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Quasi Tutti gli Articoli in questa categoria sono tratti dal sito: http://www.gamesource.it/ a cui va riconosciuto il giusto merito e va tutta la mia gratitudine per l’ottimo lavoro che svolgono

Negli ultimi anni il crowdfunding è una delle forme di finanziamento più famosa per molti progetti, specialmente in campo videoludico. Tramite questo metodo gli sviluppatori indie hanno dato vita a piccoli capolavori e gioiellini che tutti possiamo ammirare oggi: Indivisible si candida proprio come tale.

Gli sviluppatori di LabZero, i creatori di Skullgirls, in partnership con 505 Games hanno ideato questo action RPG a scorrimento di cui abbiamo potuto provare una demo, disponibile gratis sia su Steam che su PSN, mentre la campagna di crowdfunding è raggiungibile su Indiegogo presso questo link. Ecco quali sono state le nostre impressioni.

Indivisible Anteprima

Fra guerra e mito

L’intero titolo è basato sulle avventure di Ajna, una ragazza cresciuta unicamente dal padre, nonché suo maestro di arti marziali. La vita di Ajna cambia totalmente quando il suo villaggio viene distrutto dalla guerra: la ragazza perde tutto ma viene però a conoscenza di possedere un potere particolarissimo, ossia quello di fondere il suo essere con quello di alcune incarnazioni mistiche, potendo convocarle anche nel mondo terreno per combattere al suo fianco. Sarà proprio grazie a questa nuova capacità che Ajna si imbarcherà nel suo viaggio di vendetta contro i signori della guerra, ponendo così fine alle sofferenze di molti. Nel prototipo da noi provato infatti Ajna sarà affiancata nei combattimenti da tre incarnazioni: Zebei l’arciere, Razmi la sciamana e Tungar il berserker.

Sia dal design dei personaggi e dei mostri, sia da quello delle ambientazioni si capisce facilmente che il team di sviluppo si è basato sulla mitologia del sud-est asiatico per la realizzazione del gioco, conferendo così un tocco di mistero al titolo, dandogli un suo stile, un suo fascino: seppur per pochi minuti, poterci muovere all’interno delle location del titolo ci ha fatto tuffare in un’atmosfera tutta sua, merito anche della soundtrack azzeccata. Nella versione finale del gioco, inoltre, dovrebbe essere esplorabile la dimensione interiore di Ajna, all’interno della quale potremo potenziare le nostre armi e armature, iniziare le missioni secondarie e conoscere meglio le varie incarnazioni.

Indivisible Anteprima

Menar le mani e non solo 

Il prototipo, così come l’eventuale titolo finale, daranno un’importanza cruciale alle fasi di esplorazione e di combattimento. Durante la fase di esplorazione lo stile sarà abbastanza simile a quello di un classico platform, vi saranno infatti svariati ostacoli da superare, superfici da scalare a suon di salti su pareti e chi più né ha più né metta. Caratteristica particolare sarà inoltre il poter utilizzare alcune armi di Ajna come ausili durante particolari sezioni di gioco: ad esempio, nella demo entreremo in possesso di un’ascia, la quale potrà essere utilizzata all’interno degli scontri, ma anche per rimuovere degli ostacoli, oppure come aiuto per le scalate, utilizzandola a mo’ di piccozza, o per rimuovere degli ostacoli. Durante le esplorazioni incontreremo anche i vari mostri che potremo ingaggiare con un paio di attacchi prima di entrare nella vera e propria fase di combattimento, iniziando così questa con un piccolo vantaggio in termini di energia vitale.

