Newsletter
Ultime News
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

L’umanità sta sfruttando ecosistemi oltre il limite massimo consigliato, e questo, oltre ad essere estremamente dannoso per l’ambiente, provoca estinzioni di insetti non quantificate e non quantificabili. Un gruppo di 30 esperti internazionali guidati dai ricercatori dell’Università di Helsinki ha discusso dei pericoli che la perdita di insetti potrebbe causare, e delle modalità per prevenire tali eventualità. “È sorprendente quanto poco sappiamo della biodiversità a livello globale, quando solo il 10-20% circa degli insetti e di altre specie di invertebrati sono stati descritti e nominati. E anche di quelli che hanno ormai un nome, sappiamo poco più di una breve descrizione morfologica, forse una parte del codice genetico e un singolo sito in cui sono stati avvistati”, commenta Pedro Cardoso, del Museo finlandese di Storia naturale Luomus, presso l’Università di Helsinki, in Finlandia.

Stando a quanto riportato dallo studio, la perdita degli habitat, l’inquinamento, le pratiche agricole dannose, le specie invasive, i cambiamenti climatici, l’eccessivo sfruttamento delle potenzialità del terreno e l’estinzione delle specie che si nutrono e trovano riparo nelle zone a rischio, contribuiscono in modo variabile al calo documentato della popolazione di insetti e alle estinzioni di alcune specie.

“Con la perdita di varie categorie di insetti, e di animali in generale, perdiamo non solo un pezzo del complicato puzzle che forma il mondo della vita, ma anche la biomassa, essenziale per esempio per nutrire altri animali nella catena alimentare, geni e sostanze unici che un giorno potrebbero contribuire a curare malattie, e funzioni dell’ecosistema da cui l’umanità potrebbe dipendere”, aggiunge Cardoso, sottolineando l’importanza dell’impollinazione, un fenomeno che interessa la maggior parte delle colture e la cui esistenza risulta minacciata dall’attività antropica.

I ricercatori suggeriscono anche possibili soluzioni pratiche basate su prove esistenti raccolte in tutto il mondo, che contribuirebbero ad evitare ulteriori perdite di popolazione di insetti e estinzioni di specie, diffondendo un prontuario in nove punti che comprendono consigli per i cittadini e le pratiche agricole da osservare per preservare gli habitat e quindi l’esistenza delle specie di insetti. Stando alle dichiarazioni degli scienziati potrebbe rivelarsi essenziale inoltre isolare parti di terra e gestirne la conservazione, trasformando le pratiche agricole globali allo scopo di promuovere la coesistenza di specie e mitigare il cambiamento climatico.

“Mentre piccoli gruppi di persone possono avere un impatto sulla conservazione degli insetti a livello locale, per il recupero su vasta scala sono necessari la coscienza collettiva e uno sforzo coordinato a livello globale, così da poter gestire per l’inventario, il monitoraggio e la conservazione delle specie”, afferma Michael Samways, docente presso la Stellenbosch University, in Sudafrica.

È stato di 11 milioni e 476 mila spettatori con uno share del 60,6% l’ascolto medio della serata finale dells 7oesima edizione del Festival di Sanremo, in onda su Rai 1.

Lo scorso anno la media spettatori fu pari a 10 milioni 622mila e quella share 56,5%.  Questa edizione, condotta da Amadeus si congeda dal pubblico con un risultato in crescita e confermando il trend positivo per quanto riguarda l’auditel.

La prima parte della serata finale, in onda dalle 21.32 alle 23.52, è stata seguita da 13 milioni 638 mila spettatori con share del 56,8%, con un incremento rispettivamente di 1 milione e 509 mila e di 3,7 punti percentuali rispetto allo scorso anno.

La seconda parte, in onda dalle 23.57 all’1.59 (la trasmissione è andata ben oltre ma è a quell’ora che si ferma la rilevazione), è stata seguita da 8 milioni 969 mila spetatori con share del 68,8%, in crescita rispettivamente di 575 mila spettatori e di ben 12,3 punti percentuali rispetto a dodici mesi fa.

