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Quasi Tutti gli Articoli in questa categoria sono tratti dal sito: http://www.gamesource.it/ a cui va riconosciuto il giusto merito e va tutta la mia gratitudine per l’ottimo lavoro che svolgono

Come da consuetudine, Microsoft ha rinnovato la lista della promozioni settimanali sul proprio store, che di fatto coinvolge praticamente tutte le piattaforme di gioco della compagnia americana.

In particolare, a questo giro, si registra una forte diminuzione di costo sui titoli targati Focus Home Interactive, con alcuni di essi che arrivano al 75% di sconto sul prezzo originale. Chiaramente, il piatto più pregiato della portata è Vampyr, splendido action-gdr uscito quest’anno, che ha fatto registrare il pieno consenso da parte della quasi totalità della critica e dei videogiocatori. Il titolo è ora disponibile, per i prossimi sette giorni, con un sconto del 50% ed è quindi acquistabile a soli 30,00€.

Oltre a Vampyr è possibile trovare in forte sconto anche The Technomancer, venduto a soli 8,00€ anziché 39,99€, Le Tour De France 2018 a 25,00€ al posto di 49,99€ ed il Season Pass di The Surge, “A Walk in the Park”, a soli 10,09€ al posto di 14,99€.

Microsoft

Chiaramente, le offerte non si fermano qui, e per consultare l’elenco completo vi invitiamo a visitare la pagina ufficiale dello Store di Microsoft al seguente indirizzo.

Cosa ne pensate di queste offerte? Ne approfitterete? Fatecelo sapere!

L’articolo Microsoft: forte sconto sui titoli Focus Home Interactive proviene da GameSource.

Come abbiamo già avuto modo di dire, Dragon Quest XI è un gran bel gioco, ricco di contenuti anche nel post game. Alcuni di essi sono costituiti da mostri potentissimi, incluso il boss finale che vi consentirà di accedere al true ending.

Siamo sicuri che questo metodo per accumulare punti esperienza a palate vi tornerà utile per superare le sfide più ardue; inoltre, vi farà guadagnare anche moltissime monete.

Dragon Quest XI

Innanzitutto, vi serviranno i poteri pimpanti Alleluja (richiede che siano pimpanti l’Eroe, Erik e Jade) ed Elettroluce (richiede pimpanti l’Eroe, Sylvian e Jade). Consiglio di diventare pimpanti con questi personaggi e di tenerli in panchina fino alla battaglia giusta. E’ opportuno aver appreso le tecniche Criticissimus di Erik (l’abilità è quella situata più in alto nel ramo dell’Astuzia) e Colpo fulminante di Jade (nel ramo delle abilità legate alla lancia), perché i mostri che andremo ad affrontare sono i rari Slime grigi, deboli solo ai colpi critici. Vi farà comodo anche Momento Pimpante (l’abilità è nel ramo del Lucente) dell’Eroe, che gli consente di diventare pimpante all’istante.

Esistono diversi tipi di Slime grigi, e tutti danno molti più Punti Esperienza dei mob normali, ma quelli che interessano a noi in modo particolare si trovano nel post game: il Liquislime Malis (80640 punti exp, Cripta Crudele) e il Re Slime grigio Malis (161610 punti, Cittadella della Perfidia). Inoltre anche Kalamano Malis (famiglia dei non morti, Selva Feroce) è un’ottima preda, con 91020 punti exp. Tutti questi mostri sono piuttosto rari, ma esistono punti che hanno un buon tasso di spawn. Personalmente, ho trovato parecchi Re Slime grigi Malis nella stanza centrale della Cittadella della Perfidia. Quando vi accederete vi troverete al secondo livello, ma potete saltare giù e affrontare i Dragolieri infausti Malis, che talvolta si accompagnano al nostro amato Slime. Se così non fosse, saltate in groppa al drago: in ciascuno dei quattro livelli mi è capitato di incontrare il mostro raro, sconfiggendo anche Durovobot Malis e Cavalieragni Malis.

Dragon Quest XI

Quando incontrate uno di questi nemici, schierate la squadra più agile per colpire al più presto, visto che questi mob hanno la propensione per la fuga. Usate Criticissimus di Erik e Colpo Fulminante di Jade (potete anche arrischiare un Colpo del Tuono, di cui è dotata anche Serena, ma l’attacco ha buone possibilità di non andare a segno). Una volta sconfitto (o sconfitti) lo Slime grigio, non uccidete anche i mob normali, bensì eseguite prima Alleluja e poi Elettroluce: in questo modo, prima aumenterete l’esperienza e le monete (oltre a ricevere succulenti drop) ottenute alla fine dello scontro, e poi evocherete altri Slime grigi da annientare!

