteo del 27 per salvare la Terra “io c’ero” dice con orgoglio, “contento di vedere tanti ragazzi a manifestare” perché “penso che la battaglia per l’ambiente sia davvero urgente ed è bene che la nostra generazione si sia mossa. Saremo noi ad avere nelle mani il mondo quando saremo più grandi”. Ma il ragazzo lamenta poi il fatto che a scuola “sono pochi i ragazzi che hanno attenzione alla politica” e il motivo è che “non si sentono parte in causa, è una roba da adulti, la sentono lontana e poco interessante” e così “si fanno assemblee, ma partecipano in pochi”.

Nei giorni scorsi l’IFPI, le federazione che rappresenta l’industria discografica in tutto il mondo, ha pubblicato il Music Listening 2019, il report esamina le modalità di consumo di musica nelle fasce d’età comprese tra 16 e 64 anni nei principali 21 mercati globali. 

Un’analisi molto approfondita in un settore, quello musicale, che più di tutti ha attraversato una vera e propria rivoluzione digitale, sia di prodotto, ma anche creativa e ci consumo.  Gli highlights del report globale descrivono come la musica sia un elemento centrale della vita quotidiana. Gli intervistati in genere trascorrono 18 ore alla settimana ascoltando musica – un dato in rialzo, rispetto alle 17,8 ore del 2018. In Italia il trend è leggermente inferiore e si ferma a 16,3 ore. Insomma, oltre due ore al giorno ( l’equivalente di 46 canzoni ascoltate nell’arco della giornata). L’auto e la casa restano i luoghi con la maggiore penetrazione dell’ascolto di musica. In Italia il 76% delle persone ascolta musica in automobile, il 63% a casa. Il 49% la ascolta da solo.

A livello globale tutti amano la musica: più della metà delle persone (53%) si identifica come “amante” o “fanatico” della musica. Tra i 16-24enni, il dato sale al 63%

Un dato importante riguarda l’evoluzione dello streaming, oggi utilizzato dall’89% dagli ascoltatori di musica. Le fasce d’età avanzata si avvicinano sempre più ai servizi di streaming audio: il 64% di tutti gli intervistati ha avuto accesso a un servizio di streaming musicale nell’ultimo mese, con un aumento di circa il 7% rispetto al 2018. Il tasso di crescita più elevato si registra nell’età compresa tra 35 e 64 anni: 54% (che segna + 8% rispetto all’anno precedente). Peraltro, tra i device, iniziano ad avere una decisa penetrazione anche gli smartspeaker. In USA il 30% dei consumatori di musica usa uno smartspeaker contro il 20% a livello globale. In Italia siamo già al 16%

Per quanto riguarda il nostro Paese repertorio locale continua ancora a dominare il mercato italiano (60,6%), seguito da rock (53,9%), cantautorato (48,9%) e colonne sonore (31,9%). Non si arresta il trend dell’hip-hop/rap nei giovani dai 16 ai 24 anni (53,2%), che quest’anno segnano un interesse crescente anche per il latin (37,6%).

Anche in Italia la pervasività dello streaming riguarda anche le fasce d’età più grandi: nell’utilizzo del formato si registra infatti un incremento dell’8% sia nei 45-54 anni (51%) che nei 55-64 (40%). In generale, il 57% consuma musica solo attraverso servizi di audio streaming: tra le motivazioni, l’accesso immediato a un catalogo immenso (63%) e la possibilità di selezionare la musica preferita (53%).

Da rilevare anche che le fasce più giovani sembrano trainare, in controtendenza con quello che si crede, anche il consumo di vinile. Millennials e generazione Z, in totale, sono la maggior parte dei consumatori del disco nero.

Infine, la radio. La temuta cannibalizzazione non sembra ancora aver scalfito l’inossidabile strumento di ascolto con il 92% di ascoltatori di musica che dichiara di usare il mezzo radiofonico. In crescita del 29% rispetto all’anno precedente.

Utilizza Instagram la cantautrice Emma Marrone per annunciare ai suoi fans la necessità di fermarsi per problemi di salute.