La media share è stata la più alta dal 2002 in poi. Ieri ha registrato il 60,6%, quell’anno la serata conclusiva del Sanremo condotto da Pippo Baudo con Manuela Arcuri e Vittoria Belvedere registrò il 62,66%

Ascolti notevoli per la prima serata del Festival di Sanremo 2020 con direttore artistico e conduttore Amadeus: ieri la media spettatori è stata di 10 milioni e 58 mila, con la media share del 52,2%. Rispetto al Festival di un anno fa, direttore artistico e conduttore Claudio Baglioni, lo share è salito di quasi tre punti percentuali (fu il 49,5%), mentre, se si considerano i numeri assoluti, è stato inferiore di circa 30 mila spettatori.​

Evitare allarmismi e psicosi collettive per una gestione efficace dell’emergenza Coronavirus. Mentre imperversano le polemiche per la richiesta dei governatori del Nord di non fare rientrare a scuola i bambini di ritorno dalla Cina, e si moltiplicano i casi di intolleranza nei confronti dei cittadini della Repubblica Popolare – l’ultimo e più grave a Frosinone, dove una sassaiola è stata scatenata contro un gruppo di studenti – a Palazzo Chigi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro della Salute, Roberto Speranza, hanno riunito nella serata di lunedì gli esponenti dei partiti politici di maggioranza e opposizione.

L’obiettivo è quello di creare un clima di unità attorno all’emergenza e raccogliere i suggerimenti delle forze politiche per fare fronte alle ripercussioni sociali ed economiche legate al virus. “Gratitudine per il senso di responsabilità che avete dimostrato nei vostri interventi”, ha detto Speranza al termine del vertice che gli esponenti dei partiti  hanno definito “utile”.

Il vertice è stato aperto da un ringraziamento ai ricercatori dello Spallanzani di Roma che hanno isolato il virus. Il presidente del Consiglio ha approfittato di una finestra nella sua affollata agenda di incontri bilaterali per correre all’istituto capitolino a fare i complimenti agli autori della ricerca. “Bisogna ricordarsi di voi anche quando l’emergenza è finita. Vi faccio i complimenti perché siete una eccellenza nazionale e internazionale”, ha detto il presidente del Consiglio ai ricercatori. “Siamo consapevoli che se non si investe sulla ricerca non possiamo dare un futuro competitivo all’intero sistema paese”.

Intanto, però, i governatori di Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige hanno scritto una lettera comune al ministero della Sanità chiedendo che il periodo di isolamento previsto per chi rientra dalla Cina sia applicato anche ai bambini che frequentano le scuole. “Non c’è alcuna volontà di contrapposizioni politiche, né tantomeno di ghettizzare: vogliamo solo dare una risposta all’ansia dei tanti genitori visto che la circolare non prevede misure in tal senso”, ha precisato il presidente del Veneto, Luca Zaia.

A lui e agli altri governatori del Nord ha risposto la presidente dei senatori di Leu, Loredana De Petris, uscendo da Palazzo Chigi: “La riunione ha confermato che la situazione è assolutamente sotto controllo. La cosa più importante è evitare allarmismi e psicosi che possono sfociare in episodi violenti. Abbiamo chiesto che ci siano informazioni adeguate. Quello dei governatori del Nord è un esempio di come si esagera dando vita a episodi di discriminazione”.

D’accordo sulla necessità di tenere i bambini di rientro dalla Cina lontani dalle scuole per 14 giorni è la presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini, che tuttavia ha sottolineato di non voler appoggiare la richiesta dei governatori in quanto “si tratta di un problema nazionale: abbiamo chiesto al governo trasparenza, chiarezza e protocolli corretti, soprattutto per i nostri bambini. La nostra richiesta è che per i bambini che tornano dalla Cina i 14 giorni di incubazione devono essere garantiti. Non che siano isolati, messi in quarantena, ma sicuramente sottoposti a un controllo. Bisogna essere molto seri. Su questo e Conte ha convenuto”.

