Newsletter
Ultime News
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

(AGI) – Citta’ del Messico, 12 lug. – Il narcoboss messicano Joaquin Guzman, detto El Chapo, e’ riuscito a fuggire dalla prigione di massima sicurezza di Altiplano, la sua seconda evasione in 14 anni. Sabato sera il capo del potente cartello di Sinaloa ha percorso un tunnel di un chilometro e mezzo che dalla doccia della sua cella lo ha portato fino a un edificio in costruzione. La galleria era dotata di un impianto di ventilazione. Il 58enne “El Chapo”, soprannome che viene da ‘chaparro’, bassotto, per via del suo metro e 64 di altezza, era gia’ evaso nel 1993 dalla prigione di Guadalajara nascosto tra la biancheria sporca, dopo aver corrotto le guardie carcerarie. In pochi anni era arrivato a dominare il traffico di droga verso gli Usa e nel 2009 era stato inserito nella lista degli uomini piu’ ricchi del mondo di Forbes con un patrimonio stimato in un miliardo di dollari. Dopo che sulla sua testa erano state messe taglie da 5 milioni di dollari dagli Usa e di 2 milioni dal Messico, Guzman era stato arrestato nuovamente nel febbraio 2014 in un hotel di Mazatlan, sulla costa pacifica del Messico, con un blitz delle autorita’ messicane e dei servizi segreti Usa. Il penitenziario da cui e’ evaso si trova su un altopiano vicino a Citta’ del Messico. La polizia ha fermato per interrogarle 18 guardie carcerarie e ha avviato una caccia all’uomo nella zona a cui partecipano 250 agenti. Tutti i voli dal vicino aeroporto di Toluca sono stati sospesi e i militari hanno istituito posti di blocco. L’evasione di Guzman e’ un duro colpo per il presidente Pena Nieto, impegnato in una visita di quattro giorni in Francia. (AGI)

(AGI) – Istanbul, 12 lug. – L’ex presidente turco Abdullah Gul ha chiesto al governo di seguire una politica estera “piu’ realistica”, in un chiaro richiamo al suo successore Recep Tayyp Erdogan a rivedere il suo ruolo nella regione. Gul, Capo dello Stato turco dal 2007 al 2014 e co-fondatore del filo-islamico Partito della Giustizia e dello Sviluppo, ha parlato a Istanbul durante un ‘iftar’, il pasto serale che interrompe il digiuno diurno del Ramadan, a cui era presente anche Erdogan. “Per essere franco”, ha detto Gul, “sarebbe utile rivedere le nostre politiche in Medio Oriente e nel mondo arabo con un approccio piu’ realistico”. “Si profilano grandi sviluppi nella regione e se ne emergesse un grande caos potremmo affrontare sorprese che non avevamo mai considerato prima”, ha avvertito l’ex presidente. In particolare per Gul la Turchia deve tornare a essere “un’ispirazione” nella regione e sviluppare rapporti con tutti i Paesi, compresi quelli da cui Ankara si e’ allontanata come l’Egitto o Israele. La politica “neo-ottomana” di Erdogan ha raffreddato i rapporti della Turchia con l’Occidente e con molti Paesi della regione, senza ottenere i suoi obiettivi come l’abbattimento del regime di Bashar al-Assad in Siria. (AGI)

(AGI) – Dubai, 11 lug. – Gli Usa rappresentanto “l’incarnazione dell’arroganza globale”. Con i negoziati sul nucleare in corso a Vienna tra Teheran e il 5+1, l’ayatollah Ali Khamenei attacca durante Washington e le potenze occidentali a tutto campo. “Gli Usa sono la vera incarnazione dell’arroganza globale” ha detto Khamenei rispondendo a una domanda di uno studente in una riunione a Teheran. “Lottare contro l’arroganza globale – ha aggiunto il leader religioso iraniana e’ il centro della nostra rivoluzione e non possiamo interrompere, dobbiamo essere sempre pronti a combattere”. da parte sua il segretario di Stato Usa, John Kerry, si e’ detto fiducioso su un accordo: “Penso che stiamo arrivando ad alcune decisioni concrete” ha detto Kerry dopo aver incontrato il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif. “Resto fiducioso – ha affermato Kerry – anche se alcune cose restano ancora da risolvere”. Le trattative a Vienna, dove da giorni sono riuniti i Paesi del 5+1 e i responsabili di Teheran, sono arrivate al rush finale per tentare di raggiungere un’intesa finale sul nucleare entro domani. (AGI) .