“Succede” scrive sul suo profilo l’artista “Succede e basta. Questo non era proprio il momento giusto, ma in certi casi nessun momento lo sarebbe stato. Da lunedì mi devo fermare per affrontare un problema di salute. Ve lo dico personalmente per rassicurarvi e per non creare allarmismi inutili”.

La Marrone, ex vincitrice di Amici di Maria De Filippi e diventata una delle figure femminili di spicco della musica leggera italiana, ne approfitta per annunciare la diserzione forzata anche per i prossimi impegni: “Per questo motivo non sarò presente a Malta per il concerto di RadioItalia che ringrazio per l’immediata comprensione. Inutile dirvi l’immenso dispiacere che provo per tutti quei ragazzi che hanno speso dei soldi in voli aerei e alberghi per venire fino a Malta per sostenermi: Non avete idea di quanto mi sarebbe piaciuto essere su quel palco e cantare per tutti voi”.

Il post si chiude con un messaggio carico di forza: “Vi prometto che tornerò più forte di prima! Ci sono troppe cose belle da vivere insieme. Adesso chiudo i conti una volta per tutte con questa storia e poi torno da voi. Grazie e state sereni davvero…Andrà tutto bene!”.

Il sospetto, suggerito dalla stessa Emma nel post, è che il tumore che le avevano già diagnosticato nel 2011 e che la costrinse a fermarsi, sia tornato. Potrebbe essere questa la storia che la Marrone vuole chiudere, anche con il supporto dei fans che in questo momento stanno letteralmente inondando di messaggi di affetto la loro beniamina.

Il post su Instagram viene accompagnato da una frase celebre di John Lennon: “La vita è ciò che ti accade mentre sei tutto intento a fare altri piani” e mai frase poteva essere più azzeccata. Emma infatti in questo momento è in classifica con il nuovo singolo “Io sono bella”, scritto per lei da Vasco Rossi e che sta già riscuotendo enorme successo in termini di numeri e classifiche. 

L’Iran respinge le accuse del segretario di stato Usa Mike Pompeo che ritiene la repubblica islamica responsabile dell’attacco con i droni che ieri ha dimezzato la capacità produttiva petrolifera dell’Arabia Saudita. L’attacco è stato rivendicato dai ribelli Houthi dello Yemen. “Accuse e commenti così sterili e cieche sono incomprensibili e insensate”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Moussavi, suggerendo che sono destinate a giustificare “azioni future” contro l’Iran. 

 

“La tutela dei beni comuni è un valore essenziale, che dobbiamo adoperarci per presidiare a tutti i livelli. Intendiamo approvare in tempi celeri una legge sull’acqua pubblica, completando l’iter legislativo in corso”. E’ quanto ha affermato il premier Giuseppe Conte nel suo discorso sulla fiducia alla Camera parlando di uno dei’cavalli di battaglia’ della prima ora del M5S, della “prima stella” come la definisce Federica Daga la promotrice del provvedimento. In realtà la battaglia per l’acqua pubblica è in fase di stallo, la proposta è ferma, ufficialmente in attesa dei pareri dei ministeri ma di fatto bloccata dalla contrarietà della Lega. Uno di quei casi, hanno denunciato la stessa Daga e altri parlamentari grillini, in cui sono stati proprio i no della Lega a bloccare l’iter di provvedimenti avviati all’approvazione. “La lega ha avallato la richiesta delle opposizioni” di chiedere una relazione tecnica e rallentare l’iter della legge, ha detto Daga in un’intervista lo scorso giugno.

L’acqua pubblica era anche uno dei principali punti (il secondo) del contratto del precedente governo Lega-M5s, rispecchiando, nella gerarchia, la vittoria grillina e le forze in campo alle elezioni del 4 marzo 2018.    