Il sistema di combattimento è molto semplice e immediato: ad Ajna e alle tre incarnazioni verrà assegnato un tasto per attaccare che potrà essere utilizzato in combo con i tasti direzionali per dare vita a diverse tipologie di attacco. Ovviamente sarà possibile attaccare con i quattro personaggi contemporaneamente, a patto che le loro barre ATB siano cariche. Ognuno di essi infatti sarà dotato di una barra personale, divisa in più sezioni: ogni sezione carica consentirà di sferrare un singolo attacco, due sezioni due attacchi e così via. Di combattimento in combattimento sia Ajna che le incarnazioni utilizzate miglioreranno le proprie capacità, sia in termini di attacchi sferrabili che di barra vitale e via dicendo. Ogni attacco sferrato caricherà una barra chiamata Iddhi, anch’essa divisa in più sezioni. Per ogni sezione piena potremo sferrare un attacco speciale, molto più potente di quelli ordinari, con un personaggio. La barra Iddhi si scaricherà anche nel caso in cui useremo la parata con l’intero party: infatti, oltre a quella utilizzabile dai singoli personaggi, potremo sfruttare questa particolare parata nel caso in cui venga sferrato un’attacco ad area e simili. I combattimenti risulteranno tutto tranne che statici e noiosi: il dinamismo farà da padrone.

Indivisible è un’action gdr con tinte mitologiche e oniriche che fa della vivacità e del dinamismo le sue caratteristiche principali. Secondo le nostre impressioni, grazie al prototipo testato, ha tutte le carte in regola per diventare un piccolo gioiellino che merita senza dubbio di venire alla luce e, soprattutto, di venire giocato. La campagna di crowdfunding a esso dedicata scadrà il 5 dicembre su Indiegogo, sperando di poter scrivervi presto una recensione!

Qualche settimana fa Sam Lake di Remedy aveva confermato la possibilità di vedere Alan Wake 2. Sempre lo stesso produttore, intervistato, qualche giorno fa, da Game Informer ha dichiarato: “Sono sempre entusiasta ed ottimista, e potessi decidere io si farebbe sicuramente. Tuttavia, al momento, non c’è niente di sicuro.”

In poche parole la voglia di sviluppare Alan Wake 2 c’è, ma al momento a Remedy mancano i soldi per realizzare il progetto.

Alan Wake

Si è concluso da pochi giorni il weekend di stress test per Overwatch, lo sparatutto di casa Blizzard, attualmente in Closed Beta. Secondo quanto detto dal Game Director Jeff Kaplan, le ore di gioco totali accumulate dai giocatori durante questo test sono state 1.130.040, ovvero circa 129 anni.

Overwatch ore giocate durante stress test

Questi numeri sono stati rilevati in un lasso di tempo che è andato dal 20 al 23 novembre e in un test che comprendeva un numero ristretto di giocatori. Chissà quante ore verranno giocate una volta che il titolo sarà rilasciato, nella primavera 2016 per PC, Playstation 4  e Xbox One.

Oggi è la data di uscita nelle sale giochi giapponesi di Dissidia Final Fantasy, e quale miglior momento di dare un’occhiata al roster dei personaggi?

Per chi non lo conoscesse, il titolo è la versione “new-gen” sviluppata dal Team Ninja di Koei Tecmo del picchiaduro RPG uscito in due incarnazioni per PSP.
Per ora il gioco sarà disponibile solo in versione arcade in Giappone, ma Square Enix ha già annunciato di volerne creare una versione per PlayStation 4.

Dissidia Final Fantasy Arcade banner

Di seguito vi offriamo tutti i filmati di presentazione dei protagonisti che ne faranno parte, uno per capitolo, dal capostipite della serie fino al quattordicesimo capitolo. Nell’attesa del sicuro annuncio dei rispettivi antagonisti e, magari, di altri personaggi aggiuntivi come successe per Dissidia 012.

Per ulteriori dettagli potete dare un’occhiata al sito ufficiale giapponese.

Con un post sul PlayStation Blog, Sony annuncia i giochi che saranno disponibili da scaricare gratis per PlayStation Plus dicembre 2015.

