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Quasi Tutti gli Articoli in questa categoria sono tratti dal sito: http://www.gamesource.it/ a cui va riconosciuto il giusto merito e va tutta la mia gratitudine per l’ottimo lavoro che svolgono

Insomniac si cimenta in un genere a lei sconosciuto, dando prova di grande coraggio e voglia di innovare. Nasce così Song of the Deep, un metroidvania ad ambientazione subacquea.  La software house di Burbank ha stretto un accordo con GameTrust, dietro il cui nome c’è il noto colosso Game Stop ed ecco arrivare sui nostri schermi questo titolo ricco di stile. Il gioco non ha comunque molte velleità ed ha tutte le caratteristiche di un indie di buon livello, senza quindi budget faraonici ma comunque con un’invidiabile qualità intrinseca.

Song of the Deep

La trama che sottende al gioco, tanto semplice quanto incantevole si dipana in maniera coerente e con le giuste tempistiche attraverso l’intervento di un narratore onnisciente che tutto sa e che sottolinea i momenti più delicati della storia di Merryn. La ragazzina vive nella povertà assieme al padre pescatore, passa le sue giornate guardandolo nel suo faticoso lavoro dalla scogliera e la sera attende le sue incredibili storie da lupo di mare.  Un giorno però il padre di Merryn purtroppo non fa ritorno e quindi la bambina costruisce un piccolo sottomarino e decide di immergersi nelle profondità oceaniche al solo scopo di ritrovarlo.

Il gioco assume quindi i contorni di un metroidvania dalle ambientazioni sottomarine, con tanto di mappa richiamabile tramite trackpad su Playstation 4. La mappa si basa su aree che verranno sbloccate in progressione, sempre dopo avere acquisito un potenziamento oppure dopo avere superato un particolare enigma ambientale basato sulla fisica. Tutto è impostato sull’esplorazione delle profondità marine e mano a mano che avanzeremo e potenzieremo il nostro veicolo potremo compiere azioni prima impraticabili. Miglioramenti e nuove features saranno implementate grazie a un paguro che, tramite pagamento in monete d’oro, migliorerà il nostro arsenale di bordo. Avremo a disposizione: una pinza magnetica utile sia per raccogliere oggetti sul fondo del mare che per combattere le varie creature oceaniche, razzi, fari per squarciare il buio o per spaventare i branchi di meduse, propulsori per combattere le correnti marine e anche un sonar naturalmente che si rivelerà utilissimo per scovare i tesori nascosti.

Song of the Deep

Il backtracking è utilizzato in Song of the Deep in maniera piuttosto convincente grazie a dei portali che risulteranno utilissimi per visitare le zone già visitate in precedenza. Il gioco in totale comunque si riesce ad ultimare in circa otto ore. Gli enigmi non sono mai frustranti e quasi interamente basati sulla fisica. Dovremo ad esempio trasportare delle delicate bombe prima che esplodano in modo da aprirci dei varchi oppure superare indenni banchi di pesci famelici, grazie alla nostra perizia al timone. C’è anche una componente di scontri con i nemici che in ogni caso non vi impensierirà più di tanto. Dovremo badare soprattutto ai pattern delle diverse creature marine che ci si pareranno di fronte e quindi poi colpirli al momento più giusto. Non mancheranno delle boss fight qua e là che vi impegneranno un po’ di più rispetto al normale. Un metroidvania di livello quindi che però non impensierirà moltissimo i veterani del genere.

Song of the Deep

Per quanto concerne il comparto tecnico il gioco mostra un buon stile sempre molto adatto ai contenuti presentati e vede un grazioso mix tra due e tre dimensioni. Le atmosfere sono quelle fanciullesche e fiabesche, con atmosfere subacquee e oniriche adatte a ogni tipo di pubblico, dai più giovani ai giocatori più maturi e smaliziati. Peccato per qualche compenetrazione e scatto di troppo.

Un buon passatempo, quello creato da Insomniac, che allieterà le calde ore estive soprattutto in questo periodo un po’ scarico di uscite.  Un gioco solido e divertente che può divertire e far sognare a patto di essere sempre consci di non trovarsi di fronte a un titolo a tripla  A.

Negli ultimi giorni capita spesso di sentire i detrattori di Pokèmon Go invitare gli utenti del’app a uscire e cercarsi una ragazza, piuttosto che passare il tempo attaccati alla realtà aumentata del cellulare alla ricerca di Pokémon. Bene, da oggi le cose cambieranno, perchè gli aspiranti allenatori potranno avere capre e cavoli: project fixup, non nuova a questo genere di iniziative, ha creato il sito Pokèdates, vero e prorpio portale di incontri tra allenatori.

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Basterà registrarsi al sito e rispondere ad alcune domande per completare il proprio profilo e, una volta inseriti anche gli orari nei quali siete disponibili per giocare a Pokémon Go l’intelligenza artificiale vi metterà in contatto con i partner più affini. Sembra proprio che il fenomeno Pokémon Go sia inarrestabile e con lui una serie di inziiative di terze parti che mai avremmo pensato di poter trovare in rete.

