Newsletter
Ultime News
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

(AGI) – Atene, 11 ago. – Cresce la tensione nell’isola greca di Kos, dove si registrano scontri tra migranti e polizia.

Le forze dell’ordine hanno usato anche i manganelli.

Centinaia di migranti sono stipati nello stadio di Kos, in attesa di conoscere il loro destino.

Guarda il VIDEO

Nell’isola la stagione turistica e’ in pieno svolgimento.

Ieri un poliziotto con un coltello era stato sorpreso a dare una sberla a un migrante pakistano.

L’Onu ha definito “vergognosa” la situazione nell’isola.

La polizia greca ha caricato con i manganelli i migranti sull’isola  e ha lanciato gas lacrimogeni mentre centinaia di persone, in gran parte afghane e siriane, sono stipate nello stadio, in attesa di conoscere il loro destino. Tra esse ci sono molti bambini e donne. Il sindaco dell’isola, Yorgos Kyritsis, ha lanciato un appello chiedendo al governo assistenza immediata. “La situazione sull’isola e’ fuori controllo”, ha detto in tv, aggiungendo che la polizia e la guardia costiera non sono ingrado di far fronte all’afflusso, che e’ di “600-800 persone al giorno”. “C’e’ un reale pericolo che la situazione degeneri” e “scorrera’ il sangue”. Secondo Kyritsis, sull’isola, che connta 30.000 abitanti, ci sono 7.000 migranti. Secondo una fonte di polizia, gli ultimi incidenti sono esplosi quando alcuni migranti hanno cercato di forzare un blocco della polizia, cercando di ottenere i documenti validi per partire. Un poliziotto, parlando dietro garanzia di anonimato, ha assicurato che presto arriveranno sull’isola agenti in assetto antisommossa e poliziotti in rinforzo dalle isole di Rodi e Syros. L’Onu ha definito “vergognosa” la situazione nell’isola, dove tra l’altro la stagione turistica e’ in pieno svolgimento.

(AGI) – Atene, 11 ago. – Cresce la tensione nell’isola greca di Kos, dove si registrano scontri tra migranti e polizia.

Le forze dell’ordine hanno usato anche i manganelli.

Centinaia di migranti sono stipati nello stadio di Kos, in attesa di conoscere il loro destino.

Guarda il VIDEO

Nell’isola la stagione turistica e’ in pieno svolgimento.

Ieri un poliziotto con un coltello era stato sorpreso a dare una sberla a un migrante pakistano.

L’Onu ha definito “vergognosa” la situazione nell’isola.(AGI)

(AGI) – Kiev, 11 ago. – Malgrado la tregua teoricamente in vigore nelle regioni orientali, le autorita’ centrali ucraine hanno giurato di fare ricorso a tutte le armi su cui possono contare per contrastare un nuovo attacco missilistico dei ribelli filo-russi contro Mariupol, lo strategico porto sul Mar d’Azov che rappresenta l’ultimo bastione governativo all’est, e l’unico ostacolo rimasto a impedire ai secessionisti di ‘saldare’ i territori sotto il loro controllo con la Crimea, annessa da tempo alla Russia. “Utilizzeremo il nostro intero arsenale, e tutti i mezzi che abbiamo a disposizione, per respingere l’assalto del nemico”, ha avvertito Vladyslav Seleznyov, portavoce delle Forze Armate. “Non possiamo rischiare le vite dei nostri soldati. I ribelli erano soliti sferrare attacchi con razzi ‘Grad’ in rare occasioni”, ha ricordato Seleznyov. “Ormai e’ invece un’evenienza quotidiana”. I separatisti a loro volta hanno peraltro accusato gli avversari di aver violato il cessate-il-fuoco lanciando da ieri contro le proprie postazioni nel Donbass almeno cinquecento tra missili e proietti di mortaio, e causando la morte di un miliziano e di un civile. Frattanto a Kiev e’ giunto in visita di sostegno il ministro della Difesa britannico, Michael Fallon, che e’ stato ricevuto dal premier Arseniy Yatsenyuk. “Continueremo a stare al vostro fianco di fronte all’aggressione russa, all’insurrezione orchestrata dalla Russia e al terrorismo ispirato dalla Russia, perche’ questo conflitto non si e’ assestato in una guerra congelata cma, anzi, e’ al calor bianco”, ha assicurato Fallon, prima di raggiungere i campi di addestramento in Ucraina occidentale dove istruttori militari britannici stanno formando 650 reclute locali. (AGI)