PlayStation Plus dicembre 2015

Ecco l’elenco completo dei titoli disponibili per gli abbonati dal 1 dicembre:

 

Le mod di Fallout 4 sono già numerose. Vanno, come sempre, dalle più classiche e prevedibili, fino alle più bizzarre e divertenti. Tra tutte però risalta quella dedicata One Punch Man, grazie alla quale potrete entrare nei panni del fortissimo e super espressivo Saitama.

Fallout 4 One Punch Man

Per coloro che non conoscono One Punch Man, parliamo di un manga diventato popolare negli ultimi tempi, grazie all’anime prodotto di recente. Sostanzialmente la storia, profondamente demenziale e parodistica, narra di Saitama, un supereroe in forte stampo nipponico, capace di sconfiggere qualsiasi nemico con un solo pugno.

Ecco un video che dimostra la sua potenza:

Voci di corridoio sostengono che sia possibile diventare forti come lui anche nella realtà, bastano: 100 Flessioni, 100 Addominali, 100 squat e 10 km di corsa, tutti i giorni. Provateci e fateci sapere come va.

Originariamente rilasciato per PS Vita, nel 2013 Tearaway ha avuto vita difficile: arrivato sugli scaffali nel periodo in cui buona parte delle risorse pubblicitarie di Sony si concentravano su Uncharted: Golden Abyss, mentre su Playstation 3 usciva Beyond: Two Souls, il piccolo mondo di carta sviluppato di Media Molecule con il nome di Tearaway rischiava di farsi conoscere e apprezzare solamente dai fan di Little Big Planet. Non che oggi la situazione, a livello di uscite, sia migliorata.

Tearaway Unfolded, porting per Playstation 4 del suddetto titolo di MM, dovrà vedersela con una serie di giochi tripla A previsti per il periodo natalizio. Oggi come allora però – e probabilmente stavolta ancora di più – spetterà a noi addetti ai lavori consigliarvi di non perdere questo piccolo capolavoro che, umilmente e senza troppe pretese, sotto l’apparente veste da cartoon rivela un cuore poetico profondo e prezioso come solo pochi altri hanno saputo fare.

Tearaway Unfolded recensione

Il lungo viaggio di un messaggio

Tearaway Unfolded è un racconto metafisico: a fianco dei piccoli Iota o Atoi – a seconda che scegliate il personaggio maschile o femminile – il vostro compito sarà di consegnare un messaggio. Abbiamo scritto “a fianco” e non “nei panni di”, dal momento che l’intero impianto narrativo di Tearaway Unfolded mira a demolire l’immaginaria parete che separa il giocatore dal suo avatar: i protagonisti di Tearaway vi vedranno e si rivolgeranno a voi, mentre premerete i tasti del Dualshock e riporterete luce e colori nel loro evocativo universo di carta. A Vallecarta c’è un buco nel cielo: è da lì che i personaggi interagiranno con voi ed è attraverso quel buco che il piccolo protagonista dovrà viaggiare per arrivare nel mondo reale e consegnarvi il misterioso messaggio che gli è stato affidato.

C’è dell’altro nella trama di Tearaway Unfolded, ma quanto abbiamo appena detto è la vera colonna portante dell’intera esperienza, il fiore all’occhiello in grado di elevare il prodotto videoludico di Media Molecule a piccolo capolavoro di poesia che merita di essere posseduto e vissuto da ogni videogiocatore appassionato. A un livello più basso, la trama racconta di come le cartacce stiano invadendo il mondo di carta insozzandolo e ricoprendolo di orribili scritte di giornale in bianco e nero e di come voi dobbiate riportare il colore a Vallecarta. Anche la lotta contro le cartacce, però, si incastonerà alla perfezione con la trama più metafisica e profonda, mostrandovi come queste vi abbiano studiato e stiano ricostruendo un Dualshock all’interno del gioco per controllare il mondo di carta proprio come fate voi dal divano del vostro salotto. Non diciamo oltre per non rovinarvi l’esperienza, ma sappiate che Tearaway Unfolded è un’esperienza onirica tutta da vivere che vi consigliamo di non lasciarvi scappare: raggiunti i titoli di coda si resta con una soddisfazione che solo pochi altri titoli – e nemmeno i più blasonati – sono in grado di dare.