Ci vorrà tempo e fortuna, perché dopo il primo Potere Pimpante dovrete far tornare pimpanti l’Eroe (che però è dotato della tecnica Momento Pimpante) e Jade; inoltre, Elettroluce potrebbe fallire (evocando mostri diversi) e gli Slime grigi spesso fuggono, quindi in tali situazioni non riuscirete a massimizzare l’esperienza e il denaro.

Dragon Quest XI

In ogni caso, anche solo in un’ora è possibile accumulare un milione e mezzo di punti esperienza: per rendere l’idea, per raggiungere il livello 99 servono mediamente 7 milioni di punti esperienza.

L’articolo Come accumulare rapidamente Punti Esperienza in Dragon Quest XI proviene da GameSource.

Molti utenti PlayStation 4 stanno lamentando dei problemi dovuti alla ricezione di uno strano messaggio che scatenerebbe un glitch del sistema: non appena visualizzato, tale messaggio forzerebbe i giocatori al ripristino della console a causa di un probabile errore nel sistema, scatenato proprio dal sistema di messaggistica.

PlayStation 4 glitch

Secondo quanto riportato da molti utenti Reddit, tale messaggio non può essere eliminato usando l’app mobile dedicata al PSN, almeno nella maggior parte dei casi. Secondo altri giocatori invece, pare che basti ricevere il messaggio, senza neanche aprirlo, per scatenare il freeze del sistema. La soluzione migliore per evitare il problema, almeno per il momento, è quella di settare le opzioni di ricezione dei messaggi su “privato”. Per farlo basta selezionare Impostazioni > Gestione account > Impostazioni privacy > Inserite la password > Selezionate Informazioni Personali > Messaggistica. Non sappiamo se Sony sia attualmente a lavoro per risolvere questo tipo di problema, in quanto non è ancora intervenuta in merito alla questione, ma sicuramente si avranno notizie nelle prossime ore.

L’articolo PlayStation 4 freezate a causa di un messaggio dubbio: probabile glitch? proviene da GameSource.

Correva l’anno 1998 e noi, ancora ignari sommelier videoludici, avremmo presto degustato bottiglie pregiate del calibro di Half-Life, Metal Gear Solid, Oddworld, MediEvil, Forsaken, Guilty GearSpyro, fino a prenderci una sbronza di quelle buone, di quelle che il giorno dopo non ti lasciano neanche un filo di mal di testa e ti spingono a rituffarti in quella cornucopia di abbondanza videogiocosa che – sicuramente vi è capitato – senti che ti sta segnando per la vita.

Ma non finisce qui perché il ’98 sarebbe stato anche l’anno dei survival horror, neonato genere che stava letteralmente per esplodere sulla scia del successo di quel capolavoro senza tempo che rispondeva al nome di Resident Evil: uscito due anni prima, nel 1996, il capostipite della saga aveva raccolto il parere entusiasta di pubblico e critica e noi, che ormai in due anni avevamo letteralmente consumato il gioco sulle nostre PsOne, ne volevamo di più.

E Capcom aveva in serbo proprio quel di più: due dischi di puro terrore che avrebbero contenuto Resident Evil 2.

Resident Evil 2

Poco importava che non si stesse poi veramente inventando nulla di nuovo, che l’esperimento di Alone in the Dark avesse già precorso i tempi svariati anni prima e che le rivali di Capcom stessero cercando disperatamente di stare al passo con il neonato trend (come dimenticarsi dell’allora SquareSoft e del suo Parasite Eve, oppure di Sega e del suo Deep Fear, passato fin troppo in sordina su Saturn?): tutti aspettavamo solo lui, quel Resident Evil 2 per cui il nostro hype aveva ormai raggiunto livelli che neanche fossimo di fronte alle tette rimbalzanti di Dead or Alive 2, che però sarebbe uscito solo nel 1999, quindi non divaghiamo e torniamo all’horror.