“È necessario investire – era scritto nel contratto Lega-M5s – sul servizio idrico integrato di natura pubblica applicando la volontà popolare espressa nel referendum del 2011, con particolare riferimento alla ristrutturazione della rete idrica, garantendo la qualità dell’acqua, le esigenze e la salute di ogni cittadino, anche attraverso la costituzione di società di servizi a livello locale per la gestione pubblica dell’acqua. La più grande opera utile è restituire ai cittadini una rete di infrastrutture idriche degne di questo nome. È necessario dunque rinnovare la rete idrica dove serve, bonificare le tubazioni dalla presenza di amianto e piombo, portare le perdite al minimo in modo da garantire acqua pulita e di qualità in tutti i comuni italiani”.     

La proposta di legge “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque”, ispirata alla iniziativa popolare formulata nel 2007 dai Movimenti per l’Acqua, su cui furono raccolte oltre 400.000 firme. Da lì scaturì il referendum del 2011 a seguito del quale il 54% degli elettori (27 milioni di italiani) si schierò contro la privatizzazione.

Quelli contrari al provvedimento

Una volta approvato il ddl, l’acqua uscirà nuovamente dalle logiche di mercato, con la decadenza delle attuali concessioni e la fissazione di tariffe da parte del ministero dell’Ambiente. Contro la legge, fortemente sostenuta dal presidente della Camera Roberto Fico, c’è un vasto fronte del no. In primis gli alleati (di allora) della Lega non sono mai stati convintissimi della bontà del provvedimento tanto da presentare 250 emendamenti. Ci sono poi i sindacati preoccupati per “il futuro di 70.000 posti di lavoro” e “un blocco agli investimenti di 2,5 miliardi”, gli amministratori del Nord che rivendicano esperienze positive, fino ai gestori del ciclo idrico integrato che citano stime elaborate da centri di ricerca sui costi che avrebbe la riforma per le casse dello Stato. Fortemente contrari anche gli Ato (Ambiti territoriali ottimali formati dagli enti locali) e la maggior parte dei gestori.

Cosa pervede e quanto costa l’acqua pubblica

Il provvedimento vuole impedire che chi gestisca l’acqua abbia dei profitti, che gestione ed erogazione del servizio non possano essere separate e siano affidate a enti di diritto pubblico. Secondo Daga “per 45 milioni di cittadini la gestione è in mano a enti di diritto privato, ovvero società per azioni” mentre 15 milioni godrebbero di costi più bassi con l’acqua gestita da enti pubblici.

Secondo uno studio realizzato da Oxera, per sostenere il servizio idrico in assenza di tariffa, si dovrà far leva sulla fiscalità generale e si potrebbe arrivare, almeno nel primo anno, a un costo di 22,5 miliardi (15 miliardi iniziali una tantum e 6-7 miliardi all’anno). Per il centro studi Ref Ricerche la nuova riforma farebbe sborsare allo Stato, solo come costi una tantum, 10,6 miliardi per il rimborso dei finanziamenti dei gestori e 4-5 miliardi per l’indennizzo ai gestori estromessi. Da sottolineare che queste cifre sono contestate dal Forum dell’Acqua secondo cui, al contrario, eliminando gli utili e i “costi non quantificati correttamente”, la tariffa idrica potrebbe coprire tutti i costi della gestione e degli investimenti e portare a una riduzione delle tariffe, vale a dire del costo della bolletta, del 25-30%.

I carabinieri di Lampedusa hanno arrestato un ragazzo di 23 anni che era alla guida della Suzuki Sj che ha investito e ucciso una turista 49enne di Pinerolo (Torino) che era in vacanza insieme al marito. Il giovane, che guidava l’auto senza avere mai conseguito la patente, dopo avere investito la donna, che passeggiava insieme al marito vicino al residence di contrada Terranova, dove era arrivata solo due ore prima, è fuggito e ha abbandonato l’auto a un paio di chilometri. Il pm di turno lo ha arrestato per omicidio stradale e posto ai domiciliari.

