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Quasi Tutti gli Articoli in questa categoria sono tratti dal sito: http://www.gamesource.it/ a cui va riconosciuto il giusto merito e va tutta la mia gratitudine per l’ottimo lavoro che svolgono

Dopo una storia commerciale piuttosto travagliata, Titanfall torna a far parlare di sè. Tramite il profilo ufficiale Instagram del gioco, è stato postato un video, che promette…qualcosa, per domani.

5.26.18 “Trasmissione in arrivo” postato dal Senior Animator di Respawn Entertainment

Essendo postato da un pezzo grosso di Respwan, parliamo di qualcosa che la compagnia voleva far trapelare, e quindi di un progetto concreto. Tuttavia è stato confermato, sempre nel medesimo post, che qualsiasi cosa sia in arrivo, non sarà correlata a un eventuale Titanfall 3.

 

L’articolo Un teaser per Titanfall in arrivo domani? proviene da GameSource.

La Ubisoft ha annunciato ufficialmente la sua lineup di videogiochi per l’E3 2018, ma ci sono anche altre piccole sorprese che verranno lasciate allo show stesso, che l’editore sta tenendo sotto controllo.

Ubisoft

La casa videoludica ospiterà la sua conferenza stampa alle 13:00 PDT Lunedì 11 Giugno, all’Orpheum Theater a Los Angeles. Ci sarà un pre-show alle 12.15 che intratterrà la folla con un’”immersione più profonda” su uno dei giochi che sarà presente durante la conferenza.

Qui sotto potete leggere una lista di giochi che già sappiamo saranno presenti:

Abbiamo avuto, inoltre, un commento dal CEO Yves Guillemont:

I videogiochi andranno a giocare un ruolo molto più importante nel futuro dell’intrattenimento e nelle vite delle persone, motivo per cui sono sempre entusiasta di vedere le innovazioni e i giochi di tutti i settori in mostra all’E3. I nostri talentuosi team non vedono l’ora di mostrarvi ciò che stanno creando, e di condividere il modo in cui collaboriamo con i giocatori per sviluppare le esperienze più svariate, che non solo arricchiscono, ma più di tutto divertono.

Ma questo non è ancora tutto, come hanno detto durante l’annuncio, ci sono ancora “alcune sorprese” che saranno lasciate solo per lo show.

Ed ecco qua il trailer a cui potrete dare un’occhiata:

L’articolo Ubisoft: la lineup del suo E3 2018 proviene da GameSource.

Senza ombra di dubbio Death Stranding è il titolo più misterioso e atteso dell’ E3 2018. Durante un’intervista per promuovere il suo nuovo film, Mads Mikkelsen ha parlato della nuova creazione di Hideo Kojima in cui è protagonista raccontando dei retroscena interessanti:

Death Stranding Mikkelsen

Il protagonista avrà bisogno dell’aiuto di altre persone da diverse parti del mondo. Il gioco è stato realizzato interamente con il motion capture e Hideo (Kojima) ci ha spinti al limite chiedendoci anche di improvvisare a volte. Non ho mai visto niente del genere anche se quello che sono riuscito a vedere del gioco è ben poco. Kojima non è mai contento, punta alla perfezione, e questo titolo di sicuro lo sarà

Dalle parole di Mikkelsen sembra che Death Stranding possa avere elementi collegati con i social media e che non è ancora ultimato. Di sicuro avremo l’occasione di vedere del gameplay durante la conferenza Sony. L’hype crsce.

L’articolo Mads Mikkelsen parla di Death Stranding proviene da GameSource.

Accendiamo la PlayStation 4 con il Dualshock in una mano e i pop corn nell’altra: ormai sappiamo che quelli diretti da David Cage non possono essere considerati videogiochi nel senso stretto del termine, quanto più veri e propri gioco-film interattivi. Già in occasione di Heavy Rain e del successivo Beyond: Due Anime avevamo osservato come i titoli sviluppati da Quantic Dream fossero una sorta di darwiniana evoluzione dei vecchi punta e clicca, per non dire dei libri game e delle avventure testuali. Detroit: Become Human riprende e amplifica questi concetti, concentrandosi (maggiormente e per nostra fortuna) sulla solidità della componente narrativa, vero cuore pulsante dell’esperienza e in parte tallone d’Achille delle precedenti produzioni, purtroppo sofferenti a causa di qualche buco nella sceneggiatura.

