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La Corte Suprema indiana ha depenalizzato il reato di omosessualità, una decisione lungamente attesa dalla comunità Lgbt del Paese asiatico. La legge risaliva al 1860 ed era stata mutuata dai colonizzatori britannici: prevedeva il pagamento di una multa e la reclusione fino all'ergastolo per "chiunque abbia volontariamente rapporti carnali contro l'ordine della natura". Dopo settimane di discussione, il giudice Dipak Misra, ha definito la legge – nota come Sezione 377 – "irrazionale, indifendibile e manifestamente arbitraria". Non esistono dati ufficiali, ma in base a una stima fatta dal governo indiano nel 2012 gli omosessuali nel Paese sono più di due milioni e mezzo. 

È iniziata ieri con i bombardamenti dei caccia di Mosca l'offensiva militare russo-siriana sull'ultima provincia controllata dalle fazioni ribelli in Siria. Mentre le navi russe arrivano al porto di Tartous, le truppe fedeli a Bashar al Assad si stanno ammassando ai confini di Idlib. E adesso il rischio è di un bagno di sangue su larga scala, come avvenuto ad Aleppo, quello che un tempo era il principale polo economico industriale della Siria.

Che importanza riveste Idlib?

Idlib​ è importante perché l'estesa provincia ospita le ultime sacche di ribelli, soprattutto Hayat Tahrir al Sham: la sua riconquista certificherà una vittoria strategica, poiché dopo la ripresa delle Ghouta Orientale, di Daraa e di Quneitra il governo centrale potrà riottenere il totale controllo della Siria occidentale, dove vive la maggior parte dei siriani. Riprendere Idlib significa anche riprendere il controllo dell'autostrada M5, quella che parte dalla Giordania ed arriva fino in Turchia, fondamentale per le rotte di rifornimento, e della M4, che collega Aleppo a Latakia, città costiera roccaforte degli al Assad, oltre che sede della base aerea russa di Hmeimim.

"Il più esteso ammasso di profughi del mondo"

Prima dell'inizio della guerra nella provincia di Idlib vivevano circa 750.000 siriani, perlopiù agricoltori, in una zona celebre per la produzione di olive, grano e ciliegie. Oggi, la popolazione della provincia è triplicata: sarebbero circa 2,5 milioni i residenti dell'area, per lo più sfollati da altre province ricatturate nei mesi scorsi da Damasco. "Il più esteso ammasso di campi profughi del mondo", è stata tempo fa la definizione della provincia di Idlib da parte di Jan Egeland, a capo della task force umanitaria delle Nazioni Unite in Siria.

Tra i ribelli anche cellule dormienti dell'Isis

Oltre alla popolazione civile, ad Idlib ci sarebbero circa 70.000 miliziani delle formazioni ribelli, appartenenti a diversi gruppi: il principale è Hayat Tahrir al Sham (HTS), il nome del gruppo che fino al 2016 si è fatto riconoscere come 'Fronte Al Nusra', legato ad Al Qaeda, seguito dal Fronte di Liberazione nazionale, una coalizione ombrello che comprende Ahrar al Sham, la brigata Nureddine al Zinki e altre quattro piccole fazioni ribelli. Infine, c'è un piccolo esercito addestrato in Turchia, che dovrebbe comprendere circa 35.000 combattenti. Esistono anche alcune cellule dormienti dell'Isis, non allineate con i ribelli ma spesso impegnati in lotte intestine con loro.

Qual è la posizione dei principali attori regionali? 

La Turchia si oppone ad una offensiva su larga scala, nel timore che possa provocare una nuova ondata di profughi verso i suoi confini. Ankara vanta 12 punti di osservazione intorno ai confini di Idlib, e ha chiesto a Mosca di di isolare i ribelli qaedisti di HTS dalle altre formazioni. Mosca, da parte sua, ha ribadito il diritto siriano a riprendere il controllo del territorio e l'intenzione di sostenere l'offensiva "contro gruppi terroristici": un punto importante, perché per questi gruppi la Russia e la Siria considerano non valide le proposte di cessate il fuoco e di zone di deescalation.