(AGI) – Asuncion, 11 lug. – “La corruzione e’ la cancrena di un popolo”. Papa Francesco lo ha gridato questa sera a Assuncion, nel suo inconro con la societa’ civile del Paragauy. E poi ha aggiunto: “la cosa peggiore che uno potra’ fare uscendo da qui e’ dire: il Papa ce l’aveva con quello o quell’altro e non capire che invece le cose erano dette proprio per lui”. Questo duro monito il Papa lo ha radicato nella realta’ particolarissima di questo paese uscito con molte ferite dalla dittatura militare, che qui si e’ protratta assai piu’ che nei paesi confinanti. Le sofferenze patite dall’intera nazione e l’attuale non facile cammino verso una democrazia compiuta hanno richiamato alla mente del gesuita Jorge Mario Bergoglio il sacrificio dei suoi confratelli che nel ‘600 si sacrificarono per tentare di evitare la strage degli indigeni guarany. Per questo popolo fragile avevano costruito le cosidette “Riduciones”, citta’ protette dove poterono sviluppare pacificamente un cammino di crescita che pur ispirato al Vangelo non snaturava le loro tradizioni. Nell’incontro di stasera con i rappresentanti della societa’ civile Il Papa ha definito questa “esperienza” come “una delle piu’ interessanti di evangelizzazione e di organizzazione sociale della storia”. In esse, ha ricordato, “il Vangelo era l’anima e la vita di comunita’ dove non c’era fame, ne’ disoccupazione, ne’ analfabetismo ne’ oppressione”. Ed oggi? Se il vescovo incaricato della pastorale sociale, monsignor Adalberto Martinez Flores, ordinario militare e Segretario della Conferenza Episcopale del Paraguay gli ha detto pubblicamente, introducendo il botta e risposta del Pontefice con i rappresentanti delle associazioni, che “il Paraguay ha bisogno urgente di riforme democratiche”, Francesco, anche qui come in Ecuador e Bolivia, si e’ mostrato piu’ ottimista e fiducioso della Chiesa locale, e ha lodato “la quantita’ e la varieta’ delle associazioni che sono impegnate nella costruzione di un Paraguay sempre migliore e piu’ prospero”. “Vi vedo – ha detto riferendosi alla presenza di etnie e appartenenze politiche e culturali diverse – come una grande orchestra, ognuno con la sua peculiarita’ e la propria ricchezza, ma cercando l’armonia finale”. Secondo Francesco, “questo e’ cio’ che conta”. Infatti, “Le autentiche culture non sono chiuse in se’ stesse, ma sono chiamate ad incontrarsi con altre culture e creare nuove realta’. “Un incontro – ha scandito il Papa – che sappia riconoscere che la diversita’ non solo e’ buona: e’ necessaria”. “Le autentiche culture non sono chiuse in se’ stesse, ma sono chiamate ad incontrarsi con altre culture e creare nuove realta’. Senza questo presupposto essenziale, senza questa base di fraternita’ sara’ molto difficile giungere al dialogo. Se qualcuno considera che ci sono persone, culture, situazioni di seconda, terza o quarta categoria… qualcosa di sicuro andra’ male, perche’ manca semplicemente il minimo, il riconoscimento della dignita’ dell’altro”. Dunque, ha esortato Papa Francesco, bisogna “accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo” perche’ “l’unita’ e’ superiore al conflitto”, ma bisogna cercare “l’unita’ non rompe le differenze, ma le vive in comunione attraverso la solidarieta’ e la comprensione. Cercando di capire le ragioni dell’altro, la sua esperienza, i suoi desideri, potremo vedere che in gran parte sono aspirazioni comuni”. “Questa – ha spiegato – e’ la base dell’incontro: siamo tutti fratelli, figli dello stesso Padre celeste, e ciascuno con la propria cultura, la propria lingua, le proprie tradizioni, ha molto da offrire alla comunita’”. “Fraternita’, giustizia e pace- pero’ – non possono essere nominalismi, vanno realizzati concretamente”. “Nel suo intervento, Francesco ha citato il poeta Carlos Miguel Gimeneez: “Sogno un paradiso senza guerra tra fratelli, ricco di uomini sani di anima e cuore… e un Dio che benedice la sua nuova ascensione”. “Si’, Dio e’ la garanzia della nostra dignita’ di uomini”, ha poi concluso chiedendo amate la vostra Patria, i vostri concittadini, e soprattutto amate i piu’ poveri. Cosi’ sarete davanti al mondo una testimonianza che un altro modello di sviluppo e’ possibile. Sono convinto che avete la piu’ grande forza che esiste: la vostra umanita’, la vostra fede, il vostro amore”. Proprio l’esperienza delle “Reduciones” dimostra secondo il Papa “e’ possibile creare le condizioni affinche’ tutti abbiano accesso ai beni necessari, senza che nessuno sia escluso”. Francesco ne e’ sicuro: “una societa’ piu’ umana e’ possibile anche oggi, quando c’e’ amore per l’uomo, e volonta’ di servirlo”. Dunque, un messaggio di speranza che ha rivolto ai rappresentanti della societa’ civile del Paraguay. (AGI) .