Pokèmon Go non è ancora disponibile nella ultra-conservativa Arabia Saudita ma, nonostante questo, fa già parlare di sè: la comunità religiosa ha riemesso un editto del lontano 2001, scritto proprio in concomitanza con la dilagante Pokémon mania di allora. I pokèmon sono immorali e anti-islamici: promuovono il gioco d’azzardo e si rifanno alla teoria dell’evoluzionismo di Charles Darwin, non accettata dal mondo islamico. Come se non bastasse, molte carte nel gioco Pokèmon Go contengono simboli di altre religioni, dal cristianesimo ai culti giapponesi, inneggiando al politeismo.

A woman holds up her cell phone as she plays the Pokemon Go game in Lafayette Park in front of the White House in Washington, DC, July 12, 2016. Pokémon Go mania is sweeping the US as players armed with smartphones hunt streets, parks, rivers and elsewhere to capture monsters and gather supplies in the hit game. The free application based on a Nintendo title that debuted 20 years ago has been adapted to the mobile internet Age by Niantic Labs, a company spun out of Google last year after breaking ground with an "Ingress" game that merged mapping capabilities with play. As of July 11, 2016 Pokémon Go had been downloaded millions of times, jumping topping rankings at official online shops for applications tailored for smartphones powered by Apple or Google-backed Android software.  / AFP / JIM WATSON        (Photo credit should read JIM WATSON/AFP/Getty Images)

Questo almeno il pensiero di chi ha emesso l’editto che, dal 2001 ad oggi, è ancora valido e impedirà di fatto ai giocatori islamici di scaricare e installare il gioco, se non in maniera illegale a loro rischio e pericolo.

La software house Compile Heart ha aperto un nuovo sito teaser che, come potete vedere dallo screenshot che vi riportiamo qui sotto, mostra la silhouette di Neptune, famoso personaggio del gioco Hyper Dimension Neptunia.
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Il testo giapponese recita “Le porte per il regno del caos stanno per aprirsi” e, come lascia intuire il countdown, dovremo attendere ancora sei giorni prima di saperne di più. Restate sintonizzati su Gamesource per ulteriori dettagli.

Se il vostro interesse fosse solo ed esclusivamente il cibo, cosa sareste disposti a fare per esso? Questa è la domanda che Fang, protagonista di Fairy Fencer F: Advent Dark Force si pone spesso in quanto il cibo e il relax sono i suoi interessi primari (se non unici).
Il titolo di Compile Heart (conosciuti dai più grazie alla serie Hyperdimension Neptunia), distribuito da Bandai Namco, torna in una veste rimodernata e ampliata, dopo il suo debutto per la generazione passata dove non aveva fatto proprio una gran bella figura. I ragazzi di Compile Heart si giocano quindi una seconda chance con questa remastered per Playstation 4.

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Fra divinità e fate

Le peripezie di Fang hanno inizio quando, alla ricerca di cibo, viene a sapere che estraendo una leggendaria spada dal terreno questa potrà esaudire ogni desiderio. Assaporando già il sontuoso banchetto che tanto agognava, Fang estrae la spada, scoprendo solo dopo che quella spada è una delle Furie, grazie a Eryn, la Fata che si è risvegliata grazie al richiamo del nuovo proprietario della spada. Le Furie infatti sono armi magiche in quanto racchiudono il potere delle Fate che, una volta trovato il loro Fencer ideale(il guerriero che brandisce l’arma), vengono risvegliate, donando grande potere al guerriero a loro legatosi.

Le Furie hanno origini antiche: millenni prima delle avventure di Fang, ai confini fra la realtà ed il sogno, la Dea della Luce e il Dio del Male si scontrarono per anni e anni. Lo scontro continuò per anni e anni quando, entrambi finirono per cadere in un sonno eterno a causa proprio delle Furie: conficcandosi nei loro corpi infatti, sigillarono le due divinità e il loro immenso potere. Sono proprio loro due a muovere i Fencers per il mondo alla ricerca delle varie Furie ancora sparse per il mondo in quanto, secondo la leggenda, grazie al potere di tali armi sarà possibile liberare una delle due divinità, dandole la possibilità di eliminare l’altra. Vi sono quindi Fencers volti al bene, schierati con la Dea, e altri invece che agognano soltanto distruzione e morte, il cui obiettivo è risvegliare il Dio del Male.

La trama si svilupperà a volte in modo abbastanza prevedibile e, a tratti, in modo veramente piatto senza però togliere qualche pizzico di pepe disseminato lungo la via. Altra peculiarità sono i finali alternativi: infatti a seconda delle divinità risvegliata il finale potrà cambiare. Oltre a presentare diversi archi narrativi e diversi temi, i due percorsi permettono ai giocatori di poter reclutare diversi compagni di squadra e affrontare anche avversari diversi. Portare a termine Fairy Fairy F: Advent Dark Force richiederà almeno 55 ore di gioco mentre se è vostro interesse completare i tre diversi archi narrativi resterete incollati allo schermo per molto, molto più tempo.

Fairy Fencer F Advent Dark Force si mostra con un nuovo trailer
Come scateno la mia Furia

Il pezzo forte di ogni GDR è il battle system e quello di Fairy Fencer F ha basi solide. All’interno dei dungeon, che saranno purtroppo l’unica zona esplorabile del gioco, i mostri vagheranno liberamente e potremo ingaggiare la battaglia tentando di colpirli in modo tale da iniziare lo scontro con un attacco preventivo, mentre per evitarli basterà scattare velocemente, tramite la pressione del tasto R1. A differenza della versione PS3, nelle battaglie potremo schierare fino a 6 personaggi contemporaneamente e anche per tale motivo il titolo è stato totalmente riequilibrato e ricalibrato.