L'Iran, l'altro principale alleato siriano, che sostiene milizie sciite oggi ammassate soprattutto intorno al confine est della provincia di Idlib, ha fatto sapere tramite il proprio ministro degli Esteri Mohammad Zarif che "i gruppi armati di Idlib devono essere scacciati, e che l'area dovrebbe tornare sotto il controllo del popolo siriano". Gli Usa hanno sempre minacciato di reagire in caso di un attacco con armi chimiche, ma nella notte il presidente Donald Trump ha lanciato un pesante monito: "Il presidente siriano Bashar al-Assad non deve attaccare sconsideratamente la provincia di Idlib. I russi e gli iraniani farebbero un grave errore umanitario partecipando a questa potenziale tragedia umana. Centinaia di migliaia di persone potrebbero essere uccise. Non lasciare che succeda!".

Facciamo un passo indietro. Poco più di due anni fa, Colin Kaepernick iniziò una protesta silenziosa che cambiò la sua vita e quella di altri sportivi americani. L’allora quarterback dei San Francisco 49ers, una delle più importanti squadre della lega di football d’America, era rimasto seduto durante l’esecuzione dell’inno americano prima di una partita casalinga contro i Green Bay Packers. Un gesto, raccontò, contro un paese “che opprime i neri e le minoranze etniche”.

Un gesto contro le politiche di Trump e della nuova amministrazione della Casa Bianca, contro il razzismo e la brutalità della polizia. Anche il TIME decise di premiare un gesto così rivoluzionario inserendo Kaepernick tra i 10 finalisti per la nomina a “Person of the Year” per il 2017. Un anno difficile per il trentenne di Milwaukee che, improvvisamente, si era ritrovato senza più una squadra e con le minacce del presidente di Trump che invocava squalifiche e sospensioni contro tutti quelli che avessero mostrato solidarietà nei suoi confronti.

Il sostegno e la scelta della Nike

La Nike ha preso una forte posizione politica, contraddicendo una pratica comune tra i grandi brand, scegliendo Colin Kaepernick per la sua nuova campagna, a quattro giorni dall’inizio della nuova stagione NFL. E non si tratta di un evento piccolo o banale ma di un anniversario importante e molto sentito dai consumatori più affezionati: il trentennale dello slogan storico “Just Do It”.

La nuova campagna mostra un ritratto di Kaepernick accompagnato da una citazione che dice: "Credi in qualcosa, anche se significa sacrificare tutto". Lo stesso giocatore ha postato la pubblicità con il suo volto in bianco e nero sul suo profilo Twitter. 

Per Gino Fisanotti, vice presidente del brand per il Nord America, Kaepernick è l’ambasciatore perfetto per raccontare come lo sport possa, con un semplice gesto, provare a cambiare il futuro: "Crediamo che Colin sia uno degli atleti della sua generazione di maggiore ispirazione e che ha fatto leva sul potere dello sport per aiutare il mondo ad andare avanti”. Tra i volti della nuova campagna Nike compaiono anche altre star dello sport come i giocatori di football Odell Beckham Jr e Shaquem Griffin e la tennista Serena Williams.

La controreazione social

Non tutti hanno digerito la presa di posizione della Nike. Se c’è chi ha applaudito per una scelta coraggiosa e controcorrente c’è chi ha messo in piedi una campagna per boicottare l’azienda americana attraverso hashtag come #BoycottNike, #JustDontDoIt e #NoNike.

A volte proponendo testimonial alternativi e più patriottici.

O minacciando di buttare via scarpe e altri prodotti…

E nei casi peggiori arrivando persino a bruciarli. Una vera follia.

Tutti, ora, restano in attesa di quello che potrà dire o twittare Trump.  Attaccherà una delle più importanti e storiche aziende americane?

Si combatte ancora a Tripoli, per l'ottavo giorno consecutivo le milizie della capitale libica si danno battaglia per il controllo del territorio. Il bilancio, comunicato dal ministero della Salute del Governo di accordo nazionale, è di 47 morti e 129 feriti. Lo riferiscono i media libici che riportano di nuovi scontri e colpi di mortaio nel sud della capitale. Nella sera di ieri 15 persone hanno perso la vita dopo che un mortaio ha centrato un campo sfollati di Al Falah. 