Tearaway Unfolded recensione

Il potere del Dualshock

Così come l’originale Tearaway nel 2013 sfruttava ogni singolo componente hardware della PsVita per dare l’idea dell’interazione tra il mondo di carta e la realtà del giocatore, allo stesso modo per Tearaway Unfolded gli sviluppatori hanno ripensato a un gameplay per il quale il Dualshock della Playstation 4 viene utilizzato in tutte le sue caratteristiche.

I personaggi di Iota e Atoi vengono comandati come di consueto dalle levette analogiche e dai tasti demandati al salto e al rotolamento ma, allo stesso tempo, con i grilletti dorsali e il touchpad al giocatore è chiesto di comandare il vento del cambiamento e la luce del Dualshock, due elementi indispensabili per permettere ai piccoli avatar sullo schermo di proseguire nell’avventura. Nelle fasi avanzate del gioco avranno un ruolo preponderante anche i sensori di movimento del Dualshock, tramite i quali si potranno spostare delle piattaforme o addirittura modificare radicalmente alcuni elementi del mondo di gioco.

Infine, come ciliegina sulla torta definitivamente in grado di bucare lo schermo del televisore e di rendere il mondo di carta e la nostra realtà un tutt’uno, vi è la possibilità di interagire con il personaggio principale per eseguire il lancio potenziato: in sostanza quando il personaggio raccoglierà un oggetto come una ghianda o una pietra, gli sarà possibile lanciarvelo dentro al controller e voi, una volta presa la mira, lo potrete rilanciare a vostra volta nel mondo di gioco colpendo i nemici o attivando dei meccanismi. Se a leggere queste parole siete scettici, sappiate che non è così facile descrivere un’esperienza di questo tipo, davvero unica nel suo genere e perfettamente strutturata per farvi sentire parte integrante del gioco e non semplici giocatori.

Tearaway Unfolded recensione

Un secondo aspetto, di certo non meno importante e coinvolgente, è l’implementazione del disegno e della personalizzazione: senza la maniacale – e a tratti snervante – attenzione di Little Big Planet, anche Tearaway Unfolded vi chiederà in più di un’occasione di personalizzare il mondo di gioco disegnando stelle, fiocchi di neve, bandiere e abbellimenti vari per il vostro personaggio. Senza lo schermo touch della PsVita, bisogna dire che gli sviluppatori hanno lavorato in maniera incredibile per permettere di disegnare in maniera precisa sul touch screen del Dualshock 4: non aspettatevi la perfezione di una tavoletta grafica, ma vi assicuriamo che non vi servirà molta esperienza per realizzare delle creazioni soddisfacenti. Per i più esigenti, o semplicemente per chi ama giocare in compagnia, segnaliamo la presenza di una ricca e completa companion app per smartphone, grazie alla quale è possibile scattare foto e apportare modifiche più precise al mondo di gioco, anche mentre un altro giocatore sta affrontando l’avventura con la PS4.