Resident Evil 2, dicevamo: un seguito da subito pensato per essere più grande, più pauroso, più tutto del suo (comunque sempre immenso) predecessore. Roba non da poco insomma, considerando anche la travagliata partenza del progetto che aveva visto l’abbandono del geniale ideatore Shinji Mikami in favore del giovane game director Hideki Kamiya, oltre che la scissione del team di sviluppo per lavorare contemporaneamente a RE2 e a RE: Director’s Cut. Capcom pareva comunque sapere il fatto suo, e continuava imperterrita a testa alta facendoci sbavare a secchiate con spot TV diretti niente meno che da George A. Romero. E se il papà dei non-morti per eccellenza accosta il suo nome a un gioco di zombie, questo non potrà che essere logaritmicamente tendente alla perfezione, no? In effetti no: Resident Evil 2 avrebbe superato il concetto di perfezione per i canoni dell’epoca, e ne è l’eclatante riprova il nostro essere qui a parlarne a vent’anni di distanza con tutto questo hype per il remake previsto per il prossimo anno.

Perché le tette di Dead or Alive non ballonzoleranno più come un tempo, ma il vero amore (amoRE, n.d.r.) dei giocatori per Resident Evil 2 è qualcosa di immortale.

Resident Evil 2

Se la dimensione del terrore si misurasse in dischi, sarebbe subito chiaro come Resident Evil 2 si prefiggesse di spaventare esattamente il doppio del suo predecessore: due dischi carichi di terrore, con quella laccatura nera tipica dei primi titoli PlayStation che si prestava perfettamente a richiamare l’oscuro mood che avrebbe accompagnato il giocatore durante tutto il corso dell’avventura. Capcom ci aveva visto lungo anche sulle quote rosa: i due dischi erano equamente divisi tra Leon kennedy, il nuovo protagonista maschile, e Claire Redfield, sorella del Chris Redfield che già avevamo conosciuto nel primo Resident Evil. Ed è proprio qui che inizia il bello, perché i due dischi non contenevano semplicemente metà storia ciascuno, ma erano pensati per offrire quattro esperienze a sé stanti me allo stesso tempo interconnesse, tutte completamente diverse, in grado di destabilizzare le certezze del giocatore come nessun titolo era riuscito a fare prima di allora.

Se nel primo Resident Evil affrontare il gioco per due run consecutive significava semplicemente assistere alle rispettive storie di Chris e Jill, le cui avventure si intrecciavano all’interno dell’enorme magione teatro della scena, i due dischi di RE2 contenevano quattro esperienze appositamente pensate per terrorizzare tutti i giocatori che avessero deciso di ricominciare il gioco una volta conclusa la prima partita. In buona sostanza, giocando alla storia di Leon o di Claire per la seconda volta ci si ritrovava davanti a un’avventura diversa: nuovi enigmi, nuovi mostri da affrontare e una diversa collocazione degli oggetti chiave necessari al proseguo dell’avventura sono solo la punta dell’iceberg. L’idea (riuscitissima nella sua realizzazione), era proprio quella di distruggere qualsiasi certezza presente nel giocatore: affrontando molte avventure dopo la prima run si ha sempre quella sensazione di già visto, per cui si conosce la posizione delle chiavi o delle armi più importanti; Resident Evil 2 era in grado di spazzare via queste e altre certezze, rimescolando le carte e regalando al giocatore un’esperienza unica in ognuna delle quattro partite.

Resident Evil 2

Il terrore era così assicurato anche per i meno impressionabili: entrare in una stanza pensando di trovarci un punto di salvataggio, un’arma o un oggetto noto, per essere invece attaccati da uno zombie o spiazzati da un enigma inedito era il vero punto di forza di Resident Evil 2, che così facendo offriva effettivamente quattro run nelle stesse ambientazioni ma, allo stesso tempo, tutte diverse tra loro.

Non abbiamo ancora citato i fondali pre-renderizzati ricoperti di sangue tanto improbabili quanto azzeccati, con la notte di Raccoon City brulicante di non-morti e l’enorme centrale di polizia i cui tetri interni dall’aspetto gotico facevano sembrare Villa Spencer un parco giochi per famiglie: a Resident Evil va il merito dello sdoganamento degli zombie à la Romero nel mondo dei videogiochi, grazie a una Capcom in grande spolvero che in quegli anni d’oro è stata in grado di miscelare sapientemente la paura cinematografica con la componente action più arcade necessaria a declinare il tutto in linguaggio videoludico, condendo infine questo capolavoro con la giusta dose di character design in stile giapponese. Tutto era perfetto, insomma, ed è incredibile come lo sia ancora oggi.