Le battaglie si svolgeranno a turni durante i quali potremo sfruttare magie e tecniche, pagando SP, oltre ai normali attacchi in combo. Ogni volta che porteremo a segno un colpo una barra detta Tension Gauge, si riempirà man mano. Una volta piena darà la possibilità al Fencer di fondersi con la sua fata, tramite il comando Fairize, aumentandone a dismisura i parametri oltre che a sbloccare temporaneamente le tecniche finali, utilizzabili solo in tale status. Ovviamente la trasformazione non sarà permanente: finirà quando il personaggio finirà K.O. o quando la barra si scaricherà nuovamente col tempo. Tuttavia anche noi potremo porvi fine, riselezionando il comando e conservando quindi parte della Tension Gauge.
Inoltre sfruttando le debolezze dei nemici (agli elementi o a determinati tipi di armi) potremo dar vita agli attacchi valanga (Avalanche Attack), potendo attaccare a catena con più personaggi, senza che sia necessariamente il loro turno.

A fine battaglia oltre i classici punti exp, verremo premiati anche con i punti WP (Weapon Point) che potremo spendere per apprendere nuove tecniche, magie, abilità o aumentare le statistiche secondarie fra le quali il range entro cui potremo muoverci in battaglia o la durata del Fairize.
Vi sono anche altri due modi per potenziare i nostri pg ossia tramite le Sfide o equipaggiando una Fata secondaria. Con le Sfide basterà compiere diverse azioni più volte (vincere un tot di battaglie, usare magie ecc) per venire subito ricompensati con un boost permanente delle statistiche. Mentre equipaggiare un’altra Fata oltre ad aumentare le nostre statistiche ci darà anche abilità particolari ad essa legate quali ad esempio la protezione ad un certo elemento.
Tali Fate potranno essere potenziate tramite il Godly Revival: per risvegliare una delle due divinità dovremo infatti estrarre le Furie una per una, scontrandoci con dei mini-boss e risvegliando le Fate al massimo potenziale.

Come accennato prima l’esplorazione sarà inesistente: all’interno della città e della world map ci muoveremo tramite dei menù o dei piccoli segnalini. Mentre saremo all’interno dei dungeon però potremo anche portare a termine svariate piccole quest, riportando degli oggetti e componenti richiesti, per averne altri in cambio.

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Nobuo e le Fate

Lo stile grafico è basato, come tutte le produzioni Compile Heart, sulla componente anime.  Il porting su Playstation 4 risulta essere molto più vivo e colorato della vecchia versione, con i suoi 1080p e i 60 fps. I modelli dei personaggi inoltre sono ben curati sebbene lo stesso non si possa dire dei dungeon e degli sfondi che risultano essere davvero poco ispirati e quasi privi di dettagli.
Per il comparto audio è meglio affidarsi al doppiaggio originale in giapponese, anziché al poco gradito inglese, affidandosi a quest’ultimo solo per i sottotitoli e i menu (non disponibili purtroppo in italiano).
La theme principale è stata curata da una vecchia conoscenza di ogni amante degli JRPG: il grande Nobuo Uematsu. Mentre il resto dei brani risulta essere, purtroppo abbastanza anonimo e arido.

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Fairy Fencer F. Advent Dark Force è sicuramente migliore della sua versione per old gen: ampliato, rivisitato e migliorato. Tuttavia non risulta centrare in pieno l’obiettivo: il combat system risulta essere solido ma non così innovativo, la trama  inoltre è poco coinvolgente e abbastanza piatta. L’acquisto è sicuramente consigliato per chi ha sia appassionato delle serie di Compile Heart, in quanto difficilmente farà impazzire gli altri giocatori, risultando solo un titolo nella media. 

Katsuhiko Ichii, CEO di Capcom Europe, ha ammesso che giocare a Resident Evil 7 in VR è stato “un po’ troppo spaventoso“. Siamo di fronte a un ritorno alle origini?

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Queste dichiarazioni arrivano dall’ultimo numero della rivista MCV dove Katsuhiko Ichii ha affermato che probabilmente giocherà Resident Evil 7 su un televisore standard dopo averlo provato tramite realtà virtuale.

« Sinceramente l’ho trovato un po’ troppo spaventoso, ma dipende dalla persona. Alcuni possono giocare solo alcune parti in VR mentre altri riescono a giocare tutto il titolo in realtà virtuale, mentre altri ancora giocano direttamente sullo schermo. Si tratta di scelte. »

Questo il commento del CEO Capcom dopo aver provato Resident Evil 7, annunciato allo scorso E3 2016 di Los Angeles, tramite realtà virtuale.

Nell’intervista si parla anche dello sviluppo del titolo tramite Antoine Molant, marketing director del titolo:

« Quando hanno creato il gioco, tutto il team di sviluppo ha avuto un normale approccio da titolo non-VR riempendolo di momenti da jump scare. Dicendo questo, dal punto di vista del testing stiamo facendo in modo che le persone non si trovano realmente in pericolo. »

Resident Evil 7 riuscirà a tornare ai fasti della serie quando realmente faceva spaventare i giocatori?