Alla domanda precisa de Il Messaggero che gli chiede nell’edizione su carta se corrisponde al vero la voce che circola secondo la quale per Matteo Renzi sia pronto un posto come Commissario Ue, Andrea Marcucci, capogruppo dem al Senato, Pd di stretta osservanza renziana, risponde netto: “Questa non credo sia un’ipotesi sul tappeto”.  E al secondo quesito che gli viene posto, se cioè tutte le componenti del Pd, renziani compresi, saranno parte del nuovo esecutivo, Marcucci replica che “nel rispetto delle prerogative del Quirinale e dell’eventuale presidente incaricato, non vedo preclusioni”.

Poi però lo stesso capogruppo democratico al Senato lamenta il fatto che “in queste ore si fa un gran parlare di nomi”, un aspetto che definisce “fisiologico, non mi scandalizzo”, però allo steso tempo – aggiunge anche – che “mi aspettavo dai 5Stelle un maggiore impegno sui temi programmatici”. Insomma, “se noi del Pd non abbiamo perso tempo e abbiamo già messo a fuoco parecchio materiale” in verità “abbiamo un po’ faticato a far partire il confronto con loro sulle cose da fare”.

Sono le ore concitate della trattativa tra le due delegazioni politiche, M5s e Pd, che stanno tentando di dar vita a un nuovo governo dopo che Salvini e la Lega hanno rotto l’alleanza gialloverde, e il capogruppo che accompagna Nicola Zingaretti nella trattativa diretta con Luigi Di Maio insiste nel dire al quotidiano della Capitale che “abbiamo chiesto discontinuità ai pentastellati rispetto al governo precedente sia sulle persone che sul progetto politico” perché “gli italiani devono capire che un nuovo governo non nasce con una semplice sostituzione della Lega con un altro partner ma sulla base di un programma alternativo e con altri interpreti”.

Problemi con Conte ce ne sono? Marcucci risponde che “il problema Conte come persona non c’è” e che ni suoi confronti i democratici “hanno sempre osservato il massimo rispetto istituzionale”. Ma nel Pd ci sono frizioni? Fra renziani e maggioranza del partito, ad esempio? Niente da rimproverare a Zingaretti sulla conduzione delle trattative? “Marcucci risponde che no, il dato politico “che sta emergendo è la sostanziale unità del Pd” e che “Zingaretti sta trattando assieme a tutto il partito e i gruppi parlamentari gli sono vicini”. Per poi puntualizzare: “Che poi sia stato Matteo Renzi per primo ad aprire la strada del confronto con i 5Stelle è un dato di fatto”. Quanto al fatto che poi il confronto “è difficile e nessuno è perfetto”.

Divisioni sull’immigrazione, chiede il quotidiano? “Per ora chiediamo garanzie sul metodo e sugli obiettivi” si limita a dire il capogruppo al Senato. Ma “è chiaro che ci vorrà un maggiore coinvolgimento dell’Europa” sottolinea Marcucci, che aggiunge: “E anche una maggiore capacità di gestione di un fenomeno complesso come il governo Gentiloni aveva iniziato a fare”. Tuttavia “è ancora presto per i dettagli per le cose che dovremo mettere in cantiere con i pentastellati” anche e, precisa sempre Marcucci, “non per nostra responsabilità quanto perché non siamo ancora riusciti ad avviare un confronto nel merito con i 5Stelle a partire da ambiente e lavoro che sono temi che ci stanno molto a cuore”.

E sul taglio dei parlamentati, il confronto com’è? Secondo il capogruppo a Palazzo Madama “il M5s ha capito che non abbiamo preclusioni a ridurre il numero” ma “vogliamo che questa riduzione avvenga senza mettere in discussione la funzionalità del Parlamento e la qualità della rappresentanza dei cittadini” ciò che comporterà “modifiche ai regolamenti parlamentari e prendere altre misure fra le quali una nuova legge elettorale”.

E a Salvini che parla di manovra di Palazzo, cosa rispondete? “Che non si può sentire. M5S e Lega non si sono presentati assieme alle elezioni del 2018, io ritorcerei su Salvini le accuse di manovra di Palazzo: è stato lui a staccare la spina al governo giallo-verde per ragioni di partito”.