È con queste premesse che ci siamo gettati a capofitto nel nostro viaggio a Detroit, con la sincera speranza che quella splendida tech demo di Kara si fosse evoluta nell’ennesimo gioco-film carico di emozione. Vi diciamo fin da subito che le nostre aspettative sono state confermate, ma solo in parte: come vi spiegheremo, Detroit: Become Human è un ottimo racconto, ma l’abbandono pressoché totale della parte ludica lo rende vulnerabile alle critiche di chi si aspettava che la strada intrapresa da Beyond potesse essere almeno in parte mantenuta.

Detroit: Become Human

Detroit, droid city

Così avrebbero cantato i Kiss se il loro famoso anthem hard rock fosse stato composto nel 2038: Detroit è sede della Cyberlife, azienda che nel giro di pochi anni ha sviluppato l’intelligenza artificiale perfetta, creando androidi dalle sembianze umane e mettendoli praticamente in ogni casa. Si parte dalla modica cifra di 899 dollari (ma se volete si possono anche noleggiare) per avere in casa il maggiordomo perfetto. Che vi serva un giardiniere, un operaio, una domestica o un “compagno di letto”, la Cyberlife ha pensato a tutto: potete andare tranquillamente nel negozio più vicino e ritornare a casa con il vostro androide nuovo fiammante pronto a spaccarsi la schiena al vostro posto.

Ora mettetevi nei panni degli androidi: è evidente che nessuno alla Cyberlife ha mai visto Blade Runner, Terminator, Metropolis o il più recente Ex Machina, perché qualsiasi scrittore abbia affrontato la materia ha sostenuto la tesi dell’intelligenza artificiale senziente. Quest’ultima si manifesta anche negli androidi di Detroit che, sempre più numerosi, acquistano coscienza di sé e pretendono il riconoscimento dei propri diritti, dimostrando di essere disposti a commettere crimini contro gli umani per ottenere il riconoscimento che desiderano.

Detroit: Become Human

Il giocatore vive l’avventura nei panni di tre androidi: Markus, un androide che accudisce un anziano e che viene ingiustamente accusato della sua morte; Kara, androide domestico in fuga con la sua giovane padroncina Alice, che veniva maltrattata dal padre; Connor, androide poliziotto appositamente creato per indagare sui devianti – così vengono chiamati gli androidi che sviluppano coscienza – e per fermarli. Come da tradizione, le tre storie sono apparentemente slegate ma, quando la trama inizia a dipanarsi, le strade dei personaggi si incontrano e i reciproci destini si modificano in base alle scelte che il giocatore è chiamato a compiere.

L’idea di base, di base inflazionata e sostanzialmente già vecchia ai tempi di Corto Circuito (e stiamo parlando della stagione cinematografica del 1986), è comunque ben raccontata e resa interessante dalla caratterizzazione dei personaggi e dall’empatia che questi fanno provare al giocatore, Kara e Alice in primis. Le tematiche trattate sono forti: la razza androide senziente è l’espediente per parlare di schiavitù, razzismo, violenza e paura del diverso. Peccato solo che, Kara a parte, i personaggi non siano carismatici come in Heavy Rain: l’empatia si crea, ma soltanto in alcuni sporadici momenti della storia. Rispetto alle opere precedenti di Quantic Dream, l’abbiamo già detto, la buona notizia è che la trama è più strutturata e – almeno nella nostra prova, in cui abbiamo affrontato una prima run tutta d’un fiato per riprendere poi bivi differenti nei punti più significativi e assistere ai numerosi finali – resta solida nonostante alcune delle scelte cambino radicalmente il destino dei personaggi e di conseguenza le scene mostrate.

Resta comunque il fatto che ci troviamo di fronte a una storia ben scritta ma priva di quell’originalità che c’era, ad esempio, in Beyond: fa un po’ ridere che a un androide bastino un paio di forbici per scollarsi dalla tempia il led che lo identifica come tale, permettendogli spacciarsi per umano, e lascia altrettanto perplessi come alcuni personaggi del gioco non si accorgano degli evidenti segnali che anche un sordocieco coglierebbe, sconvolgendosi alla scoperta che chi credevano umano è in realtà un androide. Stiamo volutamente nel vago per non rovinarvi la sorpresa della storia che, nonostante i numerosi finali offerti, presenta comunque dei punti fermi che non ci permetteremmo mai di spoilerare. Vi basti sapere che la trama regge e, pur non essendo memorabile, Detroit: Become Human è un buon racconto di fantascienza con numerosi colpi di scena e altrettante ore di divertimento.

