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(AGI) – Londra, 3 lug. – Ostentando l’abituale ottimismo manifestato in questi disastrosi mesi per la Grecia, il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, ha raccontato alla Bbc che ci sono “il 100% di chance” che Atene raggiungera’ un accordo con i suoi creditori dopo il referendum di domenica prossima 5 luglio, Non solo. Questa intesa, per il ministro ellenico, ci sara’ a prescidere dall’esito del voto: “Un accordo ci sara’ se vinceranno i si’ o i no”. L’unica differenza per Varoufakis e che se vinceranno i si’ (e lui davvero si dimettera’ come promesso) “ci sara’ un cattivo accordo…se vinceranno i no avremo un altro accordo che sara’ sostenibili sulla base della nostra proposta degli ultimi giorni”, quella gia’ bocciata dall’Eurogruppo. (AGI) .

(AGI) – Roma, 2 lug. – Sono almeno 15 persone, di cui nove bambini i morti a causa di una epidemia di colera che sta colpito lo stato di Planteau, nel centro della Nigeria. Fonti sanitarie locali – scrive l’agenzia Misna – confermano che la causa principale e’ l’inquinamento dell’acqua. La maggior parte delle morti e dei colpiti dal colera si incontrano nei villaggi di Kantam e Filam, nel nord dello Stato di Planteau. Joseph Wuyep, un residente di Kantam, ha detto che l’ epidemia era scoppiata la scorsa settimana. Ma che le autorita’ sanitarie locali hanno ritardo nell’ intervenire. “Il problema e’ l’acqua. Beviamo acqua inquinata. Abbiamo chiesto al governo di aiutarci. Ma sino ad ora non abbiamo ricevuto risposta”. Le epidemie di colera sono molto comuni in molte parti della Nigeria, dove acqua potabile e’ difficile da trovare e molti residenti utilizzano acqua dei fiumi molto spesso inquinata dagli animali. Nello stesso tempo gli esperti dicono che la poverta’ e la scarsa igiene sono le cause piu’ importanti di focolai continui di colera. Gia’ lo scorso anno furono decine le persone che morirono in una serie di attacchi di colera in molte parti del nord del Paese. (AGI) .

(AGI) – Roma, 2 lug. – Il governo greco ha pubblicato il testo del referendum che sara’ presentato ai cittadini il prossimo 5 luglio sulla proposta dei creditori internazionali per evitare il default e vedere avanzare il programma di aiuti. Il quesito e’ uno solo: “Deve essere accettata la proposta sottoposta da Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale all’Eurogruppo del 25 giugno 2015, composta da due parti che insieme costituiscono la loro proposta complessiva?. Il primo documento e’ intitolato ‘Riforme per il completamento dell’attuale programma ed oltre’ ed il secondo ‘Analisi preliminare per la sostenibilita’ del debito'”. Sulla scheda prima compare il ‘No’, quindi il ‘Si”. Il Governo continua a sostenere il ‘No’, nonostante le pressioni dell’opposizione e delle associazioni imprenditoriali che temono che il voto provochi un’uscita della Grecia dall’euro. (AGI) .

(AGI) – Beirut, 2 apr. – I jihadisti dell’Isis hanno distrutto la statua di un leone, del primo secolo a.C., che era collocata all’entrata del museo di Palmira, in Siria. Lo ha reso noto il direttore delle antichita’ e dei musei del Paese, Maamun Abdelkarim. “Per le sue dimensioni e il suo valore, e’ la statua piu’ importante distrutta finora dall’Isis in Siria”. Abdelkarim ha spiegato che la statua, che pesava 15 tonnellate ed era alta 3,5 metri, e’ stato distrutta una settimana fa ed era situata nel giardino del Museo di Palmira, vicino alle rovine grecoromane che hanno reso famosa la citta’ nei secoli. Nell’antichita’, il leone era situato nel tempio di Al Lat. Il reperto non aveva subito alcun danneggiamento durante gli oltre 4 anni di guerra in Siria perche’ le autorita’ lo avevano protetto con una placca di ferro e sacchi di arenA, il che lo aveva salvato dai jihadisti. Abdelkarim, che riceve le informazioni da testimoni sul terreno, ha segnalato che per il momento nulla indica che la parte archeologica di Palmira abbia subito danni; ma ha aggiunto che otto statue di uomini e donne, provenienti proprio dall’antica Palmira e che adornavano tombe a Manbech, una roccaforte dell’Isis nella provincia di Aleppo, sono state distrutte proprio oggi dai jihadisti. (AGI) .