Resident Evil 2

Cara Capcom, inutile dire che ti stai infilando in un gran bel ginepraio, dal quale speriamo vivamente tu sia in grado di uscire a testa alta. Tutte le nostre impressioni su Resident Evil 2 Remake, soprattutto dopo quanto abbiamo potuto provare all’E3 e alla Gamescom, sono positive e infinitamente cariche di aspettative per quello che potrebbe essere inserito nel dizionario come spiegazione della voce “remake”: lo stesso gioco, ma ridisegnato da zero per essere attuale e fare ancora una volta paura, nel senso più divertente e buono del termine.

Per quanto ne sappiamo ora il remake non offrirà le quattro storie, ma solamente le due avventure di Leon e Claire, che comunque dovrebbero presentare quel margine di destabilizzazione dato dalla diversa ubicazione degli oggetti e da alcune zone del mondo di gioco esplorabili solamente nei panni di uno o dell’altro personaggio. Diciamo comunque che tutto lascia intendere che Resident Evil 2 Remake sarà un grande titolo, di quelli che i giovani videogiocatori dovrebbero attendere con la stessa trepidazione che ci illuminava la faccia nel 1998. Noi, allo stesso tempo, dovremmo fare altrettanto, e anche i più scettici dovrebbero accantonare i pregiudizi e concedere a Capcom il beneficio del dubbio, perché qui sicuramente ci sarà da vederne delle belle.

L’articolo Il ritorno del RE – Resident Evil 2: due dischi di puro terrore proviene da GameSource.

Una delle sfide più difficili della stagione sei una corsa contro il tempo.

Fortnite: quello che bisogna fare per completare le prove a tempo nella terza settimana della stagione non è solo trovare i cronometri nascosti nella mappa, ma costruire strutture per raccogliere gli altri cronometri che appariranno.

Questo è uno dei compiti più difficili mai visti su Fortnite poiché richiede molta precisione e molto materiale, consigliamo quindi la modalità 50v50 .

Consigliamo di avviare la prova attivando il primo cronometro e quindi di costruire il percorso di cui si ha bisogno a nostro piacimento. Se giochiamo in Squad o Duo avremo tutte le risorse del team con cui provare e dovreste essere in grado di costruire il percorso molto più velocemente.

Tempio Tomato
Fuori Tomato Temple ( G2 sulla mappa) troverete un cronometro blu chiaro nella parte superiore del tempio.

Tra Spiagge e Parco Pacifico
Qui troverete una montagna, c’è un cronometro e una sfida a cronometro in cima alla tana dei malviventi ( B4 sulla mappa).

Condotto Confusi
A sud di Condotti c’è un ponte – proprio a ovest di questo c’è il cronometro per la Prova a tempo ( E3 sulla mappa).

Pinnacoli Pendenti
Sulla montagna a sud di Pinnacoli ( D6 sulla mappa) troverete una sfida.

Profondo Stantio
Andate nella grande montagna ad ovest di Profondo Stantio per un’altra sfida ( F5 sulla mappa).


Contrariamente al pensiero comune, non avremo di un ATK per ogni parte di questa sfida. Alcuni sono però più facili col veicolo. 

Ricordate che dovete solo completare tre di questi per ottenere le stelle, ma dovete completare la partita senza uscire subito appena avrete finito.

 

 

L’articolo Fortnite stagione 6: le prove a tempo proviene da GameSource.

Quando The World Ends with You approdò su Nintendo DS si fece notare per essere un titolo che osò essere diverso, grondante di stile e creatività, con una direzione artistica fuori dagli schemi rispetto alla moltitudine di JRPG fantasy classici che avevano trovato dimora sulla console Nintendo; e soprattutto fu uno dei pochi giochi a sfruttare al limite le possibilità hardware del DS con il suo battle system.

Dopo oltre dieci anni dal suo debutto, il titolo torna su Nintendo Switch in questa versione The World Ends With You: Final Remix, un enhanced port che cerca di incastonarsi in una console diversa da quella su cui venne concepito, e ovviamente con qualche contenuto in più.