Volendo trovare un difetto nella perfezione della realizzazione di Tearaway Unfolded, dobbiamo ammettere che il gioco prevede una curva di apprendimento piuttosto lenta: prima che il vostro personaggio di carta possa saltare, giusto per fare un esempio, giocherete per circa un’ora e mezza. Allo stesso modo, il ritmo del racconto inizia in maniera assai infantile e blanda, per prendere la piega metafisica e poetica che tanto stiamo osannando in questa recensione solamente dopo la metà dell’avventura, parte nella quale sono anche richiesti più attenzione e impegno nell’utilizzo combinato dei poteri del Dualsock. Questa lentezza iniziale fa sì che alcuni dei poteri e delle meccaniche più interessanti trovino posto solamente in brevi parti dell’avventura, quando invece avrebbero potuto essere utilizzate in diversi momenti portando come benefici una maggiore longevità e una varietà di situazioni ben più grande rispetto a quanto proposto nelle circa sei o sette ore necessarie a completare il gioco. Certo, come al solito parlando con tutti i personaggi e cercando tutti i segreti – in tutta Vallecarta vi sono dei pacchi regalo blu da raccogliere completando sfide via via più complesse – la longevità aumenta di un paio d’ore, ma siamo dell’idea che inserire più elementi platform e puzzle nella trama principale avrebbe senz’altro fatto di Tearaway Unfolded un must have ancora di più di quanto già ora non lo sia.

Tearaway Unfolded recensione

Un mondo di carta

Graficamente Tearaway Unfolded non si discosta più di tanto dalla sua controparte PsVita, sebbene la risoluzione in full HD permetta di godere appieno della bellezza del paesaggio di carta che caratterizza in ogni minimo dettaglio lo stile unico del titolo Media Molecule. Anche in questo caso segnaliamo come inizialmente vi sembrerà di trovarvi di fronte a un semplice titolo per bambini, con buffi personaggi e libri pop-up a comporre lo scenario di gioco. Serve pazienza, come per la trama e per il gameplay: arrivati al mare inizierete a strabuzzare gli occhi davanti alle onde di carta e alla biblica traversata che è uno dei momenti più appassionanti del gioco. Verso la fine dell’avventura, poi, ogni vostro scetticismo sarà spazzato via dal livello che narrerà la parte della storia che ancora deve essere scritta: oltre il mondo di carta, in mezzo ai fogli bianchi e a semplici post-it, il vostro viaggio insieme al messaggero e al suo messaggio assumerà i tratti di un’introspettiva filosofica che vi porterà ancora una volta a riflettere sul senso dell’avventura, del videogioco e del mondo ibrido tra reale e fantastico in cui vi troverete in quel momento.

Tearaway Unfolded recensione

Il framerate di 60 fps, poi, restituisce una sensazione particolare e squisita: gli origami si dispiegano come se fossero realizzati in stop-motion quando il vento, i personaggi e gli altri elementi mobili sullo schermo si muovono fluidi e realistici tutti attorno, così come la luce del Dualshock illumina l’ambiente seguendo i movimenti della mano senza mai un’esitazione. Ne risulta la sensazione di trovarsi davvero all’interno di un libro, di una storia di carta che prende vita al nostro passaggio. Non lasciatevi ingannare dall’apparente semplicità di Tearway Unfolded, così come dal suo essere un porting derivante da una console portatile meno potente: il mondo di carta è realizzato con una cura e una coerenza visiva che solo pochi altri titoli possono vantare.

Porting di Tearaway per PsVita, Tearaway Unfolded approda su Playstation 4 con una serie di migliorie grafiche e di gameplay che, come nell’originale titolo del 2013, conquistano e stupiscono. Media Molecule ha realizzato un titolo ben più adulto di Little Big Planet che, a differenza di quest’ultimo, è in grado di stupire grazie allo stile unico, al gameplay e alla narrazione. Tearaway Unfolded è un’esperienza metafisica, poetica, quasi mistica: quando il messaggero giungerà finalmente nella realtà e, oltrepassato il buco nel cielo, vi consegnerà il suo messaggio, vi sfidiamo a non riporre il gioco sullo scaffale con un minimo di malinconia, la stessa che si prova salutando un vecchio amico con il quale si è condiviso un lungo, avventuroso viaggio fantastico.

Chissà quanti sono gli scrittori che hanno sperato di lasciare un’impressione indelebile nei lettori con le proprie opere; così forte da cambiare realmente il mondo, contribuendo a far predominare i valori positivi contro l’odio. Ebbene, sembra che sia proprio a questo che hanno pensato Brainseed Factory e Headup Games nel creare Typoman.