La prolungata siccità che ha colpito l'Europa del Nord sta mettendo a dura prova le attività di pastorizia in nazioni solitamente verdeggianti, dai paesaggi da cartolina. L'inverno si preannuncia difficile per la sopravvivenza del bestiame e per le produzioni di mangimi, cereali e latte. A lanciare l'allarme sono le associazioni di agricoltori e allevatori delle nazioni impattate dai cambiamenti climatici, dalla Francia alla Svezia passando per Paesi Bassi e Germania, importanti produttori agricoli del continente.

Allarme in tutto il Nord Europa

  • Svezia: gli incendi estivi hanno distrutto migliaia di ettari di terreni già secchi, in quella che la Federazione degli agricoltori definisce la "peggior crisi da più di 50 anni". Nel 2018 è crollata del 29% la produzione nazionale di cereali rispetto allo scorso anno. L'Agenzia governativa dell'agricoltura ha confermato che durante l'estate la maggior parte degli agricoltori ha già distribuito al bestiame le riserve di mangime dello scorso inverno, quindi "la mancanza di cibo si farà pesantemente sentire già questo inverno", ha avvertito Harald Svensson, economista responsabile dell'istituzione svedese.
     
  • Lapponia: sos degli allevatori sul rischio carestia per 250 mila renne semi-nomadi colpite dalla siccità e private da pascoli.
     
  • Germania: 10 mila fattorie sono a rischio chiusura – una fattoria su 25 – come conseguenza diretta della siccità, che ha causato 680 milioni di euro di danni alla produzione cerealicola e all'allevamento. In Bassa Sassonia, cuore agricolo del Paese, la produzione di mangimi è inferiore del 40% rispetto agli standard abituali in questo periodo dell'anno.
     
  • Paesi Bassi: L'organizzazione agricola LTO registra una riduzione della produzione di cereali del 20%. I prati sono diventati gialli e il cibo scarseggia, così gli allevatori hanno dovuto comprare paglia a caro prezzo – 100 euro a tonnellata, invece degli abituali 60 – per mischiarla al fieno messo da parte l'inverno scorso. Per evitare di fronteggiare costi aggiuntivi, bollati come "speculazione dannosa", non pochi allevatori hanno spedito al mattatoio le proprie mandrie, precocemente abbattute, facendo crollare di conseguenza anche la produzione di latte.
     
  • Gran Bretagna: il tasso di abbattimento dei bovini è stato più alto del 18% rispetto a quello registrato nel luglio 2017. In Germania, nonostante 340 milioni di euro di aiuti sbloccati dal governo, la macellazione del bestiame è aumentata del 10% tra il 1 e il 15 luglio.

"Già prima della siccità i costi di produzione non venivano coperti. In tutta Europa il prezzo di vendita del latte si aggira intorno ai 30-33 centesimi al litro mentre quelli di produzione si attestano intorno ai 40-45 centesimi. Figuriamoci adesso con questa crisi, la sostenibilità del settore è maggiormente a rischio" ha sottolineato Erwin Schopges, presidente dell'European Milk Board a Bruxelles, che rappresenta 100 mila piccoli produttori di latte.

In alcuni Paesi si corre ai ripari

Per correre ai ripari diversi paesi hanno sbloccato aiuti di emergenza a sostegno degli agricoltori colpiti dal riscaldamento globale; Berlino, ad esempio, ha stanziato 340 milioni di euro di aiuti e indennizzi. In Svizzera invece l'esercito è stato mobilitato per venire in soccorso di migliaia di mucche senza acqua né erba nei pascoli delle Alpi e del Jura, con elicotteri che hanno trasportato importanti quantità di acqua per coprire il fabbisogno del bestiame di 150 litri al giorno. Il governo elvetico ha ridotto le tasse doganali sull'importazione di mangime e concede prestiti a tasso zero. A sostegno degli agricoltori europei flagellati dall'insolita e prolungata siccità estiva, i primi di agosto la Commissione Ue ha varato un pacchetto di misure per far fronte alla crisi, integrate da altre a fine mese.

"Ora stiamo adottando ulteriori disposizioni che, a mio avviso, dovrebbero dare sollievo agli agricoltori europei gravati dalla carenza di alimenti per i loro animali. Accolgo con favore i recenti annunci di vari Stati membri pronti ad agire per il loro settore agricolo, e continuerò a lavorare con loro per garantire che sfruttino appieno le possibilità disponibili, in particolare nell'ambito della politica agricola comune" ha assicurato pochi giorni fa il Commissario dell'Agricoltura, Phil Hogan.