The World Ends With You: Final Remix

Il protagonista è Neku Sakuraba, un adolescente dal carattere piuttosto misantropo che si sveglia nel bel mezzo di Shibuya (uno dei quartieri più affollati e dinamici di Tokyo), privato di gran parte della memoria. Presto si rende conto che la mancanza di ricordi non è il suo unico problema: lui e altri giovani si trovano infatti in una dimensione parallela della città in cui la maggioranza della popolazione non riesce a vederlo o sentirlo. In questa dimensione vige un imperante “Gioco” gestito da entità che si definiscono “Demoni”: ogni giorno gli involontari giocatori ricevono una missione che devono portare a termine, in caso contrario saranno eliminati dall’esistenza. A peggiorare la situazione si aggiunge la comparsa di strane creature aggressive chiamate “Rumori”, pronte a mettergli i bastoni tra le ruote.

Neku dovrà quindi suo malgrado conoscere e cooperare con altri giovani giocatori per sopravvivere a questo crudele gioco. All’inizio del gioco il protagonista sarà estremamente insofferente verso il prossimo e per lo più interessato solo a sé stesso. Man mano che anche gli altri personaggi sveleranno le proprie complesse personalità, anche Neku inizierà ad aprirsi verso di loro diventando più gradevole e determinato. La storia di The World Ends With You ruota proprio intorno ai temi delle lotte interne comuni a molti adolescenti alle prese con l’accettazione del prossimo e il rapporto con la società. Probabilmente è un genere di trama che risuonerà di più per i giocatori più giovani. Fortunatamente per l’occasione è stata inserita una traduzione dei dialoghi scritti completamente in italiano.

The World Ends With You: Final Remix

Il fulcro del gameplay dell’originale The World Ends With You venne sviluppato dall’esperienza di Kingdom Hearts: Chain of Memories, raffinato e reso meno restrittivo per il giocatore in una formula action RPG. Per combattere i nemici bisogna eseguire degli specifici movimenti sul touch screen attivando così le abilità che Neku ha equipaggiate sotto forma di spille; ognuna richiederà un tipo di movimento per essere attivata. Su Nintendo DS grazie ai due schermi il giocatore poteva controllare Neku tramite comandi touch, e contemporaneamente un altro personaggio tramite i tasti normali o la croce direzionale. Nel 2012 il gioco venne importato su dispositivi mobile e la gestione del partner venne affidata alla CPU. Anche su Nintendo Switch ci troviamo con un solo schermo, ma Square Enix ha trovato un compromesso: ora anche gli attacchi del secondo personaggio sono gestiti dal giocatore tramite lo stesso schermo.

È facile intuire che questa soluzione, sebbene restituisca una buona parte del controllo nelle mani del giocatore, crei inevitabilmente dei problemi di precisione. Dato che i comandi su schermo attivano sia il movimento di Neku, che i suoi attacchi che quelli del partner, capita spesso che tali comandi si sovrappongano e non si riesca a fare esattamente quello che si vorrebbe nel giusto ordine. Più di una volta ci è capitato di attivare un attacco invece di spostarci attraverso lo schermo o viceversa, con ripercussioni sulla battaglia in corso. È vero che con la pratica si diventa via via più precisi, ma l’azione di gioco risulta comunque abbastanza confusionaria. La situazione non migliora invece se al posto dei comandi touch utilizziamo quelli tramite Joy-Con, che inevitabilmente risultano meno precisi dei nostri polpastrelli. In particolare con la console in modalità docked il riconoscimento del puntatore soffre di ricorrenti imprecisioni, costringendoci a ricentrarlo tramite il tasto Y.

Al netto di qualche problema, il gameplay di The World Ends With You: Final Remix risulta comunque dinamico e coinvolgente, e offre una buona personalizzazione. In primis avremo i diversi tipi di spille che corrispondono a diversi attacchi, e potremo svilupparle tramite esperienza e persino farle evolvere. La nostra efficacia in battaglia sarà anche determinata dalla marca dei nostri vestiti. Proprio così, a seconda del quartiere in cui ci troviamo indossare equipaggiamenti della marca giusta ci conferirà un boost di stat; se però non abbiamo l’equipaggiamento giusto o semplicemente non vogliamo sottostare ai trend, la buona notizia è che potremo noi stessi cambiare la moda del quartiere a forza di combattere.

Per questa versione su Switch è stata inoltre inserita la modalità Co-op per intraprendere i combattimenti assieme a un altro giocatore che prenderà il controllo del secondo personaggio. Una feature sicuramente interessante dato che non sono molti i giochi di questo tipo a cui è possibile giocare in compagnia di un amico, nonostante la presenza contemporanea di due cursori su schermo che si agitano vorticosamente possa risultare abbastanza confusa.