Nell’attuale panorama videoludico, sempre più battuto da produzioni indie dai concept originali, non è facile trovare titoli che sappiano distinguersi e creare un’identità propria; se poi si tratta di far emergere un buon platform su Wii U l’impresa risulta ancora più ostica. Nonostante ciò, con Typoman, gli sviluppatori sono riusciti a creare un gioco davvero interessante per formula e atmosfera, che riesce a distinguersi dalla massa con inaspettata vivacità. Vediamo con ordine di cosa si tratta.

Typoman recensione

Change wor(l)ds

Il primo impatto col gioco è tramite il suo particolarissimo stile grafico. Veniamo calati in un mondo tetro, decadente, dallo stile gotico vagamente Burtoniano, dove parole e lettere sono parte integrante della realtà che descrivono. L’atmosfera, tratteggiata da un lavoro di artwork notevole, trasmette un senso di mistero e di angoscia davvero efficace, senza ovviamente esagerare.

A contribuire alla particolare atmosfera troviamo una colonna sonora (ascoltabile dal sito ufficiale) dalle tonalità sinistre e opprimenti. Si tratta di melodie efficaci e ben eseguite, un perfetto accompagnamento per gli scenari, che in pochissimi casi si impongono nello svolgersi dell’azione, e che difficilmente troverete ripetitive o fastidiose.

Typoman recensione

Gli eventi sono affidati a una narrazione silente e intuitiva, un po’ come come per Journey, e vedono il nostro piccolo protagonista materializzarsi nel tenebroso mondo senza un’apparente motivo. Proseguendo, l’unico scopo che appare chiaro è che dobbiamo sfuggire da alcune creature minacciose che rappresentano concetti negativi, e proseguire nel viaggio superando gli ostacoli sul nostro cammino. Nonostante rimanga presente quel senso di smarrimento, dovuto al non sapere esattamente cosa sta succedendo, non passerà molto tempo che cesserete di porvi domande razionali, avvolti nell’atmosfera surreale e coinvolti dalle meccaniche di gioco.

Il tutto funziona bene. L’unico appunto tecnico riguarda i caricamenti un po’ troppo lenti, che fanno occasionalmente singhiozzare l’azione di gioco. Fastidiosi, ma per fortuna non eccessivamente.

Typoman recensione

Letteralmente

Il gioco è un incrocio tra un platform e un puzzle game. Il mondo in cui siamo immersi è basato su caratteri tipografici, e il nostro piccolo protagonista potrà spostare manualmente le lettere che troverà sul suo cammino e comporre le giuste parole che ci faranno superare gli ostacoli sulla nostra strada. Ad esempio di fronte a una piattaforma mobile, formare la parola “ON” la farà sollevare; far cadere le lettere della parola “HEAVY” su una piattaforma la farà abbassare sotto il peso della parola stessa; per superare una pozza d’acqua riempita da una pioggia scaturita dalla parola “RAIN” basterà accostare la lettera D per ottenere “DRAIN” e far circolare via l’acqua.
Insomma dovremo giocare con lettere e parole per modificare direttamente l’ambiente, mettendo gradualmente alla prova la nostra conoscenza di termini inglesi. Va da sé quindi che se siete totalmente a digiuno della suddetta lingua con tutta probabilità non farete molta strada.

Per evitare situazioni frustranti, in cui si rimane bloccati senza avere idea di come proseguire, è stato inserito un sistema di indizi. Quando siamo di fronte a un ostacolo, sullo schermo del gamepad appare un punto interrogativo che, se toccato, fa apparire una frase in cui è nascosto un indizio per proseguire; se anche questo indizio non è sufficiente, premendo ancora il punto interrogativo viene evidenziata la parola necessaria a risolvere l’enigma ambientale. È un ottimo sistema per non lasciare in balia della frustrazione i giocatori senza comunque concedere troppo.