Dunque, evitare di creare allarme nelle scuole, ma anche un sostegno al tessuto economico italiano che rischia di uscire fortemente penalizzato da questa emergenza. Una priorità per gli esponenti di Fratelli d’Italia, Isabella Rauti, Francesco Lollobrigida e Marcello Gemmato, che sottolineano in particolare la necessità di sostenere il settore del Turismo e dell’Alta Moda italiani.

“Noi ci siamo, ma vogliamo risposte concrete: trasparenza dalla Cina sui numeri e i reali rischi legati al fenomeno che il regime comunista sembra aver a lungo tentato di minimizzare”, hanno fatto presente gli esponenti di FdI: “Vogliamo comprendere quello che sta accadendo e prevedere quello che potrebbe accadere, anche per quanto riguarda i danni alla nostra economia nazionale. Sul turismo il danno economico di questa crisi internazionale è paragonabile ai danni economici prodotti da un terremoto, e la risposta deve comporsi su più piani. Abbiamo chiesto a Conte interventi economici specifici e compensativi dei danni subiti dall’economia legata al mondo della moda e del turismo. Milioni di cancellazioni in queste ore stanno mettendo in ginocchio il settore”.  

Sono per il momento 45 i contagiati dal coronavirus di Wuhan al di fuori della Cina continentale. In occidente si registrano per ora 3 casi in Francia e altrettanti negli Usa. Due casi sospetti anche in Spagna e Austria.

Hong Kong: 5 casi
Macao: 5 casi
Thailandia: 5 casi
Australia: 4 casi
Malaysia: 4 casi
Singapore: 4 casi
Francia: 3 casi
Giappone: 3 casi
Corea del Sud: 3 casi
Taiwan: 3 casi
Ussa: 3 casi
Vietnam: 2 casi
Nepal: 1 caso

Un azzardo. Un bluff. I pezzi disposti sulla scacchiera. Lo scacco al re. Da quando Qassem Soleimani è stato ucciso in un attacco di droni statunitensi, si sono sprecate le metafore ludiche per analizzare le mosse di Washington e Teheran. E tra tutti i giochi non a caso sono stati scelti il poker e gli scacchi. Gli analisti e i politici di professione hanno definito l’attacco ordinato da Donald Trump ora come una mossa avventata, ora come una dimostrazione di grande capacità strategica.

Ma visto da chi gli scacchi e le carte le conosce bene, come appare il gioco sul tavolo mediorientale? “Il racconto più noto sulla ideazione degli scacchi è quello riportato in un antichissimo testo, composto verso il VII secolo d.C. e scritto in lingua ‘pahlavica’, ovvero in persiano antico” dice Adolivio Capece, maestro della Federazione scacchistica, “e la spiegazione che dà del principio degli scacchi è illuminante: la vittoria su chi è potente va ottenuta con la mente”.

Una metodologia di ‘gioco’ che gli iraniani conoscono bene e applicano da sempre.  “L’invenzione degli scacchi coincide con la fine di un lungo periodo di guerra” dice ancora Capece, “risale all’epoca di re Khusraw II Parviz, tra il 590 e il 628 d.C., uno degli ultimi sovrani (shah, in italiano ‘scià’) di Persia. Era di stirpe sàsànide ed è noto per aver conquistato e annesso al suo regno Damasco e Gerusalemme tra il 613 e il 614.

Ma al di là dei risvolti storici, va sottolineato che fu in un lungo periodo di pace, quasi 15 anni, che gli scacchi conclusero una evoluzione secolare e assunsero molte delle caratteristiche attuali. In un periodo in cui Khusraw – o Re Cosroe – faticava a trascorrere le giornate e spesso si annoiava, un suo dignitario, di nome Sissa si presentò con un tappeto sul quale aveva disegnato un reticolato composto da 64 piccoli quadrati e statuine che rappresentavano schematicamente due eserciti contrapposti pronti alla battaglia, secondo la concezione dell’epoca. Quindi guerrieri a piedi (i Pedoni), carri per il trasporto delle vettovaglie e delle salmerie (saranno le Torri), truppe a cavallo (il Cavallo) e su elefante (diverranno gli Alfieri) e poi il sovrano(il Re) con il suo generale (nell’anno 1000 al passaggio in Europa diverrà la Regina).