Infine, la versione Final Remix include un capitolo supplementare con un nuovo personaggio che si colloca dopo il finale del gioco, e che apre la porta a un potenziale seguito.

The World Ends With You: Final Remix

Sul versante grafico vediamo un ulteriore miglioramento rispetto alla versione mobile del 2012. Graficamente il gioco ha fatto dei notevoli passi in avanti rispetto alla versione DS, con modelli di sprite in alta definizione e animazioni più curate che danno vita al particolare design a cura di Tetsuya Nomura e Gen Kobayashi, che hanno gestito il comparto visivo con una direzione artistica graffiante e fuori dagli schemi. Certo, a patto che lo stile urbano e il tratto dei due artisti incontri i vostri gusti.

La colonna sonora a opera di Takeharu Hashimoto (già compositore per Crisis Core: Final Fantasy VII, Final Fantasy Type-0 e i vari Dissidia) dal canto suo ci immerge efficacemente nel mood metropolitano con tracce che vanno dall’hip-pop, il funk e il JPOP. Per questa versione è stata inoltre remixata, ma con la possibilità di switchare alla sua versione originale per i più nostalgici.

The World Ends With You: Final Remix


The World Ends With You fu davvero una piccola perla per l’handheld Nintendo, e se a suo tempo ve lo siete lasciato sfuggire questa è l’occasione perfetta per recuperarlo; a patto che sappiate apprezzarne lo stile smaccatamente metropolitano, nonché le tematiche tipicamente giapponesi. Peccato solo che la sua formula originale abbia costretto a un compromesso poco comodo e preciso. Considerando che The World Ends With You: Final Remix viene venduto a un prezzo non indifferente, se ci avete già giocato su DS o mobile potrebbero non esserci grandi motivi per prenderlo anche su Nintendo Switch, a meno che proprio non riusciate a trattenere la curiosità sul capitolo extra, o fremiate dalla voglia di giocarci con un amico.

L’articolo The World Ends With You: Final Remix – Recensione proviene da GameSource.

Durante la Milan Games Week, siamo stati invitati da AnotheReality per provare il primo videogioco pensato appositamente per il mondo degli eSport. Il titolo in questione è Yon Blitz, titolo multiplayer che mette faccia a faccia quattro giocatori dotati ognuno di visore per la realtà virtuale e due controller, uno per l’arma e l’altro per lo scudo.

AnotheReality eSport

“Con il suo nuovo gioco, presentato in anteprima alla Milan Games Week, AntotheReality fa il suo debutto nel mondo degli eSport, fenomeno con uno dei maggiori tassi di crescita, che in poco tempo è destinato a raggiungere un giro d’affari considerevole”

Fabio Mosca CTO e CoFounder di AnotheReality.

Gli sviluppatori ci hanno ovviamente permesso di mettere le mani su quanto realizzato, e in quest’articolo vi spiegheremo nel dettaglio l’idea alla base di questo gioco e soprattutto i progetti che AnotheReality ha in mente per spingere questo titolo all’interno del mondo eSport. Prima di parlare del gioco, ci sembra però doveroso presentare la software house che ha reso possibile tutto ciò, il suo nome è AnotheReality, casa italiana che ormai da anni lavora nel mondo della realtà virtuale in settori come:

  • Virtuademy: Soluzioni per la formazione e il supporto sul campo
  • Soluzioni su misura per aziende e istituzioni: coinvolgimento in ambiti come ad esempio la costumer Experience, il design, l’engineering, la industy 4.0

La start up italiana si occupa essenzialmente di XR ( eXtended Reality) per il mondo Business, ma da adesso anche nel mondo Entertainment e quindi gaming. I nomi dietro AnotherReality sono vari, ma a capitanarla troviamo: Lorenzo Capannari (CEO), Fabio Mosca ( Chief Technology Officer), Matteo Favarelli (Chief Operating Officer) che insieme hanno fondato l’azienda, a oggi partner di aziende come Nokia, IBM, ASUS, Hitachi, SkySport e molti altri. Recentemente è stata inoltre premiata da Microsoft US per aver realizzato la prima applicazione in Mixed Reality nel settore Banking, “Widiba Dialog”.