(AGI) – Citta’ del Messico, 12 lug. – Il barone messicano della droga, Joaquin Guzman, detto El Chapo, e’ fuggito dalla prigione di alta sicurezza di Altiplano per la seconda volta il 14 anni. Lo ha annunciato il governo messicano. Guzman era stato visto per l’ultima volta ieri sera vicino alla doccia della prigione prima di sparire. La sua evasione, “e’ confermata” ha fatto sapere stamane la Commissione nazionale di sicurezza in un comunicato. Capo del Cartello di Sinaloa, organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di droga, El Chapo era gia’ evaso nel 1993 dal carcere di Guadalajara dopo aver corrotto le guardie carcerarie. Nel 2009 e’ stato inserito nella lista degli uomini piu’ ricchi del mondo di Forbes con un patrimonio di circa un miliardo di dollari. Guzman era stato poi arrestato nel febbraio 2014 in un hotel di Mazatlan sulla costa pacifica del Messico durante un blitz delle autorita’ messicane e dei servizi segreti Usa. (AGI)

(AGI) – Skhirat (Marocco), 12 lug. – L’accordo di pace e di riconciliazione proposto dall’Onu per la Libia e’ stato firmato oggi a Skhirat in Marocco, a sud di Rabat. Ma – particolare non del tutto trascurabile – al testo preparato con scrupolo e attenzione dall’inviato Onu, il diplomatico spagnolo Bernardino Leon, manca la firma di una delle due parti in conflitto e che controllano la Libia: il Parlamento islamista di Tripoli. A firmare, oltre Leon come garante, e’ stato il governo internazionalmente riconosciuto di Tobruk, che controlla pero’ solo parte della Cirenaica, la turbolenta provincia orinetale libica. Da parte sua Leon ha comunque sostenuto che la firma, seppur di una sola delle parti in conflitto, rappresenta “un cornice globale per continuare la transizione politica iniziata nel 2011”. Riferimento, prima all’instabilita’ totale, e da oltre un anno, al conflitto in corso, con la fine del regime del colonnello Muammar Gheddafi abbattuto con l’aiuto determinante dei raid aerei voluti dal presidente francese Nicolas Sarkozy, sostenuti con convinzione dal premier britannico David Cameron, ed il riluttante appoggio degli Stati Uniti e di quello recalcitrante dell’Italia. Il documento, che prevede la fine dei combattimenti e la formazione di un governo di unita’ nazionale, e’ stato firmato anche da altre fazioni minori. Tra queste la piu’ importante e’ quella della citta’ di Misurata, alleata con la coalziione Alba Libica che controlla dallo scorso agosto Tripoli e la tripolitania Leon, prendendo atto che Tripoli non ha firmato l’intesa, ha comunque voluto “lanciare il messaggio che le porte restano aperte a coloro che hanno scelto di non essere qui” Il rappresentante ai negoziati in Marocco del General National Congress (Gnc, il Parlamento) di Tripoli (formalmente decaduto dopo le elezioni del 25 giugno 2014 del Parlamento che, minacciato dagli islamisti sconfitti dal voto, si e’ poi dovuto insediare a Tobruk), Mowafaq Hawas ha sottolineato che “noi siamo ancora coinvolti nel dialogo ma non comprendiamo onestamente questa fretta a firmare (l’intesa) prima che tutte le parti siano d’accordo”. Tripoli da parte sua sostiene l’illegittimita’ del governo riconosciuto dalla comunita’ internazionale, quello del premier Abullah al Thani, in forza di una sentenza della Corte Suprema di Tripoli dello scorso novembre, condizionata dagli