(AGI) – L’Aia, 11 ago. – Potrebbe essere stato un missile Buk, di fabbricazione russa, ad abbattere in Ucraina orientale il 17 luglio 2014 l’aereo MH17 della Malaysia Airlines. Gli investigatori internazionali e olandesi ritengono che ci siano “parti che possono provenire dalla superficie di un missile Buk di fabbricazione russa”. Queste parti sono in possesso degli investigatori. Lo schianto dell’aereo Mh17 causo’ la morte di tutte le 298 persone a borso. L’Ucraina e molti Paesi occidentali hanno sempre accusato i ribelli filorussi di avere usato un missile Buk. La Russia e i ribelli hanno sempre respinto ogni coinvolgimento, chiamando in causa le forze armate ucraine. Un report finale degli investigatori su cosa, ma non chi, causo’ il disastro aereo e’ previsto per ottobre.(AGI)

(AGI) – Roma, 11 ago. – Seconda giornata all’Itlos, il Tribunale internazionale sul diritto del mare di Amburgo, per il caso dei due maro’, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati dell’omicidio di due pescatori in India. Stamani le repliche italiane, nel pomeriggio quelle indiane e non sono mancate le prese di posizione che hanno caratterizzato il duro scontro di ieri tra Roma e New Delhi. L’ambasciatore italiano Francsco Azzarello ha definito “del tutto inaccettabili” l’accusa che ieri l’India ha riservato all’Italia, ossia quella di “essere un Paese che non mantiene la parola”. Gli impegni presi con New Delhi, sulla vicenda maro’, “sono sempre stati onorati”, ha sottolineato l’ambasciatore nelle sue repliche, precisando che non “possono essere messe in discussione i sentimenti dell’Italia nei confronti delle famiglie dei pescatori uccisi” (Valentine Jalestine e Ajeesh Pink, ndr). “Non viene sfruttato il dolore delle famiglie”, ha continuato l’ambasciatore ricordando che l’Italia “ha dimostrato piu’ volte” di essere “rattristata”, anche “provvedendo alle loro necessita’”. E’ quindi l’India a “sfruttare questa situazione – ha duramente affermato l’ambasciatore Azzarello – con l’unico scopo di creare un pregiudizio contro l’Italia”, davanti all’Itlos. Duro anche l’intervento di Sir Daniel Bethlehem, capo del team legale italiano, il quale ha aperto le repliche stamani di Roma. “L’India gioca a un gioco pericoloso, ha costruito un castello di carta” solo allo scopo di “continuare a esercitare la propria giurisdizione” su Girone e Latorre. Inoltre i due maro’, ha ribadito, “non sono stati incriminati per omicidio dalla giustizia indiana” ma New Delhi li ha gia’ condannati. Nel pomeriggio sono previste le repliche indiane. (AGI) .

(AGI) – Madrid, 11 ago. – Bungee jump mortale in Spagna. Una 17enne olandese si e’ gettata da un ponte alto 40 metri a Cabezon de la Sal in Cantabria e si e’ schiantata sul fiume sottostante. “A quanto pare la ragazza non era stata messa in sicurezza” afferma il sindaco Esther Merino. La ragazza stava con degli amici in un campeggio a 50 chilometri da Santander. Il bungee jump era organizzato da una societa’ specializzata in sport estremi.(AGI)