Dopo aver lavorato intensamente nel settore Business, il team ha però deciso di iniziare a lavorare a un progetto tanto interessante quanto ambizioso, il suo nome è Yon Blitz. Come abbiamo già anticipato, Yon Blitz è un videogioco in realtà virtuale pensato esclusivamente per tornei ed eventi in giro per l’italia ( almeno per il momento). Non sarà quindi necessario acquistare costosi computer e visori, ma vi basterà recarvi presso una delle varie tappe organizzate dal team e partecipare a queste interessanti competizioni.

Entrate nella stanza, guardate negli occhi i vostri avversari, indossate il visore, le cuffie, e impugnate i controller, immediatamente verrete catapultati in una lobby pronti per scendere sul campo di battaglia. Durante la nostra prova, abbiamo affrontato altri tre avversari in un’arena composta da varie piattaforme, ognuna delle quali dalle dimensioni 2.5 x 2.5 m, corrispondente alla nostra area di movimento nell’ambiente reale. Ogni piattaforma ci permetterà di rimanere protetti grazie a una piccola barriera, che tenderà però a danneggiarsi con il tempo, obbligando il giocatore a teletrasportarsi in continuazione, a patto di aver prima conquistato quella determinata determinata zona.

Ogni giocatore è dotato di un’arma (Blitz Gun) dalla capacità di munizioni illimitata e da un piccolo scudo utilizzabile per proteggersi dai colpi nemici. Come in ogni titolo VR per evitare i colpi dei nemici o anche solo per nascondersi, sarà necessario accovacciarsi fisicamente, rendendo l’azione estremamente adrenalinica e divertente. Una volta capito il funzionamento di base del gioco il resto è semplice, ogni nemico ucciso garantisce 1 punto, mentre dopo ogni morte ci sarà un semplice respawn nella zona sicura dalla quale potremo rientrare tranquillamente in azione. La partita ha una durata di cinque minuti, al termine dei quali il vincitore sarà colui che avrà guadagnato più punti.

AnotheReality eSport

L’aspetto estremamente interessante che ci ha colpiti non è tanto il gioco in sé, sicuramente divertente e superiore alla media, bensì l’aspetto competitivo che vi si vuole creare attorno. Nel gioco è infatti già prevista una postazione per la regia, con tanto di telecamera all’interno del gioco controllabile da un operatore, permettendo di trasmettere la partita su monitor oppure in streaming, seguire i giocatori o riprendere i momenti salienti della partita.


AnotheReality viaggerà insieme ad Asus nello YON BLITZ TOUR 2018/2019, un tour che inizierà toccando quattro città italiane, così da consentire agli appassionati di gaming di sfidarsi a colpi di Blitz Gun. La prima tappa del torneo si terrà a Milano, il 25 ottobre, presso il punto vendita Asus Gold Store next di Via Procaccini 20.

Per scoprire le altre tappe e per avere informazioni sulla partecipazione vi basterà raggiungere il sito ufficiale a questo link.

L’articolo MGW 18: AntorheReality porta la VR negli eSport proviene da GameSource.

Durante la Milan Games Week 2018 si è svolta la ESL Rainbow Six Siege EuroCup, una competizione eSports che ha visto otto squadre provenienti da tutta Europa sfidarsi per la coppa e per un premio di € 10000, a cui noi abbiamo potuto assistere grazie ad Ubisoft. Il primo torneo continentale di Rainbow Six organizzato in Italia dunque ha visto sfilare diversi giocatori di valore e alcune squadre dall’ampio potenziale che col tempo potrebbero avere le carte per insidiare alcuni dei team europei che da anni ormai militano in Pro League assiduamente.

Rainbow Six Siege

Nonostante delle eliminatorie in generale non entusiasmanti, in cui il livello delle giocate – esclusa qualche stravagante scelta dei Vodafone Giants – si è attestato intorno alla mediocrità, è nelle semifinali che le squadre hanno incominciato ad esprimere un ottimo gioco, con scelte intelligenti e qualche picco di eccellenza proprio dagli spagnoli dei Vodafone Giants e dai russi del Team Empire. Proprio queste due squadre hanno conquistato la grande finale della domenica. Questi due team non solo hanno dimostrato di essere i più bravi “tecnicamente”, ma anche i più pronti mentalmente nell’affrontare i momenti di difficoltà. Purtroppo per gli EnD Gaming (Italia), Trust Gaming (Benelux), Aron iDomina (Italia), Penta Sports (Franca), Prismatic (Germania) e SLAVGENT (Polonia), non c’è stata storia.