islamisti che controllano la citta’, che ha sciolto il Parlamento di Tobruk. Il testo dell’intesa Onu prevede la formazione di un governo di unita’ nazionale guidato da un premier e due vice, non di facciata ma dotati di poteri concreti, per un anno. Nel testo si prevede che l’unico Parlamento riconosciuto sia quello di Tobruk. L’aspetto che rende – salvo colpi di scena – inaccettabile il piano a Gnc di Tripoli. Il problema e’ che i diplomatici e gli esponenti ‘colloquianti’ dei due governi riferiscono di essere sotto pressione dei falchi che preferiscono una soluzione militare al conflitto, rispetto ad una negoziata. Ad aggravare il caos libico l’insediamento nel Paese di Isis, che ha la roccaforte a Derna ma ha gia’ colpito piu’ volte Tripoli e minaccia anche Sirte. La minaccia di Isis, sostengono i diplomatici occidentali, dovrebbe essere proprio la molla per far scattare la solidarieta’ nazionale tra Tripoli e Tobruk contro il comune nemico. Ma finora la logica non sembra aver fatto presa tra le due fazioni. MOGHERINI, ACCORDO PASSO IMPORTANTE;SPERO ADERISCA TRIPOLI – L’accordo di pace e di riconciliazione proposto dall’Onu per la Libia firmato oggi a Skhirat in Marocco, rappresenta “un passo importante per ripristinar ela pace e la stabilita’ in Libia”. Lo ha afferma l’Alto rappresentante per la politica estera ue, Federica Mogherini, in una nota in cui esprime apprezzamento per le autorita’ di Tobruk e Misurata per la loro “determinazione nel trovare una soluzione alla crisi che, per oltre un anno, ha diviso impoverito e inflitto sofferenza ai libici”. “Spero – ha aggiunto Mogherini con riferimento alla mancanza della firma dei rappresentanti di Tripoli all’accordo, “che coloro che non hanno ancora firmato l’accordo possano condividere un simile spirito di consenso e responsabilita’ nell’interesse del popolo libico”. Per quanto riguarda l’Ue, Mogherini ha ribadito che l’Unione sara’ “pronta a sostenere un governo d unita’ nazionale appena questo si insediera’”. L’accordo di pace e di riconciliazione proposto dall’Onu per la Libia e’ stato firmato oggi a Skhirat in Marocco, a sud di Rabat. Ma al testo preparato dall’inviato Onu, il diplomatico spagnolo Bernardino Leon, manca la firma di una delle due parti in conflitto e che controllano la Libia: il Parlamento islamista di Tripoli. (AGI) .

(AGI) – Washington, 12 lug. – In Alabama, Stato simbolo della discriminazione razziale negli Stati Uniti, un nero di 35 anni disarmato, Anthony Dewayne, e’ morto dopo che 6 agenti di polizia lo hanno irrorato con spray al peperoncino perche’ stava “resistendo all’arresto”. Teatro del tragico evento la cittadina di Tuscaloosa. Dewayne era ricercato dalla polizia per una denuncia di violenze domestiche. Chiamati da un uomo, riferisce la rete Wrbc, che sosteneva fosse armato di pistola (particolare rivelatosi falso), la polizia e’ accorsa sul posto. Dewayne si e’ dato alla fuga in un bosco. Gli agenti lo hanno raggiunto e per renderlo inoffensivo hanno fatto ricorso allo spray al peperoncino. Poi lo hanno ammanettato e mentre lo stavano portando verso le loro auto l’uomo ha iniziato ad accusare problemi di respirazione. Gli agenti hanno chiamato un’ambulanza ed hanno iniziato a praticargli un messaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. L’uomo e’ spirato dopo un’ora in ospedale. (AGI)