Detroit: Become Human

Tante scelte, tante storie

Come da tradizione, il gameplay di Detroit: Become Human è ridotto all’osso ed è contraddistinto da momenti fissi: ci sono una (misera) parte di esplorazione, ci sono alcuni quick time event e ci sono le scelte. Sono queste ultime la vera caratteristica delle opere dirette da David Cage: bisogna fare o dire la cosa giusta al momento giusto, scegliendo in un limitato lasso di tempo e considerando quanto è successo nei capitoli precedenti. La decisione sbagliata – che più di una volta potrebbe sembrarvi quella giusta, ed è qui il bello – porterà al dipanarsi selvaggio della trama verso bivi imprevedibili, determinando la vita o la morte di protagonisti e comprimari.

Prima le buone notizie: alcuni capitoli, soprattutto quelli finali, offrono un ritmo incalzante e una serie di bivi davvero notevole. Questi ultimi si concretizzano in altrettante scelte morali che mettono il giocatore in difficoltà e stravolgono la storia e gli eventi successivi a ogni scelta in maniera più netta rispetto alle opere precedenti. Qual è la cattiva notizia? Se in Farenheit e Heavy Rain c’era la componente di novità, e in Beyond: Due Anime era presente il gameplay relativo al fantasma di Aiden che garantiva un minimo di enigmi e varietà, in Detroit si gioca troppo poco. La sensazione è davvero quella del film interattivo dove sì, le scelte morali sono in grado di far sobbalzare sulla sedia, ma allo stesso tempo alcune azioni sono quasi inutili e paiono essere messe lì apposta solo per non far sentire il giocatore spettatore passivo. Se un tempo il fattore sorpresa per l’approccio differente al classico gioco a cui eravamo abituati poteva far chiudere un occhio, oggi dopo che gli ottimi Until Dawn, Life is Strange e i giochi story driven in stile Telltale Games hanno dimostrato la maturità del genere è d’obbligo avere un approccio più critico, anche e soprattutto verso chi questa tipologia di esperienza l’ha inventata.

Detroit: Become Human

Allo stesso modo, nei rari casi in cui ci si trova a dover ripercorrere i propri passi e risolvere enigmi ambientali per non essere scoperti e catturati, gli aiuti in-game rendono il tutto di una semplicità disarmante. Chi ha giocato a Heavy Rain si ricorderà sicuramente la scena in cui nei panni di Madison bisognava cancellare le tracce del proprio passaggio o, nell’espansione The Taxidermist, esplorare la casa senza lasciare cassetti oppure oggetti fuori posto: in Detroit: Become Human ci sono scene analoghe, ma l’hud richiamabile con il tasto R2 dice sempre cosa fare, quante azioni ci sono ancora da portare a termine e quale obiettivo perseguire dopo. Insomma, una sorta di esperienza guidata che toglie quella patina di incertezza e rischio che si poteva provare soprattutto in Farenheit e Heavy Rain che, unitamente alla mancanza di gameplay attivo come invece c’era in Beyond, rende davvero questo gioco-film tanto film e poco gioco, annullando quasi del tutto la parte ludica dell’esperienza.

Dove il titolo guadagna è invece in longevità e rigiocabilità: ci metterete una decina di ore o poco meno a completare la prima run, ma la presenza di dettagliati diagrammi per ogni personaggio vi indicherà in quali capitoli vi sono finali multipli, spingendovi a riaffrontare intere parti di avventura, affascinati di fronte all’effetto farfalla che un singolo evento potrà generare. Per la prima volta è anche possibile scegliere il livello di difficoltà nel menu di gioco, in modo da facilitare o complicare i QTE e rendere più o meno semplice la salvare i vari personaggi. Non si tratta comunque di un’opzione in grado di variare sensibilmente l’esperienza nella sua interezza, diciamo solo che se siete veterani del genere fareste meglio ad aumentare il livello di sfida e la relativa pressione psicologica, giusto per evitare di arrivare ai titoli di coda e al finale migliore con troppa tranquillità.