(AGI) – Maiduguri, 2 lug. – Sono due i violenti attacchi di Boko Haram nel nord est della Nigeria per un totale di 145 vittime. Il prim attacco e’ avvenuto nel villaggio di Mussaram, a 8 chilometri dalla citta’ di Monguno dove 48 uomini sono stati presi dai ribelli e uccisi, secondo quanto raccontano testimoni. Un altro attacco si e’ registrato nel villaggio di Kukawa, vicino al lago Chad. Secondo quanto riportano testimoni una cinquantina di uomini hanno aperto il fuoco su dei fedeli riuniti in preghiera in una moschea del villaggio, in pieno Ramadam. Sono 97 i morti, tra cui donne e bambini. (AGI) .

(AGI) – Vienna, 2 lug. – I negoziati sul nucleare iraniano sono alla stretta finale, a Vienna, ma ancora non in dirittura d’arrivo. Il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha dunque lasciato la capitale austriaca annunciando che vi tornera’ domenica sera, nella speranza che siano stati fatti sufficienti passi in avanti per arrivare all’accordo finale. “Sono stati fatti alcuni progressi, ma non siamo ancora alla fine del negoziato”, ha detto al termine di una riunione, prima di ripartire alla volta di Parigi. “Ho deciso di tornare a Vienna domenica sera; e spero che allora saremo sul punto di arrivare a una soluzione definitiva che ci consenta di arrivare a un accordo robusto”. Arrivando a Vienna in mattinata, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, aveva detto comunque di vedere “forti possibilita’” che l’Iran e le potenze del gruppo ‘5+1′ arrivino a un accordo, ma aveva auspicato “sforzi positivi” da parte di tutti. Dopo venti mesi di negoziati, l’Iran e le potenze del 5+1 (Gran Bretagna, Cina, Francia, Russia, Usa e Germania) si sono dati tempo fino al 7 luglio per tentare di arrivare a un accordo sul programma nucleare iraniano. L’obiettivo e’ dare concretezza all’accordo quadro raggiunto ad aprile. Oltre a Wang si trovano a Vienna il segretario di Stato americano, John Kerry, i ministri degli Esteri di Iran, Regno Unito, Germania e Francia (ma Fabius e’ rientrato a Parigi), insieme al capo della diplomazia dell’Unione Europea, Federica Mogherini. Intanto, Yukiya Amano, il direttore dell’Agenzia internazionale dell’Energia Atomica, Aiea, e’ a Teheran per incontrare le autorita’ iraniane. I colloqui puntano a limare le divergenze su uno dei punti del futuro accordo sul nucleare maggiormente contestati dalla repubblica islamica, ovvero l’ispezione dei siti e degli impianti utilizzati da Teheran per lo sviluppo del suo programma atomico, compresi quelli militari. Su pressioni della Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, lo stesso Parlamento ha votato nelle scorse settimane una legge che rimanda all’assemblea la decisione di consentire o meno la visita dei siti di interesse strategico, bloccando di fatto qualsiasi tentativo da parte dei negoziatori a Vienna di concedere aperture in questo senso. Amano nel pomeriggio ha incontrato il presidente Hassan Rohani. Al termine dei suoi incontri a Teheran, definiti “molto importanti” da Mogherini a Vienna, un alto responsabile iraniano ha riaffermato la volonta’ di arrivare a un accordo nucleare “giusto ed equilibrato” con le grandi potenze. L’ultima parola comunque sul dossier nucleare spetta alla Guida suprema. (AGI) .