(AGI) – Stoccolma, 11 ago. – Sono due i sospettati del duplice omicidio avvenuto ieri in un centro Ikea a Vesteras, un centinaio di chilometri da Stoccolma: un richiedente asilo (che ha negato tutte le accuse) e un uomo ferito gravemente nell’aggressione, e precedentemente indicato come una terza vittima. A perdere la vita, ieri, accoltellati nel grande magazzino, una donna di 55 anni e suo figlio di 22. Gli inquirenti non hanno fornito le loro identita’ e devono chiarire anche la dinamica e il movente del duplice omicidio. Di loro si sa solo che non erano del luogo, erano in vacanza e non avrebbero contatti con Vesteras. Sono al vaglio le testimonianz di chi era presente all’aggressione e i video sorveglianza dell’Ikea. Sembrerebbe non sia un attacco per motivi religiosi o politici, in quanto non partecipa alle indagini la Sapo, i servizi segreti svedesi. Il primo sospettato e’ un 23enne, interpellato subito dopo l’aggressione e arrestato in base alle affermazioni di altri testimoni sul luogo dei delitti. L’uomo e’ domiciliato in un centro per richiedenti di asilo a Arboga, a una cinquantina di chilometri dal centro Ikea. Il secondo sospettato e’ un 35enne, trovato gravemente ferito sul luogo dell’aggressione e ora ricoverato in ospedale in terapia intensiva e non ancora ascoltato dagli inquirenti. Secondo il quotidiano Aftonbladet, che cita fonti di polizia, anche quest’ultimo vive nel centro dei richiedenti asilo e i due si conoscevano bene. Inatnto continua il lavoro della scientifica nel Centrom Ikea, rimasto chiuso fino a nuovo ordine. Il doppio omicidio di ieri richiama alla mente un altro episodio traumatico per la Svezia: l’omicidio nel 2003 del ministro degli Esteri Anna Lindh, pugnalata da un 24enne cittadino svedese di origine serba con precedenti psichiatrici. (AGI) .

(AGI) – Istanbul, 11 ago. – L’ennesimo scontro a fuoco tra esercito e Pkk e’ avvenuto oggi, poco dopo la mezzanotte nella provincia di Sirnak, nel sud est del Paese. In base al comunicato emesso dall’esercito un soldato turco e’ morto dopo essere stato trasportato presso l’ospedale militare del luogo a seguito delle ferite riportate. Il giovane aveva appena 21 anni ed era agli ultimissimi giorni di servizio prima del congedo. Sale cosi’ a 26 il numero delle vittime tra le forze di sicurezza turche a seguito degli scontri delle ultime 3 settimane con il Pkk, scontri seguiti ai raid aerei e alle retate condotte dalle forze di sicurezza turche e che hanno riportato alta la tensione nel Paese. L’attacco di oggi e’ infatti avvenuto dopo un lunedi’ di sangue. Ieri a Silopi nella stessa provincia di Sirnak, una mina e’ stata fatta esplodere al passaggio di un blindato dell’esercito. Quattro i militari rimasti uccisi.. Una ritorsione, dopo che il 7 agosto scontri violenti si erano verificati ad appena 4 chilometri dal luogo dell’esplosione, in un quartiere della citta’ dove le forze di sicurezza avevano cercato di entrare per distruggere delle barricate costruite dagli abitanti del luogo per impedire nuove retate da parte della polizia. Negli scontri del 7 agosto 3 civili hanno perso la vita. Sempre nella provincia di Sirnak, poche