Un’idea ce la siamo già fatta nella nostra anteprima dopo aver provato la demo giocabile di Resident Evil 7 attualmente disponibile su PlayStation 4 per i membri PlayStation Plus.

Ricordiamo che Resident Evil 7 uscirà il 24 Gennaio 2017 su PC, Xbox One e PlayStation 4 con il supporto a PlayStation VR.

Playdead , software house danese che ha partorito Limbo è tornata con un nuovo titolo che promette di ripercorrere la stessa strada del suo “fratello minore”. Stiamo parlando di Inside, di cui vi proponiamo la recensione per console Microsoft Xbox One.

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La trama è incentrata su un ragazzino solo, apparentemente in fuga e visibilmente impaurito. Non c’è spazio per una qualsivoglia presentazione o accenno alla storia. Sin da subito dovrete muovervi in un mondo privo di colori accesi, dove i grigi e una pioggia incessante la faranno da padrone.

C’è qualcuno qui fuori?

Non si può non notare quanto Inside abbia “preso” da Limbo, soprattutto per la sua vena platform mescolata ad elementi puzzle. Se c’è una particolarità di Inside che spicca su tutto è quella dell’ambientazione. Non c’è musica ad accompagnare la vostra tormentata avventura, ma solo il rumore della pioggia che cade. Questa sorta di silenzio non fa altro che abbracciarvi più forte e catapultarvi nel mood del gioco. Con l’assenza di dialoghi potreste provare solitudine, un senso di distopia. Il cielo lugubre emana una tale angoscia da farvi sentire un pò disorientati in un mondo strano e privo di una propria chiara identità dove tutto sembra esser messo lì senza alcun motivo preciso. Persino la luce ha un ruolo che, in questo caso, tutto lascia pensare meno che al suo significato più profondo. Al contrario causa ancora più tensione.

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Durante le sessioni di gioco potreste incontrare ogni tanto qualche individuo che sembra disorientato, stordito, e dovrete imitare i loro movimenti per “mimetizzarvi” e non incorrere in qualche conseguenza negativa, perchè in quelle circostanze potreste essere ripresi da qualche telecamera. I puzzle presenti in Inside sono ben architettati, nulla di impossibile sia chiaro, ma nella loro semplicità rientrano perfettamente nelle meccaniche di gioco rendendoli degli ingranaggi perfetti. Spostare oggetti, attivare macchinari e prendere spunto dall’ambientazione rientrano tra le principali attività che dovrete svolgere per proseguire nel gioco. Ma attenzione anche a come eseguirete le azioni, poichè non sempre il risultato sarà quello da voi sperato.

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Una particolare menzione va fatta, oltre che agli enigmi, anche al sistema di controllo che richiede una certa precisione a seconda delle azioni da compiere. Anche un salto fatto male potrebbe costarvi la vita. Il gameplay di Inside è davvero ridotto al minimo ma nonostante questo, non riteniamo possa essere etichettato di certo come titolo da sottovalutare. Il mondo che circonda Inside merita di essere esplorato a fondo, magari anche tutto d’un fiato, in modo da sentire dentro la varietà di emozioni che questo gioco può regalare.

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Un passo in avanti e un quarto indietro

La sentenza è che Inside non si discosta poi così tanto dal suo predecessore in termini di gameplay e ambientazione, ma sicuramente è stato fatto un passo in avanti a livello tecnico. Non si può non apprezzare l’operato di Playdead, che regala ancora una volta un titolo di grande carattere. L’unica nota dolente per così dire riguarda la longevità: è un gioco davvero molto corto che si porta a termine in un paio d’ore se siete davvero bravi. Inside non è solamente un gioco da iniziare e da portare a termine, ma un viaggio da godersi in ogni minimo particolare.

Col nome di “X” (pronunciato Cross) in oriente e di “Generations” in occidente, quest’ultimo capitolo della saga di Monster Hunter ha fatto la sua comparsa in entrambe le parti del mondo nella medesima versione, contrariamente agli ultimi capitoli usciti da noi direttamente nella loro edizione “Ultimate”. Sfruttando i migliori elementi dei precedenti capitoli e miscelandoli a delle novità interessanti, questa nuova creatura di Capcom unisce vecchio e nuovo alla perfezione ed è senza dubbio il miglior capitolo della serie.

Per chi conosce già il brand, Monster Hunter Generations risulterà fin da subito molto familiare. Questo capitolo infatti prende a piene mani dal suo predecessore, sfruttando praticamente ogni elemento basilare come la struttura delle missioni, dei personaggi, dei villaggi, il comparto grafico e quello sonoro. Se siete nuovi al mondo dei cacciatori di mostri vi invitiamo a dare un’occhiata alla nostra recensione del quarto capitolo uscito per 3DS lo scorso anno.

Le principali novità apportate in questo capitolo, cioè quelle di cui vi parleremo oggi, sono tre: gli stili di combattimento, le arti di combattimento e la fantastica modalità Cacciamiao.

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Combattimento stiloso

Il combat system è stato sorprendentemente rivoluzionato senza però abbandonare la base del titolo. In questo nuovo capitolo troviamo infatti gli stili di combattimento e le arti di combattimento. Queste due meccaniche andranno a braccetto per l’intera avventura, lasciandoci tirare una boccata di aria fresca in questo brand che iniziava ad essere stantio.