I provvedimenti saranno formalmente approvati dagli Stati membri entro fine settembre e verranno applicati retroattivamente. Così dovrebbero essere autorizzati i pagamenti anticipati agli agricoltori, che potranno ricevere il 70% della somma diretta e l'85% degli aiuti nell'ambito dello sviluppo rurale già a metà ottobre, invece di aspettare fino a dicembre, per migliorare la loro liquidità. Inoltre verrà introdotta una maggiore flessibilità delle norme su semina e raccolto delle colture destinate alla produzione di foraggi e pascoli per aiutare gli agricoltori a fornire alimenti sufficienti ai loro animali. 

È di otto feriti, di cui tre gravi, il bilancio di un'esplosione a cui è seguito un incendio in una raffineria a Vohburg, nel sud della Germania. Gli abitanti delle case più vicine, circa 1800 persone, sono stati evacuati e a quelli che vivono nel raggio di circa 20 chilometri è stato raccomandato di chiudere porte e finestre per impedire a eventuali sostanze tossiche di entrare nelle abitazioni. Sul posto sono intervenuti 200 vigili del fuoco. Vohburg si trova nel distretto di Pfaffenhofen, in Baviera, e si affaccia sul Danubio

L'ora solare potrebbe scomparire nell'Unione europea: il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ha annunciato l'intenzione di proporne l'abolizione e di estendere a tutto l'anno quella che ora è l'ora legale. In una consultazione pubblica lanciata in estate dall'esecutivo comunitario, i cui risultati verranno resi pubblici oggi, l'80% dei rispondenti si sarebbe espresso a favore di questa ipotesi.

"Milioni di persone hanno risposto e credono che dovrebbe essere cosi'", ha detto Juncker in un'intervista alla televisione tedesca Zdf: "La gente vuole questo e lo faremo". La proposta potrebbe essere presentata già oggi. L'ora legale è la convenzione di spostare avanti di un'ora le lancette degli orologi di uno Stato per sfruttare meglio l'irradiazione del sole durante il periodo estivo.Dal 2000 una direttiva comunitaria – quindi vincolante – obbliga gli Stati a introdurla fra il 25 e il 31 marzo di ogni anno e a rimuoverla fra il 25 e il 31 ottobre, per armonizzarne l’utilizzo in tutta la Ue.

"Immigrazione, economia…due visioni europee si contrappongono: una visione nazionalista e una visione progressista. Alcuni vogliono rompere l'Europa e la sua solidarietà". Cosi' il presidente francese Emmanuel Macron su Twitter, mentre e' in visita a Helsinki. "Il nostro ruolo in qualita' di progressisti e' rendere l'Europa un'entita' politica che protegga i suoi cittadini. Questo è ciò che credo dal primo giorno", ha aggiunto Macron in un altro tweet.

 Il ministro dell'Ambiente francese, Nicolas Hulot, ha annunciato sul canale radiofonico France Inter le proprie dimissioni dall'esecutivo. "Mi sono sentito solo", ha spiegato, nella sfida ai problemi ambientali, e ciò "mi ha spinto a prendere una decisione onesta e responsabile".

La cifra di 20 miliardi che alcuni esponenti del governo indicano come contributo dell'Italia al bilancio dell'Unione Europea è una "farsa", ha detto il commissario al bilancio, Ghuenter Oettinger, in un'intervista al sito Politico.eu. "Dobbiamo correggere le cifre", ha spiegato Oettinger. "Non sono 20 miliardi di euro l'anno. L'Italia contribuisce con 14, 15, 16 miliardi in un anno. Se si tiene in conto ciò che ottiene dal bilancio Ue, il risultato e' un contributo netto di 3 miliardi l'anno", ha detto il commissario. Oettinger non sembra preoccupato dalla minaccia dell'Italia di mettere il veto al bilancio pluriennale 2021-2027. "Prendiamo nota di questo, ma non abbiamo intenzione di reagire su base quotidiana. Se lo facessimo, avremmo molto lavoro da fare", ha detto il commissario. Secondo Oettinger, sulla questione migratoria la Commissione "fa tutto cio' che puo' in termini di strumenti, risorse e denaro per sostenere l'Italia" e deve essere considerata un "partner" dal governo di Roma.