Rainbow Six Siege

Durante la finale, vinta dal Team Empire con un sonoro 2-0 in un match al meglio dei tre, è emersa l’abilità dei singoli nello spostare gli equilibri di una finale che come sempre parte sulla carta equilibrata. E così arriviamo a Danil Gabov (classe 1998), in arte Joystick.Empire, MVP del torneo e a nostro avviso uno dei migliori prospetti del panorama eSports di Rainbow Six Siege. Non solo efficienza nel rapporto K/D (uccisioni/morti) ma inventiva negli approcci, flessibilità mentale e visione di gioco che in ambito eSports vuol dire saper leggere le mosse degli avversari in anticipo. A sorprendere comunque non è la giocata in sé di Joystick, ma la sua costanza durante tutto il torneo, semplicemente glaciale. Sentiremo parlare ancora di lui? Ovviamente sì: è un giocatore che non ha nulla da invidiare ad un Kantoraketti – all’infuori del Palmares – che può portare molto in alto la sua squadra.

La compattezza del Team Empire è risultata essere la sua principale forza: ogni membro sapeva cosa fare e tutte le tattiche ruotavano a supporto dell’estro di Joystick. Una delle principali qualità del Barcellona calcistico di Pep Guardiola era l’organizzazione tattica che permetteva a Lionel Messi di preoccuparsi solamente di esprimere il suo talento; ecco, il Team Empire ha dimostrato di essere consapevole delle potenzialità del suo miglior giocatore e con umiltà ha creato un’organizzazione tattica in grado di lasciare a Joystick solamente la preoccupazione di esprimersi al meglio, risultato: vittoria schiacciante e Danil Gabov miglior giocatore del torneo con ampio distacco.


La ESL Rainbow Six Siege Eurocup ha dimostrato che il movimento eSports anche in Italia può attrarre tanta gente e riempire le arene. Il primo torneo continentale di Rainbow Six Siege in Italia ha ancora una volta posto l’accento sugli eSports, dimostrando come il talento sia davvero un fattore senza limiti e barriere. Il Team Empire si aggiudica il trofeo, ma cosa ancora più importante urla a gran voce la sua presenza, imponendosi come una delle migliori squadre in ascesa nel mondo competitivo di Rainbow Six Siege.

L’articolo ESL Rainbow Six Siege Eurocup: trionfa il Team Empire proviene da GameSource.

La ricerca di qualcuno che aiutasse Telltale a completare The Walking Dead: The Final Season, come vi avevamo riportato qualche giorno fa, è andata a buon fine. Arriva infatti in data odierna l’annuncio da parte di Skybound Games, al New York Comic Con, del completamento della stagione finale di The Walking Dead, che sarà messo in atto con l’aiuto di precedenti membri del team originale Telltale.

Una notizia che sarà certamente apprezzata dai fan, che potranno vedere così la fine della storia di Clementine.

L’articolo The Walking Dead sarà completato con l’aiuto di Skybound Games proviene da GameSource.

Si avvicina l’uscita di Kingdom Hearts III, prevista per il 29 gennaio del prossimo anno in Europa, e arriva una notizia che farà felici coloro che non hanno mai avuto modo di giocare a nessun capitolo del brand, o semplicemente per chi vorrà rispolverare i titoli un’ultima volta prima del capitolo conclusivo della saga di Xehanort.

È stato infatti annunciato, in esclusiva PlayStation 4, Kingdom Hearts – The Story so Far –. Il titolo sarà disponibile dal 30 ottobre di quest’anno e racchiuderà tutti i capitoli usciti finora. Il prezzo in Europa non è ancora stato confermato, ma è lecito aspettarsi che segua quello in Nord America di 39,99 dollari.

Kingdom Hearts The Story so Far

Avremo così a disposizione, in un unico pacchetto:

Kingdom Hearts HD 1.5+2.5 ReMIX, contenente:

Kingdom Hearts HD 2.8 Final Chapter Prologue, con all’interno:

  • Kingdom Hearts Dream Drop Distance HD
  • Kingdom Hearts 0.2 Birth by Sleep
  • Kingdom Hearts χ Back Cover

L’articolo Annunciato Kingdom Hearts – The Story So Far – per Playstation 4 proviene da GameSource.