(AGI) – Roma, 2 lug. – Il 2015 non passera’ certo alla storia come uno degli anni piu’ rosei della storia di Google, almeno a livello di immagine. Dopo il flop dei ‘Google Glass’, l’azienda di Mountain View e’ incorsa in una gaffe colossale a causa degli algoritmi di Google Photo, che a quanto sembra hanno qualche problemino nel distinguere le persone di etnia africana dai gorilla. Il caso e’ nato due giorni fa dalle lamentele di un utente, Jacky Alcine, che ha pubblicato su Twitter uno screenshot che mostra la bizzarra maniera nella quale Google Photo ha organizzato le sue fotografie per categorie: ‘grattacieli’, ‘aeroplani’, ‘auto’, ‘biciclette’ e fin qui tutto bene. Dopodiche’ appare una foto dell’utente, un nero, insieme a una sua amica, anch’essa nera, con sopra la scritta ‘gorilla’. “Google Photos, y’all fucked up. My friend’s not a gorilla” e’ il testo del tweet. Sono seguiti altri ‘cinguettii’ con i quali Alcine, di professione sviluppatore, dimostrava che, inserendo ‘gorilla’ nella funzione di ricerca della sua libreria, continuavano ad apparire foto di lui insieme alla sua amica. A due ore dal primo ‘tweet’ si e’ inserito nella conversazione Yonatan Zunger, ‘Chief Architect of Social’ di Mountain View, il cui team e’ poi riuscito a trovare una soluzione al problema in circa un’ora. La mattina dopo, purtroppo, ancora due foto di Alcine e della ragazza apparivano etichettate come gorilla. Zunger non ha quindi potuto far altro che eliminare ‘gorilla’ dalle etichette di Google Photo, in attesa di risolvere il problema in maniera permanente. L’azienda si e’ detta “sconcertata” e ha chiesto scusa all’utente, promettendo un’indagine approfondita sulle cause dell’errore. “C’e’ sicuramente ancora un sacco di lavoro da fare con l’etichettatura automatica delle immagini e stiamo cercando di capire come prevenire simili errori in futuro”, ha spiegato una portavoce. Secondo il ‘Wall Street Journal’, l’incidente sarebbe legato al cattivo funzionamento degli algoritmi di riconoscimento facciale di Google Photo. “Dobbiamo modificare in maniera significativa i sistemi di apprendimento delle macchine fornendo loro una maggiore contestualizzazione, affinche’ possano comprendere le sensibilita’ culturali importanti per gli umani”, commenta al Wall Street Journal il responsabile del settore scientifico di Sentient Technologies, Babk Hodjat, “gli umani sono molto sensibili e si concentrano su determinate differenze che sono culturalmente rilevanti per noi, le macchine non possono farlo”. .

(AGI) – Istanbul 2 lug. – Due unita’ di terra appartenenti all’esercito turco sono partite da Urfa e Gaziantep verso il confine di Kilis sotto la guida del generale di armata Adem Huduti. Un contingente di tank e soldati il cui arrivo e’ stato preparato con il supporto aereo degli elicotteri dell’esercito alzatisi in volo da Diyarbakir alle prime ore del mattino. Il generale Huduti dopo una riunione con il prefetto della provincia di Kilis, Suleyman Tapsiz, si e’ recato personalmente a compiere un sopralluogo al confine. Continuano i movimenti di truppe iniziati il 3 giorni fa, con i carri armati turchi schierati in tutti i punti ritenuti sensibili e lo spazio aereo monitorato costantemente. Prende sempre piu’ corpo l’ipotesi di un intervento in territorio siriano da parte delle truppe di terra turche. Secondo le fonti di Ankara infatti, le maggiori minacce al momento potrebbero venire dalle citta’ siriane di Marea e Jarablus, a nord di Aleppo, proprio per questo il dispiegamento militare ha avuto luogo presso i due valichi di confine di Cilevgozu/Bab al Hawa e Oncupinar/Bab al Salam. L’obiettivo sarebbe la creazione di una ‘buffer zone’ come dichiarato da un alto funzionario della Difesa di Ankara,Abdulkadir Selvi che ha definito “pronto il piano di azione” alla fine di “sopralluoghi i cui risultati hanno reso tali decisioni necessarie”. In base a quanto dichiarato ufficialmente da Ankara, alla base della decisione da un lato c’e’ il timore di infiltrazione da parte di miliziani dell’Isis, dall’altro la creazione di un corridoio che permetta ai profughi in fuga di raggiungere la Turchia senza correre rischi. Sullo sfondo l’obiettivo di evitare che il progetto di una entita’ statale curda prenda corpo in maniera definitiva. Ankara e’ preoccupata soprattutto alla luce degli eventi del 15 e 16 giugno scorso, che hanno visto la citta’ di Tel Abyad al centro di scontri tra le forze curde dell’Ypg, cugini siriani dei ribelli separatisti curdi del Pkk, e i miliziani dell’Isis. Alla fine della contesa la citta’ e’ finita sotto il controllo dei curdi, ma da piu’ parti Ankara ha accusato questi ultimi di “pulizia etnica” nei confronti di arabi e turcomanni della provincia. Questi ultimi infatti, secondo Ankara, sarebbero stati cacciati in favore di popolazione di etnia curda per creare una continuita’ etnica che ricongiungerebbe le montagne del Kandil irachene alla provincia di Afrin , propedeutica alla creazione di uno stato curdo. Una prospettiva senza mezzi termini avversata dalla Turchia, con Erdogan che nelle ultime settimane ha piu’ volte dichiarato che “mai e poi mai” avrebbe permesso “la creazione di uno stato curdo al confine sud con la Turchia”. .