(AGI) – Roma, 12 lug. – L’attentato contro il consolato del Cairo e’ “un tentativo di intimidire l’Italia impegnata accanto al governo egiziano nella lotta contro il terrorismo”. Lo ha affermato in un’intervista a Repubblica il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni che domani sara’ al Cairo per portare la sua solidarieta’ al personale della sede diplomatica. “Non mi sorprende che Daesh rivendichi l’attacco. E’ una linea che seguono sempre per ogni azione” ha proseguito. “Le caratteristiche dell’attacco – ha aggiunto Gentiloni – ci dicono che lo scopo era sicuramente intimidatorio, colpire la presenza internazionale nell’ambito di uno scontro tra il terrorismo fondamentalista e l’Egitto. Ma noi non ci lasciamo intimidire”. “Non vorrei che si esagerasse con la dietrologia – ha sottolineato il ministro – si e’ voluto colpire l’Italia per questo e quest’altro motivo. Attentati come questo possono avere anche aspetti casuali, cioe’ essere legati alla possibilita’ logistica di colpire una nazione occidentale che sostiene la lotta al terrorismo del governo egiziano. Noi siamo e restiamo il Paese del dialogo, abbiamo rapporti di amicizia con le diverse parti in tutta l’area di crisi, tanto con l’Arabia Saudita quanto con la Turchia, tanto con l’Iran quanto con Israele, e piu’ che mai continuiamo ad avere un ruolo di ponte e di mediazione”. “Non partecipo alla lotteria delle congetture – ha aggiunto Gentiloni – . Di certo c’e’ che l’Italia deve reagire con tranquilla fermezza, non ci facciamo intimidire”. “Il contesto in cui si collocano questi episodi e’ quello di una sfida terroristica globale, al centro di cui c’e’ Daesh, il sedicente Stato Islamico. Al centro della risposta c’e’ la coalizione anti-Daesh, in cui e’ coinvolta anche l’Europa, ma che va comunque al di la’ dell’Unione. E l’Italia fa la sua parte”. (AGI) .

(AGI) – Denpasar (Indonesia), 12 lug. – Aveva riaperto solo ieri mattina e dopo meno di 24 ore e’ gia’ stato chiuso nuovamente l’aeroporto di Bali. Le autorita’ indonesiane avevano approfittato del cambio del vento che aveva diretto all’interno le ceneri del vulcano Raung, sulla vicina isola di java, che sta eruttando da settimane. Ora le ceneri sono tornate ad essere spinte verso Bali e le operazioni di volo all’aeroporto, insieme ad altri 4 scali minori, sono state nuovamente sospese. Tornano quindi a restare bloccati sulla principale attrazione turistica dell’arcipelago migliaia di turisti. (AGI) .

(AGI) – Londra, 12 lug. – Alle 7 precise di domani mattina Sua Altezza Reale il principe William sara’ all’aeroporto di Cambdridge (80 km a nord di Londra) per iniziare il suo nuovo lavoro: pilota di eliambulanze per la ‘East Anglian Air Ambulance’. Se ci si trovera’ in emergenza nelle nelle 4 contee di Norfolk, Suffolk, Cambridgeshire e Bedfordshire potrebbe capitare di vedere arrivare un elicottero completamente dipinto di giallo (Eurocopter EC145 T2) con ai comandi il secondo in linea di successione al trono. William, che ha svolto per due ani e mezzo lo stesso ruolo (missioni Sar, Serach and Rescue) fino a settembre 2013 come capitano della Royal Air Force, e’ ora a tutti gli effetti un dipendente della Bond Air Service che gestisce diverse organizzazioni di elisoccorso. Ricevera’ anche, primo membro della Royal Family in linea diretta di successione al trono, uno stipendio come un qualsiasi dipendente, su cui dovra’ pagare le tasse. Stipendio (che hanno fatto sapere da Kensington Palace devolvera’ in beneficienza) di 40.000 sterline annue (55.000 euro). Somma da cui vanno sottratte l’Irpef locale, circa 6.000 sterline, e 3.845 di contributi sanitari. L’impegno sara’ piuttosto pesante: il duca di Cambridge, come i suoi colleghi, sara’ in servizio per turni di nove ora e mezzo ogni giorno dell’anno, incluso Natale e Capodanno (salvo permessi) dalle 7 del mattino alle 16,30. In questi turni dovra’ essere pronto a levarsi in volo ad ogni minuto per trasportare sul luogo di incidenti la sua squadra di emergenza, composta da un medico ed un assistente e poi portare eventuali feriti in ospedale. (AGI) .