ore dopo, un elicottero Skorsky, in dotazione all’esercito turco, e’ stato bersagliato da colpi d’arma da fuoco provenienti da una postazione dei ribelli separatisti curdi.Un soldato e’ morto a seguito delle ferite riportate. L’area e’ stata poi colpita da raid compiuti da elicotteri Cobra dell’esercito turco. La Turchia lo scorso 23 luglio aveva dichiarato la propria guerra al terrore “senza distinzioni”. Dei 1560 sospetti detenuti durante le retate compiute dalle forze di sicurezza comparivano militanti del Pkk, ma anche personaggi vicini all’Isis e brigatisti di estrema sinistra. Questo spiega la diversa matrice degli attentati degli ultimi giorni. Infatti nulla ha a che vedere con i ribelli separatisti curdi l’attacco effettuato contro una stazione di polizia di Istanbul, a Sultanbeyli, nella notte del 10 agosto. Trattasi di uno dei quartieri maggiormente rastrellati dalle retate della polizia delle scorse settimane. Nell’esplosione un poliziotto e’ rimasto ucciso, parte del palazzo e’ crollata e danni di una certa gravita’ sono stati riportati anche dagli edifici in prossimita’ del luogo della detonazione. L’attentato e’ stato rivendicato da un gruppo di estrema sinistra di recente fondazione: le Unita’ per la difesa del popolo, gia’ autore di un attentato a Istanbul lo scorso 25 marzo presso la redazione di un giornale di matrice islamica estremista nel quale perse la vita una persona. Il giornale colpito e’ vicino al gruppo islamista del Grande Est (Ibda-c) e ha portato avanti una campagna per la liberazione di Salih Mirzabeyoglu, leader dello stesso gruppo e personaggio vicino all’Isis, attualmente in carcere in Turchia. Nella rivendicazione via twitter il gruppo ha annunciato anche la morte di 4 dei propri uomini, deceduti a seguito della sparatoria seguita l’esplosione di Sultanbeyli, mentre le forze di polizia turche hanno dichiarato la morte di 2 assalitori. Immediatamente dopo gli scontri un gruppo di persone ha devastato la sede del partito filo curdo dell’Hdp che si trova nello stesso quartiere, fortunatamente vuota alle prime ore del mattino. Ci sarebbe invece un altro gruppo di estrema sinistra,attivo da anni in Turchia, il Dhkp-c dietro l’attacco al consolato americano di Istanbul di ieri. Due terroristi hanno aperto il fuoco contro l’edificio, dandosi alla fuga non appena la polizia turca ha risposto al fuoco. Uno dei due, una donna, e’ stata poi arrestata dalla polizia in un edificio poco distante dove aveva cercato rifugio. La donna era uscita di carcere lo scorso 8 luglio. La prefettura di Istanbul ha poi emesso un comunicato in cui ha dichiarato che ad attaccare il consolato Usa sarebbero state due donne e che alla cattura di una delle due e’ seguito il sequestro di una borsa piena di munizioni e armi. I brigatisti del Dhkp-c si erano gia’ resi protagonisti del sequestro e omicidio di un magistrato avvenuto nel palazzo di giustizia di Ankara lo scorso marzo, delle esplosioni di Istanbul occorse a Sultanahmet (1 morto) e a palazzo Dolmabahce lo scorso dicembre, ma soprattutto dell’attentato suicida compiuto presso l’ambasciata Usa ad Ankara nel febbraio 2013 (1 morto). (AGI) .