Le arti disponibili sono ben cinquantadue e non sono altro che abilità attive da utilizzare in combattimento. Perfettamente bilanciate e tutte utili, queste abilità vi consentiranno di sferrare attacchi più potenti, fermare l’utilizzo di stamina, sfuggire dal combattimento velocemente, stordire i nemici e tanto altro. Queste skill possono davvero rivoltare le sorti di uno scontro se usate nel modo giusto, ma sono tanto potenti quanto situazionali. A nostra sorpresa infatti abbiamo potuto notare che le arti non vanno per nulla ad abbassare la difficoltà del titolo fornendo power up troppo potenti, ma risultano perfettamente bilanciate.

Le arti possono essere utilizzate dipendentemente dal vostro stile di combattimento. Potrete scegliere fra quattro stili: stile Gilda, Offensivo, Aereo e Ombra. Ogni stile offrirà arti peculiari e in linea con il gameplay che questo offre.

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Lo stile Gilda risulta il più classico. Offre un gameplay identico a quello che abbiamo trovato nei vecchi capitoli, con la riuscita della missione data in mano solamente alla vostra padronanza con l’arma che avrete in pugno.

Lo stile Offensivo è il più rischioso tra i quattro disponibili, in quanto studiato per chi preferisce infliggere ingenti danni a discapito della resistenza. Vi ritroverete infatti con la capacità di fare più danni, tre slot per le arti (contro i due delle altre vie) che si ricaricheranno molto in fretta. Nonostante ciò però non avrete nessun buff alla stamina, che si ricaricherà alla normale velocità.

Lo stile Aereo è, come suggerisce il nome, quello più spettacolare e vistoso. Questo stile si basa sulla dinamicità, favorendo i salti e le schivate (che verranno sostituite da un dodge più lungo). L’utilizzo del Falcione Insetto non risulta nemmeno indispensabile, poiché potrete compiere attacchi aerei anche con le armi normali.

Lo stile Ombra è invece il più complicato e profondo. Questo stile vi garantirà la capacità di sferrare potenti contrattacchi ai vostri nemici a patto di schivarne gli attacchi con un tempismo perfetto. Quest’ultimo è sicuramente quello che più ci ha convinto, in quanto l’unico a risultare ancora valido anche nelle missioni high rank.

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A caccia coi gatti

Ci siamo tenuti il pezzo forte per ultimo: la modalità Cacciamiao. Per la prima volta nella storia del brand, in Monster Hunter Generations i Felyne smettono di essere dei semplici pet e si fanno largo sul campo di battaglia come protagonisti. Sfruttando questa nuova feature potrete infatti imbarcarvi in missione utilizzando, invece che il vostro cacciatore, un simpatico micione.

I Felyne posseggono svariati bonus: non hanno alcuna limitazione riguardante la resistenza, hanno una mobilità molto più alta rispetto ai normali cacciatori, rimarranno intontiti per pochi istanti prima di riprendersi da un urto, non subiscono effetti climatici e possono raccogliere materiali molto più in fretta di chiunque altro, senza nemmeno dover possedere gli oggetti necessari per la cattura. L’unico lato negativo risiede nel fatto che questi gattoni non infliggono nemmeno un quarto dei danni che un cacciatore può raggiungere e necessiteranno quindi sempre di un padrone umano per combattere i mostri più forti.

Anche se vi abbiamo parlato solo di questi tre elementi fondamentali Monster Hunter Generations eccelle anche in tutti gli altri suoi aspetti. Tecnicamente identico al suo predecessore, risulta fluido e tutto sommato gradevole da vedere, sia per la grafica (come sempre poco dettagliata, ma che garantisce un buon colpo d’occhio) che per il design.

Stravolgere senza snaturare non sempre risulta un’impresa possibile per la maggior parte degli sviluppatori, ma Capcom ci è riuscita. Monster Hunter Generations è un perfetto insieme di tutti gli elementi vincenti dei precedenti capitoli e di nuovi spunti interessanti e rivoluzionari.

Dopo svariati annunci e nuovi trailer, Pokémon Sole e Pokémon Luna stanno iniziando a prendere sempre più forma, dando il via a quella che è la settima generazione del brand Game Freak.

Le cose curiose di questi nuovi titoli sono tante, come tante sono le novità che Nintendo ha introdotto nei capitoli, quindi analizziamole nel dettaglio.

Pokémon Sole Pokémon Luna
Pokémon Sole Pokémon Luna
Pokémon Sole Pokémon Luna
Pokémon Sole Pokémon Luna

La nuova regione in cui prenderanno parte le nostre avventure è Alola, un lussureggiante arcipelago tropicale composto da quattro isole naturali e una artificiale, liberamente ispirato alle Hawaii. Nella storia della serie è la prima volta in assoluto che l’avventura è ambientata in una zona completamente oceanica composta da numerose aree esplorabili. Nei videogiochi di prima generazione era presente l’Isola Cannella ma era una semplice isola staccata dal resto del continente. In Pokémon Zaffiro e in Pokémon Rubino vi era Ceneride, anche questa volta si trattava di un’isola raggiungibile dalle profondità degli oceani ma sempre un elemento esterno al grande continente. Con Pokémon Sole e Pokémon Luna, Game Freak ha voluto cambiare completamente ambientazione, lasciando in disparte le zone continentali per focalizzarsi completamente su un ambiente marino e il suo ecosistema.