La partita a scacchi tra Iran e Usa

Sistemò quei pezzi e cominciò a spiegare le regole del movimento di ciascuno e lo scopo del gioco, che era evidentemente uccidere il re (lo scià) nemico. Chi fosse riuscito avrebbe potuto gridare “Shah mat!”, “il Re (lo Scià) è morto!” E proprio dall’espressione “Shah mat!” per assonanza deriverà “scacco matto!“. E se quella tra Usa e Iran si sta trasformando ora in una partita a scacchi, senza dubbio è iniziata come una partita a poker. Con quello che qualcuno ha definito bluff e qualcun altro azzardo.

“Bluff direi proprio di no” dice Andrea Piva, teorico del gioco del poker e autore del romanzo ‘L’animale notturno’ (Giunti) dedicato proprio al gioco di carte. “Per bluff si considera un’azione finta e invece qua l’azione c’è stata ed è stata fortissima”. Piva privilegia la definzione di ‘azzardo‘. “Del resto è nel carattere di Donald Trump imporsi nell’agone internazionale come uno scompaginatore. Può apparire più come un giocatore di dadi che come uno stratega che segue la teoria dei giochi. In uno schema che storicamente è basato sulla reciprocità, sulla collaborazione e sulla prevedibilità sta immettendo un elemento della assoluta imprevedibilità: la randomizzazione. È come se dicesse ai suoi avversari: io non agisco per razionalità, ma tirando un dado”.

E questa sovversione delle regole nel gioco paga? “Dal punto di vista della pratica di gioco, uno come Trump è il nemico che meno vorresti avere perché è impossibile prevedere con un anticipo di uno o due turni quale sarà la sua mossa. E’ il tipo che può distruggere una partita, ma tendenzialmente il valore atteso è molto basso”. E questo cosa significa?

La mossa di Trump, la reazione iraniana

“Nel gioco a somma zero, un giocatore vince e l’altro perde. Non c’è altra soluzione possibile” spiega Piva “E negli equilibri internazionali un gioco a somma zero non è previsto. Nel caso del confronto tra Iran e Stati Uniti, se la reazione di Teheran fosse stata molto violenta e avesse davvero fatto decine di morti, la mossa di Trump si sarebbe rivelata di poco valore o addirittura di valore negativo. Invece sembra che gli iraniani abbiano fatto di tutto per reagire sì, ma facendo il minor danno possibile.

Così può apparire che la mossa di Trump abbia avuto un valore atteso molto cospicuo – perché ha tolto di mezzo uno stratega delle forze iraniane senza subire una vera rappresaglia. Ma la teoria dei giochi non valuta mai gli esiti delle mosse, quanto piuttosto ma il processo che ha portato a quella mossa. Una decisione basata su un calcolo probabilistico-statistico può funzionare o avere esiti negativi, ma lo stesso può succedere con le mosse azzardate. La differenza è che giocare prevedendo la reazione del nemico permette di sottrarsi alla logica del gioco a somma zero, in cui possono esserci solo un vincitore e uno sconfitto”. E se fosse un gioco, per adesso chi sarebbe in vantaggio?

“I risultati positivi che Trump sta avendo nel breve periodo possono essere illusori, l’unico che ha fatto la mossa giusta dal punto di vista strategico è l’Iran che si è compattato, ha risposto in maniera misurata appellandosi all’articolo 51 e ha di fatto messo la palla nel campo degli Usa lasciando a Trump la scelta su cosa fare: rilanciare o impegnarsi in una de-escalation. Secondo la teoria dei giochi, ora Washington dovrebbe fare una valutazione dei risultati raggiunti e decidere il da farsi. Per come si è comportato finora, Trump potrebbe non fermarsi qua, ma è chiaro che questo non è un gioco a due e bisogna vedere come si disporranno gli equilibri tra falchi e colombe nella Casa Bianca e al Pentagono. Per non parlare di tutti gli altri attori regionali che seguono – e in qualche modo sponsorizzano – le sue mosse”.