Typoman recensione

Il concept è davvero intrigante e gli enigmi risultano intelligenti e stimolanti quanto basta. Anche se si tratta di situazioni molto pilotate e lineari, ogni tanto c’è persino modo di superarle con più di una parola chiave.
L’unica cosa che non funziona benissimo nelle meccaniche sono i controlli che spesso rendono lo spostamento delle lettere davvero poco maneggevole; nello spostare i caratteri ci si sente lenti, limitati e mai abbastanza precisi, e non è una cosa simpatica quando per comporre una singola parola ci si mettono vari tentativi.

Per fortuna anche in questo caso il GamePad ci viene in soccorso: avvicinandosi a un insieme di lettere queste appariranno sullo schermo del pad in modo da poter essere facilmente spostate da lì senza doverle far spostare una a una dal protagonista. Funzione decisamente comoda (anche se non esattamente intuitiva nel gioco), soprattutto quando il gioco richiederà di comporre le parole con poco tempo a disposizione.

Typoman recensione

Oltre al risolvere enigmi letterari, saltuariamente il gioco ci metterà alla prova con meccaniche prettamente platform più di azione, dove dovremo generalmente correre e superare ostacoli saltando e arrampicandoci. Anche in questi casi i controlli risultano poco precisi, il che si farà sentire soprattutto nelle fasi avanzate dove il gioco richiede una precisione di salti e tempismo non indifferenti.

Considerando che su questo aspetto il gioco non offre una curva di difficoltà ottimale, le sessioni platform potrebbero indispettire chi gioca a Typoman attratto, giustamente, dalle sue meccaniche puzzle. In diverse situazioni, poi, capiterà di morire senza avere grandi possibilità di prevedere ed evitare la disfatta. Il gioco comunque non ci mette limiti sul numero di volte che possiamo provare una sfida, e grazie all’abbondanza di checkpoint è chiaro che preveda una progressione fatta di trial and error.

Typoman recensione

Typoman offre un concept affascinante, confezionato in un’ambientazione deliziosamente dark dalla direzione artistica di tutto rispetto.
La formula di gioco è stimolante e intelligente, anche se si ha la netta sensazione che non sia stata sfruttata appieno. Mentre si aspetta che gli enigmi si complichino davvero, il gioco purtroppo finisce dopo circa quattro ore di gioco (che a fronte del costo di 14€ potrebbero sembrare poche).
Insomma, nonostante alcuni evidenti limiti, si tratta di un indie sicuramente valido che farà la gioia degli amanti dei puzzle e delle ambientazioni particolari.
Ci piacerebbe decisamente vederne un seguito meglio rifinito e che soprattutto sfrutti maggiormente questa formula azzeccata.

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Qualche giorno fa vi abbiamo parlato di un rumor che vedeva Shovel Knight come possibile nuovo personaggio su Super Smash Bros, oltre alle speculazioni di un insider nintendo, uno dei fattori che fece pensare ciò al grande pubblico fù l’apparizione di un amiibo del cavaliere sul sito di un rivenditore di videogiochi spagnolo, che però fece sparire tale pagina in poco tempo e la foto usata nel sito venne addirittura riconosciuta come fake da alcune persone.
Dopo qualche giorno di silenzio è però arrivato l’annuncio ufficiale da parte di Nintendo! E’ stato, infatti, da poco rilasciato il trailer che rivela l’esistenza dell’amiibo di Shovel Knight.

Ecco il simpatico video pubblicato da Nintendo:

L’amiibo di Shovel Knight sarà utilizzabile su entrambe le console Nintendo e garantirà l’accesso a contenuti esclusivi.
Purtroppo non è stato confermato (ne smentito) il rumor riguardo una sua possibile apparizione su Super Smash Bros.

Nintendo non ha ancora comunicato la data di uscita di questo amiibo, ma un tweet del rivenditore GAME brithon riporta la data del 27 Novembre.

amiibo Shovel Knight