Pokémon Sole Pokémon Luna
Pokémon Sole Pokémon Luna
Pokémon Sole Pokémon Luna
Pokémon Sole Pokémon Luna

Regione che vai, Professore che trovi. A darci il benvenuto nell’arcipelago è il Professor Kukui, maggiore esperto della regione per quanto concerne lo studio dei Pokémon. A coadiuvare il Professore nelle ricerche non poteva mancare un assistente: qui entra in gioco Lylia, una ragazza misteriosa con un ruolo non ancora bene definito all’interno della storia. Lylia non ama le lotte di Pokémon e preferisce passare il suo tempo aiutando il Professore imparando le nozioni dai libri Pokémon. A chiudere il cerchio dei nuovi personaggi è Hau, che diventerà presto il migliore amico del protagonista.

Pokémon Sole Pokémon Luna
Pokémon Sole Pokémon Luna
Pokémon Sole Pokémon Luna

Con la nuova generazione, Game Freak è voluta tornare agli albori della serie nella creazione di nuovi Pokémon, abbandonando un design ricercato per dare spazio alla semplicità e al mondo animale. Con gli starter della regione di Alola abbiamo subito notato questo ritorno alle origini. Ogni Pokémon è liberamente ispirato a una specie animale presente nel territorio hawaiano.

Pokémon Sole Pokémon Luna
Pokémon Sole Pokémon Luna
Pokémon Sole Pokémon Luna

 

Il Pokémon d’erba è Rowlet, un piccolo uccello ispirato al pueo hawaiano.Pokémon Sole Luna Anteprima Una curiosità importante: Rowlet è il secondo starter ad avere il doppio tipo sino dalla prima forma evolutiva, ha infatti sia il tipo erba che il tipo volante.
Dai tempi di Bulbasaur non si vedeva un Pokémon iniziale con un doppio tipo e curiosamente ancora una volta è lo starter di tipo erba. Analizzando Rowlet nel dettaglio scopriamo altre due informazioni interessanti: la prima è che la mossa iniziale è Fogliame, una nuova mossa di tipo erba che va ad aggiungersi a Braciere e Pistolacqua, rispettivamente le mosse base degli starter di fuoco a d’acqua; la seconda cosa interessante è che Rowlet è lo starter più leggero di tutte le generazioni.
L’abilità di Rowlet è Erbaiuto.

Il Pokémon di fuoco è Litten, un gattino dal pelo rosso e nero che trae Pokémon Sole Luna Anteprima
ispirazione dal gatto soriano. Il simbolo sulla fronte di Litten
sembra richiamare al simbolo alchemico dello zolfo.
Le caratteristiche di Litten fanno pensare che nelle sue forme evolutive possa acquisire il tipo Psico o Buio.
L’abilità di Litten è Aiutofuoco.

Il Pokémon d’acqua è Popplio, che condivide con Seal e Dewgong il fatto Pokémon Sole Luna Anteprima
di essere un Pokémon Otaria.
Il nome trae origine da Ilio-holo-i-ka-uaua, il nome della foca monaca delle Hawaii in hawaiano.
Condividendo la categorie con Seal e Dewgong fa ipotizzare che evolvendosi possa acquisire il tipo ghiaccio.
L’abilità di Popplio è Acquaiuto.

Insieme agli starter e ai numerosi Pokémon che già sono stati annunciati, interessante è notare il nome e le caratteristiche dei Pokémon Leggendari Solgaleo e Lunala.

Pokémon Sole Pokémon Luna
Pokémon Sole Pokémon Luna

Sulla copertina di Pokémon Sole troveremo Solgaleo, che sebbene il nome faccia pensare a un tipo fuoco, ha il doppio tipo Psico Acciaio. La forma di Solgaleo richiama quella del leone e in particolare il suo pseudonimo di Pokémon che divora il sole richiama in alchimia alla raffinazione dei metalli. Sulla copertina di Pokémon Luna troveremo Lunala, un Pokémon basato sulla forma di un pipistrello in possesso del doppio tipo Psico Spettro. Inoltre un terzo Pokémon Leggendario è stato annunciato, si tratta di Magearna, in possesso del doppio tipo Acciaio Folletto, liberamente ispirato a una bambola karakuri tipica del Giappone.

Pokémon Sole Pokémon Luna
Pokémon Sole Pokémon Luna
Pokémon Sole Pokémon Luna

Uno strumento essenziale nei nostri spostamenti nella regione di Alola sarà il fidato Pokédex. Pokémon Sole Luna Anteprima
Le novità non finiscono dato che Game Freak ha voluto rivoluzionare anche questo aspetto.
Il Professor Kukui infatti darà al giocatore un nuovo sviluppato tipo di Pokédex: il Pokédex Rotom.
Chi conosce i Pokémon sa che Rotom è un Pokémon Leggendario che assume le sembianze di oggetti elettronici di cui si impossessa.
Questo nuovo oggetto in particolare non ha solo la funzione di tenere traccia dei Pokémon visti e catturati ma funzionerà anche da mappa, mostrando i movimenti del giocatore all’interno della città ed eventuali luoghi d’interesse, oltre che il percorso da seguire per raggiungere il nostro obiettivo.