È allerta in Cina a causa di una misteriosa polmonite virale che finora ha già contagiato 44 persone, di cui 11 versano in gravi condizioni. Gli aeroporti hanno preso le precauzioni per segnalare i possibili casi sospetti e limitare i contagi, con il terrore di un ritorno del virus della Sars che uccise migliaia di persone tra il 2002 e il 2003. L’infezione è stata segnalata per la prima volta il 24 dicembre scorso a Wuhan, città della Cina centrale con una popolazione di oltre 11 milioni.

Giovedì l’epidemia ha suscitato timori anche a Hong Kong quando una donna, che era stata a Wuhan durante le vacanze di Natale, è stata ricoverata in ospedale per infezione respiratoria. A metà giornata di sabato, l’autorità ospedaliera di Hong Kong aveva segnalato in totale otto casi sospetti e l’allerta sanitaria è stata innalzata al livello “grave”. Tre sono in cura in condizioni di isolamento in un ospedale pubblico, mentre gli altri cinque sono stati dimessi.

Nella Cina continentale, le autorità hanno riferito che il principale gruppo di recenti infezioni è concentrato attorno a un mercato alimentare a Wuhan, dove erano stati venduti animali selvatici. La causa non è stata ancora identificata e non escludono possa trattarsi di malattie respiratorie comuni come l’influenza, l’influenza aviaria e l’infezione da adenovirus. Finora, i funzionari cinesi hanno affermato che non vi è stata alcuna trasmissione da uomo a uomo, ma Ho Pak-leung, direttore del Centro per le infezioni dell’Università di Hong Kong, ha consigliato alla città di prepararsi a questa possibilità.

“Le misure preventive dovrebbero essere il più rigorose possibile”, ha detto Ho all’emittente pubblica di Hong Kong Rrthk, esortando il governo continentale a fornire aggiornamenti in tempo reale. Venerdì sono stati installati ulteriori sistemi di imaging termico all’aeroporto internazionale di Hong Kong per controllare la temperatura corporea dei viaggiatori che arrivano da Wuhan. A Singapore, il ministero della salute ha annunciato che tutti i viaggiatori che arrivano da Wuhan sarebbero stati soggetti a controlli della temperatura corporea.

L’astronauta Samantha Cristoforetti sarebbe pronta a lasciare l’Aeronautica militare. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, AstroSamantha dopo 19 anni di appartenenza ha deciso di lasciare il Corpo, congedandosi nei primi giorni di gennaio, per motivi a oggi ignoti.

A gennaio, scrive il quotidiano, la Cristoforetti si recherà di persona a Istrana, nel Trevigiano, dove ha sede il 51 Stormo a cui ancora appartiene: lì è previsto il saluto alla bandiera e il disimpiego delle formalità di rito. Che prevedono, tra l’altro, anche un colloquio con il comandante della base, il colonnello Massimiliano Pasqua, e probabilmente solo in quell’occasione si conosceranno i motivi della decisione. 

La Procura della Repubblica di Bolzano ha sequestrato la pista da sci della Val Senales in Alto Adige dove sabato scorso una valanga di grandi dimensioni ha ucciso una donna di 35 anni (ufficiale dell’esercito tedesco), sua figlia di 7 e un’altra bambina sempre di 7 anni, e ferito due persone, il padre e il fratello di una delle due bambine.