(AGI) – Washington, 2 lug. – Bufera su Donald Trump, il miliardario americano candidato alle primarie repubblicane per la Casa Bianca nel 2016: abituato alle uscite sopra le righe, il ricchissimo uomo d’affari ha scatenato l’indignazione della comunita’ ispanica, quando – proprio in occasione del lancio della sua candidatura a giugno – ha detto che i migranti clandestini che attraversano la frontiera dal Messico verso gli Usa portano con se’ “un sacco di problemi”, in primis “droga” e “crimine”, e sono anche “stupratori”. Accuse che ha ribadito in un’intervistato alla Cnn, in cui ha insistito che “se si guardano le statistiche sulla gente che arriva per quanto riguarda stupri, crimini e qualunque cosa che entri illegalmente nel Paese, sono cifre da capogiro”. Il rilancio di Trump e’ destinato a far infuriare ancor piu’ il mondo ispanico americano, da due settimane sul piede di guerra: le principali emittenti in spagnolo degli Stati Uniti -Univision, la principale, ma anche le altre reti ‘consorelle’, Nbc Universal e Televisa- gli hanno tutte voltato le spalle; e l’indignazione e’ stata tale che uno dei prodotti di maggior successo dell’eclettico miliardario, l’organizzazione del concorso di Miss Universo – che raccoglie le varie Miss Universo, Miss Usa, e Miss Teen Usa – e’ stato boicottato: le tre emittenti hanno tutte rinunciato ai diritti di emissione del concorso. Ma non solo: uno dopo l’altro, vari Paesi latino-americani hanno cominciato a tirarsi indietro. Bogota’ ha ritirato la sua richiesta di essere sede del concorso; ma prima del governo colombiano, il Messico e anche il Costa Rica avevano gia’ annunciato la rinuncia ad inviare una miss al concorso. E non basta, perche’ sull’onda delle crescenti reazioni a catena, mercoledi’ i grandi magazzini Macy’s hanno deciso di boicottare la linea di abbigliamento con il marchio Donald Trump, non solo abiti, ma anche camicie, cravatte e gemelli. “Siamo a favore della diversita’”, ha fatto sapere l’azienda e le parole di Trump “non sono in linea con i valori di Macy’s”. Trump, da parte sua, ha scelto le vie legale per rispondere al boicottaggio di Univision. Parlando alla Cnn, ha accusato l’emittente di aver infranto un contratto blindato di 5 anni e ha fatto sapere che presentera’ una richiesta di risarcimento danni per 500 milioni di dollari. .

(AGI) – Lahore (Pakistan), 2 lug. – E’ di almeno dodici morti accertati e sei dispersi il bilancio ancora provvisorio del crollo di un ponte ferroviario in Pakistan, nella provincia settentrionale del Punjab, proprio al passaggio di un convoglio militare proveniente da quella del Sindh, al sud, con a bordo circa trecento persone tra membri di una divisione dell’Esercito e loro familiari. Secondo quanto riferito all’emittente ‘Geo Tv’ dal ministro federale delle Ferrovie, Khawaja Saad Rafiq, quattro vagoni sono piombati nel canale sottostante trascinando con se’ i passeggeri. Una cinquantina finora coloro che sono stati tratti in salvo, e otto i cadaveri recuperati. Tra le vittime anche uno dei comandanti del reparto. Rafiq non si e’ pronunciato sulle cause della tragedia, ma a detta di fonti militari riservate si sarebbe trattato del risultato di un “atto di sabotaggio”, dal momento che “le traversine dei binari erano state manomesse”. Non e’ peraltro neppure esclusa la pista dell’omessa manutenzione, tanto che stando ai mass media locali la struttura era da tempo considerata “estremamente pericolosa”. La zona del sinistro, il distretto di Gujranwala, e’ considerata ad alto rischio: dista infatti poche decine di chilometri dalle frontiere con la rivale India, e in particolare dalla porzione della regione contesa del Kashmir sotto la sovranita’ di New Delhi. Sull’intero Paese incombe poi lo spettro degli attentati dei Talebani e dei loro alleati di al-Qaeda. Non molto piu’ a nord, nell’area contesa di Gilgit, l’8 maggio scorso gli ex studenti coranici rivendicarono l’abbattimento con un missile terra-aria di un elicottero che trasportava un gruppo di diplomatici stranieri, impegnati in un sopralluogo per valutare le potenzialita’ turistiche del sito: oltre a pilota e co-pilota persero la vita gli ambasciatori di Norvegia e Filippine, rispettivamente Leif H. Larsen e Domingo D. Lucenario Junior, e le mogli dei pari grado di Malaysia e Indonesia. Feriti anche i titolari delle legazioni polacca e olandese, Andrzej Ananiczolish e Marcel de Vink. .