Detroit: Become Human

Il fascino del 2038

Graficamente Detroit: Become Human non sfigura di fronte alle produzioni più blasonate degli ultimi anni, ma comunque non stupisce abbastanza da lasciare il segno e non preoccupa nemmeno da lontano Naughty Dog e il suo Uncharted 4, ancora oggi forse il punto più alto raggiunto da un comparto tecnico su PlayStation 4. Gli eventi atmosferici (con una neve che richiama tanto Farenheit), la Detroit del prossimo futuro e le ambientazioni sono discretamente curati, anche se i campi lunghi risultano essere un po’ troppo spogli e poveri di texture. Di tutt’altra fattura i tre protagonisti e i comprimari più stretti (compresa l’androide che vi accoglierà nel menu iniziale del gioco, una simpaticona con cui non perderete occasione di scambiare pensieri importanti): le espressioni facciali e le animazioni sono credibili e ben ricreate con il motion capture, come d’altronde ci aspettavamo. Su Playstation 4 PRO ovviamente le cose migliorano, anche se nell’ultimo capitolo dell’avventura abbiamo riscontrato un fastidioso glitch per cui in alcune inquadrature scompariva la pistola impugnata da un personaggio che ce la stava puntando contro. Una piccolezza di fronte al monumentale lavoro svolto nella realizzazione delle numerose scene di gioco, ma in un prodotto più vicino al cinema che al videogame è lecito guardare il pelo nell’uovo, soprattutto se come in questo caso ci troviamo di fronte alla quarta incarnazione di una tipologia di gioco nata ormai nel 2005.

Niente da eccepire per quanto riguarda invece il comparto audio e la relativa localizzazione italiana, entrambi cinematograficamente efficienti e in media con i precedenti prodotti Quantic Dream. Per chi volesse godersi l’audio originale, il gioco offre anche la possibilità di attivare o meno i sottotitoli e di sceglierne la dimensione, proprio per minimizzare l’impatto che questi potrebbero avere sull’esperienza cinematica: un di più, ma sicuramente un’opzione gradita.

Detroit: Become Human


Detroit: Become Human racchiude in sé l’essenza dei titoli sviluppati da Quantic Dream e diretti da David Cage: una storia interessante, personaggi carismatici con cui entrare in empatia, scelte morali e il relativo effetto farfalla che genera finali multipli per i singoli capitoli e per l’intera avventura. Peccato per la parte ludica dell’esperienza, mai come ora ridotta all’osso e messa in disparte, in favore di una storia sì d’effetto, ma a nostro parere meno ricca di emozione come lo era quella di Heavy Rain. Se giocate al genere dai tempi di Farenheit siete stati avvisati, ma allo stesso tempo sapete a cosa state andando incontro. Allo stesso modo, se cercate gameplay nel vero senso del termine sapete che dovete rivolgervi altrove. I giochi/film degli ultimi anni, Until Dawn  e Life is Strange in primis, offrono un’esperienza più emozionante ed empatica. Peccato che i pionieri del genere non abbiano sfruttato appieno questa occasione, regalandoci un videogioco davvero troppo video e troppo poco gioco.

L’articolo Detroit: Become Human – Recensione proviene da GameSource.

Sucker Punch, dopo aver dato vita a serie storiche su PlayStation come Infamous e Sly, si accinge a presentare il suo nuovo titolo, Ghost of Tsushima al prossimo E3.

Ghost of Tsushima novità

Ghost of Tsushima era già stato annunciato in precedenza ma non se ne conoscono ancora molti aspetti: pare tuttavia che fra poche settimane, a Los Angeles, venga fatta chiarezza. A dare qualche indizio vi è un tweet di uno dei direttori dell’animazione del titolo, anche se non viene fatto presente nulla in merito a cosa poterci aspettare.
Di Ghost of Tsushima è noto solo che sarà un open world ambientato nel Giappone del XIII secolo in cui si dovrà lottare e combattere per la libertà della nazione. Speriamo almeno in un trailer di gameplay!
Ricordiamo che Ghost of Tsushima sarà disponibile solo su PlayStation 4. Non resta che attendere l’E3 2018. Di seguito il tweet.

L’articolo Ghost of Tsushima: si attendono novità all’E3 2018 proviene da GameSource.