(AGI) – Tunisi, 11 ago. – Una nuova causa e’ stata aperta contro le autorita’ tunisine da parte della famiglia di una vittima dell’attentato al Museo del Bardo, avvenuto lo scorso 18 marzo. In totale salgono a quattro i procedimenti legali contro le autorita’ da parte di persone rimaste coinvolte nell’attentato, costato la vita a 24 persone e 45 feriti. Secondo i familiari delle vittime il governo deve assumersi le sue responsabilita’ per non aver garantito adeguate misure di sicurezza, considerato che nessuna guardia armata era al suo posto di controllo durante l’attacco. Philippe de Veulle, legale di una delle famiglie che ha fatto causa al governo ha dichiarato: “Lo Stato tunisino e’ responsabile di negligenza. Nel Bardo c’erano quattro guardie, in quel giorno uno era malato e tre erano al bar”. Il Bardo e’ il museo piu’ visitato di Tunisi e ogni giorno migliaia di turisti visitavano le sue sale grazie agli accordi con le compagnie delle navi da crociera, quindi per molti legali delle vittime porre in sicurezza un’area sensibile era doveroso. “Quando si commette un’irresponsabilita’ essa deve essere riparata. Se lo stato non mostra che e’ giunto il tempo di agire in questo senso, penso che il terrorismo continuera’ la sua vittoria nonostante il sacrificio dei nostri connazionali”, ha dichiarato de Veulle che cura gli interessi di diverse famiglie francesi coinvolte nell’attacco al Bardo. Accuse di lassismo e inadempienza da parte delle autorita’ che non avrebbero utilizzato le adeguate misure di sicurezza hanno caratterizzato anche l’attentato di Sousse, avvenuto lo scorso 26 giugno. In particolare il Regno Unito, nazionalita’ di 30 delle 38 vittime della strage, ha accusato Tunisi di inadeguati provvedimenti contro il terrorismo e la protezione dei turisti stranieri. Le critiche di Londra hanno messo per alcuni messi in crisi i rapporti fra i due paesi, contribuendo ad accelerare le nuove misure di sicurezza contro l’estremismo da parte del governo. Lo scorso 4 luglio il presidente tunisino Beji Caid Essebsi ha dichiarato lo stato d’emergenza. Disciplinato con un decreto legislativo del 1987, lo stato di emergenza era stato dichiarato l’ultima volta dopo la cosiddetta “rivoluzione dei gelsomini” che provoco’ la caduta del regime di Zine el Abidine Ben Ali, ed e’ durato dal gennaio del 2011 al marzo del 2014. Nel quadro delle nuove misure di sicurezza a fine luglio deputati tunisini hanno approvato tutti gli articoli della legge contro il terrorismo e il riciclaggio di denaro. La legge e’ passata con 174 si’ e 10 astensioni. Nessun deputato ha espresso voto contrario. Secondo il primo ministro Habib Essid la legge contribuira’ enormemente a facilitare il lavoro delle unita’ di sicurezza e dei militari, cosi’ come il lavoro della magistratura, ed ha assicurato che appoggera’ il parlamento nazionale nella lotta contro il terrorismo. In un discorso dopo l’adozione della legge, il presidente del parlamento, Mohamed Ennaceur, ha assicurato che la lotta contro il terrorismo non si fermera’ con l’adozione del provvedimento, ma proseguira’ con il piano del governo per debellare questo flagello, ed ha aggiunto che l’adozione della legge contribuira’ a rassicurare il popolo. Essid, dal canto suo, ha definito l’approvazione della legge come un “momento storico”. In seguito alle nuove norme le autorita’ hanno dato il via ad una serie di operazioni antiterrorismo che in pochi mesi hanno condotto alla arresto di centinaia di persone e ad un giro di vite contro associazioni e organizzazioni considerate vicine all’estremismo islamico. Lo scorso 29 luglio, il sottosegretario tunisino agli Affari costituzionali, Kamal Jandubi, ha annunciato tramite la radio locale “Mosaique Fm” che il governo “ha segnalato la presenza di 157 associazioni o gruppi che hanno legami con il terrorismo”. Al Jandubi ha confermato che al momento “e’ stata fermata l’attivita’ di 80 associazioni mentre 83 hanno ricevuto un ammonimento in attesa di comprendere la loro situazione giuridica e trovare una soluzione”. Lo scorso 28 luglio il ministero dell’Interno tunisino ha annunciato l’arresto di ben 520 persone in una sola giornata e per le autorita’, fra le persone arrestate dalle forze di sicurezza almeno 315 erano ricercate per legami con il terrorismo. Oltre alle speciali misure sul piano normativo e all’aumento delle operazioni di polizia la Tunisia ha dato il via alla costruzione di una barriera di 220 chilometri lungo il confine libico per arginare l’infiltrazione di terroristi e trafficanti. La mossa di Tunisi ha suscitato polemiche sia da parte dei residenti sul lato tunisino del muro, sia da parte della Libia.(AGI)

(AGI) – Roma, 11 ago. – Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha indicato oggi l’ex deputata Pdl e giornalista, Fiamma Nirenstein, come prossimo ambasciatore di Tel Aviv in Italia. Il cambio della guardia con l’attuale ambasciatore, Naor Gilon, e’ previsto per il 2016. “Sono onorata, commossa e molto fiera per questo incarico”. Cosi’ Fiamma Nirenstein commenta la decisione del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, di indicarla come prossimo ambasciatore di Tel Aviv in Italia. “Intendo svolgere questo difficile compito per rafforzare ulteriormente i gia’ ottimi rapporti tra Italia ed Israele. Due grandi paesi molto legati tra loro e con tradizioni millenarie che rappresentano due grandi civilta’ e culture. Sara’ un compito difficile ma bellissimo – conclude l’ex parlamentare Pdl – che svolgero’ con umilta’ e dedizione”. (AGI)