Queste novità come si traducono effettivamente nella storia e quindi nel gameplay? Fondamentalmente la storia di Pokémon Sole e di Pokémon Luna non si discosterà dalle origini. Una volta ottenuto il nostro primo Pokémon, inizieremo l’avventura per conquistare tutte le otto medaglie di Alola e raggiungere la Lega Pokémon, di cui ancora non è stato rivelato nulla. Questo fa presupporre che nel corso della storia incontreremo anche il Team dei nemici, come sono stati in serie il Team Rocket nei videogiochi ambientati a Kanto e a Johto, il Team Idro e il Team Magma nei videogiochi ambientati a Hoenn, il Team Galassia nella regione di Sinnoh, il Team Plasma nella regione di Unima e il Team Flare nella regione di Kalos.

A livello di gameplay ci saranno invece delle novità sostanziose. Come a Kalos, anche ad Alola potremo cavalcare dei Pokémon per esplorare diverse zone. Nelle immagini rilasciate finora da Game Freak abbiamo visto il protagonista cavalcare uno Stoutland e un Tauros nella terraferma, un Lapras e un MegaSharpedo in zone d’acqua. Specificatamente sembra che ogni Pokémon avrà una funzione diversa. Stoutland servirà per attraversare i canyon, Tauros per attraversare zone in pendenza, Lapras per attraversare specchi d’acqua come dei laghi e MegaSharpedo per attraversare l’oceano.

Pokémon Sole Pokémon Luna
Pokémon Sole Pokémon Luna
Pokémon Sole Pokémon Luna
Pokémon Sole Pokémon Luna

Una novità assoluta è l’introduzione della modalità Battle Royale in cui quattro allenatori si sfidano contemporaneamente. Questa è una novità nella serie in quanto finora non si sono mai sfidati più di due allenatori contemporaneamente, che sia in lotta in doppio o in triplo, se non in squadra. Nella regione di Kalos molte volte abbiamo fatto squadra con un altro allenatore per sfidarne altri due ma erano comunque sfide a squadre. Nella modalità Battle Royale invece saranno quattro allenatori diversi a sfidarsi. Nelle informazioni rilasciate finora da Game Freak sappiamo che ogni allenatore potrà scegliere tre Pokèmon e che sul campo saranno presenti quattro Pokémon alla volta. La lotta si conclude quando tutti i Pokémon di un allenatore vengono battuti e si assegnerà la vittoria in base al numero di Pokémon sconfitti e al numero di Pokémon rimasti a ogni allenatore.

Pokémon Sole Pokémon Luna
Pokémon Sole Pokémon Luna

Infine chiudiamo con un’altra interessante novità che servirà principalmente nel battling competitivo. Si tratta dell’Allenamento Pro, che servirà ai Pokémon che hanno raggiunto il livello 100 a potenziare ulteriormente le loro IVs fino a raggiungere il limite massimo. L’Allenamento Pro è un tipo di allenamento particolare che ci sarà insegnato dal Signor Pro, in cambio di tappi che saranno ottenuti nel corso della nostra avventura.

Pokémon Sole Pokémon Luna
Pokémon Sole Pokémon Luna

Le novità per la settimana generazione di Pokémon sono davvero tante e Game Freak è riuscita a migliore ulteriormente un prodotto già eccellente rendendo Pokémon Sole e Pokémon Luna probabilmente i migliori videogiochi Pokémon della serie.

Gli Iron Maiden che fanno un videogioco? Non è una novità: già nel lontano 1999 la band heavy metal britannica, per celebrare la reunion con lo storico cantante Bruce Dickinson, aveva pubblicato un best of contenente il gioco Ed Hunter, uno sparatutto sui binari di discreta fattura ignorato dalla massa ma idolatrato dai fan. Cinque dischi e otto tour dopo ecco la sorpresa: il bassista e leader Steve Harris decide che per Eddie – la mascotte che campeggia sulle cover art dei Maiden fin dal disco omonimo –  è il momento di tornare nel mondo dei videogiochi, stavolta su smartphone e tablet, e chi siamo noi per contraddirlo?

Legacy of the Beast - Recensione

The book of Souls

L’anima di Eddie è in pezzi: un nemico sconosciuto ha colpito la mascotte degli Iron Maiden spargendone lo spirito per l’universo e questi dovrà combattere per ricostruire il proprio potere e sconfiggere il male. Inizialmente alleato soltanto con una misteriosa chiaroveggente – ovviamente accompagnata dal giro di basso di The Clairvoyant in ogni sua apparizione – proseguendo nel gioco Eddie dovrà costruire la sua squadra di alleati raccogliendo oggetti da sacrificare al libro delle anime. Ogni nuovo essere avrà i propri poteri e le proprie uniche caratteristiche, da potenziare e organizzare sempre spendendo gli oggetti raccolti nel mondo di gioco, in modo da preparare la squadra al combattimento successivo, e così via fino alla fine dell’avventura. I vari personaggi incontrati durante il gioco sveleranno di volta in volta con poche righe di dialogo una parte di trama, finchè Eddie non scoprirà chi è il suo mortale nemico.