Tekken 7 è uscito esattamente il 2 Giugno 2017. Bandai Namco ha annunciato che per festeggiare il primo anniversario del settimo capitolo centrale di uno dei picchiaduro più amati di sempre – di cui potete leggere la nostra recensione – saranno rilasciati diversi contenuti aggiuntivi il 31 Maggio 2018, da scaricare direttamente dallo Store.

Tekken 7 DLC gratuiti

Tuttavia, si tratta per lo più di DLC estetici, che permette alla già enorme customizzazione di Tekken 7 di ampliarsi ancora di più:

Set di costumi per la modalità Storia:

  • Blood Vengeance Outfit
  • Final Battle Outfit
  • The Evil Eye
  • Vagabond

Set per l’Aura

  • Aura per il braccio
  • Aura per la gamba

Pettinature femminili

  • Wave Ponytail
  • Bob Hairstyle

Costumi New Japan Pro-Wrestling

  • T-Shirt Bullet Club x Heihachi
  • T-Shirt Kazuchika Okada x King
  • T-Shirt Kenny Omega x Bryan
  • Costume completo di Hiroshi Tanahashi per Lars, compreso di barra della salute, pannello e targa a tema.

Infine ci saranno diversi accessori misti e alcuni costumi per Panda e Kuma.

Questo è tutto, vi ricordiamo che tra i DLC a pagamento sono presenti Gesse Howard e Noctis Lucis Caelum come personaggi giocabili, oltre al Tekken Bowl.

L’articolo Nuovi contenuti gratuiti in arrivo su Tekken 7 proviene da GameSource.

Sega ha recentemente aperto il sito web ufficiale relativo al remaster di Yakuza 3 che uscirà in esclusiva PlayStation 4. Prima di lasciarvi ai contenuti rilasciati, vi ricordiamo che anche Yakuza 4 e Yakuza 5 godranno di una versione remastered, sempre su PlayStation 4.

Ecco alcuni interessanti screenshots, raggruppati nella seguente galleria:

Yakuza 3 Remastered Trailer







Yakuza 3 Remastered Trailer

Infine, ecco il trailer di debutto per questa versione remastered di Yakuza 3.

In Giappone, Yakuza 3 uscirà il 9 Agosto 2018, mentre il quarto e il quinto capitolo usciranno rispettivamente nell’autunno 2018 e primavera 2019. Tutti i giochi gireranno a 60 frames per secondo e godranno di una risoluzione pari a 1080p. Purtroppo non si hanno ancora notizie per la data di uscita occidentale. Rimanete con noi per ricevere buone nuove.

L’articolo Trailer e immagini per la versione PS4 di Yakuza 3 proviene da GameSource.

EA DICE ha ufficialmente rivelato i primi dettagli di Battlefield V ad un evento a Londra e, come previsto, riporta la serie alle sue radici nella Seconda Guerra Mondiale.

Battlefield V

Se siete dei fan della serie di Battlefield allora questo è il momento giusto per farsi travolgere dall’hype. Oggi, in uno studio ubicato a Londra, gli sviluppatori di EA DICE e il comico Trevor Noah hanno svelato i primi dettagli sulla new entry nella serie, che sarà intitolata Battlefield V.

Come avevano sostenuto i vari rumors, il titolo sarà ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale e presenta il ritorno delle War Stories, che sono una serie di missioni antologiche legate a personaggi diversi durante la guerra. Oltre a ciò, il gioco includerà una modalità del tutto nuova, chiamata Combined Arms, che sarà la nuova modalità cooperativa di Battlefield V.

Tuttavia, uno degli annunci più significativi del giorno, è stata la rivelazione che tutti i contenuti post-lancio del gioco saranno disponibili a tutti i giocatori in modo del tutto gratuito, il che secondo EA è un tentativo per tenere tutti i giocatori uniti nel corso del ciclo vitale del gioco. Questo nuovo DLC si presenterà sotto forma di eventi in game completamente nuovi.

Battlefield V sarà disponibile su PlayStation 4, Xbox One e PC, e il suo arrivo è fissato per il 19 Ottobre 2018; tuttavia, i giocatori che pre-ordineranno la Digital Deluxe Edition avranno accesso al gioco alcuni giorni prima, il 16 Ottobre 2018.