La Procura probabilmente giaà nella giornata odierna nominerà un perito. L’autorità giudiziaria, che nelle indagini è coordinata dal pubblico ministero Guenther Morandell, nel corso del sopralluogo sul luogo della tragedia – il tratto di pista che dalla ‘Forcella dei contrabbandieri’ conduce a fondovalle – ha già effettuato accertamenti anche fotografici. L’indagine cercherà di stabilire se la slavina sia stata provocata da terzi – per esempio, uno o più scialpinisti che si trovavano sopra – oppure si è staccata spontaneamente dalla montagna. Sono state chiuse anche le vicine piste ‘Teufelsegg‘ e ‘Hintereis‘. Al momento della tragedia in quella zona soffiava un forte vento: per il gestore degli impianti la valutazione di tenere aperta la pista sarebbe stata corretta.

“È una proposta incomprensibile. Che peraltro Salvini ha fatto a Pd e M5s prima di sottoporla a noi, i suoi alleati. Mi sembra un modo alquanto strano di tenere i rapporti nella propria coalizione”. In un’intervista al Corriere della Sera.

La presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, va a testa bassa contro l’alleato di coalizione Matteo Salvini e dice di non essere intanto d’accordo “sul merito”. “Si vuole andare al governo insieme – si chiede – o si vogliono scrivere assieme provvedimenti su alcune materie?”. E se dovesse trattarsi del primo caso, risponde: “Proposta irricevibile”.

Quindi Meloni prosegue dicendo che “se la maggioranza propone provvedimenti condivisibili, noi non abbiamo problemi: FdI ha votato il taglio dei parlamentari, quando tutte le altre opposizioni votavano contro. Ma sulle grandi materie, come si può pensare che ci si trovi tutti d’accordo?”

Giorgetti, però – fa notare il quotidiano – ha buttato nella mischia il nome di Draghi, un governo di emergenza potrebbe avere un senso…? Risposta di Meloni: “Ma basta con governi nati in laboratorio: se Draghi vuole fare il premier si candidi, e se vince farà il premier. Qualunque altra ipotesi per me non esiste”.

Secondo la leader di FdI, “le nostre sono visioni totalmente divergenti” da quelle di Salvini, puntualizza. E su vari temi: banche, infrastrutture, crescita. E sul primo punto, Meloni dichiara: “E dovremmo difendere i risparmi con quelli favorevoli al nuovo trattato sul fondo salva-Stati?.

Sulle infrastrutture, puntualizza: “Lo ricordo, lo scorso governo andò in crisi per le divisioni tra M5S e Lega sulla Tav”. Infine la crescita: “Voglio vedere che intesa può mai esistere con chi sta facendo una manovra che prevede un incremento di tasse di 6 miliardi nel 2020 e di 11,2 nel 2021”. Insomma, nessuna visione comune, nessuna compatibilità.

Quindi Meloni aggiunge che se si vuole davvero bene all’Italia, “la soluzione migliore è far scegliere agli italiani un programma coeso per uscire dalla palude”. Personalmente, lei crede che “ne sia convinto anche Salvini”, che forse “lanciando questo sasso nel campo di Agramante voleva solo togliersi l’etichetta di sfasciatutto”, chiosa la leder di FdI, che quanto a riforme propone: “Si voti una Costituente assieme al prossimo Parlamento, e si vada anche per questo alle urne il più presto possibile. Non possono essere queste Camere, scarsamente rappresentative, a cambiare la Costituzione”.

E sulla legge elettorale, Meloni afferma che “se si vota oggi, anche con questa legge che non ci piace, avremmo una maggioranza forte e certa per governare per 5 anni il Paese”, ma resta dubbiosa sul fatto che Giorgetti si sia espresso “pronto a trattare sul sistema spagnolo” quando “la Lega ha raccolto le firme per abolire la quota proporzionale”. E si chiede: “E poi si tratta sul proporzionale, che perpetua l’ingovernabilità?”

Poi, sul futuro del governo e sul voto imminente dice: “Con o senza responsabili, questo governo non ce la farà ad andare avanti. Troppi personalismi, troppi aspiranti leader, troppe spinte contrapposte per la ricerca di consenso da parte di ogni forza politica e nessun collante”. Quindi chiosa: “C’è un logoramento quotidiano che non potrà che portare alla caduta del governo. Anche per questo, non possiamo essere certo noi a tendere loro la mano”.