Legacy of the Beast - Recensione

Un po’ come fu per Ed Hunter, la trama non è certo il punto di forza di un titolo che fa della musica e dell’immagine di una band leggendaria le sue caratteristiche salienti. È però vero che un personaggio carimatico come Eddie avrebbe meritato una maggiore profondità e che un titolo di stampo ruolistico senza narrazione e colpi di scena perde molto del suo fascino. I fan sanno dai tempi di The Number of the Beast chi è il principale antagonista di Eddie e, per quanto sia divertente proseguire nel gioco per darle di santa ragione al Diavolo in persona, la trama di Legacy of the Beast non risulta essere abbastanza strutturata per supportare con coerenza le battaglie tra i differenti mondi in cui Eddie si ritroverà a combattere.

Legacy of the Beast 2


The Trooper(s)

Avrete ormai capito come Legacy of the Beast si basi fortemente sulle più classiche meccaniche RPG: composto il proprio party di 3 soldati – uno dei quali sarà sempre una versione di Eddie, con diversi attacchi magici e fisici – vi verrà chiesto di affrontare scontri a turni contro avversari dal livello crescente. Vincere una battaglia significherà raccogliere tesori e guadagnare punti esperienza fondamentali per la progressione di livello e l’aumento della forza di attacco dell’intera squadra. Peccato solo che nel gioco non vi sia traccia di esplorazione, elemento altrettanto cruciale in un RPG. Non vi è nemmeno, per assurdo, un accenno di transizione tra uno scontro e l’altro come accadeva in RPG action alla Infinity Blade: concluso uno scontro Eddie e gli altri personaggi del party corrono fuori dallo schermo e una dissolvenza al nero li porta verso lo scontro successivo. L’intera esperienza si divide così tra le battaglie e il tempo passato a girovagare tra i menu di reclutamento e potenziamento, che con la loro profondità potrebbero scoraggiare chi non è avvezzo a questa tipologia di gioco.

Legacy of the Beast - Recensione


Deja-vu

I mondi e gli scenari che fanno da sfondo a Legacy of the Beast sanno di già visto, ma nell’accezione più positiva che possiate immaginare: ogni singolo aspetto visivo del mondo di gioco è basato sulla splendida iconografia artistica creata per gli Iron Maiden da Derek Riggs, storico illustratore di tutte le copertine della band fino ai primi anni ’90. Ecco così che gli appassionati potranno ritrovare tutti gli elementi identificativi delle illustrazioni di A Matter of Life and Death, Powerslave, The Number of The Beast, Somewhere in Time, Brave New World e via dicendo, compresi i personaggi protagonisti di alcune famosissime canzoni degli Iron Maiden, dal già citato The Clairvoyant al gigantesco e spaventoso Wicker Man, solo per citarne alcuni.

Dobbiamo però segnalare una grafica esageratamente pulita, che anche sul piccolo schermo di un’iphone rivela troppa scarsità nei dettagli: le illustrazioni di Riggs hanno sempre avuto un livello di dettaglio maniacale e uno stile sempre in biolico tgra il grottesco e il cartoon, al quale purtroppo Legacy of the Beast non strizza mai l’occhio. Interessante come alcune versioni di Eddie – così come le animazioni che accompagnano le sue mosse speciali – mostrino in alcuni casi una regia virtuale ispirata e degli effetti speciali invece assenti in altri momenti del gioco, dove sicuramente avrebbero fatto la differnza e reso l’esperienza visiva ben più coinvolgente.

Legacy of the Beast - Recensione

Niente da eccepire anche sul versante sonoro: Steve Harris in persona ha collaborato alla scelta e al missaggio dei brani che compongono la colonna sonora di Legacy of the Beast, alcuni inediti live e altri riadattati per inserirsi nel gioco. Alcune parti strumentali di atmosfera sembrano scritte apposta per i menu, più riflessivi e tranquilli, mentre le classiche galoppate heavy metal composte da Steve ben si prestano ad accompagnare la concitazione delle battaglie contro i boss di fine livello. Peccato che – probabilmente per evitare che la musica fosse troppo in primo piano durante il gioco – sia praticamente inesistente la voce di Bruce Dickinson, se non per l’acutissimo urlo che accompagna l’evocazione del party all’inizio dei livelli e la vittoria alla fine degli stessi.

Legacy of the Beast - Recensione

Stranger in a Strange Land

Tra le varie canzoni degli Iron Maiden che abbiamo scelto per intitolare i paragrafi di questa recensione, Stranger in a Strange Land ci pare essere quello più adatto a riassumere il nostro giudizio su Legacy of the Beast: nè carne nè pesce, si tratta di un Free to Play con meccaniche RPG improntate esclusivamente sul combattimento a turni e sul collezionare anime, in cui fortunatamente gli acquisti in app sono presenti ma non obbligatori per proseguire e per godersi il gioco nella sua interezza. Ed Hunter non era certo un capolavoro, ma a nostro parere era in grado di offrire maggiore divertimento e coerenza con l’iconografia della band attraverso i livelli. Legacy of the Beast basa tutto sulla forza visiva delle illustrazioni di Derek Riggs, che purtroppo da sole non bastano per farci promuovere a pieni voti un titolo che latita sotto molti altri aspetti. Ci duole ammetterlo, ma soltanto i veri fan degli Iron Maiden potranno apprezzare il gioco, destinato a restare un prodotto di nicchia dalle potenzialità mal sfruttate.