 

 

L’articolo Battlefield V: DLC e release date confermati! proviene da GameSource.

Dopo settimane di playoff intensi, la stagione inaugurale degli Overwatch Contenders 2018 si è ufficialmente conclusa.

La prima stagione ha introdotto 2 nuove regioni nella mischia, oltre alle cinque di ritorno. Abbiamo visto volti familiari dai Contenders 2017 e della Overwatch World Cup, assieme ai nuovi nomi dalla Overwatch Open Division.

Prendiamoci pertanto un ultimo momento per celebrare le migliori squadre di questa stagione prima di introdurci alla Season 2!

Overwatch Contenders

Contenders Australia: Sydney Drop Bears
I Sydney hanno completamente ripulito le finali nei Contenders Australiani, sconfiggendo i Mastermind GC con un netto 4-0. I Mastermind hanno sofferto nelle prime 3 mappe per cercare di fare resistenza, sono riusciti a svegliarsi solo nella quarta mappa a Junkertown, nonostante la sconfitta, si sono battuti molto bene. I Sydney Drop Bears hanno faticato molto più per ottenere la vittoria nelle semifinali contro i Dark Sided.

Contenders Cina: Lucky Zenith Gaming
I Lucky Zenith Gaming e gli LGD Gaming sono entrambi entrati nella postseason con record perfetti, nei lati opposti del bracket. Sembrava quasi impossibile che si sarebbero incontrati e che la loro serie sarebbe passata a 7 mappe. Alla fine, i Lucky Zenith Gaming hanno messo fine alla serie con un margine sottile come un filo di rasoio, il che significa che alla fine è stato un roster Coreano che ha vinto la prima stagione dei Contenders in Cina.

Contenders Europa: British Hurricane
L’academy dei London Spitfire è entrata nella prima stagione dei Contenders con un messaggio chiaro: avrebbero assolutamente vinto. Hanno affrontato una dura competizione con i campioni in carica i Team Gigantti, ma dopo una serie brutale di 7 match, i British Hurricane sono riusciti a spuntarla e a vincere il torneo. Dopodiche, i giocatori hanno trovato il modo di scrivere i loro nomi nella storia dell’Atlantic Showdown, sconfiggendo i Contenders del Nord America.

British Hurricane

Contenders Corea: X6-Gaming
I playoff dei Contenders Coreani sono stati uno spettacolo incredibile da vedere, con i favoriti sconvolti da qualsiasi direzione. Entrano gli X6-Gaming. Mentre nessuno poteva negare la loro abilità, sembravano semplicemente l’ennesima squadra in mezzo ad un mare di team di talento. Il loro netto 4-0 contro gli 02 Ardeont nelle Finali ha gettato le basi per quello che promette di essere un’emozionante Season 2.

Contenders America del Nord: Fusion University
I FUn hanno dato vita ad un vero e proprio spettacolo in Polonia, e anche se a volte sembrava più una combinazione di performance individuali dominanti invece di una strategia di un team coeso, nessuno ha potuto negare che il match fosse incredibilmente piacevole da guardare. Il roster ha abbattuto altre 3 team di academy della Overwatch League prima di rivendicare il bracket.

Fusion University

Contenders Pacifico: Detonator KR
Sia i Detonator KR che i Blank Esports, sembravano una spanna sopra i team d’opposizione nella season, e infatti non ha suscitato nessuna sorpresa quando i team Coreano e Australiano si sono trovati contro nelle Finali dei Contenders del Pacifico. I Blank Esports si sono battuti molto bene, ma alla fine sono riusciti a spuntarla i Detonator KR. Se si sta tenendo bene il conto, le squadre Coreane hanno vinto in 3 diverse regioni dei Contenders.

Contenders America del Sud: Brasil Gaming House
Dopo che i Pain Gaming sono usciti dal bracket prematuramente, i playoff dei Contenders del Sud America si sono aperti di nuovo lasciando gli altri team a combattere per raggiungere il vertice. Alla fine, i Brasil Gaming House si sono separati dal gruppo, e hanno vinto con un incredibile 4-1 contro gli Isurus Gaming. Cercheranno di entrare nella seconda stagione come i favoriti dei Contenders del Sud America.

Congratulazioni a tutti i team di tutto il mondo!

L’articolo Overwatch Contenders: i vincitori della Season 1! proviene da GameSource.

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